Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘onnipotenza’

Autoritarismo politico e religioso secondo la P.2

Posted by fidest press agency su sabato, 5 marzo 2011

Possedere l’indiscutibile potere di identificare  cosa è “giusto” e poterlo imporre dall’alto del potere, vuoi che sia politico, economico o anche religioso, rappresenta il sogno più antico  inseguito da quanti si sono ritrovati, o si ritrovano, a rivestire una condizione di potere. Questo desiderio ancestrale ha forgiato le menti dei dittatori investiti dal delirio di onnipotenza, e anche degli aspiranti dittatorelli sconvolti dall’uso di un  potere che sovrasta gli indiscutibili limiti intellettuali che li affliggono. L’arte di reggere il potere pretende un esercizio di equilibrio non indifferente; il fascino di selezionare il giusto dal non-giusto, secondo una personale interpretazione, riesce a stroncare molti equilibri, specie se instabili o precari. L’idea della democrazia o del dialogo viene utilizzata per cercare e trovare le scorciatoie di un autoritarismo di fatto, anche se ammantato da un perbenismo di facciata. Fascismo, nazismo e comunismo hanno avuto queste basi culturali; hanno chiuso la loro storia ma sono rimasti i semi che hanno generato un assurdo capitalismo, sfociato nel liberismo di parte, aggressivo, egoista e avido, che sta distruggendo se stesso, non senza avere, prima, distrutto buona parte del mondo che lo circonda. Ma questa parabola evolutiva coinvolge anche l’autoritarismo in campo religioso, con la pretesa di imporre un primato non conquistato, anzi distruttivo di tutto quanto era già stato elaborato per unire credenti di diverse fedi.Nasce da ciò la pretesa ricerca di “radici cristiane dell’Europa”, come se la fede fosse diventata un elemento antropologico distintivo, condivisa da due persone che non avrebbero alcun momento di contiguità se non nell’uso del potere, ciascuno dal proprio punto di vista avente un analogo comun divisore.  Ratzinger e Berlusconi  inseguono un analogo autoritarismo:• antropologico e politico il presidente del consiglio  con la pretesa superiorità culturale della genìa occidentale che disprezza le altre culture in nome di un vetero razzismo sconfitto e condannato dalla storia;• religioso e confessionale  il pontefice (felicemente ?) regnante, supportato da un triplice esercizio di potere: politico in quanto sovrano del piccolo ma potente Stato Città del Vaticano, dottrinario in quanto si ritrova a poter esigere obbedienza alle sue  elaborate dottrine, confessionale in quanto capo della Chiesa di Roma; tutto in contrasto con l’evoluzione del Magistero sociale della Chiesa culminato  nel Concilio Ecumenico Vaticano II  che si cerca di sminuire nelle conclusioni e contraddire nei fatti.Berlusconi è solo l’esecutore materiale di un itinerario disegnato altrove su misura, su progetto della P2 che rappresenta il trait-d’union anche con il Vaticano e con i residui emergenti lasciati in sonno da Marcinkus. Il   21 agosto 1967, Marcinkus entrò a far parte della massoneria, con numero di matricola 43/649 e soprannome “Marpa”. Il suo nome fu trovato nella lista contenente 121 ecclesiastici massoni, fra cui Jean-Marie Villot (Cardinale Segretario di Stato), Agostino Casaroli (capo del ministero degli Affari Esteri del Vaticano), Pasquale Macchi (segretario di Paolo VI), monsignor Donato de Bonis (alto esponente dello IOR), Ugo Poletti(vicario generale di Roma), don Virgilio Levi (ex-vicedirettore de «L’Osservatore Romano») e Roberto Tucci (ex direttore di Radio Vaticana).Ratzinger opera e decide in proprio, con finalità sovrapponibili, aventi come scopo il primato del cattolicesimo su tutte le religioni, un primato preteso, ma non conquistato, che non prevede nessuna forma di dialogo, di incontro e di confronto, alterando le conclusioni del Concilio Vaticano II; ciò è ampiamente dimostrato dalle periodiche derive di scontri con le altre religioni monoteiste. (Rosario Amico Roxas)

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Placido e i Vallanzasca parlamentari

Posted by fidest press agency su martedì, 7 settembre 2010

Replica a Placido del sindacato di polizia Coisp: “Se in Parlamento ci sono persone peggiori di Vallanzasca ciò è divenuto possibile proprio quando si è smesso di indignarsi ritenendo che tutto sia lecito!”  “Se è vero che nel nostro Parlamento siedono soggetti che sono paragonabili per indegnità ad un delinquente come Renato Vallanzasca ciò è divenuto possibile proprio quando la società ha spostato troppo in là i limiti che l’onore, la civiltà, il buon gusto ed il buon senso impongono. Quando cioè tutto è divenuto ‘lecito’, perché in nome di un delirante senso di onnipotenza dell’uomo si è deciso che sull’altare dell’individualismo e dell’egocentrismo sfrenato, mascherati dall’ideale di una sterile ‘libertà’ ad ogni costo – a costo, soprattutto, dell’oltraggio ai diritti ed alla dignità altrui – si è sacrificato il sacrosanto rispetto per i valori su cui dovrebbe fondarsi l’esistenza di un uomo. In questo senso le ultime dichiarazioni di Placido non sono altro che una conferma della bontà delle critiche che il suo film ha scatenato”.   Così  Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta le parole di Michele Placido, regista del film su Renato Vallanzasca, bandito pluriomicida, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, il quale, in risposta alle dure reazioni giunte da più parti contro il lungometraggio – compresa quella del Coisp e dei familiari delle vittime -, nel corso di una conferenza stampa ha detto fra l’altro: “Vallanzasca è un uomo che sta pagando per quel che ha fatto ma sappiamo bene che ci sono persone in Parlamento che hanno fatto peggio”.    “Siamo ben consci – incalza Maccari – che in questo Paese a personaggi certamente non adamantini sono stati riservati ruoli di potere e di estrema responsabilità e che, anzi, proprio per la loro scaltrezza così poco limpida e la loro personalità poco valorosa molti sono assurti ad ideologi e guru nella sofisticata attività di fare affari con le idee che vengono strumentalizzate, fino all’indegno sfruttamento della cosa pubblica, ma non per questo è giusto piazzare cariche di tritolo alla base di quelle poche sane buone e leali convinzioni che ancora qualcuno difende con le unghie e con i denti! Che il marcio sia arrivato addirittura fin dentro al ‘palazzo’ non vuole certamente dire che a questo punto tutto è lecito, ma che, semmai, è ora di ritrovare la nostra capacità di indignarci, più forte che mai, e di rifiutare ciò che semplicemente ed oggettivamente è male. Punto e basta.  Ed allora niente più panegirici sterili e fuorvianti: il bianco è bianco ed il nero è nero; ciò che è giusto è giusto, e ciò che è sbagliato è sbagliato, senza relativismi idioti, senza se e senza ma”. “Allora – conclude il Segretario Generale del Coisp – ci permettiamo di terminare noi la considerazione di Placido, aggiungendo alle sue parole: è sacrosanto che Vallanzasca paghi per i suoi errori in silenzio, lasciando che una sorta di damnatio memoriae della sua malvagità attutisca l’atrocità del dolore che ha provocato, nel giusto rispetto dei familiari delle sue vittime e lasciando anche a lui stesso maggior possibilità di salvare ciò che resta della sua esistenza; ed è sacrosanto che, con la stessa intransigenza e fermezza, vangano definitivamente messi nell’angolo, censurati ed umiliati, quei rappresentanti del popolo che sono stati inetti, infedeli, indegni”.

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Un ministro che offende le istituzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 29 giugno 2010

“La vicenda Brancher è un’offesa alle istituzioni e le parole che ha pronunciato ieri sono a metà strada tra la presa in giro e il delirio di onnipotenza. Siamo di fronte ad un ministro senza competenze, a capo di un ministero barzelletta, nominato solo per avvalersi del legittimo impedimento. A dirla tutta, la sua nomina a ministro è inadeguata e inopportuna, alla luce delle numerose questioni giudiziarie che lo riguardano e lo hanno riguardato” lo dichiara in una nota l’on. Massimo Donadi, capogruppo di Italia dei Valori alla Camera. “Sotto ogni profilo si voglia guardare questa vicenda, siamo di fronte ad un ministero che non doveva mai nascere e ad un ministro che non doveva essere mai nominato. La rinuncia al legittimo impedimento di oggi non è la garanzia che non lo userà domani. Per queste ragioni, Italia dei Valori valuterà insieme a tutte le opposizioni una mozione unitaria, fermo restando che qualora non vi fossero le condizioni la presenterà individualmente” conclude Donadi.

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Regionali Lazio: appello al presidente Napolitano

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2010

“Non capisco cosa c’entri il presidente della Repubblica”. Così il vicepresidente dei senatori del Pd Luigi Zanda sull’appello a Napolitano di Renata Polverini e di Gianni Alemanno. “In casi come questo – spiega Zanda – sono i fatti che determinano la decisione dei giudici. Se la lista elettorale c’è, è predisposta secondo le regole della legge elettorale ed è presentata nei termini fissati viene ammessa. Altrimenti, se mancano questi requisiti, non può essere accettata né dal tribunale, né dalla corte d’appello né dalla Cassazione. Nessuna giurisprudenza, nessuna dottrina da interpretare. Le regole vanno rispettate e i termini non possono essere derogati per nessuna  ragione al mondo. Conclude Zanda: “La sciatteria e il senso di onnipotenza del Pdl hanno un limite chiaro, quello della legge”. L’appello di Alemanno al Capo dello Stato: «Come Sindaco di Roma, mi appello al Capo dello Stato e ai magistrati che devono decidere sugli esiti di questa vicenda,  affinché venga garantito il diritto dei romani a esprimersi democraticamente. Anche la candidata presidente Emma  Bonino e i partiti di centrosinistra dovrebbero essere consapevoli che non si può alterare in questo modo la libertà di espressione di tutta Roma e Provincia.  Dalla ricostruzione dei fatti emerge chiaramente che l’esclusione della Lista del Popolo della Libertà deriva dalla sovrapposizione di  forzature comportamentali e di rigorismi burocratici. Ma tutto questo, in ogni caso, non può far venir meno il diritto democratico degli elettori romani di esprimersi né quello del principale partito della Capitale di essere rappresentato all’interno della Regione Lazio».  È quanto dichiara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

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Anche Alemanno contro le ronde

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 agosto 2009

“Se le ronde non piacciono ad Alemanno, che è uomo di partito e di governo, figuriamo a noi, che facciamo della gestione della sicurezza il nostro pane quotidiano”. E’ quanto afferma Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – Sindacato indipendente di Polizia, dopo le dichiarazioni del Sindaco di Roma che sul Secolo d’Italia ha annunciato che nella capitale non ci saranno “ronde”: «Non sono per le ronde, non vogliamo fare ronde, non ci piacciono». “Non vogliamo – afferma Maccari – che l’8 agosto, giorno in cui dovrebbero partire le ronde, diventi il D-day della sicurezza fai da te. Chiediamo al ministro di non firmare quel provvedimento che riteniamo un vero e proprio suicidio per la democrazia e per la libertà di tutti. Il nostro Paese non ha bisogno di sceriffi che offuscati da deliri di onnipotenza pensino di poter spazzar via il crimine con un colpo di manganello. La sicurezza per essere garantita deve essere fatta da gente adeguatamente formata, con una preparazione specifica, che sa stare sul territorio, forse a costo di sacrifici personali, ma comunque qualificata e pronta che agisce non secondo una logica punitiva e forcaiola, ma puntando soprattutto sulla prevenzione”. “Facciamo un ultimo appello – conclude Maccari – il ministro Maroni non firmi quel provvedimento, in nome della difesa della democrazia e della libertà di un popolo”.

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