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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘non autosufficienti’

Coronavirus e RSA

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

Sicuramente uno dei simboli dei luoghi di infezione del coronavirus, tra i tanti, sono le Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA), luoghi di degenza sanitaria con persone non autosufficienti e bisognose di cure continue. Lombardia e Toscana, più di altre regioni, sono state e sono le regioni dove queste Residenze sono state più frequentemente coinvolte. Questa situazione, anche perché coinvolge persone molto anziane, più deboli e bisognose di cure mediche e di affetto umano/famigliare, sta facendo emergere proposte di chiusura di questi centri. Il motivo conduttore di queste proposte è il fatto che il governo ha da poco istituito le unità speciali di continuità assistenziale per malati di Covid a domicilio… e quindi si ipotizza che si potrebbe fare lo stesso per gli anziani; in considerazione del dubbio che l’assistenza diffusa sul territorio (così come la sanità) non sia necessariamente più costosa di quella istituzionale, e stiamo parlando di costi elevatissimi comunque ininfluenti: non si tratta di una questione di soldi, visto che gli anziani sono morti anche laddove la retta era molto alta. Per questo si auspica un cambio di mentalità: superare l’istituto sarebbe una conquista civile per tutti. Queste considerazioni non sono da sottovalutare, ma vanno affrontate con serenità e razionalità. E’ comprensibile che questi pazienti abbiano bisogno di affetti che una RSA, per quanto bella e costosa e attrezzata possa essere, non potrà mai dare. Ma siamo sicuri che chi va in queste Residenze sia assimilabile a chi va, per esempio, in un ospizio? Un degente in RSA è mediamente non autosufficiente con necessità di assistenza 24 ore su 24, anche di più persone specializzate, con compiti molto diversi tra loro, e presenti in ogni momento. Un tipo di assistenza che in casa, per quanto possa essere incentivata da nuovi e specifici contributi pubblici, non potrà mai essere fornita (infermiere, caregiver o badante che sia… ché altri tipi di supporti, paragonabili a quelli di una Residenza, sono impossibili, a parte qualche ricchissimo). Non è un caso, infatti, che le rette per le RSA siano molto alte (categoria A in Toscana, per esempio, ci si avvicina ai 3.500 euro al mese), e che se non fossero degenti concentrati fisicamente in una struttura, sarebbero costi molto maggiori. Aduc ha in corso da anni un contenzioso con vari Comuni e Regioni per queste rette che, in alcuni casi, dovrebbero essere a totale carico del Servizio Sanitario, ma le amministrazioni locali si inventano l’inventabile pur di non contribuire. E si va avanti con sentenze a favore di una parte e dell’altra. Ma questo non ci porta a “buttar via il bambino con l’acqua sporca”. Dove “acqua sporca” è la furbizia delle amministrazioni per non contribuire a questo tipo di pazienti e, oggi col Coronavirus, la “acqua sporca” si ipotizza stia diventando il fatto che diversi focolai pandemici si concentrano in queste strutture. Ovviamente non sminuiamo quelli che sono i fatti e i focolai, ma ci teniamo a sottolineare che la necessità di una maggiore umanizzazione di queste Residenze non può entrare in conflitto col servizio di eccellenza che lì viene prestato, ipotizzando alternative che non sono praticabili. I focolai nelle RSA sono drammatici come quelli di un ospedale, ma a nessuno verrebbe in mente di dire che, per questo motivo, andrebbe abolito l’ospedale come istituzione. E’ bene quindi concentrarsi per farsi meno male e migliorare, ma non “per buttare via il bambino”. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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Residenze Sanitarie Assistenziali

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2011

Il Consiglio di Stato sembra finalmente aver messo la parola fine alla vicenda Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA). La vicenda e’ nota e l’Aduc se ne occupa da anni, denunciando le prassi illegittime di moltissimi comuni d’Italia che, a fronte di ricoveri di soggetti anziani non autosufficienti o disabili gravi, calcolano la quota di retta a carico dell’utente non solo sulla base del suo reddito, come prevede la legge, ma anche del reddito dei suoi familiari, a cui poi viene richiesto il pagamento. Una prassi che spesso mette in ginocchio famiglie intere, costrette a pagare cifre esorbitanti. La legge ISEE prevederebbe, infatti, che le rette di ricovero in Rsa siano pagate per il 50% dal SSN e per il restante 50% dai Comuni con l’eventuale compartecipazione dell’utente. Cio’ non accade in molti comuni d’Italia. I Tribunali amministrativi nel corso di questi anni si sono pronunciati in maniera oscillante: il TAR Lombardia da’ da sempre ragione agli utenti; il Tar Toscana, dopo una prima sentenza favorevole agli utenti, ha poi cambiato indirizzo dando ragione ai comuni. Dopo anni di alti e bassi, si e’ finalmente pronunciato il Consiglio di Stato (n.1607/2011), organo di secondo e ultimo grado della giustizia amministrativa, dando ragione agli utenti: le rette per la degenza in RSA di persone ultrasessantacinquenni non autosufficienti e disabili gravi devono tener conto dei redditi del solo assistito e non anche dei redditi dei parenti. La sentenza sul punto è chiara, estesamente motivata e sgombra il campo da qualsiasi dubbio:“In precedenza, è già stato evidenziato come il d. lgs. n. 109/98 abbia introdotto l’I.S.E.E. come criterio generale di valutazione della situazione economica delle persone che richiedono prestazioni sociali agevolate e l’applicazione di tale parametro comporta che la condizione economica del richiedente sia definita in relazione ad elementi reddituali e patrimoniali del nucleo familiare cui egli appartiene. Rispetto a particolari situazioni, lo stesso d. lgs. n. 109/98 prevede tuttavia l’utilizzo di un diverso parametro, basato sulla situazione del solo interessato.In particolare, l’art. 3, comma 2-ter […]. La deroga rispetto alla valutazione dell’intero nucleo familiare è limitata, sotto il profilo soggettivo, alle persone con handicap permanente grave e ai soggetti ultra sessantacinquenni non autosufficienti (con specifico accertamento in entrambi i casi) e, con riguardo all’ambito oggettivo, alle prestazioni inserite in percorsi integrati di natura sociosanitaria, erogate a domicilio o in ambiente residenziale, di tipo diurno oppure continuativo.Ricorrendo tali presupposti, deve essere presa in considerazione la situazione economica del solo assistito. La tesi che esclude l’immediata applicabilità della norma, in virtù dell’attuazione demandata ad un apposito d.p.c.m., benché sostenuta da questo Consiglio di Stato in sede consultiva (sez. III, n. 569/2009) non appare convincente ed è già stata disattesa dalla Sezione in alcuni precedenti cautelari (sez. V, ord. nn. 3065/09, 4582/09 e 2130/10), che hanno trovato conferma in una recente sentenza (sez. V, sent. n. 551/2011, in cui è affermato che la mancata adozione del d.p.c.m. non può paralizzare l’operatività della norma, salve ulteriori considerazioni legate al caso di specie sulla situazione reddituale complessiva). Deve ritenersi che il citato art. 3, comma 2-ter, pur demandando in parte la sua attuazione al successivo decreto, abbia introdotto un principio, immediatamente applicabile, costituito dalla evidenziazione della situazione economica del solo assistito, rispetto alle persone con handicap permanente grave e ai soggetti ultra sessantacinquenni la cui non autosufficienza fisica o psichica sia stata accertata dalle aziende unità sanitarie locali. Tale regola non incontra alcun ostacolo per la sua immediata applicabilità e il citato decreto, pur potendo introdurre innovative misure per favorire la permanenza dell’assistito presso il nucleo familiare di appartenenza, non potrebbe stabilire un principio diverso dalla valutazione della situazione del solo assistito; di conseguenza, anche in attesa dell’adozione del decreto, sia il legislatore regionale sia i regolamenti comunali devono attenersi ad un principio, idoneo a costituire uno dei livelli essenziali delle prestazioni da garantire in modo uniforme sull’intero territorio nazionale, attendendo proprio ad una facilitazione all’accesso ai servizi sociali per le persone più bisognose di assistenza.” Il Consiglio di Stato “ritorna” anche sulla sentenza emessa poco tempo fa, la n. 551/2011 – che i Comuni italiani avevano erroneamente interpretato come una vittoria delle proprie tesi esprimendo “Grande soddisfazione a nome di tutti i Comuni per una sentenza che ristabilisce un principio fondamentale di giustizia” (così Attilio Fontana, Sindaco di Varese e Presidente di Anci Lombardia) – spiegando, come si legge nella parte di sentenza sopra riportata, che anche nel provvedimento 551/2011 i giudici affermano la immediata applicabilita’ dell’art. 3 comma 2 ter, d.lgs. 109/98. La pronuncia del Consiglio di Stato e’ una importantissima vittoria degli utenti, vessati da anni da richieste illegittime da parte dei Comuni, e da rette spropositato rispetto ai redditi delle persone ricoverate. Crediamo che questa importante sentenza avrà gran peso sui prossimi giudizi innanzi ai Tar regionali, che non potranno non tenerne conto nella decisione dei prossimi ricorsi.

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Anziani non autosufficienti

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2009

Le politiche regionali (Centro Maderna)    Nell’ultimo decennio le Regioni hanno lavorato alla riforma delle proprie politiche per i non autosufficienti. Alcune hanno già introdotto profondi mutamenti, altre lo stanno facendo ed altre ancora ne stanno discutendo. L’obiettivo dichiarato è il medesimo – maggiori risorse per un’assistenza più estesa e di migliore qualità – mentre i percorsi seguiti sono differenti. Il “cantiere” del cambiamento rimarrà aperto a lungo ma quanto accaduto sinora restituisce un quadro dai contorni già piuttosto delineati. Emergono, infatti, alcune principali direzioni di riforma. Da tempo, intanto, è in corso il dibattito su come innovare le politiche nazionali, i cui concreti sviluppi influenzeranno fortemente le prospettive del welfare regionale. Quali sono le principali strategie attuate dalle Regioni? Quali i più importanti punti di forza e le maggiori criticità? Che sfide presenta il futuro? Il libro risponde a queste domande, illustrando le riforme fatte e compiendone un’analisi critica. Affronta i temi cruciali del dibattito: le modalità di finanziamento, il cambiamento dei sistemi di governo e l’innovazione nell’offerta di servizi e interventi, e completa il proprio percorso esaminando le principali alternative per la riforma nazionale. Il volume presenta i risultati di una ricerca progettata e realizzata dall’Istituto per la ricerca sociale (IRS), e promossa dal Sindacato pensionati italiani (SPI) della CGIL Lombardia. Da: http://www.carocci.it Gori Cristiano, “Le riforme regionali per i non autosufficienti. Gli interventi realizzati e i rapporti con lo Stato”, Carocci, Roma, 2008, pp.344.

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