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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘omicidio’

Strage di Viareggio, USB: basta sentenze scandalose, introdurre il reato di omicidio sul lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 10 gennaio 2021

Dal 29 giugno 2009 i familiari delle vittime della strage di Viareggio aspettano giustizia. Invano, perché oggi la quarta sezione della Corte di Cassazione ha riservato loro una triste doccia fredda: le condanne a Moretti e soci della Corte d’Appello di Firenze non valgono, dovrà esserci un nuovo processo. Non però per il reato di omicidio colposo, chissenefrega se sono morte 32 persone, ma per l’accusa di disastro ferroviario colposo. In buona sostanza la Cassazione ha stabilito che la strage di Viareggio equivale al deragliamento senza vittime della scorsa estate a Carnate, per il quale è stata mossa la stessa imputazione. Tutto ciò accade perché gli ermellini, specialisti in acrobazie giuridiche, hanno stabilito che a Viareggio non c’è stata la violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro, che aveva fatto scattare per Moretti e soci la condanna per omicidio colposo. Come è noto, infatti, gli impianti ferroviari italiani sono il paradiso della sicurezza dei lavoratori. La sentenza della Cassazione è l’ennesima dimostrazione che le norme vigenti non sono sufficienti, tutelano aziende e capitale ma non la vita e l’integrità fisica e morale dei lavoratori. Occorrono leggi stringenti, strumenti concreti come l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro. Servono nuove leggi e normative che possano mettere di fronte alle proprie responsabilità i datori di lavoro.In quest’ottica la proposta dell’Unione Sindacale di Base per una legge per l’omicidio sul lavoro è una necessità non più rimandabile. Le responsabilità degli imprenditori e delle grandi ditte non possono più essere messe continuamente in secondo piano, mentre chi lavora piange ogni giorno nuovi morti.In un contesto in cui diminuiscono le tutele del lavoro, in cui la sicurezza e la vita valgono poco più di zero, siamo convinti che l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro possa rendere giustizia alle troppe vittime e porre un freno a questa continua strage sui luoghi di lavoro. USB rilancerà, con rinnovata determinazione, la battaglia per una legge sull’omicidio sul lavoro.Unione Sindacale di Base.

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Omicidio di Agitu Ideo Gudeta

Posted by fidest press agency su sabato, 2 gennaio 2021

Sull’efferato omicidio di Agitu Ideo Gudeta, etiope di 42 anni, arrivata dall’Africa in Trentino, dove aveva recuperato undici ettari di terreno e allevava polli e la capra mòchena (a rischio estinzione), interviene l’Avvocato Elisabetta Aldrovandi, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime: “È stata uccisa a martellate e stuprata mentre era in fin di vita. Per questi atroci delitti è stato arrestato un suo dipendente che ha confessato. Non mi dilungherò nei soliti discorsi contro la violenza sulle donne o di genere. Perché se ne parla sempre, tanto, e si fa sempre troppo poco. Il rispetto per l’altro, e per le donne in questo caso, non possono imporlo le leggi. Ma le leggi possono punire adeguatamente chi commette simili delitti, con l’unica pena possibile, che è l’ergastolo. E ciò è possibile anche grazie alla riforma del rito abbreviato che vieta sconti di pena automatici ai reati più efferati. Riforma alla quale sono orgogliosissima di avere, in minuscola parte, contribuito – precisa l’Avvocato Aldrovandi, che prosegue – ma le leggi devono anche rieducare, o educare, alla civiltà e al rispetto della vita e della dignità altrui. Cosa che richiede sforzi e risorse, ma che bisogna fare. Perché anche un ergastolano, prima o poi esce di prigione, e bisogna essere sicuri che non commetta reati uguali o simili a quelli per cui ci è entrato”, conclude l’Avvocato Elisabetta Aldrovandi, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime.

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Il Caso Pantani: L’Omicidio Di Un Campione

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

Dal 12 al 14 ottobre nelle multisale del circuito UCI Cinemas arriva Il Caso Pantani – L’Omicidio Di Un Campione, la storia di un atleta che è diventato un mito. Un mito che è stato distrutto. Una vittima che non ha ancora avuto giustizia. È la storia di un uomo appassionato e tenace e delle sue contraddizioni. Una storia che merita di essere raccontata. Distribuito da Koch Media, Il Caso Pantani – L’Omicidio Di Un Campione è un noir contemporaneo, un thriller, ma anche un film d’inchiesta, un biopic, un film drammatico. Una ricostruzione accurata e avvincente della vita del campione romagnolo che svelerà particolari inediti sulla sua morte. È il racconto di Marco e delle tre fasi della sua breve vita: tre anime, tre interpreti, un solo uomo. Marco Pantani è stato ucciso due volte: a Madonna di Campiglio, vittima di una provetta manipolata e dalla criminalità organizzata e a Rimini, cinque anni dopo, dove verrà trovato solo, disteso a terra, a petto nudo, il giorno di San Valentino. A UCI Luxe Campi Bisenzio e UCI Luxe Marcon la tariffa applicata è di 11 euro per l’intero e 9 euro per il ridotto, nelle restanti multisala il costo del biglietto è di 10 euro per l’intero e 8 euro per il ridotto. È possibile acquistare i biglietti tramite App gratuita di UCI Cinemas per dispositivi Apple e Android e sul sito http://www.ucicinemas.it. I biglietti paper-less acquistati tramite App e i biglietti elettronici acquistati tramite sito danno la possibilità di evitare la fila alle casse. Il pubblico può comunque acquistare i biglietti anche tramite le biglietterie automatiche self-service presenti sul posto, presso le casse delle multisale aderenti e tramite call center (892.960). Per maggiori informazioni visitare il sito http://www.ucicinemas.it o la pagina ufficiale di Facebook di UCI Cinemas all’indirizzo: http://www.facebook.com/ucicinemasitalia.

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Petros Markaris: L’omicidio è denaro

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

Torna l’ispettore più amato della letteratura mediterranea, Kostas Charitos: tra soldi, bugie e corruzione, si consuma una serie di omicidi che dice molto di questi tempi di cronica crisi economica, disuguaglianze e ingiustizia sociale. In Grecia nessuno sembra occuparsi dei più poveri, di coloro che sono rimasti ai margini della società.
Il vecchio militante di sinistra Lambros Zisis progetta così di far nascere il “movimento dei poveri”, perché la crisi non è finita: nonostante le bugie dei politici che raccontano di una ripresa degli investimenti, il mondo sta cambiando sempre più velocemente – tra il turismo mordi e fuggi che minaccia di svuotare Atene e gli immigrati che cercano in Europa un nuovo futuro – ma a pagare il conto sono sempre gli stessi. Eppure non è l’idealismo del suo vecchio amico Zisis a preoccupare il commissario Kostas Charitos – o almeno, non solo – quanto piuttosto i feroci omicidi di due investitori stranieri, uccisi a coltellate sulle note di una vecchia canzone popolare. Per trovare il colpevole, Charitos dovrà affrontare uno dei casi più difficili della sua carriera, indagando in una Atene sospesa tra speranza e disillusione, tra la bellezza immortale della sua storia e il caos dei nostri tempi.La Nave di Teseo collana Oceani, trad. Andrea Di Gregorio, pp. 320, 19 euro
PETROS MARKARIS è nato a Istanbul nel 1937. Ha collaborato con Theo Angelopoulos a diverse sceneggiature, tra cui L’eternità e un giorno, Palma d’oro a Cannes nel 1998. I romanzi con protagonista il commissario Kostas Charitos hanno incontrato un grande successo di lettori. Presso La nave di Teseo ha pubblicato L’assassinio di un immortale (2016), I labirinti di Atene (nuova edizione 2017), Il prezzo dei soldi (2017), La lunga estate calda del commissario Charitos (nuova edizione 2017), Io e il commissario Charitos (nuova edizione 2018), L’università del crimine (2018), Diario di un’eternità. Io e Theo Angelopoulos (2018), La balia (nuova edizione 2019) e Il tempo dell’ipocrisia (2019)

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Eutanasia tra “omicidio” e “pietà”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

Le mie elle al di...Tempo fa Renato Pierri Scrittore ed ex docente di religione mi ha scritto una lettera per sottoporre alla mia attenzione il problema delicato e complesso dell’eutanasia. “Intanto – mi precisa – è importante informare non credenti e credenti, ecclesiastici compresi, che si ostinano a definire omicidio l’eutanasia, che la Chiesa stessa non considera l’uno e l’altra alla stessa stregua. Per rendersene conto basta confrontare due passi del Catechismo. Al n. 2268: “Il quinto comandamento proibisce come gravemente peccaminoso l’omicidio diretto e volontario. L’omicida e coloro che volontariamente cooperano all’uccisione commettono un peccato che grida vendetta al cielo”. Riguardo, invece, all’eutanasia, al n. 2277: “Essa è moralmente inaccettabile”. C’è una notevole differenza. In genere la posizione della Chiesa su questi problemi si basa su un’errata interpretazione di alcuni passi delle Scritture. Molti ecclesiastici lo sanno, ma non possono parlare, giacché la Chiesa può riconoscere gli errori del passato, ma non quelli attuali. I passi in questione si trovano nell’Antico Testamento: “Sono io che do la morte e faccio vivere” (Dt 32,39); “Il Signore dà la morte e dà la vita, fa scendere agli inferi e ne fa risalire” (1Sm 2,6). La Chiesa si appella a versetti come questi per affermare: “La vita e la morte dell’uomo sono, dunque, nelle mani di Dio, in suo potere”; “Morire per il Signore significa vivere la propria morte come atto supremo di obbedienza al Padre, accettando di incontrarla nell’«ora» voluta e scelta da lui, che solo può dire quando il cammino terreno è compiuto (cf Evangelium vitae). Ora, se c’è un Dio creatore ed una creazione, è ovvio che questa dipenda da Dio, ma non è altrettanto ovvio che sia Dio a “decidere” di dare la vita e la morte ad ogni individuo. Il concetto non solo non trova seria rispondenza nelle Scritture, ma è contraddetto dalla ragione e dalla nostra esperienza. Si pensi ad un concepimento a seguito di stupro, agli aborti spontanei, alle morti premature, accidentali, ecc. Non possiamo pensare che sia Dio a prendere simili “decisioni”. Che idea dovremmo farci del Creatore? Non possiamo basarci sul versetto della Bibbia che più ci fa comodo, per sostenere le nostre tesi. Altrimenti, per sostenere ad esempio che Dio è vendicativo e violento, potremmo ricorrere ai versetti che seguono immediatamente il verso citato del Deuteronomio: “Quando avrò affilato la mia spada folgorante, e la mia mano si accingerà al giudizio, farò vendetta dei miei avversari, ripagherò quelli che mi odiano. Inebrierò le mie frecce di sangue, la mia spada divorerà la carne: sangue degli uccisi e dei prigionieri, teste dei principi nemici”. E’ lo stesso Dio che parla, e nello stesso contesto. Le citazioni bibliche non devono contrastare né con la ragione né con lo spirito del Vangelo. La posizione della Chiesa sarà allora in sintonia col Vangelo? Neppure per sogno. Gesù ci dice: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15, 12). Ora, per portare un esempio limite, non si vede come si realizzi questo amore nel caso di un neonato portatore di malattia gravissima ed incurabile, allungandogli di qualche giorno o di qualche settimana la vita. Ma perché dobbiamo pensare che debba provvedere Dio a togliere dalla sofferenza un malato senza speranza, e non piuttosto che sia proprio Dio ad affidarne all’uomo la responsabilità?” (Riccardo Alfonso dal libro: “Le mie Elle al Di ” edito su Amazon)

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Omicidio Sara e una condanna

Posted by fidest press agency su domenica, 7 Maggio 2017

carcere“Omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e da futili motivi, stalking, distruzione di cadavere e incendio sono accuse gravissime per l’assassino di Sara di Pietrantonio e reputiamo che la sentenza emessa dal gup sia proporzionale all’efferatezza del delitto, a maggior ragione del fatto che Paduano non ha mai mostrato pentimento.
Anche se la battaglia giudiziaria non si ferma qui, quello di ieri è un verdetto storico, perché nonostante il rito abbreviato, pur non confermando l’isolamento diurno, il giudice ha deciso per l’ergastolo.
Sono fermamente convinta che in Italia non serve una legislazione più severa, ma vi sia invece la necessaria urgenza di applicare la legge non in eccesso di favor rei ma con più riguardo ai diritti lesi della parte offesa.
E infatti, quante volte dalla cronaca apprendiamo che tra attenuanti generiche, scarcerazione anticipata, rito abbreviato, affidamento ai servizi sociali, concessione dei domiciliari, l’assassino rimane in carcere solo per qualche anno. Tutto ciò contribuisce al dileguare di un pesante senso di ingiustizia per la Vittima ed i familiari, che sono molte volte sbeffeggiati dai processi nonostante la gravità del danno subito. Non solo: qualunque cittadino non si sente più al sicuro perché con queste sentenze edulcorate passa il messaggio che il “mostro” non paghi mai per quanto commesso.
Nessuno potrà restituirci Sara, ma molto possiamo fare per evitare che avvengano questi delitti così atroci. Auspichiamo, intanto, che la sentenza rimanga invariata nei successivi gradi di giudizio.
Invitiamo le donne a denunciare, a non tenere nascoste minacce e condotte violente nei loro confronti, a non perdonare e a non trascurare gli episodi di violenza, come fece Sara, per paura e per vergogna. Lo stalker è, infatti, un soggetto dalle azioni non prevedibili, perché ormai è una persona che è in preda alla follia e al desiderio di vendetta, perciò capace di qualunque cosa.
Infine, ci auguriamo che presto in Parlamento si approvi la proposta di legge di Fratelli d’Italia riguardante la notifica alla Vittima del premesso premio concesso al suo molestatore. Una legge voluta fermamente dal nostro Dipartimento, affinché la donna possa sapere se il suo persecutore esce temporaneamente dal carcere e metterla nelle condizioni di cautelare se stessa e i figli da azioni di disturbo, minacce o veri e propri agguati alla sua persona. Agguati che, come nel caso di Sara, posso purtroppo sfociare in un triste epilogo.”
Così scrive in una nota Cinzia Pellegrino, Coordinatore nazionale del Dipartimento tutela Vittime di FdI AN, in merito alla sentenza emessa dal GUP sull’efferato delitto di Sara di Pietrantonio.

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Decimo anniversario dell’omicidio di Anna Politkovskaja

Posted by fidest press agency su sabato, 8 ottobre 2016

ceceniaIn occasione del decimo anniversario dell’assassinio di Anna Politkovskaja a Mosca (7 ottobre 2006), l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole ricordare il perdurare della grave situazione dei diritti umani in Cecenia. L’APM vuole tenere fede all’eredità della grande giornalista e attivista per i diritti umani uccisa a Mosca e continua a monitorare la situazione dei diritti umani in Cecenia, ma dopo la morte della giornalista è diventato sempre più difficile avere notizie precise e regolari dal paese. I rapporti dalla Cecenia vengono censurati e i giornalisti devono temere per la propria vita se osano scrivere liberamente. Le vittime per le quali questi coraggiosi giornalisti e attivisti si impegnano sono le vittime di guerra, di violenza e arbitrarietà ma anche i portatori di handicap, i bambini e chi è socialmente svantaggiato.Una delle giornaliste perseguitate a causa delle sue ricerche sulla situazione in Cecenia è Elena Milashina. Pochi giorni fa Elena aveva riportato che nel corso dell’estate decine di giovani uomini erano spariti. Il capo di governo ceceno Ramzan Kadyrov ha eretto un muro di silenzio attorno a tutto quanto riguarda la repubblica caucasica. Dietro a questo muro Kadyrov mantiene il potere grazie alla corruzione, la paura, la delazione, gli arresti arbitrari, la tortura e non ultimo grazie alla protezione garantita da Vladimir Putin.Migliaia di Ceceni disperati sono costretti alla fuga dalla dittatura di Kadyrov. Secondo alcune stime, sono circa 3.000 i Ceceni che attualmente si trovano in Bielorussia e tentano di raggiungere l’Europa attraverso la Polonia. L’APM cerca di mantenere i contatti con molti profughi scappati in Europa, principalmente in Germania, e tutti raccontano della grande paura diffusa di essere spediti contro la propria volontà a combattere in Siria o in Ucraina. Dopo 20 anni passati in stato di guerra, molti dei profughi soffrono di gravi traumi e a tutti manca Anna Politkovskaja. La giornalista era stata un’importante ambasciatrice della popolazione civile cecena le cui denunce venivano sentite anche a livello internazionale. Freedom House riporta che secondo i dati forniti dal Comitato per la tutela dei giornalisti, dopo la morte della Politkovskaja altri 20 giornalisti sono stati uccisi e altri 63 sono stati vittime di gravi violenze.

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La verità per Roverto Cobertera non può più aspettare

Posted by fidest press agency su domenica, 15 Maggio 2016

CoberteraSembra incredibile che la stragrande maggioranza dei detenuti si dichiari innocente e qualcuno storce il naso. Eppure, i dati e i numeri ci confermano che molte delle persone che vengono arrestate, in seguito sono ritenute innocenti.
Si può essere condannati e mandati in carcere per tanti motivi: per scelte di vita sbagliate, per difetti caratteriali, per cattiveria, per sopravvivenza, per amore, per ignoranza, per solidarietà, per ingiustizia sociale, per depressione, e per tante altre cose che abitano l’animo umano.Roverto è stato condannato un po’ per tutti questi motivi, ma è anche vittima lui stesso di un errore giudiziario: egli si è sempre dichiarato innocente dell’omicidio per cui è stato condannato all’ergastolo.
E per dimostrarlo è disposto a lasciarsi morire di fame. Dopo la ritrattazione del suo accusatore, reo confesso di quell’omicidio, ha iniziato diversi digiuni, che gli sono costati un paio di ricoveri in ospedale.
Da diversi mesi, i suoi legali hanno presentato la richiesta di revisione del processo, ma se i tempi della giustizia italiani sono lunghi quando ti condannano, lo sono ancora di più quando devono ammettere che si sono sbagliati.
L’altro giorno, durante l’ora d’aria, ho incontrato Roverto, molto segnato nel fisico da questo nuovo sciopero della fame.
Nei suoi occhi ho visto la tristezza, la sofferenza, la disperazione e la rabbia perché i giudici non gli hanno ancora fissato l’udienza per decidere la revisione del suo processo.Mi ha confidato che non vuole più continuare a vivere da colpevole, ma vuole morire da innocente.Ho tentato di convincerlo che è troppo presto per morire.Lui ha sorriso.E ha scrollato la testa.Poi mi ha risposto che, probabilmente, è troppo tardi per non farlo.A mia volta, mi sono chiesto: che posso fare per Roverto Cobertera?Credo di poter fare ben poco.Forse, però, potete fare qualcosa voi del mondo libero. (foto: Cobertera)

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Omicidio stradale

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 gennaio 2014

Anche la ministra della Giustizia Annamaria Cancellieri cede alla tentazione di utilizzare la scorciatoia del diritto penale per affrontare un problema, quello della sicurezza stradale, che avrebbe bisogno di maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine e la messa in sicurezza delle infrastrutture. Solo che questi interventi costano, inasprire le pene no (almeno in apparenza e all’inizio).
Il sistema penale è al collasso: milioni di processi arretrati, un sistema di prescrizioni che garantisce l’impunità a chi può permetterselo, lasciando agli altri condizioni di detenzione che
costituiscono gravissime violazioni del diritto umanitario (vedi le condanne contro l’Italia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo).
La stessa ministra aveva denunciato, quale concausa del collasso, l’eccessivo ricorso al diritto penale da parte della politica per raccogliere consensi elettorali, indicando nella depenalizzazione una delle esigenze fondamentali per ripristinare la legalità di uno Stato tecnicamente fuorilegge. Niente di nuovo, la miglior dottrina lo denuncia da tempo, e non solo in Italia.
Eppure, in evidente difficoltà politica ed in odor di rimpasto nel Governo, la ministra fa quello che prima di lei hanno fatto gli artefici del disastro attuale: non solo non vi è stato un singolo reato depenalizzato in questa legislatura, ma si affronta il problema degli incidenti stradali per l’ennesima volta inasprendo le sanzioni penali, come nella peggior consuetudine dei suoi predecessori da lei stessa criticati. E si ipotizza addirittura di obbligare il giudice a considerare dolosa una condotta colposa, pur sempre gravissima, stravolgendo alcuni dei più elementari principi del diritto.
Non sappiamo se sbandierare una proposta quale l’”omicidio stradale”, sostenuta in primis dal nuovo segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, sarà sufficiente a salvarle la poltrona.(1) Di certo non servirà a far diminuire gli incidenti stradali causati da chi si mette alla guida sotto effetto di alcol o stupefacenti, come non sono servite le misure di inasprimento introdotte da tempo a cadenza quasi annuale. Infatti, potrebbe avere l’effetto perverso di incoraggiare ulteriormente la fuga di chi causa un incidente.
Purtroppo, per garantire una maggiore sicurezza stradale servono soldi da destinare ai controlli e alle infrastrutture. A poco serve l’inasprimento continuo delle sanzioni penali, o il moltiplicarsi di autovelox e altri strumenti di rilevazione automatica delle infrazioni, se non a raccogliere qualche consenso e a far cassa. Soprattutto, finirà per appesantire e quindi rallentare ancora di più la “giustizia” penale. (Pietro Yates Moretti, vicepresidente Aduc)

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Roma: omicidio a Prati

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2011

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha scritto oggi al Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in merito all’omicidio di Flavio Simmi. Questo il testo della missiva: Roma è stato teatro in questi ultimi giorni di gravi episodi criminali di natura diversa, di fronte ai quali le Istituzioni devono manifestare il massimo dell’attenzione e della responsabilità. In particolare, l’odierno omicidio di Flavio Simmi, avvenuto in pieno centro, e durante le ore del giorno, testimonia con chiarezza l’azione della criminalità organizzata nella nostra città. Episodi di questo genere possono essere combattuti solo attraverso una forte risposta degli apparati di pubblica sicurezza dello Stato. Per questo, credo sia necessario convocare immediatamente uno specifico incontro presso il Tuo Dicastero per lo studio di tutte le azioni comuni necessarie non solo a reprimere, ma a prevenire episodi di questo genere. Confidando nella Tua conosciuta sensibilità per la soluzione di comuni interessi istituzionali, resto in attesa di un cortese urgente cenno di riscontro.

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Il delitto dell’Olgiata

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 marzo 2011

Di Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro. Il delitto dell’Olgiata rappresenta a tutt’oggi uno dei casi di cronaca nera più complicati ed intricati che la storia italiana ricordi. Da un punto di vista letterario potrebbe essere addirittura definito come un classico “enigma della camera chiusa”, ma una definizione del genere sarebbe sicuramente riduttiva dato che qui non ci troviamo di fronte ad un’invenzione letteraria. Qui purtroppo abbiamo a che fare con dei fatti. Fatti che ci parlano di un brutale omicidio a tutt’oggi irrisolto, nonostante le eclatanti notizie che sono rimbalzate su tutti i media nel marzo 2011 dopo l’arresto del filippino Manuel Winston Reves. Il libro presenta inoltre un’intervista esclusiva con Melanie Uniacke, la baby-sitter inglese presente nella villa il giorno dell’omicidio e che da più di 15 anni aveva rifiutato di fare qualsiasi dichiarazione sul caso, anche con gli inquirenti. 4.99 Euro Copyright: LA CASE ISBN: 9788890589645

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Omicidio Shahbaz Bhatti

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2011

“L’omicidio del ministro cattolico per le minoranze religiose del Pakistan Shahbaz Bhatti è un fatto gravissimo che deve costringere l’Italia, l’Unione Europea e tutta la comunità internazione ad un’azione energica in difesa della libertà religiosa”. Lo dichiara l’on. Gianni Vernetti, deputato di Alleanza per l’Italia e già sottosegretario agli Affari esteri. “Il ministro Shahbaz Batthi – continua Vernetti – era l’unico esponente del governo pachistano di religione cattolica. Per anni si è abbattuto per la pacifica convivenza tra musulmani e cristiani e per la difesa di quella libertà fondamentale che è la libertà religiosa”. “Chiediamo spiegazioni al governo del Pakistan sul perché il ministro non godeva di un’adeguata protezione e pretendiamo da esso un’azione urgente per consegnare alla giustizia i terroristi che hanno ucciso il ministro Shahbaz Batthi”. “All’Unione Europea – conclude Vernetti – chiediamo che promuova un’iniziativa forte e chiara in difesa dei cristiani nel mondo che stanno subendo crescenti e inaccettabili persecuzioni”

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Omicidio Vassallo: dichiarazione Aiccre

Posted by fidest press agency su martedì, 7 settembre 2010

“Ancora una volta a pagare con la vita è un amministratore locale capace, apprezzato e  considerato da tutti un esempio e una speranza per il Cilento”.  Così, in una nota Vincenzo Menna ed Emilio Verrengia, Segretario Generale e Segretario Generale aggiunto dell’AICCRE in merito all’uccisione a colpi di pistola del sindaco di Pollica Angelo Vassallo.  “Se, come emerge dai primi pronunciamenti di alcuni magistrati, si tratta di un agguato di stampo camorristico, la preoccupazione dell’AICCRE è crescente. I sindaci, che sono numerosi, che si battono per gli interessi della comunità, per la legalità, per un territorio ecocompatibile, sono una risorsa imprescindibile del nostro Paese e vanno protetti e incoraggiati da tutte le istituzioni dello Stato”,  hanno aggiunto i dirigenti dell’Associazione.  “Ci uniamo al dolore della famiglia Vassallo a cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà – hanno proseguito Menna e Verrengia – e auspichiamo che le indagini possano presto fare chiarezza sul terribile agguato e che i responsabili vengano subito individuati”.
L’Aiccre è la Sezione italiana del Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (Ccre), Associazione che raggruppa gli amministratori di oltre 100.000 enti territoriali in 26 paesi dell’Unione europea, dell’Europa centrale e orientale e di Israele. Il Ccre si è costituito a Ginevra nel gennaio 1951 ed è dal 5 maggio 2004 la Sezione europea della CGLU (Città e governi locali uniti)

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Le verità sfiorate

Posted by fidest press agency su domenica, 1 agosto 2010

Misteri veneti, omicidi senza colpevoli  di Ario Gervasutti Due netturbini di Padova  uccisi con un colpo di pistola, la postina Maria José  ammazzata da un colpo di karate ad Abano Terme,  l’ex sindaco di Enego  e sua moglie  trovati con la testa fracassata nella loro villetta: misteri irrisolti che hanno macchiato di sangue le strade e le città del Veneto negli ultimi vent’anni. Spesso si conoscono la dinamica dell’omicidio, l’arma del delitto, l’assassino, ma manca l’ultimo tassello per arrivare alla verità. Pagine 146 Euro 14,00 Codice 12840U EAN 978-88-425-4149-3

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Approvazione legge contro la violenza sessuale

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 luglio 2009

“La legge  Carfagna e Alfano rafforza la tutela penale contro la violenza sessuale, attraverso l’introduzione nell’ordinamento di aggravanti e di conseguenti aumenti di sanzioni e di misure dirette ad accelerare i tempi del giudizio e a garantire la certezza della pena. I gruppi di maggioranza e di opposizione hanno tenuto una linea di condotta insieme ferma e responsabile” lo afferma in una nota Alessandra Servidori, Consigliera Nazionale di Parità. “Il diritto penale – aggiunge – deve necessariamente realizzare un contesto sanzionatorio equilibrato rispetto la gravosità dei delitti.Per quanto sia odioso, suscitatore di allarme sociale e disprezzo, il reato di violenza sessuale, peraltro  sottovalutato per anni quando era negato addirittura il carattere di reato alla persona, sarebbe assolutamente sbagliato sanzionarlo con pene molto prossime a quelle che colpiscono l’omicidio. Se il violentatore fosse consapevole di essere perseguito con un’analoga sanzione a quello dell’assassinio – precisa la Consigliera Nazionale di Parità – non esiterebbe ad uccidere la vittima sottoposta a sfregio e  violenza. Nel testo apprezzabile anche per l’ equilibrio dell’ articolato, vengono individuati e repressi , con sanzioni aggravate, il reato di violenza di gruppo, i maltrattamenti contro familiari e conviventi, ed e’ meglio regolata la tutela dei minori. Sono poi previste misure per l’informazione e l’assistenza sociale delle vittime della violenza. La normativa sulla violenza e’ poi coordinata con la disciplina delle molestie sessuali. Così il Governo consegna un altro positivo risultato nella sfida per la libertà e la dignità della donna, mettendo in campo una legislazione organica, completa ed integrata, tra le piu’ avanzate in Europa.  Animatrice di questa svolta è sicuramente Mara Carfagna che è riuscita a fare quanto i suoi predecessori alle Pari opportunità avevano sempre mancato: dare effettiva priorità a questa problematica  consumata contro la persona e in sfregio al suo diritto al rispetto. Senza demagogia – conclude Servidori – ma con tanta concretezza il Ministro alle Pari opportunità ha agito e raggiunto il risultato atteso”.

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Cristiano Armati presenta il suo libro

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 giugno 2009

roma noirRoma noir 1 luglio ore 21,00 piazza del popolo. Nel corso della manifestazione  Roma si libra sarà presentato il libro di Cristiano Amati edito dalla Newton Compton Editori Esiste un’altra città nella città chiamata Roma. Una città che adora monumenti di rabbia e dove la violenza traccia sentieri che pochi hanno il coraggio di esplorare. Succede, in questo mondo sotterraneo e clandestino, che le storie raccontate ai passanti dai più vecchi tra tutti i pendolari si trasformino in leggende dai confini incerti. È in questo momento che i peggiori incubi della metropoli sono pronti a invadere il centro della città, dando vita a mostri armati di pistola e di coltello: presenze inquiete ma reali, destinate a sconvolgere l’ordine apparente delle cose con l’omicidio, lo stupro, lo spaccio di stupefacenti, la truffa e la rapina a mano armata. È un’altra Roma quella a cui, questo libro, dedica le sue pagine più nere: una Roma dove le caserme della polizia possono essere prese d’assalto da orde di hooligan assetati di vendetta e dove, malamente soffocati dalle acque del Tevere, affiorano i cadaveri di donne decapitate. È inutile sfogliare le pagine peggiori della cronaca nera: nessuno avrà il coraggio di scrivere la vita dell’uomo-lupo avvistato nelle baracche costruite sotto i cavalcavia del raccordo anulare. Né, sui giornali, finiscono le ultime parole del tossicodipendente trovato morto nei bagni pubblici della stazione o le lacrime del passante malmenato. Nera come le anime che popolano i bassifondi, anche questa è Roma: una megalopoli che ha smarrito la speranza tra i senzatetto che affollano i giardini pubblici e dove, ammainato il vessillo capitolino, il teppismo sventola la sua ultima bandiera.
Cristiano Armati è nato nel 1974 a Roma, la città dove vive e dove scrive. Giornalista free lance, ha pubblicato diversi libri tra cui, per la Newton Compton, Roma criminale (con Yari Selvetella), Italia criminale e Cuori rossi. Il suo indirizzo internet è http://www.armati.splinder.com (roma noir)

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