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L’UNHCR chiede accesso ai rifugiati che si trovano al confine tra Algeria e Niger

Posted by fidest press agency su domenica, 6 gennaio 2019

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, è preoccupata per la sicurezza delle persone vulnerabili provenienti da Siria, Yemen e Palestina che sarebbero bloccati al confine meridionale dell’Algeria con il Niger.L’UNHCR è stata informata di un gruppo di circa 120 siriani, palestinesi e yemeniti che, dopo un periodo di detenzione nel centro di Tamanrasset nel sud dell’Algeria, è stato trasferito in un’area vicina al valico di frontiera di Guezzam il 26 dicembre.Di questo gruppo, alcune persone sono già note all’UNHCR come rifugiati registrati fuggiti da conflitti e persecuzioni o affermano di aver cercato protezione internazionale in Algeria.Secondo le informazioni rese disponibili all’UNHCR, 20 individui restano attualmente bloccati nel deserto ed esposti alle intemperie, a tre chilometri dal valico di frontiera di Guezzam. Le altre 100 persone che sono state portate al confine risultano disperse.L’UNHCR è in contatto con le autorità algerine per questa vicenda e chiede di ottenere l’accesso ai rifugiati per valutare i loro bisogni di protezione. Tuttavia, alla luce del resoconto dei media in Algeria, in cui si afferma che queste persone sono state trasferite al confine in accordo con l’UNHCR, desideriamo chiarire che l’Agenzia non ha avuto nessun coinvolgimento.Dato l’urgente imperativo umanitario di fornire assistenza a coloro che sono bloccati al confine, l’UNHCR fa appello alle autorità algerine per ottenere l’accesso alle persone in fuga, per rispondere ai loro bisogni umanitari, identificare coloro che hanno bisogno di protezione internazionale e garantire la loro sicurezza.Riconoscendo le sfide affrontate dall’Algeria nel rispondere a flussi migratori misti, l’UNHCR mantiene regolari comunicazioni con le autorità per affrontare la situazione dei rifugiati e dei richiedenti asilo, che possono essere oggetto di arresto e allontanamento.
L’Algeria ha aperto le sue porte a circa 50.000 rifugiati siriani che hanno cercato sicurezza nel paese e chiediamo alle autorità di estendere questa ospitalità a coloro che ne hanno bisogno.Mentre la gestione delle frontiere rimane una prerogativa sovrana di tutti i governi, l’UNHCR ribadisce che la sicurezza delle frontiere e la protezione internazionale non si escludono a vicenda.L’UNHCR sottolinea che qualsiasi persona la cui vita è a rischio nel proprio paese di origine deve essere in grado di accedere al territorio e chiedere asilo in un paese sicuro, e che ogni richiesta di asilo dovrebbe essere considerata individualmente.

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Il numero di rifugiati maliani in Niger ha raggiunto il picco più alto da quando è scoppiato il conflitto, nel 2012

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]Migliaia di rifugiati sono fuggiti dal Mali orientale nelle ultime settimane, nonostante un accordo di pace tra il governo, una milizia lealista e una coalizione Tuareg ribelle sia stato firmato lo scorso giugno.Sebbene infatti la firma dell’Accordo di Algeri abbia segnato un importante passo avanti nel processo di pace in diverse zone del Mali, non ha fermato il flusso di persone verso il Niger. Questo sviluppo inaspettato desta preoccupazione e sta mettendo a dura prova la nostra operazione in Niger. Le persone che stanno arrivando in Niger dicono di essere fuggite da situazioni d’illegalità, estorsioni, di scarsità di cibo, di rivalità tra tribù, da scontri tra pastori e contadini e dal vuoto di potere che si è creato nell’est del paese in assenza di un governo forte, ma con una forte presenza militare.I rifugiati maliani in Niger erano circa 50.000 nel 2012-2013, al culmine della guerra civile, che si è conclusa quando francesi e maliani hanno sconfitto le forze ribelli. Dopo le elezioni presidenziali del 2013, l’UNHCR ha aiutato circa 7.000 rifugiati maliani a rimpatriare dal Niger.All’inizio dell’anno, erano 47.449 i rifugiati maliani registrati residenti in Niger, di cui circa 5.000 erano rifugiati urbani ad Ayorou e nella capitale Niamey, mentre il resto si trovava nei cinque campi per rifugiati delle regioni di Tillabéri e Tahoua.Il numero di arrivi è, però, cominciato ad aumentare durante l’anno, raggiungendo un nuovo picco a ottobre e inizio novembre, quando circa 4.000 rifugiati maliani hanno attraversato le regioni scarsamente popolate dell’est per raggiungere il Niger. Questo ha portato il numero totale di rifugiati registrati ad un record, pari a 54.000 presenze all’inizio di novembre, mentre altre 3.000 persone sono in attesa di registrazione.La maggioranza dei nuovi arrivati proviene dalle zone rurali delle regioni di Menaka e Anderaboukane. A Inates, dove di recente sono arrivati più di 2.000 maliani, alcune donne rifugiate hanno riferito di essere fuggite dai combattimenti tra le tribù di Idourfane e Daoussak. Hanno detto che i loro animali sono stati rubati, i loro bambini non potevano andare a scuola e le strutture pubbliche erano state danneggiate in assenza delle autorità nazionali.La situazione di perenne insicurezza delle zone rurali vicino Menaka e Ansongo ha avuto un impatto negativo anche sulla sicurezza alimentare della popolazione. Per coloro che dipendono dall’allevamento, l’accesso limitato ai terreni dei pascoli rappresenta una minaccia che mette a rischio la loro sussistenza. Fuggire in Niger in questi casi può rispondere ad una strategia di sopravvivenza.Nei campi per rifugiati in Niger, le abitazioni in tende sono state sostituite da case di fango, il che indica che le persone non si aspettano più di tornare nel proprio paese in tempi brevi. Il numero di persone che vogliono tornare nel Mali è irrisorio rispetto a quelli che si dirigono verso il Niger. Nei primi 10 mesi, abbiamo facilitato il rimpatrio volontario di 953 rifugiati. Nonostante questi ritorni, il numero di nuovi arrivi e l’aumento della popolazione rifugiata ha incrementato il numero totale di rifugiati di oltre il 10 per cento.Questo nuovo flusso e le cifre senza precedenti di rifugiati maliani rappresentano le sfide principali dell’UNHCR, che ha visto una continua riduzione dei fondi per le sue operazioni nella regione. La situazione che ci troviamo ad affrontare si sta evolvendo in una direzione opposta a quella che ci si aspettava: sta diventando infatti una condizione permanente piuttosto che un’emergenza.Tuttavia, per far fronte a questa sfida, i fondi a disposizione sono passati da 300 dollari a persona nel 2013 a meno di 150 nel 2016. Il fatto che diverse ONG che avevano fondi propri da investire abbiano lasciato il paese e che anche il supporto delle altre agenzie ONU è venuto meno, sta mettendo a dura prova la capacità del Niger di assorbire questo ulteriore flusso.Inoltre, quest’ultimo flusso arriva in un momento in cui l’UNHCR stava pianificando le operazioni di rimpatrio volontario delle persone o di supporto a percorsi di autosufficienza in Niger. I risultati fin qui raggiunti nei campi, compresi le iscrizioni alla scuola superiore, un buon livello di nutrizione e bassi livelli di povertà, sono ora minacciati dai nuovi arrivi e dal calo dei finanziamenti.

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Africa: istruzione adolescenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 aprile 2012

Negli ultimi 20 anni, gli adolescenti hanno beneficiato di progressi nel campo dell’istruzione e della salute pubblica. Tuttavia, secondo un nuovo rapporto UNICEF, le necessità di molti adolescenti vengono trascurate, e ogni anno più di 1 milione perde la vita e decine di altri milioni non frequentano la scuola.Secondo il Rapportoin Africa sub-sahariana, il numero di adolescenti sta ancora crescendo e si prevede che, entro il 2015, sarà l’area al mondo con il maggior numero di adolescenti. Solo la metà dei bambini nell’Africa sub-sahariana completa la scuola primaria e l’occupazione giovanile è bassa. Il nuovo rapporto UNICEF “Progress for Children-a report card on adolescent” mette in evidenza altre conseguenze allarmanti dei benefici di un progresso che non ha raggiunto equamente il totale di 1,2 miliardi di adolescenti (le Nazioni Unite definiscono l’adolescenza un’età compresa tra i 10 e 19 anni). “Gli svantaggi dovuti alla povertà, alla propria condizione sociale, o appartenenza di genere o alla disabilità impediscono a milioni di adolescenti di realizzare il loro diritto ad avere un’istruzione di qualità, di ottenere assistenza sanitaria, protezione e partecipazione”, ha dichiarato il Vice Direttore generale dell’UNICEF Geeta Rao Gupta. “Questo rapporto rafforza la nostra comprensione dei problemi che affliggono gli adolescenti più poveri e svantaggiati. E’ tempo di soddisfare i loro bisogni, non dobbiamo lasciarli indietro “. Dati del rapporto- Ogni anno 1,4 milioni di adolescenti muoiono a causa di incidenti stradali, complicazioni dovute al parto, suicidi, AIDS, violenze e altre cause. In Africa, le complicazioni durante la gravidanza e il parto sono la principale causa di morte per le ragazze tra i 15 ai 19 anni. In un sondaggio effettuato nella Repubblica Democratica del Congo, il 70% delle ragazze sposate tra i 15 e i 19 anni ha detto di aver subito violenza dall’attuale (o ex) partner o coniuge. Oltre un terzo delle donne tra i 20 e i 24 anni nei paesi in via di sviluppo si sono sposate a 18 anni e circa un terzo di queste si sono sposate a 15 anni. In Niger, la metà delle giovani donne di età compresa tra i 20 e i 24 anni ha partorito prima di aver compiuto 18 anni. Globalmente, il 90% dei bambini in età scolare è iscritto alle scuole elementari. Pur con dei miglioramenti a livello mondiale, il tasso di iscrizione alla scuola secondaria rimane comunque basso nei paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa e in Asia. Molti alunni in età scolare secondaria frequentano le elementari. L’Africa Sub-sahariana ha i peggiori indicatori nell’istruzione secondaria di qualsiasi regione. In tutto il mondo, 71 milioni di bambini non vanno a scuola e 127 milioni di giovani tra i 15 ei 24 anni sono analfabeti – la maggior parte in Asia meridionale e Africa sub-sahariana.
Il rapporto sottolinea l’importanza di attuare interventi, programmi e politiche a sostegno dei diritti di tutti gli adolescenti. L’adolescenza è una fase critica dell’infanzia in cui il giusto investimento può interrompere il ciclo della povertà e portare vantaggi economici, sociali e politici a adolescenti, comunità e nazioni. Secondo il rapporto UNICEF, gli adolescenti devono essere riconosciuti come veri agenti di cambiamento nelle loro comunità. Programmi e politiche devono proteggere gli adolescenti e i bambini, ma anche riconoscere la loro capacità di creatività, innovazione, le loro energie- per risolvere i loro problemi.

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Ostaggi europei nelle mani di Al Qaeda

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 dicembre 2010

A tre mesi dal rapimento di sette collaboratori di imprese nucleari francesi da parte di Al-Qaeda Maghreb le popolazioni Tuareg subiscono sempre più la crescente militarizzazione del Sahara. In seguito al rapimento avvenuto lo scorso 16 settembre ad Arlit nel Niger settentrionale la cosiddetta lotta al terrorismo è stata massicciamente rafforzata in tutta la regione. La paura di violenze e ulteriori rapimenti ha causato il crollo del settore turistico che finora costituiva la principale fonte di introiti per le popolazioni Tuareg del deserto. I documenti recentemente pubblicati da Wikileaks chiariscono la natura della cooperazione alla sicurezza tra l’Algeria e gli Stati Uniti. Nonostante il governo algerino rifiuti ufficialmente qualsiasi intervento militare straniero nel Sahara ha comunque concesso ai velivoli ricognitori statunitensi il diritto a sorvolare la zona. Sempre secondo i documenti di Wikileaks, i voli statunitensi dovrebbero contribuire a scoprire i nascondigli di Al-Qaeda Maghreb (AQMI). I sette ostaggi – cinque francesi, un cittadino del Madagascar e uno del Togo – molto probabilmente vengono trattenuti nella regione montagnosa di Timétrine, nel Mali nordoccidentale. Per la loro liberazione i rapitori chiedono trattative dirette tra la Francia e Osama Bin Laden e il ritiro delle truppe francesi dall’Afghanistan. Il dramma dei rapimenti ha conseguenze drammatiche anche per le popolazioni Tuareg. Non solo ha causato la distruzione della loro base economica ma comporta anche una drastica limitazione della libertà di movimento per questa popolazione di semi-nomadi e commercianti. Con il sostegno degli eserciti statunitense e francese, gli eserciti della Mauritania e del Mali hanno massicciamente rafforzato i pattugliamenti, i blocchi stradali e le azioni militari nella regione. Ciò nonostante la conclusione del drammatico rapimento sembra purtroppo essere ancora lontana. Ma anche quando la vicenda sarà risolta, la situazione nel Sahara non tornerà mai più come prima: il deserto del Sahara si profila ormai come una delle regioni centrali della lotta internazionale al terrorismo. In questo scenario l’unica cosa certa è che i Tuareg, qualunque cosa accada, saranno le prime vittime del nuovo sviluppo internazionale. L’APM comunque non crede che la comunità internazionale possa battere AQMI sul piano militare. Troppi sono gli interessi dei paesi confinanti affinché la regione continui ad essere instabile. L’Algeria ad esempio mira ad essere riconosciuta come nuova potenza regionale mentre in Mali e in Niger gli alti ranghi militari approfittano della situazione per arricchirsi con il traffico illegale di persone e stupefacenti. Entrambi i paesi temono una nuova ribellione dei Tuareg impoveriti – ribellioni che in tempi di guerra al terrorismo non avrebbe alcuna speranze di successo.

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Niger: Save the Children

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2010

Tantissimi bambini al di sotto dei cinque anni stanno compiendo viaggi epici in Niger con le loro famiglie, per raggiungere le grandi città dove tentano di sfuggire alla fame  elemosinando nelle strade. La povertà e la mancanza di cibo nei villaggi rurali hanno costretto numerose famiglie con i loro figli a percorrere migliaia di chilometri per raggiungere la capitale, Niamey. La siccità ha provocato una progressiva desertificazione, con la conseguente scarsità di raccolti e una forte innalzamento dei prezzi alimentari che in alcune zone hanno toccato picchi di aumento del 30%. Le famiglie più indigenti, pertanto, impossibilitate a seminare o a comprare cibo sufficiente, stanno lottando per la sopravvivenza. In base alle ultime stime, sarebbero ben 7,1 milioni le persone che non hanno abbastanza cibo, mezzo milione in più delle precedenti stime. La crisi alimentare in Niger rischia di diventare una silenziosa emergenza che minaccia la sopravvivenza dei bambini. Il Niger presenta già uno dei più alti tassi al mondo di decessi infantili – un bambino su sei non arriva al quinto anno d’età – e metà di queste morti sono legate a stati di malnutrizione. Il peggioramento della crisi alimentare nel Paese sta mettendo ulteriormente a rischio le vite di molti bambini. Save the Children ha esteso la sua attività nelle aree rurali di Zinder, Maradi e Diffa. L’Organizzazione, inoltre, sta fornendo mensilmente denaro contante per aiutare le famiglie a tirare avanti fino al prossimo raccolto e per curare i bambini malnutriti. http://www.savethechildren.it/fondoemergenze

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L’uranio di Areva sta uccidendo il Niger

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 maggio 2010

Greenpeace diffonde oggi un’inchiesta in cui rivela come l’estrazione di uranio dalle miniere di Areva, il gigante dell’energia nucleare (società che possiede la tecnologia dell’EPR le centrali che il governo vuole costruire in Italia) sta mettendo in serio pericolo la popolazione del Niger, uno dei paesi più poveri dell’Africa. «La radioattività crea più povertà perché causa molte vittime. Ogni giorno che passa siamo esposti alle radiazioni e continuiamo a essere circondati da aria avvelenata, terra e acqua inquinate, mentre Areva fattura centinaia di milioni di dollari grazie alle nostre risorse naturali» testimonia Almoustapha Alhacen, Presidente della Ong locale Aghir in’Man. Le analisi di Greenpeace mostrano che in quattro casi su cinque la radioattività nell’acqua supera i limiti ammessi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nonostante questo, l’acqua viene distribuita alla popolazione. L’esposizione alla radioattività causa anche problemi delle vie respiratorie e non a caso nella regione delle miniere di Areva i tassi di mortalità legati a problemi respiratori sono il doppio che del resto del Paese. Inoltre, le ONG locali accusano gli ospedali, controllati da Areva, di aver nascosto molti casi di cancro. «Sono paesi come il Niger a scontare la follia nucleare dell’occidente. – Spiega Andrea Lepore, responsabile della campagna nucleare di Greenpeace – Anche l’Italia si appresta a costruire le sue centrali con Areva e questo è l’ennesimo drammatico risvolto dell’atomo». La metà dell’uranio di Areva proviene da due miniere del Niger, paese che rimane poverissimo nonostante da oltre quarant’anni sia il terzo produttore di uranio al mondo. Areva ha firmato un accordo per iniziare a scavare una terza miniera tra il 2013 e il 2014. Areva si presenta come una società attenta all’ambiente, ma il Niger ci rivela una verità ben diversa. Greenpeace chiede che venga svolto uno studio indipendente in Niger, sulle miniere e le città circostanti, seguito da una completa bonifica e decontaminazione. Devono essere attivati i  controlli necessari per garantire che Areva rispetti le normative internazionali di sicurezza nelle sue operazioni, tenendo conto del benessere dei lavoratori, dell’ambiente e delle popolazioni.

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