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Posts Tagged ‘ocse’

Scuola: Dati Ocse sui docenti italiani: pagati poco, precari a vita e demotivati

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2019

Emerge un quadro drammatico dal più recente studio dell’Organizzazione per la Cooperazione e per lo Sviluppo Economico. Pacifico (Anief): “Età media altissima, professione usurante. Bisogna aumentare gli stipendi e permettere ai docenti di andare in pensione prima”
Un quadro realistico e sconfortante. Non ci sono solo gli alunni nei dati Ocse – Pisa 2018 sugli apprendimenti in Italia. La stampa specializzata riporta anche il focus realizzato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico sugli insegnanti di casa nostra, che sono risultati “demotivati, con stipendi tra i più bassi d’Europa, precari emigrati e con poco entusiasmo nel lavoro. Infatti, gli studenti di 15 anni alla domanda se durante le lezioni i docenti erano sembrati entusiasti e divertiti del loro lavoro hanno risposto negativamente”. Secondo quanto si legge su Orizzonte Scuola: “Tra i paesi in cui si riscontra lo stesso grado di “entusiasmo” troviamo paesi come l’Albania, Kosovo e Korea”. Sui 76 Paesi considerati l’Italia occupa il 58° posto. Una classifica non entusiasmante, dati preoccupanti per il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, “non perché siano diversi da quelli di un anno fa ma perché sono molto peggio rispetto a quelli di 20 anni fa”. Le cause del poco entusiasmo e della poca motivazione, secondo il giovane sindacato rappresentativo, sono da ricercare anche nelle retribuzioni insoddisfacenti, nel perenne precariato e nell’uscita tardiva dal lavoro, che caratterizza il cammino professionale dei docenti italiani. Gli stipendi del personale scolastico, come quello di tutta la pubblica amministrazione, rimangono di una decina di punti sotto al costo della vita e distante da quelli dei colleghi UE. Per il giovane sindacato è necessario ancorare i compensi al costo della vita come è avvenuto ed è stato siglato per i lavoratori nel privato. Serve ben altro rispetto a quanto viene pronosticato dalla politica. Anche in tal senso Anief rispetto alla Legge di Bilancio, AS 1586, ha suggerito 40 emendamenti. Altri recenti dati OCSE hanno sentenziato altre statistiche incontrovertibili e che dovrebbero destare scandalo: i nostri docenti sono i più anziani tra i Paesi sviluppati rispetto all’Europa ma anche a tutto il mondo: ben il 58% dei docenti italiani, tra elementari e superiori, ha più di 50 anni, contro una media OCSE del 34%.

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Ocse: allarmanti dati sulla scuola

Posted by fidest press agency su sabato, 7 dicembre 2019

“Le rilevazioni PISA-OCSE 2018 sono allarmanti per la nostra scuola e dimostrano che gli studenti quindicenni sono molto indietro nella classifica stilata su seicentomila ragazzi di tutto il mondo. I ritardi riguardano le scienze e la lettura con conseguente comprensione del testo. Tanti sono a nostro avviso i motivi di questa disastrosa situazione e per superarla bisogna puntare sulla qualità dei docenti e sulla preparazione dei ragazzi che andrebbero riabituati a leggere testi integrali. Inoltre, FdI ritiene che per migliorare la condizione della nostra scuola siano necessari maggiori investimenti e che non sia sufficiente una lacunosa legge per assumere una parte dei precari”. Lo dichiarano i deputati di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti, vicepresidente della commissione Cultura della Camera e Ella Bucalo, responsabile Scuola FdI.

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Scuola: Ocse boccia “Quota 100”

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 dicembre 2019

Anief: Assurdo andare in pensione a 70 anni. Se un organismo internazionale interviene perché uno Stato sovrano destina 7,5 miliardi per permettere ai suoi lavoratori di andare in pensione seppur con penalizzazione sull’asse contributivo entro la media degli altri Paesi potrebbe cominciare a perdere di credibilità Nella media dei Paesi OCDE l’età pensionabile è di 63 anni. In Italia, per il secondo anno consecutivo, si permette di accedere alla pensione con una penalizzazione pro rata a 62 anni, rispetto ai requisiti previsti dalla legge Fornero. Cosa ci sia di scandaloso per l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico per la quale occorre aumentare l’età pensionabile “limitando indebiti sussidi di prepensionamento”, a partire proprio da “Quota 100”, perché lasciare il lavoro a 62 anni non è ammissibile? Il giovane sindacato non lo capisce. Perché un lavoratore con quasi 40 anni di contributi versati, soprattutto quando sottoposto ad uno stress particolarmente accentuato, come quello che arreca la scuola, deve essere costretto a rimanere in servizio? I conti di uno Stato si possono far quadrare in tanti modi, non di certo sulla pelle dei suoi cittadini. “Anief – ricorda il suo presidente nazionale Marcello Pacifico – in audizione alla Camera ha di recente espressamente chiesto di sbloccare i posti liberati con ‘Quota 100’ per le assunzioni, con l’emendamento al decreto salva-precari che sta procedendo in questa direzione, e reputa particolarmente grave che si possa pensare che tutte le professioni siano uguali: non a caso, il giovane sindacato ha richiesto che la Legge di Bilancio possa contenere una norma che collochi l’insegnamento tra le professioni gravose, finanziando l’operazione dal fondo con la legge 23 dicembre 2014 n. 190. Ecco perché non c’è altra scelta che collocare l’insegnamento, non solo quello nella scuola dell’infanzia, tra le professioni a carattere gravoso, quindi nell’Ape Social”. Mentre in Italia il Governo italiano conferma l’anticipo pensionistico “Quota 100” almeno fino al 2021, l’Ocse sostiene che invece la norma va abolita: secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, in Italia a rischio è la sostenibilità del sistema macroeconomico e quindi occorre assicurare “adeguate prestazioni di vecchiaia limitando la pressione nel breve, medio e lungo periodo”. Il problema, secondo l’Organizzazione internazionale, è che in Italia si lascia il lavoro per andare in pensione a 62 anni, 63 e poco più per gli uomini e 61 per le donne. In Europa invece, per gli altri paesi Ocse, l’età del passaggio lavoro-pensione si attesta a poco più di 65 anni per gli uomini e 63 per le donne.

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Ocse: cresce reddito famiglie, Italia ultima tra grandi

Posted by fidest press agency su domenica, 25 agosto 2019

Secondo l’Ocse, nel primo trimestre 2019 il reddito delle famiglie nel nostro Paese è cresciuto dello 0,5% contro il +0,6% dell’area Ocse, il +0,7% di Eurolandia. Peggio di noi fa solo il Regno Unito (+0,3%).”Dati molto allarmanti. L’Italia resta la Cenerentola del mondo, non solo dell’Eurozona” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se poi considerassimo il dato del reddito durante gli anni della crisi, la situazione sarebbe ancora peggiore. E’ assolutamente condivisibile che il reddito reale fornisce un quadro del benessere delle famiglie. Anzi, a nostro avviso non solo delle famiglie ma anche del Paese: fino a che gli italiani arrancano e sono in difficoltà anche il Paese non può che andare male” prosegue Dona.”Dal 2007 al 2018 il potere d’acquisto delle famiglie, ossia il reddito lordo disponibile in termini reali delle famiglie consumatrici, è sceso del 6,6%. Peggio di così non si può!” conclude Dona.

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Ocse: in tasca lavoratori italiani 69% salario, sotto media

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 aprile 2019

Secondo l’Ocse, i lavoratori single in Italia si portano a casa nel complesso il 68,6% del salario lordo, al netto delle tasse e delle agevolazioni fiscali, ben al di sotto della media Ocse che nel 2018 si attestata al 74,%%. Va un po’ meglio per le coppie con due figli.”I dati Ocse dimostrano che urge una politica dei redditi. Non basta il quoziente familiare, come vuole fare il Governo, aumentando le detrazioni per i figli. Bisogna ridurre il cuneo fiscale, non solo per abbassare il costo del lavoro, ma per aumentare la busta paga netta dei lavoratori, di tutti, single compresi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Non è sufficiente nemmeno il salario minimo, che aiuterebbe solo i lavoratori sfruttati e sottopagati. Il punto è che non è possibile che tutto, dalle multe per le violazioni al Codice della Strada alle tariffe dell’acqua, sia adeguato all’inflazione, tranne gli stipendi e le pensioni. Urge ripristinare meccanismi automatici di adeguamento della busta paga all’aumento del costo della vita, come la scala mobile all’inflazione programmata. Mentre per i pensionati, bisogna almeno tornare al sistema di rivalutazione previsto dalla legge n. 388 del 2000, come era previsto prima dell’approvazione della Legge di Bilancio 2019″ conclude Dona.

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“L’Ocse conferma: in Italia carenza allarmante di infermieri”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 novembre 2018

Il numero di infermieri in Italia per mille abitanti è tra i più bassi dei 35 paesi considerati nel nuovo Rapporto Health at a Glance Europe 2018 appena diffuso, integrato con la banca dati OECD Health Statistics 2018: 5,6 che pone il nostro paese a sette posti dal peggiore (il Messico con 2,9) e ben lontano dalla media Ocse di 9,4. Al contrario, l’Italia è nona su 35 paesi per il numero di medici ogni mille abitanti e così, la proporzione tra infermieri e medici che dovrebbe essere di tre infermieri ogni medico (nell’Ocse la media è 2,87), si ferma inesorabilmente a 1,4, peggiorando l’1,5 registrato l’anno precedente. E si parla solo di medici e infermieri attivi che svolgono cioè davvero la professione (sia in ospedale che fuori e nel privato).“Già il rapporto tra infermieri dipendenti e pazienti che per rivelarsi ottimale nell’assistenza dovrebbe essere di uno a sei – afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini degli infermieri, FNOPI, la maggiore in Italia con i suoi oltre 440mila iscritti -, in Italia è in media di 1 a 11 con punte fino a 17-18 e il rapporto con i medici invece di essere uno a tre si ferma a 1 a 2,5 anche in questo caso con punte che sfiorano la parità (1:1) e un rapporto corretto nelle Regioni benchmark (ma non in tutte le aziende). Se guardiamo l’ultimo dato Ocse ci si rende conto che la maggiore carenza è proprio sul territorio che fa abbassare i valori medi, dove oggi la popolazione ha più bisogno per l’aumento della cronicità e della non autosufficienza legato all’età sempre più avanzata”.
L’Italia infatti ha exploit positivi come quello di essere tra i primi paesi – l’Ocse lo conferma – per aspettativa di vita: quarta dopo Giappone, Svizzera e Spagna con 83,30 anni medi (81 per i maschi e 85,60 per le femmine) e sempre in alta classifica (ma va un po’ peggio come posizione generale) per l’aspettativa di vita a 65 anni.“La FNOPI ha valutato da tempo la necessità di almeno 53mila professionisti infermieri e il dato Ocse conferma la carenza che senza un nuovo modello di assistenza andrà a totale discapito dell’assistenza”.
Un allarme già rilanciato anche dall’Organizzazione mondiale della Sanità a settembre nella sua Assemblea generale: “L’Italia deve affrontare un quadro di malattie croniche legate all’invecchiamento della popolazione che chiedono una risposta assistenziale complessa, proattiva, personalizzata”. E per farlo secondo L’Oms deve rispondere ad alcune sfide tra cui oltre a difendere meglio l’accesso universale all’assistenza, senza disuguaglianze, deve aumentare il numero di infermieri.

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Dati Ocse: urge politica dei redditi

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 agosto 2018

Nel primo trimestre del 2018 i redditi reali procapite delle famiglie nell’area Ocse sono saliti dello 0,7%, ma non in Italia, dove scendono dello 0,2%.”Un fatto gravissimo, che denunciamo da anni. Urge una politica dei redditi. Non è possibile che tutto, dalle multe per le violazioni al Codice della Strada alle tariffe dell’acqua, sia adeguato all’inflazione, tranne gli stipendi. In questi anni di privatizzazioni, ma non di liberalizzazioni, tutte le tariffe, dalla luce ai pedaggi autostradali, sono aumentati più dell’inflazione, mentre le retribuzioni sono rimaste al palo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Dopo i rinnovi contrattuali e la fine del blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato del 2% su base annua, del 4,1% per quelli della pubblica amministrazione, ma siamo ben lontani dall’aver recuperato quanto i lavoratori hanno perso in questi anni di crisi e di mancati rinnovi, come attestano i dati di oggi dell’Ocse” prosegue Dona.”Per questo rinnoviamo la richiesta di ripristinare meccanismi automatici di adeguamento della busta paga all’aumento del costo della vita, come la scala mobile all’inflazione programmata” conclude Dona.

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Ocse: docenti più pagati e preparati formano studenti che avranno successo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 giugno 2018

Nel documento annuale dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico si raccomanda di creare le condizioni che permettano veramente di richiamare insegnanti qualificati e efficaci nelle scuole più “difficili” e di aumentare, in parallelo, le responsabilità dei capi di istituto, “che possono svolgere, se preparati per questo compito, un ruolo importante per attrarre, accompagnare, e formare docenti che rispondono alle esigenze della realtà educativa locale”. L’Ocse ha anche rilevato che nella metà dei 69 Paesi ed economie esaminati, gli insegnanti delle scuole con un’alta concentrazione di studenti svantaggiati tendono ad avere qualifiche o credenziali inferiori rispetto agli insegnanti delle scuole più avvantaggiate. In Italia, inoltre, la mancata valorizzazione del personale passa anche per gli stipendi inadeguati: nell’Ue solo i docenti della Slovacchia e della Grecia percepiscono buste paga inferiori a quelle dei nostri docenti. Il problema è, soprattutto, quello del mancato adeguamento stipendiale nel corso della carriera.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se non si investe in istruzione si pregiudica la crescita culturale dei cittadini e del Paese. È esemplare, anche, che ad essere penalizzate di più risultano le regioni e i territori più svantaggiati. Ma anche le scuole con alunni più “difficili”. Dove sono concentrati anche i precari e gli insegnanti con minore esperienza. Andando a creare un ulteriore danno nei loro confronti. In pratica, ai ragazzi già penalizzati dalla deprivazione culturale del luogo di appartenenza si aggiunge quella dell’assegnazione di insegnanti con minore anzianità professionale. In assoluto, l’Italia rimane uno dei Paesi dove l’insegnamento viene considerata una professione qualsiasi. È una vergogna nazionale, di cui i governi degli ultimi anni si devono assumere la responsabilità. Cogliamo l’occasione, visto che siamo all’inizio di una nuova legislatura, per chiedere di cambiare corso. Non solo a parole.

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Ocse e i governi italiani “lassisti”

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

ocseDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Nel capitolo dell’Economic Outlook dell’OCSE dedicato all’Italia, l’istituto di Parigi sembra voler mettere le mani avanti con il prossimo governo, avvertendolo che un allentamento dei conti pubblici subito dopo la consultazione elettorale potrebbe ridurre la fiducia nei confronti dell’Italia “facendo finire fuori pista la ripresa in atto”.A tale riguardo, vogliamo ricordare all’OCSE che sono stati gli ultimi governi di centro-sinistra, in particolare quello guidato da Matteo Renzi, ad allentare la presa sul rigore dei conti, varando ben cinque manovre in deficit di fila, piene di mance e mancette concesse a pioggia, che hanno avuto impatto quasi nullo sulla crescita e fatte sempre con il consenso dalla Commissione Europea. I funzionari dell’OCSE dovrebbero ricordarsi bene le veementi battaglie che Matteo Renzi conduceva contro le istituzioni europee e le loro politiche di austerità, proponendo ufficialmente, a nome del Partito Democratico, di sospendere il percorso di riduzione del deficit strutturale italiano per poter effettuare manovre con un rapporto deficit/PIL elevato al 2,9%. Manovre scritte dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che dell’OCSE era addirittura Direttore Generale. Per non parlare del debito pubblico, che nell’ultima legislatura ha toccato il massimo storico, sfondando la soglia dei 2.200 miliardi di euro e del 132% in rapporto al Pil. Tutti questi dati sono in possesso dell’OCSE, il quale è perfettamente in grado di esprimere un giudizio nei confronti dell’operato degli ultimi governi, non certo di centrodestra.Vogliamo anche ricordare all’OCSE che se c’è proprio un partito che ha sempre creduto nelle politiche di crescita, pur nel rispetto dell’equilibrio dei conti pubblici, quello è Forza Italia. Nel caso se lo fosse dimenticato, consigliamo di leggere il programma elettorale dei partiti del centrodestra guidati da Silvio Berlusconi nella campagna elettorale del 2013, dove, al punto 22, si parla di una grande operazione d’attacco al debito pubblico, con l’obiettivo di riportarlo in 5 anni al di sotto del 100% in proporzione al Pil.Certamente, l’operazione sarà complicata dalla pesantissima eredità lasciata dai governi di centrosinistra, ma sui conti pubblici Forza Italia ha le idee chiare.Anche sul versante del deficit, la strategia di riduzione è già stata delineata nel 2013: taglio della cattiva spesa pubblica per un ammontare di 16 miliardi l’anno per ridurre di pari importo la pressione fiscale. Più che ai rischi reputazionali dovuti al futuro Governo, non ancora in carica, l’OCSE farebbe quindi meglio a guardare di più quelli creati dall’attuale Governo, che in materia di finanza pubblica ha compiuto un disastro dopo l’altro”.

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Ocse: I limiti del governo Renzi-Gentiloni

Posted by fidest press agency su sabato, 7 ottobre 2017

palazzo chigi“Il Rapporto sulle competenze presentato oggi dall’Ocse evidenzia tutti i limiti del governo Renzi-Gentiloni, fondato su un’ottima politica dell’annuncio ma assolutamente deficitario sul piano dell’attuazione delle riforme”.Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.“Il problema delle basse competenze su cui ci richiama l’Ocse, come fonte di bassa produttività, è infatti il risultato di una errata riforma della scuola, propagandata come ‘Buona Scuola’, ma che non si è posta minimamente il problema di come riorganizzare il sistema dell’istruzione in funzione di un maggiore raccordo con il mercato del lavoro.Ugualmente, il Jobs Act, che doveva riformare il sistema delle politiche attive, anche favorendo gli strumenti tra istruzione/formazione e lavoro, non ha ancora promosso nessuna nuova politica su questo fronte, creando solo un’ennesima agenzia, di cui non se ne vedeva il bisogno; complicando così la struttura amministrativa di governo del mercato del lavoro, come riconosce lo stesso Ocse; disturbando le Regioni che sono più efficaci in queste politiche, Lombardia e Veneto, guarda caso guidate dal centro destra e che hanno messo in pratica le politiche disegnate dalla Legge Biagi e dalla riforma Gelmini.Il Piano Industria 4.0 ha solo offerto un robusto incentivo alle imprese per rinnovare i suoi macchinari, ma non ha inciso sulle competenze dei relativi lavoratori: e solo oggi si accorge che occorre pensare alle competenze e spunta un nuovo incentivo sulla formazione, più facile che ristrutturare l’inefficiente sistema della formazione italiana. Di questo il Rapporto sulle competenze parla, altro che di successi del Governo Renzi-Gentiloni!”.

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Per Ocse Italia maglia nera per spesa pubblica istruzione e Neet

Posted by fidest press agency su domenica, 17 settembre 2017

pilL’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha fatto sapere che sul fronte dei soldi investiti per la Conoscenza tra il 2000 e il 2014 c’è stato addirittura un calo di spesa del 9%. Inoltre, nello stesso periodo l’Italia ha dedicato il 4% del suo Pil all’istruzione (contro il 5,2% della media Ocse), con una riduzione del 7%. Come se non bastasse, il nostro Paese registra appena il 18% di laureati, contro il 37% della media nella zona Ocse: il dato più basso dopo quello del Messico. Come “ciliegina sulla torta”, abbiamo pure il record di giovani che non studiano né lavorano. L’Anief aggiunge che l’Italia è l’unico Paese dell’Ocse che dal 1995 non ha potenziato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria a dispetto di un aumento in media del 62% degli altri. La tendenza al risparmio è storia vecchia: l’Italia già nel 2000 spendeva il 2,8% in meno della sua spesa pubblica rispetto alla media OCSE (Italia 9,8% – Ocse 12,6%). Dieci anni fa, la nostra Penisola era sempre all’ultimo posto.Marcello Pacifico (Cisal-Anief): In Italia ci sono province dove più del 40% di giovani abbandona la scuola prima del tempo, perché si continua a pensare che gli incrementi per la formazione giovanile rappresentano un costo e non un investimento. Addirittura, siamo arrivati ad alzare le barriere nelle Università pubbliche. Bene ha fatto il Tar del Lazio a bocciare il numero chiuso per le facoltà umanistiche alla Statale di Milano. Ora, invece di accrescere di almeno un punto percentuale la spesa per l’istruzione, come ha da tempo chiesto il sindacato assieme a tutta l’opinione, scopriamo addirittura che la spesa per tutto il ciclo formativo fino all’Università è scesa del 9% in pochi anni. È inutile ricordare ai nostri governanti che formare il capitale umano significa credere nella capacità evolutiva e lavorativa umana: lo sanno bene, ma remare contro questo obiettivo è una precisa scelta, che va oltre il risparmio dei soldi pubblici, sposandosi evidentemente con la necessità di tenere basso il livello culturale di quello che una volta chiamavano il Bel Paese.

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Dati Ocse su istruzione: la dispersione rimane altissima

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 marzo 2017

ministero-pubblica-istruzioneL’Ocse ci ha detto che la scuola italiana funziona meglio di quella di altri paesi dell’area, in particolare per quanto riguarda l’inclusione dei ragazzi delle scuole superiori provenienti da famiglie con una condizione non favorevole. Prima di lasciarsi andare a facili entusiasmi, occorre però leggere tutto il resoconto dell’organizzazione internazionale che ha anche sottolineato come, sempre nel nostro Paese, “le differenze socio-economiche di partenza pesano meno, ma ritornano a farsi sentire dopo l’uscita dalla scuola”. L’indagine, basata sul confronto tra i dati delle indagini Ocse-Pisa sulle competenze scolastiche e su quelle degli adulti (26/28 anni), non fa altro che rafforzare quanto sostenuto dal sindacato scuola Anief da anni: occorre insistere sugli investimenti nella scuola, perché in molte zone del territorio nazionale rimane l’unica agenzia culturale in grado di sostenere il processo di crescita dei nostri giovani. Tanto che, appena usciti dal sistema formativo, dove in base ai risultati Ocse-Pisa degli alunni in diverse materie le differenze sociali si annullano, la mancanza di opportunità li riassorbe fino a sottrargli le possibilità di sviluppo personale e professionale.
“Quanto indicato dall’Ocse non può essere considerato un punto di arrivo ma solo di partenza – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal – perché un Paese moderno che abbandona al suo destino i giovani, dopo averli formati, non può ritenersi soddisfatto: è chiaro che occorre incentivare gli sforzi, innanzitutto, sul fronte della dispersione scolastica, che in alcune province della Sicilia supera il 40 per cento, mentre l’Europa ci indica come soglia il 10 per cento. Questo può avvenire solo in modo: maggiorando gli organici delle aree a rischio, migliorando l’orientamento e innalzando l’obbligo formativo fino a 18 anni”.
“Quindi va sollecitato, con adeguate risorse e norme, anche a tutela degli studenti introducendo uno statuto tutto per loro, il rapporto della scuola con il mondo del lavoro. Così come va assolutamente rilanciato il rapporto con l’Università: mentre gli studenti accademici crescono nel mondo, in Italia nell’ultimo periodo si è ridotto drasticamente il numero di matricole e siamo tra i Paesi con meno laureati. Questi sono i dati da cui ripartire”, conclude il presidente Anief.

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Su Ocse: ennesima smentita su Pil stimato nel Def

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2016

pilNel suo Economic Outlook, l’Ocse prevede una crescita all’1% nel 2016 per il Pil italiano. “Ancora una volta viene stimato un Pil inferiore a quello contenuto nel Def, secondo il quale ci sarà una crescita dell’1,2% per il 2016. Si tratta dell’ennesima smentita rispetto a quanto previsto dal Governo. Dopo il Fondo Monetario Internazionale e la Commissione Ue, secondo i quali l’anno si chiuderà con un Pil dell’1,1%, ora arriva, da parte dell’Ocse, una stima ancora più pessimistica” ha dichiarato Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “Il Governo farebbe bene a tener conto di queste previsioni e soprattutto della considerazione dell’Ocse secondo la quale il principale driver della crescita rimane il consumo privato. Puntare sui consumi delle famiglie significa non spostare la tassazione sui consumi, come proposto da alcuni e rivedere il provvedimento del bonus di 80 euro, destinandolo alle famiglie meno abbienti e agli incapienti, che hanno una maggiore propensione marginale al consumo” ha concluso Dona.

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Ocse chiede di potenziare la matematica in classe puntando su docenti preparati

Posted by fidest press agency su giovedì, 27 agosto 2015

Pacifico marcelloOcse chiede di potenziare la matematica in classe puntando su docenti preparati, l’Italia ce li ha ma continua a tenerli precari con migliaia di posti liberi. Da un Focus dell’organizzazione internazionale, risulta che nel decennio 2003-2012 una ventina di minuti in più alla settimana della fondamentale disciplina scientifica sono bastati per migliorare l’apprendimento dei nostri 15enni. Per aver effetti ancora migliori, servono però anche insegnanti validi e metodi adatti ai ragazzi di oggi. L’assurdo è che in Italia abbiamo molte graduatorie esaurite, senza più candidati, e si continuano a mantenere supplenti coloro che hanno tutti i requisiti per prendere quei posti.
Marcello Pacifico (presidente Anief): Governo e maggioranza, che tanto si vantano di aver migliorato il sistema scolastico italiano grazie alla riforma, hanno perso un’occasione d’oro per assegnare l’insegnamento della matematica a migliaia di giovani laureati, abilitati e selezionati all’uopo delle università.

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L’Italia alle corde

Posted by fidest press agency su martedì, 16 settembre 2014

standard poor's“L’Ocse e Standard&Poor’s bocciano sonoramente l’Italia di Renzi, è drammatica la previsione secondo cui il nostro paese chiuderà anche il 2014 in recessione, con il Pil che si contrarrà quest’anno dello 0,4% dopo il -1,8% del 2013. In sostanza, saremo l’unica grande economia dell’area a segnare quest’anno un andamento in negativo, mentre Germania, Francia e Gran Bretagna vengono dati tutti in crescita. E’ il quadro di una Nazione piegata su se stessa, con occupazione e crescita ai minimi storici e la pressione fiscale a livelli record. I dati sono devastanti, la ripresa economica e del lavoro sono un miraggio, e confermano il fallimento di Renzi e dei premier che hanno adottato le medesime ricette: Monti e Letta. Anziché fare caroselli od occuparsi di matrimoni gay, fecondazione eterologa e legalizzazione della droga è giunto il momento di abbassare le tasse, colpire la grande evasione, rinegoziare il debito, congelare i mostruosi interessi passivi che maturano ogni anno”.

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Internazionalizzazione come strada obbligata per crescere

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 giugno 2014

mercato globaleE per crescere anche dimensionalmente, aumentando il personale in Italia e acquisendo cioè la grandezza che permette di affrontare adeguatamente il mercato globale, quello su cui si affaccia oggi ogni nuova impresa che nasce. L’impulso arriva dal professor Fabio Sdogati ordinario di Economia internazionale al Politecnico di Milano, intervenuto stamattina al Friuli Future Forum assieme a Roberto Calugi, Coordinatore del Consorzio camerale per il credito e la finanza, e Gian Carlo Bertoni, presidente Assocorce (International Trade Development Association), per un incontro sull’internazionalizzazione ideato da Fff in sinergia con Confapi Fvg.
La provocazione di Sdogati è stata forte. «Hanno passato anni a insegnarci che “piccolo è bello” ed è necessario che le imprese siano radicate sul territorio, ma si tratta di due assunti da rigettare». Motivo? «Il mondo non è più eurocentrico e lo sarà sempre di meno. Inoltre, la mappa dei Paesi è ormai sfumata sui confini. Cioè: il made in Italy non esiste. Tranne per pochissimi prodotti che non possono prescindere dal territorio, ormai nessun prodotto è fatto completamente in Italia, ma è frutto di una compartecipazione di lavoro internazionale». Pertanto la strada è quella dell’estero, come export o investimenti, e verso i mercati che saranno più produttivi nei prossimi anni. Dunque non tanto e non solo l’Ue, ma mercati emergenti o con crescita stimata di gran lunga superiore alla nostra. Tre esempi, stando ai dati Ocse? Se gli Usa sono stimati in crescita del 3,5 % nel 2015, la Cina supera il 7%. Noi siamo attorno all’1%. «Possiamo perciò valutare – ha ricordato Sdogati – che se negli States gli stipendi attuali raddoppieranno in una trentina d’anni, in Cina il tempo si ridurrà a 12 anni. Da noi? Ci metteranno 90 anni a raddoppiare». Il rischio è quello di una stagnazione permanente, se non sapremo aprirci all’internazionalizzazione, e continueremo a perdere giovani, forze lavoro e forze creative. «L’anno scorso – ha evidenziato il professore – abbiamo perso 100 mila giovani: il servizio sanitario inglese ha rilasciato 44 mila accessi a giovani italiani, tutti sotto i 35 anni». «Si è diffusa troppa paura, in questi anni, sull’apertura all’estero delle imprese – gli ha fatto eco Calugi –. Si diceva che avrebbe causato una contrazione degli occupati in Italia. Invece i dati dicono che chi è andato all’estero, soprattutto esportando ma anche investendo, ha accresciuto il personale in Italia». Richiamando elaborazioni di dati Istat, con riferimento al comparto industriale, le imprese esportartici evidenziano un grado di efficienza tecnica superiore rispetto alle imprese rivolte al solo mercato domestico. E sebbene stia lentamente diminuendo la quota di export italiano (e anche Fvg) verso l’Ue e di converso crescendo quella verso Paesi extra-Ue, Calugi ha citato un’analisi sui certificati d’origine richiesti dalle imprese milanesi a fronte di esportazioni verso i principali Paesi extra Ue. Sono stati considerati gli anni 2011 e 2012 per oltre 62.000 certificati richiesti da circa 3.250 imprese per ogni anno e i dati sono stati integrati con quelli provenienti dal registro delle imprese italiane. Solo l’1,1% delle imprese attive a Milano esporta in un Paese che richiede questi certificati. Solo 213 esportano per più del 30% del loro fatturato.

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Tremonti e i conti pubblici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Mag 2011

“Esame superato? Fa male il ministro a cantar vittoria perché, in realtà, gli esami non finiscono mai. Se, infatti, il rapporto parla di una ripresa dell’economia italiana la definisce comunque di forza incerta” lo dichiara in una nota Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo IDV alla Camera.
“Se il rapporto Ocse, nonostante i forti dubbi, parla di una generale ripresa quello di Bankitalia dice nero su bianco che sarà necessaria una manovra da 35 miliardi di euro per raggiungere l’obiettivo di pareggio di bilancio. A ciò, si aggiungano le criticità dovute ai 300 miliardi di euro di tasse accertate e non incassate dallo stato, alle problematiche di un debito pubblico, che solo una sostanziale dismissione del patrimonio pubblico, che ammonta a 700 miliardi di euro, può ricondurre ad un livello accattabile” aggiunge Borghesi.
“Tremonti continua a dire che proseguirà nel percorso di riduzione del debito ma senza dire dove reperirà le risorse per farlo. Noi presenteremo a breve il nostro pacchetto di proposte per il risanamento dei conti senza aggiungere nuove tasse. Ci auguriamo che a luogo e tempo debito il ministro Tremonti saprà ascoltarle e confrontarsi con noi” conclude il vicepresidente del gruppo IDV alla Camera.

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Ocse e le parole di Tremonti

Posted by fidest press agency su sabato, 19 febbraio 2011

“Dopo la surreale conferenza stampa di ieri, con un premier e un ministro dell’economia che tentavano di fare il resoconto positivo della politica economica degli ultimi due anni, ecco che a smentire le loro frottole arrivano i dati, durissimi, dell’Ocse”. Lo dice in una nota il vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesi. “L’Italia è in una posizione estremamente critica – aggiunge Borghesi – è bene che il governo lo ammetta e prenda provvedimenti facendosi da parte e lasciando alla politica la possibilità di andare avanti e di risolvere i problemi del paese.

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Aumento pressione fiscale

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 dicembre 2010

“I dati forniti oggi dall’Ocse sono il risultato della politica economica fallimentare del governo Berlusconi”. Lo dice in una nota Antonio Borghesi, vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera. “Lo stesso governo – aggiunge Borghesi – che sosteneva che avrebbe diminuito le tasse ai cittadini è stato capace di far aumentare la pressione fiscale. Per la nuova campagna elettorale Berlusconi e Tremonti dovranno inventare qualche altra balla, perché a questa non crederà più nessuno”.

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G20 e i paradisi fiscali

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2009

Alla vigilia dell’incontro dei ministri delle Finanze di St Andrews, la CRBM chiede al G20 di compiere dei passi concreti nella lotta contro i paradisi fiscali. Secondo la CRBM finora al riguardo si è fatto ben poco. Affidare un ruolo fondamentale all’OCSE non ha pagato i dividendi, tanto che la lista nera dell’organizzazione sovranazionale è già vuota, quasi come se il problema fosse quasi del tutto risolto. Meglio allora far riferimento al Financial Secrecy Index (http://www.financialsecrecyindex.com/), che invece annovera ben 60 Paesi nella sua lista nera basata su una serie di indicatori ben precisi. Colpisce come in “prima posizione” si trovi lo Stato americano del Delaware, meno rinomato come paradiso fiscale rispetto a Lussemburgo, Svizzera e Cayman Island, che invece seguono “in classifica”. “E’ inutile l’attivismo nazionale dell’ultima ora del ministro Giulio Tremonti”, ha dichiarato Andrea Baranes della CRBM, presente in Inghilterra nei giorni del vertice, “se poi non si riesce a fare veri progressi a livello multilaterale”. “E’ palese che le liste OCSE sono inefficaci, e l’evasione e l’elusione fiscali continuano indisturbate in barba agli impegni del G20 o ai dubbi scudi fiscali” ha continuato Baranes. “Il problema non si risolve solo con sortite lampo in Svizzera, ma è l’intera rete internazionale dei paradisi fiscali che va smontata ed oggi la società civile internazionale propone la via di uscita tecnica ed operativa per farlo. Serve solo una vera volontà politica” ha concluso Baranes

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