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Larino ospita la tappa regionale di Girolio 2017

Posted by fidest press agency su domenica, 10 dicembre 2017

larinoLarino Venerdì 15 dicembre 2017 Ore 9.30-12.30 Inaugurazione Tappa regionale Girolio d’Italia presso Istituto tecnico Agrario “San Pardo” Cerimonia istituzionale intonazione dell’Inno d’Italia e Alza Bandiera Coro dell’Istituto Tecnico Agrario San Pardo Testimonial di tappa Pompeo Barbieri. la tappa regionale di Girolio 2017, è l’evento itinerante promosso dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio che da aprile a dicembre attraverserà l’Italia alla scoperta delle eccellenze gastronomiche italiane, dei paesaggi e territori di produzione, dei luoghi e dei mestieri legati alla terra e all’olio.
L’edizione 2017 sarà dedicata al tema della Dieta Mediterranea, Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2010 e Paesaggio per promuoverne la cultura e la conoscenza. In particolare, si parlerà non solo di olio extra vergine di oliva, alimento principe della Dieta Mediterranea portatore di valori legati alla convivialità e ad uno stile di vita celebrato in tutto il mondo, ma soprattutto dei luoghi dell’olio e della Dieta Mediterranea per narrare il cibo insieme ai paesaggi e ai monumenti, dei beni culturali, ricollocando il cibo e i nostri prodotti enogastronomici nei luoghi che li hanno determinati.
Il Comune di Larino, tra le città italiane fondatrici dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio, è stata scelta per rappresentare il Molise nell’edizione 2017 e dal 15 al 17 dicembre prossimi promuoverà un ricco programma di eventi, in collaborazione con Regione Molise, Comune di Montorio, Arsarp, Fruttagel, Molise Cinema, Istituto Tecnico Agrario “San Pardo”, Istituto Alberghiero “Federico di olivi_e_campanileSvevia”, Centro Culturale Afra, Villaggio delle Arti e Vespa Club Larino.“È un onore per la Città di Larino ospitare la tappa molisana di Girolio 2017 – ha dichiarato il Vicesindaco Assunta D’Ermes – una tappa all’insegna della collaborazione tra istituzioni, aziende ed Associazioni locali e nazionali che, ognuno per le proprie specificità ed eccellenze, hanno condiviso un progetto di valorizzazione e promozione di un territorio sempre più da scoprire. Quello molisano e di Larino in particolare.
Il filo conduttore della tre giorni che abbiamo organizzato sarà sempre l’olio extravergine di oliva, il Re della nostra dieta mediterranea diventata patrimonio dell’Umanità. E di Olio EVO si parlerà il giorno dell’inaugurazione alla presenza di un testimonial d’eccezione, l’atleta paralimpico molisano Pompeo Barbieri, un vero esempio di coraggio e positività per i nostri ragazzi.
Tantissimi gli appuntamenti per grandi e piccini che faranno da cornice alla tappa di Girolio a Larino – ha concluso il Vicesindaco D’Ermes – degustazioni di olio in abbinamento ai piatti della tradizione e ai prodotti dell’eccellenza gastronomica locale, eventi cinematografici, convegni scientifici e divulgativi, eventi musicali e intrattenimento per i più piccoli, mercatini dei saperi e dei sapori, cooking show, coinvolgimento delle scolaresche in laboratori di conoscenza del mondo dell’olio extravergine. Questo e tanto altro nella tappa in Molise di Girolio 2017 a Larino”.

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Gli olivi secolari: testimoni del tempo oltre che del territorio

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2016

olivo al tramontoE’ il tempo il valore aggiunto dell’olio degli olivi secolari. Quel tempo che la modernità prova a cancellare, uniformare e banalizzare, come a voler togliere l’identità che rende ogni essere vivente – la natura nel suo insieme – testimone del suo territorio. L’identità quale diversità che porta ognuno a raccontare il proprio passato e vivere il presente sognando e progettando il domani.
La spremuta di olive di ulivi secolari rappresenta il tempo che scorre dentro le possenti e fragili radici; il tronco disegnato da nodi; i rami verdeggianti e ombrosi, ed è così che diventa memoria, sfida, paesaggio, ambiente, tradizione.
Un olio che, grazie al tempo dei suoi ulivi, esprime un valore che va ad aggiungersi alla qualità espressa dal territorio (origine) e caratterizzata dalla varietà e dalle cure e intelligenza dell’olivicoltore. Un olio, quello del tempo, ancor più eccellente, prezioso, e, come tale, riservato a un consumatore che ama e vuole la qualità per appagare il gusto e dare una risposta di salute al suo stile di vita, ma non basta, vuole anche, da un prodotto che è storia, cultura, tradizioni, ascoltare il suo racconto per capire l’identità e sentire lo scorrere del tempo, secoli e, perfino, millenni .
In pratica la salvaguardia e tutela degli ulivi e , ancor più, degli uliveti secolari sta soprattutto nella capacità di produrre e valorizzare l’olio delle loro olive e ciò è possibile con l’elaborazione di strategie e l’attuazione delle stesse.
Strategie mirate al recupero degli oliveti e olivi secolari abbandonati; ad accorpare queste realtà per renderli parchi agricoli, come quello di Venafro e, anche, a collegare patriarchi, ormai rimasti soli, disegnando percorsi. Sentieri o strade che scendono e salgono colline: quando in compagnia di viti (anch’esse secolari, soprattutto in Campania), querce maestose , salici e pioppi lungo corsi d’acqua o campi di grano che, non avendo l’obbligo e la necessità di attraversare gli oceani, danno pasta salutare e pane nutriente.
Il paesaggio degli uliveti secolari e quello impresso da singoli olivi – fanno pensare a quelli disegnati da Silvana Bissoli – a dare valore al territorio, ai territori di quest’Italia, in particolare quelli che scivolano lungo l’Appennino fino alle piccole e grandi isole.
Non è lontano il tempo dei traffici di questi patriarchi che, spiantati in Puglia e in altre regioni del Sud, raggiungevano il centro e il nord Italia per arricchire ville, vecchi e nuovi alberghi, ristoranti. Per i frequentatori delle autostrade era normale sorpassare o incrociare camion e perfino tir carichi di questi straordinari monumenti. Traffici illegali, visto che la legge anche allora vietava l’espianto degli ulivi, che nessuno ha mai bloccato. Poi, le leggi regionali di salvaguardia e tutela di questi patrimoni della natura, prima la legge della Puglia e, poi, quella della Calabria, che, però, hanno solo attutito il fenomeno, fino a quando non è venuto fuori la Xilella, che, invece di spiantare questi ulivi e mandarli altrove, ha dato la stura di segarli direttamente sul posto per liberare campi di ulivi secolari e pensare a farci altro.
Personalmente ho affrontato in tempi non sospetti questo tema della Xilella e, alla fine sono stati i fatti accaduti in questi due anni, gli ultimi in particolare, a convincermi che la Xilella è solo una buona occasione per liberasi di questi monumenti e fare altro dei campi rimasti nudi.
Tornando alla salvaguardia e tutela di questi monumenti si è visto che non è sempre facile il rispetto di leggi, anche rigorose, proprio perché esso diventa blocco e, come tale, fastidio da eliminare. Tanto più in una realtà che, invece, ha tutto per essere motore di iniziative – importanti per la stessa salvaguardia e tutela del territorio – se, approfittando dell’immagine dell’olio prodotto da questi monumenti, viene promossa e valorizzata.
Si tratta di pensare a una mirata strategia di marketing capace, mediante una cabina di regia a carattere pubblico, di mettere insieme uliveti e territori, olivicoltori e trasformatori , in modo da organizzare l’offerta di quest’olio speciale, garantire l’origine, programmare e progettare sul mercato globale, campagne di promozione, valorizzazione e commercializzazione di un prodotto che non ha eguali.
Un olio extravergine di oliva diverso da altri e, come tale, ricco d’identità che, una volta affermato, diventa l’elemento vero della salvaguardia e tutela degli olivi secolari che lo producono .
Soprattutto in questa fase in cui l’olio extravergine di oliva ha tutto per affermarsi e vivere la mediterraneità sulle tavole e sui banchi di lavoro di cuochi tra i più rinomati. Non solo perché filo conduttore di piatti ispirati dal territorio; dall’agricoltura contadina e, in particolare, dall’orto o dal mare, ma di quello stile di vita che la mediterraneità esprime, soprattutto per merito del suo olio di oliva che, al pari del vino, è cultura.
Cultura che il tempo degli olivi secolari raccoglie, con dovizia di particolari, nell’olio delle olive da essi prodotte, che, più di altri, è mito e rito e, così, testimone eletto di territori che, con l’origine della qualità, sanno esprimere i valori degli usi e dei costumi, delle tradizioni.
Testimoni del tempo, d’identità e biodiversità, storia, cultura e, come tali messaggeri capaci di comunicare, promuovere e valorizzare l’olio extravergine di oliva e l’insieme dei prodotti che ad esso sono collegati.
E’ così che l’olio di questi olivi, da secoli, è filo conduttore di quel patrimonio culturale, bene dell’umanità, qual è la Dieta mediterranea. (Pasquale Di Lena)

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Il disseccamento degli olivi salentini

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2016

oliviE’ senza più dubbi, colpa della Xylella Fastidiosa. La conferma arriva dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), sulla base delle indagini condotte per suo conto dal Centro nazionale delle ricerche (Cnr). Il team di ricercatori del Cnr hanno sottoposto alcune varietà di raccolti al batterio, all’inoculazione diretta o usando insetti come vettori, testando oltre le olive anche uva, limoni, mandorle, ciliege e prugne e alberi come olmo, oleandro e mirto. Secondo le conclusioni di questo studio è il ceppo di Xylella fastidiosa trovato nel Salento a disseccare gli olivi. Lo ha spiegato in una nota Giuseppe Stancanelli, direttore dell’Unità salute di piante e animali dell’Efsa. Le piante di olivo inoculate dai ricercatori con la Xylella, secondo quanto rende noto l’Efsa, hanno presentato gli stessi gravi sintomi di quelle nel Salento, con disseccamento e morte, però è stato confermato che non tutte le varietà reagiscono allo stesso modo. Ad esempio, il batterio sembra richiedere più tempo per colonizzare le varietà di Coratina, Leccino e Frantoio rispetto alla Cellina di Nardò, che è una delle varietà coltivate più comuni della zona contaminata. Secondo i ricercatori occorrono però test su un numero maggiore di varietà per comprendere le diverse risposte fisiologiche dell’olivo all’aggressione del batterio. Gli esperimenti sul campo hanno anche dimostrato che la sputacchina, ampiamente diffusa in Puglia, può trasmettere il batterio a olivi, oleandri e mirto. Al contrario nessuna delle piante di agrumi, vite o lecci sono risultati positivi per Xylella fastidiosa in seguito all’esposizione infettiva o a inoculazioni dirette. Ulteriori prove sono però necessarie per le drupacee come pesco e susino. “I risultati di questo studio,conclude Stancanelli, riducono significativamente le incertezze sui rischi della Xylella nell’Unione europea. Insomma, la Xylella fastidiosa è ormai un problema globale, e non solo rilegato al Salento, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, che evidenzia come sia necessario uno sforzo della comunità scientifica per debellare quella che sta assumendo le dimensioni di una vera e propria pandemia del mondo vegetale. Per tale ragione vi saranno programmi specifici per il controllo di questa malattia nell’ambito del programma di finanziamento comunitario della ricerca Horizon 2020.

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Xylella. Una commissione indipendente per salvare i nostri olivi

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2015

oliviTroppe voci di speculazioni rischiano di farci arrivare tardi all’obiettivo: quello di salvare i nostri ulivi, patrimonio inestimabile del nostro territorio. La xylella, questo misterioso e occulto nemico della pianta della pace sta creando un’ondata di panico in tutto il Salento, mentre tardano ad arrivare delle soluzioni certe e definitive che evitino la paventata eradicazione di massa o l’uso indiscriminato di pesticidi. Per fare qualche analogia con un fenomeno che per certi versi si è rivelato anche più globale di ciò che sta accadendo nella Terra D’Otranto è opportuno ricordare che proprio qualche anno fa, lo “Sportello dei Diritti” fu la prima associazione a lanciare a livello nazionale l’allarme del famigerato “punteruolo rosso” segnalando anche gli studi effettuati all’estero che avevano portato a trovare soluzioni al problema che poi si sono rivelate decisive ed hanno comportato un rallentamento progressivo della diffusione del coleottero. Questi studi si riferivano alle ricerche del professor Michel Ferry dell’Estacion Phoenix e Ricercatore Scientifico dell’INRA France (che è un istituto internazionale di ricerca pubblica francese) che ci avevano inviato le più recenti, almeno per l’epoca, novità scientifiche in materia elaborate dall’INRA (Institut National de la Recherche Agronomique), a proposito di una sperimentazione che si stava effettuando in Francia ed in Tunisia contro il Punteruolo rosso e che poi sarebbe stata utilizzata come paradigma nella lotta globale al coleottero. Alla luce di quanto già è accaduto, e trovandoci in un momento come questo nel quale tra commissari vari, incroci di competenze, voci sempre più fondate di speculazioni circa un fenomeno che ha portato una vera e propria psicosi sul territorio e non solo fra gli olivicoltori, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” sarebbe opportuno affidare le indagini e la ricerca di soluzioni a commissioni di esperti internazionali che abbiano una qualche certificazione d’indipendenza.

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