Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘noduli tiroidei’

Noduli tiroidei, performance dei sistemi di classificazione ecografica a confronto

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 luglio 2019

Un recente lavoro del gruppo della Sapienza di Roma propone una valutazione comparata della performance dei cinque sistemi di classificazione ecografica dei noduli tiroidei maggiormente diffusi su scala internazionale (ATA, AACE/ACE/AME, K-TIRADS, ACR-TIRADS, EU-TIRADS) (rispettivamente: Haugen BR, et al. Thyroid, 2016; Gharib H, et al. Endocr Pract, 2016; Shin JH, et al. Korean J Radiol, 2016; Tessler FN, et al. J Am Coll Radiol, 2017; Russ G, et al. Eur Thyroid J, 2017) su un campione di oltre 470 pazienti. «Il disegno dello studio è prospettico» spiegano Andrea Frasoldati e Silvia Vezzani, SC Endocrinologia, Dipartimento Specialità Mediche, Arcispedale S. Maria Nuova IRCCS – ASL Reggio Emilia. «Gli esiti oggetto di valutazione sono: numero di agoaspirati (FNA) classificabili come “non necessari”, percentuale di falsi negativi, parametri di accuratezza diagnostica (sensibilità, specificità, valore predittivo positivo – VPP – e valore predittivo positivo – VPN). I risultati dello studio evidenziano come i cinque sistemi siano tutti efficaci nel ridurre il numero di FNA non necessari, di una quota compresa tra il 17 e il 53%». In particolare, riportano Frasoldati e Vezzani, la classificazione proposta dall’American College of Radiologists (ACR-TIRADS), la sola basata su una scala derivante dalla somma dei punteggi di sospetto attribuiti ai diversi caratteri ecografici, è quella che mostra la migliore capacità di selezionare i noduli non meritevoli di approfondimento citologico. Questo per due ordini di motivi: 1) si ha un’eccellente discriminazione dei noduli benigni in virtù di un’elevata specificità; 2) il cut-off dimensionale proposto per procedere a FNA in presenza di noduli a basso rischio di malignità è più elevato rispetto a quello proposto dalla maggior parte delle altre classificazioni (25 mm vs 15-20 mm), senza che ciò comporti, di fatto, una riduzione dell’accuratezza.
Il lavoro riveste un grande interesse, anche per il suo taglio estremamente pratico, commentano Frasoldati e Vezzani. In un periodo di risorse limitate, nel quale si è chiamati a contenere gli eccessi della diagnostica strumentale e a razionalizzare i programmi di sorveglianza di lungo periodo, appare, infatti, un esercizio molto utile quello di testare i sistemi di classificazione ecografica dei noduli tiroidei nella real life, anche sulla base della quota di FNA che si possono risparmiare. «Quanto si ricava dai risultati dello studio è che tra i cinque sistemi studiati, due (ATA e K-TIRADS) sono meno performanti, mentre i restanti tre mostrano una sovrapponibile capacità di discriminazione tra noduli benigni e maligni» proseguono gli specialisti. «Tra questi, la classificazione AACE/ACE/AME è quella meno selettiva nel porre indicazione all’esame citologico, essenzialmente per due ragioni: 1) i noduli a “basso” e “bassissimo” rischio di malignità – accorpati nella classe I AACE/ACE/AME – appartengono invece a due classi distinte nelle classificazioni ACR-TIRADS ed EU-TIRADS, e nella classe a rischio inferiore l’FNA non è mai da loro ritenuto indicato; 2) il cut-off dimensionale per eseguire FNA nei noduli della classe I AACE/AME/ACE corrisponde a 20 mm, in luogo dei 25 mm proposti da ACR-TIRADS. Detto in altri termini, qualora le linee guida AACE/AME/ACE innalzassero di qualche mm il cut-off dimensionale fissato per l’FNA dei noduli di aspetto benigno, la performance delle classificazioni diverrebbe con tutta probabilità sovrapponibile – un concetto esplicitato anche nel lavoro recentemente pubblicato dal gruppo di Albano Laziale» (Persichetti A, et al. J Clin Endocrinol Metab, 2018).È inoltre opportuno aggiungere alcune considerazioni che trovano giustamente spazio nella discussione del lavoro del gruppo della Sapienza, aggiungono Frasoldati e Vezzani: «in primo luogo, le caratteristiche distintive di un buon sistema di classificazione ecografica dei noduli tiroidei non hanno soltanto a che fare con la quota di FNA per noduli benigni che tale sistema è in grado di far risparmiare, ma anche con la riproducibilità inter-osservatore del sistema (anche connesso alla mancanza di ambiguità dei parametri proposti) e con la sua semplicità d’uso. In questa prospettiva, la classificazione ACR-TIRADS non è probabilmente quella di più facile e immediata applicazione. Inoltre, nello studio non sono stati compresi né i noduli con diametro massimo < 1 cm (n = 79), né quelli con citologia non diagnostica o indeterminata (n = 251). In quest’ultimo gruppo, la quota di casi per i quali non vi sarebbe stata indicazione a eseguire l’FNA secondo le diverse classificazioni presenta una distribuzione del tutto analoga a quella descritta nello studio, a suggerire l’assenza di un bias di selezione. Tuttavia, il fatto che la valutazione della performance dei diversi sistemi di classificazione non sia stata possibile in circa un terzo dei noduli inizialmente ammessi allo studio costituisce un indubbio fattore limitante». In conclusione, affermano Andrea Frasoldati e Silvia Vezzani, «lo studio indica che la performance diagnostica delle principali classificazioni ecografiche dei noduli tiroidei è complessivamente buona. L’impiego di tali classificazioni costituisce uno strumento affidabile per ridurre il numero di FNA “inutili”: in particolare, deve essere sottolineato l’eccellente risultato conseguito dalla classificazione ACR-TIRADS, anche in parte riconducibile all’adozione di un cut-off dimensionale più selettivo (25 mm) per l’indicazione all’FNA nei noduli a basso rischio di malignità». J Clin Endocrinol Metab, 2019;104:95-102. doi: 10.1210/jc.2018-01674. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30299457 fonte: doctor33)

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Noduli tiroidei, follow-up long-term post-iniziale negatività bioptica. Servono davvero altre biopsie?

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Storicamente, per i noduli tiroidei caratterizzati come benigni segue un follow-up a tempo indeterminato, spesso con molteplici biopsie successive in base alla crescita nodulare. Le evidenze attuali, derivate da popolazioni-campione, suggeriscono che il tasso di neoplasie maligne nell’ambito di noduli tiroidei benigni dopo un follow-up di lungo termine è basso. Un recente studio – pubblicato come “Research Letter” su “JAMA Otorinolaringology – Head and Neck Surgery” – ha rivalutato la problematica, utilizzando i dati di un’intera popolazione per stabilire il rischio di ricevere la diagnosi di cancro della tiroide nel corso di un follow-up a lungo termine in individui con risultati bioptici tiroidei benigni.
A tale scopo un gruppo di ricercatori, guidati da Jesse D. Pasternak, dell’Università di Toronto (Ontario, Canada) ha effettuato un’analisi di dati tratti dal database amministrativo sanitario completo dell’Ontario. Sono state identificate tutte le biopsie della tiroide effettuate dal 1° gennaio 1991 al 31 dicembre 2010 e collegate all’Ontario Cancer Registry fino al 31 dicembre 2014 per determinare il numero di casi di cancro tiroideo differenziato con un follow-up fino a 24 anni. Durante il periodo dello studio, sono stati sottoposti ad almeno una biopsia tiroidea 146014 individui. Dei pazienti con un nodulo benigno, l’età media (SD) alla biopsia era di 52.2 (13.4) anni, l’81.2% erano donne e il 18.8% uomini. Durante il periodo dello studio, il numero di biopsie effettuate, tutte inizialmente risultate benigne, è aumentato da 2280 all’anno nel 1991 (22.1 per 1000000 abitanti) a 12074 all’anno nel 2010 (91.5 per 100000 abitanti). Nel periodo di follow-up, 6354 di questi soggetti hanno ricevuto una diagnosi di cancro tiroideo (396 per 100000 persone-anno). «Il rischio cumulativo di ricevere una diagnosi di cancro tiroideo nel corso del follow-up era del 4.6% dopo 10 anni e del 7.5% dopo 24 anni» riportano Pasternak e colleghi.«In modo coerente con la letteratura, l’effettuazione di biopsie tiroidee seguite a un follow-up a lungo termine è aumentata di 4.1 volte tra il 1991 e il 2010» scrivono i ricercatori. Invece, «il rischio di neoplasia maligna dopo risultati di benignità di una biopsia indice nella nostra popolazione è risultato più elevato rispetto alla letteratura recente che mostra tassi tra lo 0.3% e il 2.4% dopo meno di 10 anni di follow-up». Ciò in parte può essere dovuto al fatto che la definizione di “citologia benigna” nell’Ontario è stata variabile, fino all’adozione della classificazione Bethesda. La differente lunghezza dei periodi di follow-up, aggiungono Pasternak e colleghi, può inoltre avere determinato una maggiore rilevazione di trasformazione maligna ritardata, non colta nei dati riferiti a follow-up più brevi. In ogni caso, il maggiore punto di forza dell’analisi, secondo gli autori, risiede nell’accuratezza e completezza dei dati sanitari amministrativi del database dell’Ontario, che rende lo studio meno suscettibile a bias di selezione o fattori confondenti che possono invece avere influito su altri studi. Nel parere degli stessi autori, i limiti dello studio sono la mancanza di alcune informazioni cliniche specifiche come l’ecografia o test patologici. Inoltre, cambiamenti nel tempo nella gestione del campione prelevato e dei relativi criteri diagnostici possono avere influito a ridurre il tasso di carcinomi a causa del maggior numero di microcarcinomi riscontrati in modo incidentale.In conclusione, «in un’ampia popolazione seguita a lungo termine dopo referto bioptico iniziale di benignità, il tasso di neoplasie maligne è risultato basso, il che impone di interrogarsi sulla necessità di biopsie di follow-up per tutti i pazienti. Dato che il rischio cumulativo di cancro tiroideo in questi pazienti era più alto rispetto al rischio ‘lifetime’ della popolazione al basale, saranno necessari ulteriori ampi studi di stratificazione del rischio che incorporino i dati bioptici e standard ecografici per identificare i pazienti che richiedano effettivamente un follow-up a lungo termine».
by Arturo Zenorini font: Doctor33 – JAMA Otolaryngol Head Neck Surg, 2019 Apr 18. doi: 10.1001/jamaoto.2019.0386. [Epub ahead of print] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30998821

Posted in Medicina/Medicine/Health/Science | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »