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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Novartis lancia la Linea Embrace

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 aprile 2019

Si tratta di un progetto nato per affrontare la grande sfida della gestione del paziente cronico. In Italia, infatti, sono 24 milioni i cittadini che presentano una patologia cronica, di questi 12,5 milioni sono afflitti da multi-cronicità, per una spesa sanitaria che sfiora i 67 miliardi di euro.La Linea Embrace si avvarrà di 80 giovani di età compresa tra i 24 e i 29 anni, Advisor di Patologia identificati attraverso innovativi processi di selezione grazie all’impiego di piattaforme digitali. In un anno, gli Embrace Advisor incontreranno 15.000 medici sul territorio italiano con l’obiettivo di creare e sostenere la rete dei player coinvolti nella gestione della cronicità, fornendo nuovi stimoli per interpretare la medicina del futuro. Gli obiettivi del progetto sono: dimezzare i tempi di accesso al percorso di diagnosi, favorire la collaborazione tra ospedale e territorio assicurando la continuità assistenziale, migliorare la capacità di gestione della malattia.
“Da oggi il nostro Gruppo lancia un progetto innovativo, dedicato all’area della cronicità, nato per diffondere cultura scientifica sulle patologie croniche – sottolinea Pasquale Frega, Country President di Novartis in Italia – La nascita della nuova Linea Embrace è un investimento che vogliamo fare per il Sistema Paese, un’alleanza con i cittadini, un vero e proprio impegno che ci sentiamo di prendere con i pazienti per farci promotori dell’accesso alle migliori e più innovative terapie”.

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Novartis annuncia l’approvazione europea della terapia genica una tantum Luxturna

Posted by fidest press agency su domenica, 25 novembre 2018

Basilea. Novartis ha annunciato che la Commissione Europea (CE) ha approvato Luxturna (voretigene neparvovec), una terapia genica una tantum per il trattamento di pazienti con perdita della vista causata da una mutazione genetica in entrambe le copie del gene RPE65 e in possesso di una conta sufficiente di cellule retiniche vitali. L’autorizzazione è valida in tutti i 28 Stati Membri della UE, oltre a Islanda, Liechtenstein e Norvegia. Voretigene neparvovec è stato sviluppato – e viene commercializzato negli Stati Uniti – da Spark Therapeutics. Le persone nate con mutazioni in entrambe le copie del gene RPE65 possono andare incontro ad una una perdita quasi totale della vista sin dalla tenera età, con la maggior parte dei pazienti che progredisce fino alla cecità totale3. Le ricerche dimostrano che nei bambini la compromissione della vista e la cecità spesso causano isolamento sociale, stress emotivo, perdita di indipendenza o rischi quali cadute e lesioni5. La copia funzionante del gene RPE65 fornita da voretigene neparvovec ha il potenziale per ripristinare la visione e migliorare la vista nei bambini e negli adulti con una conta sufficiente di cellule retiniche vitali. “Quella di oggi è un’approvazione importante per i pazienti, considerata l’assenza, fino a oggi, di una qualsiasi opzione terapeutica”, ha dichiarato Christina Faesser, presidente di Retina International, un’organizzazione comprendente oltre 43 Associazioni di pazienti che, in tutto il mondo, promuovono la ricerca per malattie retiniche degenerative ereditarie. “L’accesso a questo trattamento ha il potenziale per ridurre il notevole onere fisico, emotivo ed economico che questa malattia ha sui pazienti e sulle loro famiglie”. “Come medico che ha assistito per oltre 20 anni i pazienti con una malattia retinica ereditaria e le loro famiglie, conosco il profondo impatto che la cecità può avere sulla qualità della vita. Praticare la medicina in un’epoca in cui possiamo offrire alternative terapeutiche ai bambini e agli adulti che affrontano la cecità, è di grande soddisfazione”, ha affermato il Dr. Bart Leroy.
L’attuale decisione si basa su un parere positivo del Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP, Committee for Medicinal Products for Human Use), che ha esaminato i dati di uno studio clinico di fase I, il relativo studio di follow-up e il primo trial di fase III randomizzato e controllato, condotto con una terapia genica per una malattia ereditaria3. Nel corso dello studio clinico di fase III, è stato registrato un miglioramento della vista già a 30 giorni dal trattamento. Al primo anno, rispetto al gruppo di controllo, i pazienti trattati con voretigene neparvovec sono migliorati di 1.6 livelli di luce nel test di mobilità binoculare multi-luminanza (MLMT, multiluminance mobility test), l’endpoint primario dello studio. La vista è migliorata di uno o più livelli di luce per il 90% dei pazienti trattati con voretigene neparvovec e il 65% dei pazienti è stato anche in grado di eseguire entro un anno il MLMT al livello di luce più basso (1 lux).
La malattia retinica ereditaria associata a mutazione del gene RPE65 Le malattie ereditarie della retina sono un gruppo di rari disturbi della vista causati da oltre 250 diversi geni6, che spesso colpiscono in modo sproporzionato bambini e giovani adulti3. Le mutazioni in entrambe le copie del gene RPE65 sono presenti in circa una persona su 200.0007.
Il test di mobilità multi-luminanza (MLMT) Il test MLMT è stato concepito per misurare le variazioni della visione funzionale valutate in base alla capacità di un paziente di superare un percorso in modo accurato e a una velocità ragionevole a sette differenti livelli di illuminazione, che vanno da 400 lux (corrispondenti a un ufficio illuminato) a 1 lux (corrispondente a una notte d’estate senza luna).
Novartis Novartis sta interpretando in modo nuovo la medicina allo scopo di migliorare e prolungare la vita delle persone. Come azienda tra i leader a livello globale nel settore farmaceutico, utilizziamo tecnologie scientifiche e digitali innovative per creare terapie trasformative in aree che presentano importanti bisogni medici. Impegnati a scoprire nuovi farmaci, siamo stabilmente tra le prime aziende al mondo negli investimenti in ricerca e sviluppo. I prodotti Novartis raggiungono circa un miliardo di persone su scala globale e lavoriamo per individuare modi innovativi per espandere l’accesso ai nostri trattamenti più recenti. A livello mondiale, circa 125.000 persone di 140 diverse nazionalità lavorano in Novartis. Ulteriori informazioni su http://www.novartis.it e http://www.novartis.com. Novartis Italia è anche su Twitter @NovartisItalia.

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Il valore del sistema salute e il ruolo di Novartis

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

Roma giovedì 22 novembre, h. 10, presso l’Auditorium Ara Pacis, si terrà l’evento organizzato da The European House – Ambrosetti, “Il valore del sistema salute per l’innovazione, la conoscenza e lo sviluppo economico e sociale. Il ruolo di Novartis”. Durante l’incontro, che vedrà la partecipazione dei rappresentanti del mondo istituzionale, accademico e associativo impegnato nell’ambito della salute, verrà presentato il caso di studio Novartis in Italia. Interverranno, tra gli altri, Dario Galli, Vice Ministro dello Sviluppo Economico, Enrico Giovannini, Professore Ordinario di Statistica Economica, Università Tor Vergata di Roma e Portavoce dell’Alleanza Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile – ASviS, Pasquale Frega, Country President Novartis Italia e Amministratore Delegato Novartis Farma e Valerio De Molli, CEO e Managing Partner, The European House – Ambrosetti.

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Parere positivo per il Luxturna di Novartis

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

Origgio. Novartis ha annunciato che il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP, Committee for Medicinal Products for Human Use) ha espresso un parere positivo riguardo all’approvazione di voretigene neparvovec, una terapia genica una tantum per il trattamento di pazienti con perdita della vista dovuta ad una mutazione genetica in entrambe le copie del gene RPE65. Voretigene neparvovec è stato sviluppato da Spark Therapeutics, che lo commercializza negli Stati Uniti. Se sarà approvato, voretigene neparvovec verrà commercializzato da Novartis in tutti i mercati fuori dagli USA.
Le malattie ereditarie della retina sono un gruppo di patologie rare che possono portare alla cecità totale e che colpiscono soprattutto bambini e giovani adulti1. Il 50% delle persone con mutazioni in entrambe le copie del gene RPE65 è destinato alla cecità legale entro i 16 anni di età2. Voretigene neparvovec fornisce una copia funzionante del gene RPE65, che agisce al posto del gene RPE65 mutato1. Questo gene funzionante ha il potenziale per ripristinare la visione e migliorare la vista1. Attualmente fuori dagli Stati Uniti non esistono opzioni per trattamenti farmacologi approvati per la perdita della vista causate da mutazioni del gene RPE65.
L’opinione positiva del CHMP si basa sui dati di uno studio clinico di fase I, sul relativo studio di follow-up e su uno studio di fase III che in totale ha arruolato 43 pazienti con malattia retinica ereditaria correlata a mutazioni in entrambe le copie del gene RPE651. Quest’ultimo è stato il primo studio clinico di fase III, randomizzato e controllato, condotto con una terapia genica per una malattia ereditaria. Si prevede che la Commissione Europea rilascerà la sua decisione relativa all’Autorizzazione all’Immissione in Commercio entro due mesi circa dal parere positivo del CHMP. Se la terapia sarà approvata, l’AIC sarà valida in tutti i 28 Stati Membri della UE, oltre a Islanda, Liechtenstein e Norvegia.
Le malattie ereditarie della retina sono un gruppo di rare patologie della vista causati da oltre 220 diversi geni, che colpiscono soprattutto bambini e giovani adulti1. Le mutazioni in entrambe le copie del gene RPE65 sono presenti in circa una persona su 200.0003.Le mutazioni in entrambe le copie del gene RPE65 possono provocare la cecità. All’inizio della malattia i pazienti potrebbero soffrire di cecità notturna (nictalopia), perdita di sensibilità alla luce, perdita di visione periferica, perdita di nitidezza o chiarezza visiva, compromissione dell’adattamento al buio e ripetuti movimenti incontrollati dell’occhio (nistagmo)4. I pazienti con mutazioni in entrambe le copie del gene RPE65 potrebbero, per esempio, ricevere una diagnosi di amaurosi congenita di Leber o di retinite pigmentosa.

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Campagna “I LOVE LIFE”, un’iniziativa di Novartis

Posted by fidest press agency su sabato, 28 aprile 2018

Poco conosciuto e sotto diagnosticato nonostante sia la seconda causa di morte in Italia: è lo scompenso cardiaco. “Cenerentola” delle malattie cardiovascolari colpisce quasi un milione di italiani causando circa 190 mila ricoveri l’anno e compromettendo pesantemente la qualità della vita di coloro che ne sono affetti. Per accendere i riflettori su questa grave patologia viene presentata oggi a Milano – con il patrocinio del Ministero della Salute – la Campagna “I LOVE LIFE”, un’iniziativa di Novartis dedicata a pazienti e caregiver che prevede una serie di attività sul territorio nazionale e il lancio di una pagina facebook dedicata. La campagna è promossa con il patrocinio di AISC, Associazione Italiana Scompensati Cardiaci. “Il paziente con scompenso cardiaco – ha dichiarato Michele Senni, Direttore della Cardiologia 1 dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo – va incontro ad un significativo decadimento della qualità della vita trovandosi costretto a dover progressivamente limitare le proprie attività quotidiane fino ad arrivare a dover stare in poltrona o addirittura a letto, nei casi più severi. La patologia è caratterizzata da ripetuti ricoveri che pian piano diventano sempre più frequenti e ravvicinati nel tempo, fino a condurre alla morte che può avvenire anche in maniera improvvisa. È una malattia particolarmente subdola: spesso il paziente dopo un primo ricovero torna a casa e, passato l’episodio acuto, si sente “come prima” ed inizia a trascurare la propria condizione facendosi complice inconsapevole di una progressione silente della patologia. Ai pazienti con scompenso cardiaco va, quindi, ricordato che la patologia continua a progredire anche in assenza di sintomi evidenti di peggioramento”.Si tratta quindi di una malattia cronica severa che progredisce silenziosamente, anche in assenza di sintomi evidenti, esponendo il paziente ad un elevato rischio. Basti pensare che 1 paziente su 4 muore entro 1 anno dalla diagnosi.La campagna “I LOVE LIFE. Il cuore è imprevedibile, lo scompenso no. Curarlo si può. Non lasciare andare la tua vita”, ha l’obiettivo di far conoscere l’importanza e la severità di questa patologia, per consentire a chi ne soffre, di rivolgersi tempestivamente ad uno specialista e trovare delle soluzioni che permettano di riprendere in mano la propria vita. “Grazie alle recenti innovazioni terapeutiche oggi lo scompenso cardiaco può essere curato in maniera efficace – ha dichiarato Claudio Rapezzi, Professore di Cardiologia, Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale Alma Mater, Università di Bologna e Direttore Unità Operativa di Cardiologia Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna – Da un anno, abbiamo una nuova arma a nostra disposizione, gli ARNI (inibitori del recettore dell’angiotensina e della neprilisina). Si tratta di una nuova classe di farmaci che rappresenta la prima novità sullo scompenso cardiaco da 15 anni a questa parte. Sono farmaci che vanno ad amplificare la funzione di sistemi neuro-ormonali in grado di produrre benefici clinici a lungo termine. Studi clinici hanno dimostrato come questa nuova classe di farmaci prolunghi la durata della vita con valori medi intorno ad un anno e mezzo in un soggetto di 60 anni, ma con punte fino a 2-3 anni in più rispetto alle terapie ad oggi disponibili”.
Lo scompenso cardiaco colpisce l’1-2% della popolazione italiana, circa 1 milione di persone². In Italia causa circa 190 mila ricoveri l’anno, che generano una spesa totale di circa 3 miliardi €/anno. Lo scompenso cardiaco è un importante problema di salute pubblica e lo diventerà sempre più per l’invecchiamento della popolazione e il progresso del trattamento delle malattie cardiovascolari (coronaropatie e valvulopatie). Poco conosciuto in generale, lo scompenso cardiaco è la prima causa di morte tra le patologie cardiovascolari in Italia. La mortalità a 5 anni dopo un ricovero per scompenso cardiaco è del 40-50%³, 1 paziente su 4 muore entro 1 anno dalla diagnosi.

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Antonelli alla guida dell’Oncologia di Novartis in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Milano. Novartis annuncia la nomina di Pierluigi Antonelli nel ruolo di Head of Oncology Region Europe (ORE) di Novartis, con l’obiettivo di favorire ulteriormente lo sviluppo e la crescita dell’azienda in quest’area. Dal 2015 Antonelli ha ricoperto il ruolo di Head of Western Europe in Sandoz, attiva nella produzione di farmaci equivalenti e biosimilari e, con il suo impegno, ha contribuito a rendere l’azienda leader di settore in Europa.“Sono onorato di assumere questo ruolo e affrontare nuove e stimolanti sfide nell’ambito dell’oncologia, attraverso lo sviluppo e l’accesso a terapie innovative in grado di migliorare in modo tangibile la vita delle persone. – ha dichiarato Pierluigi Antonelli – Novartis Oncology, azienda leader nell’area oncologica, è una realtà solida con una lunga storia alle spalle e una pipeline di grandissimo valore, incentrata sulla ricerca scientifica. Sono quindi lieto di poter mettere a disposizione la mia esperienza con l’obiettivo di continuare a perseguire sempre nuove opportunità di cura per i pazienti.” Pierluigi Antonelli è un professionista riconosciuto a livello internazionale: dopo studi economici e una strutturata esperienza in consulenza presso McKinsey, ha maturato 15 anni di esperienza nel settore farmaceutico rivestendo diversi incarichi per Bristol-Myers Squibb in Italia, Stati Uniti, Portogallo, Francia e Svizzera, ricoprendo da ultimo il ruolo di Senior Vice President e Managing Director per Msd Italia e Fertility Lead per la regione Europa e Canada. È stato inoltre membro del Comitato di Presidenza di Farmindustria in Italia e ha rivestito la carica di chairman per l’associazione IAPG (Italian American Pharmaceutical Group).
Novartis fornisce innovative soluzioni terapeutiche in grado di far fronte alle esigenze, in continua evoluzione, dei pazienti e della società. Con sede a Basilea, in Svizzera, Novartis offre un portafoglio diversificato per meglio rispondere a queste esigenze: farmaci ad alto contenuto di innovazione, farmaci generici e biosimilari a costi competitivi e prodotti per la cura dell’occhio. Novartis detiene una leadership globale in ognuna di queste aree. Nel 2017, le attività del Gruppo hanno registrato un fatturato di 49,1 miliardi di dollari, mentre circa 9 miliardi di dollari sono stati investiti in Ricerca & Sviluppo. Le società del Gruppo Novartis contano circa 122.000 collaboratori. I prodotti Novartis sono disponibili in 155 Paesi del mondo. Ulteriori informazioni nei siti http://www.novartis.it e http://www.novartis.com.

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P&G Appoints Joseph Jimenez of Novartis to Board of Directors

Posted by fidest press agency su domenica, 17 dicembre 2017

Joseph JimenezThe Procter & Gamble Company (NYSE:PG) today announced that it has appointed Joseph Jimenez, Chief Executive Officer of Novartis AG, to its Board of Directors, effective March 1, 2018.
Mr. Jimenez has served as Chief Executive Officer of Novartis since 2010, managing the company’s diversified healthcare portfolio of leading businesses in innovative pharmaceuticals, eye care, generics, consumer health, vaccines, and diagnostics. During his tenure, Mr. Jimenez focused on leading global businesses, while divesting non-core divisions. He helped reshape Novartis through a series of complex transactions worth more than $30 billion in 2015 and put a new operating model in place that allowed Novartis to be more efficient, sustain its investments in research and development, and focus resources on customers.“Joe has a distinguished track record of success in healthcare, consumer products and international businesses,” said David S. Taylor, P&G’s Chairman, President and Chief Executive Officer. “We will deeply benefit from Joe’s experience, expertise and leadership as we continue to transform P&G.”
“We are fortunate to be able to add Joe Jimenez, a highly experienced and accomplished leader in the consumer products industry, to our Board,” said Jim McNerney, P&G’s Lead Director. “We appreciate the input we have received from shareholders as we continue to refresh our Board.”“I’m honored to be appointed to the Board of Directors. P&G is one of the most respected companies, recognized for its exemplary consumer focus. I look forward to being part of a strong team contributing to this great company’s transformation and future success,” said Mr. Jimenez.Mr. Jimenez currently serves on the Board of General Motors Company, and has previously served on the Boards of the Colgate-Palmolive Company, Speedel HLDG AG, Blue Nile Inc., and ASTRAZENECA PLC. (photo: Joseph Jimenez)

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Novartis e Medicines for Malaria Venture lanciano uno studio clinico in Africa

Posted by fidest press agency su sabato, 2 settembre 2017

basileaBasilea, Novartis e Medicines for Malaria Venture (MMV) hanno lanciato uno studio su pazienti per testare KAF156, un farmaco antimalarico di prossima generazione potenzialmente in grado di trattare i ceppi del parassita della malaria resistenti ai farmaci. Lo studio valuterà l’efficacia di KAF 156 in associazione con una nuova formulazione potenziata dell’antimalarico lumefantrina, già esistente. Il primo centro dello studio è operativo in Mali e sarà seguito nei prossimi mesi da diciassette ulteriori centri distribuiti su un totale di nove paesi, in Africa e in Asia.“Questa nuova importante tappa sottolinea l’impegno di lunga data della nostra società nella lotta contro la malaria”, ha dichiarato Vas Narasimhan, Global Head of Drug Development and Chief Medical Officer, Novartis. “Con quasi il 50% della popolazione mondiale a rischio, la malaria continua a essere una delle maggiori sfide per la salute pubblica. Sviluppare nuovi farmaci è fondamentale per eliminare la malaria. L’innovazione scientifica rimane la nostra arma migliore contro la malattia”.KAF 156 appartiene a una nuova classe di composti antimalarici chiamati imidazolopiperazine ed è potenzialmente in grado di eliminare l’infezione malarica, compresi i ceppi resistenti, e di bloccare la trasmissione del parassita. Come dimostrato in uno studio proof-of-concept di fase IIa, il farmaco agisce velocemente ed è efficace in numerose fasi del ciclo di vita del parassita, riuscendo a sconfiggere rapidamente sia i parassiti P. falciparum che i parassiti P. vivax.Antimalarici di nuova generazione sono urgenti per affrontare la crescente resistenza dei parassiti alle attuali terapie: in Asia1 si segnala l’emergere della resistenza sia all’artemisinina sia a molti farmaci partner, mentre in Africa2 viene sporadicamente riportata una ridotta sensibilità all’artemisinina stessa.Lo studio di fase IIb testerà combinazioni di dosaggio e posologie multiple di KAF 156 e lumefantrina, compresa la fattibilità di una terapia monodose negli adulti, negli adolescenti e nei bambini. Poiché i bambini sono maggiormente vulnerabili alla malaria, l’obiettivo è quello di includerli nello studio clinico il più velocemente possibile, dopo l’analisi sulla sicurezza dei dati rilevati negli adulti, accelerando così lo sviluppo di una formulazione pediatrica. “Al fine di consolidare i risultati ottenuti nella lotta contro la malaria dall’inizio del secolo, abbiamo bisogno di nuovi farmaci che siano efficaci in tutti i modelli di resistenza e in tutte le aree geografiche, e che risultino di facile somministrazione, soprattutto ai bambini”, ha dichiarato David Reddy, CEO di MMV. “Con lo studio di fase IIb di KAF 156-lumefantrina ora in corso, la partnership tra MMV e Novartis si sta avvicinando all’esaltante prospettiva di realizzare un farmaco talmente innovativo da rivelarsi un potente strumento per combattere la malattia.”È importante sperimentare i nuovi candidati farmaci negli ambienti in cui saranno utilizzati. Condotto in centri all’avanguardia in Africa e in Asia, lo studio KAF 156 è particolarmente complesso, considerando le combinazioni di dosaggio e le posologie multiple testate in parallelo in tre diversi gruppi di età.
“La malaria è un grave problema di sanità pubblica nel Mali, soprattutto per i bambini. Pertanto, la necessità di trovare nuovi antimalarici è urgente,” ha dichiarato il Dr. Bakary Fofana, sperimentatore coinvolto nello studio clinico presso il Malaria Research and Training Center di Bougoula‐Hameau. “Trattandosi di una nuova sostanza potenzialmente in grado di trattare la malaria, compresi i ceppi resistenti ai farmaci attualmente in uso, siamo particolarmente motivati a condurre lo studio KAF 156 su pazienti presso il nostro centro in Mali.”KAF 156 è il risultato di un programma di ricerca congiunto sostenuto da Wellcome Trust, MMV e Singapore Economic Development Board, in collaborazione con il Novartis Institute for Tropical Diseases, il Genomics Institute della Novartis Research Foundation e lo Swiss Tropical and Public Health Institute.
Novartis sta sviluppando KAF156 grazie al sostegno scientifico e finanziario di MMV (in collaborazione con la Bill & Melinda Gates Foundation).La partnership tra MMV e Novartis si basa su una riuscita collaborazione di lunga data nello sviluppo di farmaci antimalarici, che ha portato nel 2009 al lancio della prima associazione terapeutica di alta qualità con artemisinina per i bambini. Dal 2001, Novartis ha inviato a paesi in cui la malaria è endemica oltre 300 milioni di trattamenti pediatrici dispersibili, a prezzo di costo.

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Risultati studio di fase III Cantos_riduzione rischio cardiovascolare e riduzione mortalità tumore al polmone

Posted by fidest press agency su sabato, 2 settembre 2017

tumore polmoneNovartis ha reso noti i principali risultati relativi a CANTOS, studio di Fase III che valuta gli effetti di iniezioni trimestrali di ACZ885 (canakinumab) in soggetti con precedente infarto e aterosclerosi con componente infiammatoria. Lo studio ha mostrato che ACZ885 ha portato a una significativa riduzione del 15% del rischio di eventi cardiovascolari maggiori (MACE), che comprendono infarto non fatale, ictus non fatale e morte cardiovascolare, rispetto al placebo.“I risultati di CANTOS sono particolarmente rilevanti perché ora abbiamo una chiara evidenza che, in aggiunta all’abbassamento del colesterolo, anche contrastare l’infiammazione riduce il rischio per i pazienti di malattie cardiovascolari e forse anche di tumore al polmone”, ha dichiarato Paul Ridker, MD, chairman di CANTOS e direttore del Center for Cardiovascular Disease Prevention presso il Brigham and Women’s Hospital.“Questi dati rappresentano una pietra miliare perché dimostrano che prendere di mira in modo selettivo l’infiammazione con ACZ885 riduce il rischio cardiovascolare e che ACZ885 può anche essere un importante trattamento immuno-oncologico, agendo sull’interleuchina 1β per il carcinoma al polmone”, ha sottolineato Vas Narasimhan, Global Head, Drug Development and Chief Medical Officer di Novartis. “Prevediamo di sottoporre i risultati di CANTOS alle autorità regolatorie per l’approvazione in ambito cardiovascolare e di avviare altri studi di fase III per quanto riguarda il carcinoma polmonare.”L’analisi di un sottogruppo ha mostrato che il 50% dei pazienti che hanno raggiunto un valore hsCRP inferiore al mediano a tre mesi dopo la prima iniezione ha registrato una riduzione del rischio relativo del 27% sull’endpoint primario MACE.Un’ulteriore, già programmata analisi ha inoltre mostrato che ACZ885 ha ridotto, tra i soggetti in studio, il tasso di incidenza e di mortalità per tumore al polmone. Gli effetti sono stati dipendenti dal dosaggio, con una riduzione del rischio relativo del 67% per il carcinoma polmonare e del 77% per la mortalità provocata da questo tumore osservate tra i pazienti ai quali è stata somministrata una dose di 300 mg di ACZ885 ogni tre mesi1. Come indicato nel disegno dello studio, tutti i casi di cancro sono stati riesaminati da un gruppo indipendente di oncologi che non erano a conoscenza dell’assegnazione dei farmaci nel trial.I dettagli delle analisi relative ai dati sul tumore ai polmoni sono stati presentati, insieme ai dati sui risultati cardiovascolari, al congresso dell’European Society of Cardiology (ESC) e contemporaneamente pubblicati su The Lancet1,2 mentre i dettagli dei risultati cardiovascolari sono stati pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine3.Nel corso degli ultimi dieci anni, lo sviluppo di sostanze immuno-oncologiche è diventato un target terapeutico di primaria importanza nella lotta contro determinati tipi di tumore e ha determinato significativi miglioramenti per i pazienti, in particolare per quelli che vivono con un tumore ai polmoni. Novartis sta esplorando un certo numero di approcci immunoterapeutici, tra i quali l’adeguamento o la ‘istruzione’ del sistema immunitario, affinché sappia riconoscere il cancro come una minaccia, consentendo alle cellule del sistema immunitario di agire, e indagando i modi per rendere il tumore più accessibile alle stesse cellule immunitarie. Questa ricerca scientifica sta aiutando la comunità medica a comprendere come il cancro stia rispondendo alla terapia e quali pazienti possono trarre beneficio dai trattamenti.

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Novartis: nel rapporto sulla responsabilità sociale 2016 i progressi in tema di accesso e attenzione all’ambiente

Posted by fidest press agency su sabato, 28 gennaio 2017

novartis-sedeNovartis ha pubblicato il suo rapporto sulla responsabilità sociale, sottolineando per il quarto anno consecutivo i progressi compiuti in tema di accesso e attenzione all’ambiente. Basandosi sulla lunga storia di responsabilità sociale e di trasparenza dell’azienda, la relazione 2016 descrive il contesto sempre più ampio delle prestazioni di Novartis in materia di responsabilità sociale in cinque aree chiave: Accesso, Etica, Ricerca e Sviluppo, Persone e Ambiente. La relazione include anche i punti di vista di osservatori esterni sulle tendenze e sulle sfide tipiche del settore sanitario, e descrive i contributi essenziali forniti da Novartis agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.
Nel 2016, mediante i programmi di accesso, Novartis ha distribuito medicinali a circa 52 milioni di pazienti, offrendo, inoltre, educazione sanitaria, sviluppando infrastrutture e avviando altri programmi a beneficio di 17 milioni di persone in tutto il mondo. A un anno dal lancio, Novartis Access ha erogato oltre 120.000 trattamenti per malattie croniche in Kenya, Libano ed Etiopia, in ciascun caso con una fornitura di medicinali sufficiente per un mese. La relazione a un anno (2016) di Novartis Access, resa pubblica oggi, descrive gli sviluppi, i progressi e sottolinea le esperienze più emblematiche.
Nel 2016 la Novartis Malaria Initiative ha raggiunto un altro traguardo, con oltre 800 milioni di trattamenti erogati senza profitto, a partire dal 2001, nei Paesi in cui questa malattia è endemica. Allo stesso tempo, Novartis ha lanciato a Kaduna, in Nigeria, SMS for Life 2.0, una versione migliorata del premiato programma SMS for Life, che utilizza smartphone e tablet per consentire agli operatori sanitari locali di gestire le scorte di medicinali e di ricevere una formazione medica. Infine, anche il medicinale antimalarico di nuova generazione KAF156 sta entrando nella Fase IIb di sviluppo clinico.
Novartis ha anche intrapreso iniziative mirate a realizzare i suoi “Obiettivi 2020” e “Vision 2030” sulla sostenibilità ambientale: emissioni complessive nette di gas con effetto serra ridotte del 18,7% rispetto al 2010, con una riduzione netta supplementare di 10.000 tonnellate, mediante l’adozione di progetti energetici nel 2017. È stato anche avviato lo sviluppo di un approccio atto a identificare, misurare e valutare gli impatti economici, ambientali e sociali esterni creati dalle attività dell’azienda.
A testimonianza dei progressi compiuti, Novartis ha migliorato la sua posizione in diverse importanti classifiche di sostenibilità. Nell’Access to Medicine Index del 2016 Novartis si è classificata al terzo posto, da quarta che era nel 2014 e settima nel 2012. Novartis ha anche ricevuto un rating di A – e il riconoscimento della sua posizione tra i leader del settore sanitario nel 2016 CDP Climate Score. Più di recente, nella classifica 2017 Global 100 Most Sustainable Corporations in the World della rivista Corporate Knights, l’azienda ha migliorato notevolmente il suo status, salendo al 68° posto, guadagnando 30 posizioni rispetto allo scorso anno. Novartis è entrata anche nella classifica Green Rankings di Newsweek e nel Sustainability World Index del Dow Jones, così come nella lista del 2016 delle “World’s Most Admired Companies”, della rivista Fortune.
Nel 2016, il rapporto sulla responsabilità sociale è ancora una volta strutturato nel rispetto delle linee guida G4 della Global Reporting Initiative (GRI), con divulgazione a livello “globale”. Novartis vanta un robusto retaggio nelle attività di responsabilità sociale, e la trasparenza nella divulgazione di informazioni è una componente centrale del suo impegno nei confronti di questo sensibile tema. Novartis comunica i suoi interventi in quest’area fin dal 2000, attraverso il suo rapporto annuale e molteplici materiali stampati e disponibili online.

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Tumore del polmone: il ruolo del farmaco di Novartis Zykadia™ (ceritinib)

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2016

basileaBasilea. Novartis ha annunciato i risultati di fase III dello studio ASCEND-4, studio in aperto, randomizzato, controllato, multicentrico, condotto su pazienti con carcinoma del polmone non a piccole cellule (NSCLC) avanzato positivo per ALK (chinasi del linfoma anaplastico): i pazienti trattati in prima linea con ceritinib hanno ottenuto una sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) di 16.6 mesi (intervallo di sicurezza 95% [CI]: 12.6, 27.2), rispetto a 8.1 mesi (95% CI: 5.8, 11.1) dei pazienti trattati in prima linea con chemioterapia standard più mantenimento. Questo dato corrisponde a un valore del 45% in termini di riduzione del rischio di progressione della malattia (hazard ratio [HR] = 0,55 p <0,001). I risultati sono stati presentati durante il Simposio Presidenziale nel corso della 17° Conferenza Mondiale sul cancro del polmone (WCLC), organizzata a Vienna dall’Associazione Internazionale per lo Studio del Cancro al Polmone (IASLC).
I dati generali di sopravvivenza, endpoint secondario chiave dello studio, non sono ancora disponibili; in ogni caso è stato osservato un trend positivo a favore di ceritinib, nonostante il 72.4% dei pazienti nel braccio chemioterapico avesse ricevuto come primo trattamento un inibitore di ALK dopo la sospensione della chemioterapia.
Gli endpoint secondari pre-specificati che dimostrano l’efficacia di ceritinib nei pazienti con NSCLC avanzato ALK+, comprendevano il tasso di risposta obiettiva (ORR), il tasso di risposta obiettiva intracranica (OIRR), il tasso di controllo della malattia (DCR) e la durata della risposta (DoR).I pazienti trattati con ceritinib hanno evidenziato un ORR del 72.5% (95% CI: 65.5. 78.7) rispetto al 26.7% (95% CI: 20.5, 33.7) dei pazienti trattati con la chemioterapia standard. Inoltre, i pazienti con metastasi cerebrali misurabili hanno sperimentato con ceritinib un OIRR del 72.7% (95% CI: 49.8, 89.3, n=22) rispetto al 27,3% di quelli trattati con chemioterapia. I pazienti senza metastasi cerebrali allo screening hanno fatto registrare una sopravvivenza senza progressione di 26.3 mesi (95% CI: 15.4, 27.7, n=130) rispetto a 8.3 mesi (95% CI: 6.0, 13.7, n=125) con la chemioterapia standard. Inoltre, i pazienti trattati con ceritinib hanno evidenziato un DCR dell’84.7% (95% CI: 78.7, 89.5) e DoR di 23.9 mesi (95% CI: 16.6, non stimabile). I risultati dello studio sono stati valutati da una commissione di controllo indipendente in cieco (BIRC). I pazienti trattati con ceritinib hanno riportato anche un migliore stato di salute generale e il miglioramento dei sintomi specifici del cancro al polmone rispetto ai pazienti trattati con la chemioterapia standard.
«La risposta dei pazienti nel setting di prima linea è elevata e durevole» afferma Bruno Strigini, CEO Novartis Oncology. «Sulla base di questi risultati, Novartis sta avviando in tutto il mondo il confronto con le autorità regolatorie riguardo a questa possibile indicazione di ceritinib per migliorare ulteriormente i risultati per i pazienti con NSCLC avanzato ALK+».
Il profilo di sicurezza di ceritinib nello studio ASCEND-4, è coerente con il profilo di sicurezza precedentemente riportato nei pazienti con NSCLC avanzato ALK+.
I più comuni eventi avversi (AEs) che si sono verificati in più del 50% dei pazienti trattati con ceritinib sono stati: diarrea (84.7%), nausea (68.8%), vomito (66.1%), aumento di ALT (60.3%) e aumento di AST (52.9%), che erano per lo più di grado 1 e 2 e sono stati gestiti con interruzione o riduzione del dosaggio, e terapia concomitante. Non sono stati rilevati nuovi o inaspettati problemi di sicurezza.
Novartis ha presentato inoltre una prima ricerca sul profilo farmacocinetico (PK) di ceritinib 450 mg o 600 mg assunto con un pasto a basso contenuto di grassi, rispetto a ceritinib 750 mg da assumere a digiuno, come attualmente indicato.
La prima parte di questo studio di fase 1 prospettico, in aperto, multicentrico, ha evidenziato che rispetto ai pazienti che avevano assunto ceritinib 750 mg a digiuno, il braccio ceritinib 450 mg a stomaco pieno ha mostrato livelli comparabili di biodisponibilità nel profilo farmacocinetico allo steady-state, mentre il braccio di 600 mg a stomaco pieno ha mostrato approssimativamente il 25% in più di biodisponibilità allo steady-state.
Inoltre, i dati di sicurezza preliminari hanno rilevato che la frequenza generale di eventi avversi (AEs) tra i due gruppi risulta simile; pur tuttavia l’incidenza degli eventi avversi gastrointestinali (diarrea, nausea o vomito) è risultata più bassa nel gruppo ceritinib 450 mg, che avevano assunto un pasto a basso contenuto di grasso, con nessun evento avverso di grado 3/4. Questo studio è in corso e continua ad arruolare nella II parte i pazienti naive al trattamento, per valutare l’efficacia attraverso i tre bracci di trattamento e i follow-up di sicurezza.
Uno dei 12 driver genetici conosciuti di NSCLC, la predisposizione al gene ALK, colpisce approssimativamente il 2-7% delle persone con NSCLC. Questi pazienti sono candidati al trattamento con un inibitore mirato di ALK. Per definire un piano di trattamento personalizzato, le società scientifiche raccomandano di sottoporre i pazienti a test genetico.
ASCEND 4 è un trial clinico globale di fase III randomizzato, in aperto, multicentrico, che ha valutato la sicurezza e l’efficacia di ceritinib rispetto alla chemioterapia standard, compreso il mantenimento, in pazienti adulti con NSCLC avanzato ALK+ allo stadio IIIB o IV che non avevano ricevuto nessuna precedente terapia per la loro malattia in stato avanzato. I pazienti hanno ricevuto ogni giorno per via orale ceritinib da 750 mg oppure chemioterapia standard a base di pemetrexed platino doublet (pemetrexed 500 mg/m2 più cisplatino 75 mg/m2 o carboplatino AUC 5-6) per 4 cicli seguiti dal mantenimento con pemetrexed.
Dei 376 pazienti, 189 (59 con metastasi cerebrali) erano stati randomizzati con ceritinib e 187 (62 con metastasi cerebrali) con la chemioterapia. Tra i pazienti randomizzati al braccio di chemioterapia, 105 (60%) hanno ricevuto un inibitore di ALK come primo trattamento dopo la chemioterapia.
Ceritinib è un inibitore selettivo per via orale della chinasi del linfoma anaplastico (ALK), un gene che può fondersi con altri per formare un’anomala “proteina di fusione” che favorisce lo sviluppo e la crescita di alcuni tipi di tumori compreso il cancro al polmone non a piccole cellule (NSCLC). Ceritinib ha ottenuto in Europa l’approvazione condizionata per il trattamento dei pazienti adulti con NSCLC avanzato ALK+ trattati precedentemente con crizotinib. Negli Stati Uniti, ceritinib ha ottenuto l’approvazione accelerata per il trattamento di pazienti con NSCLC metastatico ALK+ che sono progrediti o che sono intolleranti a crizotinib.
Ceritinib è approvato attualmente in 55 Paesi nel mondo. Per ulteriori informazioni http://www.NovartisOncology.com/news/product-portfolio/zykadia

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Novartis Access presenta i primi risultati del programma e annuncia un protocollo d’intesa con il Ruanda

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 dicembre 2016

basileaBasilea. Novartis ha annunciato oggi che il Ruanda è stato il terzo Paese – dopo Kenya ed Etiopia – a firmare un protocollo d’intesa con Novartis Access. Questo accordo è parte integrante della strategia del governo ruandese tesa ad aumentare gli investimenti nella prevenzione, diagnosi e cura delle malattie non trasmissibili (MNT). Le prime forniture di prodotti Novartis Access sono previste per l’inizio del 2017.L’annuncio è stato dato nel corso dell’evento: Improving care for chronic patients in lower-income countries (“migliorare le cure per i pazienti cronici nei Paesi a basso reddito”) e ospitato da Novartis Access e dalla Novartis Foundation. L’incontro ha riunito esperti di salute pubblica e rappresentanti di governi, di ONG e del mondo accademico, che hanno esplorato le metodologie d’intervento per migliorare con azioni costanti le cure per i pazienti affetti da patologie croniche nei Paesi a basso reddito.Novartis Access possiede un portfolio di 15 medicinali (coperti e non coperti da brevetto) per la cura delle principali malattie croniche, quest’ultimo viene offerto a governi e clienti del settore pubblico al prezzo di un dollaro al mese per trattamento. Dal lancio del programma, nel mese di settembre 2015, in Kenya, Etiopia e Libano* sono stati distribuiti oltre 100.000 trattamenti mensili. In Kenya sono state avviate attività di capacity-building destinate a implementare lo screening e la diagnosi per il diabete e l’ipertensione; sono inoltre in corso incontri istituzionali per introdurre il programma in oltre 10 Paesi in tre continenti. In preparazione della futura campagna di roll-out, sono state presentate alle autorità sanitarie di 19 Paesi le domande di approvazione regolatoria per 312 prodotti.
“Novartis è impegnata a fornire medicinali a prezzi accessibili ai Paesi a basso reddito – ma l’accessibilità economica è solo la punta dell’iceberg”, dichiara Joseph Jimenez, CEO di Novartis. “Per poter affrontare su scala adeguata le cause fondamentali dei problemi sanitari in questi Paesi, è necessario che i governi e le ONG collaborino con le aziende per integrare le competenze e le risorse del settore privato. Questo non è solo auspicabile: è essenziale”.Nonostante i progressi, gli ultimi 12 mesi di attività hanno messo in evidenza diverse problematiche. In particolare, l’esperienza sul campo dimostra che l’approccio basato sul portfolio richiede un cambiamento di paradigma nel modo in cui i Paesi acquistano i farmaci. Inoltre, le liste nazionali dei medicinali essenziali non vengono aggiornate regolarmente, e questo impedisce ai Paesi di acquistare i farmaci di Novartis Access. Infine, i sistemi sanitari nei Paesi a basso reddito spesso sono attrezzati in modo inadeguato per fornire assistenza di qualità, vincolati come sono dagli scarsi investimenti nelle infrastrutture, con conseguente carenza di cliniche, ospedali e personale medico, reti di distribuzione inidonee e un numero insufficiente di operatori sanitari qualificati.
Per l’alto livello raggiunto nell’attività di social business, Novartis Access ha recentemente ricevuto il riconoscimento di best practice nell’Access to Medicine Index 2016. Questo indice misura le prestazioni delle 20 maggiori aziende farmaceutiche mondiali nell’impegno per l’accesso ai farmaci e all’assistenza sanitaria nei Paesi in via di sviluppo. Novartis ha raggiunto, quest’anno la terza posizione nella graduatoria. Nel 2014 era al quarto posto. La gestione delle MNT è particolarmente impegnativa nei Paesi a basso reddito, che devono affrontare la doppia incombenza per la cura dei loro pazienti costituita dalle malattie infettive e da quelle croniche. Ogni anno in questi Paesi muoiono 28 milioni di persone per malattie cardiovascolari, diabete, malattie respiratorie e tumori, un numero di decessi che rappresenta quasi il 75% delle morti per malattie non trasmissibili a livello globale.

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Studio EGALITY sul British Journal of Dermatology

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2016

novartis-sedeHolzkirchen. Sandoz, divisione del gruppo Novartis, pioniera e leader globale dei farmaci biosimilari, annuncia in questi giorni la pubblicazione dello studio EGALITY sul British Journal of Dermatology. Lo studio clinico ha dimostrato sicurezza, efficacia ed immunogenicità equivalenti tra il biosimilare Etanercept di Sandoz ed il prodotto di riferimento, Enbrel®. Lo studio è stato condotto in oltre 500 pazienti adulti per 52 settimane1. II disegno innovativo dello studio EGALITY prevedeva 4 bracci di trattamento due di switch (passaggi) e due di trattamento continuo. I pazienti sottoposti allo switch sono passati dal trattamento con biosimilare e prodotto originator 3 volte senza che siano state registrate differenze sostanziali in termini di sicurezza, efficacia ed immunogenicità.“Sandoz riconosce l’importanza per i clinici di avere dati robusti a supporto dello switch per utilizzare in maniera sicura i biosimilari. Nello studio EGALITY gli stessi pazienti sono stati trattati con il biosimilare etanercept alternato con il prodotto originator e questi 3 switch di trattamento non hanno avuto alcun impatto in termini di sicurezza ed efficacia” afferma Malte Peters, Head Global Clinical Development Biopharmaceuticals, Sandoz. “Questo studio innovativo dimostra che Sandoz sta lavorando per costruire fiducia nei farmaci biosimilari in modo tale da garantire un più ampio accesso alle cure per i pazienti di tutto il mondo”, continua Peters.Lo studio EGALITY è un trial randomizzato in doppio-cieco che ha coinvolto 531 pazienti con psoriasi a placche di grado moderato o severo e che è stato condotto in 74 cliniche dermatologiche in 11 nazioni europee e in Sud Africa e consiste in tre diverse fasi di osservazione. Nelle prime 12 settimane i pazienti hanno ricevuto etanercept biosimilare o l’originator. Nella seconda fase i pazienti che avevano mostrato un miglioramento di almeno il 50% dei sintomi della psoriasi sono stati ri-randomizzati in 4 gruppi: i primi 2 gruppi hanno continuato con il trattamento con l’originator o con il biosimilare e gli altri due hanno effettuato switch multipli alternando originator e biosimilare ogni 6 settimane fino alla settimana 301. Nella terza fase di osservazione i pazienti di tutti i quattro gruppi hanno continuato ad essere trattati con l’ultimo trattamento somministrato dalla settimana 30 alla settimana 52.A 52 settimane dall’inizio del trattamento, l’indice di severità PASI (Psoriasis Area Severity Index) è risultato comparabile tra etanercept biosimilare e l’originator.
EGALITY inoltre conferma un profilo di sicurezza paragonabile tra i due trattamenti a 52 settimane, con un simile tasso di incidenza di eventi avversi osservati in tutti i bracci dello studio. L’endpoint primario che consisteva nel raggiungere l’equivalenza nel tasso di risposta PASI 75 sono stati raggiunti alla settimana 122. Questi dati sono stati presentati al congresso Psoriasis International Network (PIN), 2016.L’FDA ha approvato etanercept biosimilare Sandoz nell’agosto 2016, per tutte le indicazioni incluse nel riassunto delle caratteristiche di prodotto dell’originator, per la terapia di diverse condizioni infiammatorie tra cui l’artrite reumatoide, la psoriasi a placche e l’artrite psorisiaca. Etanercept biosimilare Sandoz è sottoposto a revisione regolatoria EMA dopo che la sottomissione è stata accettata nella seconda metà del 2015. L’impegno di Sandoz è volto a incrementare l’accesso dei pazienti a farmaci biologici di alta qualità. Sandoz dispone di una ricca pipeline e ha in programma di lanciare i biosimilari di 5 dei maggiori biologici oncologici e immunologici nelle aree geografiche chiave entro il 2020. Sandoz, divisione del gruppo Novartis, è in un’ottima posizione per guidare il futuro mercato dei biosimilari, grazie alla sua profonda esperienza e competenza nello sviluppo, produzione e commercializzazione di questi farmaci.

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Lucentis®: OK del CHMP per l’approvazione UE nella sesta indicazione per il trattamento di pazienti con problemi di vista

Posted by fidest press agency su domenica, 16 ottobre 2016

novartis-sedeNovartis ha annunciato oggi che il CHMP, Comitato per i medicinali per uso umano, ha rilasciato parere positivo per Lucentis® (ranibizumab) per il trattamento di pazienti con compromissione visiva causata da CNV associata a cause diverse dalla degenerazione maculare senile neovascolare o CNV miopica. Se approvato dalla Commissione Europea (CE), ranibizumab diventerebbe il primo trattamento approvato per questa patologia retinica rispondendo in tal modo ad un importante bisogno medico disatteso.
La CNV è una patologia oculare causata dalla crescita anomala di vasi sanguigni sotto la retina, con conseguenti disturbi della vista3. La condizione può verificarsi rapidamente, ed è una delle principali cause di perdita della vista, poiché procura sintomi quali distorsione visiva, disturbi cromatici, perdita parziale della vista o comparsa di un punto cieco nel campo visivo4. La CNV è in genere associata a degenerazione maculare senile (“umida”) neovascolare e a miopia patologica, ma può verificarsi anche in associazione a molte altre patologie, inclusa uveite, corioretinopatia sierosa centrale, strie angioidi, traumi e distrofie retiniche o maculari5.
La domanda di approvazione è stata supportata dai dati provenienti dallo studio clinico MINERVA, sponsorizzato da Novartis 6, che ha dimostrato che il trattamento con ranibizumab ha determinato un aumento significativo di acuità visiva (pari a circa 10 lettere) a due mesi; questo guadagno è stato mantenuto fino al mese 12 dello studio, della durata complessiva di un anno2. A questo proposito ha dichiarato Paolo Lanzetta, Direttore Clinica oculistica, Università di Udine, che ha attivamente partecipato allo Studio “Lo studio MINERVA, ha dimostrato l’efficacia di ranibizumab nel trattamento della neovascolarizzazione coroideale (CNV) secondaria a cause diverse rispetto alla degenerazione maculare legata all’età e alla miopia. Sebbene ad incidenza più rara, questo tipo di CNV colpisce pazienti giovani e in età lavorativa con gravi conseguenze sulla vista e sulla qualità della vita. I risultati dello studio mostrano chiaramente da un lato l’efficacia di ranibizumab in questa serie di patologie associate a CNV e dall’altro la necessità di un trattamento il più possibile precoce al fine di ottenere i migliori effetti sull’acuità visiva dei pazienti. Ci auguriamo che presto ranibizumab sia disponibile anche per questa nuova indicazione”.
Ranibizumab ha quindi dimostrato di essere efficace per il trattamento della CNV, a prescindere dall’eziologia sottostante, senza alcun nuovo problema di sicurezza2.In genere la CE aderisce alle raccomandazioni del CHMP e fornisce la sua decisione definitiva entro due o tre mesi. La decisione sarà applicabile a tutti i 28 Stati Membri della Comunità europea, incluse Islanda e Norvegia.
Ranibizumab è un frammento di anticorpo terapeutico umanizzato, progettato per bloccare tutte le forme biologicamente attive di fattore di crescita vascolare endoteliale A (VEGF-A). Nella nAMD e in altre patologie oculari, come la DME e l’occlusione venosa retinica (RVO), è stato osservato un aumento dei livelli di VEGF-A. Ranibizumab è stato specificamente progettato per l’occhio: questo riduce al minimo l’esposizione sistemica.

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Novartis riceve dalla FDA tre designazioni di Breakthrough Therapy

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 maggio 2016

novartis-sedeNovartis ha annunciato oggi che la Food and Drug Administration (FDA) ha concesso tre designazioni di Breakthrough Therapy (“terapia fortemente innovativa”) a canakinumab per il trattamento di tre rari tipi di Sindrome da febbre periodica, nota anche come Febbre periodica ereditaria1. Questo significa che Novartis collaborerà strettamente con la FDA per accelerare la revisione regolatoria relativamente a canakinumab per queste patologie. Le sindromi da febbre periodica sono una classe di malattie autoinfiammatorie che causano febbri invalidanti e ricorrenti, che possono essere accompagnate da dolore e gonfiore articolare, dolore muscolare ed eruzioni cutanee, con complicanze potenzialmente fatali2. La maggior parte dei pazienti manifesta i sintomi poco dopo la nascita o durante l’infanzia3. Le tre patologie per le quali il canakinumab è in fase di revisione sono la sindrome periodica associata al recettore 1 del fattore di necrosi tumorale (TRAPS, Tumor Necrosis Factor-Receptor Associated Periodic Syndrome) e la sindrome da iper IgD (HIDS, Hyperimmunoglobulin D Syndrome) o deficit di mevalonato chinasi (MKD, Mevalonate Kinase Deficiency), così come la febbre mediterranea familiare (FMF, Familial Mediterranean Fever) non adeguatamente controllata con colchicina.
La FDA definisce Breakthrough Therapy una terapia rivolta al trattamento di una malattia grave o pericolosa per la vita e se l’evidenza preliminare indica che può essere migliore dei trattamenti esistenti. Se approvato, il canakinumab sarà probabilmente il primo farmaco a ottenere l’autorizzazione delle autorità regolatorie per il trattamento della TRAPS e della HIDS/MKD, e sarà un’alternativa all’unico trattamento approvato dalla FDA per la FMF cioè la colchicina. Le designazioni di Breakthrough Therapy sono state concesse sulla base dello studio clinico registrativo di Fase III CLUSTER4. In base a questo studio Novartis ha presentato negli Stati Uniti tre ulteriori Biologic License Application, al fine di registrare l’uso del canakinumab in queste indicazioni. Il canakinumab è stato approvato dalla FDA nel 2009 per il trattamento di due sottotipi di una classe di rare malattie autoinfiammatorie, nei pazienti a partire dai 4 anni di età, chiamate Sindromi periodiche associate alla criopirina (CAPS, Cryopyrin Associated Periodic Syndromes): la sindrome di Muckle-Wells (MWS, Muckle-Wells syndrome) e la sindrome autoinfiammatoria familiare da freddo (FCAS, Familial Cold Autoinflammatory Syndrome). Nel 2013 la FDA ha approvato il canakinumab per una rara forma autoinfiammatoria di artrite idiopatica giovanile chiamata artrite idiopatica giovanile sistemica (SJIA, Systemic Juvenile Idiopathic Arthritis) nei pazienti a partire dai 2 anni di età.
Le sindromi da febbre periodica sono una classe di malattie autoinfiammatorie le quali causano gravi febbri ricorrenti che non hanno una causa infettiva. La maggior parte dei pazienti manifesta i sintomi poco dopo la nascita o durante l’infanzia, ma in alcuni la patologia si manifesta o viene diagnosticata solo in età adulta.
Non ci sono farmaci approvati disponibili per il trattamento della TRAPS o della HIDS/MKD e le opzioni terapeutiche per i pazienti con FMF sono molto limitate. Gli attuali trattamenti, come i farmaci anti-infiammatori per via orale, per esempio i corticosteroidi, contribuiscono solo a gestire i sintomi. Se, da un lato, esercitano qualche effetto nella riduzione dei sintomi, dall’altro i medicinali come i farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) non prevengono né modificano il corso di un episodio di febbre2.
Delle tre patologie rare per le quali il canakinumab è stato esaminato dalla FDA, la FMF è la più comune e interessa soprattutto persone di discendenza mediterranea-orientale, con un’incidenza in queste popolazioni da 1/250 a 1/1000 individui. In altri gruppi etnici è molto meno comune, ma può colpire chiunque3. TRAPS e HIDS/MKD sono meno comuni, con un’incidenza pari a sole 1-2 persone circa per milione3.
Il canakinumab è un anticorpo monoclonale umano selettivo ad alta affinità che inibisce l’interleuchina-1 (IL-1) beta, la quale è una componente importante delle difese del sistema immunitario. Un’eccessiva produzione di IL-1 beta svolge un ruolo di primo piano in alcune patologie infiammatorie6,7. Il canakinumab agisce bloccando l’azione dell’IL-1 beta per un periodo prolungato di tempo, inibendo quindi l’infiammazione che viene causata dalla sua produzione eccessiva. Il canakinumab è approvato per il trattamento della SJIA negli Stati Uniti e per il trattamento sintomatico dell’artrite gottosa acuta refrattaria nella UE. Il canakinumab è inoltre approvato in oltre 70 Paesi – inclusi quelli della UE, Svizzera, Canada e Giappone – per il trattamento delle CAPS, rare malattie genetiche caratterizzate da sintomi debilitanti che durano tutta la vita. Negli Stati Uniti, il canakinumab è stato approvato per due sottotipi di CAPS: MWS e FCAS. Le indicazioni approvate possono variare a seconda del Paese.

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Risultati Novartis

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2016

novartisForte crescita del fatturato (in v.c.) su base annua, incremento del risultato operativo e dell’utile per azione, al netto degli eventi eccezionali2 Il fatturato cresce del 5% (in v.c.) e il risultato operativo al netto degli eventi eccezionali del 10% (in v.c.) Il margine operativo al netto degli eventi eccezionali aumenta di 1,3 punti percentuali. Il risultato operativo (-2 in v.c.) diminuisce soprattutto a causa degli ammortamenti relativi ai nuovi asset di Oncology
L’utile netto (-18%) ha risentito degli eccezionali guadagni del 2014 (derivanti dalla vendita di azioni di Idenix e LTS) e degli oneri straordinari del 2015 (relativi alle consociate in Venezuela)
L’utile annuo per azione, al netto degli eventi eccezionali, cresce del 10% (in v.c.) a 5,01 dollari
Il cambio sfavorevole ha inciso negativamente, fino al -10%, sul fatturato e fino al -15% sul risultato operativo ‘core’ Il free cash flow è di 9,3 miliardi di dollari, in flessione del 15% (in dollari) a causa degli andamenti valutari
· Quarto trimestre solido, con crescita del fatturato pari al 4% (in v.c.) e del risultato operativo ‘core’ pari al 9% (in v.c.)
o La forte performance dei Farmaceutici compensa la flessione di Alcon
· Costante dinamismo dell’innovazione, con autorizzazioni e richieste di approvazione chiave nel quarto trimestre
Approvato Entresto in Europa per lo scompenso cardiaco cronico
Approvato Cosentyx per AS e PsA in Europa e, a gennaio 2016, negli Stati Uniti
Sandoz presenta il dossier registrativo in Europa per il biosimilare etanercept e negli Stati Uniti per pegfilgrastim
· Focalizzazione della Divisione Alcon sui core business Surgical e Vision Care, con il programma di crescita in corso o Il business dei farmaci oftalmici di Alcon viene trasferito alla Divisione farmaceutici, unendo così la forza dei brand Alcon a quella del Farma nello sviluppo e nel marketing
· Fare leva sulle economie di scala nel Gruppo porterà a una maggiore efficienza e innovazione
Centralizzazione delle attività produttive del Gruppo per ottimizzare la capacità di pianificazione e contenere i costi
Integrazione interdivisionale di alcune funzioni dello sviluppo farmaci per migliorare l’allocazione delle risorse, delle tecnologie e degli standard allo scopo di incrementare ulteriormente l’innovazione o Si prevede che questi cambiamenti possano generare ogni anno un contenimento dei costi superiore al miliardo di dollari entro il 2020, a partire dal 2016; i costi una tantum della ristrutturazione, pari a 1,4 miliardi di dollari, saranno ripartiti nell’arco di 5 anni
· Cambiamenti nella leadership Novartis con effetto dal 1° febbraio 2016
Mike Ball è nominato Divisione Head e CEO di Alcon, subentrando a Jeff George
Vas Narasimhan diventa Global Head Drug Development e Chief Medical Officer
Andre Wyss è nominato President delle Novartis Operations
· Proposto per il 2015 un dividendo per azione di 2,70 franchi svizzeri, in crescita del 4%
· Previsioni per il 2016: Si prevede che fatturato e risultato operativo ‘core’ siano sostanzialmente in linea con quelli dell’anno precedente (foto: novartis)

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Progetto BioUpper: chiusa la call

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 dicembre 2015

novartisSono 118 le candidature ricevute per la prima edizione di BioUpper, il concorso promosso da Novartis Italia e Fondazione Cariplo a sostegno dei giovani talenti che vogliono creare una start up nel settore delle scienze della vita. Lanciato lo scorso 30 settembre, il bando si è chiuso il 20 novembre a mezzanotte.In attesa che la Giuria selezioni i 20 migliori progetti che potranno accedere alla seconda fase del progetto, la training week che si svolgerà dal 14 al 18 dicembre, presentiamo alcuni primi dati di sintesi dei risultati della call.
Dei 118 progetti presentati, la maggior parte (76) proviene da team composti da 3 o più persone, mentre 17 candidati hanno presentato la propria idea singolarmente.A livello anagrafico, due dati sono particolarmente interessanti. Il primo è l’età dei partecipanti: il 53% dei candidati che hanno partecipato è nella fascia compresa tra i 18 e i 35 anni e in questa fascia 44 sono i giovanissimi “under 25”. Nei team che hanno consegnato il progetto inoltre 82 partecipanti rientrano negli “over 45”. Alta anche la percentuale di donne che hanno preso parte al progetto: nei team che hanno consegnato la loro idea di start up, le donne sono il 40%. “L’interesse suscitato da questa nostra iniziativa suggerisce che, in un settore chiave come quello della salute, c’è una diffusa propensione all’innovazione e all’imprenditorialità, che va concretamente sostenuta e incoraggiata. Il percorso di BioUpper è appena iniziato e, con queste premesse, sono certo potrà offrire un importante contributo agli aspiranti imprenditori del nostro Paese” – ha dichiarato Georg Schroeckenfuchs, AD e Country President Novartis Italia.Grande soddisfazione e uno sguardo al futuro anche da parte di Giuseppe Guzzetti, Presidente di Fondazione Cariplo, che ha ribadito: “Quale sostenitore delle attività di ricerca scientifica nell’ambito delle scienze della vita, da quella più a carattere fondamentale fino ad arrivare a quella traslazionale e clinica, non avevamo dubbi sul potenziale dell’ecosistema italiano. Adesso BioUpper deve massimizzare le opportunità e permettere che queste idee diventino imprese tecnologiche in grado di generare valore economico e sociale”. La presenza significativa di startupper tra i 18 e i 35 anni è il segnale che l’attenzione riservata dal Governo a temi-chiave quali innovazione e la promozione dell’imprenditoria giovanile è in sintonia con le migliori energie della società. BioUpper costituisce quindi lo strumento tramite il quale Novartis intende iniettare ulteriori risorse in un tessuto sociale già reattivo, ma troppo spesso non adeguatamente stimolato.La partecipazione di over 45 in team eterogenei, invece, dimostra in modo tangibile che la ricerca e lo sviluppo sono un fattore imprescindibile in un’economia della conoscenza come quella italiana, dove si coniugano l’esperienza consolidata dei quarantenni con lo slancio dei ventenni.Il maggior numero di progetti presentati riguarda gli “strumenti digitali al servizio della salute” (38 progetti), seguiti dalle “biotecnologie orientate alle scienze mediche” (37 progetti). Ammontano a 34 i progetti relativi ai “dispositivi medicali e servizi orientati al paziente o alla sanità.” All’interno di queste tre macro-aree emergono, per numero di idee, tematiche quali le modalità di erogazione del servizio sanitario, la medicina rigenerativa e i dispositivi terapeutici più avanzati.A livello geografico, la regione con il più alto numero di candidature risulta essere la Lombardia, con 35 progetti presentati. 25 di questi provengono dalla sola provincia di Milano. Seguono Emilia Romagna (11), Toscana (10), Piemonte, Sicilia (9) e Puglia (8). Il desiderio di dare vita ad una start up è comunque diffuso in tutta la Penisola: BioUpper ha raccolto adesioni dal Veneto alla Sicilia, dalla Sardegna al Friuli Venezia Giulia. Uno anche da un ricercatore italiano all’estero.

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Novartis e Fondazione Cariplo lanciano BioUpper, l’acceleratore di start up nelle scienze della vita

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2015

novartis-sede-logo-140207115847_bigNovartis Italia e Fondazione Cariplo hanno presentato oggi presso il Ministero della Salute il progetto BioUpper a sostegno dei giovani talenti che vogliono creare una start up nelle scienze della vita. L’iniziativa è promossa in collaborazione con PoliHub, l’incubatore della Fondazione Politecnico di Milano, e Humanitas, gruppo ospedaliero e avanzata struttura di ricerca.
Alla presentazione hanno partecipato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, l’Head of Region Europe di Novartis Pharma Guido Guidi, il Presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti e il Consigliere delegato di PoliHub Stefano Mainetti.
BioUpper – nato da una partnership di due anni firmata da Novartis e Fondazione Cariplo – aiuterà i giovani startupper a elaborare, formalizzare e presentare progetti innovativi di prodotto o di processo nel campo delle scienze della vita. I più meritevoli verranno accompagnati in un percorso personalizzato e strutturato che consentirà loro di accedere a risorse, strutture e relazioni in un settore all’avanguardia come quello medico-scientifico. I tre migliori gruppi di lavoro riceveranno inoltre un contributo economico per sviluppare ulteriormente i loro piani.“Con questa iniziativa – ha dichiarato Guido Guidi, Head of Region Europe di Novartis Pharma – vogliamo sostenere la crescita di un settore, quello delle biotecnologie, che è tra i più dinamici e promettenti del panorama scientifico ed economico italiano, contribuendo a colmare il gap tuttora esistente tra l’eccellenza della ricerca nazionale in questo ambito e la sua traduzione in attività imprenditoriali competitive e sostenibili. Il nostro intervento, in partnership con Fondazione Cariplo, PoliHub e Humanitas, è un atto concreto in favore dello sviluppo dell’innovazione nelle bioscienze, che Novartis considera un settore strategico per il futuro del nostro Paese, in linea con gli indirizzi dell’attuale governo, che per la prima volta identifica l’Italia come potenziale hub della farmaceutica europea.”
“La filantropia a sostegno della ricerca scientifica – ha dichiarato Giuseppe Guzzetti, Presidente Fondazione Cariplo – è da tempo una realtà concreta in Italia: in questi venticinque anni la nostra Fondazione ha sostenuto più di 1.500 progetti in questo ambito, con oltre 350 milioni di euro. Non credo vi sia organizzazione filantropica che abbia fatto di più in Italia. Ora stiamo vivendo un nuovo corso sempre più orientato a collaborazioni con chi, nel pubblico e nel privato, ha a cuore la ricerca che abbia anche un fine sociale, con ripercussioni concrete sulle persone che hanno bisogno”.
Da oggi fino al 15 novembre, sul sito http://www.bioupper.com sarà aperto il bando per candidare il proprio progetto negli ambiti delle biotecnologie orientate alle scienze mediche, degli strumenti digitali al servizio della salute e dei dispositivi medicali e dei servizi orientati al paziente o alla sanità. I venti migliori team accederanno a una settimana di formazione, un percorso della durata di cinque giorni che prevede momenti di lezioni frontali alternati a incontri con i principali imprenditori nazionali e internazionali operanti nel settore. Saranno inoltre previste attività individuali e in team con la supervisione di figure professionali competenti, così da approfondire la proposta progettuale e predisporre una presentazione efficace.
Al termine della settimana di formazione, i progetti verranno presentati in una sessione di elevator pitch davanti a una giuria costituita da rappresentanti di Novartis, Fondazione Cariplo, PoliHub, Humanitas e altri esponenti della startup community, che selezionerà fino ad un massimo di dieci progetti per accedere al programma di accelerazione.Il programma di accelerazione, della durata di due mesi, sarà pensato e progettato appositamente sulle specifiche esigenze dei progetti selezionati e consentirà di potenziare le competenze tecniche e le attitudini imprenditoriali e di supportare concretamente i gruppi di lavoro nello sviluppo del proprio progetto d’impresa. Saranno previsti momenti formativi, visite guidate ad aziende e distretti anche esteri, incontri di networking con i principali finanziatori nazionali e internazionali, come per esempio business angel, venture capitalist, piattaforme di crowdfunding o imprenditori di successo. Al termine della fase di accelerazione, ciascun team sarà chiamato a presentare i risultati raggiunti. I tre migliori riceveranno un contributo di 50.000 euro, che permetterà loro di usufruire in modo personalizzato e flessibile di ulteriori consulenze specializzate e di servizi e attività per lo sviluppo del proprio progetto d’impresa, così da facilitare e rendere efficace il percorso di accesso al mercato.
La giuria sarà costituita da soggetti provenienti dal mondo delle imprese, della ricerca, della finanza e delle istituzioni, attivi nello sviluppo di nuove imprese ed esperti nelle aree di supporto all’imprenditorialità: Danny Bar Zohar (Chief Scientific Officer, Novartis Farma Italy), Giovanni Ferrara (Venture Partner, Novartis Venture Fund), Stefano Firpo (Direttore generale per la politica industriale, la competitività e le PMI, Ministero dello Sviluppo Economico), Guido Guidi (Head of Region Europe, Novartis Pharma), Riccardo Luna (Digital Champion, referente per l’Italia dell’Agenda Digitale Europea), Stefano Mainetti (Consigliere Delegato, PoliHub), Carlo Mango (Direttore Area Ricerca Scientifica, Fondazione Cariplo), Alberto Mantovani (Direttore Scientifico, Istituto Clinico Humanitas), Marco Pierotti (Senior Group Leader, Istituto FIRC di Oncologia Molecolare), Diana Saraceni (Founder and Managing Partner, Panakè) e Roberto Scrivo (Capo della Segreteria Tecnica, Ministero della Salute).
L’iniziativa, promossa da Novartis Italia e Fondazione Cariplo, vedrà il supporto di PoliHub, uno dei maggiori incubatori internazionali che vanta una consolidata esperienza nel sostegno di imprese innovative ad alto contenuto tecnologico; mentre il focus sull’ambito scientifico-medicale è garantito dalla collaborazione con l’Istituto Humanitas di Milano, gruppo ospedaliero tra i più innovativi in Italia per la ricerca e riconosciuto a livello internazionale per il suo modello di gestione.
“Quindici anni di esperienza ci hanno permesso di sviluppare conoscenze e competenze distintive nel mondo dell’imprenditoria tecnologica e di essere riconosciuti tra i migliori incubatori internazionali – afferma Stefano Mainetti, Consigliere Delegato di PoliHub – La scelta di PoliHub da parte di Novartis e Fondazione Cariplo quale migliore performing partner per l’iniziativa BioUpper è un’ulteriore conferma dei risultati ottenuti. La nostra natura di hub ci consente di operare con un reale approccio multidisciplinare, unendo le competenze ingegneristiche garantite dal Politecnico di Milano con quelle medico-scientifiche offerte da Humanitas, quale partner specializzato nell’ambito delle scienze della vita.”
L’iniziativa ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute, del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e dalla Conferenza dei Rettori delle Università italiane (CRUI).

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Nuovo farmaco di Novartis per lo scompenso cardiaco

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2015

novartis-sede-logo-140207115847_bigBasilea. Novartis ha annunciato oggi che il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP, Committee for Medicinal Products for Human Use) ha adottato un parere positivo per LCZ696 (sacubitril/valsartan), una decisione che rappresenta un importante passo avanti verso la disponibilità del medicinale nell’Unione Europea. In attesa dell’approvazione definitiva da parte della Commissione Europea, LCZ696 sarà reso disponibile per il trattamento di pazienti adulti con scompenso cardiaco cronico sintomatico e a frazione di eiezione ridotta.
«In considerazione della cattiva prognosi tipica dei pazienti con scompenso cardiaco, che riportano una mortalità del 50% a 5 anni dalla diagnosi, l’approvazione di LCZ696 da parte del CHMP rappresenta una speranza per i pazienti europei con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta», ha dichiarato David Epstein, Division Head, Novartis Pharmaceuticals. «Ci sono già giunte conferme dagli Stati Uniti sui benefici che i medici e i pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta stanno osservando con LCZ696 e speriamo di ricevere presto il via libera definitivo da parte della Commissione Europea».
La decisione del CHMP, che fa seguito alle precedenti approvazioni di Stati Uniti e Svizzera, si basa sui risultati dello studio PARADIGM-HF, condotto su 8.442 pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta, che è stato interrotto in anticipo rispetto ai tempi previsti non appena è stato dimostrato che LCZ696 riduceva in modo significativo il rischio di morte cardiovascolare rispetto all’ACE-inibitore enalapril1. Alla fine dello studio i pazienti che avevano ricevuto LCZ696 presentavano maggiori probabilità di sopravvivenza e minore incidenza di ricoveri ospedalieri per scompenso cardiaco rispetto ai pazienti che avevano ricevuto enalapril. L’analisi dei dati di sicurezza ha dimostrato che LCZ696 ha un profilo di tollerabilità simile a quello di enalapril.
«I risultati sorprendenti ottenuti nel corso dello studio clinico PARADIGM-HF mi hanno portato a credere che, una volta approvato, LCZ696 potrebbe sostituire rapidamente gli ACE-inibitori, che hanno rappresentato le fondamenta terapeutiche per più di 20 anni», ha dichiarato John McMurray, Professore dell’Università di Glasgow e uno dei due Principal Investigator. «Migliaia di vite potrebbero essere prolungate e migliaia di ricoveri evitati, grazie alla capacità unica di LCZ696 di potenziare i peptidi natriuretici (ormoni benefici per il cuore), inibendo al tempo stesso il sistema RAAS».
Lo scompenso cardiaco è una patologia debilitante e potenzialmente fatale, in cui il cuore non riesce a pompare una quantità sufficiente di sangue, perché i suoi tessuti diventano troppo deboli o troppo rigidi per funzionare in modo adeguato3. I pazienti devono pertanto affrontare un elevato rischio di mortalità, ripetuti ricoveri in ospedale e sintomi come dispnea, affaticamento e ritenzione di liquidi, che esercitano un impatto notevole sulla qualità della loro vita. Anche se nel mondo le persone che soffrono di scompenso cardiaco sono milioni, la maggior parte di loro non ne riconosce i sintomi: questo significa che molte diagnosi sono errate, oppure che i sintomi vengono erroneamente attribuiti all’età.

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Novartis e Fondazione Cariplo: insieme per sostenere i giovani talenti nelle scienze della vita

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2015

novartis-sede-logo-140207115847_bigNovartis Italia e Fondazione Cariplo annunciano l’accordo a sostegno di giovani talenti, che vogliono creare una startup nelle scienze della vita e partecipare attivamente allo sviluppo economico del nostro Paese.“Il nostro paese deve poter investire sui suoi cervelli migliori, favorendo l’incontro tra il sistema industriale e i ricercatori maggiormente preparati. Solo così saremo capaci di sostenere lo sviluppo economico, sociale e occupazionale italiano” afferma Guido Guidi, Head Pharma Region Europe Novartis. ”L’industria, affiancata da soggetti istituzionali e accademici, deve poter svolgere un ruolo trainante per colmare il divario tra la ricerca di base e il raggiungimento di outcome concreti per l’innovazione” continua Guidi “Bisogna riconoscere ai privati la capacità e il ruolo di partner ideali nella valorizzazione delle giovani risorse del paese, al fine di sostenere lo sviluppo di startup innovative e di idee imprenditoriali di successo.” Il Presidente di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, ha così commentato l’avvio del progetto: “Questa iniziativa è un nuovo esempio di come oggi la filantropia può essere leva per far nascere e crescere iniziative imprenditoriali che creino occupazione – soprattutto per i giovani – e che vadano a beneficio della collettività. Certamente le attività in campo biomedicale svolte grazie all’iniziativa lanciata con Novartis raggiungeranno questi obiettivi”. Continua Guzzetti “La Fondazione ha da tempo intrapreso la via delle partnership, anche a livello internazionale, perché i problemi che ci troviamo di fronte si possono affrontare solo lavorando insieme. Non è la prima volta che Fondazione Cariplo avvia un’iniziativa anche con aziende o fondazioni di impresa e le esperienze fatte dimostrano che pubblico, privato e privato sociale insieme possono generare innovazione, cambiamento e, come in questo caso, sostenere l’occupazione”.L’ambizioso progetto, chiamato BioUpper, avrà la durata di due anni e aiuterà i giovani start-upper a elaborare, formalizzare e presentare nuove idee di business nel campo delle scienze della vita, accompagnandoli in un percorso strutturato e premiando le iniziative ritenute più meritevoli con un contributo economico. Le aree di intervento sono quelle della medicina, biotecnologie applicate alla salute, medicina rigenerativa, medicina personalizzata, nutraceutica, software applicativi per la salute, servizi di e-health, dispositivi medici e strumenti per la diagnostica.
La partnership intende dare linfa ad un segmento della ricerca che, se applicata alle esigenze del sistema produttivo italiano, può divenire un volano per la crescita e l’occupazione. I dati odierni della bioeconomia legata alle life sciences in Italia attestano che, in termini di fatturato, il settore supera i 7.400 milioni di euro (in crescita del 4,3% rispetto al 2013) con una filiera che conta oltre 200 imprese e un ammontare di investimenti in R&S di 1.413 milioni di euro (+ 4,2%)

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