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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°159

Posts Tagged ‘occupazione’

InvestEU: incentivi per occupazione, crescita e investimenti

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Con l’obiettivo di generare quasi 700 miliardi di euro di investimenti, l’iniziativa “InvestEU” sostituisce l’attuale Fondo europeo per gli investimenti strategici (il FEIS, che faceva parte del “Piano Juncker”) istituito dopo la crisi finanziaria del 2008.I deputati vogliono migliorare la proposta della Commissione europea, aumentando la dotazione dell’UE da 38 miliardi di euro a 40.8 miliardi di euro per innescare investimenti pari a 698 miliardi di euro (l’obiettivo della Commissione era di 650 miliardi di euro).Nei negoziati con i ministri UE che si sono tenuti finora, sono state concordate le seguenti priorità proposte dal Parlamento:
obiettivi più chiari e nuovi quali l’occupazione e la coesione economica, territoriale e sociale,
una migliore protezione del clima nell’ambito degli obiettivi UE per il clima e l’ambiente, con almeno il 55% degli investimenti finanziati in sostegno di infrastrutture sostenibili.
La relazione di José Manuel Fernandes (PPE, PT) e Roberto Gualtieri (S&D, IT) è stata approvata con 463 voti favorevoli, 64 contrari e 29 astensioni.

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Il Comitato europeo delle regioni e Eurochambres uniscono le loro forze ‎ per consolidare l’occupazione e la crescita in tutta l’UE

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

​Christoph Leitl and Karl- Heinz Lambertz. Il Comitato europeo delle regioni (CdR) e l’Associazione delle Camere di commercio e dell’industria europee (Eurochambres) hanno concordato un nuovo piano d’azione per rilanciare la loro cooperazione in alcuni settori chiave al fine di migliorare il contesto imprenditoriale e di promuovere lo sviluppo economico regionale. Il piano d’azione, firmato congiuntamente a Bruxelles dal Presidente del CdR Karl-Heinz Lambertz e dal Presidente di Eurochambres Christoph Leitl, definisce gli ambiti di cooperazione tra le due istituzioni per il periodo 2019-2022 puntando ad affrontare i problemi della disoccupazione giovanile e dello squilibrio tra domanda e offerta di competenze, stimolare l’imprenditorialità e rafforzare la coesione e la competitività industriale.
Il piano d’azione 2019-2022 concluso tra il CdR e Eurochambres definisce i seguenti ambiti di cooperazione, che verranno regolarmente riveduti per tutto il periodo di attuazione:
cooperazione rafforzata per quanto riguarda l’ attività legislativa dell’UE grazie alla condivisione di studi e documenti di sintesi;
misure per risolvere i problemi della disoccupazione giovanile e dello squilibrio tra domanda e offerta di competenze mediante lo scambio di buone pratiche e di soluzioni innovative;
incentivazione dell’ imprenditorialità e della politica per le PMI attraverso la promozione del programma Erasmus per giovani imprenditori ( Erasmus for Young Entrepreneurs – EYE) e della rete delle Regioni imprenditoriali europee ( European Entrepreneurial Regions – EER);
promozione di una migliore legislazione UE e di una sussidiarietà più efficace per mezzo delle valutazioni d’impatto territoriale e dell’ iniziativa della rete di hub regionali ;
sostegno alla cooperazione nei paesi del vicinato UE tramite un’iniziativa sull’imprenditoria giovanile nei paesi partner mediterranei e la diffusione di informazioni sull’accesso ai finanziamenti per gli enti locali e regionali;
rafforzamento della politica di coesione dell’UE grazie alla #CohesionAlliance (Alleanza per la coesione);
miglioramento della resilienza territoriale con un lavoro congiunto di analisi dell’impatto che le future relazioni commerciali tra il Regno Unito e l’UE a 27 avranno sulla competitività industriale regionale e sullo sviluppo economico, sociale e territoriale delle isole grazie a Insuleur (la Rete delle camere di commercio e dell’industria insulari dell’UE).

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Pa: Fp Cgil lancia campagna su occupazione, 500 mila assunzioni in 3 anni

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 marzo 2019

“Un’emorragia di dipendenti pubblici, tale da far cadere a pezzi l’intero sistema pubblico. Una tendenza da invertire, immediatamente, attraverso l’adozione di un piano straordinario di nuova occupazione nelle pubbliche amministrazioni che dia lavoro ad almeno 500 mila persone nei prossimi tre anni, per poter garantire un’adeguata offerta di servizi ai cittadini”. È l’allarme, e la contromisura, della Fp Cgil Nazionale che lancia così la sua campagna #AssunzioniSubito a difesa del lavoro pubblico come valore sociale.
Una campagna che nasce dal quadro che il lavoro pubblico offre. Sono, infatti, osserva la Fp Cgil, “sempre meno, sempre più anziani e con sempre più carichi di lavoro i dipendenti pubblici. Un trend negativo, generato dal pluriennale blocco del turn over e da una contestuale età media molto alta, che si incrementerà ulteriormente a causa dei pensionamenti previsti, pari a circa 500 mila in 3 anni, se non si procederà immediatamente a un piano straordinario di assunzioni”.Dal 2009 ad oggi nel lavoro pubblico si registrano, infatti, fa sapere la categoria dei servizi pubblici della Cgil, “circa 165 mila unità in meno, così come emerge dai dati del Conto Annuale dello Stato. Per la prima volta in tutti i comparti dei servizi pubblici si supera l’età media dei 50 anni. Nei prossimi anni si prevede dunque, inevitabilmente, un’accelerazione delle uscite, anche (ma non solo ) per via di Quota 100. Saranno circa 500 mila le uscite in 3 anni, di cui 150 mila con la nuova misura di governo”.Nello specifico, settore per settore: “In Sanità pubblica l’età media è di quasi 51 anni, nelle Funzioni Locali si sfiorano i 53 e nelle Funzioni Centrali si arriva persino a 55 anni. Nei settori interessati dal turn over l’età media si è leggermente abbassata, dove invece non c’è stato nessun elemento di novità si toccano livelli altissimi. Basti pensare che in Italia gli under 34 sono appena il 2% del personale (a fronte di una media Ocse del 18%); gli over 55 invece rappresentano il 45% (media Ocse del 24%). Si tratta esattamente di 595 mila occupati che nei prossimi anni accederanno alla pensione”.Per queste ragioni, osserva la Funzione Pubblica Cgil, “per mantenere almeno l’attuale livello dei servizi e delle prestazioni negli stessi comparti è necessario assumere nei prossimi 3 anni almeno 500 mila lavoratrici e lavoratori. Se non si procede immediatamente con un piano straordinario di assunzioni di giovani nelle pubbliche amministrazioni le conseguenze saranno inevitabili. Come abbiamo cercato di esprimere con la nostra campagna, infatti, senza nuove assunzioni sarà inevitabile vedere i diritti di tutti cadere a pezzi. Il perimetro di intervento dei servizi pubblici continuerà ad arretrare, ci saranno meno servizi per i cittadini e il sistema finirà al collasso, a vantaggio delle privatizzazione dell’aumento delle disuguaglianze. Da qui la nostra rivendicazione, per tutte e tutti: un piano straordinario di nuova occupazione nei servizi pubblici che garantisca i diritti dei cittadini e dei lavoratori”, conclude. http://www.fpcgil.it

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Lauree STEM: performance universitarie, esiti occupazionali e gender gap

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

Oggi l’attenzione è focalizzata sui laureati STEM, che afferiscono in particolare ai percorsi disciplinari di: ingegneria, geo-biologico, architettura, scientifico e chimico-farmaceutico. L’analisi è di tipo comparativo: le performance universitarie e gli esiti occupazionali dei laureati STEM sono confrontate con quelle dei percorsi non STEM e vengono osservate ponendo l’attenzione sulle principali differenze per genere e per gruppo disciplinare.
Il Rapporto 2018 sul Profilo ha coinvolto oltre 73.000 laureati di primo e secondo livello (magistrali biennali e magistrali a ciclo unico) che hanno conseguito nell’anno 2017 un titolo universitario in un percorso STEM. I laureati STEM del 2017 costituiscono il 26,5% dei laureati dell’intero anno solare (circa 276 mila).I dati sul Profilo mettono in evidenza la diversa composizione per genere: tra i laureati STEM è più elevata infatti la componente maschile, che raggiunge il 59,0%, mentre tra i laureati non STEM prevalgono le donne (sono quasi due su tre). Tra i laureati STEM la componente maschile è elevata in particolare tra i gruppi ingegneria (74,0%) e scientifico (68,4%), mentre si osserva un’inversione di tendenza nei gruppi geo-biologico, chimico-farmaceutico e architettura, dove sono le donne ad avere un’incidenza maggiore.
Per l’analisi degli esiti occupazionali si è ritenuto opportuno concentrarsi sui laureati di secondo livello a cinque anni dal conseguimento del titolo: ciò per consentire un’analisi comparativamente più adeguata. Infatti, i laureati di primo livello proseguono in larga parte (58,6%) la formazione iscrivendosi alla laurea magistrale; tra i laureati di secondo livello, analogamente, è diverso l’impegno in attività formative post-laurea, frequentemente necessarie all’avvio della carriera libero-professionale.
Il Rapporto sulla Condizione Occupazionale ha riguardato oltre 30.600 laureati STEM di secondo livello (magistrali biennali e magistrali a ciclo unico) del 2012, intervistati nel 2017 a cinque anni dal titolo.
In generale i laureati provenienti da percorsi STEM evidenziano buone performance alla prova del mercato del lavoro. Tuttavia esistono profonde differenze a livello di genere che vedono le donne risentire di un più contenuto tasso di occupazione e retribuzioni inferiori rispetto agli uomini.

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Lavoro, in Italia 193mila posti vacanti: “1 su 3 non sarà mai occupato”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 gennaio 2019

Milano. Checché se ne dica ad oggi in Italia ci sono aziende floride e di successo, che stanno ricevendo una pioggia continua di ordini sia dal nostro Paese che dall’estero e che necessitano urgentemente di nuova forza lavoro. Nonostante questo, quelle stesse imprese talvolta non riescono a lavorare a pieno regime, e si trovano perfino a bloccare gli ordini e a tenere spenta gran parte dei macchinari.
Questo accade perché tante piccole, medie e grandi aziende che non riescono a soddisfare la propria fame di talenti. Dice bene infatti il leader degli industriali Vincenzo Boccia quando afferma che «l’Italia non ha materia prime, ma ha capitale umano, conoscenza e talento, e su questo dobbiamo puntare per costruire il futuro del paese». Il problema è che spesso – troppo spesso – le conoscenze ci sono, ma non sono quelle giuste.Tutto questo, in un Paese che esce da una forte crisi economica e che continua a sbattere contro un altissimo tasso di disoccupazione giovanile, sembra davvero paradossale. Eppure è proprio così.«Le imprese trainanti la ripresa hanno ricominciato ad assumere, ma incontrano di frequente delle serie difficoltà nell’individuare dei candidati con le skills più adatte» spiega Carola Adami, founder e CEO della società di head hunting di Milano Adami & Associati, aggiungendo che «il mismatch tra offerta formativa e domanda delle imprese è un problema che rischia di formare un grave vuoto di competenze».A fotografare il ritardo accumulato dal nostro Paese nel formare specifici profili professionali ci pensa una recente indagine di Confindustria, presentata in occasione della venticinquesima giornata nazionale Orientagiovani. Stando a questo studio, nel triennio 2019-2021 saranno quasi 193mila i posti di lavoro vacanti nei settori dell’alimentare, ICT, meccanica, tessile, chimica e legno-arredo. Il problema, però, è che un terzo di questi lavoratori risulterà introvabile. È proprio questo il minaccioso ‘vuoto di competenze’ al quale ha accennato Adami.La soluzione a questa grave mancanza?
Alla luce di tuto questo diventa fondamentale, per le aziende di qualsiasi dimensione, affidarsi a dei veri specialisti per la ricerca del personale necessario, così da assicurarsi i migliori talenti disponibili sul mercato.
«Appoggiarsi a delle agenzie di selezione del personale esperte significa poter fare affidamento su un attento servizio di HR Investigation, il quale porta all’individuazione del profilo più idoneo in tempi brevi, a tutto vantaggio dell’azienda» sottolinea l’head hunter. In uno scenario in cui i talenti sembrano latitare, non riuscire a mettere le mani per primi su un candidato particolarmente preparato vuol dire lasciarlo alla concorrenza, e il danno rischia così di essere doppio.Nella maggior parte dei casi, i profili più difficili da individuare sono ingegneri, periti tecnici e operai specializzati, tanti ruoli non assegnati che rallentano le imprese non per mancanza di ordini, quanto per carenza di capitale umano.

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InvestEU: nuovo programma per incrementare finanziamenti su crescita e occupazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 gennaio 2019

Strasburgo. I deputati hanno approvato la nascita di InvestEU, un nuovo programma comunitario per sostenere gli investimenti e l’accesso ai finanziamenti dal 2021 al 2027.
Il nuovo programma InvestEU segue e sostituisce l’attuale FEIS (Fondo europeo per gli investimenti strategici), istituito dopo la crisi finanziaria.
I deputati hanno adottato alcuni emendamenti per migliorare la proposta della Commissione europea, tra cui:
· l’aumento della garanzia del bilancio UE a 40,8 miliardi di euro (ai prezzi correnti) per mobilitare oltre 698 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi in tutta l’UE (la Commissione ha proposto 38 miliardi di euro per mobilitare 650 miliardi di euro);
obiettivi nuovi e più chiari, come l’aumento del tasso di occupazione nell’UE, la realizzazione degli obiettivi dell’accordo di Parigi sul clima o la coesione economica, territoriale e sociale;
una migliore protezione del clima: un obiettivo di “almeno il 40%” della dotazione finanziaria complessiva del programma InvestEU per gli obiettivi climatici;
· l’introduzione di un comitato direttivo per garantire il giusto equilibrio tra l’esperienza politica e bancaria nella gestione del programma. Un membro nominato dal PE farà parte del comitato;
· la Commissione e il comitato direttivo dovrebbero riferire annualmente al Parlamento e al Consiglio sui progressi, l’impatto e le operazioni del programma InvestEU per garantire una migliore responsabilità nei confronti dei cittadini europei.
La relazione è stata approvata con 517 voti favorevoli, 90 contrari e 25 astensioni.

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Bonus occupazione, tra incentivi in vigore e misure in stand-by

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 gennaio 2019

Bonus occupazione, tra incentivi già in vigore e misure in stand-by Il tema dell’occupazione è tra quelli centrali del dibattito politico e anche le misure in discussione in questi giorni di pensione Quota 100 e Reddito di cittadinanza dovrebbero portare qualche sviluppo al riguardo. Negli ultimi tempi, diversi sono stati gli interventi che hanno cercato di dare uno slancio alla creazione di nuovi posti di lavoro, in particolare verso giovani, ma alcune di queste misure, come per esempio quella contenuta nella Legge Dignità, non sono ancora operative a causa della mancanza di alcuni passaggi normativi. Vale la pena allora fare un punto tra quanto è in vigore e quanto invece è in stand-by. Un primo incentivo è quello che era stato introdotto dalla legge Bilancio 2018 che aveva reso permanente il bonus per assunzioni a tempo indeterminato a tutele crescenti per favorire l’occupazione giovanile. Un provvedimento stabile indirizzato agli under 30 ma che per tutto il 2018 era stato esteso agli under 35. La legge Dignità, come si ricorderà, aveva previsto il rinnovo dell’estensione agli under 35 anche per il 2019 e il 2020, ma al momento perché l’applicazione possa essere operativa, manca all’appello il decreto attuativo, che probabilmente dovrà anche prevedere un raccordo tra le due misure. Nel dispositivo, infatti, è previsto che «le modalità di fruizione dell’esonero siano stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione».
A ogni modo, quanto ai contenuti, come si legge nella legge Bilancio 2018, la misura è destinata «ai datori di lavoro privati che, a decorrere dal primo gennaio 2018, assumono lavoratori con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato a tutele crescenti»: a essere «riconosciuto, per un periodo massimo di trentasei mesi, è l’esonero dal versamento del 50% dei contributi previdenziali complessivi (con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail), nel limite massimo di 3.000 euro su base annua, riparametrato e applicato su base mensile. Resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche». A parte il riferimento all’età, di cui abbiamo detto, l’esonero spetta in occasione della «prima assunzione» per coloro che «non siano stati occupati a tempo indeterminato con il medesimo o con altro datore di lavoro. Non sono ostativi al riconoscimento dell’esonero gli eventuali periodi di apprendistato svolti presso un altro datore di lavoro e non proseguiti in rapporto a tempo indeterminato». Nel caso in cui per un lavoratore l’esonero sia stato solo parzialmente fruito, in occasione di una nuova assunzione a tempo indeterminato con altri datori di lavoro, «il beneficio eÌ riconosciuto agli stessi datori per il periodo residuo utile alla piena fruizione, indipendentemente dall’età anagrafica del lavoratore alla data delle nuove assunzioni». In ogni caso, «l’esonero contributivo spetta ai datori di lavoro che, nei sei mesi precedenti l’assunzione, non abbiano proceduto a licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o a licenziamenti collettivi, nella medesima unità produttiva». In caso di applicazione piena, il contributo può quindi pari a 9 mila per tre anni. Anche nella legge Bilancio 2019 ci sono varie novità e misure in tema di assunzioni a tempo indeterminato, tra cui il Bonus Eccellenze, destinato a neolaureati «entro la durata legale del corso di studi e prima del compimento del trentesimo anno di età» con «votazione di 110 e lode e una media ponderata di almeno 108/110» o a chi è in «possesso di un dottorato di ricerca conseguito prima del compimento del trentaquattresimo anno di età», entrambi ottenuti nel «periodo compreso tra il 1° gennaio 2018 e il 30 giugno 2019». Vale anche in caso di tempo parziale e per la trasformazione di un contratto da tempo determinato in indeterminato. Si prevede un «esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro (con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail), per un periodo massimo di dodici mesi decorrenti dalla data di assunzione, nel limite massimo di 8.000 euro per ogni assunzione effettuata. Per la fruizione sarà necessaria una circolare Inps. Prorogato poi il Bonus Sud. (Francesca Giani by Farmacista33)

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Approvati i nuovi corsi di formazione professionale per l’occupazione di giovani e adulti

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 novembre 2018

Sono stati approvati dalla Città metropolitana di Torino i nuovi corsi di formazione professionale finalizzati alla lotta contro la disoccupazione (Direttiva Mercato del Lavoro) per l’anno formativo 2018/2019. Si tratta di percorsi completamente gratuiti per gli allievi, di durata medio-lunga, anche pluriennale, e con una significativa presenza di stage in azienda, in alcuni casi realizzabile anche all’estero. I corsi sono finalizzati a favorire l’occupabilità e l’occupazione, a sostenere la formazione superiore con percorsi di alta specializzazione post diploma e post laurea, a favorire l’inclusione dei soggetti più vulnerabili, ad agevolare la mobilità e il reinserimento lavorativo. Si inseriscono nella Strategia “Europa 2020” della Commissione Europea sui temi della crescita inclusiva e della coesione sociale e territoriale.
I 341 corsi approvati per l’anno formativo 2018/2019, che offriranno un’opportunità per riqualificarsi e ampliare le proprie competenze tecnico-professionali formativa a circa 6mila persone, sono finanziati con risorse trasferite dalla Regione Piemonte e provenienti dal Fondo sociale europeo, per un impegno complessivo di 23 milioni e 800mila euro.
Le attività finanziate, distribuite sull’intero territorio metropolitano, sono rappresentative di tutte le aree professionali: agroalimentare, manifatturiero artigianale, meccanica, impianti e costruzioni, cultura informazione e informatica, turismo e sport, servizi commerciali e servizi alla persona. Si rivolgono a destinatari diversi per età, titolo di studio e condizione lavorativa e si articolano in corsi mirati a una qualificazione di base, corsi post qualifica, post diploma e post laurea e corsi destinati esclusivamente ai soggetti più deboli, come disabili, giovani a rischio, stranieri e detenuti.
È importante ricordare che i corsi rilasciano una certificazione riconosciuta a livello regionale e nazionale, con un inquadramento chiaro delle competenze professionali e delle abilità acquisite riconducibili ai livelli Eqf (Quadro europeo delle qualifiche e dei titoli per l’apprendimento permanente).
Nella selezione delle proposte formative è stato dato particolare rilievo all’indagine effettuata da Ires Piemonte, che ha analizzato l’andamento delle assunzioni e gli esiti, risultati molto positivi in termini occupazionali, ottenuti dagli allievi qualificati nelle precedenti edizioni dei corsi finanziati. Analisi che, oltre a confermare la validità dell’offerta formativa precedentemente finanziata, ha consentito di individuare anche i profili professionali da considerare prioritari nell’assegnazione dei nuovi corsi di formazione.
“Questi corsi” dichiara il consigliere delegato alle attività produttive e alla formazione professionale Dimitri De Vita, “programmati in accordo con la Regione attraverso il confronto attivo con le parti sociali, sono una valida forma di contrasto alla crisi e di inclusione lavorativa, promuovendo nel contempo la formazione lungo tutto l’arco della vita.

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Hotel Beverly Hills Roma, 50 lavoratori a rischio occupazione

Posted by fidest press agency su domenica, 11 novembre 2018

Roma. Si complica la vertenza dei 50 lavoratori dell’Hotel Beverly Hills di Roma che ha annunciato la cessazione attività e circa 50 famiglie saranno senza lavoro!La Tcl capital s.r.l. ha comunicato in data 26.10.2018 l’apertura di una procedura di mobilità di 31 lavoratori paventando una presunta chiusura di 24/30 mesi per ristrutturazione, mentre gli altri circa 18 dipendenti della Società S.I.I. ancora sono in attesa del loro destino.
Il giorno 8 novembre 2018 si sono incontrate Filcams Cgil e Fisascat Cisl e Tcl Capital srl per lo svolgimento del primo confronto sindacale connesso all’apertura di procedura di mobilità.Il prossimo 19 corrente mese si terrà l’assemblea di tutti i lavoratori per sottoporre la proposta dell’azienda e valutare eventuali controproposte.
Il prossimo incontro si effettuerà il 19 novembre alle ore 16. Cristina Silvestri (Fisascat Cisl Roma): “Richiediamo la condivisione dei progetti di ristrutturazione ed un impegno formale per la salvaguardia dei livelli occupazionali ed esterniamo la nostra preoccupazione per il conseguente grave impatto economico e sociale sul territorio di Roma”.

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Occupazione abusiva area stazione Tiburtina

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 ottobre 2018

Roma “Da oltre due anni la Tibus Srl occupa abusivamente e senza alcuna autorizzazione l’area antistante la stazione Tiburtina movimentando giornalmente centinaia di bus e migliaia di utenti. Oggi la Corte dei Conti ha reso noto di aver accertato, attraverso le indagini della GdF, un danno erariale per il periodo 2008-2016 di oltre 4 milioni di euro in relazione alle procedure di proroga e rinnovo della concessione per la gestione dell’autostazione di Roma Tiburtina, stipulata nell’anno 1999, per la durata di 9 anni. L’indagine della GdF ha registrato un mancato adeguamento del canone fissato inizialmente a 47mila e mai aggiornato. E’ l’esito di un mio precedente esposto che dava seguito anche alle iniziative inascoltate dei cittadini del quartiere. L’indagine della GdF non ha potuto appurare ulteriori danni economici in quanto dopo il 31 marzo 2016 la Tibus Srl, come da me segnalato ripetutamente, ha continuato ad operare nel parcheggio accanto al piazzale Tiburtino senza alcuna autorizzazione. L’attività è proseguita nonostante l’intimazione da parte di Roma Capitale alla società che gestisce il piazzale di abbandonare l’area. Quindi dal 1 aprile 2016 oltre all’ ulteriore danno erariale si è aggiunta anche l’aggravante di una attività esercitata illecitamente con il coinvolgimento di migliaia di utenti che ignorano di non avere alcuna tutela assicurativa in caso di incidente. Ad oltre due anni e mezzo dall’intimazione di sgombero il Campidoglio non ha ancora provveduto a liberare l’area da un’attività a tutti gli effetti abusiva. Mentre squadre di vigili rincorrono venditori irregolari di paccottiglie, assistiamo al paradosso che nessuno interviene rispetto ad un illecito abnorme connesso ad un’attività che registra milioni utili annui.
Per i motivi suddetti ho inviato una ulteriore denuncia alla Procura della Repubblica, alla Corte dei Conti, all’Anac e per conoscenza ho informato la sindaca Raggi e il comandante della Polizia Locale di Roma Capitale affinché intervengano con la massima celerità per sgomberare l’area e provvedere al ripristino dei luoghi e della legalità.” Così in una nota il consigliere del Pd capitolino Orlando Corsetti.

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Ilva, USB: ottenuta la salvaguardia integrale dell’occupazione, ma l’Italia perde un pezzo

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 settembre 2018

Arcelor Mittal questa notte ha dovuto accettare le condizioni che come Unione Sindacale di Base abbiamo posto per la chiusura dell’accordo sindacale sull’acquisizione del gruppo Ilva.
Abbiamo ottenuto la salvaguardia integrale dell’occupazione, il mantenimento di tutti i diritti acquisiti retributivi e di legge, in particolare il mantenimento dell’articolo 18 a tutela dei licenziamenti discriminatori. Quindi a tutti i lavoratori assunti da Arcelor Mittal non verrà applicato il Jobs Act. Nessun lavoratore di Ilva verrà licenziato, nessuno uscirà dalla fabbrica contro la sua volontà.Abbiamo ottenuto un Piano di Ambientalizzazione significativamente migliorato rispetto a quello contenuto nel contratto di cessione sottoscritto dall’ex ministro Calenda per il precedente governo.Tuttavia non dobbiamo nasconderci che con la cessione del gruppo Ilva il nostro Paese perde un pezzo importante del suo patrimonio industriale, che finisce nelle mani di una multinazionale. Continuiamo a pensare che la nazionalizzazione di un settore strategico dell’economia nazionale come la produzione dell’acciaio sia l’unica strada per coniugare lavoro, diritti, salari, politiche industriali e ambientalizzazione.Per queste ragioni, se diamo un giudizio più che positivo sui contenuti dell’accordo sindacale, non possiamo che essere insoddisfatti per un’operazione di cessione dell’acciaieria più grande d’Europa, un’operazione che contribuisce alla progressiva spoliazione del nostro patrimonio industriale. La battaglia di USB per un nuovo impegno diretto dello Stato nell’economia non è finita. (Francesco Rizzo, USB Taranto, Sergio Bellavita, USB Nazionale)

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Salvaguardare l’occupazione e le imprese della Liguria

Posted by fidest press agency su domenica, 19 agosto 2018

Il Segretario Generale dell’UGL, Paolo Capone, ha convocato la Segreteria regionale del sindacato confederale sui tragici fatti di Genova.“Esprimo, a nome di tutta l’UGL – ha esordito Capone – il nostro cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime della tragedia del viadotto Morandi, estendendola a tutti i cittadini di Genova e della Liguria. Esprimiamo, inoltre, vicinanza al Presidente Giovanni Toti e al sindaco Marco Bucci, instancabili nell’opera di sostegno ai cittadini in questi drammatici momenti”.Le immagini del viadotto crollato rimarranno a lungo nella memoria collettiva del nostro Paese. Una tragedia che secondo le prime ipotesi potrebbe essere stata provocata da un cedimento strutturale, ma che per il Segretario Generale “è anche simbolo di un cedimento culturale del nostro Paese nei confronti del futuro e del progresso”.“Ho incontrato una delegazione di lavoratori con le loro famiglie: Genova non è in ginocchio e anche questa volta saprà riprendersi da questa ennesima ferita, con i talenti, le eccellenze e le straordinarie energie della sua gente”.Nel corso dell’incontro è stata posta particolare attenzione alle conseguenze economiche e sociali. Il viadotto Morandi rappresentava un nodo fondamentale non solo per Genova ma per tutta l’Italia, in particolare il nord-ovest, collegando il più importante porto italiano e lo scalo aereo di Genova al resto del mondo.
Il Segretario Capone conferma le preoccupazioni anche attraverso una valutazione degli effetti economici e sociali del crollo del viadotto: “Secondo una prima stima effettuata dal nostro centro studi sugli effetti dell’interruzione di quest’arteria strategica del nord-Italia, risulta che il Paese potrebbe perdere fino a due punti di Pil come conseguenza diretta se non s’interviene subito per sanare la ferita. Basta considerare che solo la filiera portuale, tra diretta, indiretta e indotto, esprime un valore di circa 11 miliardi di euro. Va poi considerata tutta la filiera turistica, quella commerciale e il rischio concreto che quest’area sia tagliata fuori dalle traiettorie economiche fino a quando non potrà ricominciare a garantire linee di comunicazione essenziali. Sono a rischio oltre 150mila posti di lavoro, di cui un terzo in Liguria, altri 50mila tra Piemonte, Lombardia e Toscana e un altro terzo nel resto d’Italia”.
Per questa ragione l’UGL chiede al Governo di intervenire immediatamente con un fondo straordinario di 15 miliardi di euro per aiutare le imprese che si dovessero trovare in difficoltà, stabilizzare i livelli occupazionali della regione, finanziare le opere infrastrutturali necessarie a superare l’emergenza, assegnando al Presidente della Regione poteri straordinari per l’affidamento delle opere e la gestione dei fondi, come in occasione del terremoto dell’Aquila. Chiediamo, inoltre, al Governo di avviare immediatamente la partenza dei lavori della Gronda autostradale.

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Pa: Cgil a Bongiorno, priorità vanno da occupazione a rinnovo contratti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 agosto 2018

“Quattro priorità emergenziali da affrontare immediatamente: la stabilizzazione dei precari, il varo di un piano straordinario per l’occupazione nella Pa che vada oltre lo sblocco del turn over, il rinnovo del prossimo triennio contrattuale 2019/2021 e un investimento concreto sulla formazione del personale”. Questi i punti individuati dalla Cgil ed esposti al ministro della Pa, Giulia Bongiorno, oggi in occasione del primo confronto.Sul punto relativo allo sblocco del turn over, la Cgil ha posto in evidenza “l’urgenza di superare i limiti previsti dall’articolo 23 del decreto 75 sia sul tetto al salario accessorio che per quanto riguarda il varo dell’atteso Dpcm che accompagni il riordino di Province e Città Metropolitane”. Quanto al piano straordinario per l’occupazione nella Pa, la Cgil ha sottolineato quanto “lo sblocco del turn over, insieme al piano di stabilizzazione dei precari, non è in grado di garantire il livello dei servizi offerti ai cittadini. Nei prossimi cinque anni abbiamo valutato che senza interventi il livello di servizi ai cittadini calerà, senza interventi sul fronte occupazione, di oltre il 30%”. In sanità in particolar modo la Cgil ha chiesto al Ministro Bongiorno “di modificare la norma che blocca la spesa assunzionale fino al 2020 ad un rapporto che non può superare l’1,4% di spesa rispetto a quella del 2004. Con il sistema sanitario al collasso questa norma rappresenta una follia da superare”. Sul rinnovo dei contratti nazionale per quanto riguarda il prossimo triennio, oltre lo stanziamento di risorse necessarie sul fronte salariale, la Cgil ha sottolineato che “va completato l’iter relativo al sistema di classificazione del personale e all’ordinamento professionale e che prevede costi di natura contrattuale da contemplare in sede di legge di Bilancio”. Infine, quarto e ultimo punto posto dalla Cgil alla titolare di palazzo Vidoni, “sulla formazione e sulla riqualificazione del personale siamo intervenuti con gli ultimi contratti ma è un tema che deve essere assolutamente centrale e che va affrontato con altrettanta urgenza”.

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Siria del Nord: gravi accuse contro le forze di occupazione turche in Afrin

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 luglio 2018

Gravi accuse sono state fatte dall’Associazione per i popoli minacciati (APM) contro le forze di occupazione turche nella regione kurda di Afrin nella Siria settentrionale. Mentre Donald Trump e Vladimir Putin a Helsinki parlano del conflitto in Siria, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan lascia che i tirapiedi ai suoi comandi nella zona occupata di Afrin commettano omicidi, continuino a cacciare persone e ad espropriare. Tutte le scritte e la segnaletica in lingua kurda viene eliminata e anche le lezioni in lingua kurda nelle scuole dopo le vacanze scolastiche non saranno ripristinate.Secondo i dati dell’APM, solamente tra l’1 e il 15 luglio attivisti kurdi hanno documentato circa 120 rapimenti, sette omicidi, dieci rapine e 27 razzie che hanno visto la distruzione delle proprietà dei malcapitati. Inoltre è stato dato fuoco a quattro campi. Questa è solo la punta dell’iceberg: dalla conquista della regione kurda avvenuta il 18 marzo, l’esercito turco ha deportato almeno 3.000 curdi. Secundo alcune stime sarebbero scomparsi fino a 7.000 Kurdi. Per paura di ulteriori attacchi molte famiglie colpite vogliono rimanere in incognito. Sempre più spesso soldati turchi e islamisti sequestrano i cellulari dai civili per scoprire chi dà notizia di questi attacchi.Anche i timori dei Kurdi di perdere le proprie proprietà che andranno a coloni arabo-sunniti di altre parti del paese sembrano giustificati. La scorsa settimana il “Dipartimento legale” del “Consiglio locale” di Afrin istituito dalle forze di occupazione turche, ha invitato tutti i residenti a presentare i loro atti di proprietà. Verranno esaminati per completare le presunte procedure legali necessarie per il settore immobiliare. I circa 250.000 Kurdi fuggiti da Afrin prima dell’attacco turco non hanno quindi nessuna possibilità di far valere i propri diritti. L’esercito turco ha già portato decine di migliaia di islamisti radicali arabi nella regione kurda. Molti di questi nuovi coloni sono armati e membri di vari gruppi islamisti. Sostengono l’esercito di occupazione turco e sotto i loro occhi uccidono, torturano e derubano i civili Kurdi rimasti ad Afrin. Nella regione un tempo molto aperta e liberale praticamente è stata introdotta la legge islamica della sharia. Le donne senza il velo non osano più scendere in strada. Il paesaggio urbano è ormai caratterizzato dalla presenza di uomini con lunghe barbe e donne che indossano il niqab islamico. A causa di questa islamizzazione, per uno Yezidi o Alevita ad Afrin non è più possibile vivere. Le circa 1.000 persone appartenenti alla piccola comunità cristiana sono scomparse.

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Il PE invita la Russia a porre fine all’occupazione dei territori georgiani

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

I deputati chiedono alla Russia di cessare l’occupazione dei territori georgiani dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud e rispettare pienamente l’integrità territoriale della Georgia.
In una risoluzione non vincolante votata giovedì, i deputati sottolineano che a dieci anni dall’ aggressione militare contro la Georgia, la Russia continua la sua occupazione illegale dei territori georgiani dell’Abkhazia e dell’Ossezia meridionale. È stato il primo grande attacco della Russia all’ordine europeo, seguito da altri atti di aggressione, come l’annessione della Crimea e la guerra in Ucraina orientale, dichiarano i deputati.I deputati osservano, inoltre, che la Russia si rifiuta di attuare l’accordo di cessate il fuoco del 12 agosto 2008, mediato dall’UE, e rafforza costantemente la sua presenza militare illegale in tali regioni.Il Parlamento sostiene la sovranità e l’integrità territoriale della Georgia e chiede alla Russia di revocare la sua decisione di riconoscere la cosiddetta indipendenza delle regioni georgiane dell’Abkhazia e dell’Ossezia meridionale.I deputati chiedono alla Russia di ritirare tutte le sue forze militari da tali regioni, di garantire alla missione di vigilanza dell’Unione europea (EUMM) il pieno accesso ai territori occupati e di fermare l’erezione di recinzioni in filo spinato, che ostacolano i contatti interpersonali e isolano la popolazione.La risoluzione sui territori georgiani occupati, a dieci anni dall’invasione russa, è stata approvata per alzata di mano.

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Governo: “Cambiare le riforme che hanno distrutto l’occupazione”

Posted by fidest press agency su domenica, 3 giugno 2018

“Auguro buon lavoro al nuovo Esecutivo di stampo politico affinché riesca a risolvere quelle che sono le problematiche del Paese, partendo dal lavoro.” – Ha dichiarato in una nota Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL. – “È ora di mettere mano alle riforme che hanno contribuito a distruggere l’occupazione e l’economia italiana, in primis attraverso l’abolizione del Jobs Acts e della Legge ‘Fornero’ che non solo ha innalzato l’età pensionistica ma ha anche ostacolato l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Con l’auspicio che questo sia il Governo del cambiamento e di una nuova Italia per il lavoro.”

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E’ l’agricoltura la risposta alla disoccupazione giovanile

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Dai dati Istat sul mese di Aprile emerge con chiarezza l’aumento dei contatti a tempo determinato (+ 23 mila rispetto al periodo pre-crisi) e il calo di quelli a tempo indeterminato (-37 mila); ma più di tutto – dichiara in una nota il presidente nazionale Confeuro, Andrea Michele Tiso – emerge la nuova crescita del tasso di disoccupazione tra gli under 25 (+0,6% sul mese precedente e + 15,9 punti percentuali rispetto alla media europea certificata dai dati Eurostat). Questa situazione è oggettivamente preoccupante e assume i toni dell’assurdo se vissuta in parallelo con le diatribe politiche di queste ore sui possibili incarichi di governo.Come Confeuro – continua Tiso – ravvisiamo l’urgenza di un piano di rilancio per l’occupazione giovanile che si fondi sulla centralità del mondo agricolo. Infatti i dati hanno dimostrato più volte l’attenzione dei giovani verso le tematiche del primario e verso le tante opportunità offerte dalla multifunzionalità del comparto agroalimentare. Perché questo interesse si concretizzi in opportunità concrete, c’è però la necessità di politiche e strategie specifiche.Questo particolare periodo storico – conclude Tiso – è colmo di pericoli, ma anche di occasioni. Il nostro sincero auspicio è che la politica si concentri sulla sua vocazione naturale e decida di collaborare con tutte quelle forze economiche e sociali interessate a dar voce ai bisogni dei cittadini e a costruire una prospettiva di futuro diversa.

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Difesa commerciale: strumenti più efficaci per proteggere occupazione e industria

Posted by fidest press agency su domenica, 27 maggio 2018

Parlamento europeo. In base al nuovo regolamento, l’UE potrà imporre tariffe più elevate sulle importazioni da Paesi terzi oggetto di dumping o di sovvenzioni. L’accordo tra deputati e ministri degli Stati membri è stato raggiunto lo scorso dicembre, ma serve ora l’approvazione della Plenaria affinché entri in vigore.Nel corso dei negoziati, i deputati si sono assicurati che i costi sostenuti dalle impese europee per conformarsi agli accordi sulle norme sociali e ambientali internazionali saranno presi in considerazione per il calcolo dei dazi.Dopo l’approvazione in via definitiva del regolamento, le indagini sui casi di antidumping saranno notevolmente più brevi e coinvolgeranno anche i sindacati. Sarà inoltre istituito un help desk per le PMI.L’Unione europea sta aggiornando il proprio regolamento di difesa commerciale del 1995 per adeguarlo alle mutate esigenze di imprese, lavoratori e consumatori europei. Tali misure integrano le norme anti-dumping recentemente approvate, incentrate sui Paesi terzi che interferiscono pesantemente nell’economia.La nuova legge entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, prevista per la prima metà di giugno 2018.

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Costruire un’Europa più forte: nuove iniziative per rafforzare ulteriormente il ruolo delle politiche per i giovani, l’istruzione e la cultura

Posted by fidest press agency su sabato, 26 maggio 2018

Le nuove iniziative mirano ad aumentare la mobilità per l’apprendimento e le possibilità di istruzione nell’UE, a fornire ai giovani i mezzi per agire in autonomia e responsabilità, in particolare incoraggiandoli a partecipare alla vita civica e democratica, e a sfruttare la cultura come strumento di progresso sociale e crescita economica in Europa.La Commissione presenta oggi un pacchetto comprendente:
una comunicazione di carattere generale, sul tema “Costruire un’Europa più forte: il ruolo delle politiche per i giovani, l’istruzione e la cultura”, che delinea il modo in cui la Commissione sta portando avanti l’agenda di Göteborg e il mandato conferitole dal Consiglio europeo;
una strategia per i giovani per il periodo 2019-2027 volta a fornire i mezzi per rendere i giovani europei autonomi e responsabili e a dare loro maggior voce in capitolo nell’elaborazione delle politiche dell’UE, a riprova di quanto la Commissione ritenga importante investire nei giovani e nel loro futuro;
proposte di raccomandazioni del Consiglio sui seguenti temi: sistemi di educazione e cura della prima infanzia di alta qualità, per gettare le basi di una vita di successo; riconoscimento reciproco dei diplomi e dei periodi di apprendimento all’estero per agevolare la mobilità per l’apprendimento in Europa; migliore insegnamento e apprendimento delle lingue per garantire che la conoscenza approfondita delle lingue straniere sia più diffusa tra i giovani;
una nuova agenda per la cultura, che mira a sensibilizzare i cittadini sul patrimonio culturale europeo condiviso nella sua diversità. L’agenda mira a sfruttare appieno la forza della cultura sia nella costruzione di un’Unione più giusta e più inclusiva, sostenendo l’innovazione, la creatività, la crescita e posti di lavoro sostenibili, sia nel rafforzare le relazioni esterne dell’UE.
La comunicazione generale “Costruire un’Europa più forte” delinea il progetto di una carta europea dello studente intesa a promuovere la mobilità per l’apprendimento, riducendo gli oneri amministrativi e i costi per gli studenti e gli istituti di istruzione e formazione. La Commissione prevede di introdurla entro il 2021 come simbolo visibile dell’identità degli studenti europei. La comunicazione sottolinea inoltre il lavoro che viene svolto con gli Stati membri e il settore dell’istruzione per dare vita alle università europee. Tali università europee, costituite da reti ascendenti di università già in essere, contribuiranno a rafforzare la cooperazione transfrontaliera mediante strategie istituzionali a lungo termine. Promuoveranno l’innovazione e l’eccellenza, incrementeranno la mobilità di studenti e insegnanti e faciliteranno l’apprendimento delle lingue. In tal modo si potrebbe contribuire anche a rendere l’istruzione superiore europea più competitiva. La Commissione intende avviare progetti pilota nel 2019 e nel 2020 nell’ambito del programma Erasmus+ prima della piena attuazione dell’iniziativa nel 2021.
Saranno elaborate inoltre altre azioni per sostenere un approccio all’istruzione e alla formazione basato sull’apprendimento permanente e l’innovazione. La Commissione, ad esempio, propone di sostenere l’istituzione di centri di istruzione e formazione professionale di eccellenza, al fine di promuovere un ruolo attivo dell’istruzione e della formazione professionale nello sviluppo economico regionale e locale.

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I tirocini accrescono le chance occupazionali

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Il 57% dei laureati del 2016 ha svolto tirocini nel corso degli studi, erano il 44% nel 2006 e addirittura solo il 20% nel 2002: esperienze dunque quasi triplicate rispetto alla situazione pre-riforma. Un’opportunità che, a parità di ogni altra condizione, accresce le chance occupazionali già a un anno dal titolo dell’8%. Il Rapporto AlmaLaurea sul Profilo dei Laureati mostra che i tirocini curriculari hanno riguardato il 59% dei laureati di primo livello, percentuale che sale al 68% se si considerano coloro che non intendono proseguire gli studi e scende invece al 53% tra coloro che hanno deciso di continuare la formazione universitaria.
Le esperienze di tirocinio hanno interessato il 41% dei laureati magistrali a ciclo unico e il 58% dei magistrali biennali. In particolare, tra questi ultimi, un ulteriore 12,5% non ha svolto tirocini nel biennio di studi conclusivo ma li aveva svolti nel corso del primo livello: di conseguenza 71 laureati magistrali biennali su cento dispongono di esperienze di tirocinio nel proprio bagaglio formativo.A livello di gruppo disciplinare, hanno svolto un maggior numero di stage e tirocini i laureati degli indirizzi insegnamento (89%), professioni sanitarie (82%), chimico-farmaceutico ed educazione fisica (entrambi 81%) e geo-biologico (77%). Tra i laureati di ingegneria tale percentuale scende al 40% e nel gruppo giuridico arriva solo al 17%.
A livello territoriale, sono i laureati degli atenei del Nord ad aver svolto più esperienze di tirocinio rispetto a coloro che hanno conseguito il titolo in un’università del Centro o del Mezzogiorno: rispettivamente 60% contro 53% e 55%; differenze simili si registrano tra atenei di piccola-media dimensione (64%) e quelli di grandi dimensioni (55%).
Le attività lavorative già svolte e riconosciute solo successivamente dal corso costituiscono il 15% del totale delle attività di tirocinio e riguardano in particolare i laureati dei gruppi linguistico (26%), politico-sociale, giuridico ed economico-statistico (tutti e tre 25%); sono al di sotto del 5% invece tra i laureati delle professioni sanitarie e del gruppo chimico-farmaceutico.Le attività di tirocinio organizzate dal corso di laurea sono svolte in maggioranza al di fuori dell’università (65%). I laureati del geo-biologico e di medicina e odontoiatria invece le hanno svolte prevalentemente presso l’università (rispettivamente 52% e 49%). I tirocini sono stati di durata superiore alle 400 ore per 25 laureati su cento che hanno svolto queste esperienze all’interno del corso di studi: si tratta soprattutto dei laureati dell’area tecnico-scientifica (rispetto a quelli dell’area delle scienze umane e sociali) e dei laureati magistrali a ciclo unico (il 52%, tra questi ultimi, ha svolto un tirocinio di durata superiore a 400 ore).Il 5% dei tirocini organizzati dal corso di studi viene svolto all’estero, in larga misura accedendo a un programma europeo di Erasmus Placement. Sono maggiormente diffusi tra i laureati magistrali biennali (9%) e i magistrali a ciclo unico (7%); superano il 15% tra i laureati del gruppo linguistico e il 12% tra quelli di medicina e chirurgia.Per 70 laureati su cento l’esperienza di tirocinio si è rivelata decisamente positiva, in particolare se svolta all’estero, mentre il servizio di supporto offerto dall’Ateneo è ritenuto pienamente soddisfacente da poco più del 40% dei laureati.

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