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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Posts Tagged ‘oncologi’

La denuncia della Federazione di oncologi, cardiologi e ematologi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 novembre 2020

“Denunciamo la gravissima situazione che si sta determinando negli ospedali del nostro Paese a danno dei pazienti cardiologici a causa della pandemia. Dalla Lombardia alla Sicilia vengono ridotti i posti letto cardiologici per fare posto ai pazienti Covid, addirittura vengono chiuse intere unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC) e convertite in terapie intensive per pazienti Covid. L’intasamento dei Pronto Soccorso ed i percorsi promiscui in questi servizi di pronto intervento, che provocano i contagi del personale medico ed infermieristico, stanno inoltre determinando la paralisi delle attività di importanti hub cardiologici. Non possiamo permettere che si protragga questa situazione, il rischio concreto è di avere nelle prossime settimane più morti per infarto che per Covid perché le patologie cardiovascolari sono tempo-dipendenti”. È l’allarme lanciato da FOCE (Federazione degli oncologi, cardiologi e ematologi), di fronte al progressivo depauperamento delle cardiologie e delle terapie intensive cardiologiche. “Durante la prima ondata della pandemia, uno studio della Società Italiana di Cardiologia (SIC), condotto in 54 ospedali italiani, ha valutato la mortalità dei pazienti acuti ricoverati nelle Unità di Terapia Intensiva Coronarica, confrontandola con quella dello stesso periodo dello scorso anno – afferma il Prof. Ciro Indolfi, Vicepresidente FOCE e Presidente SIC -. A marzo 2020, si è registrata una mortalità tre volte maggiore rispetto allo stesso periodo del 2019, passando al 13,7% dal 4,1 %. Un aumento dovuto nella maggior parte dei casi a un infarto non trattato o trattato tardivamente. La tempestività dell’intervento può fare la differenza fra la vita e la morte. Ogni 10 minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento di un infarto miocardico grave, la mortalità aumenta del 3% e un intervento successivo ai 90 minuti dall’esordio dei sintomi può addirittura quadruplicare la mortalità. Non possiamo permettere il depotenziamento delle cardiologie ed è necessario ri-organizzare negli ospedali percorsi ad hoc per i pazienti cardiopatici acuti che dal territorio si ricoverano in urgenza”. “Mi risulta che, anche nel Lazio, si stiano penalizzando le strutture cardiologiche e si stiano chiudendo anche alcuni dei centri che eseguono elevati numeri di angioplastiche primarie – spiega il Prof. Francesco Romeo, Segretario FOCE e Presidente Fondazione Italiana Cuore e Circolazione Onlus -. Più in generale, il numero di ricoveri per patologie cardiovascolari è crollato. Invece, va preservata la rete dell’emergenza cardiologica. Chiediamo a tutti di segnalarci situazioni di disagio per i pazienti”. “Noi siamo i medici che curano e seguono ogni giorno gli undici milioni di cittadini in Italia colpiti da patologie oncologiche, cardiologiche e ematologiche – spiega il Prof. Francesco Cognetti. Presidente di FOCE -. Ne conosciamo le necessità, i bisogni e le problematicità. Abbiamo il dovere di proteggerli e di garantire loro la continuità dell’assistenza di diagnosi e cura, che per queste persone è cruciale e di primaria importanza. Siamo le antenne sul territorio che possono cogliere e denunciare le criticità a loro danno. E assistiamo con grande preoccupazione alla sottrazione di chances di cura, che rischia di vanificare vent’anni di progressi nella riduzione della mortalità. Chiediamo al Governo di stilare atti formali di indirizzo e coordinamento, per porre un argine a questa situazione. Uno degli otto punti irrinunciabili per la tutela delle persone con malattie oncologiche e cardiologiche, alla cui realizzazione è chiamato a lavorare il Tavolo Tecnico fra il Governo e FOCE da poco istituito, riguarda proprio la garanzia della piena operatività di tutte le strutture di oncologia medica (degenze ordinarie e day hospital), cardiologia (degenze cardiologiche e unità di terapie intensive cardiologiche) e ematologia (degenze ordinarie, day hospital, degenze per trapianto di midollo), anche a livello ambulatoriale”.

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Oncologi italiani sempre più social e digitali

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2020

Gli oncologi italiani utilizzano sempre di più i social, anche per aggiornamento professionale, mentre, per l’interazione con il paziente preferiscono altri strumenti, anche in un periodo come questo che, per l’emergenza Covid, ha visto una riduzione delle visite di controllo e screening “face to face”. È quanto emerso nella seconda edizione dell’evento MEMO 2.0 20 (Merck Oncology Meeting Emotional Experience), promosso da Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, e tenutosi quest’anno, per la prima volta, in modalità completamente virtuale nei giorni 11 e 12 settembre.Nel corso di una delle sessioni interattive della prima giornata, gli oltre 100 oncologi collegati hanno partecipato a un sondaggio sulla loro propensione all’utilizzo dei social media e di altre risorse digitali nell’ambito della loro professione. Ne è emerso un quadro molto interessante, che rivela una figura specialistica in evoluzione: il 90% dei rispondenti ha un profilo social attivo, e, tra questi, più della metà utilizza i social per aggiornamento professionale e per condividere informazioni riguardanti la propria attività scientifica. Il social più utilizzato con queste finalità è ovviamente LinkedIn, ma anche Twitter, in misura minore, viene considerato una fonte utile.Gli oncologi intervistati hanno riconosciuto ai social anche un valore in termini di condivisione dell’esperienza da parte dei pazienti: sorprendentemente la maggior parte di loro ha valutato positivamente il fenomeno emrgente dei cancer blogger. I social media sono invece poco utilizzati nella comunicazione medico-paziente: nonostante il 59% dei rispondenti attivi sui social abbiano affermato di essere stati contattato dai propri pazienti tramite social, la larghissima maggioranza (76%) non avvia un’interazione con essi.La gestione dell’interazione col paziente viene affidata prevalentemente al “face-to-face” o, in caso di soluzioni a distanza, prevalgono modalità come il contatto telefonico o il video-consulto.“Gli intervistati hanno riconosciuto il valore delle soluzioni di telemedicina, e non solo dal punto di vista funzionale – spiega Alberto Maestri, Digital Transformation Advisor, che ha presentato l’indagine nel corso dell’evento. Il 58% dei rispondenti ha infatti confermato che questi strumenti non penalizzano affatto l’interazione col paziente dal punto di vista dell’empatia, anche quando confrontati alla classica visita face-to-face”.Proprio queste nuove modalità di consulto hanno consentito di ridurre sensibilmente l’impatto dell’emergenza Covid-19 sull’attività dei reparti di oncologia italiani, come illustrato da Antonio Messina, a capo del business farmaceutico di Merck in Italia nel suo discorso di apertura al MEMO. “Un recente studio pubblicato sull’European Journal of Cancer ha dimostrato come il 70% dei nostri reparti di oncologia abbia ridotto di poco o nulla l’attività durante il lockdown – conferma Messina. Certo, tanto resta da fare: se l’assistenza ha rallentato di meno, il numero degli screening pare aver subito una significativa riduzione anche nel nostro Paese. Questo non deve succedere: sappiamo tutti come i ritardi nelle diagnosi riducano sensibilimente le possibilità di curare i tumori efficacemente. In questo, ancora una volta, un grosso aiuto potrà venire dalla rete e dalla tecnologia digitale. L’oncologia italiana è ben consapevole di ciò, e oltremodo attiva, come hanno dimostrato le tante esperienze e best practices presentate nel corso delle due giornate del MEMO. Da parte nostra, confermiamo il nostro impegno nel favorire il confronto e la diffusione del sapere scientifico, anche in un periodo così difficile, attraverso formati innovativi: MEMO 2.0 20 è stata la nostra prima esperienza di meeting 100% virtuale, e di certo non sarà l’ultima”.

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Venti raccomandazioni per siglare l’alleanza strategica fra oncologi e media

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 giugno 2020

Sono state presentate al più importante congresso mondiale sui tumori, il Congresso della Società Americana di Oncologia Clinica (ASCO), che si è svolto recentemente in forma virtuale. Le raccomandazioni sono raccolte nella prima Dichiarazione mai realizzata in Europa e dedicata alla corretta comunicazione in campo oncologico. Il lavoro è frutto di una consensus conference tra professionisti dell’informazione e operatori sanitari, che vede la Regione Marche come prima promotrice.
“Per sconfiggere il cancro abbiamo bisogno di tante armi, non solo quelle fondamentali e insostituibili della medicina e della ricerca scientifica – spiega la prof.ssa Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Politecnica delle Marche, Direttore della Clinica Oncologica Ospedali Riuniti di Ancona e coordinatore AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) Marche -. Avvertiamo la forte necessità di una vera alleanza tra medico e paziente, in cui vi sia un dialogo costante ed aperto nel comune intento di superare la malattia. L’alleanza, in realtà, dovrebbe essere triplice, perché abbiamo anche bisogno dell’aiuto dei media, e più in generale di chi fa informazione, affinché non si cada nelle trappole della disinformazione. In ambito oncologico, la cattiva informazione è forse più deleteria che in altri campi, perché impatta sulla salute pubblica e potenzialmente sui pazienti, che potrebbero assumere decisioni sbagliate per il loro percorso di cura”. “La Dichiarazione è il risultato di un lungo periodo di studio e di un tavolo tecnico composto da un panel di autorevoli esperti del mondo della comunicazione e della salute – continua la prof.ssa Berardi -. Quando il clinico comunica i risultati di studi scientifici e i passi in avanti della ricerca, è elevato il rischio che, soprattutto nel web, si diffondano informazioni inesatte o distorte, talvolta addirittura false e gravemente dannose per il cittadino, che recepisce messaggi illusori e fuorvianti. Un fenomeno evidente durante l’emergenza causata dal COVID, anche per l’incremento iperbolico di strumenti quali il web e i social, che in troppi casi diffondono e potenziano notizie che non hanno ragione di circolare. Talvolta anche i media tradizionali seguono questa pericolosa tendenza”. “L’obiettivo della nostra Dichiarazione è individuare un percorso più equilibrato attraverso una serie di ‘raccomandazioni’ relative alla comunicazione in ambito oncologico e, più in generale, medico – afferma la prof.ssa Berardi -. Opporsi al dilagante fenomeno delle fake news, ad esempio, è solo uno degli scopi della Dichiarazione: è inaccettabile che circolino ancora false credenze per cui il cancro si può curare con estratti naturali. Dall’altro lato, vanno fissati parametri con cui evitare il sensazionalismo legato a notizie prive di attente verifiche della fonte. E, per costruire una comunicazione che sia davvero efficace verso il cittadino, è altrettanto fondamentale limitare, da parte dei medici, il ricorso a un gergo tecnico non comprensibile”.
Nel dettaglio, nella Dichiarazione sono state individuate cinque aree specifiche con le relative raccomandazioni: esaminare la terminologia utilizzata per non danneggiare o ingannare gli utenti, evitando facili sensazionalismi e dare più spazio a tematiche del fine vita, cure palliative e assistenza domiciliare (area assistenza e comunicazione); fornire indicazioni complete sui farmaci, mantenere cautela nelle indicazioni off-label dei farmaci o in merito a farmaci ancora in fase sperimentale (farmaci e comunicazione); valutare la rilevanza clinica e l’uso dei risultati degli studi e l’accuratezza dei protocolli di ricerca (ricerca e comunicazione); rafforzare il concetto per cui le informazioni sulla salute non possono sostituire la figura del medico e riportare sempre, nei rapporti sulla salute, il contesto di riferimento (esiti delle cure e comunicazione); limitare da parte della comunità scientifica l’adozione di terminologie complesse e ridurre il ricorso al gergo medico per una migliore comprensione della notizia da parte del cittadino (tecnologia e comunicazione). Altre 10 raccomandazioni riguardano tematiche trasversali, cioè comuni alle 5 aree specifiche, e spaziano dell’uso della terminologia al ricorso a fonti affidabili fino alla trasparenza nella comunicazione.
La consensus conference che ha dato vita alla Dichiarazione è stata promossa dalla Clinica Oncologica degli Ospedali Riuniti di Ancona ed ha visto, tra i protagonisti e sottoscrittori dell’intesa, Rossana Berardi (Direttore Clinica Oncologica Università Politecnica delle Marche – Ospedali Riuniti di Ancona), Maurizio Blasi (giornalista, ex caporedattore RAI TGR Marche), Andrea Brusa (caporedattore Il Resto del Carlino Ancona), Michele Caporossi (Direttore Generale Ospedali Riuniti Ancona), Franco Elisei (Presidente Ordine Giornalisti Marche), Gian Luca Gregori (Prorettore Università Politecnica delle Marche), Giancarlo Laurenzi (Direttore Corriere Adriatico), Massimiliano Marinelli (bioeticista e docente di Medicina Narrativa Facoltà di Medicina Università Politecnica delle Marche), Graziella Mazzoli (Direttore Istituto per la Formazione al Giornalismo Urbino) e Fabrizio Volpini (Presidente IV Commissione Salute Regione Marche).
“È doveroso da parte mia, in tempo della prima pandemia in era social, definita infodemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – conclude Michele Caporossi, Direttore Generale Ospedali Riuniti di Ancona -, sottolineare con un pizzico di orgoglio la lungimiranza che due anni or sono spinse operatori sanitari della nostra azienda, universitari e direttori di testate giornalistiche a mettersi seduti intorno ad un tavolo, percependo la necessità di esplorare un metodo di lettura comune della nuova era del mondo. ‘Superare il dialogo tra sordi’, dicemmo allora. Penso che la consensus conference ci sia riuscita. Abbiamo fugato il rischio di esprimere semplicemente opinioni, adottando un metodo condiviso su basi scientifiche. La strada è quella giusta per continuare a consolidare un metodo di lotta alle post verità e alle fake news efficace e duraturo”.

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Gli oncologi italiani sono impegnati in prima linea sul fronte del conflitto di interessi

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 Maggio 2019

Ragusa. Tema sensibile, che può interessare l’attività clinica quotidiana, la formazione, la produzione di linee guida fino alle campagne di informazione e alla ricerca. Il conflitto di interessi, prima che un comportamento, rappresenta una “condizione, nella quale il giudizio professionale riguardante un interesse primario (la salute di un paziente o la veridicità dei risultati di una ricerca o l’imparzialità nella presentazione di un’informazione) tende a essere indebitamente influenzato da un interesse secondario (ad esempio un guadagno economico o un vantaggio di carriera)”. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), a tutela della trasparenza di ogni sua iniziativa, ha adottato un “Regolamento per dichiarazione e regolamentazione degli eventuali conflitti di interessi”, proprio per tutelare l’imparzialità di ogni sua iniziativa. E al “Conflitto di interessi” AIOM e Fondazione AIOM dedicano l’VIII edizione delle “Giornate dell’etica in oncologia”, che si apre oggi a Ragusa.
“L’alta qualità dell’oncologia italiana è in grado di attrarre investimenti da parte dell’industria e rappresenta una leva importante dello sviluppo scientifico, economico e sociale – spiega Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM -. Ricerca, assistenza e formazione devono essere tutelate e sostenute, grazie a un nuovo modello virtuoso basato sulla confluenza dei reciproci interessi fra pubblico e privato”.
“Un modello virtuoso di partnership pubblico-privato – sottolinea Giordano Beretta, Presidente eletto AIOM – favorisce anche l’innovazione e si traduce in un miglioramento della salute dei cittadini e della qualità di vita dei pazienti e della sostenibilità del sistema sanitario. È necessario quindi promuovere l’educazione ad un comportamento etico anche in ambito professionale, assistenziale e scientifico”.
“Attenzione particolare va posta al ‘conflitto di interessi e associazioni pazienti’ – sottolinea Fabrizio Nicolis, Presidente Fondazione AIOM -. La mancanza di conoscenza e di informazioni specifiche, ad esempio, può far sì che le associazioni di pazienti oncologici diventino veicolo di interesse non dei pazienti ma di altri soggetti ad esse collegati. È importante quindi che i pazienti siano sempre più ‘informati’ e ‘formati’: è questo uno degli obiettivi prioritari di Fondazione AIOM. È fondamentale inoltre che le singole associazioni abbiano sempre maggior percezione dei possibili fattori di rischio correlati alle interazioni con i diversi attori con i quali devono interagire: industrie del farmaco o di tecnologie biomedicali e medici specialisti, ad esempio”.
In Italia sta aumentando il numero degli studi clinici in oncologia: nel 2017 sono stati 238 (42,2% del totale), nel 2016 erano 235 (35,6%). Rispetto al totale delle sperimentazioni l’incremento in un anno è stato del 6%. Non solo. Nel 2017, i lavori scientifici italiani in ambito oncologico pubblicati su riviste mediche indexate sono stati oggetto di 3.009 citazioni da parte di altri autori, ponendo il nostro Paese al primo posto in Europa in questa classifica, davanti a Germania (3.008), Regno Unito (2.656), Francia (2.471) e Olanda (1.457), tutte nazioni con solidissime tradizioni di eccellenza nella ricerca biomedica.
“Il dato diventa ancora più importante se si pensa che il nostro Paese investe solo l’1,3% in ricerca e sviluppo, collocandosi al dodicesimo posto tra i 28 dell’Unione Europea – afferma Roberto Bordonaro – Segretario Nazionale AIOM-. È quindi importante che esista una attenzione particolare sul conflitto di interessi tra sperimentatori e aziende del farmaco”.
L’interesse primario di una società scientifica come AIOM è la tutela della salute pubblica, attraverso redazione di Linee Guida e raccomandazioni, pubblicazioni su riviste scientifiche, eventi formativi per i professionisti, sostegno alla ricerca. “Proprio l’elaborazione di Linee Guida, uno degli obiettivi prioritari di AIOM, necessita di una particolare attenzione al conflitto di interesse – afferma Saverio Cinieri, Tesoriere Nazionale AIOM -. E l’associazione garantisce l’indipendenza nella stesura di Linee Guida grazie a Regole comportamentali che da molti anni segue”.
L’oncologia è l’area terapeutica in cui si concentrano i maggiori investimenti. Tutte le terapie antitumorali (chemioterapia, ormonoterapia, terapie a bersaglio molecolare, immunoterapia) utilizzate oggi per la cura dei tumori sono infatti il risultato di ricerche e studi precedenti. Ma anche i progressi tecnologici in ambito diagnostico (radiologia, anatomia-patologica, biologia molecolare) e terapeutico (chirurgia e radioterapia) sono il risultato della ricerca.
“Ed è grazie alla ricerca di laboratorio e clinica che abbiamo ottenuto quei progressi che si sono tradotti nell’aumento della sopravvivenza dei malati e nel continuo incremento del numero delle persone vive dopo una diagnosi di cancro, quasi 3 milioni e quattrocentomila in Italia – conclude il presidente Gori -. Il supporto economico da parte dell’industria, che rappresenta una fonte di finanziamento per queste attività, non ne compromette l’indipendenza, purché sia delimitato e trasparente. È fondamentale che esistano delle regole precise che governino il conflitto di interessi: proprio per questo il convegno di Ragusa si concluderà con le ‘Regole di trasparenza’ in oncologia”.

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Nuovi farmaci anticancro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 settembre 2017

madridMadrid In cinque anni (2010 – 2014) nel mondo sono stati commercializzati 49 nuovi farmaci anticancro. L’Italia ha garantito la disponibilità a 31 di queste molecole innovative, collocandosi al quarto posto a livello mondiale dopo USA (41), Germania (38) e Regno Unito (37), e davanti a Francia (28), Canada (28), Giappone (24) e Spagna (23). Al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO, European Society for Medical Oncology) in corso a Madrid fino al 12 settembre l’attenzione dei clinici è concentrata sugli strumenti necessari per consentire l’accesso alle nuove terapie. “I sistemi di rimborsabilità concordati con l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) sono un esempio a livello internazionale – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. E il dato italiano è ancora più rilevante se consideriamo che i sistemi sanitari (privati o misti) degli USA e del Regno Unito rispondono a meccanismi diversi e non paragonabili al nostro che è universalistico. Nel 2016 in Italia sono stati stimati 365.800 nuovi casi di tumore, circa 1.000 ogni giorno: il 63% delle donne e il 54% degli uomini sconfiggono la malattia. Da un lato le nuove armi sempre più efficaci dall’altro l’alto livello delle cure consentono all’Italia di porsi nei primi posti in Europa per numero di guarigioni”. In particolare la sopravvivenza a 5 anni è più alta rispetto a quella dei Paesi dell’Europa centrale e settentrionale. Dato evidente nei cinque tumori più frequenti: colon (Italia 65,5%; Europa Centrale 60,5%; Europa Settentrionale 59%), seno (rispettivamente 87,1%; 83,9%; 84,7%), prostata (91,5%; 88%; 84,9%), polmone (15,8%; 14,8%; 12,2%) e vescica (79,5%; 67,9%; 73%). Il costo del cancro a livello mondiale è destinato a crescere in maniera esponenziale: è passato da 84 miliardi di dollari nel 2010 a 113 nel 2016. E si prevede un aumento fino a 150 miliardi nel 2020. I farmaci antineoplastici (e immunomodulatori) rappresentano nel nostro Paese la prima categoria terapeutica con un costo di quasi 4,5 miliardi di euro nel 2016, anche se la voce maggiore di spesa per l’assistenza oncologica non è rappresentata dai farmaci. “Il Governo italiano – continua la dott.ssa Stefania Gori, presidente eletto AIOM – lo scorso anno ha introdotto, su forte richiesta della nostra società scientifica, uno strumento importante per garantire la sostenibilità, un Fondo di 500 milioni di euro destinato ai farmaci oncologici innovativi. Rilanciamo anche per il 2018 la richiesta di risorse dedicate, che dovrebbero diventare parte integrante di un più ampio ‘Patto contro il cancro’. Chiediamo alle Istituzioni un programma ed una regia unici nazionali contro i tumori, che garantiscano una strategia unitaria per combattere la malattia dalla prevenzione alle terapie fino alla riabilitazione, dall’accompagnamento di fine vita, all’umanizzazione dell’assistenza fino alla ricerca, in grado così di incidere a 360 gradi sull’impatto di questa patologia nel nostro Paese. Potremmo in questo modo delineare un modello italiano di condivisione della lotta alla malattia fra clinici, pazienti e Istituzioni”. In questa prospettiva dovrebbero inserirsi anche i nuovi criteri per definire l’innovatività di un farmaco stabiliti dall’AIFA a marzo 2017. “La deliberazione – sottolinea il prof. Pinto – è molto importante perché ha reso accessibile il Fondo di 500 milioni di euro. Nel 2016 la Commissione tecnico scientifica dell’agenzia regolatoria ha attribuito il carattere dell’innovatività a sei farmaci di cui 2 in ematologia e 4 in oncologia medica. In base a questi nuovi criteri, dovrebbero essere valutati nei prossimi mesi ulteriori farmaci anticancro realmente innovativi che potranno essere resi disponibili ai pazienti rientrando così nel Fondo. Si tratta da un lato di molecole completamente nuove, dall’altro di trattamenti già in uso e rimborsabili ma che hanno ricevuto dall’AIFA un’estensione delle indicazioni. Lo schema proposto per la valutazione si basa su un criterio multidimensionale che tiene conto di tre elementi fondamentali: il bisogno terapeutico, il valore terapeutico aggiunto e la qualità delle prove (cioè la robustezza degli studi clinici). I farmaci innovativi dovrebbero essere inseriti nel Fondo in aderenza ai principi stabiliti dall’AIFA. Chiediamo quindi che venga previsto anche per il 2018 un adeguato Fondo Nazionale per i farmaci innovativi in Oncologia e che questo Fondo sia destinato alla copertura dei costi non solo dei farmaci ma anche dei test richiesti dal regolatorio per gli stessi farmaci”. Oltre all’accesso alle nuove terapie, un “capitolo” del “Patto contro il cancro” dovrebbe essere costituito dalla qualità della vita delle persone colpite dalla malattia, che sta diventando un parametro sempre più importante per valutare l’efficacia dei trattamenti. “La collaborazione con le associazione dei pazienti è consolidata – conclude il prof. Pinto -. Va ricordata in questo senso la versione italiana dei PRO-CTCAE (Patient Reported Outcomes – Common Terminology Criteria for Adverse Event) disponibile sul sito del National Cancer Institute. Si tratta di un questionario utilizzato nelle ricerche cliniche negli USA e in altri Paesi: il paziente, mediante la compilazione dei PRO-CTCAE, segnala in autonomia e in maniera dettagliata gli effetti collaterali delle terapie anti-tumorali. Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione di oltre 200 malati in 15 centri oncologici italiani che hanno partecipato alle fasi di verifica della comprensione e validazione di questo strumento”

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Salute basket: Oncologi e coach insieme per favorire la prevenzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 settembre 2017

tel avivTel Aviv (Israele) I giovani italiani non seguono le regole della prevenzione. Nel nostro Paese la metà dei fumatori ha preso il vizio prima dei 20 anni, il 13% dei 15enni beve alcolici tutti i giorni e il 15% dei 13enni è in sovrappeso. Per raggiungere gli oltre 156mila giovanissimi italiani che giocano a pallacanestro e spiegare loro l’importanza di seguire corretti stili di vita, prende il via Allenatore Alleato di Salute Basket, il primo progetto al mondo che si pone l’obiettivo di insegnare ai coach delle varie discipline sportive come educare al benessere i bambini e gli adolescenti. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Insieme Contro il Cancro e gode del sostegno del Ministero della Salute e del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI). Il progetto Allenatore Alleato di Salute è partito nel 2016 nel calcio con Max Allegri testimonial e ambasciatore della campagna. Dopo il calcio il progetto sbarca nei palazzetti con l’adesione ufficiale della Federazione Italiana Pallacanestro (FIP) siglata durante i Campionati Europei di Basket 2017 in corso in questi giorni a Tel Aviv. “Fumo, consumo di alcol, abbandono della dieta mediterranea e sedentarietà rappresentano i principali fattori di rischio della gran parte di malattie importanti, come i tumori – afferma il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione Insieme Contro il Cancro, nella conferenza stampa di presentazione insieme al presidente della FIP, Giovanni Petrucci, e al coach della Nazionale, Ettore Messina -. Questi comportamenti scorretti iniziano nella maggioranza dei casi da giovanissimi e l’allenatore sportivo può svolgere un ruolo importantissimo. Il 36% degli under 19 residenti nel nostro Paese chiede infatti al proprio coach consigli sul benessere e su come mantenere integro il proprio organismo. Per questo è fondamentale che il coach abbia una preparazione di base per rispondere in modo corretto a queste domande, per favorire corretti stili di vita”. “Siamo particolarmente orgogliosi e lieti di partecipare a questa importante campagna – spiega Giovanni Petrucci, Presidente Nazionale FIP -. La nostra Federazione può vantare oltre 14mila allenatori e più di 8mila istruttori di minibasket. Si tratta di un piccolo esercito di educatori che possono favorire la promozione della salute tra i giovani e le loro famiglie. Grazie alla collaborazione con gli specialisti della Fondazione Insieme Contro il Cancro potremo insegnare loro come si devono approcciare ai ragazzi e in che modo possono aiutarli”. Allenatore Alleato di Salute Basket vede la partecipazione come testimonial del coach azzurro Ettore Messina. “Come uomo di sport sono onorato di essere considerato un ‘Maestro di Salute’ – sottolinea il coach Messina -. Tutti i giorni bisogna allenarsi anche per preservare il proprio benessere psico-fisico. Basta seguire alcune semplici regole tutti i giorni fin dall’infanzia. Attraverso questo progetto vogliamo favorire la crescita degli atleti di domani. Non vogliamo ovviamente sostituirci ai medici o ai genitori, ma possiamo offrire un nostro contributo”. “Il mondo dello sport deve dare il buon esempio a tutta la società – aggiunge il prof. Cognetti -. E’ infatti ormai dimostrato da numerosi studi scientifici che grazie all’attività fisica possiamo evitare molte gravi malattie come disturbi cardio-vascolari, diabete e obesità. Solo per il cancro i sedentari hanno una probabilità fino al 40% superiore di sviluppare una neoplasia. Per contrastare comportamenti scorretti serve una vera e propria rivoluzione culturale che deve interessare soprattutto i bambini e gli adolescenti”. “Il nostro auspicio è riuscire a coinvolgere quante più possibili realtà del mondo dello sport italiano – conclude il prof. Francesco Cognetti -. I giovani hanno infatti un estremo bisogno di educazione al benessere. Tutti insieme possiamo vincere questa fondamentale e non più rinviabile sfida”.

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Gli oncologi presentano i risultati: non fare autogol

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2016

Ministero saluteRoma martedì 19 luglio all’Auditorium del Ministero della Salute alle 11 incontro con i giornalisti. Vi parteciperanno: il prof. Carmine Pinto (presidente nazionale AIOM) e Maurizio de Cicco (Amministratore Delegato Roche, l’azienda che ha reso possibile il progetto). Verranno presentati i dati di un’indagine svolta su oltre 10mila studenti nel corso dell’ultima edizione della campagna.
quattro tumori su dieci sono evitabili adottando stili di vita sani. La prevenzione deve iniziare fin dall’adolescenza e si basa su alcune semplici regole (niente fumo, limitare il consumo di alcol, seguire una dieta equilibrata, svolgere costantemente attività fisica, proteggersi durante i rapporti sessuali e non utilizzare lettini solari). Tuttavia i comportamenti scorretti e pericolosi per la salute sono sempre più diffusi tra i giovani italiani. Per insegnare ai giovani come stare alla larga da cancro l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) dal 2011 promuove la campagna educazionale e itinerante “Non Fare Autogol”. Il progetto, giunto quest’anno alla sesta edizione, vede il coinvolgimento dei calciatori di Serie A e Serie B e di alcuni allenatori. Gode del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), la Federazione Medico Sportiva Italiana (FMSI) e delle Regioni.

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Studi sul tumore al seno

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 settembre 2010

Alberto Costa, coordinatore del Centro di Senologia della Fondazione Maugeri di Pavia, riceverà l’ESMO Award, considerato uno dei più importanti riconoscimenti per chi si occupa di tumori. La consegna avverrà l’11 ottobre durante il 35° congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), che si svolgerà a Milano dall’8 al 12 ottobre, con la partecipazione di 15.000 esperti da tutto il mondo. Il dott. Costa si è distinto “per il suo ruolo chiave nello sviluppo di linee guida internazionali sul cancro al seno e l’impegno costante nella formazione degli oncologi”. Il premio è conferito agli scienziati che hanno fornito un decisivo contributo nell’avanzamento dell’oncologia in Europa e nel promuovere questa specialità all’interno della comunità scientifica internazionale. “L’attuale concetto europeo di cura multidisciplinare – sottolinea il dott. Costa – rende il trattamento più sicuro. L’Europa inoltre ha il vantaggio di disporre di servizi sanitari nazionali che garantiscono minori diseguaglianze rispetto ad altri Paesi”. Il dott. Costa ha supportato molte associazioni di pazienti. “I malati – continua lo scienziato – oggi sono più consapevoli e dispongono di un’enorme quantità di informazioni. Sono organizzati in gruppi e ci hanno fornito un supporto essenziale ad esempio nel rivedere il cosiddetto ‘consenso informato’ in una forma comprensibile a tutti. E sono proprio i pazienti a stimolarci a migliorare le nostre capacità comunicative”.
L’11 ottobre saranno assegnati anche l’Hamilton Fairley Award al prof. Bengt Glimelius (Karolinska Institute, Stoccolma) e il Lifetime Achievement Award al prof. Hilary Calvert (University College, Londra).

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XIV Congresso Primari Oncologi Ospedalieri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 Maggio 2010

In una conferenza stampa tenutati a Roma è stato presentato il XIV congresso del Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO) che si svolgerà a Pesaro dal 20 al 22 maggio 2010. Erano presenti il prof. Sergio Crispino, presidente del Cipomo, il prof. Rodolfo Mattioli, presedente del Congresso e il prof. Francesco Di Costanzo, coordinatore task force operativa della commissione interdisciplinare biosimilari Cipomo. Moderava la giornalista M. Vuga. Negli interventi sono emersi tre fondamentali obiettivi: favorire al massimo la disponibilità, fornire una elevata attenzione ad accoglienza, rispetto, ascolto, comunicazione e condivisione e garantire la massima sicurezza per i pazienti sia per gli operatori durante le varie fasi del percorso assistenziale con particolare attenzione alle fasi di prescrizione, preparazione e somministrazione dei farmaci antiblastici (low risk). Uno spaccato è stato poi riservato alle oncologie mediche ospedaliere che hanno avuto negli ultimi dieci anni un progressivo aumento e che in termini assistenziali hanno preso in carico la maggior parte dei pazienti oncologici (si stima intorno al 70%) che hanno necessità di prime visite, terapie mediche, terapie di supporto e/o relativi controlli. Ma il percorso ospedaliero, per questi malati, nello specifico, è solo una parte in quanto vi è anche quella attinente le spettanze del territorio e una sinergia operativa con i medici di base. Questa continuità di cura che abbraccia tutta la storia del malato oncologico si può sintetizzare in una rete capace di rappresentare uno dei nodi principali in termini di percorso assistenziale e di ricerca. In altri termini si sta definendo un modello organizzativo che è anche virtuoso sotto l’aspetto economico e sociale e che ha delle ricadute positive poiché prevede che sia dedicato il giusto tempo all’ascolto e alla comunicazione (tempo relazionale durante le visite) e anche per garantire accessibilità, accoglienza, confort e privacy. Da qui si individua la missione del Cipomo tesa a ridefinire le unità operative e i modelli assistenziali basati sulla garanzia della continuità di cura intra ed extraospedaliera, la creazione di un osservatorio nazionale sull’accessibilità alle terapie innovative e ad alto costo, la costituzione di specifici working group e l’attuazione di sinergie con centri di rilievo nazionale (Centri di ricerca, Irccs, ecc.). Un capitolo a parte andrebbe riservato a quanto esposto dal prof. Francesco Di Costanzo riguardo la pratica clinica dei farmaci biosimilari in oncologia. “Non vi è dubbio che l’imminente disponibilità dei biosimilari, farmaci nuovi diversi dai biotecnologici di riferimento, vede una forte attenzione della società e delle associazioni scientifiche tese a contribuire alla conoscenza dei biosimilari, della loro potenzialità e del loro profilo di sicurezza, con l’intento di definire una loro appropriata collocazione nell’armamentario terapeutico e di evitare qualsiasi allarmismo e l’insorgenza di emergenze sanitarie.”

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Congresso nazionale degli oncologi

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 Maggio 2010

Valderice (TP). Il 56% degli oncologi italiani si è sentito chiedere almeno una volta dai propri pazienti terminali di accorciare le loro sofferenze. Accanimento terapeutico, testamento biologico, direttive anticipate sono problemi concreti, quotidiani, nei reparti in cui si curano i tumori ma solo 4 medici su 10 si sentono adeguatamente informati su come gestire le questioni del “fine vita”. Un bisogno reale che va affrontato sia sul piano della conoscenza che con specifiche normative: ne è convinto il 75% dei soci dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) secondo quanto emerge da un’indagine promossa dalla Società scientifica. “Il 50% di noi segue personalmente oltre 10 malati terminali ogni mese – spiega il prof. Carmelo Iacono, presidente dell’AIOM – e con loro siamo spesso chiamati a prendere decisioni che riguardano il vivere e il morire. Circa 4 oncologi su 10 sono convinti che ci si debba attenere alle direttive del paziente, per il 50% invece queste vanno condivise e discusse. Dobbiamo essere pronti a gestire questo aspetto, così come sappiamo impostare un piano terapeutico. Oggi è infatti indispensabile svolgere la nostra professione con un approccio orientato alla persona e non solo al tumore: la qualità di vita è un obiettivo irrinunciabile della cura e la Società scientifica ha il dovere di approfondire anche gli aspetti etici”. L’Etica della ricerca presenta risvolti quali l’indipendenza degli studi ma anche la garanzia di accesso alla cura rispetto al costo dei farmaci innovativi. “Se è giusto che ogni decisione tenga conto della sostenibilità oltre che dell’equità del sistema – spiega il prof. Marco Venturini, presidente eletto dell’AIOM – è altrettanto necessario che al paziente possa essere offerta l’opportunità di godere delle nuove risorse terapeutiche, che possono fare la differenza. Non è pensabile che il problema della compatibilità economica, che richiede una valutazione complessiva basata su aspetti tecnici, scientifici, gestionali, economici ma anche etici, venga ribaltato sui singoli medici e sui loro pazienti”.

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Primo Sistema CyberKnife®

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 aprile 2010

È attivo presso la Casa di Cura Ulivella di Firenze il primo Sistema CyberKnife® del Centro Italia, il quarto nel nostro Paese.  Questo gioiello tecnologico è considerato il sistema più accurato al mondo per i trattamenti di radiochirurgia. L’apparecchiatura è capace di “colpire” tumori ed altre lesioni in ogni parte del corpo, con elevata precisione e accuratezza.  Questa tecnologia innovativa è già largamente impiegata per il trattamento non invasivo di patologie tumorali in aree cliniche quali la spina dorsale, l’encefalo, i polmoni, il fegato, il pancreas e la prostata.  Il trattamento con CyberKnife® avviene in regime ambulatoriale, senza la necessità di un ricovero ospedaliero, ed è del tutto indolore.  Attualmente sono quasi 200 le postazioni CyberKnife® nel mondo, di cui 22 in Europa e 4 in Italia, ed oltre 80.000 i pazienti trattati nel mondo. La Regione Lombardia, dopo aver esaminato gli eccellenti risultati ottenuti dopo i primi cinque anni della sperimentazione, il 16 dicembre 2009 ha deliberato (n° 10804), sotto la voce “Determinazioni in ordine alla gestione del servizio socio sanitario regionale per l’esercizio 2010”, l’inserimento a tariffa nella branca di Radioterapia della prestazione “Radioterapia stereotassica senza casco con braccio robotico per il riposizionamento ed il controllo on line del bersaglio” (DRG 92.29M), trattamento a cui il Paziente ha accesso con impegnativa del Medico Curante. Questo provvedimento è importante perché in base al Testo Unico di Compensazione interregionale della mobilità sanitaria del 20.07.2009 qualunque Paziente, di qualunque Regione Italiana può accedere al trattamento con il Sistema CyberKnife® usufruendo del Sistema Sanitario Nazionale. “Il Centro di Radioterapia della Casa di Cura Santa Chiara ha sempre avuto una vocazione verso i trattamenti di tipo stereotassico ad alta precisione” – sostiene il Prof. Franco Casamassima, Ordinario di Radioterapia presso l’Università di Firenze e Responsabile dell’U.O. di Radiobiologia Clinica dell’Università di Firenze, che ha sede presso la Casa di Cura Santa Chiara. “Dal 1998 il Centro ha iniziato i trattamenti stereotassici per lesioni encefaliche e dal 2002, primo in Italia, ha cominciato ad applicare i trattamenti stereotassici anche in sedi extracraniche. Dal 2005 è stata implementata una nuova macchina radioterapica con avanzate tecniche di visualizzazione della sede della neoplasia da trattare, di ricostruzione tridimensionale durante il trattamento del set-up del paziente e di correzione dell’internal margin del paziente, grazie a tecniche IGRT (Imaged Guided Radiotherapy). Con questa macchina, dal 2006 ad oggi, abbiamo trattato oltre 750 pazienti con trattamenti di stereotassi, sia in sedi craniche che extra-craniche”.Nell’ottica di un ulteriore sviluppo di questa esperienza, nel 2009 è stata decisiva l’acquisizione del CyberKnife®, una macchina progettata elettivamente per i trattamenti di radiochirurgia e radioterapia stereotassica, che consente di trattare con maggior sicurezza sedi estremamente critiche e di applicare nuovamente il trattamento ai pazienti già trattati in altre sedi con radioterapia tradizionale e ad essa recidivati.  Tutte queste premesse supportano l’intenzione di ottimizzare l’uso della macchina attraverso una selezione interdisciplinare delle indicazioni e della casistica che veda assieme Radioterapisti, Neurochirurghi, Chirurghi toracici, Chirurghi addominali, ORL, etc. ed Oncologi medici.

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Giornalisti premiati dagli oncologi

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 ottobre 2009

Roberto Iadicicco, direttore dell’Agenzia Italia (AGI) e Roberto Turno direttore del Sole 24Ore Sanità sono i vincitori dell’ottava edizione del premio giornalistico “Giovanni Maria Pace” per la divulgazione scientifica, indetto dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), insieme a Bristol Myers Squibb e consegnato da Cosimo Paga della direzione medica di Bms. Il riconoscimento ha l’obiettivo di ricordare il collega di Repubblica scomparso nel 2001, considerato uno tra i fondatori del moderno giornalismo scientifico.  Premio speciale allacarriera è stato  assegnato a Giancarlo Calzolari, del quotidiano “Il Tempo” di Roma.  I riconoscimenti sono stati consegnati ai tre colleghi, alla presenza della famiglia Pace, nel corso  della cerimonia inaugurale dell’XI congresso nazionale dell’AIOM in corso fino al 13 ottobre alla Fiera di Milano.

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