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Referendum: Il NO è una garanzia per l’avvenire

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

costituzione-de-nicola-de-gasperi_650x447di Aldo Tortorella Care compagne e cari compagni, un malanno invernale, complice l’età, mi impedisce di essere oggi con voi come avrei desiderato per dirvi innanzitutto tutta la mia indignazione per il modo con cui si viene svolgendo questa campagna referendaria da parte di coloro che oggi hanno il governo del Paese. Trovo scandaloso che i pubblici poteri siano impegnati ad alimentare con ogni mezzo compresi quelli meno leciti una campagna di disinformazione e di falsità. La televisione in ogni ora del giorno e della notte è occupata da questo presidente del consiglio il quale con tutti i problemi che ci sono non ha altro da fare che saltare da un programma all’altro o da un palco all’altro palco a far la sua propaganda e a propagandare se stesso.Più che un uomo di governo abbiamo un attore televisivo, oltre che uno studente bocciato dal suo professore di diritto costituzionale. Dire che il maggiore problema della repubblica è la presunta lentezza legislativa dovuta al bicameralismo è una favola. In Italia si fanno anche troppe leggi e il guaio è che spesso sono leggi sbagliate. E molte leggi sbagliate sono state e vengono approvate anche troppo rapidamente come è accaduto e accade alle leggi governative definite decreti d’urgenza.Il primato spetta alla sciagurata legge Fornero sulle pensioni approvata in 16 giorni. Tutti i decreti-legge di questo governo sono passati in meno di 44 giorni. Il presidente del consiglio dunque mente sapendo di mentire quando dice che vuole questo stravolgimento della Costituzione per fare presto. Ha fatto anche troppo presto con molte misure dannose per i lavoratori e per il paese.
Sono le leggi di iniziativa parlamentare ad andare lentamente ma il motivo sta non nel bicameralismo ma nelle liti interne alle maggioranze. Un esempio: la legge anticorruzione d’iniziativa parlamentare ha impiegato 798 giorni per essere approvata e cioè due anni e due mesi e si capisce perché: non andava mai abbastanza bene a questo o a quel gruppo di maggioranza. Due anni e due mesi per annacquarla e sciacquarla fino a renderla la più innocua possibile.La verità è che si vuole una Camera che conti eletta con sistema ultramaggioritario per dare più potere al governo di imporre la propria volontà sopra e contro la rappresentanza popolare. Questa contro riforma della Costituzione stabilisce che il governo ha la priorità su tutte le leggi del suo programma e non più solo sui decreti d’urgenza e ha il potere di fissare il tempo massimo di discussione, 70 giorni. Con questo sistema inaudito in qualsiasi regime liberal-democratico il governo diventerebbe il padrone della rappresentanza parlamentare a sua volta truccata.Già oggi la Camera è eletta con un sistema maggioritario, quello del porcellum, che ha dato la maggioranza assoluta alla coalizione di centro sinistra arrivata di poco avanti alla destra. E la nuova legge elettorale già in vigore è ancora peggio, anche se ora si sono accorti che può essere disastrosa. Dopo avere giurato sulla sua bontà e averla imposta con tre voti di fiducia ora dicono di volerla cambiare, ma senza toccare il maggioritario. Per difendere la loro controriforma , dicono anche il Pci alla costituente era per una sola camera.
Certo, ma con il parlamento “specchio del Paese” e cioè con la legge elettorale proporzionale. E poi il Pci accettò il bicameralismo perchéintese che era una garanzia in più nel duro periodo che si veniva aprendo con la rottura dell’unità antifascista e con la guerra fredda iniziata proprio nel 1947, mentre si lavorava alla Costituzione. E comunque, secondo il Pci, il Senato doveva essere eletto dal popolo.Dunque il presidente del consiglio imbroglia sapendo di imbrogliare quando dice che non ha toccato i poteri del presidente del consiglio. Non li ha toccati perché ha toccato e esaltato il potere del governo e dunque del capo partito che lo guiderà. Già oggi lui governa come espressione di una minoranza del 29 per cento dei voti contro le opposizione che rappresentano il doppio. E con la sua controriforma, domani, un capo partito che può essere un qualsiasi seguace nostrano di Trump o di Le Pen o qualche altro avventuriero può ancor più di lui spadroneggiare l’Italia.Con le mani di un partito formalmente di centro sinistra si prepara la via al peggio, come successe negli anni 20 del ‘900 al Parlamento della Repubblica democratica di Weimar nata dal crollo dell’impero tedesco seguìto alla prima guerra mondiale. Essendoci molti disordini di piazza, il Parlamento democratico tedesco stabilì che in caso di stato d’eccezione le garanzie costituzionali potevano essere sospese.La coalizione nazista vinse le elezioni, decretò lo stato d’eccezione e iniziò la propria criminale avventura. Diceva un proverbio antico che Dio fa impazzire coloro che vuol perdere. In questo caso, però, la colpa non è di Dio, ma di chi dà ascolto a questi scriteriati saltimbanchi del potere per il potere o a quelli che usano i soldi per il potere e il potere per i soldi.E non è meno scandaloso dire che si sopprime il Senato, quando non lo si sopprime affatto ma lo si ridicolizza trasformandolo in una Camera di consiglieri regionali e sindaci a tempo perso, in più gravandolo di compiti cosi confusi che i costituzionalisti prevedono forieri di guai. Si dice che così si vuole dar voce ai territori: ma nello stesso tempo si stabilisce che lo stato di guerra adesso sarà deciso dall’unica Camera, cioè da un partito minoritario e dal suo capo.Si vede che in caso di guerra i territori non devono aver niente da dire. Si sparano cifre assurde di risparmi inesistenti, smentiti dalla ragioneria generale dello stato. Si conduce una campagna qualunquista contro quelli che non vogliono perdere le poltrone, ma io che vi scrivo adesso non ho alcuna poltrona da perdere o da conquistare. Ho solo avuto da conquistare qualche malanno aggirandomi per l’Italia a testimoniare contro questa bruttura, perché penso a chi la Costituzione l’ha conquistata e ci ha lasciato la vita o a chi ha speso tutta l’esistenza a difenderla e ora non può più farlo.
I guai dell’Italia non dipendono dalla Costituzione. Con questa Costituzione abbiamo ricostruito l’Italia garantendone, nel bene e nel male, lo sviluppo, abbiamo conquistato diritti sociali e civili. I guai dell’Italia dipendono piuttosto dal fatto che il programma costituzionale è stato sempre combattuto e in larga misura è rimasto inapplicato. Per cinquant’anni l’Italia è stata una democrazia dimezzata dalla convenzione imposta dall’estero per escludere il più forte partito d’opposizione dal governo, anche quando nessun governo si poteva fare senza i suoi voti.Ma l’obiettivo vero era un altro, era proprio quella Costituzione che fonda la Repubblica sul lavoro e va oltre la eguaglianza formale, pur indispensabile, impegnando lo Stato a rimuovere “gli ostacoli economici e sociali” che limitano di fatto libertà ed eguaglianza, e così statuendo il principio dell’uguaglianza sostanziale. Di qui viene l’affermazione del lavoro non più come una merce, ma come un diritto da garantire, viene il criterio della retribuzione da adeguare in ogni caso ad una vita libera e dignitosa, viene la indicazione del compito sociale, cioè non egoistico, della stessa proprietà privata.
Ecco lo scandalo: questa Costituzione esalta il lavoro e non il capitale. E ciò avvenne perché i costituenti, pur divisi da differenti visioni politiche, venivano in grande maggioranza dalla lotta antifascista e sapevano che il fascismo era stato una creatura incoraggiata, promossa e sostenuta innanzitutto dal capitale finanziario, industriale e agrario.
Fin dai primi anni questa Costituzione fu definita “una trappola” da parte delle forze più conservatrici. E la storia dei primi cinquant’anni di vita repubblicana è segnata, come in nessun altro paese occidentale, da una ininterrotta scia di eversione e di sangue per spiantare questa possibile nuova democrazia: dallo stragismo nero al terrorismo detto rosso che con l’assassinio di Moro compì il capolavoro di portare a compimento il proposito della destra con le mani di supposti rivoluzionari di sinistra. Con quel delitto cadeva il tentativo estremo di Berlinguer e di Moro di dare compiutezza alla democrazia italiana e iniziava il declino.
Ci raccontarono un quarto di secolo fa che il sistema elettorale maggioritario avrebbe dato stabilità, risolto problemi annosi, eliminato i piccoli partiti. Ma i fatti sono stati un ventennio di berlusconismo e l’aggravamento di tutti i problemi, dal debito alla disoccupazione. E mai ci sono stati tanti partiti in Parlamento e così pochi militanti fuori, mai c’è stato un tale trasformismo tra deputati e senatori.
Ora c’è l’attacco finale alla Costituzione perché, dicono, offre troppe garanzie. E dicono che si smantella la seconda parte della costituzione ma si salvano i principi della prima parte. Ma questo è un discorso per allocchi. La seconda parte della Costituzione è l’applicazione della prima. La sovranità popolare si restringe ancora di più con l’accentramento del potere, i principi sociali già calpestati diventano sempre più carta straccia. Ma ci dicono che anche la destra dice di votare no. Certo. E noi facemmo la lotta di liberazione antinazista e antifascista anche con i monarchici.
La Costituzione è di tutti, non proprietà di partito. E si dovrebbe essere lieti che proprio quelli della destra che hanno sempre attaccato la Costituzione oggi sono costretti a difenderla perché ne riconoscono finalmente il valore anche per loro, ora che si sentono in minoranza. E c’è piuttosto da temere che dicano di votare no, ma pensino e facciano il contrario, seguendo i Verdini e gli Alfano.
All’origine della stretta autoritaria, voluta non solo in Italia dai ceti più retrivi, sta il fatto che non si riesce a uscire dalla crisi: dalla lunga crisi iniziata dopo gli anni settanta e da quella che rischiava di essere catastrofica iniziata nel 2007. La vittoria globale del capitalismo non ha portato a spegnere i suoi problemi, ma a complicarli.
La globalizzazione crea nuovi squilibri e nuovamente torna la tendenza, come dopo la crisi del 29, alle chiusure nazionaliste, allo sciovinismo, alle guerre. Allora fu la Germania a imboccare la via della razza eletta, adesso il razzismo, per ora a fini interni, ha vinto negli Usa. Alle porte dell’Italia, oltre il mare, c’è la guerra generata dalla ripresa di velleità egemoniche dei paesi nostri alleati nelle terre del petrolio. Centinaia di migliaia di morti, milioni di disperati e di profughi. Ecco il motivo della stretta istituzionale, ecco il pericolo.
Il mio cammino personale è al termine, e dunque non ho nulla da temere ma temo per questi giovani di oggi. Altro che lavoro come diritto, salario dignitoso, istruzione elevata. E il rischio, in tanta frustrazione, è la possibilità che vengano cacciati in nuove avventure. Ho negli occhi le manifestazioni giovanili per la guerra in Germania e in Italia nel 39 e nel 40, pagate poi con la catastrofe loro e di tutti. Questo testo, inviato all’Anpi di Perugia, è stato pubblicato da Facciamo sinistra il 22 novembre 2016

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Manifestazione nazionale per il NO al referendum

Posted by fidest press agency su sabato, 19 novembre 2016

piazza-del-popolo-2Roma 27 Novembre dalle ore 14 a Piazza Repubblica con un concerto finale a Piazza del Popolo dalle ore 18. “In televisione e nei talk show questo referendum è sempre più raccontato come una passerella politica e uno scontro interno tra partiti. Gli interessi reali delle persone comuni sono fuori dai media main stream. – dichiara Marta, 31 anni, di Venezia – È per questo che il popolo del NO vuole scendere in piazza: comitati locali per il NO, i movimenti contro le grandi opere inutili e lo spreco di risorse pubbliche, i comitati ambientali, gli studenti contro la buona scuola, i precari, i movimenti per il diritto all’abitare, tutti coloro che in questo paese dicono NO e hanno fatto campagna contro la riforma Boschi partiranno dai propri territori per ritrovarsi a Roma il 27 Novembre. La democrazia televisiva ed i personalismi non ci convincono, noi crediamo che le cose cambieranno davvero solo se siamo tutti pronti a metterci in gioco collettivamente.”
“Non è vero che il NO a questo referendum è quello della conservazione contro il cambiamento. L’abbiamo visto il loro cambiamento: i voucher, i tagli al welfare e la fine di ogni diritto che garantisca una vita dignitosa. I sondaggi dicono che tra i giovani prevale il NO. Siamo noi i giovani di cui Renzi parla, ma la nostra voce resta inascoltata! Noi non ci stiamo e porteremo in piazza le nostre voci. Sarà una manifestazione popolare e colorata che si concluderà con un grande concerto a piazza del popolo – continua Lorenzo, 31 anni, di Roma – Il SI contro il NO è Golia contro Davide. Dal basso e senza risorse diamo siamo stati a volantinare in questi mesi nei mercati, nelle scuole, alle agenzie di riscossione crediti, agli uffici dei comuni. C’è un paese che sta dicendo NO e Renzi lo tratta con disprezzo e sufficienza”
“Qualche giorno fa abbiamo invaso il twitter con l’hashtag #cèchidiceNO entrando tra i trending topics per rilanciare la manifestazione – conclude Stefano 24 anni, di Avellino – “Abbiamo voluto utilizzare il web per avere finalmente spazio di far emergere dal basso i nostro NO. I no dei giovani che dalla retorica renziana non si sentono affatto rappresentanti, i NO degli studenti, dei lavoratori precari e sfruttati, i NO all’impoverimento dei nostri territori. Non abbiamo mai visto applicati diritto al lavoro, alla salute, allo studio. Per questo vogliamo che il potere torni alle persone comuni che non hanno mai deciso niente fino ad oggi, ma hanno una chiara idea del Paese che vorrebbero.”

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Doppia prova della Costituzione per il NO

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2016

per-noi-e-noBologna 19 Novembre all’Estragon, tempio della musica live noto in tutta Italia e sede di un’altra memorabile chiusura di campagna, quella di Giuseppe Civati del 2013 si terrà la doppia prova della Costituzione e del «che cosa» fare dopo il terremoto invita la politica a ritrovare se stessa, recuperando il giusto tono e dando il giusto peso alle questioni profonde, davvero importanti.” Per Civati: ” abbiamo affrontato la campagna referendaria, che abbiamo portato avanti con serietà e responsabilità, senza eccessi verbali, senza tatticismi.Esponendo le ragioni del no in maniera ragionata, consapevole, unitaria. Ed è con questo stesso spirito che vogliamo ribadire ancora una volta che “Per noi è NO” L’appuntamento è per il 19 Novembre a Bologna all’Estragon, tempio della musica live noto in tutta Italia e sede di un’altra memorabile chiusura di campagna, quella di Giuseppe Civati del 2013″. Ospiti di Elly Schlein e della consigliera regionale Silvia Prodi, con Giuseppe Civati e con tutti noi avremo alcune tra le più importanti personalità del mondo costituzionale, che come noi hanno scelto di sostenere il NO, quali Giovanni Maria Flick, Gianfranco Pasquino, Carmela Salazar, Barbara Randazzo, Maurizio Viroli e Roberto Zaccaria, coordinati come sempre dal nostro Andrea Pertici. Inoltre, la giornata avrà tra i suoi invitati gli esponenti di tutti i comitati per il NO che in questi mesi si sono attivati nel campo progressista. (foto: per noi è no)

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Referendum costituzione: Meglio il NO

Posted by fidest press agency su domenica, 30 ottobre 2016

costituzione-de-nicola-de-gasperi_650x447di Carlo Sibilia (fonte blog di Grillo) “Più che cambiarla, la Costituzione andrebbe rispettata”. Ed ancora: “Altro che bicameralismo, avremo solo il caos”. Sono solo due passaggi delle interviste fatte a me e Roberto Fico contenute nell’instant book edito da “Arturo Bascetta Edizioni” (scritto dal giornalista Alfredo Picariello) dal titolo “Meglio di no”, nel quale, oltre alle nostre interviste ci sono anche quelle a Carla Ruocco, Nicola Morra e Riccardo Fraccaro. Un “viaggio” nel mondo del No, nelle ragioni profonde che hanno fatto decidere il Movimento Cinque Stelle di votare NO al referendum costituzionale in programma il prossimo 4 dicembre. “Se c’è qualcosa in antitesi a quella che è la democrazia diretta e la democrazia in generale, è proprio il referendum che andremo a votare il 4 dicembre”, “Con il sì, saranno chiuse le porte ai cittadini nelle scelte perché sarà più difficile avanzare proposte di leggi popolari, leggi popolari che sono uno dei pochissimi strumenti di democrazia partecipativa in questo momento esistenti in Italia”, “Ci troviamo difronte ad un sistema politico che sta mettendo la corazza, un sistema oligarchico-politico che cerca in tutti i modi di difendersi dagli attacchi della democrazia, delle persone che vogliono scegliere”.Carla Ruocco in un passaggio dice: “Questa riforma, con la scusa di una presunta riduzione dei costi della politica – che, di fatto, non vengono tagliati-, riduce solo il potere del popolo di scegliere i propri rappresentanti”, ”A mio avviso, sarebbe invece indispensabile, per il Paese, che il Governo fosse concentrato sui temi seri che incidono sulla vita quotidiana della gente, come il lavoro, e la vita delle imprese”. “Al posto del bicameralismo paritario che i fautori del Sì sostengono di superare in toto, avremo il caos”, commenta Roberto Fico. “La riforma, infatti, ha introdotto dieci procedimenti legislativi diversi a seconda della materia trattata, una scelta insensata che condurrà a conflitti fra Camera e Senato sul procedimento da seguire, ritardando di conseguenza l’iter delle leggi. I nuovi senatori, tra l’altro, non saranno eletti direttamente dai cittadini, vanificando così il diritto di scegliere i propri rappresentanti”.
Secondo Nicola Morra “vuole questa riforma chi intende ulteriormente minare la credibilità dell’istituto parlamentare: un Parlamento ancor più ingessato da contenzioso in probabile aumento, che non migliori la qualità dei testi legislativi licenziati, che non riduca sostanziosamente i costi della politica ed ampli la platea degli intoccabili da parte della legge grazie all’immunità concessa ai futuri senatori – neanche eletti dagli elettori in modo diretto – potrebbe esser percepito come un’istituzione da abbandonare totalmente, preferendole magari la Presidenza della Repubblica”.
Riccardo Fraccaro sostiene che : “La controriforma Renzi-Boschi-Verdini in combinato disposto con l’Italicum smantella completamente l’architettura istituzionale, ridisegnando in senso autoritario il nostro assetto democratico. Anzitutto il Parlamento sarà in gran parte nominato dalle segreterie di partito, a causa del meccanismo dei capilista bloccati previsto dalla nuova legge elettorale e dalla scelta dei senatori che spetta ai Consigli Regionali. Un solo partito, anche con una percentuale minima di voti, potrà conquistare il 54% dei seggi consegnando di fatto un potere enorme al leader di Governo anche sulla nomina dei vertici istituzionali, dal Presidente della Repubblica alla Consulta passando per le autorità indipendenti”.Nell’instant book vi spieghiamo perché il 4 dicembre è meglio dire No. Ma non solo, discutiamo anche di democrazia diretta, dell’abolizione di Equitalia, del dimezzamento degli stipendi dei paralmentari, del reddito minimo di cittadinanza e del microcredito alle Piccole e Medie Imprese, ossatura principale del sistema economico italiano. Vi spieghiamo perchè quella data è solo un’altra pietra miliare di un futuro a 5 stelle.Il libro verrà presentato il 29 ottobre alle ore 18:00 presso il Circolo della Stampa di Avellino nell’ambito della manifestazione Book Fair giunta alla sua quarta edizione. A novembre sarà disponibile nelle librerie e online. Alla presentazione io, Roberto Fico e Riccardo Fraccaro arriveremo dopo un cammiNO di 7 km dalla vicina cittadina di Monteforte Irpino. Prima tappa di un viaggio che terminerà nelle urne il 4 dicembre. Unitevi a noi, vi aspettiamo.

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Contro Renzi al referendum vota NO

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 ottobre 2016

referendum-noIl 4 dicembre 2016 gli italiani saranno invitati alle urne per esprimere voto favore o contrario alla riforma costituzionale promossa dal governo Renzi. Tale referendum non prevede un quorum: la consultazione risulterà valida indipendentemente dal numero di votanti. L’esito del giudizio popolare, che equivarrà all’approvazione o al rifiuto da parte degli elettori, sarà quanto mai fondamentale. «Non si tratta di un semplice passaggio referendario come altri nel passato – sostiene l’On. Mario Tassone – perché sapremo se la politica verrà “derubricata” definitivamente, qualora dovessero vincere i sì, oppure, con la prevalenza dei no, verranno tutelati i diritti e la libertà dei cittadini». Inoltre, la riforma va a toccare più di un terzo degli articoli della Costituzione italiana ed è la più estesa da quando la stessa Costituzione è entrata in vigore, nel 1948.
Il testo del quesito che sarà sottoposto al popolo italiano è stato criticato negativamente perché, oltre a essere ritenuto implicitamente favorevole al sì, si presenta lungo e complesso. La stessa difficoltà di comprensione è stata riscontrata nella stesura della riforma, secondo molti finalizzata unicamente alla concentrazione del potere nelle mani della maggioranza e in particolare del Presidente del Consiglio. Entrando nel merito, col superamento dei bicameralismo perfetto, la camera dei deputati diventa l’unico organo eletto dai cittadini a suffragio universale diretto e l’unica assemblea che può accordare la fiducia al governo e approvare le leggi. Il senato viene composto da 100 senatori anziché 315; i consigli regionali scelgono 95 senatori, nominando con metodo proporzionale 21 sindaci e 74 consiglieri regionali, e i restanti 5 sono eletti dal Presidente della Repubblica.
Tra i sostenitori del no, Lorenzo Annoni del partito CDU Milano che spiega le sue preoccupazioni: «È evidente che nell’accoppiata Italicum e riforma costituzionale si va nella direzione di uno spostamento dell’asse istituzionale a favore dell’esecutivo e non a garanzia del suffragio universale. Inoltre, con le modifiche ai rapporti tra stato e regioni delineati dal Titolo V, in particolare per le competenze legislative, e poi l’eliminazione del riferimento alle province, l’abolizione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel), le variazioni nella modalità di presentazione delle leggi d’iniziativa popolare e dei referendum abrogativi, vi sarà un rafforzamento del potere a danno delle autonomie». La ragione organizzativa di fondo per cui questa riforma costituzionale risulta fallimentare è, sempre secondo Annoni, che «non riduce i costi della politica in senso cognitivo e non semplifica nulla, bensì rischia di trasformare l’Italia in un paese autoritario, limitando il dibattito parlamentare e democratico con un Senato inutile e consegnando tutto il potere in mano ad una falsa maggioranza. Per tutte queste ragioni – conclude Lorenzo Annoni – il Nuovo CDU milanese invita tutti i propri sostenitori e simpatizzanti a recarsi alle urne il prossimo 4 dicembre per votare NO!». (foto: referendum)

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Referendum per il NO: appello di Feltri agli elettori

Posted by fidest press agency su martedì, 11 ottobre 2016

il fatto quotidianoIl 21 sarò a Politics, il programma di Gianluca Semprini su Rai3, e voglio cogliere l’occasione per mostrare le “nostre” schede referendarie direttamente a Matteo Renzi, che sarà ospite della trasmissione. Sarebbe bello se mentre il premier interviene anche tutti voi, dai social, foste pronti a rilanciare le nostre schede e tutte le ragioni del NO che avete preparato in questi giorni, usando la nostra piattaforma sul sito.
La campagna per il voto del 4 dicembre è sempre più accesa. E il risultato è in bilico: lo capite dalla frequenza con cui il presidente del Consiglio va in televisione a cercare di spiegare le sue riforme. Grazie al vostro incredibile sostegno, il tentativo del Fatto Quotidiano di far conoscere le ragioni del NO, sfidando l’uniformità dell’informazione di carta e tv, comincia a dare i suoi frutti. In tantissimi ci avete mandato le vostre idee per dire NO, attraverso lo spazio “Fatto da voi”, e migliaia di persone stanno diffondendo sui social le nostre schede per spiegare i disastri della riforma. Il premier ha un’arma molto efficace. Ha scelto bene il titolo della legge che è la base per il quesito referendario: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?”Nessuna delle ragioni del NO sarà intuibile dalla scheda. Per questo abbiamo deciso di pubblicare uno speciale di quattro pagine che avvolgerà il giornale in edicola domani, martedì 11 ottobre: troverete le schede del referendum con le vere domande a cui gli elettori risponderanno con un SI’ o con un NO. Per esempio: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente l’abolizione delle elezioni per il Senato, che sarà composto da sindaci e consiglieri regionali nominati dai Consigli regionali, cioè dai partiti, all’insaputa degli elettori, e incaricati di legiferare in barba alla sovranità popolare sancita dall’articolo 1 della Costituzione?”Mancano meno di due mesi. Il momento di impegnarsi è ora. Ce la possiamo fare a difendere la Costituzione, ma solo con il vostro aiuto. (Stefano Feltri vice direttore il Fatto Quotidiano)

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Referendum: Il dire NO non tiene in ostaggio il Paese

Posted by fidest press agency su martedì, 11 ottobre 2016

referendumDire come ha fatto il presidente del Consiglio che c’è chi ama dire solo NO per tenere in ostaggio il Paese – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – è un qualcosa di inaccettabile e di degradante per le tante persone che stanno esprimendo liberamente il proprio dissenso verso politiche che ritengono lesive e ingiuste.
A milioni di italiani piacerebbe poter partecipare al dibattito pubblico per offrire il proprio contributo, ma i meccanismi clientelari e affaristici legati a doppio filo all’azione politica non permettono l’accesso alla discussione a buona parte della cittadinanza che, suo malgrado, a quel punto non può far altro che dire NO agli ennesimi tentativi di soprusi.
In agricoltura ad esempio – conclude Tiso – molte organizzazioni non vengono minimamente considerate dall’esecutivo e dal ministero dell’Agroalimentare, e questo nonostante abbiano l’appoggio di centinaia di migliaia di operatori agricoli. In tutta onestà, con questo tipo di atteggiamenti, come si può dire che c’è chi ama solo dire NO? Sarebbe bene che il presidente del Consiglio si interrogasse su questo prima di lasciarsi andare a dichiarazioni così pesanti e prive di fondamento.

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Referendum e il fronte del No

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 ottobre 2016

respect-costituzione“Siamo qui per ribadire l’impegno forte e convinto di Forza Italia giovani per il ‘no’ al referendum costituzionale del prossimo 4 ottobre. È una battaglia difficile, da combattere fino in fondo”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, durante una conferenza stampa a Montecitorio. “Noi siamo con la gente, siamo con coloro i quali non vogliono questa ‘schiforma’, non vogliono Renzi solo al comando. Siamo in tanti in questa guerra di liberazione, siamo in tanti, anche diversi, ma con un unico grande obiettivo: vincere il referendum e mandare a casa Renzi. Dobbiamo vincere questa battaglia con la gente, contro i giornaloni, contro le televisioni, contro l’invasione mediatica del governo. Con Renzi ci sono solo i poteri forti, le banche, JP Morgan, Marchionne. Con noi c’è la gente, noi dobbiamo andare tra la gente, con il nostro popolo, dobbiamo coinvolgere e mobilitare il più possibile i nostri elettori. Sta succedendo una cosa su cui riflettere: questo referendum sta spaccando la sinistra – Sel-Sinistra italiana, la minoranza del Pd – e sta riunificando il centrodestra”.

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Studenti per il No

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 ottobre 2016

scoprire roma1“Saremo in piazza per una mobilitazione studentesca il 7 ottobre, ma non possiamo fermarci. Come Studentesse e studenti per il NO – dichiara Martina Carpani, coodinatrice nazionale della Rete della Conoscenza – “rilanciamo a tutte le realtà sociali impegnate nella campagna referendaria un appello per una grande giornata di attivazione popolare per l’inizio della campagna elettorale del NO nella data del 29 ottobre, data indicata dai comitati per il NO nella scorsa assemblea nazionale.” Continuano i giovani di Studenti per il NO: “A Renzi lasciamo i palchi a Piazza del Popolo, mentre noi saremo nei quartieri e nelle strade a costruire informazione reale sul referendum costituzionale. Siamo i giovani che Renzi dice di rappresentare, non siamo conservatori, ma riteniamo che non sia questo referendum a rappresentare un cambiamento reale per il Paese. Mobilitiamoci tutte e tutti per costruire una mobilitazione diffusa che oltre la propaganda dia spazio a chi ha davvero subito la crisi e subirà ancora di più con la modifica della carta costituzionale.”

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Referendum: A Roma convegno FI per il No

Posted by fidest press agency su martedì, 4 ottobre 2016

RomaMercoledì 5 ottobre, dalle ore 15, presso il “Capranichetta” (Piazza Montecitorio 131) si terrà il convegno “#qualecentrodestra? Referendum? Certamente NO! Un contributo di idee per riforme vere”, organizzato dai deputati di Forza Italia Basilio Catanoso, Fabrizio Di Stefano, Alberto Giorgetti, Pietro Laffranco, Roberto Occhiuto, Paolo Russo e Carlo Sarro.“Oggi – scrivono i parlamentari azzurri nell’invito alla manifestazione – ci troviamo alla vigilia di un appuntamento elettorale, il referendum costituzionale, per il quale dobbiamo mobilitarci per il ‘No’, non solo perché rappresenta un voto contro Renzi, ma soprattutto perché il centrodestra è in grado di proporre, come lo ha già dimostrato in passato, una Riforma Vera, atta a ridisegnare strutturalmente e in positivo la nostra Carta Costituzionale”.L’appuntamento romano vuole dunque essere un punto fermo per ribadire il ‘No’ chiaro e convinto alla cattiva riforma della Costituzione Renzi-Boschi, ma anche un momento di incontro e confronto per mettere sul tavolo le proposte del centrodestra unito di governo: i tanti ‘sì’ che quest’area politica è in grado e vuole dire per i cittadini e per il Paese. “Nel luglio scorso – afferma Fabrizio Di Stefano, tra i promotori dell’iniziativa – diversi di noi presero parte al ‘Capranichetta’ all’incontro ‘#qualecentrodestra? Un contributo di idee per tornare a vincere’. Un occasione utile e positiva per ritrovarci ed avviare riflessioni sul futuro della nostra area politica. Adesso è il momento delle riforme, di quelle sbagliate di Renzi e di quelle che noi, come centrodestra, vogliamo realizzare quando torneremo a governare il Paese. Naturalmente, dunque, l’invito è rivolto non solo ad esponenti di Forza Italia, ma a tutte quelle formazioni politiche che in passato e, ne sono certo, in futuro faranno parte della coalizione che sfiderà la sinistra alle elezioni politiche”.

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Campagna per il referendum: Diciamo No

Posted by fidest press agency su domenica, 2 ottobre 2016

respect-costituzioneScrive Stefano Feltri vice direttore il Fatto Quotidiano: la campagna per il referendum del 4 dicembre si sta scaldando, cresce la domanda di informazione. Come sapete il Fatto Quotidiano si impegna dalla sua fondazione per difendere la Costituzione che oggi è minacciata dalla riforma Renzi-Boschi-Verdini. Abbiamo quindi due mesi per raccontare quali sarebbero le conseguenze della Carta e per spiegarlo a tutti quelli che possiamo raggiungere. E’ una missione disperata: avrete notato la massiccia campagna del fronte del Sì, guidato dal premier Matteo Renzi, che sventola in televisione il furbo quesito referendario nel quale sono indicate solo le misure che portano consenso (come l’abolizione del Cnel). In questi giorni sul Fatto abbiamo raccontato anche di come il ministro Maria Elena Boschi approfitti del suo ruolo per andare a spiegare le ragioni del Sì alle comunità di italiani all’estero, dove il Fatto o il comitato del No fatica ad arrivare. E’ una battaglia difficile, ma ce la possiamo fare. Per questo abbiamo deciso di ripubblicare lo speciale referendum che “avvolgeva” il Fatto Quotidiano nell’edizione di martedì 27 settembre. Quel numero del giornale è andato a ruba e in tanti ci avete chiesto come recuperarlo, visto che in molte edicole era esaurito. Detto, fatto. Lo troverete domenica all’interno del Fatto Quotidiano in edicola: una pagina-manifesto da appendere e da esibire, un paginone con tutte le ragioni del No che Marco Travaglio ha spiegato nel suo libro scritto con Silvia Truzzi e nello spettacolo “Perché No”, e poi le infografiche da tagliare e diffondere che riassumono lo scempio della Costituzione che avverrebbe in caso di vittoria del Sì. Acquistate il giornale per voi, ma regalatene una copia anche a chi ancora non ha avuto tempo di informarsi o guarda soltanto i tg della Rai e legge i giornaloni. Magari lasciatene una copia al bar o sull’autobus. Ci vediamo domenica in edicola. Non mancate. E cominciate a prepararvi per un grande evento che il Fatto sta organizzando per dire No alla riforma. Se avete idee creative, mandatecele nella parte del nostro sito “Fatto da voi”: le migliori le pubblichiamo nella nuova sezione dedicata al referendum e su carta nella pagina quotidiana “C’è chi dice no”. In questa prima settimana di campagna ne sono arrivate centinaia, alcune geniali. Insieme, noi e voi, ce la possiamo fare a salvare la Costituzione. (foto: respect costituzione)

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Referendum: cresce il No

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2016

costituzione1“Chissà perché oggi sono disposti a cambiare l’Italicum. Segno che il fronte del no sta crescendo e la paura di una sconfitta in casa Renzi comincia a dilagare. Le nostre ragioni del no sono legate in particolare alla mancata svolta presidenzialista, l’elezione diretta del presidente della Repubblica – il sindaco d’Italia – è sempre stata per noi la madre di tutte le riforme. Renzi ha avuto meno coraggio di D’Alema e Berlusconi e ha preferito lasciare l’elezione del Capo dello Stato nelle mani di accordi parlamentari, anzi extraparlamentari, anzi di segreterie di partito, per l’esattezza di fazioni di partito. Così si mantiene la consuetudine italiana di avere un Capo dello Stato di palazzo che attraverso manovre di palazzo possa continuare a nominare capi del Governo di palazzo. Marionette nelle mani di altri poteri che gestiscono l’Italia sulla pelle dei cittadini. Il referendum è dunque lo strumento per provare a rompere questa catena, il cavallo di Troia per entrare nella ‘cittadella’”. È quanto dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli.

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Referendum: C’è il NO

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2016

guerritoreC’è il No in nome del padre partigiano, il No perché la Costituzione, seppur anzianotta, è ancora bella. Il No di chi intravede dietro la riforma, la mano lunga della finanza e delle multinazionali. Attori, attrici, registi, cantanti, avvocati, studiosi, medici, magistrati. ilfattoquotidiano.it ha raccolto voci autorevoli della società civile, personaggi eccellenti di destra e di sinistra, schierati contro la riforma voluta dal presidente del Consiglio Matteo Renzi e dalla ministra Maria Elena Boschi. Chiedendo le ragioni del loro No. Pronunciamenti sentiti e sofferti, ma che dimostrano quanto ormai il Paese è diviso. Ecco nel dettaglio le ragioni dei nostri interpellati.
BRUTTO IMPICCIO Fernando Aiuti, immunologo. «Voterò no perché questa riforma, che viene a costare un sacco di soldi, è una riforma a metà che non riduce i costi e limita soltanto il potere democratico dei cittadini. Politici di destra e di sinistra lo dicono: ancora una volta, un impiccio». Fonte: Il Fatto quotidiano) (foto: guerritore)

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Referendum: un motivo per votare NO

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2016

costituzione1Quando mi capita di vedere (o subire) la presenza in un qualche servizio televisivo di Matteo Renzi, mi si risveglia l’amara sensazione di sentirmi “ingannato” e “truffato”.
L’inganno ha origini più remote e si riferisce alla campagna elettorale per le primarie del PD. Allora votai per Renzi, fiducioso della sua affermazione: “Mai più larghe intese”; praticamente ebbi fiducia e fui tra quelli che lo votarono. L’inganno si svelò molto presto; quell’affermazione serviva solamente a carpire la buona fede di quanti non accettavamo l’ipotesi di una qualsiasi forma di incontro politico con la destra liberista di Berlusconi, nonché aprire la strada per la conquista di Palazzo Chigi, grazie a “furbate” indegne di un metodo democratico.La presidenza del consiglio diventò un premio alla scorrettezza e permise di occupare il vertice del governo ad una persona non avallata dalla volontà popolare degli elettori.
Non appena seduto nella tanto anelata poltrona, Renzi rivelò l’inganno e si gettò con entusiasmo nell’esperimento dei “patti del nazareno”, affidando proprio a Berlusconi l’onere di dettare le regole del gioco e i termini degli accordi, tra i quali la legge elettorale di nominati, escludendo il diritto degli elettori ad esprimere la propria volontà. Il gioco era riuscito e quanti lo abbiamo votato siamo rimasti truffati.
Arrivò, quindi, la truffa, nella quale non mi sono trovato coinvolto personalmente, ma solo immedesimandomi in quel migliaio di piccoli risparmiatori ai quali vennero proditoriamente sottratti i risparmi di una vita operosa di lavoro, per sanare una situazione bancaria provocata da personaggi discutibili che si erano serviti della medesima banca, la Banca Etruria, per appropriarsi di ricchi appannaggi e favorire “clienti” amici e amici degli amici, che non avrebbero mai rimborsato i prestiti concessi. Fu chiaro a tutti che la manovra del Governo mirava non solamente a salvare la Banca, ma principalmente salvare dalla doverosa galera, i personaggi implicati nel default.
A pagare furono chiamati gli ingenui piccoli risparmiatori, colpevoli di aver creduto alle lusinghe di un maggior utile acquistando titoli della medesima Banca, destinati, coscientemente,a diventare carta straccia.
Mi chiedo come si fa a prestare, ancora, fiducia ad un simile personaggio che guarda alla sua insaziabile fame di potere, e alla protezione “ope legis” dei personaggi che ruotano intorno all’universo renziano?
Se il referendum sullo stravolgimento della Costituzione dovesse veramente diventare un plebiscito che chiede l’allontanamento di Renzi dalle posizioni apicali usate a sproposito, allora varrà bene la pena presentarsi al seggio, affrontando il rischio di essere assimilati a gente come la Lega e Forza Italia, per votare NO a tale stravolgimento. (Rosario Amico Roxas)

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Referendum: Il no per mandare a casa Renzi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2016

De benedetti“Gli italiani voteranno per il referendum con le tasche, il no sarà per mandare a casa l’usurpatore per conto di Napolitano e dei poteri forti: da Fiat e De Benedetti, da Financial Times a J.P. Morgan. Che ancora oggi si prestano alla propaganda renziana per cui si fa credere che se dovesse cadere la riforma costituzionale trascinando con sé Renzi, si abbatterebbero sull’Italia le dieci piaghe d’Egitto più il diluvio”. Lo dice Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia.
“Andrà esattamente a rovescio di come predicono Renzi e i suoi mandanti e altoparlanti. Con la vittoria del no tornerà la stabilità della democrazia, rivedrà la luce alla guida del Paese la politica come responsabilità. La vittoria del sì invece porterebbe al baratro, cioè alla vittoria del M5S: perché rimarrebbe in vita l’Italicum e consegneremmo l’Italia a Grillo e compagni. Bel lavoro hai fatto, poco caro Renzi, con questa tua smania di potere”, e Brunetta conclude: “L’agenda politica è il Paese che non va, il suo essere devastato dall’incertezza e dalla confusione, un presente caotico e il sentimento di un futuro che scivolerà verso il peggio. I problemi degli italiani hanno un moltiplicatore disastroso: ed è l’ inadeguatezza di questo governo, guidato da un leader (si fa per dire) mai eletto”. Lo dice Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, in un’intervista ad Affaitaliani.it.
“Renzi – aggiunge – non ha saputo affrontare i guai del nostro Paese, anzi li ha aggravati, giocando come uno sciocco stregone a combinare a colpi di maggioranza un riforma elettorale a sua immagine e somiglianza, combinandola alla mutazione genetica della nostra Costituzione in senso antidemocratico, cambiando con inciuci e intrallazzi e forzature regolamentari 47 articoli”.
“Il modo per cambiare il corso delle cose, il più pratico e rapido è vincere il referendum, bocciando le divisive schiforme di Renzi e del suo Pd malato. Non vedo altre chiavi di soluzione dei guai. Una volta sconfitto Renzi si potrà tornare alla politica buona, fatta di elezioni, consenso non drogato da mance, Parlamento. Maggioranza e opposizione; e nella trasparenza, quando come oggi la situazione è drammatica come ora, essendo capaci di scelte condivise”

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Referendum per il No

Posted by fidest press agency su sabato, 13 agosto 2016

costituzione1“Non è la prima volta oggi che i giornali internazionali, forse ispirati dal Presidente del Consiglio, dicono che il ‘no’ al referendum costituzionale di autunno rischia di compromettere la crescita non solo del nostro Paese, ma dell’intera Eurozona”. Lo afferma, in una nota, Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. “Premesso che il Financial Times – aggiunge –, che ha pubblicato l’ultimo editoriale che propone questa linea, non ne azzecca mai una (si pensi ai fiumi di parole scritti sulla Brexit), oggi si dimostra quanto mai superficiale, per almeno due ordini di motivi: 1) è il Sì al referendum il problema, perché col Sì le prossime elezioni politiche saranno vinte da quel Movimento 5 Stelle che il FT vorrebbe scongiurare e che rappresenterebbe il massimo dell’instabilità politica; 2) è Renzi, che il FT oggi protegge, il vero produttore della bassa crescita in Italia, è lui che ha diviso il paese con le sue folli riforme”. Per Brunetta “Renzi non era la soluzione al problema dell’instabilità del nostro Paese, Renzi è diventato il problema. Renzi, con le sue cattive riforme istituzionali, con la sua cattiva riforma elettorale, con la sua indegna riforma costituzionale, è diventato il problema per l’Italia, è diventato l’instabilità. Renzi – continua –, con i suoi decreti sulle banche, coi suoi conflitti di interesse, con il suo ‘Giglio magico’, con i suoi errori, con la sua inconsistenza tecnico-politica e istituzionale, è diventato il problema, è diventato l’instabilità. Renzi è la non credibilità del Governo italiano, sia verso l’interno, verso i cittadini italiani, sia verso i mercati a livello internazionale. Il ‘no’ al referendum di autunno spazzerà via Renzi e il suo Governo e produrrà una nuova stabilità”. “Gli italiani non si fanno prendere in giro da Renzi e dal FT: si ricorderanno di tutto questo in autunno, con il ‘no’ al referendum, con il ‘no’ a Renzi, con il ‘no’ a questo Governo delle tragedie, delle tragedie economiche, dell’opportunismo, della distruzione dell’economia italiana. Con il ‘no’ d’autunno Renzi andrà a casa, tornerà la democrazia in Italia e il Paese si ricompatterà. Meglio tardi che mai”, conclude Brunetta.

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Referendum: Comitati per il No

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2016

referendum“Comincia da Torino il giro d’Italia del nostro Comitato per il No, il Comitato del centrodestra unito, costituito da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Ci sono già Comitati regionali, Comitati provinciali, dobbiamo far nascere un Comitato per il No in ogni Comune italiano”.Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo alla conferenza stampa “Le ragioni del No al referendum costituzionale”, organizzata dal Comitato Regionale e Grande Città di Torino di Forza Italia, nel capoluogo piemontese.“Questo referendum è una benedizione, diventa il catalizzatore per il rilancio del centrodestra e per il rilancio del nostro partito. Questa è una guerra di liberazione da Renzi e dal renzismo. Dalla vittoria del ‘no’ al referendum passa il rilancio della nostra azione politica. È la battaglia decisiva per la democrazia nel nostro Paese, se dovesse malauguratamente vincere il ‘sì’ siamo al capolinea, è finita. Dobbiamo dire un grande ‘no’ per mandare a casa Renzi e ripristinare la democrazia nel nostro Paese”.

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