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All’ONU l’idea di un nuovo Global Fund per la droga

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

“Leaving No One Behind” il tema del Side Event organizzato dalla Federazione Internazionale della Croce e Mezzaluna Rossa durante la 75a Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, dove Massimo Barra è intervenuto attraverso video conferenza, per lanciare l’idea di un New Global Fund specifico per Drug World Problem, come quello che ha cambiato il mondo per HIV, tubercolosi e malaria: “Un nuovo Global Fund, basato su una politica umanitaria sulle droghe, che potrebbe essere uno strumento davvero efficace per migliorare le condizioni di salute di milioni di persone emarginate, stigmatizzate e lasciate indietro. Anche rendere più facile l’accesso alle cure per questi gruppi di vulnerabili potrà drammaticamente diminuire i tassi di violenza e morti in tutto il mondo e avvicinarci a l’obiettivo della Universal Health Coverage.” spiega Massimo Barra che prosegue: “L’abuso di sostanze, insieme ai conflitti armati, è una delle principali cause irrisolte di sofferenza umana con milioni di persone colpite, che non ricevono un’adeguata assistenza, o peggio, sono totalmente lasciate indietro a causa dello stigma e odio contro di loro. Soprattutto ora, la Pandemia da Covid19 rischia di diventare la ‘scusa perfetta’ dietro la quale giustificare un’ulteriore mancanza di azioni di aiuto nei confronti di persone che sono ‘malate di droga’.” “La nostra personale esperienza sul campo qui a Roma a Villa Maraini, dove incontriamo e trattiamo più di 600 tossicodipendenti ogni giorno, ci ha mostrato che il consumo di droga non ha trovato alcuna diminuzione anche durante il confinamento.” continua Massimo Barra. Come noto durante il periodo del lockdown i servizi pubblici di cura degli utilizzatori di sostanze, hanno ridotto i loro orari di lavoro e limitato gli accessi, da qui l’appello di Barra: “Noi come tutti i lavoratori del settore, siamo profondamente preoccupati per le scarse risorse messe in campo dagli Stati per affrontare i problemi della droga. Soprattutto ora che il sistema sanitario concentra tutte le sue energie per combattere contro il Covid-19. Pertanto, l’appello è che tutte le attività terapeutiche debbano proseguire e mi riferisco in particolare a: distribuzione di terapie sostitutive, attività di riduzione del danno e misure alternative al carcere.” Nel mondo infatti, 1 detenuto su 4 è in prigione per reati legati alla droga, costretti a vivere in un ambiente patologico e patogeno dove la loro malattia non viene affatto trattata e curata.

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La proposta ONU di proteggere il 30% del pianeta entro il 2030

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 settembre 2020

Centoventotto tra esperti e ONG ambientaliste e dei diritti umani lanciano oggi un monito: la proposta ONU di aumentare le aree protette globali, come i parchi nazionali, potrebbe portare a gravi violazioni dei diritti umani e causare danni sociali irreversibili per alcune delle popolazioni più povere del mondo. Nel maggio 2021, il Vertice delle Parti presso la Convenzione sulla diversità biologica (CBD), prevede di accordarsi sul nuovo obiettivo di mettere almeno il 30% della superficie terrestre sotto conservazione entro il 2030. Questo obiettivo “30×30” raddoppierebbe l’area di terra attualmente protetta entro il prossimo decennio.Tuttavia, le preoccupazioni sui costi umani della proposta e sulla sua efficacia come misura ambientale stanno crescendo poiché la protezione della natura, in regioni come il bacino del Congo africano e l’Asia meridionale, negli ultimi anni è stata sempre più militarizzata. Una serie di recenti denunce ha rivelato che le comunità continuano a essere espropriate e sfrattate con la forza per far spazio alle aree protette e che subiscono gravi violazioni dei diritti umani da parte delle forze anti-bracconaggio, armate pesantemente.In una lettera al Segretariato della CBD, le ONG avvertono che potrebbero subire gravi impatti negativi fino a 300 milioni di persone a meno che non siano implementate misure molto più forti per proteggere i diritti dei popoli indigeni e di altri piccoli proprietari terrieri tradizionali e gestori dell’ambiente. I gruppi ambientalisti firmatari del monito hanno anche affermato che il modello di “conservazione fortezza” implementato in gran parte del Sud del mondo non riesce a prevenire il rapido declino della biodiversità, sottolineando anche come spesso le pesanti imposizioni rischiano di mettere la popolazione locale contro gli sforzi di conservazione, accelerando addirittura la distruzione dell’ambiente. Qualsiasi ulteriore incremento delle aree protette, sostengono, deve essere preceduto da una revisione indipendente degli impatti sociali e dell’efficacia di conservazione delle aree protette già esistenti.

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Importante conquista il cessate il fuoco globale votato dall’ONU

Posted by fidest press agency su martedì, 7 luglio 2020

La Comunità di Sant’Egidio sostiene con convinzione la risoluzione approvata ieri dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a favore di “una cessazione immediata delle ostilità in tutte le situazioni per almeno 90 giorni consecutivi”, in modo da garantire l’assistenza umanitaria alle popolazioni colpite dai conflitti e ai rifugiati, nonché contrastare la diffusione del Covid-19.
La risoluzione, che risponde all’appello lanciato lo scorso 24 marzo da Antonio Guterres per un “Cessate il fuoco globale”, è un’importante conquista per tutti coloro che lavorano per la pace, frutto di una preziosa mediazione portata avanti in prima persona dal Segretario Generale dell’Onu in un tempo pieno di gravi tensioni internazionali. La sua approvazione all’unanimità indica come solo attraverso l’accordo e la collaborazione tra i diversi Paesi l’umanità potrà affrontare il comune nemico della pandemia. In tanti anni di lavoro per la pace la Comunità di Sant’Egidio ha sperimentato come la guerra sia madre di tutte le povertà, una realtà drammatica che fa perdere tutti, a partire dai più vulnerabili. Di particolare importanza è il focus della risoluzione sui rifugiati, le cui condizioni di vita sono sproporzionatamente peggiorate in questo tempo di pandemia.
Sant’Egidio si impegna da subito a sostenere e a diffondere la risoluzione, che verrà formalmente adottata oggi, in tutti quei Paesi in cui, nonostante le difficoltà del momento, prosegue il proprio impegno per la risoluzione dei conflitti e la ricerca di una pace durevole.

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Il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, ha diffuso questa invocazione

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2020

“Il nostro mondo sta affrontando un nemico comune: COVID-19. Al virus non interessa la nazionalità o l’etnia, la fazione o il credo religioso. Attacca tutte le persone, senza pietà. Intanto, i conflitti armati continuano furiosamente nel mondo. I più vulnerabili – donne e bambini, portatori di handicap, emarginati e deportati – pagano il prezzo più alto. Essi sono anche i più indifesi contro le perdite distruttive causate dal COVID-19.Che non si dimentichi che nelle nazioni distrutte dalla guerra, i sistemi sanitari sono collassati.Il personale sanitario, già di scarso numero, è spesso particolarmente minacciato.I rifugiati e le altre persone deportate a causa dei violenti conflitti sono doppiamente vulnerabili. La furia del virus dimostra la stupidità della guerra.Ecco perché oggi mi rivolgo a tutto il mondo per l’immediata cessazione dei combattimenti in ogni angolo del mondo.E’ venuto il momento di bloccare i conflitti e insieme concentrarci sulla vera grande lotta per la nostra vita.Alle fazioni militari, dico: Ritirate le minacce.Escludete la sfiducia e gli odii.Fate tacere le armi; fate fermare l’artiglieria; fate cessare i bombardamenti.Si tratta di un momento decisivo …Per aiutare a creare dei corridoi per il sostegno alla salvezza della vita.Per aprire finestre importanti per la diplomazia.Per portare la speranza ai luoghi più vulnerabili dal COVID-19.Noi si diventi ispiratori di coalizioni e colloqui che passo passo si formino tra le fazioni rivali per realizzare delle comuni difese contro il COVID-19. Ma da loro abbiamo bisogno di molto di più.Che finisca il malanno della guerra e che si contrattacchi la malattia che sta distruggendo il nostro mondo.Tutto comincia con la cessazione della guerra. Dappertutto.Ecco quello che ha bisogno la nostra famiglia umana, ora più di prima da sempre”.

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ONU: Sant’Egidio sostiene con convinzione l’appello per il cessate il fuoco globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

La Comunità di Sant’Egidio accoglie con grande favore e sostiene l’appello lanciato ieri dal Segretario Generale delle Nazioni Unite per un “Cessate il Fuoco” globale. “Poni fine alla malattia della guerra e combatti la malattia che sta devastando il nostro mondo”, ha affermato Antonio Guterres. Nel momento in cui il mondo affronta il nemico comune della pandemia è necessario riscoprire l’appartenenza di ciascuno ad un’unica famiglia umana. In tanti anni di lavoro per la pace in diversi scenari Sant’Egidio ha sperimentato come la guerra sia madre di tutte le povertà e renda vani gli sforzi dei sistemi sanitari aggravando la condizioni dei più vulnerabili.Sant’Egidio s’impegna da subito a sostenere e a diffondere l’appello in tutti quei Paesi in cui, nonostante le difficoltà del momento, continua l’impegno per la risoluzione dei conflitti e la ricerca di una pace durevole.

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La black list contro Israele del Consiglio ONU per i diritti umani

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 febbraio 2020

By David Elber. L’ultima tappa della guerra del Consiglio ONU per diritti umani contro Israele si è compiuta con la pubblicazione di una autentica “lista di proscrizione” contro oltre 100 aziende che operano in Giudea, Samaria, Gerusalemme e nelle alture del Golan.Prima di entrare in merito alla vicenda e all’autentica ossessione che il Consiglio ONU dei diritti umani di Ginevra ha nei confronto dello Stato di Israele, è opportuno sottolineare che nessuna norma del diritto internazionale prevede l’illegalità di attività economiche, commerciali o industriali in territori contesi o occupati (con l’eccezione dello sfruttamento coatto della popolazione o l’esproprio di beni privati come ad esempio nel caso di Cipro nord) da parte della potenza occupante. Infatti nessuna obiezione ad esempio, è mai stata fatta alla Turchia per l’occupazione di Cipro Nord o al Marocco per l’occupazione del Sahara Occidentale. Ma neanche è mai stata fatta ad imprese economiche francesi operanti nella Saar durante l’occupazione francese, o nel caso di imprese USA a Berlino – occupata dagli americani fino al 1990 – o in Giappone. Questa “non regola” è, solamente, applicata a Israele senza che se ne conoscano le basi giuridiche. Oltre a questo, la stessa definizione di “territori palestinesi occupati” utilizzata dal Consiglio ONU per i Diritti Umani non ha nessuna base legale nel diritto internazionale, in quanto Israele non ha mai occupato nessun territorio palestinese ne tanto meno si può definire la situazione di Giudea e Samaria come di territori in “stato di belligeranza” visto che l’attuale situazione è disciplinata nei minimi dettagli – dal 1995 – da accordi sottoscritti tra le parti (Israele e Autorità Nazionale Palestinese) e che ha come garanti gli USA, la UE, l’Egitto, la Giordania, la Norvegia e la Russia. Bisogna anche sapere che questo organismo onusiano, negli ultimi anni ha addirittura istituito un’agenda di lavori permanente, la famigerata Agenda 7, che si occupa –unico caso al mondo – solo dei “crimini” di Israele durante una sessione speciale convocata oppostamente tutti gli anni. Basta leggere gli Stati che fanno parte di questo Consiglio per rendersi conto che si fa fatica a trovare uno Stato che rispetti i più elementari diritti umani. Però Israele ha ricevuto più risoluzioni di condanna, “motivate” peraltro solo politicamente, di tutti gli altri paesi del mondo messi insieme.Entrando in merito alla “blacklist” pubblicata Consiglio ONU per diritti umani, si scopre che il tono utilizzato è più “mafioso” che giuridico: infatti non c’è nessun implicito riferimento a violazioni del diritto – non essendocene le basi – ma si fanno velate allusioni che le attività di queste 112 aziende impegnate in attività economiche nei “territori occupati” potrebbero incorrere in procedimenti legali se si evidenziassero violazioni del diritto internazionale. Come sempre, in questi casi, non vi è nessuna menzione a nessuna norma del diritto internazionale che sarebbe, eventualmente, violato. Il vero intento è chiaro: spaventare le aziende per indurle a cessare ogni tipo di attività economica.
Anche la tempistica della pubblicazione di questa lista non è casuale e ha una sua valenza squisitamente politica: è stata fatta a pochi giorni di distanza dalla pubblicazione del piano di pace dell’amministrazione Trump. E’ da rimarcare che la lista era pronta dal 2016.
Cosa può aspettarsi Israele, in futuro, da questo ennesimo atto discriminatorio? La prima mossa sarà effettuata alla prossima sessione del Consiglio ONU per diritti umani che si aprirà il 24 febbraio, dove la lista sarà diffusa e dibattuta per mettere pressione alle aziende interessate. Poi la palla passerà nel campo di altre organizzazioni internazionali per prendere altre decisioni in merito. E’ tutt’altro che infondata l’ipotesi che la lista finirà sul tavolo di qualche giudice della Corte Penale Internazionale per aprire un ulteriore procedimento contro lo Stato ebraico. E’ davvero auspicabile che Israele e gli USA alzino la voce per difendere, in tutte le sedi opportune, quel che rimane del diritto internazionale.

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Sovraffollamento dei centri di accoglienza delle isole greche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 dicembre 2019

Al termine di una missione di tre giorni sull’isola di Lesbo e ad Atene, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, ha esortato la Grecia a implementare misure urgenti per rispondere alle gravi condizioni di sovraffollamento delle isole egee e ha rimarcato la necessità della solidarietà degli Stati europei.Filippo Grandi ha esortato a garantire con urgenza migliori condizioni di vita; contrastare il sovraffollamento sulle isole; assicurare una procedura di asilo efficace e imparziale; e garantire la protezione dei 5.000 minori non accompagnati attualmente soggiornanti nel Paese, la maggior parte dei quali vive in condizioni precarie.A Lesbo, Filippo Grandi ha affermato di aver constatato condizioni “estremamente allarmanti” all’interno del centro di accoglienza di Moria che ora accoglie 16.000 richiedenti asilo, un numero sette volte superiore alla capacità della struttura.Filippo Grandi ha accolto con grande favore le misure previste dal Governo greco per attenuare l’impatto della situazione a Lesbo e sulle altre isole interessate, compreso l’impegno di trasferire 20.000 persone sulla terraferma. Ha esortato la Grecia ad agire in tempi brevi, dal momento che l’inverno è alle porte, e ad assicurare che sulla terraferma siano garantiti alloggi adeguati e accesso ai servizi.L’Alto Commissario, inoltre, ha accolto con soddisfazione le intenzioni manifestate dal Governo di accelerare le procedure di asilo. Tuttavia, ha messo in guardia rispetto al fatto che l’adozione di procedure più rapide per determinare lo status dei richiedenti non deve avvenire a scapito di tutele e standard giuridici, sottolineando come la maggioranza dei flussi in arrivo in Grecia quest’anno fosse composta da rifugiati, principalmente siriani e afghani.Filippo Grandi ha espresso il proprio sostegno ai piani del Primo Ministro greco di promulgare una nuova politica per proteggere i minori rifugiati e migranti non accompagnati in Grecia, e ha esortato la società civile a svolgere un ruolo attivo nell’implementazione della stessa.Oltre alle priorità più urgenti, Filippo Grandi ha sottolineato la necessità di adottare soluzioni a lungo termine che permettano ai rifugiati di integrarsi nella società greca grazie anche alla partecipazione attiva dei Comuni e delle organizzazioni non governative.
L’Alto Commissario, inoltre, ha espresso preoccupazione in merito al proliferare in tutta Europa di sentimenti di odio, linguaggio xenofobico, e ostilità nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo. Filippo Grandi ha esortato l’Europa a sostenere gli sforzi profusi dalla Grecia per rafforzare il sistema di asilo del Paese, continuare a fornire risorse ed estendere le misure di solidarietà mettendo a disposizione posti ulteriori per il ricollocamento dei richiedenti asilo vulnerabili, in particolare dei minori non accompagnati.Infine, Filippo Grandi ha garantito che l’UNHCR continuerà a supportare la Grecia nella risposta alla crisi di rifugiati e ha esortato il Governo a ricorrere all’UNHCR tanto per richiedere risorse quanto per ricevere consulenza.

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L’Onu denuncia l’antisemitismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 ottobre 2019

È una decisione storica per le Nazioni Unite, che lunedì scorso hanno pubblicato un rapporto provvisorio che punta il dito contro l’odio antiebraico.L’autore del testo Ahmed Shaheed si è detto “allarmato dal crescente uso di cliché antisemiti da parte di suprematisti bianchi come i neonazisti e di membri di gruppi islamici radicali”.Ahmed Shaheed, esperto indipendente nominato dal Consiglio Onu per i diritti umani, ha presentato la sua relazione preliminare al Consiglio, che la delegazione d’Israele presso le Nazioni Unite ha definito “senza precedenti”.È un testo piuttosto inconsueto perché scritto da un funzionario Onu che critica apertamente il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni contro Israele).Nel testo è scritto che l’Onu:“Ha preso atto delle numerose segnalazioni relative a un aumento in molti paesi di quello che a volte viene chiamato antisemitismo ‘di sinistra’, in cui individui che sostengono di avere opinioni antirazziste e antimperialiste utilizzano narrazioni o cliché antisemiti nell’esprimere la loro collera verso politiche o pratiche del governo di Israele. In alcuni casi le persone che esprimono tali opinioni hanno dato voce alla negazione della Shoà; in altri casi hanno associato il sionismo, cioè il movimento di autodeterminazione del popolo ebraico, al razzismo; hanno affermato che Israele non ha il diritto di esistere e hanno accusato di agire in malafede coloro che esprimono preoccupazione per l’antisemitismo”.Il rapporto continua affermando l’impegno nella lotta contro l’odio antiebraico:“Il sistema delle Nazioni Unite ha un ruolo vitale da svolgere nell’impegno per combattere l’antisemitismo insieme alle comunità ebraiche. Il Segretario Generale dovrebbe prendere in considerazione la nomina di un referente di alto livello presso l’Ufficio del Segretario Generale delle Nazioni Unite con il compito di impegnarsi con le comunità ebraiche in tutto il mondo, nonché di monitorare l’antisemitismo e la risposta che vi danno le Nazioni Unite”.Il rapporto, inoltre, sottolinea:“Che l’antisemitismo, se viene lasciato fuori controllo dai governi, pone rischi non solo agli ebrei, ma anche ai membri di altre comunità di minoranza. L’antisemitismo è tossico per la democrazia e per il rispetto reciproco dei cittadini, e minaccia tutte le società in cui non viene contrastato”.Questo rapporto Onu è molto significativo perché arriva in un momento in cui l’antisemitismo si sta diffondendo a macchia d’olio.

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Le malattie rare entrano nella dichiarazione Onu

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 ottobre 2019

È un momento storico per le malattie rare: per la prima volta l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha incluso tali patologie in una dichiarazione politica, nello specifico quella sulla copertura sanitaria universale (UHC), adottata da tutti i 193 Stati membri, durante l’assemblea generale ONU in corso a New York. Questo risultato, è stato raggiunto grazie al lungo impegno di EURORDIS-Rare Diseases Europa, del Consiglio Internazionale delle Malattie Rare (RDI) e del comitato delle ONG per le malattie rare. E’ proprio Eurordis che rende noto sul suo sito che da questo momento in poi gli stati membri avranno il dovere di non lasciare indietro più nessun malato raro nell’ambito della copertura sanitaria universale.
“La speranza – commenta Ilaria Ciancaleoni Bartoli, direttore dell’Osservatorio Malattie Rare – è che a questo traguardo internazionale seguano almeno tre atti concreti nel nostro Paese: la definitiva approvazione e il finanziamento del nuovo Piano Nazionale delle Malattie Rare, l’adozione degli specifici provvedimenti che avrebbero dovuto fissare già da tempo le tariffe massime per le prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale e protesica che andrebbero a completare l’applicazione dei Nuovi Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) e, infine, l’ampliamento del panel delle malattie incluse nello screening neonatale obbligatorio, così che anche questo diritto sia ugualmente fruibile per tutti i neonati italiani al di là della regione di appartenenza. Ciascuno di questi atti andrebbe a garantire un pezzetto importante di assistenza sanitaria, eliminando disuguaglianze che non devono essere accettate in nessun paese membro dell’ONU e, di conseguenza, nemmeno in Italia. Rinnovo l’appello al neo Ministro Roberto Speranza – prosegue Ciancaleoni Bartoli – affinché si faccia carico del bisogno dei circa due milioni di malati rari del nostro paese”.
Nell’adottare la dichiarazione, gli stati membri delle Nazioni Unite si sono impegnati a realizzare gli interventi sanitari più efficaci e di forte impatto, scientificamente accreditati e che mettano al centro le persone, in particolare quelle svantaggiate dal punto di vista economico, sociale e che soffrono delle malattie più trascurate tra le quali le patologie rare. Inoltre, gli Stati devono fortificare la forza lavoro e le infrastrutture sanitarie e migliorare la capacità di governance. Su tutti questi punti, i Paesi membri riferiranno sui loro progressi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2023.

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L’Onu ha lanciato l’allarme antisemitismo

Posted by fidest press agency su martedì, 4 giugno 2019

L’UNHCR, l’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani, ha condannato l’aumento di episodi di odio antiebraico negli Stati Uniti e in Europa.La portavoce dell’UNHCR, Marta Hurtado, ha espresso “grave preoccupazione” per una situazione che sta peggiorando ogni giorno e ha ricordato l’esortazione dell’incaricato del governo federale tedesco per la lotta all’antisemitismo, Felix Klein, di non indossare la kippah in pubblico in ogni occasione.Marta Hurtado ha ricordato quanto accaduto di recente in Austria, Usa e Germania, sostenendo che “tali eventi non possono purtroppo essere descritti come isolati” e ha invitato “tutti i governi a moltiplicare gli sforzi per combattere il razzismo e l’intolleranza”.L’antisemitismo è una piaga che ha colpito molti paesi, fra cui l’Inghilterra, dove il partito Laburista è stato formalmente indagato per antisemitismo da parte dell’EHRC, la Commissione per l’eguaglianza e i diritti umani.Secondo questa authority pubblica non governativa diversi membri del partito guidato da Jeremy Corbyn sono accusati di aver “illecitamente discriminato, importunato o perseguitato persone” della comunità ebraica. La Commissione ha affermato che l’indagine è partita dopo numerose segnalazioni.Dal canto suo il partito Laburista britannico ha annunciato piena collaborazione e ha respinto tutte le accuse.In Europa e negli Usa esiste un reale problema legato all’antisemitismo. Nel Vecchio Continente gli episodi di odio antiebraico hanno coinvolto Germania, Austria, Svizzera, Svezia, Francia e Italia; mentre negli Stati Uniti le città colpite sono state Pittsburgh e San Diego.In un contesto storico come quello attuale, dove il presunto diverso diventa il capro espiatorio, l’antisemitismo cresce e fa proseliti, anche con la compiacenza di alcuni partiti politici.

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Meeting delle Associazioni Europee delle Nazioni Unite (UNAs)

Posted by fidest press agency su domenica, 19 maggio 2019

Roma, 20-21 maggio 2019 Sede SIOI, Palazzetto di Venezia Piazza San Marco, 51. Le Associazioni europee delle Nazioni Unite UNAs, si incontrano per la seconda volta a Roma, nella sede della SIOI UNA-Italy, a Palazzetto Venezia, per una due giorni dedicata alle sfide dell’Agenda 2030 e al ruolo dell’ONU in un mondo in continua evoluzione. Il programma dell’evento prevede una serie di incontri e gruppi di lavoro, alla SIOI ed alla FAO, con l’obiettivo di definire le priorità della collaborazione tra le UNAs e l’ONU. I Paesi rappresentati sono: Albania, Armenia, Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Israele, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito, Serbia, Spagna, Svezia. Il primo meeting delle UNAs a Roma, che risale al settembre 1949, è stato organizzato dalla SIOI in qualità di membro fondatore della WFUNA, e ha visto la presenza di Alcide de Gasperi, Carlo Sforza, Guido Gonella, Ezio Vanoni ed in rappresentanza della SIOI del Presidente Nicolò Carandini, di Gaetano Morelli, Tomaso Perassi, Norberto Bobbio e Roberto Ago. L’evento avrà inizio il 20 maggio alle ore 9.00 presso la sede della SIOI e vedrà la partecipazione, fra gli altri, del Presidente della SIOI, Franco Frattini, di Staffan de Mistura, Former Under-Secretary General, UN Special Envoy for Syria, Afghanistan, Iraq, Lebanon; di Bettina Tucci Bartsiotas, UNICRI Director, di Bonian Golmohammadi, Secretary-General WFUNA e di importanti rappresentanti del MAECI, della FAO, dell’IFAD e del WFP.

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Osservazioni sulla Libia di Charlie Yaxley, portavoce di UNHCR

Posted by fidest press agency su martedì, 14 maggio 2019

Ginevra (Svizzera) Questa mattina, in risposta alle domande formulate durante la conferenza stampa al Palazzo delle Nazioni, il Portavoce dell’UNHCR Charlie Yaxley ha presentato le seguenti osservazioni sulla Libia: L’UNHCR rimane preoccupato per le condizioni di sicurezza a Tripoli, mentre proseguono gli scontri e gli attacchi aerei in città e nei dintorni. Negli ultimi giorni raid aerei e attacchi di artiglieria hanno colpito Ain Zara, Tajoura e le vicinanze dell’Aeroporto Internazionale di Tripoli. Ogni giorno, migliaia di civili si spostano verso aree più sicure nelle città costiere e verso l’altopiano del Jebel Nafusa. L’entità dei bisogni umanitari ha subito un incremento a causa della scarsità di cibo e di medicinali, oltre che della difficoltà di movimento all’interno della città. L’UNHCR continua a monitorare i bisogni della popolazione sfollata, e distribuisce coperte, materassi e altri beni di prima necessità.L’UNHCR è molto preoccupato per la sicurezza di circa 3.300 rifugiati e migranti bloccati nei centri di detenzione. In molti di questi centri, soprattutto nella zona occidentale, le persone hanno urgente bisogno di assistenza medica; a causa delle difficoltà di accesso per gli operatori anche il cibo scarseggia, mentre gli impianti idrici e i servizi igienico-sanitari sono in pessimo stato.Il 9 maggio, l’UNHCR ha trasferito 239 rifugiati dai centri di detenzione di Azzawya, Al-Sabah e Tajoura alla Struttura di Raccolta e Partenza – Gathering and Departure Facility (GDF). Due giorni prima, un attacco aereo aveva colpito una struttura nei pressi del centro di detenzione di Tajoura. L’UNHCR è impegnato in una corsa contro il tempo per trasferire con urgenza rifugiati e migranti dai centri di detenzione ad aree più sicure, e fa appello alla comunità internazionale perché si faccia avanti per offrire possibilità di evacuazione, corridoi umanitari, o qualunque altro mezzo per portare queste persone al sicuro.La scorsa settimana, circa 944 persone sono partite dalle coste libiche. Tra esse, almeno 65 persone hanno perso la vita al largo delle coste tunisine, mentre il 65% degli 879 sopravvissuti è stato riportato in Libia. L’UNHCR ribadisce che nessuno dovrebbe essere riportato in Libia. È necessario un duplice approccio che, da un lato, incrementi le capacità di ricerca e soccorso delle navi delle Ong e degli Stati e, dall’altro, che aumenti le evacuazioni umanitarie di rifugiati e migranti dai centri di detenzione a Tripoli.Le navi delle Ong hanno avuto un ruolo fondamentale nel salvare vite umane in mare, pertanto esortiamo gli Stati ad abolire le restrizioni legali e logistiche che ne impediscono le operazioni. Facciamo inoltre appello agli Stati perché offrano canali legali e sicuri di accesso all’asilo, per evitare innanzitutto che le persone siano costrette a salire sui barconi per cercare di mettersi al sicuro.

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Rapporto Onu su perdita biodiversità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 maggio 2019

Il rapporto sulla biodiversità pubblicato oggi dall’ONU lancia l’allarme sull’enorme perdita di specie a causa dall’impatto umano. Per le Nazioni Unite sono necessarie azioni urgenti per proteggere le foreste, gli oceani e occorrono cambiamenti radicali nella produzione e nel consumo di cibo.Il rapporto del Gruppo intergovernativo per la Biodiversità e i Servizi Ecosistemici (IPBES) avverte inoltre che un milione di specie sono a rischio di estinzione, più che in ogni altro momento nella storia umana.«Quanto emerge da questo rapporto è devastante. Nonostante il ruolo fondamentale della biodiversità nella conservazione della vita sul Pianeta, il prevalere degli interessi economici ha portato ad un tale sfruttamento delle risorse naturali da rischiare ora conseguenze irreversibili», afferma Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia. «Per mantenere le temperature globali sotto il grado e mezzo ed uscire dalla crisi climatica che stiamo attraversando, è urgente combinare una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica con la conservazione della biodiversità, prestando particolare attenzione agli ecosistemi naturalmente capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio, come le foreste torbiere», conclude Borghi.
Il rapporto IPBES rivela che le attività umane hanno “significativamente modificato” la maggior parte degli ecosistemi terrestri e marini. Si afferma che il 40 per cento dell’ambiente marino globale mostra “gravi alterazioni” a seguito delle pressioni umane e che la “ricchezza e abbondanza” degli ecosistemi marini è in declino.
«I nostri oceani sostengono tutta la vita sulla Terra», afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia. «Invece di saccheggiare i mari per ottenere profitti a breve termine, i governi dovrebbero mettere la sostenibilità al centro delle proprie politiche. Il rapporto ONU conferma infatti che i meccanismi esistenti per proteggere i nostri oceani non funzionano. Oggi solo l’1 per cento dei mari globali è protetto e non esiste uno strumento legale che consenta la creazione di santuari nelle acque internazionali».Per Greenpeace c’è bisogno di un accordo globale che protegga almeno il 30 per cento dei nostri oceani entro il 2030. Si tratterebbe di un’opportunità unica per i governi di lavorare insieme per salvaguardare la biodiversità marina, garantire la sicurezza alimentare a milioni di persone e avere oceani sani, ovvero una grande risorsa per contrastare i cambiamenti climatici.Il rapporto IPBES afferma infine che fattori come il cambiamento dell’uso del suolo, cambiamenti climatici e i livelli di consumo sono aumentati a livelli senza precedenti.
«Accogliamo con favore la richiesta di un’azione urgente per cambiare le nostre abitudini alimentari, in modo da ridurre il consumo di carne e latticini la cui produzione intensiva ha effetti negativi ormai ben documentati sulla biodiversità, i cambiamenti climatici e la salute umana», dichiara Federica Ferrario, responsabile della campagna agricoltura di Greenpeace Italia.Per Greenpeace dimezzare produzione e consumo di carne e prodotti lattiero-caseari entro il 2050 deve diventare una priorità a livello politico, dal momento che non c’è più tempo da perdere.

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Onu: Gli Stati raggiungono un accordo storico sui rifugiati

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

New York. In una decisione storica, gli Stati membri dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno concordato oggi un nuovo quadro internazionale – noto come Patto Globale sui Rifugiati (“Global Compact on Refugees”) – che trasformerà il modo in cui il mondo risponde agli esodi e alle crisi dei rifugiati, a vantaggio sia degli stessi rifugiati che delle comunità che li ospitano.”Nessun paese dovrebbe essere lasciato da solo di fronte a massicci arrivi di rifugiati”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi. “Le crisi dei rifugiati richiedono una condivisione globale delle responsabilità, e il patto è una potente espressione di come possiamo lavorare insieme nel frammentato mondo di oggi”.
Il Patto Globale sui Rifugiati è stato approvato come parte della risoluzione annuale di quest’anno sull’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Ha le sue fondamenta nell’attuale sistema normativo internazionale sui rifugiati, sui diritti umani e il diritto umanitario, in particolare la Convenzione sui rifugiati del 1951. È uno strumento operativo non vincolante con lo scopo di rafforzare la cooperazione.Dopo due anni di ampie consultazioni condotte dall’UNHCR con gli Stati membri, le organizzazioni internazionali, i rifugiati, la società civile, il settore privato ed esperti del settore, questo nuovo accordo globale fornirà un sostegno più solido ai paesi che ospitano la maggior parte dei rifugiati. Rafforzerà inoltre la condivisione della responsabiltà nel fornire aiuto a coloro che sono costretti a fuggire da conflitti o persecuzioni.”Il patto traduce l’idea della condivisione delle responsabilità in misure pratiche e concrete, per garantire che i rifugiati non siano tenuti in ostaggio dai capricci della politica”, ha affermato Grandi. “Fornisce il riconoscimento, atteso da tempo, che i paesi che ospitano un gran numero di rifugiati offrono un enorme servizio a tutta l’umanità e stabilisce in che modo il resto del mondo può contribuire a condividere il peso di questa responsabilità”.Questo accordo giunge in un momento in cui è urgente affrontare esodi che hanno raggiunto cifre record – oltre 68,5 milioni di persone sono state costrette a fuggire in tutto il mondo, tra cui oltre 25,4 milioni persone hanno attraversato confini internazionali per diventare rifugiati.Nove su 10 rifugiati vivono in paesi in via di sviluppo, dove i servizi di base come l’assistenza sanitaria o l’istruzione sono già sotto pressione. Il Patto punta ad affrontare questo problema puntano maggiormente sugli investimenti – sia dai governi che dal settore privato – per rafforzare ulteriormente le infrastrutture e i servizi a beneficio sia dei rifugiati che delle comunità ospitanti. Invita anche a politiche e misure che consentano ai rifugiati di accedere all’istruzione e condurre una vita produttiva durante il periodo in cui sono in esilio. Il Patto mira ad affrontare l’impatto ambientale dell’accoglienza delle popolazioni di rifugiati e include la promozione dell’uso di energie alternative.
L’accordo prevede anche maggiori opportunità di reinsediamento – ad esempio attraverso il ricongiungimento familiare, borse di studio o visti umanitari – che permettono ai rifugiati di viaggiare in sicurezza. Rileva inoltre che il ritorno volontario dei rifugiati in condizioni di sicurezza e dignità resti la soluzione preferita nella maggior parte delle situazioni.Il nuovo accordo monitorerà i progressi attraverso la creazione di sistemi di follow-up, compreso un Forum Globale sui Rifugiati in cui ogni quattro anni i governi riferiranno i risultati e si impegneranno in una serie di misure: finanziamenti, politica, modifiche legislative, quote di reinsediamento, ecc. L’adozione del Patto sui rifugiati da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite arriva pochi giorni dopo l’adozione da parte di una conferenza intergovernativa a Marrakech del Patto Globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare, che verrà presentato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite alla fine di questa settimana.

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La pena di morte è più piccola e più debole”

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

“Anche in un tempo segnato da paure, terrorismo, e di scontro a livello internazionale, la pena di morte fa un importante passo indietro. E un segnale importante che viene dalla comunità internazionale che ha confermato con un voto chiaro all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di voler fermare tutte le esecuzioni capitali. 121 paesi hanno votato sì alla Risoluzione per una moratoria universale della pena capitale, 35 sono stati i contrari e 32 gli astenuti. Appena due anni fa, dopo il più grande progresso sulla strada di un mondo senza pena di morte, che aveva visto nel bienni già quattro paesi passare al fronte abolizionista, erano i favorevoli alla Risoluzione erano stati 117. In 24 mesi i contrari in assoluto diminuiscono da 40 a 35. Tra i nuovi voti a favore quelli di Libia e Pakistan, assieme a Niger e Suriname, incoraggiano a pensare che in situazioni dove vi sono state molte condanne a morte in passato e forte è la minaccia terroristica gli stati vogliono delegittimare la violenza e la morte, una risposta alla cultura del terrore. Ha così commentato a caldo, subito dopo il voto, Mario Marazziti, coordinatore internazionale della campagna abolizionista della Comunità di Sant’Egidio. “La pena di morte è più debole, anche se nel mondo, in maniera irresponsabile, c’è chi alza i toni, facendo finta di non sapere che la pena di capitale è inefficace, discriminante, è uno strumento terribile in mano di regimi autoritari, aumenta il livello di violenza ufficiale e diffuso nelle società che la usano, apre la porta a rappresaglie e vendette dove si lavora alla riconciliazione dopo genocidi e guerre civili e, sempre, abbassa l’intera società al livello di chi uccide”ha continuato un una breve nota. “Penso che abbia giocato un ruolo importante la sinergia tra organizzazioni non governative come Sant’Egidio, Amnesty International, Nessuno Tocchi Caino, la Coalizione mondiale contro la Pena di Morte, il governo italiano e la Farnesina, i governi europei ed extra-europei, dalla Svizzera all’Australia al Sudafrica. E che comincia ad affermarsi la coscienza espressa nel nuovo testo del Catechismo della Chiesa Cattolica, che esplicita come “alla luce del Vangelo la pena di morte è sempre inammissibile”.

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L’ONU ha respinto la risoluzione sull’introduzione del bollino nero

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

Grande successo del Made in Italy. La tanto temuta risoluzione per l’introduzione di bollini allarmistici, tasse discriminatorie, etichette a semaforo e via dicendo, proposta come soluzione al problema dell’obesità, che non avrebbe tutelato le eccellenze del Made in Italy, è stata respinta dalla II Commissione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU).La notizia non poteva arrivare in un giorno migliore: oggi, 14 dicembre, si celebra, infatti, il “Made in Italy Day”, indetto dai produttori italiani, alla cui Petizione, lanciata proprio in occasione della giornata, Adiconsum ha aderito.Siamo soddisfatti della vittoria ottenuta in sede Onu – dichiara Danilo Galvagni, Vicepresidente di Adiconsum nazionale – Siamo, infatti, convinti che per combattere obesità e malattie la strada giusta non sia l’apposizione di etichette “folkloristiche”, ma campagne informative e formative sulla corretta alimentazione con il contributo delle Associazioni Consumatori per mettere in grado il consumatore di scegliere l’alimento meno nocivo alla propria salute con etichette più trasparenti e complete, privilegiando i prodotti del Made in Italy, a filiera corta e tracciabile. Il problema è il rapporto tra qualità e giuste quantità dei prodotti. La risposta è nella Dieta Mediterranea, dichiarata dall’Unesco, Patrimonio immateriale dell’Umanità.

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Cambiare la risoluzione ONU che danneggia il Made in Italy

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 dicembre 2018

“Un ‘no’ deciso verso una risoluzione che, se dovesse essere approvata, rappresenterebbe un duro colpo per il nostro Made in Italy”. Susanna Cenni, vicepresidente della Commissione agricoltura è intervenuta oggi presentando una mozione del gruppo Pd in riferimento alla proposta di risoluzione in discussione presso l’Assemblea generale dell’ONU in materia di nutrizione e salute.“Il punto – ha sottolineato Cenni – è l’errore nel meccanismo al centro della risoluzione Onu che vorrebbe applicare una generica etichettatura sui cibi considerati non salutari. Una sorta di ‘alert’ che colpirebbe indiscriminatamente alimenti contenenti grassi, sali, zuccheri e dunque una fetta importante della nostra produzione agroalimentare. Il grave e inaccettabile errore sta nel fatto che questo allarme divide in maniera meccanica i cibi buoni da quelli cattivi. Una classificazione erronea perché non tiene conto della qualità e della quantità del consumo dei medesimi alimenti. Uno studio sull’olio extravergine di oliva toscano IGP – continua la parlamentare Pd – realizzato alcuni anni fa dall’Università di Siena, che dimostra come, consumato in determinate quantità l’olio extravergine di oliva di qualità può dare importanti benefici sulla salute umana. È solo un esempio che dimostra, però, come siano sbagliati provvedimenti generici dal punto di vista della salute, dell’economia e del commercio internazionale”. “Quando parliamo di agroalimentare – ha aggiunto Cenni – parliamo di un settore con oltre 130 miliardi di euro di fatturato, oltre 40 miliardi di export, di imprese, lavoratori, lavoratrici. Parliamo tradizioni, di storia della produzione e della trasformazione agroalimentare, di agricoltura, di piccoli laboratori artigianali e di industria. Parliamo di immagine, costruita in tanti anni di impegno prima di tutto dei singoli agricoltori e trasformatori: quella del Made in Italy”.“Per questo – ha concluso Cenni – siamo a chiedere anche con la nostra mozione una forte iniziativa del Governo in campo diplomatico, per modificare la risoluzione, e un’iniziativa in tutte le sedi necessarie per impedire che un così approssimativo sistema di etichettatura e possibili aumento delle tasse colpiscano il nostro Made in Italy. Il presupposto per ottenere dei risultati in questo campo – ha detto Cenni rivolgendosi al Governo – è la costruzione di alleanze con competenze e con altri Paesi, attività che in questi mesi non mi pare sia stata perseguita con assiduità dal nostro Governo che rischia di portare il Paese in una situazione di forte isolamento. Usciamo da quell’isolamento, perché battaglie come questa, che tutti siamo disponibili a giocare assieme, per il nostro sistema Paese non le possiamo vincere da soli”. (fonte: Agenzia Robespierre)

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Global compact for migration

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 novembre 2018

It is the first, intergovernmentally negotiated agreement, prepared under the auspices of the United Nations, to cover all dimensions of international migration in a holistic and comprehensive manner. There are over 258 million migrants around the world living outside their country of birth. This figure is expected to grow for a number of reasons including population growth, increasing connectivity, trade, rising inequality, demographic imbalances and climate change. Migration provides immense opportunity and benefits – for the migrants, host communities and communities of origin. However, when poorly regulated it can create significant challenges. These challenges include overwhelming social infrastructures with the unexpected arrival of large numbers of people and the deaths of migrants undertaking dangerous journeys.In September 2016 the General Assembly decided, through the adoption of the New York Declaration for Refugees and Migrants, to develop a global compact for safe, orderly and regular migration.The process to develop this global compact started in April 2017. The pages in this section detail 18 months of consultation and negotiation, and provide the relevant documentation for each of the events.On 13 July 2018 UN Member States finalized the text for the Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration (Text available in all official languages).The Intergovernmental Conference to Adopt the Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration will be held on 10 – 11 December in Marrakech, Morocco.
The Global Compact for Migration is the first-ever UN global agreement on a common approach to international migration in all its dimensions. The global compact is non-legally binding. It is grounded in values of state sovereignty, responsibility-sharing, non-discrimination, and human rights, and recognizes that a cooperative approach is needed to optimize the overall benefits of migration, while addressing its risks and challenges for individuals and communities in countries of origin, transit and destination.The global compact comprises 23 objectives for better managing migration at local, national, regional and global levels. The compact:aims to mitigate the adverse drivers and structural factors that hinder people from building and maintaining sustainable livelihoods in their countries of origin;
intends to reduce the risks and vulnerabilities migrants face at different stages of migration by respecting, protecting and fulfilling their human rights and providing them with care and assistance;seeks to address the legitimate concerns of states and communities, while recognizing that societies are undergoing demographic, economic, social and environmental changes at different scales that may have implications for and result from migration;
strives to create conducive conditions that enable all migrants to enrich our societies through their human, economic and social capacities, and thus facilitate their contributions to sustainable development at the local, national, regional and global levels.

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Siria: convoglio umanitario ONU a Rukban

Posted by fidest press agency su domenica, 11 novembre 2018

L’UNICEF, insieme con I partner delle Nazioni Unite e la Syrian Arab Red Crescent, ha partecipato alla missione di sei giorni di un convoglio di aiuti umanitari al campo di Rukban nel Sudest della Siria, vicino al confine con la Giordania. E’ il primo convoglio arrivato dall’interno della Siria al campo, dove vivono circa 50.000 persone, la maggior parte delle quali sono donne e bambini.L’ultima distribuzione di aiuti nell’area è avvenuta lo scorso gennaio e provenivano dalla Giordania.L’UNICEF, come parte del convoglio, ha inviato 21 camion con aiuti umanitari e ha supportato 21 vaccinatori con vaccini, forniture per la catena del freddo e scorte di medicinali per immunizzare 10.000 bambini contro morbillo, polio e altre malattie nel campo. E’ stata una delle più complesse operazioni umanitarie in Siria con oltre 75 camion e più di 100 operatori umanitari e logisti che hanno distribuito aiuti alle persone in stato di necessità del deserto siriano sud orientale.“I bambini e le donne a Rukban hanno avuto un accesso estremamente limitato ai servizi sanitari in condizioni sempre più precarie,” – ha dichiarato Fran Equiza, Rappresentante UNICEF in Siria. “L’UNICEF ha lavorato intensamente per chiedere a tutte le parti che hanno un’influenza di includere i vaccinatori nel convoglio per proteggere I bambini contro malattie mortali.”“La maggior parte dei bambini sotto i 5 anni non sono mai stati vaccinati,” ha dichiarato il Dottor Husam Eddine Baradee, Responsabile UNICEF per la Salute e Nutrizione che ha partecipato alla missione. “Nonostante le difficoltà, abbiamo vaccinato 5.100 bambini nei pochi giorni in cui abbiamo avuto accesso al campo, ma abbiamo bisogno di un accesso sostenuto dato che migliaia di bambini devono ancora essere vaccinati.”Lo staff dell’UNICEf ha descritto le terribili condizioni al campo dove molte persone sopravvivono con un solo pasto al giorno. “Mangio a malapena qualcosa perchè la mia priorità è dare da mangiare ai miei figli,” ha dichiarato una madre all’UNICEF “quando ho allattato in questi giorni mi sono venute le vertigini.”Tra gli aiuti inviati dall’UNICEF con il convoglio c’erano: kit sanitari, per la nutrizione, acqua e servizi igienico sanitari, abiti invernali per I bambini sotto I 14 anni e medicine di base, fra cui antibiotici.L’UNICEF invita tutte le parti in conflitto a permettere a tutti gli sfollati di tornare volontariamente alle loro case o in un luogo di loro scelta in sicurezza e dignità, e a garantire un duraturo accesso umanitario per poter fornire assistenza a tutti i bambini bisognosi a Rukban e altrove in Siria.

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Relazione speciale dell’ONU sull’impatto del riscaldamento globale sui cambiamenti climatici

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

Il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) ha pubblicato una relazione speciale sugli impatti del riscaldamento globale, che è aumentato di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, e sulle tendenze delle emissioni di gas a effetto serra su scala mondiale ivi connesse. La relazione fornisce ai decisori politici a livello mondiale una base scientifica solida a sostegno del loro impegno per ammodernare l’economia, affrontare i cambiamenti climatici, promuovere lo sviluppo sostenibile e eliminare la povertà. La Commissione ha accolto con favore la relazione, che offre una base scientifica solida anche per i prossimi negoziati sui cambiamenti climatici in programma a dicembre a Katowice, in Polonia.
Il Commissario Moedas e il Commissario Arias Cañete hanno dichiarato: “L’UE è da sempre in prima linea quando si tratta di affrontare le cause profonde dei cambiamenti climatici e di promuovere una risposta comune mondiale al problema nel quadro dell’accordo di Parigi. La Commissione riconosce il contributo prezioso di questa relazione e sta lavorando a una proposta di strategia dell’UE per la riduzione a lungo termine delle emissioni di gas a effetto serra, da presentare a novembre, che conterrà una visione globale per l’ammodernamento della nostra economia, delle nostre industrie e del settore finanziario. L’UE si sta impegnando a ridurre le emissioni di gas a effetto serra in linea con gli obiettivi relativi alla temperatura dell’accordo di Parigi e a rendere la nostra economia più moderna, innovativa, competitiva e resiliente. Continueremo a lavorare per affrontare le sfide correnti e per prepararci a quelle a venire. Tutte le parti in causa devono intensificare gli sforzi per tener fede agli impegni presi nel quadro dell’accordo di Parigi.”

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