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Posts Tagged ‘oncologia’

Il valore del tempo in oncologia, se ne parla a Trieste al congresso Cipomo

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

Young and old hand on walking frameTrieste. Organizzato da Cipomo, il Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri, il convegno che si svolge in questi giorni a Trieste affronta da punti di vista differenti, “il valore del tempo nella cura del cancro”. A presiedere la conferenza, oltre all’attuale presidente Cipomo Mario Clerico e alla coordinatrice regionale Alessandra Guglielmi, c’è Giampiero Fasola, past president e direttore del dipartimento di oncologia dell’Azienda ospedaliero universitaria di Udine, che ci spiega le diverse declinazioni con cui viene affrontato l’argomento. «La prima è quella classica clinico-professionale, – dice il professore – discuteremo del valore del tempo guadagnato negli ultimi anni con i nuovi trattamenti, anche in termini di qualità di vita; ci sono molti nuovi trattamenti oncologici, alcuni rappresentano un progresso indubitabile, altri forse meno e il tempo è l’unità di misura più solida della validità di queste innovazioni. Il secondo argomento è il tempo per la comunicazione con il paziente, che anche le linee guida appena uscite dell’Asco sulla comunicazione con il paziente enfatizzano». Si parlerà anche di aspetti organizzativi e, in particolare, di come negli ultimi anni è cambiata la quantità di tempo che serve a impostare correttamente il percorso di cura di un paziente con il cancro. «C’è una serie di attività lavorative dietro le quinte che non si vedono, non sono censite e vanno invece rese esplicite, trasparenti, e anche negoziate. Recentemente – ricorda Fasola – Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e Cipomo hanno presentato al ministero della Salute un documento che si chiama “I processi organizzativi in oncologia” del quale io sono coautore, che contiene indicazioni anche di dettaglio temporale: quanto tempo serve per svolgere le diverse attività». Il convegno serve anche a riflettere su alcune delle ragioni di confronto e qualche volta conflitto tra sistema sanitario e università, nella sessione “La diversa percezione del tempo tra Università e Servizio Sanitario”. Infine, nella mattina di sabato, si segnala un tema di grande interesse, il tempo per la ricerca: «le aziende attribuiscono i costi elevati dei farmaci alla ricerca e sviluppo, ma poi si vede che le spese di marketing per alcune delle principali aziende sono ancora maggiori e allora ci si fa qualche domanda». (foto: Assistenza domiciliare)

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Una strategia unitaria contro le neoplasie”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

tumoriRoma. La conferma del Fondo per i farmaci anticancro innovativi rappresenta una misura indispensabile per sostenere l’accesso alle cure anche nel 2018. Ma è necessario andare oltre con misure strutturali perché oggi oltre un milione di italiani ogni anno è costretto a cambiare Regione per curarsi. Per questo serve subito il “Patto contro il cancro”, un programma ed una regia unici nazionali che garantiscano una strategia unitaria per combattere la malattia, dalla prevenzione alle terapie, dalla riabilitazione all’umanizzazione dell’assistenza, alla ricerca fino all’innovazione, in grado così di incidere a 360 gradi sull’impatto di questa patologia nel nostro Paese. Un Patto da finanziare con l’aumento del prezzo delle sigarette, una strada già percorsa con successo da altri Paesi come l’Australia, la Norvegia e l’Irlanda. È questo l’appello lanciato nella prima giornata del XIX Congresso nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), che si è aperto a Roma. “La ‘tempesta perfetta’ che si temeva potesse travolgere il sistema sanitario per l’arrivo delle nuove molecole anticancro è stata evitata – afferma Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. Grazie anche al Fondo di 500 milioni di euro destinato all’acquisto di queste terapie che gli oncologi italiani lo scorso anno hanno fortemente richiesto e che il Governo italiano ha istituito per la prima volta nell’ottobre 2016. Oggi il Fondo è una misura strutturale, però la spinta all’innovazione e le nuove terapie sempre più efficaci in futuro rischiano di non rendere sufficiente questa fonte. Per questo chiediamo di implementarlo, come parte integrante del Patto, con una tassa di un centesimo in più a sigaretta”. Ogni giorno in Italia più di 270 nuove diagnosi di tumore sono riconducibili al fumo. Preoccupa in particolare la diffusione del tabagismo fra le italiane, con conseguenze evidenti su due fra le neoplasie più frequenti: in quindici anni l’incidenza del cancro del polmone è diminuita fra gli uomini da 29.097 nuovi casi nel 2003 a 28.200 nel 2017 (-1,7% annuo), fra le donne invece è aumentata da 7.962 diagnosi nel 2003 a 13.600 nel 2017 (+3,1% annuo). Simile l’andamento del cancro della vescica (-1,1% uomini e +0,3% donne), anche in questo caso per l’opposto atteggiamento nei confronti del fumo di tabacco nei due sessi. Una vera e propria epidemia prevenibile, che richiede un impegno urgente da parte dei clinici e delle Istituzioni. Nel 2017 sono stimati nel nostro Paese 369mila nuovi casi di tumore (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine). “Nel 2018 il Fondo – continua il presidente Pinto – dovrebbe essere destinato alla copertura dei costi sia dei farmaci che dei test richiesti dall’agenzia regolatoria italiana (AIFA) per la prescrizione di queste terapie. Negli ultimi dieci anni in Italia sono state messe a disposizione dei pazienti circa 40 nuove molecole anticancro e il Fondo varato dal Governo nel 2016 ha assicurato nel 2017 l’accesso a sei farmaci innovativi (due in ematologia e quattro in oncologia)”. “La spesa è stata ben governata con una condivisione tra Istituzioni, oncologi e pazienti – sottolinea Stefania Gori, presidente eletto AIOM -. Ma è necessario trovare nuove fonti per sostenere l’innovazione e per garantire a tutti i malati le nuove molecole. Oggi oltre 3 milioni e trecentomila cittadini (3.304.648) vivono dopo la diagnosi, il 24% in più rispetto al 2010. Armi efficaci, come la chemioterapia più attiva e meglio tollerata, le terapie a bersaglio molecolare e l’immuno-oncologia determinano un miglioramento della sopravvivenza con una buona qualità di vita”. In Italia per la prevenzione si spendono ogni anno 5 miliardi di euro (2014), pari al 4,22% della spesa sanitaria totale: il tetto programmato stabilito nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) invece è del 5%. “La prevenzione è uno dei settori che fino ad oggi ha subito in maniera più profonda le politiche di razionamento – spiega Gori -. Per questo serve più impegno in questo campo: il 40% dei casi di tumore, pari a 147.600 mila diagnosi ogni anno nel nostro Paese, potrebbe essere evitato grazie agli stili di vita sani (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta), all’applicazione delle normative per il controllo dei cancerogeni ambientali e all’implementazione degli screening”. Gli italiani però sono ancora poco attenti alle regole della prevenzione: i fumatori sono 11,7 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione con più di 15 anni (il 23,9% degli uomini e il 20,8% delle donne), 23 milioni 85mila cittadini sono sedentari, il 45,9% della popolazione over 18 è in eccesso di peso (35,5% in sovrappeso, 10,4% obeso). “L’AIOM da sempre è in prima linea nelle campagne di prevenzione – evidenzia il presidente Pinto -. Da dicembre 2016 a maggio 2017 abbiamo organizzato in 16 città la prima edizione del ‘Festival della prevenzione e innovazione in oncologia’ per spiegare agli italiani il nuovo corso della lotta alle neoplasie. Bastano alcuni numeri per comprendere l’impatto di questa iniziativa: 196mila le persone raggiunte, 123mila gli opuscoli diffusi, 51mila i sondaggi raccolti, 50 i testimonial del mondo dello sport e dello spettacolo coinvolti. L’incremento degli investimenti in prevenzione può determinare in futuro una riduzione del numero di persone da curare”. Un vantaggio importante anche alla luce delle nuove emergenze sociali che investono il sistema delle cure: anche in Italia si comincia a parlare di tossicità finanziaria. “Una persona su cinque colpita dal cancro subisce anche un contraccolpo economico, che si riverbera in un peggioramento della prognosi – afferma Annamaria Mancuso, Presidente Salute Donna Onlus -. Questi risultati rappresentano un campanello d’allarme che ci costringe a riflettere sul fatto che buona sanità non significa solo mettere nuovi farmaci a disposizione dei medici e dei pazienti. Diventa fondamentale che si giunga al più presto a individuare un metodo condiviso e integrato per la valutazione dell’innovazione, che tenga cioè conto di tutti gli aspetti coinvolti nella cura: non soltanto dell’efficacia clinica della terapia, ma anche del suo costo-efficacia in termini di qualità della vita”.

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Si conferma l’efficacia in prima linea di pembrolizumab nel tumore del polmone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 settembre 2017

tumore polmoneMadrid. La combinazione della molecola immunoterapica con la chemioterapia (pemetrexed e carboplatino) evidenzia miglioramenti significativi dei risultati osservati nelle precedenti analisi, incluso un incremento sia nel tasso di risposta obiettiva (ORR) che nella sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS), rispetto alla sola chemioterapia. Con una mediana di 18.7 mesi di follow-up, più della metà dei pazienti nel braccio di combinazione con pembrolizumab hanno risposto alla terapia rispetto a circa un terzo nel braccio con pemetrexed + carboplatino (ORR 56.7% vs. 31.7% [95% CI, 7.2-40.9], p=0.0029). L’aggiornamento dei risultati dello studio di fase II KEYNOTE-021G è stato presentato al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) in corso a Madrid e riguarda pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso, con o senza espressione PD-L1, in prima linea di trattamento.
“In una patologia come il tumore polmonare in stadio avanzato – afferma la prof.ssa Silvia Novello, ordinario di Oncologia Medica all’Università di Torino – avere una conferma di superiorità di efficacia a più di 18 mesi è un risultato indubbiamente importante. Un ulteriore follow up dello studio KEYNOTE-021G dimostra che più della metà dei pazienti in trattamento con la combinazione risponde alla terapia rispetto ad un terzo circa della popolazione trattata con la sola chemioterapia. Ma i dati sicuramente più eclatanti sono: l’ulteriore riduzione del rischio di progressione e di morte di oltre il 40%, con una separazione delle due curve di sopravvivenza (con un HR pari a 0.59) che era appena percepibile con un più breve follow-up. Inoltre, il dato di efficacia non viene inficiato da una maggiore tossicità, che avrebbe potuto esser presente prolungando l’esposizione ai farmaci. Sicuramente questi dati necessitano di una validazione con lo studio (KEYNOTE-189) di fase III, ma sono indubbiamente incoraggianti, soprattutto per tutti quei pazienti che ad oggi vengono ancora trattati con la doppietta chemioterapia non avendo un’espressione del PD-L1 tale da poter beneficiare della monoterapia con pembrolizumab in I linea. Quest’ultima affermazione necessita di una validazione prospettica adeguata in associazione all’espressione di PD-L1, ma i dati sono sicuramente eclatanti ed aggiungono un ulteriore tassello alla conoscenza scientifica nello scenario dell’immunoterapia e dell’oncologia toracica”.
È stata confermata la riduzione del rischio di progressione o morte in circa la metà dei pazienti del braccio di combinazione con pembrolizumab rispetto alla sola chemioterapia (HR 0.54 [95% CI, 0.33-0.88, p=0.0067]). Inoltre, nonostante il crossover, si continua a osservare un trend di miglioramento nella sopravvivenza globale per i pazienti trattati con la combinazione con pembrolizumab rispetto alla sola chemioterapia (pemetrexed/carboplatino) (HR, 0.59 [95% CI, 0.34-1.05, p=0.03]).
“Il carcinoma polmonare è tra i tumori più frequenti e aggressivi, questi ulteriori dati confermano che la combinazione di pembrolizumab con pemetrexed e carboplatino può avere un impatto significativo sulla vita di questi pazienti,” ha affermato Roger Dansey, senior vice president and therapeutic area head, oncology late-stage development, Merck Research Laboratories.
MSD sta attualmente portando avanti numerosi studi con pembrolizumab, nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule, sia in monoterapia che in combinazione, inclusa la combinazione di pembrolizumab e chemioterapia (platino/pemetrexed) in pazienti non precedentemente trattati con NSCLC di tipo non squamoso (studio di fase III KEYNOTE-189).

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Sperimentazioni cliniche in oncologia: quali i nuovi scenari?

Posted by fidest press agency su sabato, 2 settembre 2017

CentroCongressi ifoRoma Lunedì 4 Settembre ore 14:00, Centro Congressi Multimediale IFO Via Fermo Ognibene 23. L’attuale conoscenza del vasto panorama delle mutazioni genetiche in ambito oncologico, la maggiore facilità di effettuare il sequenziamento genico e la disponibilità di farmaci in grado di “colpire” particolari alterazioni molecolari responsabili della crescita tumorale hanno portato la comunità scientifica a riflettere su nuovi strumenti per ottimizzare il trattamento dei tumori. I criteri clinici classici non sono più sufficienti per trials clinici che hanno come bersaglio mutazioni presenti solo in una piccola percentuale di pazienti. Ad oggi, infatti, molti studi clinici hanno l’obiettivo di verificare l’efficacia di trattamenti mirati in gruppi di pazienti omogenei dal punto di vista molecolare.Il 4 settembre prossimo Lillian Siu, Direttore del Programma degli studi di Fase I del Princess Margaret Cancer Center di Toronto terrà una lettura magistrale all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena proprio sui vantaggi e gli svantaggi di sperimentazioni cliniche in cui i criteri di eleggibilità si basano sulla presenza o meno di alcune caratteristiche molecolari. “Lo straordinario sviluppo delle tecnologie omiche – spiegano Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico IRE e Giovanni Blandino, Responsabile dell’Unità di Oncogenomica ed Epigenetica e del Clinical Trials Center IRE – sta avendo un impatto notevole nel disegno e nella conduzione degli studi clinici di medicina personalizzata e di precisione in oncologia. Lillian Siu, è uno dei maggiori esperti al mondo nello sviluppo ed applicazione clinica di nuove molecole farmacologiche. Coordina inoltre i programmi di oncogenomica e immunoterapia, la cui sistematica integrazione con lo sviluppo di nuovi farmaci promuove approcci terapeutici innovativi.” Molto si deve ancora definire per quanto riguarda il disegno di tali trials inclusa la scelta dei test, il livello di evidenza delle varianti geniche, l’eterogeneità tumorale, l’identificazione dei meccanismi di resistenza, la necessità di effettuare screening molecolari su un’ampia popolazione di pazienti, la necessità di infrastrutture, la collaborazione tra ricercatori e industria. Nella sua lettura magistrale Lillian Siu, una leader mondiale nelle sperimentazioni cliniche oncologiche, condividerà con noi i suoi recenti risultati in questo campo in continua evoluzione.Lillian Siu, parteciperà all’Annual Congress of the European Society for Medical Oncology (ESMO) 08-12 Settembre a Madrid.

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In oncologia è sempre più importante il ruolo svolto dalle Unità di Farmaci Antiblastici (UFA)

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 maggio 2017

Istituto_Nazionale_Tumori_Regina_Elena_-_RomaSi tratta di laboratori centralizzati per la produzione di farmaci antitumorali. Queste strutture però non sono distribuite in modo equo su tutto il territorio nazionale. In totale, secondo i dati raccolti dal Libro Bianco AIOM nel 2016, sono 256: 128 sono al nord (pari al 38%), 61 al Centro (18%) e 67 al Sud (20%). E’ quanto emerso dal convegno Quali modelli organizzativi nella preparazione centralizzata e gestione dei farmaci in Oncologia promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) e che si tiene oggi presso l’IRCCS-Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia. “Le UFA hanno principalmente l’obiettivo di migliorare efficienza e sicurezza, e di razionalizzare l’organizzazione del lavoro all’interno dei reparti di oncologia – afferma il prof. Carmine Pinto presidente nazionale AIOM -. Garantiscono, infatti, una migliore gestione di farmaci estremamente complessi e costosi. Quindi possono ridurre sia i rischi per la salute dei pazienti che gli sprechi per l’intero sistema sanitario nazionale. Occorre però far evolvere il sistema in particolare per quello che riguarda i modelli organizzativi in continuità con le Unità Operative di Oncologia. Inoltre le UFA all’interno delle reti oncologiche potrebbero essere non più riferimento di un singolo ospedale ma anche di un’intera provincia o di un’area vasta”. “I vantaggi introdotti dalle UFA sia in termini economici che di qualità dell’assistenza sono enormi – prosegue il prof. Marcello Pani presidente nazionale SIFO -. Queste unità possiedono, infatti, delle attrezzature e apparecchiature molto sofisticate, avanzati sistemi informatici e sono regolarmente sottoposte a controlli rigorosi. Devono rispettare delle norme restrittive e tutto ciò è fatto soprattutto per diminuire i rischi per i pazienti. Tuttavia un’eccessiva centralizzazione della preparazione dei farmaci può ridurre la così detta flessibilità delle terapie. Oggi i trattamenti contro i tumori sono sempre più personalizzati e su misura del singolo paziente che spesso deve cambiare tipologia di cura durante la malattia. Bisogna quindi trovare un giusto equilibrio tra questi due aspetti dell’oncologia. Per questo stiamo lavorando insieme all’AIOM per stabilire dei modelli organizzativi validi per tutto il territorio nazionale”.

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 25 aprile 2017

senatoRoma, 27 aprile 2017 – ore 11 Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani (Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29) l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale a cui parteciperanno, fra gli altri, il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, il prof. Mario Melazzini, Direttore Generale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Francesco Bevere, Direttore Generale Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas), e Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato. È stato invitato il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzin.
negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, 2 milioni e 250mila nel 2006, circa 3 milioni e 130mila nel 2016. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia con una buona qualità di vita. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti.

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 23 aprile 2017

senato-della-repubblica[1]Roma, 27 aprile 2017 – ore 11 Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani (Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29) negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, 2 milioni e 250mila nel 2006, circa 3 milioni e 130mila nel 2016. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia con una buona qualità di vita. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti.
Per fare il punto sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale a cui parteciperanno, fra gli altri, il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, il prof. Mario Melazzini, Direttore Generale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Francesco Bevere, Direttore Generale Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas), e Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato. È stato invitato il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzin.

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L’oncologia di precisione cambia la lotta al cancro

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

Ospedale_SantAndreaRoma, 22 marzo 2017, ore 11 Ministero della Salute (Auditorium), Lungotevere Ripa 1. Un italiano su 20, il 5% della popolazione, vive dopo la diagnosi di tumore. Complessivamente nel 2016 erano circa 3 milioni e 130mila i cittadini in questa condizione, 2 milioni e 250mila nel 2006. In dieci anni l’aumento è stato di circa il 40% (39,1%). I passi in avanti nella lotta contro la malattia segnano progressi costanti e oggi due milioni di persone possono affermare di averla definitivamente sconfitta. Grazie anche all’oncologia di precisione che, a partire dal momento della diagnosi, delinea una terapia disegnata in base alle caratteristiche del singolo paziente. Solo partendo da una puntuale individuazione delle caratteristiche genetiche e molecolari della malattia è possibile stabilire la terapia migliore. Per approfondire le potenzialità offerte dall’oncologia di precisione, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) organizza un convegno nazionale il 22 marzo alle 10.45 al Ministero della Salute (Auditorium, Lungotevere Ripa 1), con la partecipazione fra gli altri del prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, della prof.ssa Paola Queirolo, Responsabile del DMT (Disease Management Team) Melanoma e Tumori cutanei all’IRCCS San Martino IST di Genova, e del prof. Paolo Marchetti, Direttore Oncologia Medica all’Ospedale Sant’Andrea di Roma.

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Oncologia: “Dal vissuto della malattia agli strumenti per prevenirla e vincerla”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2016

villa-mediceaEmpoli Villa Medicea di Cerreto Guidi 26 novembre (a partire dalle ore 10.00) “Dal vissuto della malattia agli strumenti per prevenirla e vincerla” è il tema del convegno promosso dal Centro Donna di Empoli dell’Ausl.
L’evento prevede (dopo i saluti del sindaco Simona Rossetti, del direttore generale dell’Ausl Toscana Centro Paolo Morello Marchese, della direttrice della villa medicea di Cerreto Guidi Cristina Gnoni Mavarelli e l’introduzione del direttore della direzione diritti di cittadinanza e coesione sociale della Regione Toscana Monica Piovi) una serie di interventi che permetteranno di approfondire problematiche relative alle malattie tumorali con cui le donne sono spesso costrette a confrontarsi.
Durante il convegno si parlerà di: “Tumore alla mammella: un paradigma dell’oncologia” con Gianni Amunni, direttore generale dell’ISPO di Firenze; “La salute della donna nella realtà toscana” con Anna Maria Celesti, coordinatore del Centro di coordinamento regionale per la salute e la medicina di genere; “Alto rischio genetico e strategie di prevenzione” con Domenico Palli, direttore della struttura complessa di Epidemiologia dei fattori di rischio e degli stili di vita dell’ISPO di Firenze; “Innovazione negli screening: estensione fasce di età, tomosintesi” con Letizia Salvadori, dirigente medico presso l’unità operativa semplice Diagnostica senologica del “San Giuseppe” di Empoli; “La ricostruzione del seno” con Claudio Caponi, coordinatore del Centro senologico di Empoli dell’Ausl Toscana Centro; “Sostegno psicologico e cura della ferita emotiva” con Guida Corsi della psicologia ospedaliera di Empoli dell’Ausl Toscana Centro.
Nel pomeriggio, a partire dalle ore 14.00, si parlerà, invece, dell’importanza di una corretta e sana alimentazione come fattore salute con Maria Giannotti, direttore dell’unità operativa Igiene degli alimenti e nutrizione di Empoli; dei “Giochi di forme e colori con la frutta e verdura” con Claudio Menconi, docente all’Istituto alberghiero di Barga; nonché delle varie tipologie di attività sportive a scopo terapeutico e riabilitativo con Emanuela Marconcini, dirigente della UISP, con le donne dell’Astro Dragon Ladies, con Claudia Parisi per il Nordic Walking e con Massimo Baragli, responsabile tecnico della “Scuola Cani Guida” della Regione Toscana per “Il Valore aggiunto della pet-therapy”.
L’evento si concluderà, alle ore 17.00, con l’esibizione del coro “Le Stelle di Astro”, costituito da alcune delle partecipanti agli incontri di musicoterapia vocale organizzati da ASTRO, sotto la direzione della cantante e musicoterapeuta Jenny Fumanti.

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Lotta ai linfomi aggressivi

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2016

linfoma follicolareNella lotta ai linfomi aggressivi, l’efficacia del Rituximab associato alla chemioterapia convenzionale (R-CHOP) è sovrapponibile a quella del Rituximab associato a cicli di chemioterapia ad alto dosaggio (R-HDS), ma con minore tossicità. Lo dimostra uno studio clinico randomizzato di fase 3 che ha coinvolto 246 pazienti e 18 centri, coordinato da Alessandro Rambaldi, professore di Ematologia all’Università degli studi di Milano e Direttore del Dipartimento di Oncoematologia dell’ASST Papa Giovanni XXIII.
La ricerca, pubblicata dal Journal of Clinical Oncology il 3 ottobre scorso, si inserisce in un dibattito ancora aperto sull’efficacia dell’impiego di alte dosi di chemioterapia con autotrapianto di cellule staminali emopoietiche, quale prima linea di terapia nei pazienti affetti da linfoma aggressivo. I pazienti selezionati per questo studio presentavano una malattia in stadio avanzato e ad alto rischio di ricaduta. Entrambi i trattamenti proposti sono risultati molto efficaci ma a parità di risultati nel controllo della malattia, la differenza fondamentale evidenziata dallo studio consiste nella minore incidenza di effetti collaterali osservati con la terapia convenzionale.Lo studio conferma nel suo complesso i grandi progressi nella terapia dei linfomi aggressivi con i trattamenti oggi disponibili, dimostrando ancora una volta l’importanza di condurre studi prospettici randomizzati per giungere a conclusioni definitive sull’efficacia dei trattamenti. Studi che richiedono anni di lavoro per essere programmati e condotti nel rispetto rigoroso delle normative internazionali che regolano l’esecuzione degli studi clinici.
Alessandro Rambaldi, principal investigator dello studio, spiega: “La tossicità dei trattamenti deve rimanere un elemento chiave nel confronto fra vecchi e nuovi programmi terapeutici. Da questo punto di vista deve essere sottolineata l’importanza della ricerca promossa dalla comunità scientifica che è mirata all’ottimizzazione dei trattamenti e che pertanto si differenzia da quella, pur importantissima, promossa dall’industria farmaceutica che invece è mirata alla registrazione e all’immissione in commercio di nuovi farmaci”.
Quali prospettive ci sono per i pazienti che non rispondono alle terapie? “Purtroppo circa un terzo dei pazienti con linfoma aggressivo non risponde alla prima linea di trattamento – prosegue Rambaldi -. Nei prossimi anni il progresso dei risultati verrà dalla miglior conoscenza delle alterazioni genetiche che in queste malattie sono responsabili della resistenza ai trattamenti convenzionali. Queste nuove informazioni ci permetteranno di scegliere in modo mirato i nuovi trattamenti che si stanno rendendo disponibili”
Lo studio, pubblicato on line su http://www.jco.org il 3 ottobre 2016, è stato supportato in parte dall’Ail Bergamo, dall’Airc, dal Miur e da grant incondizionati di Roche spa e Amgen.

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Ipilimumab ha ridotto del 24% il rischio di metastasi a distanza rispetto al placebo

Posted by fidest press agency su domenica, 9 ottobre 2016

tumore gastricoIpilimumab, farmaco immuno-oncologico, ha dimostrato di essere più efficace rispetto al placebo relativamente a tutti gli endpoint di sopravvivenza nello studio di fase III CA184-029 (EORTC 18071) che ha valutato pazienti con melanoma in stadio III ad alto rischio di recidiva dopo resezione chirurgica completa. Nello studio ipilimumab ha significativamente migliorato la sopravvivenza globale (OS), endpoint secondario, con un tasso di sopravvivenza globale (OS) a 5 anni del 65,4% nel gruppo con ipilimumab e del 54,4% nel gruppo trattato con placebo. La sopravvivenza libera da metastasi a distanza (DMFS), endpoint secondario, è migliorata in modo significativo rispetto al placebo e ha registrato tassi a 5 anni del 48,3% e 38,9% rispettivamente nel gruppo con ipilimumab e con placebo. In questa analisi aggiornata a 5 anni, il beneficio di sopravvivenza libera da recidiva (endpoint primario) osservato precedentemente con ipilimumab è stato confermato. Il profilo di sicurezza si è mantenuto in linea con l’analisi iniziale, senza nuovi decessi o segnalazioni sulla sicurezza. I più comuni eventi avversi immuno-correlati di grado 3/4, nel gruppo di pazienti trattati con ipilimumab, erano a livello gastrointestinale (16,1%), epatico (10,8%) ed endocrino (7,9%).
Questi dati saranno divulgati oggi durante la conferenza stampa ufficiale del Congresso della European Society for Medical Oncology e saranno contemporaneamente pubblicati su The New England Journal of Medicine.
“Nonostante l’intervento chirurgico, la maggior parte dei pazienti con melanoma in stadio III manifesta recidiva della malattia e progressione metastatica, rafforzando il bisogno insoddisfatto di terapie sistemiche efficaci in ambito adiuvante” ha affermato Alexander M.M. Eggermont, Direttore Generale del Cancer Institute Gustave Roussy a Villejuif (Francia). “L’impatto di ipilimumab sulla sopravvivenza globale, sulla sopravvivenza libera da metastasi a distanza e libera da recidiva, osservato nello studio -029, offre ai medici nuove conoscenze nel trattamento adiuvante del melanoma”.
Nel melanoma in stadio III la malattia non si è ancora diffusa ai linfonodi a distanza o ad altre parti del corpo e necessita di resezione chirurgica del tumore primario e dei linfonodi coinvolti. La popolazione di pazienti in stadio III è eterogenea e presenta tassi di sopravvivenza tumore-specifica del 78%, 59% e 40% rispettivamente per il melanoma in stadio IIIA, IIIB e IIIC.
“I risultati dello studio -029 sono dati importanti per la comunità scientifica ed evidenziano il nostro continuo impegno nel miglioramento della sopravvivenza in tutti gli stadi del melanoma” ha detto Vicky Goodman, development lead, Melanoma and Genitourinary Cancers, Oncology, Bristol-Myers Squibb. “Ipilimumab è il primo inibitore di checkpoint immunitario a dimostrare un beneficio di sopravvivenza statisticamente significativo nei pazienti ad alto rischio con melanoma in stadio III dopo resezione completa. Con un’ulteriore valutazione dei nostri farmaci immuno-oncologici e di diverse opzioni di dosaggio, siamo impegnati nella ricerca di ogni possibilità terapeutica per il melanoma”.
Il melanoma è un tipo di tumore della pelle caratterizzato dalla crescita incontrollata delle cellule, localizzate nella cute, che producono il pigmento (melanociti). Il melanoma metastatico è la forma più letale della malattia e si manifesta quando il tumore si diffonde dalla sede di origine ad altri organi, come linfonodi, polmoni, cervello e altre aree del corpo. Il melanoma viene classificato in 5 categorie di stadiazione (stadio 0-IV) basate sulle caratteristiche in situ, sullo spessore e ulcerazione del tumore, se il cancro ha raggiunto i linfonodi o si è diffuso ad altri organi. Il melanoma in stadio III è la forma che ha raggiunto i linfonodi regionali, ma non si è ancora diffusa ai linfonodi più distanti o ad altre parti del corpo (mestastasi) e necessita di resezione chirurgica del tumore primario e dei linfonodi locali.
Ipilimumab è un anticorpo monoclonale ricombinante umano che si lega a CTLA-4 (cytotoxic T-lymphocyte-associated antigen-4), che è un regolatore negativo dell’attività delle cellule T. Quando ipilimumab si lega a CTLA-4 blocca l’interazione di CTLA-4 con i suoi ligandi, CD80/CD86. Il blocco di CTLA-4 aumenta l’attivazione e la proliferazione delle cellule T comprese le cellule T-effettrici che infiltrano il tumore. L’inibizione del segnale CTLA-4 può anche ridurre la funzione delle cellule T-regolatorie, che possono contribuire al generale aumento della risposta delle cellule T, inclusa la risposta immune antitumorale. Il 25 marzo 2011, la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato l’utilizzo di ipilimumab (3 mg/kg) in monoterapia nei pazienti con melanoma inoperabile o metastatico. Ipilimumab è attualmente approvato per queste indicazioni in più di 50 Paesi. Bristol-Myers Squibb ha un vasto programma di sviluppo clinico per testare ipilimumab in molti tipi di tumore. Per maggiori informazioni, visitate il sito: http://www.bms.com o http://www.bms.it (foto: oncology)

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“L’oncologia di precisione nella cura del melanoma: sfide e novità terapeutiche”

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 ottobre 2016

porta nuova milanoMilano mercoledì 19 ottobre 2016 ore 11.00 – Circolo della Stampa Corso Venezia 48 incontro stampa “L’oncologia di precisione nella cura del melanoma: sfide e novità terapeutiche”. Il melanoma cutaneo è una neoplasia molto aggressiva, tra i principali tumori giovanili. In Italia rappresenta, infatti, il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni e registra, ormai da anni, una costante crescita sia negli uomini sia nelle donne. Nel 2016 in Italia sono attesi circa 13.800 nuovi casi di melanoma cutaneo, 7.200 tra gli uomini e 6.600 tra le donne, rappresentando così il 3% di tutti i tumori in entrambi i sessi. I Numeri del Cancro in Italia, Rapporto AIOM-AIRTUM 2016
Negli ultimi anni sono emerse rilevanti novità riguardo alla gestione clinica del melanoma, in particolare sotto il profilo terapeutico, grazie anche all’approccio dell’oncologia di precisione. L’incontro ha l’intento di favorire una riflessione sul livello di conoscenza di questa patologia e della sua gravità, grazie alla presentazione dei dati di un sondaggio condotto su un campione della popolazione italiana. Saranno inoltre forniti un quadro complessivo sull’oncologia di precisione, quale grande innovazione per il medico e per il paziente, e informazioni circa le novità terapeutiche in questo ambito. Intervengono
Prof.ssa Paola Queirolo, UOC Oncologia medica IRCCS San Martino, IST Genova e Presidente IMI – Intergruppo Melanoma Italiano
Prof. Giuseppe Palmieri, Oncologo Medico, Primo Ricercatore CNR, Responsabile dell’Unità di Genetica dei Tumori del CNR di Sassari. Presidente Eletto IMI – Intergruppo Melanoma Italiano
Prof. Gilberto Corbellini, Professore ordinario di Storia della medicina e docente di Bioetica, Sapienza Università di Roma
Dott.ssa Guja Tacchi (SWG)
Modera l’incontro: Federico Mereta, giornalista scientifico

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Pembrolizumab: nuova molecola immuno-oncologica

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2016

chicagoA Chicago il 52° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO)Il 55% dei pazienti trattati con la nuova molecola immuno-oncologica è vivo rispetto al 43% con ipilimumab. ll prof. Michele Maio, direttore Immunoterapia Oncologica Università di Siena: “Nel tumore del polmone l’espressione di una proteina, PD-L1, aiuta a determinare quale terapia adottare”
Chicago, 4 giugno 2016 – Il 55% dei pazienti colpiti da melanoma metastatico o non operabile trattati con pembrolizumab, nuova molecola immuno-oncologica, è vivo dopo due anni dall’inizio del trattamento. Si tratta di un netto miglioramento, pari al 27% in più, rispetto al 43% raggiunto da ipilimumab, che fino a oggi ha rappresentato lo standard di cura per questa malattia che, nel solo 2015, ha fatto registrare in Italia 11.300 nuove diagnosi. Il dato emerge dallo studio KEYNOTE-006 presentato al 52° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante appuntamento mondiale di oncologia in corso a Chicago fino al 7 giugno, con la partecipazione di oltre 30.000 specialisti.
Il beneficio di pembrolizumab si mantiene nel tempo, infatti in un altro studio molto importante, il KEYNOTE-001, presentato in conferenza stampa ufficiale a Chicago, il 40% delle persone è ancora vivo a distanza di 3 anni. “I dati delle due ricerche si completano a vicenda – spiega il prof. Michele Maio, Direttore Immunoterapia Oncologica del Policlinico Santa Maria alle Scotte dell’Università di Siena -. Siamo di fronte a un fenomeno caratteristico dell’immuno-oncologia: è molto probabile che le persone che sopravvivono al secondo e terzo anno dall’inizio della terapia siano vive anche a 5 anni e 10 anni. Alla luce dei dati dei due studi presentati all’ASCO, possiamo quindi prevedere che la sopravvivenza a lunghissimo termine si manterrà più elevata con pembrolizumab rispetto al trattamento con ipilimumab”.
Il nostro Paese ha guidato i più importanti studi clinici con l’immuno-oncologia e Siena è la capofila a livello mondiale. In dieci anni nella città toscana più di 700 pazienti sono stati trattati con queste terapie innovative che stimolano il sistema immunitario a combattere il cancro. E negli ultimi due anni le sperimentazioni con pembrolizumab hanno coinvolto più di 200 persone colpite da diversi tipi di neoplasie.
La molecola ha dimostrato vantaggi significativi anche nel tumore del polmone, evidenziando l’importanza dell’utilizzo dei biomarcatori, potenziali strumenti per identificare in anticipo i pazienti nei quali queste terapie possono essere efficaci. “Con grandi vantaggi anche per il sistema sanitario, è infatti possibile in questo modo razionalizzare le risorse trattando con il farmaco giusto i pazienti selezionati in base alla maggiore espressione di un biomarcatore, la proteina PD-L1, sulle cellule tumorali – sottolinea il prof. Maio -. È un’area della ricerca di grande interesse perché potremo aumentare la percentuale di malati in grado di rispondere ai trattamenti in funzione delle caratteristiche del tumore da cui sono colpiti”.
E i risparmi per il sistema potrebbero essere notevoli se si considera anche che il tumore del polmone è uno dei più frequenti, con 41.000 nuove diagnosi in Italia nel 2015. I dati dello studio KEYNOTE-010 presentati all’ASCO dimostrano, nel carcinoma polmonare non a piccole cellule, la superiorità di pembrolizumab rispetto alla chemioterapia (docetaxel), utilizzata a lungo come trattamento standard in questi pazienti. “La direzione è chiara – continua il prof. Maio –, stiamo abbandonando sempre più la chemioterapia a favore dell’immuno-terapia in questa malattia particolarmente difficile da trattare. Lo studio ha valutato pazienti che esprimevano PD-L1 sulle cellule tumorali. I risultati dello studio hanno confermato la superiorità di pembrolizumab rispetto alla chemioterapia convenzionale su tutta la popolazione analizzata ed è stato evidenziato che i pazienti che presentano un’elevata espressione di PD-L1 hanno un beneficio ancor più evidente”.
Le frontiere dell’immuno-oncologia si stanno allargando a molte altre neoplasie, basti pensare che pembrolizumab è studiato in più di 30 tipi di tumore, inclusi quelli della testa e del collo. “Pembrolizumab – conclude il Professor Maio – ha già dimostrato la sua efficacia in molte neoplasie come, ad esempio, il melanoma, il tumore del polmone, i tumori della testa e del collo e alcune neoplasie ematologiche. Il grande valore di pembrolizumab è quello di aver dimostrato un beneficio in termini di risposta e sopravvivenza in molte neoplasie orfane di trattamenti o con possibilità di cura molto limitate. Tra queste, il mesotelioma pleurico, i tumori della vescica, i tumori della mammella. E’ estremamente importante, per i pazienti affetti da queste neoplasie, poter accedere a programmi sperimentali con farmaci come pembrolizumab che possono rappresentare una nuova opzione terapeutica. Alcuni di questi studi sono chiamati ‘basket’ perché includono persone con diversi tipi di tumore. A Siena, ad esempio, sono molte le sperimentazioni attive, in particolare è in corso uno studio ‘basket’ con pembrolizumab in dieci tumori di tipo diverso (alcuni molto rari), il KEYNOTE-158”.
La possibilità di combinare l’immuno-terapia con pembrolizumab e altri trattamenti è un’area di possibile sviluppo futuro. Proprio a Chicago è stato presentato uno studio di associazione di pembrolizumab con chemioterapia in prima linea nel tumore del polmone non a piccole cellule, il KEYNOTE-021: sono stati ottenuti tassi di risposta globale che variano fra il 48% e il 71% in relazione al tipo di chemioterapia utilizzata.

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ASCO 2016: Fondazione NIBIT in primo piano con due trial di immuno-oncologia unici al mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2016

tumore metastatico1Chicago Al 52° congresso annuale dell’ASCO – American Society of Clinical Oncology – che si apre a Chicago, la Fondazione NIBIT – Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori presenta due anteprime assolute nella ricerca in immuno-oncologia: domani nella sessione dedicata ai trial in fase iniziale di sviluppo clinico e con pazienti già arruolati saranno presentati NIBIT-M4, studio disegnato per valutare per la prima volta la combinazione di un farmaco immunoterapico e di un farmaco epigenetico nel trattamento del melanoma metastatico, e lo studio NIBIT-Meso-1, primo trial al mondo che valuterà l’associazione di due anticorpi immunomodulanti nel trattamento del mesotelioma maligno.“Entrambi gli studi sono stati disegnati per patologie nelle quali c’è grande bisogno di esplorare nuovi approcci terapeutici e sono una conferma ulteriore che la Ricerca italiana è capofila nell’immunoterapia dei tumori a livello internazionale”, afferma il Presidente della Fondazione NIBIT Michele Maio, Direttore della U.O.C. Immunoterapia Oncologica della Azienda Ospedaliera Universitaria Senese. I risultati dei due studi sono attesi entro i prossimi mesi.

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Fino al 7 giugno a Chicago il Congresso mondiale ASCO, con 25.000 specialisti

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2016

chicagoChicago. Nel mondo nel 2014 sono stati spesi circa 100 miliardi di dollari per i farmaci anti-cancro, il 33% in più rispetto alla fine degli anni Novanta. La spesa globale per queste terapie è cresciuta a un tasso annuo del 6,5% fino al 2013 e del 10,4% nel 2014. A fronte di questi cifre, che mettono a rischio la sostenibilità dei sistemi sanitari, la sopravvivenza è migliorata in modo significativo: in Italia le guarigioni sono aumentate del 15% in 10 anni, oggi infatti il 70% dei pazienti colpiti dai tumori più frequenti può affermare di aver superato la malattia. E per la prima volta nel nostro Paese si è registrata una diminuzione dei nuovi casi, 363.300 nel 2015 rispetto ai 365.500 nel 2014, dovuta soprattutto al minor numero di diagnosi fra gli uomini. Questi risultati rischiano di essere vanificati se non si interviene quanto prima con modifiche strutturali e con un Fondo Nazionale per l’Oncologia per garantire l’accesso alle terapie più efficaci a tutti i pazienti. Il tema della sostenibilità dei sistemi sanitari è al centro dell’agenda del 52° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante appuntamento mondiale di oncologia in corso a Chicago fino al 7 giugno, con la partecipazione di oltre 25.000 specialisti. “Rilanciamo la richiesta di un Fondo Nazionale per l’Oncologia, da finanziare con le accise sul tabacco, 1 centesimo in più a sigaretta, per colpire una delle cause del tumore al polmone, tra le forme più diffuse, con circa 41.000 nuove diagnosi registrate nel 2015 – afferma il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. La spesa sanitaria totale nel nostro Paese è pari all’8,9% del Prodotto interno lordo, inferiore rispetto alla media (9,8%) degli altri Big UE (Germania, Francia, Regno Unito e Spagna). Numeri molto distanti da quelli degli USA, dove il costo per la salute costituisce il 16,5% del PIL. Investiamo meno risorse rispetto ad altri Paesi, però otteniamo risultati migliori perché il nostro sistema, basato sul principio di universalità, è efficiente. Oggi in Italia sono disponibili 132 farmaci antitumorali, 63 sono stati immessi sul mercato negli ultimi 15 anni. Per continuare a garantire a tutti i migliori trattamenti in oncologia è essenziale individuare risorse aggiuntive. Solo così potremo far fronte alle necessità di quell’esercito di persone, circa 3 milioni di italiani, che combattono contro il cancro. Gli Stati Uniti e i 5 Paesi europei più grandi (Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Spagna) coprono i 2/3 della spesa mondiale per le terapie anti-cancro. L’oncologia rappresenta un capitolo di spesa consistente per i sistemi sanitari di tutto il mondo e si prevede che entro il 2017 costituirà la prima voce di spesa farmacologica nei Paesi industrializzati”.
L’AIOM mette in campo molti strumenti per migliorare il livello di appropriatezza: dalla VI Edizione del Libro Bianco dell’Oncologia Italiana 2015, alle trentadue linee guida costantemente aggiornate, alle linee guida sul follow up, al documento di consensus sulla continuità di cura in oncologia, alle sei raccomandazioni cliniche e metodologiche, ai controlli di qualità nazionali per i test bio-molecolari, alla raccomandazione sull’implementazione del test BRCA nelle pazienti con carcinoma ovarico, fino ai “Numeri del cancro in Italia” che presentano ogni anno il quadro epidemiologico dei tumori nel nostro Paese. Senza dimenticare le campagne di prevenzione. “AIOM sta lavorando a 360 gradi a livello nazionale in questo campo – continua il prof. Pinto -, perché il 40% dei casi può essere evitato seguendo uno stile di vita sano: no al fumo, dieta corretta e costante attività fisica. Il progetto ‘Non fare autogol’, con i calciatori della serie A che salgono in cattedra insieme agli oncologi per sensibilizzare gli studenti delle scuole superiori sui fattori di rischio oncologico, è giunto quest’anno alla sesta edizione. Abbiamo promosso la prima campagna nazionale dedicata alla prevenzione del tumore alla prostata e del cancro negli anziani con un tour nei centri per la terza età di tutta Italia. Quest’anno abbiamo realizzato anche ‘Meglio smettere!’, il primo progetto di educazione rivolto agli studenti delle scuole medie sui rischi del fumo, che ha come testimonial la campionessa di tennis Flavia Pennetta. E per far capire ai cittadini l’importanza della profilassi contro il Papilloma Virus Umano (HPV), abbiamo realizzato la prima guida al vaccino anti-HPV distribuita in tutte le Oncologie del nostro Paese e nelle farmacie”.

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Tumore al pancreas: ambiti terapeutici

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 maggio 2016

pancreas-01“Troppi interventi chirurgici contro il tumore del pancreas sono svolti in strutture che ne svolgono meno di 20 l’anno. Si tratta del numero minino raccomandato dalle linee guida internazionali e dalle istituzioni sanitarie italiane. La garanzia di un’adeguata diagnosi e cura richiede invece la definizione di percorsi diagnostici-terapeutici organizzati in rete e con centri di riferimento definiti per competenze professionali, volumi di attività e tecnologie disponibili”. E’ questo l’appello lanciato dagli esperti riuniti a Verona per il convegno nazionale Advances in Oncology focus sul carcinoma del pancreas. L’evento vede la partecipazione dei più importanti esperti sulla neoplasia e di diversi rappresentanti delle associazioni di pazienti. “La chirurgia del cancro al pancreas è estremamente complessa – afferma il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) -. Richiede un approccio multidisciplinare e una formazione di equipe che possono essere garantiti solo in centri ad ‘alto volume’ che trattano ogni anno un numero sufficiente di casi. Da un’indagine svolta su OncoGuida, che è il servizio di informazione per malati del Ministero della Salute-ISS e AIMaC, emerge invece una realtà diversa. Alcune Regioni non hanno nemmeno una struttura sanitaria che rispetta questi parametri. Per garantire la migliore assistenza possibile a tutti è necessario prevedere una sempre maggiore collaborazione tra i centri”. “E’ una neoplasia particolarmente insidiosa – aggiunge il prof. Claudio Bassi, Direttore dell’Istituto del Pancreas dell’Azienda Ospedaliera di Verona e co-presidente del convegno nazionale organizzato nella città scaligera -. Colpisce ogni anno 12.500 italiani e nonostante la sua bassa incidenza ha una mortalità molto elevata. Non esiste uno screening per individuare diagnosi precoci e quindi siamo costretti ad intervenire quando la situazione è già complessa con interventi gravati da molte e pericolose complicanze. Per tutti questi motivi non è più accettabile che alcuni pazienti siano operati in centri che svolgono uno o due interventi l’anno. Solo attraverso la giusta specializzazione si può curare la patologia”. “Oggi dopo cinque anni dalla diagnosi del cancro sopravvive il 7% degli uomini ed il 9% delle donne – sottolinea il prof. Giampaolo Tortora, Direttore dell’Oncologia Universitaria e dell’Azienda Ospedaliera di Verona e co-presidente del convegno -. Diagnosi tardive, pochi sintomi evidenti e la velocità di evoluzione del tumore sono le principali cause per cui abbiamo ancora esiti infausti. Oltre la metà dei casi viene diagnosticata quando la malattia è già in fase metastatica. Se vogliamo dare nuove speranze ai pazienti è necessario riorganizzare anche l’attuale sistema di cure e investire maggiori risorse nella ricerca medico-scientifica”. La ricerca clinica sta portando comunque risultati, come si ribadisce al convegno di Verona. Una delle ultime armi a disposizione degli oncologi è il Nab-paclitaxel (paclitaxel legato all’albumina formulato in nanoparticelle) che sfrutta la nanotecnologia per migliorare la somministrazione della terapia. “Grazie all’albumina, una proteina già presente nell’organismo umano, possiamo trasportare il chemioterapico direttamente nella sede del tumore – sottolinea il prof. Tortora -. Nab-paclitaxel ha dimostrato risultati positivi nel trattamento del carcinoma mammario e polmonare e ha dimostrato di essere efficace anche per quello del pancreas. Migliora in maniera significativa la sopravvivenza globale e presenta minore tossicità rispetto ad altre cure. Inoltre il farmaco, associato alla gemcitabina, ha dato risultati positivi, permettendo di avere pazienti lungo sopravviventi a 3 anni e mezzo (3% pazienti vivi nel braccio nab-paclitaxel + gemcitabina vs 0% pazienti vivi nel braccio con sola gemcitabina)”. “Solo il 3% dei pazienti afflitti dalla neoplasia riesce a guarire – sostiene il prof. Francesco De Lorenzo, presidente della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) -. Le possibilità per il mondo del volontariato di reclutare persone con queste esperienze sono perciò molto ridotte. A differenza di altri Paesi, come l’Inghilterra, in Italia non sono attive associazioni di malati. Questo rende ancora più difficile affrontare la patologia. La nostra Federazione, insieme alle associazioni di medici, è da anni impegnata affinché sul tumore del pancreas sia prestata maggiore attenzione da parte di tutti. Aumentare l’informazione e il dibattito sulla malattia attraverso campagne ed eventi specifici deve essere il nostro primo obiettivo. E’ una forma di cancro, quella del pancreas, che riceve solo il 2% dei finanziamenti per la ricerca a livello europeo. Dal 2014, il volontariato oncologico, attraverso la European Cancer Patients Coalition, ha pertanto promosso una mobilitazione generale attraverso la costituzione della Piattaforma Europea per il Tumore del Pancreas (EPPC), a cui hanno aderito clinici, ricercatori, politici e rappresentanti dell’industria farmaceutica, con l’obiettivo di delineare una strategia condivisa e sensibilizzare l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori. La Piattaforma ha anche contribuito all’elaborazione della ‘Dichiarazione sul Tumore del Pancreas’, sottoscritta da più di 50 parlamentari europei, per portare questa neoplasia al centro del dibattito parlamentare, creare politiche specifiche per dare una risposta ai bisogni dei malati e adottare iniziative concrete per migliorare la loro qualità di vita. Altra iniziativa promossa dalla Piattaforma è il World Pancreatic Cancer Day, che dal 2015 è celebrato in Italia da FAVO”. Sempre in occasione nel convegno viene presentato anche il progetto AIOM Cooking, Comfort, Care. Una campagna internazionale che ha l’obiettivo di favorire corretti stili alimentari a misura di paziente colpito da carcinoma pancreatico. Su http://www.aiom.it è stata attivata una sezione dove è possibile trovare tante ricette semplici ma gustose, rispettose delle esigenze del malato ma adatte anche al resto della famiglia e caregivers. “Durante le cure oncologiche la qualità di vita passa anche dalla tavola – aggiunge il prof. Pinto -. Alimentarsi in modo adeguato evita la perdita di peso, riduce le tossicità provocate dalla chemio o dalla radioterapia, rinforza le difese dell’organismo e previene le complicanze post operatorie. Con questa campagna vogliamo aiutare le persone alle prese con nausea, vomito, diarrea, rifiuto del cibo e tutti gli altri effetti collaterali provocati dai trattamenti antitumorali”. Cooking, Comfort, Care è reso possibile grazie al contributo non condizionato di Celgene. “Siamo orgogliosi di sostenere questa importante iniziativa così come l’impegno nella lotta al tumore del pancreas in partnership con le Società Scientifiche e le Associazioni Pazienti – conclude Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Celgene Italia -. La nostra azienda da dieci anni in Italia si prende cura dei pazienti e dei loro bisogni ed è impegnata nello sviluppare terapie innovative e mirate che contribuiscono in modo rilevante a migliorare e prolungare la loro salute. Ma siamo convinti che il nostro ruolo debba andare anche oltre l’innovazione in medicina. Quindi promuoviamo campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione e sosteniamo la ricerca scientifica d’avanguardia”.

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Scuola di Umanizzazione in Oncologia in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2016

Humanitas Centro Catanese di Oncologia

Humanitas Centro Catanese di Oncologia

Si chiama AIOM-HuCare ed è la prima Scuola di Umanizzazione in Oncologia in Europa, resa possibile grazie ad una erogazione liberale di MSD Italia. Sono coinvolti in questo progetto 43 reparti distribuiti su tutto il territorio nazionale con l’obiettivo di individuare e ridurre del 75% i casi di ansia e depressione. Questi disturbi interessano in maniera grave almeno il 35% dei pazienti oncologici, ma oggi solo un terzo dei casi è diagnosticato e curato. La Scuola è presentata oggi in un convegno nazionale a Milano al Palazzo delle Stelline, dove ha sede. “Vogliamo cambiare il modo di lavorare nei reparti e formare i medici e gli infermieri perché acquisiscano le competenze e le capacità per una efficace comunicazione con i pazienti e i familiari – afferma il prof. Rodolfo Passalacqua, responsabile scientifico di HuCare e direttore dell’Oncologia di Cremona -. L’obiettivo è applicare interventi psico-sociali uniformi ed efficaci a tutti i malati nelle Oncologie del nostro Paese, a partire dal modo in cui i pazienti vengono accolti, allo screening per diagnosticare il livello di sofferenza psichica da indicare nella cartella clinica, alla presenza di uno psicologo in corsia a cui vengono indirizzati i malati colpiti da disagio psichico grave”. Il primo Progetto HuCare-1, iniziato nel 2008 e concluso nel 2011, ha coinvolto 28 centri e ha dimostrato la realizzabilità di una strategia di implementazione, introducendo nella pratica sei interventi psicosociali raccomandati nelle linee guida internazionali. “Grazie a questa strategia – continua il prof. Passalacqua -, è stato possibile modificare l’assistenza fornita nei 28 centri: oltre il 75% dei pazienti ha ricevuto le misure previste e il livello di ansia e depressione è diminuito del 75%, passando dal 35% dei casi a meno del 20%. La Scuola utilizzerà la HuCare Quality Improvement Strategy (HQIS), che abbiamo ideato e sperimentato e che prevede sei interventi: la formazione di tutto lo staff clinico per migliorare le capacità comunicative e relazionali; lo screening dei pazienti per misurare l’ansia e la depressione; lo screening dei bisogni sociali; l’assegnazione di un infermiere di riferimento a ogni paziente; l’utilizzo di una lista di domande per tutti i malati per favorire la comunicazione con il medico; un percorso strutturato per fornire a malati e care-giver informazioni in modo corretto. Inoltre nella scuola faremo corsi di consolidamento di un giorno destinati alle strutture coinvolte nel primo Progetto HuCare-1, per verificare l’applicazione nel tempo degli strumenti già acquisiti. E partirà quest’anno uno studio, HuCare-2, su altri 15 reparti. Tutto il personale parteciperà alle lezioni, della durata di 3 giorni per i medici e di 2 giornate e mezzo per gli infermieri”. Il numero di partecipanti a ciascun corso sarà limitato per ottimizzare il lavoro di formazione: 20 negli eventi per i clinici e 30 in quelli per gli infermieri. Con questo secondo progetto sarà misurata non solo l’applicazione degli interventi ma anche la qualità di vita dei malati, scopo principale di tutte le cure. “L’AIOM – spiega il Presidente nazionale, prof. Carmine Pinto – è la prima società scientifica in Europa a creare una scuola di umanizzazione. In Italia, negli ultimi quarant’anni il numero di nuovi casi di tumore è aumentato, passando da 149mila nel 1970, a 234mila nel 2000, a 360mila nel 2011, fino a 363mila nel 2015. Molto spesso queste persone presentano disturbi d’ansia e depressivi che interferiscono in maniera significativa con l’adesione alle cure e con la qualità della vita. Ma solo un terzo dei pazienti con quadri di disagio psichico grave viene riconosciuto, è quindi frequente la sottovalutazione dei casi di sofferenza psicologica che dovrebbero invece essere degni di attenzione clinica. In realtà ansia e depressione vanno rilevate subito, come avviene per i parametri vitali, al pari di temperatura corporea, frequenza cardiaca e respiratoria, pressione arteriosa e dolore”.

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

tumoreRoma, 28 aprile 2016, ore 11 Senato della Repubblica, Sala Capitolare (Piazza della Minerva 38) Negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, due milioni e mezzo nel 2012, circa tre milioni nel 2015. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti. Per fare il punto sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale giovedì 28 aprile a Roma alle 11 al Senato (Sala Capitolare, Piazza della Minerva 38), a cui parteciperanno, fra gli altri, il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, la dott.ssa Stefania Gori, presidente eletto della società scientifica, il dott. Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM, e Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato. È stato invitato il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzin.Alle 14 (Grand Hotel de la Minerve, Sala Olimpo, Piazza della Minerva 69) è prevista la II Sessione su “Istituzioni e programmi di prevenzione”. Interverranno, fra gli altri, il prof. Mario Melazzini, presidente AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), e Antonio Saitta, Coordinatore Tavolo Sanità della Conferenza Stato-Regioni.

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Infezioni difficili in oncologia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2016

broncopatiaRoma 4 Marzo 2016 ore 8.30 Centro Congressi Multimediale Via Fermo Ognibene 23 un incontro interattivo tra esperti per discutere proprio di infezioni difficili in oncologia e dermatologia e degli aspetti economici che ne derivano. Responsabile scientifico del convegno è Luigi Toma, infettivologo degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri.Sono 25.000 i decessi annuali in Europa a causa di infezioni da germi multiresistenti (MDR) con un costo annuale complessivo pari a 1,5 miliardi di euro. I dati emergono da recenti studi dell’European Centre of Disease Prevention and Control (ECDC). Se il fenomeno dell’antibiotico-resistenza continuerà a crescere come oggi, si stima che nel 2050 le persone che nel mondo moriranno per queste infezioni saranno 10 milioni all’anno, con un costo complessivo di 100 triliardi di dollari per anno. Lo sviluppo negli ultimi anni di farmaci sempre più efficaci in ambito oncologico e dermatologico ha notevolmente migliorato la spettanza e la qualità di vita di molti pazienti con tali patologie ed analogo risultato è stato ottenuto con i farmaci altamente efficaci contro l’infezione da HIV. “Queste nuove opportunità terapeutiche – precisa Luigi Toma – determinano inevitabilmente una maggiore complessità dei pazienti che, diventando sempre più anziani e/o immunodepressi, sono maggiormente esposti a complicanze infettive spesso sostenute da MDR.” Un altro aspetto che rende più complessa la gestione clinica delle complicanze infettive, specie nel paziente anziano, è rappresentato dal sempre maggior uso di dispositivi medici all’interno del corpo umano e dall’intrinseca capacità da parte di alcuni microrganismi di formare il cosiddetto “biofilm microbico” su tali dispositivi.
“La gestione clinica di tali complicanze – chiarisce Toma – non può prescindere dal supporto del microbiologo clinico che a sua volta viene investito con sempre maggiore frequenza della responsabilità di scelte terapeutiche che tengano anche conto delle caratteristiche peculiari dei singoli ceppi microbici.”Anche il settore della microbiologia clinica ha conosciuto negli ultimi anni notevoli progressi metodologici e strutturali che permettono oggi di avere in pochissimo tempo l’identificazione microbica dell’agente eziologico in molte complicanze infettive.”Non tutti gli ospedali – sottolinea Marta Branca, Commissario Straordinario IFO – hanno un reparto di microbiologia clinica in grado di fornire tali servizi e questo a volte determina: inappropriatezza terapeutica, aumento dei costi di degenza, incremento della mortalità e della farmaco-resistenza.

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I mille volti del carcinoma prostatico

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 febbraio 2016

carcinoma colon rettoEquipe composte da medici specializzati in tutte le discipline coinvolte nell’approccio terapeutico al carcinoma prostatico sono indispensabili per una adeguata personalizzazione delle cure. Il tumore della prostata è infatti una neoplasia multiforme, che richiede terapie disegnate sulle esigenze del singolo paziente. Questo modello, già attivo in Italia all’Istituto Nazionale dei Tumori (INT), è ancora poco seguito a livello europeo, come emerso oggi all’INT, centro all’avanguardia nella cura delle neoplasie prostatiche, durante il convegno internazionale “Prostate Cancer Preceptorship”, in corso fino a sabato 27 febbraio.Proprio su questi temi sarà focalizzata una Master Class in programma per oggi, tenuta dal professor Riccardo Valdagni, direttore della Struttura Complessa di Radioterapia Oncologica 1 e direttore Programma Prostata e dal dottor Giuseppe Procopio, responsabile della Struttura Semplice di Oncologia medica genitourinaria.“La nostra struttura sanitaria è un’eccellenza in Europa per il trattamento multidisciplinare del carcinoma prostatico e qui all’Istituto Nazionale dei Tumori, sul modello delle Breast Unit per il tumore del seno, sono nate negli scorsi anni le Prostate Cancer Unit che hanno lo scopo di riunire nella stessa equipe tutti gli specialisti che si occupano del trattamento del carcinoma prostatico – afferma il dottor Procopio -.Per ogni singolo caso bisogna prevedere la possibilità di esaminare più strade. Esistono infatti numerose opzioni terapeutiche e osservazionali contro il carcinoma, dipendenti da caratteristiche del paziente e della malattia stessa: chirurgia, radioterapia, brachiterapia, ormonoterapia, chemioterapia, sorveglianza attiva e vigile attesa. Di conseguenza anche i professionisti coinvolti nell’approccio terapeutico necessariamente devono possedere diverse competenze”.La collaborazione tra urologi, oncologi medici e oncologi radioterapisti, anatomopatologi, psicologi e medici nucleari sembra risultare vincente, ma è ancora di difficile applicazione in molti ospedali.“In tutta Europa la diffusione e l’operatività delle Prostate Unit è ancora insufficiente – aggiunge il professor Riccardo Valdagni -. Solo in un numero limitato di strutture sanitarie la multidisciplinarietà rappresenta una pratica clinica di routine”.Per questo i medici ribadiscono che “solo una maggiore interazione tra le varie competenze specialistiche può consentire il miglioramento ulteriore della sopravvivenza e qualità della vita dei nostri pazienti”.Durante le sessioni del convegno verranno esplorate le complessità del paziente e la gestione del carcinoma prostatico a partire da un approccio multidisciplinare, nonché lo stato dell’arte e gli sviluppi della ricerca in questo ambito. In particolare, il corso svolto dal professor Valdagni e dal dottor Procopio in maniera interattiva, stimolerà la discussione tra medici di vari Paesi, fornendo strumenti utili per la pratica clinica quotidiana nell’ottica della condivisione di diverse conoscenze ed esperienze.

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