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Posts Tagged ‘nord-sud’

Il divario Nord-Sud? Nessun complotto: è colpa della geografia

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

Esce in libreria «Il paese diviso» il nuovo libro di Vittorio Daniele. Dopo l’uscita di «Terroni» di Pino Aprile, gli studi di Vittorio Daniele, economista e docente presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro sono balzati alla ribalta perché, smentendo molti luoghi comuni, mostravano per la prima volta come nel 1861 le due aree del Paese non solo non fossero così diverse dal punto di vista economico, come comunemente si ritiene, ma fossero addirittura simili. Quei risultati – contenuti in particolare in un libro scritto da Daniele e Paolo Malanima – mettevano in discussione uno dei presupposti di un secolo e mezzo di storiografia filorisorgimentale, che vedeva nel Risorgimento un processo di liberazione del Sud dalla condizione di sottosviluppo al quale la dominazione borbonica lo aveva condannato.
Oggi Daniele torna in libreria per Rubbettino con un nuovo argomentatissimo libro su questi temi: «Il paese diviso. Nord e Sud nella storia d’Italia». Il volume passa in rassegna le varie teorie sul ritardo del Sud e snocciola dati e cifre per ribadire che il divario comincia proprio a partire dall’Unità d’Italia. Alla formazione del divario tra Nord e Sud contribuirono certamente le politiche attuate nei primi anni post-unitari ma, più che per ragioni legate a logiche di dominio coloniale messe in atto dal “perfido Cavour”, come vorrebbero i più accaniti neoborbonici, il progressivo declino delle imprese presenti al Sud e lo sviluppo di quelle del Nord, specie nel triangolo industriale Torino-Genova-Milano, furono dovuti alla peculiare geografia dell’Italia: un paese stretto e lungo, proteso nel Mediterraneo. La prossimità ai grandi mercati dell’Europa centrale avvantaggiò le regioni del Nord, in particolar modo Lombardia, Piemonte e Liguria, sostenendone la crescita industriale. Il divario, inizialmente molto piccolo crebbe e il Sud, geograficamente periferico, lo divenne anche dal punto di vista economico. Il divario Nord-Sud viene visto, dunque, non più come atavica incapacità dei meridionali di governare se stessi, ma in larga misura frutto di una questione ingovernabile come, appunto, la geografia. Oggi tuttavia – argomenta l’autore – nell’epoca della globalizzazione, in cui non è più la geografia fisica ma quella economica a influenzare la crescita delle regioni, il divario Nord-Sud sembra non solo diminuire ma addirittura accentuarsi.Vittorio Daniele è professore ordinario di Politica economica all’Università «Magna Graecia» di Catanzaro, dove insegna anche Economia dello sviluppo. La sua attività di ricerca riguarda, in particolare, il ruolo dei fattori geografici e culturali nello sviluppo economico.
http://www.rubbettinoeditore.it,

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Gabbie salariali: Prima colmare divario Nord-Sud

Posted by fidest press agency su martedì, 16 luglio 2019

“Di fronte all’ennesima lite tra Lega e 5Stelle sulle gabbie salariali, verrebbe solo da dire… Apritele, le gabbie, ma per liberare gli italiani dalla conflittualità continua che stanno subendo. Prima di aumentare gli stipendi del Nord e diminuire quelli del sud, la Lega chieda al Governo di pareggiare il conto del Mezzogiorno su: infrastrutture, servizi, occupazione, scuola, sanità. Altrimenti il disegno finale non dichiarato di questo film è la secessione. E nell’incredibile ipotesi avanzata introduca almeno tasse più basse, tariffe pubbliche scontate, carburanti più economici, zero accise, eccetera. È una provocazione che si possa solo pensare alle gabbie salariali senza prima pareggiare al Sud il conto dei livelli essenziali dei servizi. Infine resta totalmente indefinita da questi litigi sulle autonomie differenziate la posizione di Roma Capitale, anche grazie all’assordante silenzio di Raggi e Zingaretti”. È quanto dichiara il vicepresidente della Camera dei Deputati Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia.

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“Basta divario nord – Sud. Occorre inversione di tendenza”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

I dati sulla sanità emersi nella XV edizione del Rapporto Osservasalute, nei quali si evidenzia un netto divario tra nord e sud sono molto gravi.Lo dichiara in una nota il Segretario Generale UIL FPL Michelangelo Librandi. Se da un lato una maggiore attenzione alla prevenzione e alle cure, cosi come suggerito da sempre dalla nostra organizzazione sindacale UIL FPL, ha ridotto l’incidenza di malattie e mortalità, dall’altro è inammissibile una differenza cosi marcata tra regioni in tema di qualità dell’assistenza sanitaria.E’ urgente una inversione di tendenza – prosegue Librandi – e questo può verificarsi solo attraverso un potenziamento del welfare, partendo da un maggior a sostegno al ceto meno abbiente e alle famiglie. Purtroppo ancora oggi i divari di salute sono particolarmente preoccupanti quando sono cosi legati allo status sociale, poiché i fattori economici e culturali influenzano direttamente gli stili di vita e condizionano la salute delle future generazioni.Occorre migliorare l’aspetto organizzativo dei servizi; sbloccare concretamente il turn over; investire in infrastrutture e strumentazioni; rafforzare le reti territoriali. Il tutto deve essere accompagnato da una implementazione in tecnologie ed informatizzazione: in particolare, strumenti digitali progettati e realizzati specificamente per rendere più facile e efficiente lo scambio di informazioni con i pazienti e tra le diverse strutture sanitarie e non. Ricordiamo infatti che tra le cause di principali di errori sanitari vi è la carenza di comunicazione. Ed infine occorre valorizzare il personale impiegato in sanità, ricordando come questi grandi professionisti siano stati in grado in questi anni di lavorare in condizioni di estrema criticità a causa appunto dei problemi sopraesposti; un primo passo è stato fatto attraverso la firma delle preintese CCNL Sanità e Funzioni Locali, che di fatto hanno ridato dignità sotto l’aspetto economico e normativo ai lavoratori, ma non basta. La UIL FPL – conclude Librandi – continuerà il proprio lavoro volto a salvaguardare i lavoratori del Pubblico Impiego, tutelare i cittadini e proporre alle Istituzioni e alla Politica soluzioni concrete per migliorare la nostra sanità, sino a qualche anno fa fiore all’occhiello in tutta Europa.

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Sviluppo Nord-Sud

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2010

Le diverse condizioni di sviluppo delle regioni del Nord rispetto a quelle del Sud non rappresentano certo una novità Direi piuttosto che costituiscono un tema ricorrente da quando si è formata l’unità d’Italia Da qualche tempo però l’argomento è stato fortemente ripreso dalla stampa non solo nazionale ed è stato oggetto di alcuni saggi che hanno messo in evidenza con dati statistici di attualità la reale portata di questa diversità.  Cito solo il recente libro di Luca Ricolfi: “Il sacco del Nord” (ed. Guerini e Associati) e le dichiarazioni di alcuni esponenti politici tra i quali hanno destato una certa sorpresa le recenti dichiarazioni di Enrico Letta. Il fatto è che le cifre parlano chiaro, anche se vanno interpretate nella giusta misura. Anche nell’ambito europeo, mentre le regioni del Nord d’Italia registrano valori di Pil pro capite simili a quelli delle regioni più sviluppate di Francia e Germania, il Sud dell’Italia è fermo a valori pari al 70-75 per cento della media europea.  Come si è detto, sappiamo da tempo che il Mezzogiorno è in uno stato di arretratezza rispetto al Nord. Allora per quale motivo se ne parla con maggiore enfasi, con toni e finalità molto diverse rispetto al passato? Essenzialmente per due motivi:  Il primo è che le differenze anziché ridursi, come si è creduto (o meglio sperato) negli scorsi anni, si sono accentuate, e questo nonostante gli aiuti economici pervenuti sia dal governo nazionale che dall’UE.  Il secondo motivo, fortemente legato ad avvenimenti più recenti, è dovuto ai successi elettorali della Lega Nord e al diffondersi, anche in strati della popolazione culturalmente più elevati, della convinzione che l’unità d’Italia, di cui ricorre fortuitamente il 150° anniversario, avrebbe più correttamente dovuto realizzarsi con un modello confederale (o al massimo federale) come da molti patrioti anche a quel tempo propugnato. Ma esiste un terzo motivo, non ancora entrato nelle cronache quotidiane, ma che a mio parere va attentamente considerato. Le recenti vicende della crisi dell’euro sono state causate da sostanziali differenze di produttività dei paesi membri, che vedono agli estremi opposti due partner come la Grecia e la Germania.  Una politica economica del Regno d’Italia, dettata dall’efficienza del Nord, ha generato la “questione meridionale” e prodotto un divario nello sviluppo del Nord rispetto a quello del Sud che nel 1861 non c’era. Se l’esperienza insegnasse qualcosa, anziché inneggiare allo scampato pericolo di una crisi dell’euro, dovremmo meditare sul futuro e analizzare con più attenzione la proposta di alcuni giovani economisti (voglio citare Luigi Zingales) che in questi giorni hanno sfidato l’opinione pubblica prevalente, proponendo una ristrutturazione del debito pubblico dei paesi in pericolo e, perché no, due euro, uno per i paesi più efficienti ed uno per i paesi meno efficienti. A pensarci bene, la svalutazione resta l’unico vero strumento per aggiustare economie eterogenee * Le altre soluzioni sono irrealizzabili e socialmente improponibili * In fin dei conti, a riprova, la svalutazione è la soluzione di mercato per ricreare un equilibrio che svariati fattori hanno nel tempo modificato. E’ un feed-back naturale che la solita mano invisibile porge spontaneamente Ma allora i nostri governatori politici che funzioni avrebbero?(Tomaso Freddi, consulente d’impresa – fonte j buon giorno impresa in sintesi) (precedente: qui)

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