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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 341

Posts Tagged ‘nicotina’

Relazione tra diabete e nicotina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

Un interessante lavoro pubblicato su Nature recentemente mette in relazione diretta lo sviluppo del diabete con l’abitudine e la dipendenza da nicotina, individuando un legame diretto tra il pancreas e una regione cerebrale, l’abenula mediale. È ormai noto che i fumatori abbiano un aumentato rischio di sviluppare diabete, ma fino ad oggi non ne era nota la causa. Lo studio in questione ha permesso di dimostrare l’esistenza di un asse diretto tra un gruppo di neuroni, localizzati nell’abenula mediale, che presenta dei recettori per la nicotina e le cellule del pancreas che regolano il metabolismo del glucosio e quindi dell’insulina, attraverso un fattore di trascrizione – proteina che si lega con specifiche sequenze di DNA regolando la trascrizione dei geni – denominato TCF7L2, fortemente presente nelle stesse cellule dell’abenula mediale. Questo fattore regola a sua volta un ormone (GLP-1) che modula la secrezione di insulina dal pancreas.“Questo studio – afferma il Prof. Antonio Pisani, specialista della Società Italiana di Neurologia – è la prova che nell’uomo esiste una regolazione diretta, da parte di specifiche aree cerebrali, del metabolismo glicidico, e che questo “asse” diretto venga modificato dal consumo di nicotina”.Mediante tecniche avanzate di biologia molecolare, i ricercatori hanno dimostrato che l’assenza di di questo fattore di trascrizione, in un gruppo di topi mutanti, non dà luogo allo sviluppo di alterazioni del metabolismo del glucosio nel sangue. Inoltre, attraverso un sistema di mappatura, iniettando un tracciante fluorescente nel pancreas, hanno osservato che tale tracciante si andava a localizzare proprio nell’ area cerebrale indicata. Per approfondire questa tematica saranno sicuramente necessari ulteriori studi sperimentali e sull’uomo, ma l’osservazione fatta da questo gruppo di ricercatori pone le basi sia per spiegare l’osservazione clinica, sia per disegnare strategie di profilassi e di terapie specifiche per un nuovo target.

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Studio su nicotina e rigidità dell’aorta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 agosto 2016

cardiology congress-2016Roma In corrispondenza con una diagnosi di malattia cardiaca è quasi d’obbligo, se fumatori, di sentirsi caldeggiare di smettere con le sigarette. Cuore e nicotina sono acerrimi nemici e studi sui benefici dalla cessazione hanno mostrato benefici a breve termine sui parametri cardiaci. Il fumo infatti è la causa principale di infarto e di malattie coronariche in uomini e donne e si associa al 30% delle morti causate da malattie coronariche, ad un aumentato rischio di morte improvvisa, ad una aumentata mortalità peri operatoria in pazienti con by pass coronarico.
Sebbene il consumo di tabacco sia la prima causa di morte eliminabile, attualmente nel mondo vi sono oltre un miliardo di fumatori. “Nello studio INTERHEART, spiega Leonardo Bolognese – Direttore Cardiologia ospedale di Arezzo – il fumo di sigaretta era responsabile del 35.7% del rischio attribuibile su popolazione per un primo infarto miocardico acuto. Dati più recenti indicano che nel 2011 il fumo è stato direttamente responsabile nel mondo della morte di 6 milioni di persone, di cui ben 600 000 all’anno per esposizione a fumo passivo. Secondo i calcoli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nei fumatori la percentuale di decessi attribuibili al consumo di tabacco varia tra il 25% e il 50% e, in media, ogni fumatore abituale perde circa 15 anni di vita”. Smettendo di fumare il rischio si riduce dopo solo un anno di astinenza. Dopo 20 anni diventa simile, ma sempre un po’ superiore a quello di chi non ha mai fumato. Continuare a fumare dopo un evento vascolare acuto aumenta notevolmente le possibilità di recidiva. L’indagine Euroaspire IV della Società Europea di Cardiologia, condotta in 78 centri cardiologici di 24 Paesi sul continente che nel biennio 2012-2013 ha revisionato oltre 16 mila cartelle cliniche e monitorato salute e abitudini di 8 mila europei dopo un acuto evento coronarico ha dimostrato che almeno un paziente su due che fumava prima dell’infarto del miocardio e continuava a farlo anche dopo. Altro aspetto di grande attualità di cui tenere conto è che il fumo di tabacco depotenzia l’efficacia di molti farmaci utilizzati dai cardiopatici.
ospedale garibaldi cataniaEppure i fumatori colpiti da un evento cardiovascolare acuto ricominciano a fumare nel giro di qualche mese. “Dati recenti – spiega Michele Gulizia – Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania – che rispecchiano maggiormente la realtà italiana, riportano che oltre la metà dei fumatori dimessi dopo sindrome coronarica acuta riprende a fumare e gran parte lo fa già nelle prime 3 settimane dopo la dimissione. I fumatori mostrano un rischio di nuovi eventi acuti nel primo anno di 3 volte superiore a coloro che abbandonano le ’bionde’, mentre in chi riprende nei primi 10 giorni dalla dimissione il rischio è addirittura quintuplicato”.
“L’abitudine al fumo, aggiunge Franco Romeo – Direttore Cardiologia Policlinico Tor Vergata di Roma – ha tra i suoi effetti nocivi l’aumento della rigidità dell’aorta (la più importante arteria del corpo umano) che rappresenta un importante predittore del rischio cardiovascolare di mortalità per tutte le cause”. Nonostante la direzione sia quella di aiutare il fumatore a cessare la propria dipendenza con un aiuto guidato dell’elettronica, l’effetto di questo dispositivo sullo stato di salute dell’aorta però non era stato ancora studiato nel dettaglio”. Hanno pensato di indagare questo specifico aspetto i medici e ricercatori dell’Hippokration General Hospital di Atene che hanno valutato l’effetto del fumo elettronico e di quello tradizionale su questo grande vaso. L’analisi è avvenuta su 24 soggetti senza altri fattori di rischio se non il fumo di sigaretta: ogni partecipante è stato visitato in quattro differenti occasioni tor vergata universitàdurante le quali ha fumato una sigaretta ogni 5 minuti, una sigaretta elettronica ogni 5 minuti e poi di nuovo la e-cig ogni 30 minuti. Le prime due simulazioni servivano a fare un paragone diretto con il rateo di rilascio di nicotina tra i due dispositivi, mentre la terza simulava il modello comune con cui viene fumata l’elettronica e in cui i livelli plasmatici di nicotina sono paragonabili a quelli del fumo di sigaretta ogni 5 minuti. Infine, è stata misurata la velocità delle pulsazioni delle carotidi-femorali (PWV) usate per stimare la rigidità del grande vaso.
Entrambi i tipi di fumo hanno determinato un incremento in entrambi i valori, sistolici e diastolici della pressione sanguigna, e le differenze non sono state significative tra uno e l’altro, ma la sigaretta elettronica ha avuto un effetto più debole nell’aumento del PWV a 5 minuti e comparabile a quello delle bionde se usata ogni 30 minuti (p=0.030). Questo effetto specifico quindi suggerisce che in pazienti selezionati la sigaretta elettronica debba essere usata sotto controllo medico e non come strumento alternativo di fruizione del fumo, bensì come passaggio verso l’utilizzo senza nicotina. È proprio questo l’elemento nocivo da cui allontanarsi.
Ma la sigaretta elettronica, strumento di grande interesse nella gestione clinica della ‘risk reduction’, ha certamente il pregio di eliminare almeno due letali componenti del fumo di tabacco: il catrame ed il monossido di carbonio. Il primo contiene almeno 83 elementi cancerogeni è possiede una azione diretta sulla salute dell’endotelio, mentre il monossido di carbonio sottrae ossigeno dal sangue determinando una sofferenza al muscolo cardiaco.
Nei fumatori resistenti che hanno avuto un evento vascolare cardiaco acuto e che non riescono a smettere di fumare la sigaretta elettronica costituisce una buona arma per ridurre consistentemente i rischi relativi a catrame e monossido di carbonio. Il Ministero della Salute della Gran Bretagna considera la tossicità media della sigaretta elettronica (indipendentemente da uno specifico modello) del 95% inferiore alla normale sigaretta. Ridurre precocemente la somministrazione di nicotina nei fumatori elettronici puri aumenta la possibilità di un ritorno al più dannoso fumo di sigaretta.

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Gb, e-Cigarettes saranno farmaci dal 2016

Posted by fidest press agency su sabato, 15 giugno 2013

L’agenzia regolatoria britannica (Medicines and healthcare products regulatory agency – Mhra), in seguito ai dubbi sorti sulla qualità delle sigarette elettroniche, ha decretato che a partire dal 2016 saranno registrate come medicinali non da prescrizione. «Metterle al bando non ci è sembrata un’opzione, dal momento che l’alternativa per gli utenti sarebbe continuare o ricominciare a fumare le sigarette tradizionali» ha detto Jeremy Mean, a capo del gruppo di vigilanza e gestione del rischio dei medicinali dell’Mhra. Per registrare le sigarette elettroniche i produttori dovranno certificarne la qualità e dimostrare che rilasciano la quantità corretta di nicotina, ma non dovranno effettuare trial clinici; in cambio potranno riportare sui loro prodotti claim per la disassuefazione dal fumo e i medici potranno prescriverli per questo scopo. Intanto pare che alcuni farmacisti abbiano fatto scorte di e-Cig contenenti nicotina, non ci sono dichiarazioni ufficiali in merito, ma la Royal pharmaceutical society suggerisce alle farmacie di attendere l’arrivo sul mercato dei prodotti regolarmente registrati prima di procedure con eventuali approvvigionamenti. La normativa apporterà modifiche sostanziali all’attuale regime di libera vendita, come spiega Mean «una volta registrate le e-Cig potranno essere pubblicizzate solo per la disassuefazione o la riduzione del fumo di tabacco e non più come “scelta di stile”. Inoltre dal 2016 i farmacisti che sceglieranno di vendere le sigarette elettroniche potranno essere certi della loro sicurezza e qualit&agrav e;». Al momento c’è già chi si è portato avanti: Nicoventures, una compagnia del gruppo British american tobacco, ha presentato una domanda di registrazione all’Mhra. Critico, invece, Michael Ryan, presidente di Zandera, uno dei maggiori venditori di sigarette elettroniche che si è detto «favorevole alle misure per rinforzare gli standard dei prodotti…purchè si continui a riconoscerne la libera vendita»; nello specifico sarebbe opportuno registrare le e-Cig come Gls (general sales list), per consentirne la vendita anche negli esercizi privi di un farmacista, piuttosto che come Pharmacy medicine, «perché per noi i fumatori non sono malati, ma solo persone con un’abitudine» ha concluso Ryan.(fonte farmacista33)

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La nicotina espande la memoria, ma rimangono i rischi del fumo

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2012

Nicotina

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La nicotina espande la memoria, ma rimangono i rischi del fumo
(Centro Maderna) La nicotina è in grado di espandere le capacità della “memoria di lavoro” o “working memory”, cioè la memoria a breve termine che permette di agire in maniera controllata in base agli stimoli e alle informazioni provenienti dall’ambiente circostante. Questa analisi emerge da uno studio realizzato dall’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Milano-Segrate in collaborazione con Alice Mado Proverbio, docente di Psicobiologia dell’Università di Milano-Bicocca. L’indagine è stata presentata a Washington, al Congresso mondiale della Society for Neuroscience. Il dato emerso dalla ricerca potrebbe avere applicazione nella cura di patologie neurodegenerative, come il morbo di Alzheimer o quello di Parkinson ma che, non deve rappresentare l’alibi per la dipendenza da sigarette, che continua ad essere dannosa per la salute. Grazie ad una tecnica di tomografia chiamata Loreta (Low resolution electromagnetic tomography) che sfrutta ben 128 sensori bioelettrici, gli scienziati italiani hanno potuto controllare l’attività neuronale delle persone che si sottoponevano al test. In questo modo hanno dimostrato che i neuroni frontali e prefrontali dell’emisfero destro hanno un ruolo fondamentale nella gestione dell’aumento del carico di lavoro sul cervello. E soprattutto che i livelli aumentati di nicotina possono espandere la “working memory”. (News del 12 /01/2012)

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Fumo, per smettere meglio la volontà degli aiuti esterni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2012

English: Author - John Henkel, from the Food a...

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Non servono quanto ci si attendeva i sostituti della nicotina, per smettere di fumare, e nemmeno il sostegno psicologico sembra capace di fare una grande differenza. Sono le conclusioni di uno studio pubblicato su Tobacco Control condotto dall’Istituto per la salute pubblica dell’università di Harvard su 787 persone. I volontari dello stato del Massachusetts erano sì riusciti a smettere di fumare nel corso della ricerca ma avevano anche avuto delle ricadute nel vizio: due volte più frequenti per coloro che si affidavano ai prodotti a base di nicotina (gomme, cerotti e spray nasali). Secondo l’analisi dei dati della ricerca statunitense, le terapie di sostituzione della nicotina (in inglese Nrt, Nicotine replacement therapies) possono essere d’aiuto per smettere di fumare ma non garantiscono risultati duraturi, nemmeno se affiancati da un opportuno sostegno motivazionale. Insomma per mantenersi alla larga dal vizio del fumo nel lungo periodo occorre buona volontà. Quindi secondo Gregory Connolly, co-autore dello studio «la Food and Drug Administration dovrebbe limitarsi ad approvare solo quei presidi farmaceutici che sono realmente efficaci e che effettivamente aiutano a smettere di fumare sul lungo termine abbassando progressivamente la nicotina in modo da ridurre la dipendenza dalle sigarette».(fonte farmacista33)

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La nicotina blocca l’appetito

Posted by fidest press agency su domenica, 12 giugno 2011

Perché molti dei fumatori sono magri e perché quando si smette di fumare si mette su qualche chilo? Un team di scienziati americani del Baylor College of Medicine di Houston (Stati Uniti) hanno trovato la risposta alla domanda. I ricercatori, coordinati da Marina Picciotto della School of Medicine dell’Università di Yale di New Haven (Stati Uniti), hanno scoperto che la nicotina agisce su alcune parti del cervello, inibendo il senso della fame. In pratica, il fumo di sigaretta si lega a dei recettori per la nicotina noti come alpha3beta4 localizzati nei neuroni dell’ipotalamo. L’ipotalamo, a sua volta, rielabora i segnali inviati dallo stomaco per sapere se l’organismo ha o meno bisogno di altro cibo. Ora, almeno nei topi, se questi recettori vengono legati dalla nicotina, si innescano dei meccanismi che bloccano la fame. Spiega Mariella De Biasi, coautrice dello studio: “Questi risultati aprono la strada alla ricerca di terapie per smettere di fumare senza ingrassare. Per molti la prospettiva di ingrassare è un deterrente a smettere di fumare, ma i farmaci che stimolano il recettore alpha3beta4 potrebbero limitare l’aumento di peso”. Come tiene a precisare la suddetta ricerca e Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” al contrario, questo non vuole essere un invito a fumare. Dimagrire grazie alla nicotina non significa “da domani prenderò il vizio delle bionde”. Ricordatevi sempre tutti i buoni motivi per non prendere mai questo vizio!

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Effetti della nicotina

Posted by fidest press agency su sabato, 29 gennaio 2011

Un motivo in più per smettere di fumare. La nicotina, componente attiva del tabacco, altera la capacità dei neuroni di comunicare tra loro e di elaborare le informazioni con conseguente riduzione della nostra capacità di prestare attenzione. È questo il risultato di uno studio sperimentale condotto dal team di neurobiologi della Sissa coordinati da Enrico Cherubini e pubblicato sulla rivista The Journal of Neuroscience. In particolare, gli scienziati della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste hanno dimostrato che una piccola quantità di nicotina – quella presente nel sangue dopo aver fumato due sigarette – è in grado di inibire il funzionamento degli interneuroni dell’ippocampo, regione del cervello essenziale per l’apprendimento e la memoria, alterando le nostre funzioni cognitive. Gli interneuroni sono neuroni che fanno sinapsi con altri neuroni e formano circuiti locali: modulando l’impulso nervoso, regolano
l’azione delle cellule principali affinché riescano a gestire gli impulsi sensoriali.
Nel corso del suo dottorato di ricerca alla Sissa, Marilena Griguoli ha testato il comportamento di queste cellule stimolandole con specifiche sostanze chimiche e ha potuto constatare come gli interneuroni O-LM (oriens-lacunosum moleculare) dell’ippocampo risentono negativamente anche di esigue concentrazioni di nicotina.
Fumatori, dunque, siete avvertiti: le “bionde” riducono le vostre funzioni cognitive alterando la ritmogenesi, che è di cruciale importanza per l’elaborazione delle informazioni nel cervello.

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