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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘olocausto’

Campidoglio: “Memoria genera Futuro”

Posted by fidest press agency su sabato, 19 gennaio 2019

Roma il prossimo 25 gennaio al Palazzo delle Esposizioni la mostra, promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale, in collaborazione con la Comunità Ebraica di Roma, l’Assessorato alla Cultura e Archivio Storico e l’Assessorato alle Scuole, con l’organizzazione e la produzione sono dell’Azienda Speciale Palaexpo e l’allestimento a cura di Studio Azzurro. Il 26 gennaio aprirà al pubblico e il 27, Giorno della Memoria, l’ingresso sarà gratuito.
A corollario oltre 170 appuntamenti fino al 28 febbraio per ricordare e confrontarsi insieme sulla Shoah e sulla Memoria: dalle Biblioteche ai teatri, dalle scuole ai Municipi, fino ai luoghi simbolo della memoria della città. Tutto questo è la terza edizione di Memoria genera Futuro. Il progetto è frutto della collaborazione tra l’Assessorato alla Crescita culturale, l’Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale e i rispettivi Dipartimenti e Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, i Municipi, la Comunità Ebraica di Roma, la Fondazione Museo della Shoah, UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, il Centro Ebraico Italiano – Il Pitigliani l’Istituzione Biblioteche di Roma, il Teatro di Roma, l’Azienda Speciale Palaexpo, la Fondazione Musica per Roma, la Fondazione Teatro dell’Opera, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la Fondazione Cinema per Roma, la Casa del Cinema, e le associazioni della Casa della Memoria e della Storia (ANPI, ANED, ANEI, ANPC, ANPPIA, FIAP, IRSIFAR e Circolo Gianni Bosio).
In Memoria genera Futuro 2019 tutta la comunità cittadina è invitata a partecipare agli oltre 170 eventi per ricordare e riflettere sul tema della Memoria, delle leggi razziali, della Shoah con film e documentari, musica, mostre, letture, testimonianze, laboratori, incontri e spettacoli teatrali. A 100 anni dall’anniversario della nascita di PRIMO LEVI, tra i diversi appuntamenti, il Teatro India e la Casa della Memoria e della Storia ricordano lo scrittore di Se questo è un uomo e La Tregua con un recital il 23 e il 24 gennaio all’India e un incontro il 21 a Trastevere, inoltre sempre il 21 nella Biblioteca Valle Aurelia sarà proiettato ad ingresso gratuito il film di Davide Ferrario La strada di Levi.
Prosegue anche quest’anno una riflessione significativa sulle LEGGI RAZZIALI: dalla mostra organizzata dalle Biblioteche e la Comunità di Sant’Egidio, Prendi la tua cartella e vattene da scuola. Le leggi razziali del 1938 commentate dai bambini della periferia di Roma, itinerante in diverse Biblioteche, alla proiezione di film e documentari come Concorrenza sleale alla Biblioteca Casa del parco il 17 gennaio e 1938 – Quando scoprimmo di non essere più italiani il 30 gennaio alla Casa della Memoria e della Storia. Tra le attività previste anche laboratori per le scuole sul tema delle leggi razziali: il 23 gennaio alla Casa della Memoria e della Storia Gli ebrei italiani dalle leggi antiebraiche alle deportazioni e il 24 Le note tragiche del jazz: dalla censura delle leggi razziali ai campi di concentramento. Da non perdere la mostra alla Casa della Memoria e della Storia ad ingresso libero Don’t kill – 1938 di Fabrizio Dusi.
Dedicati ai GIUSTI l’incontro alla Biblioteca Centro culturale Aldo Fabrizi il 24 gennaio dal titolo Budapest 1944-1945. L’incredibile storia dei Giusti, a seguire la proiezione del docufilmGiusto tra le Nazioni dedicato a Perlasca e la presentazione del libro La scuola dei Giusti nascostialla Casina dei Vallati – Fondazione Museo della Shoah il 18 febbraio.
Tra i molti appuntamenti dedicati alla DEPORTAZIONE E AI CAMPI DI STERMINIO lo spettacolo teatrale VIAGGIOADAUSCHWITZ a/r il 31 gennaio al Centro ebraico italiano – Il Pitigliani e la proiezione del film dedicata alle scuole di animazione La stella di Andra e Tati il 24 poi 30, 31 gennaio e 1 febbraio alla Biblioteca Basaglia, il 31 gennaio alla Biblioteca Rodari. Il 27 e 28 gennaio al Teatro Biblioteca Quarticciolo va in scena AUSCHWITZ spettacolo per ragazzi di Fabrizio Pallara e della Compagnia Mamarogi.
Diversi appuntamenti pensati per i BAMBINI: dall’opera per piccoli Brundibár dal 22 al 27 gennaio al Teatro Nazionale alle letture di Storie per ricordare alla Biblioteca centro culturale Aldo Fabrizi il 28 gennaio. Ancora il 29 gennaio alla Biblioteca Casa dei Bimbi letture in ricordo della Shoah e il 30 alla Biblioteca Gianni Rodari lettura per ragazzi del libro Il mestolo di Adele.
Con la MUSICA di Gabriele Coen e di Francesco Poeti si rievoca il mondo musicale ebraico il 26 gennaio alla Biblioteca Sandro Onofri e lo stesso, con replica il 27 gennaio, al Teatro di Villa Torlonia Andrea Satta con le musiche dei Têtes de Bois propone lo spettacolo La fisarmonia verde. Domenica 27 gennaio Costruire la memoria, letture di testimonianze di sopravvissuti ai lager con un concerto di giovani musicisti del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma alla Casa della Memoria e della Storia. Questi sono tutti appuntamenti ad ingresso gratuito.
Il 27 gennaio al MACRO ASILO tra gli altri appuntamenti in programma per il Giorno della Memoria la lectio magistralis di Sandro Scarrocchia Il memoriale italiano di Auschwitz e la crisi della cultura di tutela e la performance di Nicoletta Braga PRO-MEMORIA.
Aperte ai cittadini gli incontri alla Casa della Cultura di via Casilina, al Municipio V: il 25 gennaio in programma Una colazione musicale con il partigiano, il 27 un incontro conferenza sul tema donne e giovani e bambini nella Shoah e proiezione del film 1938 – Diversi di Giorgio Treves. Mentre il 29 gennaio sempre in via Casilina l’iniziativa Pagine e note di Memoria, un appuntamento intergenerazionale sulla Shoah, con i ragazzi degli istituti superiori, gli iscritti dei centri anziani e il Coro Matto. Il 25 gennaio al Liceo Caetani i ragazzi e le ragazze delle scuole del I Municipio propongono La memoria è già futuro racconto della Shoah con musica e parole, mentre il 6 febbraio nel Municipio IV e in collaborazione con il II Municipio, al Teatro dell’Istituto Comprensivo Angelica Balabanoff, si tiene un convegno sul tema delle leggi razziali, con gli alunni partecipanti al Progetto sulla Memoria.Il programma dettagliato con tutte le iniziative su http://www.comune.roma.it e http://www.bibliotechediroma.it.

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Con Lello Di Segni muore l’ultimo sopravvissuto del rastrellamento del ghetto di Roma

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 ottobre 2018

Roma. “Con lui non può morire la memoria dell’Olocausto. Oggi più di ieri la scuola ha il dovere civile di trasmetterla ai ragazzi”. Così su Twitter Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia.

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Il Giorno della Memoria. Diciamo no alla riduzione dell’ebraismo ad elemento museale

Posted by fidest press agency su domenica, 28 gennaio 2018

olocaustoL’antisemita di sinistra non manca di ricordare come la Shoah sia detestabile, ma ne approfitta subito per aggiungere che il popolo ebraico non ha saputo trarne una lezione visto il modo in cui tratterebbe i suoi vicini di casa. L’antisemita di destra minimizza le responsabilità degli italiani, inserisce in un contesto più ampio la tragedia e si domanda del perché sia giusto questo ‘tributo obbligatorio’ agli ebrei – rei in qualche modo di averla sfruttata economicamente – che con il loro atteggiamento piagnone tengono in scacco l’opinione pubblica.Altri, pensando di far bene, in questi giorni provano a ricordarci come non esistano “morti di Serie A e serie B” e si fanno promotori di messaggi che comprendano anche “le altri stragi dimenticate”, dallo sterminio dei pellirossa all’Amazzonia passando per il Ruanda e l’Ucraina.I miei correligionari partecipano, com’è giusto, alle cerimonie pubbliche, ma molti scelgono di tacere, mentre i media martellano rilanciando le storie delle nostre famiglie sullo sfondo di commentatori che credendo di fare riflessioni originali sul difficile tema non si rendono conto di essere offensivi. Più che una giornata di riflessione per gli ebrei o sugli ebrei (‘con’ sarebbe impossibile viste le esigue dimensioni della nostre comunità e il numero di richieste), sembra quasi di assistere alla ricorrenza perfetta per lavarsi la coscienza svolgendo il compitino in una delle innumerevoli cerimonie pubbliche – senza ebrei – o farne un uso strumentale per rovesciare addirittura accuse più o meno dirette verso Israele e l’ebraismo.In nessuna cerimonia pubblica ho mai sentito fare – invece che arditi parallelismi con i terribili eccidi del XX secolo in Bangladesh – il collegamento più naturale: quello tra il nazismo e le minacce che oggi subiscono gli ebrei nel mondo. Mi riferisco alla fobia verso Israele, alle discriminazioni e boicottaggi verso la nazione ebraica, all’esodo delle comunità francesi e alla paura nelle città di tutta Europa a girare con la kippah in testa. Quando qualcuno azzarda certi paragoni, si fa subito avanti chi pensa che la deriva antisemita sia sovrastimata, e rimugina l’idea che gli ebrei siano sempre vittime di paranoie.Ma perché ampliare ad altre tragedie lo spettro del ricordo è sbagliato? Prima di tutto perché la Giornata della Memoria è già dedicata a tutte le vittime delle leggi razziali, a quelli che hanno protetto i perseguitati, ai Sinti, ai Rom, agli omosessuali, ai disabili, ai perseguitati politici e alle altre minoranze religiose. Poi perché si rischia di perdere il focus sulla vicenda principale. Che senso avrebbe nella Giornata della Donna ricordare anche l’eccidio dei Curdi perché “anche loro hanno tanto sofferto”? Ricordare tutti significa non avere memoria di nessuno.Sempre più spesso capita di vedere giovani che nei campi di sterminio si fanno ritrarre sorridenti davanti ai forni crematori o si fanno selfie sghignazzando di fronte a monumenti e baracche. La loro partecipazione emotiva al dramma della Shoah è pari a quella degli adulti alle cerimonie pubbliche, noia e distacco. I giovani si esprimono semplicemente coi loro strumenti.Oggi olocausto1che i sopravvissuti purtroppo non sono quasi più disponibili, bisogna mettere da parte le banalità e recuperare il coraggio e le competenze per coinvolgere i ragazzi e i loro formatori. Parlare alle nuove generazioni è una sfida difficile, perché gli strumenti ai quali sono abituati contemplano contesti sempre più realistici e ottenere la loro attenzione è complicato. Per questo il lavoro non dev’essere fatto per ampliare o sostituire i temi della Giornata, ma per aggiornare la nostra capacità di trasmissione degli stessi contenuti. Per ogni anno di ritardo ci assumiamo una responsabilità che ricade su tutti, perché a relativizzazione della Shoah come dramma unico nella storia umana, l’estensione del ricordo ad altre categorie, la mancanza di collegamento con il mondo reale e le strumentalizzazione politica stanno completamente demolendo il senso delle celebrazioni legate alla Memoria.Se non vogliamo rischiare di cancellare questa ricorrenza in un prossimo futuro dobbiamo combattere la deriva di banalizzazione, spettacolarizzazione e strumentalizzazione della Shoah in favore di un anniversario più discreto, con nuovi strumenti di sensibilizzazione e trasmissione dei contenuti da usare come mezzo per interpretare il presente.Associare l’ebraismo, una religione viva e vitale più che mai, esclusivamente ad immagini sbiadite del terribile passato è detestabile. Noi non siamo (solo) il popolo della Memoria, ma anche quello del rinnovamento e del progresso. Questa riduzione dell’ebraismo ad elemento museale ignorando il filo che lega la vita delle comunità scomparse a quelle di oggi in Israele ed in Europa è uno degli elementi davvero indispensabili se si vuole scongiurare il ritorno del passato e restituire dignità alle vittime che si sono spese affinché il loro popolo sopravvivesse alla catastrofe. (Alex Zarfati) [Foto: olocausto – l’immagine è presa da Yolocaust, progetto fotografico di Shahak Shapira, che si propone di «indagare sulla cultura della commemorazione»]

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La risposta di Anna Frank agli idioti antisemiti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 ottobre 2017

anna frank“Non lo sopporto; quando si occupano di me in questo modo, divento prima impertinente, poi triste e infine rovescio un’altra volta il mio cuore, volgendo in fuori il lato cattivo, in dentro il lato buono, e cerco un mezzo per diventare come vorrei essere e come potrei essere se … non ci fossero altri uomini al mondo” Sono le ultime parole del “Diario di Anna Frank”, il celebre testo diventato una delle testimonianze più sintomatiche dell’Olocausto. Se estrapolate dal contesto del brano, come avviene qui, sembrano essere una risposta all‘iniziativa razzista e antisemita messa in atto da alcuni tifosi della Lazio, oltraggiando la memoria della ragazzina tedesca, di cui le cronache hanno appena raccontato. Naturalmente, la migliore delle risposte; quella che, a confronto delle altre, appare intrisa della giustezza necessaria per affrontare l’ignoranza propagata del tifo estremista, banalmente concepito, ignobilmente idealizzato, spaventosamente espresso.
Va da sé che non tutto il tifo raggiunge simili livelli di indecenza e oscurantismo. E non tutti i laziali possono essere catalogati come insensibili di fronte alle tragedie della storia per averne una sana concezione e maturare un’analisi adeguata dei fatti atroci, di cui, spesso, è fatta. Individuare in una quindicenne ebrea, morta in un campo nazista di concentramento, uno strumento essenziale per giungere a disprezzare e insultare la squadra antagonista per eccellenza, nella fattispecie, la Roma, è da considerarsi un atteggiamento mentale di straordinaria meschinità.
È, senza ombra di dubbio, uno di quegli atti che squalificano l’essere umano, fino a ridurlo a una bestia inferiore che attenta al significato stesso della convivenza civile, agendo in barba al comune senso del rispetto, in quanto lo stadio viene concepito come un recinto dove poter dare liberamente il peggio di sé. Lo spettacolo del calcio, in quest’ottica, oltre a fare da sfondo alle manifestazioni estemporanee di una subcultura rituale che va bene al di là della passione per la propria squadra, resta il pretesto per poter assecondare un’indole malvagia e traviata, agendo all’interno di un luogo, lo stadio, appunto, considerato una sorta di zona franca, dove dare sfogo a ogni sorta di bassezza repressa, o maturata in un percorso di regressione e involuzione personale.
Il sentimento della ragione, viene, così, svilito in maniera tanto brutale, che “il mezzo per potere essere”, di cui racconta Anna Frank, nel passo finale del suo diario, diventa per certi tifosi, il comportamento brutale dell’ignoranza elevata a ideologia. Walter Benjamin sosteneva che “la nostra identità è data dal nostro modo di vedere e incontrare il mondo: la nostra capacità o incapacità di capirlo, di amarlo, di affrontarlo e cambiarlo.” E, la maniera di stare al mondo, oggi, non riguarda solo ciò che ruota intorno al calcio, tanto meno può essere concepita facendo leva, unicamente, su un episodio del genere e ridotta a un fenomeno da stadio. Anche nella comunicazione, come in politica, tanto per citare campi importanti e differenti dallo sport, manca lo sforzo, ancorché piccolo, di ascoltare e comprendere l’altro, il diverso, il distante. (fonte: Huffington Post by Emanuel Baroz)

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Il Memoriale dell’Olocausto Yad Vashem di Gerusalemme tra i 25 musei migliori al mondo

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2015

Memoriale dell’OlocaustoIl Museo dell’Olocausto Yad Vashem , istituito per salvaguardare la memoria del passato e del suo impatto sulle generazioni future, è stato fondato nel 1953 ed è un centro di documentazione, ricerca, educazione e commemorazione dell’Olocausto. Lo Yad Vashem si sviluppa su una superficie di 4.200 mq, la maggior parte dei quali si trova sottoterra. Sia a livello multidisciplinare che interdisciplinare, presenta la storia della Shoah dal punto di vista ebraico, enfatizzando le esperienze delle vittime a livello individuale, attraverso reperti originali, testimonianze di sopravvissuti e beni personali. Il Museo, diviso in sale, si sviluppa lungo 180 metri e racconta gli orrori dell’Olocausto attraverso diversi step, che conducono alla sala finale, la Hall of Names, un deposito dove trovano spazio le testimonianze di milioni di vittime, a memoria di coloro che non ce l’hanno fatta. Il Memoriale dell’Olocausto Yed Vashem non è un museo come tutti gli altri. Non è un luogo facile da visitare, ma è sicuramente un indirizzo da non perdere per i turisti in visita a Gerusalemme. Ed è proprio per queste sue caratteristiche uniche che i visitatori che l’hanno già vissuto, lo hanno votato tra i migliori 25 al mondo. (photo: Memoriale dell’Olocausto)

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Il dramma dell’olocausto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 gennaio 2015

Il 27 gennaio del 1945 avvenne la liberazione del campo di concentramento di auschwitz-ii-birkenau-4 dove vennero sterminate 1.100.000 persone: il 90%, ebrei. È per questo che con una risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite è stato deciso che questa data doveva diventare il simbolo della liberazione dalla tirannia e dalla follia del regime nazi-fascista.”Dobbiamo ricordare il passato per garantirci un futuro migliore. Sui treni che portavano ai campi di concentramento salivano gli ebrei, gli omosessuali, gli zingari, gli oppositori politici e le minoranze religiose. Insomma salivano quelli che venivano considerati diversi. Quella che oggi celebriamo è la vittoria contro la più grossa persecuzione e discriminazione mai fatta ai danni dell’umanità. Ancora oggi qualcuno vorrebbe dividere le persone tra “noi” e “loro”, il nostro compito è quello di combattere queste dinamiche. La nostra, principalmente, deve essere una battaglia culturale” – ha dichiarato l’assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte Monica Cerutti.”La Giornata della Memoria rimane dunque di valore attuale rispetto alla lotta contro tutte le discriminazioni. Il nostro compito deve essere quello di lavorare per garantire i diritti a tutte e a tutti. In giorni come questi è ancora più importante perché la paura e la precarietà della vita che molti nostri concittadini sono obbligati a vivere sono gli strumenti che vengono utilizzati dalla politica xenofoba e razzista che soffia sul vento dell’intolleranza. Noi dobbiamo combattere questo pericolo con tutti i nostri mezzi” – ha concluso Monica Cerutti.

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14 maggio: Israele celebra 63 anni di indipendenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 maggio 2011

Holocaust Remembrance Day

Image via Wikipedia

Negli ultimi anni ho subito un gran numero di minacce, intimidazioni, agguati e aggressioni mediatiche, insulti e azioni di infimo “dossieraggio” a causa del mio amore per il popolo ebraico, del mio impegno per la memoria della Shoah e l’educazione dei giovani all’Olocausto: un amore legato sia alle mie più antiche radici, sia alla mia vicinanza a tanti sopravvissuti all’Olocausto. Anche oggi, visitando i blog neonazisti o quelli gestiti dagli anarchici italiani (gli estremi si toccano, anche se diverso è l’atteggiamento del movimenti di critica globale in altri paesi, con cui spesso ho un rapporto costruttivo ed eccellente) si possono leggere messaggi offensivi e ostili nei miei confronti, connessi proprio ai miei studi sull’Olocausto e sulla realtà mediorientale. Mi ha particolarmente amareggiato, nel corso di una mia missione al campo Rom del Triboniano, l’essere stato definito – davanti a giovanissimi Rom – da alcuni esponenti del gruppo di “antirazzisti anarchici milanesi” quale “sporco ebreo sionista” e il Gruppo di difensori dei diritti umani di cui sono co-presidente quale “setta di rabbini”. Recentemente, altri sedicenti “noglobal” mi hanno bollato con queste parole “Attenzione, è refrattario alle etichette, sulla canottiera le stacca sempre. Forse la stella gli da fastidio”. Negli stessi blog, altri volenterosi “anarchici” hanno trascorso ore in rete, cercando qualcosa nel mio presente o nel mio passato che potesse servire per screditare la mia persona, non trovando altro di meglio che la pubblicazione del Dizionario Enciclopedico sugli UFO (Giunti Editore), il mio vecchio lavoro di pubblicitario (per uno stipendio da fame che tuttavia mi è servito per soccorrere tanti esseri umani in difficoltà: Santa Pubblicità!) e un mio messaggio di auguri in occasione della nascita della bambina di Gianfranco Fini: auguri di crescere in un mondo tollerante, in mezzo a bambini liberi di tutti i popoli. Contemporaneamente, gli stessi giovani “ribelli” hanno definito la coraggiosa azione civile di Matteo Pegoraro – con cui condivido da anni tante azioni per i diritti umani – per ottenere il riconoscimento del’unione con il suo compagno come un “simpatico e goliardico tentativo di sposarsi”: è chiaro che questi giovanotti dalle idee confuse non hanno la minima idea di cosa significhi lottare con le armi della nonviolenza per evitare che i diritti fondamentali della persona siano calpestati. Altro è la goliardia, altro il livore che obnubila la ragione. Ma il clima che mi circonda non basta a indurmi a sorvolare su una ricorrenza che ha un grande valore civile e storico: il 63° anniversario della nascita di Israele. “Il 14 maggio 1948 in Eretz Israel è nato il popolo ebraico…”. (Roberto Malini)

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Mario Spallino in Stupidorisiko

Posted by fidest press agency su domenica, 3 aprile 2011

Savignano (Mo) mercoledì 6 aprile 2011 – ore 21.00 Teatro Comunale La Venere Mario Spallino in Stupidorisiko E’ possibile raccontare una geografia di guerra? Dove non contano i confini, il fiume più lungo, la vetta più alta, ma ciò che conta è ad esempio una linea, la “linea degli Ossari”, che ha attraversato l’Europa e lungo la quale milioni di persone hanno perso la vita a causa di una guerra. Può la geografia essere la causa di una guerra? Guernica è solo il titolo di un quadro? Può una nazione civilizzata essere capace di un olocausto? Può una guerra collegare Sud America, Africa e Sud Est Asiatico? Cosa nascondeva un muro che ha diviso l’Europa per quarantacinque anni? E il cinema, che c’entra con tutto questo? Il racconto teatrale parte dalla Prima Guerra Mondiale e arriva alle guerre dei giorni nostri, attraverso episodi emblematici della guerra. Scopo dello spettacolo è raccontare in forma semplice e chiara alcuni aspetti e alcuni accadimenti della guerra e della sua tragicità che, spesso, sono dimenticati o ignorati. (mario spallino)

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L’Olocausto dei Rom non è finito

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 febbraio 2011

Bruxelles. Mentre la Croce Rossa diffonde in tutti i paesi dell’Unione europea la “Storia del popolo Rom” di Roberto Malini, con importanti riferimento al Porrajmos (o Samudaripen), all’interno delle “Linee Guida per accedere ai campi Rom e Sinti”, anche l’appello che il Gruppo EveryOne, la Croce Rossa, il Coordinamento Antirazzista e Opera Nomadi Toscana promuovono da alcuni anni presso le istituzioni europee sembra aver finalmente trovato ascolto. Qual è l’obiettivo di tale appello? Il riconoscimento ufficiale della persecuzione di Rom e Sinti durante la Seconda guerra mondiale e contemporaneamente l’ammissione di fronte a tutta l’Europa dell’emarginazione in cui il popolo Rom è ancora tenuto, in base agli stessi pregiudizi che ispirarono le atrocità nazifasciste. Tre anni fa Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau vennero duramente criticati da alcuni membri della Commissione europea perché, durante un meeting a Roma promosso dalla stessa Commissione, avevano affermato che “L’Olocausto dei Rom non è un evento che appartiene al passato, perché gli stessi pregiudizi che furono alla base della persecuzione di allora sopravvivono oggi e causano violenze ed esclusione contro un popolo innocente”. Solo l’allora parlamentare europea Viktoria Mohacsi difese le affermazioni dei co-presidenti di EveryOne, evitando che fossero stigmatizzati pubblicamente in misura ancora più pesante. Oggi, 2 febbraio 2011, aprendo la Plenaria dell’europarlamento, il presidente Jerzy Buziek non solo ha riconosciuto ufficialmente il genocidio del popolo Rom avvenuto durante la Seconda guerra mondiale, ma ha aggiunto che “i Rom sono oggi la più numerosa minoranza nell’Ue, spesso ancora soggetta a forti discriminazioni”. Buzek ha tracciato paralleli fra il genocidio dei Rom negli anni di Hitler e la loro condizione attuale, ricordando che educazione e informazione sono il miglior antidoto per “evitare di ripetere gli errori del passato”.  (Alfred Breitman – Gruppo Watching The Sky)

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I Rom in Francia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 settembre 2010

Lo sgombero dei campi rom in Francia e la deportazione collettiva di persone appartenenti a una minoranza è una grave violazione dei diritti umani che peraltro annulla completamente lo storico discorso dell’ex-presidente francese Jacques Chirac, predecessore di Nicholas Sarkozy. Nel 1995 Chirac aveva ammesso pubblicamente la corresponsabilità della Francia nella deportazione e nell’uccisione di migliaia di Ebrei residenti nel paese a partire dal 1942. Chirac allora aveva parlato di una “colpa collettiva e inestinguibile”. L’APM vuole ricordare a Sarkozy che tra le vittime dell’Olocausto vi furono anche migliaia di Sinti e Rom. L’APM chiede quindi al presidente francese di porre fine alle deportazioni e di impegnarsi invece per il benessere e il rispetto di queste minoranze etniche sia nel suo paese sia a livello europeo. A fine luglio 2010 Sarkozy aveva annunciato di voler fare sgomberare entro tre mesi almeno la metà dei circa 600 campi rom illegali esistenti in Francia. Nel suo annuncio ha definito i campi rom come dei focolai per la tratta di persone e la prostituzione. Questa condanna collettiva di un intero gruppo etnico ricorda pericolosamente e tristemente il passato e vanifica completamente il discorso di Jacques Chirac del 1995. L’APM invita Sarkozy a rendersi invece promotore di un’iniziativa per elaborare a livello europeo una politica per le minoranze responsabile e rispettosa dei diritti umani. Dall’inizio del 2010 fino a 9.000 dei circa 15.000 Rom stranieri e cittadini europei residenti in Francia sono stati espulsi o sono tornati “volontariamente” ai loro paesi.

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A proposito della giornata mondiale Rom

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2010

“Nel nostro piccolo, ai margini dell’Europa, qualcosa stiamo cercando di fare, anche ricordando questa data importante per il popolo Rom”. E’ perentoria la dichiarazione dei rappresentanti della municipalità di Prilep, in Macedonia. Fa eco la voce dei volontari del COSV, l’ong italiana che proprio sul tema dell’integrazione dei Rom nella società sta lavorando grazie a un progetto in ben tre paesi: Macedonia, Montenegro e Kossovo. “Siamo davvero colpiti dal clamore del silenzio che accompagna questo avvenimento ma certo non sorpresi. Purtroppo il problema dei Rom è ancora uno dei piu terribili esempi di razzismo ed emarginazione che si conosca in Europa”. Le discriminazioni iniziate dall’arrivo delle comunità rom in Europa, almeno cinque secoli fa, e culminate con il Porrajmos, l’Olocausto zingaro, in cui persero la vita nei campi di sterminio nazisti almeno 500.000 Sinti e Rom, non sono purtroppo diminuite nel tempo. Possiamo anzi dire che in tutta Europa i fenomeni di intolleranza nei confronti di questa minoranza etnica siano addirittura in aumento. E’ il caso dell’Italia con i suoi campi nomadi fortemente lesivi dei più elementari diritti umani, viste le ubicazioni di molti campi nei pressi di discariche o in aree dalle condizioni ambientali particolarmente svantaggiate. Una situazione che ricorda il regime dell’apartheid come cita il rapporto dell’European Roma Rights Center e che riguarda un po’ tutte le nazioni europee. Bisogna andare allora in Macedonia, presso la piccola municipalita di Prilep, per vedere celebrata la Giornata Internazionale dei Rom, in mezzo a danze popolari, spettacoli teatrali, musica ed altri eventi cui partecipano, con indubbio successo, studenti e ragazzi sia Rom sia macedoni, rappresentanti delle diverse comunita, organizzazioni di volontariato ma anche semplici cittadini, per dare voce e ascoltare i problemi di una minoranza che rappresenta il 6% della popolazione nazionale. “L’integrazione delle minoranze nella municipalita è molto importante” sostiene Ana Lashkoska, responsabile delle relazioni esterne della Municipalita di Prilep. Dall’indagine EU-MIDIS condotta dall’Agenzia dei Diritti Fondamentali sulle minoranze europee è infatti emerso che i Rom subiscono continuamente crimini contro la persona, abusi, molestie e minacce a sfondo razzista, nonostante siano un’esigua minoranza quelli ancora nomadi, a fronte di un gran numero di famiglie e individui stanziali anche da molti anni. I pregiudizi, insomma, sono duri a morire.

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Sionismo, ebraismo e Stato di Israele

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2010

Rosario Amico Roxas interviene a proposito degli articoli da noi pubblicati sul sionismo, ebraismo e Stato d’Israele precisando, tra l’altro che “Gli ebrei nel mondo sono circa 20 milioni; di questi solo 6 milioni vivono in Israele, e molti non sono sionisti. Sbaglia chi assimila sionismo ed ebraismo, così come l’anti-sionismo spacciato per anti-semitismo   tuot court.” Nel merito riporta la conferenza di Rabbi Aharon Cohen del Neturei Karta che riproduciamo in sintesi: “ Esimi amici e colleghi, siamo qui riuniti per discutere e riflettere da diversi punti di vista su uno degli eventi più tremendi della Seconda Guerra Mondiale. L’avvenimento conosciuto come Olocausto. Così come è conosciuto, questo fatto  ruota attorno alla politica e all’azione della Germania Nazista contro il popolo Ebraico. Questo nel contesto delle loro più selvagge attività omicide di tempo. Il mio scopo è di provare a spiegare l’approccio dell’Ebraismo ortodosso a questo problema. Io e i miei colleghi apparteniamo agli Ebrei Ortodossi, cioè Ebrei che tentano di vivere le loro vite interamente in accordo con l’antica religione ebraica e con lo stile di vita conosciuto come Giudaismo. Siamo qui sotto l’insegna del gruppo Neturei Karta, che non è un movimento separato, ma si propone di propagare il pensiero che esprime l’opposizione degli Ebrei Ortodossi all’idea conosciuta come Sionismo- il  movimento laico nazionalista che vuole formare uno Stato settario in Palestina.Come si sa bene, negli anni, Sionismo ed Olocausto sono diventati strettamente connessi e i Sionisti puntano molto sull’Olocausto per promuovere la loro filosofia illegittima e i loro scopi. Vorrei brevemente parlare di entrambi gli argomenti e delle loro connessioni. Per prima cosa vorrei ricapitolare per la pertinenza con l’argomento dell’Olocausto, il fatto che il Giudaismo e il Sionismo sono totalmente differenti e diametralmente opposti come concetti. il Giudaismo è un modo di vivere antico di millenni ricco di moralità, contenuti etici e religiosi. Il Sionismo invece è abbastanza nuovo- un centinaio di anni- ed è un concetto laico nazionalista completamente privo di etica e di morale. Però c’è da  dire  che, purtroppo, ci sono gruppi religiosi all’interno del popolo Ebraico che sono stati influenzati e infettati dal Sionismo e hanno portato il Sionismo nel Giudaismo, in modo scorretto e falso contro gli insegnamenti del Giudaismo  come tramandato attraverso le generazioni. Il Giudaismo insegna che nonostante al popolo Ebraico fu promessa la Terra Santa, conosciuta come Palestina, tale promessa era  sottoposta ad alcune condizioni, come il mantenimento della moralità, della religiosità e dell’eticità. I nostri insegnamenti religiosi e la nostra letteratura- la Torah- sono pieni di avvertimenti che se tali condizioni non si fossero verificate allora il popolo Ebraico si sarebbe disperso in un esilio decretato da Dio. Ci è anche proibito per giuramento di cercare di formare uno Stato nostro in Palestina. Disobbedire a queste proibizioni costituirebbe una ribellione contro il volere di Dio e siamo avvisati  di quali sarebbero le conseguenze di questo. Il pensiero Sionista  ignora completamente e trasgredisce queste chiare linee guida dell’Ebraismo e x questo, sin dall’inizio è stato condannato dalle più importanti autorità religiose ebraiche. In più il Sionismo da sempre ignora il fatto che vi fosse una popolazione indigena in Palestina che comprendeva in maggioranza palestinesi , ed ha seguito una politica di privazione della speranza dei Palestinesi di un’ autodeterminazione nella terra che hanno occupato per secoli.  Privare i Palestinesi delle loro case, è commettere una gravissima contravvenzione a una religione basata sulla giustizia. E’ quindi chiaro che il Sionismo non rappresenta l’intero popolo Ebraico, e che l’anti-sionismo deve essere apprezzato e non confuso con l’antico anti-semitismo. Sappiamo che questo è molto apprezzato nella Repubblica Islamica Iraniana dove la comunità ebraica vive in pace  con pieni diritti civili da molti secoli. Uno dei pilastri per giustificare il Sionismo è l’Olocausto e i Sionisti affermano che gli Ebrei devono avere uno Stato proprio per prevenire- come dicono- che si ripetano avvenimenti come l’Olocausto. ”Mai più ”è il loro slogan. Quindi vorrei esporvi il punto di vista del Giudaismo ortodosso riguardo all’Olocausto. Il nostro insegnamento ci dice che parte del decreto divino      impostoci è che non è  nostro compito portare i nostri persecutori davanti alla giustizia. Questo compito appartiene a Dio. Il nostro compito è di accettare la volontà di Dio  e di sforzare di migliorarci eliminando dal nostro comportamento le azioni che hanno potuto essere causa della nostra sofferenza. Questo è stato l’atteggiamento degli Ebrei lungo tutta la storia delle loro sofferenze. I Sionisti, con il loro pomposo approccio laico  agiscono in completa opposizione con  tale pensiero e osano dire ”Mai più”. Hanno l’audacia di pensare che possono prevenire che Dio faccia si che si ripeta l’Olocausto. E’ un’eresia. Devo aggiungere che l’uso da parte dei Sionisti dell’Olocausto per portare avanti i loro scopi di uno Stato settario è il massimo dell’ipocrisia, se ricordiamo che i Sionisti utilizzarono l’oppressione Nazista per i propri vantaggi, per perseguire lo scopo di formare uno Stato.  Per concludere, il punto di vista degli Ebrei ortodossi è che sì, c’è stato un Olocausto, ma in nessun modo può essere utilizzato per giustificare la causa illegittima e criminale del Sionismo. Amici miei, desidero terminare con una preghiera:  che la causa dei conflitti e dello spargimento di sangue nel Medio Oriente, lo Stato conosciuto come Israele,si dissolva totalmente e pacificamente, per essere sostituito da un regime totalmente in accordo con le aspirazioni dei Palestinesi. Così che Arabi e Ebrei possano vivere pacificamente insieme come è avvenuto per secoli”. (Rosario Amico Roxas)

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I ragazzi nella shoah

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 gennaio 2010

Roma 19 gennaio alle ore 18.00 alla Casa della Memoria e della Storia – in via S. Francesco di Sales, 5 presentazione del libro che racconta come i bambini vissero l’Olocausto attraverso le loro lettere, i racconti e le testimonianze. «Avevo cinque anni quando nel 1938 furono promulgate le leggi razziali. La persecuzione antiebraica cominciò anche contro di me». Così Luciana Tedesco, classe 1933, ebrea, racconta nel suo libro cosa fu per lei, bambina, la Shoah. E cosa fu per tanti bambini, cresciuti in fretta tra urla, disperazione e campi di sterminio.  All’incontro saranno presenti Anna Dalla Mura, che commenterà le immagini del volume e Giuliano Compagno, dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma e Vera Michelin, presidente dell’Associazione Nazionale Ex Deportati, che porterà la sua testimonianza. Ad arricchire l’incontro la lettura di alcuni brani e dei video che racconteranno quel periodo buio e triste. Il volume ci accompagna ricostruendo quei terribili anni: la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, l’apertura nel 1940 del campo Auschwitz-Birkenau, le sperimentazioni, la gassificazione degli zingari. Dopo quel 2 agosto 1944 il silenzio mortale dell’intero lager divenne davvero definitivo perché l’unica cosa in grado di spezzarlo erano stati i canti e i giochi dei piccoli zingari. Intanto le lettere dei bambini, alcune mai spedite, ci raccontano quel pianto soffocato, l’ansia per i genitori scomparsi, la paura della solitudine, il bisogno di affetto. Ma anche la sensazione della brezza mattutina sulla pelle che lava pensieri terribili, il latte caldo con pane e marmellata offerto da qualche contadino che offre riparo e rifugio. «E poi i prati, i fiori, il cielo, il sole faceva sentire che non tutti erano nemici, c’erano anche degli amici», come si legge in una lettera. Nei crematori di Auschwitz-Birkenau, che erano in funzione giorno e notte, venivano bruciati circa 1500 corpi alla volta e le loro ceneri utilizzate nella fertilizzazione dei campi oppure gettate negli stagni, o nei corsi d’acqua circostanti. Fino a quel 27 gennaio 1945 quando i soldati sovietici liberarono il campo di Auschwitz-Birkenau. Oggi, grazie ad una legge del 20 gennaio 2000, il Parlamento italiano ha stabilito che il giorno 27 gennaio sia riconosciuto come Giorno della Memoria. Questa una delle lettere presenti nel volume: “Sono Roberto e ho sette anni. Ho saputo dal mio papà la storia di mia nonna. Anche lui l’ha saputa da poco, perché nonna non aveva mai voluto raccontarla. Però, prima di morire, ha lasciato ai suoi sei figli uno scritto di venti pagine… Mia nonna Grazia nel 1943 abitava al Portico d’Ottavia, nel ghetto di Roma. Nell’estate del 1943 aveva sedici anni e per sfuggire ai bombardamenti di Roma trovò rifugio con la famiglia a Sutri e così sfuggì alla tragica retata tedesca del 16 ottobre 1943. Ma un certo giorno del 1944 il podestà di Sutri chiamò il mio bisnonno Leone e gli raccomandò di lasciare Sutri al più presto perché era arrivata una circolare che gli ordinava di denunciare tutti gli ebrei presenti nel Paese. La famiglia di mia nonna andò via subito e si salvò. So che mio padre e i miei zii hanno piantato alberi in Israele per ricordare il podestà di Sutri e onorarlo. Anche io lo ringrazio perché, salvando mia nonna, mi ha dato la possibilità di nascere e di vivere questi sette anni”. L’incontro ha il patrocinio dell’Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma, delle Biblioteche di Roma e della Casa della Memoria e della Storia.

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L’internazionale dei giornalisti ha espulso Israele

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 luglio 2009

“L’internazionale dei giornalisti, con voto unanime,  ha espulso Israele. Una vergogna che disonora i giornalisti. Che ne dice la Fnsi? Quali istruzioni ha dato al compagno-conte Paolo Serventi Longhi e come si è comportato? “Il Foglio” dice che lo stesso ha votato  contro Israele, unico Paese  democratico del Medio Oriente. La Fnsi non può far finta di nulla! Questo avviene, mentre l’Iran minaccia la distruzione di Israele, impegnata contro il terrorismo musulmano e, quindi, in difesa di noi occidentali. Bisogna impedire un secondo Olocausto. Israele lotta per la sua libertà e per la sua vita. Non possiamo e non dobbiamo abbandonare un Popolo  che ogni giorno paga, con il sangue dei suoi figli,  l’ostilità del mondo arabo forte di un miliardo di persone (contro 7 milioni). La Fnsi è quel sindacato che, nell’ottobre 1978, era indeciso se aderire all’organizzazione dei giornalisti liberi d’Occidente o se aderire alla analoga organizzazione con sede a Praga occupata e violentata dalle truppe sovietiche. Un precedente da non dimenticare. Stiamo parlando del Congresso della Stampa di Pescara, dove alta e forte si alzò la voce di  Walter Tobagi in difesa delle nostre libertà e dell’Occidente democratico. Ero presente a quel congresso a fianco di  Walter Tobagi. Passò la linea di Tobagi, una vittoria sofferta e moralmente altissima”. http://www.francoabruzzo.it

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Nuovo libro della suora americana Margherita Marchione

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2009

totoRoma giovedì 21 maggio dalle ore 16.00 alle ore 20.00 presso la “Sala Conferenze”, Palazzo Marini della Camera dei Deputati in Via del Pozzetto, 158 l’Associazione Amici di Totò…a prescindere! – Onlus, in collaborazione con il Gruppo Archeologico Romano e con l’Associazione Mondoconsumatori presenta l’ottantaseienne Madre Marchione autrice del suo nuovo libro:  “Papa Pio XII Un’antologia di testi nel 70° anniversario dell’Incoronazione”, edito dalla Libreria Editrice Vaticana con traduzione in inglese. La religiosa, nel corso della sua vita, è stata autrice di oltre venti libri relativi alla figura di Papa Pio XII ed è impegnata attualmente nella realizzazione di un Museo in America dedicato al Pontefice.  Presenterà l’attore Angelo Blasetti. Alcuni brani del libro saranno letti dall’attore e regista Arnaldo Ninchi. Per l’occasione sono stati invitati il Cardinale Bertone, Segretario di Stato del Vaticano, il Consigliere Capo Servizio della Presidenza della Repubblica, Docente Universitario e nuovo Presidente del Sindacato dei Funzionari del Quirinale, Dott. Tito Lucrezio Rizzo, il Maestro Georges de Canino, artista e storico della Shoah, il giornalista e scrittore Dott. Andrea Tornielli ed il Prof. Grazioli  Porfirio, Presidente della “Città dei Ragazzi”.L’invito è stato esteso, altresì, al  Senatore Giulio Andreotti e alla figlia di Guglielmo Marconi, la principessa  Elettra. Nel corso della manifestazione il pubblico potrà vedere dei filmati inediti del 1934 del Cardinale Eugenio Pacelli e dei periodi successivi alla sua Incoronazione, dove risulta evidente anche il suo aiuto concreto  per  i perseguitati.  A tal proposito il Presidente dell’Associazione Amici di Totò Dott.  Alberto De Marco precisa che il materiale inedito di Pio XII è pervenuto in donazione ed è stato riversato dalle vecchie pellicole dei 16  millimetri in una nuova veste per favorire una migliore visione. (foto totò)

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Nightmares of the Concentration Camp

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2009

olocaustoRoma 30 marzo ore 21.00 Via Camilla 44 Teatro Furio Camillo  Romateatrofestival in collaborazione con l’Accademia Teatrale di Roma Sofia Amendolea presenta Nightmares of the Concentration Camp (Incubi dal campo di concentramento) Scritto e Diretto da Fabio Omodei Gli Attori hanno approfondito il doloroso argomento dei Campi di Sterminio grazie ad viaggio studio presso i Campi di Sterminio di Auschwitz e Birkenau in Polonia e tramite l’analisi di materiale audiovisivo e fotografico sulla tragedia della SHOA e sui processi ai criminali di guerra nazisti. Dal 31 Marzo al 5 Aprile 2009  ore 16.00 ore 19.30 – HaDivadlo Theatre – Brno – Repubblica Ceca Festival internazionale del teatro – Brno 2009  Nightmares of the Concentration Camp regia di Fabio Omodei, racconta la storia attraverso gli occhi di Adolf Eichmann (tenente-colonnello delle SS che nel corso della “soluzione finale” organizzò il traffico ferroviario che trasportava gli ebrei ai vari campi di concentramento) catturato dagli agenti del Mossad  in Argentina e condotto a Israele per essere processato. Le scene inerenti il processo sono scritte rispettando gli atti e le testimonianze del Processo all’ufficiale nazista tenutosi nel 1960 e costituiscono il filo conduttore della storia e la linea temporale principale da cui si dipartono flashback nel campo di sterminio; qui si sviluppano le vicende di sette deportati, tra cui i tre agenti del Mossad, e di una Kapò che tentano di fuggire. L’intensa attività di documentazione ha permesso agli attori la costruzione di una specifica “memoria emotiva” che cerca di evitare aspetti ingenui e superficiali. Fulcro del lavoro registico è stato, infatti, l’indagine psicologica compiuta per mezzo di improvvisazioni emotive e drammatizzazioni corporee. Una volta costruite le identità dei personaggi è stato possibile dar vita agli incubi nascosti nelle loro menti sofferenti. “Nightmares of the Concentration Camp” non si propone di ricostruire la vita nel Lager come cronaca storica; scopo principale è dar vita agli aspetti più irrazionali ed istintivi del dolore. L’INCUBO diviene sospensione della realtà, sostituzione della quotidianità con una realtà mostruosa oltre l’immaginazione, una realtà non tangibile a cui, forse, è preferibile la morte. I Costumi sono di Monica Raponi, con Irene Fiasconaro, Simone Fraschetti, Irene Faccio, Cristina De Lucia, Ruggero Lorefice, Tatjana Callegari, Ilaria Andaloro, Valeria Nardella.(foto olocausto)

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