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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Attacco alla Cattedrale di Notre Dame a Nizza

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Nizza. L’attacco di stamani nella cattedrale di Notre Dame a Nizza, con tre persone uccise, viene qualificato dal sindaco della città francese come atto terroristico. Il ministero dell’Interno aveva previsto il rischio di attentati a siti religiosi, tanto da aver rafforzato la sorveglianza di chiese e moschee. La tragedia odierna, la cui dinamica ovviamente andrà ricostruita, segue l’assassinio di Samuel Paty, il professore accusato di blasfemia dagli islamisti transalpini per aver mostrato in classe due vignette irriverenti nei confronti di Maometto pubblicate da Charlie Hebdo, e si inserisce in una crisi internazionale causata da una vignetta sul presidente turco Erdogan, pubblicata in copertina dalla medesima testata. Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), vicina alla comunità cattolica francese, nel condannare l’ennesimo atto terroristico, prega per le vittime e i feriti. E ricorda che la necessità di un confronto franco, civile e non superficiale con l’Islam, deve unirsi alla consapevolezza che prevenzione e repressione criminale sono le sole risposte per gli islamisti estremisti, soprattutto per i responsabili dei reati, senza ipocrite o implicite giustificazioni. Ma a ciò deve affiancarsi la consapevolezza che la risposta al radicalismo che strumentalizza la religione e colpisce la persona non può essere la rivendicazione di una malintesa “libertà” di espressione, che giunga all’offesa e al dileggio dei simboli di fede, di qualunque confessione. Dagli intellettuali e dai media europei ci si attende più coraggio nella denuncia degli estremismi, soprattutto quando perseguitano singoli fedeli o pacifiche minoranze religiose, e al tempo stesso una netta presa di distanza da quel laicismo che, in nome della libertà, viola i diritti naturali di singoli e gruppi e offende il sentimento religioso: un errore non si combatte mai con un errore di segno contrario.

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Terrorismo islamico: solidarietà a Francia, Europa sotto attacco

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2020

Roma Senato. “Abbiamo il dovere di iniziare questa seduta esprimendo la nostra piena solidarietà alla Francia e alla città di Nizza così duramente colpita dal terrorismo islamico. Hanno colpito chi pregava in Chiesa, così come quindici giorni fa avevano assassinato e decapitato un insegnante impegnato in una lezione sulla libertà di espressione. La Chiesa e la Scuola: i simboli della nostra civiltà e della nostra libertà”.È quanto ha affermato il senatore di Fratelli d’Italia, Adolfo Urso, aprendo la seduta dell’Aula. “Ancora una volta colpiscono a Nizza, città già così duramente sconvolta dalla strage del 14 luglio 2016, nuovamente la Francia impegnata nel Mediterraneo ad arginare la Turchia. Fratelli d’Italia chiede al governo di sollecitare l’Europa ad assumere un atteggiamento univoco e fermo contro chi, come Erdogan, soffia nel fuoco, alimentando di fatto la follia terrorista. Basta cedimenti, basta connivenze”, conclude il senatore Urso.

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Solidarietà di un ergastolano alle vittime della strage di Nizza

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 luglio 2016

(AP Photo/Laurent Cipriani)

(AP Photo/Laurent Cipriani)

In tanti anni di carcere ho imparato che ti senti meglio se lotti per cambiare il tuo destino o se fai qualcosa per gli altri invece di stare in cella senza fare nulla a commiserarti e a odiare, a torto o a ragione, le istituzioni. Fino all’ultimo, però, sono rimasto indeciso se scrivere qualcosa su questa orrenda strage avvenuta a Nizza, sia per rispetto delle vittime, sia perché penso che là fuori non interessi a nessuno il parere di un ergastolano.
Oggi però mi sono deciso e cerco di farlo con delicatezza e solidarietà verso tutti i familiari colpiti dal lutto provocato da questo folle spargimento di sangue.
Conosco molto bene quella città. Ci abita mio padre con la sua seconda moglie dopo che è emigrato dalla Sicilia, dopo la mia nascita. Ci portavo i miei figli in vacanza. Mi ricordo che una volta li ho portati proprio alla Promenade des Anglais, dove è avvenuto il massacro, per vedere i fuochi d’artificio del 14 luglio in occasione dell’anniversario della rivoluzione francese. Forse anche per questo ho provato tanto sdegno, rabbia e dolore per questa atroce strage di bambini e di persone innocenti che hanno avuto solo la colpa di essere in quel posto nel momento sbagliato.
Ormai sono chiuso da un quarto di secolo in una cella e, quando accendo la televisione, non capisco l’odio e la furia bestiale che c’è al di là del muro di cinta e mi viene subito voglia di spegnerla perché, in fondo, io non faccio più parte della famiglia umana che mi ha maledetto ad essere cattivo e colpevole per sempre. Eppure non ci riesco. E mi accorgo, con dolore, che ormai il mio mondo non esiste più. Al suo posto ce n’è uno che non riconosco e che mi fa paura.
Quello che non comprendo è perché ci sono persone in questa terra che ammazzano per motivi religiosi. In fondo, nel mondo c’è posto per tutti, sia per chi crede che per chi si professa ateo, sia per gli indecisi, che per chi crede solo nel momento del bisogno. Una volta si pensava che per risolvere il problema della società bastasse mettere in carcere le persone pericolose, condannarle a morte e infliggere loro la pena dell’ergastolo. Ma con questi “fuori di testa” cosa fare quando la pena di morte se la danno da soli e magari vanno a messa la domenica o in moschea il venerdì? Non lo so. Tuttavia, so che spargere odio politico e sociale equivale a mettere benzina sul fuoco.
Quello che mi da più fastidio sono le dichiarazioni di alcuni politici, anche a livello internazionale, i quali pensano di chiudere le frontiere e risolvere il problema solo ed esclusivamente sbandierando misure di sicurezza draconiane. Penso che i diritti non possano rincorrere la sicurezza, ma debbano precederla con la prevenzione, l’amore e la giustizia sociale. Lo so, in questo modo non si potranno evitare tutte le stragi, perché qualche folle criminale fuori di testa sarà sempre in azione e non sarà sempre possibile fermarlo (come nel caso del giovane di Monaco). Eppure credo che questo sia l’unico modo per limitare i danni.
Avere letto che la Norvegia ha scelto, dopo la strage di Breivik all’isola di Utova nel luglio 2011, di mettersi in discussione, in nome dei suoi principi di Stato di diritto, i cui valori sono validi anche per i nemici che lo vogliono distruggere, mi ha fatto pensare che una società avanzata non dovrebbe mai rinunciare alla sua umanità, anche in nome della sicurezza dei suoi cittadini, per dimostrare di essere migliore del male che combatte. (Carmelo Musumeci) (foto: Promenade des Anglais AP Photo/Laurent Cipriani)

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Nizza: serve una svolta storica

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

Putin Views Russian Arms On Display At ExpoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Dopo i tragici fatti di Nizza, oggi è il momento dell’unità, non della polemica. E proprio per questo ci permettiamo di indicare al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, la strada da seguire per dare una risposta coesa e decisa a quello che sta accedendo in Europa e nel mondo.Una nuova Pratica di Mare, vale a dire una grande alleanza che ripeta lo schema del 28 maggio 2002, quando le porte dell’Alleanza atlantica, che fino ad allora contava 19 paesi, si aprirono a quello che fino a pochi anni prima era stato il grande nemico: la Russia. Su iniziativa lungimirante del presidente Silvio Berlusconi e con l’Italia protagonista della straordinaria operazione, si mise così fine alla contrapposizione che aveva caratterizzato gli anni della guerra fredda e si inaugurò una nuova fase della storia mondiale, che aveva come obiettivo primario la lotta contro il terrorismo. Stesso mostro, ancor più agguerrito, che l’Europa si trova a dover combattere oggi. Se Renzi ha coraggio e vuole imporre una svolta storica ai drammatici giorni che viviamo proponga una nuova Pratica di Mare. Un nuovo punto di partenza per una risposta forte, decisa e coordinata al male”.

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Attentato a Nizza e il futuro del Jihad in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 luglio 2016

strage-di-nizzaL’attentato, tra i più efferati compiuti in Europa dal jihad, quello della sera del 14 Luglio a Nizza è particolarmente interessante da studiare. E’ stato scelto un luogo di divertimento, come nel caso del Bataclan parigino, ma all’aperto e senza una specifica indicazione della identità religiosa dei presenti. I proprietari del locale di Parigi erano, si ricorderà, di religione ebraica, e l’atto terroristico avveniva dopo una sequenza di eccidi islamisti in luoghi ad alta presenza di cittadini francesi ed ebrei.Nel caso dell’eccidio di Nizza, non c’è nessuna differenza di bersaglio tra ebrei, cristiani o addirittura islamici presenti tra l’immensa folla che si raduna sulla Promenade des Anglais per festeggiare l’inizio della Francia repubblicana. Si colpisce la nazione, il simbolo, la gente comune. Tutti, insomma.Qui, allora, i dati da studiare sono diversi e, forse, più pericolosi di quanto non si possa oggi immaginare: il camion era guidato da un cittadino francese di origine tunisina, cittadino di Nizza.Poi, il camion. Chi l’ha comprato, o rubato, ha una rete di copertura ampia che sconfina molto probabilmente con la malavita, anche con quella non jihadista. Infatti, il pilota del TIR criminale era un jihadista con precedenti penali per reati comuni. Non è da escludere quindi l’inizio di un legame tra la tradizionale “mala” e il jihad. Fornire armi al jihad (anche se quelle trovate sul camion erano non utilizzabili) e le connessioni con le reti del contrabbando, di armi o di altro, potrebbe essere il nuovo business delle reti criminali tradizionali.
Sul piano teorico, della dottrina del jihad, l’attacco all’Europa è stato largamente previsto e stimolato dai proclami di Isis e Al Qaeda. Quando lo “stato” iraqeno-siriano si sgretola, le due organizzazioni rivali del jihad si ritrovano sulla stessa linea, quella degli attentati terroristici tra i “crociati e gli ebrei”.L’attacco indiscriminato, che alcuni analisti avevano ritenuto “superato” da parte di Al Qaeda, o dell’Isis, è oggi necessario per la sopravvivenza del jihad. Serve per manifestare potenza, e quindi richiamare la simpatia dei numerosi islamisti in fase di radicalizzazione, dimostrare forza per “proteggere” le minoranze islamiche presenti sul territorio deli “infedeli”, serve inoltre per spaventare la pubblica opinione e i governi occidentali, è utile infine per bloccare le attività della polizia e dei Servizi.E questo accade, deve accadere secondo i jihadisti, proprio nel momento in cui lo “stato” sirio-iraqeno sta fallendo.Sembra poi che la qualità delle forze dell’ordine e dell’intelligence sia un criterio di selezione da parte dei terroristi del jihad. Quanto meno efficienti, tanto più il loro Paese diventa un bersaglio. Prima il Belgio, in cui la polizia vallona non comunica con quella fiamminga, con Servizi di carattere, come dire? casalingo;poi la Francia, che ha subito anch’essa una riforma dei Servizi disfunzionale e cervellotica, sia per la loro attività estera che per quella interna. Non citiamo qui, per carità di Patria, quella del 2007 italiana. Detto tra parentesi, sembra proprio che le democrazie europee, oggi, non capiscano niente di intelligence.Le democrazie europee, quindi, devono quindi decidersi: o sacrificano una parte dei “diritti” e della privacy della cittadinanza per proteggerla dal jihad, o, seguendo il mito della democrazia di massa, dovranno accettare attentati sempre più efferati.C’è poi il problema dei dati su cui lavorare: tutti i Servizi e le Polizie operano oggi troppo ex post. Si ritiene, erroneamente, che il jihad generi reati che vanno colpiti singolarmente, mentre la predicazione della “guerra santa” rientra nelle libertà, appunto, garantite fin dai tempi della Rivoluzione Francese, ma con qualche parentesi storica. Falso. Il jihad è una strategia specifica di una guerra che è totalmente diversa da quella clausewitziana.
Occorre che le forze di polizia passino dalla (scarsa) repressione di alcuni reati connessi o derivanti dal jihad al contrasto nettissimo e strutturale con la stessa “guerra santa”. Un po’ come fecero Falcone e Borsellino con la mafia. Quindi occorrerà delineare una strategia contro l’islamismo in guerra, che riconnette insieme pressioni durissime contro gli stati finanziatori, azioni di guerra psicologica in Europa e fuori, repressione preventiva di focolai di jihad. Imitare noi la pratica del jihad per contrastarlo: sono le tecniche opfore di “guerra ibrida” che oggi una la Federazione Russa in Ucraina, per esempio. Lavorare dopo il fatto è quindi duro, ma inevitabile oggi per le Polizie europee. Occorre fare il contrario, e stabilmente.E ciò accade per vari motivi. Il primo è quello che i jihadisti hanno un uso rapido e efficiente dei social media e del crittaggio da usare in essi. Kik, Surespot, Telegram, Wikr, Detect, Tor, sono tutte applicazioni del tutto legali che servono per il crittaggio dei messaggi jihadisti, o per andare nel deep internet, quello che non risulta dai motori di ricerca. Isis ha sviluppato da tempo dei siti per addestrare alla encryption. Sono anch’essi tendenzialmente privi di segnali operativi, ma delineano, al momento buono, e solo a chi lo deve compiere, il posto e il tempo dell’attentato.U na sporulazione delle fonti che rende quindi difficile per qualsiasi intelligence seguire il jihad, che è fatto di reti occulte, in gran parte non ancora esplorate, che vivono secondo la regola “da bocca a orecchio” o della comunicazione verbale immediata, ma che si sovrappongono e comandano la comunicazione on line. Peraltro, è duro dirlo, le intelligence europee operano su due criteri di difficile verifica operativa. O il “grande vecchio” che decide tutto magari da qualche caverna nei Territori tribali del Pakistan, come era il caso di Osama Bin Laden, o il free rider, il giovane emarginato e radicalizzato che fa tutto da solo.In parte, i giovani del jihad possono fare molto da soli, perché le indicazioni dal vertice sono sempre generiche, e sta a chi opera sul terreno vedere, verificare, programmare. Ma questo non accade mai senza un via da parte di uno dei molteplici centri di comando, che poi devono giustificare e ampliare l’effetto dell’atto terroristico. Ritengo che l’Europa sarà quindi il prossimo campo di azione del jihad. Per molti motivi: il primo è che la massa di immigrati è tale da poter servire come rete di protezione, reclutamento, finanziamento per un buon numero di jihadisti. Lo disse il vecchio capo della Fratellanza Musulmana Mohammed Badie, pochi anni fa: “l’Europa non la invaderemo con il jihad, basterà la demografia”. E’proprio quello che sostengono, senza saperlo, molte anime belle del multiculturalismo.Il secondo motivo è che, come il jihad ha proclamato poco tempo fa, l’Europa verrà rapidamente islamizzata e la bandiera nera dell’Isis batterà, come mostrava una copertina della rivista teorica del gruppo siriano-iraqeno, sul Vaticano.Quello che dicono fanno, ma non sappiamo mai come. E’ il momento, allora, di ripensare le strategie di intelligence in tutta Europa, senza creare una inutile “agenzia unica” ma ripensando in modo nuovo e creativo la minaccia jihadista. (Giancarlo Elia Valori)

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Nizza: Ripartire dalla speranza nella vita

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2016

Paola-Binetti“Lo sgomento che prende davanti ad un terrorismo sempre più aggressivo, dal volto sempre più disumano, deve farci riflettere molto su quest’attacco sistematico e prolungato portato al cuore della nostra libertà e di tutta la cultura occidentale. Del tir che ieri ha massacrato decine e decine di persone, riunite in occasione di una festa nazionale, ciò che più sorprende è la brutalità con cui l’autista è passato sui corpi accalcati di bambini ed adulti. Ne ha fatto una carneficina, stando di poco sopra a loro, guardandoli in faccia, decidendo a mente fredda su chi passare e su chi no.” Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare che continua:” Ha compiuto un attentato terroristico squallido per modalità e strategia, ma –ci dicono- non era un terrorista. Non era schedato in nessuna di quelle liste prudenziali di cui ormai tutte le questure e le prefetture dispongono. Era solo un piccolo criminale che aveva commesso reati contro il patrimonio, come una serie di furti ripetuti, ma di scarsa entità. Non c’era motivo di fidarsi di lui, ma tanto meno c’era motivo di pensare alla mente perversa con cui ha colpito tanti innocenti giovedì sera. Questa guerra che ha come bersaglio preferito i civili e non i militari; gli scenari di pace e non i teatri di guerra, ci trova del tutto impreparati davanti all’enormità delle situazioni che potrebbero presentarsi. Lo stadio, un pub dove ascoltare musica, un aeroporto, una metropolitana mentre si va al lavoro, una festa nazionale: impossibile mettere porte alla nostra vita ordinaria; inimmaginabile distribuire forze dell’ordine laddove l’ordine dovrebbe essere un fatto naturale. Ma soprattutto lo smarrimento ci coglie davanti a situazioni che non hanno nulla di prevedibile, che non rimandano a regole, criteri, accordi maturati in precedenza. Non c’è una dichiarazione di guerra, non c’è un codice d’onore, non ci sono principi, c’è solo una violenza irrazionale che non conosce principi; che non distingue tra le persone e colpisce nel mucchio per fare il maggior danno possibile. L’autista, identificato con facilità, ha mostrato tanto disprezzo per la vita degli altri quanto per la propria; la sua stessa vita non aveva più valore di quella altrui e questo fatto resta un mistero. La cultura della morte sembra essere la struttura portante di questa nuova maniera di far la guerra: non si combatte per vincere, ma solo per distruggere, senza speranza e senza soluzioni, eppure è proprio da qui che dobbiamo ripartire, per raccontare una nuova storia in cui sia chiaro perché vale sempre la pena vivere ” conclude la Binetti.

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Nizza: Interrogarci su come intervenire

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

debora  serracchiani“Ancora una volta un vile attacco terroristico, e di nuovo su suolo francese”. E’ la riflessione della presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, all’indomani della strage di Nizza.Offrendo “tutto il cordoglio e la vicinanza al popolo e alle Istituzioni francesi”, Serracchiani ha sostenuto che “ormai è chiaro che dobbiamo anche interrogarci su come reagire ad aggressioni che affondano sempre più nel cuore dell’Europa e rispetto alle quali l’Europa deve muoversi in modo forte e coeso”.Per Serracchiani bisogna “mettere insieme le intelligence e lo scambio d’informazioni fino ad avere un sistema di difesa comune, e anche una reazione, evidentemente, comune”. Serracchiani ha anche sottolineato di essere stata “molto colpita dal metodo con cui questa volta è stato eseguito l’attentato, che ce lo fa sentire ancora più vicino degli altri.‎ Ed e’ sconvolgente il numero dei bambini coin‎volti. Siamo di fronte ad attacchi che avvengono con mezzi per così dire ordinari, come un camion, e questo – ha concluso – rende tutto più terribile”.

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Nizza: attentato e immagini sui media

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

Zombie Splatter“Siamo solidali con il popolo francese e condanniamo con fermezza gli autori della strage. Non ci pieghiamo di fronte a quello che vuole essere un atto per incutere paura e destabilizzazione nel mondo occidentale. Ci auguriamo che gli italiani dispersi non siano tra le vittime di questa follia omicida. Condividiamo l’appello del Ministero degli Interni francese a non pubblicare sui social media contenuti non verificati.
Auspichiamo che presto venga inaugurata una nuova tendenza giornalistica, quella di non trasmettere le immagini più cruente e drammatiche, questo a tutela della privacy delle vittime e per detonare lo schema di propaganda dell’Isis. Il terrorismo ha, infatti, abbracciato il web come un vistoso canale dove promuovere se stesso, intimidire la gente, e radicalizzare le nuove reclute: con la comunicazione e la diffusione del sangue non si fa altro che perpetuare il terrore e moltiplicare il valore mediatico di questi criminali.” Queste le dichiarazioni di Cinzia Pellegrino, Coordinatore Nazionale del Dipartimento tutela Vittime di Fdi AN, a seguito della strage avvenuta a Nizza nelle scorse ore. (foto: Zombie Splatter)

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Nizza Sconcerto per atroce attentato

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

meloniGruppo FI Camera vicino al popolo francese. Ue e occidente Ministro brunettareagiscano a inaccettabile strategia terrore”. Lo scrive su Twitter Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.
Dichiarazione di Giorgia Meloni presidente Fratelli d’Italia: «Guardo le immagini dei corpi senza vita dei bambini sull’asfalto del lungomare di Nizza e aspetto di sentire le banalità dei soliti buonisti, che mi verranno a spiegare che il fondamentalismo islamico non c’entra nulla e che contro il terrorismo serve più cultura, più accoglienza e più manifestazioni coi gessetti colorati al suono di “Imagine” di John Lennon. Al dolore per questa ennesima strage si aggiunge la rabbia per l’incapacità dei governi europei di difenderci e di assicurare la nostra sicurezza. Questi signori non vogliono vedere la verità. Il fondamentalismo islamico ci ha dichiarato guerra e dobbiamo reagire di conseguenza: spazzare via l’Isis dalla faccia della terra senza perdere altro tempo; controllare le moschee e gli imam; combattere la diffusione dell’integralismo islamico e smetterla con la politica dell’accoglienza incontrollata». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Un’altra orribile, insensata, folle strage a Nizza

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

NizzaPromenadeDesAnglaisCosa vuoi dire dopo l’ennesima, orribile strage? Niente. Tutte le parole rischiano di apparire vuote, inutili, insensate. Penso ai corpi straziati, alle urla dei feriti, alla disperazione dei familiari, degli amici, di chi si è salvato e provo un dolore è immenso. Lo sento a fior di pelle. Il cuore si stringe, si fa piccolo piccolo ma gonfio di tristezza. Eppure non abbiamo il diritto di essere ammutoliti. La condanna della tragedia e la solidarietà con le vittime è credibile solo se è seguita da un’azione, dall’’assunzione di responsabilità. Vincere il terrorismo è una sfida particolarmente difficile, che può essere vinta solo con l’impegno di tutti.
Tutti abbiamo il potere di fare qualcosa. Non permettiamo che la violenza ammutolisca il nostro cuore. Non permettiamo che la violenza generi altra violenza.Non permettiamo che la follia alimenti l’intolleranza, la paura dell’altro, il razzismo, l’islamofobia, la radicalizzazione, la chiusura, l’isolamento, la cattiveria.
Non minimizziamo quello che è accaduto invocando, come sempre, un rapido ritorno alla normalità. La situazione è eccezionalmente grave. Dobbiamo reagire interrogando noi stessi e ripensando il nostro modo di vivere, di fare società, di guardare al mondo.
Una “normalità” in cui tutti i giorni si fanno stragi di vite umane è uno schifo che non possiamo accettare.Dietro a queste violenze, e a tutte quelle a cui spesso non prestiamo la giusta attenzione, ci sono molte cause e molte responsabilità. E’ tempo che ciascuno faccia i conti con le proprie responsabilità e si impegni a creare pace facendo venire meno le cause di queste violenze.
Tutti ci dobbiamo mettere al servizio della pace e della costruzione di una società della pace e della fraternità. Cerchiamo di capire cosa possiamo fare, come fare.Aiutaci ad aprire un grande dialogo sulla violenza e sulle tante guerre che continuano a terrorizzare il mondo, su come fare a fermarle, come impedirne di nuove, come soccorrere e proteggere le vittime. E il 9 ottobre 2016 organizziamo assieme una grande Marcia della Pace e della Fraternità. Da Perugia ad Assisi.Quando persone motivate si uniscono, anche un piccolo gesto può avere un grande effetto. (Flavio Lotti, Coordinatore della Tavola della pace)

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Terrore a Nizza

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

Nizza 14 luglio ore 22,30 promenade Des Anglais un camion è stato lanciato contro la folla che aveva riempito il lungomare durante lo spettacolo dei fuochi artificiali. Il bilancio è stato drammatico. Da una prima conta sono risultati 84 morti e oltre cento feriti tra i quali diversi bambini. Il guidatore sterzava di continuo per colpire il maggior numero possibile di persone. La mattanza si è conclusa dopo l’intervento di una poliziotta che ha raggiunto il guidatore uccidendolo. L’autista del tir, era un tunisino di 31 anni. Tra i dispersi vi sono due italiani. Vi sono anche diversi bambini che sono fuggiti dal controllo dei loro parenti e che ora si cerca di farli ritornare in seno alla propria famiglia. Quelli ritrovati sono stati radunati nella caserma Auvare sede principale della polizia in città. L’autista che era alla guida del mezzo ha compiuto il gesto criminale da solo.  Gli ospedali di Nizza hanno lanciato un appello alla popolazione per la donazione del sangue per far fronte al gran numero di feriti. Potranno farlo recandosi al centro per le donazioni di rue Auguste Gal 45. Con questo attentato la Francia è ricaduta nel terrore. Per Christian Estrosi, presidente della Costa Azzurra,”È il dramma più terribile mai perpetrato a Nizza”. Ora si teme che altre “cellule impazzite” possano continuare ad uccidere e nel timore che ciò possa accadere è stato innalzato il piano di allerta. Lo ha deciso il ministro francese dell’Interno, Bernard Cazenueve giunto immediatamente sul posto.
La Farnesina si è messa subito in contatto con le autorità francesi per avere notizia degli italiani che partecipavano numerosi alla festa nizzarda. Sulla facciata del Municipio sono state issate le bandiere a mezz’asta mentre tutti gli eventi estivi sono stati cancellati, compreso il celebre Nice Jazz Festival e il concerto di Rihanna.

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Aflibercept in persone con edema maculare diabetico

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2015

bayer_healthcareNizza. Bayer Healthcare ha diffuso i risultati a tre anni dello studio VIVID-DME di fase 3 con aflibercept in soluzione iniettabile intravitreale per il trattamento della riduzione dell’acuità visiva dovuta a edema maculare diabetico (DME). I risultati, presentati oggi al 15° Congresso EURETINA, a Nizza dal 17 al 20 settembre, hanno mostrato miglioramenti sostenuti della miglior acuità visiva corretta (BCVA) fino a tre anni con aflibercept 2 mg, rispetto alla fotocoagulazione laser retinica. “Permettere alle persone con vista compromessa a causa del diabete di ristabilire e conservare la visione nel tempo è importante per mantenere le normali attività quotidiane come guidare e lavorare – ha affermato il prof. Jean-Francois Korobelnik, Principal Investigator del VIVID-DME trial e Chief of Ophthalmology, CHU Bordeaux, che ha presentato oggi i dati al congresso EURETINA. – I risultati a tre anni sono incoraggianti in quanto indicano che i pazienti che hanno ottenuto un consistente miglioramento della visione nel primo anno l’hanno mantenuta per tre anni. Questi ‘outcome’ positivi a lungo termine sono molto importanti per questa popolazione di pazienti relativamente giovani, ancora in età lavorativa, che possono quindi convivere con questa malattia cronica per decenni”. Lo studio VIVID-DME si è concluso. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere aflibercept 2 mg ogni mese (n = 136), aflibercept 2 mg ogni due mesi (dopo un’iniezione mensile per 5 dosi consecutive) (n = 135) oppure il trattamento di confronto con fotocoagulazione laser (n = 132). Dopo 24 mesi, i pazienti randomizzati alla terapia laser hanno potuto ricevere, come da criteri di ritrattamento specificati nel protocollo (PRN), aflibercept 2 mg. Dopo tre anni, i pazienti che hanno ricevuto aflibercept ogni mese hanno manifestato un miglioramento della BCVA di 10,3 lettere rispetto al basale, quelli che hanno ricevuto il farmaco ogni due mesi hanno avuto un miglioramento di BCVA di 11,7 lettere, mentre i pazienti sottoposti al trattamento di fotocoagulazione laser hanno mostrato una variazione rispetto al BCVA basale di 1,6 lettere. Inoltre, dopo tre anni, il 41,2% dei pazienti nel gruppo trattato una volta al mese e il 42,2% di quelli trattati ogni due mesi con aflibercept 2 mg hanno mantenuto miglioramenti significativi di almeno 15 lettere, o di tre righe, quando misurati con scala ETDRS (Early Treatment Diabetic Retinopathy Scale), uno strumento standardizzato utilizzato in ricerca per calcolare l’acuità visiva, rispetto al 18,9% nel gruppo sottoposto a trattamento laser. In questo studio, aflibercept è stato ben tollerato, con un’incidenza globale di eventi avversi simile in tutti i gruppi di trattamento con il farmaco e nel gruppo sottoposto a terapia laser. Gli eventi avversi erano tipici e corrispondevano a quanto osservato in altri studi su pazienti diabetici che hanno ricevuto terapia anti-VEGF intravitreale. Gli eventi avversi oculari più frequenti nei gruppi trattati con aflibercept includevano emorragia congiuntivale, cataratta e aumentata pressione intraoculare; quelli non oculari più comuni erano nasofaringite e ipertensione. Eventi tromboembolici arteriosi, come definito dall’Anti-Platelet Trialists’ Collaboration (ictus non fatale, infarto miocardico non fatale e morte vascolare) si sono manifestati in 14 dei 136 pazienti (10,3%) che hanno ricevuto aflibercept una volta al mese, in 6 dei 135 pazienti (4,4%) trattati con aflibercept ogni due mesi e in 7 dei 133 pazienti (5,3%) nel gruppo con laser.
Aflibercept è stato approvato per il trattamento dei pazienti con degenerazione maculare neovascolare legata all’età (wet AMD), compromissione della visione per edema maculare diabetico (DME) ed edema maculare secondario all’occlusione della vena centrale della retina (RVO centrale). In Europa, Giappone e Stati Uniti, aflibercept è stato approvato per il trattamento della compromissione della visione secondaria a edema maculare per RVO (RVO di branca o centrale). In Giappone, Tailandia e Corea, è stato inoltre approvato per il trattamento della compromissione della visione causata da neovascolarizzazione coroideale miopica. Più di quattro milioni di dosi di aflibercept sono state somministrate dal suo lancio in tutto il mondo.
Bayer Healthcare e Regeneron Pharmaceuticals Inc. collaborano per lo sviluppo globale di aflibercept. Regeneron mantiene i diritti esclusivi su aflibercept negli Stati Uniti; Bayer Healthcare possiede i diritti esclusivi di marketing fuori dagli Stati Uniti, mentre entrambe le compagnie condividono in modo equo i profitti delle vendite di aflibercept, eccetto in Giappone dove Regeneron riceve una percentuale sulle vendite nette.

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