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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

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Attacco ad una delegazione in visita sul campo nell’est della Repubblica Democratica del Congo

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 febbraio 2021

L’Agenzia ONU World Food Programme (WFP) esprime le sue condoglianze e la sua vicinanza alla famiglia, ai colleghi e agli amici delle tre persone uccise, oggi, in un attacco a una delegazione che viaggiava per una visita sul campo nell’est della Repubblica Democratica del Congo (RDC).Altri passeggeri che viaggiavano con la delegazione sono stati feriti nel corso dell’attacco.Le tre vittime sono l’Ambasciatore italiano nella RDC, Luca Attanasio, un funzionario dell’Ambasciata italiana e un autista del WFP.La delegazione era partita da Goma ed era in viaggio diretta in visita ad un programma di alimentazione scolastica del WFP a Rutshuru quando l’attacco ha avuto luogo.Il WFP lavorerà con le autorità nazionali per determinare i dettagli dell’attacco, che è avvenuto su una strada che era stata precedentemente dichiarata sicura per viaggi senza scorte di sicurezza.Il WFP è in stretto contatto con le autorità italiane attraverso i suoi uffici della sede di Roma e nella RDC.L’agenzia ONU World Food Programme è stata insignita del Premio Nobel per la Pace 2020. Impegnata a salvare vite nelle emergenze, siamo la più grande organizzazione umanitaria al mondo la cui assistenza alimentare vuole costruire un percorso di pace, stabilità e prosperità per quanti si stanno riprendendo da conflitti, disastri e dall’impatto del cambiamento climatico.

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L’Alto Commissario ONU per i Rifugiati in visita in Sudan

Posted by fidest press agency su martedì, 1 dicembre 2020

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, è in visita a Khartoum mentre il Paese accoglie crescenti numeri di rifugiati dall’Etiopia. Dallo scoppio degli scontri a inizio novembre nella regione settentrionale del Tigrè, in Etiopia, oltre 43.000 rifugiati hanno fatto ingresso in Sudan in cerca di protezione e riparo. Prima di quest’afflusso, il Paese ne accoglieva già quasi un milione, principalmente provenienti dal Sud Sudan.Grandi passerà in rassegna le operazioni dell’UNHCR a supporto delle attività guidate dal governo in risposta a questi ultimi arrivi. Il programma, inoltre, prevede incontri con i rifugiati.Nel Sudan orientale, in un contesto segnato da complesse criticità logistiche, l’UNHCR continua a intensificare le attività di soccorso prestate insieme alla Commissione sudanese sui rifugiati e alle autorità locali. Gli aiuti destinati ai rifugiati, la metà dei quali costituita da minori, sono in corso di mobilitazione. Le agenzie umanitarie continuano a fornire loro alloggi e altre strutture, ma è necessario mettere a disposizione maggiori risorse e assicurare con urgenza supporto internazionale al Sudan.L’UNHCR ha contribuito a trasferire quasi 10.000 rifugiati presso il sito di Um Rakuba, a 70 km dal confine nell’entroterra sudanese, mentre continuano i lavori per allestire alloggi e migliorare i servizi.Grazie all’introduzione dei servizi di rintraccio dei familiari è stato già possibile riunire numerosi rifugiati separati. Un aereo con a bordo 32 tonnellate di aiuti di emergenza dell’UNHCR provenienti dalle scorte globali stoccate nei magazzini di Dubai è atterrato a Khartoum. Un altro ponte aereo da Dubai con a bordo 100 tonnellate di aiuti umanitari supplementari è previsto per lunedì. Le scorte globali dell’UNHCR sono stoccate nei magazzini dell’International Humanitarian City, a Dubai. In totale, l’Agenzia prevede di effettuare quattro ponti aerei.Il carico di oggi includeva 5.000 coperte, 4.500 lampade a energia solare, 2.900 zanzariere, 200 teli impermeabili e 200 teli in plastica. Il secondo ponte aereo trasporterà 1.275 tende familiari e 10 tensostrutture. Questi aiuti soddisferanno le più pressanti esigenze di oltre 16.000 persone. I costi di trasporto di entrambi i voli sono stati coperti generosamente dal Governo degli Emirati Arabi Uniti.Nella regione del Tigrè crescono i motivi di preoccupazione in relazione all’incolumità dei civili bloccati dal conflitto, in particolare nella capitale Macallè, in cui vivono più di 500.000 persone.L’UNHCR continua a esprimere preoccupazione, dal momento che nel Tigrè la situazione sul piano umanitario peggiora sempre più, anche per gli sfollati e per i circa 96.000 rifugiati eritrei che rischiano di restare senza cibo se non riceveranno nuove scorte alimentari entro lunedì. L’UNHCR si unisce alle altre agenzie umanitarie nel rinnovare l’appello a proteggere i civili e ad assicurare accesso umanitario immediato per poter ricominciare a fornire assistenza vitale.

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L’Assemblea Generale dell’ONU estende il mandato dell’Alto Commissario per i Rifugiati, Filippo Grandi

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 novembre 2020

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha rinnovato oggi il mandato di Filippo Grandi come Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati per un ulteriore periodo di due anni e mezzo.L’estensione del mandato di Grandi fa seguito a una raccomandazione del Segretario Generale dell’ONU António Guterres all’Assemblea Generale.Accogliendo con favore la decisione, l’Alto Commissario ha dichiarato di essere profondamente onorato dalla fiducia e dal sostegno di tutti gli Stati membri dell’ONU e del Segretario Generale.”Sono onorato da questa decisione”, ha detto Grandi. “La considero un chiaro riconoscimento degli sforzi del personale dell’UNHCR per proteggere e aiutare i rifugiati, gli sfollati interni e gli apolidi che sono al centro del nostro operato”.Filippo Grandi, 63 anni, cittadino italiano, è l’11° Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati. È stato eletto per la prima volta dall’Assemblea Generale dell’ONU il 1° gennaio 2016 per un mandato di cinque anni dopo 30 anni di carriera nel settore dei rifugiati per le Nazioni Unite.Fondata nel 1950, l’UNHCR, Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha ricevuto dalle Nazioni Unite il mandato di guidare e coordinare l’azione internazionale per la protezione dei rifugiati in tutto il mondo e la risoluzione della loro situazione. L’UNHCR ha ricevuto due volte il premio Nobel per la pace per il suo lavoro umanitario: nel 1954 e nel 1981.

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Risoluzione Onu, Monte del Tempio di Gerusalemme è solo islamico: l’Italia vota a favore

Posted by fidest press agency su sabato, 14 novembre 2020

Gerusalemme è la capitale dello Stato d’Israele. Una città che ha un legame indissolubile con il popolo ebraico. Cultura, storia e tradizione che niente e nessuno potrà mai mettere in discussione. Neanche l’ennesima risoluzione Onu che ha dichiarato il Monte del Tempio con la sola denominazione islamica: Al-Haram al-Sharim.Ennesima risoluzione ignobile votata dall’Italia, assieme a 139 paesi (quelli europei sono Belgio, Danimarca, Estonia, Francia, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Gran Bretagna, Spagna e Svezia).A votare contro sono stati Australia, Canada, Guatemala, Ungheria, Isole Marshall, Micronesia, Nauru e Stati Uniti.L’ambasciatore d’Israele all’Onu, Gilad Erdan, si è chiesto quale sia il fine ultimo di queste risoluzioni: “Qual è lo scopo di queste risoluzioni? Approvando queste risoluzioni non state solo sprecando le risorse dell’Onu. State anche sabotando qualsiasi cambiamento verso una futura pace. Invece di persuadere i palestinesi a scegliere la via dei negoziati e della pace, queste risoluzioni non fanno che incoraggiarli ad arroccarsi nelle loro posizioni intransigenti. Ogni voto a favore di queste risoluzioni rappresenta un ulteriore passo verso la trasformazione delle Nazioni Unite in un organismo irrilevante”.Erdan ha ribadito con forza che la risoluzione sul Monte de Tempio è “uno sfrontato tentativo di riscrivere la storia” che: “Ignora completamente qualsiasi legame tra il popolo ebraico e il Monte del Tempio, e questa è una vergogna. Nessuna risoluzione qui approvata cambierà l’eterno legame tra il popolo ebraico e il luogo più sacro della nostra fede: l’Har HaBayit, il Monte del Tempio. Né cambierà il fatto che il legame ebraico con la città di Gerusalemme risale a migliaia di anni fa e che oggi è più forte che mai. Per anni i palestinesi hanno promosso un linguaggio che prevede solo il termine musulmano Haram al-Sharif escludendo di proposito il termine ebraico per negare la connessione fra l’ebraismo e questi siti. Appoggiando queste risoluzioni, voi condividete la responsabilità di questo comportamento. Ma a differenza di quest’aula che è staccata dalla realtà un numero crescente di paesi riconosce che Gerusalemme è inconfutabilmente la capitale del popolo ebraico e dello stato ebraico”. L’Onu continua a promuovere queste risoluzioni che negano la storia di Gerusalemme. Fra i paesi che più assiduamente ne se mettono a capo c’è l’Indonesia, che nel dicembre 2004 rifiutò l’aiuto di Israele nel post terremoto che colpì il paese asiatico.

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All’ONU l’idea di un nuovo Global Fund per la droga

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

“Leaving No One Behind” il tema del Side Event organizzato dalla Federazione Internazionale della Croce e Mezzaluna Rossa durante la 75a Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, dove Massimo Barra è intervenuto attraverso video conferenza, per lanciare l’idea di un New Global Fund specifico per Drug World Problem, come quello che ha cambiato il mondo per HIV, tubercolosi e malaria: “Un nuovo Global Fund, basato su una politica umanitaria sulle droghe, che potrebbe essere uno strumento davvero efficace per migliorare le condizioni di salute di milioni di persone emarginate, stigmatizzate e lasciate indietro. Anche rendere più facile l’accesso alle cure per questi gruppi di vulnerabili potrà drammaticamente diminuire i tassi di violenza e morti in tutto il mondo e avvicinarci a l’obiettivo della Universal Health Coverage.” spiega Massimo Barra che prosegue: “L’abuso di sostanze, insieme ai conflitti armati, è una delle principali cause irrisolte di sofferenza umana con milioni di persone colpite, che non ricevono un’adeguata assistenza, o peggio, sono totalmente lasciate indietro a causa dello stigma e odio contro di loro. Soprattutto ora, la Pandemia da Covid19 rischia di diventare la ‘scusa perfetta’ dietro la quale giustificare un’ulteriore mancanza di azioni di aiuto nei confronti di persone che sono ‘malate di droga’.” “La nostra personale esperienza sul campo qui a Roma a Villa Maraini, dove incontriamo e trattiamo più di 600 tossicodipendenti ogni giorno, ci ha mostrato che il consumo di droga non ha trovato alcuna diminuzione anche durante il confinamento.” continua Massimo Barra. Come noto durante il periodo del lockdown i servizi pubblici di cura degli utilizzatori di sostanze, hanno ridotto i loro orari di lavoro e limitato gli accessi, da qui l’appello di Barra: “Noi come tutti i lavoratori del settore, siamo profondamente preoccupati per le scarse risorse messe in campo dagli Stati per affrontare i problemi della droga. Soprattutto ora che il sistema sanitario concentra tutte le sue energie per combattere contro il Covid-19. Pertanto, l’appello è che tutte le attività terapeutiche debbano proseguire e mi riferisco in particolare a: distribuzione di terapie sostitutive, attività di riduzione del danno e misure alternative al carcere.” Nel mondo infatti, 1 detenuto su 4 è in prigione per reati legati alla droga, costretti a vivere in un ambiente patologico e patogeno dove la loro malattia non viene affatto trattata e curata.

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La proposta ONU di proteggere il 30% del pianeta entro il 2030

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Centoventotto tra esperti e ONG ambientaliste e dei diritti umani lanciano oggi un monito: la proposta ONU di aumentare le aree protette globali, come i parchi nazionali, potrebbe portare a gravi violazioni dei diritti umani e causare danni sociali irreversibili per alcune delle popolazioni più povere del mondo. Nel maggio 2021, il Vertice delle Parti presso la Convenzione sulla diversità biologica (CBD), prevede di accordarsi sul nuovo obiettivo di mettere almeno il 30% della superficie terrestre sotto conservazione entro il 2030. Questo obiettivo “30×30” raddoppierebbe l’area di terra attualmente protetta entro il prossimo decennio.Tuttavia, le preoccupazioni sui costi umani della proposta e sulla sua efficacia come misura ambientale stanno crescendo poiché la protezione della natura, in regioni come il bacino del Congo africano e l’Asia meridionale, negli ultimi anni è stata sempre più militarizzata. Una serie di recenti denunce ha rivelato che le comunità continuano a essere espropriate e sfrattate con la forza per far spazio alle aree protette e che subiscono gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze anti-bracconaggio, armate pesantemente.In una lettera al Segretariato della CBD, le ONG avvertono che potrebbero subire gravi impatti negativi fino a 300 milioni di persone a meno che non siano implementate misure molto più forti per proteggere i diritti dei popoli indigeni e di altri piccoli proprietari terrieri tradizionali e gestori dell’ambiente. I gruppi ambientalisti firmatari del monito hanno anche affermato che il modello di “conservazione fortezza” implementato in gran parte del Sud del mondo non riesce a prevenire il rapido declino della biodiversità, sottolineando anche come spesso le pesanti imposizioni rischiano di mettere la popolazione locale contro gli sforzi di conservazione, accelerando addirittura la distruzione dell’ambiente. Qualsiasi ulteriore incremento delle aree protette, sostengono, deve essere preceduto da una revisione indipendente degli impatti sociali e dell’efficacia di conservazione delle aree protette già esistenti.

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Importante conquista il cessate il fuoco globale votato dall’ONU

Posted by fidest press agency su martedì, 7 luglio 2020

La Comunità di Sant’Egidio sostiene con convinzione la risoluzione approvata ieri dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a favore di “una cessazione immediata delle ostilità in tutte le situazioni per almeno 90 giorni consecutivi”, in modo da garantire l’assistenza umanitaria alle popolazioni colpite dai conflitti e ai rifugiati, nonché contrastare la diffusione del Covid-19.
La risoluzione, che risponde all’appello lanciato lo scorso 24 marzo da Antonio Guterres per un “Cessate il fuoco globale”, è un’importante conquista per tutti coloro che lavorano per la pace, frutto di una preziosa mediazione portata avanti in prima persona dal Segretario Generale dell’Onu in un tempo pieno di gravi tensioni internazionali. La sua approvazione all’unanimità indica come solo attraverso l’accordo e la collaborazione tra i diversi Paesi l’umanità potrà affrontare il comune nemico della pandemia. In tanti anni di lavoro per la pace la Comunità di Sant’Egidio ha sperimentato come la guerra sia madre di tutte le povertà, una realtà drammatica che fa perdere tutti, a partire dai più vulnerabili. Di particolare importanza è il focus della risoluzione sui rifugiati, le cui condizioni di vita sono sproporzionatamente peggiorate in questo tempo di pandemia.
Sant’Egidio si impegna da subito a sostenere e a diffondere la risoluzione, che verrà formalmente adottata oggi, in tutti quei Paesi in cui, nonostante le difficoltà del momento, prosegue il proprio impegno per la risoluzione dei conflitti e la ricerca di una pace durevole.

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Il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, ha diffuso questa invocazione

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

“Il nostro mondo sta affrontando un nemico comune: COVID-19. Al virus non interessa la nazionalità o l’etnia, la fazione o il credo religioso. Attacca tutte le persone, senza pietà. Intanto, i conflitti armati continuano furiosamente nel mondo. I più vulnerabili – donne e bambini, portatori di handicap, emarginati e deportati – pagano il prezzo più alto. Essi sono anche i più indifesi contro le perdite distruttive causate dal COVID-19.Che non si dimentichi che nelle nazioni distrutte dalla guerra, i sistemi sanitari sono collassati.Il personale sanitario, già di scarso numero, è spesso particolarmente minacciato.I rifugiati e le altre persone deportate a causa dei violenti conflitti sono doppiamente vulnerabili. La furia del virus dimostra la stupidità della guerra.Ecco perché oggi mi rivolgo a tutto il mondo per l’immediata cessazione dei combattimenti in ogni angolo del mondo.E’ venuto il momento di bloccare i conflitti e insieme concentrarci sulla vera grande lotta per la nostra vita.Alle fazioni militari, dico: Ritirate le minacce.Escludete la sfiducia e gli odii.Fate tacere le armi; fate fermare l’artiglieria; fate cessare i bombardamenti.Si tratta di un momento decisivo …Per aiutare a creare dei corridoi per il sostegno alla salvezza della vita.Per aprire finestre importanti per la diplomazia.Per portare la speranza ai luoghi più vulnerabili dal COVID-19.Noi si diventi ispiratori di coalizioni e colloqui che passo passo si formino tra le fazioni rivali per realizzare delle comuni difese contro il COVID-19. Ma da loro abbiamo bisogno di molto di più.Che finisca il malanno della guerra e che si contrattacchi la malattia che sta distruggendo il nostro mondo.Tutto comincia con la cessazione della guerra. Dappertutto.Ecco quello che ha bisogno la nostra famiglia umana, ora più di prima da sempre”.

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ONU: Sant’Egidio sostiene con convinzione l’appello per il cessate il fuoco globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

La Comunità di Sant’Egidio accoglie con grande favore e sostiene l’appello lanciato ieri dal Segretario Generale delle Nazioni Unite per un “Cessate il Fuoco” globale. “Poni fine alla malattia della guerra e combatti la malattia che sta devastando il nostro mondo”, ha affermato Antonio Guterres. Nel momento in cui il mondo affronta il nemico comune della pandemia è necessario riscoprire l’appartenenza di ciascuno ad un’unica famiglia umana. In tanti anni di lavoro per la pace in diversi scenari Sant’Egidio ha sperimentato come la guerra sia madre di tutte le povertà e renda vani gli sforzi dei sistemi sanitari aggravando la condizioni dei più vulnerabili.Sant’Egidio s’impegna da subito a sostenere e a diffondere l’appello in tutti quei Paesi in cui, nonostante le difficoltà del momento, continua l’impegno per la risoluzione dei conflitti e la ricerca di una pace durevole.

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La black list contro Israele del Consiglio ONU per i diritti umani

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 febbraio 2020

By David Elber. L’ultima tappa della guerra del Consiglio ONU per diritti umani contro Israele si è compiuta con la pubblicazione di una autentica “lista di proscrizione” contro oltre 100 aziende che operano in Giudea, Samaria, Gerusalemme e nelle alture del Golan.Prima di entrare in merito alla vicenda e all’autentica ossessione che il Consiglio ONU dei diritti umani di Ginevra ha nei confronto dello Stato di Israele, è opportuno sottolineare che nessuna norma del diritto internazionale prevede l’illegalità di attività economiche, commerciali o industriali in territori contesi o occupati (con l’eccezione dello sfruttamento coatto della popolazione o l’esproprio di beni privati come ad esempio nel caso di Cipro nord) da parte della potenza occupante. Infatti nessuna obiezione ad esempio, è mai stata fatta alla Turchia per l’occupazione di Cipro Nord o al Marocco per l’occupazione del Sahara Occidentale. Ma neanche è mai stata fatta ad imprese economiche francesi operanti nella Saar durante l’occupazione francese, o nel caso di imprese USA a Berlino – occupata dagli americani fino al 1990 – o in Giappone. Questa “non regola” è, solamente, applicata a Israele senza che se ne conoscano le basi giuridiche. Oltre a questo, la stessa definizione di “territori palestinesi occupati” utilizzata dal Consiglio ONU per i Diritti Umani non ha nessuna base legale nel diritto internazionale, in quanto Israele non ha mai occupato nessun territorio palestinese ne tanto meno si può definire la situazione di Giudea e Samaria come di territori in “stato di belligeranza” visto che l’attuale situazione è disciplinata nei minimi dettagli – dal 1995 – da accordi sottoscritti tra le parti (Israele e Autorità Nazionale Palestinese) e che ha come garanti gli USA, la UE, l’Egitto, la Giordania, la Norvegia e la Russia. Bisogna anche sapere che questo organismo onusiano, negli ultimi anni ha addirittura istituito un’agenda di lavori permanente, la famigerata Agenda 7, che si occupa –unico caso al mondo – solo dei “crimini” di Israele durante una sessione speciale convocata oppostamente tutti gli anni. Basta leggere gli Stati che fanno parte di questo Consiglio per rendersi conto che si fa fatica a trovare uno Stato che rispetti i più elementari diritti umani. Però Israele ha ricevuto più risoluzioni di condanna, “motivate” peraltro solo politicamente, di tutti gli altri paesi del mondo messi insieme.Entrando in merito alla “blacklist” pubblicata Consiglio ONU per diritti umani, si scopre che il tono utilizzato è più “mafioso” che giuridico: infatti non c’è nessun implicito riferimento a violazioni del diritto – non essendocene le basi – ma si fanno velate allusioni che le attività di queste 112 aziende impegnate in attività economiche nei “territori occupati” potrebbero incorrere in procedimenti legali se si evidenziassero violazioni del diritto internazionale. Come sempre, in questi casi, non vi è nessuna menzione a nessuna norma del diritto internazionale che sarebbe, eventualmente, violato. Il vero intento è chiaro: spaventare le aziende per indurle a cessare ogni tipo di attività economica.
Anche la tempistica della pubblicazione di questa lista non è casuale e ha una sua valenza squisitamente politica: è stata fatta a pochi giorni di distanza dalla pubblicazione del piano di pace dell’amministrazione Trump. E’ da rimarcare che la lista era pronta dal 2016.
Cosa può aspettarsi Israele, in futuro, da questo ennesimo atto discriminatorio? La prima mossa sarà effettuata alla prossima sessione del Consiglio ONU per diritti umani che si aprirà il 24 febbraio, dove la lista sarà diffusa e dibattuta per mettere pressione alle aziende interessate. Poi la palla passerà nel campo di altre organizzazioni internazionali per prendere altre decisioni in merito. E’ tutt’altro che infondata l’ipotesi che la lista finirà sul tavolo di qualche giudice della Corte Penale Internazionale per aprire un ulteriore procedimento contro lo Stato ebraico. E’ davvero auspicabile che Israele e gli USA alzino la voce per difendere, in tutte le sedi opportune, quel che rimane del diritto internazionale.

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Sovraffollamento dei centri di accoglienza delle isole greche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Al termine di una missione di tre giorni sull’isola di Lesbo e ad Atene, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha esortato la Grecia a implementare misure urgenti per rispondere alle gravi condizioni di sovraffollamento delle isole egee e ha rimarcato la necessità della solidarietà degli Stati europei.Filippo Grandi ha esortato a garantire con urgenza migliori condizioni di vita; contrastare il sovraffollamento sulle isole; assicurare una procedura di asilo efficace e imparziale; e garantire la protezione dei 5.000 minori non accompagnati attualmente soggiornanti nel Paese, la maggior parte dei quali vive in condizioni precarie.A Lesbo, Filippo Grandi ha affermato di aver constatato condizioni “estremamente allarmanti” all’interno del centro di accoglienza di Moria che ora accoglie 16.000 richiedenti asilo, un numero sette volte superiore alla capacità della struttura.Filippo Grandi ha accolto con grande favore le misure previste dal Governo greco per attenuare l’impatto della situazione a Lesbo e sulle altre isole interessate, compreso l’impegno di trasferire 20.000 persone sulla terraferma. Ha esortato la Grecia ad agire in tempi brevi, dal momento che l’inverno è alle porte, e ad assicurare che sulla terraferma siano garantiti alloggi adeguati e accesso ai servizi.L’Alto Commissario, inoltre, ha accolto con soddisfazione le intenzioni manifestate dal Governo di accelerare le procedure di asilo. Tuttavia, ha messo in guardia rispetto al fatto che l’adozione di procedure più rapide per determinare lo status dei richiedenti non deve avvenire a scapito di tutele e standard giuridici, sottolineando come la maggioranza dei flussi in arrivo in Grecia quest’anno fosse composta da rifugiati, principalmente siriani e afghani.Filippo Grandi ha espresso il proprio sostegno ai piani del Primo Ministro greco di promulgare una nuova politica per proteggere i minori rifugiati e migranti non accompagnati in Grecia, e ha esortato la società civile a svolgere un ruolo attivo nell’implementazione della stessa.Oltre alle priorità più urgenti, Filippo Grandi ha sottolineato la necessità di adottare soluzioni a lungo termine che permettano ai rifugiati di integrarsi nella società greca grazie anche alla partecipazione attiva dei Comuni e delle organizzazioni non governative.
L’Alto Commissario, inoltre, ha espresso preoccupazione in merito al proliferare in tutta Europa di sentimenti di odio, linguaggio xenofobico, e ostilità nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo. Filippo Grandi ha esortato l’Europa a sostenere gli sforzi profusi dalla Grecia per rafforzare il sistema di asilo del Paese, continuare a fornire risorse ed estendere le misure di solidarietà mettendo a disposizione posti ulteriori per il ricollocamento dei richiedenti asilo vulnerabili, in particolare dei minori non accompagnati.Infine, Filippo Grandi ha garantito che l’UNHCR continuerà a supportare la Grecia nella risposta alla crisi di rifugiati e ha esortato il Governo a ricorrere all’UNHCR tanto per richiedere risorse quanto per ricevere consulenza.

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L’Onu denuncia l’antisemitismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

È una decisione storica per le Nazioni Unite, che lunedì scorso hanno pubblicato un rapporto provvisorio che punta il dito contro l’odio antiebraico.L’autore del testo Ahmed Shaheed si è detto “allarmato dal crescente uso di cliché antisemiti da parte di suprematisti bianchi come i neonazisti e di membri di gruppi islamici radicali”.Ahmed Shaheed, esperto indipendente nominato dal Consiglio Onu per i diritti umani, ha presentato la sua relazione preliminare al Consiglio, che la delegazione d’Israele presso le Nazioni Unite ha definito “senza precedenti”.È un testo piuttosto inconsueto perché scritto da un funzionario Onu che critica apertamente il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele).Nel testo è scritto che l’Onu:“Ha preso atto delle numerose segnalazioni relative a un aumento in molti paesi di quello che a volte viene chiamato antisemitismo ‘di sinistra’, in cui individui che sostengono di avere opinioni antirazziste e antimperialiste utilizzano narrazioni o cliché antisemiti nell’esprimere la loro collera verso politiche o pratiche del governo di Israele. In alcuni casi le persone che esprimono tali opinioni hanno dato voce alla negazione della Shoà; in altri casi hanno associato il sionismo, cioè il movimento di autodeterminazione del popolo ebraico, al razzismo; hanno affermato che Israele non ha il diritto di esistere e hanno accusato di agire in malafede coloro che esprimono preoccupazione per l’antisemitismo”.Il rapporto continua affermando l’impegno nella lotta contro l’odio antiebraico:“Il sistema delle Nazioni Unite ha un ruolo vitale da svolgere nell’impegno per combattere l’antisemitismo insieme alle comunità ebraiche. Il Segretario Generale dovrebbe prendere in considerazione la nomina di un referente di alto livello presso l’Ufficio del Segretario Generale delle Nazioni Unite con il compito di impegnarsi con le comunità ebraiche in tutto il mondo, nonché di monitorare l’antisemitismo e la risposta che vi danno le Nazioni Unite”.Il rapporto, inoltre, sottolinea:“Che l’antisemitismo, se viene lasciato fuori controllo dai governi, pone rischi non solo agli ebrei, ma anche ai membri di altre comunità di minoranza. L’antisemitismo è tossico per la democrazia e per il rispetto reciproco dei cittadini, e minaccia tutte le società in cui non viene contrastato”.Questo rapporto Onu è molto significativo perché arriva in un momento in cui l’antisemitismo si sta diffondendo a macchia d’olio.

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Le malattie rare entrano nella dichiarazione Onu

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

È un momento storico per le malattie rare: per la prima volta l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha incluso tali patologie in una dichiarazione politica, nello specifico quella sulla copertura sanitaria universale (UHC), adottata da tutti i 193 Stati membri, durante l’assemblea generale ONU in corso a New York. Questo risultato, è stato raggiunto grazie al lungo impegno di EURORDIS-Rare Diseases Europa, del Consiglio Internazionale delle Malattie Rare (RDI) e del comitato delle ONG per le malattie rare. E’ proprio Eurordis che rende noto sul suo sito che da questo momento in poi gli stati membri avranno il dovere di non lasciare indietro più nessun malato raro nell’ambito della copertura sanitaria universale.
“La speranza – commenta Ilaria Ciancaleoni Bartoli, direttore dell’Osservatorio Malattie Rare – è che a questo traguardo internazionale seguano almeno tre atti concreti nel nostro Paese: la definitiva approvazione e il finanziamento del nuovo Piano Nazionale delle Malattie Rare, l’adozione degli specifici provvedimenti che avrebbero dovuto fissare già da tempo le tariffe massime per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e protesica che andrebbero a completare l’applicazione dei Nuovi Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) e, infine, l’ampliamento del panel delle malattie incluse nello screening neonatale obbligatorio, così che anche questo diritto sia ugualmente fruibile per tutti i neonati italiani al di là della regione di appartenenza. Ciascuno di questi atti andrebbe a garantire un pezzetto importante di assistenza sanitaria, eliminando disuguaglianze che non devono essere accettate in nessun paese membro dell’ONU e, di conseguenza, nemmeno in Italia. Rinnovo l’appello al neo Ministro Roberto Speranza – prosegue Ciancaleoni Bartoli – affinché si faccia carico del bisogno dei circa due milioni di malati rari del nostro paese”.
Nell’adottare la dichiarazione, gli stati membri delle Nazioni Unite si sono impegnati a realizzare gli interventi sanitari più efficaci e di forte impatto, scientificamente accreditati e che mettano al centro le persone, in particolare quelle svantaggiate dal punto di vista economico, sociale e che soffrono delle malattie più trascurate tra le quali le patologie rare. Inoltre, gli Stati devono fortificare la forza lavoro e le infrastrutture sanitarie e migliorare la capacità di governance. Su tutti questi punti, i Paesi membri riferiranno sui loro progressi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2023.

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L’Onu ha lanciato l’allarme antisemitismo

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

L’UNHCR, l’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani, ha condannato l’aumento di episodi di odio antiebraico negli Stati Uniti e in Europa.La portavoce dell’UNHCR, Marta Hurtado, ha espresso “grave preoccupazione” per una situazione che sta peggiorando ogni giorno e ha ricordato l’esortazione dell’incaricato del governo federale tedesco per la lotta all’antisemitismo, Felix Klein, di non indossare la kippah in pubblico in ogni occasione.Marta Hurtado ha ricordato quanto accaduto di recente in Austria, Usa e Germania, sostenendo che “tali eventi non possono purtroppo essere descritti come isolati” e ha invitato “tutti i governi a moltiplicare gli sforzi per combattere il razzismo e l’intolleranza”.L’antisemitismo è una piaga che ha colpito molti paesi, fra cui l’Inghilterra, dove il partito Laburista è stato formalmente indagato per antisemitismo da parte dell’EHRC, la Commissione per l’eguaglianza e i diritti umani.Secondo questa authority pubblica non governativa diversi membri del partito guidato da Jeremy Corbyn sono accusati di aver “illecitamente discriminato, importunato o perseguitato persone” della comunità ebraica. La Commissione ha affermato che l’indagine è partita dopo numerose segnalazioni.Dal canto suo il partito Laburista britannico ha annunciato piena collaborazione e ha respinto tutte le accuse.In Europa e negli Usa esiste un reale problema legato all’antisemitismo. Nel Vecchio Continente gli episodi di odio antiebraico hanno coinvolto Germania, Austria, Svizzera, Svezia, Francia e Italia; mentre negli Stati Uniti le città colpite sono state Pittsburgh e San Diego.In un contesto storico come quello attuale, dove il presunto diverso diventa il capro espiatorio, l’antisemitismo cresce e fa proseliti, anche con la compiacenza di alcuni partiti politici.

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Meeting delle Associazioni Europee delle Nazioni Unite (UNAs)

Posted by fidest press agency su domenica, 19 maggio 2019

Roma, 20-21 maggio 2019 Sede SIOI, Palazzetto di Venezia Piazza San Marco, 51. Le Associazioni europee delle Nazioni Unite UNAs, si incontrano per la seconda volta a Roma, nella sede della SIOI UNA-Italy, a Palazzetto Venezia, per una due giorni dedicata alle sfide dell’Agenda 2030 e al ruolo dell’ONU in un mondo in continua evoluzione. Il programma dell’evento prevede una serie di incontri e gruppi di lavoro, alla SIOI ed alla FAO, con l’obiettivo di definire le priorità della collaborazione tra le UNAs e l’ONU. I Paesi rappresentati sono: Albania, Armenia, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Israele, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Serbia, Spagna, Svezia. Il primo meeting delle UNAs a Roma, che risale al settembre 1949, è stato organizzato dalla SIOI in qualità di membro fondatore della WFUNA, e ha visto la presenza di Alcide de Gasperi, Carlo Sforza, Guido Gonella, Ezio Vanoni ed in rappresentanza della SIOI del Presidente Nicolò Carandini, di Gaetano Morelli, Tomaso Perassi, Norberto Bobbio e Roberto Ago. L’evento avrà inizio il 20 maggio alle ore 9.00 presso la sede della SIOI e vedrà la partecipazione, fra gli altri, del Presidente della SIOI, Franco Frattini, di Staffan de Mistura, Former Under-Secretary General, UN Special Envoy for Syria, Afghanistan, Iraq, Lebanon; di Bettina Tucci Bartsiotas, UNICRI Director, di Bonian Golmohammadi, Secretary-General WFUNA e di importanti rappresentanti del MAECI, della FAO, dell’IFAD e del WFP.

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Osservazioni sulla Libia di Charlie Yaxley, portavoce di UNHCR

Posted by fidest press agency su martedì, 14 maggio 2019

Ginevra (Svizzera) Questa mattina, in risposta alle domande formulate durante la conferenza stampa al Palazzo delle Nazioni, il Portavoce dell’UNHCR Charlie Yaxley ha presentato le seguenti osservazioni sulla Libia: L’UNHCR rimane preoccupato per le condizioni di sicurezza a Tripoli, mentre proseguono gli scontri e gli attacchi aerei in città e nei dintorni. Negli ultimi giorni raid aerei e attacchi di artiglieria hanno colpito Ain Zara, Tajoura e le vicinanze dell’Aeroporto Internazionale di Tripoli. Ogni giorno, migliaia di civili si spostano verso aree più sicure nelle città costiere e verso l’altopiano del Jebel Nafusa. L’entità dei bisogni umanitari ha subito un incremento a causa della scarsità di cibo e di medicinali, oltre che della difficoltà di movimento all’interno della città. L’UNHCR continua a monitorare i bisogni della popolazione sfollata, e distribuisce coperte, materassi e altri beni di prima necessità.L’UNHCR è molto preoccupato per la sicurezza di circa 3.300 rifugiati e migranti bloccati nei centri di detenzione. In molti di questi centri, soprattutto nella zona occidentale, le persone hanno urgente bisogno di assistenza medica; a causa delle difficoltà di accesso per gli operatori anche il cibo scarseggia, mentre gli impianti idrici e i servizi igienico-sanitari sono in pessimo stato.Il 9 maggio, l’UNHCR ha trasferito 239 rifugiati dai centri di detenzione di Azzawya, Al-Sabah e Tajoura alla Struttura di Raccolta e Partenza – Gathering and Departure Facility (GDF). Due giorni prima, un attacco aereo aveva colpito una struttura nei pressi del centro di detenzione di Tajoura. L’UNHCR è impegnato in una corsa contro il tempo per trasferire con urgenza rifugiati e migranti dai centri di detenzione ad aree più sicure, e fa appello alla comunità internazionale perché si faccia avanti per offrire possibilità di evacuazione, corridoi umanitari, o qualunque altro mezzo per portare queste persone al sicuro.La scorsa settimana, circa 944 persone sono partite dalle coste libiche. Tra esse, almeno 65 persone hanno perso la vita al largo delle coste tunisine, mentre il 65% degli 879 sopravvissuti è stato riportato in Libia. L’UNHCR ribadisce che nessuno dovrebbe essere riportato in Libia. È necessario un duplice approccio che, da un lato, incrementi le capacità di ricerca e soccorso delle navi delle Ong e degli Stati e, dall’altro, che aumenti le evacuazioni umanitarie di rifugiati e migranti dai centri di detenzione a Tripoli.Le navi delle Ong hanno avuto un ruolo fondamentale nel salvare vite umane in mare, pertanto esortiamo gli Stati ad abolire le restrizioni legali e logistiche che ne impediscono le operazioni. Facciamo inoltre appello agli Stati perché offrano canali legali e sicuri di accesso all’asilo, per evitare innanzitutto che le persone siano costrette a salire sui barconi per cercare di mettersi al sicuro.

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Rapporto Onu su perdita biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 maggio 2019

Il rapporto sulla biodiversità pubblicato oggi dall’ONU lancia l’allarme sull’enorme perdita di specie a causa dall’impatto umano. Per le Nazioni Unite sono necessarie azioni urgenti per proteggere le foreste, gli oceani e occorrono cambiamenti radicali nella produzione e nel consumo di cibo.Il rapporto del Gruppo intergovernativo per la Biodiversità e i Servizi Ecosistemici (IPBES) avverte inoltre che un milione di specie sono a rischio di estinzione, più che in ogni altro momento nella storia umana.«Quanto emerge da questo rapporto è devastante. Nonostante il ruolo fondamentale della biodiversità nella conservazione della vita sul Pianeta, il prevalere degli interessi economici ha portato ad un tale sfruttamento delle risorse naturali da rischiare ora conseguenze irreversibili», afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. «Per mantenere le temperature globali sotto il grado e mezzo ed uscire dalla crisi climatica che stiamo attraversando, è urgente combinare una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica con la conservazione della biodiversità, prestando particolare attenzione agli ecosistemi naturalmente capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio, come le foreste torbiere», conclude Borghi.
Il rapporto IPBES rivela che le attività umane hanno “significativamente modificato” la maggior parte degli ecosistemi terrestri e marini. Si afferma che il 40 per cento dell’ambiente marino globale mostra “gravi alterazioni” a seguito delle pressioni umane e che la “ricchezza e abbondanza” degli ecosistemi marini è in declino.
«I nostri oceani sostengono tutta la vita sulla Terra», afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia. «Invece di saccheggiare i mari per ottenere profitti a breve termine, i governi dovrebbero mettere la sostenibilità al centro delle proprie politiche. Il rapporto ONU conferma infatti che i meccanismi esistenti per proteggere i nostri oceani non funzionano. Oggi solo l’1 per cento dei mari globali è protetto e non esiste uno strumento legale che consenta la creazione di santuari nelle acque internazionali».Per Greenpeace c’è bisogno di un accordo globale che protegga almeno il 30 per cento dei nostri oceani entro il 2030. Si tratterebbe di un’opportunità unica per i governi di lavorare insieme per salvaguardare la biodiversità marina, garantire la sicurezza alimentare a milioni di persone e avere oceani sani, ovvero una grande risorsa per contrastare i cambiamenti climatici.Il rapporto IPBES afferma infine che fattori come il cambiamento dell’uso del suolo, cambiamenti climatici e i livelli di consumo sono aumentati a livelli senza precedenti.
«Accogliamo con favore la richiesta di un’azione urgente per cambiare le nostre abitudini alimentari, in modo da ridurre il consumo di carne e latticini la cui produzione intensiva ha effetti negativi ormai ben documentati sulla biodiversità, i cambiamenti climatici e la salute umana», dichiara Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura di Greenpeace Italia.Per Greenpeace dimezzare produzione e consumo di carne e prodotti lattiero-caseari entro il 2050 deve diventare una priorità a livello politico, dal momento che non c’è più tempo da perdere.

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Onu: Gli Stati raggiungono un accordo storico sui rifugiati

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

New York. In una decisione storica, gli Stati membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno concordato oggi un nuovo quadro internazionale – noto come Patto Globale sui Rifugiati (“Global Compact on Refugees”) – che trasformerà il modo in cui il mondo risponde agli esodi e alle crisi dei rifugiati, a vantaggio sia degli stessi rifugiati che delle comunità che li ospitano.”Nessun paese dovrebbe essere lasciato da solo di fronte a massicci arrivi di rifugiati”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi. “Le crisi dei rifugiati richiedono una condivisione globale delle responsabilità, e il patto è una potente espressione di come possiamo lavorare insieme nel frammentato mondo di oggi”.
Il Patto Globale sui Rifugiati è stato approvato come parte della risoluzione annuale di quest’anno sull’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Ha le sue fondamenta nell’attuale sistema normativo internazionale sui rifugiati, sui diritti umani e il diritto umanitario, in particolare la Convenzione sui rifugiati del 1951. È uno strumento operativo non vincolante con lo scopo di rafforzare la cooperazione.Dopo due anni di ampie consultazioni condotte dall’UNHCR con gli Stati membri, le organizzazioni internazionali, i rifugiati, la società civile, il settore privato ed esperti del settore, questo nuovo accordo globale fornirà un sostegno più solido ai paesi che ospitano la maggior parte dei rifugiati. Rafforzerà inoltre la condivisione della responsabiltà nel fornire aiuto a coloro che sono costretti a fuggire da conflitti o persecuzioni.”Il patto traduce l’idea della condivisione delle responsabilità in misure pratiche e concrete, per garantire che i rifugiati non siano tenuti in ostaggio dai capricci della politica”, ha affermato Grandi. “Fornisce il riconoscimento, atteso da tempo, che i paesi che ospitano un gran numero di rifugiati offrono un enorme servizio a tutta l’umanità e stabilisce in che modo il resto del mondo può contribuire a condividere il peso di questa responsabilità”.Questo accordo giunge in un momento in cui è urgente affrontare esodi che hanno raggiunto cifre record – oltre 68,5 milioni di persone sono state costrette a fuggire in tutto il mondo, tra cui oltre 25,4 milioni persone hanno attraversato confini internazionali per diventare rifugiati.Nove su 10 rifugiati vivono in paesi in via di sviluppo, dove i servizi di base come l’assistenza sanitaria o l’istruzione sono già sotto pressione. Il Patto punta ad affrontare questo problema puntano maggiormente sugli investimenti – sia dai governi che dal settore privato – per rafforzare ulteriormente le infrastrutture e i servizi a beneficio sia dei rifugiati che delle comunità ospitanti. Invita anche a politiche e misure che consentano ai rifugiati di accedere all’istruzione e condurre una vita produttiva durante il periodo in cui sono in esilio. Il Patto mira ad affrontare l’impatto ambientale dell’accoglienza delle popolazioni di rifugiati e include la promozione dell’uso di energie alternative.
L’accordo prevede anche maggiori opportunità di reinsediamento – ad esempio attraverso il ricongiungimento familiare, borse di studio o visti umanitari – che permettono ai rifugiati di viaggiare in sicurezza. Rileva inoltre che il ritorno volontario dei rifugiati in condizioni di sicurezza e dignità resti la soluzione preferita nella maggior parte delle situazioni.Il nuovo accordo monitorerà i progressi attraverso la creazione di sistemi di follow-up, compreso un Forum Globale sui Rifugiati in cui ogni quattro anni i governi riferiranno i risultati e si impegneranno in una serie di misure: finanziamenti, politica, modifiche legislative, quote di reinsediamento, ecc. L’adozione del Patto sui rifugiati da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite arriva pochi giorni dopo l’adozione da parte di una conferenza intergovernativa a Marrakech del Patto Globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare, che verrà presentato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite alla fine di questa settimana.

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La pena di morte è più piccola e più debole”

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

“Anche in un tempo segnato da paure, terrorismo, e di scontro a livello internazionale, la pena di morte fa un importante passo indietro. E un segnale importante che viene dalla comunità internazionale che ha confermato con un voto chiaro all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di voler fermare tutte le esecuzioni capitali. 121 paesi hanno votato sì alla Risoluzione per una moratoria universale della pena capitale, 35 sono stati i contrari e 32 gli astenuti. Appena due anni fa, dopo il più grande progresso sulla strada di un mondo senza pena di morte, che aveva visto nel bienni già quattro paesi passare al fronte abolizionista, erano i favorevoli alla Risoluzione erano stati 117. In 24 mesi i contrari in assoluto diminuiscono da 40 a 35. Tra i nuovi voti a favore quelli di Libia e Pakistan, assieme a Niger e Suriname, incoraggiano a pensare che in situazioni dove vi sono state molte condanne a morte in passato e forte è la minaccia terroristica gli stati vogliono delegittimare la violenza e la morte, una risposta alla cultura del terrore. Ha così commentato a caldo, subito dopo il voto, Mario Marazziti, coordinatore internazionale della campagna abolizionista della Comunità di Sant’Egidio. “La pena di morte è più debole, anche se nel mondo, in maniera irresponsabile, c’è chi alza i toni, facendo finta di non sapere che la pena di capitale è inefficace, discriminante, è uno strumento terribile in mano di regimi autoritari, aumenta il livello di violenza ufficiale e diffuso nelle società che la usano, apre la porta a rappresaglie e vendette dove si lavora alla riconciliazione dopo genocidi e guerre civili e, sempre, abbassa l’intera società al livello di chi uccide”ha continuato un una breve nota. “Penso che abbia giocato un ruolo importante la sinergia tra organizzazioni non governative come Sant’Egidio, Amnesty International, Nessuno Tocchi Caino, la Coalizione mondiale contro la Pena di Morte, il governo italiano e la Farnesina, i governi europei ed extra-europei, dalla Svizzera all’Australia al Sudafrica. E che comincia ad affermarsi la coscienza espressa nel nuovo testo del Catechismo della Chiesa Cattolica, che esplicita come “alla luce del Vangelo la pena di morte è sempre inammissibile”.

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L’ONU ha respinto la risoluzione sull’introduzione del bollino nero

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

Grande successo del Made in Italy. La tanto temuta risoluzione per l’introduzione di bollini allarmistici, tasse discriminatorie, etichette a semaforo e via dicendo, proposta come soluzione al problema dell’obesità, che non avrebbe tutelato le eccellenze del Made in Italy, è stata respinta dalla II Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU).La notizia non poteva arrivare in un giorno migliore: oggi, 14 dicembre, si celebra, infatti, il “Made in Italy Day”, indetto dai produttori italiani, alla cui Petizione, lanciata proprio in occasione della giornata, Adiconsum ha aderito.Siamo soddisfatti della vittoria ottenuta in sede Onu – dichiara Danilo Galvagni, Vicepresidente di Adiconsum nazionale – Siamo, infatti, convinti che per combattere obesità e malattie la strada giusta non sia l’apposizione di etichette “folkloristiche”, ma campagne informative e formative sulla corretta alimentazione con il contributo delle Associazioni Consumatori per mettere in grado il consumatore di scegliere l’alimento meno nocivo alla propria salute con etichette più trasparenti e complete, privilegiando i prodotti del Made in Italy, a filiera corta e tracciabile. Il problema è il rapporto tra qualità e giuste quantità dei prodotti. La risposta è nella Dieta Mediterranea, dichiarata dall’Unesco, Patrimonio immateriale dell’Umanità.

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