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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘occupati’

Istat: ad agosto +83 mila occupati su luglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

“Un dato positivo. E’ un bene che prosegua l’andamento al rialzo degli occupati, ma il recupero, purtroppo, è troppo lento. Non solo gli occupati sono ancora inferiori di 359 mila e 158 unità rispetto a febbraio 2020, essendo scesi da 23.288,554 mila a 22.929,396, ma quelli a termine sono crollati da 2.926 mila di febbraio a 2.611 di agosto, con una flessione di 315 mila unità, addirittura -341 mila rispetto a gennaio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Bene, invece, che siano saliti i lavoratori permanenti, +47 mila unità rispetto al dato pre-Covid, da 15.099 mila di febbraio a 15.146 mila di agosto. Certo il dato è falsato dal blocco dei licenziamenti, per cui l’andamento è distorto. Resta, quindi, la preoccupazione di cosa accadrà allo scadere del vincolo legislativo che ha salvaguardato i posti di lavoro anche a fronte di aziende in difficoltà. Il rischio è che, con lo sblocco, ci sia un’ecatombe di lavoratori” conclude Dona.

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Istat: a giugno -46 mila occupati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, a giugno si contano 46 mila occupati in meno rispetto a maggio. “Dati gravi e preoccupanti. Non solo con la riapertura di negozi e delle fabbriche non si registra alcun rimbalzo, ma prosegue l’andamento negativo dei livelli di occupazione, con un calo mensile degli occupati di 46 mila unità, di cui 60 mila permanenti” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Insomma, nemmeno il blocco dei licenziamenti ha preservato il posto fisso, anche se il grosso della riduzione, su base annua, è per i dipendenti a termine, oltre mezzo milione, -548 mila rispetto a giugno 2019″ prosegue Dona.”In appena 4 mesi, gli occupati sono precipitati da 23 mln e 300 mila di febbraio a 22 mln e 702 mila di giugno, con una caduta di 598 mila unità, quelli a termine sono crollati da 2.919 mila di febbraio a 2.555 di giugno, con una flessione di 364 mila unità” prosegue Dona.”Se si aggiunge che il dato è artefatto, attenuato dal blocco dei licenziamenti, è decisamente allarmante. Cosa succederà quando il mercato del lavoro sarà sbloccato dal vincolo legislativo e tutti gli occupati riprenderanno ad essere collegati alla domanda del mercato? O il Paese sarà ripartito con slancio, oppure sarà una carneficina di lavoratori” conclude Dona.

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Istat: crollo occupati aprile

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, ad aprile si contano 274 mila occupati in meno rispetto a marzo.”Dato drammatico, per di più falsato dal blocco dei licenziamenti. E’ evidente che, avendo l’art. 46 del decreto legge n. 18 del 17/3/2020, noto come Cura Italia, bloccato le procedure di licenziamento, l’occupazione dei dipendenti a tempo indeterminato è formalmente preservata ed il crollo è legato al calo di quelli a termine” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Ma si tratta di un dato fittizio, artificioso ed irreale. Il punto è cosa succederà una volta che il mercato del lavoro sarà sbloccato da questo vincolo legislativo e tutti gli occupati riprenderanno ad essere collegati alla domanda effettiva di lavoro, agli ordini delle industrie e alle vendite degli esercizi. O il Governo, prima di allora, sarà in grado di far ripartire a pieno regime l’economia, con aiuti a fondo perduto, o sarà una strage di lavoratori” conclude Dona.

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Istat: a dicembre gli occupati calano rispetto a novembre

Posted by fidest press agency su sabato, 1 febbraio 2020

“Dopo il record storico di novembre, quando gli occupati avevano raggiunto la vetta di 23 mln e 451 mila, ora si registra un calo di ben 75 mila unità, il peggior risultato da aprile 2019. Questo continuo sali e scendi, questi dati altalenanti, dimostrano che l’andamento dell’occupazione non dipende da un reale aumento della domanda di beni e servizi, ma dalle fluttuazioni legate al mercato e alle riforme del lavoro” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Basti pensare che per rientrare nella voce occupati, è sufficiente che una persona in un’intera settimana abbia svolto anche solo un’ora di lavoro remunerata. Ovvio, quindi, che si registrino continuamente rialzi e ribassi occasionali, provvisori, temporanei. Insomma, il record di novembre si è rivelato un fuoco di paglia” conclude Dona.

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Occupati e disoccupati. Giovani, anziani, percentuali, numeri, ecc. Chi ci ha capito qualcosa?

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 settembre 2016

opportunita-lavoroEt voila’, l’occupazione e’ aumentata, no, anzi, e’ la disoccupazione che e’ aumentata. Anzi, sono aumentati gli occupati ma anche i disoccupati. Ce la mettono tutta, i media, e i comunicatori per non farci capire un bel niente. Dunque, com’e’ la situazione? Un grafico, elaborato dall’associazione Adapt, puo’ aiutarci. Se consideriamo il tasso di occupazione per fasce di eta’, dal 2008 (annus horribilis per l’economia), fino ai giorni nostri, si nota che l’occupazione dei 15-24 enni, dei 25-34 enni e dei 35-49 enni e’ dimunuita, con una tendenza alla stabilizzazione, quella dei 50-64 enni e’ aumentata. Insomma, i giovani e parte degli adulti stentano a trovare una occupazione, mentre sono favoriti gli adulti piu’ maturi. La ripresa non e’ dietro l’angolo, anche se ci sono stati miglioramenti. Come tutti possono immaginare, la paura del futuro impedisce ai consumatori di spendere e, per questo, la meta’ degli investimenti italiani e’ costituita da depositi bancari e postali. Insomma, gli italiani pensano che e’ meglio avere a portata di mano i soldi, non si sa mai, ma se non aumentano i consumi, non si attiva il ciclo economico, non aumenta il Pil e aumenta il debito pubblico.
Come abbiamo detto, i media ce la mettono tutta (in particolare la RAI) per creare ansia, apprensione, paura: basta vedere un telegiornale o sfogliare un giornale per averne la prova. Come si dice, le notizie cattive si vendono meglio di quelle buone. A danno di tutti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Sono più di 11 milioni i posti di lavori persi nel mondo dal 2008 ad oggi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2015

alistairUn gap occupazionale, tra il numero delle persone che oggi lavorano e quelle che avevano un impiego prima della crisi, pari a 1 su 20 dell’attuale forza lavoro. A lanciare l’allarme la nuova edizione dell’Hays Global Skills Index 2015, il report pubblicato ogni anno da Hays, società leader a livello globale nel recruitment specializzato, in collaborazione con Oxford Economics. L’analisi, intitolata “Labour markets in a world of continuous change”, prende in esame i mercati del lavoro di 31 economie (tra cui l’Italia) per individuare i principali trend del mondo del lavoro qualificato.Ma c’è di più. Si allarga anche il divario tra competenze disponibili ed esigenze del mercato del lavoro globale. Secondo il report, a registrare le maggiori carenze di specializzazioni, sono soprattutto quei Paesi che nell’ultimo anno hanno visto ripartire la propria economia come gli Stati Uniti, il Regno Unito e alcuni Stati del Nord Europa. Mentre, i mercati dei cosiddetti BRIC – una volta motore della crescita globale – stanno vivendo una fase di stallo che ha rallentato la domanda di professionisti qualificati. Lo squilibrio tra la domanda e l’offerta di competenze sul mercato del lavoro spinge sempre più aziende ad offrire stipendi comprensivi di benefit e bonus ai profili maggiormente specializzati determinando un’inflazione sui salari.La carenza di competenze, soprattutto nei settori altamente specializzati, ha un impatto negativo sia sulla produttività con professionisti sotto o sovra qualificaticarlos per il ruolo svolto, sia sulla qualità del lavoro finale.La mancanza di competenze specializzate mette in evidenza l’urgenza di un adeguato ambiente regolatorio che permetta sia la crescita economica delle aziende, sia la creazione di nuove opportunità di lavoro per i professionisti. È fondamentale, quindi, l’intervento dei Governi per favorire da un lato la ripresa economica, dall’altro l’accesso da parte delle imprese alle competenze di cui hanno bisogno.“L’economia mondiale è tornata a crescere – commenta Alistair Cox, CEO di Hays – .Tuttavia, la ripresa ha accentuato il divario tra le competenze disponibili sul mercato del lavoro e quelle richieste dalle aziende e, in molti Paesi, si registrano ancora alti tassi di disoccupazione. Imprese e Governi devono lavorare insieme per trovare soluzioni efficaci per colmare questo gap e non compromettere la futura crescita economica”.“È necessario che politiche e servizi all’educazione siano allineati con le reali esigenze economiche delle aziende. Questo, però, richiede tempo, con effetti a lungo termine – continua Cox – . Nel breve periodo occorre, invece, adottare politiche del lavoro e dell’immigrazione che permettano alle imprese di selezionare professionisti specializzati al di fuori del proprio mercato. In caso contrario, la domanda di competenze qualificate continuerà a non essere soddisfatta”.
E in Italia? “Dopo anni di recessione l’economia del nostro Paese mostra i primi deboli segnali di ripresa, ma aumenta la pressione sul mercato del lavoro con un aumento della domanda di professionisti qualificati – spiega Carlos Soave, Managing Director Hays Italia -. La mancanza di competenze specializzate è, infatti, la sfida più grande per le aziende italiane: l’aumento del tasso di disoccupazione acuirà ancora di più le difficoltà nella ricerca di professionisti qualificati nel lungo periodo”. (foto: alistair, carlos)

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Stranieri a Nord-Est

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 giugno 2012

Grue Nordest

Grue Nordest (Photo credit: Alexandre Prévot)

Gli stranieri rappresentano una risorsa per il territorio del NordEst: le quasi 100mila imprese condotte da stranieri producono il 6,4% del Pil del territorio, specie nel settore delle costruzioni dove il peso dell’attività immigrata è del 18,4%. Nel NordEst si contano complessivamente 581mila occupati (l’11,6% del totale degli occupati) e 70mila disoccupati (il 28,1% del totale dei disoccupati), evidenziando tassi di disoccupazione del 10,7%, più elevati in Friuli V.G. (13,7%) e in Emilia Romagna (11,2%). I dipendenti stranieri hanno una retribuzione mensile inferiore di 255 € rispetto ai colleghi italiani e oltre il 40% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà.
Questi alcuni dei risultati raccolti nel Rapporto Annuale sull’Economia dell’Immigrazione realizzato dalla Fondazione Leone Moressa e patrocinato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e dal Ministero degli Affari Esteri, che è stato presentato domenica 17 Giugno 2012 a Padova presso la Sala Nassirya in Piazza dei Signori alle ore 9.30 nel convegno dal titolo “Gli stranieri: quale valore economico per la società?”,convegno organizzato dall’Associazione Ascan e dal Comune di Padova in occasione della sesta edizione di “Tradizione Senegalese” che si terrà per l’intera giornata di domenica in Piazza della Frutta a Padova
Il Valore Aggiunto prodotto dalle imprese condotte da stranieri. Nel NordEst le quasi 100mila imprese condotte da imprenditori stranieri concorrono alla produzione del 6,4% del Pil complessivo dell’area, per un ammontare di 19 miliardi di €. In Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Veneto la percentuale si stabilizza, rispettivamente, attorno al 6,7%, 6,6% e 6,4%, mentre per il Trentino Alto Adige la cifra di riduce al 5%. Il maggior contributo alla formazione del valore aggiunto è ascrivibile alle imprese che operano nel comparto delle costruzioni, dove le imprese straniere producono il 18,4% della produzione totale del settore, seguito dal commercio (9,6%), dalla manifattura e dai servizi alle persone (7,4%). L’edilizia rimane il comparto prevalente per tutte le regioni nel NordEst.
Gli imprenditori stranieri e le imprese condotte da stranieri. Il NordEst annovera complessivamente 93.402 imprenditori di origine straniera (il 9,6% del totale) e 99.545 imprese per le quali la partecipazione e la proprietà è detenuta in prevalenza da soggetti stranieri (l’8,3% del totale). In questo Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia mostrano incidenze più elevate delle altre regioni dell’area nordestina, anche se il Veneto registra valori comunque superiori alla media nazionale.
Il mercato del lavoro. Dal 2008 al 2011 si è assistito nel NordEst ad un aumento del tasso di disoccupazione straniero di 2,5 punti percentuali passando dall’8,5% al 10,7% e raggiungendo 70mila immigrati senza lavoro. Questo significa che nel triennio considerato un nuovo disoccupato su quattro a NordEst ha origini straniere. In Friuli Venezia Giulia e in Emilia Romagna si osservano tassi di disoccupazione straniera più elevati (rispettivamente 13,7% e 11,2%) rispetto a Veneto e Trentino Alto Adige (rispettivamente 9,9% e 9,3%). Dal punto di vista dell’occupazione si contano comunque quasi 600mila lavoratori di origine straniera, pari all’11,6% del totale: in questo caso l’Emilia Romagna e il Veneto mostrano incidenze superiori (12,6% e 11,8%).
Retribuzioni, redditi e Irpef pagata. Un dipendente straniero che lavora nel NordEst guadagna al mese una cifra netta di poco superiore ai 1.000€, 255€ in meno rispetto ai colleghi italiani. Retribuzioni superiori si percepiscono in Friuli Venezia Giulia dove i differenziali salariali con gli italiani si fanno più contenuti. Al fisco nel 2009 i contribuenti nati all’estero hanno dichiarato una cifra di oltre 4,6 miliardi di € in Veneto e di 4,2miliardi di € in Emilia Romagna con redditi procapite che in queste due regioni ammontano, rispettivamente, a 12.881 € e 12.162 €. Di Irpef gli stranieri pagano a testa tra i 2.330 € dell’Emilia Romagna a 2.970 € del Friuli Venezia Giulia.
Livelli di povertà. Il 42,2% delle famiglie straniere vive al di sotto della soglia di povertà contro il 12,6% delle famiglie italiane. Il reddito percepito permette di risparmiare una cifra molto bassa che supera di poco i 600 euro annui. Le entrate provengono per l’84,3% da lavoro dipendente e di queste oltre un quarto viene destinato al pagamento dell’affitto, dal momento che appena il 13,8% delle famiglie è proprietaria dell’abitazione di residenza. Una realtà spesso non adeguatamente presa in considerazione. “Questo rapporto fornisce un contributo importante e “accende i riflettori” su quella maggioranza silenziosa di immigrati che contribuisce in modo rilevante al buon funzionamento del paese, della sua economia e dei suoi servizi”, ha sottolineato José Angel Oropeza, Direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’OIM. “Senza di loro l’intero sistema economico italiano andrebbe incontro a gravi difficoltà: una realtà frequentemente trascurata dai mezzi di informazione, e di conseguenza spesso anche ignorata da parte dell’opinione pubblica. Una realtà ancora più presente nel NordEst, dove la presenza di immigrati lavoratori è particolarmente alta e dove i livelli di integrazione sono tra i più elevati del paese”

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Istat: occupati e disoccupati

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2011

L’emergenza occupazionale in cui ormai versa il Belpaese è confermata dalle stime dell’ISTAT sullo stato dell’occupazione a gennaio che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta nude e crude all’attenzione della cittadinanza affinché l’opinione pubblica comprenda che non è più tempo di aspettare poiché anche se il governo latita ed è impegnato in ben altro, urgono interventi urgenti in campo economico che abbiano concreti effetti sulla ripresa del mercato del lavoro specie quello giovanile che appare il più colpito dalla crisi. Secondo le indagini dell’istituito nazionale di statistica gli occupati sono 22.831.000, in diminuzione dello 0,4% (83.000 unità) rispetto a dicembre 2010. Nel confronto con l’anno precedente l’occupazione è in calo dello 0,5% (-110.000 unità). La diminuzione registrata nel mese è dovuta sia alla componente maschile sia a quella femminile. Il tasso di occupazione è pari al 56,7%, in calo di 0,2 punti percentuali rispetto a dicembre e di 0,4 punti rispetto a gennaio 2010. Cresce purtroppo il numero dei disoccupati, pari a 2.145.000, registrando un aumento dello 0,1% (+ 2.000 unità) rispetto a dicembre. Il risultato è sintesi della crescita della disoccupazione femminile e della flessione di quella maschile. Su base annua la crescita del numero di disoccupati è del 2,8% (+ 58.000 unità). Per il terzo mese consecutivo il tasso di disoccupazione si attesta all’8,6% con una crescita di 0,2 punti percentuali su base annua. Prosegue la crescita del tasso di disoccupazione giovanile, che raggiunge il 29,4%. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumentano dello 0,5% (80 mila unità) rispetto al mese precedente. Il tasso di inattività è pari al 37,8%, dopo tre mesi in cui risultava stabile al 37,6%.

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Le casse vuote dello Stato

Posted by fidest press agency su sabato, 16 ottobre 2010

«Quanto leggo oggi nell’intervista rilasciata dal ministro Galan è sorprendente: “Non c’é nulla per la crescita”,”questa finanziaria é una tragedia”,”il problema é che non ci sono soldi per l’agricoltura”. Sembra di leggere le parole di un esponente dell’opposizione! A questo punto mi chiedo cosa aspetti, Galan, a lasciare il Governo e magari a fare seria opposizione. Per l’ennesima volta Tremonti dimostra di non conosce il nostro Paese, e il governo si occupa di agricoltura solo per salvare pochi truffatori del latte e per giunta con i soldi di tutti gli italiani. Se Tremonti lo desidera gli raccontiamo noi quanto conti il settore, quanti occupati abbia, oppure può informarsi dai suoi colleghi europei. Gli stessi che stanziano centinaia di milioni di euro per l’agricoltura. Sarkozy ha messo in piedi 3 programmi per il rilancio del settore del valore di 1 miliardo di euro, il nostro premier evidentemente preferisce occuparsi Montecarlo piuttosto che di un asset fondamentale della nostra economia». Così Ernesto Carbone, coordinatore del Forum agricoltura del PD, dal sito di TrecentoSessanta, l’Associazione che fa riferimento a Enrico Letta.

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