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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Nadia Murad: Primo Nobel fra i perseguitati per la fede

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

«Istituzioni non confessionali si rendono finalmente conto che nel mondo la libertà religiosa è violata in modo drammatico». Così Alfredo Mantovano e Alessandro Monteduro, presidente e direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre, plaudono al Premio Nobel per la Pace oggi conferito a Nadia Murad, yazida rapita e ridotta in schiavitù dallo Stato Islamico a causa della sua religione.«E’ un riconoscimento a tutte le donne che come Nadia sono state perseguitate e hanno subito violenza in nome della fede professata», affermano Mantovano e Monteduro ricordando in particolar modo la storia di Rebecca Bitrus, cristiana nigeriana rapita e violentata da esponenti di Boko Haram, che ACS ha portato all’attenzione del mondo in occasione del Colosseo illuminato di rosso lo scorso febbraio.«Nel giugno scorso ACS ha lanciato una campagna di sensibilizzazione in favore delle donne abusate e oppresse perché appartenenti a minoranze religiose. Abbiamo chiesto che il movimento #MeToo andasse oltre Hollywood, interessandosi pure del dramma delle yazide rese schiave da Isis. Il Nobel a Nadia Murad mostra che eravamo nel giusto».ACS continuerà a richiamare l’attenzione sulla persecuzione e sulle violenze subite dalle donne nel mondo per motivi di fede. Il prossimo 22 novembre a Roma, in occasione della presentazione della nuova edizione del Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo, la Fondazione ospiterà un’altra ragazza yazida rapita nell’agosto 2014 dallo Stato Islamico e tenuta in schiavitù fino al luglio 2017, che narrerà la sua storia.Congratulandosi per l’assegnazione del Nobel per la Pace a Nadia Murad – premiata assieme al ginecologo congolese Denis Mukwege – ACS coglie l’occasione per un nuovo appello alle istituzioni italiane. «Dal governo italiano – dichiarano Mantovano e Monteduro – attendiamo azioni concrete che pongano al centro il tema della libertà religiosa violata».

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Medicina: Nobel assegnato a James P. Allison e a Tasuku Honjo

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

Ruggero De Maria, Presidente di Alleanza Contro il Cancro, la rete oncologica nazionale fondata nel 2002 dal ministero della Salute, plaude al Nobel assegnato a James P. Allison, ricercatore dell’MD Anderson Cancer Center di Houston aggiudicatosi il prestigioso riconoscimento assieme al collega Tasuku Honjo, per la scoperta della terapia del cancro per inibizione della regolazione immunonegativa. Proprio con Allison e con l’Istituto statunitense, ACC – cui aderiscono 25 IRCCS, ISS, Italian Sarcoma Group, Fondazione CNAO e AIMaC – ha in atto una collaborazione con MD sancita nel 2016 da un accordo alla cui sottoscrizione, avvenuta in Istituto Superiore di Sanità partecipò proprio il premio Nobel. In Italia il gruppo di ricerca più avanzato sulla Immunoterapia fa capo al Working Group della Rete.
«ll premio Nobel ai due scienziati che hanno studiato per primi i checkpoint immunologici alla base dell’immunoterapia dei tumori – dice De Maria – è il giusto riconoscimento a chi ha compiuto gli studi pionieristici che hanno permesso di sviluppare le terapie farmacologiche ad oggi più efficaci per i tumori avanzati. I ricercatori di ACC svolgono ricerche molto competitive sull’immunoterapia dei tumori. Gli oncologi medici di ACC hanno contribuito in maniera importante ai trial clinici che hanno dimostrato come il blocco dei checkpoint immunologici possa curare efficacemente il melanoma metastatico e alcuni tumori al polmone. Inoltre ACC sta studiando come identificare al meglio i pazienti che possono trovare giovamento da queste terapie e, al tempo stesso, cosa sia possibile fare nei pazienti che non rispondono. Il premio Nobel James Allison ha avuto parole di chiaro apprezzamento per il lavoro che ACC sta conducendo sull’immunoterapia dei tumori. Grazie alla partnership con l’MD Anderson e al supporto del Ministero della Salute, sono certo che gli IRCCS della rete oncologica contribuiranno ancora e sempre meglio alla ricerca in questo settore così importante».
Il WG di Immunoterapia di ACC si occupa della identificazione dei biomarcatori altamente predittivi di risposta ai nuovi approcci immunoterapici al fine di identificare in maniera precoce quei pazienti che ne possano beneficiare. In questo modo è possibile evitare di esporli a trattamenti potenzialmente associati ad effetti collaterali in assenza di beneficio clinico. Questo approccio consentirebbe inoltre di ridurre la spesa farmaceutica del Sistema Sanitario Nazionale per terapie ad alto costo. L’attività del Working Group, si sta concentrando sulla conversione dei pazienti non responsivi in responsivi con lo sviluppo di nuove terapie combinate.
E dal 29 al 31 ottobre, all’ospedale San Raffaele di Milano, si parlerà anche di Immunoterapia con i massimi esperti italiani e internazionali nel corso del terzo Annual Meeting di Alleanza Contro il Cancro, in programma all’ospedale IRCCS San Raffaele di Milano, associato ACC.

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The Nobel in economics rewards a pioneer of “nudges”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 ottobre 2017

Richard ThalerNOT long ago, the starting assumption of any economic theory was that humans are rational actors who maximise their utility. Economists summarily dismissed anyone insisting otherwise. But over the past few decades, behavioural economists like Richard Thaler have progressively chipped away at this notion. They combine economics with insights from psychology to show how heavily economic decisions are influenced by cognitive biases. On September 9th Mr Thaler’s work was recognised at the highest level when the Nobel Committee awarded him this year’s prize in economics. Mr Thaler thus becomes one of very few behavioural economists to win the prize.Mr Thaler’s has been a prolific career, spanning over four decades, the last two of them at the University of Chicago’s Booth School of Business. His research has touched on subjects as varied as asset prices, personal savings and property crime. For example, Mr Thaler developed a theory of mental accounting, which explains how people making financial decisions look only at the narrow effect of individual decisions rather than the whole effect. (Indeed, he is one of the founders of the sub-discipline of behavioural finance.) The Nobel committee also highlighted Mr Thaler’s research on self-control, that is, the tension between long-term planning and short-term temptations.The new laureate has also worked to bring his arguments to a wider audience. For the benefit of fellow economists not well versed in (or dismissive of) behavioural theories, he wrote a regular column for the Journal of Economic Perspectives, a prestigious journal, recounting instances of economic behaviour that violated classical microeconomic theory. For a general audience, he wrote several books on behavioural economics, starting with “Quasi-Rational Economics” in 1991.
But Mr Thaler is perhaps most famous as a pioneer of “nudging”: the use of behavioural insights as a public-policy tool. Although the idea of nudging is not new, and firms have long employed behavioural science to shape their customers’ behaviour, governments of the past used psychology only sporadically.
That started to change when Mr Thaler and Cass Sunstein, a legal scholar at Harvard University, co-authored a book, “Nudge”, in 2008. The book attacked the assumption of rational decision-making in economic models and showed how context could be changed to “nudge” people to make better choices. In 2010 Mr Thaler advised the British government on the creation of the Behavioural Insights Team, a unit that sought to put their ideas into practice. The wildly successful government unit has since been spun out into a quasi-private company and now advises governments around the world. From a renegade offshoot within economics departments just a few decades ago, behavioural economics has gained an established place not only within academia, but also within government departments around the world. From Australia to America, as well as within organisations like the World Bank and UN, the “nudging” approach has been copied. The Nobel Committee’s decision to honour Mr Thaler is of course a recognition of his personal achievements. But it is also a testament to the newfound importance of his discipline. (font: The Economist) (photo: Richard Thaler)

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Nobel Pace e il pericolo nucleare

Posted by fidest press agency su domenica, 8 ottobre 2017

osloOslo. «Ci congratuliamo per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2017 alla Campagna Internazionale per il bando delle armi nucleari (Ican). Il pericolo nucleare è sempre in agguato. La possibilità che intere nazioni possano essere distrutte in pochi minuti è reale e presente. Stiamo assistendo tutti all’escalation nucleare. Inoltre oggi esiste il fondato pericolo che certe armi di distruzione possano finire in mano a gruppi terroristici senza scrupoli»Questo il commento di Giovanni Paolo Ramonda, Presidente della Comunità di don Benzi, alla notizia dell’assegnazione del premio Nobel per la Pace. «Anche la nostra Comunità ha contribuito, nel suo piccolo, a questo risultato. Apg23 aderisce infatti alla Rete Disarmo, la quale a sua volta aderisce alla Campagna Internazionale con diversi eventi sul territorio. Quest’estate a Cagliari è approdata una rappresentanza di Hibakusha, i sopravvissuti alla bomba di Hiroshima e Nagasaki per portare la loro testimonianza», precisa Ramonda dalla Sardegna dove si trova per l’inaugurazione di una nuova casa famiglia.La Comunità Papa Giovanni XXIII opera nell’ambito del servizio civile, In Italia e all’estero, proponendo ai giovani una scelta di Pace. E’ attiva inoltre nelle zone di conflitto con Operazione Colomba, corpo civile di pace.

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Heptares Founder Richard Henderson Receives Nobel Prize in Chemistry 2017

Posted by fidest press agency su sabato, 7 ottobre 2017

londonLONDON and TOKYO/PRNewswire/ Heptares Therapeutics (“Heptares”), a wholly owned subsidiary of Sosei Group Corporation (“Sosei”; TSE Mothers Index: 4565), is delighted that one of its founders, Richard Henderson (MRC Laboratory of Molecular Biology, Cambridge, UK), was awarded the Nobel Prize in Chemistry 2017 together with Jacques Dubochet (University of Lausanne, Switzerland) and Joachim Frank (Columbia University, New York, USA) “for developing cryo-electron microscopy for the high-resolution structure determination of biomolecules in solution.”Cryo-electron microscopy (cryo-EM) is a technique for determining three-dimensional information about protein structures at the molecular level. Along with traditional methods for structure determination, such as x-ray crystallography and nuclear magnetic resonance spectroscopy, cryo-EM can reveal the structure of complex molecular assemblies to near atomic level. Detailed information, such as this, is expected to improve understanding of the structure and function tokyo-japanof proteins under investigation, and thereby advance the design of new drugs targeting specific proteins. Heptares is applying the techniques of cryo-EM to study G protein-coupled receptor (GPCR) protein complexes, the insights from which are helping to advance the discovery of potential new medicines.Malcolm Weir, CEO and co-founder Heptares, said: “We are delighted that Richard has received this most prestigious of awards. It is very well deserved and justified recognition of his outstanding contribution to science as a true pioneer of structural biology. His work on membrane protein structure in particular provided the inspiration and scientific foundation for Heptares’ work on GPCR structure-based drug design, and we continue to benefit enormously from his contributions. We would like to offer Richard and his fellow prize winners our warmest congratulations for this fantastic achievement.” Richard Henderson co-founded Heptares Therapeutics with Malcolm Weir, Fiona Marshall and Chris Tate in 2007.

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The Nobel physics prize goes to the spotters of gravitational waves

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 ottobre 2017

scienceWAITING for a Nobel prize can be time consuming. Since 1985, more than half of the prizes in physics have been awarded for work done more than two decades previously. This year’s prize, though, was different. It went to Rainer Weiss, Barry Barish and Kip Thorne, all of whom were involved in the first-ever detection, just two years ago, of gravitational waves.Such waves are one of the many predictions of Albert Einstein’s century-old theory of relativity. As Einstein realised, gravity arises from the fact that mass distorts the space and time around itself. That distortion modifies the paths of objects moving nearby. Crunch the equations which describe the process, and they suggest that moving masses should create ripples which radiate out into the universe.Several years ago, observations of the behaviour of pairs of dead stars called pulsars provided indirect evidence that such waves are real. But detecting them directly has proved harder, for gravitational waves are ephemeral things. The ones spotted in 2015 came from the collision of a pair of black holes, one of the most violent events in the universe. By the time the ripples from that catastrophe had reached Earth, 1.3 billion years after the event, they had faded into the merest breath.Spotting such susurrations requires sensitive machines. All three laureates worked on an American gravitatonal-wave detector called LIGO, which was completed in 2002. LIGO works by splitting a laser beam in two and sending the daughter beams up and down a pair of tunnels, each four kilometres long, which are set at right angles to each other. Any passing gravitational wave should stretch and compress the two arms in different ways, causing infinitesimal changes in the time it takes the laser beams to traverse them. In order to confirm that it really is seeing gravitational waves the machine has two such pairs of tunnels—one in Washington state and one in Louisiana. A gravitational wave, as opposed to some transient local disturbance, will be seen almost (but not quite) simultaneously at both.Despite its sensitivity, LIGO’s initial run came up empty-handed. It was only after a series of upgrades, starting in 2010, that it became sensitive enough to detect the waves finally and unambiguously. Spotting them meant ruling out interference created by things like lorries travelling on nearby roads, or ocean waves crashing against the shore hundreds of kilometres away.Since 2015, more discoveries have been made. A few days before the Nobel award, LIGO announced the detection of its fourth gravitational wave. And more detectors are coming online. The most recent detection was aided by a European instrument, VIRGO, based in Italy. Other devices are under construction in India and Japan. A space-based system called LISA, with “arms” millions of kilometres long (and, as a result, much higher sensitivity) is scheduled for launch in the 2030s.But this year’s physics prize honours more than just another confirmation of Einstein’s cleverness. Machines like LIGO and VIRGO are not merely detectors. They can be used as telescopes, too. Up until now, astronomers have had to rely on the electromagnetic spectrum—from radio waves, through visible light, to gamma radiation—to gaze at the universe. Gravitational waves offer a new window on the world, and could help astronomers see things, like black-hole collisions or the state of the universe shortly after the Big Bang, that electromagnetism cannot.
Clarification (September 3rd, 2017): This piece has been updated to remove references to gravity waves by The Economist).

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Un laboratorio da Nobel nel cuore della Capitale

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 gennaio 2017

Istituto_Nazionale_Tumori_Regina_Elena_-_RomaEugenio Gaudio, il Magnifico Rettore dell’Università La Sapienza di Roma, l’ateneo più grande d’Europa con oltre 700 anni di storia e 115mila studenti iscritti, ha consegnato ufficialmente le chiavi dell’ex complesso Regina Elena alla Fondazione Ebri, (European Brain Research Institute). In questo luogo storico e prestigioso nascerà infatti uno dei centri di ricerca più all’avanguardia nel campo delle neuroscienze intitolato al Premio Nobel Rita Levi-Montalcini. “Questo – precisa il professore Giuseppe Nisticò, direttore generale dell’Ebri – sta a documentare l’impegno diretto del Rettore in questo ambizioso progetto di realizzare presso La Sapienza con la nuova sede dell’Ebri la cittadella dell’Alzheimer. È noto come l’Ebri sia un’infrastruttura di eccellenza dove lavorano circa 60 ricercatori riconosciuta dall’ANVUR, Agenzia nazionale del MIUR preposta alla valutazione della qualità della ricerca scientifica nel nostro Paese come pure apprezzata come documentato dai finanziamenti ricevuti dalla Commissione Europea e da prestigiosi Istituti ed industrie internazionali”.“Agli inizi di gennaio – continua Nisticò – saranno avviati i lavori di ristrutturazione e di riqualificazione funzionale dei locali, cioè tre piani per una superficie di circa 1200 mq della palazzina C dell’ex complesso ospedaliero Regina Elena. Tali locali saranno dotati di attrezzature avanzate nel campo della Biologia Molecolare e della Neurofisiologia. Sarà attivata inoltre – prosegue il direttore – una piattaforma tecnologica dotata di un microscopio a risoluzione, acquistato con i fondi Filas della Regione Lazio, e che sarà utilizzata in collaborazione con il professore Giancarlo Ruocco, direttore della sede romana dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Con il microscopio a luce strutturata, ha dichiarato il professor Enrico Cherubini Direttore Scientifico dell’Ebri sarà possibile approfondire i meccanismi molecolari alla base di molte malattie del SNC ancora incurabili, contribuendo così ad aprire nuovi orizzonti per la loro cura”.Un obiettivo volto ad aprire nuove prospettive terapeutiche anche per la cura dell’Alzheimer, patologia che ogni 10 minuti colpisce una persona nel pianeta; solo in Italia sono 800mila le persone affette da questa patologia. “Con il trasferimento dell’Ebri presso l’Università Sapienza, – prosegue Nisticò – come è stato già ribadito lo scorso anno in occasione del Workshop per il Decennale dell’Ebri, si svilupperanno una serie di sinergie con Istituti di Ricerca e Dipartimenti Clinici della Sapienza che consentiranno di realizzare un centro internazionale per la malattia di Alzheimer e altre malattie degenerative. Con la firma di questo atto di cessione in comodato d’uso gratuito dei locali della Sapienza- conclude Nisticò – si raggiunge un’altra tappa importante per la realizzazione dell’ultimo sogno di Rita Levi-Montalcini cioè un Istituto, che sarà intitolato con il nome dello stesso premio Nobel e accoglierà studenti, dottorandi, ricercatori italiani e stranieri e darà lustro al nostro Paese.”“L’obiettivo ambizioso in un laboratorio d’eccellenza come questo, – afferma Giancarlo De Matthaeis, presidente della società Labozeta che realizzerà i laboratori – è quello di creare uno spazio armonico, un epicentro di creatività e performance in sintonia con il background dei ricercatori e dei loro valori identitari, culturali e sociali in un ambiente che accolga la persona nella sua totalità di individuo”.
Di sicuro i nuovi laboratori, la cui consegna è prevista per fine marzo, daranno ulteriore stimolo e continuità alle ricerche dell’Ebri, già ampliamente apprezzate in tutto il mondo. (foto: istituto regina elena)

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Il Nobel sfiorato. Perché l’Italia è di nuovo fuori?

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

bolognaBologna. Con Vincenzo Balzani, professore emerito dell’Università di Bologna e pioniere della ricerca sulle macchine molecolari, il nostro paese è arrivato ad un passo dal premio Nobel per la Chimica 2016.A oltre 50 anni dal riconoscimento a Giulio Natta, il prestigioso premio è stato assegnato ad un settore di ricerca nel quale l’Italia è leader internazionale grazie a Vincenzo Balzani e ai suoi collaboratori. Balzani ha contribuito in modo fondamentale non solo alla realizzazione dei primi prototipi di macchine molecolari, in collaborazione con Fraser Stoddart e Jean-Pierre Sauvage, ma anche allo sviluppo e al consolidamento dei concetti alla base di questo campo di ricerca, divenuto negli anni uno dei settori più attivi e stimolanti della chimica moderna. Balzani e il suo gruppo posero le basi progettuali per la costruzione di macchine molecolari in un articolo del 1987 e in un libro del 1991, scritto da Balzani e Scandola. Anche il termine “molecular machine” venne pienamente discusso per la prima volta in un articolo firmato da Balzani, Stoddart e collaboratori nel 1993, mentre il libro “Molecular devices and machines” di Balzani, Credi e Venturi, primo testo sull’argomento, è uscito nel 2003 in inglese ed è stato tradotto in cinese e in giapponese. Studi su movimenti molecolari indotti dalla luce sono stati pubblicati in collaborazione tra i gruppi di Balzani e Sauvage negli anni ‘90. Molte delle nanomacchine citate nella motivazione del premio, fra le quali il celebre “ascensore molecolare”, non avrebbero funzionato – forse non avrebbero neppure visto la luce – senza il lavoro del gruppo di Bologna.
Perché, allora, Vincenzo Balzani non è fra i premiati?
Diciamo subito che il riconoscimento a Jean-Pierre Sauvage, Fraser Stoddart e Ben Feringa è assolutamente meritato. L’Accademia svedese, quindi, ha visto giusto; ma i fatti dimostrano che il suo verdetto fornisce una rappresentazione purtroppo incompleta della tematica scelta. Il problema è che il premio non può essere assegnato a più di tre persone. Sulla torre erano in quattro e uno doveva essere buttato giù.Quando la competizione internazionale arriva a questi livelli, non basta il curriculum scientifico. Occorre che gli scienziati siano supportati dalla comunità nazionale: gli Atenei, i grandi Enti di Ricerca, le Accademie, le Società, i Ministeri. Fin da ora, noi ci impegniamo a creare gli strumenti per fare sistema, affinchè episodi come questo, già avvenuti in passato anche in altre discipline – basti pensare alla clamorosa esclusione di Nicola Cabibbo e Giovanni Jona-Lasinio dal Nobel per la Fisica nel 2008 – non accadano di nuovo.Dobbiamo purtroppo rimarcare che questo infausto risultato è anche figlio dell’indebolimento sistematico della ricerca di base italiana, ormai giunta allo stremo delle forze dopo decenni di sottofinanziamento e regolata da sistemi di reclutamento, funzionamento e valutazione non sempre adeguati. Un sistema fortemente indebolito è percepito come tale anche all’estero, dove l’Italia fatica a raccogliere i frutti che merita. Auspichiamo che questa grande opportunità persa dalla scienza italiana, e dall’intero Paese, possa diventare occasione di riflessione e di cambiamento.

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70 Nobel laureates and 672 young scientists expected at Lindau

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 marzo 2015

LindauLindau, 70 laureates and 672 young scientists from 88 countries will participate in the 65th Lindau Nobel Laureate Meeting. The young participants, all of whom are excellent students, PhD candidates, and post-docs aged up to 35, have their research focus in the fields of medicine, physics, or chemistry. They had successfully passed a multi-step international selection process, the results of which have now been published. Conceived as an interdisciplinary forum, the meeting will be held from 28 June to 3 July. Its cause is to foster exchange and networking, and to provide inspiration. The Lindau Nobel Laureate Meetings have taken place in the Southern German town of Lindau at Lake Constance annually ever since 1951.Among the 70 participating laureates are three of last year’s award-winning researchers: Germany’s Stefan Hell as well as the US-Americans Eric Betzig and William E. Moerner. They shared the 2014 Nobel Prize in Chemistry. Many of the other laureates are regular guests at Lindau and have participated in the meetings many times. For instance, it will be the 27th meeting already for Swiss microbiologist and geneticist Werner Arber, recipient of the Nobel Prize in Physiology or Medicine of 1978.As is the case every five years, the 65th meeting of its kind will bring together scientist of all three natural sciences that are Nobel Prize disciplines. “The scientific landscape of the future will be significantly more interdisciplinarily organised than today because this is the only way we can succeed in dealing with the pending big challenges of mankind. With our interdisciplinary meetings we want to make a contribution to educating the next generation of leading researchers working at the interface of the classical scientific disciplines“, says Wolfgang Lubitz, director of the Max Planck Institute for Chemical Energy Conversion and Vice-President of the Council for the Lindau Nobel Laureate Meetings.A six-day programme abundant with lectures and panel discussions is in store for the 672 selected young participants. Many consider presenting in one of the master classes a special opportunity. Exchange, networking, and inspiration have been at the core of the Lindau Meetings ever since their establishment in 1951.The attendance steadily became more international as part of the continuous expansion of the network of academic partner institutions. This year’s participants represent 88 countries, including great research nations like the US, the United Kingdom, Japan, Israel, and Germany just as developing countries like Bangladesh or Simbabwe. About 200 academies of science, universities, foundations, and researching enterprises of more than 50 countries played an active part in the course of the selection process for young scientists.“Compared to previous years the quality of the applications has once more increased significantly,” says Burkhard Fricke, professor emeritus for theoretical physics, member of the Council for the Lindau Nobel Laureate Meetings and coordinator of the selection process. “Never before have we seen such an interdisciplinary attendance representing such a broad range of fields like in 2015. A PhD candidate who applies physical-technical methods and uses chemical means to tackle medical questions is not at all an isolated case“.

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Summit mondiale Nobel Pace

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 dicembre 2014

TarekePapa21marzo-720x480L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) accoglie con favore la decisione del Comitato del Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace di assegnare la medaglia di quest’anno per l’attivismo sociale a Tareke Brhane, rifugiato residente in Italia. Il premio gli è stato consegnato “per essersi dedicato ad attività di sensibilizzazione sul tema dei rifugiati in Italia e per aver fondato il Comitato 3 Ottobre, con lo scopo di preservare la memoria di tutte le persone morte in mare nel tentativo di fuggire da guerra e persecuzioni e di tutti coloro che, anche a rischio della propria vita, salvano quella degli altri”.
Tareke Brhane, arrivato via mare in Italia nel 2005, è da tempo impegnato ad aiutare rifugiati e richiedenti asilo che rischiano la propria vita in pericolose traversate via mare. Attraverso il suo lavoro con il Comitato 3 Ottobre, fondato in seguito alla tragedia di Lampedusa, ha contribuito a portare attenzione sulla drammatica situazione alle frontiere marittime d’Europa ed è inoltre in prima linea nell’istituzione della “Giornata della Memoria e dell’Accoglienza”. Il riconoscimento di questa giornata, con l’obiettivo di ricordare tutte le persone morte e disperse in mare, è uno strumento indispensabile per richiamare l’attenzione sul tema e spingere verso interventi concreti per prevenire ulteriori tragedie in mare.
Molte persone muoiono o cadono vittime della criminalità organizzata internazionale nel tentativo di intraprendere queste traversate. L’UNHCR ha esortato la comunità internazionale a non distogliere l’attenzione dal salvataggio di vite umane quando vengono introdotte misure di controllo dei flussi migratori. In una recente conferenza a Ginevra, l ’Alto Commissario per i Rifugiati António Guterres ha dichiarato che la priorità di alcuni governi sembra essere sempre di più quella di tenere lontani gli stranieri piuttosto che di garantire il diritto di asilo. “La sicurezza e la gestione dell’immigrazione sono preoccupazioni per ogni paese, ma le politiche devono essere progettate in modo che le vite umane non finiscano col diventare danni collaterali” ha inoltre affermato.
Nel commentare l’assegnazione della medaglia, Carlotta Sami, portavoce dell’UNHCR per il Sud Europa, ha affermato: “Tareke Berhane si è distinto per il suo indispensabile operato in favore delle persone disperse in mare e delle loro famiglie, cercando di proteggere la loro dignità e difendere i loro diritti. Essendo lui stesso un rifugiato, rappresenta inoltre un positivo esempio di integrazione nella società d’accoglienza.”

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Parma: Ricerca da Nobel

Posted by fidest press agency su martedì, 14 ottobre 2014

Duomo_e_Battistero_di_ParmaI Premi Nobel per la Fisica e la Chimica 2014 assegnati per ricerche nelle quali sono attivi anche docenti dell’Università di Parma: una conferma dell’attualità della ricerca scientifica in Ateneo. A Parma la ricerca è “da Nobel”. I Premi Nobel per la Chimica e la Fisica 2014, dei quali l’Accademia Reale Svedese delle Scienze ha recentemente reso noti vincitori e motivazioni, sono stati assegnati per ricerche nelle quali sono attivi anche docenti dell’Università di Parma: un’ulteriore conferma dell’attualità della ricerca scientifica in Ateneo. Vincitori del Nobel per la Fisica sono Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura, per i loro fondamentali contributi allo sviluppo dei semiconduttori nitruri. Questi semiconduttori (Nitruro di Gallio, GaN, e relative leghe ternarie con Alluminio e Indio) possono assorbire ed emettere luce variabile fra infrarosso e ultravioletto, il che apre le porte a innumerevoli applicazioni. Sono due tuttavia quelle che hanno decretato il grande successo di questa nuova generazione di semiconduttori: la realizzazione dei LED bianchi e la realizzazione del laser blu. I LED bianchi costituiscono una sorgente di luce a grande risparmio di energia e trovano oggi impiego negli schermi di telefoni cellulari, computer, TV nonché come lampade per illuminazione domestica, autoveicoli ecc. I primi laser blu a nitruri sono stati realizzati alla fine degli anni ’90 e in breve hanno raggiunto potenze ed affidabilità sufficienti a lanciare la tecnologia Blue-Ray Disc con la quale si possono archiviare 25 GByte su supporti identici a quelli dei CD (700 MByte) e DVD (4.7 GByte).Alla fine degli anni Ottanta Akasaki e Amano riuscirono a depositare uno strato sottile di GaN di alta qualità su un substrato di zaffiro (α-Al2O3) utilizzando la tecnica di epitassia da fase vapore (MOVPE) e realizzando un processo multi-step che includeva la deposizione di uno strato buffer iniziale a bassa temperatura seguito dalla deposizione dello strato principale a temperature > 1000 °C. All’inizio degli anni Novanta riuscirono a ottenere conducibilità di tipo p drogando con Magnesio e attivando il drogante mediante irraggiamento di elettroni. A questo punto entra in gioco il contributo determinante di Nakamura che, dapprima riuscì ad avere lo stesso grado di attivazione del Magnesio con un processo termico (quindi compatibile con la processatura standard di semiconduttori), e in seguito riuscì ad abbattere drasticamente la densità di difetti cristallografici sfruttando il meccanismo di crescita laterale degli strati di GaN. Anche a Parma nel periodo 1996-2003 un gruppo di ricerca è stato attivo nel campo dei Nitruri. Il gruppo, coordinato dal prof. Roberto Fornari, ora in forza al Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra ma a quei tempi ancora in servizio all’Istituto IMEM-CNR, comprendeva ricercatori sia del CNR sia dell’allora Dipartimento di Fisica dell’Università di Parma. Fu un periodo proficuo che portò a notevoli traguardi tecnologici e nuove conoscenze sulle proprietà fisiche dei Nitruri. Diversi laureandi e un dottorando ebbero modo di svolgere le loro tesi su questa tematica di grande attualità. Dopo una decennale parentesi come direttore di un istituto di ricerca a Berlino, dove peraltro ha continuato le ricerche sui Nitruri, Fornari è da poco passato al Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra, dove ha lanciato un’attività di ricerca su una nuova generazione di semiconduttori. Si tratta di ossidi di Gallio, Indio e Alluminio con caratteristiche fisiche abbastanza simili a quelle dei Nitruri, ma che potrebbero presentare vantaggi se applicati nell’elettronica di potenza. Un tema sempre caldo se si pensa al risparmio energetico. Come negli anni Novanta, anche stavolta la ricerca è svolta in stretta cooperazione con l’Istituto IMEM-CNR.
Vincitori del Premio Nobel per la Chimica 2014 sono invece Eric Betzig, Stefan W. Hell e William E. Moerner, per essere riusciti a far superare ai microscopi ottici quella che era considerata la loro limitazione intrinseca, ovvero l’impossibilità di raccogliere immagini con una risoluzione migliore di circa 200 nanometri (1 nanometro = 1 miliardesimo di metro). A lungo, infatti, si è ritenuto che questa limitazione fisica fosse dettata, tra gli altri fattori, dalla lunghezza d’onda della luce utilizzata, secondo la legge proposta da Ernst Abbe nel 1873. A causa di tale legge fisica, per tutto il secolo scorso gli scienziati non sono riusciti a visualizzare oggetti di dimensioni inferiori a metà lunghezza d’onda della luce utilizzata (circa 200 nanometri), non potendo quindi accedere all’osservazione diretta degli organi interni alle cellule né tantomeno delle singole strutture macromolecolari rilevanti per i processi biologici.
Percorrendo due strade diverse e indipendenti, i vincitori del Premio Nobel per la Chimica 2014 hanno superato i vincoli imposti dalla legge di Abbe e oggi, in teoria, non esistono più limitazioni di principio alle dimensioni degli oggetti molecolari che si possono visualizzare. La microscopia è così divenuta nanoscopia. La metodologia proposta da Stefan W. Hell nel 1994 sfrutta il processo di emissione stimolata e consente di ottenere un fascio laser di dimensioni efficaci dell’ordine dei nanometri che permette di osservare l’emissione di fluorescenza proveniente da oggetti di dimensioni confrontabili ad esso. La microscopia così ottenuta è stata definita microscopia STED (acronimo di STimulated Emission Depletion) e ha ricevuto la prima dimostrazione sperimentale nel 2000.Alla base della seconda metodologia sta invece la scoperta di W.E. Moerner che nel 1997 fu in grado di rivelare la posizione di singole molecole fluorescenti: un avanzamento tecnologico impressionante, considerato il fatto che fino ad allora gli studi venivano condotti normalmente su insiemi di milioni di molecole. A consentire questo esperimento fu lo sviluppo, da parte del premio Nobel per la Chimica 2008 R.Y. Tsien, di una proteina fluorescente derivata dalla Green Fluorescent Protein, in grado di passare reversibilmente da uno stato fluorescente a uno non fluorescente mediante illuminazione con luce di diversa lunghezza d’onda. Alcuni anni dopo, nel 2005, E. Betzig dimostra come sia possibile utilizzare questa proprietà per ricostruire immagini con una risoluzione superiore a quella imposta dalla legge di Abbe, dando così il via alla microscopia di singola molecola.
Anche l’Università di Parma è attiva nello sviluppo e nell’applicazione di queste metodologie allo studio di sistemi biologici. I proff. Cristiano Viappiani e Aba Losi del Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra e Stefania Abbruzzetti del Dipartimento di Bioscienze collaborano ormai da diversi anni con il prof. Alberto Diaspro, Direttore del Dipartimento di Nanofisica dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, che lavora su entrambi i metodi elaborati dai Premi Nobel. La collaborazione vede coinvolti anche l’Istituto di Nanoscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (NEST), la Scuola Normale Superiore di Pisa e l’Istituto Max Planck per la Conversione Chimica dell’Energia di Mülheim a. d. Ruhr (Germania). Frutto della collaborazione è lo sviluppo di nuove proteine fluorescenti che hanno permesso di ottenere immagini con elevata risoluzione di batteri e di cellule eucariotiche.

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Muti: il Birgit Nilsson

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2011

Riccardo Muti nach einer Opernaufführung der S...

Image via Wikipedia

«Faccio le mie più vive congratulazioni e quelle della giunta capitolina al direttore Riccardo Muti, che domani riceverà il prestigiosissimo Premio svedese Birgit Nilsson. Un riconoscimento che conferma l’importante modello che Muti rappresenta per la musica in tutto il mondo. Questa ulteriore onorificienza testimonia il grande valore artistico di un uomo che vive con passione e dedizione il proprio lavoro». Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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Ricercatrice pavese al Lindau Nobel Meeting

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2011

La ricercatrice pavese Anna Olivieri, è uno dei 7 giovani italiani che sono stati selezionati dalla Fondazione Cariplo per partecipare al Lindau Nobel Meeting in corso in questi giorni in Germania.
La ricercatrice pavese Anna Olivieri, vincitrice del premio Bellisario 2011 per i giovani talenti della ricerca, è uno dei 7 giovani italiani che sono stati selezionati dalla Fondazione Cariplo per partecipare al Lindau Nobel Meeting. Si tratta del 61° Meeting dei premi Nobel, in corso dal 26 giugno al 1 luglio e dedicato quest’anno a Medicina e Fisiologia. Un appuntamento speciale, che vede protagonisti 23 premi Nobel e 566 giovani ricercatori di 77 paesi diversi. Per l’Italia, la Fondazione Cariplo ha selezionato dodici promesse della ricerca per il meeting dei premi Nobel di Lindau; provengono dalle Università di Pavia, Milano statale e Cattolica.

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1° gennaio 2011: giornata della pace

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

In occasione della Giornata Mondiale della Pace, ricorrenza celebrata dalla Chiesa cattolica il 1º gennaio di ogni anno, Guido Barbera, presidente di Solidarietà e Cooperazione CIPSI – coordinamento di 48 associazioni di solidarietà e cooperazione internazionale – ha dichiarato: “Auguriamo al mondo intero che il 2011 sia l’anno della Pace! Lo passiamo costruire a partire dalla testimonianza delle Donne africane nel loro insieme, che candidiamo nel 2011 al primo Nobel collettivo della storia. Questo è il nostro augurio per il nuovo anno. “Lo meritano, continua Barbera, per il loro impegno per la pace in tante zone di guerra. In Liberia, Sierra Leone, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo le donne sono costruttrici di pace, per la grande dignità e la forte determinazione con cui guardano avanti nonostante le difficoltà che incontrano.  Senza di loro non è concepibile né il presente né il futuro dell’Africa. Vogliamo riaffermare il protagonismo delle donne nelle tante sfide quotidiane che affrontano con pazienza, forza d’animo e determinazione. Con lo sguardo volto alle donne d’Africa. Centinaia di migliaia di donne che ogni giorno percorrono le strade del continente alla ricerca di una pace durevole e di una vita dignitosa”.
E Barbera continua con alcuni esempi concreti di donne per la Pace: “Nel 2010 la marcia internazionale delle donne ha voluto essere presente nella città martire di Bukavu, in Repubblica Democratica del Congo. Per denunciare le violenze sulle donne che hanno caratterizzato la guerra senza fine nell’Est della RDC e che purtroppo continuano ancora oggi. Non si tratta soltanto di denunciare la violenza, bensì di chiedere e pretendere che venga fatta giustizia. Non è possibile immaginare una pace che non sia basata sulla giustizia. A Bukavu non c’è pace senza giustizia: desidero sottolineare il protagonismo delle donne per costruire la pace in questa terra. A Mwenga, nel 1999 14 donne furono sepolte vive. Non chiedono pietà, ma giustizia.
E ancora: in Liberia, Sierra Leone, Costa d’Avorio. Guerre minori oscurate perchè ritenute non sufficientemente strategiche. Milioni di donne ne hanno subito e continuano a subirne le conseguenze. Storie in cui solo l’impegno delle donne hanno acceso la luce della speranza e della pace. Donne che hanno trasformato in vita i diritti troppo spesso scritti solo sulla carta o nelle dichiarazioni. La sfida cruciale del nostro tempo è quella di tradurre in termini concreti e pratici le promesse sui diritti umani. L’uguaglianza di genere è un diritto umano, uno degli obiettivi di sviluppo, la chiave per conseguire tutti gli altri diritti. Dobbiamo imparare a vedere le donne non più come vittime da “salvare”, bensì come una soggettività politica e sociale, che anima e nutre lotte ed esperienze di rete, attiva percorsi di libertà femminile e rivendica diritti.
Rilanciamo il loro protagonismo nella società e la proposta di assegnare alle donne africane nel loro insieme il Premio Nobel per la Pace 2011″. (www.noppaw.org). Non una campagna per l’attribuzione del Nobel ad una singola persona o ad un’associazione, ma un vero Nobel collettivo.

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Una cantonata il Nobel ad Obama

Posted by fidest press agency su martedì, 2 novembre 2010

Lettera al direttore. La Commissione norvegese del Nobel, ogni tanto prende qualche abbaglio nell’assegnare la lusinghiera onorificenza, ma se leggiamo l’intervista che Samia Walid, membro dell’Associazione rivoluzionaria delle donne afghane, ha rilasciato alla giornalista Cristiana Cella (Unità del 31 ottobre), ci rendiamo conto che assegnare il premio Nobel per la pace ad Obama, è stata una madornale cantonata. Ne trascrivo alcune righe: “I talebani fanno comodo a molti. Pakistan e Arabia Saudita controllano parte del paese attraverso di loro e servono agli Usa per giustificare l’occupazione e prolungare la guerra. E’ una politica di inganni. Da una parte li combattono e li chiamano terroristi e lo spauracchio dei talebani è sbandierato dai media continuamente. Dall’altra fanno accordi per riportarli al governo… Parlano di ritiro ma mandano altri soldati, altri mezzi, nuove bombe… Ci sono in ballo il controllo di un’area strategica e enormi business come le armi, gli aiuti internazionali, la droga… Come si può chiamare pace la devastazione delle bombe a grappolo? O costruire una democrazia con una coalizione di dittatori e liberare le donne mettendo al potere dei fondamentalisti ferocemente misogini?”. Gentili signori della Commissione del Nobel, il vostro regolamento non prevede per caso la possiblità di annullare l’onorificenza? (Veronica Tussi)

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Premio Nobel a un peruviano

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 ottobre 2010

Lima. La penna più celebre del Perù, uno dei principali scrittori sudamericani viventi, Mario Vargas Llosa, ha ricevuto ieri il Premio Nobel per la Letteratura 2010, primo autore peruviano ad ottenere questo riconoscimento. Il premio è un omaggio non solo alla lingua spagnola ma anche al Paese sudamericano stesso. Famoso per i numerosi libri in cui decanta con passione e amore le bellezze del Perù, ma anche critico amaro della sua decadenza politica e sociale, Mario Vargas Llosa accompagna per mano il lettore alla scoperta della sua terra, che descrive in modo unico e nostalgico.  Risale al 2008 la pubblicazione di “La Lima de Vargas Llosa” a cura di PromPerù, guida letteraria che conduce il viaggiatore attraverso i luoghi di Lima che hanno ispirato la stesura di alcune delle sue opere, in particolare de “I capi” (1959), “I Cuccioli” (1967), “La Città e i cani” (1963) e “Conversazione nella Cattedrale” (1969), dove lo stesso autore descrive Lima attraverso i suoi quartieri, le sue strade, i monumenti e i caffè. La guida è la prima della serie “Rutas Literarias” ad essere stata pubblicata dall’Ente del Turismo che, ieri, alla luce dell’importante riconoscimento ottenuto dallo scrittore, ha annunciato la riedizione della stessa sia in lingua spagnola che in lingua inglese. Un omaggio che segna il grande momento di rilancio della letteratura sudamericana ma, soprattutto, un concreto riconoscimento alla lingua spagnola e alla cultura del Perù e di Lima stessa che, attraverso le parole di Mario Vargas Llosa, può essere ripercorsa non solo nel tempo (si parla della Lima degli anni ’40-’50) ma attraverso luoghi che hanno fatto da sfondo alla vita di intere generazioni, alcuni dei quali nemmeno più esistenti. Per gli interessati e gli appassionati di letteratura sudamericana, PromPerú comunica che è possibile prendere visione della guida “La Lima de Vargas Llosa”, in versione digitale e spagnola, collegandosi al link: http://www.peru.info/s_ftopublicaciones.asp.

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Nobel per la Pace a Liu Xiaobo

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha commentato l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Liu Xiaobo, come uno “schiaffo clamoroso” per i leader della Cina. E’ una disfatta per le aspirazioni della Cina ad un maggior riconoscimento internazionale e per il tentativo di bloccare sempre più l’opposizione democratica nel paese. L’assegnazione del premio al dissidente Liu Xiaobo è di grande incoraggiamento per tutti i democratici cinesi e per tutti coloro che sono impegnati nella difesa dei diritti umani nella Repubblica popolare, oltre che una pietra miliare nella lotta contro la censura. Milioni di Cinesi si stanno ormai interessando sempre più agli scritti vietati di Liu Xiaobo come anche alle richieste di “Carta 08”, di cui Xiaobo è uno dei 300 firmatari.
In qualità di ex presidente del centro PEN cinese indipendente Liu Xiaobo rappresenta idealmente la persecuzione degli oltre 150 scrittori critici in Cina. L’APM negli ultimi anni ha potuto documentare più volte in diversi rapporti sui diritti umani la persecuzione di scrittori dissidenti in Cina e ha fatto pressione per la liberazione di Liu Xiaobo, che sconta attualmente una pena di 11 anni.

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Nobel Medicina

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2010

Intervento della senatrice dei Radicali, Donatella Poretti: “Il conferimento del premio Nobel per la Medicina a Robert Edwards, padre della fecondazione in vitro dovrebbe far riflettere i moralisti e bigotti interpreti del bene e del male da imporre agli altri per legge. L’alto valore scientifico del suo lavoro che rende possibile il trattamento dei problemi della sterilità ha nei fatti ampliato la libertà di scelta delle persone in materia riproduttiva. I sostenitori della legge 40, la norma che invece pone una serie di ostacoli alla possibilità offerta dalla scienza e dalla medicina, dovrebbero iniziare a riflettere per superarla nell’ottica di avere una legge che regoli e non vieti, una legge che sia usata dai cittadini e non contro di loro nell’ottica di imporre visioni ideologiche”.

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Premio Nobel pace 2010

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 ottobre 2010

Sono  sei i dissidenti cinesi tra i candidati. Il governo cinese usa sia la minaccia sia l’autocritica per evitare la possibile assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2010 a un dissidente cinese. A 21 anni dall’assegnazione del premio al Dalai Lama, quest’anno cinque oppositori al regime cinese e una rappresentante uigura della provincia dello Xinjiang risultano tra i 230 candidati al premio. Il prossimo 8 ottobre verrà resa nota l’assegnazione dell’onorificenza. Nel frattempo una portavoce del Ministero degli esteri cinese ha dichiarato martedì scorso che l’assegnazione del premio allo scrittore detenuto Liu Xiaobo costituirebbe un segnale sbagliato poiché lo scrittore è da considerarsi un criminale. Durante una visita ufficiale a Oslo compiuta nel giugno 2010 la vice-ministra degli esteri cinese Fu Ying aveva già avvisato il suo collega norvegese che la Cina avrebbe considerato l’assegnazione del premio Nobel a un dissidente cinese come un atto di ostilità. Contemporaneamente il governo cinese ha fatto per la prima volta autocritica, ammettendo nella nona edizione del “Libro bianco sulla situazione dei diritti umani” che vi è ancora “ampio spazio per migliorare le condizioni dei diritti umani”. Si tratta però di un’autocritica che difficilmente potrà essere presa sul serio considerate le massicce distorsioni e falsificazioni contenute nel libro. Diverse volte infatti vi si possono leggere lodi per la politica minoritaria del governo cinese nonostante la situazione in Tibet sia oggi peggiore di venti anni fa. Il numero dei prigionieri politici tibetani è infatti aumentato dal 2007 ad oggi di 15 volte passando da 110 a 1600 prigionieri politici. La situazione non migliora nel vicino Xinjiang/Turkestan orientale dove, dopo diverse ondate di arresti di massa, regna una specie di calma da cimitero. Continua la distruzione della lingua e cultura sia tibetana sia uigura. Uno dei maggiori candidati per il premio Nobel per la Pace è considerato lo scrittore Liu Xiaobo detenuto da dicembre 2009 e condannato a undici anni di carcere. Hanno buone probabilità anche l’attivista per i diritti civili attualmente detenuto Hu Jia, l’avvocato per i diritti umani Gao Zhisheng e la rappresentate uigura Rebiya Kadeer. Tra i candidati figurano anche Chen Guangcheng, impegnato oppositore alla politica governativa del figlio unico e uscito di carcere nel settembre 2010 dopo aver scontato una condanna di quattro anni, e Bao Tong, ex-funzionario di alto livello del Partito Comunista cinese che chiede una nuova e diversa valutazione del massacro di Piazza Tienanmen.

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Nobel per la pace 2007 al forum del rotary di Tolentino

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2010

Nuovo appuntamento per il Rotary Club Tolentino. Il presidente Andrea Passacantando ha organizzato per il 10 aprile, in collaborazione con il Cosmari, un interessante forum sull’ambiente e precisamente sul tema: “Energia, ambiente e clima: una sfida possibile?” con relatori d’eccezione tra cui Sergio Castellari, responsabile Focal point nazionale dell’IPCC, Intergovernmental panel of climate change, Premio Nobel per la pace 2007. “Siamo veramente onorati – dice il presidente del Rotary di Tolentino, Andrea Passacantando – poter parlare di argomenti così importanti che devono oramai far parte della nostra quotidianità e se poi a parlarne è il portavoce di un’organizzazione che ha ricevuto nel 2007 il Premio Nobel per la Pace per gli studi sul surriscaldamento della terra da ancora più importanza al convegno. Ricordiamo che il Rotary, alla fine degli anni ’90, ha partecipato al Programma delle nazioni unite per l’ambiente che si occupa di promuovere l’uso responsabile delle risorse naturali e lo sviluppo sostenibile. Il Rotary ha fatto propri questi obiettivi con i programmi per la conservazione e la gestione dell’acqua. Ad oggi più di 4.000 interventi a favore dell’acqua sono in corso nel mondo con pozzi, acquedotti, pompe, drenaggi, segno di un connubio sempre più forte tra Rotary e ambiente.” Al forum, oltre al Premio Nobel, ci saranno Roberto Ballini, direttore School of science and techonology dell’Università di Camerino e il presidente di Legambiente Marche, Luigino Quarchioni. L’incontro si terrà all’auditorium del Cosmari grazie al presidente Fabio Eusebi che ha voluto ospitare l’evento. Il forum aperto a tutti inizierà alle 9,30 e terminerà con una visita guidata all’impianto consortile, nonché con una degustazione di prodotti tipici. All’appuntamento parteciperanno gli studenti dell’Istituto tecnico commerciale “Luigi Einaudi” e quelli dell’Istituto professionale di stato “Rosa” di Tolentino.
Sergio Castellari si è laureato in Fisica all’Università di Bologna e ha un Dottorato di ricerca (Ph.D.) in Oceanografia fisica dell’Università di Miami (USA). Ha lavorato all’Università di Miami, al CNR (Consiglio nazionale delle ricerche) e dal 2000 all’INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) svolgendo ricerca nel campo della modellistica marina del mar Mediterraneo, della fisica dell’interazione aria-mare e della dinamica marina lagrangiana. Dal 2007 è  distaccato come “senior scientist” al Centro euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici (CMCC) a Bologna, dove è responsabile del gruppo “Relazioni internazionali e negoziazioni”.

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