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Posts Tagged ‘obbligazioni’

Obbligazioni high yield europee: aggiornamento sulla strategia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

A cura di Roman Gaiser, Responsabile high yield, EMEA di Columbia Threadneedle Investments. Sebbene i rendimenti delle obbligazioni high yield europee (EHY) abbiano terminato il trimestre in territorio fortemente negativo e gli spread si siano notevolmente ampliati, le valutazioni del mercato hanno raggiunto livelli decisamente più interessanti rispetto a inizio anno. Abbiamo cominciato il 2020 con un posizionamento prudente nei nostri portafogli EHY, e nel riesaminare le valutazioni e la risposta politica al Covid-19 manteniamo la nostra posizione difensiva puntando a spostarci sulle obbligazioni di maggiore qualità e a potenziare l’esposizione a quelle precedentemente ritenute costose ma che ora appaiono interessanti. La probabilità di una recessione economica in molti mercati sviluppati dovuta alle chiusure e alle misure di isolamento decise per contrastare il Covid-19 si è sommata all’aumento dell’avversione al rischio e dell’illiquidità, spingendo fortemente al rialzo i rendimenti e gli spread creditizi, fino a raggiungere livelli che non si vedevano dal 2011/2012.A livello settoriale, le più colpite sono state le aree più cicliche del mercato come auto ed energia, trasporti e tempo libero e grande distribuzione non alimentare. I titoli meno esposti al ciclo come salute, servizi di pubblica utilità e telecomunicazioni hanno conseguito performance relativamente migliori.
Gli spread dei titoli high yield europei superano di circa 0,6 deviazioni standard la media di lungo termine (ventennale), dopo aver chiuso il 2019 su livelli invariati.Le autorità intendono scongiurare il rischio che lo shock economico si trasformi in una crisi finanziaria. Programmi quali gli acquisti diretti di obbligazioni societarie investment grade da parte della Federal Reserve hanno come obiettivo primario gli spread creditizi e dovrebbero aiutare a stabilizzare il mercato del credito nel suo complesso, come in parte già avvenuto.Le agenzie di rating sono intervenute tempestivamente e la probabilità di ulteriori revisioni al ribasso dei rating peserà sul mercato ancora per qualche mese. Ultimamente si è parlato molto delle emissioni che hanno perso il rating investment grade, i cosiddetti “angeli caduti”. Dall’inizio dell’anno, già EUR 30 miliardi e GBP 3,5 miliardi di obbligazioni sono rientrati nella categoria degli angeli caduti in Europa, più del 2018 e del 2019 insieme e circa il 10% delle emissioni EHY in circolazione. Le retrocessioni dei rating creditizi sono aumentate in quanto le ricadute dello shock sanitario continuano a farsi sentire e i governi di tutto il mondo sono intenti a implementare politiche monetarie e fiscali in grado di contenere i danni.
Sin dall’inizio dell’anno la nostra strategia EHY ha implementato, e continua a farlo, un posizionamento difensivo con un moderato sottopeso sul beta di mercato (al contempo mantenendo un certo livello di liquidità), preserva una sottoesposizione a settori ciclici come auto, trasporti e industrie di base ed è sovraesposta alla salute (ad esempio IQVIA), alla tecnologia (SFR e Netflix), ai media e ai servizi finanziari.La predilezione per le emissioni di elevata qualità rispetto a quelle di qualità inferiore è stata uno dei nostri temi d’investimento per il 2020, che oggi ci sentiamo di ribadire. Inoltre, a seguito dei recenti ribassi dei prezzi potremmo inserire alcuni angeli caduti e obbligazioni societarie con rating più elevati viste le vendite indiscriminate subite a marzo dal mercato. Riteniamo che i rendimenti potenziali offrano una compensazione adeguata a fronte del rischio d’investimento assunto. Con gli spread sui livelli correnti, i mercati remunerano gli investitori in misura nettamente superiore rispetto ai massimi tassi d’insolvenza storici.In generale, la nostra strategia EHY ha conseguito buone performance nel primo trimestre del 2020 in virtù delle dinamiche sopra esposte. (In sintesi)

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Emissione e collocamento di titoli obbligazionari

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

CRIF S.p.A. – azienda globale con headquarters a Bologna e specializzata in sistemi di informazioni creditizie e di business information, servizi di outsourcing e processing e soluzioni per il credito – ha completato l’emissione e il collocamento di titoli obbligazionari attraverso Pricoa Private Capital – facente parte del gruppo Prudential Financial, Inc. of the United States (NYSE:PRU), uno dei principali operatori nel mercato internazionale del private placement – per un valore di 30 milioni di euro all’interno di uno Shelf Facility che prevede la possibilità di collocare nuove emissioni fino ad un valore complessivo di 125 milioni di dollari USD (o equivalente in euro).
Questo nuovo private placement segue quello di 50 milioni di Euro realizzato nel luglio 2016 e si traduce nell’estensione per altri tre anni dell’attuale Shelf Facility. I titoli da 30 milioni di Euro sono stati emessi in un’unica tranche con un piano di ammortamento di 12 anni e un tasso di interesse fisso. Lo Shelf Facility offre a CRIF S.p.A. la possibilità di richiedere a Pricoa Private Capital di sottoscrivere nuove emissioni nei prossimi tre anni fino a un valore complessivo di 125 milioni USD (o equivalente in EUR). “Attraverso questo US private placement, CRIF continua a diversificare le proprie fonti di finanziamento ed estenderà il proprio profilo di indebitamento – commenta Carlo Gherardi, CEO di CRIF -. Le risorse derivanti da questa operazione saranno utilizzate per finanziare la strategia di espansione internazionale che viene confermata anche in questa fase di incertezza derivante dall’emergenza Covid-19, come testimoniato dalla recente acquisizione di Strands INC., società FinTech specializzata in soluzioni avanzate di digital banking e uffici negli USA, Spagna, Asia e Sud America. Lo Shelf Facility che CRIF ha sottoscritto con Pricoa Private Capital conferma la nostra elevata solidità, che ci consente di emettere un bond sui mercati internazionali, addirittura in quello Usa, anche in una fase così delicata”.Con un fatturato consolidato di quasi 560 milioni di Euro nel 2019, CRIF è attualmente il primo fornitore nel continente europeo di informazioni bancarie e creditizie e uno dei principali player mondiali nei sistemi integrati di informazioni commerciali e di business e alla gestione del credito e marketing. Greenberg Traurig Santa Maria ha affiancato CRIF come consulente legale mentre Akin Gump Strauss Hauer & Feld come consulente legale dell’investitore.

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Le obbligazioni cinesi si dimostrano ancora una volta resilienti nelle fasi di turbolenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2020

A cura di Cary Yeung, gestore del fondo Pictet-Chinese Local Currency Debt di Pictet Asset Management. Nell’attuale contesto di incertezza, i gestori del comparto Pictet-Chinese Local Currency Debt analizzano i possibili scenari futuri per l’economia cinese e il comportamento durante questi mesi delle obbligazioni cinesi onshore.Pur essendo stato l’epicentro della pandemia di COVID-19, la Cina sembra oggi il Paese più prossimo a uscire dalla fase di emergenza sanitaria acuta. Merito delle misure draconiane di controllo sulla popolazione messe immediatamente in atto dal Governo di Pechino.Dal punto di vista economico, però, gli impatti del Coronavirus sono ancora da misurare. Con la produzione manifatturiera e i consumi forzatamente in calo, è facile immaginare che il PIL rallenterà in modo significativo nel primo trimestre dell’anno. E, se per i consumi, una volta passata definitivamente la tempesta, la ripresa dovrebbe essere alquanto rapida, per la produzione si tratterà di un processo graduale, viste le misure di chiusura della logistica adottate per contenere la diffusione del virus.Similmente, gli investimenti privati, come le costruzioni e i capex nel settore manifatturiero, e gli investimenti pubblici in infrastrutture entreranno in gioco solo una volta che il blocco imposto ai distretti cittadini verrà meno. Nel frattempo, però, le autorità stanno già varando efficaci politiche a livello microeconomico, per supportare le imprese private e le piccole e medie imprese, come sussidi per il pagamento degli interessi passivi, tagli all’imposizione fiscale, riduzioni dei costi legati al welfare della forza lavoro, riscadenziamenti dei debiti da parte delle banche.Allo stesso modo, la politica monetaria della PBoC rimane di supporto all’economia, tramite nuovi tagli dei tassi e delle riserve obbligatorie delle banche. Ed è anche grazie al sostegno della banca centrale che le obbligazioni cinesi onshore hanno confermato nel contesto attuale la loro estrema resilienza durante le fasi di turbolenza dei mercati finanziari globali, dimostrando ancora una volta una bassissima correlazione con le altre asset class della regione e del resto del mondo.Un risultato frutto anche della relativa stabilità mostrata dalla valuta.Infatti, per quanto il rallentamento economico abbia impattato sulla forza del renminbi, tale effetto è stato bilanciato dal crescente surplus delle partite correnti, dovuto al calo delle importazioni e dei viaggi all’estero.Un trend supportato anche dalla progressiva apertura del mercato finanziario cinese agli investitori esteri, che continua ad attirare flussi di investimento stranieri.
Si tratta di caratteristiche che rendono l’asset class particolarmente interessante nel contesto attuale di incertezza. Ancora di più, se si considera che, a parità di merito creditizio (A+) queste obbligazioni offrono un rendimento a scadenza introvabile altrove, in un mondo in cui 1 obbligazione su 4 in circolazione presenta rendimenti negativi (il 55% delle obbligazioni contenute nell’indice Bloomberg Barclays Global Aggregate Bond offre un rendimento inferiore all’1% annuo).
Per tutti i motivi sopra elencati, considerando anche il fatto che prosegue l’inclusione graduale di queste obbligazioni all’interno di tutti i principali indici obbligazionari, riteniamo che l’interesse degli investitori globali per l’asset class sia destinato a rimanere ancora elevato.

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Coronavirus: cosa sta accadendo sui mercati obbligazionari e valutari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 marzo 2020

A cura di Vittorio Fontanesi, Portoflio Manager mercati obbligazionari AcomeA. Negli ultimi giorni, la rapida e globale diffusione ha provocato ampie reazioni sui mercati obbligazionari e valutari.La domanda degli investitori si è velocemente spostata dalle attività più rischiose verso gli asset di rifugio, innescando il selloff sui mercati, a causa dei timori derivanti dagli effetti negativi del virus sulla crescita economica globale e sui profitti delle imprese.Il rendimento del Treasury a 10 anni americano è sceso fino all’1,25%, toccando i minimi di sempre, registrando un calo complessivo di circa 30punti base nell’arco di una settimana. Anche il rendimento del Treasury a 30 anni è sceso ai minimi storici, al di sotto dell’1,80%. Nell’area euro, il Bund tedesco è tornato nuovamente al -0,54% di rendimento, sui minimi da ottobre 2019. Sul fronte dei mercati emergenti, i ribassi si sono maggiormente concentrati nei paesi caratterizzati da rating di grado speculativo e da dipendenza dalle commodities più legate al ciclo economico (petrolio e rame).
Sui mercati valutari, la corsa alla sicurezza ha interessato le divise più forti, come dollaro, yen e franco svizzero, a discapito delle divise emergenti, come real brasiliano, rand sudafricano e rublo russo.La brusca riduzione dei rendimenti sui Treasury americani non riflette soltanto la corsa verso la sicurezza, ma sconta anche le crescenti aspettative degli investitori sulle probabilità di nuovi interventi accomodanti da parte della Federal Reserve nei prossimi mesi. Il mercato prezza ora 3 tagli della Fed entro la fine dell’anno. Il problema è che le banche centrali non hanno ora molte munizioni per combattere un rallentamento della crescita indotto dal Coronavirus. La capacità della Fed e delle banche centrali, in particolare la BCE, di stimolare l’economia quando i tassi di interesse sono già così bassi è ormai ampiamente ridotta. Per questo motivo, in Europa si inizia a parlare della storica opportunità di mettere in atto le tanto attese manovre di espansione fiscale per contrastare gli effetti negativi sull’economia. Il paese che gode di maggior spazio di manovra è senza dubbio la Germania, da cui ci si aspetta a questo punto l’abbandono alle politiche di pareggio del bilancio.
L’incertezza provocata dal Coronavirus ha innescato situazioni di illiquidità su bond e valute emergenti più sotto pressione. Disponiamo di un elevato cuscinetto di liquidità sui fondi che ci permetterebbe di aumentare sensibilmente la nostra esposizione qualora i ribassi dovessero continuare, soprattutto sui mercati emergenti.Nell’ultima settimana, abbiamo incrementato a margine la nostra esposizione ai subordinati (T1) italiani di emittenti bancari solidi, come Unicredit e Intesa Sanpaolo. Sui fondi obbligazionari a cambio aperto e sui flessibili, stiamo inoltre riducendo il grado di copertura del rand sudafricano, dopo la rapida svalutazione che ha subito nell’ultimi giorni. Rimaniamo invece attivi su storie idiosincratiche, non correlate alla diffusione del Coronavirus, come il debito locale argentino. Nelle prossime settimane, il mercato attende la definizione del piano di ristrutturazione dei bond di legislazione straniera da 70 miliardi di dollari. Per quanto riguarda il debito in peso, che è la parte dove siamo più investiti, il nuovo governo sta attuando invece una strategia più amichevole nei confronti degli investitori esteri con l’obiettivo di ricostituire il mercato locale.

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Obbligazioni cinesi onshore: sempre più popolari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 febbraio 2020

A cura di Cary Yeung, Head of Greater China Debt di Pictet Asset Management. Nonostante la turbolenza scatenata dal coronavirus, un segmento del mercato finanziario cinese si è mostrato sorprendentemente resiliente: il debito in valuta locale.
Questo perché a breve, per la prima volta in assoluto, le obbligazioni cinesi onshore denominate in renminbi (RMB) saranno inserite nell’indice obbligazionario di punta per i mercati emergenti di JP Morgan.Si tratta di un traguardo importante, sia per la Cina, che per gli investitori di tutto il mondo.Per le autorità di Pechino, si tratta di un marchio d’approvazione per il loro sforzo nel liberalizzare il mercato finanziario nazionale e integrarlo nel sistema finanziario internazionale.L’inserimento delle obbligazioni denominate in renminbi nell’indice obbligazionario globale più utilizzato trasformerà questa classe di attivi in un investimento strategico.Per gli investitori, si spalanca un nuovo mondo – in cui il renminbi è destinato a diventare una valuta d’investimento globale. Nel giro di pochi mesi, il mercato obbligazionario onshore cinese, che vale 13.000 miliardi di dollari, svolgerà un ruolo ben più importante all’interno dei portafogli obbligazionari.
La quota di obbligazioni cinesi in mano agli investitori esteri era già in crescita in previsione delle variazioni apportate all’indice, che secondo il Fondo Monetario Internazionale dovrebbero tradursi in afflussi di capitale fino a 7.400 miliardi di RMB.Gli investitori esteri, infatti, hanno aumentato la propria esposizione alle obbligazioni denominate in RMB fino a 2.200 miliardi di RMB a settembre 2019, dai 700 miliardi di RMB di metà 2017. Le banche centrali estere e i fondi sovrani costituiscono la porzione maggiore, con il 58% del totale, mentre i gestori patrimoniali e le banche commerciali ne detengono attualmente il 20%.Grazie agli acquisti delle banche centrali, il renminbi è adesso la quinta più importante valuta di riserva al mondo, e costituisce poco meno del 2% delle riserve valutarie complessive. Se questa quota dovesse raddoppiare, comporterebbe ulteriori 1.500 miliardi di RMB in investimenti obbligazionari in questa valuta, secondo il FMI. Secondo gli economisti di Pictet Asset Management, non ci vorrà molto prima che la quota di riserve internazionali in RMB superi quella della sterlina britannica.Gli afflussi dagli investitori privati aumenteranno rapidamente, man mano che altri fornitori di indici seguiranno le orme di JPMorgan e inseriranno la classe di attivi negli indici di riferimento obbligazionari.L’inserimento negli indici pone in evidenza anche gli aspetti positivi di questa classe di attivi, in un’epoca in cui un importante volume di obbligazioni delle economie sviluppate e di alcuni Paesi emergenti presenta rendimenti negativi.Il rendimento delle obbligazioni di Stato cinesi a cinque anni si attesta al 2,8%, rispetto all’1,4% per i Treasury USA, al -0,1% per le obbligazioni di Stato giapponesi e al -0,6% per i Bund tedeschi con stessa scadenza.Il rendimento non è il loro unico punto forte. Offrono anche benefici di diversificazione. I rendimenti delle obbligazioni in RMB, infatti, non presentano una forte correlazione con nessuna delle principali classi di attivi, obbligazionarie o azionarie. La correlazione tra le performance delle obbligazioni in RMB e quelle delle azioni e obbligazioni statunitensi ed europee è inferiore allo 0,3.Considerato anche il potenziale apprezzamento della valuta nel lungo termine, gli investitori faranno fatica a ignorare a lungo questo mercato. Gli asset manager stanno già diventando una significativa fonte di flussi d’investimento nel mercato obbligazionario in RMB. Nei primi otto mesi del 2019, hanno superato gli investitori del settore pubblico per diventare i maggiori compratori esteri netti di obbligazioni onshore cinesi, con una quota del 51% degli acquisti netti di obbligazioni – pari a 110 miliardi di RMB in termini nominali.Dal suo lancio nel 2017, per gli stranieri l’accesso al mercato è reso più facile dal programma “Bond Connect”, che ha consentito agli investitori non cinesi di effettuare le operazioni a Hong Kong senza possedere un conto onshore. Il volume di scambi del programma è aumentato di quasi il 200% nel 2019, attestandosi a 2.600 miliardi di RMB.I responsabili della politica sono interessati ad attrarre fondi esteri per accelerare lo sviluppo del settore nazionale della gestione patrimoniale.Si tratta di una priorità per la Cina, in quanto il rapido invecchiamento della popolazione richiede un sistema pensionistico sostenibile. Si prevede che negli anni che ci separano dal 2028, il settore della gestione patrimoniale – società finanziarie, compagnie assicurative e fiduciarie – possa triplicare fino a 47.300 miliardi di RMB, considerato anche che Pechino ha deciso di eliminare tutte le restrizioni alla proprietà estera nel corso dell’anno.Ciò dovrebbe anche contribuire ad allargare l’attuale base degli investitori istituzionali domestici, al momento dominata dalle banche commerciali.

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Fixed Income – Mercati obbligazionari braccati dagli zombie

Posted by fidest press agency su martedì, 17 dicembre 2019

A cura di Galia Velimuklhametova, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Il numero di aziende nei Paesi industrializzati i cui costi legati agli interessi passivi sono superiori agli utili annui – le “società zombie”, secondo il termine talvolta utilizzato per descriverle – ha raggiunto un livello che non si vedeva dalla crisi finanziaria globale. Bank of America Merrill Lynch stima che ci siano 548 di questi zombie nel club OCSE dei Paesi più ricchi, rispetto a un picco di 626 società al momento dello scoppio della crisi.
Il gruppo immobiliare WeWork, che continua a risucchiare capitale unicamente per stare a galla, deve essere considerato l’emblema di questa categoria. Ma una recente ricerca di Morgan Stanley evidenzia che sono moltissime le grandi società oppresse da un carico di debito tanto pesante che non hanno utili a sufficienza per coprire il pagamento degli interessi, come Telecom Italia e la società di lotteria greca Intralot. Il carico crescente di debito societario è una conseguenza naturale delle politiche di allentamento monetario delle banche centrali, che hanno mantenuto i tassi d’interesse ancorati a livelli bassi. È facile vedere la causa della crescente leva nel costo reale del debito. Il costo di indebitamento delle società, misurato attraverso il rendimento rettificato per l’inflazione sulle obbligazioni societarie investment grade dell’eurozona, è pari a circa il -1%. E la situazione è analoga in altre parti del mondo.Le società hanno risposto a questo contesto riequilibrando le loro fonti di finanziamento. Da nessuna parte ciò è più evidente come negli Stati Uniti, dove dal 2009 le società si sono indebitate per oltre 3.100 miliardi di dollari attraverso titoli di debito e mutui, riacquistando 4.000 miliardi di azioni, secondi i dati della Federal Reserve statunitense.Anche molte società potrebbero andare incontro a una morte orribile se i margini di profitto venissero ulteriormente compressi a causa di un conflitto commerciale e di un rallentamento generale dell’economia globale. La qualità del credito societario si va costantemente deteriorando da decenni. Negli anni Novanta, il rating mediano del debito societario secondo S&P Global, un’agenzia di rating, era sostanzialmente di qualità investment grade. Adesso è di poco superiore al livello “spazzatura”.Questa è una grande preoccupazione per la salute anche del mercato azionario. Una recessione economica aumenta le possibilità di un’improvvisa e drastica cascata di downgrade. Molti grandi investitori possono detenere solo debito investment grade, il che significa che devono vendere le posizioni declassate a livello di spazzatura. Ciò causerebbe una seria indigestione nel mercato relativamente illiquido delle obbligazioni high-yield, in quanto gli acquirenti rimasti faticherebbero ad assorbire l’offerta aggiuntiva.Inoltre, il recente indebolimento delle protezioni tradizionali degli investitori aumenta le probabilità di una crisi improvvisa. Solo nel 2011, praticamente tutti i mutui societari europei erano stati emessi con solidi “covenant” — le soglie finanziarie minime che contribuiscono a garantire che una società sarà in grado di rispettare i suoi obblighi.
Attualmente, oltre l’80% del debito emesso dalle società più grandi è classificato come “covenant lite”, ossia che offre una scarsa protezione ai creditori.Coloro fra noi che investono in attivi in difficoltà (“distressed”) e situazioni speciali (“special situations”) fanno molta attenzione al fatto che il 6% delle obbligazioni spazzatura europee sono scambiate a livelli “distressed”, o a più di 10 punti percentuale oltre le obbligazioni di Stato, secondo Deutsche Bank. Il che significa che la proporzione di attivi distressed è in crescita dal solo 3% dello scorso anno. Situazione analoga negli Stati Uniti, in cui il 9,3% dell’indice di riferimento high yield è scambiato a livelli in sofferenza, rispetto al basso livello del 3,5% di settembre 2018.Per contro, la maggior parte degli investitori obbligazionari pare soddisfatta. Il rendimento medio per un’obbligazione spazzatura in Europa è appena il 3,1%, in calo di 1,2% punti percentuale rispetto a un anno fa. La media ventennale è molto superiore, all’8,5%.
L’intervento delle banche centrali ha sostenuto il settore societario per buona parte della scorsa decade e può continuare ancora fino a quando l’inflazione non inizierà a salire. Nel frattempo, un allentamento della politica fiscale e una distensione delle tensioni commerciali potrebbero stimolare i profitti.Ma quando un ciclo economico diventa fiacco come questo, le probabilità iniziano a pendere verso il negativo. Si intravedono i segnali di un crollo del mercato del debito societario.

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“Fixed Income – Il problema delle obbligazioni”

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 ottobre 2019

A cura di Thomas Hansen, Senior Investment Manager, Patricia Schuetz, Senior Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management. Il leggero senso di disorientamento degli investitori obbligazionari è comprensibile. Nel decennio successivo al crollo del mercato immobiliare statunitense, hanno dovuto abbandonare molte delle certezze a cui fino ad allora erano saldamente aggrappati. Si è verificato, per esempio, che le obbligazioni con rendimenti negativi non sono più un’assurdità.Grazie a un robusto programma di quantitative easing, il volume dei titoli a reddito fisso scambiati a rendimenti negativi dal 2016 non è mai sceso al di sotto di 6.000 miliardi di dollari (il dato è recentemente balzato a 17.000 miliardi di dollari).
Chi investe in obbligazioni deve affrontare un’ulteriore difficoltà. È stato necessario anche rivedere la definizione di un portafoglio obbligazionario diversificato. Infatti, le diverse classi di attivi del reddito fisso che compongono il mercato obbligazionario2 si sono sono mosse in modo molto simile negli ultimi anni. La correlazione dei rendimenti dei Treasury USA, del debito societario e delle obbligazioni dei mercati emergenti è stata più alta negli ultimi 3 anni rispetto agli ultimi 10. Ma esiste un’alternativa. Si tratta delle strategie obbligazionarie absolute return (ARFI). Svincolate dagli indici di riferimento obbligazionari e libere di utilizzare tecniche di gestione del rischio avanzate, le strategie ARFI sono progettate per offrire rendimenti indipendenti dal mercato obbligazionario.
Di norma, i fondi ARFI mirano a un livello di rendimento specifico su uno specifico arco temporale, espresso come guadagno in punti percentuali rispetto ad un tasso di prestito commerciale o all’inflazione. Per i gestori che gestiscono le strategie ARFI in Pictet Asset Management, raggiungere questo obiettivo richiede un approccio articolato alla costruzione del portafoglio.Innanzitutto, l’universo d’investimento deve essere ampio. Gli investimenti dovrebbero essere scelti all’interno di una gamma più ampia possibile di obbligazioni, valute e derivati facilmente negoziabili. Ciò facilita la costruzione di un portafoglio diversificato composto da attivi i cui rendimenti non si muovono in sincronia.In secondo luogo, occorre prestare maggiore attenzione ai trend strutturali che incidono sui rendimenti obbligazionari rispetto a fattori ciclici e più volatili come la crescita economica e l’inflazione.In terzo luogo, ogni idea d’investimento deve godere di una copertura apposita al fine di garantire il miglior compromesso possibile tra rischio e rendimento potenziale.
I fondi obbligazionari passivi e long only sono anche sensibili al fenomeno noto come il rischio di duration asimmetrica. La duration è una misura di valutazione che approssima la perdita o il guadagno di capitale che un fondo obbligazionario realizzerebbe nel caso di aumento o calo dell’1% dei tassi d’interesse. Maggiore è la duration di un portafoglio, maggiore sarà la sua sensibilità alle variazioni dei tassi d’interesse. Dal 2008, un periodo contrassegnato da bruschi tagli dei tassi d’interesse e dal quantitative easing, una duration “lunga” si è rivelata conveniente.
Un tratto distintivo delle strategie ARFI sta nel fatto che non fanno eccessivamente affidamento su un’unica fonte di rendimento. Raccolgono rendimenti dalle variazioni dei tassi d’interesse (duration), dal merito creditizio degli emittenti (premi creditizi) e dalle valute. Gli investimenti sono generati dalla gamma più ampia possibile di titoli negoziabili. Le obbligazioni e le valute dei mercati emergenti, le obbligazioni investment e non-investment grade, e altri strumenti di credito come i credit default swap rientrano nel mix d’investimento.
Una strategia alternativa consiste nel guardare oltre il ciclo economico e concentrarsi sui cambiamenti strutturali a lungo termine nell’economia e nei mercati.Il team di gestione delle strategie obbligazionarie absolute return di Pictet AM ha costruito il suo portafoglio attorno a quattro tendenze di lungo termine.
Grazie alle politiche radicali del Primo Ministro Shinzo Abe e del governatore della Bank of Japan, Haruhiko Kuroda, il Giappone pare allontanarsi lentamente dai problemi che lo hanno afflitto negli ultimi due decenni. Esiste la possibilità che una debole crescita, la deflazione, il debito e un governo inefficace possano essere soltanto un ricordo.
Le radicali riforme cinesi stanno dando i primi frutti, poiché il focus economico del Paese si sta spostando dalle esportazioni ai consumi interni. La liberalizzazione del mercato dei capitali e l’espansione del mercato obbligazionario locale trasformeranno i mercati finanziari globali, con conseguenze di ampia portata sia per i Paesi sviluppati che per quelli emergenti.Abbracciando un universo d’investimento più ampio, i nostri gestori si concedono diverse opzioni. Spesso, scoprono di essere in grado di esprimere una particolare opinione di investimento in diversi modi. Ciò significa che possono confrontare varie alternative e scegliere la più efficace. Ad esempio, ci sono molti investimenti che potrebbero dare buoni frutti se i tassi d’interesse rimanessero bassi, secondo la previsione del team.La strategia di contenimento del rischio ha dimostrato la sua validità. Quando il debito dei mercati emergenti in dollari è sceso bruscamente alla fine del 2016 per via di una retorica anti-commerciale portata avanti dal Presidente eletto Donald Trump, gli investimenti corti nelle valute emergenti hanno contribuito a proteggere il capitale.
Le obbligazioni hanno storicamente fornito agli investitori solidi rendimenti di capitale e affidabili flussi di reddito. Tuttavia le tendenze strutturali emerse nei mercati obbligazionari hanno modificato questa dinamica. (in abstract)

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Investimenti: “Un sentiero ancor più angusto”

Posted by fidest press agency su martedì, 17 settembre 2019

a cura di Maya Bhandari – Gestore di portafoglio, Multi-asset di Columbia Threadneedle Investments. Il rally della duration del mese di agosto è stato impressionante. L’intera curva delle obbligazioni sovrane tedesche, incluse le scadenze trentennali, presenta rendimenti negativi, al pari della metà delle obbligazioni investment grade europee. Parallelamente, nel Regno Unito e negli Stati Uniti i mercati scontano ormai tassi di interesse più bassi rispetto a quelli attuali per i prossimi dieci e trent’anni, rispettivamente. Ancor più sorprendente è il fatto che tutto ciò abbia coinciso con un significativo repricing dei tassi a breve termine nei mercati sviluppati. Il messaggio di fondo che emerge dall’insieme dei mercati dei tassi è: più bassi e più bassi più a lungo. Nella misura in cui i tassi di sconto sono diminuiti (o aumentati), gli utili azionari futuri appaiono oggi più (o meno) appetibili. Questa relazione è stata messa alla prova ad agosto, quando le azioni hanno ignorato la virata al ribasso dei premi obbligazionari. Cosa sta accadendo? È possibile che il sentiero tortuoso scontato dai mercati (in base al quale le banche centrali taglierebbero i tassi in misura sufficiente a scongiurare una recessione ma non a rafforzare l’inflazione in modo tale che i tassi potrebbero dover aumentare nuovamente) si stia facendo ancor più angusto. Il riacuirsi delle guerre commerciali globali ha riacceso le incertezze sul futuro delle catene di produzione, mettendo un freno ai piani di investimento delle aziende e causando forti variazioni delle scorte. Poiché le variazioni degli investimenti e delle scorte sono a loro volta state all’origine di tutte le contrazioni economiche (nessuna esclusa) a partire dagli anni ’40,, è plausibile che gli investitori azionari stiano iniziando a rivalutare la situazione.L’economia tedesca, orientata alle esportazioni e all’attività manifatturiera, è probabilmente appena entrata in recessione, e gran parte delle principali economie ha riportato significative riduzioni delle scorte. Di conseguenza, a parità di altre condizioni, i prezzi delle azioni dovrebbero essere più bassi.

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“Fixed Income – Risvolto positivo per le obbligazioni denominate in renmimbi”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 luglio 2019

A cura di Cary Yeung Head of Greater China Debt di Pictet Asset Management. L’invecchiamento della popolazione cinese può diventare un problema per la seconda potenza economica mondiale, ma potrebbe contribuire a trasformare il mercato obbligazionario da 13000 miliardi di dollari in una classe di attivi internazionale. Per comprenderne le ragioni, occorre considerare la relazione tra demografia, risparmio e saldo della bilancia commerciale. In Cina, la proporzione di persone in età lavorativa, ossia compresa tra 15 e 64 anni, ha raggiunto il picco circa una decina di anni fa al 64% e scenderà al 52% entro il 2030, secondo le proiezioni dell’ONU.Di pari passo con l’invecchiamento della popolazione aumenta la sua spesa complessiva, soprattutto per salute e pensione. Infatti, la spesa pensionistica è cresciuta a un ritmo annuo più veloce rispetto al gettito pensionistico a partire dal 2012. E si prevede che il disavanzo mediano annuale del divario pensionistico cinese raggiungerà 1410 miliardi di RMB nel 2050, dagli attuali 50 miliardi di RMB. Per colmare questo divario, il Paese dovrà attingere ai propri risparmi, per i quali si prevede una flessione al di sotto del 40% del PIL entro il 2030, dal picco del 46%.Questo dato, associato a un aumento della spesa nazionale, significa che è solo una questione di tempo prima che la Cina si ritrovi a gestire un deficit delle partite correnti, consumando più di quanto produce. Si tratterà di un importante sviluppo per il mercato del debito del Paese.Perché quando ciò accadrà, la Cina dovrà finanziare quel deficit indebitandosi maggiormente con i Paesi esteri. In altre parole, si trasformerà da un esportatore di capitale ad un importatore. Consapevole di questa trasformazione all’orizzonte, Pechino sta attuando una serie di misure volte a liberalizzare i mercati finanziari e attrarre investimenti dall’estero. E cruciale per queste riforme è l’apertura del mercato delle obbligazioni onshore cinesi.
Dal lancio nel 2017 del programma “Bond Connect”, che consente agli investitori stranieri di negoziare a Hong Kong senza possedere conti onshore, le autorità cinesi hanno anche introdotto l’opzione di regolamento “Delivery versus Payment” che ha significativamente ridotto i rischi di regolamento. Pechino ha anche offerto agli investitori istituzionali esteri un’esenzione fiscale di tre anni sugli interessi generati dalle obbligazioni fino a novembre 2021. Inoltre, la People’s Bank of China intende ammorbidire le regole sulle operazioni repo e sui derivati per gli investitori esteri. Questi passi, oltre alle misure aggiuntive proposte per aprire ulteriormente il mercato, consentiranno alle obbligazioni in RMB di diventare una componente importante dei portafogli internazionali.L’importo di tali obbligazioni detenute da investitori stranieri è salita al livello record di 271 miliardi di dollari nel primo trimestre, dai 160 miliardi di fine 2018. Questo risultato è in parte dovuto all’anticipazione della decisione dei fornitori di indici globali di inserire le obbligazioni cinesi nei loro indici obbligazionari internazionali tradizionali. L’indice obbligazionario Bloomberg-Barclays’ Global Aggregate ha iniziato a inserire le obbligazioni cinesi in RMB ad aprile, una mossa che dovrebbe incoraggiare altri fornitori a seguirlo. Complessivamente, l’inserimento negli indici degli strumenti cinesi potrebbe generare flussi in entrata pari a quasi 300 miliardi di dollari nei prossimi anni. Gli investitori internazionali attualmente detengono poco meno del 3% della classe di attivi, ma la People’s Bank Of China (PBOC) prevede che questa cifra possa più che triplicare al 10-15% entro una decina d’anni.
Le obbligazioni denominate in RMB possiedono caratteristiche distintive, e per questo motivo il loro inserimento in un portafoglio a reddito fisso internazionale può modificare le sue dinamiche di rischio e rendimento. Come indica la Fig. 1, i rendimenti delle obbligazioni in RMB non presentano una forte correlazione con nessuna classe di attivi principale, sia essa obbligazionaria o azionaria.È chiaro che per gli investitori internazionali detenere nei portafogli diversificati obbligazioni onshore cinesi sta diventando fondamentale.

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I prezzi delle obbligazioni sono folli?

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Esattamente 5 anni fa scrivemmo un articolo nel quale i prezzi delle obbligazioni erano chiaramente folli. A distanza di 5 anni possiamo dire che i fatti ci hanno dato indiscutibilmente torto. Lo scenario che 5 anni fa appariva quasi impossibile si è invece verificato. I prezzi delle obbligazioni, oggi, sono ancora più “folli” di allora.
Cinque anni fa, i rendimenti negativi delle obbligazioni riguardavano solo le obbligazioni governative, oggi abbiamo molti miliardi di dollari di obbligazioni aziendali con rendimenti negativi. Ciò significa che oggi degli investitori prestano alle aziende (non più solo ai governi) soldi nella certezza di riprenderne di meno a scadenza. Corrono dei rischi non per guadagnare, ma per riprendere meno soldi di quelli che hanno investito.
E’ sensato tutto questo? E’ follia – come evidentemente pensavamo cinque anni fa, sbagliando – oppure questi prezzi stanno esprimendo qualche cambiamento strutturale? In finanza, la frase più pericolosa che esista è: “questa volta è diverso”. Questo concetto l’abbiamo stampato in testa in modo indelebile.La riflessione che stiamo facendo da alcuni anni riguarda un cambiamento strutturale che abbracci l’intero sistema finanziario.
Il potere informativo dei prezzi nei mercati finanziari è ormai seriamente messo in discussione dalla esplicita manipolazione dei prezzi delle banche centrali.
Davanti alla perdita di una funzione fondamentale dei mercati finanziari, il passo successivo potrebbe essere la stessa loro sostituzione con nuovi strumenti resi possibili dalle nuove tecnologie.Stiamo vivendo i primissimi vagiti di una tecnologia, che nell’immaginario collettivo prende il nome di blockchain (anche se è un nome che viene utilizzato in modo improprio per tutto ciò che è collegato al concetto di “registro distribuito”) esattamente come nei primi del 2000 stavamo vivendo i primi vagiti della diffusione di Internet.Le tecnologie alla base della blockchain nei prossimi 10 o 20 anni hanno tutto il potenziale di rendere obsoleti molti degli strumenti finanziari attualmente utilizzati.I prezzi “folli” delle obbligazioni potrebbero essere un segnale di nuove iniziative delle banche centrali che mettano in discussione i fondamenti dei mercati finanziari.Naturalmente, questa è solo un’ipotesi sulla base della quale non ha senso fare alcuna scelta di portafoglio. Investire in obbligazioni aziendali a rendimenti negativi (sebbene fra 5 anni – per ragioni che oggi appaiono irrealistiche – potrebbe risultare essere una scelta premiante, come lo è stato investire 5 anni fa in obbligazioni governative a rendimenti negativi) ad oggi resta una scelta non razionale che non ci sentiamo assolutamente di raccomandare.La storia passata, però, dovrebbe non tanto suggerire di investire in queste obbligazioni, quanto farci interrogare più seriamente sull’eventuale significato più profondo di questi prezzi apparentemente folli. (Alessandro Pedone, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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“L’aumento dei rendimenti obbligazionari prefigura un rincaro delle materie prime”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2018

(A cura di David Donora, Head of Commodities, Columbia Threadneedle Investments) Ci è voluto tempo, ma gli investitori si stanno abituando all’idea che i rendimenti obbligazionari globali sono in aumento. Ciò ha provocato una raffica di analisi sulla possibile reazione dei mercati azionari e del reddito fisso al repricing delle obbligazioni. Una minore attenzione è stata rivolta al potenziale impatto dell’aumento dei rendimenti e dei tassi d’interesse sui prezzi delle materie prime.Che i rendimenti dei titoli di Stato siano in rialzo non è in discussione, specialmente negli Stati Uniti. Gli aumenti dei tassi effettuati dalla Federal Reserve a partire dal 2015 hanno lentamente innalzato i rendimenti del debito pubblico statunitense. Questa tendenza viene adesso rafforzata dall’operato dell’amministrazione USA. A fronte della crescente chiarezza riguardo alla scarsa prudenza della Casa Bianca sul fronte dei conti pubblici, gli investitori globali stanno rivalutando il rischio delle obbligazioni statunitensi, con ricadute sull’inflazione, sul dollaro e sui mercati azionari.Nell’universo delle materie prime, l’aumento dei rendimenti obbligazionari renderà più oneroso l’indebitamento per i produttori. Di conseguenza, i nuovi progetti risulteranno meno appetibili e la risposta dell’offerta al rincaro delle materie prime in futuro potrebbe essere gravemente limitata. Tuttavia, un potenziale grattacapo per i produttori di commodity potrebbe rivelarsi un’opportunità per gli investitori. Il rialzo dei rendimenti contribuirà a rafforzare le limitazioni già favorevoli dal lato dell’offerta, il che potrebbe determinare un rincaro delle commodity superiore alle attese.Le scorte nei mercati delle materie prime sono già diminuite notevolmente, in quanto i produttori evidenziano un’insolita disciplina in questa fase del ciclo. A nostro avviso, al di fuori dei mercati obbligazionari vi sono tre fattori chiave che potrebbero accentuare le limitazioni dal lato dell’offerta.
Uno di questi è la Cina, il maggior consumatore mondiale di risorse naturali, che ha imposto vincoli all’offerta di molte commodity, nello specifico carbone, acciaio e alluminio, per ragioni ambientali. L’azione concertata delle autorità cinesi ha già avuto l’effetto di innalzare i prezzi di carbone, minerale di ferro e metalli di base, con un impatto positivo sul settore dei materiali.Alla fine del 2016, l’OPEC e i russi hanno stretto un’alleanza che ha ridotto la produzione petrolifera mondiale immessa sul mercato di 1,8 milioni di barili al giorno (bg). Di nuovo, si tratta di una situazione senza precedenti. Negli ultimi 40 anni i tentativi fatti dall’OPEC di ottenere la cooperazione della Russia sui tagli all’offerta erano sempre stati vani.
L’esperienza del periodo di oltre un anno appena trascorso dimostra che stavolta è diverso. L’OPEC e la Russia hanno iniziato a ridurre la produzione alla fine del 2016 e, alla luce di quanto avvenuto nel 2017, è probabile che manterranno il mercato in equilibrio anche nel 2018. Il coordinamento tra i due appare decisamente solido.
Il settore delle materie prime non ha mai dimostrato tanta disciplina nel limitare la nuova produzione a fronte della stabilizzazione o persino dell’aumento dei prezzi. Questo rigore giunge in una fase in cui la crescita globale sincronizzata dei mercati emergenti e sviluppati sostiene la domanda delle principali materie prime. Semmai, si assiste a un’accelerazione della domanda nei mercati emergenti, dove l’indebolimento del dollaro ha favorito l’aumento dell’indebitamento, la crescita e gli investimenti.Permangono tuttavia aree di incertezza e potenziale volatilità. I dazi su acciaio e alluminio annunciati dall’amministrazione statunitense non hanno avuto di per sé ricadute significative sui prezzi delle commodity nel medio termine. La situazione è destinata a cambiare a fronte delle ritorsioni e della guerra commerciale innescata dalle misure protezionistiche americane.

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“Un anno potenzialmente favorevole per le obbligazioni asiatiche”

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 aprile 2018

A cura di Clifford Lau, Head of Fixed Income, Columbia Threadneedle Investments. In contrasto con l’inasprimento monetario negli Stati Uniti e con il rallentamento del quantitative easing nell’Unione europea, le banche centrali asiatiche mantengono attualmente una politica monetaria accomodante. Da un punto di vista macro, ciò dà sostegno ai mercati obbligazionari asiatici.In questo contesto stabile, il reddito fisso asiatico offre potenzialmente ricche opportunità per il 2018. Tra i temi chiave figurano: il premio di rendimento delle obbligazioni asiatiche, il miglioramento della solidità delle aziende, il progresso dei mercati di frontiera e il vigore delle valute del continente.Tuttavia, nel 2018 sarà importante adottare un approccio più selettivo che nel 2017. I rischi d’inflazione sono in aumento in tutto il mondo a causa del rialzo dei prezzi di generi alimentari ed energia. In Asia l’inflazione appare ancora gestibile, ma anche qui si registrano rischi crescenti. La situazione è in netto contrasto con il 2017, quando le banche centrali locali hanno ridotto i tassi d’interesse a fronte dell’attenuazione delle pressioni inflazionistiche.
L’aumento dei consumi, la diffusione della tecnologia e la crescente urbanizzazione in Asia sono temi positivi per gli investitori obbligazionari. In generale, l’Asia rimane su una traiettoria di rapido sviluppo che favorisce il miglioramento degli standard di vita e l’arricchimento dei nuclei famigliari, incrementando le opzioni di spesa e modificando le preferenze dei consumatori. L’investimento in obbligazioni di società con un’esposizione a questi temi importanti può generare rendimenti interessanti per gli obbligazionisti.Il tema dei consumi è caratterizzato da un miglioramento della qualità della vita, da un aumento delle opportunità di viaggio e di svago, da maggiori acquisti di prodotti di moda e di abbigliamento, da una domanda più sostenuta di servizi finanziari e da livelli più elevati di credito al consumo. L’innovazione tecnologica coinvolge produttori di hardware e software e operatori dell’e-commerce, con un’espansione degli ecosistemi digitali e l’integrazione regionale tramite attività economiche condivise. Tra le caratteristiche della rapida urbanizzazione in corso si annoverano la conversione da carbone a gas, la nascita di una “Silicon Valley” nella Shenzhen Greater Bay Area e l’emergere di grandi società immobiliari a livello regionale.
Inoltre, vi sono importanti iniziative promosse dalle autorità che contribuiranno a definire la traiettoria economica dell’Asia e a generare opportunità per gli investitori globali. In Cina queste iniziative comprendono la Belt & Road Initiative, la riduzione dell’indebitamento aziendale e l’esportazione della capacità inutilizzata. Nel resto della regione, le più importanti sono la ricapitalizzazione delle banche indiane e le opportunità transfrontaliere per le società del Sudest asiatico nell’ambito della Comunità economica dell’ASEAN.Lo scorso anno i titoli di Stato asiatici hanno attratto gli investitori globali che erano alla ricerca di un rendimento incrementale, e le loro valutazioni, al pari dei loro fondamentali sottostanti, rimangono appetibili rispetto a quelli del reddito fisso core dei mercati sviluppati. Nello specifico, le prospettive d’inflazione favorevoli della regione sostengono le obbligazioni a duration lunga, ad esempio dell’Indonesia.
Le emissioni sovrane dei mercati di frontiera asiatici offrono attualmente un premio di rendimento ancora più elevato. Da una prospettiva macroeconomica, questi mercati includono economie con fondamentali positivi quali: l’adesione alle linee guida dell’FMI (Sri Lanka), ricadute positive del rialzo dei prezzi delle materie prime (Mongolia) e l’attenuazione del rischio politico (Pakistan).
Molte società asiatiche hanno annunciato una crescita vigorosa degli utili nel 2017 e dovrebbero fare lo stesso quest’anno. La robusta domanda interna, l’aumento dei volumi delle esportazioni (con buona pace delle tensioni commerciali tra USA e Cina), l’uso efficace dell’e-commerce per incrementare le vendite e ridurre i costi, e il supporto logistico fornito dallo sviluppo delle infrastrutture contribuiscono tutti ad accrescere la redditività. Il miglioramento della solidità aziendale dovrebbe essere sostenuto dall’ulteriore riduzione dell’indebitamento, che potenzia la copertura degli interessi e i profili di liquidità.Gli spread delle obbligazioni investment grade asiatiche rispetto alle omologhe statunitensi potrebbero subire un’ulteriore compressione (nonostante i livelli storicamente ridotti), specialmente sulla scia dell’indebolimento dei fondamentali societari negli Stati Uniti. Lo spread per unità di leva in Asia, a 146 punti base (pb), è più interessante rispetto a quello delle obbligazioni corporate investment grade dei mercati sviluppati, che offrono appena 40-50 pb, ed è indicativo del profilo di rischio-rendimento molto più favorevole della regione. Le recenti operazioni di allungamento delle scadenze hanno inoltre ridimensionato i rischi di rifinanziamento a fronte dell’aumento dei tassi d’interesse statunitensi.Le obbligazioni societarie high yield asiatiche si presentano generalmente solide, anche se i fondamentali sono più robusti al di fuori del settore immobiliare e di quello minerario, dove registrano nondimeno un miglioramento grazie all’aumento dei contratti di vendita stipulati nel primo e dei rincari delle materie prime nel secondo. Il tasso d’insolvenza è pari al 2%, contro la media del 2,4% dei mercati emergenti, e il segmento high yield asiatico resta relativamente sottovalutato con un minor rischio di duration in un contesto globale.
L’andamento dei tassi di cambio rimarrà una determinante fondamentale della performance dei mercati obbligazionari locali asiatici. Lo scorso anno molte banche centrali regionali hanno adottato politiche accomodanti in risposta all’inflazione modesta; le valute beneficiavano della vulnerabilità del dollaro USA ed erano ulteriormente sostenute dalla solidità dei saldi esterni. La situazione nel 2018 sarà probabilmente più sfumata. Gli investitori si concentreranno verosimilmente sui mercati obbligazionari locali di paesi con prospettive d’inflazione moderate e tassi d’interesse reali più elevati rispetto agli omologhi regionali, con significative riserve di valuta estera da usare come contrafforte contro la volatilità dei tassi di cambio e una crescita economica sostenibile rafforzata da sistemi politici stabili.Più in generale, la rapida crescita del PIL in quasi tutti i paesi asiatici dovrebbe sostenere le divise locali. Solo l’Indonesia è in leggero ritardo sulla base dei dati relativi all’indice PMI.
Gli investitori devono operare in chiave selettiva in tutti i segmenti dei mercati obbligazionari asiatici, individuando quelli che dovrebbero prosperare nell’attuale scenario macroeconomico. Riteniamo opportuno evitare alcuni settori, come quello delle telecomunicazioni indiano, dove la concorrenza spietata minaccia di spingere al ribasso i margini. Permangono inoltre pericoli sul fronte geopolitico, in particolare il rischio di un intervento armato nella penisola coreana e la minaccia di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina.Tuttavia, la crescente presenza di investitori asiatici sta rafforzando i mercati obbligazionari della regione. Le sottoscrizioni di nuove emissioni e la performance del mercato secondario sono molto meno dipendenti dagli asset manager statunitensi ed europei rispetto ad alcuni anni fa. Un ruolo importante è svolto anche dalle società di wealth management in espansione e dalle compagnie assicurative regionali. I loro specifici requisiti di portafoglio aggiungono nuove spessore ai mercati.Per ottenere rendimenti positivi e regolari dagli investimenti occorre un approccio flessibile e diversificato all’investimento in Asia che dia agli investitori la possibilità di generare alfa nell’arco del ciclo economico.

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Obbligazioni subordinate Mps: come funzionerà il risarcimento?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 dicembre 2016

borsa-merci-telematica-italianaDalla lettura del Decreto Legge 23 dicembre 2016, n. 237 emergono non pochi interrogativi che sarà bene chi di dovere risolva, possibilmente a favore dei risparmiatori, nel corso della stesura delle esatte modalità di intervento a ristoro dei portatori di obbligazioni subordinate Mps.
Come è noto, le obbligazioni subordinate saranno convertite in azioni del Mps nella misura del 100% per i titoli detenuti dal pubblico al dettaglio e del 75% per quelli posseduti da investitori professionali. Le azioni, secondo quanto dispone l’articolo 18 comma 4, saranno valutate alla media dei prezzi di chiusura nelle trenta sedute precedenti la data indicata dal Ministero avendo riguardo alla data di prevista emanazione del decreto. Il prezzo non è quindi ancora fissato perché le azioni Mps potrebbero tornare ad essere quotate prima del Decreto, sebbene a questo punto la cosa appaia parecchio difficile.Soprattutto, non è noto quale sarà il prezzo delle obbligazioni preso come base per il concambio. Da un lato potrebbe dipendere anche dall’esito della vendita dei crediti in sofferenza della banca, ma non crediamo che ciò possa danneggiare gli obbligazionisti per un motivo molto semplice, costituito dal fatto che di sicuro il nominale delle obbligazioni sarà in partenza decurtato dall’importo delle cedole nel tempo erogate. Per il bond “Antonveneta”, codice IT0004352586, che è quello che riguarda la quasi totalità degli interessati, ciò si risolverebbe in un calo di valore pari a 32,2795, importo che porta il valore-base di conversione da 100 a 67,7205. E’ quindi molto probabile che questo sarà il valore di conversione in azioni del bond.
Sempre non venga applicato, come nel precedente Decreto “Salva-banche”, un ulteriore parametro costituito dalla differenza, se positiva, fra il rendimento degli strumenti finanziari subordinati e il rendimento di mercato di un titolo di Stato equivalente.Una volta convertiti i bond in azioni, entrerà in funzione il meccanismo di ristoro per i soli investitori al dettaglio, i quali potranno decidere di cedere le azioni Mps in cambio di obbligazioni non subordinate del Mps oppure di contanti da parte del Ministero dell’Economia e delle FInanze.
E’ necessario indicare quanto prima le caratteristiche di tali bond (scadenza, rendimento, prezzo di emissione, prezzo di rimborso), ovvero di tutti i dati che occorrono per stabilirne il valore e valutare di conseguenza la convenienza ad accettare o meno.Il primo riguarda la normativa in merito di risarcimento dei comuni investitori, la quale prevede che si possa intervenire solo per i casi di “mis-selling”, vale a dire vendita non corretta, e che deve essere lo stesso venditore dei titoli, in questo caso il Mps, a rimediare.
L’intenzione del Governo, e dell’intero sistema bancario, è per ovvi motivi quella di far accedere al ristoro tutti gli interessati, ma considerare “mis-selling” tutti i casi nessuno escluso, finisce inevitabilmente per scontrarsi con la normativa e quindi con la U.E. che immediatamente ha mostrato rigidità in merito.
Riguardo il risarcimento in caso di vendite non corrette, da oltre un anno Aduc fa notare che il fondo già esisteva ed invece di farlo entrare in vigore, potenziandolo, è stato abolito.
Un altro punto interrogativo nasce dalla lettura dell’articolo 19, comma 2, lettera a) dove si dispone che il ristoro sarà erogato ai soli titoli per la cui offerta sussisteva obbligo di pubblicare un prospetto. Se il termine “prospetto” non venisse considerato nel proprio significato generale, e quindi anche sotto forma di offering circular, poiché l’unica emissione dotata di un prospetto informativo in italiano approvato dalla Consob è quella emessa per finanziare l’acquisizione di Antoveneta, il pubblico al dettaglio possessore delle emissioni con codice XS sarebbe escluso dal risarcimento. Sarà adottata la stessa data-limite del Decreto Etruria & C., ossia aver sottoscritto/comprato entro il 12 giugno 2014, giorno in cui è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale della U.E. la Direttiva 2014/59/UE “BRRD” sulla risoluzione delle banche? Siamo in contatto con non clienti Mps cui i titoli subordinati sono stati venduti anche ad ottobre 2015, ad esempio. Queste persone saranno garantite oppure no?
Non vogliamo nemmeno ipotizzare, inoltre, che venga preso in considerazione il profilo di rischio del cliente, dati i numerosissimi casi di “aggiustamento” che abbiamo verificato.
Ma non finisce qui.
Tutti coloro i quali, presi dal panico, hanno venduto in passato e soprattutto in queste ultime settimane a prezzi sempre peggiori -magari dopo aver ascoltato esperti di qualche associazione di consumatori- sono esclusi da qualsiasi ipotesi di ristoro. Avranno a disposizione la strada della rivalsa nei confronti della banca, vero, ma da un decreto che nasce anche per prevenire vertenze legali ci si aspetta un intervento anche a loro favore.
Sarà anche necessario che siano ben chiarite, con l’ausilio degli esperti dell’Agenzia delle Entrate, le implicazioni fiscali delle operazioni cui gli interessati saranno sottoposti. La nostra lunga esperienza in merito ci suggerisce che quando si concambia, si scambia, ecc. ci sono spesso minusvalenze che si perdono per strada e magari capital gain da pagare anche se si è in perdita.
Insomma, l’intervento dovrà essere ben ponderato e dettagliato, ad evitare di aggiungere ingiustizie alla già enorme ingiustizia patita da investitori cui quasi sempre era assicurata la tranquillità dei titoli. (Giuseppe D’Orta, responsabile Aduc Tutela del Risparmio)

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Crisi del settore energetico. Nuovo rischio sistemico?

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2015

energiaUno degli effetti dei Quantitative easing delle banche centrali è stato quello di provocare un certa volatilità sui prezzi delle commodity. Il solo annuncio del Qe europeo da parte della Bce, come è noto, in quel periodo determinò variazioni quotidiane fino al 9% del prezzo del petrolio. In passato molta nuova liquidità ha generato l’aumento della produzione energetica, soprattutto di petrolio e di gas, anche con l’accensione di nuovi debiti. Molti analisti, anche la Bri, consapevoli e preoccupati delle eventuali conseguenze sistemiche sul settore e sull’intera economia e finanzia mondiali, pur sorvolando sulle ragioni profonde di geopolitica, si stanno interrogando sulle altre ragioni dell’anomalo quanto rilevante crollo del prezzo del petrolio.
Oggi il debito totale del settore del petrolio e del gas è di circa 2,5 trilioni di dollari. Rispetto ai livelli del 2006 è cresciuto due volte e mezzo. Attualmente sono in circolazione obbligazioni legate al settore per 1,4 trilioni di dollari. Dal 2006 vi è stato un aumento annuo del 15%. Il debito residuo è con le banche. Negli Usa i debiti del settore energetico sono cresciuti a ritmi più alti di quelli degli altri settori industriali. Essi rappresentano il 15% dei principali indici di debito, sia investment grade (ritenuto affidabile dagli investitori istituzionali) che ad alto rendimento, mentre erano il 10% soltanto 5 anni prima. Recentemente le compagnie petrolifere americane hanno preso a prestito “alla grande” tanto che incidono per il 40% sul totale dei nuovi prestiti sindacati, quelli erogati da un consorzio di banche, e delle nuove obbligazioni in circolazione. La maggior parte di questi crediti è andata alle imprese minori, quelle impegnate nell’esplorazione e nella produzione del gas da scisti bituminosi. Infatti, mentre per le cosiddette “seven sisters” il rapporto debiti/attività è rimasto costante, per le altre è quasi raddoppiato. Come è noto, il prezzo del petrolio è anche il riflesso del valore degli attivi sottostanti che reggono le montagne di debiti. Perciò il suo recente calo sta causando difficoltà finanziarie al settore. Se si cercasse di rispondere con l’aumento della produzione, il prezzo inevitabilmente tenderebbe a scendere ulteriormente. Il che manterrebbe lo squilibrio tra domanda e offerta. I bassi prezzi del petrolio ovviamente tendono a ridurre il profitto, aumentano il rischio di default e generano costi finanziari più alti per le compagnie. Contemporaneamente si riducono i flussi di cassa relativi alla produzione con meno liquidità per far fronte al pagamento degli interessi sul debito.
Il settore energetico ha un comportamento non dissimile dalla dinamica di un asset market (mercato di attività) che riflette non soltanto i cambiamenti attesi nei valori economici fondamentali, ma anche quelli legati alle situazioni finanziarie che alla fine determinano le decisioni delle imprese. Il settore immobiliare è l’esempio più eclatante, non solo negli Usa. Quando le attività sottostanti di un settore altamente indebitato scendono di valore, lo “stress” provocato dal calo dei prezzi induce a vendere una quantità maggiore degli asset su cui si basano i debiti. Di fronte alle crescenti difficoltà finanziarie, il settore energetico può essere anche indotto a diminuire le spese di investimento, che in gran parte finora sono state finanziate attraverso il debito. Negli Usa molte imprese hanno annunciato tagli fino al 50% delle spese in conto capitale. Quelle altamente indebitate potrebbero essere costrette a vendere attività e impianti o piuttosto a spingersi sui pericolosi mercati dei derivati nella speranza di garantirsi contro le oscillazioni del prezzo. Sono quindi molti gli effetti che il drastico calo dei prezzi del petrolio e del gas hanno provocato. A seguito del calo di valore delle attività da portare a garanzia, ora le banche americane tendono a ridurre i crediti a breve per le imprese petrolifere di minori dimensioni, in particolare quelle impegnate nell’estrazione del gas da scisti. Questa è una delle ragioni per cui anche gli investitori di lungo periodo sono meno attratti da questo settore in difficoltà.
In altre parole, come in passato, la crisi del settore energetico riverbera sull’intera economia i suoi effetti destabilizzanti e aumenta il rischio di conseguenze sistemiche sulla finanza globale. (Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e PaoloRaimondi economista)

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Obbligazioni ad alto rendimento nel fondo Legg

Posted by fidest press agency su martedì, 17 aprile 2012

Londra.Ian Edmonds, top di manager del fondo Legg Mason Western Asset Global Multi Strategy Fund, che ha in gestione 1,8 miliardi di dollari* sta ricostruendo l’esposizione al settore delle obbligazioni ad alto rendimento grazie a opportunità che individua nel mercato primario. Alla fine di febbraio, a causa del protrarsi delle incertezze riguardanti l’Europa, Edmonds ha ridotto l’esposizione alle obbligazioni ad alto rendimento a un 25% del portafoglio. “Le obbligazioni ad alto rendimento europee si sono riprese con forza dall’inizio dell’anno, toccando, alla fine di febbraio, un rendimento del 10% circa”, spiega Edmonds. “Tuttavia, poiché l’outlook economico per l’Europa continuava a essere negativo e l’incertezza non era risolta, abbiamo deciso di limare un po’ queste posizioni”. Ora, avendo già realizzato la presa di profitti sui titoli rimbalzati maggiormente, Edmonds ha deciso di procedere a una ricostruzione graduale del settore alto rendimento del portafoglio avvalendosi delle emissioni primarie. “Riteniamo che nel mercato primario ci saranno opportunità migliori”, afferma. “Per ora, per ricostruire l’esposizione a questi mercati ci avvarremo delle nuove emissioni, perché queste ci danno la possibilità di diversificare i nomi e di trarre vantaggio da un posizionamento su quei titoli emessi da società che arrivano sul mercato perché vogliono dipendere meno dalle banche per il finanziamento”. Tra le società che Edmonds preferisce in questo momento ci sono Orange Switzerland, ONO – una società di televisione via cavo spagnola – e Gategroup, un’azienda specializzata nel catering aereo. Oltre all’alto rendimento, Edmonds continuerà a tenere sotto stretta osservazione le nuove emissioni nel comparto delle obbligazioni societarie di qualità nel quale, in parte per le valutazioni, preferisce quelle europee e americane di tipo non finanziario.”In termini di flusso di cassa e di solidità del bilancio, i fondamentali dei titoli dei comparti non finanziari continuano a essere robusti”, continua Edmonds. “Abbiamo comprato obbligazioni di alcune società farmaceutiche come Teva e del tabacco come Phillip Morris, tutte di tipo non ciclico. Detenerle in portafoglio è una questione di buonsenso alla luce delle diffuse preoccupazioni per un rallentamento globale che ha origine nella crisi europea”. Nonostante la sua preferenza per il mercato primario, in presenza di una volatilità in aumento e di un ulteriore miglioramento delle valutazioni, Edmonds mirerebbe a rafforzare l’esposizione che già detiene nel mercato secondario. “Nel caso di una maggiore volatilità, varrebbe sicuramente la pena di aumentare alcune delle nostre posizioni nei mercati del debito utilizzando la liquidità che abbiamo tenuto nel portafoglio”. “Una svolta positiva in questi mercati si rifletterà, a nostro avviso, nella performance del Fondo. Considerando l’energica partenza da inizio anno, riteniamo che sia arrivato il momento di una qualche correzione. In portafoglio abbiamo tenuto della liquidità che possiamo utilizzare in caso di necessità”.

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Micron annuncia il riscatto di tutte le obbligazioni convertibili senior al 4,25% con scadenza 2013

Posted by fidest press agency su sabato, 7 aprile 2012

Bird's-eye view of Boise, Idaho in 2007. Eesti...

Bird's-eye view of Boise, Idaho in 2007. Eesti: Vaade linnale. (Photo credit: Wikipedia)

Boise, Idaho, (GLOBE NEWSWIRE) — Micron Technology, Inc. (Nasdaq:MU), ha annunciato in data odierna che il 4 giugno 2012 effettuerà il riscatto per un importo pari a $138.880.000 di capitale aggregato relativo alle proprie obbligazioni convertibili senior al 4,25% con scadenza 2013 (le “Obbligazioni”) che rappresentano tutte le Obbligazioni in circolazione. Il numero CUSIP delle Obbligazioni da riscattare è 595112 AJ2. Al riscatto, i detentori delle Obbligazioni riscattate riceveranno $1.062,08 per ogni $1.000 di capitale obbligazionario, importo comprensivo di tutti gli interessi maturati e non erogati delle Obbligazioni riscattate, ma che non include la data di riscatto e il premio “make-whole” applicabile alle Obbligazioni. Una Nota di riscatto verrà inviata per posta a tutti i detentori delle Obbligazioni registrati. È possibile ottenere una copia di tale Nota di riscatto presso Wells Fargo Bank, National Association, l’Agente di pagamento, chiamando il numero 1-800-344-5128.
Micron Technology Inc. è uno dei maggior fornitori al mondo di soluzioni avanzate per semiconduttori. Attraverso le proprie attività operative a livello mondiale la Micron produce e commercializza una gamma completa di memorie DRAM, memorie flash NAND e NOR, nonché altre tecnologie di memoria innovative, moduli di memoria e sistemi a semiconduttori per l’uso in prodotti all’avanguardia, prodotti al consumo, networking, telefonia mobile e sistemi integrati. Le azioni ordinarie della Micron sono quotate al NASDAQ con il simbolo MU. Per ulteriori informazioni su Micron Technology Inc., visitare il sito http://www.micron.com

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Mancata tutela risparmiatori obbligazioni argentine

Posted by fidest press agency su sabato, 12 marzo 2011

“Dopo nove anni, ci sono ancora 80.000 cittadini italiani che subiscono il grave comportamento della Repubblica Argentina, ostinata a non far fronte ai suoi doveri di civiltà”. Così il segretario nazionale  del Movimento di Responsabilità Nazionale, On. Dott. Domenico Scilipoti, in riferimento al grave danno perpetrato colpevolmente dall’Argentina e subito dai singoli cittadini ma anche dal sistema Italia, nel suo insieme, per più di 20 Miliardi di Euro, con le obbligazioni argentine. E prosegue dicendo: “370.000 italiani hanno scambiato i titoli nel 2005 e 2010, non perché le offerte fossero minimamente accettabili, ma perché minacciati a non poter fruire più di alcun miglioramento ed abbandonati da ogni istituzione pubblica e privata, cedendo quindi solo alla disperazione”. “Si ha notizia – prosegue l’On. Scilipoti  – che il Ministro degli Affari Esteri On. Frattini si appresti, a fine Marzo, a visitare Buenos Aires per il ristabilimento dei rapporti sospesi, pensando, in modo errato, che la soluzione delle obbligazioni argentine sia avviata, ma é assolutamente il contrario. E’ doveroso pensare che una nazione, come l’Argentina, con 38 milioni di abitanti, un territorio 9 volte l’Italia, pari a tutta l’Europa Unita, con risorse naturali immense in tutti i campi, con oltre il 90% di persone di origine europea, non possa minimamente essere perdonata per la sua volontà di non pagare e non per l’impossibilità a farlo. Infatti ha, tra l’altro, più di 50 miliardi di dollari nella Banca BIS di Basilea. Si deve ricordare che vi sono numerose sentenze definitive contro l’Argentina e da essa non rispettate, a favore di nostri cittadini e nostre Società presso tribunali con giurisdizioni scelte da quel paese, come la Corte Costituzionale di Germania, la Corte di Appello di Francoforte, la Corte di Appello di New York ed il Tribunale Arbitrale ICSID della Banca Mondiale a Washington”. Conclude l’On. Scilipoti (MRN): “E’ doveroso intervenire in tutte le sedi opportune, ad iniziare da quelle diplomatiche, e con adeguati modi severi, affinché questa vergognosa ingiustizia venga a cessare, cominciando con il prospettare la sua espulsione dal G-20, dove si rispettano le regole, e con il pretendere che vengano pagati i paesi del Club di Parigi, tra cui l’Italia”.

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Economia taroccata

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2011

Il miglioramento del quadro macroeconomico lo si deve alle imponenti misure di stimolo monetario e fiscale che hanno portato benefici nelle variabili reali: le vendite al dettaglio sono cresciute, le immatricolazioni delle auto sono aumentate e sono in crescita i profitti delle imprese. Lo si deve all’impegno assunto dalla Federal reserve negli Usa con la sua ampia azione di contrasto alla crisi, acquistando azioni, obbligazioni, prodotti derivati e mutui ipotecari dagli istituti di credito, alla creazione di fondi d’investimento per ripulire i bilanci delle società finanziarie, alla creazione di linee di credito a favore di alcuni grandi gruppi , all’acquisto di titoli pubblici per aumetnare la liquidità e stabilizzare i rendimenti, alla rinegoziazione dei mutui maggiormente eswposti ai rischi d’insolvenza. Ma la locomotiva della ripresa è data dai paesi asiatici, Cina in testa, e dal Brasile. C’è tuttavia una ferita da far rimarginare dovuta alla passata recessione con minori entrate fiscali, forti aiuti concessi alle famiglie e i disoccupati e i crescenti impegni di spesa, finalizzati al risanamento del sistema bancario, alla riforma sanitaria e al rilancio dell’economia reale.

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Un sì agli eurobond

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2011

Secondo alcuni recenti studi, suffragati anche dai dati della Banca per i Regolamenti Internazionali (Bri), nel 2009 il mercato obbligazionario mondiale ha raggiunto i 91 trilioni di dollari. C’è stata una crescita del 10% rispetto all’anno precedente. Non vi sono ancora calcoli precisi per il 2010, ma l’aumento dovrebbe essere ragguardevole.  Ormai questo mercato è  diventato una grande fonte sistemica di finanziamento. Circa il 70%, pari a 64 trilioni, è costituito da obbligazioni emesse all’interno dei vari paesi. Per il restante 30% invece sono bond internazionali, tra cui quelli sottoscritti nei paradisi fiscali.  Globalmente nel 2009 sono state emesse nuove obbligazioni per 6,8 trilioni di dollari per tappare i buchi di bilancio delle banche e degli stati, i cui debiti pubblici sono cresciuti per finanziare le operazioni di salvataggio del sistema bancario.  Secondo l’Ocse, nel 2010, tra rifinanziamenti di obbligazioni in scadenza e nuovi titoli, nel mondo sarebbero stati emessi bond di debito pubblico per 16 trilioni di dollari! C’è stato un aumento di ben 4 trilioni rispetto al 2008. Esso è stato determinato dal fatto che nei paesi industrializzati il rapporto debito pubblico/Pil è passato mediamente dal 78% del 2006 a oltre il 100% del 2010.  Si evidenzia che dei complessivi 64 trilioni citati, il 39% riguarda gli Usa, il 18% il Giappone e il 20% l’intera zona dell’euro. Purtroppo, 10 trilioni di bond americani si basano su ipoteche e in parte, circa 1,4 trilioni di dollari, sui mutui subprime speculativi. Complessivamente trattasi di quantitativi enormi che rivelano la malattia e la debolezza dell’intero sistema finanziario. Ci si chiede perché, rispetto alle differenti situazioni geo economiche citate, sotto tiro della speculazione siano i debiti pubblici dei paesi dell’euro e non i Treasury bond e le altre obbligazioni americani.  Lungi da noi l’intento di voler ignorare le responsabilità dell’Europa e le sue urgenti correzioni alla sua politica economica. Ma non si comprende l’agitazione dei mercati sulla solvibilità della Grecia, o dell’Irlanda, che pur avendo rispettivamente un debito totale di 236 e di 867 miliardi di dollari (dati Bri d qualche mese fa), hanno però un’economia reale sottostante abbastanza funzionante. Stranamente l’accanimento di “lor signori” non riguarda il trilione e mezzo di dollari di mutui subprime inesigibili.
I grandi operatori finanziari internazionali, capitanati dalle 5 banche americane dominanti, puntano di volta in volta le loro scommesse contro una delle pedine europee più deboli, consapevoli evidentemente della non coesione nelle politiche economiche e finanziarie e di confronto alla speculazione dell’Ue. A fronte di tutto ciò  si ripropone con forza la necessità di far ricorso agli eurobonds, come risposta difensiva e come misura di rilancio dell’economia. La proposta di Giulio Tremonti e Jean-Claude Juncker di emettere obbligazioni europee per rimpiazzare titoli di debito pubblico dei paesi dell’Ue in quantità non superiore al 40% del loro Pil è valida.
Non si tratta di creare nuovo debito, ma di fornire uno scudo più robusto al debito pubblico dei paesi europei impegnati in politiche di risanamento dei loro conti pubblici. Contrariamente a quanti temono un allentamento nel rigore di bilancio degli stati più indebitati, questi sarebbero messi in condizione di operare con maggior sicurezza e continuità nella realizzazione delle loro politiche correttive.  La stessa Germania, oggi non del tutto d’accordo con gli eurobonds, avrebbe il vantaggio di ridurre la propria quota nel fondo di salvataggio, garantendo così anche le banche tedesche pesantemente esposte nei confronti della Grecia, dell’Irlanda del Portogallo e della Spagna per oltre 520 miliardi di dollari.  Gli oppositori degli eurobond sono invece tra i più facinorosi sostenitori della politica del «quantitative easing» della Bce. Tale politica, con la immissione di nuova liquidità, ricalca la vecchia strada monetaria che avvantaggerebbe il sistema bancario internazionale, creando nel contempo una spinta inflattiva.  Si ricordi che già nel 1993 Jacques Delors propugnava gli Union Bond europei per finalizzarli alla produzione di ricchezza reale e all’aumento dell’occupazione attraverso la realizzazione di grandi progetti infrastrutturali e di innovazione tecnologica nei settori dei trasporti, delle comunicazioni, dell’energia, della ricerca, ecc.  Noi riteniamo che gli eurobond siano le due facce della stessa medaglia, una che protegge dalla speculazione e l’altra che favorisce la crescita economica per aiutare l’Ue a uscire dalla pericolosa impasse in cui oggi si trova.   (Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia del governo Prodi e Paolo Raimondi Economista)

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Rifinanziamento delle obbligazioni convertibili

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 novembre 2010

Boise, Idaho. Micron Technology, Inc., (Nasdaq: MU) ha annunciato di aver stipulato un accordo privato di acquisto e di scambio in base al quale la compagnia riacquisterà 91 milioni dollari in capitale delle sue obbligazioni convertibili  al 4.25% scandenti nel 2013 (“Obbligazioni al 4,25%”), riacquisterà 176 milioni di dollari in capitale delle sue obbligazioni convertibili  all’1.875% scadenti nel 2014 (“Obbligazioni Esistenti all’1.875%”) e convertirà 175 milioni di dollari delle esistenti obbligazioni all’1,875% in 175 milioni di dollari in capitale di nuove obbligazioni convertibili all’1.875% con scadenza 2027 (“Nuove Obbligazioni all’1,875%”). A seguito delle operazioni di riacquisto e scambio del debito obbligazionario, Micron avrà un’esposizione di 139 milioni di dollari in obbligazioni al 4,25%, 949 milioni di dollari in obbligazioni esistenti al 1,875% e 175 milioni di dollari in nuove obbligazioni al 1,875%. In relazione a tali operazioni, la Società prevede di registrare un addebito una tantum di circa $ 90 milioni nel suo primo trimestre fiscale del 2011. Inoltre, il riacquisto di 91 milioni di dollari in obbligazioni al 4,25% e di 176 milioni di dollari in obbligazioni esistenti all’1.875% dovrebbe ridurre le azioni utilizzate nel calcolo del fully diluted della Società di circa 43 milioni a partire dal secondo trimestre dell’anno fiscale 2011.
Micron Technology Inc., è uno dei maggior fornitori al mondo di soluzioni avanzate per semiconduttori. Attraverso i suoi impianti di produzione a livello mondiale la Micron produce e commercializza una gamma completa di memorie DRAM, memorie flash NAND e NOR, così come altre tecnologie di memoria innovative, moduli di memoria e sistemi di semiconduttori per l’uso in prodotti d’avanguardia, prodotti al consumo, per il networking, per la telefonia mobile e sistemi integrati. Le azioni ordinarie della Micron sono quotate al NASDAQ con il simbolo MU. Per ulteriori informazioni su Micron Technology Inc., visitare il sito http://www.micron.com

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