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Posts Tagged ‘nicolas sarkozy’

Tough choices for the next French president

Posted by fidest press agency su sabato, 5 Maggio 2012

This image shows Nicolas Sarkozy who is presid...

This image shows Nicolas Sarkozy who is president of France. The image was taken on the occasion of the award of the Charlemagne Prize in 2008 in Aachen, Germany. (Photo credit: Wikipedia)

Paris, Institut de l’entreprise, Paris-based liberal think tank, assessed the two main candidates’ election pledges. The institute stress tested them to see if they would withstand poor economic conditions. Based on a simulation model of public finances evolution, the analysis shows that Nicolas Sarkozy’s program is slightly more resilient than François Hollande’s. Nevertheless, the two candidates are over-reliant on much higher economic growth rates than observed in recent history. In order to fulfill their “zero deficit” objective by 2016-2017, and start lowering French debt, the next president, whether socialist or conservative, will probably have to renounce a part of his pledges and implement significant cuts in public spending, even more important than the ones made by the incumbent conservative majority since 2007. This will be difficult in a context where an important part of French population voted for populist parties which are explicit opponents to any policy of budgetary rigor. A simplified model of the Institut de l’entreprise simulation is available on our website (in French): http://www.debateco.fr/les-programmes-des-candidats-mis-lepreuve/flash See all the details of the study.

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The Economist in edicola domani

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2011

Questa settimana nella sezione Leaders:
• L’ editoriale sulla crescente importanza del ruolo dell’Islam nelle rivolte nei paesi arabi: Islam and the Arab revolution – Religion is growing in the Arab awakening. Westerners hold their nerve and trust democracy
• L’ aticolo su un possibile shutdown del governo americano, simile a quello verificatosi nel 1995-96: Time to stop play-acting and spit out the tea – The Republicans are not being serious about the deficit
• L’articolo sulla politica tedesca: A green revolution – Power may change the greens. That would be a good thing
• Una panoramica sulla situazione di Grecia, Portogallo ed Irlanda; The Economist argomenta come sia neccessario per questi tre paesi tagliare il loro indebitamento il prima possibile: They’re bust. Admit it – Greece, Ireland and Portugal should restructure their debts now Mentre nella sezione Europe: –  Altri due articoli sulla politica tedesca: A greener future? – Two state election have upturned German politics e Westerwelle wasted – The liberal party touches new depths. Time for a new leader? –  L’editoriale sui risultati delle elezioni provinciali francesi e Sarkozy: Giving the UMP the hump – Local election offer more reasons for Nicolas Sarkozy to worry about 2012-  L’ articolo sulla Spagna: Rising rage – Looming local election will be bad for Socialist and immigrants are alike –   La rubrica Charlemagne:The handicapped union – How the weakness of national leaders is paralysing decision-making in the European Union  Editor’s highlights.This week the Arab revolutions continue to command the world’s, and our, attention. So far, they have seemed secular in character; but that’s beginning to change. We report on the growing role of Islam in the revolts, as well as on the battle for Libya, a stand-off in Syria and promising developments in Tunisia. Also this week:
• A willow branch Cricket diplomacy between India and Pakistan
• The Obama doctrine The president’s approach to the world, as illustrated by Libya
• Greece, Ireland and Portugal They’re bust. Admit it
• Australia’s Dutch disease The consequences of the commodity boom
• The maths of war A formula for the shape of conflict
(from Beatrice Mozzi)

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Libia-Onu: passa la linea interventista

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2011

Yes We Can, No Weekend

Image by portmanteaus via Flickr

Dopo vari tentennamenti e pareri discordi il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato con dieci voti favorevoli e cinque astenuti la risoluzione 1973 per autorizzare la no fly zone sulla Libia allo scopo di proteggere le popolazioni locali dai bombardamenti ordinati da Gheddafi sui ribelli. Ciò, tuttavia, non prevede l’intervento militare. L’azione prevista nelle prossime ore è stata già concertata tra Barack Obama, Nicolas Sarkozy e il primo ministro britannico David Cameron. L’Italia, in questa fase, è stata esclusa dai contatti diretti dei capi di stato. Vi è stato solo un breve pour parler tra Berlusconi, La Russa e Giorgio Napolitano. In Libia Saif Gheddafi fa sapere che non teme l’intervento dell’Onu mentre i ribelli esultano. Si ha l’impressione che a questo punto stiano entrando in gioco le diplomazie dei diversi paesi nell’intento di fermare i combattimenti e di congelare le rispettive posizioni. Da ciò ne trae vantaggio Gheddafi in quanto con il suo recente blitz è riuscito a riconquistare quasi tutto il territorio libico e a farvi rientrare i pozzi di petrolio, la vera ricchezza del Paese. Nel frattempo, tuttavia, i combattimenti si intensificano tanto che a Misurata, e ad Ajdabiya, a 200 Km ad est di Tripoli, proseguono intensissimi i bombardamenti egli spari con armi pesanti. Intanto tra i paesi occidentali varie sono le posizioni. Il Canada fa sapere di essere pronto ad inviare i cacciabombardieri CF-18 per la messa in pratica della no fly zone, la Germania non nasconde i rischi e i pericoli di un simile intervento. La Norvegia offre la sua piena disponibilità ed è dello stesso avviso il Qatar ed è il primo paese arabo che si pronuncia a favore della risoluzione Onu. L’Italia pare defilarsi. La Russa, a sua volta, precisa che metterà a disposizione basi aeree e velivoli  (caccia F-16 e Eurofighter) e renderà operativa la base di Sigonella e come linea di riserva potrebbe far entrare in gioco anche Pantelleria e Lampedusa come basi logistiche.

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A Pierre Fabre la Legion d’Onore francese

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 settembre 2010

Il Dr. Pierre Fabre, che lo scorso 1° gennaio era stato insignito dell’onorificenza Gran Croce dell’Ordine della Legion d’Onore francese, si è visto conferire le insegne onorifiche dal Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy, nel corso di una cerimonia svoltasi all’Eliseo, presenti le massime cariche del mondo politico ed economico francese e i suoi familiari. Nel suo discorso, il Presidente della Repubblica ha salutato il Dr. Pierre Fabre come “l’archetipo del capitalismo familiare che capitalizza sul lungo termine nelle sue attività industriali per costruire un’azienda solida, duratura e indipendente, reinvestendo tutti gli utili nell’azienda stessa”.
Il Dr. Pierre Fabre, Farmacista in Castres (sud-ovest della Francia), è il fondatore del Gruppo che porta il suo nome e Presidente del Consiglio di Amministrazione di Pierre Fabre SA, la seconda azienda farmaceutica indipendente francese, leader nel campo dei prodotti cosmetici venduti in farmacia. Il Dr. Pierre Fabre è anche Presidente della Fondazione Pierre Fabre e Presidente della società Pierre Fabre Participations.
La quota maggioritaria del  Gruppo Pierre Fabre è detenuta da una Fondazione di utilità pubblica a seguito di un lascito del suo fondatore, il Dr. Pierre Fabre, nel 2009. Il Gruppo occupa circa 10 000 dipendenti nel mondo di cui più di 4 000 nel sud-ovest della Francia, centro nevralgico del Gruppo.  Nel 2009, il Gruppo Pierre Fabre ha realizzato un fatturato di 1,8 miliardi di Euro, di cui il 50% all’internazionale.www.pierre-fabre.com
Fondazione Pierre Fabre: Riconosciuta di utilità pubblica con decreto del Consiglio di Stato in data 6 aprile 1999, la Fondazione Pierre Fabre ha come scopo di permettere, alle popolazioni dei paesi in via di sviluppo, l’accesso alle cure e ai farmaci identificati dall’OMS come essenziali per la salute dell’uomo. Per assicurare la perennità del Gruppo e la sua indipendenza nel rispetto dei propri valori, il Dr. Pierre Fabre ha ceduto nel 2009 la quota maggioritaria del capitale del suo Gruppo alla Fondazione Pierre Fabre che detiene così il 65% dell’azienda. http://www.fondationpierrefabre.org

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Premio Mediterraneo a Nicolas Sarkozy

Posted by fidest press agency su sabato, 26 giugno 2010

Napoli 28 giugno alle ore 18.30 nella sede della Fondazione Mediterraneo – Maison de la Paix, in Napoli alla Via Depretis 130. La Fondazione Mediterraneo ha attribuito, in occasione dell’anno 2010, il “Premio Mediterraneo Istituzioni” – costituito dal “Totem della Pace” dello scultore torinese Mario Molinari – al Presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy, quale riconoscimento al suo progetto di associare i Paesi euromediterranei nella “Unione per il Mediterraneo”. Il Premio sarà ritirato dall’ambasciatore in Italia Jean-Marc de La Sablière, accompagnato da una delegazione della Repubblica Francese.  Nel suo messaggio il  Presidente Sarkozy ringrazia il presidente Capasso e ribadisce l’importanza da lui attribuita all’Unione per il Mediterraneo, affinche il Mediterraneo ritorni ad essere crocevia di culture e civiolizzazioni. “Sono convinto – conclude – che si tratta di un progetto collettivo che interessa non solo gli Stati ma anche le società civili, i cittadini e le imprese”.    http://www.euromedi.org/

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La Racaille: Le periferie contro lo Stato

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2010

Roma, martedì 15 giugno, ore 18.00 Feltrinelli Libri e Musica, Piazza Colonna 31/35 presentazione del libro di Graziella Mascia La Racaille Le periferie contro lo Stato (Collana Saggi, Formato 14 x 21, Pagine 150, Prezzo 10,00) L’autrice ne discute con Fausto Bertinotti Antonia Tomassini Introduce e coordina Paolo Franchi
Racaille, feccia: così l’aveva definita l’allora ministro degli Interni Nicolas Sarkozy. Di questa “feccia” facevano parte anche Zyed e Bouna, 17 e 15 anni, morti mentre scappavano, inseguiti dalla polizia. È la scintilla che fa scattare la rivolta nelle banlieues, cinque anni fa.  Le periferie popolari francesi in cui infuria la protesta sono state per molti anni luoghi di emancipazione e di esperienze di protagonismo sociale, ma i grandi processi di ristrutturazione economica ne hanno cambiato il volto. Oggi la storia delle banlieues racconta solo la violenza poliziesca e l’incontro mancato tra la sinistra e le ultime generazioni, che rifiutano tutte le forme di rappresentanza, anche quelle introdotte col ’68. Ecco perché quelle periferie costituiscono la chiave di lettura per capire i nuovi fenomeni legati al lavoro e denunciano drammaticamente il vuoto di democrazia di Europa. Il libro ci aiuta a vedere nell’universo della banlieue come si articolano le diseguaglianze, come le diverse cause che la generano pesano diversamente sui diversi segmenti della popolazione. Ed è nelle banlieues diseredate che nascono i conflitti, conflitti che la sinistra non è in grado di intercettare. Da dove ripartire allora? Dal lavoro, innanzitutto. Bisogna iniziare a considerare il lavoro come nuovo conflitto di civiltà, bisogna indagarlo come una realtà multipolare, bisogna analizzare le nuove forme di schiavitù. Ma bisogna, innanzitutto, ricostruire una nuova coalizione della lotta contro le diseguaglianze e tutte le forme di oppressione.
Graziella Mascia è presidente dell’associazione “Altra Mente – scuola per tutti”. Già dirigente nazionale del PRC, è stata consigliere comunale a Milano, consigliere regionale in Lombardia,   e Deputata alla Camera nella XIV  e nella XV legislatura, nel gruppo  del Partito della Rifondazione comunista – Sinistra Europea. Capogruppo nella 1° Commissione permanente – Affari Costituzionali, è stata relatrice di minoranza nel comitato  di indagine parlamentare sui fatti del G8 di Genova nel 2001,  e relatrice in aula della legge istitutiva della “Commissione nazionale per la promozione e la tutela dei diritti umani e il garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale”, approvata alla Camera dei Deputati il 4 aprile 2007. Pubblicista, ha collaborato con Liberazione e l’Humanité. Collabora con Gli Altri e la rivista Alternative per il socialismo. E’ vicepresidente del Partito della Sinistra Europea.

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Sarkozy riceve 50 capi di Stato africani

Posted by fidest press agency su domenica, 30 Maggio 2010

Nizza 31 maggio vertice tra il presidente francese Nicolas Sarkozy e 50 capi di Stato africani. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM), ha criticato la politica della Francia in Africa. Parigi sostiene molti regimi dittatoriali in Africa e, nonostante la sua notevole influenza, non sta facendo assolutamente nulla per promuovere una pace duratura nelle zone dove attualmente ci sono le peggiori crisi umanitarie. La promessa di Sarkozy di rompere finalmente con quella che storicamente è stata la politica sull’Africa di Parigi, fino ad oggi non è ancora stata mantenuta. In questo modo la garanzia d’accesso alle materie prime, interessi di potere, nepotismo e corruzione nella politica francese in Africa hanno ancora la priorità sui diritti umani. Il sostegno incondizionato della Francia all’autocrate presidente del Ciad, Idriss Déby, è costato la vita a decine di migliaia di persone che scappavano dal Darfur nella zona calda al confine con il Sudan occidentale. Con le sue posizioni Déby non fa’ altro che alimentare la guerra in Sudan. Ma Parigi non tollera alcun tipo di critica verso il regime dispotico che potrebbe contribuire alla democratizzazione del Ciad, che sarebbe fondamentale per fermare il genocidio nel Darfur. Parigi adotta la politica del silenzio anche riguardo alle sparizioni dei leader politici dell’opposizione in Ciad. In questo modo il governo francese si rende complice di un regime autoritario che calpesta regolarmente i diritti umani. Sarkozy aveva effettivamente promesso dopo il suo insediamento al potere nel 2007, di rendere la sua politica nei confronti dell’Africa più trasparente, di porre fine agli interventi militari e di ritirare la maggior parte dei soldati francesi di stanza nel continente africano. Tuttavia agli ambiziosi annunci sono seguiti come al solito ben pochi fatti. Nel febbraio 2008 Parigi è intervenuta militarmente in Ciad. Anche se in questo paese infuria una guerra civile, la Francia nel 2008 ha aumentato le vendite di armi in Ciad del 50% per un valore di 13 milioni di Euro. Il secondo maggior acquirente mondiale di armi francesi è il Marocco, con un valore di 874,3 milioni di Euro, necessari per garantire l’occupazione del Sahara Occidentale. Il Presidente Sarkozy riceve regolarmente a Parigi i dittatori di Libia, Tunisia, Gibuti, Algeria, Togo, Gabon e Camerun. Sempre nel marzo 2009, ha compiuto un viaggio in Niger per garantire il controllo di uranio da parte del gruppo nucleare francese AREVA. I Tuareg protestano da anni a causa delle contaminazioni radioattive e accusano AREVA di violare sistematicamente le più basilari norme sanitarie. Fino ad oggi non è ancora stato chiarito il ruolo della Francia e dell’azienda energetica AREVA nel rovesciamento del presidente del Niger, Mamadou Tandja, avvenuto nel febbraio 2010. Tandja aveva in precedenza scatenato le ire di Parigi per aver consentito ad aziende cinesi di accedere allo sfruttamento dei giacimenti di uranio.

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L’EPR risque l’accident nucléaire

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2010

Les 8 et 9 mars, Paris accueille une conférence internationale pour inviter 65 pays à se doter de la technologie nucléaire. Cette conférence sera ouverte par Nicolas Sarkozy et animée par le Directeur Général de l’AIEA. Il est scandaleux que la France continue ainsi à faire la promotion du nucléaire en général, et de l’EPR en particulier, alors même que la dangerosité de ce réacteur est aujourd’hui démontrée. Il faut donc abandonner immédiatement la construction de l’EPR en Finlande, en France et en Chine, et annuler impérativement le projet prévu à Penly. Le meilleur moyen d’éviter l’accident nucléaire reste la sortie du nucléaire. Le Réseau « Sortir du nucléaire » révèle des documents confidentiels, divulgués par une source anonyme interne à EDF. Ces documents démontrent que la conception de l’EPR implique un sérieux risque d’accident majeur – risque pris en conscience par EDF pour des raisons de calcul économique. Potentiellement sujet à un emballement dont les conséquences seraient incontrôlables, l’EPR s’avère donc extrêmement dangereux. Le Réseau “Sortir du nucléaire” a constitué un groupe d’experts pour analyser de façon approfondie ces documents, qui nous ont été envoyés très récemment. Voici les premiers enseignements que l’on peut en tirer, ils sont de première importance. Certains modes de pilotage du réacteur EPR peuvent provoquer l’explosion du réacteur à cause d’un accident d’éjection de grappes (qui permettent de modérer, d’étouffer la réaction nucléaire). Ces modes de pilotage sont essentiellement liés à un objectif de rentabilité économique, qui implique que la puissance du réacteur puisse être adaptée à la demande électrique. Ainsi, dans le but de trouver une hypothétique justification économique à l’EPR, ses concepteurs ont fait le choix de prendre le risque très réel d’un accident nucléaire. De plus, l’essentiel des arguments en faveur de l’EPR (puissance, rendement, diminution des déchets, sûreté accrue) s’avèrent faux. EDF et Areva ont tenté de modifier le pilotage du réacteur : ces efforts n’ont pas abouti à des parades éliminant cette classe d’accidents. L’Autorité de Sûreté Nucléaire (ASN) a semble-t-il été tenue à l’écart de ces questions. Il semble donc bien que la conception de l’EPR accroisse le risque d’un accident de type Tchernobyl, qui entraînerait la destruction de l’enceinte de confinement et la dispersion massive de radionucléides dans l’atmosphère.

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