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L’afrobeat di Seun Kuti sbarca in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 novembre 2019

Al via sabato 23 novembre il primo tour italiano nei club del musicista nigeriano Seun Kuti, figlio più giovane del pioniere dell’afrobeat Fela Kuti. Seun ha inaugurato la sua carriera subito dopo la morte prematura del genitore nel 1997, assumendo la guida della band paterna, gli Egypt 80, a soli quindici anni. Come il padre, Seun lotta con la musica per l’affermazione del proprio popolo. Oluwa Seun Anikulapo Kuti è ora un’icona dell’Africa militante che vuole emergere con le proprie forze e la propria cultura, contro l’ingiustizia, la corruzione e l’arroganza del potere. Dal padre Fela, conosciuto anche come “The Black President”, Seun ha ereditato non solo la passione e il talento musicale, ma, anche l’impegno politico e sociale. L’afrobeat di Seun Kuti, infatti, è permeato dalla storia della black music, con inflessioni rap e new soul in un succedersi di suoni e messaggi che hanno attualizzato e amplificato il retaggio culturale paterno. La sua musica fatta di polifonie sincopate, bassi profondi e suggestioni ritmiche, trasporta e coinvolge l’ascoltatore tra voci, fiati, chitarre e percussioni. “Voglio fare l’afrobeat per la mia generazione -commenta l’artista- invece che ‘alzati e combatti’, il messaggio deve diventare: alzati e pensa”. Sassofonista e cantante, il giovane Kuti cita fra i propri ispiratori Miles Davis, il musicista e poeta afro-americano Gill Scott Heron, i rapper Timbaland e Dr. Dre, pur restando osservatore dei canoni classici del filone black. In un’epoca in cui l’afrobeat è riscoperto e citato in molteplici ambiti musicali contemporanei, dall’Hip-Hop alla techno e a tutta la tropical music, Seun Kuti & Egypt 80 rappresentano l’autentica radice originale, seppur rafforzata dalla giovane energia e da una notevole apertura a contaminazioni artistiche.Con lui, la storica formazione Egypt 80, -“La più infernale macchina ritmica dell’Africa tropicale” -, nome inventato da Fela nel 1977, rifacendosi all’antica civiltà egizia. Sul palco Oluwa Seun Anikulapo Kuti (voce, sax, tastiere), Adebowale Osunnibu (sax), Ojo Samuel David (sax), Adedoyin Adefolarin (tromba), Oladimeji Akinyele (tromba), Joy Opara (voce, danza), Iyabo Adeniran (voce, danza), David Obanyedo (chitarra), Oluwagbemiga Alade (chitarra), Kunle Justice (basso), Shina Niran Abiodun (batteria), Kola Onasanya (conga), Wale Toriola (percussioni) e Okon Iyamba (shekere).Durante i concerti è prevista una selezione dalla discografia dell’artista, dal primo album “Many Things” del 2008 fino all’ultimo EP “Night Dreamer Direct-To-Disc Sessions” registrato in presa diretta con i brani dall’ultimo disco ‘Black Times’, candidato ai Grammy Awards come miglior album world e contenente anche un featuring con Carlos Santana.Il tour è realizzato in collaborazione con Django Concerti.Le date del tour:
sabato 23 novembre, Linecheck Festival, Base, Milano
giovedì 28 novembre, Locomotiv, Bologna
venerdì 29 novembre, Monk, Roma
sabato 30 novembre, Il Volo del Jazz Festival, Teatro Zancanaro, Sacile (PN)
domenica 1 dicembre, Teatro Miela, Trieste

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Joshua, nigeriano perseguitato perché gay

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 maggio 2011

Arcigay, EveryOne, organizzazione per i diritti umani, e l’Associazione radicale Certi Diritti, fanno appello al Ministro dell’Interno Roberto Maroni e al Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna perché sia conferito con estrema urgenza lo status di rifugiato a Joshua J., 28enne nigeriano e omosessuale. Entro giovedì 12 maggio prossimo Joshua deve lasciare il territorio nazionale perché la commissione territoriale sull’asilo di Caserta ha respinto la sua richiesta obiettando che in Nigeria non sono riscontrabili abusi concreti nei confronti di persone omosessuali da parte del Governo o delle autorità. In realtà in Nigeria il codice penale prevede fino a 14 anni di detenzione per omosessualità e negli stati federali del Paese nei quali è applicata la Sharia la pena per gli omosessuali è di 100 frustate per gli uomini non sposati, e di 1 anno di prigione e la morte per lapidazione per gli uomini sposati, anche se vi sono casi di omosessuali non sposati mandati comunque al patibolo. Proprio per questo Joshua è fuggito dalla Nigeria, dove rischia torture e morte, nel 2008, dopo che la famiglia musulmana del ragazzo con cui aveva avuto una relazione lo ha scoperto e, minacciandolo di morte, lo ha denunciato alle Autorità di polizia. A febbraio del 2008 un articolo del Nigeria Observer ha pubblicato la sua foto e un mandato di cattura in cui la polizia fissa una taglia per la consegna di Joshua alle autorità. Alla richiesta d’asilo era stata allegata la traduzione giurata con fotocopia del quotidiano nigeriano dove la polizia, al momento della fuga del giovane dalla Nigeria, aveva pubblicato il mandato di cattura per atti omosessuali con tanto di foto e nome di Joshua. Sul caso di Joshua è stata presentata un’interrogazione al Senato Da Giuseppe Valditara di FLI che per ora non ha ottenuto una risposta. “Siamo quindi a chiedere – spiegano i rappresentanti delle associazioni – “che il Governo italiano attivi immediatamente, attraverso il Ministero dell’Interno e il Ministero delle Pari opportunità, tutte le procedure necessarie per scongiurare il ritorno coatto di Joshua J. in Nigeria, che lo metterebbe in serissimo pericolo di vita”.

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Asilo in Italia per un gay

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2010

Il Gruppo EveryOne, organizzazione per i diritti umani, e l’associazione radicale Certi Diritti lanciano un appello urgente al Ministro dell’Interno Roberto Maroni e all’Alto Commissario ONU per i Rifugiati Antonio Guterres affinché sia conferito al più presto in Italia lo status di rifugiato a Joshua J., 28enne nigeriano e omosessuale. Joshua è fuggito dalla Nigeria, dove rischia torture e morte, nel 2008, dopo che la famiglia musulmana del ragazzo con cui aveva avuto una relazione lo ha scoperto e, minacciandolo di morte, lo ha denunciato alle Autorità di polizia. Joshua è stato più volte soggetto a decreti di espulsione, che è stato costretto a non ottemperare: tornare nel Paese d’origine per lui significherebbe venire imprigionato fino a 14 anni, subire la condanna a 100 frustate e rischiare di essere ammazzato dalla tribù integralista cui appartiene la famiglia del coetaneo con cui ha avuto rapporti sessuali, in linea con i principi della Sharia. Il ragazzo, attualmente ospitato in provincia di Teramo, dove svolge saltuariamente l’attività di ambulante in spiaggia, dopo essere stato arrestato perché inottemperante ai provvedimenti di allontanamento, ha presentato, il 2 novembre scorso, richiesta di asilo come rifugiato. “Joshua è ricercato dalla polizia nigeriana perché omosessuale” spiegano i co-presidenti di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau e il segretario dell’associazione radicale Certi Diritti Sergio Rovasio. “A febbraio del 2008 un articolo del Nigeria Observer ha pubblicato la sua foto ed emesso un mandato di cattura in cui la polizia fissa una taglia per la consegna di Joshua alle autorità.  Chiediamo infine a senatori e deputati di adoperarsi in prima persona affinché il diritto di asilo del giovane omosessuale sia garantito, presentando interrogazioni sulla vicenda in Parlamento”.

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Ti ricordi di Ken Saro-Wiwa?

Posted by fidest press agency su martedì, 2 novembre 2010

Roma, 10 novembre 2010, ore 20  Brancaleone – Via Levanna 11. Serata di teatro e arte dedicata al grande poeta nigeriano, a 15 anni  dalla sua uccisione avvenuta il 10 novembre del 1995. Amnesty International, Aktivamente, Amisnet, Campagna per la riforma della Banca mondiale, Isola Quassud, Mani Tese, Servizio Civile Internazionale, Radio Popolare Roma e Brancaleone promuovono una serata di omaggio al grande scrittore, poeta e attivista a 15 anni dalla sua esecuzione da parte del governo nigeriano.  Ken Saro-Wiwa fu impiccato insieme a otto suoi compagni dell’organizzazione MOSOP solo perché cercava di difendere pacificamente la causa del suo popolo, gli Ogoni, vittima dei terribili impatti socio-ambientali che troppo spesso le attività di estrazione petrolifera portano con sé nel Sud del mondo. Ancora oggi, a 15 anni dalla sua morte, nella regione del Delta del Niger si continua ad inquinare l’ambiente e a violare i diritti umani nel nome  dell’oro nero. Programma della serata:
•    Saluti e introduzione con un aggiornamento della situazione sul campo in Nigeria.
•    Mostra fotografica “Nigeria: una terra che perde, una terra che brucia”, a cura di Amnesty International
•    Mostra di giornali dell’epoca con articoli sull’uccisione di Ken Saro-Wiwa, provenienti dall’archivio di Isola Quassùd, a cura di  Aktivamente
•    Spettacolo teatrale ” Un giorno in Nigeria” in Anteprima nazionale la nuova edizione dello spettacolo con la compagnia di attori africani di Isola Quassùd, regia di Emanuela Pistone.
•    Aperitivo solidale organizzato dalle associazioni promotrici.
Lo spettacolo si inserisce nell’ambito del progetto internazionale  “Siamo tutti di fronte alla storia. 10 novembre 2010 / 2011”, ideato da Isola Quassùd per celebrare lo scrittore in diversi paesi europei.

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