Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘New England Journal of Medicine’

Malattie respiratorie

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 novembre 2013

The New England Journal of Medicine

The New England Journal of Medicine (Photo credit: Wikipedia)

Promuovere un confronto e un dibattito con i pazienti, la comunità medico-scientifica, gli operatori sanitari e le Istituzioni, finalizzato all’ottimizzazione dei percorsi di diagnosi e terapia delle malattie respiratorie e in particolare della BPCO – Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, per trovare le strategie più idonee a migliorare la qualità di vita dei pazienti e dei loro familiari, riducendo anche l’impatto socio-economico. Questo, in estrema sintesi, l’obiettivo dell’VIII^ Conferenza Nazionale BPCO dal titolo “Affrontare insieme le sfide per essere più forti”, tenutasi oggi a Roma, in occasione della XII^ Giornata Mondiale BPCO, organizzata dall’Associazione Italiana Pazienti BPCO Onlus, grazie al sostegno di Boehringer Ingelheim Italia e Pfizer.La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva è una delle principali cause di mortalità e invalidità nel mondo con significative ripercussioni fisiche ed emotive per chi ne soffre. I suoi sintomi comprendono tosse, escreato e dispnea sotto sforzo. Con il progredire della malattia, la funzionalità respiratoria diminuisce e lo svolgimento di attività fisiche può subire conseguenti gravi limitazioni, che impediscono ai pazienti di condurre una vita piena, lo svolgimento delle attività quotidiane e la partecipazione alle normali attività familiari e sociali.Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci sono 65 milioni di persone che convivono con la BPCO, ed è probabile che questo dato sia sottostimato, in quanto la patologia, spesso, non è riconosciuta come tale e quindi non diagnosticata.“Per la BPCO, da un lato è importante sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti delle sofferenze dei pazienti e dei loro familiari, perché ottengano il giusto riconoscimento e ricevano una maggiore solidarietà sociale – ha dichiarato Francesco Tempesta, Presidente dell’Associazione Italiana Pazienti BPCO Onlus – dall’altro, è essenziale proporre nuovi schemi di gestione della malattia al fine di garantire la continuità assistenziale, mettendo al centro della cura il paziente e integrando le competenze tra medicina di base e specialistica. E’, tuttavia, fondamentale che in questo percorso tutte le parti interessate siano unite e collaborino per far sì che il paziente possa vivere meglio la propria condizione”.Da qui l’iniziativa, nel corso della conferenza, di proporre un Audit per far emergere e portare alla luce le principali criticità che si trovano ad affrontare quotidianamente i pazienti con BPCO, per trovare insieme una soluzione.“Tra le più importanti – prosegue Rosanna Franchi, Segretario dell’Associazione – vorrei ricordare il mancato riconoscimento della BPCO come malattia cronica ed invalidante. Durante il convegno, infatti, è stata organizzata una raccolta di firme, che verranno inoltrate al Ministro della Salute insieme a una lettera formale dove si richiede il riconoscimento, anche ai pazienti con BPCO, del diritto all’esenzione dei costi delle prestazioni sanitarie. Altro problema sono le liste d’attesa per poter effettuare esami diagnostici o interventi chirurgici, che rallenta la frequenza dei controlli e causa un allungamento dei tempi di diagnosi e inizio della terapia”.Nel nostro Paese, inoltre, esistono evidenti disomogeneità a livello regionale per quanto riguarda la continuità assistenziale, come interventi di riabilitazione e assistenza domiciliare.“Non dimentichiamo, poi, che chi soffre di BPCO, può sviluppare timori, ansia, frustrazione, senso di isolamento e depressione – aggiunge Fausta Franchi, Vicepresidente della Onlus – per questo noi stimoliamo i pazienti ad uscire di casa, a muoversi e non restare soli. Ma ciò diventa difficile per chi, ad esempio, deve ricorrere a una ossigenoterapia continuativa, in quanto non esiste la possibilità (neppure in grandi città come Roma) di ricaricare le bombole portatili (chiamate stroller), che hanno un’autonomia di poche ore e che sono caratterizzate da attacchi non omologati tra lo stroller e la bombola. Allo stesso tempo è assai complicato muoversi con mezzi di trasporto come treni o aerei”.Un’ulteriore problematica della BPCO è rappresentata dalle comorbilità, ossia dall’associazione con altre condizioni patologiche croniche, soprattutto di tipo cardiovascolare e metabolico.“Da uno studio pubblicato di recente sulla rivista Multidisciplinary Respiratory Medicine – afferma il Professor Claudio Sanguinetti, già Direttore dell’Unità Complessa di Pneumologia del San Filippo Neri di Roma e membro dell’esecutivo di AIMAR (Associazione scientifica Interdisciplinare per lo studio delle malattie respiratorie) – sull’incidenza delle comorbilità nella BPCO nell’ambito di alcuni Ospedali romani, si è visto che in oltre il 90% dei pazienti esiste sempre un’altra patologia associata, prevalentemente nell’ambito cardiovascolare (aritmie, ipertensione, cardiopatia ischemica) o metabolico (diabete di tipo II o obesità), oltre ad alterazioni muscolo-scheletriche (osteoporosi). In questo contesto il tema della sicurezza dei farmaci ha un ruolo fondamentale e a questo proposito una parola importante arriva da TiospirTM, uno studio pubblicato di recente sul New England Journal of Medicine sul tiotropio bromuro, il capostipite dei broncodilatatori anticolinergici a lunga durata di azione, condotto su oltre 17000 pazienti, anche cardiopatici – continua Sanguinetti – che ne ha confermato il positivo profilo di efficacia e sicurezza”. E’ assai importante che la BPCO sia gestita in modo multidisciplinare, creando una stretta relazione tra pneumologo, cardiologo, diabetologo, oltre a un supporto psicologico, in quanto si è visto che un’alta percentuale di pazienti manifesta anche sindromi depressive.Per migliorare la qualità vita di chi soffre di BPCO è importante che la diagnosi e l’intervento con farmaci adeguati siano precoci. Per questo diventa fondamentale attivare un processo costante di informazione nei confronti dei pazienti, affinchè prendano consapevolezza della propria malattia e delle cause, modificando anche il proprio stile di vita, come l’eliminazione di una delle principali cause, quali il fumo. I pazienti con BPCO possono trarre beneficio, inoltre, da programmi di allenamento all’esercizio fisico.Per quanto riguarda i trattamenti farmacologici, devono essere prescritti in base alle necessità del singolo paziente. Tra questi ricordiamo broncodilatatori, corticosteroidi inalatori o inibitori della fosfodiesterasi 4. La terapia di gestione con broncodilatatori a lunga durata d’azione, farmaci in grado anche di ridurre il rischio delle riacutizzazioni, è consigliata nella BPCO di grado da moderato a grave.

Posted in Cronaca/News, Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Malattie Trombotiche

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2013

Milano. In seguito al provvedimento AIFA sulla rimborsabilità inserito in Gazzetta Ufficiale il 29 agosto scorso, rivaroxaban, il Nuovo Anticoagulante Orale di Bayer HealthCare, è ora disponibile anche in Italia con due nuove indicazioni terapeutiche: la prevenzione dell’ictus nella fibrillazione atriale e il trattamento della trombosi venosa profonda (TVP) e prevenzione delle recidive di TVP ed embolia polmonare (EP). Indicazioni che vanno ad aggiungersi a quella già approvata della prevenzione del tromboembolismo venoso (TEV) nei pazienti adulti sottoposti a intervento elettivo di sostituzione dell’anca e del ginocchio.Si tratta di un importante passo avanti nella lotta contro le malattie trombotiche, dal momento che il nuovo farmaco, un inibitore diretto, specifico e reversibile del fattore Xa della coagulazione, offre un regime terapeutico più efficace rispetto alle terapie standard e la propria maneggevolezza consente l’utilizzo in diverse aree terapeutiche.
Rivaroxaban non richiede il monitoraggio della coagulazione ed è l’unico Nuovo Anticoagulante Orale in monosomministrazione giornaliera, una garanzia di compliance e aderenza alla terapia. E’, inoltre, un farmaco che ha le più alte conferme di efficacia e sicurezza in diversi contesti clinici e una consolidata esperienza clinica, con più di cinque milioni di pazienti trattati nel mondo, considerando tutte le indicazioni approvate.
L’approvazione di rivaroxaban per la prevenzione dell’ictus correlato a fibrillazione atriale, si basa su importanti benefici clinici dimostrati nello studio ROCKET AF, un rigoroso trial internazionale che ha confrontato rivaroxaban (20 mg o 15 mg per pazienti con insufficienza renale moderata) in monosomministrazione giornaliera, con warfarin in oltre 14.000 pazienti. I risultati dimostrano che rivaroxaban ha raggiunto l’endpoint primario di efficacia per la prevenzione di ictus in pazienti con FA non valvolare e ha dimostrato di non essere inferiore a warfarin.
Per quanto riguarda il trattamento della trombosi venosa profonda e in generale la cura del Tromboembolismo Venoso, che a livello globale è causa di morte di una persona ogni 37 secondi (ovvero più di 843 mila morti ogni anno), l’approccio terapeutico attuale si basa sulla somministrazione di eparina a basso peso molecolare per via sottocutanea, per almeno 5 giorni, seguita da un farmaco orale, antagonista della vitamina K (warfarin) per 3 mesi ma, nei pazienti con alto rischio di recidiva, anche per tutta la vita (prevenzione secondaria).Questo approccio è molto efficace, anche se a volte complesso, perché la terapia sottocutanea deve essere somministrata fino a che gli esami di laboratorio indicano che l’effetto del warfarin è divenuto pienamente efficace, e questo richiede esami ematici inizialmente frequenti. Una volta stabilizzata, la terapia deve proseguire con gli antagonisti della vitamina K, i cui limiti sono ben noti.Rivaroxaban, invece, fornisce una soluzione semplice per il trattamento della Trombosi Venosa, con un solo farmaco orale, sin dal primo giorno.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Aids, sì Fda a pillola preventiva. In Italia si apre il dibattito

Posted by fidest press agency su martedì, 15 maggio 2012

Fa discutere il sì espresso da un panel di esperti statunitensi in rappresentanza dell’Fda sull’utilizzo della prima pillola in grado di prevenire l’infezione da Hiv in soggetti sani. Il farmaco, in realtà due principi attivi tenofovir ed emtricitabina combinati assieme in un’unica compressa, è già in uso come trattamento per l’Hiv, ma non per la prevenzione e secondo le nuove indicazioni statunitensi sarebbe destinata a soggetti sani ad alto rischio, come omosessuali o partner di persone sieropositive. Secondo lo studio internazionale condotto in sei paesi e i cui risultati sono stati pubblicati nel 2010 sulla rivista The New England Journal of Medicine, l’utilizzo del farmaco a fini preventivi ha, infatti, dimostrato un minore rischio del 44-73% di contrarre l’infezione. «Penso» ha detto alla Bbc Robert Grant, del Gladstone Institutes of Virology and Immunology di San Francisco «che siamo nell’era che vedrà la fine dell’epidemia mondiale di Aids». Più cauti gli esperti italiani e se Stefano Vella, direttore del Dipartimento del farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), parla «di un’arma di prevenzione in più per le categorie altamente a rischio che non può essereconsiderata una soluzione», Mauro Moroni, vicepresidente di Anlaids sottolinea come «il profilattico possa svolgere la stessa azione preventiva sulle categorie a rischio, senza possibili effetti collaterali e senza costi enormi per l’Ssn e per i pazienti». Oggi negli Usa il trattamento con il farmaco costa da 11mila a 14 mila dollari l’anno, un costo da considerare, se il farmaco anche in Europa avesse un’indicazione di questo tipo, con il rischio che fondi siano distolti da opzioni terapeutiche che presentano una maggiore convenienza in termini di rapporto costi-benefici. Altri timori riguardano la possibilità che si sviluppino varianti del virus Hiv resistenti al farmaco «L’uso preventivo a vita di questo farmaco» secondo l’immunologo Ferdinando Aiuti «potrebbe portare a problemi di tossicità cumulativa, a un’inevitabile insorgenza di resistenze e quindi successiva inefficacia del farmaco stesso nei confronti del virus Hiv».(Marco Malagutti – fonte doctornews33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science, Welfare/ Environment | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Carcinoma mammario metastatico

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 dicembre 2011

Squamous carcinoma of the cervix

Presentati, in occasione del 34º San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) CTRC-AACR che si tiene dal 6 al 10 dicembre 2011, i risultati di CLEOPATRA, il primo studio randomizzato di fase III con il farmaco “target” rivolto verso HER2, pertuzumab. Lo studio ha posto a confronto la combinazione di pertuzumab, trastuzumab e chemioterapia a base di docetaxel con trastuzumab e docetaxel in pazienti con carcinoma mammario metastatico (mBC) HER2-positivo non precedentemente trattato. I pazienti trattati con pertuzumab in combinazione con trastuzumab e chemioterapia hanno ottenuto una riduzione pari al 38% del rischio di peggioramento della malattia o di mortalità (sopravvivenza libera da progressione, o PFS), (HR=0,62; valore p=<0,0001). La PFS mediana è migliorata di 6,1 mesi (da 12,4 mesi per trastuzumab e chemioterapia a 18,5 mesi per pertuzumab, trastuzumab e chemioterapia). I dati sulla sopravvivenza globale (OS) sono attualmente immaturi, con una tendenza a favore della combinazione con pertuzumab.Non si sono osservati nuovi segnali sulla sicurezza della terapia e gli eventi avversi sono stati in linea con quelli verificatisi in studi precedenti con pertuzumab e trastuzumab, in associazione o in monoterapia.I risultati saranno inseriti nel programma stampa ufficiale del SABCS.I dati sono stati pubblicati nell’edizione online del New England Journal of Medicine. Genentech ha presentato alla FDA la Biologics License Application (richiesta di licenza per il commercio dei farmaci) per pertuzumab per le pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2-positivo non precedentemente trattato e Roche ha presentato, all’Agenzia Europea, la domanda per l’autorizzazione al commercio per pertuzumab nella stessa indicazione.“Studiamo la via di trasduzione del segnale dell’HER2 da 30 anni con l’obiettivo di offrire farmaci personalizzati alle pazienti affette da carcinoma mammario HER2-positivo”, ha dichiarato Hal Barron, M.D., Chief Medical Officer e Head, Global Product Development. “Questi risultati mostrano che presto saremo in grado di migliorare l’attuale standard terapeutico, costituito da trastuzumab più chemioterapia, in modo da aiutare le pazienti affette da questa forma avanzata di cancro”. Si ritiene che i meccanismi di azione di pertuzumab e trastuzumab siano complementari tra loro, poiché entrambi si legano al recettore HER2, ma in regioni differenti del recettore stesso, potendo così fornire un blocco più completo delle vie di trasduzione del segnale di HER.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Melanoma: terapie innovative

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2011

Importanti passi in avanti nel trattamento del melanoma, un tumore della pelle particolarmente aggressivo che ogni anno nel nostro Paese fa registrare 7000 nuove diagnosi e 1500 decessi. Ipilimumab, un nuovo anticorpo monoclonale sviluppato da Bristol-Myers Squibb, associato al trattamento chemioterapico tradizionale, la dacarbazina, ha dimostrato di migliorare in maniera significativa la sopravvivenza dei pazienti colpiti da questo tumore nella forma metastatica. I dati, pubblicati anche sulla prestigiosa rivista scientifica “New England Journal of Medicine”, sono stati presentati ieri pomeriggio in sessione plenaria al 47° Congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology), il più importante congresso mondiale di oncologia in corso a Chicago fino al 7 giugno, con la partecipazione di oltre 30.000 specialisti. La ricerca, che analizza per la prima volta la sopravvivenza a tre anni, ha coinvolto 500 persone colpite da melanoma metastatico e non trattate prima con altre terapie. A un anno sopravvive il 47,3% dei pazienti trattati con la combinazione costituita da ipilimumab associato alla dacarbazina rispetto al 36,3% di quelli trattati con il chemioterapico tradizionale; a 24 mesi il 28,5% contro il 17,9%, a tre anni il 20,8% contro il 12,2%. Si tratta di un risultato mai raggiunto prima. Con la terapia standard la sopravvivenza media è infatti di 6-9 mesi a cinque anni.

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »