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Posts Tagged ‘oncologia’

I malati di cancro promuovono l’oncologia italiana per la gestione dell’emergenza Covid

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

Il 93% dei pazienti dichiara che lo staff sanitario è stato sempre raggiungibile via telefono o mail in questi ultimi mesi. Per il 97% i centri oncologici hanno pienamente rispettato le norme di sicurezza stabilite dalle autorità competenti. Otto malati su dieci ritengono che il personale medico-sanitario abbia dato la giusta attenzione alle loro ansie e preoccupazioni relative alla pandemia. L’89% afferma di avere ricevuto indicazioni precise sui dispositivi di protezione individuale (guanti o mascherine) al momento dell’accesso ai reparti o ai day hospital. E tutti i pazienti oncologici, sia sintomatici che non, sono stati sottoposti al tampone per il Coronavirus. E’ quanto sostiene un’indagine condotta su oltre 700 pazienti oncologici, provenienti da tutto il territorio nazionale, e promossa dall’Università Politecnica delle Marche e dagli Ospedali Riuniti di Ancona. Dalla ricerca emergono anche forti preoccupazioni circa le possibilità di contagio. Sette pazienti su dieci temono di essere colpiti dal Covid-19 e di poter, a loro volta, trasmetterlo a parenti e amici. “L’indagine dimostra come l’oncologia del nostro Paese sia riuscita finora a contenere gli effetti negativi di una pandemia devastante – spiega la prof.ssa Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Politecnica delle Marche e Direttore della Clinica Oncologica Ospedali Riuniti di Ancona -. I giudizi espressi dai pazienti sono, infatti, largamente positivi sia per quanto riguarda il rispetto delle regole di sicurezza che il livello di assistenza garantito. Tutti noi oncologi siamo stati chiamati ad uno sforzo enorme in quella che è stata l’ora più buia del sistema sanitario nazionale. Il malato oncologico è fragile perché soffre già di una patologia molta seria ed è giustamente preoccupato per le sue condizioni e per l’incolumità dei suoi cari. E’ perciò fondamentale riuscire ad instaurare un dialogo corretto, preciso e rassicurante con pazienti e caregiver. Le informazioni che dobbiamo dare, a una categoria molto particolare di uomini e donne, devono essere chiare e via via aggiornate in base alle nuove evidenze scientifiche emerse. Questo sta già avvenendo nei reparti attivi sull’intero territorio nazionale. Il 59% dei pazienti afferma che è stato concesso il giusto tempo, durante i colloqui con i medici, per comprendere le raccomandazioni da seguire in questa situazione d’emergenza”. Dalla ricerca nazionale, condotta dall’ateneo e dall’ospedale marchigiano, si riscontrano anche forti timori sul ricorso ad alcuni trattamenti anti-cancro. Il 53% degli intervistati teme che la chemioterapia possa aumentare le probabilità di contagio mentre il 35% pensa la stessa cosa dell’immunoterapia. “Per i pazienti colpiti da tumore esiste davvero un maggiore rischio di essere colpiti dal Covid in quanto potenzialmente immunodepressi – prosegue la prof.ssa Berardi -. In caso di contagio la gestione degli effetti negativi del virus sull’organismo risulta molto più complessa. Secondo gli ultimi dati della letteratura scientifica la mortalità dei pazienti oncologici con Coronavirus è tripla rispetto alla popolazione generale. Il timore maggiore è derivato dal fatto che i malati devono frequentare le strutture sanitarie per visite, esami e terapie. La chemioterapia può determinare un’ulteriore immunodepressione in quanto riduce i globuli bianchi. E’ una delle controindicazioni più insidiose e in questo particolare momento storico viene percepita come ancora più pericolosa. Al tempo stesso viene giustamente riconosciuta la migliore sicurezza di un trattamento innovativo e molto efficace come l’immunoterapia. E’ utilizzata da diversi anni in un numero crescente di neoplasie e rispetto alla chemio ha minori effetti collaterali anche a livello delle nostre difese immunitarie. Solo un giusto dialogo da parte dei clinici può rassicurare i pazienti e stimolarli a proseguire con le cure oncologiche. Rispettando le norme di sicurezza è possibile continuare a curare i malati anche nei prossimi mesi quando, come sostengono gli epidemiologi, la curva epidemica potrebbe risalire in concomitanza dell’arrivo della brutta stagione”. “La ricerca è stata resa possibile grazie al costante e prezioso supporto del dott. Michele Caporossi, direttore generale degli Ospedali Riuniti di Ancona e del Prof. Gian Luca Gregori, Rettore dell’Università Politecnica delle Marche – conclude la prof.ssa Berardi -. Ringrazio infine Zelmira Ballatore, Filippo Merloni, Nicoletta Ranallo e Lucia Bastianelli per il prezioso aiuto nella realizzazione dell’indagine”.

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Programma Nazionale di Oncologia Personalizzata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

La partnership rappresenta un importante passo in avanti per la realizzazione del progetto di ACC forse più avveniristico e visionario tra quelli annunciati dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, quello cioè di creare una banca dati nazionale in cui saranno centralizzati dati clinici e informazioni delle analisi omiche dei Pazienti degli IRCCS attualmente associati ad ACC (26 ospedali di ricerca). L’obiettivo, in futuro, è quello di renderla poi accessibile a tutte le strutture del SSN. Il CNAF, uno dei principali player pubblici di settore, metterà a disposizione la propria tecnologia per ospitare la piattaforma informatica di raccolta dati di ACC.«La diffusione di tecnologie come la genomica (analisi del DNA), la trascrittomica (analisi dell’RNA) e la radiomica (analisi computerizzata delle immagini radiologiche) – spiega il Presidente della Rete, professor Ruggero De Maria – impone decisioni terapeutiche basate su un’enorme quantità di dati che deve essere elaborata e integrata con altre informazioni cliniche tramite sofisticate analisi informatiche. Questa infrastruttura permetterà di analizzare le informazioni con maggiore rapidità e complessità che in passato, consentendo ai medici di individuare la miglior cura per ogni singolo Paziente».
«CNAF – dice il direttore Gaetano Maron – metterà a disposizione di ACC un’infrastruttura Cloud all’avanguardia basata su tecnologie in grado di gestire e condividere i big data di tipo sanitario in modo semplice, efficace e secondo le normative vigenti. Un servizio che sarà affiancato da un’attività di consulenza specializzata nella gestione e messa in sicurezza del software». CNAF fornirà alla Rete Oncologica tre sistemi: lo IaaS, basato su OpenStack, il Sync & Share per la condivisione dei dati ed un terzo di autenticazione e autorizzazione basato su INDIGO-IAM, compatibile con più diffusi standard (SAML, OpenID Connect and X.509) e in grado di integrarsi con le federazioni di identità esistenti (come ad esempio IDEM ed EDUGAIN).
«Il progetto – osserva il professor Pier Giuseppe Pelicci, coordinatore scientifico di ACC – renderà interoperabili (compatibili tra loro) i dati generati dai vari ospedali, consentendo quindi di acquisire ed analizzare dati clinico-scientifici di tutti i pazienti. Ciò creerà un sistema di generazione della conoscenza in continuo aggiornamento che si arricchirà con i dati di ogni nuovo Paziente e consentirà, per ogni nuovo Paziente, di utilizzare la conoscenza disponibile per l’ottimizzazione della sua diagnosi e del suo trattamento. Il valore di questa partnership, al di là dell’acquisizione di tecnologia informatica, sta nel fatto che abbiamo individuato un partner con competenze altissime, al quale interessa non solo trasferire ma anche fare ricerca. Il CNAF si associa in questo compito al Politecnico di Milano, che è parte integrale nel disegno della piattaforma informatica». Secondo Pelicci, inoltre, «capita molto spesso che quando le cose sono radicate nelle necessità vere la realtà supera le previsioni: negli IRCCS è depositata infatti, già oggi, una tale quantità di dati (istologici, radiologici e genomici) da suggerirci, probabilmente già in questa prima fase, un più ampio dimensionamento della piattaforma».All’accordo con INFN e Politecnico la Rete è giunta dopo aver realizzato una serie di azioni scientifico-tecnico-giuridiche indispensabili per la realizzazione del progetto: «ACC, infatti, negli ultimi tre anni, ha reso possibile negli IRCCS l’acquisizione di competenze e attrezzature per eseguire screening genomici – chiosa Pelicci – creando una comunità nazionale di esperti di bioinformatica e analisi dei dati genomici. ACC ha inoltre istituito una Commissione Nazionale, composta dai massimi esperti del settore, per definire le linee guida per la gestione dei dati genomici che consentiranno di rispettare la privacy dei Pazienti e, allo stesso tempo, di trarre beneficio dalla condivisione di tutti i dati della Rete».Sul fronte del computing, negli ultimi anni il CNAF ha svolto un profondo lavoro di revisione e adeguamento della sicurezza delle sue infrastrutture di calcolo e software al nuovo regolamento europeo per la protezione dei dati (GDPR) ed ai provvedimenti del garante per la protezione dei dati personali. «Questo lavoro – sottolinea Barbara Martelli, tecnologa del CNAF – ci ha portato nel 2017 ad ottenere la certificazione di conformità allo standard internazionale ISO/IEC 27001 nell’ambito della conservazione e dell’accesso ai dati biomedici e alla gestione degli applicativi di analisi dati finalizzati alla ricerca in campo biomedico e genomico. Un passo decisivo per collaborare con le comunità di ricercatori che lavorano su dati tutelati dal GDPR e in particolare su dati genomici».

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XXI Congresso nazionale di oncologia medica

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 ottobre 2019

Roma, 25 – 27 ottobre 2019 Marriott Park Hotel (Via Colonnello Tommaso Masala 54) si terrà il più importante appuntamento scientifico di aggiornamento e confronto che riunisce circa 3.000 specialisti per fare il punto sulla lotta ai tumori.
Si stima che, nel 2019, nel nostro Paese verranno diagnosticati 371mila nuovi casi di cancro. Per la prima volta le stime indicano un calo delle diagnosi e le possibilità di guarigione migliorano. Oggi infatti il 60% dei pazienti è vivo a 5 anni dalla diagnosi. Sono decisivi i passi in avanti sul fronte delle terapie, anche se molto resta ancora da fare nel campo della prevenzione. Come nei più importanti congressi internazionali, nelle conferenze stampa ufficiali, che si svolgeranno in sede congressuale, saranno trattati diversi temi:
venerdì 25 ottobre, 2 press briefing: dalle 12 alle 12.30 – dalle 12.30 alle 13
sabato 26 ottobre, 2 press briefing: dalle 12.30 alle 13 – dalle 13 alle 13.30
domenica 27 ottobre, 2 press briefing: dalle 11.30 alle 12 – dalle 12 alle 12.30

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Oncologia: media tutorial

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 ottobre 2019

Roma venerdì 11 ottobre, alle 10.45, Hotel NH Collection Roma Giustiniano, Via Virgilio, 1 E/F/G) è previsto un media tutorial con gli interventi dei proff. Paolo Ascierto (Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto “Pascale” di Napoli), Sergio Bracarda (Direttore Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni), Cesare Gridelli (Direttore Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Ospedale “Moscati” di Avellino) e Federico Cappuzzo (Direttore Unità Operativa di Oncologia di Ravenna e del Dipartimento di Oncoematologia di Ausl Romagna).

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Congreso de la Sociedad Europea de Oncología Médica

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 settembre 2019

Baxter International Inc., líder global en nutrición clínica, estará presente este año en el Congreso de la Sociedad Europea de Oncología Médica (ESMO) que se celebrará en Barcelona (España) del 27 de septiembre al 1 de octubre. Oncólogos de España, Francia e Italia hablarán de la importancia del inicio temprano de la terapia de nutrición clínica en pacientes con cáncer, durante el evento organizado por Baxter titulado “Terapia nutricional temprana y eficaz en pacientes con cáncer gastrointestinal (GI): una oportunidad para mejorar los resultados”.Aproximadamente el 50% de los pacientes oncológicos en Europa se ven afectados por la desnutrición. Mientras que la tasa de desnutrición es aún mayor en pacientes con cáncer GI (por ejemplo, páncreas, 67%; estómago y esófago, 60%), la evidencia sugiere que sólo el 23% de estos pacientes tienen desnutrición diagnosticada, debido a la falta de pruebas nutricionales adecuadas.4 Aproximadamente una cuarta parte de todos los pacientes con cáncer mueren debido a las consecuencias de la desnutrición, en lugar del cáncer en sí, pero la desnutrición relacionada con el cáncer no se diagnostica en muchos pacientes. 5 El apoyo nutricional y la nutrición clínica mejoran los resultados de los pacientes con cáncer, pero rara vez se integran en los cuidados del cáncer.El análisis de datos hospitalarios en vida real confirmó que el aumento de la frecuencia y duración de las estancias hospitalarias se asocia con el inicio tardío de la terapia nutricional en pacientes con cáncer de GI. 8,9. Además, el mal estado nutricional de los pacientes oncológicos es perjudicial para su bienestar, calidad de vida y capacidad funcional, lo que supone un aumento de los costes de su atención, más consumo de recursos sanitarios e incremento del gasto hospitalario.2
La nutrición parenteral (NP) es una terapia de soporte vital para adultos y niños cuando la nutrición oral y enteral está contraindicada (en forma de NP total) o es insuficiente (en forma de NP complementaria). Las pautas clínicas recomiendan el uso de NP en una amplia variedad de pacientes con insuficiencia intestinal, pacientes hospitalizados en estado crítico o sometidos a cirugía, y para pacientes con cáncer durante el tratamiento activo contra el cáncer.10 La nutrición parenteral tiene beneficios nutricionales, funcionales y clínicos; y datos publicados demuestran que el uso oportuno de NP conduce a ahorros de costes como resultado de una menor necesidad de ventilación mecánica11, y menos infecciones.12
Más del 50% de los oncólogos no monitorizan el estado nutricional o la pérdida de peso en sus pacientes, mientras que dos tercios de ellos no proporcionan orientación sobre cómo mejorar la ingesta nutricional. 14 Sin educación, pautas oncológicas y pruebas nutricionales obligatorias, los pacientes siguen siendo vulnerables a la desnutrición y sus consecuencias. Evaluar a los pacientes, que están en riesgo de desnutrición es clave para llevar a cabo pruebas nutricionales tempranas y regulares y así comenzar el apoyo nutricional a tiempo en lugar de considerarlo sólo como parte del apoyo al final de la vida.El año pasado, durante el evento Baxter de la ESMO celebrado en Munich, se presentaron los resultados de tres estudios observacionales retrospectivos en Francia, Alemania e Italia para mostrar prácticas reales, necesidades insatisfechas e impacto de la nutrición clínica en pacientes oncológicos y sobre los recursos sanitarios. Basándonos en estos logros y continuando con nuestro compromiso de apoyar a los pacientes con cáncer, este año Baxter también patrocinará el Simposio Satélite de la Sociedad Europea de Enfermería Oncológica (EONS) el 29 de septiembre en ESMO titulado “Gestión avanzada de síntomas: fatiga relacionada con el cáncer (CRF), manejo de la caquexia relacionada con el cáncer y las intervenciones nutricionales”.

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“L’oncologia italiana è sempre più all’avanguardia nel mondo”

Posted by fidest press agency su domenica, 7 luglio 2019

“Lo è anche grazie all’impegno e alla dedizione di molti giovani specialisti. L’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) conta ormai un 30% di iscritti con meno di 40 anni. Il loro contributo è fondamentale per tutte le nostre attività sia scientifiche che educazionali. E lo sarà sempre di più per combattere gli oltre 1.000 nuovi casi di cancro che ogni giorno vengono diagnosticati in Italia”. E’ quanto afferma la dott.ssa Stefania Gori, Presidente Nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar in occasione dell’apertura del 13° Congresso Nazionale AIOM Giovani. Fino a domani oltre 200 oncologi si riuniscono a Perugia per fare il punto sulle ultime novità emerse dalla ricerca medico-scientifica nazionale e internazionale. Un appuntamento fisso che rappresenta anche l’occasione per ascoltare le proposte e le istanze che arrivano dai membri più giovani della principale Società Scientifica dell’oncologia italiana. “Il congresso di Perugia è la più importante “palestra” per i giovani dell’AIOM – aggiunge Gori -. Grazie ai nostri convegni scientifici ogni anno avviamo centinaia di medici all’aggiornamento delle proprie conoscenze. Prestiamo grande attenzione alla comunicazione e quindi alla capacità di saper prontamente rispondere alle domande e ai bisogni dei pazienti. Vogliamo anche far comprendere la grande importanza dell’etica e di una assistenza sanitaria equa e accessibile per tutti”. Al congresso di Perugia ampio spazio è dedicato anche agli aspetti sociali e organizzativi della lotta al cancro in Italia. “In questi ultimi 15 anni abbiamo coltivato e seguito con grande attenzione e costanza una folta schiera di giovani medici – aggiunge la dott.ssa Gori -. Oggi rappresentano il vanto e l’orgoglio di AIOM e, proprio per loro, come Società Scientifica ci dobbiamo impegnare sempre di più per definire con maggiore chiarezza il ruolo dell’oncologo dell’oncologia medica all’interno di un sistema sanitario nazionale che si sta riorganizzando. Le istituzioni sanitarie devono seguire il nostro esempio e maggiormente valorizzare i giovani medici oncologi iniziando dall’aumento del numero di borse di studio elargite agli specializzandi. I tumori sono malattie già in forte aumento e destinate a crescere ulteriormente nei prossimi anni. Per riuscire a rispondere alle attuali sfide, e a quelle del futuro, dobbiamo avere a disposizione personale medico con un’adeguata preparazione”. “Come AIOM siamo infine convinti che la costituzione delle Reti Oncologiche Regionali, su tutto il territorio nazionale, potrà rappresentare una grande opportunità non solo per i pazienti ma anche per i nostri colleghi under 40 – conclude Gori -. Una maggiore condivisione di conoscenze e competenze, tra professionisti di diversi centri, può migliorare il livello di preparazione di tutti gli oncologi, soprattutto quelli più giovani. E’ però necessario che le Reti non rimangano sulla carta ma siano effettivamente realizzate e vadano rese quanto prima operative”.

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Tecnologia e oncologia medica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 maggio 2019

Si è appena concluso a Lecce il 23° Congresso Nazionale di CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri). Il congresso, di estrema rilevanza per l’oncologia italiana, ha messo al centro del dibattito l’importanza della tecnologia applicata alla scienza medica, in particolare all’oncologia. “La tecnologia sta cambiando le nostre vite, il nostro modo di lavorare e di pensare – afferma Mario Clerico, Past President CIPOMO – Non è immaginabile fare a meno della tecnologia che ci ha permesso di modificare la diagnosi e la prognosi di molte malattie. Il rischio da non sottovalutare è quello di allontanare sempre di più le persone. La centralità del paziente, in ogni caso, deve rimanere il fulcro del lavoro del medico e in particolare dell’oncologo”. Durante la tre giorni si sono succeduti numerosi illustri relatori che hanno affrontato alcuni degli aspetti della tecnologia legati al mondo medico: dalla comunicazione medico-paziente nell’era digitale fino ad arrivare alle sfide e alle opportunità della tecnologia al servizio dell’assistenza. Fabio Puglisi, Direttore dell’oncologia medica Istituto Nazionale Tumori di Aviano (PN), parlando della piattaforma Oncotwitting ha dichiarato che: “Oggi la maggior parte dei pazienti sono e-patient, ovvero persone attive nella scelta delle cure grazie al continuo utilizzo delle tecnologie. Siamo diventati un popolo di navigatori e non più di lettori”.Nel corso della giornata conclusiva del convegno, particolarmente interessante l’intervento di Luca Colombo, Country manager di Facebook Italia, che affrontando il tema della possibile coesistenza tra social media e medicina ha affermato: “La salute su internet e sui social sta assumendo sempre di più un ruolo preponderante. Per fare un esempio concreto – ha proseguito Colombo – In tema di oncologia su Facebook abbiamo 380 mila gruppi che trattano l’argomento tumori, 100 gruppi di supporto nascono ogni giorno nel mondo e tra i 20 temi maggiormente trattati, ben 5 sono legati alla salute.Nel corso del Congresso è stato consegnato il premio giornalistico CIPOMO a Vera Martinella, giornalista del Corriere della Sera, per la sua indiscussa professionalità e competenza e per la sua comprovata passione e chiarezza espositiva.

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Immuno-oncologia è un’arma efficace nel trattamento dei tumori

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

Roma, 7 maggio 2019, ore 11.30 Hotel Nazionale (Piazza Montecitorio 131, Sala Cristallo)
L’Immuno-oncologia è un’arma efficace nel trattamento dei tumori che si aggiunge alla chirurgia, alla radioterapia e alla chemioterapia. Negli ultimi dieci anni ha rivoluzionato la cura di neoplasie difficili da trattare, come il melanoma e il carcinoma del polmone in fase avanzata. E oggi è possibile parlare in alcuni casi di cronicizzazione della malattia. A differenza delle terapie tradizionali, le molecole immuno-oncologiche sfruttano le capacità naturali del sistema immunitario e lo rinforzano per combattere la malattia. Per approfondire le potenzialità offerte dall’immuno-oncologia e le nuove frontiere nella lotta al cancro, si terrà una conferenza stampa in cui interverranno Paolo Ascierto (Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Fondazione “G. Pascale” di Napoli), Michele Maio (Direttore della Cattedra di Oncologia dell’Università di Siena e del Centro di Immuno-Oncologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese), Emma Charles (General Manager Bristol-Myers Squibb Italia), Cosimo Paga (Executive Country Medical Director, Bristol-Myers Squibb Italia) e Monica Forchetta (Presidente Associazione Pazienti Italia Melanoma).

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Medicina personalizzata in oncologia

Posted by fidest press agency su sabato, 6 aprile 2019

Una convergenza senza precedenti di conoscenze mediche, tecnologia e data science sta rivoluzionando il percorso terapeutico dei pazienti oncologici. Fino ad oggi l’oncologia, dalla pratica clinica agli aspetti socio-sanitari, si è basata sul modello istologico, quindi sulla valutazione della terapia in base alla sede primaria del tumore e sulla tipizzazione istologica. Oggi invece è possibile, proprio grazie all’innovazione tecnologica e diagnostica, identificare le caratteristiche molecolari della malattia, indipendentemente dalla sua localizzazione, aprendo di fatto a una nuova fase in oncologia, che gli esperti definiscono modello mutazionale. Questo nuovo modello introduce un paradigma profondamente diverso, che necessita di un adeguamento anche dal punto di vista della governance sanitaria per diventare sempre più concreto. È questo quanto emerge del documento di consenso “Il nuovo modello mutazionale in oncologia: cosa cambia nella pratica clinica e assistenziale, nella ricerca e nelle procedure regolatorie”. Il volume, edito dal Pensiero Scientifico Editore con il supporto incondizionato di Roche, raccoglie le raccomandazioni condivise da esperti di rilievo a livello nazionale per la corretta gestione del modello mutazionale nella ricerca, nella pratica clinica e assistenziale e negli aspetti regolatori.Il documento è stato redatto dal Dottor Nello Martini, Fondazione Ricerca e Salute, insieme al Prof. Paolo Marchetti, Oncologia Medica B Università La Sapienza e Oncologia Ospedale Sant’Andrea di Roma, al Prof. Antonio Marchetti, Anatomia Patologica dell’Università di Chieti, al Prof. Giuseppe Curigliano, Istituto Europeo Oncologico di Milano, al Prof. Giancarlo Pruneri, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano, al Dott. Nicola Normanno, Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, dal Prof. Claudio Jommi, GERGAS SDA Bocconi di Milano, e da Antonella Pedrini, Fondazione Ricerca e Salute, ed è stato condiviso con un panel di esperti, rappresentanti delle reti oncologiche regionali, società scientifiche e associazioni pazienti e delle istituzioni.

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 aprile 2019

Roma, 2 aprile 2019 – ore 11 Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani (Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29) Negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, 2 milioni e 250mila nel 2006, circa 3 milioni e 370mila nel 2018. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia con una buona qualità di vita. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti. Per fare il punto sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese, l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale martedì 2 aprile a Roma alle 11 al Senato (Palazzo Giustiniani, Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29), a cui parteciperanno, fra gli altri, Pierpaolo Sileri (Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato), Stefania Gori (Presidente Nazionale AIOM), Giordano Beretta (Presidente Eletto AIOM), Roberto Bordonaro (Segretario Nazionale AIOM), Fabrizio Nicolis (Presidente Fondazione AIOM) e Alessandro Ghirardini (Coordinatore RNTR AGENAS). Sono stati invitati il Ministro della Salute on. Giulia Grillo, il Direttore Generale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) Luca Li Bassi, e il Commissario ISS (Istituto Superiore di Sanità) Silvio Brusaferro.

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Oncologia: Il cancro e la malnutrizione

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 febbraio 2019

Altro che Campania felix, la regione del Vesuvio non scoppia di salute, al contrario: i campani vivono in media 4 anni meno dei toscani e muoiono più spesso di tumore (10,7 ogni 10mila abitanti) contro il 9,0 ogni 10 mila della media nazionale nella fascia di età tra i 20 e i 64 anni.Alla mortalità per cancro contribuisce anche la malnutrizione, intesa come perdita di peso si, di massa grassa, ma soprattutto della preziosa massa muscolare. Un fenomeno che solo negli ultimi anni è stato valutato nella sua gravità tanto da essere definita una vera malattia concomitante e una conseguenza diretta della maggior parte dei tumori. Il Convegno Nutrients beyond Nutrition (Nutrienti oltre la nutrizione) giunto alla sua settima edizione e previsto per il prossimo 1 febbraio all’Hotel Parker vedrà riuniti importanti esperti italiani ed europei schierati per scambiarsi conoscenze e strategie terapeutiche su quello che viene considerato un vero e proprio killer. “La malnutrizione nei pazienti oncologici ha una prevalenza stimata in un range variabile tra il 15 e l’80% a seconda degli studi” sottolinea il Professor Maurizio Muscaritoli, Coordinatore Scientifico del Convegno e Presidente SINuC (Società di Nutrizione Clinica e Metabolismo) “eppure la perdita di peso nei malati viene considerato ‘normale’ anche dai medici che ancora non hanno percorsi di valutazione del rischio malnutrizione o specialisti in nutrizione clinica nei reparti. La perdita di massa muscolare è un convitato di pietra che se ignorato ha pesanti conseguenze: in alcuni casi è una controindicazione all’intervento chirurgico, determina fatigue, alterazioni metaboliche, complicazioni, perdita delle funzioni dei vari organi. Dobbiamo pensare ai muscoli come ai mattoni che formano tutto il nostro organismo: in presenza di un soggetto malnutrito è spesso necessario ridurre la dose di farmaci e modificare il programma di radioterapia sino ad interrompere le cure. Un paziente malnutrito avrà maggiori effetti collaterali, subirà una maggiore tossicità e un organismo debole risponde meno alle terapie”. Basterebbe una valutazione sin dalle prime fasi di malattia e un programma di intervento per evitare questi rischi: sappiamo che il tumore ha un metabolismo accelerato, consuma energie per alimentarsi e produce mediatori infiammatori che determinano la perdita di grasso e soprattutto di proteine. “Eppure la nutrizione clinica ha strumenti efficaci per affrontare e contrastare il problema: da una nutrizione a base di cibi semiliquidi e alimenti a fini medici speciali iperproteici, ma anche l’applicazione di un sondino naso-gastrico (per brevi periodi) al fine di aggirare i problemi di anoressia, deglutizione e disfagia che rendono difficile raggiungere l’apporto di nutrienti necessari” spiega il Professor Franco Contaldo Professore ordinario Medicina Interna, Università Federico II Napoli anticipando il tema della sua relazione “mentre la nutrizione enterale, tramite un sondino collegato all’addome è indicato per periodi più lunghi. Si tratta, va ricordato, di misure temporanee, utili a permettere al paziente si ottenere il migliore risultato possibile”.

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Oncologia: le cure su misura

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 novembre 2018

L’oncologia di precisione è in grado di migliorare le percentuali di sopravvivenza nella fase metastatica della malattia, fino a raddoppiarle. Notevoli anche i risparmi, grazie all’utilizzo delle terapie mirate solo nei pazienti che ne possono beneficiare, evitando inutili tossicità e i ricoveri in ospedale. Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Oncotarget nel 2018, condotto da ricercatori dell’Università di Stanford. La sopravvivenza mediana dei pazienti trattati con l’oncologia di precisione è stata di 51,7 settimane rispetto a 25,8 settimane dei pazienti che hanno seguito la chemioterapia standard (o la migliore terapia di supporto). Netta anche la differenza nei costi. Ogni settimana di trattamento con l’oncologia di precisione ha comportato un esborso di 2.720 dollari, rispetto a 3.453 con le cure tradizionali. L’approccio che sta rivoluzionando il trattamento del cancro è al centro del XX Congresso Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) in corso a Roma. “Devono essere istituiti quanto prima i Molecular Tumor Board, cioè team multidisciplinari che possano garantire l’integrazione e il confronto tra le diverse figure professionali coinvolte (oncologo, biologo molecolare, genetista, anatomo-patologo e farmacologo) che, grazie alla loro esperienza, permettano una corretta interpretazione dei dati genetici e molecolari e la scelta della strategia terapeutica adeguata – spiega Stefania Gori, Presidente nazionale AIOM e Direttore dipartimento oncologico, IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria-Negrar -. L’istituzione di un Molecular Tumor Board è il primo passo per garantire al paziente questa multidisciplinarietà e l’accesso ai trattamenti personalizzati. Il concetto di oncologia di precisione prevede che specifiche alterazioni di una sequenza genica diventino l’obiettivo di un trattamento individualizzato. Alla base della precisa selezione del paziente in relazione alle caratteristiche molecolari della neoplasia, vi è il potenziale beneficio clinico maggiore e per un tempo più lungo, rispetto al trattamento con la classica chemioterapia. Si passa, così, dall’approccio tradizionale che prevedeva la classificazione del tumore sulla base dell’organo da cui prende origine e del tipo istologico, a quella basata sul profilo molecolare”. Nello studio pubblicato su Oncotarget, è stata realizzata anche un’analisi separata dei costi relativi a 1.814 pazienti in fase terminale per verificarne l’andamento negli ultimi 3 mesi di vita. A ulteriore conferma dei risparmi ottenibili con le terapie mirate, nelle 93 persone trattate con queste armi si è osservata una spesa inferiore del 6,9% rispetto alla chemioterapia. In questo lavoro, i pazienti sono stati selezionati effettuando una profilazione dei geni grazie a una nuova tecnologia, la next generation sequencing (NGS). “I progressi nel campo della genomica sono resi possibili dal recente sviluppo di nuove piattaforme che consentono di effettuare il sequenziamento di un più ampio numero di geni rispetto ai metodi precedenti, con tempi ridotti per l’analisi e un aumento della sensibilità, con lo scopo di identificare le mutazioni corrispondenti a specifici bersagli molecolari su cui scegliere i farmaci mirati – afferma Antonio Marchetti, ordinario di anatomia patologica e Direttore del Centro di Medicina Molecolare Predittiva dell’Università di Chieti.
“Il nuovo approccio diagnostico-terapeutico alle neoplasie, che integra criteri clinico-patologici con le analisi molecolari, si riflette anche nella conduzione delle sperimentazioni cliniche – conclude la Presidente Gori -. La classificazione basata sul profilo molecolare causa una segmentazione delle neoplasie in numerosi sottotipi molecolari, nei quali rientrano sottogruppi di pazienti poco numerosi. Sono stati, pertanto, sviluppati nuovi disegni di studi clinici (i cosiddetti basket trial e umbrella trial), in cui i pazienti vengono reclutati sulla base delle caratteristiche genetiche e molecolari della neoplasia, con lo scopo di somministrare un trattamento solo ai malati potenzialmente più responsivi, riducendo l’utilizzo di farmaci inefficaci e comunque tossici, nonché i tempi di sviluppo delle nuove terapie e i costi associati”.

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Ricerca in oncologia, Fda: meno placebo, studi più efficienti

Posted by fidest press agency su martedì, 4 settembre 2018

In futuro l’uso del placebo in studi clinici oncologici potrebbe venire limitato a circostanze particolari. Questo quanto evidenziato da un documento della Food and drug admnistration rivolto alle aziende e per ora pubblicato come bozza, aperta a ricevere commenti e osservazioni.
Nel documento di linee guida proposte dall’ente di controllo statunitense viene raccomandato che gli studi clinici controllati randomizzati per il trattamento di neoplasie ematologiche e malattie oncologiche abbiano un disegno controllato con placebo solo in casi selezionati.
Nel caso in cui l’azienda volesse ugualmente inserire l’utilizzo di un gruppo di controllo placebo, la Fda richiede che sia inserito un razionale per la progettazione dello studio, e una descrizione dettagliata nel protocollo e nel piano di analisi statistica, della proposta per lo studio in cieco e in aperto.Le motivazioni della Fda sono di natura etica e anche pratica. Nel caso degli antitumorali, infatti, uno studio in doppio-cieco potrebbe creare problemi al malato: per esempio, far confondere i sintomi della malattia con gli effetti collaterali del farmaco. Per esempio – si legge nel documento Fda – «in uno studio di immunoterapia in cieco, un paziente incluso nel gruppo di controllo che sviluppa eventi avversi può ricevere trattamenti non necessari per la gestione di eventi avversi attribuiti erroneamente al farmaco sperimentale».A commento del documento, sul sito Fda, Scott Gottlieb, medico e commissario dell’Agenzia, precisa che «gli studi clinici prospetticamente randomizzati, controllati con placebo, sono spesso lo strumento più potente che abbiamo per rispondere a domande fondamentali sulla sicurezza e l’efficacia di nuovi prodotti medici. Ma è necessaria una maggiore efficienza, dal momento che gli studi clinici stanno diventando più costosi e complessi da amministrare. Inoltre, molti dei nuovi prodotti che ci viene chiesto di valutare non sono facilmente valutati utilizzando questi approcci tradizionali. Allo stesso tempo, nuove tecnologie e nuove fonti di dati e analisi rendono possibili approcci migliori». (Chiara Romeo – fonte farmacista33)

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Malnutrizione in oncologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 luglio 2018

Nonostante la sua elevata frequenza e le due pesanti conseguenze, la malnutrizione nel malato oncologico è ancora un problema largamente sottovalutato, non riconosciuto e molto raramente trattato in maniera adeguata.Per questo motivo si è svolto alla Camera dei Deputati l’incontro che ha visto seduti allo stesso tavolo clinici, pazienti e rappresentanti delle istituzioni per valutare le azioni necessarie per assegnare alla terapia nutrizionale il suo ruolo decisivo: migliorare l’outcome dei pazienti oncologici e scongiurare decessi evitabili.“Sono necessari modelli organizzativi capaci di assicurare ai pazienti interventi nutrizionali adeguati, tempestivi, efficaci e sicuri. I dati continuamente forniti dalla letteratura scientifica rendono questo intervento inderogabile. Il problema della malnutrizione infatti è indifferibile perché determina decessi evitabili con corrette strategie mediche.
In Italia manca una legge nazionale che regolamenti e garantisca l’accesso uniforme ai trattamenti di nutrizione clinica ed artificiale domiciliare sia nel periodo delle cure attive che in quello delle cure palliative. “Appare quindi opportuno valutare e prevedere l’inserimento dello screening nutrizionale e del trattamento della malnutrizione anche, ma non solo, all’interno di PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali) delle diverse patologie” sottolinea il professor Maurizio Muscaritoli, Professore Ordinario di Medicina Interna alla Sapienza di Roma e Presidente SINUC – Società Italiana di Nutrizione Clinica e Metabolismo. Lo studio PreMiO (Prevalence of Malnutrition in Oncology) ha dimostrato che la perdita di peso è presente già al momento della prima visita oncologica. Dei quasi 2000 pazienti arruolati, il 51% presentava un deficit nutrizionale e il 64% dei soggetti valutati aveva perso da 1 a 10 kg nei sei mesi precedenti. La malnutrizione è determinata sia da un aumento del metabolismo da parte delle cellule tumorali che consumano le riserve energetiche, che dalla diminuzione dell’appetito, la capacità di percepire i sapori, di deglutire, dalla nausea e da un malassorbimento diffuso dei nutrienti.La malnutrizione in Oncologia rappresenta ancora un bisogno non riconosciuto, causa d’inaccettabili disparità nelle cure.“Chiediamo alla politica che intervenga affinchè le cure nutrizionali entrino a far parte della buona pratica clinica, anche con la eventuale previsione di sanzioni per chi non garantisce ai malati cure adeguate, in analogia a quanto fatto in passato con la legge 38 che garantisce l’accesso alle terapie del dolore”, prosegue il professor Muscaritoli, “Servono anche strumenti di governance che possano ovviare alla cronica assenza di medici nutrizionisti e dietisti in tutte le aziende sanitarie, ed in particolare dove vengono trattati i pazienti oncologici, a cui si dovrebbe aggiungere la costituzione di reti regionali che prevedano un’interazione stretta con territorio, medici di medicina generale e ospedale”.A illustrare i pilastri e gli obiettivi delle Linee d’indirizzo sui percorsi nutrizionali nei pazienti oncologici siglate dal Ministero della Salute in Conferenza Stato Regioni a dicembre 2017, è stato chiamato il dottor Giuseppe Ruocco, Segretario Generale del Ministero della Salute, che ha evidenziato come “il documento valorizzi diversi aspetti: dall’utilizzo di Screening nutrizionale e bisogni specifici in ambito nutrizione alla diagnosi, durante il percorso terapeutico, al follow-up; la proposta di un Modello per la risposta organizzativa attraverso un percorso integrato che coinvolga Ospedale, Day Surgery e Reti territoriali, promuova una Continuità assistenziale attraverso MMG – Medici di Medicina Generale e PLS – Pediatri di Libera Scelta fino alla definizione di Assistenza domiciliare e Nutrizione artificiale; ed infine, percorsi di formazione ed informazione agli operatori sanitari. Un corretto e consapevole impiego delle conoscenze relative agli adeguati screening nutrizionali e agli approcci di nutrizione clinica integrata, illustrati nelle Linee di indirizzo, potrà avere una ricaduta positiva, contribuendo ad un favorevole impatto sugli esiti, sulla qualità di vita di questi pazienti e sulla spesa sanitaria”.“La malnutrizione è in grado di condizionare negativamente l’efficacia delle terapie chirurgiche e di quelle mediche, in Oncologia (e non solo). Prevenire la progressione della perdita di peso riduce la tossicità dei farmaci, migliora la sensibilità delle cellule a ricevere i trattamenti, diminuisce la frequenza e la durata dei ricoveri e le complicanze post operatorie” spiega il professor Paolo Marchetti, Ordinario di Oncologia Medica alla Sapienza di Roma
Il cancro può determinare uno stato d’infiammazione e una accelerazione del metabolismo. L’intensa risposta infiammatoria porta a perdita di peso, di appetito, di massa muscolare, un deperimento generalizzato chiamato cachessia. “A cio’ si aggiungono alterazioni metaboliche e uno stato infiammatorio generalizzato” ha sottolineato il dr. Giuseppe Aprile, Direttore del Polo Oncologico di Vicenza e Consigliere Nazionale AIOM – Associazione Italiana Oncologia Medica. “La sindrome cachettica, che colpisce circa la metà dei pazienti oncologici con malattia avanzata, determina possibile perdita di efficacia delle cure antitumorali, aumento degli effetti collaterali e impatta negativamente sulla qualità della vita dei malati”.Ricevere un corretto trattamento nutrizionale dovrebbe essere considerato un diritto erogato da personale competente in nutrizione clinica che fornisca anche informazioni corrette, comprensibili e basate sulle evidenze scientifiche. E’ questa la posizione di Cittadinanzattiva – Tribunale del malato espressa dal suo coordinatore nazionale Tonino Aceti: “la malnutrizione deve essere individuata precocemente, trattata tempestivamente e non deve concorrere ad aumentare le già insopportabili disuguaglianze che caratterizzano il nostro Servizio Sanitario Pubblico. È utile una sua misurazione e valutazione sin dalla presa in carico sino al follow up. È necessario inserire le terapie nutrizionali nel contesto delle cure simultanee e informare i pazienti sui suoi benefici. È inoltre molto importante sensibilizzare anche gli operatori sanitari (medici e infermieri) al tema della malnutrizione prevedendo programmi di formazione ad hoc”. “La nutrizione è un’emergenza per i malati oncologici e di malnutrizione si può morire. Le associazioni di pazienti come la nostra – conclude Claudia Santangelo, presidente dell’Associazione Vivere senza Stomaco – confidano nella reale applicazione delle Linee d’indirizzo siglate il 15 dicembre 2017 con l’accordo Stato Regioni. Grazie agli estensori del documento e al professor Maurizio Muscaritoli che si sono adoperati per far sì che la nutrizione nei pazienti oncologici sia una buona nutrizione e non una malnutrizione”.

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Alberto Lapini è il nuovo Presidente Nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

L’elezione è avvenuta ieri durante il XXVIII Congresso Nazionale della Società Scientifica che si chiude oggi a Milano e che vede la partecipazione di oltre 600 specialisti da tutto il nostro Paese. Classe 1957, nato a Firenze il dott. Lapini è Responsabile e Coordinatore della Prostate Cancer Unit dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze. Dal 2015 al 2018 è stato Presidente Incoming della SIUrO e subentra al prof. Riccardo Valdagni. “Per i prossimi tre anni avrò l’onore di presiedere la Società a cui sono iscritto da oltre 20 anni e sono grato, a tutti i miei colleghi, per la fiducia che hanno riposto nei miei confronti – afferma il Neo Presidente Alberto Lapini -. I punti sui quali vogliamo lavorare, già a partire dai prossimi giorni, sono: formazione, valorizzazione dei giovani e innovazione nella ricerca medico-scientifica. Come prima cosa è necessario implementare le varie attività formative che promuoviamo da diversi anni. Recentemente abbiamo istituito, proprio per questo scopo all’interno di SIUrO, una Academy che deve coordinare i progetti già attivi e avviarne di nuovi su tutto il territorio nazionale. Punteremo poi sui giovani iscritti che nella nostra Società Scientifica hanno un proprio gruppo autogestito. Attraverso una più stretta collaborazione con questa struttura vogliamo maggiormente valorizzare le loro idee, competenze e proposte per poter così avviare un profondo ricambio generazionale dei vertici istituzionali dell’uro-oncologia italiana. L’ultimo aspetto sul quale bisogna intervenire riguarda l’innovazione. Un obiettivo prioritario da raggiungere è l’avvio di nuovi data base nazionali condivisi o trial clinici sulla sorveglianza attiva non solo per il tumore della prostata ma anche per altre neoplasie. Lanceremo inoltre, sempre all’interno di SIUrO, nuovi progetti di ricerca sulle terapie alternative alla cistectomia”. “Infine – conclude il dott. Lapini – vogliamo promuovere campagne educazionali a livello nazionale dedicate alla popolazione. Queste avranno al centro la corretta informazione sulla prevenzione, diagnosi e le cure dei sempre più diffusi tumori uro-genitali. E’ infatti compito di una moderna Società Scientifica superare i confini del confronto tra gli specialisti ed aprirsi anche a cittadini, pazienti e caregiver”. Il dott. Lapini avrà al suo fianco, nei rinnovati vertici della SIUrO: Giaro Conti (Segretario e Tesoriere) e Renzo Colombo (Vice Presidente). Sono stati eletti nel direttivo nazionale: Sergio Bracarda, Orazio Caffo, Rolando Maria D’Angelillo, Luigi Filippo Da Pozzo, Andrea Benedetto Galosi, Carlo Patriarca, Alessandro Volpe, Vittorio Vavassori e Nadia Zaffaroni. Fanno parte del comitato scientifico eletto: Vincenzo Altieri e Enrico Bollito.

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Antonelli alla guida dell’Oncologia di Novartis in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Milano. Novartis annuncia la nomina di Pierluigi Antonelli nel ruolo di Head of Oncology Region Europe (ORE) di Novartis, con l’obiettivo di favorire ulteriormente lo sviluppo e la crescita dell’azienda in quest’area. Dal 2015 Antonelli ha ricoperto il ruolo di Head of Western Europe in Sandoz, attiva nella produzione di farmaci equivalenti e biosimilari e, con il suo impegno, ha contribuito a rendere l’azienda leader di settore in Europa.“Sono onorato di assumere questo ruolo e affrontare nuove e stimolanti sfide nell’ambito dell’oncologia, attraverso lo sviluppo e l’accesso a terapie innovative in grado di migliorare in modo tangibile la vita delle persone. – ha dichiarato Pierluigi Antonelli – Novartis Oncology, azienda leader nell’area oncologica, è una realtà solida con una lunga storia alle spalle e una pipeline di grandissimo valore, incentrata sulla ricerca scientifica. Sono quindi lieto di poter mettere a disposizione la mia esperienza con l’obiettivo di continuare a perseguire sempre nuove opportunità di cura per i pazienti.” Pierluigi Antonelli è un professionista riconosciuto a livello internazionale: dopo studi economici e una strutturata esperienza in consulenza presso McKinsey, ha maturato 15 anni di esperienza nel settore farmaceutico rivestendo diversi incarichi per Bristol-Myers Squibb in Italia, Stati Uniti, Portogallo, Francia e Svizzera, ricoprendo da ultimo il ruolo di Senior Vice President e Managing Director per Msd Italia e Fertility Lead per la regione Europa e Canada. È stato inoltre membro del Comitato di Presidenza di Farmindustria in Italia e ha rivestito la carica di chairman per l’associazione IAPG (Italian American Pharmaceutical Group).
Novartis fornisce innovative soluzioni terapeutiche in grado di far fronte alle esigenze, in continua evoluzione, dei pazienti e della società. Con sede a Basilea, in Svizzera, Novartis offre un portafoglio diversificato per meglio rispondere a queste esigenze: farmaci ad alto contenuto di innovazione, farmaci generici e biosimilari a costi competitivi e prodotti per la cura dell’occhio. Novartis detiene una leadership globale in ognuna di queste aree. Nel 2017, le attività del Gruppo hanno registrato un fatturato di 49,1 miliardi di dollari, mentre circa 9 miliardi di dollari sono stati investiti in Ricerca & Sviluppo. Le società del Gruppo Novartis contano circa 122.000 collaboratori. I prodotti Novartis sono disponibili in 155 Paesi del mondo. Ulteriori informazioni nei siti http://www.novartis.it e http://www.novartis.com.

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La malattia rende (più) cattivi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Roma Giovedì 12 Aprile 2018 – Ore 16.30 – Oratorio Arciconfraternita S. Caterina – Via Monserrato 111. In particolare, in Oncologia, la scoperta di aver contratto la malattia condiziona in negativo le relazioni interpersonali tra il paziente e il suo mondo di riferimento: familiare, lavorativo, affettivo? Quanto una malattia incide sui sentimenti, quanta “cattiveria” aggiunge in un normale rapporto di vita quotidiana con le cose e le persone con le quali si convive? E ancora: tali comportamenti che perseguono, senza motivazioni apparenti e oggettive, “il male degli altri” – una sorta di “salvazione” attraverso il dolore altrui – quanto alla fine interferiscono con il buon andamento delle terapie, con la speranza della guarigione, nei rapporti con chi si prende cura della malattia e della persona, dentro e fuori gli ospedali? E se la “cattiveria”, intesa come piacere della sofferenza altrui senza un apparente vantaggio personale, è pre-esistente al male? E se si impadronisce, per effetto riflesso, di soggetti che hanno relazione con il paziente? Insomma: “quando il male rende cattivi” e la cattiveria diventa un ostacolo sconosciuto e pericoloso nei percorsi di cura, che si deve fare?… L’obiettivo della tavola rotonda è un’occasione di approfondimento realmente transdisciplinare sul fenomeno della “cattiveria” nei pazienti complessi, come quelli oncologici. Il tema appare stimolante, anche se insidioso, per le ripercussioni cliniche che potrebbe avere. Emergono i richiami culturali e le moltissime differenze, con comportamenti o sentimenti presenti nelle diverse fasi della malattia oncologica come rabbia, malvagità, aggressività. Diversamente da queste, il tema della cattiveria è affrontato raramente in Medicina e ancor meno in Oncologia, sebbene la sua carica di negatività ostacoli la cura e interagisca pesantemente con il benessere del paziente. “Pianeta Medicina & Salute” di maggio ospiterà un ampio servizio.

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Al Regina Elena 1° Workshop internazionale di esperti in oncologia sperimentale e clinica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2018

Roma. 22 e 23 Marzo 2018 Centro Congressi Multimediale IFO all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena. Il 1° Workshop Internazionale “Tumor evolution and heterogeneity of the cancer genome: challenges and opportunities for precision medicine” riunisce alcuni tra i massimi esperti internazionali nell’ambito della oncologia sperimentale e clinica. Obiettivo del workshop è individuare le nuove opportunità terapeutiche emerse grazie agli studi di genomica tumorale e discutere delle sfide che l’eterogeneità tumorale lancia ai nuovi paradigmi della medicina oncologica di precisione.Aprono i lavori Francesco Ripa di Meana, Direttore Generale degli IFO e Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico IRE.
Intervengono tra gli altri: Alberto Bardelli, massimo esperto mondiale nel campo della biopsia liquida, direttore del Laboratorio di Oncologia Molecolare dell’Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo (Torino); Giulio F. Draetta, del Department of Genomic Medicine, MD Anderson Cancer Center, (Houston, USA), Luisa Lanfrancone direttore dell’Unità di ricerca Target identification and validation dell’Istituto Europeo di Oncologia (Milano), Pier Giuseppe Pelicci del Dipartimento Experimental Oncology, dell’IEO. Chiude il workshop Ruggero De Maria, Presidente di Alleanza Contro il Cancro.

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Tumori: Oncologia di precisione arma vincente

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

tumore metastatico2Negli anni Settanta solo poco più del 30% delle persone colpite riusciva a sconfiggere il cancro, negli anni Novanta questa percentuale arrivava al 47%, oggi 6 persone su dieci sopravvivono al cancro e, quando non si arriva a guarigione, in molti casi è possibile convivere a lungo termine con la malattia con una buona qualità di vita. Il merito va attribuito ai progressi nella diagnosi precoce, alle campagne di prevenzione e all’innovazione nella ricerca contro i tumori. Proprio l’oncologia rappresenta l’area terapeutica in cui si concentrano maggiormente gli sforzi della ricerca farmaceutica: basti pensare che su oltre 7.000 molecole in sviluppo clinico, più di 1.800 appartengono all’area oncologica. “Alle sfide ed opportunità nel mercato farmaceutico nel prossimo triennio” è dedicato il convegno che svolge oggi a Torino. “La nuova frontiera nel trattamento del cancro è rappresentata dall’oncologia di precisione – spiega il prof. Giorgio Scagliotti, Direttore Oncologia Medica all’Università di Torino –. La prima ‘ondata’ è stata costituita dalle terapie a bersaglio molecolare che hanno cambiato l’aspettativa di vita in diverse neoplasie solide e in un considerevole numero di quelle ematologiche, ma che hanno anche mostrato limiti in termini di acquisizione di resistenza. Ad esempio nel tumore del polmone questi trattamenti riescono a controllare la malattia per un lungo periodo di tempo, però sono efficaci solo nei pazienti che presentano specifiche mutazioni genetiche: sono una minoranza, pari a circa il 15%, soprattutto non fumatori. La seconda ‘ondata’ dell’oncologia di precisione ha preso forma con l’immunoterapia che progressivamente ha dimostrato efficacia in diversi tipi di tumori solidi, a partire dal melanoma fino alle neoplasie del rene e del polmone, con importanti prospettive anche in quelle della vescica, del distretto testa collo, del fegato e del colon-retto. Il concetto di medicina di precisione dovrebbe essere applicato in modo ampio a qualsiasi tipo di approccio sistemico nella terapia dei tumori solidi. Queste innovazioni implicano costi sociali rilevanti e impongono con forza il tema della sostenibilità, nell’ambito di un servizio sanitario universalistico come il nostro che offre ogni attività diagnostica e terapeutica a titolo gratuito”. Da un lato vanno considerati i costi legati allo sviluppo di una nuova molecola, che oggi sono pari a più di 2,5 miliardi di dollari, cresciuti più di 13 volte negli ultimi 40 anni (sono soprattutto le fasi di sviluppo clinico ad assorbire più del 50% dell’intero costo di sviluppo del farmaco). Dall’altro vi sono i costi sociali: nel 2015 le uscite associate ai tumori in Italia sono state pari a 18,9 miliardi di euro, di cui il 57% rappresentato da costi diretti (che includono la spesa per assistenza primaria, ambulatoriale, ospedaliera, il pronto soccorso, il follow up e i farmaci) e il restante 43% da ricondurre a perdite di produttività (legate alla mortalità, disabilità e pensionamento anticipato). Non solo. I pazienti oncologici italiani attendono in media 806 giorni, cioè 2,2 anni, per accedere a un farmaco anti-cancro innovativo. È il tempo che trascorre fra il deposito del dossier di autorizzazione e valutazione presso l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e l’effettiva disponibilità di una nuova terapia nella prima Regione italiana. Un termine che può dilatarsi fino a tre anni (1.074 giorni) se si considera l’ultima Regione in cui il farmaco viene messo a disposizione. “La sfida è individuare il giusto equilibrio fra immediata disponibilità delle terapie anti-cancro innovative e sostenibilità del sistema sanitario – sottolinea il prof. Scagliotti -. Va affrontato il grave problema dei tempi di accesso a questi trattamenti nelle diverse regioni del nostro Paese. Il ridimensionamento dei prontuari terapeutici regionali potrebbe essere la via da seguire, perché l’inserimento delle nuove terapie in questi elenchi implica inevitabili e inutili tempi di attesa a danno dei pazienti. L’aumento del Fondo sanitario nazionale per garantire la sostenibilità è una ‘soluzione tampone’ che non può essere applicata a lungo termine. Va creato un tavolo di lavoro che includa i diversi attori coinvolti: agenzia regolatoria, industria, società scientifiche, accademia e pazienti. L’obiettivo è ridefinire il concetto di innovazione: non può essere considerato innovativo un farmaco reso disponibile 3 o 4 anni dopo la prima terapia commercializzata in quella specifica classe terapeutica. Bisogna ragionare in termini di costo e di efficacia delle terapie. Vanno fissate regole nuove rispetto a 10 anni fa”.

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Il futuro dell’oncologia e la sostenibilità del SSN

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 gennaio 2018

comoNegli ultimi trent’anni il Servizio Sanitario Nazionale ha assicurato a generazioni di italiani servizi di buon livello e accessibili a tutti e oggi si trova ad operare in un contesto diverso rispetto al passato a causa di fattori tecnici, economici ed etici. Il progresso tecnico, insieme ai trend demografici, contribuisce ad allungare la vita media aumentando la domanda di prestazioni sanitarie. I vincoli e i limiti di natura economica hanno un peso sempre maggiore nei processi decisionali. Per fronteggiare queste sfide, il Sistema Sanitario Italiano dovrà sapersi muovere sotto diversi aspetti: continuare a migliorare la prevenzione delle malattie e l’efficienza delle strutture sanitarie, ridurre le disparità tra le prestazioni, definire una politica sanitaria nazionale integrata con le priorità industriali del Paese e semplificare la burocrazia.
Dopo il grande successo della scorsa edizione, tenutasi a Ferrara, anche quest’anno Motore Sanità ha promosso ed organizzato la seconda Winter School 2018, a Como. Le tre giornate, 25,26,26 Gennaio, hanno coinvolto Direttori Regionali e Generali, Senatori e Deputati, Presidenti di enti sia pubblici che privati, rappresentanti di Centri di ricerca e dell’Università, oncologi di livello internazionale, associazioni di categoria, aziende del settore farmaceutico e della salute.
Come si dovrebbero ulteriormente attrezzare le regioni, quale il confine tra politica e tecnocrazia, e quali competenze debbano appartenere al governo centrale per favorire un’omogeneizzazione dell’offerta a livello nazionale, e se la Conferenza Stato-Regioni continui ad essere il collante tra le due realtà: questi sono gli interrogativi posti alla Winter School 2018.
Con il fallimento del referendum sulla modifica della Costituzione e l’approvazione dei temi referendari autonomistici del Veneto e della Lombardia, che si aggiungono alle richieste dell’Emilia-Romagna per un decentramento di competenze attualmente centralizzate, il tema del regionalismo e di una maggiore autonomia gestionale regionale, già importante per ciò che concerne la sanità, diventa insieme al finanziamento del SSN il tema principale degli ultimi mesi.
1. Temi di discussione sono stati le ‘reti delle patologie’ e le difformità regionali con riferimento alle malattie rare, infettive-croniche, cardiopatie e al trattamento del diabete: la rete è un modello innovativo di organizzazione dell’assistenza fondato sulla condivisione delle conoscenze e sulla collaborazione clinica, finalizzato a migliorare la qualità e l’appropriatezza di cura di una malattia e l’efficienza del Sistema nell’utilizzo delle risorse, orientando allo stesso tempo il paziente nei percorsi di cura, con la riduzione dei tempi di attesa e della mobilità.
2. Si è trattato il tema del ‘market access’ in un’ottica di centralità del paziente e dell’importanza dell’investimento in tecnologie per investire sulla salute. L’attuale modello regolatorio e di governance a livello centrale, che fino ad oggi è stato in grado di governare la spesa farmaceutica territoriale, si sta mostrando incapace e inadeguato a governare la spesa farmaceutica ospedaliera con il conseguente sfondamento dei tetti di spesa.
3. La cronicità ha aperto il dibattito sulla delibera del Riordino della Rete di Offerta e la modalità di presa in carico dei pazienti cronici e/o fragili della Lombardia e del Veneto; sul ruolo dei Medici di Medicina Generale, sia per la gestione del paziente cronico sia per la stesura dei piani terapeutici.
4. Gli altri temi di confronto: la Legge Gelli-Bianco (la responsabilità del medico e ‘medicina difensiva’) con l’intervento dell’Onorevole Amedeo Bianco, co-propositore della legge; l’innovazione in campo oncologico, quindi l’importanza dei PDTA e del PAI e della ‘medicina di precisione’ e le ricadute per la sostenibilità del SSN.

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