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Posts Tagged ‘olivicoltura’

La crisi dell’olivicoltura italiana

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 giugno 2021

By Pasquale Di Lena. fino a poco più di vent’anni fa il comparto della nostra agricoltura, che aveva, con la ricchezza della biodiversità, la fama della qualità, il primato di olio evo esportato e il maggior numero di riconoscimenti Dop e Igp, anche il primato della superficie coltivata e delle quantità di olio prodotte. C’è di più – non è problema da niente – la nostra olivivcoltura non ancora era stata inquinata da tre varietà spagnole che hanno aperto la strada agli oliveti superintensivi, che saranno un disastro per i nostri territori (clima, ambiente, paesaggio), al pari di quelli dell’agricoltura industrializzata e degli allevamenti superintensivi. La Spagna dopo il sorpasso ha allungato e distanziato, facendoci vivere per un paio di decenni il secondo posto e, lo scorso anno, con la Grecia che ha prodotto più di noi, siamo rimasti ancora sul podio, scendendo, però, dal secondo al terzo gradino. Un numero esagerato di associazioni e di unioni – sempre più divise – è la ragione di un produttore che non conta nulla all’interno della filiera, divenendo così vittima dell’industria e della distribuzione che hanno approfittato più del dobvuto. A tutto c’è da aggiungere l’abbandono dell’agricoltura da parte dei governi (soprattutto quelli con i presidenti nominati), a significare l’affermazione del sistema, il neoliberismo, che gode della distruzione e depredazione dei territori, maggiormente di quelli più vocati allo svilupo del settore, oggi ancor più di ieri, perno necessario per lo sviluppo di un’economia in profonda crisi, tutta nelle mani delle banche e delle multinazionali. La verità cruda e nuda è che quelli che devono governare il comparto olivicolo e quelli che lo devono rappresentare per difendere i suoi protagonisti, gli olivicoltori, continuano a rendere poca cosa una realtà fondamentale per lo sviluppo dell’agricoltura biologica, la sostenibilità dei territori, il clima, l’ambiente e il paesaggio, la fama della Dieta mediterranea, base di un’alimentazione sana. Tutto questo nel momento in cui è sempre più una necesssità urgente programmare lo sviluppo del comparto con nuovi impianti per 800mila ettari; recuperare gli oliveti abbandonati, dando forza e spazio all’agricoltura sociaale; riconquistare i mercati con i nostri oli evo e non con quello che dell’Italia porta solo il nome; conquistare, pensando alle nuove generazioni, i consumatori del domani per dare loro un prodotto sicuro amico della salute, e non solo, anche espressione di storia, cultura, tradizioni, cioè di quel passato di cui ha bisogno l’oggi e il domani. Ci sono realtà valide da cui prendere esempio per essere uniti, pensare e fare il bene del comparto olivicolo, penso a due associazioni, le Città dell’Olio e Pandolea – le donne dell’olio, che all’olivo e all’olio stanno dando un contributo prezioso, soprattutto di immagine e di iniziative, per rilanciare la nostra olivicoltura; dare risposte di reddito ai suoi protagonisti; arricchire di altra bellezza il paesaggio rurale; riportare al centro della tavola, cibo sano e il suo filo conduttore, l’olio evo, per fare rivivere il piacere del convivio e l’importanza di stare insieme. Per contribuire, anche e soprattutto, alla cura del clima e ad avere un ambiente sano, sapendo che esso riflette la bontà di una società e di un’economia. (fonte: https://pasqualedilena.blogspot.com/2021/06/la-crisi-dellolivicoltura-italiana.html)

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Olivicoltura: E’ il momento di voltare pagina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

Con l’approvazione del Piano per la rigenerazione olivicola della Puglia, il Governo mostra la volontà di far ripartire una delle produzioni di eccellenza del nostro Mezzogiorno duramente colpita dal batterio della Xylella – dichiara il presidente nazionale Confeuro Andrea Michele Tiso. I 300 milioni per indennizzi e investimenti previsti dal Piano sono un buon punto di partenza per dare ossigeno a questo comparto che ha sofferto non solo dell’epidemia, ma anche delle troppe incertezze che hanno finora impedito di rispondere con misure adeguate a livello nazionale ed europeo.Come ha sottolineato la ministra Bellanova, per rilanciare l’olivicoltura pugliese gli indennizzi sono solo un punto di partenza. Sono infatti indispensabili nuovi investimenti e la capacità di rigenerare tutta la filiera, coinvolgendo le imprese di trasformazione e commercializzazione – prosegue Tiso.Buone notizie arrivano anche dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, che ha registrato il consenso di Italia, Francia e Spagna sulla necessità di semplificare i controlli e rimodulare le misure di contenimento della Xylella. Il nuovo meccanismo dovrebbe prevedere il dimezzamento delle zone di contenimento e di cuscinetto, oltre alla riduzione della distanza dalle piante infette entro cui è obbligatorio tagliare tutti gli ulivi. Secondo i dati forniti dalla Commissione europea, dal 2012 al 2017 l’infezione da Xylella fastidiosa ha danneggiato gravemente oltre 53.000 ettari di oliveti in Puglia e circa 6,5 milioni di piante. Dopo anni di sofferenza per gli olivicoltori pugliesi, ci auguriamo che sia finalmente giunto il momento di voltare pagina e ripartire.

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Il Molise ancora una volta un esempio per l’olivicoltura italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 luglio 2016

oliviTre giorni intensi, ricchi d’iniziative, quelli che hanno caratterizzato la Tappa di Girolio 2016. Partita da Termoli Venerdì, con una sosta sabato a Campomarino e, la domenica, a Guglionesi. Un ritorno alle origini, quello delle Città dell’Olio, che ha il significato di una grande opportunità per l’olivicoltura e l’olio molisani, se gli attori che hanno firmato il protocollo d’intesa, Regione e Associazione Nazionale Città dell’Olio; il coordinamento molisano dell’Associazione; le organizzazioni professionali e cooperative; gli stessi produttori, hanno la voglia e il coraggio di affrontare le problematiche che caratterizzano il mondo dell’olio e decidono di fare: dell’olivicoltura, il punto di rilancio dell’agricoltura molisana; dell’olio, l’immagine di un territorio. Se ben colta questa opportunità il Molise può tornare ad essere, così com’è stato il 17 dicembre del 1994, a Larino, con la costituzione dell’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, un esempio capace di coinvolgere e mobilitare le regioni olivicole del nostro Paese. In pratica uno straordinario laboratorio che ha in un programma, sostenuto da una forte progettualità e da una precisa e puntuale strategia di marketing, la forza di mettere a disposizione – degli olivicoltori, frantoiani, la stessa industria olearia e il quadro complesso istituzionale – risultati capaci di cogliere le potenzialità che il mercato è in grado di esprimere. Si tratta di avere la voglia e la capacità di cogliere queste potenzialità e di farle esprimere in pieno.
potatura oliviTutto questo per onorare le firme che hanno suggellato il protocollo firmato a Termoli nel giorno di apertura della manifestazione, evitando di rendere falsi e, pertanto, inutili le parole e i discorsi fatti.
Sogni, idee, progetti, coinvolgimenti degli attori sopra citati, tutto dentro una linea ben marcata da una programmazione, derivata dal recepimento del piano olivicolo nazionale e sostenuto dalle risorse del Psr, per progetti che servono al territorio e alla collettività, capaci di coniugare il rilancio di un’agricoltura in ginocchio con il lancio dei turismi, che proprio il territorio, con la sua storia, la sua cultura , i suoi paesaggi, le sue tradizioni e la bontà del suo cibo e della sua cucina, è in grado di esprimere.
La coltivazione arborea più diffusa, l’olivo, da sempre testimone della quasi totalità della superficie regionale, può davvero diventare il punto di partenza di una programmazione che guarda al futuro, dando segnali e risposte possibili agli altri comparti dell’agricoltura che – mi duole ripeterlo – è in profonda crisi. Basta la situazione tragica della campagna del grano, appena terminata, a dimostrare le sofferenze dei protagonisti di questo settore primario che rischia di perdere la sua natura contadina.
Sono molti, anche per l’olivicoltura, i segnali preoccupanti.
Dopo essere stato rinviato al mittente il progetto di una stalla di 12.000 manze, cioè di una zootecnia industriale che avrebbe fatto pagare prezzi altissimi ai valori ed alle risorse del territorio, l’industrializzazione questa volta riguarda l’agricoltura, e, nel caso specifico, proprio l’olivicoltura, con gli oliveti super intensivi che più di un olivicoltore ha programmato e sta per realizzare, accarezzato dai vivaisti e spinto dalle multinazionali spagnole che, così, impongono le loro varietà a scapito della nostra ricchezza di biodiversità olivicola. Oliveti previsti e perfino finanziati dal piano predisposto dal Ministero del’Agricoltura, che servono a rafforzare le gerarchie all’interno della filiera e ad affossare definitivamente l’olivicoltura contadina e il patrimonio di biodiversità, nel momento in cui tutto continuerà ad essere nelle mani dell’industria olearia e delle multinazionali che, come si sa, hanno un solo interesse, la quantità a scapito della qualità e, ancora peggio, della diversità.
Se questo succede è la fine dell’olivicoltura e dei territori più difficili, quelli collinari che, da sempre, sono sostenuti dagli olivi. Fa rabbia pensare che a intraprendere questa strada sbagliata, siano anche coltivatori arrabbiati della situazione che vive la nostra agricoltura e la sua olivicoltura. Il quadro è quello già visto in altre situazioni: si ritroveranno, dopo gli entusiasmi iniziali, nelle mani degli industria e delle multinazionali, senza neanche accorgersene, così com’è capitato nel passato per altri comparti dell’agricoltura e per la zootecnia.
Sta qui la necessità e l’urgenza di giocare d’anticipo dando spazio a incontri e riflessioni, a idee e progetti, a programmi e strategie capaci di affermare ancor più l’olivicoltura contadina contro un’olivicoltura di rapina qual è quella superintensiva. Olivicoltura contadina, la sola capace di recuperare e gestire gli oliveti oggi abbandonati, mantenere intatte la storia e la cultura dell’olio, due elementi fondamentali per conquistare il consumatore e affezionarlo all’uso del buon olio che, sempre più, ha la fama della bontà e della buona salute.
Il Molise, come hanno dimostrato i tre giorni di Girolio 2016, ha tutto per diventare un esempio, uno straordinario laboratorio, che mette a disposizione delle olivicolture delle altre regioni, i risultati più importanti per un rilancio dell’olivicoltura e l’affermazione dei suoi oli con il valore aggiunto equamente distribuito tra i diversi soggetti della filiera.
Questo perché niente sia, né come prima e, meno che mai, come ora, quando il mondo contadino è tenuto completamente fuori dai processi in atto. (Pasquale Di Lena)

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La crisi degli olivicoltori della Puglia

Posted by fidest press agency su sabato, 4 aprile 2009

In Puglia siamo di fronte ad una gravissima crisi dell’olivicoltura e dell’intera attività agricola. Non ne sono certo responsabili gli agricoltori o i lavoratori della terra ma l’economia di mercato, la globalizzazione, la logica del profitto a tutti i costi ed i sostenitori di tale “filosofia”, primi fra tutti le maggiori forze politiche del paese e l’attuale governo. I danni arrecati al settore sono di tre tipi: – quello di mercato, causato da globalizzazione e dagli speculatori; – quello causato dagli allagamenti per piogge abbondanti; – quella causato da un evento straordinario, l’invasione di decine di milioni di storni. Da una parte quindi il “mercato ed il profitto”, dall’altra l’inquinamento ed un surriscaldamento del clima che sta compromettendo l’ecosistema dell’intero pianeta. Uccelli che arrivano con 6 mesi di anticipo, che distruggono circa il 40% della produzione olearia, sterminano lombrichi, coccinelle utilissimi all’agricoltura e necessari per eliminare concimi e altri prodotti chimici. Piogge abbondanti e campagne allagate per oltre un mese, più del 30% del prodotto olivicolo, è andato disperso nel terreno. Il prezzo delle olive è passato dalle 120.000 lire del 1989 ai 23 euro del 2009. I produttori perdono il 70% di prodotto per calamità ed oltre il 90% del valore di acquisto rispetto a 20 anni fa. Il Governo di Berlusconi non riconosce lo stato di crisi e di calamità naturale al sud ma elargisce solo incentivi al nord per tenere buono l’alleato Bossi. Ciò è umiliante e discriminante per gli agricoltori e per tutta la gente del sud: siamo pronti a scendere in piazza per una manifestazione nazionale per la difesa dell’agricoltura, (fonte di sopravvivenza per i pugliesi) insieme ai lavoratori del settore, con gli enti locali, le associazioni di categoria

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