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Posts Tagged ‘occupazione’

L’Università di Camerino tra i primi 10 Atenei italiani per il miglior tasso di occupazione dei proprio laureati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2022

Il 93,3% dei laureati magistrali biennali di Unicam, infatti, a cinque anni dal conseguimento del titolo di studio è occupato. I risultati relativi all’inserimento nel mondo del lavoro dei laureati dell’Università di Camerino sono ancora una volta molto positivi, così come lo sono quelli loro soddisfazione, dati che emergono dal XXIV Rapporto sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati presentati nei giorni scorsi dal Consorzio AlmaLaurea.Molto positivi sono anche i dati relativi all’occupabilità dei laureati Unicam. Il tasso di occupazione dei laureati di primo livello che, dopo la conquista del titolo, hanno scelto di non proseguire gli studi universitari e di immettersi direttamente nel mercato del lavoro, è pari al 68,5%. Ad un anno dal conseguimento del titolo, il 77,2% dei laureati magistrali biennali Unicam è occupato e le performance occupazionali migliorano con il trascorrere del tempo dal conseguimento del titolo: il 93,3% dei laureati magistrali biennali intervistati a cinque anni dal titolo è occupato. Particolarmente positivo è inoltre il dato relativo alla efficacia della laurea, che mette a fuoco l’effettiva utilità e spendibilità del titolo nell’ambiente di lavoro, con una media di risposte positive pari all’87,7%, che supera ampiamente quella nazionale pari al 66,3%. Dai dati riportati nel rapporto, Unicam viene premiata anche per i risultati sulla valutazione dell’esperienza universitaria e sulla soddisfazione espressa dai laureati. Il 94% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente, il 90,3% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso ed il 92% dei laureati che le ha utilizzate ritiene le aule adeguate. Più in generale, il 95,6% dei laureati si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria nel suo complesso. E quanti si iscriverebbero di nuovo all’Università? L’80,5% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso Ateneo. “L’indagine AlmaLaurea – ha dichiarato il Rettore Unicam Claudio Pettinari – conferma la qualità dell’offerta formativa di Unicam, premiando gli sforzi e l’impegno dell’Ateneo. Da tempo infatti stiamo lavorando affinché la formazione dei nostri laureati sia incentrata sulle esigenze del mercato del lavoro, con confronti a tutto campo con il mondo imprenditoriale, sia nel nostro territorio che in ambito nazionale, nella progettazione e definizione dell’offerta formativa, che dal prossimo anno accademico vedrà l’attivazione del corso di laurea triennale in “Scienze Giuridiche per l’Innovazione organizzativa e la Coesione sociale” e del curriculum in “Nutrizione per il Benessere e lo Sport”, nell’ambito del corso di laurea magistrale in Biological Sciences, così come si avrà una rimodulazione dei corsi di laurea magistrale in Physics e Mathematics and Application. I dati testimoniano ancora una volta che la laurea rappresenta un grande investimento per il proprio futuro, specialmente in questo particolare e difficile momento che tutti noi e la nostra società stiamo attraversando”.Per quanto riguarda la provenienza degli stranieri, la percentuale di laureati stranieri di Unicam (11,3%) si mantiene su un livello molto superiore alla media sia regionale (4,3) che nazionale (4,2). La percentuale di laureati stranieri nelle lauree Magistrali è pari al 24%.La percentuale di laureati che non risiedono nella Regione Marche è del 31,9% mentre le provenienze scolastiche dei laureati evidenziano la capacità di UNICAM di accogliere e supportare al meglio sia gli studenti che provengono da istituti con orientamento tecnico, che con orientamento liceale. UNICAM si distingue per un’alta percentuale di laureati, il 73,8%, che hanno svolto tirocini/stage riconosciuti durante il proprio percorso di studio. Anche la media di studio all’estero (18,3%) è più alta di quella complessiva degli atenei italiani, particolarmente accentuata è la percentuale di chi studia all’estero durante la laurea magistrale.Il 71,5% dei laureati di primo livello, dopo il conseguimento del titolo, decide di proseguire il percorso formativo con un corso di secondo livello

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Tasso di occupazione dei laureati dell’Università di Parma

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

E’ a uno e cinque anni dal conseguimento del titolo si conferma più alto della media nazionale, ed è in crescita rispetto al dato del 2021. Molto alto (al 91,1%) anche il grado di soddisfazione complessivo rispetto all’esperienza universitaria. A dirlo è il Rapporto 2022 sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati presentato oggi dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea. Il Rapporto di AlmaLaurea sulla Condizione occupazionale dei laureati ha analizzato 660 mila laureati, di 76 università, di primo e secondo livello del 2020, 2018 e 2016 contattati, rispettivamente, a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo. I laureati nel 2021 dell’Università di Parma coinvolti nel XXIV Rapporto sul Profilo dei laureati sono 5.533. Si tratta di 3.098 di primo livello, 1.866 magistrali biennali e 554 a ciclo unico; i restanti sono laureati in altri corsi pre-riforma. Il 49,6% dei laureati proviene da fuori regione, più del doppio del dato nazionale (23,8%); in particolare è il 45,3% tra i triennali e il 56,8% tra i magistrali biennali. È in possesso di un diploma di tipo liceale (classico, scientifico, linguistico, …) il 70,4% dei laureati: è il 64,5% per il primo livello e il 74,0% per i magistrali biennali. Possiede un diploma tecnico il 23,5% dei laureati: è il 27,9% per il primo livello e il 20,9% per i magistrali biennali. Residuale la quota dei laureati con diploma professionale. Età, regolarità e voto di laurea: 25,5 anni l’età media alla laurea, il 67,6% termina l’università in corso; 102,6 il voto medio di laurea L’età media alla laurea è 25,5 anni per il complesso dei laureati, nello specifico di 24,3 anni per i laureati di primo livello e di 26,9 anni per i magistrali biennali. Un dato su cui incide il ritardo nell’iscrizione al percorso universitario: non tutti i diplomati, infatti, si immatricolano subito dopo aver ottenuto il titolo di scuola secondaria superiore.Il 67,6% dei laureati termina l’università in corso: in particolare è il 66,2% tra i triennali e il 74,5% tra i magistrali biennali. Il voto medio di laurea è 102,6 su 110: 99,7 per i laureati di primo livello e 106,9 per i magistrali biennali. Il 77,3% dei laureati ha svolto tirocini riconosciuti dal proprio corso di studi: è l’81,8% tra i laureati di primo livello e il 77,3% tra i magistrali biennali (valore, quest’ultimo, che cresce al 90,2% considerando anche coloro che l’hanno svolto solo nel triennio). Ha compiuto un’esperienza di studio all’estero riconosciuta dal corso di laurea (Erasmus in primo luogo) il 7,6% dei laureati: il 4,7% per i triennali e il 9,8% per magistrali biennali (quota, quest’ultima, che sale al 15,4% considerando anche coloro che le hanno compiute solo nel triennio). Il 65,6% dei laureati ha svolto un’attività lavorativa durante gli studi universitari: è il 67,7% tra i laureati di primo livello e il 66,5% tra i magistrali biennali.Il 90,3% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente e l’87,0% ritiene il carico di studio adeguato alla durata del corso. In merito alle infrastrutture messe a disposizione dall’Ateneo, l’88,7% dei laureati che le ha utilizzate considera le aule adeguate. Più in generale, il 91,1% dei laureati si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria nel suo complesso. E quanti si iscriverebbero di nuovo all’Università? Il 74,1% dei laureati sceglierebbe nuovamente lo stesso corso e lo stesso Ateneo, mentre il 7,7% si iscriverebbe nuovamente allo stesso Ateneo, ma cambiando corso.

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Robotica 4.0, formazione continua a sostegno dell’occupazione

Posted by fidest press agency su sabato, 14 Maggio 2022

Torino. Soddisfazione per la Città metropolitana per l’avvio del progetto “Robotica 4.0 Imparare per fare”, un ciclo di corsi di formazione specializzata sulla robotica, destinato a favorire la conoscenza di strumenti tecnologici utili a inserirsi o rientrare nel mercato del lavoro. Il progetto ha ottenuto un finanziamento di circa 50 mila euro erogato da Città metropolitana all’Unione Net, con risorse messe a disposizione da Compagnia di San Paolo.Nei giorni scorsi i rappresentanti del Comune di Settimo, di Unione Net e di Città metropolitana hanno firmato il protocollo d’intesa che suggella l’accordo. Il progetto prevede cinque tipologie di corsi gratuiti, con target diversi. In tutti i casi i partecipanti imparano a utilizzare i robot industriali forniti dall’azienda Comau, partner del progetto. I corsi, della durata variabile fra 2 e 10 giorni e concepiti su diversi livelli, sono Robotica educativa, Robotica industriale (livello base), Programmazione-Python, Percorso integrato (livello medio) e Percorso facilitatori (livello avanzato).I corsi si tengono in uno spazio dedicato in Biblioteca Archimede, uno dei principali poli formativi e culturali del territorio metropolitano, e durano circa 8 ore al giorno. Gli studenti vengono seguiti da formatori specializzati e acquisiscono competenze che potranno, in alcuni dei percorsi, essere verificate da un esame finale.I corsi di formazione forniscono strumenti di conoscenza della robotica e si rivolgono a persone senza occupazione fra i 20 e i 50 anni iscritti al Centro per l’impiego, ai “Neet” (le persone che al momento non studiano e non sono in cerca di occupazione) e anche a studenti degli istituti superiori. Il corso Facilitatori è rivolto al personale degli enti partner dell’iniziativa e ha l’obiettivo di consolidare le loro conoscenze per poter portare avanti e implementare nel tempo il progetto. La platea dei partecipanti, al momento una quarantina, è stata selezionata dal Centro per l’impiego e dalle scuole superiori di Settimo coinvolte nel progetto, l’Istituto 8 marzo, l’Istituto Galileo Ferraris e l’Enaip.

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Istat: boom occupazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 Maggio 2022

Secondo l’Istat, a marzo 2022 il numero di occupati torna a superare i 23 milioni e il tasso di occupazione si attesta al 59,9%, un record dall’inizio delle serie storiche. “Ottima notizia! Un dato indubbiamente molto positivo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Va detto, però, che vi è sempre uno sfasamento temporale tra l’andamento della produzione e quello dell’occupazione. L’impatto del ciclo economico sui livelli occupazionali risulta differito nel tempo. Insomma, il dato di marzo dell’occupazione non ha ancora scontato il calo congiunturale del Pil del primo trimestre 2022” conclude Dona.

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Rassegna trimestrale sull’occupazione e gli sviluppi sociali in Europa

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2022

In occasione dell’Anno europeo dei giovani 2022 la Commissione ha pubblicato oggi l’ultima edizione della rassegna trimestrale sull’occupazione e gli sviluppi sociali in Europa che include un approfondimento tematico specifico sul divario retributivo di genere tra i giovani lavoratori.Queste rassegne trimestrali danno una panoramica dei recenti sviluppi sociali e del mercato del lavoro nell’UE, con analisi tematiche specifiche.Dall’ultima edizione emerge che sul mercato del lavoro dell’UE le giovani donne (di età compresa tra i 25 e i 29 anni) subiscono a inizio carriera un divario retributivo di genere non corretto del 7,2 %, percentuale pari a circa la metà del divario retributivo di tutti i lavoratori, il che indica ancora maggiori disparità retributive tra i lavoratori più anziani. D’altro canto la rassegna rileva anche che le differenze retributive tra giovani lavoratori e lavoratrici sono difficili da spiegare sulla base dei dati disponibili e che la situazione varia molto da paese a paese.Vi sono poi differenze nelle caratteristiche dei lavoratori che determinano importanti divari retributivi, pur operando in direzioni diverse: i giovani lavoratori tendono a guadagnare di più perché lavorano in attività economiche più remunerate ma le giovani lavoratrici tendono a percepire salari più alti in quanto più istruite.L’eliminazione del divario retributivo di genere è indicata come priorità nella strategia per la parità di genere 2020-2025 della Commissione. Sempre in questo senso la Commissione ha presentato una proposta di direttiva sulla parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro attraverso la trasparenza delle retribuzioni e meccanismi esecutivi. La proposta è attualmente oggetto di discussione al Parlamento europeo e al Consiglio.

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Siria: Afrin, quattro anni di occupazione

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2022

Nel quarto anniversario dell’occupazione della regione curda siriana settentrionale di Afrin, completata il 18 marzo 2018 in violazione del diritto internazionale, l’Associazione per i popoli minacciati (APM) avverte di nuovi attacchi della Turchia, membro della NATO, contro i suoi vicini. L’invasione di Putin in Ucraina rafforza l’importanza geopolitica della Turchia. Il dittatore Erdogan potrebbe sentirsi incoraggiato ad attaccare di nuovo le regioni curde nel nord della Siria. Erdogan potrebbe essere meno in grado di contare sull’aiuto di Putin in questo – ma all’interno della NATO ora può farla franca con qualsiasi cosa. E lui lo sa. Al contrario della guerra di aggressione di Putin, la Nato e i governi europei non hanno speso una sola parola per condannare la guerra di aggressione di Erdogan su Afrin. Questi doppi standard danneggiano e svalutano i valori occidentali. Per questo motivo, l’APM mette in guardia la politica e i media dal minimizzare il dispotismo di Erdogan: Tutto quello che Putin sta facendo oggi, Erdogan lo sta facendo da anni, con l’appoggio o la tolleranza della Nato. Dovrebbe essere ostracizzato per questo proprio come lo è Putin, finché il suo governo non si sforza per un dialogo reale, pacifico e paritario con la popolazione curda in Turchia, in Siria e in Iraq. Le guerre contro l’etnia curda nel proprio paese, in Siria e in Iraq devono finire immediatamente. Il presidente turco deve smettere di sostenere i gruppi islamici radicali nel mondo. Il governo turco deve rispettare pienamente la libertà di riunione, la libertà di stampa e la libertà di espressione. Le decine di migliaia di persone che sono state imprigionate per le loro opinioni devono essere rilasciate immediatamente. Erdogan deve finalmente attuare tutte le decisioni della Corte europea dei diritti dell’uomo. Nel frattempo, le notizie di violazioni dei diritti umani e di crimini di guerra commessi dalla Turchia ad Afrin continuano senza sosta. L’esercito turco e i suoi mercenari islamisti attaccano brutalmente le donne curde e i membri delle minoranze Yazidi, Alevi e cristiane. Quattro ragazze e donne sono state uccise dall’inizio dell’anno: Ezize Ibrahim (41), Semire Elwan (3), Fatme Elwan (9) e una donna il cui nome non è noto. Inoltre, dodici donne sono già state rapite dalle forze di occupazione o dagli islamisti siriani quest’anno. L’APM ha i nomi delle donne. Per quattro anni, le forze di occupazione turche e i mercenari loro alleati hanno sistematicamente commesso crimini come stupri, rapimenti, saccheggi, rapine e furti. 84 donne sono state deliberatamente assassinate. Almeno sei donne si sono suicidate dopo essere state stuprate. Molti membri delle minoranze hanno dovuto fuggire. L’ex comunità cristiana di Afrin, composta da 1.200 membri, non esiste più. L’ultimo armeno è stato espulso, così come i circa 350.000 curdi. Migliaia di persone sono state uccise o ferite. Scuole curde e l’unica università curda nella storia della Siria, cimiteri curdi, santuari yazidi e aleviti sono stati distrutti dalla Turchia e dai suoi islamisti siriani.

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Le regole “base” per gli incentivi all’occupazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2021

Un percorso a ostacoli, quello per la fruizione degli incentivi all’occupazione. Per aver chiara la pluralità di principi generali e la stratificazione degli atti di prassi in base alle quali operare per ottenere gli esoneri contributivi, arriva da Fondazione Studi l’approfondimento 15 novembre 2021 dal titolo “Principi generali per la fruizione degli incentivi all’occupazione”. Nel delineare la check list utile a imprese e operatori derivante dalla normativa nazionale e comunitaria in vigore, il documento si sofferma nell’evidenziare cosa si intende con la definizione “incentivi all’occupazione”, differenziandoli dai regimi di “sotto contribuzione” e da specifiche tipologie contrattuali come l’apprendistato. Alle norme di legge si affiancano di frequente prassi e giurisprudenza per inquadrare i singoli principi in un quadro funzionale ad evitare fastidiosi e gravosi recuperi da parte degli enti preposti. Nell’approfondimento si entra quindi nel dettaglio dei principi di regolarità contributiva e del rispetto della contrattazione collettiva come dei diritti di precedenza all’assunzione ma anche della tutela delle condizioni di lavoro e della situazione di crisi aziendale; al suo interno trovano spazio, poi, le indicazioni nel caso in cui si utilizzi il contratto di somministrazione e si valuti di cumulare sgravi distinti su un unico rapporto di lavoro; ci si sofferma inoltre sull’ampio tema degli aiuti di Stato, anche quelli soggetti al de minimis, e sul Temporary Framework di cui alla comunicazione 19.03.2020 C(2020) 1863 final con cui si rinnova il quadro delle regole applicabili temporaneamente in relazione all’impatto della pandemia da Covid-19 sulle imprese degli Stati membri.

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Fondi europei per sostenere l’occupazione

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2021

La Commissione, nel quadro di REACT-EU, ha stanziato oltre 1,2 miliardi di € per sei programmi operativi (PO) del Fondo sociale europeo in Italia, Germania e Spagna al fine di aiutare questi paesi a riprendersi dall’emergenza coronavirus. In Italia il PO nazionale “Per la Scuola” otterrà 1 miliardo di € in più per migliorare la transizione digitale nelle scuole tramite l’accesso alla banda ultralarga e a nuove lavagne e attrezzature digitali e interattive. I finanziamenti supplementari saranno destinati inoltre alla creazione di laboratori innovativi, anche in materia di sostenibilità, nelle scuole primarie e secondarie. In Spagna, la Comunità autonoma di La Rioja riceverà ulteriori 19 milioni di € per aiutare i disoccupati a entrare nel mercato del lavoro, per rafforzare il sistema sanitario assumendo personale supplementare e per sostenere l’integrazione sociale e nel mercato del lavoro delle persone con disabilità. I fondi saranno utilizzati anche per garantire che alunni e studenti ricevano un’istruzione continua durante tutta la pandemia di coronavirus. In Germania, il Land Renania settentrionale-Vestfalia riceverà 110 milioni di € per sostenere, in particolare, i giovani e coloro che hanno sofferto maggiormente a causa della pandemia di coronavirus, ad esempio le persone con deficit nell’istruzione di base. I nuovi fondi le aiuteranno ad acquisire ulteriori competenze, comprese quelle digitali, e a trovare nuovi posti di lavoro. Gli apprendisti, in particolare nelle piccole imprese, riceveranno inoltre una formazione supplementare per acquisire nuove competenze che aumenteranno le loro possibilità di trovare un lavoro dopo l’apprendistato. Il sostegno supplementare dell’UE aiuterà anche le strutture di assistenza diurna ad assumere personale supplementare. Nel Saarland 15,4 milioni di € saranno messi a disposizione per sostenere la formazione professionale. Ciò contribuirà a proteggere i posti di lavoro o ad aumentare le possibilità di trovare un nuovo lavoro. I fondi saranno utilizzati anche per migliorare le competenze digitali degli erogatori di formazione e dei dipendenti e per evitare che i giovani abbandonino la formazione a causa della pandemia, ad esempio fornendo attrezzature informatiche per i partecipanti particolarmente svantaggiati e creando offerte di apprendimento digitale che colleghino scuole e imprese regionali. Nel Land Assia, 41 milioni di € saranno utilizzati per fornire un sostegno mirato a coloro che hanno avuto bisogno di assistenza durante la pandemia, come le persone in cerca di lavoro, le famiglie povere, i giovani in transizione dalla scuola al lavoro e le persone con scarse competenze linguistiche. Inoltre, i fondi saranno utilizzati per migliorare le competenze digitali delle persone. Infine, circa 30 milioni di € saranno messi a disposizione del Land Sassonia-Anhalt per gli alunni provenienti da contesti svantaggiati, grazie a servizi digitali di consulenza e sostegno nuovi e perfezionati. REACT-EU fa parte di NextGenerationEU e stanzia 50,6 miliardi di € in finanziamenti aggiuntivi (a prezzi correnti) ai programmi della politica di coesione nel corso del 2021 e del 2022 per la transizione verde e digitale e per una ripresa socioeconomica sostenibile.

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REACT-EU: 4,7 miliardi di € per sostenere l’occupazione

Posted by fidest press agency su martedì, 21 settembre 2021

La Commissione ha concesso 4,7 miliardi di € all’Italia a titolo di REACT-EU per sostenere la risposta del paese alla crisi del coronavirus e contribuire a una ripresa socioeconomica sostenibile. Il nuovo finanziamento è il risultato della modifica di due programmi operativi del Fondo sociale europeo (FSE) e del Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD). Il programma nazionale FSE dell’Italia dedicato alle “Politiche attive per l’occupazione” riceverà 4,5 miliardi di € per sostenere l’occupazione nelle zone più colpite dalla pandemia. I fondi supplementari contribuiranno ad aumentare le assunzioni di giovani e donne, consentiranno ai lavoratori di partecipare alla formazione e sosterranno servizi su misura per le persone in cerca di lavoro. Contribuiranno inoltre a proteggere i posti di lavoro nelle piccole imprese delle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Quale componente di NextGenerationEU, REACT-EU fornisce un’integrazione di 50,6 miliardi di € in finanziamenti aggiuntivi (a prezzi correnti) ai programmi della politica di coesione nel corso del 2021 e del 2022. Le misure si concentrano sul sostegno alla resilienza del mercato del lavoro, all’occupazione, alle piccole e medie imprese e alle famiglie a basso reddito. Contribuiscono inoltre a predisporre basi che possano far fronte alle esigenze future per le transizioni verde e digitale e per una ripresa socioeconomica sostenibile, conformemente agli obiettivi di REACT-EU e alle raccomandazioni specifiche per paese del 2020 formulate per ciascun paese interessato nel contesto del semestre europeo. Tali risorse aggiuntive dovrebbero essere utilizzate per progetti che promuovano le capacità di superamento degli effetti della crisi nel contesto della pandemia di coronavirus, come anche per investimenti in operazioni che contribuiscano a preparare una ripresa verde, digitale e resiliente dell’economia.REACT-EU è entrato in vigore il 24 dicembre 2020 e può finanziare spese retroattivamente dal 1º febbraio 2020 al 31 dicembre 2023. I fondi REACT-EU integrano le risorse che l’Italia riceve dal dispositivo per la ripresa e la resilienza.

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Alitalia-Ita: fari accesi su piano industriale e occupazione

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2021

“Le commissioni continueranno a tenere accesi i fari sulla questione Ita-Alitalia: la prossima settima saranno in audizione l’azienda e i Ministeri di riferimento. Approfondiremo il piano industriale di Ita che ci pare abbia ridimensionato le ambizioni in termini di prospettive industriali e di riposizionamento sul mercato e inoltre chiederemo con molta chiarezza che anche Ita, a totale capitale pubblico, rispetti le leggi dello Stato in tema di applicazione del contratto collettivo nazionale e tutte le altre disposizioni di legge”. Lo hanno dichiarato la presidente della commissione Lavoro della Camera Romina Mura e il capogruppo Pd in commissione Trasporti Davide Gariglio, oggi a margine dell’audizione delle sigle sindacali e le associazioni nelle commissioni Trasporti e Lavoro della Camera sulla situazione di Alitalia e della Newco Ita (Italia Trasporto Aereo). Ribadendo che “si devono accompagnare i lavoratori di Alitalia con strumenti di sostegno al reddito e politiche attive in attesa che si realizzino le condizioni di ricollocazione in Ita”, Mura e Gariglio hanno chiesto nuovamente “un tavolo unico del settore del trasporto aereo, per rilanciare un asset industriale fondamentale e per dare risposte strutturali a un settore le cui crisi si susseguono da anni. Solo qualche mese fa abbiamo congelato la crisi Air Italy con la cig ma a fine anno ci ritroveremo questa vertenza da risolvere”.

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Tasso di occupazione in Italia ai minimi europei

Posted by fidest press agency su domenica, 11 luglio 2021

Le conseguenze della crisi economica post Covid 19 colpiscono il mercato del lavoro: secondo Eurostat, in Italia la percentuale di occupati è scesa dal 59% del 2019 al 58,1% a fronte di un calo in Ue dal 68,5% al 67,7%. Siamo il fanalino di coda dei Paesi europei, penultimi dopo la Grecia. Sono soprattutto le donne a soffrire di questa situazione, con un calo dal 50,1% al 49% (-1,1 punti), la media Ue mostra una diminuzione dal 63,1% al 62,5% (-0,6 punti): stiamo parlando di un tasso di occupazione medio delle lavoratrici italiane che di quasi 14 punti sotto quello dell’Unione Europea. Altri Paesi, altre situazioni: in Germania cresce la percentuali di donne occupate, salendo al 73,2%.La motivazione di questa decrescita è da ricercarsi nelle tipologie di lavoro: si sono persi posti soprattutto nei servizi e nei lavori a termine, notoriamente a più ampia presenza femminile.A febbraio 2021 erano quasi un milione in meno gli occupati in Italia rispetto a febbraio 2020, nonostante gli ammortizzatori sociali messi in campo dal Governo.Situazione ancora molto pesante per i più giovani: il tasso di disoccupazione delle persone tra i 15 e i 24 anni a febbraio era del 31,6% con un calo di 1,2 punti su gennaio e un aumento di 2,6 punti su febbraio 2020 prima dell’inizio dei vari lockdown totali o parziali.Va controtendenza Gruppo M Italia (https://www.gruppomitalia.it/), brand attivo da 25 anni nel settore dei servizi per le imprese, che negli ultimi due mesi ha fatto registrare un +30% di assunzioni. L’incremento è dovuto ad un aumento dei contratti sia sul fronte del portierato che dei servizi logistici, legati in particolar modo alla filiera HoReCa, in forte ripresa dopo l’allentamento delle restrizioni dovute alla pandemia. “La tendenza all’aumento delle assunzioni per Gruppo M Italia – afferma Mirko Pepe, AD del Gruppo- sembra non fermarsi. C’è sicuramente un aspetto contingente dovuto alla crescita del mercato ma parte del fenomeno si spiega anche con l’attenzione che dedichiamo ai nostri collaboratori”.Facilità di inserimento, con programmi di onboarding personalizzati, formazione continua e supporto tecnologico sono solo alcuni degli elementi messi in campo da Gruppo M Italia per una gestione ottimale e coerente delle Risorse Umane.

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Occupazione: “Prorogare blocco settori in crisi e coinvolgere su Pnrr”

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2021

“Dai lavoratori in piazza arriva una richiesta di ascolto e dialogo che il Governo non può ignorare. Cominciamo a dare certezze sul blocco dei licenziamenti, che deve essere prorogato nei settori in crisi e a rischio, in attesa che si completi la riforma su ammortizzatori e politiche attive. Il Governo accolga la proposta che il gruppo Pd ha portato in Parlamento. Concordo con la proposta dei sindacati di coinvolgere le parti sociali sui contenuti del Pnrr e nella cabina di regia”. Lo afferma la presidente della commissione Lavoro Romina Mura (Pd), in merito a quanto emerso dalle manifestazioni unitarie indette dai sindacati in varie città d’Italia.

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“Occupazione e aspettative: gli obiettivi della politica economica”

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 giugno 2021

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset, e Marco Piersimoni, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management. Nel Paese nord-americano ci sono pochi dubbi sul fatto che la priorità della politica economica sia il recupero occupazionale. Nonostante i dati del mercato del lavoro (non-farm payrolls) di aprile siano usciti più deboli del previsto, l’obiettivo delle manovre messe in atto è favorire il reintegro dei posti di lavoro persi a causa della pandemia (oltre 7,5 milioni) e, allo stesso tempo, far aumentare il tasso di partecipazione, ossia portare a rientrare nella forza-lavoro parte delle persone scoraggiate o spaventate dal Covid (tra 2,5 e 4,5 milioni di lavoratori), per reintegrare le quali il recupero occupazionale deve spingersi oltre gli 8 milioni di posti. In tale ottica, la Fed ha già da tempo comunicato di privilegiare l’occupazione rispetto al controllo dell’inflazione nell’ambito del suo duplice mandato. Una linea di pensiero mantenuta anche dopo i dati di inflazione sorprendentemente elevati di maggio: l’overshoot tecnico dovuto all’effetto base (la crescita dell’indice dei prezzi al consumo è stata calcolata sui livelli estremamente depressi di un anno fa) dovrebbe essere transitorio. Ciò che resta da capire è dove l’inflazione si assesterà una volta svanito questo impatto passeggero: il mercato si aspetta un punto di arrivo al di sopra del riferimento del 2%, ma non eccessivamente, intorno al 2,5%. Un livello quindi apparentemente tollerabile, considerati anche gli ultimi anni di inflazione estremamente debole. Qualora le aspettative del mercato fossero corrette, vorrebbe dire che la cooperazione tra la politica fiscale e quella monetaria sarebbe stata efficace. Il pericolo maggiore, in tal senso, arriva dai piani di spesa previsti dall’amministrazione Biden. Come dichiarato ufficialmente, questi sono volti in modo primario a ridurre gli squilibri sociali in un Paese in cui la pandemia, complice la mancanza di ammortizzatori sociali adeguati, ha esacerbato le disuguaglianze: diversi studi dimostrano come le classi maggiormente colpite dal virus, sia dal punto di vista economico/lavorativo che da quello medico, siano quelle con un livello di istruzione inferiore. Nel tentativo di livellare le differenze sociali, le misure previste dai programmi governativi potrebbero portare a una risalita dei salari con il rischio della ricomparsa dell’inflazione salariale (grazie alla nota Curva di Phillips, che negli ultimi anni sembra però del tutto sopita), la componente più persistente della crescita dei prezzi. Un discorso analogo vale per l’Europa dove, nonostante un’inflazione proiettata ancora a lungo al di sotto del target del 2%, la difficoltà della BCE nel rialzare i tassi di interesse, per mancanza di mezzi e/o di volontà, dovrebbe mantenere i tassi reali in territorio abbondantemente negativo per molto tempo.Anche nel Vecchio Continente, quindi, prevale la linea morbida: le istituzioni paiono disposte a rischiare di agire in ritardo (“behind the curve”) pur di non arrestare lo slancio che le economie degli Stati membri stanno guadagnando con i progressi nei piani di vaccinazione. Tuttavia, l’inflazione europea secondo il mercato non riesce a risollevarsi dall’1,5%, al di là degli effetti base anche qui di breve respiro. In ogni caso, l’effetto collaterale di questo policy mix globalmente accomodante ed espansivo è l’esplosione del debito pubblico, arrivato sui massimi di sempre minando la stabilità finanziaria di molti Paesi della regione, Italia in primis. Ad oggi, la banca centrale è al margine l’unico compratore netto di BTP, una funzione che, unitamente ai tassi ai minimi storici, risulta cruciale per garantire la sostenibilità del debito pubblico italiano, almeno nel breve termine. Nel frattempo, sta prendendo forma il National Recovery and Resilience Plan (NRRP) nell’ambito del piano comunitario Next Generation EU: composto per il 50% da misure finalizzate a promuovere la digitalizzazione e la “green revolution” (la transizione verde verso modelli più sostenibili), libererà €182 miliardi di risorse aggiuntive, concentrate negli anni tra il 2022 e il 2024. Il Governo stima che queste manovre dovrebbero portare il PIL nominale su un livello prossimo al 6% nei prossimi due anni: con i tassi di interesse sotto controllo grazie all’effetto anestetizzante della BCE, questa maggiore crescita si rivelerebbe senza dubbio determinante per la stabilizzazione del rapporto debito/PIL del nostro Paese. Per comprendere se l’Italia si sia effettivamente instradata in un percorso virtuoso di crescita, quindi, i dati da qui a fine anno saranno molto indicativi della reale efficacia degli investimenti pubblici e delle misure atte a rilanciare investimenti aziendali e consumi. Poi, quando entreranno in gioco le risorse europee, a partire dall’anno prossimo, queste dovranno essere sfruttate per attuare quelle riforme strutturali in grado di sostenere la crescita potenziale. (abstract)

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Occupazione femminile: si allarga il divario con l’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

In Italia calo doppio del numero di occupate rispetto alla media EU. Persi tra aprile e settembre 402 mila posti di lavoro. Nel nostro Paese il divario di genere più alto d’Europa, anche nell’impatto della crisi. È il contenuto dell’indagine realizzata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.Nel 2020 l’Italia avrebbe dovuto raggiungere i target previsti dalla Strategia Europa 2020 con l’innalzamento del tasso di occupazione a quota 67% e l’incremento in numeri e qualità del lavoro femminile, vero tallone d’Achille del sistema. Ma lo scoppio della pandemia ha fatto saltare i programmi, rendendo non solo più difficile il conseguimento degli obiettivi previsti, ancora lontani dall’essere raggiunti ben prima dell’emergenza Covid-19, ma allargando ulteriormente il divario che separa il nostro Paese dal resto d’Europa.

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Federcasalinghe: “Quota mamma per tutte”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2021

La pandemia Covid sta rallentando l’economia ma soprattutto l’occupazione femminile, già inferiore agli standard europei. Ma oltre a la pandemia è la mancanza di un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei colleghi uomini, senza dover scegliere tra famiglia e lavoro. Le donne occupate con figli che vivono in coppia sono infatti solo il 53,5%, contro l’83,5% degli uomini. Per le donne single il tasso di occupazione passa invece al 69,8% contro il 76,7% degli uomini. In Italia l’arrivo di un figlio incentiva l’occupazione maschile, mentre fa crollare l’occupazione femminile. La proposta di Federcasalinghe è “Quota mamma per tutte”, che varia in base al numero di figli e prende in considerazione un range di lavoratrici tra i 25 e i 54 anni, ovvero 1.3 milioni di donne.Se si considera la distribuzione per figli dei 12 milioni di mamme italiane e l’importo del bonus, è possibile ipotizzare un contributo medio di 10 mila euro pro-capite per un costo annuo di circa 500 milioni. Sulla base della attuale pensione di vecchiaia sono necessari 67 anni di età e 20 anni di contributi, quindi con un bonus di 10 mila euro di contributi lo Stato riceverebbe almeno 200 mila euro di contributi dalla nuova occupata che a sua volta genererebbe nuova occupazione per la necessità di nuovi servizi, innescando così un volano economico positivo. In tal modo la crescita del tasso di attività femminile sarebbe non solo immediata ma passerebbe dal 66% al 77%.

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Lavoratori domestici: Cresce l’occupazione regolare

Posted by fidest press agency su martedì, 15 dicembre 2020

Nonostante la crisi sanitaria ed economica da Covid-19 crescono i livelli occupazionali nel settore domestico: nel 2020 colf, assistenti di anziani e disabili e baby sitter regolarmente assunte dalle famiglie potrebbero superare quota 1 milione di addetti, con un incremento tra le 200 e le 300 mila unità rispetto al 2019, anno in cui l’Inps ha censito circa 850 mila domestici in regola, di cui oltre il 70% di origine immigrata e in maggioranza donne (in Italia lavorano in quest’ambito oltre 2 occupate straniere su 5). È quanto emerge da uno studio di Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, integrato con i dati del Dossier Statistico Immigrazione 2020, curato dal Centro Studi e Ricerche Idos. Ad incidere sui livelli occupazionali la procedura di emersione disposta dall’articolo 103 del Dl ‘Rilancio’, che ha portato a far emergere 176.848 domande di cittadini non comunitari solo in ambito domestico, ovvero l’85% del totale delle domande presentate al ministero dell’Interno. Ma non solo, positivo su quasi tutto l’anno risulta, infatti, anche il trend delle assunzioni tout court da parte delle famiglie, con un picco nei mesi di settembre e ottobre 2020, quando si sono registrati rispettivamente 15.700 e 34 mila nuovi posti di lavoro. Nel dettaglio, lo studio mette in evidenza come l’andamento del mercato occupazionale del settore domestico sia dipeso dalle misure adottate dal Governo. A marzo scorso, in pieno lockdown, in controtendenza con quello che avveniva in tutti gli altri settori, nel comparto domestico si registrava un boom nelle assunzioni, circa 20 mila, con un incremento del 40% rispetto all’anno precedente. Non tutti nuovi posti di lavoro ma principalmente emersione di quelli in nero: colf, badanti e baby sitter che dovendosi spostare per ‘comprovate esigenze di lavoro’ rischiavano di denunciare la propria condizione irregolare nelle autocertificazioni. Una tendenza che si è interrotta tra aprile e maggio 2020, quando ad aumentare sono state, invece, le cessazioni. Secondo i calcoli di Assindatcolf, nel solo mese di maggio i licenziamenti sono stati oltre 44 mila, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente. Tra le motivazioni, il ritardo con cui l’Esecutivo ha approvato, sempre nel Dl Rilancio, l’indennità da 1000 euro di sostegno al reddito per i domestici, inizialmente rimasti esclusi dalla cassa integrazione disposta dal Dl ‘Cura Italia’: una misura parziale, poiché destinata solo ai non conviventi con rapporti di lavoro oltre le 10 ore di lavoro settimanali, percepita da 213 mila domestici.

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Previsioni ManpowerGroup sull’occupazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 settembre 2020

Il 10% dei datori di lavoro italiani prevede un aumento del proprio organico, il 14% un calo nelle assunzioni e il 69% non si aspetta alcuna variazione; sulla base di questi dati la previsione netta sull’occupazione – a seguito degli aggiustamenti stagionali – si attesta a quota -1%. I piani di assunzione, per quanto sempre negativi, si rafforzano di 3 punti percentuali rispetto allo scorso trimestre, ma calano di 8 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.“Le previsioni ManpowerGroup sull’Occupazione relative al prossimo trimestre riflettono le tendenze attuali. Non c’è dubbio che l’emergenza sanitaria Covid-19 si sia trasformata in una crisi del mercato del lavoro: da febbraio 2020 il livello dell’occupazione è sceso, secondo Istat, di circa 600mila unità e si è registrato un aumento degli inattivi di oltre 700 mila unità. Se da un lato non si può prescindere dalle sfide che ci attenderanno nei prossimi mesi, dall’altro i risultati della nostra indagine evidenziano la capacità di ripresa dei datori di lavoro italiani, che in questi tempi così difficili hanno dimostrato flessibilità e un grande spirito di adattamento – ha dichiarato Riccardo Barberis, Amministratore Delegato di ManpowerGroup in Italia, che continua: “In tale scenario l’emergenza Covid-19 ha anche avvicinato e creato alleanze fra i player del settore dei servizi per l’impiego a livello globale: da diversi mesi stiamo collaborando con altri operatori leader nelle risorse umane, nonché con enti governativi e realtà aziendali, per aiutare i datori di lavoro di tutto il mondo a tornare al lavoro in piena sicurezza in quella che sta diventando la nuova normalità”.
Per il prossimo trimestre i datori di lavoro di due delle quattro macroregioni italiane si attendono un aumento, seppur contenuto, del proprio organico, con una previsione netta sull’occupazione pari a +2% nel Nord-Ovest e a +1% in Centro Italia. Per quanto riguarda le altre due regioni, i dati sono, invece, più pessimistici: i datori di lavoro del Nord-Est segnalano una previsione pari a -6%, mentre quelli di Sud/Isole prevedono una riduzione del numero dei dipendenti pari al -4%.
Confronto fra i settoriI datori di lavoro di quattro dei sette settori industriali italiani prevedono una riduzione del numero dei propri dipendenti nel corso dell’ultimo trimestre del 2020. I mercati del lavoro più deboli sono previsti nel Settore Finanza e Servizi alle Imprese e nel Settore Manifatturiero, entrambi con una previsione pari a -8%. Intenzioni di assunzione negative sono riportate anche per il Settore delle Costruzioni e Ristoranti e Alberghi, con una previsione pari a -2% e -1%, rispettivamente. Al contrario, invece, prospettive di assunzione moderatamente positive sono riportate nel Settore del Commercio all’ingrosso e al dettaglio, con una previsione del +7%, e nel settore Altri Servizi, dove la previsione è del +6%. Fermo è, invece, il settore Altra Produzione, dove i datori di lavoro riportano una previsione pari a 0%.
Per il prossimo trimestre sono attesi incrementi del numero di dipendenti in due delle quattro categorie aziendali, con una previsione netta sull’occupazione del +6% e del +3%, rispettivamente, per le grandi e medie aziende. I datori di lavoro delle altre due categorie prevedono, invece, un calo del numero dei dipendenti, con previsioni pari a -8% per le microaziende e a -7% per le piccole aziende.

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L’occupazione in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 22 agosto 2020

In questi giorni si sta ampliando il dibattito sull’occupazione in Italia e molti si stupiscono sull’entità del fenomeno e altri attribuiscono all’attuale crisi economica conseguente alla pandemia la perdita dei posti di lavoro. In effetti, la situazione ha avuto, se non vogliamo andare troppo a ritroso nel tempo, un precedente che forse alcuni dimenticano. Il primo effetto negativo sull’occupazione l’abbiamo avuta negli anni successivi la fine della Seconda guerra mondiale. Allora vi era una ragione dettata dalle conseguenze dei danni bellici e dalla distruzione di molti stabilimenti industriali. Poi vi fu il “boom” della ricostruzione, del risveglio imprenditoriale congiunto all’aiuto del piano Marshall. Ciò non di meno fu chiaro che il Paese si trovava nell’impossibilità di coprire, per intero, la forza lavoro disponibile tanto che si ricorse ad alcuni stratagemmi. Per prima cosa si continuò a emigrare o a spostarsi dal Sud al Nord del paese. Per chi restò furono ideati degli ammortizzatori sociali dalla leva militare obbligatoria e dell’allungamento dei corsi universitari (fuori corso) che avevano lo scopo preciso di ritardare la domanda di lavoro delle nuove generazioni. Nello stesso tempo si “dilatarono”, artificiosamente, i posti di lavoro nella pubblica amministrazione e persino nelle grandi aziende private come la Fiat. Pensammo in questo modo di esorcizzare la situazione e di perpetuarla nel tempo incoraggiati, come fummo, dalla situazione politica internazionale che aveva generato la guerra fredda tra i due blocchi e l’Italia era sotto attenta osservazione per l’essere il paese occidentale con il più consistente partito comunista e l’Urss non nascondeva di foraggiarlo. Dopo la caduta del Muro di Berlino e il tracollo dell’Urss le cose cambiarono anche per l’Italia sebbene i politici nostrani sembrassero non accorgersene. E la situazione si aggravò per il semplice motivo che la crisi del sistema impose la drastica riduzione dei surplus occupazionale mentre gli ammortizzatori sociali mostrarono i loro limiti vuoi per la fine della ferma obbligatoria vuoi per l’aumento dei giovani in cerca di un lavoro resi meno pazienti d’attendere le lungaggini dei corsi universitari. Solo ora ci rendiamo conto che di là della crisi economica esiste un gap occupazionale che non è mai venuto meno sebbene si sia aggravato in certi periodi in luogo di altri. E oggi siamo nella fase più acuta. Questo significa che se ritorniamo al regime di sviluppo normale dobbiamo, comunque, convivere con non meno di due milioni di disoccupati, se non di più. È una forza lavoro eccedentaria che va ad aggiungersi a quella sempre più consistente degli immigrati che oggi sono tollerati, dal punto di vista lavorativo, solo perché costituiscono il nerbo del lavoro in nero con bassi salari e costi sociali minimi. (Riccardo Alfonso)

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Ripartire da investimenti e occupazione

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2020

Per rilanciare l’economia è necessario uscire quanto prima dalla logica dell’emergenza e studiare un piano di investimenti in grado di creare nuovi posti di lavoro e iniettare nuovo carburante nel sistema produttivo. Alla luce della crisi coronavirus, è naturale che il dibattito si sia finora concentrato sulle misure di salvataggio. Tuttavia, noi di Soggetto Giuridico crediamo che sarebbe un grave errore rinunciare a progettare una rinascita che affondi le sue radici nel vero motore dell’economia: gli investimenti che sostengono la produzione e il consumo, generando un circolo virtuoso che può rimettere l’economia italiana in condizione di camminare da sola. C’è molta enfasi sulle nuove risorse del Recovery Fund, ma sulla loro modalità di utilizzo abbiamo al momento poche certezze. Al Governo spetta il compito di individuare gli impieghi più produttivi e di non farsi tentare da misure di tipo assistenzialistico, mirate esclusivamente a raccogliere consenso.Ora più che mai le imprese hanno bisogno di incentivi e agevolazioni fiscali, mentre chi è in cerca di lavoro deve essere messo nelle condizioni di avere una prospettiva che vada oltre il reddito di cittadinanza. Occorre infine fare molta attenzione alle condizionalità che l’Europa potrebbe imporre al nostro Paese in cambio delle risorse stanziate, affinché in nome dell’austerità non si finisca per compromettere l’obiettivo della piena occupazione.

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Decreto Agosto: incentivi a occupazione, crescita imprese e partite Iva. Nuove misure in arrivo

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 agosto 2020

Sono allo studio del Governo nuove misure di sostegno a lavoro e imprese che saranno il cardine del cosiddetto Decreto Agosto, in corso di predisposizione. A presentarlo il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in audizione oggi sul Piano nazionale di riforma (Pnr) alle commissioni Bilancio di Senato e Camera riunite a Montecitorio. Un provvedimento per il quale è stato chiesto uno scostamento di 25 miliardi di euro nel 2020 e che conterrà moltissime misure per cercare di favorire la ripresa del Paese.
«Il Governo» sono state le parole di Gualtieri «dovrà continuare a intervenire con misure più selettive che completino quelle prese finora e assicurino la crescita» anche perché «il contesto economico continua a essere interessato dalla debolezza della domanda, interna e soprattutto estera». Da qui la richiesta per un maggiore indebitamento, pari a 25 miliardi di euro per il 2020, con risorse che «verranno utilizzate per intervenire su occupazione, fisco e liquidità, enti territoriali, istruzione e altre misure settoriale e generali finalizzate alla crescita».
Nello specifico, per quanto riguarda il mercato del lavoro, allo studio c’è la proroga della Cassa integrazione di 18 settimane, che dovrà però essere resa «più selettiva». Allo studio ci sono da un lato interventi per spingere le imprese a far uscire i dipendenti dalla cassa integrazione e dall’altro si pensa a strumenti «di differenziazione e selezione della platea delle imprese, chiedendo a quelle che possono un contributo a tale istituto. La differenziazione sarà probabilmente basata sul diverso impatto della crisi sulle varie imprese». Quanto poi alle «misure a sostegno alle assunzioni», si tratta di interventi di fatto «in continuità con le misure attualmente in vigore» con incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato. Secondo quanto era trapelato ieri da alcune agenzie, si starebbe ragionando, sia per la cassa integrazione sia per le assunzioni, in termini di decontribuzione. Ma per ultimare le simulazioni si attende anche di capire gli impatti delle misure attualmente in vigore, nel caso ci siano risorse non utilizzate. Infine, c’è l’ipotesi della deroga alle norme sui contratti a termine e della proroga delle procedure semplificate per lo smart working nel privato.
L’altro capitolo è quello relativo al sostegno alla liquidità, che continuerà e che vedrà un sostegno «anche con misure di carattere fiscale: saranno riprogrammate le scadenze relative ai versamenti tributari e contributivi sospesi nella fase di emergenza, prevedendo la possibilità di rateizzare il debito fiscale su un orizzonte temporale definito in modo da assicurare che per il 2020 si riduca sensibilmente il peso dell’onere che altrimenti graverebbe su contribuenti in difficoltà. Per lo stesso obiettivo saranno ulteriormente differiti i termini per la ripresa della riscossione attualmente fissati al 31 agosto». Inoltre «siamo ragionando su una riscrittura sostanziale del calendario fiscale per le partite Iva che superi il sistema degli acconti».
Sostegno poi a enti locali e Regioni, non solo per riportare risorse alla sanità, ma anche per ristorare delle mancate entrate legate al lockdown. «Finora sono stati previsti interventi per 18,3 per le Regioni e oltre 12 per gli enti locali e nel prossimo decreto andremo ad integrarle. Saranno anche previste risorse per 5,5 miliardi destinate a investimenti». (by Francesca Giani fonte: Farmacista33)

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