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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 349

Posts Tagged ‘occidente’

Santiago Cantera Montenegro: La crisi dell’occidente Origini, attualità e futuro

Posted by fidest press agency su sabato, 3 dicembre 2022

All’Europa di oggi manca la vera luce; il suo sviluppo materiale, che non ha garanzie di poter durare per sempre, la riempie di luci artificiali: tecnologia, consumismo, benessere. La Pandemia Covid 19 e la crisi causata dalla guerra in Ucraina, hanno messo in luce quanto sia precaria una unione fondata sulla convenienza economica e con una forte connotazione burocratica, senza che sia condivisa e valorizzata la memoria storica, culturale e religiosa. Nuovi idoli gonfiano di boria l’Europa, la svuotano di contenuto e la ipnotizzano. Un entità priva di fondamenta in balia degli eventi, senza una politica estera e una difesa comune. La grandezza dei Paesi europei e della Civiltà europea/occidentale deve tutto alla Sua storia e alla sua cultura, alla fusione della civiltà ellenistica, romana, dei popoli del Nord grazie al cristianesimo. L’Europa non possiede una luce autentica e duratura, perché rifiuta il legame con le sue radici storiche, rinnegando quello che si impone come memoria visibile di una grandezza che ormai è svanita. Il benedettino spagnolo Santiago Cantera Montenegro con una poderosa analisi delle origini della crisi della Civiltà occidentale, si esprime in modo deciso e provocatorio anche sul presente e il futuro di un’Europa che ha rinnegato se stessa. La sua è una denuncia coraggiosa del laicismo e di una visone anticristiana che sta togliendo all’occidente quel collante che ha permesso la nascita di una nuova era.Cantagalli 2022 | pp. 336 | euro 26,00 In libreria dal 25 novembre 2022

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Santiago Cantera Montenegro: La crisi dell’occidente Origini, attualità e futuro

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 dicembre 2022

All’Europa di oggi manca la vera luce; il suo sviluppo materiale, che non ha garanzie di poter durare per sempre, la riempie di luci artificiali: tecnologia, consumismo, benessere. La Pandemia Covid 19 e la crisi causata dalla guerra in Ucraina, hanno messo in luce quanto sia precaria una unione fondata sulla convenienza economica e con una forte connotazione burocratica, senza che sia condivisa e valorizzata la memoria storica, culturale e religiosa.Nuovi idoli gonfiano di boria l’Europa, la svuotano di contenuto e la ipnotizzano. Un entità priva di fondamenta in balia degli eventi, senza una politica estera e una difesa comune. La grandezza dei Paesi europei e della Civiltà europea/occidentale deve tutto alla Sua storia e alla sua cultura, alla fusione della civiltà ellenistica, romana, dei popoli del Nord grazie al cristianesimo. L’Europa non possiede una luce autentica e duratura, perché rifiuta il legame con le sue radici storiche, rinnegando quello che si impone come memoria visibile di una grandezza che ormai è svanita. Il benedettino spagnolo Santiago Cantera Montenegro con una poderosa analisi delle origini della crisi della Civiltà occidentale, si esprime in modo deciso e provocatorio anche sul presente e il futuro di un’Europa che ha rinnegato se stessa. La sua è una denuncia coraggiosa del laicismo e di una visone anticristiana che sta togliendo all’occidente quel collante che ha permesso la nascita di una nuova era. Cantagalli 2022 | pp. 336 | euro 26,00.

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Il governo dell’occidente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

di Vincenzo Olita. A dar retta ai leader politici di minoranza una loro affermazione avrebbe significato un massiccio mutamento della società, con la soddisfazione di bisogni e necessità, dello stesso tenore le garanzie della maggioranza: insomma, un corale preavviso di felicità. Allora, un’inevitabile retorica s’impone: ma dove erano finora? Esattamente dove sono, con le stesse capacità, intuizioni strategiche, visioni del mondo ma, soprattutto, con gli stessi vincoli, dipendenze culturali, subordinazioni economiche-politiche, assoggettamenti e sottomissioni anche psicologiche verso potentati globali. Fino alla svolta del secolo avremmo parlato di commistione tra politica e poteri forti, quando la prima s’interfacciava dialetticamente con la grande industria, i suoi interessi e i suoi sottoprodotti, come l’informazione cartacea, con le convinzioni Vaticane, con gli USA e le sue utilità planetarie. Un intreccio in larga parte superato, la Chiesa vive di relativismo, non più di certezze, il capitalismo industriale è surclassato dal globalismo finanziario, l’informazione protesa solo nella sua servizievole funzionalità alla politica, tutti per un consolidato sovranismo dell’europeismo burocratico: prosegue la visione imperiale USA indebolita, però, anche dalle trasformazioni al suo interno. Già, il mutamento delle governance, una costante nella storia dell’umanità, che con il trascorrere dei secoli è sempre meno palese, trasparente e soprattutto comprensibile. Benjamin Disraeli, Primo ministro del Regno Unito dal 1874 al 1880, già diceva: Il mondo è governato da tutt’altre persone che neppure immaginano coloro il cui occhio non giunge dietro le quinte. Club esclusivi tra chi persegue obiettivi ed interessi comuni sono stati caratteristica della storia dell’Umanità. Tralasciando Mondo antico e Medio Evo, la nascita della Massoneria, nel primo ventennio del ‘700, è il primo rilevante esempio di una struttura esclusiva tesa al cambiamento di specifiche articolazioni della Società. Nel 1954 l’Occidente su iniziativa di David Rockefeller vide la nascita del Gruppo Bilderberg il cui interesse inizialmente era per la strategia militare, oggi per geopolitica e tecnologia. Nel 1973 nasce la commissione Trilaterale, circa 400 membri americani, giapponesi e europei, su iniziativa dello stesso David Rockefeller, già presidente della Chase Manhattan Bank. Il club si occupa particolarmente di governo ed istituzioni globali, di commercio internazionale, energia, clima. Una rilevante attenzione viene riservata da ambedue i club all’integrazione europea. Non a caso il Trattato di Lisbona del 2007 che istituì la Comunità europea, fu fondamentalmente istruito, nelle sue linee generali, in ambito Trilaterale. Mario Monti, Enrico Letta, Mario Draghi, John Philip Elkann, sono tra i nomi italiani che ricorrono in questi club, poi le banche Goldman Sachs, Barclays e naturalmente la J. P. Morgan che ha visto nella sua dirigenza e consulenza proprio Monti, Prodi e Draghi. Certamente non è un caso che nella seconda repubblica i Presidenti del Consiglio non solo devono essere membri di esclusivi club ma anche provenienti dal board o dalla consulenza della banca d’affari americana. I curricula dei politici del dopoguerra non fanno potere, la residenza del potere è cambiata, non è più nei ministeri incapaci di parlare del futuro o nella miriade di strutture, sovrastrutture e inutilità, spesso in conflitto tra loro, ma tutte protese a gestire quotidianità senza orizzonti, pronti a mobilitarsi per la prossima competizione elettorale. Il potere, intendendo capacità e strumenti per la costruzione del futuro, non è più nel Parlamento esautorato nella funzione primaria di fucina di idee ed elaboratore di visioni. Parlamento: una residenza triste in cui non vi è entusiasmo né gioia per una politica politicante funzionale ed utile solo al chiacchiericcio da lavanderia della nostra informazione. Con il XXI secolo il pianeta, nel suo versante occidentale, ha visto l’affermazione di un élite finanziaria in larga parte statunitense che disponendo di colossali risorse, i primi venti patrimoni equivalgono al Pil italiano, partendo dal presupposto di dover implementare la loro missione, quella di orientare visioni del mondo, stili di vita, la società nel suo complesso e il futuro della stessa Umanità, hanno ritenuto di dover operare, in particolare attraverso la filantropia, per influenzare quotidianità, rapporti sociali, politiche governative e strutture statali per il disegno di un nuovo mondo globalizzato e dal pensiero unico. E’ quello che Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum di Davos, ha chiamato la Grande Narrazione in cui avverte: “I politici sono incapaci di offrire governi rappresentativi ed efficienti, noi come essere umani continuiamo ad avere la possibilità di dare forma al mondo che vorremmo”. È l’effettivo Manifesto del Forum, finanziato da circa un migliaio di soggetti tra multinazionali, banche d’affari e fondazioni delle famiglie tra le più abbienti del pianeta. Un concentramento del gotha economico-finanziario che periodicamente s’interfaccia con i vertici politici e dove prendono corpo e si propagano globalmente politiche, orientamenti e indicazioni. Ridotta ad asse di trasmissione la politica dell’Occidente ha un ruolo ripetitivo della progettualità altrui, progettualità che presuppone tre priorità: un mondo più resiliente, più inclusivo, più verde. Resilienza, divenuta irritante parola d’ordine, vuol significare che ad ogni crisi si accompagna un’opportunità, quindi, se tutto è resilienza, ogni crisi può presupporre una falsa speranza e per le nostre illusioni già si lavora ad un Consiglio mondiale della resilienza. Per Schwab, poi, non dobbiamo evitare i rischi perché benefici per le società affinché possano progredire e prosperare. Per alcuni aspetti potrebbe sembrare un chiacchiericcio planetario che ha surclassato il chiacchiericcio domestico, ma il Forum vede il coinvolgimento di troppi qualificati decisori per essere derubricato ad un’agorà culturale. Il cammino intrapreso disegna un triste scenario per l’Umanità, almeno per quella occidentale, il Grande Reset per cui lavora Schwab, avviato e favorito con il Covid -19, ci riserva una predisposizione alla felice accoglienza per crisi e rischi, un asfissiante martellamento sulla transizione ecologica, entusiasmante solo per gli studenti e i loro scioperi per il clima del venerdì che riducono la loro settimana a quattro giorni. Con la Quarta rivoluzione industriale annunciata da Davos, in cui robotica, intelligenza artificiale, veicoli autonomi, biotecnologia, ci assicurano un mondo più inclusivo e sostenibile, dove le stesse distanze tra ambienti fisici e biologici tenderanno al decremento. Siamo alla tecnologia per il miglioramento biologico della specie, siamo sul cammino del Transumanesimo. “Non avrai nulla e sarai felice”, anticipa Schwab ai prossimi cittadini del mondo indirizzati verso il veganesimo e il consumo di carne sintetica, e sì, la governance mondiale necessita di un controllo sociale che si va affermando in virtù di una falsa amorevolezza di chi prospetta un mondo migliore anche favorendo una malthusiana riduzione della popolazione. Una ristretta élite finanziaria, in sintonia con organismi sovranazionali, pensiamo all’Agenda 2030 dell’ONU, al WTO – Organizzazione Mondiale del Commercio, all’OMS, al FMI, alla Commissione europea – con banche d’affari, l’informazione globale, le big-tech, ambienti politici e statuali, in virtù di una percezione della propria onnipotenza associa una riconsiderazione di un degenerato capitalismo planetario al futuro delle genti il cui destino terreno non è più nelle mani né di Dio né del tradizionale Cesare. A Davos si elaborano progetti e ci si adopera per il disegno del mondo migliore. Per lo stesso obiettivo, una strategica e diffusa operatività viene espressa dai guru della finanza, dai padroni delle big-tech, dai controllori delle piattaforme digitali, dalle Fondazioni di famose dinastie. Warren Buffett, Mark Zurkerberg di Facebook, Jeff Bezos di Amazon, Tim Cook di Apple, la dirigenza di Google, George Soros, le Fondazioni Bill & Melinda Gates, Ford, Bloomberg, Rockefeller, Walt Disney, Rothschild e la Open Society Foundations, dello stesso Soros, che il 16 settembre 1992 con un attacco finanziario costrinse la lira ad uscire dallo SME, si adoperano, quotidianamente, per l’affermazione di un patologico cosmopolitismo ammantato di un relativismo teso al superamento della tradizione anche con la cultura della cancellazione. Soros, in particolare, lavora per una Società Aperta, malintesa interpretazione della fondamentale concezione di Karl Popper, che nella visione globalista, è il contenitore in cui si allentano i legami di comunità e gli stessi rapporti umani: coniugi, parentele, amicizie ed altri vincoli saranno, semplicemente, sostituibili. Dalla persona ad isolati atomi: questo il traguardo che si auspica per l’Umanità con la capacità finanziaria di miliardi di dollari ammantata di una veste filantropica. Centinaia di ONG influenzano e condizionano, in svariati settori, governi, parti politiche, istituzioni, dall’OMS all’ONU con le sue diramazioni. In questo quadro, ad esempio, si inscrive la minore rilevanza nell’insegnamento delle materie tradizionali a favore di competenze non cognitive, introdotte anche nella scuola italiana con una legge dello scorso gennaio, votata all’unanimità, e la valutazione espressa da una commissione ONU che, sulla spinta globalista, ha sancito il lavoro domestico delle donne come forma di schiavitù. Sempre la Open Society Foundations ha finanziato in 5 anni una Fondazione di Gesuiti con 1,700 ml di dollari ed altre organizzazioni progressiste cattoliche con il dichiarato intento di far uscire la Chiesa dal Medioevo; così come è attivissima nel sostenere l’emigrazione dal nord Africa attraverso sostanziali contributi di mezzi e personale. Stati e confini, infatti, non avranno cittadinanza nella Società Aperta. A vario titolo, OSF interviene in 120 Paesi dove interessi e visioni della finanza globale incidono nella quotidianità delle Genti e della politica. Nella legislatura 2014-19, Soros ammise l’affidabilità di 226 Eurodeputati su 705. Nessuna meraviglia, allora, se l’elezione di Macron fu supportata da Goldman-Sachs 2.145 Ml, Soros 2.365 Ml Rothschild 976 mila per complessivi 5.486 Ml di dollari. La filantropia sorosiana non ha trascurato il finanziamento alla tenera Greta Tintin Thunberg e più modestamente alle Sardine bolognesi, ma la vera attenzione in Italia è per la ex pannelliana Emma Bonino e il suo strumento politico +Europa, che ben s’interfaccia con l’europeismo della Commissione europea e culturalmente con Davos. Dai finanziamenti al Centro Europeo per la legge e la Giustizia, in collaborazione con la Fondazione di Bill Gates, al Consiglio d’Europa, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, alla Corte Penale Internazionale si deduce il livello di penetrazione della finanza globalista nelle istituzioni giudiziarie europee. Personaggi politici e mezzi di comunicazione di rilevanza mondiale, come quelli supportati da Bill Gates (BBC, NBC, CNN, Financial Times, The Guardian, Der Spiegel, Le Monde, El Pais) al Washington Post di Jeff Bezos, al New York Times di Gregg Sulzberger, ai domestici Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX degli Agnelli, sono gli strumenti indispensabili alla persuasione e al coinvolgimento di massa tramite il politicamente corretto, in nome e per conto del reset e della mondialista Società Aperta. La filantropia finanziaria si concretizza poi su sempre interessati interventi: ad esempio, nella Banca Mondiale, nelle agenzie dell’ONU come Unesco, UNCHR e Unicef, in Save the Children, nel supporto a svariate Università. Per i cortesi padroni del caos e le loro possenti risorse è agevole stravolgere, in particolare, la cultura dell’Occidente e adoperarsi per il grande Reset. In mancanza di reazioni, di opposizione e di una presa d’atto, per la prima volta nella storia, andiamo incontro ad una società con larghe dipendenze in cui non si avvertono né tiranni né padroni. Il cammino è verso un orizzonte atomistico in cui il Leviatano di Thomas Hobbes annullerà libertà, responsabilità e proprietà individuali, a meno che, la nostra eresia, elevando un canto nuovo, ci consenta di abbandonare vecchi e sterili lamenti per una liturgia politica che appartiene, ormai, solo al mondo di ieri. By Vincenzo Olita Direttore Società Libera

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Mostra Tra Oriente e Occidente: dotti bizantini e studenti greci nel Rinascimento padovano

Posted by fidest press agency su domenica, 14 agosto 2022

Padova, Palazzo Zuckermann 23 agosto – 11 settembre 2022 Orario: 10-19, chiuso il lunedì Ingresso gratuito. La mostra, a cura di Niccolò Zorzi (Università di Padova), è il frutto della collaborazione tra i Musei Civici di Padova e il Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari – DiSLL dell’Università di Padova, con il contributo della Fondazione Cariparo.L’esposizione fa parte degli eventi organizzati in occasione del 24° Congresso Internazionale di Studi Bizantini (www.byzcongress2022.org), che porterà a Padova oltre 1.000 studiosi attivi nell’ambito della bizantinistica, e delle celebrazioni per gli 800 anni dell’Università di Padova (1222-2022) (https://800anniunipd.it/).La mostra è dedicata al passaggio “da Oriente a Occidente”, cioè da Bisanzio all’Italia e all’Europa, dei testi greci e dei dotti bizantini fra il XV e l’inizio del XVI secolo: un fenomeno storico e culturale di portata epocale, perché fu allora che l’Occidente recuperò la conoscenza dell’eredità della Grecia antica. L’incontro tra Oriente e Occidente nell’età dell’Umanesimo segna l’inizio di una delle stagioni più feconde della cultura europea. Gli umanisti occidentali si accostano per la prima volta a molti testi greci – letterari, filosofici, medici, scientifici – grazie alla mediazione dei dotti bizantini che nel corso del Quattrocento lasciarono Bisanzio e la sua capitale, Costantinopoli, per divenire maestri e professori, copisti, stampatori in molte città della penisola italiana. Questo fruttuoso scambio culturale ebbe uno dei suoi momenti di più alta realizzazione proprio fra Padova e Venezia, dove la vivace comunità greca accoglieva anche studenti venuti dal Mediterraneo orientale a frequentare i corsi dello Studio. Per secoli, Padova ebbe un ruolo determinante come luogo di formazione per gli studenti greci, una delle componenti studentesche straniere che davano allo Studio una forte connotazione internazionale. Testimoni privilegiati di questa vicenda sono i libri: manoscritti, incunaboli e cinquecentine, qui raccolti per la prima volta dalle collezioni padovane.

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Prezzi Russia e Occidente. Informazioni false e vere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 giugno 2022

Il presidente russo Vladimir Putin, citato dalla agenzia Tass, sostiene che ‘Occidente sta creando artificialmente un’atmosfera di “isteria” in merito alle esportazioni di grano dall’Ucraina, che la Russia non sta impedendo. Quanto all’aumento dell’inflazione nei Paesi occidentali, ha affermato, essa e’ il risultato di “politiche macroeconomiche spericolate” da parte dei loro governi. Affermazioni, sull’inflazione, che potrebbero essere valutate per ridimensionare la gravità di quanto accade con l’invasione dell’Ucraina, ma che sarebbe bene passino il vaglio dei numeri. A maggio, l’inflazione in Russia era al 17,1%, in calo rispetto al 17,8% del mese precedente (dati Rosstat – 1). Nei Paesi Ue era 8,1%, cifra record mai raggiunta in zona euro. Quindi le “politiche macroeconomiche spericolate” dei governi occidentali hanno prodotto un’inflazione di meno della metà di quella in Russia, in un contesto di grave pericolo per gli approvvigionamenti energetici e sull’orlo di un conflitto mondiale. I prezzi sono la parte più evidente e delicata dell’economia, la cartina al tornasole su cui si verificano le politiche che reggono il consenso verso lo Stato. I numeri parlano da sé. E soprattutto spiegano meglio le affermazioni di chi ci governa. In Russia e in Occidente.Vincenzo Donvito Maxia : http://www.aduc.it

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Il bersaglio di Putin e gli anticorpi dell’Occidente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2022

By Enrico Cisnetto (abstract) Diciamoci la verità, se dopo due mesi di guerra Putin non ha ancora chiuso la partita Ucraina è perché non ha interesse a farlo. Certo, è vero che l’eroica resistenza degli ucraini è stata al di sopra di ogni aspettativa, sia come intensità che come efficacia. Ed è altrettanto vero che la qualità dell’armamento russo e lo spirito dei militari impegnati sul campo si sono rivelati decisamente al di sotto delle attese. Inoltre, l’attivismo di Zelensky, che ogni giorno parla al telefono con presidenti e capi di Stato, tiene discorsi a parlamenti di mezzo mondo e spesso incontra leader europei e occidentali che vanno a trovarlo a Kiev, ha reso difficile per Mosca sferrare un attacco letale al bunker dove si nasconde il presidente ucraino. La cui eventuale capitolazione, tuttavia, rappresenterebbe un punto di non ritorno di questa guerra, ed è difficile immaginare che Putin voglia ma non riesca a centrare questo obiettivo. Io credo che Putin voglia sfidare l’Occidente, sapendo che né la Nato né tantomeno l’Europa – intesa come comunità e come singoli paesi – non possono permettersi di “fare la guerra”, perché le opinioni pubbliche continentali, già scosse se messe di fronte alla domanda se siano disposte a rinunciare a qualche ora di elettricità o qualche grado di freddo o caldo dei loro condizionatori per aiutare l’Ucraina, non lo tollererebbero. Tanto che neppure sul piano delle sanzioni economiche si riesce ad arrivare, principalmente per responsabilità della Germania e in seconda battuta dell’Italia, alla decisione che rappresenterebbe la vera svolta, e cioè quella di rinunciare completamente e subito al gas e petrolio russo. Per Putin è molto più importante riuscire a di spostare verso Ovest il limite tra democrazie autoritarie – o, come si usa dire adesso, autocrazie o democrature – e mondo occidentale. Ciò che vuole è combattere e limitare lo sviluppo della democrazia e delle democrazie, cioè di sistemi politici che mettono in difficoltà il suo potere, la sua figura, la sua visione del mondo. Ma se questo è lo schema di gioco di Putin, come reagisce l’Occidente? L’affermarsi, in Europa come negli Stati Uniti, di partiti e leader politici populisti e sovranisti con simpatie verso paesi autoritari come Russia e Cina, dovrebbe indurci a temere che la democrazia si stia indebolendo, o addirittura che sia in recessione. Tanto più che, a ben vedere, dittature e autocrazie controllano circa due terzi della popolazione globale. E anche nella Ue ci sono paesi affetti da derive autoritarie (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Croazia). E, allora, che fare? A me sembra che oggi ci sia una sola risposta possibile all’imperialismo putiniano, e non sta (solo) nella fornitura di armi all’Ucraina e nelle sanzioni economiche alla Russia per costringerla al default. La risposta è: riguadagnare, e con gli interessi, il tempo perduto in questo trentennio nella costruzione degli Stati Uniti d’Europa. Finora si è guardato a questo traguardo con – colpevole – scetticismo, considerandolo o un romantico idealismo o, peggio, una presunzione predatoria di qualche potere forte che se ne infischia delle identità nazionali. Io ho sempre pensato, invece, che fosse una necessità dettata dalle logiche, prima di tutto dimensionali, della competizione globale, pena la marginalizzazione nelle catene del valore e il conseguente declino economico. Poi i tempi e le forme della nuova integrazione possono anche essere diversi, considerato che l’unanimismo è il primo motivo di paralisi. Ma la risposta che va data a Putin deve essere di pari forza alla sua sanguinaria, ma lucida, ambizione planetaria. (fonte: http://www.terzarepubblica.it)

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FdI al fianco dell’Occidente e del mondo libero

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 febbraio 2022

“Fratelli d’Italia vuole oggi ribadire, affinchè sia chiaro e non ci siano ombre, che chi decide unilateralmente di aggredire con le armi in pugno un Paese confinante si mette dalla parte del torto. E che non esistono ragioni politiche, geopolitiche, storiche o pseudostoriche per giustificare una guerra di aggressione. Fratelli d’Italia è l’unica forza di opposizione in questo Parlamento ma saremo al fianco del governo e più in generale dell’Occidente e del mondo libero, perchè in questo momento sarebbe impossibile non schierarci”.Così il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani, nel corso del suo intervento in Aula dopo l’informativa del presidente del Consiglio, Mario Draghi, sulla crisi in Ucraina. “A sua volta, continua il senatore Ciriani, oggi dobbiamo ammettere che ci sono stati errori quali il fallimento dell’azione diplomatica sia nazionale e sia internazionale; così come il fallimento della politica estera di Biden che ha portato al precipitoso ritiro dall’Afghanistan all’oscuro degli stessi alleati. Così come sono state sconsiderate le politiche dei governi italiani degli ultimi anni in tema di energia, che hanno portato a non avere un piano energetico di sicurezza nazionale per inseguire il politicamente corretto e ambientalismo ideologico”. “Chiediamo, quindi, al governo di agire secondo realismo politico e attraverso soluzioni lungimiranti perchè in gioco adesso ci sono gli interessi della nostra Nazione, dei nostri cittadini e le legittime preoccupazioni delle nostre imprese”, conclude il presidente Ciriani.

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L’areligiosità dell’occidente

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2021

di Vincenzo Olita Presidente Società Libera.Telegiornali, notiziari di tutte le emittenti e stampa quotidiana, riservano ampio spazio al pontificato di Francesco, trasmissioni dedicate, settimanalmente, rivolgono particolare attenzione al mondo cattolico, insomma, un vero pontificato mediatico al cui paragone un professionista della comunicazione vaticana come Navarro Valls appare un principiante. Osservatori disattenti, allora, sono indotti a considerare eccellenti il peso e la penetrazione della religione, in particolare di quella cattolica, in Italia e in generale nel continente europeo. In un passato prossimo avremmo parlato di processo di secolarizzazione della società o del fenomeno della laicizzazione, oggi però non siamo più in presenza solo di allontanamenti da pratiche religiose o dalla messa in discussione di comportamenti e poteri clericali ma di una marcata e crescente diffusione di anomia religiosa. Larghi strati della società non contrastano né contestano fede e convinzioni, semplicemente le ignorano non avvertendole in sintonia con il proprio essere né con la propria weltanschauung. Nel 1970 in Italia si contavano 43mila parroci, nel 2020 – 29mila; nel mondo i sacerdoti nel 2019 erano 414mila, livello inalterato nell’ultimo ventennio grazie alle ordinazioni in Africa considerando che in Europa rispetto al 2018 se ne contavano circa tremila in meno. Identico trend per le suore meno 10.500 nel biennio 2018/19 su un totale di 640mila, grazie solo a un significativo incremento di 34mila unità che hanno scelto la vita contemplativa. I dati Istat sulla frequentazione settimanale di un luogo di culto confermano una progressione negativa, infatti, nel 1993 la partecipazione era al 39,2%, nel 2007 al 33,4 e nel 2016 si era ridotta al 27,5. Indicatore altrettanto indicativo è fornito dai dati sui matrimoni di rito civile che con una rilevante accelerazione passano dal 2,3% del 1970 al 36,7 del 2008 al 52,6 del 2019. Nel 2013 l’allora primate d’Irlanda l’arcivescovo Diarmuid Martin parlava di un’Irlanda post-cattolica, di certo aveva il polso della situazione considerando che nel 2018 alla funzione religiosa di Bergoglio a Dublino parteciparono in 120mila, nel 1979 per lo stesso avvenimento per Giovanni Paolo II arrivarono 1,2milioni di persone. In Germania nel 2015 sono state 58 le ordinazioni sacerdotali, 122 nel 2005, erano cinquecento nel 1965. Si potrebbe continuare con altri dati, sulla Spagna, dove solo un cattolico su cinque partecipa alla messa settimanalmente, sulle vocazioni, sui matrimoni civili, sulla massiccia scomparsa delle chiese in Olanda, dove 1/3 hanno cambiato destinazione d’uso, sulla Francia e Regno Unito dove vengono demolite o vendute a comunità islamiche per la trasformazione in moschee. E’ del tutto evidente che l’Europa è attraversata da un irreversibile processo di perdita di religiosità in presenza di un vuoto di analisi e di certezze teologiche, dottrinali e pastorali capaci di rispondere all’anoressia per il trascendente. Eppure tanta parte del mondo cattolico aveva affidato aspettative e speranze, per invertire il processo, ad un Papa come Bergoglio molto popolare e benaccolto, invece il suo pontificato ha visto, almeno in Europa e Sudamerica, un ulteriore declino per la Chiesa cattolica a riprova che siamo innanzi a una profonda desacralizzazione del continente.E’ una situazione che può amareggiare i credenti ma non interessare gli altri, in tutti i casi, occorre riconoscere che l’areligiosità e quindi l’attenuata coesione e omogeneità, favorite in passato dal cristianesimo, oggi rappresenta un’ulteriore criticità e l’ennesimo punto debole per il continente europeo.

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Ma in che mondo viviamo?

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2020

Negli U.S.A. vi è un partito contrarissimo all’assistenza sanitaria universale e quelli che ne potrebbero essere i beneficiari lo appoggiano. In diversi paesi arabi la ricchezza è di casa, per via dei pozzi di petrolio, eppure tantissime persone vivono nella miseria. L’occidente, considerato ricco se non opulento, conta centinaia di migliaia di clochard che nelle metropoli si trovano senza un tetto dove ripararsi e un pasto caldo per rifocillarsi. Ci sono società farmaceutiche che realizzano profitti miliardari eppure vi sono milioni di persone che muoiono perché non sono in grado d’acquistare i farmaci da loro prodotti. Il lavoro è l’unica fonte di vita per gli esseri umani poiché permette loro d’avere una casa dove ripararsi, il cibo per alimentarsi, l’accesso all’istruzione, l’assistenza sanitaria per proteggersi dai malanni e assicurarsi una vecchiaia decente, eppure in tutto il mondo ci sono centinaia di milioni di disoccupati. Accettiamo la logica capitalista, dove vige il credo del consumismo e dell’esaltazione per chi ha in dispregio di chi è con la conseguenza che la stessa cultura è posta in secondo piano se non produce ai diretti interessati lauti guadagni.
Abbiamo inventato il colonialismo e poi le dittature del “re travicello” per schiavizzare, perpetuandolo dal passato, intere popolazioni e lasciandole in miseria pur di trarne ricchezze personali.
Ci lasciamo governare da imbonitori da strapazzo e da governi che praticano il genocidio e il terrore per sottomettere intere popolazioni e non facciamo poco o nulla per reagire. Abbiamo imparato a inviare, con la scusa di difendere la libertà e la giustizia, eserciti con armamenti di distruzione di massa ma solo per garantire agli affaristi di turno d’agire indisturbati. Abbiamo accettato di buon grado l’idea della sofferenza con la distorta idea che ciò è necessario per avere un premio nell’al di là. In Italia vi è un governo che mette in ginocchio la povera gente e protegge i ricchi e ottiene il plauso delle stesse vittime.
Siamo dei servi della gleba ma basta che qualcuno ci offra qualche briciola di pane per sorridergli compiaciuti e siamo anche pronti a leccargli i piedi.Siamo tutto questo e molto ancora eppure non mostriamo la nostra contrarietà, salvo qualche mugugno di circostanza: è il piacere-sofferenza del masochista. Eppure vi è chi si ribella, ma è condannato alla repressione più feroce e, nella migliore delle circostanze, alla denigrazione, al disprezzo e a essere schiavizzato dalla disinformazione. Ma di che pasta siamo? (Riccardo Alfonso)

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Furusiyya: L’arte della cavalleria tra Oriente e Occidente

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Abu Dhabi mostra al Louvre Abu Dhabi, Furusiyya: L’arte della cavalleria tra Oriente e Occidente (19 febbraio – 30 maggio 2020), sarà la terza della stagione culturale 2019/20 Changing Societies e vedrà esposti oggetti della cultura cavalleresca medievale provenienti dal mondo islamico e cristiano. Oltre 130 manufatti singolari, tra armature, utensili legati all’equitazione o alla battaglia e manoscritti miniati, con una particolare attenzione rivolta ai valori cavallereschi. Coraggio, fede, lealtà e onore rappresenteranno la base di una cultura comune, presente tanto in Oriente quanto in Occidente.Suddivisi in tre sezioni, gli oggetti in mostra giungono da tutto il Medio Oriente, Iraq, Iran, Egitto e Siria, e dagli stati francese e germanico in Europa, e risalgono al periodo compreso tra XI e XVI secolo. I visitatori potranno scoprire i tratti comuni caratterizzanti le tradizioni cavalleresche delle diverse aree geografiche e notare lo straordinario scambio culturale che deriva da punti di incontro chiave come la Spagna meridionale, la Sicilia e la Siria. In linea con il tema dell’attuale stagione culturale del Louvre Abu Dhabi, Changing Societies, la mostra mette in evidenza opere d’arte e manufatti iconici di epoche e culture diverse, spiegando in che modo le circostanze storiche abbiano contribuito alla loro produzione o, viceversa, come queste opere fungano oggi da testimonianza dei cambiamenti storici nelle culture che le hanno prodotte.Tenuta in collaborazione con il Musée de Cluny, musée national du Moyen Âge a Parigi, e Agence France-Muséums, Furusiyya: L’arte della cavalleria tra Oriente e Occidente è a cura del capo curatore Dott.ssa Elisabeth Taburet-Delahaye, ex direttore del Musée de Cluny, musée national du Moyen Âge, accanto al co-curatore Dott.ssa Carine Juvin, curatore del Dipartimento di arte islamica al Musée du Louvre e Michel Huynh, capo curatore al Musée de Cluny, musée national du Moyen Âge.Manuel Rabaté, direttore del Louvre Abu Dhabi, ha commentato: “Furusiyya: L’arte della cavalleria tra Oriente e Occidente è una mostra perfetta per il Louvre Abu Dhabi. La nostra città è sempre stata una porta tra Oriente e Occidente ed è un palcoscenico naturale per il racconto di questo momento chiave della storia araba e per lo scambio interculturale con il mondo occidentale. I numerosi partner internazionali sottolineano l’importanza di questa materia all’interno della comunità accademica e siamo incredibilmente grati al Musée de Cluny, musée national du Moyen Âge e ai nostri partner di New York, Dublino, Parigi e non solo, per aver contribuito a rendere questo spettacolo unico nel suo genere”.

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Presentazione del libro di Maurizio Molinari: “Assedio all’Occidente”

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 ottobre 2019

Roma, giovedì 7 Tempio di Adriano, Piazza di Pietra, ore 18, con Nicola Zingaretti, Antonio Tajani, modera Alessandra Sardoni; a Milano, lunedì 11 (Ispi-Palazzo Clerici, via Clerici 5, ore 16), con Paolo Gentiloni, Angelo Panebianco, Giampiero Massolo presentazione del libro di Maurizio Molinari: “Assedio al’Occidente”. (collana i Fari, pp. 240, 18 euro uscita in libreria: 7 novembre).
La seconda guerra fredda vede dittature e regimi assediare i Paesi democratici: l’epicentro dello scontro è l’Europa, le armi preferite sono ingerenze politiche e ricatti strategici, i duelli più duri avvengono nel cyberspazio, e l’Italia è uno dei più vivaci campi di battaglia. Neanche il Papa è indenne da quanto sta avvenendo. È un conflitto ibrido: per prevalere, l’Occidente deve rafforzare i diritti dei propri cittadini.
La Russia di Putin e la Cina di Xi vogliono trasformare l’Europa in un terreno di conquiste, politiche ed economiche, al fine di far implodere Nato ed Ue, allontanando quanto più possibile gli Stati Uniti dai loro alleati. Gli interventi russi in Georgia e Crimea, le imponenti infrastrutture cinesi a cavallo dell’Eurasia, il mosaico di sovranisti e populisti sul Vecchio Continente descrivono i contorni della sfida più temibile e pericolosa che le democrazie si trovano ad affrontare dalla caduta del Muro di Berlino, avvenuta esattamente 30 anni fa.
Sulle rovine della globalizzazione, la seconda guerra fredda ha colto di sorpresa l’Occidente: è radicalmente diversa dalla prima perché gli attori principali non sono più due ma molteplici, le armi più temibili non sono più nucleari ma digitali e gli scontri ad alto rischio non sono frontali bensì asimmetrici. Ma in palio c’è, oggi come allora, la sopravvivenza delle democrazie chiamate a reagire non solo dotandosi di nuovi sistemi di sicurezza contro gli avversari e di alleanze più flessibili, ma soprattutto di un arsenale di diritti capace di restituire vitalità ed energia al legame fra i loro cittadini e le istituzioni dell’Occidente.
La seconda Guerra Fredda non ha ancora una data di inizio ufficiale ma in pochi dubitano oramai che sia in pieno svolgimento e stia già cambiando il mondo in cui viviamo.
Maurizio Molinari nato a Roma nel 1964, è dal 2016 il direttore di “La Stampa”. Per 15 anni è stato corrispondente da Bruxelles, New York, Gerusalemme e Ramallah, ha coperto i conflitti in Medio Oriente, Balcani e Corno d’Africa e intervistato presidenti americani, leader europei e dittatori arabi. Questo è il suo ventunesimo libro, tra i precedenti ricordiamo Il Califfato del terrore, Jihad, Il ritorno delle tribù e, presso La nave di Teseo, Perché è successo qui.

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Domenico Quirico e Laura Secci: La sconfitta dell’Occidente

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 ottobre 2019

La lebbra della sconfitta morde le basi dell’Occidente, filtra attraverso le coscienze nonostante l’obbligo del silenzio, intacca gli scenari immobili della geopolitica e della stessa sostanza del mondo. Tra i governi e il ceto politico dell’Occidente, emerge con chiarezza l’incapacità di affrontare il nuovo tipo di violenza organizzata del Ventunesimo secolo, in cui la distinzione tra guerra, crimine organizzato e violazione dei diritti umani contro le persone singole si è diluita e spenta. Le certezze, che avevano fatto la gloria delle nostre società, si sono ristrette, sgretolate; l’infinito proclamato da superbe espressioni, quali globalizzazione e società liberale, è scomparso, divorato dalla minutaglia degli insuccessi e delle ritirate. Nelle pagine di questo agile libro, Domenico Quirico e Laura Secci passano in rassegna i numerosi conflitti che hanno visto soccombere l’Occidente, guerre spesso perse – l’esempio perfetto è la Siria – per omissione, per non aver cioè voluto combatterle a scapito e spregio d’ogni considerazione politica, nonostante i dettami teorici del maestro von Clausewitz costituiscano uno dei capisaldi della dottrina militare dell’Occidente. 224 pagine Neri Pozza Editore.
Domenico Quirico è giornalista de La Stampa, responsabile esteri, corrispondente da Parigi, inviato. Ha seguito in particolare tutte le vicende africane degli ultimi vent’anni dalla Somalia al Congo, dal Ruanda alla primavera araba. Ha vinto i premi giornalistici Cutuli e Premiolino e, nel 2013, il prestigioso Premio Indro Montanelli. Ha scritto saggi storici: Squadrone bianco (Mondadori, 2002), Adua (Mondadori, 2004), Naja (Mondadori, 2008), Primavera araba (Bollati Boringheri, 2011), Generali (BEAT, 2017). Presso Neri Pozza ha pubblicato Gli Ultimi. La magnifica storia dei vinti (2013), Il paese del male (2014), Il Grande Califfato (2015, BEAT, 2017), Esodo (2016) Morte di un ragazzo italiano (2019).

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Libro di Maurizio Molinari: Assedio all’Occidente

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Uscita prevista: 7 novembre. La seconda guerra fredda vede dittature e regimi assediare i Paesi democratici: l’epicentro dello scontro è l’Europa, le armi preferite sono ingerenze politiche e ricatti strategici, i duelli più duri avvengono nel cyberspazio, e l’Italia è uno dei più vivaci campi di battaglia. Neanche il Papa è indenne da quanto sta avvenendo. È un conflitto ibrido: per prevalere, l’Occidente deve rafforzare i diritti dei propri cittadini.
La Russia di Putin e la Cina di Xi vogliono trasformare l’Europa in un terreno di conquiste, politiche ed economiche, al fine di far implodere Nato ed Ue, allontanando quanto più possibile gli Stati Uniti dai loro alleati. Gli interventi russi in Georgia e Crimea, le imponenti infrastrutture cinesi a cavallo dell’Eurasia, il mosaico di sovranisti e populisti sul Vecchio Continente descrivono i contorni della sfida più temibile e pericolosa che le democrazie si trovano ad affrontare dalla caduta del Muro di Berlino, avvenuta esattamente 30 anni fa.
Sulle rovine della globalizzazione, la seconda guerra fredda ha colto di sorpresa l’Occidente: è radicalmente diversa dalla prima perché gli attori principali non sono più due ma molteplici, le armi più temibili non sono più nucleari ma digitali e gli scontri ad alto rischio non sono frontali bensì asimmetrici. Ma in palio c’è, oggi come allora, la sopravvivenza delle democrazie chiamate a reagire non solo dotandosi di nuovi sistemi di sicurezza contro gli avversari e di alleanze più flessibili, ma soprattutto di un arsenale di diritti capace di restituire vitalità ed energia al legame fra i loro cittadini e le istituzioni dell’Occidente. La seconda Guerra Fredda non ha ancora una data di inizio ufficiale ma in pochi dubitano oramai che sia in pieno svolgimento e stia già cambiando il mondo in cui viviamo. (by La Nave di Teseo)

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Edith Yeung: L’Oriente incontra l’Occidente

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

Roma Inaugurazione 4 ottobre 2019 ore 19.00 Efilsitra Acting Studio in Trastevere Via dei Salumi 51 Fino al 13 ottobre 2019. La pittrice e calligrafa, originaria di Hong Kong, accompagnerà i visitatori in uno straordinario percorso visuale, sulle tracce rivelatrici della Grande Madre, l’archetipo della magica autorità del femminile e l’elevatezza spirituale, rappresentata da due immagini della Madonna. La grazia orientale dell’artista incontra l’incanto delle madonne rinascimentali in un convergere di culture millenarie.
Infatti tra due culture distinte, l’archetipo primordiale diventa il luogo d’incontro: il percorso delineato dall’artista mostra la presenza di un terreno comune, nell’interiorità, a tutti gli esseri umani. Una contemplazione estetica profondamente meditativa in grado di offrire alla visione l’unità profonda sottesa alla diversità esteriore. Un progetto che pare rispondere affermativamente, con serena certezza, alla celebre domanda che Fedor Dostoevskij fece porre al Principe Myskin ne L’Idiota: “Sarà la bellezza a salvare il mondo?”
Edith Yeung. Nata a Hong Kong, la sua formazione artistica abbraccia diversi linguaggi espressivi: la musica lirica come soprano (teatro lirico italiano, francese, tedesco e inglese), la calligrafia orientale e la pittura in stile occidentale e cinese. I suoi dipinti, veicolati da un linguaggio pittorico sobrio ma allo stesso tempo eloquente, fondono il mondo orientale e quello occidentale e presentano la realtà che l’artista osserva in maniera distaccata. Utilizza principalmente gesso, matita, inchiostro cinese, acrilico o acquerello. Fino al 13 ottobre 2019 Orari: lunedì – venerdì: 17.00 / 21.00 – sabato e domenica 10.00 / 22.00

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Dire d’essere un fascista o un comunista che senso ha ai giorni nostri?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 agosto 2019

Ancora oggi i nostri politici ricorrono alla parola “magica” del fascista o del comunista per screditare i propri avversari. Non dico che non vi siano ancora dei “nostalgici” ma sono per lo più persone che hanno un’idea confusa su cosa possa rappresentare questa specie di “patacca politica” da assegnare agli avversari o ritenuti tali. In questa congerie di opinioni si finisce con il fare confusione sino ad associare quella che veniva considerata la destra storica, del genere propugnato da Benedetto Croce, dal fascismo sia pure nato da una sua costola. Lo stesso dicasi per i comunisti che ebbero come loro profeta Carlo Marx ma che poi si divisero in tanti rivoli anche se il più robusto è stato il Leninismo e che assurse all’attenzione mondiale con la rivoluzione d’ottobre in Russia. Tutto questo appartiene alla storia con le sue drammatiche devianze che hanno portato il nazi-fascismo ad una guerra fratricida con 50 milioni di morti e con sei milioni di ebrei trucidati nei lager e a milioni di morti in Russia con le “purghe” staliniane. Oggi, sia pure a fatica, si cerca di superare questo steccato ideologico partendo dall’idea che l’umanità si trova al cospetto di una realtà diversa che fa della politica un luogo di scontro culturale tra chi ha e chi è. I miliardi di diseredati di tutto il mondo non sono né comunisti né fascisti. Sono il frutto dell’egoismo di pochi che li schiavizzano, che ostacolano l’dea che tutti noi abbiamo identico diritto a vivere con dignità a prescindere dei natali e dal luogo in cui siamo nati. E dire che è una storia antica se si pensa che già Prassagora, vissuto alla fine del quarto secolo avanti Cristo, aveva così sintetizzato nel suo dialogo con Blepiro: “voglio che tutti abbiano parte dei beni comuni e che la proprietà sia di tutti, da oggi in avanti non ci sarà più distinzione tra ricco e povero, non si ripeterà il caso di un uomo che possiede vaste estensioni di terreno mentre un altro non avrà neppure il sufficiente per scavare la propria sepoltura… E’ mia intenzione che vi sia un solo tenore di vita per tutti… Per cominciare farò in modo che tutta la proprietà privata divenga proprietà comune.” Al che Blepiro risponde: “Ma allora chi farà tutto il lavoro?” E Prassagora: “Per questo vi saranno gli schiavi”. E proprio quest’ultimo aspetto costituisce il punto cruciale sul quale è chiamata l’intera umanità per trovarne la soluzione: Si pensò alle macchine così come ora si pensa alle tecnologie. Sarà la svolta buona per non avere più schiavi? (Riccardo Alfonso)

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Nagasaki, tra Oriente e Occidente

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 febbraio 2019

Gli aspetti pratici della moderna Nagasaki si armonizzano eccellentemente con le sue peculiarità storiche ed estetiche rendendola una città effervescente ed affascinante, una perla a cui dedicare almeno qualche giorno.Il centro di Nagasaki rivela un pittoresco passato mercantile, chiese, santuari e templi ricchi di fascino, una scena gastronomica che mescola Oriente a Occidente e tutto questo intorno a un porto incantevole. La visita ai teatri della devastazione atomica è d’obbligo: Urakami, epicentro dell’esplosione, è oggi un borgo tranquillo. Il tragico 9 agosto 1945 il bombardiere statunitense B-29 Bockscar sganciò la bomba proprio su quello che allora era un quartiere cattolico distruggendone la cattedrale – la più grande in Asia. A indicare il punto d’impatto della bomba nel Parco dell’Epicentro della Bomba Atomica, una pietra nera liscia e nei paraggi alcune tracce della deflagrazione.
Stretta tra i due drammi storici della persecuzione anticristiana e dell’esperienza dell’atomica, Nagasaki propone due luoghi unici raccordati dal Parco della Pace: uno è il Museo dell’Atomica, commovente rievocazione del tragico evento e ispirazione per un mondo libero dalla minaccia nucleare, l’altro è la Cattedrale di Urakami, originariamente luogo di riunione per i cattolici perseguitati. Per spostarvi velocemente utilizzate una delle 4 linee tramviarie: da includere tra le visite turistiche il Monumento dei 26 Martiri, costruito nel 1962 per ricordare i 6 missionari stranieri e i 20 convertiti giapponesi vittime del primo bando di proscrizione di Toyotomi Hideyoshi nel 1587. Nella parte settentrionale della città punto d’interesse è il tempio in stile cinese Suwa Jinja, caratterizzato da uno splendido panorama; sempre in stile cinese il Kofuku-ji risale al 1620 e possiede un notevole valore architettonico e storico. Questo tempio è al centro del Festival delle Lanterne (1-15 gennaio, a celebrazione del capodanno lunare), che si conclude presso un altro complesso religioso, il Sofuku-ji nello stile della dinastia Ming.

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Merulana: la via che conduce alla Betlemme d’Occidente

Posted by fidest press agency su domenica, 17 dicembre 2017

presepe1Roma L’affezione a Gesù, l’Emmanuele, spinse i cristiani a conservare e riprodurre i luoghi e gli oggetti che ebbero contatto con la sua divino-umanità. Così fu anche per la mangiatoia – in latino praesepe – in cui Maria adagiò il suo figlio: infatti fu portata a Roma, precisamente nella Basilica di Santa Maria Maggiore detta anche Santa Maria ad praesepem. Proprio per questo motivo il papa francescano Nicolò IV commissionò ad Arnolfo di Cambio la raffigurazione della natività per tale luogo che può essere detto giustamente la Betlemme d’Occidente. La strada da percorrere per raggiungere tale luogo santo è via Merulana lungo la quale, significativamente, vi è la Basilica di Sant’Antonio in cui i francescani – in ossequio a ciò che fece nel 1223 san Francesco a Greccio – ogni anno per le feste natalizie allestiscono una grande mostra di presepi e organizzano una serie di incontri e concerti inerenti al Natale. In questo modo vogliono dare a tutti – come scrive Tommaso da Celano del Santo d’Assisi – l’occasione di «fare memoria di quel Bambino che è nato a Betlemme, e in qualche modo intravedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato; come fu adagiato in una mangiatoia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello». Il desiderio è che anche oggi possa accadere come a Greccio, ossia che per «opera della sua grazia che agiva per mezzo del suo santo servo Francesco, il fanciullo Gesù fu risuscitato nei cuori di molti, che l’avevano dimenticato, e fu impresso profondamente nella loro memoria amorosa». (fonte il cattolico.it)(foto: betlemme)

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Fiera Internazionale del Libro di Teheran

Posted by fidest press agency su martedì, 2 Maggio 2017

teheranTeheran dal 3 al 13 maggio 2017 Fiera Internazionale del Libro (نمایشگاه بین‌المللی کتاب تهران‎‎) Un appuntamento dall’alto valore simbolico – l’Italia è il primo Paese occidentale a essere invitato come Ospite d’Onore, dopo Oman e Russia – e dalle significative valenze sul piano culturale, politico, commerciale e industriale. Da un lato, viene confermato il graduale riavvicinamento in corso tra Iran e occidente, assegnando al nostro Paese un ruolo di primo piano nel proseguimento di questo processo. Dall’altro, è l’occasione per l’industria libraria ed editoriale italiana di entrare in contatto con uno dei maggiori eventi culturali non solo dell’Iran, ma dell’intera area mediorientale. Organizzata ogni anno presso Shahr-e Aftab (la moderna sede espositiva che la ospita dal 2016), la Fiera del Libro di Teheran accoglie nei suoi undici giorni circa tre milioni di visitatori su una superficie di 125.000 mq. e nel 2017 raggiungerà un importante traguardo storico: sarà infatti la trentesima edizione. La partecipazione italiana – resa possibile dalla collaborazione fra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, l’Ambasciata d’Italia a Teheran, l’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, il Centro per il Libro e la Lettura, d’intesa con l’AIE-Associazione Italiana Editori – è fortemente voluta dal Governo italiano proprio per le possibilità di apertura al dialogo che offrirà ai due Paesi: all’editoria e alla cultura è affidato il compito di fare da apripista nello stabilire nuove relazioni di collaborazione e partnership. Per l’Italia si tratta di un’occasione molto importante per sviluppare e rafforzare il rapporto con l’Iran.
A Teheran proseguirà il virtuoso percorso di valorizzazione della cultura e dell’industria editoriale italiana nel mondo che l’AIE – insieme alle istituzioni citate – ha già avviato, curato e condotto con successo nelle partecipazioni dell’Italia come Ospite d’Onore al Salon du Livre di Parigi (2002), alla Bienal do Livro di Rio De Janeiro (2003), alla Feria Internacional del Libro di Guadalajara (2008), al Salon du Livre et de la Presse Jeunesse di Montreuil (2009), alla Moscow International Book Fair di Mosca (2011), alla International Kolkata Book Fair di Calcutta (2012) e alla Abu Dhabi International Book Fair (2016).
La bellezza senza tempo non è solo qualcosa che non sfiorisce mai. È una bellezza che si propaga e si rinnova con il passare dei secoli, trovando sempre nuove forme d’espressione, legate alle persone, alle idee, al pensiero, ai mezzi culturali e tecnologici di ogni epoca. Questa è la bellezza dell’Italia: un universo di creatività che non può essere confinato in un periodo storico, un’area geografica, un singolo museo o una disciplina artistica. E questo è lo spirito con cui è stato ideato il programma di Bellezza senza tempo (Timeless Beauty), attraverso un percorso di incontri, dialoghi e approfondimenti in cui – giorno dopo giorno, seguendo la bussola dei libri e degli autori – si punterà a trasmettere ai visitatori della Fiera la straordinaria ricchezza del patrimonio culturale, letterario, artistico e scientifico del nostro Paese. Tredici ospiti italiani (Alessandro Barbero, Marco Belpoliti, Gianni Biondillo, Melania Mazzucco, Valerio Magrelli, Valerio Massimo Manfredi, Beatrice Masini, Michela Murgia, Marcello Nardis, Luca Novelli, Marco Pastonesi, Guido Scarabottolo, Michele Serra) dialogheranno con i colleghi iraniani: Aydin Aghdashloo, Elham Asadi, Iman Mansub Basiri, Hoda Hadadi, Mahsa Mohebali, Kamran Afshar Naderi, Mehdi Rabbi, Ehsan Rezaei, Ramin Sadighi, Antonia Shoraka, Mohammad Tolouei.
La scelta del tema, tuttavia, non dipende solo dalle caratteristiche dell’Italia. A influenzarla è stato anche il retaggio culturale e artistico del Paese ospitante, l’Iran, anch’esso indissolubilmente legato e fedele all’idea di un’armonia estetica e dell’animo che trova le origini ai tempi dell’impero persiano e si propaga nei secoli con l’avvento dell’Islam, raggiungendo inimitabili risultati nella poesia, nella letteratura, nell’arte, nell’architettura, fino al cinema. I punti di contatto sono numerosi, così come le possibilità di attivare stimolanti momenti di condivisione, confronto e discussione. Per questa ragione, gli incontri del programma sono stati strutturati in modo da permettere ai tredici ospiti italiani (fra autori e illustratori) di rappresentare innanzitutto altrettanti generi e forme in cui la bellezza è stata ed è tuttora declinata nel nostro Paese, ma anche di dialogare con colleghi iraniani: scrittori, poeti, critici letterari, accademici, rappresentanti della comunità artistica e scientifica.
L’Italia parteciperà alla Fiera con un padiglione di 300 metri quadrati, in cui troveranno spazio un’area espositiva di libri e una riservata a editori e professionisti. Negli incontri, la bellezza sarà raccontata nella sua evoluzione, nel suo rapporto con il presente e il futuro, nel suo motivarci e spingerci alla ricerca di sempre nuovi orizzonti di creatività e innovazione. Gli autori ospiti ci ricorderanno che la bellezza può vivere ovunque e in ogni momento: in un verso del poeta Hāfez come nelle pagine di Italo Calvino o nelle rocambolesche avventure di Pinocchio, nella trama di un romanzo come nell’armonia della musica, nelle linee curve di una moschea come negli angoli di una cattedrale romanica, arrampicandosi fin sui profili avveniristici dei palazzi che stanno ridisegnando il volto delle metropoli Milano e Teheran. Tutto questo e molto altro – dalla pittura all’illustrazione, dal libro per ragazzi all’avventura storica, dal design alla robotica – sarà oggetto dello sguardo e del racconto di Bellezza senza tempo.

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“Trump” l’œil….”

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 aprile 2017

the-economist-trumpDa tempo mi chiedono che cosa pensi di Trump. Il discorso è lungo e.. breve. Il discorso breve eccolo: Trump è un marker della paura dell’occidente, di quel mondo che, sino alla bancarotta del comunismo, era riuscito a vivere bene e senza preoccupante concorrenza, protetto proprio dall’autoisolamento di quell’ideologia che per settant’anni ha presunto di vivere ignorando le leggi dell’economia. Non a caso Karl Marx, quando cominciò a rendersi conto della deriva che prendevano le sue teorie economiche, pronunciò il famoso “je ne suis pas marxiste”. E non a caso la bancarotta del comunismo è avvenuta nel paese che possiede più ricchezze naturali al mondo.
Crollato il muro e il burka che il comunismo aveva imposto all’economia, il ricco occidente ha scoperto immediatamente la concorrenza di altri paesi, a cominciare da quelli del vicino e del lontano Oriente, tecnologicamente capaci di fare molte delle cose degli occidentali, ma a prezzi insostenibilmente inferiori. E l’Occidente è piombato nel terrore, assistendo impotente alla perdita ed esportazione di attività, competenze, capitali, posti di lavoro, mentre i popoli poveri scoprivano le rotte per occupare un posto al sole tra i sinora megliostanti paesi. I muri di Trump (e non solo di Trump), la riscoperta dei dazi, persino un preoccupante tintinnio di spade e sciabole, non sono altro che la tentazione dell’Occidente di chiudersi a protezione e conservazione del proprio paradiso novecentesco.
Il discorso lungo lo faremo ina una prossima occasione e riguarderà le non più sostenibili insufficenze di concetti come democrazia, uguaglianza, libertà, laicità. Temi delicattissimi ma di inesorabile attualità.
Termininiamo chiarendo il titolo: Trump mostra i muscoli? è un inganno per l’occhio. In realtà Usa ed Occidente hanno paura, temono l’impoverimento e la perdita di supremazia sul resto del mondo. (Fausto Carratù) (n.r. Nel nostro quotidiano confronto con le opinioni questa narrazione ha il suo fascino e non solo. Sta a noi lettori spingerci al confronto con le nostre idee e le nostre visioni.)

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La via della carta tra Oriente e Occidente

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2016

la via della cartaRoma martedì 21 e mercoledì 22 giugno 2016 ore 9.30 – 18.00 Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e Librario Via Milano 76 si terrà il convegno “La via della carta tra Oriente e Occidente. Produzione, Restauro e Conservazione: presente e passato a confronto”. Il seminario, coordinato da Maria Letizia Sebastiani, direttore dell’ICRCPAL, e da Umberto Broccoli, è dedicato alla carta e alle sue problematiche, uno dei nuclei centrali dell’attività di ricerca dell’ ICRCPAL. Filo conduttore delle due giornate sarà il confronto tra la produzione della carta nel passato e nel presente sia in Occidente sia in Oriente e le problematiche relative al suo restauro e alla sua conservazione.Durante le due giornate di studio verranno analizzate le varie tipologie di carta, da quella occidentale antica e moderna, a quella arabo ispanica alla carta araba, coreana, cinese, giapponese e indiana.Tra le varie iniziative anche alcune dimostrazioni pratiche di produzione di fogli di carta occidentali e di carta Hanji, prodotti da mastri cartai di Fabriano e della Corea del Sud.
In esposizione anche alcuni esempi di antichi volumi danneggiati dal tempo e da agenti esterni e alcuni esempi di restauri di carte moderne realizzati con tecnologie innovative.Con la partecipazione dell’Ambasciata della Repubblica di Corea in Italia. (foto: la via della carta)

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