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Nigeria: “La nuova speranza” dell’estremismo islamico

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 marzo 2019

«Alle violenze di Boko Haram si sono unite quelle dei pastori islamisti fulani. Se in Iraq e in Siria Isis ha perso terreno, la Nigeria è oggi lo Stato che registra la maggiore attività terroristica a livello globale. Il nostro Paese rappresenta la “speranza” futura del fondamentalismo islamico». Così ha dichiarato ieri don Joseph Bature Fidelis, sacerdote della diocesi di Maiduguri, parlando in un incontro organizzato da Aiuto alla Chiesa che Soffre con alcuni membri delle rappresentanze diplomatiche europee presso la Santa Sede.
I rapporti che giungono in questi giorni dal Paese africano ad ACS sono drammatici. Dall’inizio di febbraio nel solo Stato di Kaduna, oltre 130 persone – in prevalenza di etnia adara – sarebbero state uccise da pastori islamisti di etnia fulani. Un’ondata di violenze che ha provocato altresì 10mila sfollati e la distruzione di circa 150 abitazioni. «Questi ultimi attacchi hanno ridotto diverse comunità in macerie e portato la crisi umanitaria a livelli gravissimi», ha scritto ad ACS padre Williams Kaura Abba, sacerdote della diocesi di Kaduna.«L’attuale ondata di uccisioni è iniziata domenica 10 febbraio 2019 quando i pastori fulani hanno ucciso 10 cristiani, tra cui una donna incinta a Ungwar Barde nel distretto di Maro a Kajuru».Il sacerdote riferisce alla Fondazione la drammatica situazione all’ospedale di Kajuru, parlando in particolare di un bambino di 5 anni gravemente ferito. «Hanno provato prima ad ucciderlo con le pistole e poi con il machete, ma Dio fortunatamente lo ha protetto». Non contenti i pastori fulani lo hanno colpito violentemente alla spina dorsale con dei bastoni. Ora è paralizzato. «Questo povero bambino ha anche perso una delle sorelle durante l’attacco, mentre sua madre sta lottando per sopravvivere in un altro ospedale».La crudeltà con la quale i fulani agiscono è raccapricciante. «Neanche gli animali uccidono così», aggiunge padre Kaura Abba, che nota altresì l’inefficace risposta da parte delle autorità locali. «Né il governatore di Kaduna, né alcun rappresentante del Governo federale si è degnato di far visita alle vittime o di consolare i loro cari. Sono soltanto le comunità cristiane a prendersi cura delle medicine e delle cure per i feriti».Il 19 marzo, nella capitale Abuja è stata organizzata una pacifica marcia di protesta. In quell’occasione padre Kaura Abba ha lanciato un appello alla comunità internazionale, ribadito ora ad ACS: «Vi chiediamo di far pressione sul governo nigeriano affinché venga in aiuto del nostro popolo. Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a questa carneficina umana. Se vogliamo salvare quel che resta della nostra umanità gli organi competenti del governo devono adempiere ai loro obblighi senza timore».

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Processo ENI Nigeria

Posted by fidest press agency su domenica, 22 aprile 2018

Si è svolta a Milano la seconda udienza del processo civile intentato dalla comunità nigeriana Ikebiri contro la multinazionale petrolifera ENI e la sua controllata nigeriana NAOC per il danno ambientale causato dalle attività estrattive nel territorio della comunità, ubicato nella regione del Delta del Niger. Durante l’udienza è emersa la possibilità di una risoluzione concordata della controversia tra le parti. Colin Roche, extractive industries campaigner di Friends of the Earth Europe, ong che da principio ha sostenuto e accompagnato l’iter per il giudizio civile, dopo l’udienza ha dichiarato: “Il caso giudiziario presentato dalla comunità Ikebiri, attraverso il rappresentante e leader della comunità, Francis Ododo, ha spinto ENI/NAOC a trovare una soluzione per il danno causato con la fuoriuscita di petrolio del 2010. Oggi, entrambe le parti hanno chiesto al Tribunale il permesso di sospendere il caso per consentire loro di esplorare ulteriormente la possibilità di una soluzione extragiudiziale che potrebbe porre fine al conflitto. Prevediamo che la società offrirà un adeguato risarcimento e si impegnerà nelle procedure di bonifiche in base alle legittime richieste avanzate dalle comunità“. La Corte ha fissato la prossima udienza per il 23 ottobre 2018. (fonte: Avv. Luca Saltalamacchia e medias] OSSERVATORIO ENI)

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Nigeria su rilascio ragazze rapite

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

“L’UNICEF accoglie con favore la notizia (diffusa ieri) del rilascio delle ragazze rapite il 19 febbraio 2018 in una scuola a Dapchi, nello stato di Yobe, nordest della Nigeria, che si sono ricongiunte alle loro famiglie. Secondo notizie non confermate, sarebbero ritornate più di 100 ragazze. Siamo lieti di constatare che le ragazze sono tornate nel sicuro ambiente familiare.
L’UNICEF sta lavorando a stretto contatto con il ministero della Gioventù, nello stato di Yobe, per fornire alle ragazze e alle loro famiglie il supporto necessario. Nei mesi passati, le ragazze potrebbero essere state esposte a violenze fisiche e sessuali. Hanno bisogno del supporto delle loro famiglie e comunità per sentirsi al sicuro e tornare a scuola.
L’UNICEF sta inoltre lavorando con le organizzazioni della società civile per assicurare che ogni ragazza riceva delle cure individuali – da quelle mediche al supporto psicosociale.
Siamo addolorati per le famiglie delle ragazze che non ce l’hanno fatta a rientrare a casa. Aspettiamo conferme, ma sembra che cinque ragazze siano morte. L’UNICEF partecipa al lutto delle famiglie che hanno perso le loro figlie.
L’UNICEF rinnova il suo invito al rilascio di tutte le ragazze scomparse. Le scuole dovrebbero essere degli spazi sicuri, e protetti sempre. Dall’inizio della rivolta nel 2009, oltre 2.295 insegnanti sono stati uccisi, 19.000 sfollati, e circa 1.400 scuole sono state distrutte”.

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UNHCR intensifica il sostegno alle persone in fuga dal Camerun in Nigeria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 dicembre 2017

camerunL’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, sta intensificando la sua presenza nel sud-est della Nigeria per fornire assistenza salvavita alle migliaia di persone che continuano a fuggire dalle aree anglofone del Camerun. Da quando in ottobre sono aumentate le tensioni tra le forze di sicurezza e gli indipendentisti nella regione anglofona del Camerun, personale UNHCR e governativo ha registrato circa 7.204 arrivi nelle aree remote del Cross River State in Nigeria, e si riporta che altre migliaia di persone siano in attesa di essere registrate.Circa il 70 percento dei richiedenti asilo registrati provengono dalle aree di Akwaya, nel sud–ovest del Camerun. Per la maggior parte si tratta di donne e bambini, ospitati dalle comunità locali in prossimità del confine. L’UNHCR è preoccupata del fatto che la popolazione locale raggiunga presto la sua capacità massima, mentre le agitazioni in Camerun non si fermano e molti altri richiedenti asilo continuano ad arrivare.Le piogge torrenziali tipiche della stagione, hanno aggravato le condizioni delle strade nelle aree più remote, ostacolando la distribuzione degli aiuti. L’UNHCR e le altre organizzazioni partner stanno distribuendo cibo, beni di prima necessità e fornendo cure mediche. L’UNHCR sta anche dispiegando più personale nella regione e si sta coordinando con i partner e le autorità locali e nazionali per rispondere ai bisogni di tutte le persone coinvolte.Per far fronte agli arrivi e rafforzare il coordinamento e l’intervento di risposta dell’UNHCR saranno necessarie ulteriori risorse. Al momento, in Nigeria, l’UNHCR e le organizzazioni partner hanno elaborato un piano d’emergenza nell’eventualità di nuovi arrivi.

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In aumento il numero di bambini utilizzati come “bombe umane”

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 agosto 2017

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]Nigeria. L’UNICEF è estremamente preoccupato dall’agghiacciante aumento del crudele e calcolato utilizzo di bambini, soprattutto di ragazze, come “bombe umane” nel nordest della Nigeria. Negli ultimi anni, i bambini sono stati ripetutamente usati in questo modo e fino ad ora quest’anno il loro numero è già quattro volte maggiore rispetto al totale dell’ultimo anno.Dal 1 gennaio 2017, sono stati usati 83 bambini come “bombe umane”: 55 ragazze, il più delle volte sotto i 15 anni, e 27 ragazzi, fra cui un bambino che è stato legato a una ragazza. Questo utilizzo di bambini è un’atrocità. I bambini usati come “bombe umane” sono, prima di tutto, vittime, non colpevoli. Il gruppo armato comunemente noto come Boko Haram ha talvolta, ma non sempre, rivendicato la responsabilità di questi attacchi, che colpiscono la popolazione civile.L’utilizzo di bambini in questi attacchi ha un ulteriore impatto: crea sospetti e paure nei confronti di quelli che sono stati rilasciati, salvati o fuggiti da Boko Haram. Come risultato, molti bambini che sono riusciti a scappare dalla prigionia devono affrontare un rifiuto nel momento in cui cercano di reintegrarsi nelle loro comunità, aggravando le loro sofferenze.Tutto ciò sta avvenendo in un contesto di sfollamenti di massa e di una crisi di malnutrizione – una combinazione che è anche letale per i bambini. Ci sono 1,7 milioni di sfollati a causa dell’insurrezione nel nord-est del paese, l’85% dei quali nello Stato del Borno, dove è avvenuta la maggior parte di questi attacchi. Il nord-est della Nigeria è uno fra i quattro paesi e regioni su cui grava la minaccia della carestia: quest’anno raggiungono i 450.000 i bambini a rischio di malnutrizione acuta grave.L’UNICEF sta offrendo supporto psicosociale per i bambini che sono stati prigionieri di Boko Haram e sta inoltre lavorando con le famiglie e le comunità per favorire che i bambini vengano accettati al loro ritorno. Questo lavoro include un supporto per il reinserimento sociale ed economico ai bambini e alle loro famiglie.L’UNICEF supporta inoltre delle attività di riconciliazione nel nord-est della Nigeria, portate avanti da rispettati leader delle comunità e religiosi, fra cui donne influenti, per aiutare a promuovere la tolleranza, l’accettazione e il reinserimento.

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Tecnologia bresciana per lo sviluppo energetico della Nigeria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]Brescia. Con il supporto assicurativo-finanziario di SACE – che insieme a SIMEST costituisce il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP – e UniCredit, ATB Riva Calzoni si è aggiudicata una commessa da 23 milioni di dollari per la produzione e l’installazione di due termopropulsori destinati alla Dangote Refinery, prima raffineria petrolifera privata della Nigeria che entrerà in funzione nel 2019 con una capacità produttiva di 650 mila barili al giorno.Attiva nella progettazione e realizzazione di componenti e apparecchiature elettromeccaniche per i settori petrolifero, petrolchimico e idroelettrico, ATB Riva Calzoni è presente, oltre che in Italia, in Malesia, Etiopia, Colombia, Marocco. Fin dalla sua fondazione, si è posta come obiettivo lo sviluppo della propria attività sui mercati internazionali, offrendo prodotti in grado di soddisfare le esigenze complesse e diversificate del mercato idroelettrico e dell’industria petrolchimica e petrolifera.“Il processo di internazionalizzazione che abbiamo intrapreso in questi anni ci porta sempre più frequentemente a operare in nuovi mercati, in Paesi caratterizzati da contesti socio-economici e politici complessi nei quali è necessario operare con strumenti finanziari strutturati ed opportunamente garantiti – spiega Carlo Scolari, CFO di FINTRO Spa, holding del Gruppo Trombini di cui fa parte ATB Riva Calzoni -. Fondamentale in questo scenario è il ruolo di SACE, già nostro partner in Mozambico: grazie alla stretta ed efficace collaborazione con UniCredit, SACE ci ha permesso di costruire l’intera operazione finanziaria e di affrontare questo nuovo progetto in Nigeria”.
Attraverso i rispettivi presidi di Brescia, SACE e UniCredit hanno infatti fornito ad ATB Riva Calzoni le garanzie richieste dal cliente nigeriano per l’esecuzione della commessa, per un importo complessivo di 23 milioni di dollari, a cui si aggiungono i servizi a protezione dei rischi di natura politica forniti da SACE.
Con questa operazione, UniCredit consolida il proprio sostegno al processo di internazionalizzazione dell’azienda, avviato mediante la concessione di una linea di credito dedicata alla fornitura di impianti sui mercati esteri.
SACE conferma l’impegno a supportare la meccanica strumentale italiana nel mercato subsahariano, che presidia attraverso gli uffici di Johannesburg e Nairobi.
Secondo le previsioni del nuovo Rapporto Export di SACE – l’export italiano in Nigeria crescerà del 3,5% nel triennio 2018-2020 grazie alla ripresa dell’economia, dopo una recessione legata soprattutto all’andamento dei prezzi delle materie prime. Il miglioramento delle condizioni economiche porterà a una maggiore disponibilità di valuta forte per le imprese e le banche locali, alimentando così gli acquisti di macchinari dall’Italia, per cui è prevista un’accelerazione tra il 2 e il 3%.

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Attacco alla chiesa cattolica a Ozubulu in Nigeria

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]“E’ oltretutto nel momento in cui si celebrava la Santa Messa, è un affronto alle radici cristiane della civiltà occidentale e alla libertà di tutti. La comunità internazionale deve tenere alta la guardia sulla situazione dei cristiani perseguitati nel mondo, soprattutto in aree di conflitto dove i diritti minimi stentano ad essere tutelati, aiutando queste comunità e difendendone la libertà di espressione”. A dirlo è Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato e deputato di Alternativa popolare in commissione Affari Esteri. “La libertà religiosa – aggiunge – riguarda tutti ed è la base per creare società moderne e inclusive. È ormai diventato necessario e urgente bloccare questa escalation di attacchi contro le minoranze religiose e, in particolare, contro i cristiani. Garantire la libertà è un principio imprescindibile della nostra cultura e della politica italiana che va difeso e affermato laddove persistono regimi dispotici”.
E conclude: “Il Governo italiano, per parte sua, ha posto in essere alcuni strumenti adatti a monitorare la situazione, come il data base per la comparazione tra le legislazioni esistenti nel mondo sulla libertà religiosa e la tutela delle minoranze. Proprio di recente il ministro Alfano ha presentato il nuovo Osservatorio del Ministero degli Affari Esteri sulle minoranze religiose nel mondo e sul rispetto della libertà religiosa”.

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Il Direttore Generale della FAO visita il nord-est della Nigeria

Posted by fidest press agency su domenica, 9 aprile 2017

Fao-RomaRoma. E’ fondamentale intensificare immediatamente l’assistenza umanitaria alle comunità rurali minacciate dalla fame nella regione del bacino del Lago Ciad tormentata dai conflitti. Questo il messaggio lanciato oggi dal Direttore Generale della FAO in occasione della sua visita ad alcune comunità colpite dalla crisi nel nord-est della Nigeria.La situazione di insicurezza nel bacino del Lago Ciad – che comprende parti del Cameroon, del Ciad, del Niger e del nord-est della Nigeria – si è trasformata nella più ampia crisi umanitaria del continente africano. Si stima che, nel solo nord-est della Nigeria, il conflitto abbia costretto 1,9 milioni di persone ad abbandonare le proprie case e i propri mezzi di sussistenza – per la maggior parte – agricoli.Nell’intera regione del Lago Ciad, circa 7 milioni di persone sono a rischio di livelli gravi di insicurezza alimentare durante la stagione di magra, e hanno bisogno immediato di assistenza alimentare e di sostegno ai mezzi di sussistenza.Oltre un milione di returnee (ex- sfollati ora rientrati N.D.T.) e la maggior parte degli sfollati interni, insediatisi in zone di recente diventate relativamente sicure, hanno oggi accesso alla terra e potrebbero beneficiare della prossima stagione delle piogge (che inizierà a maggio) se si riuscirà a far arrivare loro input agricoli sufficienti.
Il Direttore Generale ha poi visitato diversi agricoltori beneficiari del sostegno della FAO nei pressi di Gongolong e di Old Maiduguri nello stato nigeriano di Brono, accompagnato dal Ministro federale per l’agricoltura e lo sviluppo rurale T.H Audu Ogbeh.
Oltre 1,16 milioni di persone nel bacino del Lago Ciad riceveranno assistenza dalla FAO nei prossimi mesi grazie all’impegno dell’agenzia e dei suoi partner di rafforzare le attività nella regione.Le attività principali comprenderanno: la distribuzione di semi di cerali e di mangime per gli animali, trasferimento di denaro e cure veterinarie. Questo permetterà ai contadini sfollati e a coloro che sono rientrati volontariamente di avere un raccolto sufficiente a rifornire le proprie scorte e a prevenire la perdita di bestiame da parte degli allevatori.Uno dei contadini, Alhaji Mustapha Ali Gaji racconta di quando i ribelli hanno attaccato e occupato il suo villaggio, Fariya, nel governatorato di Jere dello stato di Borno.”Fui catturato e stavo per essere ucciso. Ma sono risuscito a scappare e con l’aiuto della FAO ora sono tornato a fare il contadino. I miei pomodori, l’amaranto e l’acetosella stanno crescendo bene”.
Mentre l’aiuto fornito dalla FAO e da altri partner sarà fondamentale per mitigare l’impatto della crisi, la mancanza di fondi a sostegno dell’assistenza agricola d’emergenza sta mettendo a repentaglio la capacità di raggiungere la maggior parte dei chi ne ha bisogno.Ad oggi, solo un quinto – 12,5 milioni di dollari – dei fondi necessari per sostenere la produzione di cibo nel nord-est della Nigeria è stato raccolto. Oltre 1,1 milione di persone riceveranno input agricoli durante la prossima stagione di semina, ma questo rappresenta poco meno della metà della popolazione da raggiungere.
La FAO ha sviluppato una strategia di tre anni per migliorare la sicurezza alimentare e la nutrizione nel bacino del Lago Ciad, e per migliorare la resilienza delle comunità vulnerabili nelle aree colpite dalla crisi. Con un budget richiesto per i prossimi tre anni di 232 milioni di dollari – 191 milioni per la sola Nigeria nord-orientale – la strategia mirerà a sostenere tre milioni di persone nella regione, soprattutto donne e giovani. (Copyright © PR Newswire Association LLC. All Rights Reserved)

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Il WFP rafforza l’assistenza e la comunità umanitaria riduce la fame nel nord est della Nigeria

Posted by fidest press agency su domenica, 29 gennaio 2017

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]DAMATURU/ABUJA – La Direttrice Esecutiva dell’agenzia dell’ONU World Food Programme (WFP), Ertharin Cousin, accoglie con soddisfazione i progressi fatti dalla comunità umanitaria e dal governo della Nigeria nella lotta alla fame nel nord est del paese. Insieme, ha detto la Cousin, stanno raggiungendo un crescente numero di persone colpite da anni di conflitto.Le persone che vivono nelle aree recentemente liberate soffrono di fame estrema e malnutrizione. I bambini, in particolare, sono colpiti da malnutrizione acuta grave. Lo scorso dicembre, il WFP e i suoi partner hanno potuto raggiungere, attraverso una risposta combinata di interventi rapidi terra-aria, piú di un milione di persone bisognose, soprattutto in queste zone ad alto rischio. Inoltre, mentre alcune aree rimangono inaccessibili, le organizzazioni stanno lavorando insieme per poter raggiungere fino a 1,8 milioni di donne, uomini e bambini vulnerabili nel primo trimestre del 2017.“In pochi mesi, sono stati fatti dei progressi straordinari”, ha detto Cousin. “Bambini che lo scorso novembre riuscivano a malapena a reggersi in piedi ora sono in fase di recupero. Continueranno ad avere bisogno della nostra assistenza nei mesi a venire. Il lavoro della comunità internazionale in Nigeria non è ancora finito”.Queste parole seguono la visita della Cousin al campo di Pompamari per sfollati a Damaturu, dove hanno trovato rifugio quanti provengono dagli stati di Yobe e Borno. Le 2.000 persone nel campo sono fuggite dalle loro terre e hanno perso le loro case; qualcuno si trova nel campo da piú di due anni.A Pompomari, il WFP fornisce assistenza in contanti attraverso crediti elettronici su telefoni cellulari. Questo tipo di assistenza aiuta anche a stimolare i mercati locali. Per prevenire e curare la malnutrizione infantile, i bambini sotto i cinque anni ricevono integratori altamente nutritivi a base di arachidi, mentre le donne incinte e che allattano ricevono supporto nutrizionale.Insieme alla preoccupazione per la continuità dei finanziamenti, la Cousin ha espresso cautela: “Il mondo non dovrebbe aspettare che i bambini muoiano prima di agire”, ha messo in guardia Cousin, che ha fatto appello alla comunità internazionale per non privilegiare un bambino affamato a discapito di un altro.
Il WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 80 paesi.

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Nigeria: cresce il numero di quanti hanno bisogno di assistenza alimentare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 agosto 2016

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]DAKAR/ABUJA – E’ quasi raddoppiato, da marzo, il numero di persone che, nel nord-est della Nigeria, ha bisogno di assistenza alimentare: sono ora 4,5 milioni, secondo una analisi effettuata a metà agosto (Cadre Harmonisé) da diverse agenzie incluso il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP).Il peggioramento dell’economia potrebbe aggiungere, a questa cifra, un altro milione di persone entro il mese prossimo. Una valutazione alimentare del WFP ha messo in guardia sui prezzi alle stelle nelle aree colpite da Boko Haram.“La notizia arriva quando, solo nei giorni passati, decine di persone sono state uccise o ferite in Nigeria e nei paesi vicini del Ciad, del Camerun e del Niger, un segnale che la violenza di Boko Haram continua a spingere sempre più persone alla fame e alla sofferenza”, ha detto Abdou Dieng, Direttore regionale del WFP per l’Africa Occidentale.Secondo il Cadre Harmonisé, il numero di persone che vivono in un grave stato di insicurezza alimentare è quadruplicato da marzo, superando ora il milione (negli stati di Borno, di Yobe e di Adamawa). A questo livello, l’insicurezza alimentare è classificata nella fase ‘d’emergenza’: le persone hanno bisogno di assistenza alimentare per sopravvivere. Si stima che oltre 65.000 persone, che vivono nelle aree da poco liberate ma ancora inaccessibili nel Borno e nel Yobe, vivano in condizioni vicine alla carestia.“Tutte i segnali dipingono una situazione estremamente grave. Con l’arrivo delle piogge e con l’intensificarsi della stagione di magra, man mano che molte aree tornano accessibili agli aiuti umanitari, il quadro completo della fame e della devastazione diventerà evidente”, ha aggiunto Dieng.
La situazione rimane fluida, con più persone sradicate nelle aree dove continuano i combattimenti. Nelle zone rurali, alcuni sfollati stanno, nel frattempo, tornando nelle case che avevano abbandonato, solo per trovarle inabitabili: sono dunque costretti a vivere in zone urbane e a fare completo affidamento sull’assistenza esterna. Le famiglie, colpite anche da un’inflazione galoppante, si ritrovano a chiedere l’elemosina, ad indebitarsi o a saltare pasti per sopravvivere. Molti si riducono a consumare pasti a basso impatto nutritivo e, anche così, solo una volta al giorno.
Il WFP sta aumentando la sua risposta, prevedendo di raggiungere oltre 700.000 persone con cibo e assistenza in contanti nei prossimi mesi. Ciò includerà cibo specialmente nutritivo per 150.000 bambini al di sotto dei cinque anni. Gran parte di questi aiuti, insieme a medicine, a vaccini e ad attrezzature mediche, viene consegnato attraverso il Servizio Aereo Umanitario delle Nazioni Unite, gestito dal WFP, usato frequentemente dalla comunità umanitaria.Il WFP ha bisogno di 52 milioni di dollari per continuare a fornire assistenza vitale nel nord-est della Nigeria fino alla fine dell’anno.

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Nigeria: l’avanzata dei militari rivela urgenti bisogni umanitari nel nord-est del paese

Posted by fidest press agency su domenica, 21 agosto 2016

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]Nigeria. Migliaia di persone sono in fuga dal Sud Sudan e i paesi confinanti hanno sempre più difficoltà ad accogliere numeri così alti di rifugiati, anche alla luce della mancanza di finanziamenti adeguati per le operazioni di assistenza. Nella regione sono attualmente presenti circa 930,000 rifugiati, ed ogni giorno se ne aggiungono altri. L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime grave preoccupazione per il fatto che nonostante la popolazione dei rifugiati sia in aumento, i fondi necessari per assicurare i bisogni primari si stiano esaurendo.Lo scoppio delle violenze a Juba a Luglio sembra aver spostato l’ago della bilancia a sfavore di un’imminente soluzione politica al conflitto in Sud Sudan. Vi sono numerose testimonianze di scontri armati occasionali e violazioni dei diritti umani, tra cui violenza sessuale e di genere, perpetrate dai gruppi armati, a cui si aggiunge una sempre maggiore insicurezza alimentare, causa di enorme sofferenza. In generale, le condizioni di sicurezza rimangono precarie e sono stati registrati scontri negli Stati di Equatoria Centrale e Occidentale, Bahr al-Ghazāl Occidentale, nell’Alto Nilo e in alcune aree di Unità.Inoltre, l’economia del paese è in deterioramento, con un aumento senza precedenti dell’inflazione, che ha raggiunto il 600% nell’ultimo anno. Questa è la situazione mentre si avvicina l’anniversario degli accordi di pace dell’Agosto 2015. Circa 200,000 persone sono state costrette a fuggire dalla nuova ondata di violenza in aree considerate fino ad allora stabili come la Grande Equatoria e il Grande Bahr al-Ghazāl.
Nel 2016, l’Uganda e il Sudan hanno accolto rispettivamente circa 110,000 e 100,000 nuovi arrivati, il 90% dei nuovi arrivi nella regione. La maggior parte delle persone che fuggono dal Sudan sono arrivate nei primi sei mesi dell’anno, a causa del peggioramento dell’insicurezza alimentare. A questi si aggiungono 1.61 milioni di persone sfollate all’interno del Sud Sudan.

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Nigeria: quasi 250 mila bambini malnutriti, 49mila a rischio di morte nello stato del Borno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 luglio 2016

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]Mentre la crisi umanitaria dovuta all’emergenza causata da Boko Haram prosegue, secondo l’UNICEF quasi 250.000 bambini sono gravemente malnutriti nello stato del Borno, nel nordest della Nigeria e rischiano di morire. Su 244.000 bambini che soffrono di malnutrizione acuta grave nello stato del Borno, si stima che 49.000 – 1 su 5 circa – moriranno se non saranno raggiunti con le cure dovute.“Se la risposta alla crisi non sarà ampliata velocemente, in media ogni giorno circa 134 bambini moriranno per cause legate alla malnutrizione acuta,” ha dichiarato Manuel Fontaine, Direttore Regionale UNICEF per l’Africa Centrale e Occidentale, appena tornato da una missione nello stato del Borno. ”E’ necessario che tutti i partner e i donatori diano il proprio supporto affinché nessun bambino muoia. Nessuno può affrontare una crisi di tale portata da solo.”
Dato che più aree nel nordest della Nigeria cominciano ad essere accessibili all’assistenza umanitaria, l’allargamento della crisi nutrizionale che ha colpito i bambini inizia ad essere sempre più evidente. L’UNICEF chiede a tutti i suoi partner di unirsi nella risposta umanitaria e ai donatori di garantire risorse con urgenza.
Durante una visita presso le aree accessibili, prima sotto il controllo di Boko Haram, Fontaine ha visto le persone sfollate in città distrutte, famiglie con un accesso molto limitato a servizi igienici adeguati, cibo e acqua, e migliaia di bambini molto magri in disperato bisogno di aiuto.“Ci sono 2 milioni di persone che non possono ancora essere raggiunte nello stato del Borno”- ha continuato Fontaine – Ciò significa che la reale portata della crisi non è ancora stata resa nota al mondo”.
L’UNICEF sta lavorando con i suoi partner per visitare e curare i bambini colpiti da malnutrizione e migliorare l’accesso all’acqua e alle strutture igienico sanitarie. La risposta umanitaria dell’UNICEF comprende anche cure mediche, vaccinazioni, istruzione e supporto psicologico per i bambini colpiti dalle violenze. All’inizio del 2016, l’UNICEF ha lanciato un appello per 55,5 milioni di dollari per rispondere alla crisi umanitaria nel nord est della Nigeria, ma fino ad ora ha ricevuto soltanto 23 milioni di dollari – il 41%.

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50.000 persone in fuga in seguito ad attacchi di Boko Haram in Niger

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]Decine di migliaia di persone sono fuggite dalle loro case nel sud-est del Niger a seguito di una serie di attacchi, cominciati a partire da venerdì scorso, da parte dei ribelli di Boko Haram contro la città di Bosso, nella regione travagliata di Diffa.
Gli attacchi sono avvenuti venerdì, domenica e lunedì. Questa mattina la situazione a Bosso era ancora incerta. L’UNHCR aveva lanciato un appello lo scorso mese sul peggioramento della situazione di sicurezza e umanitaria nella regione di Diffa. Non abbiamo lavorato direttamente a Bosso da febbraio 2015, quando l’insurrezione dalla Nigeria ha raggiungo il Niger, ma continuiamo ad operare attraverso partner locali per la distribuzione degli aiuti. L’UNHCR sta lavorando con le autorità e con i partner ad una risposta coordinata alla situazione di sfollamento. Una squadra di emergenza dell’UNHCR sarà inviata nella regione di Diffa questa settimana.La violenza si è intensificata durante il mese di maggio a Bosso e nelle aree circostanti, incluso un attacco in data 31 maggio nella vicina città di Yebi, dove sono state uccise nove persone e circa 15.000 tra residenti e sfollati sono stati costretti a cercare riparo a Bosso. Molti di questi erano stati evacuati un anno fa dalle isole nel Lago Ciad per ragioni di sicurezza.Si stima che 50.000 persone siano fuggite durante l’attacco di venerdì, la maggior parte si sono messe in cammino verso Toumour, che si trova circa a 30 km a ovest di Bosso. Molte persone sono traumatizzate e preoccupate per la loro sicurezza. In molti stanno dormendo all’aperto e hanno urgentemente bisogno di riparo e altre forme di assistenza.Alcune delle persone sfollate si sono spostate da Toumour e sono dirette alla cittadina di Diffa, 140 chilometri ad ovest da Bosso, e a nord verso Kabelawa, dove è allestito un campo per sfollati con una capienza di circa 10.000 persone.Desta grande preoccupazione il benessere di queste e altre persone costrette a fuggire dalla violenza a Bosso. L’insicurezza e la mancanza di accesso hanno ostacolato da tempo le operazioni umanitarie in alcune parti della regione di Diffa, anche se Bosso è l’unica zona dove le operazioni non sono implementate direttamente dall’UNHCR.Da Febbraio dell’anno scorso, l’UNHCR ha fornito protezione e assistenza agli sfollati a Bosso attraverso partner locali e ONG internazionali. Ci sono almeno 240.000 persone costrette a spostarsi nella regione di Diffa, tra cui rifugiati Nigeriani, persone che sono ritornate volontariamente e sfollati. Prima dell’ultimo attacco a Bosso, uno ogni tre abitanti nella regione di Diffa è stato costretto a spostarsi.È urgente un ulteriore sostegno da parte della comunità di donatori. Si tratta di una zona estremamente povera, dove l’insicurezza generale ha distrutto il tessuto sociale ed economico. La capacità di autosostentamento degli sfollati e delle comunità ospitanti è estremamente limitata.Gli attacchi a Bosso sono accaduti in seguito a una riunione ad alto livello tenutasi da lunedì a mercoledì ad Abuja, per discutere sulle sfide più grandi a livello di protezione nella zona del bacino del Lago Ciad, che include il Niger. Questo dialogo è stato organizzato dal governo della Nigeria, con supporto tecnico da parte dell’UNHCR, e tra i partecipanti ci sono alti funzionari di Nigeria, Ciad, Camerun e Niger.

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Nigeria / Biafra: almeno 35 morti nella sanguinosa repressione di proteste

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 giugno 2016

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]Dopo la morte violenta di almeno 35 biafrani nel sud est della Nigeria, morti durante la sanguinosa repressione delle proteste da parte della polizia e dell’esercito lunedì 30 maggio, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente. Bisogna infatti chiarire in maniera indipendente, chi è responsabile per l’utilizzo di munizioni pesanti e per quale ragione si è deciso di sparare contro i manifestanti. Se il Parlamento della Nigeria non è disposto ad avviare indagini sugli incidenti, chiederemo all’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite di provare a chiarire le ragioni che stanno dietro l’escalation della violenza da parte dello stato. L’impunità non farà altro che alimentare altra violenza in Biafra. Un’inchiesta indipendente è urgente per far luce su diversi incidenti e assegnare delle precise responsabilità per questi fatti di sangue.Mentre l’esercito giustifica il suo duro intervento come autodifesa dei suoi militari e ammette solo la morte di dieci persone, gli attivisti del Biafra parlano invece dell’uso improprio delle forze di sicurezza che ha provocato 35 morti, 207 feriti e 403 arresti. La Conferenza Episcopale della Nigeria (CBCN) ha già respinto la tesi della presunta “autodifesa” delle forze di sicurezza e ha dichiarato che le uccisioni non potevano essere giustificate neanche da una grande provocazione.Sfondo delle proteste sono stati i festeggiamenti per il 49. anniversario della dichiarazione di indipendenza del Biafra dalla Nigeria del 30 maggio 1967. Gli attivisti avevano chiesto che in tutto il Biafra ci si raccogliesse in incontri di preghiera nelle chiese e in manifestazioni pubbliche: all’appello hanno aderito migliaia di cristiani biafrani. Le forze di sicurezza sono penetrate anche nelle chiese per sedare le proteste e arrestare i manifestanti, come hanno riferito testimoni oculari. Gli incidenti più gravi si sono verificati nella città di Onitsha nello Stato federale di Anambra. Qui almeno 30 persone sono state uccise.Solamente tra il dicembre 2015 e metà maggio 2016 più di 30 manifestanti erano stati uccisi in Biafra durante massicce operazioni da parte delle forze di sicurezza. Dopo questa nuova escalation di violenza i responsabili non devono rimanere impuniti altrimenti l’intero sud-est della Nigeria rischia di precipitare nella violenza nel 2017, quando verrà ricordato il 50. anniversario dell’inizio del genocidio in Biafra.

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Nigeria: polizia fa undici morti in manifestazioni nel Biafra

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 gennaio 2016

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]Lo scorso 17 gennaio nella regione nigeriana del Biafra, nel sudest del paese, undici persone sono morte durante diverse manifestazioni a causa della violenza delle forze dell’ordine. L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) critica aspramente le forze dell’ordine che nonostante le molte testimonianze oculari e i rapporti chiari dei medici continuano a negare l’accaduto. L’APM inoltre chiede l’istituzione di una commissione indipendente che indaghi sulle violenze e obblighi i responsabili a rispondere davanti a un tribunale. Nonostante il divieto antidemocratico di svolgere manifestazioni, nel Biafra si stanno moltiplicando le proteste per l’arresto arbitrario del direttore di Radio Biafra Nnamdi Kanu. Dal 2 dicembre 2015 ad oggi almeno 26 persone sono morte per la sanguinosa repressione di proteste e la situazione rischia di esplodere.Durante le manifestazioni del 17 gennaio che nella città di Aba (stato federale di Abia) chiedevano la liberazione di Kanu, otto persone appartenenti all’organizzazione “Indigenous People of Biafra” (IPOB) sono morte per l’intervento della polizia. La repressione delle manifestazioni tenute nelle città di Asabaim e di Enugu nello stato federale del Delta ha causato 30 feriti e 26 arresti. Durante un’altra manifestazione, tenuta sempre ad Aba il 18 gennaio, le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sui manifestanti uccidendo altre tre persone. Ancora una volta la polizia ha smentito l’accaduto e ha sostenuto di aver sparato solo gas lacrimogeni. Secondo l’APM, gli interventi violenti delle forze di sicurezza non fanno altro che aggravare una situazione già difficile. Invece di tentare di abbassare la tensione, le autorità puntano sullo scontro e le manifestazioni di potere. In tal modo nella popolazione cresce la rabbia per l’arbitrarietà e l’impunità delle autorità e le proteste si fanno sempre più accese. Contemporaneamente Nnamdi Kanu continua a essere trattenuto in carcere nonostante un tribunale abbia ordinato la sua scarcerazione. Kanu avrebbe dovuto presentarsi davanti al Tribunale federale di Abuja lo scorso 17 gennaio ma poiché il giudice non si è presentato, l’avvio del processo è stato spostato al 21 gennaio.

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Nigeria: La lotta al terrorismo causa un elevato numero di morti

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2015

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto al governo nigeriano maggiore trasparenza e protezione per la popolazione civile nella lotta al terrorismo. La lotta alle milizie di Boko Haram nella Nigeria nordorientale avviene nel riserbo più assoluto. Nelle regioni del conflitto non sono ammessi né giornalisti né aiuti umanitari per la popolazione civile rimasta.Secondo i dati forniti dall’aviazione militare nigeriana, tra settembre e ottobre 2015 l’aviazione militare ha compiuto 1.488 raid aerei contro presunte postazioni di Boko Haram. Secondo l’APM è più che realistico presumere che durante i bombardamenti vi siano state anche vittime civili. Poiché l’esercito nigeriano finora non ha mai comunicato il numero dei morti conseguente alle sue azioni, l’APM presume che il numero dei morti civili causati dal conflitto con Boko Haram sia molto più alto di quanto ufficialmente dichiarato.Secondo i dati dell’Indice globale sul terrorismo pubblicati ieri 17 novembre dall’Institute for Economics and Peace, nel 2015 la Nigeria ha avuto 6.644 morti per attacchi terroristici. Nel 2014 i morti per terrorismo erano stati 7.512. Solo ieri 17 novembre un attentato di Boko Haram nella città di Yola (stato federale di Adamawa) ha causato altri 32 morti. Per riportare un’immagine realistica del terrore causato da Boko Haram bisogna però tenere conto anche della sanguinosa lotta anti-terrorismo condotta dalle forze istituzionali e dalle milizie alleate. Infatti, in Nigeria la popolazione civile ormai teme la violenza dell’esercito tanto quanto la violenza cieca di Boko Haram.Circa 2,5 milioni di persone, cristiani quanto musulmani, sono in fuga dal terrore e dal contro-terrore che insanguinano il paese. 2,15 milioni di persone sono profughi interni che sono riusciti a trovare rifugio presso amici e parenti, ma la situazione dei profughi è catastrofica. La corruzione diffusa fa sparire buona parte degli aiuti umanitari promessi ai profughi. L’APM chiede quindi che la comunità internazionale esiga maggiore trasparenza nella gestione degli aiuti umanitari e contemporaneamente che vengano garantiti gli aiuti necessari affinché la popolazione vittima della violenza possa ricostruirsi una vita. Senza reali aiuti umanitari, senza lotta alla corruzione, alla povertà e all’abuso di potere non vi potrà essere una pace stabile e duratura nel paese africano già scosso da disastri ambientali e conseguenze del cambiamento climatico.Boko Haram si è ufficialmente associato allo Stato Islamico nel marzo 2015 e ha proclamato la “provincia africana occidentale dello Stato islamico”.

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Nigeria: gli estremisti di Boko Haram continuano ad avanzare

Posted by fidest press agency su domenica, 14 settembre 2014

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]In Nigeria i terroristi di Boko Haram continuano la loro avanzata. 150 giorni dopo il rapimento violento di centinaia di studentesse da parte degli estremisti, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) accusa il governo e le forze di sicurezza nigeriane del fallimento nel proteggere la popolazione civile dal terrore della setta islamista radicale. Di 219 delle studentesse rapite di Chibok manca fino ad oggi qualunque segnale di vita. Polizia, esercito e governo nigeriani hanno ripetutamente annunciato la loro rapida liberazione, ma fino ad oggi non si è visto nessun risultato concreto. Il tragico destino dellee studentesse di Chibok è tipico della situazione di tutta la popolazione civile. La Nigeria del Nord rischia una deflagrazione del conflitto come nel nord dell’Iraq.Boko Haram è sempre meglio armata e fronteggia sempre meglio l’esercito nigeriano. I combattenti della setta, non si spostano più solamente con fuoristrada, ma usano armi pesanti e carri armati proprio come un esercito convenzionale. In questo modo il gruppo terroristico da luglio 2014 è riuscito a conquistare solamente nello stato di Borno ben sette città. Inoltre si è avvicinato fino a 70 km dalla metropoli di Maiduguri, dove hanno cercato rifugio centinaia di migliaia di profughi dal nord della Nigeria. Secondo le stime delle Nazioni Unite da gennaio 2014 almeno 650.000 persone sono fuggite in seguito alle azioni terroristiche di Boko Haram. Altre stime parlano invece di un numero di nuovi rifugiati che arriva a fino a 3,3 milioni di persone.Il governo e l’esercito della Nigeria cercano di propagandare un senso di fiducia e regolarmente annunciano la distruzione di Boko Haram. La realtà invece è molto diversa. Il gruppo terroristico è oggi più forte che mai e costringe il governo e le forze armate della Nigeria a mostrare tutta la loro incapacità. Invece di cercare congiuntamente soluzioni per la lotta contro il gruppo terroristico e per una più efficace protezione della popolazione civile, i politici nigeriani sfruttano il terrore per i propri fini politici e per la campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali del febbraio 2015. Se la politica della Nigeria non sarà in grado di dare una risposta credibile e definitiva alla sfida di Boko Haram, il gruppo terrorista potrebbe diventare una grave minaccia per la sopravvivenza dell’Africa occidentale.

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Nigeria: quasi 1.000 morti da maggio 2013 ad oggi

Posted by fidest press agency su martedì, 1 ottobre 2013

The 12 Nigerian states with Sharia law

The 12 Nigerian states with Sharia law (Photo credit: Wikipedia)

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è estremamente preoccupata per la situazione in Nigeria e teme nuovi attentati della setta estremista Boko-Haram per il giorno dell’anniversario dell’indipendenza del paese africano (1 ottobre). Secondo i dati dell’APM, solamente negli ultimi cinque giorni nel nord della Nigeria sono state uccise circa 87 persone. Da maggio 2013 ad oggi negli stati federali di Yobe, Borno e Adamawa sono stati compiuti da Boko Haram 44 attacchi terroristici che hanno causato 982 vittime. Per i prossimi giorni le forze di sicurezza nigeriane hanno disposto la massima allerta.L’ultimo terribile episodio dell’escalation di violenza che colpisce la Nigeria si è avuto ieri, 29 settembre, a Gubja, nello stato di Yobe. Alcuni miliziani di Boko Haram hanno assaltato un campus universitario incendiando le aule della facoltà di agraria e uccidendo almeno 42 studenti nel sonno. Nello stato federale di Yobe le scuole avevano riaperto solamente 13 giorni fa dopo essere state chiuse per 10 settimane proprio a causa degli attacchi da parte degli estremisti musulmani di Boko Haram. Sempre nello stato di Yobe altri 29 studenti e quattro insegnanti sono morti durante altri due attacchi compiuti da Boko Haram in giugno e luglio.Lo scorso 28 settembre due attacchi terroristici compiuti negli stati federali di Borno e Kaduna hanno causato la morte di complessivamente 18 persone. Sette persone sono morte durante l’attacco al villaggio di Gava West nel Borno mentre altre undici persone sono state uccise nel villaggio di Zangang in Kaduna. Lo scorso 25 e 26 settembre i miliziani di Boko Haram hanno ucciso 27 persone, tutti abitanti di un villaggio nelle vicinanze della città di Gamboru (Borno) e giovani appartenenti a una ronda di sicurezza civica.
Di fronte all’impressionante aumento della violenza nel paese molti iniziano a essere scettici rispetto alla certezza di vittoria militare delle forze di sicurezza. Lo stesso ex capo di Stato Maggiore, il generale Martin Luther Agwai, si è mostrato scettico rispetto alla possibilità di una vittoria militare su Boko Haram.

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Combattere la corruzione

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 agosto 2013

«I Boko Haram sono un prodotto della corruzione nel nostro paese. Per combatterli è assolutamente necessario porre un freno a questa piaga dilagante e assicurare un futuro ai nostri giovani». Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che Soffre monsignor Oliver Dashe Doeme, vescovo di Maiduguri, nel Nord della Nigeria.Il presule denuncia il grave stato di corruzione nel “gigante africano” e fa notare come l’economia nazionale si basi esclusivamente sull’estrazione del petrolio, con conseguenze gravissime sulle condizioni della popolazione. «Gli altri settori non sono adeguatamente sostenuti, soprattutto quello agricolo – aggiunge – Eppure la Nigeria è un paese ricco di risorse». Un immediato intervento in ambito economico favorirebbe inoltre le prospettive dei giovani, sottraendoli alle pressioni dei gruppi fondamentalisti, sempre alla ricerca di nuove leve. «Un ragazzo che ha un suo posto all’interno della società sarà meno incline a farsi manipolare – spiega il vescovo – Se dico a una persona di ucciderne un’altra, chi non ha nulla da perdere sarà di certo più disposto ad eseguire il mio ordine».In una fase in cui la Nigeria è «costantemente esposta alla minaccia terroristica», monsignor Doeme loda l’incredibile coraggio dei suoi fedeli. «La mia diocesi è stata duramente colpita dalle atrocità dei Boko Haram, tuttavia i cristiani continuano a offrire la propria testimonianza di fede», afferma raccontando la grande partecipazione alle funzioni, riscontrabile perfino all’indomani degli attentati. La dedizione del clero costituisce un ulteriore incoraggiamento, sia per i fedeli che per il vescovo. «I nostri sacerdoti rimangono nelle parrocchie e continuano a servire la comunità, a rischio della loro stessa vita». E non mancano nuove vocazioni: nella diocesi di Maiduguri vi sono adesso trenta seminaristi e di recente sono stati ordinati otto nuovi sacerdoti.Sotto la minaccia di nuovi attacchi, per la Chiesa del Nord della Nigeria è arrivato il momento di ricostruire le chiese e gli edifici distrutti dagli estremisti. «Questa è una delle principali sfide che abbiamo oggi di fronte a noi. Insieme al grande impegno della cura pastorale degli orfani e delle vedove dei cristiani uccisi».(mons. doeme)

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Nigeria: cresce la povertà nel delta del Niger nonostante i massicci profitti dell’estrazione petrolifera

Posted by fidest press agency su domenica, 4 agosto 2013

English: Nomads leaving Niger with their goat ...

English: Nomads leaving Niger with their goat herd, Dakoro Department, Niger. During the 2005 Drought and Famine in Niger. (Photo credit: Wikipedia)

L’obbligo di trasparenza chiesto dall’UE mette sotto pressione il governo nigerianoL’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto al governo della Nigeria di rendere conto della gestione dei profitti derivanti dall’estrazione petrolifera. Nonostante gli ingenti profitti generati dall’estrazione petrolifera nel delta del Niger la popolazione del luogo versa in condizioni di crescente povertà. La situazione della popolazione è poi aggravata dai gravi danni ambientali causati proprio dall’estrazione di petrolio.Mercoledì 31 luglio Mutiu Sunmonu, direttore della Shell-Nigeria (Shell Petroleum Development Company, SPDC), ha dichiarato che dal 2008 ad oggi la multinazionale ha versato allo stato della Nigeria 42 miliardi di dollari USA per l’estrazione petrolifera. Negli ultimi cinque anni lo stato avrebbe poi ricevuto dalla consorella Shell Nigeria Exploration and Production Company (SNEPCO) altri 25 miliardi di dollari per l’estrazione petrolifera lungo la costa del paese. Negli ultimi anni i profitti della Shell-Nigeria sono diminuiti a causa di perdite nella produzione e furti di petrolio.Le dichiarazioni di Shell-Nigeria sono probabilmente la conseguenza dell’iniziativa promossa dall’UE per una maggiore trasparenza nell’industria delle materie prime. Allo stesso tempo queste dichiarazioni mettono sotto pressione la classe politica nigeriana che ora deve riuscire a spiegare in modo credibile dove siano finiti tutti questi soldi. Pare evidente che il delta del Niger non abbia profittato in alcun modo di questi ingenti introiti.Lo scorso 9 aprile 2013 la Commissione dell’Unione Europea ha deciso l’istituzione di normative che garantissero maggiore trasparenza nell’industria estrattiva. Secondo la nuova normativa le multinazionali con sedi principali in Europa devono rendere pubblici i loro pagamenti ai governi dei paesi in cui lavorano. In questo modo l’UE spera di combattere con maggiore efficacia la corruzione. Le autorità nigeriane sono notoriamente considerate corrotte ma le accuse finora si rivolgevano anche contro le multinazionali petrolifere che non rendevano pubbliche e anzi mantenevano il silenzio sui loro introiti dall’estrazione petrolifera.Nel delta del Niger vivono circa 20 milioni di persone che necessitano urgentemente di aiuto. Decine di migliaia di giovani sono senza lavoro, oltre 10.000 pescatori hanno perso ogni possibilità di autososteneresi a causa dell’inquinamento petrolifero e anche i piccoli agricoltori lamentano da tempo la contaminazione dei terreni e la conseguente impossibilità di coltivazione. Decine di migliaia di persone soffrono di malattie respiratorie dovute alla pratica del cosiddetto gas flaring, ossia la combustione del gas all’aperto.

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