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L’UNHCR esorta l’Australia ad evacuare i centri di detenzione offshore

Posted by fidest press agency su domenica, 14 ottobre 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sollecita il governo australiano ad affrontare con un’azione immediata la situazione sanitaria ormai al collasso nelle strutture di detenzione offshore per rifugiati e richiedenti asilo in Papua Nuova Guinea e Nauru. Ai sensi del diritto internazionale, l’Australia continua a essere responsabile di coloro che hanno chiesto la sua protezione. A fronte del deterioramento delle condizioni sanitarie e di una riduzione dell’assistenza medica, l’Australia deve agire adesso per evitare di aggravare ulteriormente la situazione di coloro che sono stati trasferiti forzatamente, come conseguenza della cosiddetta politica di “detenzione offshore” adottata dal Paese. L’UNHCR rinnova la richiesta di procedere all’immediato trasferimento di rifugiati e richiedenti asilo in Australia, dove possono ricevere supporto e cure adeguati.Nel mese di settembre, un numero maggiore di rifugiati e richiedenti asilo è stato evacuato per motivi medici da Nauru in Australia rispetto al biennio precedente. Ciò evidenzia sia il perdurare della gravosa situazione sanitaria causata dalla pratica di “detenzione offshore”, sia un recente peggioramento delle condizioni, piuttosto che una situazione in via di definizione. Alcuni di questi ri-trasferimenti hanno avuto luogo a seguito di ordinanze giudiziarie o azioni legali in senso più ampio. Con circa 1.420 persone ancora detenute a Papua Nuova Guinea e Nauru, circa 500 sono state trasferite in Australia per motivi di salute, pari a più di un quarto del totale.Dal monitoraggio dell’UNHCR si evince che questo dato è nettamente inferiore rispetto al totale delle persone con serie esigenze di salute, in particolare per quanto riguarda la salute mentale. Tra i vari casi portati all’attenzione dell’UNHCR a settembre, vi è il caso di una ragazza in fase pre-adolescenziale con tendenze suicide. La ragazza è rimasta a Nauru nonostante il parere contrario dei medici. Dai documenti medici visionati dall’UNHCR è emerso come la ragazza si sia cosparsa di benzina prima di tentare di darsi fuoco e di strapparsi ciocche di capelli dalla testa.Nel corso di quest’anno, in Papua Nuova Guinea non si sono registrati ri-trasferimenti verso l’Australia, nonostante una chiara e urgente necessità di evacuazione medica; il mese scorso si sono verificati diversi casi di autolesionismo o tentato suicidio. Molte persone che hanno urgente necessità di cure mediche, sia dal punto di vista fisico che mentale, tra cui anche soggetti che l’UNHCR ha portato all’attenzione del governo australiano nel 2017, continuano a non ricevere assistenza sanitaria.Dei 12 decessi avvenuti ad oggi in conseguenza della pratica di “detenzione offshore”, metà dei quali sono casi di suicidio confermati o sospetti, molti riguardano rifugiati e richiedenti asilo che avrebbero dovuto essere trasferiti in Australia.Un giovane iraniano, che aveva trascorso la maggior parte della sua vita adulta in regime di “detenzione offshore”, già nel 2014 aveva scritto ai servizi sanitari australiani con sede a Nauru, informandoli delle proprie tendenze suicide e chiedendo di vedere un medico. Nelle lettere, ora pubblicate secondo i desideri della famiglia, la madre del giovane chiedeva con insistenza che a suo figlio fossero garantite le cure mediche di cui aveva bisogno. Tragicamente, il ragazzo si è tolto la vita nel mese di giugno.Dal 2016, l’UNHCR ha sistematicamente e ripetutamente richiamato l’attenzione sui gravi effetti negativi che la “detenzione offshore” ha sulla salute, effetti che sono tanto gravi quanto prevedibili. Le stesse preoccupazioni sono state riportate anche da altri organismi indipendenti, tra cui l’Australian Medical Association. L’UNHCR ha spesso sottolineato la necessità di trovare soluzioni immediate a lungo termine al di fuori della Papua Nuova Guinea e di Nauru, che dovrebbero garantire, tra le altre cose, assistenza medica completa e consulenza in caso di tortura e traumi. Le autorità australiane hanno un preciso obbligo di garantire il benessere delle persone trasferite in questi luoghi. È una responsabilità fondamentale a cui tuttavia il Paese continua a non far fronte.L’UNHCR non condivide l’affermazione del governo australiano secondo cui tali casi sono esclusivamente “questioni di competenza della Papua Nuova Guinea e di Nauru”, mentre l’Australia ha contemporaneamente ideato, finanziato e gestito il sistema in cui sono coinvolte queste due nazioni in via di sviluppo e con risorse insufficienti.Dal 2013, l’Australia ha ridotto di circa la metà il budget disponibile per la cura dei rifugiati e dei richiedenti asilo “offshore”, nonostante il fatto che durante lo stesso periodo tale popolazione sia diminuita solo del 7% e che le esigenze mediche continuino ad aumentare.
Se da un lato circa 1.250 rifugiati dovrebbero essere trasferiti negli Stati Uniti in base a un accordo bilaterale con il governo australiano, d’altro canto manca ancora una soluzione definitiva per molti uomini, donne e bambini che non possono più aspettare.L’UNHCR ha ripetutamente sollecitato l’Australia ad accettare la gradita e costante offerta della Nuova Zelanda di accogliere i rifugiati provenienti sia dalla Papua Nuova Guinea che da Nauru. In assenza di altre alternative, l’UNHCR chiede che tutti i rifugiati e richiedenti asilo siano immediatamente trasferiti dalla Papua Nuova Guinea e Nauru in Australia, per evitare altri gravi danni e perdite di vite umane.

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Offshore Energy 2016

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Mag 2016

amsterdamAmsterdam 25 & 26 October 2015 the Netherlands (Halls 8,9,10 & 11). the Offshore WIND Conference which will be held in October as part of Offshore Energy. The chairman of the Offshore WIND Conference 2016 is Stephen Bolton, operations director, Bibby Marine Services. Next to the offshore WIND Conference, the Ocean Thermal Energy Conversion (OTEC) Symposium will be organized on 26 October as well as the Marine Energy Event, in cooperation with EWA, on the same day, further strengthening the ties between oil and gas and the renewable industries.
Offshore Energy is an annual event focused on the complete offshore energy industry. It covers both the exploration and production of the conventional energy resources oil & gas as well as the expanding renewable part of the energy mix such as offshore wind and marine renewable energy. Renewables play an important role during OEEC 2016, which is why it is the ideal place to find out where the future of energy is heading.
Next to the exhibition that covers 4 massive halls at Amsterdam RAI, totaling an area of approximately 26,000 m², more than 80 speakers representing some of the biggest players in the offshore energy industry will feature at the conference. The conference presents an extensive three day conference program consisting of keynotes, technical sessions, master classes, meetings of industry organizations, the Marine Energy Event and the Offshore WIND Conference.A fascinating mix of leaders from the business, buyers, investors, engineers and other interested parties within the offshore energy sector will get the opportunity to meet each other at OEEC and it is precisely this balance between supply and demand which is bringing more and more interested people to our expanding OEEC in Amsterdam every year.The current oil prices and the rise of the renewables have led us to believe 2016 will see the industry ‘Entering a new area’, which has also been chosen as theme for OEEC 2016. The theme will also be reflected in the extensive three day conference program where subjects such as subsea processing & infrastructure, decommissioning, knowledge management, asset integrity, Iran, LNG and optimizing value by building alliances across the E&P chain will be presented and discussed.
One of the exciting new developments this year will be the attendance of Iranian companies who will present themselves at the Iran pavilion during the entire event. OEEC 2016 together with CBC Oil & Gas have tailored activities for Iranian companies to meet the international energy industry at their national pavilion and during a dedicated technical session on Iran, where the developments in the Iranian oil industry will be discussed.

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Perforazioni petrolifere offshore

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 ottobre 2015

trivelleRoma Giovedì 22 ottobre 2015 – ore 11 e 30 Palazzo della Cooperazione, Via Torino 146. A pochi giorni dall’iniziativa referendaria avviata da dieci Regioni per fermare l’avanzata delle trivelle in Italia, Greenpeace e il Coordinamento Nazionale della Pesca presenteranno il prossimo 22 ottobre a Roma un manifesto congiunto, che unisce il mondo della pesca e dell’ambientalismo contro la strategia di sfruttamento delle risorse energetiche fossili in mare voluta dal governo Renzi. Le attività di prospezione, ricerca ed estrazione di idrocarburi offshore – facilitate nel proprio iter di approvazione dal cosiddetto decreto “Sblocca Italia” – rappresentano una grave minaccia per il nostro mare e mettono a rischio la salute e l’integrità degli ecosistemi marini e l’intero comparto della pesca.Studi scientifici, infatti, dimostrano una pesante riduzione delle catture per numerose specie ittiche, ad esempio in aree soggette a indagini sismiche con airgun, con decrementi che possono superare il 50 per cento. Il Mare Nostrum è un “punto caldo” di biodiversità marina. Una ricchezza di specie che sostiene un’importante economia ittica particolarmente in aree, come lo Stretto di Sicilia e l’Adriatico, minacciate dalle trivelle. Nel solo bacino Adriatico la produzione ittica si attesta intorno ai 300 milioni di euro l’anno, offrendo lavoro a circa 10 mila persone, alle quali si aggiungono gli addetti del settore dell’acquacoltura e della mitilicoltura.Presenteranno il manifesto congiunto: Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia e i presidenti del coordinamento pesca dell’Alleanza delle cooperative italiane (AGCI Agrital, Federcoopesca-Confcooperative, Lega Pesca). Interverrà inoltre Junio Fabrizio Borsani dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).All’incontro sono stati invitati i governatori delle dieci Regioni promotrici del referendum contro le trivellazioni.

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Offshore Energy 2016

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 agosto 2015

amsterdam13/14 ottobre 2015. Even though we are still in the middle of making this year’s Offshore Energy Exhibition & Conference a great success, we are pleased to announce that next year’s Offshore Energy Exhibition & Conference (OEEC) will be held on 25 & 26 October 2016 at Amsterdam RAI. Save the dates and join tens of thousands international professionals again at one of the leading events on all facets of offshore energy. As a leading comprehensive offshore energy event , OEEC covers not only both the exploration as production of conventional oil & gas energy resources, but also the renewable part of the energy mix such as wind and marine energy. A fascinating group of business leaders, buyers, investors, engineers, and other interested parties within the offshore energy sector will get the opportunity to meet each other in four large halls of the Amsterdam RAI, totaling an area of approximately 23,000 m².

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Trivellazioni offshore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 settembre 2011

Offshore Windenergie im Emder Hafen.jpg

Image by JeltoB via Flickr

Bruxelles Parlamento europeo. La ricerca tramite perforazioni di gas naturale o petrolio nei mari europei dovrebbe essere autorizzata solo dopo che l’impresa interessata abbia presentato un piano d’emergenza adeguato e dimostrato di avere fondi sufficienti per riparare a un eventuale piano ambientale, secondo quanto previsto da una risoluzione adottata martedì dal Parlamento. I deputati propongono che, prima di ogni operazione di trivellazione, gli uffici competenti nazionali vaglino e approvino un piano d’emergenza specifico, in grado di identificare rischi e causalità, valutare l’impatto ambientale e predisporre una strategia d’intervento in caso d’incidente. Il testo approvato dall’Aula, con 602 voti a favore, 64 contrari e 13 astensioni, vuole contribuire alla stesura di una proposta legislativa che la Commissione presenterà in autunno.
La risoluzione contiene la richiesta che tutte le imprese di trivellazione per gas e petrolio dimostrino, durante la procedura per ottenere la licenza, di avere in cassa fondi sufficienti per rimediare a un eventuale danno ambientale. I deputati propongono anche che il principio del “chi inquina, paga” e quello di “rigorosa responsabilità”, previsti nella direttiva europea sulla responsabilità ambientale, si applichino a qualsiasi danno inferto alle acque e alla biodiversità, anche nel caso di perforazioni in mare aperto. Pur esprimendo dubbi sulla necessità di creare un “controllore dei controllori” a livello UE per tutte le operazioni offshore, sottolineando il rischio di impoverire le già scarse risorse delle autorità nazionali competenti, i deputati si sono detti d’accordo sul bisogno di un coordinamento europeo in caso d’incidente ambientale, da affidare all’Agenzia europea per la sicurezza dei mari (AESM).
I deputato propongono infine che i lavoratori dipendenti dovrebbero poter denunciare i rischi alla sicurezza alle autorità competenti in forma anonima, in modo da essere tutelati da eventuali intimidazioni.

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