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Il Nord Est alla “conquista” di Hong Kong

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 giugno 2019

Il Nord Est si espande nel Far East. DVS, azienda di Rosà (VI) leader nei settori dei circuiti stampati, delle tastiere e degli stampi, ha rilevato la maggioranza di un suo storico partner: Vycom. La società, che ha base a Hong Kong e una sede operativa in Cina, opera a sua volta nell’ambito dei PCB (printed circuit board) e tastiere con un volume di affari di 17 milioni di USD e una trentina di dipendenti. Vycom è presente sui mercati americano, asiatico ed europeo. «Dopo la riorganizzazione dell’assetto societario che ha interessato DVS l’anno scorso, abbiamo proseguito nel processo di consolidamento e ampliamento», afferma il presidente e amministratore di DVS, Denis Vigo. «L’acquisizione della maggioranza in Vycom si inserisce in un più ampio disegno strategico finalizzato a rafforzare entrambe le aziende sotto il profilo sia della struttura sia della presenza sui mercati internazionali. L’obiettivo è continuare insieme il cammino di crescita».
Per DVS la prospettiva è arrivare ad un aumento del proprio volume di affari nel 2019. «La previsione è di arrivare a 15 milioni di euro quest’anno, contro di 10 milioni dell’anno scorso», preannuncia Vigo. «Con l’intenzione di far segnare un incremento ancora più significativo nel 2020».
La strategia è quella di dare vita ad una collaborazione e uno scambio di conoscenze tra la realtà veneta e quella di Hong Kong. Pur operando nei medesimi settori, le due aziende differiscono per know-how, conoscenza dei mercati e capacità di sviluppo dei prodotti. «Nell’ottica di una complementarietà volta ad uno sviluppo reciproco, DVS e Vycom si candidano a giocare un ruolo ancora più da protagoniste, senza rinunciare alle specificità che le hanno rese realtà aziendali di primo piano a livello internazionale», prosegue Vigo. DVS è specializzata nella meccanica e ha come suo “fiore all’occhiello” la business unit TechnoKit. «È questa una divisione che ci permette di dare una soluzione completa ai nostri clienti: dal design di un prodotto, alla progettazione della parte elettronica fino alla sua realizzazione». Dall’altro fronte, «Vycom ha come punto di estrema forza una presenza capillare su alcuni mercati».
Con il passaggio di quote, Vycom conserva il proprio management e la propria struttura. «Cambia però la strategia: non più, ed esclusivamente, finalizzata a rivolgersi alle nicchie di mercato storiche, ma inserita in una visione più globale. Il tutto all’interno di un quadro solido, con le risorse adeguate per affrontare un percorso di crescita», afferma Vigo.
Con questa acquisizione DVS pone le basi per la creazione di un gruppo internazionale per rispondere ad ogni esigenza del cliente di una qualunque regione del mondo. Conclude: «L’approccio globale e la visione di gruppo porteranno DVS a muovere altri passi: il business plan finanziario di cui si è dotata l’azienda prevede nuove acquisizioni in una visione strategica caratterizzata da un impianto profondamente solido e una risposta estremamente precisa e puntuale alle richieste del mercato». Questa visione però non penalizzerà l’approccio al proprio territorio – Bassanese e Vicentino – cui DVS è profondamente legata e dove è impegnata nel sostenere progetti sportivi, sanitari e di natura socio-culturale.

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L’Italia che cresce guarda a Nord Est

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

staffcUn anno all’insegna della crescita. AGS, azienda che opera nella subfornitura avanzata per i settori dell’elettronica e dell’elettromeccanica, ha chiuso il 2016 con un +25%; un risultato in linea con gli obiettivi e che, dopo il +30% del 2015, fa della piccola realtà con sede a Rosà (Vi) e Udine un modello di crescita e un punto di riferimento a livello internazionale. «La crescita aziendale è stata lenta ma progressiva. Da quando nel 2004 abbiamo dato vita ad AGS abbiamo posto attenzione allo sviluppo di una struttura che potesse essere solida e in grado di recepire tutte le richieste del mercato», precisa Denis Vigo, amministratore e fondatore di AGS insieme con Renato Comelli.Il successo però è nella filosofia imprenditoriale basata su tre principi: «Innanzitutto, una mente tutta italiana che opera in tutto il mondo con estrema capillarità e velocità. Produciamo principalmente in Cina, dove del resto viene prodotto l’80% delle schede elettroniche mondiali. A questo però abbiniamo una gestione tutta italiana: la sede centrale è in Italia, qui viene fatta la progettazione e lo sviluppo, mentre il controllo qualità viene effettuato direttamente presso le sedi dei nostri fornitori direttamente dal nostro personale». Non certo secondo, il rinnovato rapporto cliente – fornitore nell’ottica della condivisione di un progetto. Spiega: «La nostra scelta strategica è stata quella di lavorare con clienti sani e solvibili e di abbandonare quelli poco referenziati nel settore del credito. Sul fronte opposto, i clienti hanno capito l’importanza di affidarsi ad un fornitore non solamente competitivo sotto il profilo dei prezzi, ma soprattutto forte, caratterizzato una solida struttura finanziaria e capace di fornire soluzioni globali. Così si costruisce insieme il business». Terzo, uno sviluppo a 360 gradi. «L’incremento del fatturato è andato di pari passo con gli investimenti sul personale. Così l’azienda cresce, ma cresce anche il suo know-how e la sua cultura interna. Ben cinque i nuovi ingressi nel 2016, tra le sedi di Rosà e di Udine e il nostro ufficio di rappresentanza in Cina, che hanno portato l’organico a 15 persone più una decina di collaboratori esterni».
I due i settori di operatività dell’azienda – la divisione dedicata al mondo delle schede elettroniche – PCB – e delle tastiere e quella per gli stampi a iniezione e lo stampaggio di materiale plastico – hanno visto un grande sviluppo. «Nel 2016 i maggiori impulsi sono arrivati dal settore lighting perché la produzione di led coniuga l’elettronica alla meccanica e dal mercato dell’automotive e domotica della casa – aggiunge l’amministratore di AGS -. Nel complesso, tutti i settori sono cresciuti portando il fatturato a oltre 7 milioni di euro». Il mercato di riferimento per AGS è prevalentemente l’Europa con prevalenza per Italia, Svizzera e Paesi dell’est quali Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Bulgaria «che rappresentano delle realtà interessanti per il nostro settore», precisa Vigo. «Ci stiamo aprendo in modo significativo verso la Germania e gli Stati Uniti». Oggi AGS può definirsi una realtà matura. «Abbiamo fatto vedere che siamo un team giovane con una struttura solida. Se fino a qualche anno fa i principali player internazionali ci guardavano con curiosità, oggi si avvicinano ad AGS con l’intento di una conoscenza più approfondita». Sono ottime premesse per guardare al 2017 con fiducia. Conclude Vigo: «Per dare nuovo impulso al cammino di crescita stiamo già lavorando per un nuovo assetto aziendale e potenziare la nostra rete internazionale».AGS srl – Fondata nel 2004 da Denis Vigo e Renato Comelli, opera in tutto il mondo con due divisioni: da una parte circuiti stampati (PCB) e tastiere, dall’altra stampi ad iniezione e stampaggio di materiale plastico. AGS si pone come partner globale in grado di seguire il cliente dalla progettazione alla logistica, dalla consulenza in fase di progettazione alla consegna del prodotto finito e tracciabilità dello stesso, gestendo offerte, documenti tecnici, controllo qualità e organizzazione logistica. Alle sedi italiane di Rosà (Vi) e Udine si aggiungono gli uffici esteri in Cina, Brasile, USA, Europa. http://www.ags-one.com (foto: staffc)

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Hera: da BEI finanziamento di 300 milioni di euro

Posted by fidest press agency su martedì, 8 ottobre 2013

La Banca europea per gli investimenti (BEI) e il Gruppo Hera hanno perfezionato a Milano una prima tranche di 200 milioni di un finanziamento complessivo approvato di 300 milioni, finalizzato a sostenere gli investimenti della multiutility italiana quotata alla Borsa di Milano.Nel dettaglio, il prestito della banca dell’Unione europea al Gruppo Hera, di cui fa parte la società AcegasAps, riguarda il programma di sviluppo 2012-2017 in una molteplicità di progetti su reti e impianti localizzati nelle regioni del Nord Est italiano: Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia.Il finanziamento rientra nelle politiche di attività tradizionali della BEI, sia per la tipicità industriale sia per le ricadute occupazionali, aspetto cruciale in questa fase per l’intera economia italiana. E’ infatti stimato che nel periodo di realizzazione del piano pluriennale di investimenti di Hera si verificheranno positivi riflessi sull’occupazione dell’indotto.L’operazione consolida la collaborazione della BEI con la multiutility, al cui capitale partecipano 180 comuni del Nord Est d’Italia: negli ultimi anni tra BEI e Hera sono state firmate altre due operazioni (per l’ambiente e il potenziamento della rete) per un totale di 305 milioni di euro.

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Stranieri a Nord-Est

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 giugno 2012

Grue Nordest

Grue Nordest (Photo credit: Alexandre Prévot)

Gli stranieri rappresentano una risorsa per il territorio del NordEst: le quasi 100mila imprese condotte da stranieri producono il 6,4% del Pil del territorio, specie nel settore delle costruzioni dove il peso dell’attività immigrata è del 18,4%. Nel NordEst si contano complessivamente 581mila occupati (l’11,6% del totale degli occupati) e 70mila disoccupati (il 28,1% del totale dei disoccupati), evidenziando tassi di disoccupazione del 10,7%, più elevati in Friuli V.G. (13,7%) e in Emilia Romagna (11,2%). I dipendenti stranieri hanno una retribuzione mensile inferiore di 255 € rispetto ai colleghi italiani e oltre il 40% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà.
Questi alcuni dei risultati raccolti nel Rapporto Annuale sull’Economia dell’Immigrazione realizzato dalla Fondazione Leone Moressa e patrocinato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e dal Ministero degli Affari Esteri, che è stato presentato domenica 17 Giugno 2012 a Padova presso la Sala Nassirya in Piazza dei Signori alle ore 9.30 nel convegno dal titolo “Gli stranieri: quale valore economico per la società?”,convegno organizzato dall’Associazione Ascan e dal Comune di Padova in occasione della sesta edizione di “Tradizione Senegalese” che si terrà per l’intera giornata di domenica in Piazza della Frutta a Padova
Il Valore Aggiunto prodotto dalle imprese condotte da stranieri. Nel NordEst le quasi 100mila imprese condotte da imprenditori stranieri concorrono alla produzione del 6,4% del Pil complessivo dell’area, per un ammontare di 19 miliardi di €. In Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Veneto la percentuale si stabilizza, rispettivamente, attorno al 6,7%, 6,6% e 6,4%, mentre per il Trentino Alto Adige la cifra di riduce al 5%. Il maggior contributo alla formazione del valore aggiunto è ascrivibile alle imprese che operano nel comparto delle costruzioni, dove le imprese straniere producono il 18,4% della produzione totale del settore, seguito dal commercio (9,6%), dalla manifattura e dai servizi alle persone (7,4%). L’edilizia rimane il comparto prevalente per tutte le regioni nel NordEst.
Gli imprenditori stranieri e le imprese condotte da stranieri. Il NordEst annovera complessivamente 93.402 imprenditori di origine straniera (il 9,6% del totale) e 99.545 imprese per le quali la partecipazione e la proprietà è detenuta in prevalenza da soggetti stranieri (l’8,3% del totale). In questo Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia mostrano incidenze più elevate delle altre regioni dell’area nordestina, anche se il Veneto registra valori comunque superiori alla media nazionale.
Il mercato del lavoro. Dal 2008 al 2011 si è assistito nel NordEst ad un aumento del tasso di disoccupazione straniero di 2,5 punti percentuali passando dall’8,5% al 10,7% e raggiungendo 70mila immigrati senza lavoro. Questo significa che nel triennio considerato un nuovo disoccupato su quattro a NordEst ha origini straniere. In Friuli Venezia Giulia e in Emilia Romagna si osservano tassi di disoccupazione straniera più elevati (rispettivamente 13,7% e 11,2%) rispetto a Veneto e Trentino Alto Adige (rispettivamente 9,9% e 9,3%). Dal punto di vista dell’occupazione si contano comunque quasi 600mila lavoratori di origine straniera, pari all’11,6% del totale: in questo caso l’Emilia Romagna e il Veneto mostrano incidenze superiori (12,6% e 11,8%).
Retribuzioni, redditi e Irpef pagata. Un dipendente straniero che lavora nel NordEst guadagna al mese una cifra netta di poco superiore ai 1.000€, 255€ in meno rispetto ai colleghi italiani. Retribuzioni superiori si percepiscono in Friuli Venezia Giulia dove i differenziali salariali con gli italiani si fanno più contenuti. Al fisco nel 2009 i contribuenti nati all’estero hanno dichiarato una cifra di oltre 4,6 miliardi di € in Veneto e di 4,2miliardi di € in Emilia Romagna con redditi procapite che in queste due regioni ammontano, rispettivamente, a 12.881 € e 12.162 €. Di Irpef gli stranieri pagano a testa tra i 2.330 € dell’Emilia Romagna a 2.970 € del Friuli Venezia Giulia.
Livelli di povertà. Il 42,2% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà contro il 12,6% delle famiglie italiane. Il reddito percepito permette di risparmiare una cifra molto bassa che supera di poco i 600 euro annui. Le entrate provengono per l’84,3% da lavoro dipendente e di queste oltre un quarto viene destinato al pagamento dell’affitto, dal momento che appena il 13,8% delle famiglie è proprietaria dell’abitazione di residenza. Una realtà spesso non adeguatamente presa in considerazione. “Questo rapporto fornisce un contributo importante e “accende i riflettori” su quella maggioranza silenziosa di immigrati che contribuisce in modo rilevante al buon funzionamento del paese, della sua economia e dei suoi servizi”, ha sottolineato José Angel Oropeza, Direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM. “Senza di loro l’intero sistema economico italiano andrebbe incontro a gravi difficoltà: una realtà frequentemente trascurata dai mezzi di informazione, e di conseguenza spesso anche ignorata da parte dell’opinione pubblica. Una realtà ancora più presente nel NordEst, dove la presenza di immigrati lavoratori è particolarmente alta e dove i livelli di integrazione sono tra i più elevati del paese”

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