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Relazione speciale dell’ONU sull’impatto del riscaldamento globale sui cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

Il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha pubblicato una relazione speciale sugli impatti del riscaldamento globale, che è aumentato di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, e sulle tendenze delle emissioni di gas a effetto serra su scala mondiale ivi connesse. La relazione fornisce ai decisori politici a livello mondiale una base scientifica solida a sostegno del loro impegno per ammodernare l’economia, affrontare i cambiamenti climatici, promuovere lo sviluppo sostenibile e eliminare la povertà. La Commissione ha accolto con favore la relazione, che offre una base scientifica solida anche per i prossimi negoziati sui cambiamenti climatici in programma a dicembre a Katowice, in Polonia.
Il Commissario Moedas e il Commissario Arias Cañete hanno dichiarato: “L’UE è da sempre in prima linea quando si tratta di affrontare le cause profonde dei cambiamenti climatici e di promuovere una risposta comune mondiale al problema nel quadro dell’accordo di Parigi. La Commissione riconosce il contributo prezioso di questa relazione e sta lavorando a una proposta di strategia dell’UE per la riduzione a lungo termine delle emissioni di gas a effetto serra, da presentare a novembre, che conterrà una visione globale per l’ammodernamento della nostra economia, delle nostre industrie e del settore finanziario. L’UE si sta impegnando a ridurre le emissioni di gas a effetto serra in linea con gli obiettivi relativi alla temperatura dell’accordo di Parigi e a rendere la nostra economia più moderna, innovativa, competitiva e resiliente. Continueremo a lavorare per affrontare le sfide correnti e per prepararci a quelle a venire. Tutte le parti in causa devono intensificare gli sforzi per tener fede agli impegni presi nel quadro dell’accordo di Parigi.”

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UNICEF partecipa a Generation Unlimited

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

New York. Domani, nel corso della 73° sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, i leader del mondo lanceranno una nuova partnership per garantire ad ogni giovane un’istruzione di qualità, formazione o posti di lavoro entro il 2030. Generation Unlimited affronterà la crisi globale dell’istruzione e della formazione che attualmente ostacola milioni di giovani e minaccia il progresso e la stabilità.Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres; il Presidente del Rwanda Paul Kagame; il Presidente del Gruppo della Banca Mondiale, Jim Yong Kim; l’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini; il Direttore generale dell’UNICEF, Henrietta Fore; l’Inviato per la Gioventù del Segretario generale delle Nazioni Unite, Jayathma Wickramanayake; il CEO di Unilever, Paul Polman; la Goodwill Ambassador dell’UNICEF Lilly Singh; e il gruppo pop BTS sono tra i leader globali, del mondo, dell’economia, dell’istruzione e dei giovani che aderiscono a Generation Unlimited che parteciperanno a un evento domani alle 12 presso il quartier generale delle Nazioni Unite a New York City per lanciare la partnership.Se non saranno fatti investimenti urgenti sull’istruzione e sulla formazione professionale, la popolazione globale di giovani e adolescenti, in rapida crescita, – che entro il 2030 raggiungerà i 2 miliardi – continuerà ad essere impreparata e non qualificata come futura forza lavoro. Sono oltre 200 milioni di giovani in età da scuola secondaria di primo e secondo grado che attualmente non frequentano la scuola, invece di contribuire ad un progresso equo; questi i giovani – soprattutto quelli più svantaggiati – potrebbero affrontare un futuro di maggiore privazione e discriminazione.Generation Unlimited – che fa parte della Youth 2030 Strategy del Segretario Generale delle Nazioni Unite – integrerà e implementerà i programmi già esistenti che supportano adolescenti e giovani. La piattaforma della partnership si focalizzerà su tre aree chiave: istruzione secondaria; le competenze per l’apprendimento, l’occupazione e il lavoro dignitoso; e l’empowerment. L’iniziativa Youth Challange, in 16 paesi nel mondo, quest’anno chiede ai giovani di partecipare per creare soluzioni che supporteranno le tre aree chiave di Generation Unlimited.“Tutte le nostre speranze per un mondo migliore sono riposte sui giovani”, ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres. “Nel mondo vive la più grande generazione di giovani di sempre – 1,8 miliardi. Lo sviluppo sostenibile, i diritti umani, la pace e la sicurezza possono solo essere raggiunti se permettiamo a questi giovani di essere leader, e consentiamo loro di liberare il loro pieno potenziale.
“Facciamo in modo che ciò accada: assicuriamo che ogni giovane donna e uomo trovi il suo posto nella società – attraverso l’istruzione, la formazione o un buon lavoro – entro il 2030. Questa è Generation Unlimited, e sono fiera che l’Unione Europea ne faccia parte con l’UNICEF”, ha dichiarato Federica Mogherini, Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza.“I cambiamenti demografici che il mondo sta vivendo, uniti ai rapidi progressi tecnologici, rappresentano un momento fondamentale nella storia. Se agiamo in modo oculato e rapidamente, possiamo creare un gruppo qualificato di giovani meglio preparati a creare economie sostenibili e società pacifiche e prospere. I giovani rappresentano oggi il 25% della popolazione mondiale, ma il 100% del futuro. Non possiamo permetterci di deluderli”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’UNICEF, Henrietta Fore.
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Yemen: dal 2015 quasi 2.400 bambini sono stati uccisi

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 agosto 2018

“Il terribile attentato (ieri) ad un autobus di Sa’ada, nello Yemen, che, secondo quanto riferito, ha ucciso e mutilato decine di bambini, segna un livello davvero basso nella brutale guerra del paese. La questione ora è se sarà anche un punto di svolta – il momento che deve finalmente spingere le parti in conflitto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e la comunità internazionale a fare ciò che è giusto per i bambini e porre fine a questo conflitto.
L’UNICEF e altri hanno ripetutamente chiesto la protezione dei bambini e il rispetto del diritto umanitario internazionale. Questi appelli sono stati accolti con totale disprezzo. Dal 2015, quasi 2.400 bambini sono stati uccisi, più di 3.600 feriti e migliaia di vite innocenti sono state danneggiate o distrutte. Gli attacchi contro ospedali, scuole e infrastrutture essenziali sono all’ordine del giorno.Il perdurare del conflitto, i ripetuti attacchi e le restrizioni di accesso dovute all’insicurezza e alla violenza ostacolano anche la nostra capacità di raggiungere i più bisognosi, tra cui 11 milioni di bambini che necessitano di assistenza umanitaria.Quanti altri bambini soffriranno o moriranno prima di coloro che possono agire, mettendo fine a questo flagello? Nelle ultime settimane, un impianto idrico e un centro igienico-sanitario a Hodeida, supportati dall’UNICEF, sono stati attaccati e gravemente danneggiati, mettendo a repentaglio la salute e il benessere di centinaia di migliaia di persone. È difficile credere che viviamo in un mondo in cui i bambini dovrebbero vivere nella paura di tali attacchi, eppure è così. Questa però non deve essere la loro realtà. Le parti in conflitto e coloro che esercitano su di esse un’influenza, compresi i membri del Consiglio di Sicurezza, possono e devono scegliere di porre fine a questa catastrofe per il bene dei bambini dello Yemen”.

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Incontro dell’Organizzazione delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Industriale a Tokyo

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 giugno 2018

Tokyo. UNIDO ITPO Italy partecipa all’ITPO Heads’ Meeting, l’incontro annuale in cui i vertici dei 9 uffici di Promozione Tecnologica e degli Investimenti della rete UNIDO presentano le attività implementate, i nuovi step da intraprendere e i miglioramenti attesi.
Tante le novità dell’Head Meeting di quest’anno, che per la prima volta in dieci anni si tiene a Tokyo, e che vede la partecipazione inedita, su invito di UNIDO ITPO Italy, del Future Food Institute rappresentato dalla dott.ssa Claudia Laricchia, capo delle Relazioni Istituzionali dell’ente. UNIDO ITPO Italy, nell’ambito delle sue molteplici attività in diversi settori, riserva un’attenzione strategica al tema della food & agriculture innovation. È un percorso che parte da EXPO Milano 2015, in cui UNIDO ITPO Italy ha lanciato la prima edizione del Premio Internazionale “Innovative Ideas and Technologies in Agribusiness”, e che porterà ad EXPO Dubai 2020, passando per Matera Città Europea della Cultura 2019. In questo quadro, la 3° edizione del Premio Internazionale 2019 sarà promossa dal Future Food Institute, valorizzando anche i 500 progetti già raccolti nelle precedenti edizioni, provenienti da 80 paesi e 5 continenti. UNIDO ITPO Italy si pone quindi come unico ufficio del network che ha rilevato la food innovation quale fattore abilitante per lo sviluppo dei paesi target dell’organizzazione.
Fanno parte di questo percorso a beneficio dei paesi in via di sviluppo anche la recente visita del Vice Ministro dell’Agricoltura del Mozambico, paese prioritario di ITPO Italy, alle Scuderie di Bologna, sede del Food Future Institute, e alla FICo – Fabbrica Italiana Contadina, nonché l’organizzazione del workshop “Food innovation in Developing Countries” tenutosi a Milano presso Cascina Cuccagna la scorsa settimana, al quale hanno partecipato oltre 15 imprese mozambicane.
La Direttrice di UNIDO ITPO Italy, Diana Battaggia, ha dichiarato: “Ho deciso di invitare il Future Food Institute come special guest a questo importante Heads Meeting, perché questa collaborazione strategica, come anche ha evidenziato la collega Lucia Cartini, coordinatore ITPO, recepisce un bisogno sentito dalle UN a livello mondiale: incrementare gli interventi sulla innovazione per promuovere investimenti e aumentare i livelli di competitività di aziende e territori. Su questo la nostra Agenzia ha svolto dal 2015 un lavoro pionieristico”.“Con UNIDO ITPO Italy stiamo programmando azioni di lungo periodo che portino la food innovation nei paesi in via di sviluppo”, ha aggiunto Claudia Laricchia ”Vogliamo farlo coinvolgendo l’intero sistema Italia, a partire dalle Regioni, dalle Associazioni di categoria, le aziende, le Università e i centri di ricerca e tutti gli stakeholder nazionali, atteso che il Made in Italy può e deve consolidare la sua brand position all’estero non solo per il food ma anche per le tecnologie applicate al food”.
Il Future Food fondato nel 2014 a Bologna è oggi un intero ecosistema che fa della food innovation uno strumento chiave per affrontare le grandi sfide del futuro, parlando al mondo, ma valorizzando il territorio partendo dalla Italia. Un ecosistema composto da un’anima education: il Future Food Institute, Trust no-profit che grazie alle preziose partnership globali, ha dato vita al master internazionale Food Innovation Program giunto alla sua terza edizione, la Food Innovation Global Mission, Summer School, una Young Talent Academy, laboratori per scuole primarie e percorsi per Executive.

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Peacekeeping and Fundamental Rights: Responsibilities of the UN.

Posted by fidest press agency su domenica, 27 maggio 2018

Milano Martedì 29 maggio ore 18.00, ISPI – Palazzo Clerici, Via Clerici 5 la Fondazione Internazionale Balzan organizza una tavola rotonda sul tema del diritto internazionale. Ospite principale sarà Rosalyn Higgins, Premio Balzan 2007 per il diritto internazionale dopo il 1945 e prima donna ad essere stata Presidente della Corte internazionale di Giustizia dell’Aja.
Di somma rilevanza storica e urgente attualità, il tema sarà svolto, insieme alla giurista britannica, da alcuni dei suoi maggiori esperti: Sergio Romano (diplomatico e storico), Marco Pedrazzi (Università di Milano) e Fausto Pocar (giurista, già Presidente del Tribunale penale internazionale per la ex-Jugoslavia). Il presidente della Fondazione Balzan Enrico Decleva introdurrà l’incontro.Durante la tavola rotonda sarà anche illustrato il trattato di diritto internazionale Oppenheim’s International Law – United Nations appena pubblicato da Oxford University press, curato da Rosalyn Higgins con i giovani giuristi Philippa Webb, Dapo Akande, Sandesh Sivakumaran (presenti alla discussione) e James Sloan. Opera autorevole e completa della pratica giuridica delle Nazioni Unite, realizzata grazie alla metà del Premio Balzan di R. Higgins destinata ai progetti di ricerca, rappresenta uno studio completamente nuovo, ma in diretta continuità con le edizioni dello storico e fondamentale trattato di diritto internazionale di L.F.L Oppenheim.
Dame Rosalyn Higgins è stata Giudice alla Corte Internazionale di Giustizia all’Aja dal 1995 e Presidente dal 2006 al 2009, già professoressa di diritto internazionale all’Università del Kent a Canterbury e alla University of London (London School of Economics), membro della UN Human Rights Committee (1984-1995). Fra le sue onorificenze figurano l’ordine del Dame Commander of the British Empire (1995), il Chevalier d’Ordre des Palmes Académiques (1988) e il Premio Balzan che le fu attribuito nel 2007 “per i suoi fondamentali contributi allo sviluppo del diritto internazionale a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, sia come scienziata che come giudice e presidente di tribunale; per i suoi libri, raccolte di documenti, articoli e decisioni giuridiche chiari e precisi, ragionevoli e costruttivi, e allo stesso tempo innovativi e impegnati nella difesa dello stato di diritto e dei diritti umani; per il suo ruolo guida nel rafforzamento e nell’affermazione del diritto internazionale moderno”.

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Filippo Grandi al Consiglio di Sicurezza dell’ONU: “Non siamo più in grado di negoziare la pace?”

Posted by fidest press agency su sabato, 4 novembre 2017

Onu palaceFilippo Grandi, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ha sollecitato i capi di Stato affinché individuino soluzioni politiche ai diversi conflitti nel mondo, se si vuole permettere al gran numero di persone in fuga di fare un giorno ritorno a casa.
In un discorso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York, Filippo Grandi ha dichiarato che il susseguirsi di gravi crisi umanitarie ha causato flussi massicci di persone in fuga, virtualmente in ogni regione del globo.“Il numero di persone costrette alla fuga in tutto il mondo sta raggiungendo i 66 milioni – nel 2009 erano 42 milioni”, ha detto. “Questo numero comprende i 17,2 milioni di rifugiati sotto il mandato dell’UNHCR – una crescita del 70% dal 2009”.L’Alto Commissario ha poi aggiunto: “Garantire soluzioni per milioni di persone sradicate dalle loro case ed evitare il ripetersi di questi grandi flussi di popolazioni a cui abbiamo assistito negli ultimi anni, dipende fondamentalmente da volontà e scelte politiche.”Filippo Grandi ha citato alcune tra le crisi umanitarie al momento in corso tra cui “il cataclisma del conflitto” in Siria e le violenze in Iraq, che da sole hanno causato un quarto del numero totale di persone costrette alla fuga. Nuove crisi si sono sviluppate laddove si sono creati nuovi spazi senza governo, alimentate da una serie combinata di fattori tra cui povertà, sotto-sviluppo, degrado ambientale, disuguaglianze e persecuzioni.”Allo stesso tempo, le situazioni che sembravano si fossero stabilizzate, quali quelle in Burundi, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana, sono state colpite da nuove crisi che hanno portato a nuovi flussi di rifugiati; nel frattempo, situazioni che si protraggono nel tempo come in Afghanistan e in Somalia restano irrisolte.Filippo Grandi ha delineato ai membri del Consiglio di Sicurezza una serie di azioni necessarie. Prima fra tutte la necessità di attuare misure “per affrontare le cause dei conflitti e prevenire l’acuirsi delle crisi di persone in fuga.”Filippo Grandi ha anche lodato l’importante ruolo svolto dai peacekeepers nel permettere agli attori umanitari di operare, sottolineando che gli attori umanitari e i peacekeepers dovrebbero collaborare facendo leva sui rispettivi punti di forza per garantire la protezione dei civili durante i conflitti e, allo stesso tempo, preservare il carattere neutrale ed imparziale dell’azione umanitaria.
Come terzo punto, Filippo Grandi ha dichiarato che la comunità internazionale ha bisogno di rafforzare il suo impegno nel combattere i trafficanti di esseri umani e “i terribili abusi da loro perpetrati”. In ogni caso l’Agenzia ONU per i Rifugiati sta lavorando sul campo per assistere le vittime del traffico di esseri umani e supportare tutti coloro che necessitano di protezione internazionale, Filippo Grandi ha sottolineato l’importanza di azioni forti “per affrontare gli orribili abusi perpetrati dai trafficanti, identificarli e perseguirli”.Tuttavia se non si ristabiliscono pace e sicurezza, afferma Grandi, per i rifugiati e le altre persone che hanno lasciato le proprie case è impossibile far ritorno a casa. “Lo scorso anno, in tutto il mondo, solo 500.000 rifugiati sono tornati a casa. E nel decennio passato solo poche situazioni di migrazioni forzate hanno avuto una conclusione definitiva,” ha detto.
In particolare, la sicurezza, il rispetto dei diritti umani e l’istituzione dello stato di diritto saranno essenziali per il ritorno dei rifugiati Rohingya nello Stato di Rakhine in Myanmar. “È assolutamente cruciale fare progressi nell’acquisizione della nazionalità per i Rohingya, e altrettanto fondamentali saranno il processo di riconciliazione tra le comunità e gli investimenti in uno sviluppo inclusivo che porti beneficio a tutte le comunità” ha aggiunto Grandi.
Grandi ha inoltre detto che è di vitale importanza sostenere la protezione delle persone costrette alla fuga mentre si lavora alla risoluzione dei conflitti, sia negli Stati coinvolti che lavorano a una maggiore stabilità, sia nelle comunità ospitanti che provano a supportare grandi numeri di rifugiati.
onu assembleaTuttavia, la risposta per arrestare e invertire i flussi di rifugiati e di altre persone costrette a fuggire dovrebbe venire da soluzioni politiche, ha affermato Grandi, e a questo proposito la comunità internazionale ha fallito.“Siamo diventati incapaci di negoziare la pace?” ha chiesto. “Pongo questa domanda qui, al Consiglio di Sicurezza, le cui ragion d’essere sono la risoluzione dei conflitti e il mantenimento della pace, perché vedo personalmente l’impatto diretto di questi fallimenti, tutti i giorni, sulle vite di decine di milioni di persone, sradicate e costrette ad abbandonare le proprie case”.La debolezza della solidarietà internazionale sta a sua volta indebolendo la protezione dei rifugiati, ha aggiunto. “Molti Paesi d’accoglienza dei rifugiati, specialmente quelli al confine con zone di guerra, mantengono aperti i confini e ospitano generosamente migliaia – a volte milioni – di rifugiati”.“Ma alcuni Stati – spesso quelli più ricchi e meno interessati dai flussi di rifugiati – hanno reagito chiudendo i confini, limitando l’accesso all’asilo e impedendo l’ingresso”.
In riferimento al Summit sui Rifugiati e sui Migranti dello scorso anno, che ha dato vita alla Dichiarazione di New York per una risposta globale alle crisi internazionali dei rifugiati, il capo dell’UNHCR ha elogiato quelli che sono stati dei “passi importanti” intrapresi da Stati membri, istituzioni per lo sviluppo come la Banca Mondiale, società civile e dal settore privato.
“Ma una risposta completa ai flussi massicci di persone in fuga può essere ottenuta solo attraverso azioni volte a ristabilire la sicurezza, risolvere i conflitti e costruire la pace,” ha dichiarato Grandi. La popolazione mondiale di persone costrette alla fuga è in rapido aumento e “conta sulla vostra leadership per raggiungere queste soluzioni,” ha detto al Consiglio di Sicurezza.

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Rapporto ONU: di nuovo in aumento la fame nel mondo

Posted by fidest press agency su martedì, 19 settembre 2017

Onu palaceDopo una costante diminuzione da oltre un decennio, la fame nel mondo è di nuovo in aumento, colpendo nel 2016 circa 815 milioni di persone, vale a dire l’11% della popolazione mondiale, afferma la nuova edizione del rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla sicurezza alimentare e la nutrizione nel mondo pubblicato oggi. Inoltre molteplici forme di malnutrizione minacciano la salute di milioni di persone in tutto il mondo. L’aumento – 38 milioni di persone in più rispetto all’anno scorso – è dovuto in gran parte alla proliferazione di conflitti violenti e agli shock legati al clima, secondo The State of Food Security and Nutrition in the World 2017 (Lo Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo).Circa 155 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni sono sotto sviluppati (troppo bassi per la loro età), mentre 52 milioni soffrono di deperimento cronico, che significa che il loro peso non è adeguato rispetto alla loro altezza. Circa 41 milioni di bambini sono invece in sovrappeso. Preoccupano inoltre, secondo il rapporto, l’anemia delle donne e l’obesità degli adulti. Queste tendenze sono una conseguenza non solo dei conflitti e del cambiamento climatico, ma anche dei grandi mutamenti nelle abitudini alimentari e dei rallentamenti economici.Il rapporto è la prima valutazione globale dell’ONU sulla sicurezza alimentare e sulla nutrizione rilasciata dopo l’adozione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile 2030, che mira a porre fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 come priorità politica a livello internazionale.
Esso identifica i conflitti – sempre più aggravati dal cambiamento climatico – come uno dei fattori chiave dietro il riacutizzarsi della fame e di molte forme di malnutrizione.”Nel corso degli ultimi dieci anni i conflitti sono aumentati drasticamente e sono diventati più complessi e di difficile risoluzione”, hanno dichiarato nella loro prefazione comune al rapporto i responsabili delle agenzie ONU che lo hanno curato (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), il Programma Alimentare Mondiale (WFP) e ’l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). E hanno fatto notare come alcune delle più alte percentuali di bambini che soffrono la fame e la malnutrizione sono concentrate in zone di conflitto.”Questo è un campanello d’allarme che non possiamo permetterci di ignorare: non porremo fine alla fame e a tutte le forme di malnutrizione entro il 2030 se non affrontiamo tutti i fattori che minano la sicurezza alimentare e la nutrizione”, hanno affermato. “A tal fine assicurare società pacifiche e inclusive è una condizione necessaria”.Agli inizi del 2017, per diversi mesi, la carestia ha colpito alcune parti del Sud Sudan e c’è il rischio concreto che possa riapparire nel paese e in altre zone colpite da conflitti, soprattutto nel nordest della Nigeria, in Somalia e nello Yemen, hanno fatto notare.Anche regioni più pacifiche, ma colpite da siccità o da inondazioni legate in parte al fenomeno meteorologico di El Niño, così come dal rallentamento economico globale, hanno visto deteriorarsi la sicurezza alimentare e la nutrizione.

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Giornata internazionale dei Popoli Indigeni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

popoli indigeniBolzano, Göttingen. In occasione della Giornata internazionale dei Popoli indigeni (9 agosto) e a dieci anni dalla Dichiarazione ONU per i diritti dei Popoli Indigeni (UNDRIP), l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) fa un bilancio critico dell’attuale situazione. Nonostante molti dei 149 paesi firmatari della Dichiarazione abbiano nel frattempo inserito nella propria costituzione almeno parte degli enunciati, la situazione dei circa 6.000 popoli indigeni a cui appartengono più di 450 milioni di persone resta critica e i loro diritti continuano ad essere calpestati. I diritti dei popoli indigeni restano perlopiù sulla carta e anche quando i loro diritti sono inseriti nelle costituzioni nazionali si tratta spesso di dichiarazioni di intento che non costituiscono linee guida vincolanti e non possono quindi essere basi per legali per denunce in caso di violazione dei diritti. Le comunità indigene continuano quindi a essere vittime di furto di terre, di deportazioni forzate, di distruzione ambientale e della loro base di vita nonché di attacchi armati mirati per spezzare la loro resistenza a grandi progetti industriali e/o agricoli sui loro territori.
L’APM sostiene quindi la richiesta delle popolazioni indigene di emanare finalmente una convenzione per la tutela dei loro diritti che sia anche vincolante per il diritto internazionale. In questo circa 700.000 Afar dell’Eritrea avrebbero maggiori possibilità di ottenere sostegno da parte della comunità internazionale nella loro lotta contro i soprusi operati dal governo del paese africano. Gli Afar subiscono da anni la distruzione del loro ambiente ecologicamente molto sensibile mentre lo stato ha dislocato 1,5 milioni di persone dai sovraffollati altopiani alle regioni dei bassopiani degli Afar, senza consultare preventivamente gli Afar, come richiederebbe invece la Convenzione ONU per i diritti dei popoli indigeni. La distruzione ambientale in Eritrea sta causando l’allargamento del deserto di Danakil con un sensibile incremento dei periodi di siccità, la conseguente perdita di raccolti, la moria di bestiame e in ultimo carestia per la popolazione della regione.La situazione è catastrofica anche per le popolazioni indigene del delta del Niger in Nigeria. L’estrazione petrolifera indiscriminata nei loro territori ha causato distruzione ambientale, l’avvelenamento dei terreni e dell’acqua e aria insalubre. I profitti dell’estrazione petrolifera vanno al governo mentre non vi è alcun tipo di ritorno economico per le popolazioni interessate.Nei paesi asiatici così come nei paesi latinoamericani dove vive la maggior parte delle popolazioni indigene i loro diritti e le loro necessità vengono perlopiù ignorate. Molte comunità indigene del Venezuela sono riuscite ad ottenere la demarcazione dei loro territori ma questo non garantisce loro alcuna tutela nei confronti di grandi progetti economici pianificati e realizzati senza che le comunità ne vengano informate o venga sentito il loro parere, come richiederebbe invece la dichiarazione delle Nazioni Unite. Questi sono solo alcuni degli esempi raccolti dall’APM in un dossier nel quale analizza in modo dettagliato la Dichiarazione dell’ONU per i diritti dei popoli indigeni e sottolinea l’importanza di una convenzione vincolante per la tutela delle popolazioni indigene.

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Equilibrio demografico. Senza ci condanniamo al suicidio

Posted by fidest press agency su domenica, 25 giugno 2017

Onu palaceNew York. I dati ONU sono espliciti. Oggi siamo 7 miliardi e mezzo. Un miliardo in piu’ entro il 2030. Quasi 10 nel 2050 e 11,2 nel 2100. Ovviamente, a parte gli Usa, gli incrementi sono tutti nei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, con la Nigeria al top e l’India che supererà la Cina. Vari i trend, incluso l’altalenare dell’Europa, oggi in crescita, domani in calo.
Ne prendiamo atto e andiamo avanti come capita, o la politica ha un senso e un’utilita’ anche in questo ambito? La domanda non e’ semplice, visto che i binomi politica/ideologia e politica/religione sono purtroppo all’ordine del giorno. E tra ideologia e religione fanno a cazzotti a chi propone -spesso con metodi violenti e coercitivi delle liberta’ degli individui- di fare piu’ figli per la famiglia, la nazione, il proprio dio, l’economia, l’argine contro i migranti di vario tipo (rifugiati ed economici). Lo vediamo con tanti discorsi e allarmi e politiche: da quella nostrana sugli 800 euro regalati a chi figlia, a chi con atti terroristici vorrebbe obbligare tutti a sposare la sua religione che lui interpreta come macchina per far figli. Metodi diversi, ma finalita’ simili (dobbiamo far finta che non e’ cosi?). Entrambe -a nostro avviso- ci portano al suicidio. Tutti: Nazioni e Continenti. Oppure vuol dire che nel mondo sono in diversi che si sono
inventati, per esempio: la sovrapopolazione, l’effetto serra con conseguente scombussolamento climatico, l’urbanesimo sconclusionato, etc.. Tutte situazioni a cui sicuramente non giova l’aumento della popolazione.
Non che facendo meno figli automaticamente si migliora la situazione, ma va da se’ che se dobbiamo concepire politiche per 7 miliardi o per 10 miliardi di persone, l’impegno e la spesa e’ diversa. E visto che in questi anni in cui abbiamo una migliore percezione e migliori dati sulla situazione mondiale, la situazione e’ peggiorata, questo vuole dire che non abbiamo una buona capacita’ in merito. Quindi: e’ meglio farsi meno male o si preferisce rincorrere le proprie ideologie del passato, nate quando la terra era creduta piatta?Purtroppo la rincorsa di cui sopra, che coinvolge anche coloro che lo fanno solo per difendere un presunto valore prioritario economico e umano dell’italianita’, e’ all’ordine del giorno. Soprattutto perche’ la maggior parte delle persone, in Italia e nel resto del mondo, preferisce -con la non-partecipazione- a delegare tutto alle maggioranze di quella (grossomodo) meta’ degli elettori che partecipa col voto alla formazione dei governi e delle amministrazioni. Siamo quindi in uno sbando che diventa sempre piu’ tale, dove tutto regge grazie al fatto che le piu’ o meno solide democrazie ed istituzioni occidentali (ONU in primis) continuano ad essere dominanti pur con tutti i difetti possibili ed immaginabili. Crediamo che occorra agire per un contenimento demografico tendente al ribasso. Una simile politica non potrebbe mai avere un effetto immediato, ma dovrebbe essere una tendenza di lungo respiro, i cui effetti positivi li vedremo solo molto in la’ nel tempo. E solo se, in contemporanea, gli altri problemi che stanno distruggendo il Pianeta verranno affrontati di petto. Vediamo sul pratico del nostro quotidiano. Un solo esempio. La scellerata scelta di regalare 800 euro per ogni figlio nato in Italia, portera’ ad un aumento della popolazione. Ma se si vogliono aiutare le famiglie, perche’ non si danno agevolazioni su consumi e utenze a chiunque, sganciandoli dalla prolificita’? Certo, cosi’ si conquistano meno voti sull’onda della presunta popolarita’ del provvedimento, ma cosa diremo ai figli fatti in piu’ quando fra qualche anno prenderanno atto della precarieta’ della loro condizione di cittadini e lavoratori, aggravata dal fatto che insieme a quelli nati sul territorio ci saranno anche quelli arrivati in fuga da parti piu’ disgraziate del mondo, persone alle quali non e’ possibile opporre resistenze o chiusure, che’ altrimenti ci si ritorcono contro, sia sul nostro specifico territorio che su quello europeo e mondiale? Le uniche politiche possibili devono e possono essere concepite a livello mondiale, cercando in esse -grazie anche a indicazioni e aiuti degli organismi europei e mondiali- di individuare il nostro specifico ruolo… ed e’ qui che conterebbe l’italianita’, non certo nel contrapporla alla richiesta di aiuto e di collaborazione del resto del mondo. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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L’indiana Jindal Global University richiede di contrastare i crimini online durante la convention ONU a Vienna

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 maggio 2017

viennaVienna. Il Jindal Institute of Behavioural Sciences (JIBS) della O.P. Jindal Global University (JGU) si è distinto nel porre l’accento su questi fenomeni durante la 26° sessione della Commissione delle Nazioni Unite per la Prevenzione del Crimine e la Giustizia Penale (CCPCJ) di Vienna. La JGU, unica università partecipante all’incontro internazionale, ha organizzato due eventi a margine della convention, dal titolo “Vittime della comunicazione online” e “Aspetti culturali e psicosociali che portano alla pirateria digitale” in collaborazione con il World Society of Victimology e il Centro Nationale de Prevenzione e Difesa Sociale.Oltre 1.000 partecipanti di 32 paesi in rappresentanza di stati membri, società civile, mondo accademico e organizzazioni internazionali hanno partecipato alla 26° sessione del CCPCJ, che funge da ente regolatore dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC).Il Direttore del JIBS, Sanjeev P Sahni, ha messo in evidenza le complessità che circondano la pirateria digitale e ha sottolineato il bisogno esteso di ricerca e formazione per capire le sfumature di tale fenomeno.Michael O’ Connell, Commissario per i diritti delle vittime, del Governo dell’Australia Meridionale, ha discusso le complessità legali e morali della comunicazione online, aggiungendo che le vittime principali dei raggiri online sono gli adolescenti.Sarah Fletcher, Vicecommissario della World Society of Victimology, ha deliberato sui diritti delle vittime della comunicazione online e ha messo l’accento sull’importanza degli interventi post-frode per le vittime, oltre che dell’assistenza delle istituzioni finanziarie.Ms. Garima Jain, Vicedirettore del Centre for Victimology and Psychological Studies del JIBS, ha presentato uno studio empirico su “Infedeltà in Internet: Vittime dell’era digitale” e “Aspetti psicosociali e culturali della pirateria digitale in India, Serbia e Cina.” Lo studio ha rivelato che le persone assecondano l’infedeltà online per motivi quali l’influenza dei colleghi, l’isolamento sociale o la sofferenza emotiva nell’affrontare i rapporti principali.Professore associato alla Jindal Global Law School, Indranath Gupta, ha individuato nella creazione della consapevolezza generale tra cittadini e nell’applicazione della legge le modalità per affrontare il problema della pirateria digitale.Informazioni sul Jindal Institute of Behavioural Sciences (JIBS): Il Jindal Institute of Behavioural Sciences (JIBS) è un importante istituto di ricerca della O.P. Jindal Global University dedicato allo studio, allo sviluppo e all’applicazione delle capacità di elaborazione dell’uomo tramite sperimentazione, ricerca e apprendimento continui in rapporto alle scienze comportamentali sperimentali e applicate.

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Celebrazione della Giornata Internazionale ONU dello Sport per lo Sviluppo e per la Pace

Posted by fidest press agency su martedì, 4 aprile 2017

SIOIRoma Giovedì 6 aprile alle 10.30 si svolgerà nella prestigiosa sede della SIOI a Palazzetto Venezia, la Celebrazione della Giornata Internazionale delle Nazioni Unite dello Sport per lo Sviluppo e per la Pace.
Le Nazioni Unite attribuiscono allo sport un ruolo estremamente importante. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha istituito, con risoluzione 67/296, la Giornata internazionale dello Sport per lo Sviluppo e la Pace che viene celebrata ogni anno e in tutto il mondo il 6 aprile, in memoria della data di inizio dei primi Giochi Olimpici del 1896, svoltesi ad Atene. Scopo della celebrazione è contribuire ad accrescere la consapevolezza del ruolo svolto dallo sport nel perseguimento di trasformazioni sociali positive come la promozione di istruzione, salute, sviluppo e pace. Nel riconoscere come lo sport sia un facilitatore importante dello sviluppo sostenibile, le Nazioni Unite e i suoi Stati Membri hanno dato allo sport pieno riconoscimento nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Nella Dichiarazione dell’Agenda, al paragrafo 37, si riconosce: ”il crescente contributo dello sport alla realizzazione dello sviluppo e della pace nella sua promozione della tolleranza e del rispetto e il contributo che apporta al rafforzamento delle capacità delle donne e dei giovani, degli individui e delle comunità, nonché alla salute, l’istruzione e gli obiettivi di inclusione sociale”.
L’evento, organizzato in collaborazione con l’UNICRI, l’Istituto Interregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia, con la partecipazione del CSIT World Sports Games, del Comitato Italiano Paralimpico e del Comitato Italiano Sport contro la Droga e le Dipendenze, ha ricevuto il Patrocinio del Dipartimento per le Pari Opportunità, del Ministro per lo Sport, On. Luca Lotti e del CONI e vedrà la presenza di rappresentanti istituzionali e del mondo dello Sport. Interverranno: Franco Frattini, Presidente della SIOI e Presidente del Collegio di Garanzia dello Sport; Cindy J. Smith, Direttrice dell’UNICRI; Giovanni Malagò; Presidente del CONI; Luca Lotti, Ministro dello Sport; Cosimo Maria Ferri (t.b.c). Sottosegretario di Stato alla Giustizia; Giovanna Boda, Capo Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri; Bruno Molea, Presidente Mondiale del CSIT World Sports Games; Luca Pancalli; Presidente Comitato Italiano Paralimpico; Daniele Masala, Presidente del Comitato Italiano Sport contro la Droga e le Dipendenze. Moderatore dell’incontro sarà Riccardo Cucchi.

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2017 Anno Internazionale ONU del Turismo Sostenibile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 marzo 2017

TURISMORoma mercoledì 1 marzo 2017 alle ore 15.00 presso la Sala Spadolini del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Roma, via del Collegio Romano, 27) si terrà un incontro pubblico dal titolo “2017 Anno Internazionale del Turismo Sostenibile. Sostenibilità e Piano Strategico del Turismo 2017-2022”, in occasione del quale sarà presentato il volume universitario di Alfonso Pecoraro Scanio “Turismo sostenibile. Retorica e pratiche” edito da Aracne.Al convegno interverranno:
Dorina Bianchi, Sottosegretario di Stato al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo;
Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente Fondazione UniVerde, Docente in “Turismo sostenibile ed ecoturismo”– Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e di Milano “Bicocca”;
Francesco Palumbo, Direttore – Direzione generale Turismo del MiBACT;
Giuseppe Novelli, Magnifico Rettore – Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”;
Gaetano Manfredi, Magnifico Rettore – Università degli Studi di Napoli “Federico II”;
Elena Dell’Agnese, Vice Presidente – International Geographical Union, Docente in
“Tourism studies” – Università degli Studi di Milano “Bicocca”;
Gioacchino Onorati, Editore – Aracne editrice.
“L’Italia è una delle mete turistiche più ambite del pianeta, un primato motivo di orgoglio per il Bel Paese che dobbiamo difendere non solo con l’encomiabile tutela della straordinaria eredità del passato. La crescente pressione turistica rende urgentissima un’efficace strategia per promuovere il turismo sostenibile, la conoscenza delle aree interne, dei borghi e delle tante perle naturali e delle peculiarità artistiche, storico-culturali ed enogastronomiche meno note ma altrettanto rappresentative del nostro patrimonio nazionale. Questa evoluzione del settore turistico, insieme all’utilizzo delle più innovative tecnologie green “made in Italy” può creare occupazione nel rispetto dell’ambiente e consentire all’Italia di uscire finalmente dalla crisi con una vera riconversione ecologica dell’economia e della società”. Lo ha dichiarato Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde e già Ministro dell’agricoltura e dell’ambiente.

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La sfida per il raggiungimento di Fame Zero (Zero Hunger)

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 settembre 2016

Fao-RomaNEW YORK In vista dell’evento che si tiene a New York, il Presidente dell’IFAD, Kanayo F. Nwanze, da Roma, ha detto: “Con quasi 800 milioni di persone che vanno a letto affamate ogni giorno, è cruciale che si continui a lavorare su questo impulso generato dalla Sfida Fame Zero e dal Segretario Generale. Insieme possiamo realizzare fame zero, ma solo se ci concentriamo sulle aree rurali dei paesi in via di sviluppo dove vive la gran parte delle persone più povere ed affamate al mondo”.
La Sfida Fame Zero invita leaders, il mondo del business e la società civile ad aumentare gli sforzi per porre fine alla fame nell’arco delle nostre vite. Si basa su cinque obiettivi: accesso a cibo sufficiente e a un regime alimentare salutare per tutti, sempre; fine della malnutrizione in tutte le sue forme; sistemi alimentari sostenibili dalla produzione al consumo; fine dalla povertà rurale – raddoppiando la produttività e il reddito dei piccoli agricoltori; adeguamento dei sistemi alimentari al fine di ridurre le perdite e gli sprechi.
I capi delle agenzie delle Nazioni Unite per il cibo e l’agricoltura con base a Roma hanno, ringraziato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon per il suo impegno personale e la sua leadership nel proporre al mondo la sfida per il raggiungimento di Fame Zero (Zero Hunger). I responsabili delle agenzie hanno promesso di continuare nel lavoro iniziato al fine di raggiungere l’ambizioso obiettivo entro il 2030. La Sfida Fame Zero fu lanciata nel 2012 dal Segretario Generale che, oggi, ha passato l’iniziativa Fame Zero alle tre agenzie nel corso di un evento a New York tenutosi a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU.
“In molti hanno risposto alla Sfida Fame Zero”, ha detto il Segretario Generale. “Alla conclusione del mio mandato, chiedo alla FAO, al WFP e all’IFAD di portare avanti questa sfida. Sono sicuro che non si fermeranno finché Fame Zero non diventerà una realtà.”Il Direttore Generale della FAO, José Graziano da Silva, il Presidente dell’IFAD, Kanayo F. Nwanze e la Direttrice Esecutiva del Programma Alimentare Mondiale (WFP), Ertharin Cousin, hanno preso l’impegno per conto delle proprie organizzazioni a continuare la Sfida Fame Zero e a perseguire i suoi obiettivi.Parlando prima dell’inizio dell’evento “Pathways to Zero Hunger”, sponsorizzato dalle tre agenzie, dal Global Compact delle Nazioni Unite e dall’Ufficio dell’Inviato del Segretario Generale per la Gioventù, il Direttore Generale della FAO José Graziano da Silva ha detto: “Una volta si consideravano la sicurezza alimentare, la nutrizione, i mezzi di sostentamento rurali e l’agricoltura sostenibile come attività separate, come responsabilità di diversi attori e con diverse finalità”.“Il successo di Fame Zero, a cui il Brasile ha aperto la strada e che è stato poi adottato e adattato in diversi paesi nel mondo, mostra come questi argomenti dovrebbero essere considerati nel loro insieme, in un sforzo complessivo che coinvolge i governi, le istituzioni internazionali, gli agricoltori di sussistenza, la società civile e il settore privato”, ha spiegato Graziano da Silva.“Il Segretario Generale ci ha sempre spronato a lavorare in partnership e a costruire un vero movimento globale per Fame Zero. La sua leadership è fonte di ispirazione e noi, a Roma, ora dobbiamo avere un ruolo ancora maggiore nel dare impulso e rafforzare le partnership per realizzare la sua visione di un mondo libero dalla fame”, ha detto Ertharin Cousin, Direttrice Esecutiva del WFP.
La FAO è a capo degli sforzi internazionali per sconfiggere la fame. L’organizzazione aiuta i paesi nei processi di modernizzazione e miglioramento delle pratiche agricole, forestali e di pesca per assicurare a tutti una buona nutrizione. La FAO rivolge un’attenzione speciale alle aree rurali in via di sviluppo, dove vive il 70 per cento dei poveri ed affamati nel mondo. http://www.fao.org
L’IFAD investe nelle popolazioni rurali, mettendole nelle condizioni di ridurre la povertà, aumentare la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e rafforzare la resilienza. Dal 1978, l’IFAD ha fornito oltre 17,6 miliardi di dollari in grant e prestiti a basso interesse a progetti che hanno raggiunto circa 459 milioni di persone. L’IFAD è un’istituzione finanziaria internazionale e un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite con base a Roma, polo agroalimentare delle Nazioni Unite.
Il WFP è la più grande agenzia umanitaria che combatte la fame nel mondo fornendo assistenza alimentare in situazioni di emergenza e lavorando con le comunità per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza. Ogni anno, il WFP assiste una media di 80 milioni di persone in circa 80 paesi.

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Onu: ratificato accordo sul clima

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 settembre 2016

Onu palaceNew York. Lo storico Accordo di Parigi, adottato nel dicembre scorso, ha raggiunto oggi un altro importante traguardo con la ratifica formale di ulteriori 31 paesi presso le Nazioni Unite, a New York. Sono ora 60 i Paesi firmatari, che rappresentano il 47,62 per cento delle emissioni globali. L’Italia, così come l’Unione Europea, non rientra ancora tra i firmatari, ma si è formalmente impegnata a ratificare l’accordo entro l’anno.Raggiunto oggi il numero minimo di 55 Paesi aderenti, l’Accordo di Parigi ha così superato una delle due soglie richieste per la sua entrata in vigore. L’altra, il 55 per cento delle emissioni globali, potrebbe essere raggiunta entro la fine dell’anno. “E’ positivo che tra coloro che si stanno impegnando di più affinchè l’Accordo entri rapidamente in vigore, ci sono sia i maggiori inquinatori del mondo che i Paesi più vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale. Questo dimostra come i cambiamenti climatici ci uniscano tutti e richiedano una nostra rapida risposta” afferma Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima per Greenpeace. “L’Italia si è impegnata a ratificare l’accordo entro l’anno, ma decisamente non è abbastanza. Oltre agli annunci è il momento di passare ai fatti, puntando finalmente in maniera decisa sulle energie rinnovabili e abbandonando i combustibili fossili, e prendendo finalmente una posizione ambiziosa e propositiva all’interno dell’Unione Europea. L’Italia dimostri finalmente leadership e concretezza nell’affrontare il tema dei cambiamenti climatici”.

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Vertice delle Nazioni Unite sui flussi di rifugiati e migranti su larga scala

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 settembre 2016

Onu palaceNew York 19 settembre 2016, l’Assemblea Generale è chiamata ad adottare una serie di impegni per migliorare la protezione dei migranti e dei rifugiati.Una volta adottati, questi impegni – che sono stati concordati il 2 agosto – costituiranno la “Dichiarazione di New York”. Faranno parte della Dichiarazione anche due documenti che aprono la strada all’adozione del Global Compact nel 2018: uno sui rifugiati e l’altro sui migranti. (Allegato 1: il quadro sulla Risposta Complessiva sui Rifugiati (Comprehensive Refugee Response – CRR); e Allegato 2: Verso un Global Compact per rendere sicure le migrazioni regolari)
Di fronte alla sfida rappresenata da una serie di crisi globali e dai movimenti su larga scala di rifugiati e migranti – che in alcuni paesi alimentano la xenofobia – è molto significativo il fatto che i 194 Stati membri delle Nazioni Unite abbiamo deciso di riunirsi con lo scopo di concordare un piano per affrontare insieme le sfide comuni.Una volta adottata, la Dichiarazione di New York costituirà una pietra miliare. In essa, gli Stati membri dichiarano profonda solidarietà nei confronti delle persone che sono costrette a fuggire dalle loro case, riaffermano i loro obblighi nei confronti dei diritti umani di rifugiati e migranti e si impegnano a dare un supporto consistente ai paesi interessati da movimenti su larga scala di rifugiati e migranti.Nella Dichiarazione gli Stati si assumono impegni comuni in favore di rifugiati e migranti, tra cui: la lotta contro lo sfruttamento, il razzismo e la xenofobia; il salvataggio delle persone in fuga; la garanzia di procedure di frontiera eque e in linea con il diritto internazionale. Nella Dichiarazione è posta anche un’attenzione specifica ai bisogni di donne, bambini e delle persone che necessitano di assistenza sanitaria, il riconoscimento e l’incoraggiamento degli apporti positivi dei migranti e dei rifugiati, la garanzia che il benessere di migranti e rifugiati rappresenti la priorità nei progetti di sviluppo, la garanzia di un finanziamento adeguato, flessibile e prestabilito.
Per quel che riguarda i rifugiati, tra gli impegni specifici vi è un maggiore sostegno ai paesi e alle comunità che ospitano il maggior numero di rifugiati. Altri impegni riguardano la promozione dell’istruzione per la prima infanzia, oltre che quella primaria e secondaria, e la creazione di posti di lavoro e di sistemi per favorire l’accesso al reddito per i rifugiati e le comunità ospitanti. L’enfasi viene posta anche sull’aumento delle opportunità di reinsediamento o di altre forme di ammissione in paesi terzi.La Dichiarazione prevede anche un quadro Complessivo di Risposte per i Rifugiati (CRR) da applicare in risposta a un afflusso di rifugiati su larga scala o a situazioni protratte di migrazioni forzate. Si tratterà di una risposta più larga rispetto a quella che viene generalmente attivata per i rifugiati, coinvolgendo fin dall’inizio una serie di attori, compresi le autorità locali e nazionali, gli operatori umanitari e dello sviluppo, il settore privato e la società civile. Questo quadro sottolinea, inoltre, quanto sia importante che i rifugiati diventino autonomi e prende in considerazione le necessità delle comunità locali ospitanti.
La Dichiarazione di New York riafferma l’importanza e la necessità di rispettare il regime internazionale di protezione – la Convenzione sui rifugiati del 1951, i diritti umani e il diritto umanitario – in un momento in cui le migrazioni forzate hanno raggiunto livelli record.Nello specifico, i governi riconoscono che la protezione dei rifugiati e l’assistenza agli Stati che li ospitano rappresentano una responsabilità internazionale condivisa, non a carico dei soli paesi ospitanti. Un passo in avanti fondamentale.

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Il fallimento dell’ONU

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 agosto 2016

onu assembleaIl caso Aleppo e ancor più la guerra civile che da cinque anni infiamma la Siria per non parlare di altri focolai di guerra regionali in diverse parti del mondo ci rende consapevoli che a livello internazionale c’è qualcosa che non funziona e che le Nazioni Unite mostrano tutta la loro incapacità nel dirimere tali situazioni o per lo meno contenerle nel rispetto dei tanti civili che subiscono sulla loro pelle il dramma innescato da altri. Di questo ce ne parla Rosario Amico Roxas cercando una spiegazione e offrendoci un motivo di riflessione.
Egli parte da una presentazione di carattere generale spiegandoci che “L’ONU, sorta sullo sfacelo della Società delle Nazioni, travolta dalla seconda guerra mondiale, è dotata di una Carta Costitutiva sovranazionale, significa che ha un potere superiore a quello delle singole Costituzioni dei Paesi membri. I punti centrali che dovrebbero qualificare l’attività dell’ONU sono i seguenti:
· mantenimento della pace e della sicurezza internazionale;
· garanzia della eguaglianza e della indipendenza di tutti i popoli;
· sviluppo della cooperazione tra gli Stati nel campo economico, sociale e culturale;
· tutela dei diritti dell’uomo e delle sue libertà fondamentali;
· impegno a risolvere le controversie internazionali con mezzi pacifici in conformità ai principi della giustizia e del diritto internazionale;
· impegno ad astenersi da ogni atto di aggressione e dall’uso della forza armata contro l’indipendenza di altri Stati.
Onu palaceNon uno di questi obiettivi è stato raggiunto dall’atto costitutivo approvato e sottoscritto il 26.VI.1945 a San Francisco dalle prime 49 nazioni aderenti.”
E tutto questo perché accade? Per avere un’idea meno nebulosa occorre fare un passo indietro per capire la ragione che impedisce all’atto costitutivo dell’Onu di perseguire le sue finalità. Esse “si scontrano con l’impianto bellico dell’industria americana e con la pretesa di gestire il monopolio energetico del pianeta, elementi che fanno della guerra il solo mezzo per imporsi, anche contro le risoluzioni dell’ONU. Con l’ammissione all’ONU ogni Stato diventa ipso facto aderente allo Statuto della Corte Internazionale di Giustizia; ma, come chiaramente emerge dall’articolo pubblicato sul New York Times del settembre del 2002 a firma del Presidente Bush viene disconosciuta l’autorità della Corte Penale Internazionale, che non può essere estesa agli USA e, conclude, “che noi non riconosciamo”.
Così ci ritroviamo che dal “1945, non c’è stata guerra, guerriglia, colpo di Stato, rivolta di Palazzo nel mondo che non trovasse negli USA, la nazione ispiratrice e fornitrice di armi.”
E se ripassiamo la lezione siriana di questi ultimi anni la domanda più spontanea che ci viene in mente è perché tante armi circolano in quel martoriato paese? Diciamo che per sparare occorrono le munizioni e ci deve pur essere qualcuno che le rifornisce e le distribuisce senza farsi molti scrupoli e godendo di potenti protezioni.
D’altra parte se l’Onu non è capace di raffreddare i “bollenti spiriti” dei vari potentati internazionali, per lo meno con una denuncia pubblica indicandoci i mandanti, a cosa serve se non a diventare una semplice tribuna per gli show propagandistici ed elettorali del leader di turno che come al solito predica bene e razzola malissimo e con licenza di uccidere. (Prima parte) (Rosario Amico Roxas)

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Nomina rappresentanti non permanenti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2016

Onu palace«Sono stati eletti i rappresentanti non permanenti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Da anni uno di questi seggi spetterebbe all’Italia ma dopo 8 ore di seduta e 4 votazioni finite con un nulla di fatto, Italia e Olanda hanno deciso di dividerselo: faranno un anno a testa. Questa salomonica soluzione è un fallimento del Governo italiano, inconsistente dal punto di vista dell’autorevolezza internazionale ed è l’ennesimo calcio alla fantomatica credibilità internazionale sbandierata da quel cialtrone di Renzi. Essere rappresentati da questo Esecutivo è umiliante. L’impegno ONU dell’Italia in termini di tempo, forze, uomini, missioni e soldi non è neanche lontanamente paragonabile a quello dell’Olanda ma a quanto pare per le Nazioni Unite non c’è alcuna differenza. Un governo serio si assumerebbe la proprie responsabilità e chi ha fallito si dimetterebbe, ma l’Italia non ha un governo serio e per rendersene conto basta leggere le dichiarazioni di Alfano che si dice soddisfatto perché sarà l’Italia a iniziare la turnazione. Renzi e Gentiloni spieghino cosa è accaduto e perché la voce dell’Italia non avrà il peso che le spetta in una fase politica internazionale così delicata come quella di oggi». È quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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AIDS, Sant’Egidio oggi all’Onu con il programma Dream Un modello efficace contro l’HIV in Africa

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2016

Onu palaceNew York. Si terrà oggi, nell’ambito della “UN High Level Meeting on HIV/AIDS” in corso a New York presso le Nazioni Unite, il Side Event intitolato “Efficient and Effective Responses to AIDS: the Role of (NEW) Donors, CSOs and Partners for Sustainable Treatments”. L’iniziativa, promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, vedrà la partecipazione dei ministri della Salute della Germania e del Kenya, del ministro degli Affari Esteri del Malawi e del Viceministro degli Esteri italiano Giro. Diversi i temi che verranno sviluppati durante la conferenza:
– Efficacia ed efficienza degli interventi per affrontare l’epidemia da HIV/AIDS:Dopo 20 anni di impegno della comunità internazionale, la battaglia contro l’HIV/AIDS è ad un punto di svolta e deve identificare interventi più efficaci e meno dispendiosi. Il tema della sostenibilità è centrale: sebbene manchino ancorasoluzioni immediate, sono incoraggianti i risultati ottenuti da nuove strategie che verranno illustrati;
– Partnership tra diversi attori:Il coinvolgimento di diversi attori, istituzionali e non, è la chiave per raggiungere risultati sostenibili. Il Global Fund e altre iniziative sono basate su una stretta partnership tra paesi donatori e riceventi, società civile e settore privato. Per vincere la sfida dell’HIV/AIDS è necessario il contributo di tutti: bisogna, dunque, evitare la marginalizzazione degli attori locali, ma anche coordinare l’impiego delle risorse per ridurre gli sprechi;
– Mobilizzazione delle risorse:Porre fine all’AIDS richiede nuove risorse, quindi nuovi aiuti e nuovi donatori. Come evitare la stanchezza dei vecchi donatori o considerare questa battaglia un “business senza fine”? L’evento presenterà anche l’esperienza e la best practice del programma DREAM, implementato in 10 paesi africani dalla Comunità di Sant’Egidio (dream.santegidio.org). Grazie al contributo di donatori pubblici e privati, DREAM continua a fornire cure di eccellenza e gratuite a più di 300.000 malati africani e, con la somministrazione della terapia alle donne in gravidanza, previene il contagio nei bambini.

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Droga/ONU

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 aprile 2016

Onu palaceNew York. Si è appena aperta a New York l’Ungass, la sessione speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni unite interamente dedicata alle droghe, che proseguirà fino al 21 aprile. Ai lavori partecipa anche una delegazione del Partito Radicale – in quanto organizzazione non-governativa affiliata al Consiglio Economico e Sociale dell’Onu – con una delegazione che comprende militanti anti-proibizionisti degli Stati Uniti e rappresentanti di associazioni di persone che usano sostanze del Regno Unito. L’Associazione Coscioni invece è rappresentata dal Professor Andrea Boggio accreditato come parte della delegazione italiana per decisione del Ministro Orlando. La partecipazione radicale è a carico degli interessati.”Una sessione speciale dell’Assemblea Generale che si apre con un documento di chiusura preparato altrove è un simposio e non un forum politico” ha affermato Marco Perduca che guida la delegazione del Partito Radicale Nonviolento a UNGASS. “Riaffermando sistematicamente la validità delle tre Convenzioni ONU in materia di stupefacenti, le 24 pagine della dichiarazione finale non contengono alcuna proposta realmente alternativa, né azzardano critiche strutturali. C’è solo da sperare che la qualità degli interventi a titolo nazionale sia più lungimirante delle conclusioni”. Perduca era presente anche alla UNGASS del 1998 e ha ricordato come “negli ultimi quasi tutte le Agenzie dell’ONU – con l’eccezione dell’Ufficio di Vienna sulle droghe e il crimine – interessate alle implicazioni che la “guerra alla droga” hanno avanzato raccomandazioni di buon senso che non sono state però prese in debita considerazione durante la preparazione di UNGASS. “Il ministro Orlando ha l’occasione di dare un chiaro segnale di come e quanto siano cambiate le leggi e politiche in materia di droghe negli ultimi anni nel nostro paese e di impegnare l’Italia a sostenere programmi di collaborazione internazionale nel massimo rispetto dei diritti umani‎ a partire da quello alla salute”, conclude Perduca Contro l’immobilismo alle Nazioni Unite l’Associazione Coscioni e Radicali Italiani domani lanceranno una campagna di raccolta firme sulla proposta di legge d’iniziativa popolare Legalizziamo! per la regolamentazione legale della produzione, consumo e commercio della cannabis e suoi derivati.

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ONU: diritto alla conoscenza e universalità dei diritti umani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 aprile 2016

SIOIRoma 7 aprile, alle ore 15.00, a Palazzetto Venezia, Piazza San Marco 51 Sposare la causa dello stato di diritto non vuol dire fermarsi solo ad un’operazione giuridica, bensì agire anche per la salvaguardia delle connesse libertà. Daqui, la discussione sullo stato di diritto non può prescindere da quella sul “diritto alla conoscenza” che, dopo il “diritto alla verità”, consiste nel diritto di conoscere in quale modo e per quale motivo i governi prendono determinate decisioni che influiscono sui diritti umani, sulle libertà civili e sulle scelte di politica internazionale.E’ il filo conduttore della nuova campagna promossa da Marco Pannella con il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, in collaborazione con la Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI), l’Istituto Affari Internazionali (IAI) ed il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Verrà avviata un’iniziativa in ambito ONU volta a favorire una transizione comune verso lo Stato di diritto attraverso la progressiva codificazione del diritto alla conoscenza.“SOS stato di diritto”: la presentazione della risoluzione si terrà giovedì 7 aprile, alle ore 15.00, presso la SIOI – Associazione Italiana delle Nazioni Unite,dove interverranno – tra gli altri – il presidente della SIOI Franco Frattini, il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, Giulio Terzi di Sant’Agata presidente del “Global Commitee for the Rule of Law”, Hassan Abouyoub, Ambasciatore del Marocco in Italia, il consigliere scientifico dello IAI Natalino Ronzitti, e Elisabetta Zamparutti, membro del Comitato del Consiglio d’Europa per la Prevenzione della Tortura. Sarà inoltre presente all’incontro Matteo Angioli, membro del Consiglio generale del Partito Radicale e di “Non c’è Pace Senza Giustizia”, curatore del volume degli atti della Conferenza “Universalità dei Diritti Umani per la transizione verso lo Stato di Diritto e l’affermazione del diritto alla conoscenza”.

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