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Palermo: l’omelia del cardinale

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 gennaio 2012

Italiano: S.E. Mons. Paolo Romeo, Arcivescovo ...

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“In questo Palazzo di Città, che è il luogo più rilevante dell’istituzione civile palermitana, mi è doveroso fare appello al cuore di tutti e singoli i palermitani: la Palermo che sogniamo e che desideriamo passa dalla nostra determinazione interiore a renderla più bella, più accogliente, più onesta, più laboriosa. E questo è compito di tutti, compito che matura nel cuore, che si fa strada in una elaborazione interiore quotidiana e feconda, illuminata dalla nostra fede, orientata dai valori umani fondamentali che si pongono alla base della civile convivenza e del vero progresso”. E’ un passo dell’Omelia pronunciata ieri mattina, a palazzo delle Aquile, dal cardinale Paolo Romeo, durante la celebrazione Eucaristica, nel suo consueto incontro di inizio anno con gli amministratori della Città. L’Arcivescovo nel suo intervento ha fatto riferimento alla Giornata della pace voluta dal Papa Paolo VI ed ha rivolto il suo pensiero ai giovani. “L’augurio di riconciliazione e di solidarietà scavalca la sfera dei rapporti strettamente personali e raggiunge gli estremi confini della terra. L’anno nuovo comincia proprio con l’impegno della pace, sottolineato di volta in volta da un particolare tema di riflessione proposto dal tradizionale Messaggio del Santo Padre, quasi a voler mettere sotto un unico grande manifesto programmatico le opere e i giorni di questo nuovo arco di storia. In particolare, il tema scelto da Papa Benedetto XVI per questo nuovo anno 2012 è “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”. I giovani vivono tanti aspetti con apprensione: Il desiderio di ricevere una formazione che li prepari in modo più profondo ad affrontare la realtà, la difficoltà a formare una famiglia e a trovare un posto stabile di lavoro, l’effettiva capacità di contribuire al mondo della politica, della cultura e dell’economia per la costruzione di una società dal volto più umano e solidale. Intercettare i desideri più profondi dei giovani del nostro tempo è certamente una priorità da parte della comunità ecclesiale, ma, facendo eco alle parole del Santo Padre, desidero sottolineare che è anche un dovere di tutte le istituzioni educative, a cominciare dalla famiglia “piccola chiesa domestica” e “cellula originaria della società”. Quindi il cardinale ha citato l’esortazione del Papa Benedetto XVI ai genitori a non perdersi d’animo nonostante le difficoltà, ma che riconosce che in questo tempo di crisi l’istituzione familiare deve essere maggiormente tutelata e valorizzata quale soggetto educativo responsabile della costruzione del futuro dei giovani e dunque del futuro dell’intera società civile. “Ed a proposito della famiglia, lasciate che, come Padre e Pastore di questa amata Chiesa di Palermo, rivolga proprio oggi e proprio all’interno di questo Palazzo di Città, un accorato appello perché tutte le Istituzioni si adoperino responsabilmente per salvaguardare il carattere sacro e di insostituibile valore dell’unione fra un uomo e una donna: è all’interno della famiglia che il dono della vita può fiorire e svilupparsi perché essa è punto di riferimento, è il primo ambiente in cui l’uomo si relaziona, è il primo luogo di formazione psicologica e morale di ogni persona. La sua legge non può essere cambiata, perché è scritta nella natura dell’uomo stesso”.“D’altra parte è l’appello che il Santo Padre rivolge a tutti i responsabili politici “chiedendo loro di aiutare concretamente le famiglie e le istituzioni educative ad esercitare il loro diritto-dovere di educare. Non deve mai mancare un adeguato supporto alla maternità e alla paternità. Facciano in modo che a nessuno sia negato l’accesso all’istruzione e che le famiglie possano scegliere liberamente le strutture educative ritenute più idonee per il bene dei propri figli. Si impegnino a favorire il ricongiungimento di quelle famiglie che sono divise dalla necessità di trovare mezzi di sussistenza. Offrano ai giovani un’immagine limpida della politica, come vero servizio per il bene di tutti”.Infine l’Arcivescovo, ha lanciato un messaggio di speranza. “Il nuovo anno richiede uno sguardo di speranza che guardi a ciò che è possibile costruire con la buona volontà e l’impegno di tutti. Le nuove generazioni attendono da noi un forte esempio di dedizione e la testimonianza di coerenza e di creatività anche in mezzo ai sacrifici che le contingenze attuali ci richiedono. Ma ogni sforzo rischia di essere vano se non viene illuminato dalla luce della grazia divina, se non è animato dalla forza dell’amore, se non è proiettato nell’orizzonte della costruzione del Regno di Dio. La fede che fu di Maria Vergine, Madre di Dio, sia anche la nostra, all’inizio di questo nuovo anno in cui invochiamo la benedizione del Signore sulle nostre vite e sul nostro impegno: il Signore rivolga su di noi il suo volto e ci doni la sua pace, aiutandoci ogni giorno a costruirla e custodirla insieme”.

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Paolo Romeo: Omelia arcivescovo Santo Marcenò

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 marzo 2011

Mgr Paolo Romeo as archbishop of Palermo

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Palermo 18/3/2011. Solenne celebrazione in Cattedrale per il cinquantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale del cardinale Paolo Romeo. Omelia dell’arcivescovo Santo Marcenò: «La storia della mia vocazione sacerdotale? La conosce soprattutto Dio. Nel suo strato più profondo, ogni vocazione sacerdotale è un grande mistero, è un dono che supera infinitamente l’uomo, ognuno di noi sacerdoti lo sperimenta chiaramente in tutta la sua vita. Di fronte alla grandezza di questo dono sentiamo quanto siamo ad esso inadeguati.[…]. Contemporaneamente ci rendiamo conto che le parole umane non sono in grado di reggere il peso del mistero che il sacerdozio porta in sè».   Con queste parole il Santo Padre Giovanni Paolo II apre il libro Dono e mistero, testimonianza scritta proprio nel suo 50° anniversario di Consacrazione Sacerdotale. Ed è con queste parole che anch’io desidero salutarLa, Eminenza Reverendissima, in questo suo Giubileo Sacerdotale, profondamente grato al Signore e con grande affetto, gioia e commozione. Le parole sono inadeguate a «reggere il peso» del mistero del sacerdozio, Giovanni Paolo II lo precisa; ma, in un certo senso, sono necessarie: sono, come lui stesso dimostra avendo voluto scrivere quel libro, una testimonianza di quanto Dio opera.«Il sacerdote ha come sua relazione fondamentale quella con Gesù Cristo capo e pastore.[…]. Ma intimamente intrecciata con questa relazione sta quella con la Chiesa. Non si tratta di relazioni semplicemente accostate tra loro, ma interiormente unite in una specie di mutua immanenza»11. Si esprime così la Pastores dabo Vobis, sottolineando come proprio un «tratto sponsale» debba illuminare la vita del presbitero il quale, «in forza della sua configurazione a Cristo capo e pastore, si trova in tale posizione sponsale di fronte alla comunità»12. Sì, il sacerdote non solo opera ma anche ama “in Persona Christi”. Ed è tale amore alla Chiesa che si fa servizio.Eminenza, in questi 50 anni, ogni giorno lei ha ripresentato lo stesso sacrificio. E, nel suo cuore, ha certamente ripetuto che non c’è realizzazione dell’umanità più grande di quella che si compie in questo “scambio” tra Dio e l’uomo. Permetta, questa sera, di ripeterlo anche a noi, con tutta la gioia e la gratitudine di cui siamo capaci; e permetta di unirci, con il salmista (Salmo 88), a quel canto che sentiamo traboccare dal suo silenzio, che fa spazio a Cristo, e da tutta la sua vita che magnifica il Signore, vero protagonista di questa Festa e di ogni vocazione:«Canterò in eterno l’amore del Signore,di generazione in generazionefarò  conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,perché  ho detto: “è un amore edificato per sempre”».Auguri, Eminenza. E così sia! (Omelia che S.E. Mons. Santo Marcenò, Arcivescovo di RossanoCariati, prunucerà in occasione della Celebrazione Eucaristica di questa sera per il Giubileo sacerdotale del Card.Paolo Romeo – in sintesi)

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Preghiera al Signore e l’amore corrisposto

Posted by fidest press agency su sabato, 8 gennaio 2011

Lettera al direttore. Io invidio Benedetto XVI. Vorrei essere capace di vedere il mondo con i suoi occhi. Nell’omelia della messa dell’Epifania,  ha affermato: “L’universo non è il risultato del caso, come alcuni vogliono farci credere…Contemplandolo, siamo invitati a leggervi qualcosa di profondo: la sapienza del Creatore, l’inesauribile fantasia di Dio, il suo infinito amore per noi”. Ora, io ho la capacità di vedere nell’universo la sapienza del Creatore, l’inesauribile fantasia di Dio, anche se attribuire la fantasia a Dio, mi sembra un po’ un antropomorfismo, ma vada per la fantasia, ciò invece che proprio non riesco a vedere nell’universo, sicuramente per mio difetto, è l’infinito amore di Dio per gli uomini. Proprio non riesco, per quanti sforzi faccia. Il mio telescopio è puntato su quel puntino dell’universo chiamato Terra. E l’altro giorno era puntato sul Policlinico Gemelli di Roma, visitato dal Papa. Sul Centro per la cura dei bimbi con spina bifida. Anche la spina bifida è parte dell’universo. Benedetto XVI ha detto ai bimbi malati, ricordando il bimbo sanissimo che nacque a Betlemme: «Dio si è fatto come voi bambino, per starvi sempre accanto». Io al Signore dell’inesauribile amore per noi, oserei fare una proposta – preghiera: “Signore, riprenditi pure il dono di tutte le stelle dell’universo, falle svanire nel nulla,  e in cambio, con la tua fantasia, fa’ che da domani non nasca mai più un bambino con spina bifida”. (Miriam Della Croce)

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Omelia Epifania cardinale Romeo

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 gennaio 2011

Palermo 6/1/2011. Omelia Epifania cardinale Romeo (In sintesi) L’odierna celebrazione della solennità dell’Epifania è il culmine e il compimento del Natale: dà come l’ultimo “tocco” allo scenario del presepe, come sanno bene i bambini che oggi aggiungono finalmente i Magi e li avvicinano alla Grotta di Betlemme… È il “Natale compiuto”: la salvezza di Cristo è offerta a tutti gli uomini, senza distinzione né preclusione alcuna e il Regno di Dio è annunziato davvero a tutti. Come ogni anno, proviamo a rendere concretamente più visibile questa universalità di popoli raggiunti dall’amore di Dio, cercando di far confluire, nel giorno dell’Epifania, qui in Cattedrale, le rappresentanze delle varie comunità etniche presenti nella nostra Chiesa diocesana: uomini e donne che provengono da altri Paesi e che colorano, per così dire, l’odierna celebrazione delle variopinte pennellate dei loro canti, dei loro costumi, delle danze e delle diverse lingue materne. Da Arcivescovo di Palermo, e da Cardinale di Santa Romana Chiesa, come stabilito per sovrana decisione del Santo Padre, sento di avere bisogno della vostra preghiera incessante e del vostro affetto sincero, per aiutarmi ad essere fedele ai miei impegni ministeriali. Il percorso dei Magi è affascinante. Sono guidati dalla stella, un misterioso segno celeste sul quale poco o nulla sappiamo. Sappiamo solo che essi la riconoscono come segno divino e la seguono. I Magi non conoscono le Scritture. Invece i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, interpellati dal re Erode, le conoscono bene, tanto da riferire l’esatta profezia sulla nascita del Messia a Betlemme. Solo i Magi – apparentemente “distanti” – hanno la straordinaria capacità di riconoscere quanto il Signore gli pone innanzi per attrarli a sé: si lasciano interpellare, mettere in discussione dai segni e dai disegni di Dio. Oggi, a tal proposito, è doveroso che io faccia riferimento ad una realtà presente nel territorio della nostra Città e della nostra Arcidiocesi: la Missione di Speranza è Carità. Un po’ come i Magi che incontriamo oggi, il caro fratel Biagio Conte, vent’anni fa, si è lasciato scomodare da Dio, che gli parlava, non tanto attraverso la luce di una stella, ma per mezzo dell’oscurità dei più poveri, degli emarginati e degli esclusi. I Magi si fanno guidare da una stella e giungono finalmente a Betlemme. Entrati nella casa vedono il Bambino con Maria sua madre, e provano una gioia immensa perché trovano finalmente la meta del loro viaggio. Offrono i loro doni, portati da lontano, espressione della loro adorazione, ma offrono soprattutto il loro viaggio interiore, che sarà stato fatto di pericoli e di peripezie, non ultima il tentativo di inganno da parte del re Erode. Come loro offriamo anche noi il dono della nostra vita, spesso vissuta in mezzo alle tortuosità del quotidiano, ma sempre con riconoscenza e commozione. Siamo anche noi nella casa di questo Bambino, perché in questa celebrazione lo incontriamo presente come il Dio-con-noi, nella Parola e nell’Eucarestia. Con la stessa gioia dei Magi vogliamo ritornare alle nostre case, ai nostri ambienti di lavoro, a quelli del nostro servizio, alle nostre comunità, persino le nostre preoccupazioni, pieni dell’incontro sperimentato, e desiderosi di dare speranza. Questo è il mio augurio che ricambia affettuosamente quanto mi dimostra questa splendida assemblea che affido alla Vergine Maria, Madre che serba nel cuore gli eventi prodigiosi del Figlio e che custodisce con amore i passi della Chiesa.”

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Omelia cardinale Paolo Romeo

Posted by fidest press agency su sabato, 1 gennaio 2011

Palermo Palazzo delle Aquile 1 gennaio 2011  Tra le diverse consuetudini palermitane c’è la tradizionale celebrazione eucaristica del primo giorno dell’anno civile, al Palazzo delle Aquile, nel cuore amministrativo della Città. Per l’occasione riprendiamo per sommi capi quanto ha detto il cardinale:
“Proprio il primo giorno dell’anno, la Chiesa celebra la Vergine Maria sotto il titolo di Madre di Dio. Incontriamo ancora, come otto giorni fa, questa “madre”. La Chiesa desidera porre il nuovo anno da un lato sotto la paterna benedizione di Dio, e dall’altro sotto la materna protezione di Maria. Perché? In primo luogo, perché una madre è sempre agli inizi di una novità, e più precisamente è agli inizi della novità della vita. Mentre nel grembo di una donna si intesse una nuova creatura è come se si preparasse un nuovo tempo, una nuova storia. Ecco la prima delle ragioni per cui all’inizio di questo nuovo tempo, il 2011, ci viene proposta la figura di una “madre” che custodisce ogni novità chiamata a crescere giorno per giorno.
Sì! Con Maria e per mezzo della sua maternità verginale, che ha introdotto Cristo nel mondo il tempo che passa è ormai il “tempo di Cristo”, un tempo, che si fa occasione di salvezza, un tempo a nostra disposizione per amare Dio e i fratelli, e per giungere così alla pienezza della gioia e della felicità. Maria ci fa da modello! Ci insegna una lettura della storia fatta con la sapienza della fede. Possiamo leggere questi tempi di crisi nello scoraggiamento e nella sconfitta… Oppure possiamo lasciarci interpellare dalle domande che pongono soprattutto a chi è chiamato ad amministrare la cosa pubblica. Maria è la prima a riconoscere un Dio che, nel Figlio fatto Bambino, ha “sposato” l’umano e i suoi bisogni. Da questo stile ogni buon amministratore della cosa pubblica può imparare attenzione, disponibilità e servizio.
Respiriamo nell’aria, anche nella nostra Palermo, la sfiducia della gente comune che vede un dibattito politico estremamente radicalizzato ad ogni livello, in uno scontro permanente fra le varie parti, come chiuso in se stesso, che giunge spesso a momenti di assoluto stallo e – dunque – si fa poco attento ai problemi concreti, specie quelli delle fasce più deboli della popolazione. Abbiamo assistito e continuiamo ad assistere all’esplosione della rabbia per le strade che si tinge di violenza: su questo terreno – ne siamo sicuri – Palermo non può far germogliare nulla. Come si fa a non essere seriamente interpellati dal diffuso senso di sfiducia e dalla tensione che si respira attorno a noi?  Concludo con un accenno all’ormai tradizionale Messaggio col quale si celebra la XLIV Giornata Mondiale della Pace. Il tema scelto quest’anno è: “Libertà religiosa, via per la pace”. Nelle parole del Papa sta il ricordo doloroso per i recenti fatti di intolleranza e di violenza nei confronti della comunità cristiana in Iraq, e la conseguente riflessione di sintesi: negare la libertà di professare apertamente la propria fede significa minacciare lo sviluppo e attentare alla pace. Il Santo Padre è esplicito: “Tutto ciò non può essere accettato, perché costituisce un’offesa a Dio e alla dignità umana; inoltre, è una minaccia alla sicurezza e alla pace e impedisce la realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale”. Solo un’attenzione al bene dell’uomo come sintesi di tutti gli aspetti che lo caratterizzano e lo costituiscono davanti a Dio e davanti agli altri, può davvero muovere ogni aspettativa di sviluppo e pacifica convivenza.
Riprendo allora la benedizione di Dio per il nuovo anno che inizia, che sta come sullo sfondo di questa celebrazione. E mi piace vederla come affidata anche alle opere dell’uomo. L’atto del “bene-dire” divino, ossia del “dire il bene” è affidato anche al “fare il bene” da parte dell’uomo, e – in questa particolare sede – a quelle scelte e a quelle decisioni di quanti, al servizio dei cittadini, a diverso titolo, si fanno ogni giorno autentici strumenti di Dio”.

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Un vescovo in gamba

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 dicembre 2010

Lettera al direttore. Un vescovo in gamba, quello d’Orvieto -Todi. Un vescovo che basa il suo comportamento sulla propria ragione (non quella altrui) e sul Vangelo. Il vescovo ha presieduto nel duomo d’Orvieto una solenne Santa Messa Esequiale, per la morte del diacono Luca Seidita, suicidatosi dopo avere appreso la notizia del rinvio della sua ordinazione sacerdotale. Il vescovo sa che il Catechismo condanna il suicidio, ma sa anche che il Dio del Vangelo, il Dio della misericordia, avrà accolto in cielo questo suo figlio incapace di reggere allo sconforto. Nell’omelia ha detto: “Perdona Signore questo gesto estremo di Luca, te lo chiedo con tutto il cuore, a nome soprattutto di sua madre. Perdona ti prego anche me per non essere stato così pronto a parare il colpo…Luca avrà scambiato la Roccia con la rupe? Speriamo di no. Avrà ben incontrato Cristo, la Roccia che è la Nostra Salvezza, quella vera”. Oggettivamente, è ovvio che il suicidio non è cosa buona, così come l’omicidio non è mai cosa buona. Eppure alle volte è lecito uccidere. E’ il caso della legittima difesa. Se non c’è altra via per fermare l’ingiusto aggressore, è lecito uccidere. Bene. Il suicidio è una sorta di legittima difesa. Il suicida non è in grado di “uccidere” l’ingiusto aggressore ( la disperazione, lo sconforto estremo, la sofferenza estrema), ed allora si sottrae alla sua violenza, uccidendo se stesso. (Renato Pierri)

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“La Santuzza”

Posted by fidest press agency su martedì, 14 luglio 2009

Palermo. “Come ad anticipare i festeggiamenti dei prossimi giorni, giunge la tradizionale celebrazione al Palazzo di Città. Essa rappresenta un’occasione nella quale si manifesta più concretamente la volontà di incontro delle varie Istituzioni che sono poste al servizio della nostra cara e amatissima Palermo: sentiamo tutti, infatti, una comune chiamata ad attenzionare i bisogni di quegli uomini e quelle donne, nostri concittadini, che attendono da noi la concreta individuazione di cammini di speranza e di sviluppo, a livello personale e sociale”. E’ stato l’incipit con il quale ha esordito l’Arcivescovo mons. Paolo Romeo, nella sua omelia pronunciata a palazzo di Città, per la consueta celebrazione Eucaristica a palazzo delle Aquile, animata, come ogni anno, dalla Corale Polifonica “San Sebastiano” della Polizia Municipale di Palermo, diretta dalla Maestra Serafina Sandovalli. Commentando il Vangelo su quanto sapientemente le cinque vergini sagge hanno saputo essere anche previdenti in attesa dello Sposo, mons. Romeo ha aggiunto: “Credo che in tutto questo la nostra amata Santuzza possa anche oggi spronarci ad una riflessione, rivolgendosi a noi come a concittadini di cui avverte le ansie e le preoccupazioni. Rosalia impronta tutta la sua vita all’incontro con il Diletto. Ella, anzi, è testimonianza eloquente di un Dio che l’ha conquistata e per il quale ha vissuto coerentemente e costantemente le sue scelte. Da un lato, ella coltiva questo primato in una profonda intimità di preghiera e di eremitaggio sul Monte Pellegrino. Dall’altro proprio l’assoluto di Dio nel suo cuore, ossia la santità della sua vita, si fa, secoli dopo, incontro con i palermitani travagliati dalla difficoltà dell’epidemia della peste”. Quindi si è rivolto a quanti sono responsabili dell’amministrazione della nostra Città. “La Santuzza sembra raccomandare un più deciso ‘andare incontro a Cristo’ il cui volto siamo chiamati a riconoscere in ognuno dei cittadini affidati alle diverse responsabilità di governo. Nella Caritas in veritate, la recente enciclica che il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto donare alla Chiesa si legge con chiarezza: Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia”. In un altro brano dell’omelia, il Presule ha ricordato come nel 1624 il passaggio delle reliquie di Rosalia segnò il cambiamento di Palermo, l’uscita dalla stasi della malattia e del contagio, il dono della vita e della guarigione ad opera di una Santuzza che nel servizio alla vita dei suoi concittadini testimoniò la gloria di Dio. “Oggi un più autentico cambiamento della Città è affidato in primo luogo ai suoi Amministratori, che hanno il dovere di prendere coscienza che l’uomo – ogni uomo – amato da Dio e redento a prezzo del suo Sangue, può realizzare se stesso e la sua vocazione solo con l’aiuto della famiglia umana nella quale è inserito”. Quindi ha concluso con un appello ed una citazione del Santo Padre. “Come Padre e Pastore di questa Chiesa di Palermo avverto tutta la necessità e la responsabilità di fare appello affinché l’“andare incontro” alla costruzione dell’avvenire di questa Città si tragga fuori da sterili logiche di consenso politico e divenga servizio autentico alla dignità dell’uomo, e dell’uomo creato e redento da Dio. Il programma religioso prevede per martedì 14 luglio alle ore 19 i Primi Vespri solenni, in Cattedrale, alla presenza delle Autorità civili e militari e mercoledì 15 luglio alle 11 il solenne Pontificale, sempre in Cattedrale, quindi un serata alle 19, la solenne processione cittadina dell’Urna Argentea delle reliquie di Santa Rosalia che dal sagrato della Cattedrale, lungo il corso Vittorio Emanuele, raggiungerà piazza Marina dove mons. Paolo Romeo, pronuncerà il discorso finale alla Città.

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