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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘opere’

Piera Ventre: Sette opere di misericordia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 marzo 2020

Napoli, giugno 1981. La casa è nel cimitero della città. Una città che è a stento in piedi, piena di puntelli, intelaiata di tubi Innocenti aggrappati al tufo, di palazzi vacillanti e inabitati dove l’oscurità e l’umido la fanno da padroni. Cristoforo Imparato fa il custode del cimitero. Il vetro al posto dell’occhio che una scheggia di granata si è portato via, non è stato sempre un camposantiere. Impiegato in una tipografia, era riuscito ad avere persino un paio di stanzucce a Materdei, un quartiere al centro della città. Ma poi, fallita la tipografia, l’esistenza sua, e di Luisa, Rita e Nicola, la moglie e i figli, si è arrevutata, come dice lui. Cosí, Cristoforo ha scavato un fosso nel dispiacere tumulandoci qualsiasi sconforto subíto e inflitto. A casa Imparato trovano un giorno asilo Rosaria, una ragazza amica di Rita che, rimasta incinta, non sa se ammantare di menzogna il suo sbaglio, e Nino, il giovane dal nome corto, il figlio del compare di nozze di Cristoforo e Luisa, ospite a Napoli prima di trasferirsi in Germania. Nino fa amicizia con Nicola, il bambino di casa, gli chiede le cose sulla luna, vuole guardare col suo telescopio, poi un giorno scompare, lasciando un cardillo e una caiòla per donna Luisa, «per le sue cortesie, e per il disturbo».Che misericordia e castigo siano cosí intrecciati da confondersi è la cruda verità che travolge casa Imparato in quell’estate del 1981, l’estate in cui Alfredino Rampi cade nel pozzo a Vermicino e la salvezza del bambino è invano attesa «come la nascita di un Cristo Redentore».Splendida conferma del talento di Piera Ventre, Sette opere di misericordia è uno dei romanzi piú importanti mai apparsi su un periodo cruciale della nostra storia recente, quello in cui una città – la Napoli post-terremoto – e il paese intero si misurarono con la perdita dell’innocenza.Collana: Bloom Pagine: 416 Prezzo ebook: €9,99 Prezzo cartaceo: €19,00
Piera Ventre è nata a Napoli nel 1967. Laureata in Logopedia presso l’Università degli studi di Pisa, è specializzata come Assistente alla comunicazione. Socia ordinaria e Consigliera dell’Associazione di promozione sociale Comunico, collabora con le scuole di Livorno, città in cui vive dal 1987. Ha pubblicato testi brevi in raccolte antologiche e siti letterari. Nel 2011 la raccolta di racconti Alisei (Edizioni Erasmo) ha avuto una segnalazione della giuria al Premio Renato Fucini.

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Piera Ventre: Sette opere di misericordia

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

Napoli, giugno 1981. La casa è nel cimitero della città. Una città che è a stento in piedi, piena di puntelli, intelaiata di tubi Innocenti aggrappati al tufo, di palazzi vacillanti e inabitati dove l’oscurità e l’umido la fanno da padroni. Cristoforo Imparato fa il custode del cimitero. Il vetro al posto dell’occhio che una scheggia di granata si è portato via, non è stato sempre un camposantiere. Impiegato in una tipografia, era riuscito ad avere persino un paio di stanzucce a Materdei, un quartiere al centro della città. Ma poi, fallita la tipografia, l’esistenza sua, e di Luisa, Rita e Nicola, la moglie e i figli, si è arrevutata, come dice lui. Cosí, Cristoforo ha scavato un fosso nel dispiacere tumulandoci qualsiasi sconforto subíto e inflitto. A casa Imparato trovano un giorno asilo Rosaria, una ragazza amica di Rita che, rimasta incinta, non sa se ammantare di menzogna il suo sbaglio, e Nino, il giovane dal nome corto, il figlio del compare di nozze di Cristoforo e Luisa, ospite a Napoli prima di trasferirsi in Germania. Nino fa amicizia con Nicola, il bambino di casa, gli chiede le cose sulla luna, vuole guardare col suo telescopio, poi un giorno scompare, lasciando un cardillo e una caiòla per donna Luisa, «per le sue cortesie, e per il disturbo».Che misericordia e castigo siano cosí intrecciati da confondersi è la cruda verità che travolge casa Imparato in quell’estate del 1981, l’estate in cui Alfredino Rampi cade nel pozzo a Vermicino e la salvezza del bambino è invano attesa «come la nascita di un Cristo Redentore».Splendida conferma del talento di Piera Ventre, Sette opere di misericordia è uno dei romanzi piú importanti mai apparsi su un periodo cruciale della nostra storia recente, quello in cui una città – la Napoli post-terremoto – e il paese intero si misurarono con la perdita dell’innocenza.Collana: Bloom Pagine: 416 Prezzo: €19,00
Piera Ventre è nata a Napoli nel 1967. Laureata in Logopedia presso l’Università degli studi di Pisa, è specializzata come Assistente alla comunicazione. Socia ordinaria e Consigliera dell’Associazione di promozione sociale Comunico, collabora con le scuole di Livorno, città in cui vive dal 1987. Ha pubblicato testi brevi in raccolte antologiche e siti letterari. Nel 2011 la raccolta di racconti Alisei (Edizioni Erasmo) ha avuto una segnalazione della giuria al Premio Renato Fucini.

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Mostra di sei opere

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

Roma 3 marzo 2020 ore 18.00 Fino all’8 marzo 2020 Canova 22 Via Antonio Canova 22 Le mutevoli forme del classico – disegnare il contemporaneo Mostra delle opere Lucilla Monardi, Argenzia Gallotta, Gabriele Savi, Giada Reggio, Maria Starace, Antonio Schiavo
A cura di Franz Prati.All’interno degli spazi dedicati al workshop, un gruppo di giovani ha dato vita ad un laboratorio artistico connotato da una coinvolgente atmosfera creativa, guidati dall’esperienza del tutor Franz Prati. Il processo creativo ha preso le mosse da una particolare lettura dell’arte canoviana, ognuno partendo da un punto di vista per lo più inedito che ha permesso di esprimere al meglio l’originalità di ciascuna proposta, nel clima di una collettività condivisa tra personalità variegate, con esperienze che vanno dall’architettura all’arte e provenienti da città diverse: Genova, Matera, Rimini, Foligno e Roma. I progetti pensati per lo spazio in cui saranno esposte hanno diversamente coniugato il legame sottile che si stabilisce tra classico e contemporaneo.
Il lavoro è iniziato con un’elaborazione, proposta dal tutor, di una serie di esempi della storia dell’arte contemporanea (da Dalì a Picasso, da Twombly a Kiefer) dove il rapporto tra classico e contemporaneo costituisce l’elemento caratterizzante. Alla luce di questo presupposto con un riferimento diretto all’opera del Canova, i giovani artisti hanno condotto il loro lavoro con l’obbiettivo di tradurre nel linguaggio contemporaneo la grande lezione del classico.
E così Lucilla Monardi lavora su una rilettura della “Maddalena Penitente”; Argenzia Gallotta impagina in un paesaggio metafisico frammenti canoviani; Gabriele Savi riconsegna l’immagine della Fornace in una sorta di wunder kammer; Giada Reggio dà forma ad un’opera-reperto in un fitto montaggio di elementi ritrovati; Maria Starace sovrappone in una figura duplicata l’immaginario del Piranesi e del Canova; Antonio Schiavo restituisce nel rapporto figura e sfondo la classicità del moderno miesiano con le forme canoviane.

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Libro. Aldo Buzzi: Tutte le opere

Posted by fidest press agency su giovedì, 6 febbraio 2020

In libreria dal 3 febbraio. Dal Taccuino dell’aiuto-regista a Parliamo d’altro, passando per l’ormai proverbiale L’uovo alla kok, tornano finalmente in libreria, per la prima volta raccolte in un unico volume, tutte le opere di Aldo Buzzi (1910- 2009), amatissimo “maestro nascosto” della nostra letteratura. Condotta sulle carte dell’archivio personale di Buzzi, questa edizione comprende un’ampia scelta di scritti rari o inediti, una cronologia della vita e delle opere, e un’introduzione firmata da Antonio Gnoli. Un percorso lungo quasi un secolo, affascinante e inafferrabile, che mescola con apparente noncuranza appunti di viaggio, riflessioni gastronomiche e memorie autobiografiche. Eclettico, (auto)ironico, imprevedibile, Buzzi conduce il lettore dalla Roma cinematografica di Fellini e Lattuada alla New York dell’amico Saul Steinberg, dalla Russia di Cechov all’Italietta carducciana, in un montaggio serrato di tempi, luoghi, persone e stati d’animo.(fonte: la nave di Teseo)

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Libro: Aldo Buzzi “Tutte le opere”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 gennaio 2020

Uscita prevista: 3 febbraio. Dal Taccuino dell’aiuto-regista a Parliamo d’altro, passando per l’ormai proverbiale L’uovo alla kok, tornano finalmente in libreria, per la prima volta raccolte in un unico volume, tutte le opere di Aldo Buzzi (1910- 2009), amatissimo “maestro nascosto” della nostra letteratura. Condotta sulle carte dell’archivio personale di Buzzi, questa edizione comprende un’ampia scelta di scritti rari o inediti, una cronologia della vita e delle opere, e un’introduzione firmata da Antonio Gnoli. Un percorso lungo quasi un secolo, affascinante e inafferrabile, che mescola con apparente noncuranza appunti di viaggio, riflessioni gastronomiche e memorie autobiografiche. Eclettico, (auto)ironico, imprevedibile, Buzzi conduce il lettore dalla Roma cinematografica di Fellini e Lattuada alla New York dell’amico Saul Steinberg, dalla Russia di Cechov all’Italietta carducciana, in un montaggio serrato di tempi, luoghi, persone e stati d’animo. collana i Venti – poesia (La Nave di Teseo Editore)

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Aldo Buzzi: Opere

Posted by fidest press agency su martedì, 14 gennaio 2020

Uscita prevista: 30 gennaio. Dal Taccuino dell’aiuto-regista a Parliamo d’altro, passando per l’ormai proverbiale L’uovo alla kok, tornano finalmente in libreria, per la prima volta raccolte in un unico volume, tutte le opere di Aldo Buzzi (1910- 2009), amatissimo “maestro nascosto” della nostra letteratura. Condotta sulle carte dell’archivio personale di Buzzi, questa edizione comprende un’ampia scelta di scritti rari o inediti, una cronologia della vita e delle opere, e un’introduzione firmata da Antonio Gnoli.Un percorso lungo quasi un secolo, affascinante e inafferrabile, che mescola con apparente noncuranza appunti di viaggio, riflessioni gastronomiche e memorie autobiografiche. Eclettico, (auto)ironico, imprevedibile, Buzzi conduce il lettore dalla Roma cinematografica di Fellini e Lattuada alla New York dell’amico Saul Steinberg, dalla Russia di Čechov all’Italietta carducciana, in un montaggio serrato di tempi, luoghi, persone e stati d’animo. collana i Venti – poesia. Editore: La nave di Teseo

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30 nuove opere artistiche dedicate a David Bowi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 gennaio 2020

Roma 11 gennaio 2020 al Largo Venue (Via Biordo Michelotti, 2) un’esposizione di trenta opere ispirate all’Uomo delle Stelle e realizzate dagli artisti di AIR (Aerografisti Italiani Riuniti) sarà il fiore all’occhiello della David Bowie Glam Night by BowieNext, il primo grande evento romano dedicato a David Bowie. Dalle ore 20,30 alla chiusura della serata, sarà possibile ammirare, in alcuni spazi dedicati all’esposizione, le opere artistiche create dagli artisti di AIR – Aerografisti Italiani Riuniti con le opere dei maestri RENATO CASARO – il più famoso artista al mondo nell’illustrazione cinematografica e autore della locandina italiana del film FURYO e MARIO ROMANI – illustratore della copertina di un volume sulla vita di Madonna.In occasione dell’evento DAVID BOWIE GLAM NIGHT dell’11 gennaio al LARGO VENUE alcuni artisti di AIR daranno vita ad una mostra di opere ispirate alla vita artistica e musicale di DAVID BOWIE, raccontando attraverso i colori il suo indimenticabile percorso. Saranno esposte circa 30 opere realizzate ad aerografo e tecnica mista, e durante la serata alcuni artisti di AIR si esibiranno live nella realizzazione di ritratti di David Bowie e di un body painting. Gli artisti AIR che ad oggi, con entusiasmo, hanno dato la loro adesione, provengono da tutta Italia e sono: Enrico Bertagnoli (Verona): Catia Trovarelli (Perugia); Cristina Taverna (Torino); Danilo Vadori (Torino); Francesca Cinquegrana (Latina); Giorgio Guazzi (Modena); Mario Romani (Ravenna); Arianna Fugazza (Ferrara); Deborah Trentin (Trento); Katia Gentile (Bari); Mita Procopio (Milano); Fabia Frozza (Treviso); Alessandro Cosentino (Roma); Frank Fabio Franchini (Voghera); Claudio Mazzi (Modena); Mike Tamas (Budapest, Ungheria); Albertina Lodi (Modena);Elisa Ruberti (Verona); Maria Principessa (Rieti) (Prezzo Biglietto: 15 euro)

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Aldo Buzzi: Opere

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 dicembre 2019

Uscita prevista: 30 gennaio. Dal Taccuino dell’aiuto-regista a Parliamo d’altro, passando per l’ormai proverbiale L’uovo alla kok, tornano finalmente in libreria, per la prima volta raccolte in un unico volume, tutte le opere di Aldo Buzzi (1910- 2009), amatissimo “maestro nascosto” della nostra letteratura. Condotta sulle carte dell’archivio personale di Buzzi, questa edizione comprende un’ampia scelta di scritti rari o inediti, una cronologia della vita e delle opere, e un’introduzione firmata da Antonio Gnoli. Un percorso lungo quasi un secolo, affascinante e inafferrabile, che mescola con apparente noncuranza appunti di viaggio, riflessioni gastronomiche e memorie autobiografiche. Eclettico, (auto)ironico, imprevedibile, Buzzi conduce il lettore dalla Roma cinematografica di Fellini e Lattuada alla New York dell’amico Saul Steinberg, dalla Russia di Čechov all’Italietta carducciana, in un montaggio serrato di tempi, luoghi, persone e stati d’animo. collana i Venti – poesia. (fonte: la nave di Teseo)

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Le opere di Giuseppe Capogrossi alla Galleria Nazionale

Posted by fidest press agency su sabato, 28 settembre 2019

Roma Sabato 5 ottobre 2019 ore 9.30 ingresso libero Sala Via Gramsci (ingresso da Via Gramsci 69). La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea in collaborazione con l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo ha promosso un progetto di ricerca sulla conservazione, restauro ed analisi delle tecniche e dei materiali costitutivi di tre dipinti del periodo astratto di Giuseppe Capogrossi, la Superficie 207 del 1957, la Superficie 538 del 1961 e la Superficie 553 del 1965, appartenenti all’importante corpus di opere dell’artista conservato presso il Museo. Questo progetto viene oggi presentato in occasione di una giornata di studi dedicata, per raccontare al pubblico, non solo di studiosi e addetti ai lavori, il percorso critico e conservativo svolto nel corso di circa due anni di ricerche. Lo studio intrapreso è stato un vero e proprio lavoro corale portato avanti da numerose Istituzioni che con entusiasmo hanno messo in campo le proprie risorse e competenze.La collezione Capogrossi presente alla Galleria Nazionale è composta da trentotto opere, sono dipinti, opere su carta e arazzi, appartenenti sia alla prima fase figurativa, sia al periodo non figurativo, del quale la Galleria possiede trentuno opere.Giuseppe Capogrossi, dopo il secondo conflitto mondiale, è stato tra i primi artisti italiani ad attuare una profonda trasformazione del linguaggio artistico, con l’abbandono del figurativo e l’invenzione di un “segno” astratto personalissimo, che lo contraddistingue e ne ha consacrato l’affermazione internazionale. Il progetto di ricerca ha interessato un’approfondita campagna diagnostica, accuratamente documentata da immagini fotografiche, volta ad identificare la modalità operativa della sua produzione astratta ed i materiali pittorici maggiormente utilizzati. La comunità scientifica coinvolta, partner del progetto, è rappresentata dal Dipartimento di Chimica dell’Università La Sapienza di Roma, dal Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università degli Studi di Pisa, dall’Istituto di Cristallografia del CNR di Roma, dall’Istituto di Metodologie Chimiche ISB-CNR e dalla Scuola di Conservazione e Restauro (DISPeA) dell’Università di Urbino. Le numerose indagini scientifiche effettuate sono state in parte finanziate dal nodo italiano della infrastruttura di ricerca E-RIHS (European Research Infrastructure for Heritage Science). Il progetto di ricerca è risultato vincitore della call di accesso ai laboratori MO-LAB e FIXLAB del 2017 (www.erihs.it).

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Europa creativa: sì a mobilità degli artisti e circolazione delle opere

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 marzo 2019

Strasburgo Il Parlamento europeo ha votato per raddoppiare il bilancio 2021-2027 del programma Europa creativa, per una migliore circolazione internazionale delle opere e sostenere la mobilità degli artisti.Il testo, approvato con 501 voti a favore, 51 contrari e 42 astensioni, è inoltre incentrato sulla promozione delle tecnologie digitali nel settore creativo.Il Parlamento sostiene una maggiore mobilità degli artisti, incoraggiando fortemente gli scambi transfrontalieri di creativi e artisti, anche attraverso programmi comuni di residenza. I settori dell’editoria, del cinema, della musica, dei festival, del patrimonio culturale e dell’architettura beneficeranno di diverse azioni finanziate nell’ambito di questo programma.I deputati ribadiscono l’importanza di coinvolgere un pubblico giovane, soprattutto per promuovere l’utilizzo di opere audiovisive attraverso canali legali. Anche l’alfabetizzazione mediatica è una delle priorità del programma, con i membri della commissione per la cultura e istruzione che insistono sul suo contributo per lo sviluppo di un pensiero critico.Anche i professionisti dei nuovi media dovrebbero beneficiare del programma.La relatrice Silvia Costa (S&D, IT) ha dichiarato: “Ho voluto rafforzare tre aree: il valore intrinseco della cultura, la mobilità degli artisti e degli operatori culturali e lo sviluppo di una narrazione sulle radici comuni europee e la diversità”.Ha poi aggiunto: “I talenti europei – specialmente le giovani generazioni – dovrebbero poter muoversi liberamente e far circolare le loro opere, avere la possibilità di lavorare su coproduzioni ed essere ulteriormente sostenuti, a fronte dell’attuale mancanza di fondi che causa una grande perdita di opportunità”.

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“Si restituiscano alle famiglie ebree le opere trafugate dai nazisti”

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

Firenze. Si è tenuto presso l’Auditorium Vasari degli Uffizi per il Giorno della Memoria un incontro con studiosi e la presidente Ucei Noemi di Segni.
Durante gli anni della seconda guerra mondiale sono state “tantissime le opere d’arte trafugate dai nazisti, non solo a musei, ma anche a famiglie e sinagoghe: stiamo parlando di centinaia di migliaia di pezzi, spesso depredati mentre si destinavano i legittimi proprietari a morire nei campi di concentramento. È un tema importante e doloroso, taciuto troppo a lungo: oggi vogliamo togliere il velo anche a questo grande dramma della Shoah”.
Lo ha ricordato il direttore degli Uffizi di Firenze Eike Schmidt, aprendo l’evento ‘Giorno della memoria 2019 – I sommersi e salvati nelle collezioni delle Gallerie’, tenuto oggi all’Auditorium Vasari. “I governi – ha lanciato un appello il direttore – dovrebbero istituire commissioni che si impegnino attivamente, come tra l’altro in Italia avviene già, grazie al Nucleo di Tutela dei Carabinieri: è questo il modello che speriamo altri Paesi scelgano di seguire”. All’evento hanno preso parte, oltre a studenti degli istituti toscani, storici dell’arte degli Uffizi come Claudio Di Benedetto e Simonella Condemi e la ricercatrice dell’istituto toscano della Resistenza Valeria Gallimi, la presidente delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Noemi Di Segni e quello dell’Aned Alessio Ducci.
Di Segni ha sottolineato che l’avere depredato le famiglie ebree dei loro tesori artistici “faceva parte di un disegno di sterminio ben preciso, che si esplicitava anche sulla dimensione del possesso, per il valore che potevano avere le collezioni, ed anche in quanto parte di una sistematica distruzione di identità, nella misura in cui l’arte è componente di una ricchezza interiore delle persone che la custodivano o la realizzavano”. La presidente dell’Ucei ha poi voluto ringraziare gli Uffizi per aver dato vita alla battaglia per far tornare il ‘Vaso di Fiori’ di Jan Van Huysum, rubato dai nazisti nel 1944, a Palazzo Pitti: “è una vicenda che abbiamo seguito e continuiamo a seguire con grande attenzione”, ha detto.

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Presentazione ed esposizione dell’opera nelle sale della Raccolta Lercaro

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 dicembre 2018

Bologna Mercoledì 12 dicembre 2018, ore 18:30 Via Riva di Reno 57 Presentazione ed esposizione dell’opera nelle sale della Raccolta Lercaro. La Fondazione Lercaro e l’Istituto Zoni di Bologna sono liete di presentare l’esposizione, negli spazi museali della Raccolta Lercaro, della splendida tavola di Simone di Filippo Benvenuti detto “dei Crocifissi” (Bologna, 1330 ca-1399) raffigurante l’Incoronazione della Vergine.Si tratta di una tempera su tavola firmata e datata 1382, custodita dalle Suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret all’interno dei locali dell’Istituto Zoni di Bologna, sorto accanto alla piccola chiesa di Santa Maria Incoronata, nel tratto di mura tra Porta San Vitale e Porta San Donato.Restaurata a cura della Fondazione Lercaro dal laboratorio di Camillo Tarozzi sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna, per gentile concessione dell’Istituto Zoni, questo piccolo ma prezioso dipinto entra ora nel percorso museale della Raccolta Lercaro per mostrarsi a tutti nella profonda delicatezza dei colori e nella ricca simbologia dei significati.
Orari di apertura museo: giovedì e venerdì, 10-13 sabato e domenica, 11-18.30
Aperto: 26 dicembre (11-18.30), 27 e 28 dicembre (10-13), 29 e 30 dicembre (11-18.30).
Chiuso: 24, 25, 31 dicembre 2018 e 1° gennaio 2019. Da giovedì 3 gennaio le aperture seguiranno nuovamente l’orario ordinario.

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Le 100 opere di Andy Warhol

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Cortina dal 7 dicembre 2018 al 22 aprile 2019 al Museo d’Arte Moderna Mario Rimoldi oltre 100 opere di Andy Warhol raccontano la storia del più pungente interprete della società di massa e del consumismo, illuminante sociologo dell’America Anni ‘60: Andy Warhol Superstar.
Andrew Warhol Jr è stato non solo il più acuminato interprete della società di massa e del consumismo, folgorante sociologo dell’America Anni ‘60, ma è stato anche colui che ha saputo trasformare in arte i feticci dell’immaginario collettivo americano, anticipando l’instaurarsi del potere dei mass media.
Andy Warhol fotografo, regista, designer e illustratore, padre della Pop Art che ha trasformato in icone la Coca Cola, Elvis Presley, la Campbell’s Soup, Liz Taylor e Marilyn Monroe, il biglietto del dollaro e Jackie Kennedy.
Andy Warhol Superstar una definizione che appare scontata e che rimanda alla figura dell’artista simbolo di una New York edonista e scatenata, che diventò punto di riferimento di grandi attori e attrici, rock star, stilisti e persino politici.
La mostra con 140 opere racconta tutto il suo percorso professionale presentandone i capolavori di ogni periodo: partendo dalla coloratissima Liz (1964), passando per i dipinti dei francobolli, come S&H Green Stamps (1965), fatti con stampini ripetuti e più e più volte sulla carta arrivando all’immancabile Marilyn – tra le quali in mostra quelle del 1967, del 1970 e del 1985. E ancora, cinque splendide Cow (dal 1966 al 1978) accanto ad altre super icone: le Brillo Box e i primi Flowers (1964), esposte a suo tempo nella prestigiosa galleria di Leo Castelli come se fossero sgargianti carte da parati. E anche la serie Ladies and Gentlemen (1975), la serigrafia dell’intramontabile Brillo Box (1970), i Flowers (1970 e 1974), i Mao (1972 e del 1974), con i quali Warhol inaugura una nuova pittura meno neutrale e più gestuale senza dimenticare le Campbell’s Soup (1968/69), il Mick Jagger (1975) donato e dedicato da Andy Warhol all’attrice Dalila Di Lazzaro e i Camouflage del 1987.Warhol moriva in quell’anno, dopo essere scampato miracolosamente alla nera signora nel 1968 quando una pazza gli spara al ventre.
Il percorso della mostra che si avvia negli anni Cinquanta, quando Warhol debutta nella commercial art e lavora come illustratore per riviste prestigiose (da Harper’s Bazar al sofisticato New Yorker) e come disegnatore pubblicitario vuole raccontare l’incredibile vita di un uomo, personaggio e artista, che ha cambiato i connotati del mondo dell’arte ma anche della musica, del cinema e della moda, che ha stravolto radicalmente qualunque definizione estetica precedente. I suoi 5 minuti di celebrità continuano ancora.
Con il Patrocinio della Regione Veneto e Provincia di Belluno, del Comune di Cortina d’Ampezzo e Campionati del Mondo di Sci Alpino Cortina d’Ampezzo 2021, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia ed Eugenio Falcioni, in collaborazione con Art Motors, ed è curata da Gian Camillo Custoza.
ORARI DI APERTURA dal 7 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019 Tutti i giorni
10.30 – 12.30 / 15.30 – 19.30(ultimo ingresso 30 minuti prima)
dall’8 gennaio al 22 aprile 2019 lunedì chiuso da martedì a domenica 15.30 – 19.30(ultimo ingresso 30 minuti prima) Aperture straordinarie lunedì 22 aprile 15.30 – 19.30 (ultimo ingresso 30 minuti prima) Biglietti Intero € 13,00 Ridotto € 11,00

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Esposizione collettiva con opere di Navid Azimi Sajadi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

Reggio Emilia dal 1 al 22 dicembre 2018, presso la sede di via Montagnani Marelli 18 a Gavassa di Reggio Emilia, “OfficinARS – Durante e dopo: Resilienza”, esposizione collettiva con opere di Navid Azimi Sajadi, Penelope, Federica Poletti, Marika Ricchi, Thomas Scalco, vincitori dell’omonimo concorso. L’inaugurazione si terrà sabato 1 dicembre alle ore 17.00.
Giunto alla terza edizione, il Premio OfficinARS trae spunto dalla storia dell’edificio che lo ospita – scuola ottocentesca rivolta alle fanciulle povere – per individuare e promuovere gli artisti emergenti che operano sul territorio nazionale. Le attività dell’associazione, presieduta da Maria-Teresa Crispo, tendono inoltre a stabilire un legame tra l’arte e la solidarietà, sostenendo un’associazione che gestisce un orfanotrofio a Goma, nella Repubblica Democratica del Congo.La mostra “OfficinARS – Durante e dopo: Resilienza” è l’esito di un concorso ad accesso gratuito al quale hanno partecipato artisti di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Una giuria professionale, composta da Gianantonio Cristalli (Presidente della commissione – scultore e docente di scultura), Francesca Baboni (critico d’arte, curatrice) e Daniele De Luigi (curatore di fotografia e arte contemporanea) ha selezionato i cinque vincitori le cui opere saranno inserite nel catalogo annuale dell’Associazione Villa Sistemi Reggiana e successivamente esposte al Museo Storico Archeologico di Nola (5-31 gennaio 2019). Il progetto è realizzato con il patrocinio del Comune e della Provincia di Reggio Emilia e la collaborazione del Museo Storico Archeologico di Nola (NA) e del Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi (LU). La sede di Villa Sistemi Reggiana è accessibile da lunedì a venerdì con orario 9.00-18.00. Finissage: sabato 22 dicembre 2018, ore 18.00. Ingresso libero. http://www.villasistemireggiana.it.

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Marco Belpoliti: Primo Levi, Opere complete III (Einaudi)

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Torino giovedì 13 settembre alle ore 18, il Circolo dei lettori via Bogino 9, ospita Primo Levi, Opere complete III (Einaudi), il volume curato da Marco Belpoliti. Il curatore è in dialogo con lo scrittore Francesco M. Cataluccio.
Nel 1961 Primo Levi risponde a un questionario di Storia illustrata: è la sua prima apparizione nella veste di intervistato su un giornale. Da allora al 1987, anno della morte, le sue interviste censite sono state oltre 300. Quelle più ampie e rilevanti sono raccolte in questo volume, con un apparato di note che le contestualizza.
Si tratta di uno snodo fondamentale per conoscere la figura intellettuale e morale di Primo Levi. Uno strumento che restituisce la voce allo scrittore, conversatore sempre acuto, pacato e gentile, estremamente lucido anche quando parla a braccio, come si vede nei testi sbobinati da registrazioni di interviste o interventi orali. Molte di queste registrazioni – per esempio quelle di un ciclo di incontri alla Radio della Svizzera Italiana – sono qui trascritte per la prima volta. Accanto agli interventi di testimonianza, intensificati soprattutto negli incontri con gli studenti, entrano in gioco i discorsi sul proprio essere scrittore (anzi, chimico e scrittore), e sono dichiarazioni preziosissime per comprendere a fondo il suo rapporto con la letteratura. Levi parla distesamente di questioni scientifiche, di politica, dei suoi rapporti con l’ebraismo.Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili.

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Opere del dopoguerra italiano dalla collezione di Fondazione Cariverona

Posted by fidest press agency su domenica, 9 settembre 2018

Verona 13 ottobre – 9 dicembre 2018 Apertura al pubblico durante ArtVerona Sabato 13 ottobre e domenica 14 ottobre dalle 11 alle 20 Fino a fine mostra sabato e domenica dalle 11 alle 20
Fondazione Cariverona, Palazzo Pellegrini Via A. Forti 3. Fondazione Cariverona apre al pubblico la sua sede, lo storico Palazzo Pellegrini in via Achille Forti a Verona, con la mostra Un nuovo gesto, una nuova materia dedicata alle opere della sua collezione che più rappresentano la stagione informale e ospitata in uno spazio appositamente restaurato e visitabile per la prima volta in questa rinnovata veste. La selezione delle opere fa parte di un più ampio progetto di condivisione con il pubblico della collezione di Fondazione Cariverona all’interno della nuova sala espositiva, che insieme al cortile monumentale ospiterà esempi della più vasta raccolta conservata dall’istituzione.L’inaugurazione di questo spazio raccolto al piano terra dell’importante atrio di Palazzo Pellegrini, coincide con le giornate di ArtVerona, la fiera d’arte giunta quest’anno alla sua quattordicesima edizione.
La rassegna Un nuovo gesto, una nuova materia raggruppa una serie di 15 opere emblematiche realizzate tra il 1945 e il 1961 e selezionate da Luca Massimo Barbero – direttore artistico della collezione. I lavori appartengono ad artisti aderenti ai movimenti del Fronte Nuovo delle Arti (1946-1950) e del Gruppo degli Otto (1952-1954) che rappresentano la forza della tendenza avanguardistica post-bellica dell’arte italiana: opere che evidenziano il sorgere di nuove sensibilità artistiche e di una nuova dimensione compositiva e materica.

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Le opere di Molière hanno, su di me, esercitato un indubbio fascino

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 luglio 2018

Forse lo devo al fatto che ho, praticamente da sempre, inseguito la parte ironica se non comica della vita a dispetto dei malanni che mi capitavano sia personalmente sia attraverso i miei familiari. Penso tra l’altro alla “Scuola dei mariti” e a quella delle “mogli” che Molière nel giro di due anni tra il 1661 e il 1662 scrisse con l’intento di mettere in ridicolo i vecchi Cresi che presumono di ottenere l’amore di giovani spose, come quelle che a dispetto di tutte le precauzioni sanno sempre dirigere in meglio i loro affetti.
Com’è noto la “Scuola delle mogli” ottenne, nello specifico un successo strepitoso che scombussolò i critici, i quali aggredirono l’autore con i loro invidiosi scritti. Alla critica il Molière risposte mettendo in scena gli avversari nella commedia “La critica della scuola delle mogli”. Con i personaggi satirici di quest’opera il Molière vinse, sì, ma non guadagnò certamente l’amicizia né dei vecchi marchesi, né delle “preziose”, né dei suoi rivali messi in azione.
Ma dire d’essermi fermato a questo filone narrativo sarei senza dubbio riduttivo. Cinque anni dopo La scuola dei mariti” venne il misantropo dove colse l’occasione per criticare, magistralmente, la società del suo tempo. Si vuole che nei due protagonisti il Molière rappresentasse se stesso dal lato peggiore ed esagerando e la propria moglie che fu il suo tormento. Sta di fatto che in questo studio il cuore umano è penetrato in modo sorprendente e messo a nudo con un’efficacia descrittiva da vero intenditore e pedagogo. L’anno successivo scrisse “Il Tartufo” e divenne il suo capolavoro in assoluto per il teatro comico francese.
L’ipocrisia vi è rappresentata nel modo più reale e più sincero. L’ha studiata in tutti gli aspetti, così da renderla ripugnante. L’azione è svolta magistralmente fino allo scioglimento, i caratteri sono di una precisione e di una così fedele verità da credere impossibile il profondo acume che li ha penetrati.
Si dice che l’intitolazione “Tartufo” gli fosse suggerita da un abate italiano, il quale alla vista di un piatto di tartufi avendo esclamato “Tartuffi!” con tale beata sensuale cupidigia da impressionare profondamente Molière.
Sulla commedia il Paganini scrisse in proposito: “E’ da credersi che ai tempi di Molière la classe degli impostori fosse in Francia tanto numerosa quanto quella dei vecchi marchesi e delle preziose ridicole, poiché la nuova commedia di Molière destò una tempesta. I gesuiti stessi se ne occuparono. L’autore fu accusato di aver voluto gettare il ridicolo sulle cose religiose e la commedia fu proibita per ordine del re subito dopo la prima rappresentazione.
Molière lasciò passare la burrasca, poi ricominciò. Nell’assenza del re la polizia credette bene d’intromettersi, ma Molière che ben conosceva le buone disposizioni personali del re per lui e per il suo Tartufo, gli mandò due servi con un promemoria in cui si difendeva energicamente. Il re gliela diede vinta e permise la rappresentazione.”
Ma in tutto questo come tralasciare l’Avaro? E’ se vogliamo l’unico lavoro che il Molière scrisse in prosa eccettuato il “Convitato di pietra” e il “Borghese gentiluomo”. L’avaro è derivato da una delle più note commedie di Plauto: l’Aulularia, e se parecchi dei migliori tratti sono del poeta latino, tuttavia la parte comica d’invenzione è magnifica. (Riccardo Alfonso)

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Cinque opere di pittori

Posted by fidest press agency su martedì, 9 maggio 2017

mostra catanzaroCatanzaro Venerdì 19 Maggio ore 18:00 (Orario per gli altri giorni fino al 9 giugno: Martedì-Domenica 15:00 – 20:00) Galleria Arte Spazio – Via Lucrezia della valle 72 Cinque Pittori con Opere di:Giuseppe Barilaro – Giulio Catelli – Piero Mascetti – Ignazio Schifano – Marco Stefanucci. Testi in catalogo: Andrea Romoli Barberini.
Dal testo di Andrea Romoli Barberini: In altri termini, un po’ come avvenne con l’avvento della fotografia, che sembrava, a detta di molti, sancirne la fine, le discipline pittoriche, affrancate dall’obbligo della rappresentazione oggettiva, passato in mano ai maestri dell’istantanea, poterono aprire, tra gli altri, l’infinito fronte della soggettività per scandagliarne i territori, fino al completo superamento dei principi mimetici e al raggiungimento dell’aniconismo. Allo stesso modo, oggi, proprio per effetto della sua marginalità, la pittura può rimodularsi senza frenetiche ansie di allineamento, per riprendere e sviluppare percorsi interrotti o aprirne di ulteriori, senza escludere la possibilità dello scambio e della contaminazione con altre discipline, anche al di fuori delle licenze concesse dalla post-modernità. (foto. mostra catanzaro)

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Visite guidate alle opere custodite all’Ospedale Papa Giovanni XXIII

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

ospedale-bergamo-papaBergamo domenica 9 aprile a partire dalle 9.30 all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo in occasione dell’open day “Cura e cultura”. Sono disponibili 4 visite guidate: alle 9.30, 11.30, 14.30 e alle 15.30 con ritrovo al Punto Informazioni (ingresso est. Parcheggio consigliato: est e nord). La partecipazione è gratuita, ma è obbligatoria la registrazione entro venerdì 7 aprile scegliendo l’orario più congeniale accedendo allo home page del sito web http://www.asst-pg23.it oppure tramite la pagina Facebook ufficiale dell’ASST Papa Giovanni XXIII. Ogni gruppo può essere composto al massimo da 30 persone e ogni visita dura circa 2 ore. E’ importante portare con sé la ricevuta cartacea dell’iscrizione il giorno della visita e cancellarsi sulla medesima piattaforma se si cambia idea o se si è impossibilitati a partecipare.
“Da sempre l’ospedale di Bergamo offre cura, ma anche cultura – spiega Carlo Nicora, direttore generale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. Abbiamo quindi deciso di dare ai bergamaschi, e non solo, un’occasione unica per scoprire il nostro patrimonio artistico, con un focus sulle opere di artisti contemporanei che abbiamo la fortuna di custodire. Artisti che, attratti dalla reputazione che la nostra azienda ha saputo costruirsi negli anni in tutto il mondo, hanno scelto il contesto del Papa Giovanni XXIII per valorizzare i loro lavori”.Il percorso prevede 5 tappe: si inizia con la chiesa dedicata al San Giovanni XXIII, firmata degli stessi progettisti dell’ospedale, gli architetti Aymeric Zublena, Pippo e Ferdinando Traversi. Scrigno di luce all’ingresso principale del Papa Giovanni, è frutto dell’innovazione tecnologica portata da Italcementi spa e del talento di tre artisti lombardi (Andrea Mastrovito per le absidi, Stefano Arienti per le decorazioni murarie e per il portale, Fernando Frères per la via crucis).
A seguire sarà la volta del monumento di Francesco Pedrini, il bonsai in stile fukinagashi. Ispirato alle piante che crescono sui precipizi delle montagne, dove il vento è costante e forte, questo bonsai incastonato in una pietra di Zandobbio ricorda come sia fondamentale resistere alle avversità della vita, le quali ci modellano, ci plasmano e spesso ci rendono più forti.
Il percorso proseguirà verso Hospital street per il ritratto di Papa Giovanni XXIII, opera dell’artista cinese Yan Pei-Ming, noto in tutto il mondo per i suoi grandi ritratti quasi monocromatici – in nero, grigio e rosso combinati con il bianco – di rappresentanti delle massime tendenze politiche, religiose, del mondo della cultura e dello spettacolo.
Si passerà poi a “Ai nati oggi” di Alberto Garutti, che collega le sale parto dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII con Piazza Dante in centro a Bergamo, dove la luce dei lampioni aumenta di intensità quando nasce un bambino.
Penultima tappa sarà The Tube One, primo esempio in Italia di progetto d’arte pubblica realizzato in ambito ospedaliero, che riunisce le opere di 18 artisti bergamaschi, che hanno donato al Papa Giovanni XXIII i loro lavori più rappresentativi. Le opere sono esposte sulle pareti del corridoio che collega l’ingresso sud con la torre 7, a piano terra della piastra centrale del Papa Giovanni XXIII, cuore pulsante dell’ospedale bergamasco, e anche contenitore innovativo di arte e cultura.Il percorso si concluderà con l’opera di Primo Formenti “Racconto”, installata nei pressi dell’ingresso sud, e donata all’Ospedale di Bergamo dalla ditta Cropelli S.r.l. di Palazzolo sull’Oglio (Brescia), che vuole essere per pazienti e visitatori un messaggio di speranza e di ottimismo.A guidare i visitatori spiegando loro caratteristiche e particolarità delle opere saranno gli studenti della classe quarta del Liceo linguistico “La Traccia” di Calcinate, appositamente formati per fare da “ciceroni” ai visitatori, nell’ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro iniziato lo scorso mese di febbraio.

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Cécile Hummel:La mémoire du temps dans l`espace

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 marzo 2017

cecil-hummelPalermo mercoledì 8 marzo 2017, ore 18.30 (durata: 8 marzo – 30 aprile 2017) Galleria Francesco Pantaleone arte Contemporanea, via Vittorio Emanuele 303. La mémoire du temps dans l`espace racconta in una sorta di dossier l’identità di un Mediterraneo contemporaneo che ha nella sua carne la memoria del passato e nel presente le contradizioni e le complessità di un sistema vivo. Hummel rilegge con il suo lavoro tracce che poi non sono altro che la quotidianità: oggetti di riuso, architetture, animali, scorci, giardini, elementi significativi di come l’uomo percepisce e subisce lo spazio e il tempo.
La selezione di opere per il progetto La mémoire du temps dans l`espace alla Galleria Francesco Pantaleone si compone di opere fotografiche, disegni e installazioni e nasce da una serie di viaggi tra Italia, Egitto e Marocco, una teoria di sguardi sulle città e di vite vissute nella loro apparente normalità. La Sicilia soprattutto è riletta attraverso piccoli dettagli che ingigantiscono, ripetono e dispongono immagini come tasselli di un puzzle. Grandi o piccole definizioni di universi in cui ogni cosa ha un preciso senso. Archivi appunto, identità recuperate da un passato sbiadito che sopravvive nel presente, s’intreccia con scene di vita reale, diventa alterità.
Il lavoro di Cécile Hummel è certamente metafisico, alcuni sguardi sfuggono ad una precisa classificazione, sono rappresentazioni del mondo: alcuni oggetti sono reali ma perdono la propria connotazione e finiscono per diventare astratti. Le opere fotografiche raccolgono ornamenti, reperti, paesaggi che Hummel ricompone come fossero documenti da mostrare, studiare, tenere sotto agli occhi. I disegni contribuiscono alla riflessione, sono pause per pensare, descrivono forme precise, replicate, e restano sospesi tra reale e tridimensionale. Sono un commento ulteriore, appunti quasi, di certo sono approfondimenti.
Questo sforzo sistematico e non necessariamente ordinato, la documentazione sentimentale di una bellezza percepita nel suo segno distintivo, il romantico tentativo di classificare una cultura che affonda il suo intimo significato nella comune appartenenza, fanno del lavoro di Hummel una versione collettiva di quello che è invece il suo processo cognitivo, la sua capacità di legarsi ai luoghi e alla loro storia, di percepire quella parte di verità che rende una e una sola l’esperienza. (A cura di: Agata Polizzi)

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