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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘obolo’

Pubblici dipendenti: in fila per un obolo

Posted by fidest press agency su martedì, 9 gennaio 2018

ministero-finanzeQuest’anno non è stata la Befana a portare cenere e carbone nelle calze dei dipendenti pubblici ma CGIL-CISL-UIL-CONFSAL e Governo con l’ipotesi di Contratto collettivo per le Funzioni Centrali, sottoscritta il 23 dicembre, a ridosso delle festività natalizie.La fretta di chiudere l’accordo per far arrivare nelle tasche dei lavoratori qualche soldo prima delle elezioni politiche e di quelle per il rinnovo delle RSU, secondo la regola mai abbandonata del voto di scambio, non ha certo aiutato la trattativa; così come non ha aiutato l’atteggiamento dell’Aran nel condurre il confronto e la continua fuga di documenti dati in pasto ai giornali ancor prima di presentarli e discuterli al tavolo, in modo tale da considerarne i contenuti ormai come acquisiti. Ma certo è che su tutta la trattativa ha pesato in maniera fortemente negativa il protocollo del 30 novembre 2016, siglato guarda caso dalle stesse organizzazioni sindacali firmatarie dell’ipotesi di contratto, che si sono accontentate di 85 euro medi lordi da marzo 2018, dopo oltre otto anni di blocco contrattuale, che per i livelli economici della prima e seconda area diventano ancora di meno. A poco serve l’elemento “perequativo”, perché è un palliativo per il solo 2018 che non va nemmeno nel conteggio del TFR. Tre giorni di trattativa, dal 20 alla notte del 22 dicembre, per arrivare alla definizione di un pessimo contratto, che i lavoratori e le lavoratrici del pubblico impiego non meritavano, dopo aver subito una lunga, violenta ed ingiustificata campagna di denigrazione collettiva.Un pessimo contratto dal punto di vista economico, dal momento che non restituisce neanche il 40% dell’inflazione registrata nel periodo di blocco della contrattazione, tra il 2010 e il 2017. Un pessimo contratto che ha evitato di affrontare uno dei nodi principali della discussione: il riconoscimento della professionalità acquisita e il superamento del mansionismo della prima e seconda area (Aree A e B), da attuare attraverso una profonda e necessaria revisione degli ordinamenti professionali. Chi ha firmato il contratto ha deciso di rinviare qualunque decisione a dopo le elezioni RSU, istituendo una non necessaria Commissione paritetica forse perché aveva in testa soluzioni impopolari.Un pessimo contratto col quale si inasprisce ulteriormente l’azione disciplinare, colpevolizzando in modo indiscriminato le assenze a cavallo dei fine settimana o dei giorni festivi, si adottano restrizioni sulla fruizione dei permessi Legge 104 prevedendone la programmazione mensile, si limitano a 18 ore le assenze annue riconosciute per visite mediche, terapie, prestazioni specialistiche.Un pessimo contratto che sui sistemi premiali mantiene intatta la filosofia introdotta da Brunetta, rinviando alla contrattazione integrativa la scelta d’individuare la quota dei più meritevoli tra quelli considerati più bravi della media, a cui destinare una quota maggiorata di incentivo. E’ la riedizione del sistema di valutazione previsto da Brunetta, solo che saranno i sindacati a decidere le quote di composizione delle tre fasce, riappropriandosi così della contrattazione!Non sono invece più materia di contrattazione tre importanti argomenti come: l’articolazione dell’orario di lavoro; la formazione; la mobilità del personale. Si può parlare in questo caso di un recupero del ruolo sindacale come hanno fatto CGIL-CISL-UIL all’indomani della firma del protocollo del 30 novembre? Oltre all’informativa, il contratto prevede l’istituto del “confronto”, nato dalle ceneri della concertazione, cha non ha in ogni caso natura negoziale, come l’Osservatorio paritetico per l’innovazione, che sarà costituito in tutte le amministrazioni.CGIL-CISL-UIL-CONFSAL si sono rifiutate di cancellare dal contratto l’odiosa norma ricattatoria che prevede che solo i firmatari del Contratto collettivo nazionale di lavoro possano poi partecipare alla contrattazione integrativa di amministrazione. Non conta essere rappresentativi, avere iscritti e voti RSU in numero sufficiente ad essere ammessi al tavolo della contrattazione all’Aran, perché lì scattano altre tagliole, inventate ad arte per ostacolare le organizzazioni sindacali che possono ancora contare su una vera partecipazione dei lavoratori.Tranne alcune norme di civiltà come quelle sulle unioni civili e sulla protezione delle donne che subiscono violenza, nel complesso ci troviamo di fronte ad un contratto insufficiente sul piano economico e fortemente negativo su quello normativo. Eppure c’è chi, come la CGIL, lo presenta come un “buon contratto, acquisitivo (?!), innovativo, che garantisce un sistema di relazioni sindacali rinnovato e più forte”. E del resto come giustificare altrimenti una firma che ancora una volta ha il sapore amaro della marchetta elettorale? Saranno i lavoratori e le lavoratrici del comparto Funzioni Centrali a decidere nelle prossime settimane se è un buon contratto o se sono giuste e condivisibili le valutazioni che hanno portato la USB a non sottoscrivere l’ipotesi di accordo e ad aprire la consultazione tra i lavoratori. Invitiamo tutti a partecipare e a prendere posizioneLa parola ora deve passare ai lavoratoriEsecutivo Nazionale USB PI

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5 dollari per sostenere Barack Obama

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 agosto 2010

Di tanto in tanto mi perviene dagli Usa una garbata lettera nella quale sono ragguagliato dalla lotta intrapresa dal presidente degli Stati Uniti per ottenere dal Congresso leggi per l’assistenza sanitaria agli esclusi, per la riforma della borsa ecc. Alla fine si aggiunge la richiesta di un contributo per sostenerlo. Potrebbe apparire strano a qualcuno che l’uomo più potente del mondo debba chiedere un obolo per sostenere una causa condivisibile e per la quale non sembra abbia i mezzi per farlo autonomamente, ma non lo è per me. So bene che in quel paese i candidati che non dispongono di grossi capitali devono spendere oltre la metà del loro tempo per partecipare ai comitati per la ricerca di fondi. Ciò li svantaggia rispetto a chi le ricchezze le ha di proprie. E qui parliamo di cifre enormi. Si dice che per una candidatura al governato di uno Stato c’è chi ha speso anche 200 milioni di dollari. Ma senza andare molto lontano vediamo cosa accade in Italia. Mi assicurano che per una candidatura in Parlamento c’è chi ha speso 2-3 milioni di euro. Ne vale tanto? Se ci limitiamo all’indennità parlamentare di certo no. E allora? Come fa a recuperarli, ammesso che sia eletto? Lascio l’interrogativo senza risposta per non addentrarmi su aspetti che altri dovrebbero approfondire prima di me. D’altra parte non c’è l’usanza in Italia di dare un contributo volontario e a fondo perduto, diciamo a un operaio o a un modesto impiegato che ha i numeri ma non la consistenza economica per candidarsi ad una carica pubblica. Questo significa che diventerà impossibile aspirare a tanto salvo che non trovi qualcuno che lo sponsorizzi ma in questo caso chi gli garantisce libertà di movimento e di giudizio una volta eletto, senza sentire il fiato grosso del mecenate? Questa è, a mio avviso, la vera crisi della democrazia. La mancanza della libertà di essere eletto per ciò che si è e non per quello che si ha. E finché andiamo avanti di questo passo non prendiamoci in giro più di tanto sbandierando la frase “magica” del “popolo sovrano”. Dovremmo, semmai, cominciare anche noi a dare i nostri cinque euro a chi riconosciamo valido a rappresentarci, ma è povero in canna e tale vi resterà anche dopo il suo mandato. Ma riusciremmo a tanto? (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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“Un obolo per il Burundi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2009

Catania 22 dicembre ore 18 un convegno al quale prenderanno parte  padre Gerard Ndajireie, i professori Carmelo Nicosia e Giuseppe Ingaglio e padre Santino Salamone e alle  ore 19 mostra benefica. (fino al 7 Gennaio 2010) Museo Diocesano. Sono gli artisti di domani, ma intanto oggi donano le proprie opere perché il ricavato possa trasformarsi in mattoni e cemento con cui costruire una scuola per i bambini del Burundi. Accade al Museo Diocesano di Catania dove il direttore, Padre Santino Salamone, ha “reclutato” due docenti dell’Accademia di Belle Arti di Catania, Maurizio Mangione e Salvo Russo, che stavano già lavorando con i propri allievi al tema del presepe nell’arte contemporanea perché le opere da loro realizzate confluissero in una mostra, appositamente allestita al Diocesano, destinata a contribuire al grande progetto di solidarietà per i bambini africani. L’esposizione di beneficenza, intitolata “Un obolo per il Burundi”, comincia il 22 dicembre e si conclude il 7 gennaio. Quaranta i giovani artisti che hanno aderito all’appello. “Non ce lo siamo fatto ripetere due volte – raccontano i due docenti, Mangione e Russo – l’idea di Padre Santino ci ha coinvolto da subito e così è stato per i nostri alunni che hanno accolto con entusiasmo l’opportunità  di visibilità offerta da un prestigiosa vetrina come quella del Museo Diocesano di Catania che si aggiunge alla gioia di fare qualcosa di concreto, seppur con pennelli e colori, per i bambini africani che non hanno luoghi fisici dove ritrovarsi e studiare è stata elettrizzante e contagiosa”. (roberta mannino)

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La povertà e la carità cambiano il senso delle loro parole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2009

Al povero si offre l’obolo e il buon cristiano, musulmano, buddista o quanto altro, si mette l’anima in pace: ha dato una sua sia pur minima parte del suo ad un volto che resta anonimo e sfocato che gli ha teso una mano, ha chiesto un aiuto. Ora chi chiediamo se tutto ciò che resta un rituale oramai secolare se non millenario, ha un senso o lo abbia avuto mai. Probabilmente no. Noi abbiamo operato una scelta impropria nel guidare la mano verso l’altra mano come per scaricare in qualche modo un senso di colpa che nell’intimo riconosciamo ma che in realtà neghiamo con tutte le nostre forze. Vi è in tutto ciò un rapporto incompreso, una anomalia del sistema. Sappiamo bene che non dovrebbero esservi poveri così come non dovrebbero esservi persone ricche o benestanti. E’ questa e non altra la vera anomalia della nostra società. Abbiamo cercato con tutte le nostre forze e per millenni di stabilire un primato umano che sappia distinguersi per censo e per possesso di beni oltre ogni misura facendone pagare un prezzo iniquo a coloro che sono stati respinti ai margini della società. A costoro possono spettare solo le briciole, ovvero la carità, ovvero quella liberalità che il signore si concede rispetto agli inferiori. Tutto ciò rappresenta la più brutale ed iniqua forma di violenza nei confronti del nostro prossimo e rappresenta la negazione dei valori di fede di cui tutti noi siamo i depositari. E’ tempo che si cambi registro e che la società muti il suo atteggiamento nei confronti di coloro che vivono ai suoi margini senza un tetto dove ripararsi, un lavoro per vivere con minore affanno e si esprima con una solidarietà che non sia la solita ed odiosa carità, un riconoscimento del valore della persona per ciò che è e non per quello che rappresenta. E questo cambiamento noi lo attendiamo soprattutto dalla civiltà e dalla cultura religiosa, perché è un segno tangibile di quel legame che più degli altri sa andare dritto al cuore e sa parlargli con la forza della ragione e del sentimento.

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