Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Posts Tagged ‘operatori sanitari’

Una legge contro la violenza sugli operatori sanitari

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

“Il via libera definitivo del Parlamento alla legge contro la violenza sugli operatori sanitari rappresenta un doppio segnale di civiltà: il primo verso i cittadini che sanno di poter contare su professionisti concentrati sui loro problemi e non sulla difesa da attacchi che non hanno ragion d’essere; il secondo verso gli operatori che ora hanno una forma di tutela in più per un lavoro che fino a ieri nella pandemia li ha fatti definire ‘eroi’, ma che già oggi comincia a essere al centro di nuove violenze”. Commenta così Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, il via libera alla legge sulla sicurezza degli operatori sanitari.L’89,6% degli infermieri è stato vittima, secondo una ricerca dell’Università di Tor Vergata di Roma, di violenza fisica/verbale/telefonica o di molestie sessuali dagli utenti sui luoghi di lavoro. In base ai dati si può dire che circa 240mila infermieri su 270mila dipendenti durante la loro vita lavorativa abbiano subito una qualche forma di violenza, sia pure solo una aggressione verbale. Di tutte le aggressioni (secondo l’Inail) il 46% sono a infermieri e il 6% a medici (gli infermieri sono i primi a intercettare i malati al triage, a domicilio ecc. e quindi quelli più soggetti).

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Da Lega emendamento vergogna su operatori sanitari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2020

“Una vergogna. Da un lato il senatore Salvini fa tanta retorica sul valore degli operatori sanitari impegnati nell’emergenza Coronavirus mentre dall’altra in Senato lavora per scaricare sulle loro spalle le responsabilità civili e penali. Salvini ritiri l’emendamento vergogna che lascia scoperti medici, infermieri e operatori sanitari”. Ad affermarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl in merito all’emendamento presentato dalla Lega, con primo firmatario il senatore Salvini, al ddl di conversione del decreto Cura Italia e che scaricherebbe sugli operatori sanitari le responsabilità civili e penali.”Salvini smentisce Salvini – spiegano i sindacati -. Il senatore della Lega, che in Aula a Palazzo Madama invocava maggiori tutele e protezioni per i medici e per il personale sanitario tutto impegnato nella gestione di questa emergenza, ora è lo stesso che presenta un emendamento che tutela solo i datori di lavoro nei confronti della responsabilità civile e penale, scaricando tutto sulle spalle degli operatori sanitari”. Con questo emendamento, affermano i sindacati, “gli operatori sanitari pagherebbero questa emergenza tre volte: perché sono senza Dpi e mettono a rischio la propria salute, perché non hanno alcuna valorizzazione professionale ed economica e, adesso, con la responsabilità civile e penale che gli verrà scaricata sulle spalle, nonostante il contesto in cui operano e l’alta soglia di rischio alla quale sono sottoposti”. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl precisano che “non è assolutamente ciò che abbiamo chiesto al Parlamento in queste ore. Abbiamo, al contrario, chiesto una valorizzazione economica, riconoscendo una indennità al personale impegnato nell’emergenza; così come, anche attraverso il protocollo sottoscritto col Ministero della Salute, abbiamo chiesto che in via prioritaria il personale avesse dispositivi di protezione individuale adeguati e che fossero sottoposti al test coloro che sono stati esposti al rischio. Il tutto insieme ad un potenziamento in termini di risorse umane per dare ristoro a tutti quegli operatori che da giorni, e per molte ore, sono alle prese con la gestione di questa emergenza. Questo emendamento della Lega è una vergogna, ci aspettiamo che venga ritirato subito”, concludono.

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DL sulla sicurezza degli operatori sanitari nell’esercizio delle loro funzioni

Posted by fidest press agency su domenica, 12 agosto 2018

“L’obiettivo è condivisibile ma gli strumenti sono da verificare”. Così Serena Sorrentino, segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil, commenta il disegno di legge presentato dal ministro della Salute, Giulia Grillo, e dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, approvato dal Consiglio dei ministri, sulla sicurezza degli operatori sanitari nell’esercizio delle loro funzioni.“Nell’osservatorio nazionale sulla sicurezza di tutto il personale della Sanità annunciato dai ministri Grillo e Bonafede – prosegue – non si fa alcun riferimento alla presenza di rappresentanti del personale del Sistema sanitario. Riteniamo non corretto escludere chi rappresenta i lavoratori, quanto al codice penale occorrerà invece leggere le norme”.
Quanto alle notizie che circolano sulla volontà di inviare l’esercito negli ospedali, osserva Sorrentino, “ribadiamo quanto sempre sostenuto: ci vuole sicurezza per gli operatori ma la vigilanza deve essere specializzata, formata e attenta alla tipologia di utenza con la quale interagisce. In questi anni abbiamo fatto tanti accordi che andavano nella direzione di garantire sicurezza agli operatori, dignità per gli utenti. La vera emergenza rimane l’occupazione e gli investimenti nelle strutture. Con più personale, meno attese, strutture sanitarie adeguate che hanno i mezzi migliori per prendersi cura dei cittadini si risolve il problema. Oggi il personale fa miracoli, supplisce a carenze strutturali con la propria professionalità. Il ministro grillo è un medico, quindi per deontologia ed esperienza sa che nella cura la priorità è l’appropriatezza, oltre che prevenzione e riabilitazione. Si inizi dal rifinanziamento del fondo sanitario nazionale e un piano triennale di assunzioni”.
Infine, ricorda Sorrentino, “il ministro Grillo ad oggi non ha ancora risposto alla nostra richiesta di incontro. Noi siamo pronti a confrontarci, il personale sanitario ha bisogno di risposte concrete”, conclude. (fonte: Ufficio Stampa Fp Cgil Nazionale)

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Azienda USL di Bologna

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 maggio 2011

E’ una della maggiori Aziende sanitarie in Italia per dimensioni e complessità assistenziale. Il suo territorio comprende 50 comuni su un’area di 3.000 chilometri quadrati circa, per una popolazione di oltre 850.000 abitanti (i residenti in Emilia Romagna sono quasi 4.300.000). Il bilancio annuale supera i 1.700 milioni di euro (quasi il 22% dei 7.800 milioni della sanità della Regione Emilia Romagna), al suo interno sono impegnati quasi 8.500 professionisti, oltre 1.300 dei quali medici e 4.300 operatori assistenziali.

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Infermieri e programmazione sanitaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2011

«Gli operatori sanitari si trovano ogni giorno più in difficoltà a rispondere agli emergenti bisogni della popolazione, una popolazione sempre più povera che non riesce a far fronte ai problemi quotidiani», dice Sabrina Spangaro, presidente del Collegio degli infermieri (Ipasvi) della provincia di Udine. «Nei documenti programmatici delle istituzioni preposte, troviamo molte norme a sostegno dei cittadini più deboli, alle quali tuttavia non si accompagnano stanziamenti di risorse economiche e umane che possano realmente sostenere e far applicare quanto legiferato – prosegue -. Le corsie degli ospedali sono sempre più piene di “fuori reparto” poiché mancano posti letti nelle medicine o un’assistenza socio-sanitaria territoriale adeguata a contrastare il ricorso all’ospedalizzazione. Gli infermieri, quotidianamente, si sobbarcano turni aggiuntivi, straordinari e dilazioni delle ferie per far fronte alle emergenze di professionisti in corsia. Ciononostante, il blocco della parte economica contrattuale ha stabilito che, nei prossimi anni, il potere di acquisto dei nostri stipendi sarà ridotto e l’unica risposta che ci si sente dare è che però il posto di lavoro è assicurato.

Da decenni siamo abituati a fornire servizi di qualità – incalza Spangaro -; la sanità regionale per anni è stata un fiore all’occhiello dell’intero panorama nazionale e, spesso, europeo. Il confronto e la condivisione sono elementi essenziali per migliorare quotidianamente e far sentire partecipi tutti i professionisti per la costruzione di una buona sanità. Ma anche questo elemento vacilla – sottolinea la presidente Ipasvi -: tra professionisti e organi politici istituzionali si accentua la difficoltà di dialogo e confronto. Nonostante numerosissime richieste, ai rappresentanti di Ipasvi gli incontri sono sistematicamente negati, e questa incomprensibile chiusura esaspera la crisi che stiamo vivendo. Vogliamo scongiurare che una politica miope, sia essa di destra o di sinistra, distrugga la qualità di vita e di tutela della salute pubblica, costruita insieme con fatica in questi anni. Non siamo numericamente sufficienti a garantire nel quotidiano un’elevata qualità assistenziale. Ma siamo tanti, oltre 10mila in regione: ed è nostro diritto esprimere attraverso il voto amministrativo un’importante forma di apprezzamento o dissenso su quanto accade intorno a noi. Ancora una volta – conclude Spangaro -, l’obiettivo condiviso da tutti e quattro i Collegi Ipasvi provinciali, è quello di tendere una mano al confronto costruttivo con le istituzioni di riferimento, per il bene della sanità pubblica. Ci auguriamo di trovare riposta».

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Conservazione alimenti

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 marzo 2011

Spesso si parla di qualità alimentare senza avere una vera idea di cosa sia veramente. Moltissimi sono i prodotti che assicurano un’ottima scelta qualitativa delle materie prime ma non sempre ciò è sufficiente per garantire l’igiene dei piatti che finiscono sulle tavole degli italiani. Dalle carni al pesce crudo, gli operatori sanitari e del settore food stanno facendo passi da gigante per assicurare sempre un’ottima qualità ai prodotti destinati alla distribuzione ma questo non basta. Anche il consumatore deve fare la sua parte prestando attenzione ad un gesto quotidiano che può assicurare un’ottima qualità alle pietanze e mantenere intatte le caratteristiche igieniche e nutrizionali: la conservazione degli alimenti.Le temperature alle quali si espongono gli alimenti sono le maggiori responsabili delle azioni di deterioramento del cibo,soprattutto quelle comprese tra i 10°C e i 60°C che risultano essere le più dannose per gli alimenti stessi e le più pericolose per la salute umana. L’applicazione delle basse temperature, al di sotto dei 10°C, contribuisce a ridurre gli effetti negativi sulle caratteristiche igieniche e nutrizionali degli alimenti e questa riduzione aumenta man mano che si abbassa la temperatura di esposizione. Risulta quindi evidente che gli alimenti deperibili, quanto meno rimangono esposti alla temperatura compresa tra i 10°C ed i 60°C, tanto più manterranno le caratteristiche originali di igienicità, di componenti nutrizionali e di caratteristiche organolettiche.Dopo una lunga ricerca di analisi microbiologiche sui campioni di alimenti (ragù di carne e crema pasticcera) artificialmente inquinati con Staphylococcus aureus ed Escherichia coli, lo studio ha notato che nei cibi trattati con l’abbattitore Fresco di Irinox e conservati a temperature di refrigerazione, la carica microbica è risultata essere sempre molto inferiore rispetto a quelli trattati con i tradizionali sistemi di raffreddamento e conservati nel medesimo modo. Ciò significa che alimenti raffreddati velocemente mediante l’ausilio di un abbattitore di temperatura mostrano in modo significativo una minore proliferazione microbica rispetto a quegli alimenti che non vengono abbattuti, consentendo così una migliore condizione igienica del prodotto ed una corrispondente diminuzione del rischio di malattie trasmesse da alimenti.Non solo medici e ricercatori, ma anche i grandi esperti di cucina sono favorevoli all’uso dell’abbattitore di temperatura.   L’abbattitore di temperatura diventerà dunque uno strumento indispensabile per gli italiani, soprattutto per le mamme che troveranno un forte alleato per risparmiare tempo ed essere più serene e con meno pensieri per la salute dei loro bambini.

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Medici: Nuovo accordo collettivo nazionale

Posted by fidest press agency su sabato, 13 giugno 2009

«Il nuovo accordo collettivo nazionale (ACN) della medicina generale è stato firmato da alcune sigle sindacali contro il parere sfavorevole e contro i reali interessi della maggioranza dei camici bianchi. A fronte di un irrisorio recupero di anni di arretrati, la nuova convenzione contempla, infatti, ulteriori e gravosi obblighi per i medici di medicina generale che, oltretutto, verranno finanziati con i soldi degli stessi operatori sanitari». A dichiaralo è Cristina Patrizi, segretario organizzativo dello Smi-Lazio. Il Sindacato Medici Italiani esprime la propria assoluta contrarietà ad accordi-capestro recentemente firmati e che, tra l’altro, a fronte di risorse risibili, ipotizza una rivoluzione copernicana della medicina territoriale. «I Sindacati firmatari del succitato ACN, hanno imposto il loro parere basandosi sul fatto che rappresentano la maggioranza dei medici sindacalizzati – ha aggiunto Cristina Patrizi – Però, a conti fatti, i medici sindacalizzati in questione sono solo il 25% del totale e, all’interno degli stessi Sindacati firmatari, un numero assai rilevante di addetti ai lavori hanno espresso un parere assolutamente contrario. Pertanto lo Smi-Lazio – conclude la sindacalista – esorta i colleghi a mandare un forte e deciso segnale di dissenso ritirando la propria adesione a queste sigle sindacali, poichè non più rappresentative delle reali e concrete necessità della categoria».

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Un papa, una donna e tante lettere

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2009

Il medico psichiatra Wanda Poltawska, polacca, ha 88 anni. Deve la sua notorietà al fatto che ha scritto un libro nel quale ha reso pubbliche  molte delle lettere che ha ricevuto da Giovanni Paolo II. Scrive in proposito Renzo Allegri  “E le lettere di un Papa a una donna hanno fatto subito gridare allo scandalo. Quelle lettere fanno parte di una intensa corrispondenza intercorsa tra la Poltawska e Wojtyla nell’arco di 55 anni. I due si sono conosciuti subito dopo la  Seconda Guerra Mondiale, sono diventati amici, hanno collaborato in numerose iniziative insieme. Prima a Cracovia, nelle attività culturali e sociali della diocesi, soprattutto per i problemi della famiglia; e,  dopo l’elezione di Karol Wojtyla a Pontefice,   a Roma, dove la Poltawska divenne membro del “Pontificio Consiglio per la famiglia”,  consultore  del “Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari” e membro della “Pontificia Accademia per la vita”. Ma l’amicizia affiorò pubblicamente anche per un’altra circostanza nel 1984, quando si seppe che la Poltawska aveva ottenuto un miracolo per intercessione di Padre Pio, tramite richiesta di Karol Wojtyla.  La vicenda risale al 1962. Ammalata di tumore, Wanda stava per morire. I medici non davano speranze. Volevano comunque tentate un intervento chirurgico. Wojtyla, giovane vescovo, si trovava a Roma per il Concilio. Venne informato e scrisse subito una lettera a Padre Pio, chiedendogli di pregare per quella donna. La lettera porta la data del 17 novembre 1962. Fu recapitata a Padre Pio a mano, da Angelo Battisti,  che era amministratore della Casa Sollievo della Sofferenza. Padre Pio chiese a Battisti di leggergli la lettera. Al termine,  disse: “Angiolino, a questo non si può dire di no”.  Battisti, che conosceva bene i carismi di Padre Pio, tornò a Roma stupito e continuava a chiedersi il “perché” di quella frase.”  “Oggi, osserva Renzo Allegri nei vari articoli usciti in questi giorni si parla delle lettere del Papa alla dottoressa Poltawska, ma nessuno si sofferma a spiegare chi sia questa donna e perché sia stata tanto amica di Karol Wojtyla” Un’amicizia che risale ai tempi dell’occupazione tedesca della Polonia, dei suoi cinque anni di prigionia in un lager.  E’ un documento sconvolgente. Svela particolari tremendi, alcuni inediti, sulle crudeltà degli aguzzini nazi¬sti. Solo grazie all’aiuto di un giovane sacerdote, Karol Wojtyla, conosciuto al suo rientro a casa, riuscì a superare e a vincere le conseguenze devastanti che gli orrori patiti avrebbero certamente lasciato nella sua personalità. A quel sacerdote confidò i suoi drammi spaventosi e quel sacerdote potè “capire”,  perché anche lui, negli anni della guerra, era stato martoriato da grandi dolori personali che lo avevano condotto alla vocazione sacerdotale. E nacque così un’amicizia, continuata per il resto della vita, intensa di attività e di iniziative per promuovere i valori che da quelle lontane sofferenze erano germogliati”. Il libretto,  si intitola Ravenshrúck. E ho paura dei miei sogni”. Lo scorso anno è uscito in Italia  dalle Edizioni dell’Orso.

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Terremoto: sanità mobilitata

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2009

Il triste evento che ha colpito le popolazioni abruzzesi continua a mobilitare migliaia di operatori sanitari che, direttamente nei luoghi disastrati ed indirettamente negli ospedali della regione e delle altre città d’Italia, sono impegnati da oltre 24 ore nei soccorsi e nelle procedure assistenziali specifiche. Quanti non hanno raggiunto i luoghi interessati dal terremoto sono costretti a garantire la sostituzione del personale sanitario partito e che si appresta ad essere sostituito. Nel resto dell’ Abruzzo, come nelle regioni limitrofe, questo scenario è aggravato dall’arrivo di centinaia di feriti che, spontaneamente o per trasferimenti concordati, si prevede occupino tutti i letti messi a disposizione. “Facile comprendere – dichiara Sabino Venezia, del Coordinamento Nazionale RdB Sanità – come la disponibilità dei posti letto, già residuale nelle regioni interessate dai piani di rientro dal deficit, tra cui l’Abruzzo, e caratterizzate da lunghe liste di attesa, si ripercuota inesorabilmente sulla capacità di rispondere adeguatamente alle necessità. Ancora una volta – prosegue Venezia – in un quadro di cronica carenza di personale, l’emergenza sanitaria si somma alle emergenze di carattere sociale e si ripercuote sui lavoratori del settore e sulle possibilità/capacità di fornire adeguate risposte assistenziali”. Conclude il rappresentante RdB-CUB: “Responsabilmente abbiamo sospeso lo sciopero previsto per il prossimo 23 aprile, ma invitiamo il Governo e le Amministrazioni Regionali ad avviare e concludere  tutte le procedure di stabilizzazione dei precari che continuano, soprattutto in questi momenti,  a garantire la sopravvivenza delle strutture sanitarie pubbliche”.

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