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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘nicaragua’

Human rights breaches in Eritrea, Nicaragua and Saudi Arabia

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2020

The European Parliament adopted three resolutions taking stock of the human rights situation in Eritrea, Nicaragua and Saudi Arabia. Eritrea, notably the case of Dawit Isaak. Parliament demands that all prisoners of conscience in Eritrea, notably Swedish citizen Dawit Isaak and several other journalists detained since September 2001, are immediately and unconditionally released. It calls on the Eritrean authorities to provide information immediately regarding Mr Isaak’s whereabouts and well-being, and to grant him access to representatives of the EU, its member states and Sweden, in order to establish his healthcare needs and any other support he might need. Members also condemn, in the strongest terms, Eritrea’s systematic, widespread and gross human rights violations and urge the country’s government to put an end to detentions of the opposition, journalists, religious leaders and innocent civilians. They further appeal to the African Union, as an EU partner that has explicitly committed to uphold the universal values of democracy and human rights, to step up its activity in relation to the regrettable situation in Eritrea. The full text, adopted by 663 votes in favour, 19 against and 13 abstentions, will be available here. (08.10.2020). MEPs urge the Saudi authorities to immediately release all these detainees, prioritising those in the most vulnerable situations, including women and children. The Saudi side must also ensure that every person entering the country from neighbouring war-torn Yemen is allowed to do so safely and is transferred to an appropriate reception centre that meets international standards. The text finally urges Saudi Arabia to immediately end torture and other ill-treatment in detention, and to provide appropriate mental and physical care to all.

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Massacro contro i Mayangna in Nicaragua

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2020

In seguito al massacro di indigeni Mayangna avvenuto lo scorso 28 gennaio nella biosfera di Bosawás in Nicaragua, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede maggiore tutela per la popolazione indigena del Nicaragua e la fine dell’impunità per i crimini commessi contro gli indigeni del paese. Il 28 gennaio un gruppo di circa 80 persone armate ha assalito un villaggio di indigeni Mayangna nella biosfera di Bosawás. Dopo aver bruciato alcune case, gli assalitori hanno sparato agli abitanti del villaggio uccidendo almeno sei persone. Altre dieci persone risultano scomparse dopo l’aggressione. La riserva di Bosawás è un’area protetta grande circa 2,2 milioni di ettari, situata vicino alla frontiera con l’Honduras e riconosciuta nel 1997 come biosfera e patrimonio biologico globale dall’UNESCO. Di fatto è la più grande foresta vergine a nord dell’Amazzonia. Da anni le popolazioni indigene che abitano l’area lamentano l’aumento drammatico del disboscamento illegale e delle aggressioni da parte dei taglialegna illegali. Le immagini satellitari documentano infatti l’incremento delle aree disboscate e sfruttate per l’agricoltura all’interno della riserva e che oggi coprono il 31% del territorio. Nel 2000 l’area disboscata illegalmente copriva il 15% della riserva. In 20 anni il Nicaragua ha perso il 19% delle sue foreste. I disboscamenti illegali stanno mettendo a rischio l’intero ecosistema dell’area e distruggono la base vitale delle popolazioni indigene che nei boschi e dei boschi vivono. Le aggressioni armate contro le popolazioni indigene per appropriarsi illegalmente della terra purtroppo non sono un’eccezione e solitamente restano impunite. L’APM chiede al governo del Nicaragua di porre finalmente fine a questa guerra non dichiarata contro le popolazioni indigene e contro l’ambiente. In Nicaragua vivono circa 30.000 nativi Mayangna. L’assassinio di indigeni è diffuso e nei pochi casi in cui gli aggressori vengono arrestati, questi solitamente vengono assolti in giudizio per mancanza di prove. Secondo l’APM, il problema reale è che al Nicaragua manca la volontà politica per perseguire i crimini commessi contro la sua popolazione nativa. La scorsa settimana tre cittadini nicaraguensi sono stati arrestati in Costa Rica con l’accusa di aver assassinato un’intera famiglia nella riserva indigena Maio nell’ottobre 2019. L’APM seguirà attentamente la vicenda giudiziaria.

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Nicaragua: a un anno dall’inizio della crisi, più di 60.000 persone costrette a fuggire oltre confine

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

A un anno dall’inizio della crisi politica e sociale che ha colpito il Nicaragua, sarebbero 62.000 le persone fuggite nei Paesi confinanti, e la stragrande maggioranza di queste, circa 55.500 persone, cerca rifugio in Costa Rica.Molti – in un flusso che perlopiù è costituito da rifugiati – hanno dovuto attraversare le frontiere irregolarmente per evitare di essere scoperti, spesso camminando per ore lungo terreni accidentati ed esposti alla forte calura, all’umidità e al rischio di contrarre la malaria. Inizialmente il flusso era costituito principalmente da adulti, ma ora fuggono oltre confine anche famiglie, a volte con figli piccoli.Secondo l’Autorità per le Migrazioni della Costa Rica, a marzo 2019 erano circa 29.500 i nicaraguensi che avevano formalmente presentato domanda d’asilo. Ma con le strutture di accoglienza messe a dura prova, ve ne sono altri 26.000 in attesa di vedere le proprie domande formalizzate.Fra i richiedenti asilo vi sono studenti, ex funzionari pubblici, esponenti politici di opposizione, giornalisti, medici, attivisti per i diritti umani e agricoltori. In numeri significativi necessitano di cure mediche, supporto psicosociale, alloggio e assistenza alimentare.Sia l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) sia la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (IACHR) hanno espresso preoccupazione per l’aggravarsi della situazione in Nicaragua a partire da aprile 2018, denunciando gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti di quanti hanno preso parte alle proteste contro il governo e di quanti li hanno sostenuti.L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, elogia gli sforzi compiuti dalla Costa Rica per facilitare alle persone in fuga l’ingresso sul proprio territorio e l’accesso alla procedura d’asilo. Tali sforzi sono ancora più ammirevoli considerata la pressione notevole a cui sono soggetti il sistema d’asilo e le comunità locali.
L’UNHCR sta sostenendo il governo al fine di rafforzare le capacità di accoglienza e di ridurre i tempi necessari per prendere in carico i casi dei nuovi arrivati. Sono stati messi a disposizione 30 ulteriori esperti per la determinazione dello status di rifugiato (case adjudicators), nonché uffici, corsi di formazione e attrezzature per incrementare la capacità dell’Unità Rifugiati del governo, sia nella capitale San José sia nella sede di Upala, vicino al confine, aperta a dicembre 2018. L’UNHCR ha inoltre sostenuto il dispiegamento del personale dei suoi partner lungo il confine e a San José per facilitare l’implementazione di una risposta efficace e coordinata con le autorità statali.L’accesso all’istruzione primaria è garantito a tutti i bambini in Costa Rica, indipendentemente dal loro status giuridico: l’UNHCR ha sostenuto le scuole primarie situate lungo il confine settentrionale che hanno accolto alunni nicaraguensi, mettendo a disposizione banchi, sedie e articoli di cancelleria.Senza una soluzione politica alla crisi in Nicaragua, è probabile che le persone continueranno a fuggire. È necessario raccogliere fondi con urgenza per rafforzare la risposta umanitaria dell’UNHCR volta a consentire ai richiedenti asilo che ne hanno estremo bisogno di accedere agli aiuti, invece di dover ricorrere a lavori informali per pagarsi affitto e alimenti a prezzi fuori dalla loro portata.L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, insieme ad altre agenzie delle Nazioni Unite, sta sviluppando un piano di risposta umanitaria inter-agenzie al fine di sostenere il governo nel soddisfare le esigenze immediate di richiedenti asilo e comunità di accoglienza in condizioni di crescente vulnerabilità.

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Crisi in Nicaragua

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 luglio 2018

«Esercitate pressione sul governo, affinché abbia rispetto per i vescovi, per i sacerdoti e per la popolazione». È l’appello lanciato attraverso Aiuto alla Chiesa che Soffre dal cardinal Leopoldo José Brenes Solorzano, arcivescovo di Managua in Nicaragua. Il porporato riferisce inoltre della difficile situazione a Masaya, località a 30 chilometri a sud di Managua divenuta simbolo della resistenza al governo del presidente Daniel Ortega, che dalle 6 di mattina (ora locale) di ieri, 17 luglio, è assediata «per mano di oltre mille tra militari e agenti di polizia. Al momento non ci sono morti, ma sicuramente i feriti saranno numerosi. La città è stata inondata da una pioggia di proiettili».Nelle scorse ore il cardinale Bremes ha invitato la popolazione di Masaya e delle altre aree sotto assedio a rimanere in casa, affinché non vi siano altri morti. «È un momento molto difficile per tutto il Paese».Mentre gli scontri tra forze lealiste e opposizione si protraggono ormai da mesi, nel Paese latinoamericano la Chiesa è sotto attacco. Il 9 luglio il porporato è stato aggredito da paramilitari nella basilica di San Sebastián, a Diriamba, assieme al suo ausiliare, monsignor José Silvio Báez, e al nunzio apostolico Waldemar Stanisław Sommertag. Il 16 luglio vescovo di Estelí, Abelardo Mata, si è miracolosamente salvato da un agguato armato attribuito a forze paramilitari. La repressione del governo sandinista di Daniel Ortega è ormai apertamente diretta anche contro la Chiesa. «Ascoltando l’invito di Papa Francesco ad essere un ospedale da campo, molte delle nostre parrocchie hanno dato rifugio a quanti cercavano sicurezza e prestato soccorso ai feriti – spiega il porporato – Questo sicuramente non è piaciuto al governo. Così come non è piaciuta la nostra sollecitudine nel tentare di smantellare questa forza paramilitare».In un momento tanto delicato il cardinal Bremes rivolge un appello all’Occidente e in particolar modo ai cattolici, affinché il governo Ortega sia richiamato al rispetto verso la Chiesa e il popolo nicaraguense. «Al tempo stesso invito tutti a lanciare una catena di preghiera e a sostenere concretamente i nostri sacerdoti attraverso le intenzioni di Sante Messe. Molti dei ministri infatti, dovendo celebrare in privato, non ricevono offerte e dunque non hanno alcuna forma di sostentamento».«Siamo molto vicini alla Chiesa e al popolo nicaraguense, ai quali vanno la nostra solidarietà e le nostre preghiere», afferma Marco Mencaglia, responsabile internazionale ACS per i progetti in Nicaragua. «Nelle prossime settimane visiteremo il Paese latinoamericano al fine di individuare le più urgenti necessità e stanziare nuovi aiuti».

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Nicaragua: MEPs condemn brutal repression and demand elections

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

MEPs condemned the brutal repression and intimidation of peaceful protesters in Nicaragua, and called for credible elections there, in a vote on Thursday. In a non-legislative resolution, MEPs denounce the decline in democracy and the rule of law in Nicaragua over the last decade, as well as increased corruption, often involving relatives of President Daniel Ortega.The text, passed by 536 votes to 39, with 53 abstentions, notes that the EU-Central America Association Agreement states the need to respect the rule of law, democracy and human rights and asks the EU to assess possible measures. It also warns against the “serious political, economic and investment consequences” that might follow the breaches of human rights. Parliament stresses that the repression perpetrated by the Nicaraguan authorities, armed forces, police and violent groups close to the government against peaceful protestors opposing the social security reform has cost the lives of 84 people since mid-April, with more than 860 injured and over 400 arrested. It calls on Managua to immediately allow an international, independent and transparent investigation to prosecute those responsible. The resolution underlines that Mr Ortega, who has been President since 2007 and was, elected three times in succession, has remained in power thanks to the unlawful removal of the term limits enshrined in the Constitution, “in clear breach of the right to democratic elections”. The European Parliament demands an electoral reform that results in fair, transparent and credible elections that respect international standards. MEPs urge the Nicaraguan authorities to “set the stage for all opposing sides to discuss the situation” in the country. They underline that the full participation of the opposition, the depolarisation of the judiciary, an end to impunity and the plurality of the media are essential factors in restoring democratic order to the country.They deplore violations of media freedom, both before and during the protests, and call on the government to restore full media freedom and freedom of speech and to end harassment of journalists.Finally, the resolution stresses the urgent need to fight rampant corruption within Nicaragua’s political circles and expresses concern about the links between President Ortega and other conflicts in the region.

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