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96.500 minorenni non accompagnati hanno chiesto asilo in Europa nel 2015

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Maggio 2016

Giacomo_Guerra_UnicefL’UNICEF oggi ha chiesto misure urgenti per proteggere i bambini rifugiati e migranti non accompagnati n Europa – che sono a serio rischio di abusi, traffico e sfruttamento, il cui numero ha raggiunto lo scorso anno la cifra record di oltre 95.000.Tra i bambini rifugiati e migranti non accompagnati, l’Interpol stima che uno su nove risulti disperso o mancante, ma le cifre devono ritenersi di gran lunga superiori. In Slovenia, per esempio, oltre l’80% dei bambini non accompagnati risulta scomparso dai centri di accoglienza, mentre in Svezia fino a 10 bambini ogni settimana risultano dispersi. All’inizio di quest’anno 4.700 bambini non accompagnati sono stati registrati come mancanti in Germania.”I minorenni non accompagnati sono vittime di falle. Molti semplicemente scappano dai centri di accoglienza per unirsi alle loro famiglie allargate mentre aspettano, o perché non hanno avuto un pieno ascolto della determinazione del loro superiore interesse o i loro diritti non sono stati spiegati”, ha detto Marie Pierre Poirier, coordinatore speciale UNICEF per i rifugiati e la crisi migranti in Europa.Questo appello giunge mentre gli Stati membri dell’Unione europea iniziano le negoziazioni volte a creare un sistema più equo e più sostenibile per i migranti e rifugiati. L’UNICEF ha sottolineato che qualsiasi decisione che riguarda i bambini dovrebbe essere basata sul loro superiore interesse e ha chiesto che questo principio sia rafforzato nel Regolamento di Dublino, attualmente in discussione.L’UNICEF ha anche sottolineato l’importanza di accelerare le decisioni che coinvolgono un minorenne, sottolineando che i bambini attualmente devono aspettare fino a 11 mesi tra registrazione e trasferimento in un paese che ha accettato di accoglierli. L’UNICEF chiede di abbreviare il periodo di attesa in non più di 90 giorni, con la nomina immediata di un tutore, e che il ricongiungimento familiare sia accelerato. Questa è la chiave per proteggere i bambini non accompagnati e impedire che scompaiano.Gli ultimi dati disponibili mostrano che 96.500 minorenni non accompagnati hanno chiesto asilo in Europa nel 2015 – circa il 20% del numero totale di bambini che hanno cercato protezione. La maggior parte erano adolescenti provenienti dall’Afghanistan, mentre i siriani rappresentavano il secondo gruppo. Un numero significativo di questi minorenni ha meno di 14 anni, hanno viaggiato da soli, senza la protezione dei familiari, adulti o tutori.
In alcuni paesi, i minori non accompagnati rappresentavano più della metà di tutti i bambini che sono arrivati nel 2015. In Svezia, gli adolescenti non accompagnati erano il 50% di tutti i bambini rifugiati, mentre in Italia sono arrivati 12.300 bambini non accompagnati e ulteriori 4.000 con le loro famiglie.

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Minori stranieri non accompagnati: proposte Caritas

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 novembre 2014

bambini-diritti-infanzia1«La Convenzione dei diritti del fanciullo deve essere al centro di ogni azione riguardante i minori, tutelando i loro diritti e offrendo a tutti le stesse opportunità di sviluppo» così monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, ricorda la celebrazione del 25° anniversario della Convenzione dei diritti del fanciullo (CRC) che verrà celebrata domani, 20 novembre 2014.
Per l’occasione, le Caritas di tutto il mondo invitano i governi e le autorità locali a un maggiore impegno per proteggere i minori migranti, soprattutto quelli che viaggiano da soli, che nell’ordinamento italiano vengono definiti “non accompagnati”. La Caritas invita i governi a una maggiore difesa dei loro diritti – in particolare al cibo, alla salute, all’istruzione, al gioco e alla libera espressione – mediante l’applicazione delle norme fondamentali stabilite nella Convenzione.Per monsignor Feroci «i Minori Stranieri Non Accompagnati sono vittime del traffico di essere umani, finalizzato all’immigrazione clandestina, ma anche, in molti casi, a fenomeni di schiavitù e abusi come l’accattonaggio, il lavoro forzato e lo sfruttamento sessuale. È necessario, pertanto, affrontare la cause profonde dai Paesi d’origine che alimentano le migrazioni, soprattutto quando sono le famiglie a spingere i ragazzi a emigrare alla ricerca di opportunità lavorative. Occorre inoltre diffondere e sostenere procedure standardizzate di protezione dei minori sul territorio nazionale ed europeo».La Chiesa di Roma molto ha fatto dal 1989 per sostenere una cultura dell’infanzia capace di tradurre in azioni concrete il diritto di ogni bambino a crescere nel pieno sviluppo delle proprie risorse, ma molta strada rimane ancora da fare per creare le condizioni di vita e le pari opportunità sia in Italia, che nel resto del mondo. La Caritas diocesana da 26 anni promuove servizi di accoglienza e protezione per adolescenti in difficoltà, iniziative che hanno permesso di accogliere più di 7.300 minori, italiani e stranieri.
In occasione della 25° anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza presenta un dossier sulla situazione dei minori stranieri non accompagnati, tema che proprio in questi giorni emerge con particolare forza nella Capitale, in particolare per quanto riguarda i minori egiziani.Solo nel 2014 sono stati 342 i minori accolti, 293 dei quali maschi. Soltanto 27 sono coloro che hanno presentato domanda di asilo politico, quasi tutti provenienti dai Paesi centrafricani.
Gli arrivi riguardano soprattutto minori egiziani che emigrano per motivi “economici” e giungono in Italia aggirando le leggi internazionali spinti spesso dalle famiglie e incentivati alla ricerca di condizioni di vita migliori all’estero, così da poter contribuire al mantenimento dei parenti.Dal 2013 ed a seguito degli avvenimenti della “primavera araba”, sono il gruppo nazionale maggiormente presente in Italia e nei Centri di Pronta Accoglienza della Caritas di Roma. Secondo i dati forniti dal Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali, i minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio italiano al 31 ottobre 2014 erano 13.334, di questi i ragazzi egiziani sono al primo posto con 3.369 ingressi, 878 dei quali resisi “irreperibili” dopo l’identificazione.
Al momento dell’accoglienza tutti risultano minori non accompagnati , privi cioè di parenti adulti entro il quarto grado presenti sul territorio italiano. La loro età media è di meno di 16 anni (15,7), molti con un’età compresa tra gli 11 e i 14 anni (37,8%). Coloro che dichiarano di essere orfani di uno o entrambi i genitori sono il 10,4 %. Le zone di provenienza dei minori egiziani sono quelle prossime al delta del Nilo e principalmente situate vicine alla regione di Gharbeya, anche se negli ultimo mesi arrivano ragazzi provenienti anche da altre zone quali Mansura e Kafr El Sheikh.
I ragazzi molto spesso sono portatori di un mandato familiare. I genitori li spingono ad emigrare in Italia investendo su di loro come possibili fonti di reddito. Ciò comporta la necessità di lavorare presto, e spesso in nero, pur di ottemperare alle richieste dei familiari: saldare il debito accumulato per pagare il viaggio verso l’Italia e inviare il denaro nel paese d’origine.
Si verifica, così, un processo di “adultizzazione” del minore a cui si accompagna, in alcuni casi, la dichiarazione da parte dello stesso di un’età anagrafica maggiore di quella reale, con l’intento di potersi inserire più precocemente nel mondo del lavoro.In occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza la Caritas di Roma lancia un appello alle Autorità affinché venga istituito un organismo centrale, con competenze specifiche in materia di Minori Stranieri non Accompagnati, che possa essere di impulso nelle attività e nel raccordo tra i vari organi che si occupano della tutela e dell’assistenza, soprattutto sviluppando un lavoro di rete con gli enti locali. Le competenze attualmente attribuite alla Direzione Generale dell’Immigrazione, dovrebbero avere più risvolti concreti e operativi.
Per la Caritas, inoltre, occorre individuare strumenti chiari e precisi che favoriscano il ricongiungimento del minore con i familiari presenti in altri Paesi membri, attraverso percorsi tutelati e regolamentati così da non consentire che vengano alimentate quelle reti irregolari gestite da organizzazioni dedite al traffico degli esseri umani nelle quali, inevitabilmente, si sono trovati coinvolti prima di arrivare in Italia, e si ritroverebbero nuovamente dovendo raggiungere altri Paesi UE.Da ultimo, la Caritas chiede l’individuazione di una procedura di accertamento dell’età del minore completa e coerente, valida per tutto il territorio nazionale. E’ questo un passaggio delicato, ma focale, nel percorso di assistenza e tutela che viene compiuto nei confronti del minore.

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Minori stranieri non accompagnati

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 giugno 2010

Save the Children commenta l’adozione delle Conclusioni del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea sul Piano d’Azione sui Minori Stranieri Non Accompagnati Preoccupazione per la previsione di centri di accoglienza per il rimpatrio dei minori Save the Children esprime soddisfazione per il fatto che il Consiglio – attraverso le Conclusioni adottate oggi – abbia sostenuto un approccio comune da parte della UE nella protezione dei minori stranieri non accompagnati, previsto nel Piano d’Azione dell’Unione Europea sui minori stranieri non accompagnati. Tale Piano d’Azione  rappresenta una reale opportunità per migliorare la protezione e l’assistenza per i minori stranieri non accompagnati che si trovano sul suo territorio, per identificare soluzioni di lungo periodo nel superiore interesse di ciascun minore e per prevenire la tratta e la migrazione non sicura. Da alcuni anni, infatti, Save the Children si è battuta perché l’Unione adottasse un approccio olistico e coerente alla questione dei minori stranieri non accompagnati, prevedendo delle misure orizzontali tese a garantire i diritti e la protezione di tutti questi minori, a prescindere dalla valutazione dello status migratorio e delle condizioni specifiche di ognuno di loro (asilo, tratta, migranti economici ecc.) Desta tuttavia preoccupazione la raccomandazione formulata dal Consiglio oggi di sostenere la possibilità per gli Stati Membri di rimpatriare minori stranieri non accompagnati verso centri di accoglienza nei paesi di origine nel caso in cui non siano riusciti a rintracciarne la famiglia. Anche se questa soluzione appare a prima vista semplice e allettante, tali centri pongono rischi notevoli per l’incolumità e la protezione di questi minori, oltre ad una serie di problemi di natura pratica. La maggior parte degli Stati Membri della UE è ben consapevole di quanto sistemi di protezione dell’infanzia e dell’adolescenza efficaci e articolati siano necessari per la cura e la protezione dei minori che risiedono nei loro territori. Essi sono altrettanto consapevoli delle conseguenze devastanti che il mancato funzionamento di tali sistemi di protezione avrebbe. Non si comprende, dunque, quale ruolo l’UE intenda assumere qualora sostenesse la creazione di centri per minori rimpatriati dall’Europa verso paesi terzi nei quali non esistono, invece, sistemi di protezione dell’infanzia efficienti. Molti di questi minori provengono da paesi tormentati da conflitti armati o altri disordini interni, altri possono essere vittime di tratta o aver viaggiato verso l’Europa per sfuggire a condizioni di estrema povertà. Rimpatriati in tali contesti senza adeguate forme di protezione e reali opportunità di reintegrazione, vi è un rischio notevole che tali minori spariscano dai centri di accoglienza intraprendano nuovi viaggi pericolosi verso l’Europa, o divengano vittime di tratta e sfruttamento. In quanto parti della Convenzione europea per i diritti umani e della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, tutti gli Stati Membri dell’Unione Europea hanno l’obbligo di garantire speciale protezione ai minori privati del proprio ambiente familiare, di adottare ogni decisione circa il rimpatrio di ciascun minore sulla base di una valutazione accurata e trasparente del suo superiore interesse, e di evitare il rimpatrio di bambini verso luoghi nei quali la loro sicurezza e il loro benessere sarebbe a rischio. Save the Children continuerà a impegnarsi per assicurare che il Piano d’Azione venga implementato nel pieno rispetto dei diritti dei quali i minori stranieri non accompagnati sono titolari in UE al pari di qualsiasi altro minore e affinché il superiore interesse di ciascun minore rimanga il punto di partenza principale per l’identificazione di qualsiasi soluzione di lungo termine, anche nell’ipotesi di un rimpatrio.

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