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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 27

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UNHCR, OIM, OCHA: urgente garantire sostegno ai rifugiati Rohingya in Bangladesh

Posted by fidest press agency su sabato, 27 aprile 2019

Al termine di una missione congiunta in Bangladesh, tre alti rappresentanti delle Nazioni Unite – Mark Lowcock, Sotto Segretario Generale per gli Affari Umanitari e Coordinatore dei Soccorsi d’Emergenza, António Vitorino, Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), e Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati – oggi hanno ribadito il proprio impegno a continuare a lavorare per assicurare soluzioni sicure e sostenibili per i rifugiati Rohingya in Myanmar, rimarcando gli sforzi profusi dalle Nazioni Unite volti a creare le condizioni che consentano loro di fare ritorno nella propria terra. Allo stesso tempo, i tre leader hanno rivolto un appello alla comunità internazionale affinché continui a garantire sostegno alle esigenze essenziali di 1,2 milioni di persone nel Bangladesh sudorientale, tanto i rifugiati Rohingya quanto, in numeri minori, le generose comunità di accoglienza.
Dopo aver fatto visita ai campi rifugiati di Cox’s Bazar e aver incontrato diversi gruppi di rifugiati, i tre alti rappresentanti ONU hanno evidenziato la cruciale importanza di assicurare supporto alla popolazione Rohingya durante l’esilio, in particolare assicurando maggiori opportunità di accesso all’istruzione e a corsi di formazione. I tre leader hanno registrato come quasi la metà dei 540.000 minori rifugiati di età inferiore ai 12 anni attualmente non riceva alcuna forma di istruzione, mentre per i restanti l’accesso a corsi scolastici è molto limitato. Attualmente, solo pochi adolescenti sono nelle condizioni di poter accedere a corsi scolastici o di formazione.“Questa continua a essere una delle più drammatiche crisi di rifugiati a livello mondiale”, ha dichiarato Filippo Grandi. “Vi sono oltre 900.000 rifugiati Rohingya in Bangladesh, la maggior parte dei quali è fuggita dal Myanmar nel 2017. Ho potuto constatare come siano stati fatti numerosissimi progressi, ma la loro condizione, soprattutto quella di donne e bambini, resta fragile. A quasi due anni dall’inizio della crisi attuale, è nostro dovere dare ai rifugiati la possibilità di accedere all’istruzione, sviluppare competenze e contribuire alle proprie comunità, permettendo loro, allo stesso tempo, di prepararsi a reintegrarsi una volta che avranno potuto fare ritorno in Myanmar”, ha dichiarato Filippo Grandi. “Il futuro dei rifugiati Rohingya è in bilico”.
“La comunità Rohingya è composta da moltissimi giovani che hanno bisogno di speranze e opportunità per potersi costruire una vita felice una volta tornati in Myanmar”, ha aggiunto António Vitorino.La visita, inoltre, è avvenuta proprio alla vigilia della stagione dei cicloni, che sarà seguita da quella dei monsoni. Entrambe espongono le già vulnerabili migliaia di donne, uomini e bambini a seri rischi, quali inondazioni, frane e diffusione di epidemie.
I leader delle Nazioni Unite hanno discusso col governo delle possibili strategie attraverso cui la comunità internazionale può supportare ulteriormente le misure di risposta. Durante la visita nei campi, essi hanno inoltre valutato la qualità del continuo lavoro svolto per rispondere ai rischi meteorologici, che prevede il rinforzo degli alloggi, il miglioramento delle infrastrutture e la formazione dei volontari. I tre leader hanno riconosciuto il ruolo cruciale giocato dai rifugiati stessi nella realizzazione di tali sforzi. “Le nostre organizzazioni esprimono preoccupazione sia per il benessere dei rifugiati Rohingya, dal momento che le circostanze in cui vivono a Cox’s Bazar li rendono estremamente vulnerabili, sia per le comunità di accoglienza che devono far fronte a prove parimenti significative, in particolare a ridosso della stagione dei monsoni”, ha affermato António Vitorino.I rappresentanti delle Nazioni Unite hanno inoltre incontrato le famiglie che si stavano sottoponendo alla procedura di registrazione biometrica gestita congiuntamente dal governo e dall’UNHCR che avrebbe permesso loro di ricevere quei documenti che per molti rifugiati rappresentano una novità assoluta e che riconoscono la loro identità in Bangladesh, rafforzando inoltre il loro diritto di accedere ai servizi e alle misure di protezione. I tre leader hanno inoltre assistito all’adozione di un innovativo sistema di e-voucher introdotto dal Programma Alimentare Mondiale (PAM/WFP) che permette ai rifugiati di scegliere da una selezione di alimenti di base e di prodotti ortofrutticoli freschi di origine locale in otto negozi convenzionati.Nel corso degli incontri tenuti coi rifugiati, i tre leader umanitari hanno ascoltato ancora una volta le terribili storie che hanno costretto queste persone alla fuga restando ammirati dalla resilienza che le contraddistingue.
“La prima volta in cui mi recai a Cox’s Bazar, nel 2017, centinaia di migliaia di Rohingya avevano appena attraversato il confine fuggendo dalla brutalità più sconcertante che si possa immaginare”, ha dichiarato Mark Lowcock. “Incontrai bambini che avevano assistito all’uccisione dei propri genitori. Donne che si tenevano in piedi a fatica mi raccontarono orribili storie di violenze sessuali a cui erano sopravvissute”.“Durante questo viaggio, abbiamo incontrato un gruppo di uomini rifugiati straordinari da prendere a modello, nonché donne volontarie che assicurano sostegno a quanti sono sopravvissuti a tale brutalità e che lavorano, inoltre, alla prevenzione dei casi di violenza sessuale e domestica nei campi. Un approccio saggio e lungimirante dovrebbe prevedere un intervento maggiormente volto a sostenere i rifugiati non solo a superare gli orrori che hanno vissuto, ma anche a prepararsi a un futuro dignitoso nel lungo periodo”, ha dichiarato Lowcock.

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OIM: salvare vite umane deve restare una priorità nella gestione del fenomeno migratorio

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

Nelle ultime settimane si sono verificati gravi episodi che hanno coinvolto migranti e operatori del soccorso che hanno avuto gravi conseguenze, fra cui la morte di una donna nigeriana nel dare alla luce il figlio presso l’ospedale S. Anna di Torino. La giovane donna era stata soccorsa da alcuni volontari quasi un mese prima, mentre tentava di raggiungere la Francia con il marito e il figlio minorenne, ed è morta a causa delle complicazioni derivanti dal parto e da un grave linfoma.Un altro gruppo di migranti a Claviere, in Alta Val di Susa (Piemonte), ha avuto enormi difficoltà nel trovare un rifugio in situazioni climatiche particolarmente dure e pericolose, mentre qualche giorno fa un’altra donna, anch’essa incinta, è stata soccorsa in alta quota da una guida alpina che, per averla portata nel più vicino ospedale in Francia, ora rischia di essere incriminata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.Questi avvenimenti hanno avuto luogo proprio nei giorni in cui sono nuovamente divampate accese polemiche sulle imbarcazioni impegnate in attività di ricerca e soccorso in mare, polemiche che corrono il rischio di fare dimenticare come il salvataggio di vite umane debba sempre essere la priorità. Una priorità che resta particolarmente urgente proprio in questi mesi: nonostante il calo degli arrivi registrato al 24 marzo di quest’anno (21.928 arrivi nel 2017, 6161 nello stesso periodo del 2018: – 70%), il numero di morti, anche se diminuito in numeri assoluti (727 nel 2017, 358 nel 2018), è in realtà proporzionalmente aumentato del 75%.L’emergenza umanitaria nel Mediterraneo resta quindi sempre drammaticamente attuale e il rafforzamento delle operazioni di ricerca e soccorso dovrebbe avere la precedenza su qualsiasi altra valutazione politica.Alla luce di questi avvenimenti, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) ritiene necessario ribadire che la salvaguardia della vita umana è prioritaria rispetto a tutte le altre considerazioni afferenti la gestione del fenomeno migratorio e che il soccorso di persone in difficoltà è un principio fondamentale di umanità e solidarietà.Pure nel fondamentale rispetto delle politiche migratorie e delle leggi nazionali e sovranazionali, l’OIM desidera quindi sottolineare come il principio di gestione del fenomeno migratorio debba sempre essere basato sul rispetto dei diritti fondamentali di tutti gli individui, in primo luogo del diritto alla vita e del diritto alla salute.

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Alleviare le condizioni di migliaia di migranti bloccati in Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

ginevraGinevra. Il Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), William Lacy Swing, ha confermato il pieno sostegno dell’Organizzazione all’iniziativa presentata questa settimana dall’Unione Africana in concerto con l’Unione Europea e il governo di Unità Nazionale libico insieme alle Nazioni Unite per cercare di alleviare le condizioni di migliaia di migranti bloccati in Libia.A seguito delle scioccanti notizie riguardanti i continui abusi ai danni dei migranti e le condizioni misere e di sovraffollamento riscontrate nei centri di detenzione in Libia, gli incontri tenutisi questa settimana ad Abidjan, capitale della Costa d’Avorio – nel corso del summit tra l’Unione Africana (UA) e l’Unione Europea (UE) – stanno portando a un incremento delle misure per contrastare il traffico e il maltrattamento dei migranti lungo rotta del Mediterraneo Centrale, dove si stima che siano annegati quest’anno 2.803 migranti.L’OIM sta ora intensificando il proprio programma di Ritorni Umanitari Volontari, che dall’inizio del 2017 ha permesso a più di 14.007 migranti di poter tornare nel proprio paese di origine. E’ già in corso un piano su larga scala di ritorni per via aerea, attraverso il quale l’OIM conta di aiutare 15.000 migranti a ritornare a casa dalla Libia entro la fine dell’anno. L’istituzione di una task force congiunta e pianificata con tutte le parti interessate mira a garantire che la crisi migratoria in Libia sia gestita in modo coordinato.“L’intensificazione del programma di Ritorni Umanitari Volontari potrebbe non essere una soluzione in grado di alleviare appieno le sofferenze dei migranti in Libia, ma è nostro dovere, come priorità assoluta, portare i migranti fuori dai centri di detenzione,” ha detto il Direttore Generale Swing agli Stati membri dell’Organizzazione ritrovatisi a Ginevra qualche giorno fa per partecipare al Consiglio dell’OIM.Swing ha anche aggiunto che l’OIM intende lavorare con tutti i partner del sistema delle Nazioni Unite per assicurare che si agisca in modo coordinato e, quando il caso, per permettere la tempestiva segnalazione di quei casi per i quali l’opzione del ritorno potrebbe non essere adatta. Queste iniziative arrivano dopo i colloqui che Direttore Generale Swing ha avuto con il Presidente della Commissione dell’Unione Africana, Moussa Faki Mahamat, con l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea, Federica Mogherini e con il Segretario Generale delle Nazioni Unite.Nelle scorse settimane è stato riscontrato, nei centri libici, un notevole aumento dei presenze di migranti, passati da circa 5.000-6.000 a più di 15.000 a seguito dei trasferimenti operati dai centri di detenzione “non ufficiali” di Sabratha. Al momento, l’OIM ha registrato più di 400.000 migranti in Libia e stima che il numero totale di migranti presenti nel paese vada da 700.000 a 1 milione. L’incremento delle attività di assistenza riguarderà anche quei migranti che si trovano fuori dai centri di detenzione ma che desiderano tornare a casa.Un gran numero di migranti è trattenuto in centri sovraffollati in condizioni che sono ben al di sotto di standard umanitari accettabili. Molti di questi migranti hanno espresso il desiderio di tornare nel proprio paese di origine; per questo motivo l’OIM sta intensificando le operazioni aeree per portare fuori dalla Libia quegli uomini, donne e bambini che intendono tornare a casa. Nella fase iniziale, l’OIM concentrerà i propri sforzi su 15.000 migranti, per aiutarli a tornare – e reintegrarsi -nei paesi di origine prima della fine dell’anno.“Questa è una scelta che le persone fanno in modo volontario nella speranza di poter dar vita a un nuovo inizio,” ha detto Othman Belbeisi, Capo Missione OIM in Libia. “Siamo consapevoli che le attività di ritorno volontario da sole non sono sufficienti per risolvere la situazione dei migranti in Libia, e per questo ci stiamo anche impegnando ad espandere le nostre attività di advocacy e capacity building al fine di introdurre un nuovo approccio nella gestione del fenomeno migratorio in Libia, in stretta collaborazione con il governo libico e i vari partner all’interno delle Nazioni unite.”Per far sì che i ritorni siano sostenibili, l’OIM sta anche incrementando il supporto per la reintegrazione dei migranti nei paesi di origine. L’Organizzazione lavorerà inoltre per affrontare le cause che sono alla base dei movimenti migratori e intensificherà le proprie attività volte a contrastare il traffico di esseri umani lungo le rotte di migrazione. L’OIM chiede un sempre maggiore sostegno al fine di rendere efficace tale approccio.Quest’anno il programma di ritorno dei migranti è stato finanziato dall’Emergency Trust Fund for Africa dell’Unione Europea (EUTF), dal Regno Unito, Italia, Paesi Bassi, Norvegia nonché dal Central Emergency Reponse Fund delle Nazioni Unite e dagli Stati Uniti. L’attuale aumento dei ritorni umanitari scaturito a seguito del summit UA-UE è finanziato dall’EUTF e da Regno Unito, Italia, Germania e Unione Africana.
Fino a questo momento l’OIM ha assistito circa 14.007 migranti nel ritorno a casa dalla Libia, un aumento significativo se paragonato ai 2.775 ritorni volontari effettuati nel 2016. La maggior parte dei migranti che chiedono di par parte di questo programma provengono dall’Africa sub-sahariana, inclusi migranti provenienti da Nigeria (4.316), Guinea (1.588), Gambia (1.351), Mali (1.305) e Senegal (973).

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UNHCR e OIM aumentano il loro impegno in Libia

Posted by fidest press agency su sabato, 3 giugno 2017

libiaL’Agenzia Onu per i Rifugiati (UNHCR) e l’Agenzia Onu per le Migrazioni (OIM) hanno presentato il piano per aumentare le loro attività a sostegno di migranti, rifugiati, richiedenti asilo e di tutte le persone colpite dal conflitto in corso in Libia. L’Alto Commissario per i Rifugiati Filippo Grandi e il Direttore Generale dell’OIM William Lacy Swing, durante un incontro ad alto livello alla sede centrale dell’OIM a Ginevra, hanno aggiornato i rappresentanti degli Stati Membri rispetto alla loro recente missione in Libia e hanno chiesto un maggiore impegno per una più ampia stabilizzazione della situazione nel Paese. L’UNHCR, nella giornata di oggi, ha fatto un Appello Supplementare per richiedere ulteriori 75,5 milioni di dollari statunitensi per rispondere ai bisogni umanitari e di protezione delle persone in Libia, tra cui gli sfollati interni, le comunita’ locali, cosi’ come i rifugiati e i richiedenti asilo.L’appello include anche l’impegno in attività di monitoraggio della protezione e di intervento diretto, così come di advocacy su temi relativi al rispetto dei diritti umani, accesso ai servizi di base, procedura d’asilo e libertà di movimento.
“Abbiamo un lavoro molto urgente da svolgere in Libia e possiamo farlo solo insieme,” ha dichiarato Filippo Grandi, aggiungendo: “Dobbiamo fare uno sforzo maggiore per cercare di fare la differenza per centinaia di migliaia di persone”.L’OIM ad aprile ha avviato un Piano d’Azione di tre anni dedicato alla Libia con due obiettivi principali: il primo e’ quello di fornire assistenza umanitaria di base e protezione agli sfollati e ai migranti in Libia; il secondo e’ aiutare le comunita’ libiche nel processo di stabilizzazione e rafforzare le capacità di gestione del fenomeno migratorio. I fondi necessari ammontano a 180 milioni di dollari statunitensi per un piano della durata di 36 mesi.L’OIM, grazie alle donazioni ricevute, ha già avviato il piano d’azione in Libia ma il Direttore Generale Swing ha fatto appello ad un maggiore sforzo finanziario necessario per assistere urgentemente e proteggere i migranti e la popolazione colpita dal conflitto nel Paese. Swing ha sottolineato che tutte le attivita’ sono coordinate e implementate in cooperazione con le autorità libiche e con l’UNHCR.

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Formalizzato il nuovo status di osservatore dell’OIM della Comunità di Sant’Egidio

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 dicembre 2016

ginevraSi è aperto a Ginevra il 107° Consiglio dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, durante il quale è stato formalizzato il nuovo status di osservatore dell’OIM della Comunità di Sant’Egidio.Il Consiglio, il primo da quando l’OIM è entrata a far parte del sistema Nazioni Unite, è stato organizzato in occasione del 65mo anno della fondazione dell’Organizzazione e ha sancito un ulteriore aumento degli stati membri – ora diventati 166 – e dei membri osservatori.Il nuovo status della Comunità di Sant’Egidio in seno al consiglio OIM è stato accompagnato dalla redazione di un Memorandum di intesa, che sarà firmato oggi a Ginevra dal Direttore Generale dell’OIM, William Lacy Swing, e dal Segretario Generale della Comunità di Sant’Egidio, Cesare Giacomo Zucconi. “Dopo anni di collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, siamo lieti che la collaborazione tra l’OIM e la Comunità possa entrare in una nuova fase”, ha commentato Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento dell’OIM per il Mediterraneo.“Il Memorandum di intesa definisce alcune importanti aree di cooperazione tra le due organizzazioni, con una particolare attenzione alla promozione di canali legali di entrata per migranti e rifugiati – tra cui un rafforzamento dello strumento del ricongiungimento familiare – e sottolinea la necessità dell’apertura di corridoi umanitari per migranti che si trovano in situazioni di emergenza. Il documento mette anche in rilievo l’importanza di avviare collaborazioni e sinergie nei paesi di origine di migranti e rifugiati” “Essere riconosciuti come osservatori permanenti presso il Consiglio dell’OIM ci onora e ci spinge a un maggior impegno”, afferma Mauro Garofalo, responsabile delle relazioni internazionali della Comunità di Sant’Egidio. “Di fronte alla sfida globale posta da migranti e rifugiati c’è bisogno di collaborazione tra organismi internazionali, Stati e società civile. È quanto dimostra il progetto pilota dei corridoi umanitari, nato da una positiva sinergia tra la società civile e le istituzioni italiane e ora allo studio di altri Paesi europei”.
A partire da dicembre 2015, la Comunità di Sant’Egidio ha avviato grazie ad un accordo con lo Stato italiano un progetto pilota sull’apertura di corridoi umanitari rivolto a persone in condizioni di vulnerabilità, come donne sole con bambini, anziani, soggetti affetti da disabilità o serie patologie, per il trasferimento in modo sicuro in Italia, dove presentano richiesta di asilo. I corridoi umanitari prevedono l’arrivo, nell’arco di due anni, di mille profughi per lo più dal Libano, in gran parte siriani fuggiti dalla guerra. Finora ne sono già arrivati 500 e altrettanti giungeranno entro il 2017.
L’OIM – tre le numerose attività svolte in Italia – è attualmente impegnata nel programma di Reinsediamento (Resettlement) di migranti siriani in Italia e in quello di Ricollocazione (Relocation) verso gli stati membri dell’Unione Europa e svolge da oltre 10 anni attività di assistenza per migranti presso i principali punti di sbarco in Sicilia, Puglia e Calabria. Gli uffici OIM del mondo sono costantemente impegnati in programmi di supporto ai migranti vittime di crisi umanitarie. Tra questi, particolare rilevanza rivestono le attività di sostegno ai migranti che passano presso i centri di transito di Agadez e Niamey, direttamente gestiti dalla missione dell’OIM in Niger.
“La firma del Memorandum d’Intesa con la Comunità di Sant’Egidio”, conclude Federico Soda, “si inserisce nel quadro di una politica di collaborazioni umanitarie già consolidata in seno alla nostra organizzazione e ci auguriamo che possa avviare nuove iniziative in grado di offrire sostegno e assistenza a sempre più migranti e rifugiati”.

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L’OIM presenta una nuova pubblicazione sulla crisi libica del 2011

Posted by fidest press agency su domenica, 29 aprile 2012

Si inititola “Migrants Caught in Crisis: the IOM Experience in Libya” la nuova pubblicazione che l’OIM ha voluto dedicare agli eventi che hanno sconvolto il nord Africa nel corso dell’anno passato.Dalla fine del febbraio 2011, 790.000 lavoratori migranti hanno attraversato il confine libico verso i paesi limitrofi per fuggire al conflitto in Libia, dando luogo a una delle più grandi crisi migratorie nella storia moderna.
La dimensione della crisi libica ha portato al centro del dibattito politico la questione della protezione dei migranti e dei loro diritti in situazioni di crisi, il ruolo degli Stati e dei meccanismi di cooperazione internazionale, e le implicazioni di queste crisi sui paesi d’origine dei migranti e più in generale sui sistemi di gestione della migrazione.Alla luce dell’esperienza dell’OIM in materia di evacuazioni, ritorni e reintegri di lavoratori migranti dalla Libia, il volume prende in analisi l’effetto della crisi sui migranti e sui flussi migratori nella regione, contestualizzando la crisi in una prospettiva comparativa con i paesi confinanti, e dando un rapido sguardo indietro alla situazione migratoria prima della crisi, sia a livello socio-economico sia livello politico.La pubblicazione presenta un rapporto dettagliato delle evacuazioni dei lavoratori migranti dalla Libia e del ruolo centrale dell’OIM durante le operazioni, illustra gli effetti provocati dalla crisi sui paesi d’origine e le implicazioni di questo scenario sulla ricostruzione del paese.
Prima della crisi, la Libia basava infatti la maggior parte del proprio fabbisogno di mano d’opera sui circa 1,8 milioni di lavoratori migranti che risiedevano all’interno del proprio territorio. L’enorme movimento di persone delllo scorso anno non ha avuto solo un enorme impatto per le aree confinanti, ma sta tuttora influenzando in modo significativo anche questa fase di ricostruzione post-bellica del paese. Non manca un dettagliato resoconto delle sfide e degli insegnamenti appresi in materia di risposta internazionale alla crisi: il ruolo degli stati, i meccanismi di cooperazione, l’evacuazione come forma di protezione, sicurezza e accesso umanitario e mobilizzazione delle risorse.Infine, nonostante la situazione sia ancora in divenire dopo la caduta del regime di Gheddafi, il volume prende in considerazione anche gli scenari, le politiche e le sfide future per la migrazione in Libia. (migrants)

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Progetto Salem per le migrazioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 giugno 2010

Migliaia di persone hanno affollato negli scorsi giorni il centro della città marocchina di Khouribga, dove si è svolto il “Week-end di Sensibilizzazione per la prevenzione della migrazione irregolare dei minori”. L’evento ha rappresentato il momento di lancio di una campagna di informazione organizzato nell’ambito del progetto SALEM (Solidarité Avec Les Enfants du Maroc), realizzato dall’OIM Organizzazione Internazionale per le Migrazioni con il finanziamento del Ministero degli Affari Esteri italiano, in partenariato con l’Entraide Nazionale, l’agenzia governativa responsabile per le politiche di protezione dell’infanzia, del Ministero per gli Affari Sociali, la Solidarietà e la Famiglia marocchino. Trenta stand informativi di associazioni e istituzioni locali, momenti di dibattito sui giovani e sulla visione del loro futuro in Marocco, cacce al tesoro, competizioni di breakdance e tante altre iniziative hanno caratterizzato la due giorni di Khouribga, che ha avuto come momento clou l’esibizione sul palco di artisti musica rap, fusion e tradizionale. Nel corso dell’evento, al quale hanno partecipato giovani adolescenti ma anche famiglie con bambini, i ragazzi di Khouribga hanno potuto informarsi sulla possibilità di seguire corsi di formazione professionale, di intraprendere studi universitari, nonché di scoprire varie attività in cui potersi impegnare nel tempo libero, dai corsi di teatro ai tornei di calcio.  Uno dei momenti più importanti del week-end è stata la presentazione del videoclip della canzone rap “Khouribga bdat” composta da una decina di beneficiari del progetto, aiutati da un famoso gruppo di Casablanca, i Casa Crew. Registrata in uno studio professionale di Casablanca, la canzone è stata diffusa dalle radio locali e ha già riscosso un notevole successo.
Avviate nell’ottobre del 2008, le attività di SALEM hanno coinvolto circa 1400 beneficiari, di età compresa tra i 9 e i 22 anni, e si concluderanno ufficialmente il prossimo settembre. Quello di questo week-end non è stato il primo grande evento pubblico del progetto: a settembre 2009 fu organizzato un festival di musica hip hop, che vide l’esibizione di giovani artisti marocchini e di band provenienti da Torino, la città di destinazione di una larga porzione della migrazione minorile da Khouribga.

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L’OIM sulla migrazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 aprile 2009

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) lancia una campagna di sensibilizzazione sulla migrazione indirizzata ai Media e al pubblico italiano. Realizzata in  collaborazione con l’Agenzia Pubblicitaria Publicis, la campagna – già pubblicata sabato 18 aprile da l’Unità, Il Tempo, La Gazzetta del Sud, La Sicilia e Il Giornale di Sicilia – sarà diffusa nelle prossime settimane attraverso mezzi stampa locali e nazionali.  ’L’iniziativa”, afferma Peter Schatzer, capo missione dell’OIM in Italia, “intende contribuire a dare un’immagine del migrante diversa da quella che solitamente viene proposta da molti operatori dell’informazione. Occorre infatti cominciare a sovvertire quell’errato e superficiale luogo comune, spesso promosso anche dai media, che identifica troppo facilmente immigrazione con criminalità. La campagna dell’OIM fotografa invece una realtà spesso dimenticata dal punto di vista mediatico: quella del fondamentale ruolo svolto dai migranti nel panorama economico e sociale italiano.”“Per dar ancora più forza a questo messaggio”, continua Schatzer, “siamo stati aiutati da persone come la dott.ssa Kyenge Kashetu, medico di origine congolese che effettivamente esercita la propria professione in Italia e che rappresenta quella maggioranza silenziosa di immigrati che contribuisce in modo rilevante al buon funzionamento del paese, della sua economia e dei suoi servizi.” “Occorre inoltre sottolineare”, conclude il Capo Missione OIM, “come la realizzazione di questo progetto sia stata possibile grazie alla partecipazione volontaria ed entusiasta di più persone – dai fotografi alle comparse – e soprattutto grazie al sostegno dell’Agenzia Pubblicitaria “Publicis”, che ha accettato di lavorare pro bono su questo tema, dimostrando una grande sensibilità sociale e un vivo interesse per le questioni umanitarie.” La Campagna OIM, allegata al comunicato stampa, è disponibile e scaricabile in versione pdf anche sul nuovo sito dell’OIM Italia, all’indirizzo http://www.italy.iom.int.

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