Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

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Posts Tagged ‘obbligazioni’

Flessibilità BCE fondamentale per i rendimenti obbligazionari nell’Europa periferica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

A cura di Michele Morra, Portfolio Manager di Moneyfarm “La riunione straordinaria di qualche giorno fa, focalizzata sul rischio di frammentazione economica e finanziaria dell’Eurozona, ha parzialmente deluso i mercati, già scoraggiati dalla vaghezza del meeting di settimana scorsa. Tuttavia, in assenza di indicazioni sostanziali sul nuovo strumento a cui la Banca Centrale sta lavorando, la moneta unica ha perso completamente i guadagni della mattinata. La nota positiva è che però ci potrebbe essere un ulteriore strumento oltre al reinvestimento del PEPP, che non era stato giudicato sufficiente per moderare il rialzo degli spread. In tal senso, anche la capacità di strumenti aggiuntivi per mitigare l’effetto del rialzo dei tassi sulla stabilità finanziaria dell’Europa periferica rimane tutta da dimostrare. Riteniamo però che la flessibilità a cui la BCE ambisce sia un aspetto fondamentale per i rendimenti obbligazionari dell’Europa periferica, non solo grazie al contenimento diretto degli spread derivante dall’acquisto di titoli, ma anche per l’impegno stesso della Banca Centrale ad intervenire in situazioni di stress. Detto questo, concentrare i propri investimenti in alcuni Paesi puntando sistematicamente sulla protezione della Banca Centrale rappresenta un azzardo e riteniamo dunque importante continuare a diversificare la componente obbligazionaria di portafoglio”. Per ulteriori info si veda http://www.moneyfarm.com

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Robeco: Outlook favorevole per le obbligazioni delle banche europee

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 giugno 2022

A cura di Jan Willem de Moor, Senior Portfolio Manager Credit di Robeco. L’accelerazione dell’inflazione, l’inizio di un altro ciclo di rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve e l’invasione russa in Ucraina hanno incrementato i rendimenti obbligazionari e ampliato gli spread del credito. Nonostante prospettive economiche meno rosee, le banche europee affrontano il rallentamento con buone riserve di capitale e sono ben posizionate per beneficiare della fase di aumento dei tassi. Gli spread dei titoli finanziari subordinati hanno raggiunto livelli mai visti dalla prima ondata di Covid-19 e, secondo noi, oggi il reddito fisso offre un buon valore agli investitori che cercano protezione dai timori di una spirale inflazionistica e di un inasprimento della politica monetaria.Le banche europee hanno affrontato la crisi tra Russia e Ucraina da una posizione solida, con elevate riserve di capitale e sostanziali accantonamenti di bilancio, accumulati per resistere a eventuali perdite sui finanziamenti legati a Covid. La nostra analisi distingue tra impatto diretto e indiretto della guerra tra Russia e Ucraina sulle banche europee. In particolare, prendiamo in considerazione gli effetti dell’esposizione diretta alle attività bancarie e agli asset russi e gli effetti indiretti del rallentamento della crescita economica e dell’aumento dell’inflazione provocati dalla guerra.Per quantificare le potenziali perdite che l’esposizione diretta alla Russia potrebbe provocare alle banche europee, abbiamo effettuato un’analisi comparativa di due crisi precedenti: durante la crisi russa del 1998 è stato cancellato in media il 60% dei prestiti, mentre la crisi economica del 2008-2010 ha fatto perdere il 15% dei finanziamenti concessi. E va sottolineato che laddove i dirigenti avevano accettato di abbandonare le operazioni locali, le perdite sulle operazioni russe hanno riguardato esclusivamente l’investimento azionario.Queste esperienze pregresse possono insegnare alle banche come gestire la crisi attuale. Confermano inoltre che gli effetti diretti per le banche europee sono da ricercare nell’impatto sugli utili più che sulla loro posizione patrimoniale.La nostra conclusione è che, anche nello scenario peggiore, le perdite sui finanziamenti dovute alla diretta esposizione alla Russia non costituiscono un rischio sistemico per il settore bancario europeo.Le conseguenze indirette della guerra Russia-Ucraina potrebbero far rallentare la crescita economica e far aumentare ulteriormente l’inflazione. A seconda della gravità di questi sviluppi macroeconomici, i bilanci bancari ne risentirebbero in termini di elevate perdite su crediti e, in misura minore, di una riduzione dei ricavi. A mitigarne gli effetti contribuirebbe la solidità delle banche alla vigilia della crisi, grazie alle ampie riserve di capitale accumulate rispetto ai requisiti patrimoniali minimi. In realtà, la maggior parte degli istituti di credito aveva previsto di distribuire tali riserve agli azionisti, ma questi piani potrebbero essere abbandonati in caso di marcato deterioramento dei fondamentali.Continueremo a monitorare attentamente la situazione, ma dalla nostra analisi emerge che i bilanci bancari, le riserve e la redditività sono a livelli tali da consentire probabilmente al settore bancario di affrontare la fase di stagflazione senza violare i requisiti di capitale. Pertanto, le cedole dei titoli AT1 sarebbero al sicuro.In linea con i finanziari subordinati, gli spread si sono allargati in modo significativo nel primo trimestre del 2022, raggiungendo livelli mai visti dalla diffusione del Covid-19, dai timori del taper del 2018 e dalla crisi del petrolio del 2016. L’andamento degli spread è indicativo dell’enorme impatto prodotto dalla tragica guerra in Ucraina sulle economie europee, soprattutto a causa dell’inflazione e delle interruzioni della catena di fornitura. Alla luce di questi sviluppi, riteniamo che i rendimenti del debito finanziario subordinato europeo siano molto più interessanti rispetto a quelli del debito corporate investiment grade. (abstract) http://www.verinieassociati.com

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Le obbligazioni corporate investment grade tendono a essere quelle più legate all’andamento dei titoli di Stato

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 Maggio 2022

Vi condividono diverse caratteristiche importanti: duration elevata, alta qualità (ovvero un rating migliore) e fortissima liquidità. Esse possono offrire stabilità in momenti di crisi, dal momento che il crollo dei rendimenti dei titoli di Stato spesso compensa l’ampliamento degli spread creditizi (il rendimento aggiuntivo offerto dalle obbligazioni corporate rispetto ai titoli di Stato). Inoltre, in periodi di aumento dei tassi, tale rendimento aggiuntivo contribuisce a ridurre l’impatto delle minusvalenze: si tratta di un fattore importante quando il livello complessivo dei rendimenti è basso, specialmente per gli investitori alle prese con un potenziale aumento dei costi di copertura. Gli investitori con un orizzonte d’investimento più lontano e/o un’elevata tolleranza al rischio che intendano contrastare la volatilità con il reddito possono valutare l’investimento in obbligazioni a rendimento più elevato che per loro stessa natura sono caratterizzate da un più alto rischio di default. In contesti di avversione al rischio, in corrispondenza dei bruschi sell-off registrati dai titoli azionari, i loro spread creditizi possono subire un notevole ampliamento. Ciononostante, grazie al proprio carry elevato, le obbligazioni high yield sono anche in grado di riprendersi rapidamente e di continuare a fornire rendimenti più elevati, maggiori in alcuni casi di quelli azionari. Esse, inoltre, tendono a esibire una minore duration rispetto ai titoli investment grade. Tale caratteristica riduce in modo diretto l’impatto negativo dovuto al rialzo dei tassi. Tali titoli, poi, rappresentano un’asset class potenzialmente interessante in contesti di aumento dei tassi e, purché gli investitori riescano a far fronte alla volatilità a breve termine, possono generare ottimi rendimenti nel lungo periodo.Infine, tra le principali strategie applicabili al comparto obbligazionario annoveriamo quelle incentrate sul rendimento complessivo, che a differenza delle tradizionali, non si basano su un certo indice di riferimento ma puntano a raggiungere performance molto più consistenti. Nell’ambito di tali strategie i gestori possono agire rapidamente per proteggere il portafoglio e sfruttare potenziali dislocazioni. Essi, inoltre, possono scegliere la duration e il mix di asset che ritengano appropriati a seconda delle diverse condizioni di mercato. Poiché nel corso del ciclo di mercato le fonti di rendimenti obbligazionari possono variare, i gestori possono calibrare i rischi di conseguenza. Tutto ciò premesso, sebbene le strategie incentrate sul rendimento complessivo possano offrire enormi benefici agli investitori nel corso di tutto il ciclo di mercato, per governare correttamente un tale portafoglio occorrono grandi competenze e una meticolosa gestione dei rischi.

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Azioni e obbligazioni Carige: Nuova vittoria per Martingale Risk

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 aprile 2022

Martingale Risk,ha ottenuto una sentenza favorevole da parte dell’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF), permettendo il recupero di 15mila euro a favore di alcuni imprenditori Emiliani. In seguito all’analisi della società di ingegneria finanziaria e di consulenza legale leader in Italia, è emerso come la banca intermediaria abbia venduto obbligazioni Carige senza fornire al cliente alcuna informazione sulla natura delle stesse, venendo meno ai propri obblighi informativi. Al cliente, non era stato neanche sottoposto correttamente il questionario di profilatura MIFID, anch’esso obbligatorio. Elementi che hanno reso possibile la richiesta di rimborso, ottenendo giustizia.Dal 2009 ad oggi, Martingale Risk vanta un curriculum impressionante di successi. Con il suo operato supporta aziende e privati che hanno subito perdite a causa di costi illegittimi sostenuti verso istituti di credito o intermediari bancari. La società è attiva anche nel risarcimento di perdite da investimenti per azionisti e obbligazionisti dalla banca stessa o tramite intermediario finanziario, come nel caso degli imprenditori che hanno acquistato titoli Carige.Martingale Risk si occupa della mediazione diretta con la banca controparte, al fine di recuperare le perdite del cliente. Qualora non bastasse, procede di fronte all’Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) o, se necessario, tramite vera e propria causa in tribunale. Il suo valore aggiunto è quella di offrire ai privati una soluzione completa, tecnica e legale. Banca Carige S.p.A., ha una grande rilevanza a livello nazionale, con 503 sportelli sul territorio italiano e oltre un milione di clienti. Nonostante abbia sempre perseguito valori come prudenza, lungimiranza, sobrietà e competenza, a partire dal 2012 vive un periodo burrascoso. Una situazione di difficoltà economico/patrimoniale imputabile a una gestione che negli anni si è rivelata poco trasparente e oculata. Nel tempo, infatti, l’istituto ha bruciato oltre 2 miliardi di euro. Gli azionisti di Banca Carige hanno perso circa l’82% del valore delle loro azioni in un anno. Il 98% in 3 anni. La redditività della banca si è indebolita a causa del progressivo deterioramento della qualità dei propri crediti e della diminuzione dei proventi di gestione attivi. Nel 2019, la Borsa Italiana ha sospeso Carige dalle negoziazioni, per poi riammetterla solamente il 27 luglio 2021. Dopo la sospensione, la banca ha perso il 58% durante la prima seduta.Con le sue analisi, Martingale Risk ha dimostrato come la banca intermediaria abbia venduto obbligazioni Carige senza fornire al cliente alcuna informazione sulla natura delle stesse. Agli investitori era anche stato omesso il reale rischio insito nell’operazione di acquisto dello strumento finanziario. Al cliente, tra l’altro, non era stato neanche sottoposto correttamente il questionario di profilatura MIFID, essenziale per valutare l’adeguatezza e l’appropriatezza dell’investimento rispetto alle competenze in materia finanziaria dell’investitore. La banca intermediaria è quindi venuta meno ai propri obblighi informativi, di trasparenza e correttezza, stabiliti per legge da normative nazionali ed europee. Chiunque sia in possesso di azioni od obbligazioni Carige, e pensi di aver registrato delle perdite in seguito all’acquisto, può rivolgersi a Martingale Risk. Con l’analisi preliminare gratuita e non vincolante, gli esperti tecnico legali studieranno il caso per capire se e quanto è possibile contestare all’istituto bancario.

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PIMCO: Il rialzo dei tassi di interesse favorirà le obbligazioni?

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2022

A cura di Dan Ivascyn, Chief Investment Officer di PIMCO. Il contesto di mercato del 2022 è molto diverso da quello del 2021. Il 2021 è stato relativamente facile, almeno in retrospettiva. C’è stato un enorme accomodamento della banca centrale, un periodo in cui abbiamo assistito ad una ripresa irregolare legata al COVID e ad un ambiente in cui la maggior parte degli asset, in particolare quelli rischiosi, hanno performato abbastanza bene. Nel 2022, invece, c’è un’estrema incertezza. L’inflazione rimane una delle principali preoccupazioni per molti investitori. A nostro avviso, il contesto inflazionistico rimarrà piuttosto incerto. Ci aspettiamo un’inflazione elevata e il rischio che l’inflazione sia ancora più alta di quella attualmente prevista nel corso dei prossimi mesi. Anche se siamo cautamente ottimisti sulla traiettoria dell’inflazione, in tutta l’economia statunitense e in aree chiave dell’economia globale, quando si guarda alla situazione dei tassi relativamente bassi, nonostante il rialzo che abbiamo visto nel corso delle ultime settimane, in questo momento non si viene ancora sufficientemente remunerati per scommettere contro l’inflazione. Quindi continuiamo a sottopesare la duration nei nostri portafogli. I rischi inflazionistici sono considerevoli. La visione di base potrebbe essere sbagliata e pensiamo che i rischi siano orientati verso una maggiore inflazione nel breve e medio termine piuttosto che verso una minore inflazione. E ci sono alcune grandi opportunità per cercare di difendere meglio un portafoglio complessivo da risultati inflazionistici più elevati. I TIPS ed altri titoli che coprono dall’inflazione in tutto il mondo offrono ancora valutazioni abbastanza ragionevoli. Si pensi ai mercati delle materie prime, dei metalli preziosi e altre aree di questa serie di opportunità, che sono ancora valutati a livelli ragionevoli da una prospettiva storica di lungo periodo. Poi altri temi inflazionistici, che si tratti di immobili, opportunità nei segmenti dei mercati emergenti, sembrano anch’essi molto interessanti. Quindi anche nei portafogli PIMCO, pur avendo una visione di base costruttiva sull’ l’inflazione, stiamo cercando di trovare questo tipo di protezione inflazionistica, compresi i nostri portafogli multi-asset. Anche se molte banche centrali hanno punti di vista simili sullo scenario di base per cui le pressioni inflazionistiche cominceranno a ridursi più tardi quest’anno e nel 2023, considerano tutto ciò come un esercizio di gestione del rischio. E c’è un rischio legittimo che i tassi debbano essere alzati e anche più in alto di quello che il mercato sta attualmente prezzando. Pertanto, pensiamo che gli investitori dovrebbero essere abbastanza difensivi per quanto riguarda l’aumento dei tassi di interesse più in generale, ma anche per altre aree del mercato che sulla base del presupposto che i tassi di interesse rimarranno piuttosto vicini al range bound Guardando ai mercati obbligazionari e ai cicli di rialzo dei tassi che verranno, pensiamo che la liquidità del mercato non sia così elevata al momento. C’è molta volatilità e ci si aspetta volatilità anche per il futuro. Potrebbe non sembrare così durante la salita, ma rendimenti più alti, forse curve di rendimento più ripide, almeno in prospettiva, sono generalmente buone cose in termini di ricerca di valore sui mercati. Ma ancora una volta, non si vuole essere colti in contropiede sulla via del rialzo in termini di rendimenti. E ancora, c’è molta attenzione nel mercato attuale sull’impatto dell’inflazione sui rendimenti del reddito fisso. Pensiamo che sia importante notare che molte aree di opportunità del mercato finanziario sono state supportate da tassi d’interesse molto bassi e dall’ambiente altamente liquido in cui abbiamo operato. Quindi i tassi d’interesse più alti, l’inflazione che rimane alta per un periodo di tempo prolungato, saranno una forza negativa per gli asset. Riteniamo che sia il momento di essere un po’ più difensivi e di costruire un po’ più di flessibilità di portafoglio nelle strategie. Abbiamo avuto un bel recupero dai minimi di marzo 2020. Pensiamo che ora sia il momento di aspettare che la volatilità crei l’opportunità di investire quando si verrà adeguatamente remunerati per prendere quei rischi. (abstract)

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PIMCO: Un giro sulle montagne russe per gli investitori in obbligazioni statunitensi

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

A cura di Tiffany Wilding, economista esperta di America Settentrionale di PIMCO. Giovedì scorso il mercato obbligazionario sembrava essere sulle montagne russe, dopo che il rapporto sull’IPC statunitense ha dato il via a un sell-off giornaliero di 25 punti base sul Treasury a 2 anni; il mercato dei future sui Fed Funds ha prezzato una probabilità del 20% di un rialzo dei tassi prima della riunione di marzo e una probabilità del 70% di un ulteriore rialzo di 50 punti base al momento della riunione di marzo. Il rapporto sull’inflazione di giovedì è stato più solido delle nostre aspettative di consenso. E questo, insieme al rapporto sulla situazione occupazionale di gennaio, che ha mostrato un peggioramento delle tensioni salariali nonostante i miglioramenti dell’offerta di lavoro, è andato a conferma di uno scenario in cui la Fed possa dare il via al ciclo di rialzo dei tassi a marzo e li riveda al rialzo anche nelle riunioni successive fino a quando l’inflazione non mostrerà segni di moderazione, cosa che ci aspettiamo ancora nella seconda metà dell’anno. In altre parole, la situazione di rischio che abbiamo evidenziato qualche settimana fa sembra essersi concretizzata in fretta; ora ci aspettiamo 5 rialzi dei tassi quest’anno (marzo, maggio, giugno, settembre e dicembre) con il rischio di ulteriori ritocchi.Riteniamo che la possibilità che la Fed annunci un rialzo prima della riunione di marzo sia praticamente nulla e crediamo che la maggior parte dei funzionari della Fed preferirebbe non effettuare un rialzo di 50 punti base nella riunione di marzo. I fattici suggeriscono ancora che una spirale salari/prezzi non è imminente. Tuttavia, con Powell e Brainard ancora in attesa della conferma da parte del Senato, potrebbe essere più difficile per gli alti funzionari dare comunicazione ai mercati prima della riunione di marzo (e ricordate che il rapporto CPI di febbraio sarà pubblicato durante il periodo di blackout). Pertanto, ammettiamo che i prezzi di mercato possano diventare una profezia che si autoavvera, se i funzionari della Fed dovessero ravvisare dei rischi maggiori nel sorprendere i mercati.In altre parole, se la reazione del mercato è andata nella direzione giusta, la portata del movimento è stata estrema rispetto alla nostra interpretazione dei recenti dati macro e il ritracciamento di venerdì ci è sembrato ragionevole.

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Obbligazioni: l’inflazione gioca a favore dell’high yield

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 gennaio 2022

Commento a cura di Martin Reeves, Head of Global High Yield di LGIM. Oggi la duration, o, per meglio dire, la paura dell’inflazione, è il primo pensiero per la maggior parte di coloro che investono in obbligazioni. Tuttavia, in un momento in cui la volatilità dei tassi d’interesse potrebbe allontanare molti dai prodotti fixed income di qualità più elevata, le obbligazioni ad alto rendimento dovrebbero continuare a rappresentare una valida e alternativa.Le paure circa la crescente inflazione nascono principalmente da preoccupazioni sulla crescita e la piena occupazione, sebbene questo scenario favorisca i ricavi lordi delle imprese, riducendo le aspettative di default e portando anche ad avanzamenti nel rating creditizio. Per questo, riteniamo che il 2022 sarà l’anno delle cosiddette “rising star”. Con una duration media attorno ai quattro anni e prevedendo un forte focus sull’income nel comparto obbligazionario nell’arco di tutto l’anno, qualora si verificasse un miglioramento dei fondamentali del credito questo porterebbe il segmento high yield a registrare performance migliori rispetto a quelle di altre asset class più sensibili alle variazioni dei tassi.Dando uno sguardo alle principali potenze economiche mondiali, le attuali condizioni del settore del credito dovrebbero favorire l’Europa, con gli Stati Uniti che registrano effettivamente la crescita più elevata, ma anche la politica monetaria più aggressiva. Invece, la BCE sembra essere ad oggi la banca centrale con la politica che più favorisce gli investimenti in titoli high yield. Sul fronte delle economie emergenti, Brasile e Cina presentano delle problematiche a livello di fondamentali; nel primo caso, per via dell’incombente tornata elettorale, mentre nel secondo, per via della crisi dell’immobiliare. Infatti, è probabile che l’intero comparto dell’obbligazionario asiatico sia stato svenduto, poiché ci si aspetta che la Banca Popolare Cinese farà tutto il possibile affinché il mercato del credito torni a crescere e il ramo immobiliare torni a operare correttamente. Infine, come sempre la Russia è un mistero, ma con la contrazione degli spread societari lo scenario di rischio sembra generalmente tendente al ribasso a causa delle preoccupazioni a livello geopolitico.Grazie a un rendimento in euro che si attesta attorno al 3%, l’high yield globale potrebbe continuare ad attrarre quegli investitori in cerca di una buona redditività e anche di una volatilità del capitale più contenuta; e considerando che i rendimenti dei bund a 10 anni sono ancora attorno allo 0%, non ci sono molte altre fonti di income stabili e liquide. In conclusione, si può affermare che l’inflazione gioca a favore del segmento high yield e col tempo gli investitori di tutto il mondo saranno in grado di riconoscere le imprese migliori per trarre beneficio da un periodo di forte crescita e di basso stress sul credito.

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Prima emissione italiana di Obbligazioni Bancarie Garantite del 2022

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 gennaio 2022

Crédit Agricole Italia ha perfezionato con successo la prima operazione sul mercato italiano di Obbligazioni Bancarie Garantite del 2022. L’emissione, proposta al mercato in formato dual-tranche con scadenze a 10 e 20 anni, ha raccolto ordini per più di 2 miliardi, ben superiori all’importo previsto, a conferma dell’apprezzamento continuo degli investitori per Crédit Agricole Italia nonostante l’attuale contesto caratterizzato da uno straordinario livello di offerta. Inoltre, la scadenza a 20 anni, raramente praticata da altri emittenti italiani, è stata pensata per rispondere ai fabbisogni degli investitori di lungo termine e testimonia la fiducia che il mercato ripone nella solidità del Gruppo, seppur in uno scenario di tassi crescenti.L’operazione è stata annunciata l’11 gennaio alle 11:45 in modo da consentire una approfondita analisi della potenziale transazione da parte degli investitori. Il giorno seguente, alle 8:55 i book sono stati aperti con guidance iniziale a mid swap +13bps per la tranche a durata 10 anni e mid swap +20 bps per quella a 20 anni. Circa tre ore più tardi, lo spread finale è stato poi fissato rispettivamente a MS +10 bps per la tranche più corta e a MS +20 bps per quella più lunga. Sono pervenuti oltre 80 ordini, con una preponderante componente internazionale. In conseguenza dell’elevato livello di domanda sulla tranche a 10 anni, l’emittente ha accettato di aumentare l’importo dagli attesi € 750 milioni ad € 1 miliardo, mentre è stata confermata a € 500 milioni la size della tranche a 20 anni. L’emissione, curata da Crédit Agricole CIB, con joint bookrunners Credit Agricole CIB, IMI-Intesa, Natixis, RBI, SEB e UniCredit, si inserisce nell’ambito del programma di Covered Bond, in formato soft bullet, da € 16 miliardi avente come sottostante mutui ipotecari residenziali italiani. Si prevede un rating pari a Aa3 da parte di Moody’s.

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Titoli di Stato e obbligazionario

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 dicembre 2021

A cura di Adrian Hilton, Responsabile tassi e valute globali di Columbia Threadneedle Investments. Il 2021 passerà alla storia per l’impiego smodato dell’aggettivo “transitorio”. Parlando dei mercati, esso fa riferimento alla battaglia tra l’aumento delle aspettative di inflazione e l’idea che il livello attualmente smodato di incremento dei prezzi si riassesterà il prossimo anno, non appena ci saremo lasciati alle spalle una serie di fattori transitori, quali la riapertura dell’economia, le carenze dal lato dell’offerta (a livello di manodopera e di capitale) e i rincari dell’energia. Di conseguenza, è stato un anno difficile per i titoli di Stato dei paesi core. Per gran parte dell’anno si è osservato un aumento delle aspettative relative ai rendimenti e all’inflazione, a fronte di risultati di fatto negativi. Contestualmente, le banche centrali hanno mantenuto toni accomodanti, ma in diverse occasioni non sono riuscite a conquistare la fiducia o il supporto del mercato. Anche la nostra convinzione di un contesto caratterizzato da crescita, inflazione e rendimenti obbligazionari più bassi più a lungo è stata messa in discussione, facendo di quest’anno un periodo a tratti più difficile per i nostri fondi. Quali sono le prospettive? A nostro avviso questo tipo di pressioni inflazionistiche eccezionali non sarà ripetibile e non porterà ad aumenti sostenibili dei salari. Alla luce di ciò, siamo dell’idea che dopo il solido rimbalzo di quest’anno le economie saranno gravate da un’evoluzione negativa dei salari reali, da difficoltà sul fronte fiscale (specialmente nel Regno Unito) e da un certo inasprimento monetario. I mercati dei titoli di Stato dovrebbero trarre vantaggio da questo contesto, ragion per cui la nostra previsione centrale è quella di rendimenti superiori nel 2022 rispetto al 2021. Il nostro punto di vista è che i driver strutturali a lungo termine di bassa inflazione e bassi rendimenti obbligazionari rimarranno in atto e che i tassi d’interesse neutrali non si dimostreranno più alti rispetto ai periodi precedenti. Pertanto, riteniamo che il mancato irripidimento delle curve dei rendimenti da parte del mercato, anche quando l’inflazione aumenta, sia ragionevole. Inoltre, privilegiamo sempre più il segmento delle curve a 3-5 anni, dove il pricing dei tassi sembra pieno e il carry attraente. Anche se la BCE sta ridimensionando il suo continuo sostegno ai mercati obbligazionari dell’Eurozona, pensiamo che rimarrà sensibile al rischio di frammentazione tra gli emittenti sovrani e si opporrà a un indebito allargamento degli spread periferici. Questo ci rende tranquilli nel possedere obbligazioni italiane e spagnole.Fonte: http://www.columbiathreadneedle.it

A cura di Adrian Hilton, Responsabile tassi e valute globali di Columbia Threadneedle Investments. Il 2021 passerà alla storia per l’impiego smodato dell’aggettivo “transitorio”. Parlando dei mercati, esso fa riferimento alla battaglia tra l’aumento delle aspettative di inflazione e l’idea che il livello attualmente smodato di incremento dei prezzi si riassesterà il prossimo anno, non appena ci saremo lasciati alle spalle una serie di fattori transitori, quali la riapertura dell’economia, le carenze dal lato dell’offerta (a livello di manodopera e di capitale) e i rincari dell’energia. Di conseguenza, è stato un anno difficile per i titoli di Stato dei paesi core. Per gran parte dell’anno si è osservato un aumento delle aspettative relative ai rendimenti e all’inflazione, a fronte di risultati di fatto negativi. Contestualmente, le banche centrali hanno mantenuto toni accomodanti, ma in diverse occasioni non sono riuscite a conquistare la fiducia o il supporto del mercato. Anche la nostra convinzione di un contesto caratterizzato da crescita, inflazione e rendimenti obbligazionari più bassi più a lungo è stata messa in discussione, facendo di quest’anno un periodo a tratti più difficile per i nostri fondi. Quali sono le prospettive? A nostro avviso questo tipo di pressioni inflazionistiche eccezionali non sarà ripetibile e non porterà ad aumenti sostenibili dei salari. Alla luce di ciò, siamo dell’idea che dopo il solido rimbalzo di quest’anno le economie saranno gravate da un’evoluzione negativa dei salari reali, da difficoltà sul fronte fiscale (specialmente nel Regno Unito) e da un certo inasprimento monetario. I mercati dei titoli di Stato dovrebbero trarre vantaggio da questo contesto, ragion per cui la nostra previsione centrale è quella di rendimenti superiori nel 2022 rispetto al 2021. Il nostro punto di vista è che i driver strutturali a lungo termine di bassa inflazione e bassi rendimenti obbligazionari rimarranno in atto e che i tassi d’interesse neutrali non si dimostreranno più alti rispetto ai periodi precedenti. Pertanto, riteniamo che il mancato irripidimento delle curve dei rendimenti da parte del mercato, anche quando l’inflazione aumenta, sia ragionevole. Inoltre, privilegiamo sempre più il segmento delle curve a 3-5 anni, dove il pricing dei tassi sembra pieno e il carry attraente. Anche se la BCE sta ridimensionando il suo continuo sostegno ai mercati obbligazionari dell’Eurozona, pensiamo che rimarrà sensibile al rischio di frammentazione tra gli emittenti sovrani e si opporrà a un indebito allargamento degli spread periferici. Questo ci rende tranquilli nel possedere obbligazioni italiane e spagnole.Fonte: http://www.columbiathreadneedle.it

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Fixed Income – Obbligazioni a breve termine

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 novembre 2021

A cura di Raymond Sagayam, Senior Investment Manager all’interno del team Total Return Credit di Pictet Asset Management. È il caso che gli investitori si preoccupino dell’inflazione? Ci sono sicuramente dei motivi per farlo. Le strozzature nelle catene di fornitura si stanno moltiplicando in tutto il mondo, coinvolgendo ogni campo, dalla benzina ai chip informatici. Contemporaneamente, gli elevati livelli di liquidità detenuti dalle famiglie e dalle aziende suggeriscono che entrambe le categorie potrebbero essere disposte ad accettare prezzi più elevati in futuro. Il mercato dell’occupazione, inoltre, sta diventando sempre più tirato: in molti settori si sta verificando una carenza di manodopera e i salari sono in aumento. Eppure, non è chiaro se l’inflazione si rivelerà solamente temporanea o se perdurerà nel tempo. Alcune delle maggiori banche del mondo sono su posizioni opposte: Bank of America ha investito denaro in obbligazioni a durata più lunga, mentre la rivale JP Morgan Chase ha scelto di depositare la propria liquidità presso la Federal Reserve statunitense. Tuttavia, non c’è dubbio che lo spettro dell’inflazione stia già creando turbative nei mercati finanziari globali.Le aspettative inflazionistiche, misurate in base ai tassi di break-even a 10 anni negli Stati Uniti, sono prossime ai loro massimi degli ultimi otto anni. Negli ultimi 12 mesi, le obbligazioni sovrane degli Stati Uniti, del Regno Unito e dell’eurozona, nonché il credito dei mercati emergenti, hanno tutti perso denaro, in quanto i loro guadagni sono stati assorbiti dall’aumento dei rendimenti. Gli investitori preoccupati per l’inflazione potrebbero reagire istintivamente riducendo le posizioni obbligazionarie. Ma le obbligazioni non saranno gli unici investimenti impattati da questo fenomeno. In effetti, la storia ci insegna che, se l’inflazione si rivela duratura, ne risentirà la maggior parte delle classi di attività rischiose. E la liquidità non è la soluzione, in quanto anche il suo valore reale subirà un’erosione.Esiste tuttavia un’area del mercato in cui gli investitori possono potenzialmente trovare un rifugio dai timori di inflazione: le obbligazioni a breve termine. Questa classe di attività è stata alquanto trascurata negli ultimi cinque o sei anni, in quanto la maggior parte degli investitori è stata attratta da attività più rischiose e dal debito ad alto rendimento. Ora appare di nuovo interessante.Gli investitori che desiderano minimizzare il più possibile il rischio potrebbero prendere in considerazione i fondi del mercato monetario, che si concentrano su obbligazioni di durata ultrabrevi, con una scadenza media ponderata ben inferiore all’anno. L’universo del credito a breve termine presenta ormai un’ampia gamma di emittenti investment grade di alta qualità. Anche gli spread di credito su queste obbligazioni appaiono interessanti, con scadenze a un anno che offrono spread simili a quelle a cinque anni. Qualunque cosa accada all’inflazione, è probabile che nei prossimi mesi ci saranno turbolenze sia tra i dati macroeconomici sia sui mercati finanziari. Le obbligazioni a breve termine offrono agli investitori la possibilità di isolarsi da tale volatilità senza rinunciare in misura eccessiva al rendimento.

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Commento sugli investimenti obbligazionari globali

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 ottobre 2021

A cura di Andrew Cormack, Gestore di portafogli obbligazionari di Capital Group. In occasione della riunione di giugno, la Federal Reserve USA ha segnalato chiaramente l’intenzione di ridimensionare la sua politica accomodante. Questo ci rende meno ottimisti in merito al tratto a breve della curva dei rendimenti dei Treasury, ma al contempo riduce la probabilità di una spirale inflazionistica, motivo per cui a luglio e agosto abbiamo assistito a un calo dei rendimenti dei Treasury. Questo probabilmente riduce i premi a termine e offre un supporto per i tassi a lungo termine e ci fa ipotizzare un appiattimento della curva dei rendimenti nel medio periodo. I Treasury USA continuano inoltre ad essere favoriti dal differenziale dei tassi di interesse rispetto ad altri mercati sviluppati come Europa e Giappone, dove i rendimenti rimangono negativi su gran parte della curva. Continuiamo a individuare una solida domanda di Treasury dai fondi pensione e dagli acquirenti esteri. La politica della Fed influenza non solamente gli USA, ma anche i mercati e l’economia globale. A nostro avviso, la Fed è essenzialmente la banca centrale globale, perché stampa la moneta di riserva mondiale. La sua politica viene esportata all’estero tramite numerosi canali finanziari. Da giugno, la Fed si è concentrata maggiormente sull’inflazione; ha ridimensionato i timori ad essa correlati, alleviando la pressione per l’irrigidimento della politica che gravava su altre banche centrali quali la Bank of Canada, la Norges Bank e anche la Banca Centrale Europea (BCE). E i rendimenti obbligazionari hanno registrato un calo in tutto il mondo.Come investitori obbligazionari globali, possiamo investire in qualunque parte del mondo. Non siamo del tutto d’accordo con la politica europea e con il mantenimento dei tassi di mercato a livelli così ridotti, così a lungo. I tassi negativi hanno penalizzato il sistema bancario e di conseguenza il solido flusso di credito nelle economie europee.Dall’inizio della pandemia di Covid-19 i rendimenti sono calati nella maggior parte dei mercati, queste obbligazioni sono divenute un investimento meno redditizio con l’appiattimento delle curve dei rendimenti.La Cina sta divenendo una parte importante dei mercati del reddito fisso e dei nostri portafogli obbligazionari globali. Da quando il debito cinese è entrato nell’Indice Bloomberg Barclays Global Aggregate nel 2019, è cresciuto fino a raggiungere circa il 7% dell’indice. Questo ha attirato un ampio spettro di investitori, incrementando la profondità e la liquidità del mercato. Consideriamo le obbligazioni cinesi alla stregua del debito dei mercati sviluppati. La qualità dell’universo investment grade generale (con rating BBB/Baa e superiori) è oggi inferiore al passato, soprattutto da quando è salita anche la duration dell’indice delle obbligazioni corporate. Effettuando una rettifica per la qualità e la duration, i livelli di spread sono molto contratti. È piuttosto interessante, considerando che siamo appena emersi da una delle crisi economiche peggiori che si possono ricordare. C’è molta liquidità all’interno nel sistema, che porta a una insaziabile ricerca del rendimento. Le valutazioni inducono alla prudenza, ma non vogliamo essere sottopesati sulle obbligazioni corporate nei nostri portafogli perché dobbiamo tenere in considerazione anche l’attuale fase intermedia del ciclo economico, che storicamente è un periodo di extra-rendimenti moderati per l’obbligazionario corporate.Sono quindi meno focalizzati sul beta di credito, o sull’ottenimento di un’ampia esposizione creditizia, e molto più focalizzati sulla selezione del credito. Fortunatamente disponiamo di un ampio team di analisti creditizi che generano numerose idee specifiche. Continuo ad apprezzare alcuni segmenti del settore dell’energia negli USA. Inoltre, i mercati del credito asiatico forniscono un ragionevole vantaggio di rendimento rispetto all’universo investment grade USA in generale. I nostri analisti stanno inoltre individuando alcune aziende molto solide nei mercati emergenti.Continuiamo ad apprezzare il debito dei mercati emergenti come fonte di rendimento. In un contesto di recupero della crescita globale, i nostri economisti prevedono un dollaro relativamente stabile, che può rappresentare un contesto positivo per le valute dei mercati emergenti. Molte economie e valute sono destinate a beneficiare del rialzo del ciclo delle materie prime. I mercati asiatici, che presentano rendimenti inferiori ma tendono ad essere anche meno volatili, sono un’altra area di interesse. (abstract)

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Fixed Income – Qualche riflessione sulle obbligazioni indicizzate all’inflazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2021

A cura di Mickael Benhaim, Head of Fixed Income Investment Strategy & Solutions e Manesh Mistry, Investment Analyst di Pictet Asset Management.I prezzi al consumo stanno salendo e gli investitori sono sempre più alla ricerca di prodotti che li proteggano dall’inflazione, come le obbligazioni indicizzate all’inflazione. Tuttavia, è necessario che chi investe sia consapevole della complessità di questi strumenti. La spiegazione è semplice: un’inflazione sorprendentemente elevata è la principale fonte di preoccupazione per gli investitori obbligazionari. Di per sé, l’inflazione è un fenomeno naturale, integrato nei prezzi di mercato. Tuttavia, un cambiamento delle aspettative di inflazione può portare scompiglio nei portafogli a reddito fisso: un forte aumento nelle previsioni dei prezzi al consumo costringerà gli investitori a cercare rendimenti più elevati, spingendo così il valore delle obbligazioni verso il basso. Le obbligazioni indicizzate esistono per aiutare gli investitori a minimizzare questo rischio. Sebbene esistano da secoli in una forma o nell’altra, hanno acquisito popolarità nella loro versione moderna sulla scia dell’inflazione degli anni ’70: una strada aperta dal governo britannico con la creazione dei Gilt indicizzati. Tutte le obbligazioni sono emesse con un valore nominale, ossia il valore al quale saranno rimborsate alla loro scadenza. Nel caso delle obbligazioni indicizzate, il prezzo di rimborso finale sarà determinato dal valore nominale più l’inflazione cumulativa tra l’emissione e il rimborso, solitamente calcolata con un indice ufficiale dei prezzi al consumo. Se, ad esempio, il valore nominale di un’obbligazione indicizzata con scadenza a dieci anni è 100 e l’indice dei prezzi al consumo è nel frattempo cresciuto del 30%, alla scadenza dell’obbligazione gli investitori possono aspettarsi di ricevere 130 dal debitore. Per tutta la sua durata, ogni anno il valore nominale dell’obbligazione verrà adeguato conformemente a ciò che è accaduto all’inflazione in quello stesso anno. Quel valore nominale, a sua volta, determinerà l’entità della cedola annuale che riceverà l’investitore. Prendiamo, ad esempio, un’obbligazione del Tesoro statunitense indicizzata all’inflazione con scadenza decennale e che offre un tasso di interesse del 2%. Qualora, nel primo anno, si verificasse un’inflazione del 5%, l’investitore riceverebbe una cedola pari al 2% di 105 dollari, vale a dire 2,1 dollari. E se l’anno successivo l’inflazione fosse del 3%, il valore nominale sarebbe leggermente superiore ai 108 dollari e la cedola sarebbe pari al 2% di questo. Alla fine del decimo anno, gli investitori ottengono il 2% del nuovo valore nominale, pari a 130 dollari, ossia 2,6 dollari. Chi investe in un’obbligazione tradizionale equivalente, con lo stesso tasso di interesse, ottiene 2 dollari ogni anno, nel primo come nell’ultimo. In genere, gli investitori tendono a passare facilmente dalle obbligazioni indicizzate emesse da un governo a quelle tradizionali equivalenti; per questo motivo, se il prezzo di una di queste comincia ad apparire più interessante rispetto all’altra, venderanno le ultime e acquisteranno le prime finché i loro prezzi non si riequilibreranno di nuovo. La differenza di rendimento tra obbligazioni indicizzate e tradizionali con la stessa scadenza è il cosiddetto tasso di breakeven. La regola generale è che il tasso di breakeven è l’aspettativa implicita del mercato relativa all’inflazione nel corso della durata dell’obbligazione. Dato che i tassi di breakeven non sono un modo completamente affidabile per misurare le aspettative di inflazione, è utile adottare altre misure: ad esempio, è possibile prendere in considerazione gli swap sull’inflazione. In sostanza, uno swap sull’inflazione è un contratto in cui una parte (il pagatore) effettua pagamenti di interessi fissi per un periodo definito; detti pagamenti si basano sulle aspettative di inflazione al momento della sottoscrizione dell’accordo. Sul versante opposto del contratto, la controparte (il ricevente) effettua pagamenti al pagatore che si basano sul tasso di inflazione effettivo nel corso del periodo di validità del contratto. Il pagatore, quindi, desidererà un’inflazione effettiva superiore a quanto inizialmente previsto nei termini del contratto, mentre il ricevente la vorrà più bassa. In questo modo è possibile misurare il tasso di inflazione atteso del mercato. Il più popolare di questi swap è il tasso “five-year, five-year forward” (5y5y), che misura quella che sarà l’inflazione quinquennale attesa prevista dal mercato tra cinque anni; in altre parole: un’indicazione delle aspettative dei mercati sull’inflazione a lungo termine. Mantenendo i tassi di interesse reali il più negativi possibile, ciò che la Fed sta effettivamente cercando di fare è trasferire risorse dai creditori ai debitori: un fenomeno noto come repressione finanziaria. Un aumento dei rendimenti reali, invece, grava economicamente sui debitori. Per evitare che ciò accada, è probabile che la Fed manterrà condizioni monetarie ultra-accomodanti ancora per un po’. La repressione finanziaria è stata molto efficace in passato. Ad esempio, in seguito all’enorme onere debitorio accumulato dal Regno Unito durante la seconda guerra mondiale, il governo limitò il costo del servizio di tale debito mantenendo bassi i livelli dei tassi di interesse nominali e promuovendo al contempo la crescita e l’inflazione attraverso una politica monetaria espansiva, trasformando di fatto in negativi i tassi di interesse reali. È facile vederne l’effetto osservando i dati: nel 1945 il debito pubblico britannico valeva il 216% del PIL, nel 1955 questo valore era sceso al 138%. Tutto questo rappresenta un monito per gli investitori obbligazionari e un ulteriore motivo per interessarsi ai titoli indicizzati all’inflazione. (abstract) fonte: : https://www.am.pictet/it/italy/articoli/2021/analisi-dei-mercati-e-asset-allocation/06/fixed-income-qualche-riflessione-sulle-obbligazioni-indicizzate-all-inflazione.

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Fixed Income – Obbligazioni cinesi in renminbi: una nuova linea di difesa?

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2021

A cura di Cary Yeung, Head of Greater China Debt di Pictet Asset Management. Il mercato obbligazionario da 16.000 miliardi di dollari ha superato la crisi mostrando la stabilità di norma associata ai Treasury USA.Non solo ha esibito una performance migliore dei titoli di Stato dei mercati sviluppati durante il tumultuoso primo trimestre del 2020 ma, da allora, è oscillato all’interno di intervalli molto più ristretti. Le sue qualità di strumento in grado di mitigare il rischio sono state evidenti.Negli ultimi mesi, le obbligazioni in renminbi (RMB) non si sono mosse di pari passo con gli altri principali mercati obbligazionari mondiali, e non hanno replicato nemmeno il comportamento degli strumenti finanziari dei mercati emergenti. Tutto ciò suggerisce che potrebbero rivelarsi una buona copertura rispetto agli attivi più rischiosi che gli investitori detengono nei loro portafogli. Una spiegazione per la scoperta di questa resilienza è legata al fatto che le riforme messe in atto in Cina hanno consentito alle obbligazioni denominate in renminbi di occupare un posto di maggior rilievo nei principali indici di riferimento obbligazionari globali. A marzo, l’indice FTSE Russell ha annunciato che i titoli di Stato cinesi saranno inclusi nei suoi indici di riferimento, sulla scia di quanto già fatto da JP Morgan e Bloomberg-Barclays.L’inserimento negli indici è un passo decisivo, sia per la Cina che per gli investitori di tutto il mondo.Per le autorità di Pechino, si tratta di un marchio d’approvazione per il loro impegno nel liberalizzare il mercato dei capitali nazionale e integrarlo completamente nel sistema finanziario internazionale.Per gli investitori, si spalanca un nuovo mondo in cui il renminbi è destinato a diventare una valuta d’investimento veramente globale. In altre parole, il mercato obbligazionario cinese onshore svolgerà un ruolo molto più importante nei portafogli obbligazionari internazionali.La quota di obbligazioni cinesi in mano agli investitori esteri era già in crescita, in vista dell’annunciata inclusione all’interno degli indici di riferimento. Gli investitori esteri hanno incrementato l’ammontare di debito in renminbi detenuto, arrivato a 3.200 miliardi di RMB a dicembre 2020, in crescita di quasi il 50% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.Dei 9.500 miliardi di dollari di attività in gestione da parte di fondi pensione societari e pubblici di tutto il mondo, lo 0,26% era detenuto in obbligazioni cinesi nel terzo trimestre del 2020, in crescita dallo 0,04% del 2015.Per migliorare ulteriormente il suo posizionamento nel mercato internazionale, la Cina ha realizzato una serie di riforme che facilitano l’accesso al mercato da parte degli stranieri.Tra le più importanti, il programma “Bond Connect”, lanciato nel 2017, consente agli investitori non cinesi di effettuare operazioni a Hong Kong senza possedere un conto onshore. Già 75 dei 100 gestori patrimoniali più importanti al mondo hanno aderito al programma, mentre il volume degli scambi è raddoppiato lo scorso anno arrivando a 4.800 miliardi di RMB.Tutto ciò significa che i flussi di investimento registrati dalla pandemia in poi faranno probabilmente parte di una riallocazione di dimensioni molto più ampie. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, la sola inclusione negli indici di riferimento potrebbe tradursi in flussi nelle obbligazioni cinesi dagli investitori internazionali pari a 7.400 miliardi di RMB. Un altro elemento favorevole è il recente impegno della Cina per diventare carbon neutral entro il 2060. Questo ambizioso obiettivo probabilmente richiederà fino a 16.000 miliardi di dollari di investimenti per i quali, a nostro avviso, i green bond rappresenteranno un canale importante.La PBOC ha già promesso di migliorare la regolamentazione relativa alla finanza “green” del Paese per sostenere l’obiettivo del 2060 e facilitare l’ingresso degli investitori esteri in questo mercato.A giugno 2020, i green bond cinesi in circolazione avevano raggiunto i 1.200 miliardi di RMB, il secondo mercato al mondo per dimensioni. Questa cifra dovrebbe crescere nei prossimi anni, contribuendo a espandere l’universo e ad aumentare la profondità del mercato obbligazionario cinese onshore nel lungo termine. Con il rapido invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento delle sue esigenze di investimento, la Cina ha ogni interesse a eliminare le restrizioni ai flussi di capitale con l’estero e ad attingere a fondi esteri.E in nessun altro luogo, se non nel mercato obbligazionario onshore in renminbi, gli investitori potranno assistere chiaramente alla trasformazione economica cinese nei prossimi anni. L’anno del Toro promette crescita per le obbligazioni cinesi denominate in renminbi, una classe di attivi destinata a diventare sempre più centrale all’interno dei portafogli obbligazionari degli investitori di tutto il mondo.

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Investire nelle obbligazioni cinesi

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2021

Qian Zhang, Senior Client Portfolio Manager di Pictet Asset Management Con 15.000 miliardi di dollari, la Cina è ora il secondo mercato obbligazionario più grande al mondo, dopo quello degli Stati Uniti e prima di quello giapponese. Eppure è un mercato ancora molto poco considerato dagli investitori internazionali: la quota di obbligazioni cinesi detenute attualmente da stranieri è inferiore al 3%. Dato che i rendimenti del mercato obbligazionario globale sono ai minimi storici, gli investitori nel reddito fisso hanno bisogno di una classe di attivi che offra rendimento e resilienza. Riteniamo che le obbligazioni cinesi siano un elemento di diversificazione difensivo per i portafogli globali e abbiano il potenziale di aumentarne il rendimento grazie a: rendimento elevato e di alta qualità rispetto alle obbligazioni dei mercati sviluppati bassa volatilità, bassa correlazione con le altre principali classi di attivi Oggi è forse l’unico tra i grossi segmenti dell’universo dei titoli di Stato a offrire ancora rendimenti soddisfacenti e una qualità discreta. Gli investitori guardano alle obbligazioni cinesi pensando di investire nel debito dei mercati emergenti, ma c’è una certa differenza. Innanzitutto, il debito cinese onshore è molto più ampio di tutti gli altri debiti in valuta locale dei mercati emergenti combinati. In secondo luogo, ha generato rendimenti simili, ma con una volatilità molto inferiore.I mercati emergenti tradizionali normalmente registrano deflussi di capitale e volatilità della valuta nei periodi di avversione al rischio a livello globale, ma ciò non è avvenuto con la Cina. A nostro avviso le obbligazioni cinesi si sono staccate dagli attivi dei Paesi emergenti e si sono convertite in attivi “core” a reddito fisso. La pandemia dovrebbe contribuire ad accelerare tale tendenza. Riteniamo che le obbligazioni cinesi debbano essere uno strumento difensivo di diversificazione per i portafogli globali con il potenziale per migliorarne anche il rendimento. Queste sono le ragioni: Resilienza nelle fasi di turbolenza globale: La classe di attivi ha dimostrato la sua resilienza in periodi storici caratterizzati da elevata volatilità, tra cui la crisi finanziaria del 2008, la crisi del debito europeo e la crisi causata dal COVID-19 nel primo trimestre del 2020. Convergenza verso gli attivi “core” a reddito fisso Le obbligazioni cinesi in valuta locale presentano una bassa volatilità, pari al 4% annuo (in USD), se confrontata con quella degli strumenti a reddito fisso dei mercati sviluppati e dei mercati emergenti e delle azioni dei mercati sviluppati e cinesi. Oltre alle sue caratteristiche di resilienza e bassa correlazione, riteniamo che le obbligazioni cinesi diventeranno sempre più adatte a far parte della componente “core” a reddito fisso. Vantaggio della diversificazione: Ha una bassa correlazione con le principali classi di attivi, incluse le obbligazioni e le azioni globali; una caratteristica attualmente molto difficile da trovare in un momento in cui la maggior parte delle classi di attivi è sempre più correlata per via delle politiche economiche attualmente in vigore, come il quantitative easing. L’inserimento negli indici obbligazionari globali ha stimolato gli investimenti stranieri in questo mercato e la valuta beneficia di una prospettiva relativamente stabile poiché si avvia a diventare gradualmente una valuta di riserva.

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Speranze di una ripresa con posti di lavoro per i “colletti verdi”

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

A cura di Simon Bond, Direttore investimento responsabile di Columbia Threadneedle Investments. Nel 2020 gli organismi sovranazionali e le agenzie governative sono stati tra i principali emittenti di obbligazioni in risposta al Covid-19. Il debito di nuova emissione basato su principi ambientali, sociali e di governance ha raggiunto un volume pari a 520 miliardi di dollari nel 2020, in aumento di oltre 215 miliardi di dollari rispetto al 2019.Sembra probabile che un maggior numero di paesi si impegnerà a rispettare gli obiettivi di zero emissioni di carbonio, le linee guida per conseguire questo target e le nuove normative. Tra i paesi si sta venendo a creare una tensione competitiva, in quanto nessuno vuole essere lasciato indietro.Sia i governi che il mercato obbligazionario faranno convogliare i capitali verso una ripresa verde nel 2021. In particolare, l’UE sta raccogliendo 100 miliardi di euro per aiutare i paesi più colpiti dal Covid-19, e la maggior parte delle emissioni avrà luogo nel 2021.Intendiamo apportare miglioramenti al mercato in termini di opportunità di emissione, qualità delle obbligazioni e rigore della rendicontazione e a tal fine continuiamo la nostra collaborazione con l’International Capital Markets Association (ICMA).
Il 2021 si preannuncia come un anno cruciale. Dopo la vittoria dei Democratici alle elezioni presidenziali di novembre, gli Stati Uniti, il maggiore inquinatore mondiale, hanno aderito nuovamente all’Accordo di Parigi. Inoltre, sembra probabile che un maggior numero di paesi si impegnerà a rispettare gli obiettivi di zero emissioni di carbonio, le linee guida per il raggiungimento di questo target e le nuove normative.Una tappa importante è stata raggiunta a novembre, quando il Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak ha annunciato il lancio dei primi Gilt verdi britannici nel 2021. Oltre a rivelare le intenzioni del governo, la dichiarazione è servita da esempio, aprendo la strada ad altre emissioni di green bond e imprimendo ulteriore slancio allo sviluppo della finanza green e sociale nel Regno Unito.Per Columbia Threadneedle Investments si tratta di un’ottima notizia, in quanto da tempo conduciamo una campagna di pressione a favore del primo green Gilt, in particolare attraverso la nostra adesione all’Impact Investing Institute. La proposta congiunta di un Green+ Gilt a cui ha partecipato l’Istituto ad ottobre 2020 è stata sostenuta pubblicamente da 400 proprietari di attivi e investitori, che rappresentano patrimoni in gestione pari ad oltre 10.000 miliardi di sterline, a dimostrazione del forte sostegno del mercato.Nel 2020 gli organismi sovranazionali e le agenzie governative sono stati tra i principali emittenti di obbligazioni in risposta al Covid-19. Il debito di nuova emissione basato su principi ambientali, sociali e di governance ha raggiunto un volume pari a 520 miliardi di dollari nel 2020, in aumento di oltre 215 miliardi di dollari rispetto al 2019. Di questi, 160 miliardi di dollari sono confluiti in social bond, il che equivale a un aumento dei collocamenti del 788% rispetto al 2019 (altro anno record per le emissioni di questi titoli), mentre più della metà dei capitali raccolti ha finanziato obbligazioni specifiche destinate ad alleviare gli impatti del Covid-19. Siamo orgogliosi della risposta del mercato obbligazionario alla crisi, non solo in termini di portata ma anche di rapidità. I bond in risposta al Covid-19 sono stati emessi prima della fine di marzo, a pochissime settimane dallo scoppio dell’epidemia in Europa.

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Qualche riflessione sulle obbligazioni legate alla sostenibilità

Posted by fidest press agency su domenica, 6 dicembre 2020

A cura di Philipp Buff e Stéphane Rüegg. Molti anni fa gli investitori azionari sono stati i primi a considerare i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) utilizzando strategie dedicate e il coinvolgimento degli investitori. E dopo qualche falsa partenza, finalmente anche il reddito fisso sta rapidamente recuperando terreno. Il valore delle obbligazioni in circolazione classificate come ESG ha raggiunto attualmente i 1.000 miliardi di dollari USA. Una cifra destinata sicuramente ad aumentare. Uno dei motivi è l’arrivo di un nuovo strumento innovativo, le obbligazioni legate alla sostenibilità. Questi titoli, che offrono un nuovo modo di interagire con le aziende sulle questioni che gli investitori ritengono più importanti, hanno il potenziale di diventare la forma standard di investimento ESG nel reddito fisso. Nel tempo potrebbero addirittura sostituire gli strumenti tradizionali come forma standard di credito.La definizione precisa degli obiettivi è una caratteristica importante di questi strumenti. Molti investitori, infatti, sono scettici nei confronti dei green bond perché è difficile valutare se il denaro raccolto venga effettivamente destinato a progetti ambientali. Le obbligazioni legate alla sostenibilità risolvono questo problema integrando un forte incentivo per le società emittenti ad adottare pratiche più sostenibili. Tale incentivo si presenta sotto forma di “sanzione”, sotto forma di cedole più alte o pagamenti aggiuntivi agli investitori alla scadenza, che si attivano ogni volta che non vengono raggiunti gli obiettivi prefissati. È sensato credere che l’ampia gamma di potenziali obiettivi legati alla sostenibilità possa contribuire a diffondere questo strumento in tutti i settori – a differenza dei green bond, che finora sono stati in gran parte emessi dalle utility. Il commercio al dettaglio rientra tra i settori che potrebbero dimostrarsi una ricca fonte di obbligazioni legate alla sostenibilità nei prossimi anni.Ma, soprattutto, non si tratta solo dell’ambiente. Mentre le prime obbligazioni legate alla sostenibilità erano vincolate a obiettivi ambientali come la riduzione delle emissioni di gas serra, la casa farmaceutica Novartis ha deciso di concentrarsi sull’accesso ai farmaci da parte delle fasce di popolazione a reddito medio e basso. Ciò riflette le specificità del settore e della strategia dell’azienda e dimostra che tali obbligazioni possono includere obiettivi personalizzati scelti all’interno dell’intero spettro dei criteri ESG. Nel corso del tempo ci aspettiamo di vedere più obiettivi sociali e orientati alla governance accanto a quelli ambientali, cosa che potrebbe ulteriormente differenziare le obbligazioni legate alla sostenibilità dai green bond.L’investimento in questi nuovi titoli presenta tuttavia un compromesso: richiede maggiore attenzione e una due diligence più approfondita.Al momento, un aumento di 25 pb della cedola sembra essere la sanzione più diffusa, ma è poco rispetto alla cedola iniziale di un’obbligazione. Idealmente, la sanzione dovrebbe essere simile agli aumenti di cedola che si verificano quando il rating degli emittenti viene declassato – prossimi ai 125 pb. In altre parole, un obiettivo legato alla sostenibilità dovrebbe essere importante quanto un obiettivo legato al rating creditizio. Chanel ha compiuto un primo passo verso l’interruzione del trend dei 25 pb.Sebbene gli investitori debbano fare attenzione a non pagare troppo, il prezzo finora è indicativo del ruolo che in futuro potrebbero svolgere le obbligazioni legate alla sostenibilità. Prevediamo che la loro popolarità crescerà ulteriormente grazie alla recente decisione della Banca Centrale Europea di includere questi titoli nei propri programmi di acquisto e come garanzia a partire da gennaio 2021. Si tratta di un cambiamento significativo, in particolare poiché la BCE ha precedentemente escluso le strutture di cedole crescenti (quelle attivate, ad esempio, dal peggioramento dei rating). La progressiva ammissibilità di questi strumenti, dovrebbe stimolare ulteriori emissioni nei prossimi mesi.A nostro avviso, le obbligazioni che incorporano gli obiettivi OSS 3, 7 e 13 – che riguardano energia pulita, azione per il clima e salute e benessere – potrebbero moltiplicarsi. Esiste anche la possibilità che le obbligazioni includano altri obiettivi OSS, tra cui acqua pulita e servizi igienico-sanitari, riduzione della disuguaglianza, consumo e produzione responsabili.

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La Commissione europea si appresta ad emettere obbligazioni a titolo del fondo SURE

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2020

Bruxelles. La Commissione europea ha annunciato l’emissione, prevista a breve, delle obbligazioni SURE: fino a 100 miliardi di € di obbligazioni sociali. A tal fine la Commissione ha adottato un quadro per le obbligazioni sociali sottoposto a valutazione indipendente. Il quadro è inteso a garantire agli investitori in tali obbligazioni che i fondi così mobilitati saranno realmente destinati a scopi sociali. L’annuncio fa seguito all’approvazione da parte del Consiglio della concessione di un sostegno finanziario a 16 Stati membri nell’ambito dello strumento SURE per contribuire alla protezione dei posti di lavoro e dei lavoratori.I fondi raccolti saranno trasferiti agli Stati membri beneficiari sotto forma di prestiti che consentiranno loro di coprire i costi direttamente connessi al finanziamento di regimi nazionali di riduzione dell’orario lavorativo e di misure analoghe adottate in risposta alla pandemia.Il quadro adottato assicura alla comunità degli investitori che i fondi raccolti tramite l’emissione delle obbligazioni SURE saranno usati per perseguire un obiettivo chiaramente definito: attenuare l’impatto sociale della pandemia di coronavirus e le relative conseguenze in tutta l’UE. Gli investitori possono quindi essere certi che gli investimenti in tali obbligazioni concorreranno al finanziamento di misure sociali mirate. Contemporaneamente il quadro per le obbligazioni sociali della Commissione contribuirà all’ulteriore sviluppo del mercato delle obbligazioni sociali, che costituisce uno dei pilastri del mercato europeo della “finanza sostenibile”.Per attestare che i fondi sono investiti per scopi di interesse sociale, nell’ambito del quadro sulle obbligazioni sociali, che si basa sul regolamento SURE, gli Stati membri sono tenuti a rendicontare l’impiego dei prestiti, nonché a redigere relazioni in merito agli effetti prodotti sul piano sociale dalle obbligazioni SURE. Sulla base delle informazioni contenute in tali relazioni, la Commissione europea potrà dimostrare agli investitori che le obbligazioni SURE sono state utilizzate per finanziare programmi aventi un impatto sociale positivo.Con la preparazione e la presentazione del quadro per le obbligazioni sociali, la Commissione intende attrarre investitori desiderosi di impiegare i propri capitali per scopi di interesse ambientale, sociale e di governance societaria. Il quadro per le obbligazioni sociali della Commissione è stato istituito nel pieno rispetto dei principi delle obbligazioni sociali pubblicati dall’International Capital Market Association (ICMA) ed è stato sottoposto a valutazione indipendente dall’agenzia esterna Sustainalytics.Con l’annuncio odierno, la Commissione compie un ulteriore passo verso l’emissione delle prime obbligazioni SURE. La prima transazione seguirà nella seconda metà di ottobre. Gli investitori e i partecipanti al mercato otterranno presto maggiori informazioni tramite un invito rivolto agli investitori mondiali.I prestiti concorreranno a coprire i costi direttamente connessi al finanziamento di regimi nazionali di riduzione dell’orario lavorativo e di altre misure analoghe, rivolte in particolare ai lavoratori autonomi, introdotte in risposta alla pandemia. SURE potrebbe anche finanziare alcune misure sanitarie, in particolare sul posto di lavoro, volte a garantire una ripresa sicura delle normali attività economiche.Gli Stati membri possono ancora presentare richieste formali di sostegno nell’ambito di SURE, la cui dotazione complessiva arriva fino 100 miliardi di € per contribuire alla protezione dei posti di lavoro e dei lavoratori colpiti dalla pandemia.

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Obbligazioni high yield europee: aggiornamento sulla strategia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 Maggio 2020

A cura di Roman Gaiser, Responsabile high yield, EMEA di Columbia Threadneedle Investments. Sebbene i rendimenti delle obbligazioni high yield europee (EHY) abbiano terminato il trimestre in territorio fortemente negativo e gli spread si siano notevolmente ampliati, le valutazioni del mercato hanno raggiunto livelli decisamente più interessanti rispetto a inizio anno. Abbiamo cominciato il 2020 con un posizionamento prudente nei nostri portafogli EHY, e nel riesaminare le valutazioni e la risposta politica al Covid-19 manteniamo la nostra posizione difensiva puntando a spostarci sulle obbligazioni di maggiore qualità e a potenziare l’esposizione a quelle precedentemente ritenute costose ma che ora appaiono interessanti. La probabilità di una recessione economica in molti mercati sviluppati dovuta alle chiusure e alle misure di isolamento decise per contrastare il Covid-19 si è sommata all’aumento dell’avversione al rischio e dell’illiquidità, spingendo fortemente al rialzo i rendimenti e gli spread creditizi, fino a raggiungere livelli che non si vedevano dal 2011/2012.A livello settoriale, le più colpite sono state le aree più cicliche del mercato come auto ed energia, trasporti e tempo libero e grande distribuzione non alimentare. I titoli meno esposti al ciclo come salute, servizi di pubblica utilità e telecomunicazioni hanno conseguito performance relativamente migliori.
Gli spread dei titoli high yield europei superano di circa 0,6 deviazioni standard la media di lungo termine (ventennale), dopo aver chiuso il 2019 su livelli invariati.Le autorità intendono scongiurare il rischio che lo shock economico si trasformi in una crisi finanziaria. Programmi quali gli acquisti diretti di obbligazioni societarie investment grade da parte della Federal Reserve hanno come obiettivo primario gli spread creditizi e dovrebbero aiutare a stabilizzare il mercato del credito nel suo complesso, come in parte già avvenuto.Le agenzie di rating sono intervenute tempestivamente e la probabilità di ulteriori revisioni al ribasso dei rating peserà sul mercato ancora per qualche mese. Ultimamente si è parlato molto delle emissioni che hanno perso il rating investment grade, i cosiddetti “angeli caduti”. Dall’inizio dell’anno, già EUR 30 miliardi e GBP 3,5 miliardi di obbligazioni sono rientrati nella categoria degli angeli caduti in Europa, più del 2018 e del 2019 insieme e circa il 10% delle emissioni EHY in circolazione. Le retrocessioni dei rating creditizi sono aumentate in quanto le ricadute dello shock sanitario continuano a farsi sentire e i governi di tutto il mondo sono intenti a implementare politiche monetarie e fiscali in grado di contenere i danni.
Sin dall’inizio dell’anno la nostra strategia EHY ha implementato, e continua a farlo, un posizionamento difensivo con un moderato sottopeso sul beta di mercato (al contempo mantenendo un certo livello di liquidità), preserva una sottoesposizione a settori ciclici come auto, trasporti e industrie di base ed è sovraesposta alla salute (ad esempio IQVIA), alla tecnologia (SFR e Netflix), ai media e ai servizi finanziari.La predilezione per le emissioni di elevata qualità rispetto a quelle di qualità inferiore è stata uno dei nostri temi d’investimento per il 2020, che oggi ci sentiamo di ribadire. Inoltre, a seguito dei recenti ribassi dei prezzi potremmo inserire alcuni angeli caduti e obbligazioni societarie con rating più elevati viste le vendite indiscriminate subite a marzo dal mercato. Riteniamo che i rendimenti potenziali offrano una compensazione adeguata a fronte del rischio d’investimento assunto. Con gli spread sui livelli correnti, i mercati remunerano gli investitori in misura nettamente superiore rispetto ai massimi tassi d’insolvenza storici.In generale, la nostra strategia EHY ha conseguito buone performance nel primo trimestre del 2020 in virtù delle dinamiche sopra esposte. (In sintesi)

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Emissione e collocamento di titoli obbligazionari

Posted by fidest press agency su martedì, 28 aprile 2020

CRIF S.p.A. – azienda globale con headquarters a Bologna e specializzata in sistemi di informazioni creditizie e di business information, servizi di outsourcing e processing e soluzioni per il credito – ha completato l’emissione e il collocamento di titoli obbligazionari attraverso Pricoa Private Capital – facente parte del gruppo Prudential Financial, Inc. of the United States (NYSE:PRU), uno dei principali operatori nel mercato internazionale del private placement – per un valore di 30 milioni di euro all’interno di uno Shelf Facility che prevede la possibilità di collocare nuove emissioni fino ad un valore complessivo di 125 milioni di dollari USD (o equivalente in euro).
Questo nuovo private placement segue quello di 50 milioni di Euro realizzato nel luglio 2016 e si traduce nell’estensione per altri tre anni dell’attuale Shelf Facility. I titoli da 30 milioni di Euro sono stati emessi in un’unica tranche con un piano di ammortamento di 12 anni e un tasso di interesse fisso. Lo Shelf Facility offre a CRIF S.p.A. la possibilità di richiedere a Pricoa Private Capital di sottoscrivere nuove emissioni nei prossimi tre anni fino a un valore complessivo di 125 milioni USD (o equivalente in EUR). “Attraverso questo US private placement, CRIF continua a diversificare le proprie fonti di finanziamento ed estenderà il proprio profilo di indebitamento – commenta Carlo Gherardi, CEO di CRIF -. Le risorse derivanti da questa operazione saranno utilizzate per finanziare la strategia di espansione internazionale che viene confermata anche in questa fase di incertezza derivante dall’emergenza Covid-19, come testimoniato dalla recente acquisizione di Strands INC., società FinTech specializzata in soluzioni avanzate di digital banking e uffici negli USA, Spagna, Asia e Sud America. Lo Shelf Facility che CRIF ha sottoscritto con Pricoa Private Capital conferma la nostra elevata solidità, che ci consente di emettere un bond sui mercati internazionali, addirittura in quello Usa, anche in una fase così delicata”.Con un fatturato consolidato di quasi 560 milioni di Euro nel 2019, CRIF è attualmente il primo fornitore nel continente europeo di informazioni bancarie e creditizie e uno dei principali player mondiali nei sistemi integrati di informazioni commerciali e di business e alla gestione del credito e marketing. Greenberg Traurig Santa Maria ha affiancato CRIF come consulente legale mentre Akin Gump Strauss Hauer & Feld come consulente legale dell’investitore.

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Le obbligazioni cinesi si dimostrano ancora una volta resilienti nelle fasi di turbolenza

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2020

A cura di Cary Yeung, gestore del fondo Pictet-Chinese Local Currency Debt di Pictet Asset Management. Nell’attuale contesto di incertezza, i gestori del comparto Pictet-Chinese Local Currency Debt analizzano i possibili scenari futuri per l’economia cinese e il comportamento durante questi mesi delle obbligazioni cinesi onshore.Pur essendo stato l’epicentro della pandemia di COVID-19, la Cina sembra oggi il Paese più prossimo a uscire dalla fase di emergenza sanitaria acuta. Merito delle misure draconiane di controllo sulla popolazione messe immediatamente in atto dal Governo di Pechino.Dal punto di vista economico, però, gli impatti del Coronavirus sono ancora da misurare. Con la produzione manifatturiera e i consumi forzatamente in calo, è facile immaginare che il PIL rallenterà in modo significativo nel primo trimestre dell’anno. E, se per i consumi, una volta passata definitivamente la tempesta, la ripresa dovrebbe essere alquanto rapida, per la produzione si tratterà di un processo graduale, viste le misure di chiusura della logistica adottate per contenere la diffusione del virus.Similmente, gli investimenti privati, come le costruzioni e i capex nel settore manifatturiero, e gli investimenti pubblici in infrastrutture entreranno in gioco solo una volta che il blocco imposto ai distretti cittadini verrà meno. Nel frattempo, però, le autorità stanno già varando efficaci politiche a livello microeconomico, per supportare le imprese private e le piccole e medie imprese, come sussidi per il pagamento degli interessi passivi, tagli all’imposizione fiscale, riduzioni dei costi legati al welfare della forza lavoro, riscadenziamenti dei debiti da parte delle banche.Allo stesso modo, la politica monetaria della PBoC rimane di supporto all’economia, tramite nuovi tagli dei tassi e delle riserve obbligatorie delle banche. Ed è anche grazie al sostegno della banca centrale che le obbligazioni cinesi onshore hanno confermato nel contesto attuale la loro estrema resilienza durante le fasi di turbolenza dei mercati finanziari globali, dimostrando ancora una volta una bassissima correlazione con le altre asset class della regione e del resto del mondo.Un risultato frutto anche della relativa stabilità mostrata dalla valuta.Infatti, per quanto il rallentamento economico abbia impattato sulla forza del renminbi, tale effetto è stato bilanciato dal crescente surplus delle partite correnti, dovuto al calo delle importazioni e dei viaggi all’estero.Un trend supportato anche dalla progressiva apertura del mercato finanziario cinese agli investitori esteri, che continua ad attirare flussi di investimento stranieri.
Si tratta di caratteristiche che rendono l’asset class particolarmente interessante nel contesto attuale di incertezza. Ancora di più, se si considera che, a parità di merito creditizio (A+) queste obbligazioni offrono un rendimento a scadenza introvabile altrove, in un mondo in cui 1 obbligazione su 4 in circolazione presenta rendimenti negativi (il 55% delle obbligazioni contenute nell’indice Bloomberg Barclays Global Aggregate Bond offre un rendimento inferiore all’1% annuo).
Per tutti i motivi sopra elencati, considerando anche il fatto che prosegue l’inclusione graduale di queste obbligazioni all’interno di tutti i principali indici obbligazionari, riteniamo che l’interesse degli investitori globali per l’asset class sia destinato a rimanere ancora elevato.

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