Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘new deal’

“Green New Deal”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2020

E’ il grande tema della ricostruzione post pandemia a cui è dedicato il nuovo libro di Giuseppe Sabella (allievo di Giulio Giorello) “Ripartenza verde. Industria e globalizzazione ai tempi del covid”, da oggi in libreria. Ripartenza verde è l’immagine della ricostruzione post covid e della politica di rilancio della produzione sempre più proiettata verso l’intelligenza artificiale e la transizione ecologica ed energetica. Verde è anche il motore digitale che rende l’industria più produttiva e sostenibile. E più giovane. Digitale è infatti sinonimo di giovane. I giovani sono i veri portatori di innovazione e sono coloro che conoscono
meglio le nuove tecnologie. Questa società vecchia ha un bisogno enorme di giovani e di nuova linfa: oggi ha la grande occasione di allargare lo spazio che ha loro riservato, non solo perché è giusto ma anche perché ne ha bisogno. L’industria è il principale responsabile della crisi ambientale ma è, allo stesso tempo, il principale attore che può ripristinare un equilibrio
nel pianeta, sia per le potenti risorse di cui dispone, sia per la capacità che da sempre esprime per interagire, anche in modo virtuoso, con l’ambiente esterno. Perché possiamo a ragione dire queste cose? Perché il digitale, il nuovo motore, ha introdotto un nuovo modello produttivo, oltretutto soggetto a evoluzione potente e velocissima, basato sul minor consumo di risorse. Sta a noi proseguire su questa strada, sfruttando anche le potenti innovazioni combinatorie tra tecnologia e fonti energetiche alternative che ci daranno sorprese inimmaginabili. Ancora una volta il driver del cambiamento non è l’ideologia ma l’imprevedibile evoluzione di scienza e tecnica (è ciò che l’autore, allievo di Giulio Giorello, ha appreso da lui in anni di studio, amicizia e collaborazione). L’ambientalismo ha infatti spesso prestato il fianco a derive antindustriali e della decrescita. E, contrariamente alla narrazione dominante, sostenibilità e velocità della trasformazione ci inducono a pensare che – superata la turbolenza planetaria – l’era digitale sarà migliore dell’era industriale. È oggi del tutto evidente che ciò che ha reso la Cina il più importante baricentro, e non soltanto la fabbrica del mondo, ha avuto inizio con la delocalizzazione di attività manifatturiere. Anche per questo le produzioni stanno rientrando e la pandemia sta accelerando la riorganizzazione delle catene del valore.
L’industria è il soggetto della globalizzazione e all’inizio di questo nuovo corso – più orientato alla regionalizzazione dell’economia – si è finalmente compreso, anche in Europa, che non c’è futuro senza innovazione e senza una nuova centralità della produzione. È la sfida del Green New Deal, occasione decisiva per l’Italia. La crisi che attraversa oggi il mondo avanzato è in parte dovuta alla pandemia, per altri versi anche alla debolezza di risposte che sono seguite alla contrazione del 2008. Difatti, oltre le politiche monetarie si è fatto poco altro. In questi anni, l’Europa – come gli usa del resto – ha recuperato parte delle sue attività produttive sparse per il mondo, in Cina in particolare, ma non è riuscita a impostare un piano programmatico
per la crescita dell’industria e dell’economia. È lo sforzo di oggi, del Recovery plan e del Green New Deal. È evidente che in questo momento l’economia è in contrazione e che impresa e lavoro vano sostenuti. Ma è questo il momento per progettare il
futuro. Il domani non può essere il recupero del passato, il domani è soprattutto il nuovo. E il nuovo, per Europa e Italia, è il Green New Deal e la modernizzazione delle produzioni. In questo spazio vi sono, anche, la speranze per l’industria italiana e per la nostra economia. Se sapremo inserirci in modo virtuoso nella trasformazione dell’industria, torneremo ad essere un Paese che produce ricchezza. A differenza degli anni che sono seguiti alla crisi del 2008, questa volta le risorse non dovrebbero mancare. Ma il punto è che non sono sufficienti: bisogna investirle nel modo giusto e proiettare il Paese verso
il futuro.

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Garantire la Green New Deal nel Lazio

Posted by fidest press agency su sabato, 30 maggio 2020

“Abbiamo inviato una lettera al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti con la proposta di un Green New Deal della mobilità nel Lazio. Il Paese e la regione non possono permettersi di ripartire dal cemento: per coerenza con le aspirazioni green espresse da Zingaretti, è arrivato il momento di scegliere la sostenibilità”.Così, in una nota, gli esponenti di Europa Verde Francesco Alemanni e Filiberto Zaratti e i co-portavoce del Lazio, Nando Bonessio e Laura Russo.“Nel programma della Regione, – proseguono, – l’84% delle risorse è destinato a nuove autostrade: come Europa Verde, riteniamo che i tempi siano maturi per un ribaltamento del solito schema, portando a destinare il 60% delle risorse al trasporto su ferro e il restante alla manutenzione e messa in sicurezza di strade urbane e grandi arterie regionali già esistenti”. “È per noi fondamentale elaborare un piano strategico per il trasporto su ferro e per favorire la mobilità sostenibile, soprattutto elettrica, – concludono Alemanni, Zaratti, Bonessio e Russo, – pur non dimenticando la necessità di procedere alla verifica dei viadotti e delle gallerie e intervenire per il ripristino dei fondi carrabili spesso ridotti a veri percorsi bellici, come nel caso della SS 148 Pontina”.

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La nuova strategia per il Green New Deal agricolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 maggio 2020

E’ stata presentata a Bruxelles fissa obiettivi ambiziosi, ma per raggiungerli è necessario un radicale cambiamento della Pac – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. L’attuale Politica agricola comune europea, votata verso l’agricoltura intensiva e industriale, non è adeguata a sostenere una transizione sostenibile del settore primario. L’Europa deve per questo impegnarsi a garantire il reddito agricolo, mettendo a disposizione risorse sufficienti per le produzioni biologiche e agroecologiche.
Le nuove linee guida della Commissione europea prevedono, tra le altre misure, la riduzione del 50% dell’utilizzo dei fitofarmaci e l’aumento del 25% dei terreni coltivati a biologico per un migliore equilibrio tra natura e sistemi alimentari. Crediamo che sia un bene puntare in alto, ma bisognerà anche fornire agli operatori agricoli gli strumenti legislativi e le risorse finanziarie indispensabili per raggiungere tali traguardi – spiega Tiso.Analizzando da vicino le proposte della Commissione si scorgono diverse luci, ma anche qualche ombra. La nuova strategia apre infatti la strada all’utilizzo delle cosiddette new breeding techniques, le nuove biotecnologie come genome editing e cisgenesi, attualmente bloccate dalla sentenza della Corte europea di giustizia che le ha equiparate agli Ogm. Queste tecnologie, secondo Bruxelles, diventano strumenti decisivi in favore della biodiversità e della sicurezza alimentare. Dispiace constatare che la Ue non abbia avuto il coraggio di una imprimere svolta completa, dando il consenso all’utilizzo di tecnologie i cui rischi non sono stati ancora attentamente valutati.

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Impedire ulteriori tagli alla Pac

Posted by fidest press agency su sabato, 14 dicembre 2019

Ci auguriamo che l’impegno preso dal neo commissario Ue all’agricoltura Janusz Wojciechowski per impedire ulteriori tagli alla Pac si trasformi in realtà – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. Nel suo primo discorso ufficiale, Wojciechowski ha illustrato le prospettive dell’agricoltura europea, difendendo l’attuale proposta di bilancio della nuova Pac e citando un piano per l’agricoltura biologica finalizzato a “ridurre i costi di produzione, così da rendere accessibili i prodotti bio a tutti i consumatori”.Se la riduzione del bilancio della futura Pac non aiuta certo la realizzazione di un green new deal in agricoltura, le parole del commissario permettono per lo meno di comprendere cosa potremo aspettarci dalla politica agricola europea nel prossimo settennato – spiega Tiso.
Wojciechowski ha inoltre preannunciato la presentazione di “raccomandazioni sui fondi Pac per evitare le frodi e i conflitti di interesse”, aggiungendo che le zone rurali dell’Ue non potranno dipendere solo dal sostegno della Pac, ma dovranno avere migliore accesso ai fondi di coesione. Mettere al centro l’agricoltura biologica e rispettosa degli ecosistemi sarà essenziale, ma altrettanto importante sarà la distribuzione dei fondi, che per troppo tempo ha privilegiato la grandi multinazionali perdendo di vista i piccoli e medi agricoltori. Sarà inoltre indispensabile rendere protagonisti i più giovani, perché senza ricambio generazionale la nostra agricoltura non ha futuro.

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Green new deal: l’Italia è coerente con questo obiettivo?

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Roma 16 ottobre – Giornata mondiale dell’alimentazione – alle ore 11.30 presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, rappresentanti di giovani, contadini, organizzazioni sindacali, produttori, donne e indigeni di tutto il mondo, insieme agli studenti dei Fridays for future, presenteranno ai giornalisti e ai membri del Parlamento e delle commissioni competenti le loro richieste e le loro proposte per sfamare il pianeta combattendo i cambiamenti climatici.Come ogni anno alla FAO, proprio in quella settimana, la società civile prenderà parte alle riunioni del Comitato per la sicurezza alimentare mondiale (CFS).Quest’anno il tema centrale sarà i sistemi alimentari e la nutrizione, l’agroecologia come paradigma migliore, secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, per affrontare allo stesso tempo la crescita della popolazione mondiale, la crescita del numero degli affamati e la crisi climatica nel pianeta. Un modello equilibrato e biodiverso, che, associato ai mercati territoriali ed al commercio locale/regionale mette al riparo i sistemi di produzione agroalimentare da quegli impatti negativi delle politiche commerciali che, di recente, hanno colpito duramente anche i pochi prodotti “vincenti” dell’export italiano, che tanto pesano in termini sociali e ambientali sul nostro Paese.
Non ci può essere alcun Green New Deal, in Europa come in Italia, senza una transizione dall’agricoltura industriale intensiva all’agroecologia, ed un ripensamento dei nostri sistemi alimentari. Ma questo dibattito in Italia è assente, mentre occorrerebbero misure urgenti per promuovere sistemi di produzione di piccola scala, il ricambio generazionale ed una semplificazione amministrativa che permetta loro l’accesso ai mercati. Mentre i giovani, nel nostro Paese come nel resto del mondo, prendono parola e manifestano per il loro futuro.L’evento, realizzato nell’ambito del progetto Nuove narrazioni per la Cooperazione, sarà anche l’occasione per presentare il nuovo rapporto “La Cooperazione italiana e la Coerenza delle politiche per lo Sviluppo sostenibile” dedicato ad alcune iniziative urgenti per assicurare la coerenza delle politiche italiane a livello nazionale e internazionale in tema di lotta ai cambiamenti climatici e agroecologia.

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Global Green New Deal

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 settembre 2019

Secondo Mukhisa Kituyi, segretario generale dell’UNCTAD, “affinchè gli obbiettivi dell’Agenda 2030 siano portati a compimento è necessario ricostruire il multilateralismo intorno all’idea di un Global Green New Deal e, di conseguenza, ripensare radicalmente i sistemi di finanziamento”. Il rapporto propone una serie di riforme concrete per rendere la gestione del debito, i flussi di capitali e la gestione del sistema bancario in linea con gli obbiettivi di sviluppo:
L’utilizzo dei diritti speciali di prelievo (o special drawing rights) per sostenere la creazione di un fondo di protezione ambientale globale che possa fornire finanziamenti di emergenza senza restrizioni o condizioniltà.
Un programma di prestiti agevolati su scala globale connesso agli obbiettivi di sviluppo sostenibile a beneficio dei paesi in via di sviluppo. Tale programma dovrebbe combinare un meccanismo di rifinanziamento che consenta ai paesi partecipanti di contrarre prestiti a condizioni agevolate ad un meccanismo di prestito supplementare destinato a coprire parte delle esigenze finanziarie del settore pubblico fino al 2030.
Un fondo globale per lo sviluppo sostenibile costituito con capitali provenienti dai paesi donatori in modo da compensare il mancato raggiungimento dell’obbiettivo di esborso dello 0,7% del reddito nazionale lordo per l’assistenza allo sviluppo (le mancate donazioni accumulate dal 1990 si stimano essere superiori ai 3,5 trilioni di dollari). Tale fondo dovrebbe fornire le risorse necessarie al compimento degli obbiettivi di sviluppo ancora incompiuti.
Rinsaldare la cooperazione monetaria a livello regionale per rifinanziare e promuovere il commercio intra-regionale e sviluppare catene di valore intra-regionali. In tal senso occorre andare ben oltre gli accordi relativi allo scambio di riserve e puntare alla creazione di sistemi di pagamento regionali su larga scala.
Un quadro regolatorio inserito in un corpus di diritto internazionale che faciliti la ristrutturazione ordinata ed equa del debito sovrano al di là dei vincoli posti dal contratto originale.
La riduzione dei flussi finanziari illeciti e mirati all’elusione fiscale attraverso un sistema di tassazione unitario che si fondi sul principio che i profitti delle imprese multinazionali sono generati collettivamente a livello di gruppo aziendale. Tale sistema dovrebbe far uso di un’aliquota minima fra il 20% al 25% applicabile su scala globale a tutti gli utili delle multinazionali.
Trasformare i controlli di capitale in uno strumento di politica economica permanente e mantenere la gestione del conto capitale al di fuori degli accordi commerciali e di investimento multilaterli e bilaterali.
Creare un network fra le principali banche centrali per promuovere in maniera decisa il finanziamento di progetti volti alla tutela del clima e sotenere il progressivo sviluppo di una finanza “verde”.
Aumentare il capitale a disposizione delle banche di sviluppo e delle altre banche pubbliche. Indirizzare le risorse dei fondi sovrani d’investimento, le cui attività hanno ormai raggiunto i 7,9 trilioni di dollari, verso progetti di sviluppo, anche attraverso il sostegno alle banche di sviluppo. Coordinare le nuove banche di sviluppo gestite dalle economie emergenti nel Sud in mondo da rinsaldare i legami fra paesi in via di sviluppo.

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Il Green New Deal per l’Europa lancia la sua campagna per mitigare la crisi climatica e contrastare la disuguaglianza crescente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

Ispirato al “New Deal” di Franklin D. Roosevelt, questo piano richiede alla Banca di Investimento Europea di impiegare ogni anno il 5% del PIL dell’Unione Europea a favore della transizione ecologica, spingendo le risorse europee inutilizzate verso i servizi pubblici, facendo in modo che questa non pesi sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. Si tratta di una cifra pari approssimativamente a 500 miliardi di Euro ogni anno; gli investimenti che verranno fatti saranno diretti tramite un’agenzia pubblica trasversale che coinvolgerà autorità regionali e municipali, le cui decisioni saranno, inoltre, supportate da assemblee di cittadini. Questo è l’unico modo di assicurare che questi fondi pubblici siano spesi dove più necessario. Questa è la chiave per sbloccare il pieno potenziale delle nostre democrazie in modo duraturo. Il gruppo italiano chiede ai nuovi europarlamentari italiani di appoggiare questa proposta, impegnandosi a creare milioni di nuovi posti di lavoro lavoro sostenibili e migliorando allo stesso tempo salute, infrastrutture e qualità della vita. L’Europa sta naufragando tra le due più grosse crisi che abbia mai affrontato: quella socio-economica e quella ecologico-climatica. Decenni di tagli alla spesa pubblica hanno svuotato i servizi sociali essenziali, deprezzato le infrastrutture di base e impoverito i cittadini europei. L’austerità per di più impedisce ai singoli governi di contrastare il collasso climatico-ecologico. Il Green New Deal per l’Europa rompe questo circolo vizioso ridefinendo nuovi imperativi politici, utilizzando nuove metriche economiche, re-indirizzando le attuali risorse europee attraverso le comunità di tutto il continente. E’ giunta l’ora di agire insieme per un’Italia ed un’Europa più equa e più verde.
Il gruppo che si è costituito in Italia è formato da molte persone provenienti da ambiti diversi dell’attivismo, della politica e della scienza. Stanno già contattando tutti gli Europarlamentari, chiedendogli di dichiarare come loro priorità assoluta l’approvazione di un Green New Deal per l’Europa. Successivamente, intendono lanciare una serie di consultazioni popolari per ascoltare le priorità delle persone attraverso il continente e supplementare gli input dati dagli esperti in materia.

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Blockchain: il possibile new deal del mercato energetico italiano

Posted by fidest press agency su domenica, 28 maggio 2017

energia-risparmio

Per Codici è ormai evidente come possibile soluzione al problema dell’insopportabile peso delle bollette, che niente hanno a che fare con il prezzo del gas e dell’energia finale, la tecnologia blockchain derivante dalla crittografia, la stessa logica alla base della moneta elettronica. Alla luce delle analisi di impatto condotte sui costi in bolletta, questa tecnologia potrebbe ridurre del 30% il costo della bolletta dell’energia in quanto eliminerebbe l’intermediazione di soggetti inutili e costosi che frenano lo sviluppo reale del settore.E se la tecnologia Blockchain venisse applicata agli smart metering cosa succederebbe? Codici dopo l’introduzione della cripto – valuta propone l’introduzione del cripto – metering.Per scongiurare che possa succedere ciò che è avvenuto per la prima generazione di contatori, quando si millantava che il dato sarebbe stato letto in remoto, che non sarebbero state prodotte code o stime e che con i nuovi smart meter non dovrebbe quindi esistere il bisogno di remunerare in bolletta il servizio di lettura, servizio per il quale il consumatore paga senza che gli venga reso, oppure si pensa di mantenere questa voce in bolletta anche con il nuovo sistema di telegestione?Il fatto
che il nuovo smart meter sia al centro di un sistema complesso in cui interagiranno diverse tecnologie e nuovi servizi, che renderanno maggiormente fruibile ad esempio la domotica, non ci distoglierà dalla reale tutela del consumatore che verterà su: trasparenza e quantificazione dei costi, qualità e conformità dello smart meter e
lettura rilevata e certa del dato.Questi problemi sfociano in un cattivo rapporto tra consumatore e venditore di energia, inoltre non si spiega l’alta marginalità del distributore senza essere a mercato.Gli oneri di misura e distribuzione gravano per più del 10% sulla bolletta, andando a remunerare un’attività di misura che spessonon viene svolta oppure è del tutto arbitraria, ed è qui che si annidano i principali problemi della filiera elettrica.
Non ci interessa il tipo di misuratore installato e su quale linea lavora, il nostro interesse è che: a prescindere dall’apparecchio, la tecnologia di trasmissione dati non possa discostarsi dalla tecnologia blockchain, essendo i misuratori paragonabili a tutti gli effetti a dei computer installati nelle case degli italiani e messi a rete,
afferma Luigi Gabriele di Codici.Si prestano perfettamente alla filosofia e alla tecnologia blockchain, afferma ancora Luigi Gabriele, quindi facciamo un appello all’Aeegsi affinchè riapra il fascicolo dei contatori di seconda generazione e tenga in considerazione questa nuova tecnologia.In secondo luogo, ai distributori e ad Enel chiediamo
da subito di aprire un tavolo tecnico congiunto, al fine di elaborare un paper che abbia lo scopo di modificare l’hardware e il software dei contatori 2G.

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New deal on CEPOL will improve cross-border police training and cooperation in the EU

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2015

Cross-border police training and cooperation among national police authorities will be stepped up to effectively counter organised crime, cybercrime and terrorist threats thanks to a deal reached between the European Parliament and member states on an update of the rules governing the European Union Agency for Law Enforcement Training, CEPOL. Council on 29 June confirmed the informal agreement reached with Parliament’s negotiators on an update of the rules governing the European Union Agency for Law Enforcement Training, CEPOL. Parliament’s lead MEP Kinga Gál (EPP; HU), welcoming Council’s confirmation of the agreement, said:”The urgency and continuous development of security threats, such as e.g. terrorism and cybercrime, or the growing demand by migratory flows, make it crucial that European law enforcement authorities receive training of highest standard and are equipped with the most modern tools to effectively counter fight organised crime.
– The European dimension of CEPOL’s activity is also instrumental in building mutual trust and cross border cooperation among national law enforcement authorities, which is a key element in combatting criminal organisations which operate more and more at international level.
– Since the beginning of the negotiations, two main issues were crucial in this regulation for the Parliament: on the one hand CEPOL should be established as an independent EU Agency, with clear tasks and accountability, and in line with the Lisbon Treaty, in the shortest possible time; on the other hand fundamental rights should become visible in the agency’s mandate and CEPOL should promote a common respect for and understanding of fundamental rights in law enforcement. We are glad to confirm that we obtained both.”

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Il progresso avanza, ma la civiltà muore

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 gennaio 2011

Quando, nel 1922, si insediò il nuovo governo a guida fascista il primo provvedimento in ambito sociale fu l’abolizione del lavoro minorile, seguito dalla settimana lavorativa di 40 ore, dalle ferie retribuite, dall’istituzione dell’INPS e dell’INAIL, dalla Magistratura del Lavoro, dai contratti collettivi, dalla liquidazione (TFR), dalle case popolari, dalle colonie estive, dalle esenzioni tributarie per le famiglie numerose, dalla sanità pubblica e dalla scuola per tutti in poche parole fu fondato lo Stato Sociale, invidiato da tutto il mondo civile e poi malamente scimmiottato da Roosevelt con il New Deal americano (l’America si risollevò dalla grande depressione degli anni trenta solo con l’entrata in guerra che diede slancio all’industria degli armamenti, ancora oggi pilastro dell’economia USA). Lo Stato Sociale fu poi completato nel 1943 con la “Socializzazione delle Imprese” che introdusse nell’ordinamento italiano la partecipazione dei lavoratori alla gestione ed agli utili delle grandi Aziende, immediatamente abolita nel 1945 come primo atto del nuovo governo di liberazione. Di questa idea rivoluzionaria, che se mantenuta avrebbe posto fine alla contrapposizione padroni-operai e superato in un sol colpo le ideologie marxista e capitalista, rimane solo una labile traccia nella nostra Costituzione (art.46). La Germania, invece, ne ha tratto spunto per introdurre la cogestione, motore della sua possente economia. In quegli anni, grazie alla diffusa libertà d’Impresa (si soppresse la libertà politica per esaltare le libertà civili, afferma lo storico Gioacchino Volpe), il sostegno del Governo all’economia, al controllo sull’operato delle banche e alla successiva istituzione dell’IRI e dell’IMI, si affermarono tutte quelle grandi Imprese, a partire dalla Fiat, che oggi conosciamo. Molte di queste grandi Aziende, che hanno fatto dell’Italia una potenza economica mondiale, sono oggi scomparse, trasferite all’estero o trasformate in semplici marchi commerciali.  La  globalizzazione, imposta dalla finanza apolide e accettata da tutti i governi, ha sostituito il principio fascista dell’interesse nazionale con quello capitalista del libero mercato che significa: produco dove mi pare e alle condizioni che voglio e i risultati, in termini di delocalizzazioni industriali, invasione di prodotti cinesi,  guerra tra poveri che contrappone immigrati sfruttati a disoccupati italiani e conseguente razzismo strisciante, sono sotto gli occhi di tutti. Con la fine del Fascismo iniziò il graduale smantellamento dello Stato Sociale, paradossalmente difeso dalla sinistra (prima che diventasse forza di governo). Negli ultimi decenni la scellerata politica delle privatizzazioni e della flessibilità del lavoro, voluta dalla destra e accetta dalla sinistra (non a caso il lavoro interinale è stato introdotto da Prodi e perfezionato da Berlusconi), ha cancellato ogni residua traccia dello Stato Sociale voluto da Mussolini. La pietra tombale è stata posta oggi dalla riforma FIAT-Marchionne che con i referendum-ricatto ha riportato l’Italia indietro di oltre 80 anni. Ai tempi dell’italietta giolittiana e dei “padroni dalla belle braghe bianche”.….e la politica? Tace e acconsente. (Gianfredo Ruggiero, Presidente Circolo Excalibur)

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Catholics come to Copenhagen for climate justice

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2009

Catholic church leaders, supporters, aid agencies and advocacy groups are joining forces to urge world leaders for climate justice at talks in Copenhagen. Caritas Internationalis and CIDSE represent 180 Catholic agencies campaigning for a new deal on climate change that puts the needs of the poor first. They’re bringing representatives and bishops from 25 countries to Copenhagen to lobby governments to seize a once in a generation chance to leave a green legacy for future generations. These include Mexico, Zambia, South Africa, North America, the Pacific Islands, Mozambique, Kenya, and Europe. Caritas Internationalis Secretary General Lesley-Anne Knight will be at the talks. She said, “World leaders must agree to legally binding commitments to cutting greenhouse gasses and to paying for the damage that climate change is having on poor communities.  CIDSE Secretary General Bernd Nilles will also be present. He said, “Caritas and CIDSE supporters have been campaigning for over 12 months for a just deal at Copenhagen. Catholic communities around the world want to see their leaders take the necessary measures to safeguard our futures.”  Caritas and CIDSE condemn recent political moves and media reporting that seek to downplay expectations for the outcome of the talks.  “Delay is unacceptable, we want to see justice at Copenhagen,” said Nilles.  CIDSE and Caritas Internationalis are calling for a fair, effective and binding agreement in Copenhagen, and say this must be based on a set of essential criteria. –   Developed countries must commit to at least €131 billion additional public financing per year by 2020, using secure and predictable financing mechanisms, to support developing countries to adapt to the impacts of climate change and to develop sustainably. –   Global commitment to keeping global warming well below 2°C, to emissions peaking between 2013 and 2017, and to achieving a stable level of CO2 concentrations in the atmosphere to 350ppm. –   Industrialized countries as a group taking a target of more than 40% below 1990 levels by 2020, the vast majority of which should be met through domestic emissions reductions. –   Copenhagen outcomes must be legally binding and enforceable.

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Un nuovo “New Deal locale e regionale”

Posted by fidest press agency su sabato, 25 aprile 2009

E’ il concetto espresso dalla Dichiarazione finale prodotta dagli oltre mille rappresentanti dei Poteri territoriali convenuti a Malmö per i XXIV Stati generali del CCRE. Gli Enti locali e regionali vogliono essere in prima linea nella lotta alla crisi economica ed il loro potenziale contributo, si legge nel documento, “non è stato completamente capito né utilizzato dall’Unione europea né dalla maggior parte degli Stati europei”. Eppure, in questa fase di crisi economica e di recessione, i cittadini si rivolgono proprio ai loro enti più prossimi per ottenere aiuto, trovando però soggetti che non possiedono adeguati poteri né risorse economiche. Inoltre, gli investimenti dei Poteri locali hanno maggiori possibilità di ottenere risultati più rapidi rispetto di quelli effettuati ad altri livelli. I poteri territoriali chiedono quindi sia un maggior coinvolgimento politico che una accentuazione delle risorse economiche ad essi destinate, e lo chiedono sia all’Europa che ai governi nazionali: maggiore flessibilità dei fondi strutturali e degli aiuti di stato per poterli utilizzare in maniera più semplice e più creativa; aumento della parte di cofinanziamento da parte della Commissione europea; mezzi finanziari sufficienti per esercitare le loro responsabilità in materia di protezione sociale e dI assistenza alle vittime di crisi. Gli Enti locali non si fermano qui: si propongono infatti come soggetti attivi e capaci di offrire risposte anche ad altre grandi sfide della società contemporanea: ai cambiamenti climatici ed allo sviluppo sostenibile; dal cambiamento demografico all’immigrazione, fino alla sfida del miglioramento della qualità de I servizi. Nel segno dell’Europa, della solidarietà e della cooperazione. (fonte http://www.europaregioni.it)

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New deal in Usa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 marzo 2009

Washington Dc White house President Barack Obama used his weekly address to detail his plans to fix our ailing economy, noting that reforming healthcare is necessary to ensure our long term fiscal health.  While ending this crisis will not be quick or easy, the President’s plans will take the swift, bold, and responsible actions needed for the United States to emerge stronger and more prosperous than before. And that is why reforming healthcare, jumpstarting job creation, restoring lending, relieving responsible homeowners, and making hard choices are all so critically important right now

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