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South Dakota (USA): grave perdita dell’oleodotto Keystone

Posted by fidest press agency su sabato, 18 novembre 2017

south dakotaIn seguito a un’importante fuoriuscita di petrolio dall’oleodotto Keystone nel Dakota del Sud (USA) i Nativi americani della regione temono la contaminazione della falda idrica da cui attingono la loro acqua potabile. “Siamo molto preoccupati per la falla nell’oleodotto”, ha dichiarato David Flute, capo della comunità indigena dei Sisseton Wahpeton Oyate della riserva di Lake Traverse, “poiché temiamo che possa aver contaminato la più grande riserva di acqua dolce del Nordamerica.” Secondo quanto riferito dall’impresa che gestisce l’oleodotto, la TransCanada, la falla creatasi lo scorso 16 novembre nell’oleodotto sotterraneo avrebbe causato la dispersione nel terreno di ca. 795.000 litri di petrolio.L’APM ha duramente criticato il ritardo con cui la TransCanada ha informato le autorità ambientali del South Dakota dell’avvenuta fuoriuscita di petrolio. Secondo quanto dichiarato dalla stessa TransCanada, le autorità sono state informate solo quattro ore e mezza dopo aver registrato l’incidente. Per l’APM, che in una lettera alla TransCanada chiede per quale motivo ci sia voluto tanto tempo per avvisare le autorità, in questo lasso di tempo si sarebbero potute organizzare le necessarie misure per almeno circoscrivere il danno ambientale.Per i Nativi Americani la falla all’oleodotto non fa altro che confermare le loro critiche e paure di fronte all’aumento degli oleodotti sul territorio. Ancora nell’ottobre del 2017 Bear Shields, esponente degli Rosebud Sioux, e Harold Frazier degli Cheyenne River Sioux, avevano nuovamente espresso la loro opposizione alla costruzione di nuovi oleodotti. Entrambi gli esponenti nativi avevano sottolineato il grave pericolo di danni ambientali e di conseguenti problemi di salute in seguito a possibili e probabili fuoriuscite di petrolio. Alcuni dei nuovi oleodotti in costruzione si trovano a meno di 25 km dalle loro riserve e minacciano l’acqua potabile di 65.000 persone.Da anni le comunità indigene mettono in guardia l’opinione pubblica e le autorità dall’imprevedibilità delle conseguenze di incidenti petroliferi causati da falle negli oleodotti sotterranei. Ciò nonostante il governo del presidente Trump punta molto sull’ampliamento della rete di oleodotti. Nel marzo 2017 il governo USA ha autorizzato la costruzione del controverso oleodotto Keystone XL come ampliamento del già esistente oleodotto Keystone. Il Keystone XL dovrebbe trasportare il greggio dalla provincia canadese dell’Alberta verso il Texas, attraversando quindi in lungo tutto il territorio statunitense. Per l’amministrazione Trump e per la TransCanada l’incidente petrolifero all’oleodotto Keystone avviene in un brutto momento, visto che il prossimo 20 novembre le autorità del Nebraska devono decidere della definitiva autorizzazione alla costruzione dell’oleodotto Keystone XL.

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Obama blocca la costruzione dell’oleodotto Keystone

Posted by fidest press agency su domenica, 8 novembre 2015

obamaCommentando l’annuncio del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che ha deciso di bloccare la costruzione dell’oleodotto Keystone che avrebbe dovuto importare petrolio dal Canada, Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia, dichiara:«Questa notizia dimostra che l’opposizione di cittadini e comunità può fermare pericolosi progetti di sfruttamento di combustibili fossili. Cancellando sia il progetto Keystone XL che le concessioni per le trivellazioni in Alaska, Obama ha riaffermato la sua leadership nella lotta ai cambiamenti climatici. Un’ottima notizia, soprattutto in vista della Conferenza sul clima che si terrà a Parigi tra tre settimane».«Sempre più leader mondiali – da Papa Francesco al Presidente della Cina Xi Jinping – stanno spingendo per una transizione verso energia pulita ed efficienza energetica, sottolineando l’importanza di lasciare sottoterra fonti energetiche vecchie e pericolose come carbone, petrolio e gas», continua Onufrio. «A colpirci nel discorso di Obama, l’assenza di riferimenti all’Europa, che ha ormai perso la leadership sulle politiche energetiche e climatiche. Purtroppo, causa di questo declino sono anche le decisioni dei governi italiani che, da anni ormai, si caratterizzano per politiche che mirano a bloccare lo sviluppo delle rinnovabili, a proporre tariffe elettriche che disincentivano l’efficienza energetica e a trivellare i nostri mari, in cerca di scarse riserve di idrocarburi, spesso di pessima qualità. Dopo le scelte nette di Obama, in vista del vertice di Parigi chiediamo a Renzi di cambiare rotta, per lo sviluppo del Paese e il futuro del Pianeta», conclude Onufrio.

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