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Quotidiano di informazione – Anno 35 n°33

Posts Tagged ‘obbligazioni’

Capital Group: Prospettive del mercato obbligazionario, una situazione in miglioramento

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2023

A cura di Pramod Atluri, Gestore di portafoglio a reddito fisso di Capital Group I mercati obbligazionari hanno avuto un anno difficile nel 2022, con la Federal Reserve statunitense che ha bruscamente aumentato i tassi d’interesse per contrastare l’inflazione. Con la fine dei rialzi dei tassi in vista, gli investitori potrebbero chiedersi se la volatilità possa essere sostituita con una relativa tranquillità in questo nuovo anno. Nella riunione di dicembre, la Fed ha moderato il suo approccio e ha alzato i tassi di mezzo punto percentuale, a un intervallo 4,25%-4,50%. Gli investitori hanno accolto con favore il rallentamento dopo una serie senza precedenti di quattro aggiustamenti di 0,75 punti base da parte delle autorità che tentano di ridurre l’inflazione. Ma i funzionari hanno sottolineato che continueranno ad aumentare i tassi fino a circa il 5%. Ci attendono ancora sfide di ampia portata. Tra queste: l’inflazione resta ostinatamente elevata e si prevede che l’attività economica rallenterà o si contrarrà. Anche gli investitori più ottimisti si stanno preparando a una recessione. L’interrogativo è più che altro quanto sarà ampia o profonda la recessione, con le banche centrali di tutto il mondo che alzano i tassi per contenere l’inflazione. Con la crescita che si prevede si arresti o si contragga nelle principali economie, tra cui Regno Unito, Unione europea, Giappone e Stati Uniti, i prezzi resteranno elevati? La domanda per i settori che assorbono rapidamente gli aumenti dei tassi, come gli alloggi, è prevedibilmente diminuita. Ad altre aree dell’economia richiederà più tempo per raffreddarsi. L’impatto degli aumenti dei tassi si vedrà nei prossimi mesi, probabilmente sotto forma di maggiore disoccupazione, minori opportunità di lavoro e calo delle vendite al dettaglio. C’è un’aria di stagflazione davanti a noi. Il tanto temuto mix di crescita economica stagnante, elevata disoccupazione e prezzi alle stelle richiede un approccio attivo agli investimenti obbligazionari. Vediamo opportunità specifiche all’interno della curva dei rendimenti dei Treasury e tra i titoli di Stato indicizzati all’inflazione. Il ruolo del reddito fisso come zavorra di portafoglio quando le azioni sono in calo non è stato di aiuto, in quanto la Fed ha continuamente spinto al rialzo le aspettative sui tassi. È raro che sia le azioni che le obbligazioni calino in tandem nello stesso anno. Infatti, il 2022 è l’unica volta che si è verificato da 45 anni. Questo perché la Fed ha fatto un rialzo aggressivo in un momento in cui i tassi erano vicini allo zero. Questo dovrebbe cambiare nel corso di questo nuovo anno con il calmarsi dell’inflazione. Una volta che la Fed avrà rivisto la sua politica monetaria molto aggressiva, le obbligazioni di alta qualità dovrebbero nuovamente offrire stabilità relativa e un reddito maggiore. Il rallentamento della crescita e la moderazione dell’inflazione rappresentano aspetti positivi per il reddito fisso di alta qualità. Dovrebbero portare, infatti, a rendimenti più bassi e a prezzi delle obbligazioni più alti. Le valutazioni sono attraenti, quindi aumentiamo selettivamente il credito societario. Le obbligazioni ora offrono un flusso di reddito più sano, che dovrebbe aiutare a compensare qualsiasi calo dei prezzi. Le perdite del mercato obbligazionario possono essere dolorose da sopportare, dal momento che i tassi in aumento causano un calo dei prezzi obbligazionari. Il vantaggio è che anche i rendimenti obbligazionari aumentano, il che potrebbe creare le basi per un processo di rialzo del reddito. Dopo un anno difficile per le obbligazioni, ci sono ragioni per essere ottimisti. L’inflazione si è moderata, e gli aumenti dei tassi della Fed probabilmente toccheranno il picco in un futuro non troppo lontano. Rendimenti più elevati e lo spettro di una recessione potrebbero anche far tornare gli investitori alle obbligazioni in cerca di relativa stabilità e reddito. Gli odierni rendimenti iniziali offrono un punto di ingresso allettante per gli investitori e forniscono un cuscinetto ad un’ulteriore volatilità. Esistono inoltre opportunità interessanti per le classi di attivi che una gestione attiva può scoprire attraverso la ricerca bottom-up e la selezione dei titoli.

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PIMCO: I rendimenti obbligazionari più elevati possono essere fondamentali per una strategia di investimento sulla recessione

Posted by fidest press agency su martedì, 10 gennaio 2023

A cura di Marc Seidner, CIO Strategie non tradizionali di PIMCO. Gli investitori che hanno già affrontato uno degli anni più difficili di sempre devono ora chiedersi come investire qualora gli Stati Uniti e le altre principali economie si avvicinino alla recessione. Sebbene la volatilità dei mercati finanziari sia destinata a persistere, riteniamo che le obbligazioni siano più solide di quanto non lo siano state negli ultimi anni, rafforzate da rendimenti iniziali significativamente più elevati e da solidi track-record delle obbligazioni durante le fasi di recessione economica. Nel 2022 i rendimenti obbligazionari sono saliti bruscamente a causa del rialzo dei tassi d’interesse attuato dalla Federal Reserve e da altre banche centrali nel tentativo di contenere l’inflazione. Storicamente, i rendimenti iniziali hanno avuto una forte correlazione con i rendimenti obbligazionari e i rendimenti odierni possono offrire agli investitori sia migliori opportunità di generazione di reddito sia una maggiore protezione dai ribassi. L’aumento particolarmente pronunciato dei rendimenti delle obbligazioni a più breve scadenza significa che gli investitori possono trovare cedole interessanti senza assumersi un maggior rischio di tasso d’interesse insito nelle obbligazioni con una duration più lunga. Nell’attuale contesto caratterizzato da incertezza sull’inflazione, rischi geopolitici e una potenziale contrazione economica, analizziamo alcuni motivi per cui le obbligazioni potrebbero offrire una performance migliore rispetto alle azioni o alla liquidità.Secondo il National Bureau of Economic Research, una recessione comporta un calo di ampia portata dell’attività economica che dura più di qualche mese. Le recessioni sono tipicamente caratterizzate da una diminuzione della produttività, della redditività delle imprese e della spesa delle imprese e, in particolare, dei consumatori, dato che quest’ultima categoria rappresenta più di due terzi del prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti, secondo i dati della Fed. Poiché la Fed, la Banca Centrale Europea e la Banca d’Inghilterra continuano a perseguire una politica monetaria restrittiva, riteniamo che una recessione lieve o moderata rappresenti il nostro scenario di base per gli Stati Uniti e per altri grandi mercati sviluppati come l’Eurozona e il Regno Unito. La prima metà di una recessione è tipicamente caratterizzata da un calo dell’attività economica rispetto al picco di fine ciclo. In questa fase, i rendimenti delle obbligazioni core (ossia i Treasury statunitensi e i titoli investment grade) sono stati storicamente positivi, mentre i rendimenti delle obbligazioni ad alto rendimento, delle azioni e delle materie prime sono stati tipicamente negativi.Dopo le perdite registrate nel 2022, i principali indici azionari potrebbero incontrare ulteriori difficoltà nel corso dell’anno se i primi venti recessivi dovessero prendere forza, come illustrato nel grafico precedente. Le continue preoccupazioni sull’inflazione e sulla possibilità che l’inasprimento delle politiche possa portare o accelerare una flessione, potrebbero mettere a dura prova i mercati azionari nei prossimi mesi, con potenziali rischi di ribasso sulle stime degli utili aziendali e sulle aspettative di marginalità. Per l’S&P 500 e gli altri principali indici azionari, vediamo ancora un rischio di ribasso rispetto ai livelli attuali.Mentre le prospettive per le altre asset class risultano offuscate, le obbligazioni appaiono più interessanti rispetto agli ultimi anni, soprattutto per gli investitori alla ricerca di rendimento, visto l’ampio riprezzamento del 2022. Ad esempio, il rendimento del Treasury a due anni, che all’inizio del 2022 era appena superiore allo 0,7%, a fine novembre era di circa il 4,5%. Ciò crea un incentivo a rimanere investiti nel mercato e una base per ottenere un rendimento interessante anche nei titoli di Stato a basso rischio e a breve scadenza. Prevediamo che la volatilità persisterà sui mercati potenzialmente anche nel 2023. Tuttavia, grazie alle valutazioni interessanti e ai rendimenti più elevati oggi disponibili nei settori del reddito fisso, gli investitori che lo scorso anno hanno lottato solo per giocare in difesa potrebbero avere sempre più motivi per essere ottimisti. (abstract by http://www.verinieassociati.com/

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Schroders – Outlook 2023, obbligazioni globali: quattro motivi di ottimismo

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 dicembre 2022

A cura di Paul Grainger, Head of Global Fixed Income & Currency, e James Bilson, Fixed Income Strategist, Schroders L’inflazione elevata e la risposta aggressiva delle Banche Centrali hanno portato a un 2022 difficile e a performance scarse per molte asset class. Tuttavia, ci sono diversi motivi per cui le obbligazioni stanno diventando sempre più interessanti e ci aspettiamo di vedere una maggiore domanda di reddito fisso da parte degli investitori nel 2023. In primo luogo, vi sono segnali di allentamento delle pressioni inflazionistiche, guidate dalla disinflazione negli Stati Uniti. In secondo luogo, la dinamica della crescita sta rallentando, soprattutto negli USA. In terzo luogo, le Banche Centrali stanno per terminare i loro cicli di rialzo dei tassi, in particolare le economie più sensibili all’aumento dei tassi d’interesse. Infine, le valutazioni delle obbligazioni sono interessanti, con rendimenti molto più elevati rispetto a un anno fa. Non abbiamo dubbi che questi fattori apriranno interessanti opportunità sui mercati globali obbligazionari.

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PGIM Fixed Income: Le obbligazioni dei mercati emergenti offrono condizioni di ingresso favorevoli?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 dicembre 2022

A cura di Cathy Hepworth, Head of Emerging Markets Debt di PGIM Fixed Income. Innanzitutto, le obbligazioni dei mercati emergenti non costituiscono una classe d’investimento omogenea. Ciononostante, gli investitori dovrebbero essere cauti sulle obbligazioni emesse da Paesi con rating moderato e solidità economica inferiore alla media. A nostro avviso, la situazione è generalmente migliore per gli emittenti di qualità più elevata; la loro solidità nei fondamentali economici attenua l’impatto dell’aumento dei costi di finanziamento. La maggior parte di questi emittenti sovrani dispone di un ampio mercato interno dove può collocare continuamente obbligazioni. Inoltre, hanno accesso al mercato del dollaro USA, dove incontrano una domanda elevata. Ad esempio, emittenti con rating BB come la Serbia e la Repubblica Dominicana sono economicamente solidi e, tuttavia, scambiano a valutazioni interessanti. Inoltre, esistono opportunità di investimento in Paesi del Medio Oriente come il Qatar e l’Arabia Saudita. L’America Latina, invece, è condizionata in maniera evidente dall’influenza della sfera politica sul mercato obbligazionario; anche in questo caso, però, gli emittenti potrebbero registrare performance migliori a breve termine rispetto a quelli di altre regioni. Nel complesso, le obbligazioni dei mercati emergenti sono di migliore qualità e con una duration inferiore rispetto alle obbligazioni societarie dei mercati sviluppati. Il loro spread è attualmente molto più ampio della media storica di lungo periodo. Ad esempio, le obbligazioni societarie dei mercati emergenti con rating BB sono scambiate 150 punti base al di sopra delle obbligazioni societarie USA con lo stesso rating, una posizione di partenza favorevole per ottenere rendimenti superiori alla media nel medio e lungo termine. Attualmente, esistono interessanti opzioni di ingresso nelle obbligazioni dei mercati emergenti. Tuttavia, in questo momento, gli investitori dovrebbero osservare il tutto con molta cautela. (abstract by http://www.verinieassociati.com/)

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PGIM Fixed Income: Le obbligazioni statunitensi e i crediti europei offrono grande valore

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2022

A cura di Guillermo Felices, Global Investment Strategist di PGIM Fixed Income. I rischi di recessione sono in aumento e le prospettive d’inflazione sono alquanto sfidanti. Tuttavia, il mercato obbligazionario statunitense e quello del credito europeo offrono già un valore molto interessante. Ci aspettiamo un calo significativo della crescita, soprattutto nell’eurozona e nel Regno Unito. Negli Stati Uniti la crescita nel 2023 sarà probabilmente piatta. La Cina è l’unica nota positiva tra le grandi economie, dove ci aspettiamo che le misure politiche sostengano la crescita. Mentre il nostro scenario base per gli Stati Uniti prevede che crescita e inflazione inizino a diminuire, per l’eurozona si parla di stagflazione, attribuendo una probabilità del 50% a un contesto in cui l’inflazione rimane alta e la crescita si contrae. Perché la situazione è così grave nell’eurozona? In gran parte a causa del conflitto in Ucraina.I prezzi elevati dell’energia hanno portato i tassi di inflazione nell’eurozona a livelli mai visti da decenni. Sono stati proprio l’energia e i generi alimentari a trainare l’inflazione. È interessante notare però che anche i prezzi dei beni e dei servizi di base stanno iniziando ad aumentare, il che significa che questo shock sta iniziando a filtrare anche nei settori dell’economia maggiormente legati a fattori interni. Negli Stati Uniti la situazione è differente. In primo luogo, perché negli Stati Uniti l’inflazione sta iniziando a scendere. Secondo punto importante, un driver che è ancora problematico e che è aumentato molto negli ultimi anni è la componente dei servizi. Ciò rappresenta un segno di surriscaldamento dell’economia. È per questo che la Fed è così aggressiva nell’assicurarsi che l’economia si raffreddi.Anche la BCE sta aumentando i tassi a una velocità mai vista da decenni, il che sta già avendo effetti sull’economia. Per capire come il mercato dei tassi valuti i timori legati all’inasprimento della politica monetaria, analizziamo la curva dei rendimenti, in particolare la differenza tra i rendimenti delle obbligazioni a 10 anni e quelli delle obbligazioni a 2 anni. Negli Stati Uniti, si è verificata un’inversione della curva a partire da luglio, mentre in Europa siamo giunti a livelli negativi sulla curva dei rendimenti solo poche settimane fa, il che significa che gli investitori si aspettano che l’economia ora entri direttamente in recessione.Più che negli Stati Uniti, gli spread creditizi nell’eurozona si sono ampliati in modo significativo e non sono lontani dai massimi toccati durante la pandemia. Riteniamo che il credito investment grade, che è la parte più sicura dello spettro del credito societario, offra ora “un valore molto interessante”. Anche l’high yield europeo inizia a essere interessante. Dato l’ampliamento che abbiamo visto finora, stiamo entrando in una fase in cui emergono opportunità. Se ci sarà un ulteriore ampliamento nel settore dell’high yield lo vedremo sicuramente come un’opportunità per gli investitori a lungo termine. Per quanto riguarda i mercati dei tassi, siamo particolarmente positivi sui titoli di Stato statunitensi a lunga duration. Hanno raggiunto livelli che non si vedevano da tempo. E dato il nostro punto di vista sull’inflazione, pensiamo che l’asimmetria per questi rendimenti obbligazionari sia al ribasso, specialmente quando parliamo dei rendimenti obbligazionari decennali. (abstract by http://www.verinieassociati.com/

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Fixed Income – Il ritorno delle obbligazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 novembre 2022

A cura di Raymond Sagayam, Chief Investment Officer – Fixed income di Pictet Asset Management. Il reddito fisso sta vivendo un nuovo Rinascimento. Gli investitori sono ripagati sempre meglio per il rischio che si assumono e, in alcuni casi, sono più che ricompensati. Questo rappresenta una straordinaria inversione di rotta: per oltre un decennio, infatti, i prezzi delle obbligazioni sono stati insostenibilmente alti. Ad esempio, i tassi reali a 10 anni negli Stati Uniti sono passati in pochi mesi dal -1% al +1,5%. Oscillazioni di questa portata sono eventi straordinari, specie a fronte del fatto che, in altre parti del mondo, sono state ancora più ampie. Nel Regno Unito, ad esempio, i tassi reali sono saliti dal -2% al +2%. La prospettiva di fissare al 2% i tassi reali nei mercati sviluppati del reddito fisso è sempre stata considerata allettante nella storia moderna dell’investimento. Rendimenti reali di questa entità rappresentano una sorgente d’acqua fresca e cristallina in quello che è stato per troppo tempo un deserto invivibile. Senza dubbio, un domani ripenseremo stupiti a quel periodo in cui i tre quarti circa dei titoli di Stato emessi dai Paesi più ricchi pagavano rendimenti nominali negativi. Per il momento, però, sembra che i mercati prevedano tassi di interesse superiori a questo valore. Il presidente della Federal Reserve statunitense, Jerome Powell, ha recentemente citato in modo positivo uno dei suoi predecessori (il “super falco” Paul Volcker), noto per essere riuscito a superare l’ultimo grande episodio inflazionistico negli Stati Uniti, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80. Ciò suggerisce una crescente propensione all’errore, perseguendo una stretta monetaria eccessiva per contrastare l’allentamento delle misure di politica monetaria, prima che sia completamente attenuato il problema dell’inflazione. In effetti, un rialzo dei tassi di 75 punti base nel corso delle riunioni della Fed sembra essere diventata la nuova normalità. Di conseguenza, i mercati stanno già scontando il raggiungimento di un picco critico prossimo al 5% sui Fed fund durante la prima metà del 2023, seguito poco dopo da un ritorno all’allentamento monetario (si veda la Fig. 1). Alla luce delle persistenti pressioni sui prezzi e della contrazione del mercato del lavoro, questa pare essere una lettura eccessivamente ottimistica della velocità con cui l’inflazione potrebbe rientrare nel target prefissato dalle banche centrali. Al momento, i rendimenti obbligazionari a più lunga scadenza sono interessanti, ma la volatilità trasforma l’investimento in tali titoli in un potenziale rischio. Per questo motivo, al momento, preferiamo le obbligazioni short-duration e di alta qualità. A complicare il quadro è il timore che banche centrali, con le loro azioni, portino a un incidente: la paura di causare un crollo nel settore pensionistico ha infatti spinto di recente la Bank of England ad acquistare titoli di Stato britannici (gilt) in modo da stabilizzare i rendimenti a lunga scadenza. Il ricorso ai derivati da parte dei fondi pensione aveva ampliato a dismisura la leva finanziaria sul mercato dei gilt, nel tentativo di ottenere rendimenti aggiuntivi in un mondo a tasso zero. Questa leva si è ribaltata, ritorcendosi contro di loro, nel momento in cui i rendimenti hanno preso a salire, soprattutto quando il mercato è finito nel panico per via dell’approccio dissoluto adottato nei confronti delle finanze pubbliche dall’ormai ex Primo Ministro britannico, Liz Truss. Parte di questa forza relativa è dovuta al fatto che le banche centrali dei mercati emergenti hanno anticipato il decorso dell’inflazione, agendo in modo aggressivo prima delle banche centrali del G7 per ripristinare la stabilità dei prezzi. L’estrema sopravvalutazione del dollaro dovrebbe iniziare a diminuire non appena cominceranno a stabilizzarsi i tassi di interesse statunitensi, il che rappresenterebbe una spinta per il debito in valuta locale dei mercati emergenti. Contemporaneamente, il settore delle obbligazioni societarie dei mercati emergenti è in uno stato generale di buona salute: la leva finanziaria è relativamente bassa, le società che emettono debito sono tendenzialmente di alta qualità e, rispetto al passato, una parte crescente di questo debito è detenuta da investitori domestici ed è quindi meno soggetta a vendite dettate dal panico. Il debito dei mercati emergenti (sia quello in dollari che quello in valuta locale) merita una maggiore attenzione, anche se molti investitori sono scettici sul fatto che questa volta le cose siano davvero diverse. Anche se è ancora presto, per gli investitori i mercati obbligazionari sono più interessanti ora di quanto non lo siano stati per anni, in alcuni casi per decenni. La volatilità e i rischi di un allargamento degli spread e una propagazione della stagflazione rappresentano ancora un pericolo per tutti gli asset rischiosi. Non è possibile non tenere in considerazione il rischio di incidenti causati dai policymaker, ma agli investitori disposti ad affrontare il rischio aspetta una lauta ricompensa. (abstract fonte: http://www.bc-communication.it)

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T. Rowe Price – Obbligazioni high yield, “l’ibrido” dove trovare rendimento

Posted by fidest press agency su domenica, 13 novembre 2022

A cura di Kevin Loome, CFA Portfolio Manager, U.S. High Yield Bond Strategy, e Ashley Wiersma, Portfolio Specialist, T. Rowe Price. Le obbligazioni high yield, a nostro avviso, rivestono un ruolo fondamentale come investimento strategico e come allocazione principale in un portafoglio ben diversificato. Storicamente, hanno fornito rendimenti simili a quelli delle azioni, ma con una minore volatilità. Gli investitori sono stati in grado di apprezzare gran parte del valore dell’high yield nel tempo mantenendo un’allocazione a lungo termine e sfruttando il potenziale effetto di capitalizzazione dei pagamenti regolari delle cedole.Le obbligazioni high yield sono tipicamente emesse da società con rating inferiore a investment grade, a cui si deve una dinamica di rischio/rendimento che si esprime anche attraverso i relativi spread creditizi, ovvero i loro rendimenti aggiuntivi rispetto ai Treasury statunitensi con scadenza simile, che sono percepiti come portatori di un rischio di insolvenza prossimo allo zero. In genere, spread più ampi indicano un maggiore rischio percepito.Le obbligazioni high yield sono spesso considerate un’asset class ibrida perché tendono a presentare caratteristiche sia del fixed income sia dell’azionario. Come la maggior parte degli altri titoli obbligazionari, le emissioni high yield offrono un flusso costante di reddito sotto forma di pagamento di cedole che, in media, sono state del 7,40% (nei 20 anni conclusi il 31 agosto 2022).Tuttavia, le obbligazioni high yield tendono ad avere un comportamento più simile a quello delle azioni, dato che il rischio di credito (default) è il rischio principale associato all’investimento in questa asset class, che dunque tende ad essere molto più legata ai fondamentali delle società.Pertanto, possono essere considerate sia come parte di un’allocazione complessiva sul fixed income, sia come un potenziale sostituto delle azioni. Per gli investitori obbligazionari offrono il potenziale per rendimenti più elevati, aggiungendo anche un’importante diversificazione rispetto agli investimenti tradizionali. Per gli investitori azionari, in particolare quelli più avversi al rischio, possono offrire rendimenti simili con una volatilità e un potenziale di ribasso inferiori a quelli azionari.Il pagamento di cedole relativamente elevate e generalmente costanti è un motivo fondamentale per cui le obbligazioni high yield hanno storicamente mostrato una volatilità inferiore rispetto alle azioni. L’effetto di capitalizzazione di questi pagamenti cedolari regolari può essere significativo nel tempo.

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Obbligazioni: il miglioramento valutativo offre prospettive più interessanti per i portafogli

Posted by fidest press agency su sabato, 12 novembre 2022

A cura di Flora Dishnica, Investment Manager di Pictet Asset Management. Dopo i disastri di settembre, i mercati hanno ritrovato compostezza nel mese di ottobre. L’azionario ha guadagnato tra l’8% e il 9% sia negli USA sia in Europa, movimento sostenuto sia da motivi tecnici, come il posizionamento generalmente leggero degli investitori, sia dall’avanzamento della stagione degli utili negli USA, che nel complesso ha avuto un tenore accettabile. Ad aiutare la situazione, c’è stato anche l’assestamento nei tassi core verso la fine del mese. Si sono infatti rafforzate le speranze per una conclusione delle sorprese restrittive lungo il percorso di rialzi da parte della Fed, alimentate anche da rialzi meno corposi delle Banche Centrali di Canada e Australia.Il quadro macroeconomico rimane di difficile lettura negli USA. L’inflazione si conferma persistente anche a ottobre, senza però sorprendere le attese. La crescita del PIL americano torna in territorio positivo nel terzo trimestre, confermando la natura tecnica della contrazione dei primi due trimestri. Qualche segnale di rallentamento arriva dai vari indicatori di fiducia delle imprese, che allo stesso tempo rivelano anche un calo nella pressione sui prezzi dal lato delle aziende. Rimane tuttavia piuttosto solido il mercato del lavoro, con buon aumento degli occupati e creazione di nuovi posti di lavoro al di là delle aspettative. A fronte di una domanda solida, l’offerta rimane meno elastica come dimostrato dalla leggera flessione nel tasso di partecipazione della forza lavoro. In questo contesto, durante l’ultima riunione del 2 novembre, la Banca Centrale americana ha fatto presagire una riduzione nell’entità dei rialzi dei fed funds nelle prossime riunioni a dicembre (o gennaio), riconoscendo che la trasmissione del pieno effetto restrittivo dei rialzi ad oggi effettuati (+375bps) sull’economia reale avviene con qualche ritardo, man mano che si propagano gli effetti del restringimento nelle condizioni finanziarie attraverso la restrizione del credito. Durante la conferenza stampa, Powell è stato meno incoraggiante, al fine di evitare una reazione prematuramente positiva di quanto scritto nel comunicato: ha introdotto il concetto che la riduzione dell’entità dei rialzi è solo uno dei fattori del percorso della politica monetaria. Sarà altresì importante la durata complessiva del ciclo e il punto di arrivo (tassi terminali) che, in base ai dati attualmente a disposizione, dovrà essere rivisto leggermente al rialzo rispetto a quanto comunicato a settembre. Il mercato ha così spostato da marzo a giugno il raggiungimento del tasso terminale a un livello più alto di circa 10-15bps, attualmente tra 5.10%-5.15%.La politica monetaria americana mantiene così un atteggiamento restrittivo che dipenderà però, come ha detto Powell, non esclusivamente dai futuri dati dell’inflazione ma dall’andamento degli indicatori macroeconomici nel loro complesso. Nonostante il tono ancora ‘hawkish’ della Fed, e visto questo livello cumulato di rialzi e visto l’aggiustamento marginale del punto di arrivo dei tassi di politica monetaria, propendiamo a confermare la validità delle nostre scelte di asset allocation a favore del comparto obbligazionario. La stessa Fed ha ammesso che la finestra per perseguire l’obiettivo di contenimento dell’inflazione senza finire in recessione si sta riducendo. Se continuano a pervenire evidenze di rallentamento economico senza chiari segnali di riduzione dell’inflazione, per i mercati diventerà sempre più verosimile lo scenario recessivo. In questo contesto, quindi, il miglioramento valutativo particolarmente evidente sull’obbligazionario offre prospettive più interessanti per i portafogli.Questo ragionamento trova ancora più sostegno nel quadro europeo, dove le dinamiche recessive rimangono più probabili in virtù della stretta energetica in corso. La BCE è stata leggermente più esplicita della Fed nell’indicare che le preoccupazioni sulla crescita iniziano a rientrare nelle loro considerazioni di politica monetaria. Pertanto, riteniamo inverosimile che i banchieri centrali si possano portare oltre i rialzi già prezzati dal mercato confermando l’attuale preferenza per i segmenti brevi/medi della curva obbligazionaria dell’area euro. Sull’azionario, a nostro avviso, incombe ancora il ritardo sull’aggiustamento delle stime sugli utili che rimane eccessivamente ottimista, a fronte di uno scenario recessivo con probabilità crescente. Le stime di consenso, al momento, non incorporano ancora nessun rallentamento degli utili per il 2022, 2023 e 2024 in Europa e USA. L’aggiustamento valutativo finora osservato è stato interamente guidato dall’aumento dei tassi di interesse, che seppur abbia portato a un Earnings Yield decisamente più elevato, risulta in ogni caso salito meno del rendimento reale obbligazionario. Pertanto, riteniamo prematura un’estensione strutturale dell’allocazione azionaria prima che le previsioni degli utili riflettano per lo meno un rallentamento economico.

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Rendimenti più stabili nell’obbligazionario e attesa sul mercato azionario

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 ottobre 2022

A cura di Fabrizio Santin, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Assistiamo a un’evoluzione molto negativa sui mercati finanziari: a settembre, gli indici azionari USA hanno chiuso in correzione di quasi 10%, portando le perdite da inizio anno, in media, tra il 20 e il 25%. Non va meglio sul mercato del reddito fisso, dove i rendimenti sul bund tedesco si attestano sopra il 2%, il BTP decennale vicino al 5% e i Treasury a 10 anni quasi al 4%. Da inizio anno, gli indici obbligazionari registrano anch’essi perdite, spesso oltre il 15%. Le strategie risk parity – che danno lo stesso peso ai fattori di rischio azionari e obbligazionari – registrano i peggiori ritorni annuali osservati nell’arco degli ultimi 100 anni, ad eccezione di un paio di circostanze negli anni 30’ e 70’. L’ultimo crash sui bond a settembre ha coinvolto soprattutto la parte lunga della curva e ha avuto epicentro in Gran Bretagna, dove ci sono state fortissime vendite da parte dei fondi pensioni per far fronte ai “margin call”. La Bank Of England, infatti, è stata costretta ad intervenire per mantenere la stabilità finanziaria e il governo ha fatto parziale retromarcia rispetto al piano fiscale annunciato a metà settembre, rinunciando al taglio delle tasse per i più ricchi. L’evoluzione in ambito macro, invece, registra una continua solidità del mercato del lavoro USA, testimoniata dai dati di inizio ottobre con nuovi impieghi tra i 250,000 e i 300,000 posti di lavoro creati e crescita media dei salari intorno al 5%. In questa fase, però, la reazione dei mercati è contraria: dati forti inducono a pensare che la Fed prosegua ancora più speditamente con l’inasprimento monetario rispetto a quanto fatto fino ad ora. La FED ha ribadito che proseguirà la politica di rialzi fino a che l’inflazione non tornerà stabilmente verso il target del 2%. I dati sull’inflazione continueranno pertanto a essere cruciali per il mercato. Negli USA, la componente energia sta rientrando dopo la correzione dei prezzi del petrolio. Trend simili si assistono anche sulla componente beni, dove i “colli di bottiglia” nei processi di produzione stanno migliorando. Permangono, tuttavia, i problemi relativi alla componente dei servizi dove i salari e l’inflazione causata dagli affitti delle case rimangono ancora elevati. Nei prossimi mesi – o al massimo nel giro dei prossimi trimestri – la componente immobiliare sarà destinata a rientrare, considerati i tassi fissi sui mutui a 30 anni prossimi al 7%. La nostra lettura sull’inflazione è che ci troviamo nelle fasi finali di una tempesta perfetta sulle obbligazioni, anche perché i mercati monetari già proiettano tassi a breve sopra il 4,5% entro la fine del prossimo inverno. L’intera curva reale, depurata dalle aspettative di inflazione, è in territorio ampiamente positivo, con i bond decennali che hanno rendimenti reali sopra l’1,6%. Stiamo incrementando la duration sui nostri portafogli a partire dalla parte lunga: crediamo che la determinazione e la credibilità della Fed, testimoniata dal fatto che le aspettative di inflazione sono rimaste ancorate nonostante un’inflazione realizzata sopra l’8%, possano mantenere rendimenti più stabili sulla parte lunga. In Europa, è evidente il rischio geopolitico. Ci limitiamo a interventi su bond con scadenza intorno ai 5 anni. Il compito della BCE rimane complicato per via del conflitto tra obiettivo di inflazione e rischi sullo spread. Sul Btp pensiamo che l’area di intervento potrebbe essere attorno ai 300 punti base, anche alla luce dei rischi macroeconomici rappresentati dalla crisi energetica.

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Robeco: previsioni per il settore obbligazionario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

A cura di James Stuttard, Head of Global Macro team e Portfolio Manager di Robeco. Con l’avvicinarsi del 2023, i temi non solo non sono cambiati, ma si sono intensificati. Le speranze del mercato, secondo cui la Fed avrebbe terminato la politica di inasprimento in autunno, sono state stroncate dal presidente della Fed Powell a Jackson Hole.Per la costruzione del portafoglio, continuiamo a distinguere tra i vantaggi della curva dei rendimenti e quelli delle strategie di duration.Per essere redditizi con le operazioni di duration elevata, è necessario individuare due fattori chiave: le prospettive cicliche per la crescita e le prospettive secolari per l’inflazione. Tuttavia, per le curve dei rendimenti, le prospettive cicliche svolgono la maggior parte del lavoro. Riteniamo che i dati abbiano una maggiore visibilità sulle prospettive di crescita ciclica rispetto alle prospettive secolari di inflazione.Su quest’ultimo punto, le domande rimangono senza risposta: gli aumenti salariali porteranno a effetti secondari (si veda il recente accordo con i ferrovieri olandesi per un aumento salariale del 9,25%) o la distruzione della domanda vedrà un forte calo dei prezzi (si veda il calo del 30% dei prezzi del petrolio da marzo)? Quale delle due situazioni sarà dominante? D’altro canto, l’utilizzo del contesto storico per identificare i casi in cui le curve dei rendimenti si sono invertite in modo eccessivo, fino al punto in cui le prospettive della curva sono risultate asimmetriche, rimane, a nostro avviso, un approccio molto più vantaggioso in termini di rischio/rendimento.Le curve dei rendimenti hanno un’inversione media ciclica nel corso del tempo, sia che si tratti di regimi di inflazione elevata (ad esempio 1965-82), di periodi di moderazione dell’inflazione (dal 1982 alla metà degli anni Novanta) o di bassa inflazione (dalla metà degli anni Novanta al 2020). Ciò significa che le curve dei rendimenti eccessivamente invertite finiscono per dis-invertirsi e tornare a inclinarsi.Come abbiamo detto lo scorso trimestre, non riteniamo che la recessione sia ancora prezzata negli spread high yield. Da allora, i mercati del credito hanno tentato un rally estivo a luglio e inizio agosto, con la speranza di una Fed accomodante in autunno. Ciò ci è sembrato fuori luogo e abbiamo approfittato del rally per alleggerirci. Da metà agosto gli spread hanno iniziato ad allargarsi.In prospettiva, le speranze di un’inversione di tendenza ci sembrano eccessivamente ottimistiche, date le prospettive di politica monetaria e il margine relativamente limitato che vediamo per una politica fiscale che cambi le carte in tavola. Solo gli spread swap sull’euro si trovano a livelli di recessione o di crisi.Negli ultimi 50 anni, ogni singolo picco recessivo degli spread creditizi è stato preceduto da un picco dei rendimenti dei titoli di Stato, di solito di molti mesi o addirittura anni. Non crediamo che questa volta sarà diverso. Ci aspettiamo di assistere a due picchi: prima i rendimenti dei titoli di Stato e poi gli spread creditizi. Il problema è che il divario potrebbe essere di diversi mesi, e forse di molti punti base, più in là nel tempo. (abstract Fonte: http://www.verinieassociati.com)

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Capital Group: Perché è il momento di investire in obbligazioni?

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

A cura di Flavio Carpenzano, Managing Director per il reddito fisso di Capital Group. Il 2022 è iniziato in maniera pessima per le obbligazioni, ma ha anche creato un punto di ingresso interessante per gli investitori. L’entità del drawdown registrato nel primo trimestre sui mercati del reddito fisso è stata ampia e rara rispetto all’andamento passato. Gli effetti della pandemia e del conflitto in Ucraina hanno spinto l’inflazione dei mercati sviluppati globali ai massimi da molti decenni. Di conseguenza, molte banche centrali dei mercati sviluppati hanno dato inizio a una stretta delle politiche monetarie con l’obiettivo di contrastare l’aumento incontrollato dell’inflazione. Questo ha provocato un calo delle obbligazioni, con l’indice Bloomberg Global Aggregate che, ad esempio, è sceso del 6,2% nel primo trimestre. Anche se per il mercato obbligazionario si è chiuso uno dei trimestri peggiori degli ultimi 30 anni – la variazione di 2,6 deviazioni standard equivale a una flessione del 16% dei titoli in un trimestre –, il taglio delle valutazioni che ne è derivato potrebbe rivelarsi interessante.Sebbene l’attuale ciclo di rialzi della Fed preveda probabilmente ulteriori aumenti dei tassi, i prezzi attuali delle obbligazioni tengono già conto di questi interventi. A questo punto, il mercato ha scontato un numero significativo di aumenti dei tassi a breve termine nei prossimi trimestri e i rendimenti dei Treasury USA a più lunga scadenza (ad esempio, quelli a 10 anni) riflettono già queste aspettative. Di fatto i tassi forward suggeriscono oscillazioni relativamente limitate dei rendimenti a più lunga scadenza nel corso del prossimo anno, riducendone di conseguenza l’impatto negativo sulle obbligazioni.I rendimenti di tutti i settori del reddito fisso sono nettamente superiori ai minimi toccati negli ultimi anni. In prospettiva futura, gli investitori hanno ora la possibilità di realizzare un reddito nettamente più significativo dalle obbligazioni. In effetti, una quota maggiore del fabbisogno di reddito degli investitori potrebbe essere soddisfatta con il reddito fisso tradizionale, più di quanto non sia avvenuto negli ultimi anni. Il reddito più elevato può tutelare i rendimenti complessivi nel tempo, anche se i prezzi rimangono volatili. I rendimenti iniziali del reddito fisso sono storicamente un buon indicatore dei rendimenti futuri. I rendimenti attualmente più elevati inducono a pensare a rendimenti più elevati in futuro. Ad esempio, nei periodi degli ultimi decenni in cui i rendimenti si sono attestati a livelli simili a quelli di fine maggio, i rendimenti obbligazionari sono stati sostenuti per i cinque anni successivi.

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Flessibilità BCE fondamentale per i rendimenti obbligazionari nell’Europa periferica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm “La riunione straordinaria di qualche giorno fa, focalizzata sul rischio di frammentazione economica e finanziaria dell’Eurozona, ha parzialmente deluso i mercati, già scoraggiati dalla vaghezza del meeting di settimana scorsa. Tuttavia, in assenza di indicazioni sostanziali sul nuovo strumento a cui la Banca Centrale sta lavorando, la moneta unica ha perso completamente i guadagni della mattinata. La nota positiva è che però ci potrebbe essere un ulteriore strumento oltre al reinvestimento del PEPP, che non era stato giudicato sufficiente per moderare il rialzo degli spread. In tal senso, anche la capacità di strumenti aggiuntivi per mitigare l’effetto del rialzo dei tassi sulla stabilità finanziaria dell’Europa periferica rimane tutta da dimostrare. Riteniamo però che la flessibilità a cui la BCE ambisce sia un aspetto fondamentale per i rendimenti obbligazionari dell’Europa periferica, non solo grazie al contenimento diretto degli spread derivante dall’acquisto di titoli, ma anche per l’impegno stesso della Banca Centrale ad intervenire in situazioni di stress. Detto questo, concentrare i propri investimenti in alcuni Paesi puntando sistematicamente sulla protezione della Banca Centrale rappresenta un azzardo e riteniamo dunque importante continuare a diversificare la componente obbligazionaria di portafoglio”. Per ulteriori info si veda http://www.moneyfarm.com

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Robeco: Outlook favorevole per le obbligazioni delle banche europee

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2022

A cura di Jan Willem de Moor, Senior Portfolio Manager Credit di Robeco. L’accelerazione dell’inflazione, l’inizio di un altro ciclo di rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve e l’invasione russa in Ucraina hanno incrementato i rendimenti obbligazionari e ampliato gli spread del credito. Nonostante prospettive economiche meno rosee, le banche europee affrontano il rallentamento con buone riserve di capitale e sono ben posizionate per beneficiare della fase di aumento dei tassi. Gli spread dei titoli finanziari subordinati hanno raggiunto livelli mai visti dalla prima ondata di Covid-19 e, secondo noi, oggi il reddito fisso offre un buon valore agli investitori che cercano protezione dai timori di una spirale inflazionistica e di un inasprimento della politica monetaria.Le banche europee hanno affrontato la crisi tra Russia e Ucraina da una posizione solida, con elevate riserve di capitale e sostanziali accantonamenti di bilancio, accumulati per resistere a eventuali perdite sui finanziamenti legati a Covid. La nostra analisi distingue tra impatto diretto e indiretto della guerra tra Russia e Ucraina sulle banche europee. In particolare, prendiamo in considerazione gli effetti dell’esposizione diretta alle attività bancarie e agli asset russi e gli effetti indiretti del rallentamento della crescita economica e dell’aumento dell’inflazione provocati dalla guerra.Per quantificare le potenziali perdite che l’esposizione diretta alla Russia potrebbe provocare alle banche europee, abbiamo effettuato un’analisi comparativa di due crisi precedenti: durante la crisi russa del 1998 è stato cancellato in media il 60% dei prestiti, mentre la crisi economica del 2008-2010 ha fatto perdere il 15% dei finanziamenti concessi. E va sottolineato che laddove i dirigenti avevano accettato di abbandonare le operazioni locali, le perdite sulle operazioni russe hanno riguardato esclusivamente l’investimento azionario.Queste esperienze pregresse possono insegnare alle banche come gestire la crisi attuale. Confermano inoltre che gli effetti diretti per le banche europee sono da ricercare nell’impatto sugli utili più che sulla loro posizione patrimoniale.La nostra conclusione è che, anche nello scenario peggiore, le perdite sui finanziamenti dovute alla diretta esposizione alla Russia non costituiscono un rischio sistemico per il settore bancario europeo.Le conseguenze indirette della guerra Russia-Ucraina potrebbero far rallentare la crescita economica e far aumentare ulteriormente l’inflazione. A seconda della gravità di questi sviluppi macroeconomici, i bilanci bancari ne risentirebbero in termini di elevate perdite su crediti e, in misura minore, di una riduzione dei ricavi. A mitigarne gli effetti contribuirebbe la solidità delle banche alla vigilia della crisi, grazie alle ampie riserve di capitale accumulate rispetto ai requisiti patrimoniali minimi. In realtà, la maggior parte degli istituti di credito aveva previsto di distribuire tali riserve agli azionisti, ma questi piani potrebbero essere abbandonati in caso di marcato deterioramento dei fondamentali.Continueremo a monitorare attentamente la situazione, ma dalla nostra analisi emerge che i bilanci bancari, le riserve e la redditività sono a livelli tali da consentire probabilmente al settore bancario di affrontare la fase di stagflazione senza violare i requisiti di capitale. Pertanto, le cedole dei titoli AT1 sarebbero al sicuro.In linea con i finanziari subordinati, gli spread si sono allargati in modo significativo nel primo trimestre del 2022, raggiungendo livelli mai visti dalla diffusione del Covid-19, dai timori del taper del 2018 e dalla crisi del petrolio del 2016. L’andamento degli spread è indicativo dell’enorme impatto prodotto dalla tragica guerra in Ucraina sulle economie europee, soprattutto a causa dell’inflazione e delle interruzioni della catena di fornitura. Alla luce di questi sviluppi, riteniamo che i rendimenti del debito finanziario subordinato europeo siano molto più interessanti rispetto a quelli del debito corporate investiment grade. (abstract) http://www.verinieassociati.com

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Le obbligazioni corporate investment grade tendono a essere quelle più legate all’andamento dei titoli di Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Maggio 2022

Vi condividono diverse caratteristiche importanti: duration elevata, alta qualità (ovvero un rating migliore) e fortissima liquidità. Esse possono offrire stabilità in momenti di crisi, dal momento che il crollo dei rendimenti dei titoli di Stato spesso compensa l’ampliamento degli spread creditizi (il rendimento aggiuntivo offerto dalle obbligazioni corporate rispetto ai titoli di Stato). Inoltre, in periodi di aumento dei tassi, tale rendimento aggiuntivo contribuisce a ridurre l’impatto delle minusvalenze: si tratta di un fattore importante quando il livello complessivo dei rendimenti è basso, specialmente per gli investitori alle prese con un potenziale aumento dei costi di copertura. Gli investitori con un orizzonte d’investimento più lontano e/o un’elevata tolleranza al rischio che intendano contrastare la volatilità con il reddito possono valutare l’investimento in obbligazioni a rendimento più elevato che per loro stessa natura sono caratterizzate da un più alto rischio di default. In contesti di avversione al rischio, in corrispondenza dei bruschi sell-off registrati dai titoli azionari, i loro spread creditizi possono subire un notevole ampliamento. Ciononostante, grazie al proprio carry elevato, le obbligazioni high yield sono anche in grado di riprendersi rapidamente e di continuare a fornire rendimenti più elevati, maggiori in alcuni casi di quelli azionari. Esse, inoltre, tendono a esibire una minore duration rispetto ai titoli investment grade. Tale caratteristica riduce in modo diretto l’impatto negativo dovuto al rialzo dei tassi. Tali titoli, poi, rappresentano un’asset class potenzialmente interessante in contesti di aumento dei tassi e, purché gli investitori riescano a far fronte alla volatilità a breve termine, possono generare ottimi rendimenti nel lungo periodo.Infine, tra le principali strategie applicabili al comparto obbligazionario annoveriamo quelle incentrate sul rendimento complessivo, che a differenza delle tradizionali, non si basano su un certo indice di riferimento ma puntano a raggiungere performance molto più consistenti. Nell’ambito di tali strategie i gestori possono agire rapidamente per proteggere il portafoglio e sfruttare potenziali dislocazioni. Essi, inoltre, possono scegliere la duration e il mix di asset che ritengano appropriati a seconda delle diverse condizioni di mercato. Poiché nel corso del ciclo di mercato le fonti di rendimenti obbligazionari possono variare, i gestori possono calibrare i rischi di conseguenza. Tutto ciò premesso, sebbene le strategie incentrate sul rendimento complessivo possano offrire enormi benefici agli investitori nel corso di tutto il ciclo di mercato, per governare correttamente un tale portafoglio occorrono grandi competenze e una meticolosa gestione dei rischi.

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Azioni e obbligazioni Carige: Nuova vittoria per Martingale Risk

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2022

Martingale Risk,ha ottenuto una sentenza favorevole da parte dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), permettendo il recupero di 15mila euro a favore di alcuni imprenditori Emiliani. In seguito all’analisi della società di ingegneria finanziaria e di consulenza legale leader in Italia, è emerso come la banca intermediaria abbia venduto obbligazioni Carige senza fornire al cliente alcuna informazione sulla natura delle stesse, venendo meno ai propri obblighi informativi. Al cliente, non era stato neanche sottoposto correttamente il questionario di profilatura MIFID, anch’esso obbligatorio. Elementi che hanno reso possibile la richiesta di rimborso, ottenendo giustizia.Dal 2009 ad oggi, Martingale Risk vanta un curriculum impressionante di successi. Con il suo operato supporta aziende e privati che hanno subito perdite a causa di costi illegittimi sostenuti verso istituti di credito o intermediari bancari. La società è attiva anche nel risarcimento di perdite da investimenti per azionisti e obbligazionisti dalla banca stessa o tramite intermediario finanziario, come nel caso degli imprenditori che hanno acquistato titoli Carige.Martingale Risk si occupa della mediazione diretta con la banca controparte, al fine di recuperare le perdite del cliente. Qualora non bastasse, procede di fronte all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) o, se necessario, tramite vera e propria causa in tribunale. Il suo valore aggiunto è quella di offrire ai privati una soluzione completa, tecnica e legale. Banca Carige S.p.A., ha una grande rilevanza a livello nazionale, con 503 sportelli sul territorio italiano e oltre un milione di clienti. Nonostante abbia sempre perseguito valori come prudenza, lungimiranza, sobrietà e competenza, a partire dal 2012 vive un periodo burrascoso. Una situazione di difficoltà economico/patrimoniale imputabile a una gestione che negli anni si è rivelata poco trasparente e oculata. Nel tempo, infatti, l’istituto ha bruciato oltre 2 miliardi di euro. Gli azionisti di Banca Carige hanno perso circa l’82% del valore delle loro azioni in un anno. Il 98% in 3 anni. La redditività della banca si è indebolita a causa del progressivo deterioramento della qualità dei propri crediti e della diminuzione dei proventi di gestione attivi. Nel 2019, la Borsa Italiana ha sospeso Carige dalle negoziazioni, per poi riammetterla solamente il 27 luglio 2021. Dopo la sospensione, la banca ha perso il 58% durante la prima seduta.Con le sue analisi, Martingale Risk ha dimostrato come la banca intermediaria abbia venduto obbligazioni Carige senza fornire al cliente alcuna informazione sulla natura delle stesse. Agli investitori era anche stato omesso il reale rischio insito nell’operazione di acquisto dello strumento finanziario. Al cliente, tra l’altro, non era stato neanche sottoposto correttamente il questionario di profilatura MIFID, essenziale per valutare l’adeguatezza e l’appropriatezza dell’investimento rispetto alle competenze in materia finanziaria dell’investitore. La banca intermediaria è quindi venuta meno ai propri obblighi informativi, di trasparenza e correttezza, stabiliti per legge da normative nazionali ed europee. Chiunque sia in possesso di azioni od obbligazioni Carige, e pensi di aver registrato delle perdite in seguito all’acquisto, può rivolgersi a Martingale Risk. Con l’analisi preliminare gratuita e non vincolante, gli esperti tecnico legali studieranno il caso per capire se e quanto è possibile contestare all’istituto bancario.

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PIMCO: Il rialzo dei tassi di interesse favorirà le obbligazioni?

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2022

A cura di Dan Ivascyn, Chief Investment Officer di PIMCO. Il contesto di mercato del 2022 è molto diverso da quello del 2021. Il 2021 è stato relativamente facile, almeno in retrospettiva. C’è stato un enorme accomodamento della banca centrale, un periodo in cui abbiamo assistito ad una ripresa irregolare legata al COVID e ad un ambiente in cui la maggior parte degli asset, in particolare quelli rischiosi, hanno performato abbastanza bene. Nel 2022, invece, c’è un’estrema incertezza. L’inflazione rimane una delle principali preoccupazioni per molti investitori. A nostro avviso, il contesto inflazionistico rimarrà piuttosto incerto. Ci aspettiamo un’inflazione elevata e il rischio che l’inflazione sia ancora più alta di quella attualmente prevista nel corso dei prossimi mesi. Anche se siamo cautamente ottimisti sulla traiettoria dell’inflazione, in tutta l’economia statunitense e in aree chiave dell’economia globale, quando si guarda alla situazione dei tassi relativamente bassi, nonostante il rialzo che abbiamo visto nel corso delle ultime settimane, in questo momento non si viene ancora sufficientemente remunerati per scommettere contro l’inflazione. Quindi continuiamo a sottopesare la duration nei nostri portafogli. I rischi inflazionistici sono considerevoli. La visione di base potrebbe essere sbagliata e pensiamo che i rischi siano orientati verso una maggiore inflazione nel breve e medio termine piuttosto che verso una minore inflazione. E ci sono alcune grandi opportunità per cercare di difendere meglio un portafoglio complessivo da risultati inflazionistici più elevati. I TIPS ed altri titoli che coprono dall’inflazione in tutto il mondo offrono ancora valutazioni abbastanza ragionevoli. Si pensi ai mercati delle materie prime, dei metalli preziosi e altre aree di questa serie di opportunità, che sono ancora valutati a livelli ragionevoli da una prospettiva storica di lungo periodo. Poi altri temi inflazionistici, che si tratti di immobili, opportunità nei segmenti dei mercati emergenti, sembrano anch’essi molto interessanti. Quindi anche nei portafogli PIMCO, pur avendo una visione di base costruttiva sull’ l’inflazione, stiamo cercando di trovare questo tipo di protezione inflazionistica, compresi i nostri portafogli multi-asset. Anche se molte banche centrali hanno punti di vista simili sullo scenario di base per cui le pressioni inflazionistiche cominceranno a ridursi più tardi quest’anno e nel 2023, considerano tutto ciò come un esercizio di gestione del rischio. E c’è un rischio legittimo che i tassi debbano essere alzati e anche più in alto di quello che il mercato sta attualmente prezzando. Pertanto, pensiamo che gli investitori dovrebbero essere abbastanza difensivi per quanto riguarda l’aumento dei tassi di interesse più in generale, ma anche per altre aree del mercato che sulla base del presupposto che i tassi di interesse rimarranno piuttosto vicini al range bound Guardando ai mercati obbligazionari e ai cicli di rialzo dei tassi che verranno, pensiamo che la liquidità del mercato non sia così elevata al momento. C’è molta volatilità e ci si aspetta volatilità anche per il futuro. Potrebbe non sembrare così durante la salita, ma rendimenti più alti, forse curve di rendimento più ripide, almeno in prospettiva, sono generalmente buone cose in termini di ricerca di valore sui mercati. Ma ancora una volta, non si vuole essere colti in contropiede sulla via del rialzo in termini di rendimenti. E ancora, c’è molta attenzione nel mercato attuale sull’impatto dell’inflazione sui rendimenti del reddito fisso. Pensiamo che sia importante notare che molte aree di opportunità del mercato finanziario sono state supportate da tassi d’interesse molto bassi e dall’ambiente altamente liquido in cui abbiamo operato. Quindi i tassi d’interesse più alti, l’inflazione che rimane alta per un periodo di tempo prolungato, saranno una forza negativa per gli asset. Riteniamo che sia il momento di essere un po’ più difensivi e di costruire un po’ più di flessibilità di portafoglio nelle strategie. Abbiamo avuto un bel recupero dai minimi di marzo 2020. Pensiamo che ora sia il momento di aspettare che la volatilità crei l’opportunità di investire quando si verrà adeguatamente remunerati per prendere quei rischi. (abstract)

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PIMCO: Un giro sulle montagne russe per gli investitori in obbligazioni statunitensi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

A cura di Tiffany Wilding, economista esperta di America Settentrionale di PIMCO. Giovedì scorso il mercato obbligazionario sembrava essere sulle montagne russe, dopo che il rapporto sull’IPC statunitense ha dato il via a un sell-off giornaliero di 25 punti base sul Treasury a 2 anni; il mercato dei future sui Fed Funds ha prezzato una probabilità del 20% di un rialzo dei tassi prima della riunione di marzo e una probabilità del 70% di un ulteriore rialzo di 50 punti base al momento della riunione di marzo. Il rapporto sull’inflazione di giovedì è stato più solido delle nostre aspettative di consenso. E questo, insieme al rapporto sulla situazione occupazionale di gennaio, che ha mostrato un peggioramento delle tensioni salariali nonostante i miglioramenti dell’offerta di lavoro, è andato a conferma di uno scenario in cui la Fed possa dare il via al ciclo di rialzo dei tassi a marzo e li riveda al rialzo anche nelle riunioni successive fino a quando l’inflazione non mostrerà segni di moderazione, cosa che ci aspettiamo ancora nella seconda metà dell’anno. In altre parole, la situazione di rischio che abbiamo evidenziato qualche settimana fa sembra essersi concretizzata in fretta; ora ci aspettiamo 5 rialzi dei tassi quest’anno (marzo, maggio, giugno, settembre e dicembre) con il rischio di ulteriori ritocchi.Riteniamo che la possibilità che la Fed annunci un rialzo prima della riunione di marzo sia praticamente nulla e crediamo che la maggior parte dei funzionari della Fed preferirebbe non effettuare un rialzo di 50 punti base nella riunione di marzo. I fattici suggeriscono ancora che una spirale salari/prezzi non è imminente. Tuttavia, con Powell e Brainard ancora in attesa della conferma da parte del Senato, potrebbe essere più difficile per gli alti funzionari dare comunicazione ai mercati prima della riunione di marzo (e ricordate che il rapporto CPI di febbraio sarà pubblicato durante il periodo di blackout). Pertanto, ammettiamo che i prezzi di mercato possano diventare una profezia che si autoavvera, se i funzionari della Fed dovessero ravvisare dei rischi maggiori nel sorprendere i mercati.In altre parole, se la reazione del mercato è andata nella direzione giusta, la portata del movimento è stata estrema rispetto alla nostra interpretazione dei recenti dati macro e il ritracciamento di venerdì ci è sembrato ragionevole.

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Obbligazioni: l’inflazione gioca a favore dell’high yield

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 gennaio 2022

Commento a cura di Martin Reeves, Head of Global High Yield di LGIM. Oggi la duration, o, per meglio dire, la paura dell’inflazione, è il primo pensiero per la maggior parte di coloro che investono in obbligazioni. Tuttavia, in un momento in cui la volatilità dei tassi d’interesse potrebbe allontanare molti dai prodotti fixed income di qualità più elevata, le obbligazioni ad alto rendimento dovrebbero continuare a rappresentare una valida e alternativa.Le paure circa la crescente inflazione nascono principalmente da preoccupazioni sulla crescita e la piena occupazione, sebbene questo scenario favorisca i ricavi lordi delle imprese, riducendo le aspettative di default e portando anche ad avanzamenti nel rating creditizio. Per questo, riteniamo che il 2022 sarà l’anno delle cosiddette “rising star”. Con una duration media attorno ai quattro anni e prevedendo un forte focus sull’income nel comparto obbligazionario nell’arco di tutto l’anno, qualora si verificasse un miglioramento dei fondamentali del credito questo porterebbe il segmento high yield a registrare performance migliori rispetto a quelle di altre asset class più sensibili alle variazioni dei tassi.Dando uno sguardo alle principali potenze economiche mondiali, le attuali condizioni del settore del credito dovrebbero favorire l’Europa, con gli Stati Uniti che registrano effettivamente la crescita più elevata, ma anche la politica monetaria più aggressiva. Invece, la BCE sembra essere ad oggi la banca centrale con la politica che più favorisce gli investimenti in titoli high yield. Sul fronte delle economie emergenti, Brasile e Cina presentano delle problematiche a livello di fondamentali; nel primo caso, per via dell’incombente tornata elettorale, mentre nel secondo, per via della crisi dell’immobiliare. Infatti, è probabile che l’intero comparto dell’obbligazionario asiatico sia stato svenduto, poiché ci si aspetta che la Banca Popolare Cinese farà tutto il possibile affinché il mercato del credito torni a crescere e il ramo immobiliare torni a operare correttamente. Infine, come sempre la Russia è un mistero, ma con la contrazione degli spread societari lo scenario di rischio sembra generalmente tendente al ribasso a causa delle preoccupazioni a livello geopolitico.Grazie a un rendimento in euro che si attesta attorno al 3%, l’high yield globale potrebbe continuare ad attrarre quegli investitori in cerca di una buona redditività e anche di una volatilità del capitale più contenuta; e considerando che i rendimenti dei bund a 10 anni sono ancora attorno allo 0%, non ci sono molte altre fonti di income stabili e liquide. In conclusione, si può affermare che l’inflazione gioca a favore del segmento high yield e col tempo gli investitori di tutto il mondo saranno in grado di riconoscere le imprese migliori per trarre beneficio da un periodo di forte crescita e di basso stress sul credito.

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Prima emissione italiana di Obbligazioni Bancarie Garantite del 2022

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 gennaio 2022

Crédit Agricole Italia ha perfezionato con successo la prima operazione sul mercato italiano di Obbligazioni Bancarie Garantite del 2022. L’emissione, proposta al mercato in formato dual-tranche con scadenze a 10 e 20 anni, ha raccolto ordini per più di 2 miliardi, ben superiori all’importo previsto, a conferma dell’apprezzamento continuo degli investitori per Crédit Agricole Italia nonostante l’attuale contesto caratterizzato da uno straordinario livello di offerta. Inoltre, la scadenza a 20 anni, raramente praticata da altri emittenti italiani, è stata pensata per rispondere ai fabbisogni degli investitori di lungo termine e testimonia la fiducia che il mercato ripone nella solidità del Gruppo, seppur in uno scenario di tassi crescenti.L’operazione è stata annunciata l’11 gennaio alle 11:45 in modo da consentire una approfondita analisi della potenziale transazione da parte degli investitori. Il giorno seguente, alle 8:55 i book sono stati aperti con guidance iniziale a mid swap +13bps per la tranche a durata 10 anni e mid swap +20 bps per quella a 20 anni. Circa tre ore più tardi, lo spread finale è stato poi fissato rispettivamente a MS +10 bps per la tranche più corta e a MS +20 bps per quella più lunga. Sono pervenuti oltre 80 ordini, con una preponderante componente internazionale. In conseguenza dell’elevato livello di domanda sulla tranche a 10 anni, l’emittente ha accettato di aumentare l’importo dagli attesi € 750 milioni ad € 1 miliardo, mentre è stata confermata a € 500 milioni la size della tranche a 20 anni. L’emissione, curata da Crédit Agricole CIB, con joint bookrunners Credit Agricole CIB, IMI-Intesa, Natixis, RBI, SEB e UniCredit, si inserisce nell’ambito del programma di Covered Bond, in formato soft bullet, da € 16 miliardi avente come sottostante mutui ipotecari residenziali italiani. Si prevede un rating pari a Aa3 da parte di Moody’s.

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Titoli di Stato e obbligazionario

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 dicembre 2021

A cura di Adrian Hilton, Responsabile tassi e valute globali di Columbia Threadneedle Investments. Il 2021 passerà alla storia per l’impiego smodato dell’aggettivo “transitorio”. Parlando dei mercati, esso fa riferimento alla battaglia tra l’aumento delle aspettative di inflazione e l’idea che il livello attualmente smodato di incremento dei prezzi si riassesterà il prossimo anno, non appena ci saremo lasciati alle spalle una serie di fattori transitori, quali la riapertura dell’economia, le carenze dal lato dell’offerta (a livello di manodopera e di capitale) e i rincari dell’energia. Di conseguenza, è stato un anno difficile per i titoli di Stato dei paesi core. Per gran parte dell’anno si è osservato un aumento delle aspettative relative ai rendimenti e all’inflazione, a fronte di risultati di fatto negativi. Contestualmente, le banche centrali hanno mantenuto toni accomodanti, ma in diverse occasioni non sono riuscite a conquistare la fiducia o il supporto del mercato. Anche la nostra convinzione di un contesto caratterizzato da crescita, inflazione e rendimenti obbligazionari più bassi più a lungo è stata messa in discussione, facendo di quest’anno un periodo a tratti più difficile per i nostri fondi. Quali sono le prospettive? A nostro avviso questo tipo di pressioni inflazionistiche eccezionali non sarà ripetibile e non porterà ad aumenti sostenibili dei salari. Alla luce di ciò, siamo dell’idea che dopo il solido rimbalzo di quest’anno le economie saranno gravate da un’evoluzione negativa dei salari reali, da difficoltà sul fronte fiscale (specialmente nel Regno Unito) e da un certo inasprimento monetario. I mercati dei titoli di Stato dovrebbero trarre vantaggio da questo contesto, ragion per cui la nostra previsione centrale è quella di rendimenti superiori nel 2022 rispetto al 2021. Il nostro punto di vista è che i driver strutturali a lungo termine di bassa inflazione e bassi rendimenti obbligazionari rimarranno in atto e che i tassi d’interesse neutrali non si dimostreranno più alti rispetto ai periodi precedenti. Pertanto, riteniamo che il mancato irripidimento delle curve dei rendimenti da parte del mercato, anche quando l’inflazione aumenta, sia ragionevole. Inoltre, privilegiamo sempre più il segmento delle curve a 3-5 anni, dove il pricing dei tassi sembra pieno e il carry attraente. Anche se la BCE sta ridimensionando il suo continuo sostegno ai mercati obbligazionari dell’Eurozona, pensiamo che rimarrà sensibile al rischio di frammentazione tra gli emittenti sovrani e si opporrà a un indebito allargamento degli spread periferici. Questo ci rende tranquilli nel possedere obbligazioni italiane e spagnole.Fonte: http://www.columbiathreadneedle.it

A cura di Adrian Hilton, Responsabile tassi e valute globali di Columbia Threadneedle Investments. Il 2021 passerà alla storia per l’impiego smodato dell’aggettivo “transitorio”. Parlando dei mercati, esso fa riferimento alla battaglia tra l’aumento delle aspettative di inflazione e l’idea che il livello attualmente smodato di incremento dei prezzi si riassesterà il prossimo anno, non appena ci saremo lasciati alle spalle una serie di fattori transitori, quali la riapertura dell’economia, le carenze dal lato dell’offerta (a livello di manodopera e di capitale) e i rincari dell’energia. Di conseguenza, è stato un anno difficile per i titoli di Stato dei paesi core. Per gran parte dell’anno si è osservato un aumento delle aspettative relative ai rendimenti e all’inflazione, a fronte di risultati di fatto negativi. Contestualmente, le banche centrali hanno mantenuto toni accomodanti, ma in diverse occasioni non sono riuscite a conquistare la fiducia o il supporto del mercato. Anche la nostra convinzione di un contesto caratterizzato da crescita, inflazione e rendimenti obbligazionari più bassi più a lungo è stata messa in discussione, facendo di quest’anno un periodo a tratti più difficile per i nostri fondi. Quali sono le prospettive? A nostro avviso questo tipo di pressioni inflazionistiche eccezionali non sarà ripetibile e non porterà ad aumenti sostenibili dei salari. Alla luce di ciò, siamo dell’idea che dopo il solido rimbalzo di quest’anno le economie saranno gravate da un’evoluzione negativa dei salari reali, da difficoltà sul fronte fiscale (specialmente nel Regno Unito) e da un certo inasprimento monetario. I mercati dei titoli di Stato dovrebbero trarre vantaggio da questo contesto, ragion per cui la nostra previsione centrale è quella di rendimenti superiori nel 2022 rispetto al 2021. Il nostro punto di vista è che i driver strutturali a lungo termine di bassa inflazione e bassi rendimenti obbligazionari rimarranno in atto e che i tassi d’interesse neutrali non si dimostreranno più alti rispetto ai periodi precedenti. Pertanto, riteniamo che il mancato irripidimento delle curve dei rendimenti da parte del mercato, anche quando l’inflazione aumenta, sia ragionevole. Inoltre, privilegiamo sempre più il segmento delle curve a 3-5 anni, dove il pricing dei tassi sembra pieno e il carry attraente. Anche se la BCE sta ridimensionando il suo continuo sostegno ai mercati obbligazionari dell’Eurozona, pensiamo che rimarrà sensibile al rischio di frammentazione tra gli emittenti sovrani e si opporrà a un indebito allargamento degli spread periferici. Questo ci rende tranquilli nel possedere obbligazioni italiane e spagnole.Fonte: http://www.columbiathreadneedle.it

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