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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘oncologia’

Oncologia e assistenza domiciliare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 ottobre 2022

In Italia meno del 70% (68,7%) delle Oncologie può contare sull’assistenza domiciliare e più della metà delle strutture (52%) è priva dei coordinatori di ricerca clinica, figure essenziali per condurre le sperimentazioni. La ‘fotografia’ dello stato dell’Oncologia nel nostro Paese vede anche progressi importanti rispetto al passato. I servizi di supporto psicologico sono presenti in quasi il 90% dei centri (87,3%), anche se solo la metà è dotata di uno psicologo “dedicato” ai pazienti oncologici. Il 95% ha l’anatomia patologica, l’81% una nutrizione clinica di riferimento e il 70% un laboratorio di biologia molecolare di riferimento. Sono significativi i passi in avanti nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA), essenziali per garantire un’assistenza multidisciplinare: sono stati deliberati dalle reti oncologiche ben 1.240 documenti. I dati emergono dalla “Carta dei servizi dell’oncologia italiana – Libro Bianco 2022”, presentato in conferenza stampa al XXIV Congresso Nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), che si apre oggi a Roma. Nel nostro Paese sono attive 323 Oncologie. L’88% è dotato di Day Hospital, il 65% dell’Ambulatorio, il 58% del reparto di Degenza ordinaria. “L’oncologia è un cardine del Servizio Sanitario Nazionale, ma deve essere sostenuta con misure strutturali – afferma Saverio Cinieri, Presidente AIOM -. Chiediamo al Governo, che entrerà in carica nelle prossime settimane, e al nuovo Ministro della Salute di inserire in agenda, tra i primi obiettivi da realizzare, un reale potenziamento dell’oncologia, con un’attenzione a 360 gradi, dall’assistenza domiciliare alla ricerca clinica. Senza dimenticare la prevenzione, visto che il 40% dei casi e il 50% delle morti oncologiche possono essere evitati agendo su fattori di rischio prevenibili, in particolare sugli stili di vita. Gli oncologi, da tempo, hanno sviluppato una particolare sensibilità verso le tematiche di governo della spesa e di appropriatezza. L’utilizzo dei farmaci biosimilari in oncologia può determinare risparmi di circa il 20%, permettendo di riallocare risorse a sostegno dell’accesso a terapie innovative”. “Ogni anno, in Italia, sono 377.000 le nuove diagnosi di cancro. La sopravvivenza a un quinquennio si attesta al 65% nelle donne e al 59% negli uomini, rispetto al 63% e al 54% della rilevazione precedente aggiornata al 2015. Terapie innovative, come i farmaci a bersaglio molecolare e l’immunoncologia, permettono in molti casi di cronicizzare la malattia in fase avanzata o di ottenere la guarigione, con consistenti risparmi in altre voci di spesa, sanitaria e sociale. Ma la qualità e la sostenibilità del sistema si garantiscono soprattutto con politiche di sostegno alla ricerca, che permette di sviluppare farmaci innovativi. Ogni anno circa 35mila pazienti in Italia sono arruolati in studi clinici. L’oncologia del nostro Paese, se adeguatamente supportata dalle Istituzioni, può affermarsi come un motore di sviluppo in ambito non solo scientifico, ma anche economico e sociale. Offriamo questi temi di discussione al prossimo Governo, perché il confronto non è più rinviabile”. Oltre alla ricerca, l’altra importante questione, ancora irrisolta, riguarda il potenziamento del territorio e la necessità di investire nell’assistenza oncologica domiciliare. Si stima che oltre il 30% delle persone colpite da cancro possa essere seguito sul territorio. “Ma ancora troppi pazienti, in Italia, si spostano per centinaia di chilometri alla ricerca del ‘trattamento migliore’. Incidono la distanza tra casa e luogo dove si ricevono le cure e le spese di trasporto da sostenere – sottolinea Massimo Di Maio, Segretario Nazionale AIOM -. E questo non solo nei casi estremi di migrazione sanitaria da Sud a Nord. I problemi possono nascere per raggiungere dalla provincia i centri specialistici nelle grandi città. Insomma, una serie di determinanti, sui quali vogliamo sensibilizzare le Istituzioni, che possono mettere in campo politiche di cambiamento per investire di più sul territorio e sull’assistenza domiciliare, anche creando un’integrazione fra oncologia e medicina di famiglia. Vanno implementati anche i gruppi di cure simultanee, perché il 36% dei centri ne è ancora privo. Un’integrazione precoce nel percorso di cura di interventi di supporto, in un’ottica di cure simultanee, ha un impatto positivo sulla qualità e quantità di vita del paziente e sui risultati attesi con le terapie”.

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Premiate al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 settembre 2022

Parma. Benedetta Pellegrino e Giulia Mazzaschi, dottorande dell’Università di Parma, premiate al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO). Dopo due anni di riunioni virtuali a causa della pandemia da COVID-19, il Congresso è tornato a essere in presenza e si è svolto a Parigi nei giorni scorsi. Sono stati presentati importanti aggiornamenti scientifici relativi al trattamento e alla gestione delle principali neoplasie solide e l’Oncologia Medica di Parma ha contribuito attivamente esponendo i propri risultati e ricevendo importanti riconoscimenti. Sotto la guida dei docenti dell’Università di Parma Marcello Tiseo e Antonino Musolino, nonché di Francesco Leonardi, Direttore dell’Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Benedetta Pellegrino, oncologa dell’Ospedale Maggiore e dottoranda in Medicina Molecolare, e Giulia Mazzaschi, medico in formazione specialistica della Scuola di Specialità di Oncologia dell’Università di Parma e dottoranda in Scienze Mediche e Chirurgiche Traslazionali, si sono distinte per la loro attività di ricerca.

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Nutrizione in oncologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 settembre 2022

In ambito oncologico un corretto apporto nutrizionale si considera ormai un intervento decisivo per il paziente. Nelle nostre realtà esistono però ancora ampi margini di miglioramento: è necessario da un lato implementare l’informazione rivolta ai malati, sensibilizzare i caregiver e il personale sanitario ad iniziare dai clinici e, dall’altro, favorire la collaborazione sul campo tra oncologi e nutrizionisti clinici. Obiettivi al centro della campagna educazionale “L’importanza della nutrizione clinica nel paziente oncologico” promossa dall’associazione La Lampada di Aladino, con il patrocinio della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) e della Regione Lombardia con il contributo non condizionante di Fresenius Kabi. L’iniziativa, di cui si è parlato a Milano – in presenza di Letizia Moratti, Vice-Presidente e Assessore al Welfare della Regione e Giovanni Pavesi, Direttore Generale del Welfare regionale – si è articolata anche in una survey rivolta ai pazienti di sei strutture ospedaliere lombarde (Rho, Milano, Pavia, Lodi, Cremona e Como) al fine di valutare gli esiti della campagna e come gli stessi malati percepiscono l’offerta dei servizi di nutrizione clinica. Che cosa è emerso? «Va detto che la survey ha rilevato il percepito del paziente, non è detto che rappresenti la dimensione oggettiva dei servizi», spiega Davide Petruzzelli, presidente de La Lampada di Aladino e membro dell’esecutivo nazionale FAVO. «Tant’è che dalle risultanze della survey le perplessità dei pazienti ricadono persino su centri in cui la Nutrizione Clinica è di fatto ben strutturata e valida. Nell’insieme le risultanze della survey evidenziano quanto sia ancora poco diffusa la conoscenza sulle tematiche pertinenti la nutrizione in Oncologia». La malnutrizione ha un pesante impatto negativo sui pazienti oncologici, i cui bisogni nutrizionali sono stringenti. Lo spiegano Paolo Pedrazzoli, direttore UOC di Oncologia dell’IRCCS San Matteo di Pavia e Riccardo Caccialanza, direttore UOC di Dietetica e Nutrizione Clinica dello stesso istituto. I dati della letteratura mostrano che la gravità della malnutrizione è un fattore predittivo di una minore sopravvivenza, comportando un decadimento della qualità di vita, aumento della tossicità delle terapie oncologiche, peggioramento dell’esito post-operatorio e ospedalizzazione significativamente più lunga. Fattori fortemente impattanti sulla vita delle persone alle prese con una malattia tumorale.

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Progetto d’avanguardia nell’ambito della medicina personalizzata in ambito oncologico

Posted by fidest press agency su sabato, 23 luglio 2022

Parma Il programma di ricerca e assistenza clinica Chemogenomica funzionale per il futuro delle terapie personalizzate nelle neoplasie maligne, coordinato dall’Università di Parma, è stato selezionato dal Ministero della Salute nell’ambito della traiettoria “Medicina rigenerativa, predittiva e personalizzata” del Piano Operativo Salute (POS). Responsabile scientifico del progetto, del valore complessivo di 3.693.646,57 euro, è il docente dell’Università di Parma Giovanni Roti. Partner l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, l’Ematologia e il Centro di Trapianto di Midollo Osseo dell’Università di Perugia, l’Unità Operativa di Ematologia a indirizzo oncologico dell’AO Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo e il consorzio Cineca. Si tratta di un vero programma clinico sperimentale d’avanguardia, che integrando le attività del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma si propone di superare i correnti limiti della medicina personalizzata in ambito oncologico, e in particolare nelle malattie ematologiche neoplastiche. L’idea pioneristica nata e condotta dal laboratorio di Ematologia Traslazionale e Chemogenomica “THEC” del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, con a capo il prof. Roti, è quella di associare a una caratterizzazione genomica una caratterizzazione funzionale, ovvero testare le cellule tumorali delle persone affette da patologie neoplastiche con una “libreria” di farmaci per individuare quelli potenzialmente più efficaci, e successivamente capire il motivo della sensibilità e della resistenza a un farmaco attraverso l’integrazione di tecniche genomiche e proteomiche. Le attività coinvolgeranno numerosi docenti e professionisti di ambiti diversi di Università e Azienda Ospedaliero-Universitaria, che porteranno ciascuno il proprio contributo. Il progetto rappresenta inoltre un modello di sinergia vincente nella collaborazione tra Università di Parma e Azienda Ospedaliero-Universitaria, non solo a livello scientifico e clinico ma anche a livello di organizzazione e gestione degli aspetti amministrativi, economici e logistici legati alla presentazione e gestione di progetti congiunti tra le due realtà. Il coordinamento di questi aspetti è stato condotto dalla dirigente dell’Università di Parma Barbara Panciroli con il fondamentale supporto di Davide Molena (Università di Parma) e Rossella Zucchelli (Azienda Ospedaliero-Universitaria).

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Omeopatia e oncologia

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2022

Di Massimo Saruggia. L’articolo di Bagot, Legrand e Theunissen si propone di confrontare la prevalenza dell’utilizzo dell’omeopatia in oncologia in tre centri di Strasburgo e di fare un confronto con uno studio analogo realizzato nel 2005. Un lavoro descrittivo dunque che ha utilizzato il medesimo questionario dello studio del 2005 e somministrato a 633 pazienti in trattamento farmacologico anti tumorale. I risultati mostrano come tra i 535 pazienti che hanno terminato lo studio 164 (30,7%) hanno fatto ricorso anche all’omeopatia come terapia integrativa con lo scopo principale (75%) di ridurre gli effetti collaterali del trattamento antitumorale. Tra di essi l’82,6% era abbastanza o interamente soddisfatto. I pazienti poco (15,5%) o per nulla soddisfatti (1,9%) erano una minoranza dell’intera popolazione. Il trattamento era prescritto quasi sempre da un medico competente in omeopatia e il paziente informava regolarmente il medico di famiglia o l’oncologo della terapia associata (82% dei casi). I sintomi più controllabili dal trattamento omeopatico associato si sono rivelati l’astenia, la nausea, l’ansia, la depressione e la diarrea con punte di miglioramento nell’80% dei pazienti. Al contrario l’alopecia, le alterazioni del peso corporeo e il calo della libido sono apparsi i sintomi più resistenti. L’omeopatia è dunque il trattamento integrativo più utilizzato nel centri oncologici di Strasburgo con una prevalenza del 30,7% del pazienti con un incremento esponenziale (83%) rispetto ad un analogo studio compiuto 12 anni prima negli stessi centri oncologici della città. Da segnalare anche che i pazienti si sono sentiti più liberi di informare della loro terapia sia il loro medico di famiglia che il proprio oncologo. Insomma una consapevolezza delle proprie scelte terapeutiche che ha permesso di trasformare quella che un tempo era una semplice bugia o solo una omissione in una post-verità. Quando leggo report come questo ancora una volta mi chiedo perché si continua a chiamare medicina alternativa quel fenomeno politico che incontra il favore crescente dei cittadini e che ha un suo nome preciso: Medicina Integrata. (fonte Omeopatia33)

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Oncologia, big data e profilazione molecolare

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 aprile 2022

La profilazione molecolare è un’analisi che permette di creare la carta d’identità del tumore, l’evoluzione delle conoscenze in questo ambito è fondamentale sia per quanto riguarda la diagnostica dei tumori sia per quanto riguarda lo sviluppo di trattamenti personalizzati e sempre più efficaci. Raccogliere dati sulle alterazioni molecolari note e meno note è fondamentale soprattutto in una malattia con un’incidenza elevata come il tumore al polmone, che nel 2020 ha fatto registrare ben 41mila nuove diagnosi. La piattaforma ATLAS, progetto realizzato da Medica con il patrocinio di WALCE Onlus, è il primo database a livello nazionale che si pone proprio l’obiettivo di ricostruire la fotografia della prevalenza delle mutazioni del tumore al polmone dove la presenza di alterazioni del DNA rende il paziente eleggibile al trattamento con farmaci a bersaglio molecolare, farmaci altamente efficaci e in grado di trattare fino a 1/3 dei tumori del polmone.L’accesso rapido e immediato a questa mole di informazioni sistematizzate rappresenta un concreto beneficio non solo per i clinici, ma anche per i pazienti che possono essere indirizzati, ad esempio, verso le sperimentazioni più adatte al proprio tipo di tumore. La piattaforma, andando a colmare un vuoto conoscitivo a livello nazionale, ha quindi anche un importante valore nell’ambito della ricerca sul cancro. Inoltre, l’obiettivo è quello di espandersi e raccogliere dati relativi ad altri tipi di tumori solidi.

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Medicina personalizzata e di precisione in oncologia

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 febbraio 2022

L’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) marcia spedito nella continua implementazione di modelli di medicina personalizzata e di precisione in oncologia. Tutto parte dall’esplorazione del genoma: dal 2016 effettuiamo analisi molecolari di sequenziamento dei tumori, grazie al Next Generation Sequencing (NGS), per valutare simultaneamente la presenza di un numero elevatissimo di alterazioni genomiche, un lavoro impensabile fino a pochi anni fa. Ognuna di queste alterazioni (e ve ne sono centinaia) può essere bersaglio di terapie mirate, più efficaci e meglio tollerate dai pazienti. L’obiettivo è associare in maniera puntuale un farmaco specifico al profilo molecolare unico del tumore di ogni paziente. Solo nel 2021, si sono effettuati 1715 test su tessuti tumorali per identificare terapie bersaglio, e circa 500 test NGS su globuli bianchi al fine di definire predisposizione a malattie neoplastiche su base eredo-familiare. L’utilizzo di varie soluzioni NGS, l’expertise per disegnare soluzioni anche per tumori rari e disegnate su singolo paziente ha avuto uno speciale riconoscimento dal Consorzio Europeo ICPerMed quale miglior ricerca in medicina di precisione in Europa per l’anno 2019. Nel 2018 è stato istituito il Molecular Tumor Board, tra i primi in Italia e in aggiunta lo studio delle biopsie liquide e le biobanche fanno si che riguardo la medicina di precisione, per noi l’oggi è già domani. L’Istituto dispone di una varietà di soluzioni NGS cosiddette ‘tumore agnostiche’, cioè pannelli genici che offrono l’opportunità di associare a ogni alterazione genomica il farmaco giusto in ogni tumore, e dell’expertise per disegnare soluzioni globali di sequenziamento ‘dedicate’ a singole patologie e singoli pazienti con particolare attenzione a tumori rari, patologie orfane, soggetti giovani e condizioni patologiche ‘anomale’.

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L’oncologia italiana è leader nel mondo

Posted by fidest press agency su martedì, 21 dicembre 2021

Parla di medicina di precisione e nuove tecniche diagnostiche e terapeutiche il Practical Medical Oncology Textbook, il nuovo manuale dedicato alla cura dei tumori. Edito dall’americana Springer Nature, il testo – un due volumi in lingua inglese – è stato ideato e scritto da quattro esperti di oncologia, Marc Peeters dell’Università di Anversa, Christian Rolfo della Scuola di Medicina Mount Sinai di New York e due italiani, Lorena Incorvaia, ricercatrice in Oncologia Medica all’Università di Palermo e Antonio Russo, professore ordinario di Oncologia Medica nella stessa Università e membro della giunta nazionale AIOM. Un libro di respiro internazionale che trova parte delle sue radici nel sud Italia, rivolto a specialisti, dottorandi, specializzandi e infermieri, presentato oggi a Montecitorio, alla Camera dei Deputati, per volontà dell’Onorevole Giorgio Trizzino. È disponibile in tutto il mondo sul sito della casa editrice (dove è possibile scaricare anche i singoli capitoli) e su Amazon.Il manuale affronta argomenti che vanno dalla diagnosi delle neoplasie alla terapie, con un focus sulle tecniche più moderne, come la biopsia liquida. “È un esame che consiste nel prelievo di fluidi biologici, soprattutto plasma, nei quali è possibile isolare componenti che forniscono informazioni sulla malattia – spiega Russo –. È una procedura che presenta evidenti vantaggi rispetto al metodo classico, che prevede un’asportazione di tessuto: è poco invasiva e consente un monitoraggio molecolare del tumore, anche perché può essere ripetuta più volte. Fino a oggi è stata utilizzata principalmente in pazienti con carcinoma polmonare. Le applicazioni però sono numerose e anche in altri tipi di neoplasie la ricerca ha dato risultati promettenti. Ci aspettiamo che nel prossimo futuro possano diventare tutte pratica clinica.” Il volume vuole essere funzionale alla pratica quotidiana – sottolinea Russo – e favorire un’integrazione tra oncologo medico, chirurgo, radioterapista ed esperto di cure palliative, nella sempre più irrinunciabile ‘simultaneous care’, la presa in carico a tutto tondo del paziente. L’oncologia italiana si conferma un’eccellenza anche nei numeri: le percentuali di sopravvivenza sono più alte rispetto a quelle dei Paesi vicini, come Spagna, Francia e Germania, con un -13% di decessi negli uomini e -10% nelle donne fra i 377mila casi annuali. Bisogna investire nella formazione universitaria.”

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L’oncologia territoriale per essere più vicino alla casa del paziente, ma il territorio è pronto in tutte le regioni?

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 novembre 2021

In Italia ogni anno circa 270mila cittadini sono colpiti dal cancro, attualmente il 50% dei malati riesce a guarire, con o senza conseguenze invalidanti, dell’altro 50% una buona parte cronicizza, riuscendo a vivere più o meno a lungo. I risultati della ricerca sperimentale, i progressi della diagnostica, della chirurgia, i nuovi approcci di cura e i farmaci innovativi con schedule innovative di trattamento stanno portando ad una evoluzione positiva nel decorso della malattia, allungando la vita dei malati anche senza speranza di guarigione. In questo scenario sono sorti nuovi problemi che riguardano la presa in carico di questa patologia complessa che comportano una revisione organizzativa, necessaria ai sistemi assistenziali per rispondere efficacemente, dando accesso rapido ed uniforme all’innovazione. Per questo aspetto e per un coerente utilizzo delle risorse disponibili, ancor più dopo l’esperienza della recente pandemia, il coordinamento tra centri Hub, Spoke e medicina territoriale, sta assumendo sempre maggiore importanza. Per questo, oltre lo sviluppo delle reti di patologia che coinvolgono prevalentemente la medicina specialistica, già implementato in molte regioni, occorre oggi uno sforzo per formare la medicina Territoriale ad una cogestione dei pazienti oncologici cronici. Il futuro prossimo dell’Oncologia dovrà essere condiviso infatti tra ospedale e territorio attraverso una serie di setting assistenziali – ospedalieri e territoriali ma con uno stesso governo – che permetteranno di riscrivere al meglio tutto il percorso di cura del paziente, con molti nuovi temi da sviluppare. Per operare questa riorganizzazione, dando efficacia a questi cambiamenti saranno necessarie nuove risorse ma sarà fondamentale un dialogo aperto, trasparente e collaborativo tra tutte le forze in gioco: istituzioni, clinici, caregiver, farmacisti), industria. È quanto emerso durante il webinar “Oncologia del territorio, assetti organizzativi per rispondere ai nuovi bisogni dei pazienti oncologici” organizzato da Motore Sanità e con il contributo incondizionato di MSD e IT-MeD.

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“Oncologia Mutazionale in Italia: sviluppo, organizzazione e sostenibilità”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2021

“Questa non è la prima sessione di lavoro che stiamo facendo sul cancro, abbiamo in questa sede avviato un percorso, è il quinto evento che facciamo su malattie croniche e cancro alla luce delle sfide che abbiamo di fronte, una parte di sfida ci arriva dal Covid, dall’altra parte abbiamo le grandi opportunità che ci si aprono con il PNRR, dove sono previsti numerosi investimenti”. Lo dice l’on. Beatrice Lorenzin, coordinatore Health & Science Bridge del Centro Studi Americani, durante l’evento “Oncologia Mutazionale in Italia: sviluppo, organizzazione e sostenibilità”, in collaborazione con Edra. “Un tema molto importante – spiega Lorenzin – è il cambio di approccio da parte delle Regioni che deve essere accompagnato da un cambio di approccio anche del MEF, perchè se attraverso i molecular tumor board il paziente è gestito da un pool che decide una particolare procedura, è evidente che non può sottostare alle regole del trasferimento del paziente, significa pure che entriamo in un’ottica diversa in cui dobbiamo garantire a tutti le terapie migliori, ma con una logica più nazionale e diversa rispetto alla logica che abbiamo avuto fino ad adesso della mobilità attiva e modalità passiva. L’innovazione scientifica con cui noi abbiamo a che fare – conclude Lorenzin – non solo ci sta chiedendo di cambiare i sistemi regolatori e di trasformare i modelli organizzativi ma anche di cambiare l’approccio che abbiamo avuto negli ultimi 15/20 anni rispetto a cosa fa ogni singola Regione per garantire quell’accesso alle terapie”.

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Nuovo Presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica

Posted by fidest press agency su domenica, 31 ottobre 2021

Francesco Perrone, Direttore della Struttura Complessa Sperimentazioni Cliniche dell’Istituto Tumori Pascale di Napoli, è il nuovo Presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Entrerà in carica nel 2023. Il dr. Perrone è stato eletto dagli specialisti nel corso del XXIII Congresso Nazionale della società scientifica, che ha rinnovato le cariche direttive. Il Consiglio Direttivo Nazionale 2021/2023 è composto da Saverio Cinieri (Presidente), Francesco Perrone (Presidente Eletto), Massimo Di Maio (Segretario), Antonio Russo (Tesoriere), Ugo De Giorgi, Rossana Berardi, Rita Chiari, Nicola Silvestris, Filippo Pietrantonio, Matteo Lambertini, Marcello Tucci e Giuseppe Curigliano.A Francesco Perrone va il merito, fra l’altro, di aver sensibilizzato la comunità scientifica sul tema della tossicità finanziaria – primo in Europa a farlo – che interessa i malati di tumore e di aver realizzato, insieme al suo team, uno studio approfondito per indagarne nel modo corretto la portata e l’incidenza sulla qualità della vita e sulle prospettive di guarigione dei pazienti.“Il filo conduttore del mio programma – spiega il dr. Perrone – sarà intervenire nei processi di cambiamento dell’Oncologia italiana ed essere insieme strumento di governo di queste trasformazioni, in collaborazione con le Istituzioni. Sono convinto, infatti, che la nostra Società scientifica rivesta un ruolo fondamentale per favorire il progresso delle conoscenze e lo scambio di esperienze indispensabili per rendere sempre più efficace la lotta al cancro. E credo anche che nel prossimo quinquennio AIOM debba governare la necessaria evoluzione della sperimentazione clinica per renderla sempre più utile al miglioramento della pratica clinica”.Napoletano, 59 anni, sposato e padre di tre figli, Francesco Perrone a partire dal 1995 ha svolto, all’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli, attività di progettazione, conduzione, analisi e pubblicazione di sperimentazioni cliniche. È peer-reviewer per numerose riviste scientifiche, tra cui Lancet, BMJ, Lancet Oncology e Annals of Oncology. Clinical Breast Cancer. Dal 1990 (anno della prima pubblicazione) a oggi, il dr. Perrone è autore di circa 300 pubblicazioni.

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Congresso nazionale della Società Italiana di Traumatologia e Ortopedia Pediatrica

Posted by fidest press agency su domenica, 18 luglio 2021

Dal 30 settembre al 1 ottobre si terrà a Napoli il Congresso nazionale della Società Italiana di Traumatologia e Ortopedia Pediatrica (SITOP), momento in cui gli studiosi della specialità trasmettono al mondo scientifico lo stato delle conoscenze. Tra gli argomenti più suggestivi le possibilità applicative in Ortopedia pediatrica della tecnologia della stampa in 3D con la costruzione di modelli anatomici perfettamente identici alla realtà. Questa metodica entra in sala operatoria e fornisce un supporto fondamentale al chirurgo ortopedico.L’ospedale Pediatrico Santobono è stato il primo Centro a pubblicare un lavoro scientifico sul Journal Pediatric Orthopedic inglese sull’utilizzo di questa tecnologia nei bambini. “Dopo avere ottenuto l’autorizzazione dal Comitato etico, grazie alla collaborazione con il CNR, siamo partiti con l’allestimento all’interno del nostro Ospedale di un laboratorio con stampanti tridimensionali, scanner e con un’attiva collaborazione con ingegneri biomedici. La prima esperienza ha visto la realizzazione di un tutore in materiale plastico bivalva in alternativa all’apparecchio gessato per fratture di radio su di una popolazione di circa 40 bambini”. I risultati sono stati incoraggianti: “Il ricorso alla stampante 3D per creare ortesi e modellini delle ossa da trattare risulta utile nella vasta gamma delle patologie congenite e acquisite- fa sapere Guida- come in quelle tumorali, anche questo sarà un tema del congresso, per le quali, fino a qualche tempo fa, era previsto il sacrificio dell’arto (con l’amputazione o la disarticolazione), mentre oggi si tende a salvare l’arto pur rimanendo ampia la resezione della massa tumorale maligna. Al proposito si ricorda che i dati dell’Associazione italiana registri tumori (AIRTUM) sottolineano che gli osteosarcomi sono il 2% di tutti i tumori osservati tra 0 e 19 anni. In età pediatrica (0-14 anni) la malattia ha un’incidenza simile tra maschi e femmine- ricorda l’esperto- mentre nell’adolescenza, ovvero tra i 15 e i 19 anni, è più frequente nei maschi (10,4 casi per milione ogni anno) che nelle femmine (1,7 casi per milione ogni anno). Questi modellini consentono di stabilire il taglio delle protesi, utilizzate soprattutto nel caso dell’osteosarcoma, che è il tumore osseo maligno più diffuso e che prevede la chemioterapia in fase pre-operatoria. Anche per questa patologia specifica- tiene a ricordare il presidente incoming SITOP- il Santobono, in collaborazione con il professore Flavio Fazioli dell’IRCCS del Istituto Oncologico del Pascale e con il polo oncoematologico del Pausilipon, è riuscito a creare un centro nel quale vengono trattati con la tecnica del salvataggio dell’arto osteosarcomi e sarcomi di Ewing. Grazie alla stampa 3D, possiamo stabilire con precisione la quantità di osso da resecare e la tipologia di tagli, per poi impiantare l’osso proveniente da banca con trapianto biologico oppure, dopo esserci confrontati con il laboratorio di biomeccanica, una protesi totalmente artificiale che, oltre a tutto il resto, ha un enorme beneficio economico”. Un altro focus della due giorni sarà dedicato al piede torto congenito. “Si tratta di una delle deformità congenite più frequenti, che ha un’incidenza di uno ogni mille nuovi nati e un rapporto maschi-femmine di 4 a 1- illustra l’ortopedico- Il piede torto raggiunge ormai la guarigione in una altissima percentuale di casi, perché il metodo Ponseti ha avuto uno sviluppo planetario. Resta però un 20/25% di casi che arriva tardivamente alla diagnosi o tende a recidivare. E anche lì, per stabilire il tipo di trattamento da fare, la stampante 3D è di grandissimo aiuto”.Tanti quindi gli argomenti affrontati nel corso della due giorni partenopea promossa dalla SITOP. ‘Le epifisiolisi dell’anca: insidie e opzioni. Lo stato dell’arte’ e ‘Innovazioni in Ortopedia Pediatrica: scoliosi, piede torto congenito, tumori ossei, tecnologie con stampa 3D’ saranno, come anticipato, i due argomenti principali del Congresso autunnale, ai quali verranno affiancati altri temi collaterali, come la responsabilità professionale degli ortopedici e l’attività dei centri italiani che si interessano delle patologie ortopediche. “In occasione del Congresso- chiarisce Guida- assolviamo alla mission della nostra Società super specialistica, che è quella di trasmettere, sulla base delle prove di evidenza scientifica, i trattamenti più efficaci e appropriati messi in campo dai Centri ortopedici pediatrici di eccellenza italiani. Ciò acquista particolare valore perché l’Ortopedia generale ha molte iperspecialità ed è importante la trasversalità delle competenze. Poiché noi ci occupiamo specificamente della fascia 0-14 anni, abbiamo in essere una grande collaborazione con la Società italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Pediatria Preventiva e sociale (Sipps), che infatti- annuncia in conclusione- avranno ampio spazio nel nostro Congresso”.

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La nuova oncologia chiede più integrazione tra ospedale e territorio

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2021

«Il futuro dell’oncologia non è domani, è oggi. La risposta all’emergenza oncologica causata indirettamente dalla pandemia da Covid-19 deve arrivare subito. I malati di cancro non possono aspettare, il tempo è scaduto!». E’ questo l’appello di FAVO – Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, al quale ha fatto da contraltare quello delle Società scientifiche oncologiche. Agire in fretta è la parola d’ordine ed è più volte ricorsa durante il webinar organizzato da Motore Sanità in collaborazione con FAVO – Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, dal titolo “CANCRO E COVID. Il Covid ha posto il problema di screening da recuperare e da potenziare a livello territoriale, come pure l’attività di follow up; ha evidenziato quanto sia necessaria l’integrazione tra ospedale e territorio e quanto sia urgente l’assistenza territoriale quindi la medicina di territorio e di prossimità a supporto dei malati oncologici. Ma la pandemia ha anche posto il problema di una oncologia che vede di molto cambiata la gestione del paziente e che per questo richiede non solo un accesso alle terapie innovative in maniera equa ma anche un tempo di ascolto e di presa in carico del medico oncologo più dedicato. “Nel corso del 2020 sono stati fatti 1milione di interventi chirurgici in meno. Questo arretrato importante è stato gestito in maniera diversa a livello regionale. Il Piano oncologico nazionale deve fare un investimento serio sul fatto che questo carico venga smaltito in tempi reali e non può essere fatto utilizzando le risorse che sono disponibili perché sono già esaurite – ha spiegato Alessandro Gronchi, Presidente Società Italiana Chirurgia Oncologica (SICO) e Responsabile della Chirurgia dei Sarcomi dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. La riorganizzazione oncologica in tempo pandemico è stata importante e ha visto l’impegno di tutti gli operatori ma oggi necessita di una ristrutturazione e un impegno che richiedono un investimento specifico e va inquadrato e organizzato nell’ambito delle Reti oncologiche in cui possono essere gestiti virtualmente moltissimi pazienti che quindi possono evitare di muoversi non solo da Nord a Sud ma anche nelle stesse regioni per facilitare il lavoro con il territorio”.

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“Terapie Ablative Imaging-guidate in Oncologia”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 marzo 2021

Martedì 23 marzo alle 17.30, l’Accademia di Medicina di Torino organizza una seduta scientifica on line dal titolo “Terapie Ablative Imaging-guidate in Oncologia”. Introduce l’incontro Alessandro Comandone, già Presidente dell’Accademia di Medicina e Primario di Oncologia presso l’ASL Città di Torino. Il relatore sarà Andrea Veltri, Professore di Radiologia presso l’Università di Torino e socio dell’Accademia. L’Oncologia si connota sempre più come un’attività multidisciplinare di gruppo (i GIC, Gruppi Interdisciplinari di Cura), che applica i Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA), studiati per ottimizzare diagnosi, stadiazione, cura e follow-up dei tumori.Nell’ambito delle cure, a fianco della chirurgia per i tumori precoci e delle terapie sistemiche per i tumori avanzati, si sono sviluppate terapie loco-regionali, per i pazienti con tumori precoci ma non operabili o tumori avanzati ma con metastasi limitate per sede e numero (oligometastatici).Tra le terapie loco-regionali, le Terapie Ablative rappresentano trattamenti percutanei minimamente invasivi effettuati dal Radiologo Interventista quando esercitati con la guida dell’Imaging durante la procedura (ecografia, TC, radioscopia, etc.).Il ruolo delle Terapie Ablative in Oncologia si è sviluppato nell’ultimo ventennio, consolidando indicazioni più sperimentate (es. l’epatocarcinoma) e offrendo nuove opzioni in proporzione all’efficacia dei risultati ottenuti (es. malattia oligometastatica da carcinoma del colon retto, tumori renali, tumori polmonari, etc.).In ottemperanza alle disposizioni del DPCM relative alle misure di contenimento della pandemia, si potrà seguire l’incontro solo collegandosi al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Oncologia di precisione, biopsia liquida e nanofotica

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

Un recente articolo dal titolo “Direct plasmonic detection of circulating RAS mutated DNA in colorectal cancer patients” pubblicato dalla rivista Biosensors and Bioelectronics della Elsevier, la più autorevole rivista scientifica internazionale nel settore della chimica analitica e tra le più autorevoli nel settore delle biotecnologie (Impact Factor: 10,257), apre nuove ed inattese prospettive. L’articolo nasce dalla collaborazione tra il gruppo di ricerca coordinato dal professore Giuseppe Spoto del Dipartimento di Chimica dell’Università di Catania, quello coordinato dal dottore Patrizio Giacomini dell’unità di Oncogenomica ed Epigenetica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, ed il gruppo del professore Roberto Corradini del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma. La collaborazione si è sviluppata nell’ambito del progetto europeo ULTRAPLACAD finanziato dalla Commissione Europea all’interno del programma quadro Horizon 2020. La nuova procedura prende il nome di biopsia liquida. Il sangue trasporta tracce molecolari del tumore che vanno identificate, sia per poter scoprire il tumore, sia per assegnare al paziente il trattamento farmacologico più efficace. Inoltre, il tumore si modifica nel corso del tempo, e per questo motivo è utile seguirlo longitudinalmente, nel corso di tutto il decorso di malattia, così da poter assegnare (tramite il sangue, appunto) al paziente il miglior trattamento farmacologico possibile in quel preciso momento. Il nuovo metodo identifica sequenze di DNA (il materiale genetico) associate alle cellule tumorali presenti in bassissime concentrazioni nel plasma ottenuto dal sangue del paziente. Per farlo, trae vantaggio da un metodo di rivelazione definito surface plasmon resonance imaging che viene combinato con l’uso di nanoparticelle metalliche funzionalizzate e di PNA, speciali ‘analoghi’ del DNA (molecole simili al DNA sintetizzate in laboratorio). Un prototipo industriale di questa apparecchiatura, frutto del lavoro di tutto il gruppo europeo ULTRAPLACAD, è installato presso l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Roma ‘Regina Elena’.

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Emergenza del Covid-19 e e i ricercatori che operano in ambito oncologico

Posted by fidest press agency su sabato, 18 luglio 2020

La gestione dell’emergenza del Coronavirus in Italia rende necessaria una riorganizzazione del lavoro dei ricercatori che operano in ambito oncologico. È quanto sostiene una recente indagine della Federation of Italian Cooperative Oncology Groups (FICOG) svolta tra i clinici di 52 diversi centri della Penisola. Il 65% sostiene di avere avuto negli ultimi mesi difficoltà nella comunicazione ed informazione con pazienti sempre più intimoriti dalla pandemia. Per sette su dieci è prioritario riuscire a limitare la migrazione dei malati, che partecipano a studi clinici, da una Regione all’altra. L’83% afferma come sia indispensabile implementare, al più presto, le attività via web e da remoto. I dati sono presentati oggi in un webinar della FICOG al quale partecipano rappresentanti dei pazienti e delle associazioni medico-scientifiche. “Il Covid-19 potrebbe ridurre nei prossimi mesi la partecipazione a studi clinici per la messa a punto di nuovi trattamenti anti-tumorali – sottolinea il prof. Carmine Pinto, Presidente FICOG -. E questo potrebbe avvenire soprattutto nei territori che sono stati più duramente colpiti dalla pandemia. Bisogna ricordare ai malati che il rischio di contagio nelle strutture sanitarie della Penisola adesso risulta minimo e che invece sono numerosi i vantaggi derivati dalla riapertura delle sperimentazioni cliniche. Al tempo stesso non va dimenticato come l’emergenza Coronavirus non sia ancora finita. È fondamentale ridurre gli spostamenti interni tra le Regioni e organizzare gli accessi agli ospedali. Creare una rete nazionale di centri, che svolgono ricerca oncologica, è secondo noi la soluzione ottimale”. Durante il webinar della FICOG sono inoltre presentati i dati preliminari di uno studio condotto a Reggio Emilia su pazienti oncologici ricoverati in ospedale perché colpiti da Covid. Circa il 70% di questi malati, al momento dell’infezione, avevano avuto una diagnosi di tumore da più di cinque anni. “Si tratta di pazienti così detti “survivors” e che possono essere considerati guariti dal cancro – prosegue Pinto -. Al momento del contagio non erano quindi sottoposti ad un trattamento antitumorale attivo ed in buona parte non rientravano più nelle visite di controllo previste nei follow up. È un dato interessante che merita di essere approfondito da ulteriori ricerche, e che ci impone per il futuro, anche al di là dell’emergenza Covid, una riflessione sui bisogni delle persone guarite da cancro e sul cosiddetto “survivorship plane”. “Il coinvolgimento riconosciuto per legge delle Associazioni dei pazienti nella definizione dei protocolli di ricerca nelle diverse fasi delle sperimentazioni cliniche facilita l’alleanza con i clinici e garantisce libertà di scelta, privacy, trasparenza delle attività, ma senza fermare la ricerca” afferma il prof. Francesco De Lorenzo, Presidente della Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO). “Come Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ci siamo attivati per rendere disponibili e operative delle linee guida per la gestione dell’infezione da Coronavirus in persone che hanno già sconfitto il cancro – conclude il prof. Giordano Beretta, Presidente Nazionale AIOM -. Stiamo lavorando ad un documento scientifico condiviso con i rappresentati dei pazienti e altre Società Scientifiche. È importante svolgere attività di ricerca anche in questo particolare ambito per incrementare le nostre conoscenze anche in vista di una possibile ricrescita di casi di Coronavirus nei prossimi mesi”.

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I malati di cancro promuovono l’oncologia italiana per la gestione dell’emergenza Covid

Posted by fidest press agency su sabato, 27 giugno 2020

Il 93% dei pazienti dichiara che lo staff sanitario è stato sempre raggiungibile via telefono o mail in questi ultimi mesi. Per il 97% i centri oncologici hanno pienamente rispettato le norme di sicurezza stabilite dalle autorità competenti. Otto malati su dieci ritengono che il personale medico-sanitario abbia dato la giusta attenzione alle loro ansie e preoccupazioni relative alla pandemia. L’89% afferma di avere ricevuto indicazioni precise sui dispositivi di protezione individuale (guanti o mascherine) al momento dell’accesso ai reparti o ai day hospital. E tutti i pazienti oncologici, sia sintomatici che non, sono stati sottoposti al tampone per il Coronavirus. E’ quanto sostiene un’indagine condotta su oltre 700 pazienti oncologici, provenienti da tutto il territorio nazionale, e promossa dall’Università Politecnica delle Marche e dagli Ospedali Riuniti di Ancona. Dalla ricerca emergono anche forti preoccupazioni circa le possibilità di contagio. Sette pazienti su dieci temono di essere colpiti dal Covid-19 e di poter, a loro volta, trasmetterlo a parenti e amici. “L’indagine dimostra come l’oncologia del nostro Paese sia riuscita finora a contenere gli effetti negativi di una pandemia devastante – spiega la prof.ssa Rossana Berardi, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università Politecnica delle Marche e Direttore della Clinica Oncologica Ospedali Riuniti di Ancona -. I giudizi espressi dai pazienti sono, infatti, largamente positivi sia per quanto riguarda il rispetto delle regole di sicurezza che il livello di assistenza garantito. Tutti noi oncologi siamo stati chiamati ad uno sforzo enorme in quella che è stata l’ora più buia del sistema sanitario nazionale. Il malato oncologico è fragile perché soffre già di una patologia molta seria ed è giustamente preoccupato per le sue condizioni e per l’incolumità dei suoi cari. E’ perciò fondamentale riuscire ad instaurare un dialogo corretto, preciso e rassicurante con pazienti e caregiver. Le informazioni che dobbiamo dare, a una categoria molto particolare di uomini e donne, devono essere chiare e via via aggiornate in base alle nuove evidenze scientifiche emerse. Questo sta già avvenendo nei reparti attivi sull’intero territorio nazionale. Il 59% dei pazienti afferma che è stato concesso il giusto tempo, durante i colloqui con i medici, per comprendere le raccomandazioni da seguire in questa situazione d’emergenza”. Dalla ricerca nazionale, condotta dall’ateneo e dall’ospedale marchigiano, si riscontrano anche forti timori sul ricorso ad alcuni trattamenti anti-cancro. Il 53% degli intervistati teme che la chemioterapia possa aumentare le probabilità di contagio mentre il 35% pensa la stessa cosa dell’immunoterapia. “Per i pazienti colpiti da tumore esiste davvero un maggiore rischio di essere colpiti dal Covid in quanto potenzialmente immunodepressi – prosegue la prof.ssa Berardi -. In caso di contagio la gestione degli effetti negativi del virus sull’organismo risulta molto più complessa. Secondo gli ultimi dati della letteratura scientifica la mortalità dei pazienti oncologici con Coronavirus è tripla rispetto alla popolazione generale. Il timore maggiore è derivato dal fatto che i malati devono frequentare le strutture sanitarie per visite, esami e terapie. La chemioterapia può determinare un’ulteriore immunodepressione in quanto riduce i globuli bianchi. E’ una delle controindicazioni più insidiose e in questo particolare momento storico viene percepita come ancora più pericolosa. Al tempo stesso viene giustamente riconosciuta la migliore sicurezza di un trattamento innovativo e molto efficace come l’immunoterapia. E’ utilizzata da diversi anni in un numero crescente di neoplasie e rispetto alla chemio ha minori effetti collaterali anche a livello delle nostre difese immunitarie. Solo un giusto dialogo da parte dei clinici può rassicurare i pazienti e stimolarli a proseguire con le cure oncologiche. Rispettando le norme di sicurezza è possibile continuare a curare i malati anche nei prossimi mesi quando, come sostengono gli epidemiologi, la curva epidemica potrebbe risalire in concomitanza dell’arrivo della brutta stagione”. “La ricerca è stata resa possibile grazie al costante e prezioso supporto del dott. Michele Caporossi, direttore generale degli Ospedali Riuniti di Ancona e del Prof. Gian Luca Gregori, Rettore dell’Università Politecnica delle Marche – conclude la prof.ssa Berardi -. Ringrazio infine Zelmira Ballatore, Filippo Merloni, Nicoletta Ranallo e Lucia Bastianelli per il prezioso aiuto nella realizzazione dell’indagine”.

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Programma Nazionale di Oncologia Personalizzata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 febbraio 2020

La partnership rappresenta un importante passo in avanti per la realizzazione del progetto di ACC forse più avveniristico e visionario tra quelli annunciati dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, quello cioè di creare una banca dati nazionale in cui saranno centralizzati dati clinici e informazioni delle analisi omiche dei Pazienti degli IRCCS attualmente associati ad ACC (26 ospedali di ricerca). L’obiettivo, in futuro, è quello di renderla poi accessibile a tutte le strutture del SSN. Il CNAF, uno dei principali player pubblici di settore, metterà a disposizione la propria tecnologia per ospitare la piattaforma informatica di raccolta dati di ACC.«La diffusione di tecnologie come la genomica (analisi del DNA), la trascrittomica (analisi dell’RNA) e la radiomica (analisi computerizzata delle immagini radiologiche) – spiega il Presidente della Rete, professor Ruggero De Maria – impone decisioni terapeutiche basate su un’enorme quantità di dati che deve essere elaborata e integrata con altre informazioni cliniche tramite sofisticate analisi informatiche. Questa infrastruttura permetterà di analizzare le informazioni con maggiore rapidità e complessità che in passato, consentendo ai medici di individuare la miglior cura per ogni singolo Paziente».
«CNAF – dice il direttore Gaetano Maron – metterà a disposizione di ACC un’infrastruttura Cloud all’avanguardia basata su tecnologie in grado di gestire e condividere i big data di tipo sanitario in modo semplice, efficace e secondo le normative vigenti. Un servizio che sarà affiancato da un’attività di consulenza specializzata nella gestione e messa in sicurezza del software». CNAF fornirà alla Rete Oncologica tre sistemi: lo IaaS, basato su OpenStack, il Sync & Share per la condivisione dei dati ed un terzo di autenticazione e autorizzazione basato su INDIGO-IAM, compatibile con più diffusi standard (SAML, OpenID Connect and X.509) e in grado di integrarsi con le federazioni di identità esistenti (come ad esempio IDEM ed EDUGAIN).
«Il progetto – osserva il professor Pier Giuseppe Pelicci, coordinatore scientifico di ACC – renderà interoperabili (compatibili tra loro) i dati generati dai vari ospedali, consentendo quindi di acquisire ed analizzare dati clinico-scientifici di tutti i pazienti. Ciò creerà un sistema di generazione della conoscenza in continuo aggiornamento che si arricchirà con i dati di ogni nuovo Paziente e consentirà, per ogni nuovo Paziente, di utilizzare la conoscenza disponibile per l’ottimizzazione della sua diagnosi e del suo trattamento. Il valore di questa partnership, al di là dell’acquisizione di tecnologia informatica, sta nel fatto che abbiamo individuato un partner con competenze altissime, al quale interessa non solo trasferire ma anche fare ricerca. Il CNAF si associa in questo compito al Politecnico di Milano, che è parte integrale nel disegno della piattaforma informatica». Secondo Pelicci, inoltre, «capita molto spesso che quando le cose sono radicate nelle necessità vere la realtà supera le previsioni: negli IRCCS è depositata infatti, già oggi, una tale quantità di dati (istologici, radiologici e genomici) da suggerirci, probabilmente già in questa prima fase, un più ampio dimensionamento della piattaforma».All’accordo con INFN e Politecnico la Rete è giunta dopo aver realizzato una serie di azioni scientifico-tecnico-giuridiche indispensabili per la realizzazione del progetto: «ACC, infatti, negli ultimi tre anni, ha reso possibile negli IRCCS l’acquisizione di competenze e attrezzature per eseguire screening genomici – chiosa Pelicci – creando una comunità nazionale di esperti di bioinformatica e analisi dei dati genomici. ACC ha inoltre istituito una Commissione Nazionale, composta dai massimi esperti del settore, per definire le linee guida per la gestione dei dati genomici che consentiranno di rispettare la privacy dei Pazienti e, allo stesso tempo, di trarre beneficio dalla condivisione di tutti i dati della Rete».Sul fronte del computing, negli ultimi anni il CNAF ha svolto un profondo lavoro di revisione e adeguamento della sicurezza delle sue infrastrutture di calcolo e software al nuovo regolamento europeo per la protezione dei dati (GDPR) ed ai provvedimenti del garante per la protezione dei dati personali. «Questo lavoro – sottolinea Barbara Martelli, tecnologa del CNAF – ci ha portato nel 2017 ad ottenere la certificazione di conformità allo standard internazionale ISO/IEC 27001 nell’ambito della conservazione e dell’accesso ai dati biomedici e alla gestione degli applicativi di analisi dati finalizzati alla ricerca in campo biomedico e genomico. Un passo decisivo per collaborare con le comunità di ricercatori che lavorano su dati tutelati dal GDPR e in particolare su dati genomici».

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XXI Congresso nazionale di oncologia medica

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 ottobre 2019

Roma, 25 – 27 ottobre 2019 Marriott Park Hotel (Via Colonnello Tommaso Masala 54) si terrà il più importante appuntamento scientifico di aggiornamento e confronto che riunisce circa 3.000 specialisti per fare il punto sulla lotta ai tumori.
Si stima che, nel 2019, nel nostro Paese verranno diagnosticati 371mila nuovi casi di cancro. Per la prima volta le stime indicano un calo delle diagnosi e le possibilità di guarigione migliorano. Oggi infatti il 60% dei pazienti è vivo a 5 anni dalla diagnosi. Sono decisivi i passi in avanti sul fronte delle terapie, anche se molto resta ancora da fare nel campo della prevenzione. Come nei più importanti congressi internazionali, nelle conferenze stampa ufficiali, che si svolgeranno in sede congressuale, saranno trattati diversi temi:
venerdì 25 ottobre, 2 press briefing: dalle 12 alle 12.30 – dalle 12.30 alle 13
sabato 26 ottobre, 2 press briefing: dalle 12.30 alle 13 – dalle 13 alle 13.30
domenica 27 ottobre, 2 press briefing: dalle 11.30 alle 12 – dalle 12 alle 12.30

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Oncologia: media tutorial

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 ottobre 2019

Roma venerdì 11 ottobre, alle 10.45, Hotel NH Collection Roma Giustiniano, Via Virgilio, 1 E/F/G) è previsto un media tutorial con gli interventi dei proff. Paolo Ascierto (Direttore Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto “Pascale” di Napoli), Sergio Bracarda (Direttore Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni), Cesare Gridelli (Direttore Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Ospedale “Moscati” di Avellino) e Federico Cappuzzo (Direttore Unità Operativa di Oncologia di Ravenna e del Dipartimento di Oncoematologia di Ausl Romagna).

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