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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘norme’

Vanno riviste le norme che regolano la mobilità annuale dei docenti e del personale Ata

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2021

Lo ha ribadito Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato Anief, nel giorno di pubblicazione della Nota ministeriale che da oggi al 5 luglio dà la possibilità di presentare domanda, ricordando che vi sono troppi vincoli e categorie escluse. Una limitazione che non può essere accettata dal sindacato, il quale ora chiede alla commissione Bilancio della Camera di rivedere la prima versione del decreto Sostegni-bis e di approvare gli emendamenti presentati sempre da Anief. Il sindacalista ha ricordato che va cancellato “il vincolo quinquennale sulle assegnazioni provvisorie rivolto ai neo-assunti” e che “c’è una limitazione persino nei posti vacanti e disponibili sugli spostamenti”. Come limitati rimangono “i passaggi di ruolo, cioè di quelli che in realtà ancora oggi vorrebbero passare da un grado all’altro di scuola, da una materia all’altra”. Questi vincoli, assieme a quelli delle assunzioni da Gps, la conferma della call veloce e degli organici Covid, e diversi altri, hanno portato il sindacato a manifestare in Piazza Montecitorio la scorsa settimane ed aderire alla manifestazione di oggi delle associazioni dei precari. “Il tema della mobilità è molto importante per tutto il personale della scuola: ogni anno più di 200mila fanno domanda per i trasferimenti e per le assegnazioni provvisorie perché purtroppo ci sono tantissimi, migliaia di posti vacanti e disponibili. È quindi una pratica normale quella di presentare domanda per un altro posto, spesso per potersi ricongiungere alla propria famiglia”. Solo che oggi viene negato questo diritto, benché sia costituzionalmente garantito e vi sino in moltissimi casi le disponibilità dei posti vacanti altrimenti destinati a supplenza. Il problema, ha ricordato Pacifico durante un’intervista all’agenzia Teleborsa, è che “da alcuni anni vi sono dei vincoli alla possibilità di trasferimento” che nel corso della pandemia da Covid sono diventati ancora più inaccettabili.

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Recepimento delle norme sull’utilizzo di aloe nei prodotti

Posted by fidest press agency su martedì, 4 maggio 2021

“Seguiamo con massima attenzione il lavoro che il Ministero della Salute sta portando avanti per chiarire gli impatti della normativa europea sull’utilizzo di preparati alimentari con aloe-emodina, emodina, dantrone e foglie di aloe contenenti derivati dell’idrossiantracene (HAD). È importante dare risposte certe al settore che teme forti ripercussioni sulle attività, soprattutto per quel che concerne l’aloe, il cui uso nel nostro Paese ha una lunga tradizione”. Lo dichiara il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura a seguito dell’entrata in vigore del Regolamento (UE) 468/2021 che vieta, di fatto, la commercializzazione di questi preparati alimentari. “Il Ministero della Salute – prosegue – ha proposto agli stakeholder una circolare applicativa del Regolamento sia per chi produrrà tali alimenti e per chi andrà a controllarli, introducendo in maniera chiara i limiti massimi dei livelli di HAD. Continuerò a seguire la vicenda con attenzione per trovare un punto di caduta che non comprometta né la parte agricola né quella produttiva”.

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Agricoltura: dibattito comunitario su nuove norme

Posted by fidest press agency su sabato, 1 maggio 2021

“Accogliamo con soddisfazione la decisione della Commissione europea di avviare un ampio e aperto processo di consultazione per discutere la progettazione di un nuovo quadro giuridico che punti a differenziare NBT (Nuove Tecniche Genomiche) da OGM (Organismi geneticamente modificati)”. A dichiararlo è Giuseppe L’Abbate, deputato M5S in commissione Agricoltura alla luce dello studio che dimostra la potenzialità degli NBT di contribuire a un sistema alimentare più sostenibile. “L’Italia deve saper cogliere queste innovazioni per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti a livello europeo con il Green Deal e la strategia Farm to Fork – prosegue – Si tratta di un’occasione strepitosa per il nostro Paese che potrà avere, in prospettiva, prodotti agroalimentari made in Italy maggiormente resilienti, più caratterizzanti e che ne esaltino la biodiversità. Invito il ministro Patuanelli ad accelerare questo processo, iniziando a lavorare alla possibilità di sperimentazione in campo aperto di NBT così da essere protagonisti di una sfida innovativa, a cui può dare nuova linfa anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza” conclude.

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Privacy e telefonini. Le norme che non si vogliono approvare?

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2020

Anche se è una sorta di barzelletta, in Italia esiste il cosiddetto registro delle opposizioni, luogo in cui iscriversi per non ricevere promozioni via telefono FISSO. La chiamiamo “barzelletta” perché gli oltre 1,5 milioni di utenti che vi si sono iscritti, ricevono puntualmente e senza sosta chiamate di promozioni di ogni tipo: agli operatori di telemarketing conviene di più rischiare le sanzioni per violazione della privacy (quando le denunce ci sono e vanno avanti…) che non il business che riescono a sviluppare con queste promozioni. Quindi: giungla come se la legge non ci fosse. La legge che prevede che questo “diritto” alla privacy per il telefono FISSO, nel 2018 è stata modificata estendendolo anche alla telefonia MOBILE. Ma tra il tira e il molla del percorso legislativo la operatività di questo diritto anche per il MOBILE è slittata al 1 dicembre 2020. Quindi domani parte? Eh, calma. Il decreto del ministero dello Sviluppo Economico che avrebbe dovuto dettare le regole per questa estensione al MOBILE si è perso nelle pastoie dei vari iter legislativi e giudiziali, di cui ad oggi si sa solo che quelli rilevati dal Consiglio di Stato a governo e ministero Sviluppo Economico non sono stati presi in considerazione… e la data del 1 Dicmbre, ovviamente, va a ramengo.Siamo consapevoli che il telemarketig selvaggio che è in corso per la telefonia fissa non possa essere suscettibile di chissà quale trasformazione per la telefonia mobile… ma sarebbe importante che la norma ci fosse, sì che quando un utente contesta ad un gestore le molestie ricevute abbia comunque un punto fermo legislativo.E mentre Antitrust e Garante Privacy ogni tanto fanno multe a questo o a quell’altro gestore per la violazione del Registro delle opposizioni… forse i più non ci hanno fatto caso più di tanto… ma perché Governo e Parlamento sono così “lascivi”, e “dimentichi” quando si tratta di approvare norme che fissano i diritti dei consumatori contro lo strapotere dei gestori Tlc?Le ipotesi di risposta sono molteplici, ma su tutte grava come un macigno l’enorme potere economico che i grandi gestori di Tlc (e grandi violatori del Registro delle opposizioni) hanno sull’economia e, quindi, più è possibile assecondarli, meglio è. Vincenzo Donvito, presidente Aduc

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“Con norma affitti addio a Far West settore, ma evitare disuguaglianze”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 novembre 2020

Con la Legge di Bilancio 2021, secondo la prima bozza, coloro che affitteranno più di 4 immobili con contratti di locazione breve saranno considerati come un’impresa: un passaggio che comporterebbe per tutti loro non solo l’apertura di una partita Iva e l’iscrizione al Registro delle imprese, ma anche la dichiarazione del reddito di impresa anziché fondiario, con tassazione dei ricavi fuori dalla cedolare secca.E’ questo l’allarme lanciato da Property Managers Italia, Associazione Nazionale di categoria del Turismo Residenziale che rappresenta quasi un migliaio di aziende che operano in maniera professionale in questo settore, e più di 60.000 alloggi su unità immobiliari dislocate in tutta Italia. L’associazione è in contatto con parlamentari di entrambe le Camere: l’obiettivo è quello di apportare modifiche alla bozza di manovra, che arriva al termine di un anno che ha visto il turismo – e dunque anche le locazioni brevi – come uno dei settori più colpiti dalla pandemia e dal lockdown. “Un proprietario che fa gestire in maniera professionale i suoi immobili da un property manager – osserva Stefano Bettanin, presidente di Property Managers Italia – e quindi da una società specializzata nella gestione degli immobili e che già è tassata con reddito da impresa, deve poter beneficiare della cedolare secca prevista sulla rendita fondiaria indipendentemente dal numero di immobili dati in gestione, siano questi immobili gestiti tramite locazioni brevi o tradizionali: non può essere costretto ad aprire una partita Iva o costituire una società, altrimenti si crea una disparità di trattamento ingiustificata”.

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Castelli, “Lavoriamo a nuovo pacchetto di norme Salva Imprese”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Roma – “Stiamo scrivendo la manovra nella quale rifinanzieremo quelle misure per la liquidità che abbiamo dato in questi mesi, soprattutto dopo il primo Lockdown, capaci di dare risorse come il fondo di garanzia PMI e altre misure. A queste vanno accompagnate delle norme. Stiamo facendo un pacchetto di norme capaci di dare più tempo alle imprese per riorganizzarsi, fare i piani di risanamento e i concordati. Questo perché non bastano solo norme per dare più liquidità ma bisogna dare più tempo in una situazione come questa.Altrimenti rischiamo di disperdere risorse importanti che sostengono le imprese ma che per guardare avanti hanno bisogno di più programmazione.Allunghiamo alcuni termini, nella tutela del creditore. Parliamo di piani di risanamento e concordati. Quindi quelle situazioni, nate durante il Covid, quindi di di emergenza che hanno fatto sì che ci siano dei problemi di liquidità e che quindi hanno bisogno di misure a sostengo della liquidità ma anche di termini diversi. E anticiperemo alcune misure già previste nel codice delle crisi di impresa, a tutela delle imprese”.Lo ha detto, nel corso della registrazione di “Porta a Porta” su Rai Uno, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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“Le norme vanno scritte, approvate e poi attuate”

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2020

“Ed il processo va seguito interamente, altrimenti c’è il rischio che le buone idee e le soluzioni individuate per risolvere i problemi di cittadini, imprese ed amministrazioni non trovino mai la luce. Nella Conferenza Stato – Città ed autonomie locali, sono state approvate due importanti schemi di Decreti attutivi di norme introdotte nei mesi scorsi. Il primo, serve per assegnare ai Comuni i contributi per investimenti in progetti di rigenerazione urbana, per ridurre i fenomeni di marginalizzazione e degrado sociale. Il secondo, serve a consentire il monitoraggio dell’imposta di soggiorno permettendo ai Comuni di incassare agevolmente e re investire questi soldi nel turismo cittadino. Sono convinta, da sempre, della centralità e dell’importanza dei Comuni per la vita dei cittadini. Per questo la nostra azione a loro supporto è costante, e la collaborazione istituzionale è piena e centrale nell’azione di Governo”.Lo scrive, sui social, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli.

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Enac, Ryanair, viola norme antiCovid: o rimedia o stop

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

L’Enac ha scritto a Ryanair in merito alle ripetute violazioni delle norme sanitarie anti Covid-19, precisando che se la compagnia non porrà rimedio imporrà la sospensione di ogni attività di trasporto aereo negli scali nazionali, chiedendo al vettore di provvedere, contestualmente, alla riprotezione di tutti i passeggeri già in possesso di titolo di viaggio.”Una violazione gravissima. E’ intollerabile ed inaudito che sia messa in pericolo la salute dei passeggeri, non rispettando i protocolli anti-Covid. Bene, quindi, se la diffida dell’Enac non produrrà effetti immediati, che sia subito sospesa l’attività di trasporto, con riprotezione dei passeggeri su voli di altre compagnie” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

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Il tema dell’autoproduzione deve essere ricondotto al rispetto delle norme e della leale concorrenza

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 luglio 2020

L’autoproduzione in ambito portuale è regolata dall’art. 16 della legge 84/94 e dal successivo decreto ministeriale 585 del 1995, ma negli ultimi 2 anni si è assistito ad applicazioni difformi ed interpretazioni soggettive delle norme. In alcune realtà portuali il ricorso all’autoproduzione da parte dei vettori marittimi è avvenuto al di fuori delle norme determinando distonie tra diversi porti e pregiudizio per i lavoratori e le imprese.Il Presidente di Assologistica Andrea Gentile, ricordando come il tema di una corretta applicazione di questa materia sia stato oggetto di incontri presso il Ministero dei Trasporti già nell’estate del 2018, dichiara: “il rispetto delle norme è un elemento imprescindibile e se le regole non sono chiare e determinano un’applicazione difforme vanno modificate migliorandole “. E’ fondamentale che in un ambito come quello portuale, dove operano diversi soggetti, le regole siano puntuali e uniformemente applicate. In un momento emergenziale come questo è ancora più importante garantire la corretta concorrenza tra i diversi attori”. Gli aspetti legati all’autoproduzione non solo sono rilevanti per evitare situazioni di dumping, ma anche perché vengano garantiti elevati standard di sicurezza.

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Covid, medici ospedalieri: mandati allo sbaraglio da norme sbagliate

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 aprile 2020

Nulla di incomprensibile ci sarebbe se il medico dicesse no alla richiesta di visitare i malati di coronavirus senza dispositivi di protezione adeguati, o se dicesse no al ritorno in servizio quando sospetta fortemente di essere stato contagiato anche se non presenta i sintomi di polmonite. È la conclusione del duro j’accuse in cui Anaao Assomed ricostruisce la catena degli errori di gestione della pandemia. Un documento firmato da Carlo Palermo, segretario della sigla, e Adriano Benazzato, coordinatore della conferenza dei segretari regionali, che spiega con una combinazione di quattro cause l’esplosione del contagio tra gli operatori sanitari negli ospedali e nel territorio e il contributo della mancata protezione dei camici alla diffusione dell’epidemia tra gli italiani. Il documento apre con una sconfessione dei dati dell’Istituto superiore di sanità sui contagi tra i professionisti della Salute, se per l’Iss a giovedì 2 aprile mattina erano 2629, Anaao Assomed afferma che il numero ha oramai superato i 10.000 casi e il 20% circa sono medici. Misure di distanziamento sociale, mancato stoccaggio dei dispositivi di protezione, “sanatoria” di Dpi non idonei, sanitari infettivi spediti a contatto con i pazienti, centellinamento dei tamponi hanno reso impossibile contenere i contagi. In primo luogo, censiti i primi casi non c’è stato un lockdown immediato. Non si sono messi in sicurezza né la popolazione né i medici del territorio – che è il livello più elevato di difesa, il 3°, nel regolamento 425/2016 di Parlamento e Consiglio europeo – né ospedali e pronti soccorso. Sono rimasti lettera morta o quasi sia i Piani pandemici nazionali (ultimo del 2006) e Regionali (2007) sia le specifiche sul contenimento del contagio previste dal D.Lgs 81/2008 che distinguono tra percorsi puliti/sporchi, aree pulite/sporche con apposite zone filtro, e richiedono sistemi di ventilazione a pressione negativa, docce per il personale, sanificazioni. E qui si arriva al secondo punto: carenza ed inadeguatezza di dispositivi di protezione per categoria di rischio di livello 3, altamente pericoloso, ai sensi del D.Lgs 81/2008. Non erano stati stoccati in misura adeguata maschere Ffp2 e Ffp3, occhiali, visiere, sovra-camici tute, guanti, calzari, copricapo. Per coprire la carenza si è innalzata a dignità di DPI la semplice mascherina chirurgica (articolo 34 del DL 9/2020) in contraddizione con le disposizioni pre-vigenti in Italia, le linee guida internazionali e i Regolamenti europei. Si sono invece accettate le tutele minime che l’Organizzazione mondiale della sanità ha dettato il 27/2/2020 valide anche per i teatri di guerra. In terzo luogo, non si è sorvegliata la salute del personale. L’articolo 7 del Decreto legge 14/2020 ha escluso medici, infermieri etc dall’obbligo di isolarsi in caso di esposizione non protetta a Covid-19, obbligo che però vige per tutti i cittadini in base al Dpcm 6 del 23 febbraio 2020. Tutto per paura di dover chiudere dei servizi; a casa però lo stesso personale forzato al contatto con i pazienti era costretto alla quarantena per non contagiare i propri cari. Molti sanitari hanno evitato di tornare a casa. Infine, i tamponi naso faringei sono stati limitati (oltre che ai pazienti sintomatici all’arrivo in ospedale) ai sanitari con evidenti sintomi respiratori dimenticando la possibilità di casi asintomatici o pauci-sintomatici. Omissioni e ritardi hanno trasformato molti sanitari venuti a contatto con pazienti Covid-19 in super diffusori. Per Anaao Assomed «siamo di fronte ad una lesione dell’articolo 32 della Costituzione che inquadra il diritto fondamentale alla salute quale interesse generale della collettività e diritto di ogni individuo». C’è ora il rischio che malgrado le nuove assunzioni il Servizio sanitario si ritrovi con sempre meno personale per il diffondersi del virus. «Sotto il profilo deontologico, viene leso il principio del primum non nocere: il medico potenzialmente contagiato non collocato in quarantena nè sottoposto a tampone fino all’insorgere conclamato della sintomatologia, diventa possibile vettore di diffusione del virus proprio su coloro che è tenuto a curare (…)» «Siamo professionisti che svolgono con passione il proprio lavoro – conclude il documento – ma questo non può significare che si debba rischiare la salute fino a sacrificare la vita. Se norme e indirizzi non saranno cambiati rapidamente, dovremo rassegnarci al fatto che sempre di più dalla prima linea salga la richiesta di applicazione dell’articolo 44 del D.Lgs 81/2008 che disciplina il “diritto di resistenza” del lavoratore a fronte di un pericolo per la propria salute “grave”, “immediato” ed “inevitabile”».
Intanto, anche le sigle aderenti al Patto per la Professione medica, (Cimo, Fesmed, Anpo Ascoti Fials Medici, Cimop) accusano le “scelte irresponsabili” di Protezione Civile e Istituto Superiore di Sanità sui Dpi, «le cui nefaste conseguenze sono tristemente visibili». E si riservano specifica denuncia all’Autorità giudiziaria sul «comportamento inadeguato e “incivile” della Protezione Civile alla luce del recente gravissimo episodio di fornitura per uso medico di mascherine Ffp2 (alla Fnomceo ndr) “non idonee ad uso sanitario”; il Patto chiederà poi al Ministro della Salute di procedere alla sostituzione dei componenti del Gruppo tecnico dell’Istituto superiore di sanità per il lavoro fino ad oggi palesemente inadeguato. «Non è ammissibile che la Protezione Civile fornisca presidi scadenti e soprattutto non idonei, che espongono i sanitari al contagio; è inammissibile che non si possa vigilare, con attenzione e scrupolosa responsabilità, che le norme siano osservate e messe in atto; (…) soprattutto è vergognoso che i colleghi dirigenti Iss, abbassino i livelli di protezione individuale sulla base non di evidenze scientifiche ma di esigenze di Governo e successivamente le modifichino a causa dei palesi errori che hanno esposto medici e operatori sanitari al contagio». (by Mauro Miserendino – fonte doctor33)

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Le nuove sanzioni in materia Coronavirus. Come, nel caso, ci si difende in questo groviglio di norme?

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

Il nuovo Decreto Legge n. 19 approvato il 25 marzo 2020 prevede che, salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento emesse per l’epidemia sia punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 400 a 3.000 euro. In altre parole, viene introdotta una sanzione amministrativa per la violazione del divieto di “uscire di casa” (salve le necessità espressamente previste) e, contestualmente, vengono depenalizzate le medesime condotte: la violazione di questi divieti non è più prevista come reato. Cosa succederà adesso alle decine di migliaia di soggetti già denunciati per la violazione dell’art. 650 c.p.?Verosimilmente nulla di grave, visto che è espressamente previsto dal Decreto Legge la applicazione della sanzione amministrativa attualmente in vigore nella misura minima, ridotta della metà (e dunque 200 euro).
E per quanto riguarda le autocertificazioni mendaci?
Fatte salve tutte le considerazioni relative al caso singolo vi saranno, ad avviso di chi scrive, ampi margini di difesa per almeno due ordini di ragioni (come avevamo già scritto https://www.aduc.it/articolo/reati+materia+coronavirus+spunti+difensivi+prassi_30822.php):
1) nessuno può essere costretto a fare dichiarazioni che lo danneggiano e, dunque, nel momento in cui doveva essere contestato l’art. 650 c.p., i soggetti fermati non avrebbero potuto essere costretti a consegnare un’auto-dichiarazione falsa, né tanto meno a compilarla davanti alle forze dell’ordine;
2) l’art. 495 c.p. non pare contestabile a chi non abbia dichiarato false generalità. La possibilità di configurare il reato di falso ideologico dovrebbe essere rivalutata da oggi, essendo entrato in vigore il nuovo decreto legge e non essendo la violazione dei divieti, da sola, sufficiente ad integrare reato. Il decreto legge prevede poi ulteriori sanzioni in un crescendo di gravità, giungendo a prevedere espressamente la applicabilità di gravi fattispecie di reato.
In particolare, per la violazione dei divieti riguardanti l’apertura dei pubblici esercizi o luoghi dove tipicamente si verificano grossi assembramenti (ivi compresi mercati, cinema, teatri, palestre, eccetera) è prevista, oltre alla sanzione amministrativa pecuniaria, anche la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio da 5 a 30 giorni: inoltre è conferito alle forze dell’ordine il potere di disporre immediatamente “la chiusura provvisoria dell’attività o dell’esercizio” per un massimo di 5 giorni.
La sanzione amministrativa è raddoppiata (e la eventuale chiusura dell’esercizio sarà di 30 giorni) nel caso di violazione reiterata.
Viene poi previsto un divieto “assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone sottoposte alla misura della quarantena perché risultate positive al virus”. La violazione di questo divieto è punita con un reato contravvenzionale, per cui è prevista una pena delle reclusione da 3 a 18 mesi e l’ammenda da 500 a 5.000 euro.
Questa fattispecie è applicabile “salvo che il fatto non costituisca violazione dell’art. 452 del codice penale o comunque più grave reato”: si è dunque voluto richiamare espressamente il reato di epidemia colposa.Ma come ci si difende in questo groviglio di norme? La difesa è altamente tecnica, ma proviamo a dare qualche spunto sintetico:
1. Per le vecchie contestazioni dell’art. 650 c.p., nel caso in cui non sia disposta l’archiviazione di ufficio, potrà essere richiesta – con gli strumenti opportuni – l’emissione di una sentenza di assoluzione perché il fatto non è previsto dalla legge come reato;
2. Per le nuove sanzioni amministrative potrà essere valutato, ove vi siano i presupposti, un ricorso al Giudice di Pace per ottenere l’annullamento della sanzione;
3. Per le contestazioni relative alla falsità della auto-dichiarazione dovrà essere valutata una linea difensiva che consideri tutte le circostanze di fatto e consenta di affrontare il processo penale ordinario per ottenere una sentenza assolutoria o di ricorrere a riti alternativi;
4. Anche per le contestazioni relative alla violazione della quarantena per i soggetti risultati positivi dovranno essere valutate tutte le circostanze di fatto e, essendo esclusa la possibilità di ricorrere alla oblazione, sarà necessario scegliere il rito più opportuno;
5. Per le contestazioni più gravi, fra le quali, ad esempio il reato di epidemia colposa (o dolosa), dovrà essere considerata – fra le altre cose – la sussistenza del nesso di causalità fra la condotta (la violazione dei divieti) e l’evento (il provato diffondersi dell’epidemia).
Ci troviamo in una situazione di emergenza, ma il ricorso alle norme punitive da parte del Legislatore è sempre stato segnato da richiami caotici ed errati in diritto: oggi l’approccio del Governo non sembra migliorare.Questa genericità si riflette nel testo normativo, dove si richiamano gravi conseguenze penali per soggetti “risultati positivi al virus” senza neppure chiarire di quale virus stiamo parlando.Al contrario, per il futuro, dopo che i danni più gravi sono già stati fatti, si è optato per il ricorso a più che rilevanti sanzioni pecuniarie amministrative che, come tali, possono essere applicate senza che al soggetto siano riconosciute le garanzie del processo penale. (Fabio Clauser, legale, consulente Aduc)

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Legge di Bilancio, stipendi piccoli anche per colpa di norme sbagliate

Posted by fidest press agency su domenica, 17 novembre 2019

L’organizzazione sindacale chiede, in particolare, di andare a modificare l’articolo 23, comma 2 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, eliminandola frase “in modo selettivo, ad una quota limitata di dipendenti”; inoltre, si chiede di mettere mano al comma 1-bis dell’articolo 52 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, cancellando le parole “secondo principi di selettività” e “attraverso l’attribuzione di fasce di merito”. Queste modifiche permetterebbero, spiega il sindacato nella motivazione dell’emendamento n. 13.2.1, di andare incontro al personale contrattualizzato della P.A., che “ha visto negli anni preclusa la possibilità di avanzamento stipendiale, poiché da una parte i rinnovi contrattuali sono rimasti bloccati per lungo tempo e nel contempo sono stati eliminati gli adeguamenti stipendiali per anzianità di servizio”. Il sindacato autonomo ritiene pertanto necessario adottare immediati “interventi legislativi”, attraverso la manovra di fine anno, finalizzati a “favorire un percorso di recupero salariale attraverso la valorizzazione in via prevalente dell’esperienza maturata, della professionalità e dell’anzianità di servizio”.
Anief chiede anche di migliorare il trattamento economico del personale pubblico allineando il salario minimo dei dipendenti al tasso annuo di inflazione reale, certificato dall’Istat e accertato dal Ministero dell’Economia. Una disposizione sempre più necessaria per recuperare il “blocco contrattuale avvenuto tra il 2008 e il 2016 e la progressiva perdita d’acquisto dei salari dei dipendenti pubblici in contrasto con gli articoli 36 e 39 della Costituzione”: per tali motivi, l’associazione sindacale rappresentativa del comparto Scuola chiede “il riallineamento degli stipendi attraverso l’integrale recupero, in percentuale, del tasso di inflazione reale certificato dall’Istat, superiore al 14%”, specificando che“la norma non comporta maggiori oneri per la finanza pubblica”.
Il sindacato chiede anche che “in via sperimentale, le università statali” possano “incrementare, oltre il limite di cui all’art. 23, comma 2 del decreto legislativo 25 maggio 2017 n. 75, l’ammontare della componente variabile del fondo per il trattamento accessorio del personale, costituita dalle risorse determinate dai contratti collettivi. Il maggiore onere è a carico dei bilanci degli Atenei”. Il via libera al trattamento accessorio personale universitario avrebbe “lo scopo di dare compimento all’art. 63, comma 5, del CCNL 2016-2018 rimasto inattuato a causa della mancata emanazione dei decreti attuativi previsti. Eppure, la norna dice che“a decorrere dal 1° gennaio 2018 e sino al 31 dicembre 2020, in via sperimentale, le Università statali” possono “incrementare, oltre il limite di cui all’art. 23, comma 2 del medesimo decreto legislativo, l’ammontare della componente variabile del presente Fondo, costituita dalle risorse di cui al comma 3, in misura non superiore ad una percentuale della sua componente stabile, costituita dalle risorse di cui ai commi 1 e 2”.

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Rivedere le norme sul commissariamento delle regioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

«Occorre rivedere al più presto le norme sul commissariamento delle regioni in piano di rientro dal disavanzo sanitario regionale». Lo afferma, in una nota, il deputato M5S Francesco Sapia, della commissione Sanità, che spiega: «Nel programma del nuovo governo è previsto il rilancio del Sud, che deve partire dalla riorganizzazione dei servizi sanitari sul territorio. Tutte le regioni meridionali, ad eccezione della Basilicata, sono da tempo sottoposte a piano di rientro dal disavanzo sanitario. Molise, Campania e Calabria restano a riguardo commissariate e con gravi, crescenti criticità. Nelle ultime due regioni la situazione è ancora più drammatica, intanto perché lì il controllo politico della sanità ha finora rappresentato uno strumento, il principale, di formazione del consenso elettorale, con conseguenze pesantissime che il dato sui Lea non può esprimere: clientelismo sfacciato, aumento vertiginoso dell’emigrazione sanitaria e della relativa spesa, disservizi continui, carenze spaventose di personale, scarsissima prevenzione, difficoltà enormi nell’emergenza-urgenza, ritardi impressionanti nelle diagnosi e, in un simile contesto, l’apertura di altri spazi per le infiltrazioni criminali». «È dunque urgente – prosegue il parlamentare del Movimento 5 Stelle – un confronto politico maturo su come modificare, già nell’ambito della prossima legge di bilancio, l’istituto del commissariamento delle regioni obbligate al piano di rientro. Infatti il Fondo sanitario è ancora ripartito sulla base di criteri che, a dispetto della Costituzione e dell’unità del Paese, avvantaggiano le regioni del Nord e le loro strutture sanitarie. Questi criteri prescindono del tutto dai dati epidemiologici e dai corrispondenti fabbisogni di cure nelle singole aree dell’Italia. Di fatto i disavanzi sanitari dipendono in primo luogo dai minori trasferimenti ricevuti dalle regioni del Mezzogiorno, cui mancano i soldi per la gestione ordinaria. Attenzione, parliamo di miliardi di euro dal ’99 ad oggi». «I cittadini meridionali si aspettano molto dal nuovo governo giallo-rosso. Perciò – conclude Sapia – dovremo alla svelta individuare soluzioni definitive, al fine, iniziando dalla modifica dei criteri di ripartizione delle risorse statali, di ridurre le diseguaglianze tra la sanità del Sud e quella del Nord. In proposito chiederò il coinvolgimento diretto del ministro della Salute, Roberto Speranza, e del capo politico del Movimento 5 Stelle, il ministro Luigi Di Maio».

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Banche: approvate le norme per ridurre i rischi e proteggere i contribuenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

Le norme approvate dal Parlamento e già concordate in via informale con gli Stati membri, riguardano i requisiti prudenziali di capitale e la procedura da seguire dalle banche che devono affrontare perdite. Ciò dovrebbe contribuire a rilanciare l’economia dell’UE, aumentando la capacità di prestito e creando mercati dei capitali più liquidi, e rappresentare.Le banche di importanza sistemica dovranno disporre di un numero significativamente maggiore di fondi propri per coprire le loro perdite, al fine di rafforzare il principio del bail-in, ovvero le perdite imposte agli investitori bancari, ad esempio i detentori di obbligazioni, per evitare il fallimento e di ricorrere alla ricapitalizzazione finanziata con denaro pubblico.Per garantire che le banche siano trattate in modo proporzionale, in funzione del loro profilo di rischio e dell’importanza sistemica, i deputati hanno assicurato che gli “istituti piccoli e non complessi” saranno soggetti a requisiti semplificati, in particolare per quanto riguarda la segnalazione e l’accantonamento di fondi per coprire eventuali perdite.Poiché le piccole e medie imprese (PMI) presentano un rischio sistemico inferiore rispetto alle grandi imprese, i requisiti patrimoniali per le banche saranno inferiori quando erogano prestiti alle PMI. Ciò dovrebbe tradursi in un aumento dei prestiti alle piccole e medie imprese.Peter Simon (S&D, DE) relatore per i requisiti prudenziali (CRD-V/CRR-II), ha dichiarato: “In futuro, le banche saranno soggette a regole più severe sull’indebitamento e sulla liquidità a lungo termine. Anche la sostenibilità è importante, poiché le banche devono adattare la loro gestione del rischio a quelli relativi ai cambiamenti climatici e alla transizione energetica”.Il Parlamento ha approvato la direttiva sul risanamento e la risoluzione delle banche (BRRD) e il regolamento sul meccanismo unico di risoluzione (SRMR). Ciò significa che le norme internazionali sull’assorbimento delle perdite e sulla ricapitalizzazione saranno incorporate nel diritto comunitario.Per far fronte alle perdite, le banche dovranno istituire una tabella di marcia che consenta loro di detenere capitale e cauzioni sufficienti così da non ricorrere al salvataggio a spese dei contribuenti.Infine, il Parlamento ha fissato delle disposizioni per tutelare i piccoli investitori dal detenere debiti bancari ammessi al bail-in, come le obbligazioni emesse da una banca, quando non rappresentano uno strumento finanziario adatto per loro.Le nuove regole per l’applicazione di un “potere di moratoria” sospenderanno i pagamenti delle banche in difficoltà. Questo potere può essere attivato se viene accertato che la banca rischia il dissesto e se non sono immediatamente disponibili misure preventive. Consentirà inoltre all’autorità preposta alla risoluzione delle crisi di stabilire se sia nell’interesse pubblico mettere la banca in liquidazione o in insolvenza.Il campo di applicazione della moratoria sarebbe proporzionato e adattato a un caso concreto: se la risoluzione di una banca in dissesto, o che potrebbe fallire, non è nell’interesse pubblico, quest’ultima dovrebbe essere liquidata in modo ordinato e in conformità alle norme nazionali.

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Whistleblower: approvate norme UE per proteggere gli informatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 aprile 2019

Chi divulga informazioni su attività illegali o dannose, acquisite nel contesto lavorativo, sarà protetto più efficacemente, dopo l’approvazione in via definitiva di nuove norme UE.La legislazione, adottata con 591 voti favorevoli, 29 contrari e 33 astensioni e già concordata con i ministri UE, stabilisce nuove regole a livello europeo per proteggere gli informatori che rivelano l violazioni del diritto comunitario in settori quali appalti pubblici, servizi finanziari, riciclaggio di denaro, sicurezza dei prodotti e dei trasporti, sicurezza nucleare, salute pubblica, protezione dei consumatori e dei dati.
Per garantire la sicurezza dei potenziali informatori e la riservatezza delle informazioni divulgate, le nuove norme consentiranno di comunicare le segnalazioni: all’interno dell’ente interessato (come un’azienda), direttamente alle autorità nazionali competenti, nonché agli organi e le agenzie competenti dell’UE. Pertanto, tali canali di comunicazione dovranno essere creati sia dalle aziende sia dalle autorità nazionali.Nei casi in cui non siano state adottate delle misure adeguate in risposta alla segnalazione iniziale di un whistleblower, o qualora si ritenga che vi sia un pericolo imminente per l’interesse pubblico o un rischio di ritorsione, l’informatore sarà comunque protetto in caso decidesse di divulgare pubblicamente le informazioni, senza passare attraverso questi canali (cfr. più sotto).La legge vieta esplicitamente le rappresaglie e introduce delle salvaguardie, per evitare che chi denuncia sia sospeso, declassato e intimidito o che si trovi ad affrontare altre forme di ritorsione. Saranno tutelati anche coloro che assistono gli informatori, come i facilitatori, i colleghi e i parenti.Gli Stati membri dovranno garantire che gli informatori abbiano accesso gratuito a informazioni e consulenze complete e indipendenti sulle procedure e sui mezzi di ricorso disponibili, nonché all’assistenza legale nel corso del procedimento. Durante i procedimenti giudiziari, gli informatori potranno ricevere sostegno finanziario e psicologico.

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Norme rafforzate per combattere il finanziamento del terrorismo

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 febbraio 2019

Le nuove misure, che costituiscono una priorità politica per il 2018-2019 ermetteranno alla polizia di accedere velocemente a informazioni finanziarie essenziali per le indagini penali, rendendo più efficace la risposta dell’UE al terrorismo e agli altri reati gravi.Il Commissario per la Migrazione, gli affari interni e la cittadinanza, Dimitris Avramopoulos ha dichiarato: “Se vogliamo catturare i criminali e i terroristi, dobbiamo poter tracciare il loro denaro. Le nuove norme approvate oggi assicureranno un rapido accesso alle informazioni finanziarie e una migliore cooperazione in tutta Europa, affinché nessun criminale o sospettato possa più sfuggire ai radar e farla franca col denaro sporco”.
Il Commissario per l’Unione della sicurezza Julian King ha aggiunto: “Abbiamo ristretto lo spazio in cui operano terroristi e criminali, privandoli dei mezzi per sferrare attacchi letali. Da oggi questo spazio sarà ancora più ridotto, perché le autorità di contrasto potranno accedere più facilmente alle informazioni finanziarie e dare un giro di vite al finanziamento del terrorismo. Voglio ringraziare il Parlamento europeo e il Consiglio per questo accordo, che conferma il nostro impegno per costruire un’Europa più sicura”.La Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere Věra Jourová ha dichiarato: “Migliorando la cooperazione tra le unità di informazione finanziaria e le autorità di contrasto nell’UE potremo combattere più velocemente ed efficacemente il riciclaggio di denaro. Dobbiamo prestare particolare attenzione ai trasferimenti sospetti di denaro, che possono essere un segnale della preparazione di un attacco terroristico. Le informazioni devono poter essere trasmesse rapidamente e ciò è possibile solo se disponiamo di una rete robusta”.

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Emissioni auto, nuove norme UE per evitare ulteriori frodi

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

· Nuove norme di omologazione per garantire che le auto siano pulite e sicure
· I test ambientali e di sicurezza saranno più indipendenti
· Ogni Paese UE dovrà effettuare un numero minimo di controlli ogni anno
Il Parlamento ha approvato giovedì in via definitiva una vigilanza europea più rigorosa sull’omologazione delle auto per garantire che le norme siano applicate in modo uniforme nell’UE.
Il nuovo regolamento sulle modalità di omologazione mira a rafforzare l’indipendenza dei controlli e a prevenire i conflitti di interesse, facendo chiarezza sulle responsabilità delle autorità nazionali di omologazione, dei centri di test e degli organismi di vigilanza del mercato.

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Scuola – L’UE cambia le norme sui precari ma l’Italia non si adegua

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 marzo 2018

Il rinnovo contrattuale del 9 febbraio scorso, sottoscritto all’Aran qualche giorno fa, recepisce per intero il comma 1 dell’art. 19 del CCNL/2007: “Al personale docente, educativo ed ATA assunto a tempo determinato, ivi compreso quello di cui al precedente comma 5, sono concessi permessi non retribuiti, per la partecipazione a concorsi od esami, nel limite di otto giorni complessivi per anno scolastico, ivi compresi quelli eventualmente richiesti per il viaggio. Sono, inoltre, attribuiti permessi non retribuiti, fino ad un massimo di sei giorni”. Pertanto, l’insegnante e il personale Ata, anche supplente di lunga durata, hanno diritto, a domanda, nell’anno scolastico, a sei giorni di permesso non retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. In sostanza, è come se le esigenze personali e familiari di tali dipendenti abbiano un valore ridotto rispetto ai colleghi che hanno sottoscritto un contratto a tempo indeterminato. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono forse lavoratori di serie B? Ogni norma pattizia che discrimina il‎ personale della scuola soltanto per la durata della prestazione del servizio va censurata e disapplicata. Sarebbe ora che i sindacati rappresentativi se ne rendano conto, al di là dei proclami, poi sistematicamente smentiti nei testi sottoscritti a braccetto con l’Aran. La verità è che la normativa europea va rispettata: questo principio, tra l’altro, non riguarda solo i permessi, ma vale anche per la progressione economica, su ferie, permessi, malattia, congedo, card per la formazione: tutti passaggi che nel contratto escludono ancora coloro che non hanno stipulato un contratto a tempo indeterminato. Perché bisogna ricorrere sempre in tribunale per tutelare i propri diritti?

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A Torino conferenza sulle nuove norme sulla privacy

Posted by fidest press agency su sabato, 27 gennaio 2018

torino5gTorino 31/01/2018 – 09:00 to 17:00 Aula E1, Campus Luigi Einaudi, Lungo Dora Siena 100 L’evento, organizzato dall’Istituto Universitario di Studi Europei e dallo Europe Direct Torino, verterà sul nuovo regolamento UE sulla protezione dei dati che entrerà in vigore il prossimo 25 maggio.L’obiettivo è capire cosa cambierà con l’attuazione del GDPR in Italia e quale sarà la posizione dell’Autorità garante per la protezione dei dati. La partecipazione al workshop di aziende ed esperti, sarà utile per vedere concretamente degli esempi su chi sta già applicando il regolamento e per analizzare i punti critici più rilevanti.Due le sessioni durante la giornata: una al mattino a cui partecipano, tra gli altri, Philippe Renaudière Data Protection Officer della Commissione europea e Francesco Pizzetti Ex Presidente dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali;Università di Torino; al pomeriggio confronto tra aziende ed esperti. La partecipazione è libera e gratuita.

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Consumatori: ecco le ultime norme 2018 su viaggi, bollette, lampadine e caldaie

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 gennaio 2018

viaggiatoriIl 2018 potrebbe essere un anno di piccole grandi conquiste per i consumatori. Sono infatti entrate in vigore diverse norme volute dalla Comunità Europea che potranno incidere in maniera diretta (e positiva) sulla nostra vita di tutti i giorni: si va da nuove regole legate agli investimenti a disposizioni sull’acquisto di alimenti nei supermercati; dai pacchetti turistici alla privacy. Oggi ci soffermeremo sulle più interessanti novità in termini di viaggi, bollette, lampadine e caldaie.
VIAGGI. Secondo la nuova norma chi acquista un pacchetto turistico tramite internet da oggi potrà godere esattamente degli stessi diritti riconosciuti a chi lo acquista in agenzia: si va dalla possibilità di disdire il viaggio con rimborso del prezzo in caso di circostanze imprevedibili (problemi di salute, nuovi incarichi lavorativi ecc.) a quella di trasferire il proprio biglietto ad un familiare o un amico. Inoltre il venditore non potrà più annullare viaggi a causa di biglietti invenduti con meno di 24 ore di preavviso.
BOLLETTE. Arriva un nuovo procedimento di conciliazione per contestare la bolletta della luce. Il cliente dovrà comunque inviare un reclamo scritto al proprio fornitore ma, in caso di mancata risposta o risposta ritenuta insoddisfacente, potrà attivare la procedura di conciliazione: o presso il Servizio Conciliazione dell’Autorità Garante, o presso associazioni iscritte nell’elenco degli organismi ADR dell’autorità o presso le camere di commercio. Un’altra buona notizia riguarda i tempi ed i costi della procedura di conciliazione: oggi infatti è completamente gratuita e dovrà concludersi entro e non oltre 90 giorni.
LAMPADINE, SCALDABAGNI E CALDAIE. Sono andate fuori commercio le lampade alogene ad incandescenza. Il 2018 segna dunque l’inizio ufficiale anche in Italia dell’era del LED, la cui durata può durare fino a 20 anni e che può fare risparmiare al consumatore decine, se non addirittura centinaia di euro.
Buone notizie, sia sul versante economico che su quello ambientale, anche per quello che riguarda scaldabagni e caldaie: questi infatti, già dal 26 settembre 2017, devono emettere meno ossido di azoto (ovvero la sostanza inquinante che producono anche i tubi di scarico delle automobili).

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