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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°108

Posts Tagged ‘oncologia’

Alberto Lapini è il nuovo Presidente Nazionale della Società Italiana di Urologia Oncologica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 aprile 2018

L’elezione è avvenuta ieri durante il XXVIII Congresso Nazionale della Società Scientifica che si chiude oggi a Milano e che vede la partecipazione di oltre 600 specialisti da tutto il nostro Paese. Classe 1957, nato a Firenze il dott. Lapini è Responsabile e Coordinatore della Prostate Cancer Unit dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze. Dal 2015 al 2018 è stato Presidente Incoming della SIUrO e subentra al prof. Riccardo Valdagni. “Per i prossimi tre anni avrò l’onore di presiedere la Società a cui sono iscritto da oltre 20 anni e sono grato, a tutti i miei colleghi, per la fiducia che hanno riposto nei miei confronti – afferma il Neo Presidente Alberto Lapini -. I punti sui quali vogliamo lavorare, già a partire dai prossimi giorni, sono: formazione, valorizzazione dei giovani e innovazione nella ricerca medico-scientifica. Come prima cosa è necessario implementare le varie attività formative che promuoviamo da diversi anni. Recentemente abbiamo istituito, proprio per questo scopo all’interno di SIUrO, una Academy che deve coordinare i progetti già attivi e avviarne di nuovi su tutto il territorio nazionale. Punteremo poi sui giovani iscritti che nella nostra Società Scientifica hanno un proprio gruppo autogestito. Attraverso una più stretta collaborazione con questa struttura vogliamo maggiormente valorizzare le loro idee, competenze e proposte per poter così avviare un profondo ricambio generazionale dei vertici istituzionali dell’uro-oncologia italiana. L’ultimo aspetto sul quale bisogna intervenire riguarda l’innovazione. Un obiettivo prioritario da raggiungere è l’avvio di nuovi data base nazionali condivisi o trial clinici sulla sorveglianza attiva non solo per il tumore della prostata ma anche per altre neoplasie. Lanceremo inoltre, sempre all’interno di SIUrO, nuovi progetti di ricerca sulle terapie alternative alla cistectomia”. “Infine – conclude il dott. Lapini – vogliamo promuovere campagne educazionali a livello nazionale dedicate alla popolazione. Queste avranno al centro la corretta informazione sulla prevenzione, diagnosi e le cure dei sempre più diffusi tumori uro-genitali. E’ infatti compito di una moderna Società Scientifica superare i confini del confronto tra gli specialisti ed aprirsi anche a cittadini, pazienti e caregiver”. Il dott. Lapini avrà al suo fianco, nei rinnovati vertici della SIUrO: Giaro Conti (Segretario e Tesoriere) e Renzo Colombo (Vice Presidente). Sono stati eletti nel direttivo nazionale: Sergio Bracarda, Orazio Caffo, Rolando Maria D’Angelillo, Luigi Filippo Da Pozzo, Andrea Benedetto Galosi, Carlo Patriarca, Alessandro Volpe, Vittorio Vavassori e Nadia Zaffaroni. Fanno parte del comitato scientifico eletto: Vincenzo Altieri e Enrico Bollito.

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Antonelli alla guida dell’Oncologia di Novartis in Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 aprile 2018

Milano. Novartis annuncia la nomina di Pierluigi Antonelli nel ruolo di Head of Oncology Region Europe (ORE) di Novartis, con l’obiettivo di favorire ulteriormente lo sviluppo e la crescita dell’azienda in quest’area. Dal 2015 Antonelli ha ricoperto il ruolo di Head of Western Europe in Sandoz, attiva nella produzione di farmaci equivalenti e biosimilari e, con il suo impegno, ha contribuito a rendere l’azienda leader di settore in Europa.“Sono onorato di assumere questo ruolo e affrontare nuove e stimolanti sfide nell’ambito dell’oncologia, attraverso lo sviluppo e l’accesso a terapie innovative in grado di migliorare in modo tangibile la vita delle persone. – ha dichiarato Pierluigi Antonelli – Novartis Oncology, azienda leader nell’area oncologica, è una realtà solida con una lunga storia alle spalle e una pipeline di grandissimo valore, incentrata sulla ricerca scientifica. Sono quindi lieto di poter mettere a disposizione la mia esperienza con l’obiettivo di continuare a perseguire sempre nuove opportunità di cura per i pazienti.” Pierluigi Antonelli è un professionista riconosciuto a livello internazionale: dopo studi economici e una strutturata esperienza in consulenza presso McKinsey, ha maturato 15 anni di esperienza nel settore farmaceutico rivestendo diversi incarichi per Bristol-Myers Squibb in Italia, Stati Uniti, Portogallo, Francia e Svizzera, ricoprendo da ultimo il ruolo di Senior Vice President e Managing Director per Msd Italia e Fertility Lead per la regione Europa e Canada. È stato inoltre membro del Comitato di Presidenza di Farmindustria in Italia e ha rivestito la carica di chairman per l’associazione IAPG (Italian American Pharmaceutical Group).
Novartis fornisce innovative soluzioni terapeutiche in grado di far fronte alle esigenze, in continua evoluzione, dei pazienti e della società. Con sede a Basilea, in Svizzera, Novartis offre un portafoglio diversificato per meglio rispondere a queste esigenze: farmaci ad alto contenuto di innovazione, farmaci generici e biosimilari a costi competitivi e prodotti per la cura dell’occhio. Novartis detiene una leadership globale in ognuna di queste aree. Nel 2017, le attività del Gruppo hanno registrato un fatturato di 49,1 miliardi di dollari, mentre circa 9 miliardi di dollari sono stati investiti in Ricerca & Sviluppo. Le società del Gruppo Novartis contano circa 122.000 collaboratori. I prodotti Novartis sono disponibili in 155 Paesi del mondo. Ulteriori informazioni nei siti http://www.novartis.it e http://www.novartis.com.

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La malattia rende (più) cattivi?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

Roma Giovedì 12 Aprile 2018 – Ore 16.30 – Oratorio Arciconfraternita S. Caterina – Via Monserrato 111. In particolare, in Oncologia, la scoperta di aver contratto la malattia condiziona in negativo le relazioni interpersonali tra il paziente e il suo mondo di riferimento: familiare, lavorativo, affettivo? Quanto una malattia incide sui sentimenti, quanta “cattiveria” aggiunge in un normale rapporto di vita quotidiana con le cose e le persone con le quali si convive? E ancora: tali comportamenti che perseguono, senza motivazioni apparenti e oggettive, “il male degli altri” – una sorta di “salvazione” attraverso il dolore altrui – quanto alla fine interferiscono con il buon andamento delle terapie, con la speranza della guarigione, nei rapporti con chi si prende cura della malattia e della persona, dentro e fuori gli ospedali? E se la “cattiveria”, intesa come piacere della sofferenza altrui senza un apparente vantaggio personale, è pre-esistente al male? E se si impadronisce, per effetto riflesso, di soggetti che hanno relazione con il paziente? Insomma: “quando il male rende cattivi” e la cattiveria diventa un ostacolo sconosciuto e pericoloso nei percorsi di cura, che si deve fare?… L’obiettivo della tavola rotonda è un’occasione di approfondimento realmente transdisciplinare sul fenomeno della “cattiveria” nei pazienti complessi, come quelli oncologici. Il tema appare stimolante, anche se insidioso, per le ripercussioni cliniche che potrebbe avere. Emergono i richiami culturali e le moltissime differenze, con comportamenti o sentimenti presenti nelle diverse fasi della malattia oncologica come rabbia, malvagità, aggressività. Diversamente da queste, il tema della cattiveria è affrontato raramente in Medicina e ancor meno in Oncologia, sebbene la sua carica di negatività ostacoli la cura e interagisca pesantemente con il benessere del paziente. “Pianeta Medicina & Salute” di maggio ospiterà un ampio servizio.

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Al Regina Elena 1° Workshop internazionale di esperti in oncologia sperimentale e clinica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 marzo 2018

Roma. 22 e 23 Marzo 2018 Centro Congressi Multimediale IFO all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena. Il 1° Workshop Internazionale “Tumor evolution and heterogeneity of the cancer genome: challenges and opportunities for precision medicine” riunisce alcuni tra i massimi esperti internazionali nell’ambito della oncologia sperimentale e clinica. Obiettivo del workshop è individuare le nuove opportunità terapeutiche emerse grazie agli studi di genomica tumorale e discutere delle sfide che l’eterogeneità tumorale lancia ai nuovi paradigmi della medicina oncologica di precisione.Aprono i lavori Francesco Ripa di Meana, Direttore Generale degli IFO e Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico IRE.
Intervengono tra gli altri: Alberto Bardelli, massimo esperto mondiale nel campo della biopsia liquida, direttore del Laboratorio di Oncologia Molecolare dell’Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo (Torino); Giulio F. Draetta, del Department of Genomic Medicine, MD Anderson Cancer Center, (Houston, USA), Luisa Lanfrancone direttore dell’Unità di ricerca Target identification and validation dell’Istituto Europeo di Oncologia (Milano), Pier Giuseppe Pelicci del Dipartimento Experimental Oncology, dell’IEO. Chiude il workshop Ruggero De Maria, Presidente di Alleanza Contro il Cancro.

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Tumori: Oncologia di precisione arma vincente

Posted by fidest press agency su martedì, 6 febbraio 2018

tumore metastatico2Negli anni Settanta solo poco più del 30% delle persone colpite riusciva a sconfiggere il cancro, negli anni Novanta questa percentuale arrivava al 47%, oggi 6 persone su dieci sopravvivono al cancro e, quando non si arriva a guarigione, in molti casi è possibile convivere a lungo termine con la malattia con una buona qualità di vita. Il merito va attribuito ai progressi nella diagnosi precoce, alle campagne di prevenzione e all’innovazione nella ricerca contro i tumori. Proprio l’oncologia rappresenta l’area terapeutica in cui si concentrano maggiormente gli sforzi della ricerca farmaceutica: basti pensare che su oltre 7.000 molecole in sviluppo clinico, più di 1.800 appartengono all’area oncologica. “Alle sfide ed opportunità nel mercato farmaceutico nel prossimo triennio” è dedicato il convegno che svolge oggi a Torino. “La nuova frontiera nel trattamento del cancro è rappresentata dall’oncologia di precisione – spiega il prof. Giorgio Scagliotti, Direttore Oncologia Medica all’Università di Torino –. La prima ‘ondata’ è stata costituita dalle terapie a bersaglio molecolare che hanno cambiato l’aspettativa di vita in diverse neoplasie solide e in un considerevole numero di quelle ematologiche, ma che hanno anche mostrato limiti in termini di acquisizione di resistenza. Ad esempio nel tumore del polmone questi trattamenti riescono a controllare la malattia per un lungo periodo di tempo, però sono efficaci solo nei pazienti che presentano specifiche mutazioni genetiche: sono una minoranza, pari a circa il 15%, soprattutto non fumatori. La seconda ‘ondata’ dell’oncologia di precisione ha preso forma con l’immunoterapia che progressivamente ha dimostrato efficacia in diversi tipi di tumori solidi, a partire dal melanoma fino alle neoplasie del rene e del polmone, con importanti prospettive anche in quelle della vescica, del distretto testa collo, del fegato e del colon-retto. Il concetto di medicina di precisione dovrebbe essere applicato in modo ampio a qualsiasi tipo di approccio sistemico nella terapia dei tumori solidi. Queste innovazioni implicano costi sociali rilevanti e impongono con forza il tema della sostenibilità, nell’ambito di un servizio sanitario universalistico come il nostro che offre ogni attività diagnostica e terapeutica a titolo gratuito”. Da un lato vanno considerati i costi legati allo sviluppo di una nuova molecola, che oggi sono pari a più di 2,5 miliardi di dollari, cresciuti più di 13 volte negli ultimi 40 anni (sono soprattutto le fasi di sviluppo clinico ad assorbire più del 50% dell’intero costo di sviluppo del farmaco). Dall’altro vi sono i costi sociali: nel 2015 le uscite associate ai tumori in Italia sono state pari a 18,9 miliardi di euro, di cui il 57% rappresentato da costi diretti (che includono la spesa per assistenza primaria, ambulatoriale, ospedaliera, il pronto soccorso, il follow up e i farmaci) e il restante 43% da ricondurre a perdite di produttività (legate alla mortalità, disabilità e pensionamento anticipato). Non solo. I pazienti oncologici italiani attendono in media 806 giorni, cioè 2,2 anni, per accedere a un farmaco anti-cancro innovativo. È il tempo che trascorre fra il deposito del dossier di autorizzazione e valutazione presso l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e l’effettiva disponibilità di una nuova terapia nella prima Regione italiana. Un termine che può dilatarsi fino a tre anni (1.074 giorni) se si considera l’ultima Regione in cui il farmaco viene messo a disposizione. “La sfida è individuare il giusto equilibrio fra immediata disponibilità delle terapie anti-cancro innovative e sostenibilità del sistema sanitario – sottolinea il prof. Scagliotti -. Va affrontato il grave problema dei tempi di accesso a questi trattamenti nelle diverse regioni del nostro Paese. Il ridimensionamento dei prontuari terapeutici regionali potrebbe essere la via da seguire, perché l’inserimento delle nuove terapie in questi elenchi implica inevitabili e inutili tempi di attesa a danno dei pazienti. L’aumento del Fondo sanitario nazionale per garantire la sostenibilità è una ‘soluzione tampone’ che non può essere applicata a lungo termine. Va creato un tavolo di lavoro che includa i diversi attori coinvolti: agenzia regolatoria, industria, società scientifiche, accademia e pazienti. L’obiettivo è ridefinire il concetto di innovazione: non può essere considerato innovativo un farmaco reso disponibile 3 o 4 anni dopo la prima terapia commercializzata in quella specifica classe terapeutica. Bisogna ragionare in termini di costo e di efficacia delle terapie. Vanno fissate regole nuove rispetto a 10 anni fa”.

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Il futuro dell’oncologia e la sostenibilità del SSN

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 gennaio 2018

comoNegli ultimi trent’anni il Servizio Sanitario Nazionale ha assicurato a generazioni di italiani servizi di buon livello e accessibili a tutti e oggi si trova ad operare in un contesto diverso rispetto al passato a causa di fattori tecnici, economici ed etici. Il progresso tecnico, insieme ai trend demografici, contribuisce ad allungare la vita media aumentando la domanda di prestazioni sanitarie. I vincoli e i limiti di natura economica hanno un peso sempre maggiore nei processi decisionali. Per fronteggiare queste sfide, il Sistema Sanitario Italiano dovrà sapersi muovere sotto diversi aspetti: continuare a migliorare la prevenzione delle malattie e l’efficienza delle strutture sanitarie, ridurre le disparità tra le prestazioni, definire una politica sanitaria nazionale integrata con le priorità industriali del Paese e semplificare la burocrazia.
Dopo il grande successo della scorsa edizione, tenutasi a Ferrara, anche quest’anno Motore Sanità ha promosso ed organizzato la seconda Winter School 2018, a Como. Le tre giornate, 25,26,26 Gennaio, hanno coinvolto Direttori Regionali e Generali, Senatori e Deputati, Presidenti di enti sia pubblici che privati, rappresentanti di Centri di ricerca e dell’Università, oncologi di livello internazionale, associazioni di categoria, aziende del settore farmaceutico e della salute.
Come si dovrebbero ulteriormente attrezzare le regioni, quale il confine tra politica e tecnocrazia, e quali competenze debbano appartenere al governo centrale per favorire un’omogeneizzazione dell’offerta a livello nazionale, e se la Conferenza Stato-Regioni continui ad essere il collante tra le due realtà: questi sono gli interrogativi posti alla Winter School 2018.
Con il fallimento del referendum sulla modifica della Costituzione e l’approvazione dei temi referendari autonomistici del Veneto e della Lombardia, che si aggiungono alle richieste dell’Emilia-Romagna per un decentramento di competenze attualmente centralizzate, il tema del regionalismo e di una maggiore autonomia gestionale regionale, già importante per ciò che concerne la sanità, diventa insieme al finanziamento del SSN il tema principale degli ultimi mesi.
1. Temi di discussione sono stati le ‘reti delle patologie’ e le difformità regionali con riferimento alle malattie rare, infettive-croniche, cardiopatie e al trattamento del diabete: la rete è un modello innovativo di organizzazione dell’assistenza fondato sulla condivisione delle conoscenze e sulla collaborazione clinica, finalizzato a migliorare la qualità e l’appropriatezza di cura di una malattia e l’efficienza del Sistema nell’utilizzo delle risorse, orientando allo stesso tempo il paziente nei percorsi di cura, con la riduzione dei tempi di attesa e della mobilità.
2. Si è trattato il tema del ‘market access’ in un’ottica di centralità del paziente e dell’importanza dell’investimento in tecnologie per investire sulla salute. L’attuale modello regolatorio e di governance a livello centrale, che fino ad oggi è stato in grado di governare la spesa farmaceutica territoriale, si sta mostrando incapace e inadeguato a governare la spesa farmaceutica ospedaliera con il conseguente sfondamento dei tetti di spesa.
3. La cronicità ha aperto il dibattito sulla delibera del Riordino della Rete di Offerta e la modalità di presa in carico dei pazienti cronici e/o fragili della Lombardia e del Veneto; sul ruolo dei Medici di Medicina Generale, sia per la gestione del paziente cronico sia per la stesura dei piani terapeutici.
4. Gli altri temi di confronto: la Legge Gelli-Bianco (la responsabilità del medico e ‘medicina difensiva’) con l’intervento dell’Onorevole Amedeo Bianco, co-propositore della legge; l’innovazione in campo oncologico, quindi l’importanza dei PDTA e del PAI e della ‘medicina di precisione’ e le ricadute per la sostenibilità del SSN.

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Il valore del tempo in oncologia, se ne parla a Trieste al congresso Cipomo

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

Young and old hand on walking frameTrieste. Organizzato da Cipomo, il Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri, il convegno che si svolge in questi giorni a Trieste affronta da punti di vista differenti, “il valore del tempo nella cura del cancro”. A presiedere la conferenza, oltre all’attuale presidente Cipomo Mario Clerico e alla coordinatrice regionale Alessandra Guglielmi, c’è Giampiero Fasola, past president e direttore del dipartimento di oncologia dell’Azienda ospedaliero universitaria di Udine, che ci spiega le diverse declinazioni con cui viene affrontato l’argomento. «La prima è quella classica clinico-professionale, – dice il professore – discuteremo del valore del tempo guadagnato negli ultimi anni con i nuovi trattamenti, anche in termini di qualità di vita; ci sono molti nuovi trattamenti oncologici, alcuni rappresentano un progresso indubitabile, altri forse meno e il tempo è l’unità di misura più solida della validità di queste innovazioni. Il secondo argomento è il tempo per la comunicazione con il paziente, che anche le linee guida appena uscite dell’Asco sulla comunicazione con il paziente enfatizzano». Si parlerà anche di aspetti organizzativi e, in particolare, di come negli ultimi anni è cambiata la quantità di tempo che serve a impostare correttamente il percorso di cura di un paziente con il cancro. «C’è una serie di attività lavorative dietro le quinte che non si vedono, non sono censite e vanno invece rese esplicite, trasparenti, e anche negoziate. Recentemente – ricorda Fasola – Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e Cipomo hanno presentato al ministero della Salute un documento che si chiama “I processi organizzativi in oncologia” del quale io sono coautore, che contiene indicazioni anche di dettaglio temporale: quanto tempo serve per svolgere le diverse attività». Il convegno serve anche a riflettere su alcune delle ragioni di confronto e qualche volta conflitto tra sistema sanitario e università, nella sessione “La diversa percezione del tempo tra Università e Servizio Sanitario”. Infine, nella mattina di sabato, si segnala un tema di grande interesse, il tempo per la ricerca: «le aziende attribuiscono i costi elevati dei farmaci alla ricerca e sviluppo, ma poi si vede che le spese di marketing per alcune delle principali aziende sono ancora maggiori e allora ci si fa qualche domanda». (foto: Assistenza domiciliare)

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Una strategia unitaria contro le neoplasie”

Posted by fidest press agency su domenica, 29 ottobre 2017

tumoriRoma. La conferma del Fondo per i farmaci anticancro innovativi rappresenta una misura indispensabile per sostenere l’accesso alle cure anche nel 2018. Ma è necessario andare oltre con misure strutturali perché oggi oltre un milione di italiani ogni anno è costretto a cambiare Regione per curarsi. Per questo serve subito il “Patto contro il cancro”, un programma ed una regia unici nazionali che garantiscano una strategia unitaria per combattere la malattia, dalla prevenzione alle terapie, dalla riabilitazione all’umanizzazione dell’assistenza, alla ricerca fino all’innovazione, in grado così di incidere a 360 gradi sull’impatto di questa patologia nel nostro Paese. Un Patto da finanziare con l’aumento del prezzo delle sigarette, una strada già percorsa con successo da altri Paesi come l’Australia, la Norvegia e l’Irlanda. È questo l’appello lanciato nella prima giornata del XIX Congresso nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), che si è aperto a Roma. “La ‘tempesta perfetta’ che si temeva potesse travolgere il sistema sanitario per l’arrivo delle nuove molecole anticancro è stata evitata – afferma Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. Grazie anche al Fondo di 500 milioni di euro destinato all’acquisto di queste terapie che gli oncologi italiani lo scorso anno hanno fortemente richiesto e che il Governo italiano ha istituito per la prima volta nell’ottobre 2016. Oggi il Fondo è una misura strutturale, però la spinta all’innovazione e le nuove terapie sempre più efficaci in futuro rischiano di non rendere sufficiente questa fonte. Per questo chiediamo di implementarlo, come parte integrante del Patto, con una tassa di un centesimo in più a sigaretta”. Ogni giorno in Italia più di 270 nuove diagnosi di tumore sono riconducibili al fumo. Preoccupa in particolare la diffusione del tabagismo fra le italiane, con conseguenze evidenti su due fra le neoplasie più frequenti: in quindici anni l’incidenza del cancro del polmone è diminuita fra gli uomini da 29.097 nuovi casi nel 2003 a 28.200 nel 2017 (-1,7% annuo), fra le donne invece è aumentata da 7.962 diagnosi nel 2003 a 13.600 nel 2017 (+3,1% annuo). Simile l’andamento del cancro della vescica (-1,1% uomini e +0,3% donne), anche in questo caso per l’opposto atteggiamento nei confronti del fumo di tabacco nei due sessi. Una vera e propria epidemia prevenibile, che richiede un impegno urgente da parte dei clinici e delle Istituzioni. Nel 2017 sono stimati nel nostro Paese 369mila nuovi casi di tumore (192.000 fra i maschi e 177.000 fra le femmine). “Nel 2018 il Fondo – continua il presidente Pinto – dovrebbe essere destinato alla copertura dei costi sia dei farmaci che dei test richiesti dall’agenzia regolatoria italiana (AIFA) per la prescrizione di queste terapie. Negli ultimi dieci anni in Italia sono state messe a disposizione dei pazienti circa 40 nuove molecole anticancro e il Fondo varato dal Governo nel 2016 ha assicurato nel 2017 l’accesso a sei farmaci innovativi (due in ematologia e quattro in oncologia)”. “La spesa è stata ben governata con una condivisione tra Istituzioni, oncologi e pazienti – sottolinea Stefania Gori, presidente eletto AIOM -. Ma è necessario trovare nuove fonti per sostenere l’innovazione e per garantire a tutti i malati le nuove molecole. Oggi oltre 3 milioni e trecentomila cittadini (3.304.648) vivono dopo la diagnosi, il 24% in più rispetto al 2010. Armi efficaci, come la chemioterapia più attiva e meglio tollerata, le terapie a bersaglio molecolare e l’immuno-oncologia determinano un miglioramento della sopravvivenza con una buona qualità di vita”. In Italia per la prevenzione si spendono ogni anno 5 miliardi di euro (2014), pari al 4,22% della spesa sanitaria totale: il tetto programmato stabilito nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) invece è del 5%. “La prevenzione è uno dei settori che fino ad oggi ha subito in maniera più profonda le politiche di razionamento – spiega Gori -. Per questo serve più impegno in questo campo: il 40% dei casi di tumore, pari a 147.600 mila diagnosi ogni anno nel nostro Paese, potrebbe essere evitato grazie agli stili di vita sani (no al fumo, attività fisica costante e dieta corretta), all’applicazione delle normative per il controllo dei cancerogeni ambientali e all’implementazione degli screening”. Gli italiani però sono ancora poco attenti alle regole della prevenzione: i fumatori sono 11,7 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione con più di 15 anni (il 23,9% degli uomini e il 20,8% delle donne), 23 milioni 85mila cittadini sono sedentari, il 45,9% della popolazione over 18 è in eccesso di peso (35,5% in sovrappeso, 10,4% obeso). “L’AIOM da sempre è in prima linea nelle campagne di prevenzione – evidenzia il presidente Pinto -. Da dicembre 2016 a maggio 2017 abbiamo organizzato in 16 città la prima edizione del ‘Festival della prevenzione e innovazione in oncologia’ per spiegare agli italiani il nuovo corso della lotta alle neoplasie. Bastano alcuni numeri per comprendere l’impatto di questa iniziativa: 196mila le persone raggiunte, 123mila gli opuscoli diffusi, 51mila i sondaggi raccolti, 50 i testimonial del mondo dello sport e dello spettacolo coinvolti. L’incremento degli investimenti in prevenzione può determinare in futuro una riduzione del numero di persone da curare”. Un vantaggio importante anche alla luce delle nuove emergenze sociali che investono il sistema delle cure: anche in Italia si comincia a parlare di tossicità finanziaria. “Una persona su cinque colpita dal cancro subisce anche un contraccolpo economico, che si riverbera in un peggioramento della prognosi – afferma Annamaria Mancuso, Presidente Salute Donna Onlus -. Questi risultati rappresentano un campanello d’allarme che ci costringe a riflettere sul fatto che buona sanità non significa solo mettere nuovi farmaci a disposizione dei medici e dei pazienti. Diventa fondamentale che si giunga al più presto a individuare un metodo condiviso e integrato per la valutazione dell’innovazione, che tenga cioè conto di tutti gli aspetti coinvolti nella cura: non soltanto dell’efficacia clinica della terapia, ma anche del suo costo-efficacia in termini di qualità della vita”.

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Si conferma l’efficacia in prima linea di pembrolizumab nel tumore del polmone

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 settembre 2017

tumore polmoneMadrid. La combinazione della molecola immunoterapica con la chemioterapia (pemetrexed e carboplatino) evidenzia miglioramenti significativi dei risultati osservati nelle precedenti analisi, incluso un incremento sia nel tasso di risposta obiettiva (ORR) che nella sopravvivenza libera da progressione di malattia (PFS), rispetto alla sola chemioterapia. Con una mediana di 18.7 mesi di follow-up, più della metà dei pazienti nel braccio di combinazione con pembrolizumab hanno risposto alla terapia rispetto a circa un terzo nel braccio con pemetrexed + carboplatino (ORR 56.7% vs. 31.7% [95% CI, 7.2-40.9], p=0.0029). L’aggiornamento dei risultati dello studio di fase II KEYNOTE-021G è stato presentato al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) in corso a Madrid e riguarda pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso, con o senza espressione PD-L1, in prima linea di trattamento.
“In una patologia come il tumore polmonare in stadio avanzato – afferma la prof.ssa Silvia Novello, ordinario di Oncologia Medica all’Università di Torino – avere una conferma di superiorità di efficacia a più di 18 mesi è un risultato indubbiamente importante. Un ulteriore follow up dello studio KEYNOTE-021G dimostra che più della metà dei pazienti in trattamento con la combinazione risponde alla terapia rispetto ad un terzo circa della popolazione trattata con la sola chemioterapia. Ma i dati sicuramente più eclatanti sono: l’ulteriore riduzione del rischio di progressione e di morte di oltre il 40%, con una separazione delle due curve di sopravvivenza (con un HR pari a 0.59) che era appena percepibile con un più breve follow-up. Inoltre, il dato di efficacia non viene inficiato da una maggiore tossicità, che avrebbe potuto esser presente prolungando l’esposizione ai farmaci. Sicuramente questi dati necessitano di una validazione con lo studio (KEYNOTE-189) di fase III, ma sono indubbiamente incoraggianti, soprattutto per tutti quei pazienti che ad oggi vengono ancora trattati con la doppietta chemioterapia non avendo un’espressione del PD-L1 tale da poter beneficiare della monoterapia con pembrolizumab in I linea. Quest’ultima affermazione necessita di una validazione prospettica adeguata in associazione all’espressione di PD-L1, ma i dati sono sicuramente eclatanti ed aggiungono un ulteriore tassello alla conoscenza scientifica nello scenario dell’immunoterapia e dell’oncologia toracica”.
È stata confermata la riduzione del rischio di progressione o morte in circa la metà dei pazienti del braccio di combinazione con pembrolizumab rispetto alla sola chemioterapia (HR 0.54 [95% CI, 0.33-0.88, p=0.0067]). Inoltre, nonostante il crossover, si continua a osservare un trend di miglioramento nella sopravvivenza globale per i pazienti trattati con la combinazione con pembrolizumab rispetto alla sola chemioterapia (pemetrexed/carboplatino) (HR, 0.59 [95% CI, 0.34-1.05, p=0.03]).
“Il carcinoma polmonare è tra i tumori più frequenti e aggressivi, questi ulteriori dati confermano che la combinazione di pembrolizumab con pemetrexed e carboplatino può avere un impatto significativo sulla vita di questi pazienti,” ha affermato Roger Dansey, senior vice president and therapeutic area head, oncology late-stage development, Merck Research Laboratories.
MSD sta attualmente portando avanti numerosi studi con pembrolizumab, nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule, sia in monoterapia che in combinazione, inclusa la combinazione di pembrolizumab e chemioterapia (platino/pemetrexed) in pazienti non precedentemente trattati con NSCLC di tipo non squamoso (studio di fase III KEYNOTE-189).

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Sperimentazioni cliniche in oncologia: quali i nuovi scenari?

Posted by fidest press agency su sabato, 2 settembre 2017

CentroCongressi ifoRoma Lunedì 4 Settembre ore 14:00, Centro Congressi Multimediale IFO Via Fermo Ognibene 23. L’attuale conoscenza del vasto panorama delle mutazioni genetiche in ambito oncologico, la maggiore facilità di effettuare il sequenziamento genico e la disponibilità di farmaci in grado di “colpire” particolari alterazioni molecolari responsabili della crescita tumorale hanno portato la comunità scientifica a riflettere su nuovi strumenti per ottimizzare il trattamento dei tumori. I criteri clinici classici non sono più sufficienti per trials clinici che hanno come bersaglio mutazioni presenti solo in una piccola percentuale di pazienti. Ad oggi, infatti, molti studi clinici hanno l’obiettivo di verificare l’efficacia di trattamenti mirati in gruppi di pazienti omogenei dal punto di vista molecolare.Il 4 settembre prossimo Lillian Siu, Direttore del Programma degli studi di Fase I del Princess Margaret Cancer Center di Toronto terrà una lettura magistrale all’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena proprio sui vantaggi e gli svantaggi di sperimentazioni cliniche in cui i criteri di eleggibilità si basano sulla presenza o meno di alcune caratteristiche molecolari. “Lo straordinario sviluppo delle tecnologie omiche – spiegano Gennaro Ciliberto, Direttore Scientifico IRE e Giovanni Blandino, Responsabile dell’Unità di Oncogenomica ed Epigenetica e del Clinical Trials Center IRE – sta avendo un impatto notevole nel disegno e nella conduzione degli studi clinici di medicina personalizzata e di precisione in oncologia. Lillian Siu, è uno dei maggiori esperti al mondo nello sviluppo ed applicazione clinica di nuove molecole farmacologiche. Coordina inoltre i programmi di oncogenomica e immunoterapia, la cui sistematica integrazione con lo sviluppo di nuovi farmaci promuove approcci terapeutici innovativi.” Molto si deve ancora definire per quanto riguarda il disegno di tali trials inclusa la scelta dei test, il livello di evidenza delle varianti geniche, l’eterogeneità tumorale, l’identificazione dei meccanismi di resistenza, la necessità di effettuare screening molecolari su un’ampia popolazione di pazienti, la necessità di infrastrutture, la collaborazione tra ricercatori e industria. Nella sua lettura magistrale Lillian Siu, una leader mondiale nelle sperimentazioni cliniche oncologiche, condividerà con noi i suoi recenti risultati in questo campo in continua evoluzione.Lillian Siu, parteciperà all’Annual Congress of the European Society for Medical Oncology (ESMO) 08-12 Settembre a Madrid.

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In oncologia è sempre più importante il ruolo svolto dalle Unità di Farmaci Antiblastici (UFA)

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 maggio 2017

Istituto_Nazionale_Tumori_Regina_Elena_-_RomaSi tratta di laboratori centralizzati per la produzione di farmaci antitumorali. Queste strutture però non sono distribuite in modo equo su tutto il territorio nazionale. In totale, secondo i dati raccolti dal Libro Bianco AIOM nel 2016, sono 256: 128 sono al nord (pari al 38%), 61 al Centro (18%) e 67 al Sud (20%). E’ quanto emerso dal convegno Quali modelli organizzativi nella preparazione centralizzata e gestione dei farmaci in Oncologia promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) e che si tiene oggi presso l’IRCCS-Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia. “Le UFA hanno principalmente l’obiettivo di migliorare efficienza e sicurezza, e di razionalizzare l’organizzazione del lavoro all’interno dei reparti di oncologia – afferma il prof. Carmine Pinto presidente nazionale AIOM -. Garantiscono, infatti, una migliore gestione di farmaci estremamente complessi e costosi. Quindi possono ridurre sia i rischi per la salute dei pazienti che gli sprechi per l’intero sistema sanitario nazionale. Occorre però far evolvere il sistema in particolare per quello che riguarda i modelli organizzativi in continuità con le Unità Operative di Oncologia. Inoltre le UFA all’interno delle reti oncologiche potrebbero essere non più riferimento di un singolo ospedale ma anche di un’intera provincia o di un’area vasta”. “I vantaggi introdotti dalle UFA sia in termini economici che di qualità dell’assistenza sono enormi – prosegue il prof. Marcello Pani presidente nazionale SIFO -. Queste unità possiedono, infatti, delle attrezzature e apparecchiature molto sofisticate, avanzati sistemi informatici e sono regolarmente sottoposte a controlli rigorosi. Devono rispettare delle norme restrittive e tutto ciò è fatto soprattutto per diminuire i rischi per i pazienti. Tuttavia un’eccessiva centralizzazione della preparazione dei farmaci può ridurre la così detta flessibilità delle terapie. Oggi i trattamenti contro i tumori sono sempre più personalizzati e su misura del singolo paziente che spesso deve cambiare tipologia di cura durante la malattia. Bisogna quindi trovare un giusto equilibrio tra questi due aspetti dell’oncologia. Per questo stiamo lavorando insieme all’AIOM per stabilire dei modelli organizzativi validi per tutto il territorio nazionale”.

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 25 aprile 2017

senatoRoma, 27 aprile 2017 – ore 11 Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani (Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29) l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale a cui parteciperanno, fra gli altri, il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, il prof. Mario Melazzini, Direttore Generale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Francesco Bevere, Direttore Generale Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas), e Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato. È stato invitato il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzin.
negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, 2 milioni e 250mila nel 2006, circa 3 milioni e 130mila nel 2016. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia con una buona qualità di vita. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti.

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 23 aprile 2017

senato-della-repubblica[1]Roma, 27 aprile 2017 – ore 11 Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani (Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29) negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, 2 milioni e 250mila nel 2006, circa 3 milioni e 130mila nel 2016. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia con una buona qualità di vita. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti.
Per fare il punto sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale a cui parteciperanno, fra gli altri, il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, il prof. Mario Melazzini, Direttore Generale AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), Francesco Bevere, Direttore Generale Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas), e Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato. È stato invitato il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzin.

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L’oncologia di precisione cambia la lotta al cancro

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 marzo 2017

Ospedale_SantAndreaRoma, 22 marzo 2017, ore 11 Ministero della Salute (Auditorium), Lungotevere Ripa 1. Un italiano su 20, il 5% della popolazione, vive dopo la diagnosi di tumore. Complessivamente nel 2016 erano circa 3 milioni e 130mila i cittadini in questa condizione, 2 milioni e 250mila nel 2006. In dieci anni l’aumento è stato di circa il 40% (39,1%). I passi in avanti nella lotta contro la malattia segnano progressi costanti e oggi due milioni di persone possono affermare di averla definitivamente sconfitta. Grazie anche all’oncologia di precisione che, a partire dal momento della diagnosi, delinea una terapia disegnata in base alle caratteristiche del singolo paziente. Solo partendo da una puntuale individuazione delle caratteristiche genetiche e molecolari della malattia è possibile stabilire la terapia migliore. Per approfondire le potenzialità offerte dall’oncologia di precisione, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) organizza un convegno nazionale il 22 marzo alle 10.45 al Ministero della Salute (Auditorium, Lungotevere Ripa 1), con la partecipazione fra gli altri del prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, della prof.ssa Paola Queirolo, Responsabile del DMT (Disease Management Team) Melanoma e Tumori cutanei all’IRCCS San Martino IST di Genova, e del prof. Paolo Marchetti, Direttore Oncologia Medica all’Ospedale Sant’Andrea di Roma.

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Oncologia: “Dal vissuto della malattia agli strumenti per prevenirla e vincerla”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2016

villa-mediceaEmpoli Villa Medicea di Cerreto Guidi 26 novembre (a partire dalle ore 10.00) “Dal vissuto della malattia agli strumenti per prevenirla e vincerla” è il tema del convegno promosso dal Centro Donna di Empoli dell’Ausl.
L’evento prevede (dopo i saluti del sindaco Simona Rossetti, del direttore generale dell’Ausl Toscana Centro Paolo Morello Marchese, della direttrice della villa medicea di Cerreto Guidi Cristina Gnoni Mavarelli e l’introduzione del direttore della direzione diritti di cittadinanza e coesione sociale della Regione Toscana Monica Piovi) una serie di interventi che permetteranno di approfondire problematiche relative alle malattie tumorali con cui le donne sono spesso costrette a confrontarsi.
Durante il convegno si parlerà di: “Tumore alla mammella: un paradigma dell’oncologia” con Gianni Amunni, direttore generale dell’ISPO di Firenze; “La salute della donna nella realtà toscana” con Anna Maria Celesti, coordinatore del Centro di coordinamento regionale per la salute e la medicina di genere; “Alto rischio genetico e strategie di prevenzione” con Domenico Palli, direttore della struttura complessa di Epidemiologia dei fattori di rischio e degli stili di vita dell’ISPO di Firenze; “Innovazione negli screening: estensione fasce di età, tomosintesi” con Letizia Salvadori, dirigente medico presso l’unità operativa semplice Diagnostica senologica del “San Giuseppe” di Empoli; “La ricostruzione del seno” con Claudio Caponi, coordinatore del Centro senologico di Empoli dell’Ausl Toscana Centro; “Sostegno psicologico e cura della ferita emotiva” con Guida Corsi della psicologia ospedaliera di Empoli dell’Ausl Toscana Centro.
Nel pomeriggio, a partire dalle ore 14.00, si parlerà, invece, dell’importanza di una corretta e sana alimentazione come fattore salute con Maria Giannotti, direttore dell’unità operativa Igiene degli alimenti e nutrizione di Empoli; dei “Giochi di forme e colori con la frutta e verdura” con Claudio Menconi, docente all’Istituto alberghiero di Barga; nonché delle varie tipologie di attività sportive a scopo terapeutico e riabilitativo con Emanuela Marconcini, dirigente della UISP, con le donne dell’Astro Dragon Ladies, con Claudia Parisi per il Nordic Walking e con Massimo Baragli, responsabile tecnico della “Scuola Cani Guida” della Regione Toscana per “Il Valore aggiunto della pet-therapy”.
L’evento si concluderà, alle ore 17.00, con l’esibizione del coro “Le Stelle di Astro”, costituito da alcune delle partecipanti agli incontri di musicoterapia vocale organizzati da ASTRO, sotto la direzione della cantante e musicoterapeuta Jenny Fumanti.

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Lotta ai linfomi aggressivi

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 ottobre 2016

linfoma follicolareNella lotta ai linfomi aggressivi, l’efficacia del Rituximab associato alla chemioterapia convenzionale (R-CHOP) è sovrapponibile a quella del Rituximab associato a cicli di chemioterapia ad alto dosaggio (R-HDS), ma con minore tossicità. Lo dimostra uno studio clinico randomizzato di fase 3 che ha coinvolto 246 pazienti e 18 centri, coordinato da Alessandro Rambaldi, professore di Ematologia all’Università degli studi di Milano e Direttore del Dipartimento di Oncoematologia dell’ASST Papa Giovanni XXIII.
La ricerca, pubblicata dal Journal of Clinical Oncology il 3 ottobre scorso, si inserisce in un dibattito ancora aperto sull’efficacia dell’impiego di alte dosi di chemioterapia con autotrapianto di cellule staminali emopoietiche, quale prima linea di terapia nei pazienti affetti da linfoma aggressivo. I pazienti selezionati per questo studio presentavano una malattia in stadio avanzato e ad alto rischio di ricaduta. Entrambi i trattamenti proposti sono risultati molto efficaci ma a parità di risultati nel controllo della malattia, la differenza fondamentale evidenziata dallo studio consiste nella minore incidenza di effetti collaterali osservati con la terapia convenzionale.Lo studio conferma nel suo complesso i grandi progressi nella terapia dei linfomi aggressivi con i trattamenti oggi disponibili, dimostrando ancora una volta l’importanza di condurre studi prospettici randomizzati per giungere a conclusioni definitive sull’efficacia dei trattamenti. Studi che richiedono anni di lavoro per essere programmati e condotti nel rispetto rigoroso delle normative internazionali che regolano l’esecuzione degli studi clinici.
Alessandro Rambaldi, principal investigator dello studio, spiega: “La tossicità dei trattamenti deve rimanere un elemento chiave nel confronto fra vecchi e nuovi programmi terapeutici. Da questo punto di vista deve essere sottolineata l’importanza della ricerca promossa dalla comunità scientifica che è mirata all’ottimizzazione dei trattamenti e che pertanto si differenzia da quella, pur importantissima, promossa dall’industria farmaceutica che invece è mirata alla registrazione e all’immissione in commercio di nuovi farmaci”.
Quali prospettive ci sono per i pazienti che non rispondono alle terapie? “Purtroppo circa un terzo dei pazienti con linfoma aggressivo non risponde alla prima linea di trattamento – prosegue Rambaldi -. Nei prossimi anni il progresso dei risultati verrà dalla miglior conoscenza delle alterazioni genetiche che in queste malattie sono responsabili della resistenza ai trattamenti convenzionali. Queste nuove informazioni ci permetteranno di scegliere in modo mirato i nuovi trattamenti che si stanno rendendo disponibili”
Lo studio, pubblicato on line su http://www.jco.org il 3 ottobre 2016, è stato supportato in parte dall’Ail Bergamo, dall’Airc, dal Miur e da grant incondizionati di Roche spa e Amgen.

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Ipilimumab ha ridotto del 24% il rischio di metastasi a distanza rispetto al placebo

Posted by fidest press agency su domenica, 9 ottobre 2016

tumore gastricoIpilimumab, farmaco immuno-oncologico, ha dimostrato di essere più efficace rispetto al placebo relativamente a tutti gli endpoint di sopravvivenza nello studio di fase III CA184-029 (EORTC 18071) che ha valutato pazienti con melanoma in stadio III ad alto rischio di recidiva dopo resezione chirurgica completa. Nello studio ipilimumab ha significativamente migliorato la sopravvivenza globale (OS), endpoint secondario, con un tasso di sopravvivenza globale (OS) a 5 anni del 65,4% nel gruppo con ipilimumab e del 54,4% nel gruppo trattato con placebo. La sopravvivenza libera da metastasi a distanza (DMFS), endpoint secondario, è migliorata in modo significativo rispetto al placebo e ha registrato tassi a 5 anni del 48,3% e 38,9% rispettivamente nel gruppo con ipilimumab e con placebo. In questa analisi aggiornata a 5 anni, il beneficio di sopravvivenza libera da recidiva (endpoint primario) osservato precedentemente con ipilimumab è stato confermato. Il profilo di sicurezza si è mantenuto in linea con l’analisi iniziale, senza nuovi decessi o segnalazioni sulla sicurezza. I più comuni eventi avversi immuno-correlati di grado 3/4, nel gruppo di pazienti trattati con ipilimumab, erano a livello gastrointestinale (16,1%), epatico (10,8%) ed endocrino (7,9%).
Questi dati saranno divulgati oggi durante la conferenza stampa ufficiale del Congresso della European Society for Medical Oncology e saranno contemporaneamente pubblicati su The New England Journal of Medicine.
“Nonostante l’intervento chirurgico, la maggior parte dei pazienti con melanoma in stadio III manifesta recidiva della malattia e progressione metastatica, rafforzando il bisogno insoddisfatto di terapie sistemiche efficaci in ambito adiuvante” ha affermato Alexander M.M. Eggermont, Direttore Generale del Cancer Institute Gustave Roussy a Villejuif (Francia). “L’impatto di ipilimumab sulla sopravvivenza globale, sulla sopravvivenza libera da metastasi a distanza e libera da recidiva, osservato nello studio -029, offre ai medici nuove conoscenze nel trattamento adiuvante del melanoma”.
Nel melanoma in stadio III la malattia non si è ancora diffusa ai linfonodi a distanza o ad altre parti del corpo e necessita di resezione chirurgica del tumore primario e dei linfonodi coinvolti. La popolazione di pazienti in stadio III è eterogenea e presenta tassi di sopravvivenza tumore-specifica del 78%, 59% e 40% rispettivamente per il melanoma in stadio IIIA, IIIB e IIIC.
“I risultati dello studio -029 sono dati importanti per la comunità scientifica ed evidenziano il nostro continuo impegno nel miglioramento della sopravvivenza in tutti gli stadi del melanoma” ha detto Vicky Goodman, development lead, Melanoma and Genitourinary Cancers, Oncology, Bristol-Myers Squibb. “Ipilimumab è il primo inibitore di checkpoint immunitario a dimostrare un beneficio di sopravvivenza statisticamente significativo nei pazienti ad alto rischio con melanoma in stadio III dopo resezione completa. Con un’ulteriore valutazione dei nostri farmaci immuno-oncologici e di diverse opzioni di dosaggio, siamo impegnati nella ricerca di ogni possibilità terapeutica per il melanoma”.
Il melanoma è un tipo di tumore della pelle caratterizzato dalla crescita incontrollata delle cellule, localizzate nella cute, che producono il pigmento (melanociti). Il melanoma metastatico è la forma più letale della malattia e si manifesta quando il tumore si diffonde dalla sede di origine ad altri organi, come linfonodi, polmoni, cervello e altre aree del corpo. Il melanoma viene classificato in 5 categorie di stadiazione (stadio 0-IV) basate sulle caratteristiche in situ, sullo spessore e ulcerazione del tumore, se il cancro ha raggiunto i linfonodi o si è diffuso ad altri organi. Il melanoma in stadio III è la forma che ha raggiunto i linfonodi regionali, ma non si è ancora diffusa ai linfonodi più distanti o ad altre parti del corpo (mestastasi) e necessita di resezione chirurgica del tumore primario e dei linfonodi locali.
Ipilimumab è un anticorpo monoclonale ricombinante umano che si lega a CTLA-4 (cytotoxic T-lymphocyte-associated antigen-4), che è un regolatore negativo dell’attività delle cellule T. Quando ipilimumab si lega a CTLA-4 blocca l’interazione di CTLA-4 con i suoi ligandi, CD80/CD86. Il blocco di CTLA-4 aumenta l’attivazione e la proliferazione delle cellule T comprese le cellule T-effettrici che infiltrano il tumore. L’inibizione del segnale CTLA-4 può anche ridurre la funzione delle cellule T-regolatorie, che possono contribuire al generale aumento della risposta delle cellule T, inclusa la risposta immune antitumorale. Il 25 marzo 2011, la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato l’utilizzo di ipilimumab (3 mg/kg) in monoterapia nei pazienti con melanoma inoperabile o metastatico. Ipilimumab è attualmente approvato per queste indicazioni in più di 50 Paesi. Bristol-Myers Squibb ha un vasto programma di sviluppo clinico per testare ipilimumab in molti tipi di tumore. Per maggiori informazioni, visitate il sito: http://www.bms.com o http://www.bms.it (foto: oncology)

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“L’oncologia di precisione nella cura del melanoma: sfide e novità terapeutiche”

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 ottobre 2016

porta nuova milanoMilano mercoledì 19 ottobre 2016 ore 11.00 – Circolo della Stampa Corso Venezia 48 incontro stampa “L’oncologia di precisione nella cura del melanoma: sfide e novità terapeutiche”. Il melanoma cutaneo è una neoplasia molto aggressiva, tra i principali tumori giovanili. In Italia rappresenta, infatti, il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni e registra, ormai da anni, una costante crescita sia negli uomini sia nelle donne. Nel 2016 in Italia sono attesi circa 13.800 nuovi casi di melanoma cutaneo, 7.200 tra gli uomini e 6.600 tra le donne, rappresentando così il 3% di tutti i tumori in entrambi i sessi. I Numeri del Cancro in Italia, Rapporto AIOM-AIRTUM 2016
Negli ultimi anni sono emerse rilevanti novità riguardo alla gestione clinica del melanoma, in particolare sotto il profilo terapeutico, grazie anche all’approccio dell’oncologia di precisione. L’incontro ha l’intento di favorire una riflessione sul livello di conoscenza di questa patologia e della sua gravità, grazie alla presentazione dei dati di un sondaggio condotto su un campione della popolazione italiana. Saranno inoltre forniti un quadro complessivo sull’oncologia di precisione, quale grande innovazione per il medico e per il paziente, e informazioni circa le novità terapeutiche in questo ambito. Intervengono
Prof.ssa Paola Queirolo, UOC Oncologia medica IRCCS San Martino, IST Genova e Presidente IMI – Intergruppo Melanoma Italiano
Prof. Giuseppe Palmieri, Oncologo Medico, Primo Ricercatore CNR, Responsabile dell’Unità di Genetica dei Tumori del CNR di Sassari. Presidente Eletto IMI – Intergruppo Melanoma Italiano
Prof. Gilberto Corbellini, Professore ordinario di Storia della medicina e docente di Bioetica, Sapienza Università di Roma
Dott.ssa Guja Tacchi (SWG)
Modera l’incontro: Federico Mereta, giornalista scientifico

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Pembrolizumab: nuova molecola immuno-oncologica

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2016

chicagoA Chicago il 52° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO)Il 55% dei pazienti trattati con la nuova molecola immuno-oncologica è vivo rispetto al 43% con ipilimumab. ll prof. Michele Maio, direttore Immunoterapia Oncologica Università di Siena: “Nel tumore del polmone l’espressione di una proteina, PD-L1, aiuta a determinare quale terapia adottare”
Chicago, 4 giugno 2016 – Il 55% dei pazienti colpiti da melanoma metastatico o non operabile trattati con pembrolizumab, nuova molecola immuno-oncologica, è vivo dopo due anni dall’inizio del trattamento. Si tratta di un netto miglioramento, pari al 27% in più, rispetto al 43% raggiunto da ipilimumab, che fino a oggi ha rappresentato lo standard di cura per questa malattia che, nel solo 2015, ha fatto registrare in Italia 11.300 nuove diagnosi. Il dato emerge dallo studio KEYNOTE-006 presentato al 52° Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più importante appuntamento mondiale di oncologia in corso a Chicago fino al 7 giugno, con la partecipazione di oltre 30.000 specialisti.
Il beneficio di pembrolizumab si mantiene nel tempo, infatti in un altro studio molto importante, il KEYNOTE-001, presentato in conferenza stampa ufficiale a Chicago, il 40% delle persone è ancora vivo a distanza di 3 anni. “I dati delle due ricerche si completano a vicenda – spiega il prof. Michele Maio, Direttore Immunoterapia Oncologica del Policlinico Santa Maria alle Scotte dell’Università di Siena -. Siamo di fronte a un fenomeno caratteristico dell’immuno-oncologia: è molto probabile che le persone che sopravvivono al secondo e terzo anno dall’inizio della terapia siano vive anche a 5 anni e 10 anni. Alla luce dei dati dei due studi presentati all’ASCO, possiamo quindi prevedere che la sopravvivenza a lunghissimo termine si manterrà più elevata con pembrolizumab rispetto al trattamento con ipilimumab”.
Il nostro Paese ha guidato i più importanti studi clinici con l’immuno-oncologia e Siena è la capofila a livello mondiale. In dieci anni nella città toscana più di 700 pazienti sono stati trattati con queste terapie innovative che stimolano il sistema immunitario a combattere il cancro. E negli ultimi due anni le sperimentazioni con pembrolizumab hanno coinvolto più di 200 persone colpite da diversi tipi di neoplasie.
La molecola ha dimostrato vantaggi significativi anche nel tumore del polmone, evidenziando l’importanza dell’utilizzo dei biomarcatori, potenziali strumenti per identificare in anticipo i pazienti nei quali queste terapie possono essere efficaci. “Con grandi vantaggi anche per il sistema sanitario, è infatti possibile in questo modo razionalizzare le risorse trattando con il farmaco giusto i pazienti selezionati in base alla maggiore espressione di un biomarcatore, la proteina PD-L1, sulle cellule tumorali – sottolinea il prof. Maio -. È un’area della ricerca di grande interesse perché potremo aumentare la percentuale di malati in grado di rispondere ai trattamenti in funzione delle caratteristiche del tumore da cui sono colpiti”.
E i risparmi per il sistema potrebbero essere notevoli se si considera anche che il tumore del polmone è uno dei più frequenti, con 41.000 nuove diagnosi in Italia nel 2015. I dati dello studio KEYNOTE-010 presentati all’ASCO dimostrano, nel carcinoma polmonare non a piccole cellule, la superiorità di pembrolizumab rispetto alla chemioterapia (docetaxel), utilizzata a lungo come trattamento standard in questi pazienti. “La direzione è chiara – continua il prof. Maio –, stiamo abbandonando sempre più la chemioterapia a favore dell’immuno-terapia in questa malattia particolarmente difficile da trattare. Lo studio ha valutato pazienti che esprimevano PD-L1 sulle cellule tumorali. I risultati dello studio hanno confermato la superiorità di pembrolizumab rispetto alla chemioterapia convenzionale su tutta la popolazione analizzata ed è stato evidenziato che i pazienti che presentano un’elevata espressione di PD-L1 hanno un beneficio ancor più evidente”.
Le frontiere dell’immuno-oncologia si stanno allargando a molte altre neoplasie, basti pensare che pembrolizumab è studiato in più di 30 tipi di tumore, inclusi quelli della testa e del collo. “Pembrolizumab – conclude il Professor Maio – ha già dimostrato la sua efficacia in molte neoplasie come, ad esempio, il melanoma, il tumore del polmone, i tumori della testa e del collo e alcune neoplasie ematologiche. Il grande valore di pembrolizumab è quello di aver dimostrato un beneficio in termini di risposta e sopravvivenza in molte neoplasie orfane di trattamenti o con possibilità di cura molto limitate. Tra queste, il mesotelioma pleurico, i tumori della vescica, i tumori della mammella. E’ estremamente importante, per i pazienti affetti da queste neoplasie, poter accedere a programmi sperimentali con farmaci come pembrolizumab che possono rappresentare una nuova opzione terapeutica. Alcuni di questi studi sono chiamati ‘basket’ perché includono persone con diversi tipi di tumore. A Siena, ad esempio, sono molte le sperimentazioni attive, in particolare è in corso uno studio ‘basket’ con pembrolizumab in dieci tumori di tipo diverso (alcuni molto rari), il KEYNOTE-158”.
La possibilità di combinare l’immuno-terapia con pembrolizumab e altri trattamenti è un’area di possibile sviluppo futuro. Proprio a Chicago è stato presentato uno studio di associazione di pembrolizumab con chemioterapia in prima linea nel tumore del polmone non a piccole cellule, il KEYNOTE-021: sono stati ottenuti tassi di risposta globale che variano fra il 48% e il 71% in relazione al tipo di chemioterapia utilizzata.

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ASCO 2016: Fondazione NIBIT in primo piano con due trial di immuno-oncologia unici al mondo

Posted by fidest press agency su sabato, 4 giugno 2016

tumore metastatico1Chicago Al 52° congresso annuale dell’ASCO – American Society of Clinical Oncology – che si apre a Chicago, la Fondazione NIBIT – Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori presenta due anteprime assolute nella ricerca in immuno-oncologia: domani nella sessione dedicata ai trial in fase iniziale di sviluppo clinico e con pazienti già arruolati saranno presentati NIBIT-M4, studio disegnato per valutare per la prima volta la combinazione di un farmaco immunoterapico e di un farmaco epigenetico nel trattamento del melanoma metastatico, e lo studio NIBIT-Meso-1, primo trial al mondo che valuterà l’associazione di due anticorpi immunomodulanti nel trattamento del mesotelioma maligno.“Entrambi gli studi sono stati disegnati per patologie nelle quali c’è grande bisogno di esplorare nuovi approcci terapeutici e sono una conferma ulteriore che la Ricerca italiana è capofila nell’immunoterapia dei tumori a livello internazionale”, afferma il Presidente della Fondazione NIBIT Michele Maio, Direttore della U.O.C. Immunoterapia Oncologica della Azienda Ospedaliera Universitaria Senese. I risultati dei due studi sono attesi entro i prossimi mesi.

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