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Posts Tagged ‘nutrizionale’

Siaart per il trattamento nutrizionale di pazienti affetti da Covid-19

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2020

Sono nate dalla collaborazione tra la Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo (SINuC) e la Società Italiana di Anestesia Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) le nuove Raccomandazioni sviluppate da un gruppo di lavoro multidisciplinare basandosi sulle evidenze disponibili. In particolare, lerecenti linee guidaed expert statements ESPENed ESICMal fine di fornire agli operatori coinvolti nel trattamento multimodale dei pazienti critici e post-critici adulti affetti da COVID-19 alcune utili indicazioni sulle modalità di trattamento nutrizionale. Le caratteristiche cliniche dei pazienti critici COVID-19 evidenziano una diffusa malnutrizione. La cura della nutrizione è vitale, in particolare nei pazienti coninfezionie insufficienza d’organo. La sepsi è solo una delle numerose aree terapeutiche in cui il supporto nutrizionale è stato associato a una riduzione della durata in terapia intensiva e della mortalità. I pazienti ricoverati malnutriti sono associati a costi ospedalieri più elevati,degenze prolungate e aumento della mortalità. L’espansione e la sfida senza precedenti ai servizi di Terapia Intensiva, richiede inevitabilmente una pianificazione e ristrutturazione dei servizi dietetici, di supporto agli intensivisti. Mentre la maggior parte delle persone con COVID-19 sviluppa una malattia lieve o non complicata, circa il 14% sviluppa una malattia grave che richiede il ricovero in ospedale e il supporto dell’ossigeno e il 5% richiede l’ammissione in un’unità di Terapia Intensiva. Nei casi più gravi, COVID-19 può essere complicato da sindrome da distress respiratorio acuto(ARDS), sepsi e shock settico,insufficienza multiorgano, con interessamento particolare di rene e cuore. La pandemia virale COVID-19 rappresenta una sfida senza precedenti ai servizi di Terapia Intensiva. L’età avanzata e le co-morbilitàsono state riportate come fattori di aumentato rischiodi mortalità.
È stato anche osservato che la durata mediana della rilevazione dell’RNA virale si attesta intorno ai 20 giorni (IQR 17-24) nei sopravvissuti, ma il virus SARS-CoV-2 risulta rilevabile fino alla morte nei non sopravvissuti. La più lunga durata osservata di diffusione virale nei sopravvissuti è stata di 37 giorni.

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Proteine sì, ma quante?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 dicembre 2019

Nell’ambito del progetto di educazione nutrizionale Nutripiatto arrivano le raccomandazioni di SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) per un corretto consumo di proteine.Le proteine, infatti, pur essendo un elemento essenziale nella crescita dei bambini, possono rappresentare anche un pericolo per l’organismo, soprattutto nei più piccoli, con complicanze a livello renale, modifiche dell’appetito e obesità che sono, infatti, i rischi principali di un eccessivo consumo di proteine. I bambini di età inferiore ai 3 anni non devono superare il 12% di apporto proteico giornaliero. A raccomandarlo è la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) che fornisce alcune precise indicazioni alimentari per non cadere in errori che possano compromettere la salute del bambino di oggi e dell’adulto di domani.Fondamentali a tutte le età, ma soprattutto in età pediatrica, le proteine rappresentano “i mattoni” necessari a costruire nuovi tessuti e riparare quelli danneggiati. Sono 5 le categorie alimentari considerate fonte primaria di proteine (carne, uova, pesce, legumi, latte e derivati). A mettere in evidenza la giusta ripartizione nell’arco di una settimana è la SIPPS che raccomanda 4 porzioni di legumi, 4 di pesce, 1 uovo a settimana, 1 porzione di carne rossa, 2 porzioni di carne bianca e 2 porzioni di formaggio.
Le proteine sono in realtà contenute, sebbene in quantità inferiori, anche in altri alimenti: pasta, cereali, orzo, farro, avena, frutta secca, castagne, persino alcuni frutti e ortaggi. Basti pensare che una porzione di crusca di frumento apporta lo stesso quantitativo proteico di un vasetto di yogurt. L’indicazione prudenziale proposta dai LARN (Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana, 2014) per i bambini al di sotto dei 3 anni è prevedere un apporto proteico quotidiano che si trovi all’interno del range 8-12% dell’energia totale e comunque perentoriamente al di sotto del 15% dell’energia totale giornaliera.“Dai 3 anni in poi, sulla base delle indicazioni del Larn – aggiunge la Dott.ssa Lisa Mariotti, Nutrizionista Pediatrica Dipartimento Medicina dell’Infanzia e dell’età Evolutiva ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, consulente nutrizionista SIPPS – per l’apporto proteico, è bene rimanere nell’intervallo di riferimento 12-18% sulle calorie giornaliere. Il pericolo di un consumo eccessivo può portare a complicanze a livello renale, sovrappeso/obesità e modifiche dell’appetito”.Le proteine, dopo l’acqua, costituiscono la parte maggiore dei tessuti per questo sono uno dei principali alimenti indispensabili nella dieta dell’uomo. Hanno una funzione prevalentemente plastica (servono per lo sviluppo, la conservazione e il ripristino delle cellule) e, in misura minore, energetica. In particolare, i fabbisogni proteici di bambini e adolescenti (1-17 anni) sono calcolati per soddisfare le richieste necessarie per la crescita e per il mantenimento di una massa proteica in progressivo aumento.
Nutripiatto è uno strumento di educazione nutrizionale sviluppato da Nestlé e rivolto ai bambini dai 4 ai 12 anni, studiato con il fine di promuovere i principi di un’alimentazione sana e bilanciata. Il progetto prevede un kit composto da un piatto “intelligente” e da una guida didattica che spiega come utilizzare il Nutripiatto e offre idee e consigli per soddisfare i fabbisogni nutrizionali dei bambini, tenendo anche conto delle differenti fasce di età. La guida prevede inoltre capitoli specifici relativi alla corretta idratazione e all’attività fisica da svolgere con gli amici e con i propri animali da compagnia. Per maggiori informazioni visitare il sito: http://www.nutripiatto.nestle.it. Nutripiatto rientra nel progetto internazionale Nestlé for Healthier Kids, che si pone l’ambizioso obiettivo di aiutare, entro il 2030, 50 milioni di bambini a vivere in modo più sano.

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Terapia nutrizionale nel paziente oncologico?

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

Negli ultimi anni è diventato chiaro, anche grazie a studi italiani e internazionali, come adeguati interventi nutrizionali aumentino tolleranza e outcome dei trattamenti oncologici e migliora la qualità di vita.“E’ di difficile comprensione come mai la valutazione nutrizionale dei malati di tumore (che in oltre il 50% dei casi già al momento della diagnosi mostrano una perdita di peso del 5% secondo lo studio italiano PreMio) sia considerata facoltativa e lasciata alla buona volontà di qualche oncologo preparato se non proprio illuminato” commenta il Prof. Maurizio Muscaritoli Presidente SINuC.“Ed è ancor più sorprendente che in alcuni casi l’opportunità di avviare il paziente ad uno screening nutrizionale non sia parte di una buona pratica consolidata, ma affidata a personale non medico. Situazione aggravata dal fatto che sul territorio sembrano esistere 20 sistemi sanitari che non garantiscono uniformità degli standard di prestazione. Ma se è vero che un paziente su 5 non sopravvive alle cure oncologiche a causa delle conseguenze della malnutrizione ecco che si configura un vero e proprio paradosso” prosegue Muscaritoli. La malnutrizione calorico-proteica (MCP) infatti è un processo reversibile e mette il paziente nelle condizioni di affrontare la malattia nelle migliori condizioni possibili, aumentando le probabilità di sopravvivenza. Il percorso metabolico nutrizionale nel resto del mondo viene avviato parallelamente alla diagnosi di tumore e ne rappresenta un tassello fondamentale. Lo screening e la valutazione dovrebbe essere eseguito entro quattro settimane dalla diagnosi (se non addirittura alla prima visita oncologica). Contestualmente all’elaborazione del piano terapeutico e della terapia di prima linea (chirurgia, chemio o radio) andrebbe studiato il piano nutrizionale di primo livello che può prevedere la prescrizione di supplementi orali. La rivalutazione periodica è un altro tassello fondamentale che segue la progressione delle terapie e il loro andamento: le cure infatti, ancorché necessarie, possono avere effetti diretti su appetito e capacità di alimentarsi. In una percentuale variabile di casi possono essere messi in atto interventi nutrizionali avanzati: uso di nutrienti specifici, nutrizione enterale o parenterale. “Va detto che esiste ancora un forte pregiudizio e l’idea che la nutrizione artificiale sia associata a malattie terminali e fine vita” prosegue il Prof. Muscaritoli “al contrario, deve essere considerata una terapia salvavita e temporanea”.La valutazione nutrizionale è un percorso a tappe che prevede l’utilizzo di strumenti e scale per lo screening (NRS-2002, MST, MUST ecc.) oltre a regolari annotazioni sulla cartella clinica di altezza, peso, Indice di Massa Corporea, variazioni del peso e apporto nutrizionale. In caso di screening anomalo si passa all’analisi della massa muscolare, test che analizzano la performance e la forza fisica, valori di infiammazione secondo la Scala di Glasgow ed esami ematici in funzione sia dell’apporto nutrizionale che dei sintomi correlati alla malattia o alla terapia e che possono influenzare l’alimentazione (come la presenza di disfagia, nausea, disturbi digestivi sino all’anoressia). E’ a questo punto che è possibile determinare il fabbisogno energetico e/o proteico per stabilire l’intervento più adatto: dieta, supplementi orali, nutrizione enterale o parenterale.

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Rene policistico e terapia nutrizionale

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

La Terapia Nutrizionale è un aspetto cruciale del trattamento del rene policistico, eppure la maggior parte degli studi sono concentrati sull’approccio farmacologico per rallentare la progressione della malattia. Il rene policistico dell’adulto, che si indica anche con la sigla ADPKD, è una delle malattie genetiche più comuni con un’incidenza di 1 su 1000 La malattia renale policistica autosomica dominante (Autosomal Dominant Polycystic Kidney Disease, ADPKD), è la più comune forma di malattia renale cistica e rappresenta, nel mondo, la causa di malattia renale cronica terminale nel 7-10% dei pazienti. I pazienti sviluppano cisti in entrambi i reni che aumentano in numero e dimensioni durante la vita fino a causare la perdita totale di funzionalità renale. Ne esistono due forme: il tipo I, causato da mutazioni del gene PKD1, che codifica per la policistina-1, è la forma più diffusa ed aggressiva e colpisce soggetti giovani; il tipo II è causato da mutazioni del gene PKD2 che codifica per la policistina-2 e rappresenta il 10-15% dei casi, ad evoluzione più lenta e ad esordio in età adulta. Lo studio italiano da poco pubblicato su Journal of Nephrology ha analizzato l’impatto sulla dimensione delle cisti e la progressione della patologia di 5 fattori nutrizionali.
“L’obiettivo primario è diminuire la dimensione delle cisti la cui crescita contribuisce alla distruzione del tessuto renale nel 50% dei pazienti sopra ai 50 anni” sottolinea il Dottor Biagio Di Iorio, Direttore UOC di Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale “A. Cardarelli” di Napoli, Moderatore della sessione dedicata alla Nutrizione Clinica nell’ambito del Congresso Internazionale di Cardionefrologia di Roma. “La gestione dell’assunzione di acqua è un elemento fondamentale della strategia terapeutica, semplice e senza effetti collaterali ma non sempre accettata dai pazienti, soprattutto quelli più anziani che presentano una riduzione fisiologica del senso della sete. L’obiettivo è tentare di sopprimere la produzione di ormone antidiuretico (vasopressina) e la conseguente formazione di due enzimi che inducono la crescita delle cisti. Uno studio di Nagao ha osservato che aumentando l’apporto di idrico di 3.5 – 8.2 volte in 10 settimane si otteneva una riduzione del 29,8%-27% del volume dei reni (in modelli animali), una diminuzione dal 54 al 28% del rapporto rene/peso del corpo e una diminuzione dell’urea (un parametro di funzionalità renale) da 38 a 26 mg/dl. Possiamo dire che l’idratazione può essere utile nelle prime fasi della malattia e quando siano presenti calcoli renali, eventualità in cui la cosiddetta terapia ‘idropinica’ è ormai consolidata, mentre per l’effetto sulla dimensione delle cisti saranno necessari ulteriori studi. Meglio allora puntare sulla riduzione del sodio: nello studio HALT-PKD la riduzione dell’apporto di sale a meno di 2.4 g/giorno ha mostrato una riduzione della crescita del volume renale. Inferiori quantità di sale hanno effetti sulla vasopressina analoghi a quelli ottenibili aumentando l’apporto idrico. “Il fosforo è un altro elemento chiave: nonostante non ci siano evidenze che l’intake abbia effetti sulla progressione della malattia, sembra però influenzare la mortalità. Livelli di 3-4.6 mg/dl erano correlati ad una mortalità dell’8% contro il 34% di quelli con livelli di 4.6-5.5 mg/dl e il 58% di decessi nel gruppo con quantità tra 5.5 e 6.8 mg/dl anche a causa dell’impatto sul sistema cardiovascolare. Una dieta troppo ricca di proteine animali favorisce la progressione verso la malattia renale cronica terminale” afferma il Dottor Luca Di Lullo, Responsabile Scientifico del Congresso di Roma. Altri studi stanno indagando gli effetti di una moderata restrizione calorica (tra il 10 e il 40%) sfruttandone il potere antinfiammatorio: la diminuzione del 23% dell’apporto calorico ha mostrato di diminuire la dimensione dei reni dal 41 al 151% del gruppo di controllo e la proliferazione delle cisti renali è stata del 7,7% rispetto al 15,9% di quelli che non erano stati assegnati al gruppo della restrizione.In generale una dieta a basso contenuto di sodio e proteine animali, e ad alto contenuto di verdure, frutta e acqua è consigliabile e fa parte di una strategia che può essere seguita senza effetti collaterali specialmente nelle prime fasi. Nonostante non possa modificare l’ evoluzione della malattia, la terapia nutrizionale consente di limitare le complicazioni e migliorare la qualità dei vita allontanando il momento di sottoporsi a trattamenti sostitutivi della funzionalità renale (vedi dialisi).

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Condizione nutrizionale dei bambini siriani sfollati

Posted by fidest press agency su martedì, 23 dicembre 2014

siriani sfollatiSecondo un’indagine sullo stato nutrizionale dei bambini sfollati sotto i 5 anni che vivono in rifugi e nelle comunità ospitanti in Siria, a livello globale il tasso di malnutrizione acuta è grave in 3 governatorati, con una situazione nutrizionale generalmente scarsa.
Il Rapid Nutrition Assessment è stato realizzato sulla base dello stato nutrizionale dei bambini che vivono in rifugi collettivi e nelle comunità ospitanti in Siria. È la prima indagine su lasca scala di questo tipo ad esser stata realizzata dallo scoppio della crisi in Siria nel marzo 2011. Lo studio ha rilevato che in tre governatorati – Hama, Aleppo e Deir-ez-Zour – i tassi di Malnutrizione Acuta Globale campionati tra i bambini hanno superato il 10%: la situazione nutritiva è considerata “grave” secondo gli standard dell’OMS. Il tasso di Malnutrizione Acuta Globale era del 7,2%, mentre il tasso di Malnutrizione Acuta Grave era al 2,3% – i livelli che indicano una situazione della nutrizione “scarsa” basata sulla classificazione dell’OMS.
Con lo studio è stato anche riscontrato che circa quattro quinti (79,85) delle famiglie sfollate erano dipendenti dal cibo ricevuto tramite aiuti e dal cibo acquistato. Circa il 29% delle famiglie ha dichiarato di non avere abbastanza cibo per tutti i membri della famiglie durante le settimane prima dell’indagine, compresa la mancanza di accesso in molti casi a carne, uova e prodotti a base di latte. Di queste famiglie, il 70% ha dichiarato di aver ridotto il numero di pasti.
Con questa indagine arriviamo in cima al Syrian Humanitarian Needs Overview, realizzato dall’OCHA a novembre, secondo la quale 4 milioni di bambini e donne hanno bisogno di interventi di prevenzione per la sotto nutrizione e servizi per il trattamento nutrizionale per bambini malnutriti gravemente in Siria.
“Dallo studio emerge un quadro allarmante dell’impatto del conflitto sullo stato nutrizionale dei bambini sfollati. Una inadeguata nutrizione potrebbe causare effetti nel lungo periodo sul benessere dei bambini e può portate alla morte in casi estremi se non viene individuata subito e trattata”, ha dichiarato Hanaa Singer, Rappresentate UNICEF in Siria.
“I bambini stanno ricevendo assistenza nutrizionale nelle aree accessibili, ma la situazione della nutrizione ha molte probabilità di peggiorare per i bambini che si trovano nelle aree del paese più difficili da raggiungere.”
“Andando oltre, i risultati sono già stati analizzati per la risposta umanitaria in campo nutrizionale per i bambini e già è in corso l’individuazione di più approcci per aiutare tutti i bambini che hanno più bisogno”, ha continuato Singer.
Per il 2015, l’UNICEF ha chiesto 21,1 milioni di dollari per ampliare i programmi nutritivi, rafforzare le operazione di prevenzione per la sotto nutrizione e per la promozione di pratiche utili: visitando quanti più bambini per malnutrizione, garantendo un maggior sostegno nutritivo e incrementando la formazione in campo nutrizionale. Il Rapid Nutrition Assessment è stato condotto dal Settore Nutrizione in Siria insieme al Ministero delle Salute e all’Ufficio Centrale di Statistica, insieme con il supporto dell’UNICEF. L’indagine è stata realizzata tra Marzo e Luglio 2014 in 13 governatorati della Siria su 14. Gli operatori hanno incontrato 3.361 famiglie sfollate che vivono in rifugi collettivi e nelle comunità ospitanti. La situazione nutrizionale per circa 4.500 bambini è stata rilevata – attraverso la combinazione di questionari e misurazioni che includono anche peso, altezza e misurazione della circonferenza del braccio mentre verificavano la presenza di edema nutrizionale – con dati completi per 3.514 bambini.

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Mense scolastiche

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 dicembre 2010

Roma. “La circolare del Dipartimento dei Servizi Educativi e Scolastici del Comune di Roma sostituisce nelle mense scolastiche esclusivamente alcuni alimenti risultati poco graditi dai bambini o rispetto ai quali ci siano state difficoltà di reperimento. Tali  cambiamenti non intaccano in alcun modo la qualità dei piatti proposti né la presenza di prodotti biologici nel servizio di refezione scolastica.
Abbiamo sempre prestato grandissima attenzione alla correttezza nutrizionale degli alimenti serviti nelle mense: lo dimostrano iniziative come i Menu regionali che dà la possibilità ai bambini di assaggiare, una volta al mese, piatti della tradizione italiana firmati dal noto Chef Troiani”. Lo ha detto l’Assessore alle Politiche Educative Scolastiche, della Famiglia e della Gioventà, Laura Marsilio.

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