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Molise: Un’olivocoltura tutta all’insegna del biologico e della sostenibilità

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 ottobre 2019

Siamo solo all’inizio di una campagna di raccolta delle olive che, in Italia e nel Molise, si preannuncia altamente positiva sia per quanto riguarda la quantità che la qualità.
Previsioni belle che, se confermate, devono servire a vedere (ce n’è bisogno) con ottimismo il futuro di questo comparto fondamentale per la nostra agricoltura e, non solo, anche per quel tesoro unico che è il bene comune territorio. Il futuro ha, come si sa, bisogno di idee e di progetti, di risorse necessarie perché l’ottimismo si trasformi in fatti positivi per tutti, i protagonisti per primi, quali sono gli olivicoltori e i frantoiani, gli stessi consumatori che dall’olio extravergine di oliva ricevono una risposta altamente positiva alla propria salute.
Il Molise è terra d’olio da sempre e, con il suo olio di Venafro, è la terra che, ai tempi della Roma imperiale, ha dato più immagine agli olivi e oli italiani. Riportare alla memoria una fama è importante, ma non sufficiente per far vivere un successo ai territori che esprimono, insieme con questo storico stupendo testimone, ben altri 18 varietà autoctone, tra cui spicca l’olivo autoctono molisano più diffuso, il “Gentile di Larino”.
L’olio extravergine “Molise” Dop, è, delle cinque eccellenze Dop e una Igp, la sola indicazione geografica interamente molisana, con le varietà “Gentile di Larino” e “Aurina” prevalenti sulle rimanenti 17 varietà, l’insieme del patrimonio di biodiversità olivicola molisana. Un tesoro speciale, questo patrimonio di biodiversità, che vede l’Italia, con le sue 592 varietà autoctone, raddoppiare quello del resto del mondo. Un patrimonio fondamentale per il mercato di oggi e, ancor più, di domani, nel momento in cui la diversità sarà sempre più oggetto di desiderio, soprattutto dei ricchi nuovi consumatori.
E’ la “Gentile di Larino”, la regina dell’olivicoltura molisana, visto che la rappresenta per quasi un terzo e, come tale, ha tutto per essere la motrice del treno “olivo e olio del Molise”.
Ciò è possibile se si ha la capacità di:
raccogliere a unità il vasto territorio di origine della varietà “Gentile di Larino”, per renderlo un modello unico all’insegna del biologico e della sostenibilità;
cogliere le opportunità offerte dal mercato, sempre più globale, e dare la giusta risposta alla domanda, in costante e forte crescita, di olio extravergine di oliva biologico, e, non solo, anche Dop, a significare l’origine e la garanzia della qualità. In tal senso la possibilità di dare un grande contributo alle funzioni e ruolo del Distretto BioMolise – Laghi Frentani e del Consorzio “Tump”, nato, quest’ultimo, per la promozione sociale e economica dell’intero territorio molisano. In particolare per lo sviluppo di un turismo sempre più di attualità qual è quello del benessere e della salute, cioè la ricerca di luoghi e strutture capaci – con la sostenibilità, la qualità del cibo e dell’ospitalità – di dare le risposte al bisogno di relax, salute, star bene sotto l’aspetto sia fisico che psicologico;
rendere protagonisti gli olivicoltori e i frantoiani rilanciando l’associazionismo e la cooperazione quali strumenti indispensabili di coinvolgimento e partecipazione alla programmazione del comparto e, anche, dell’agricoltura in generale. Attori, con pari dignità, della filiera olio e non soggetti al servizio dell’industria di trasformazione e del commercio. Sta qui il rilancio del ruolo proprio delle organizzazioni professionali e cooperative, che è quello di rispetto della dignità dei propri associati e di assicurare loro, partecipando alle scelte politiche e programmatiche che le istituzioni mettono in campo, un reddito adeguato. Il primo obiettivo è quello di riportare l’agricoltura al centro di uno sviluppo economico che ha come fine la salvaguardia e tutela dei valori del territori, e, insieme, la valorizzazione delle sue risorse, a partire dalla terra e la sua fertilità.
Definire, con le istituzioni ai vari livelli di programmazione, strategie di marketing necessarie per conquistare i mercati e vincere le forti concorrenze. Una conquista che serve, per dare ai prodotti nuovi sbocchi e ai produttori quel valore aggiunto che non hanno mai avuto, essenziale per avere un reddito equo. Un reddito importante per programmare le attività dell’azienda ed assicurare ad essa il domani. Un’azienda, in pratica, libera dalle offerte di elemosine e dai ricatti, che sono tanta parte delle ragioni dell’invecchiamento nelle campagne, dell’abbandono da parte di bravi produttori e dell’ancora scarsa domanda dei giovani a vivere la campagna e l’agricoltura.
La richiesta, per dare ancora più forza di immagine all’olio della varietà “Gentile di Larino” ed al suo territorio, di due nuove Dop, una proprio “Gentile di Larino” e l’altra “Aurina di Venafro o Venafro”, da affiancare alla Dop “Molise” evo, già riconosciuta. (by Pasquale Di Lena)

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La diffusione del batterio della Xylella sta mettendo in ginocchio

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

L’olivicoltura pugliese Rischia di fare lo stesso con il comparto di altre Regioni. Questo fenomeno – dichiara in una nota il Presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – iniziato nel 2013, non è mai stato affrontato con la necessaria determinazione ed è ormai divenuto un fattore di estremo imbarazzo anche rispetto alla credibilità dell’Italia in Europa.Come Confeuro – prosegue Tiso – accogliamo con soddisfazione le parole del ministro Bellanova sulla necessità di rilanciare il settore olivicolo pugliese e sulla volontà di coinvolgere Bruxelles nei processi di sostegno ai florovivaisti e agli agricoltori della Regione; è infatti giunto il momento di dare un forte segnale di discontinuità rispetto al passato e di abbandonare l’uso della retorica per sostituirlo ad azioni concrete e tangibili.Perché il primario possa effettivamente divenire il volano del riscatto italiano – continua Tiso – serve considerazione e convinzione; ma soprattutto l’elaborazione di una strategia ad ampio raggio che punti con forza sull’agroecologia e sulla sostenibilità. Il rilancio del comparto agroalimentare e la tutela dell’ambiente – conclude Tiso – non sono in contrasto tra loro, anzi, rappresentano due elementi che possono e devono migliorarsi vicendevolmente per condurre l’Italia verso un futuro diverso, radioso e finalmente in linea con la sua vocazione agricola e paesaggistica.

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Ma l’olivicoltura italiana ha ancora un valore?

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 gennaio 2015

oliviCon la terribile raccolta delle olive del 2014 i nodi sono arrivati al pettine di un comparto che ha bisogno ora di scioglierli tutti. Nodi propri e nodi ereditati dalla crisi dell’agricoltura, che si sono formati e ingrossati nel corso di tanti anni a causa di numerosi e pesanti limiti politico – amministrativi, oltre che culturali.
C’è chi ha pensato di scioglierli puntando tutto sulla possibilità di raccogliere olivo e olio in tutto il Mediterraneo affidando tutto alla grande capacità di blending dell’industria olearia italiana e, in seconda battuta, indicando al mondo dell’olivicoltura la scelta degli impianti super specializzati spinti dalla Spagna che, a loro parere, dovrebbero fare i miracoli. Altro che miracoli, così si distrugge solo quel poco che è rimasto e che serve per ripartire!
Il pensiero diffuso fino ad ora è tutto rivolto alla quantità, lasciando a quel poco che resterà dell’olivicoltura tradizionale, il compito di fare la qualità. Uno spiraglio di luce sui produttori e i territori italiani che riusciranno a rimanere ancora salvi dalla cementificazione. Per esempio, lasciare alle Dop e all’unica Igp il compito di rappresentare le produzioni locali da mettere a disposizione di quei pochi fortunati amatori dell’olio che sanno del valore e del significato del marchio Dop e Igp.
Tutto rientra nella logica propria di quelli che si sentono padroni del mondo, o, comunque, del loro mondo, che è quella della semplificazione che porta all’omologazione e all’uniformità. L’arte del momento, soprattutto da parte di chi, sposando la moda del neoliberismo, pensa solo al profitto e alla quantità come unico elemento di competizione che può vincere sul mercato.
Questa loro arte di semplificare il mondo, lo stesso pianeta, e di trasmetterlo a chi il mondo lo governa, sta tutto nella potenza del denaro, accumulato e da accumulare!
Dentro tutto questa logica della semplificazione ci sono i disastri, le macerie, i pericoli che il mondo vive ogni giorno e, ogni giorno, sempre più.
L’Italia olivicola, quella delle colline e delle aree interne che, bontà loro, possono anche rimanere, ma solo come elemento decorativo, è solo un esempio della logica della semplificazione con la quantità unico obiettivo, dovunque e comunque si possa raccattare.
L’olivicoltura con la sua agricoltura contadina, quella che ha dato un fondamentale contributo alla notorietà e all’immagine di qualità che oggi l’olio italiano vive nel mondo, e, c’è di più, allo stesso senso e significato “qualità” dell’olio di oliva, fino a definirne i caratteri e renderli punti di riferimento di tutti gli oli provenienti dalla frantumazione delle olive.
Contro la tentazione della facile semplificazione serve davvero avere chiaro il quadro rappresentativo della nostra olivicoltura e della nostra agricoltura fondamentalmente contadina. La sola possibile da noi e, come tale, da rafforzare, e non da cancellare con l’idea di una sua industrializzazione, se si vuole dare una continuità a questo settore primario e parlare ancora di agricoltura. Cioè dell’attività che da sempre dà cibo e, che da sempre, nutre l’uomo, anche con il suo patrimonio di cultura, storia, tradizioni come pure di ambienti e paesaggi, che vanno a definire e offrire la qualità e non solo, la diversità .
Ecco, diversità, quale valore aggiunto della qualità, che l’olivicoltura italiana, con il suo ricco patrimonio di biodiversità, può mettere in campo, nel momento della globalizzazione dell’olivo, come una carta di sicuro vincente. Un patrimonio di biodiversità olivicola che raddoppia quello complessivo del resto dei paesi olivicoli, costruito da una storia antica dell’attività agricola, ma, soprattutto, dai suoi differenti territori, che già ora ci vede primeggiare e fare la differenza sui mercati. Basti pensare soprattutto ai successi che vivono le nostre indicazioni geografiche, Dop e Igp, nonostante il vuoto della comunicazione del valore e del significato di un marchio di garanzia del consumatore – valido, oltretutto, per tutte le eccellenze europee – grazie al rispetto del disciplinare di produzione e i relativi controlli.
Un aspetto, quello della biodiversità, che diventa decisivo per competere, sia con le quantità che con le qualità offerte dal mercato.
Bisogna partire da qui, dalla qualità e dalla diversità che la nostra olivicoltura è capace di mettere a disposizione del consumatore più esigente, e non dalla quantità, se si vuole ridare all’olivicoltura italiana la motrice più adeguata e, così, dare una risposta alla pesantezza della situazione prodotta da un andamento climatico sfavorevole che ha caratterizzato la raccolta delle olive 2015.
Non servono le semplificazioni, le facili scorciatoie perché non portano da nessuna parte e, soprattutto, perché impercorribili domani, quel domani che non è nella natura e nella mente del denaro. Serve, invece, fare una respirazione a bocca a bocca al mondo dell’olivicoltura, dare spazio a un dialogo e ciò è possibile solo se c’è il rispetto reciproco dei protagonisti del confronto. Soprattutto la consapevolezza che, quando si parla di territorio, del luogo che contiene ed esprime un insieme di valori e di risorse, si sta parlando di un bene comune e non di proprietà di qualcuno.
Sta alla regia attenta dell’istituzione pubblica far capire il significato di “bene comune” per non dare spazio a interessi personali e pensare alla propria terra.
Il dialogo, e solo il dialogo, è in grado di dare all’olivicoltura italiana la possibilità di continuare, con la predisposizione di un piano e di una strategia di marketing, a esprimere meglio il suo ruolo e a far capire che essa è, ancora una volta, vincente sul mercato, per la qualità e la diversità che riesce a esprimere con dovizia di particolari.
Questo fa dire che anche chi, curando soprattutto la quantità, ha svolto un suo importante ruolo nella ricerca e conquista dei mercati e di milioni o miliardi di consumatori, non può, ora più che mai, fare a meno della motrice qualità e diversità. Si sa che il mercato globale ha bisogno di quantità, ma dimenticare che il valore aggiunto di un successo vissuto che ci ha sempre visto primeggiare nel mondo con le professionalità espresse dai nostri confezionatori, stava nella qualità e nell’immagine del nostro Paese. Tant’è che le nostre industrie olearie, fra le più conosciute al mondo, da qualche anno sono patrimonio della Spagna.
Pensare bene al proprio ruolo ma anche al ruolo svolto e che possono svolgere gli altri per fare squadra, sapendo che distinguersi con le peculiarità a disposizione vuol dire farsi notare e, non solo, andare al superamento delle confusioni vissute fino ad oggi sul mercato del consumo.

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