Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 229

Posts Tagged ‘opinione pubblica’

Ripartire dal giornalismo fatto dai professionisti per ricostruire l’opinione pubblica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

Napoli lunedì 24 settembre a partire dalle 14 e 30 presso l’aula De Sanctis dell’Università di Napoli Federico II. Siamo agli albori di un nuovo umanesimo alimentato dall’informazione proprio oggi che lo spazio condiviso è frammentato, aggredito da pensieri populisti e fake news. Sono questi i concetti alla base di “Public Mind: costruzione dell’opinione pubblica nell’era dell’algoritmo”, il tema cui è dedicata l’edizione 2018 di “Nostalgia di Futuro”.
Il titolo della manifestazione è ispirato a Public Mind di Bill Moyers, serie tv che esplora gli Usa degli anni ’90. Nostalgia di Futuro apre di fatto il Prix Italia Rai, l’evento che da 70 anni riunisce tutti i broadcaster del mondo. “Oggi l’opinione non è più pubblica, in quanto ognuno ha la propria, – ha spiegato Derrick de Kerckhove, direttore scientifico di TuttiMedia e Media Duemila – e i giornalisti devono capire che la stessa opinione si è estinta come un fiume non più alimentato”. Si tratta di un problema universale: viviamo in tempi di società complesse e iperconnesse, e per ricostruire la mente pubblica va affrontato un processo di intelligenza connettiva che fornisca nuove regole. A tutti i media è assegnato un ruolo in tale processo, ma il punto giusto da cui ripartire è il giornalismo fatto dai professionisti. Giornali e giornalisti sono difronte ad una sfida epocale: sono loro il nucleo da cui ripartire, contrariamente a quanto le apparenze mediatiche lascerebbero intendere.
“I giornalisti forse non hanno colto il pericolo che l’opinione pubblica consapevole si sarebbe estinta come un fiume non più alimentato – ha continuato de Kerckhove – perché aggredita da pensieri populisti fondati non più su ragioni pubbliche, ma su opinioni emotive di ciascuno. Queste irrompono, in maniera devastante, nella dimensione spaziale e filosofica dell’informazione come desideri di un popolo che spesso non esiste come comunità umana connessa su valori e principi condivisi.Il giornalismo è centrale, in questo momento storico. La televisione, in passato, creava spazio e mente pubblica, oggi il medium dominante è lo smartphone. Con YouTube la gente ha preso possesso del media Tv e ciascuno, da ‘individuo sconnesso’, crea il suo pubblico. Viviamo in un momento di dissenso e divisione; è urgente studiare le fonti utili a recuperare il senso dello spazio condiviso”.Interverranno: Stefano Cuzzilla (presidente nazionale di Federmanager), Ottavio Lucarelli (presidente Ordine dei Giornalisti Campania), Gaetano Manfredi (Rettore Unina), Andrea Riffeser Monti (presidente Fieg), Franco Siddi (presidente TuttiMedia). Dopo l’intervento del sottosegretario all’Editoria Vito Crimi, Derrick de Kerckhove sarà a tu per tu con Laura Bononcini (Facebook), Carlo Bordoni (Corriere della Sera), Claudio Brachino (VideoNews), Fabrizio Carotti (Fieg), Mario Cardoni (Federmanager), Massimo Di Felice (Università San Paolo – BR), Karina Laterza (Segretario Generale Prix Italia Rai), Raffaele Lorusso (Fnsi), Antonio Pescapè (Digita Academy), Silvio Siliprandi (Hoda). La premiazione si svolgerà infine con Valeria Fascione (assessore Startup – Innovazione e Internazionalizzazione Regione Campania), Luigi Bianco (Federmanager), Marina Ceravolo (Rai Pubblicità), Daniela D’Aloisi (Fub), Luigi Rocchi (Rai), Maria Pia Rossignaud (TuttiMedia/Media Duemila), Claudio Silvestri (Segretario SUGS) Carlo Verna (presidente del Consiglio dell’Ordine nazionale dei giornalisti).

Posted in Cronaca/News | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Verità e controlli sul web

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 ottobre 2017

webIl XXI secolo ci sta rendendo sempre più consapevoli dell’importanza della comunicazione sul web. Siamo passati in poco più di un secolo dal primato della carta stampata alla radio e alla televisione allo streaming che ora è offerto anche da parte di diverse reti televisive, come la RAI e ad altri sistemi come facebook dove si può interagire con tutti coloro che vi accedono liberamente nel mondo. Non solo. La carta stampata, la televisione e la radio in particolare sono percepite dall’opinione pubblica, più che in passato, come condizionate dal potere politico esistente e dai grossi potentati economici e finanziari mentre il “fai da te” sul web permette di dialogare con chicchessia e di liberarsi dai rispettivi assilli esistenziali rendendone partecipi tutti i navigatori che vi entrano in contatto. Ma questa opportunità appare sempre di più un metodo inteso a sfuggire al controllo delle cosiddette democrazie da sempre orientate al controllo delle informazioni e a manovrarle secondo le proprie convenienze per cui si cerca ora di correre ai ripari prevedendo un controllo preventivo delle fonti con la scusa che le notizie che viaggiano su internet possono essere false e devianti un corretto rapporto tra cittadini tra loro e le istituzioni.
Noi italiani abbiamo avuto un’esperienza diretta durante il regime fascista dove i nostri padri fidandosi poco delle informazioni istituzionali avevano coniato un marchingegno oltremodo efficace con “radio gavetta” che altro non era che un discreto ma valido passa parola per venire a capo di quelle verità che i governanti volevano nascondere alle masse popolari. Ci toccherà forse ritornare a questo metodo se i nostri governanti decideranno di rimetterci in riga convinti che la libertà di parola è solo un opzional che spetta alle classi privilegiate e non all’uomo qualunque? Mala tempora currunt, sed peiora parantur. (servizio Fidest)

Posted in Confronti/Your opinions | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

La verità è un optional?

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 gennaio 2017

Online Banking ComputerE’ mia convinzione che oggi più che in passato sia necessario avere una mente intuitiva, culturalmente preparata e votata agli approfondimenti, per sfuggire alle insidie di una informazione capziosa, volutamente di parte e abile nel dare una visione distorta, nel senso pro domo sua, degli accadimenti in specie afferenti la sfera economica, politica e sociale. Il recente referendum costituzionale ci ha dato una “prova provata” di tutto questo, ma questa volta il risultato ha dimostrato che se ben informati gli elettori sono in grado di dare risposte “sorprendenti” ai mistificatori di professione. E’ che l’idea che si son fatta taluni uomini politici e i personaggi che passano per i rappresentanti dei “poteri forti”, ovvero di coloro che detengono le leve del potere e sono in grado di condizionare i media, è che l’opinione pubblica deve essere amministrata dall’alto e manipolata a dovere non avendo che una scarsa considerazione della sua capacità di pensare con la propria testa e soprattutto di elaborare il pensiero in termini critici e di soppesarne i pro e i contro.
Ora, anche in base agli accadimenti internazionali, c’è il pericolo che questi “manovrieri” corrano ai ripari cercando di bloccare quei veicoli indipendenti dai loro influssi come l’informazione che proviene dal web. E’ un rischio concreto e ne hanno i mezzi. Sta a noi ora e non poi bloccare le loro trame e dimostrare che un paese, ma anche una comunità mondiale, non si governa con il controllo delle menti ma con la libertà di pensiero e che il fine ultimo sta nel prevalere dell’essere sull’avere. (fonte: Centri studi di cultura politica della Fidest)
The truth is an option?
Online Banking ComputerAnd ‘my belief that today more than ever it is necessary to have an intuitive mind, culturally prepared and voted to insights, to escape the pitfalls of a specious information, deliberately biased and skillful in giving a distorted view, meaning pro domo sua, of events especially related to economic, political and social. The recent constitutional referendum gave us a “solid proof” of all this, but this time the result has shown that if well-informed voters are able to give “surprising” answers to mystifying the profession. And ‘that the idea that we are made certain politicians and the characters who pass through the representatives of the “big powers”, ie those who hold the levers of power and are able to influence the media, is that public opinion It must be administered properly manipulated from above and not having a poor view of his ability to think for themselves and especially to develop critical thinking in terms and weigh up the pros and cons.
Now, even by international events, there is the danger that these “maneuverable” will seize the relay trying to block those independent vehicles from their influences how information coming from the web. It ‘a real risk, and they have the means. It’s up to us now and not then stop their plots and to demonstrate that a country, but also a world community, is not governed by mind control but with the freedom of thought and that the ultimate goal is to prevail on being ‘ have. (Source: the Fidest political culture studies centers)

Posted in Confronti/Your opinions, Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , | Leave a Comment »

Chi ha paura dell’opinione pubblica?

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2011

«Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Portate alla luce del giorno questi segreti, descriveteli, rendeteli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri » Il progresso dilaga a velocità sempre maggiore, superando di gran lunga nel giro di pochi decenni il cammino compiuto di precedenti secoli e millenni… La stampa è l’unica a lavorare per il pubblico interesse. “L’interesse di tutti è l’interesse di nessuno”, ma questo non vale per il giornalista: esso è suo per adozione. Se non fosse per le sue attenzioni, quasi ogni riforma fallirebbe in partenza. Egli ricorda ai funzionari il loro dovere. Denuncia piani segreti di ladrocinio. Promuove ogni promettente progetto di sviluppo.
Avvicina tra loro le classi e le professioni, insegna loro ad agire di concerto sulla base del senso civico comune. La nostra Repubblica e la sua stampa progrediranno o cadranno insieme. Una stampa capace, animata da spirito civico, con un’intelligenza allenata a distinguere ciò che è giusto e ad avere il coraggio di realizzarlo, può preservare quella pubblica virtù senza la quale il governo del popolo non è che impostura e dileggio. Una stampa cinica, mercenaria, demagogica e corrotta a lungo andare renderà il popolo tanto ignobile quanto lo è essa stessa. Il potere di plasmare il futuro della Repubblica è nelle mani dei giornalisti delle future generazioni.” “Un’opinione pubblica ben informata è la nostra corte suprema. Perché a essa ci si può appellare contro le pubbliche ingiustizie, la corruzione, l’indifferenza popolare o gli orrori del governo”.
Joseph Pulitzer Famoso giornalista ed editore. A sua memoria e per sua volontà è stato istituito un premio, il Premio Pulitzer, il più importante nel campo giornalistico, assegnato per la prima volta nel 1917, secondo proprio le volontà lasciate dal giornalista stesso scomparso pochi anni prima. Leggere questi scritti del primo novecento è una esperienza veramente incredibile. La prima sensazione che si coglie, è quella di leggere il nostro presente, con una limpidezza eccezionale, quasi fossero scritti per noi, i posteri. Ma l’America non è l’Italia. In America le pubblicazioni di due liberi giornalisti hanno provocato le dimissioni di un presidente americano. In America, la Pubblica Opinione, sorretta da una libera informazione, controllano l’operato dei politici e dei governi. In Italia, questa definizione non è applicabile, e per molti motivi, taluni ben visibili, altri sommersi nella voluta confusione politica. La politica sembra pensare solo a farsi una banca, farsi un giornale, farsi una televisione, al fine di sottomettere l’opinione pubblica ed asservire il popolo sovrano.
Non sembrano esistere più magnati e potentati economici disposti a finanziare battaglie civili che non abbiano un ritorno immediato, che non soddisfino, un interesse personale o di parte. Almeno in Italia.
L’America, è un’altra cosa, questo lo abbiamo capito. Ma l’America ha inventato ARPAnet, un sistema di comunicazione e di condivisione di informazioni pensato inizialmente per un uso militare, e divenuto invece e clamorosamente, il più grande progetto civile di libertà umana: Internet. E’ questo il mondo dove trovano rifugio le libertà negate, le pubbliche opinioni vessate, le infomazioni celate. E’ questo il mondo da cui vi scrivo e dal quale voi leggete. Un mondo virtuale, affermano taluni. Ma non è più così, e da un bel pezzo. Le rivolte popolari nei paesi in grave crisi di libertà, partono tutte dal web, così come le iniziative spontanee popolari che, anche in Italia, riuniscono cittadini qualunque a protestare in una piazza che non è più virtuale, ma reale. Ai miei nuovi amici nel social network Facebook, uso sempre una frase di benvenuto, sempre la stessa: welcome, to the real world, tratta dal famoso film Matrix. Perchè il loro ingresso nel mio mondo, connota un nuovo mondo, più reale di quello reale, più umano di quello umano, più libero di quello cosiddetto libero. Ed è così che il virus benigno della libertà si espande, sempre sotto il cappello di iniziative socio-economiche americane come Facebook o Twitter. Tutto oggi passa attraverso il libero mondo del web: la televisione, la radio, i giornali, la politica, il mondo del lavoro. E questo fatto, non piace al potere che vive di potere, non piace a sistemi di potere corporativi organizzati in caste che provvedono al mantenimento del potere ad escludendum del popolo, dei cittadini. Ed è proprio come nel film Matrix, che si verifica come la realtà umana sia spesso parallela a quella quotidiana, ma non la medesima, ne la stessa. Ed è proprio come in quel film che, “agenti” contrastino l’emersione di questo mondo popolare, l’innovazione del cambiamento, la voglia di libertà, di benessere e di felicità che proviene dai popoli invece sottomessi da ordinamenti statuali non più rispondenti alle esigenze della persona umana. Agenti che contrastano la libera divulgazione delle informazioni, che condizionano le riforme, che sottomettono il popolo sovrano all’impero di una conservazione restaurativa di privilegi ad uso esclusivo dei già potenti, di ricchezze a godimento esclusivo dei già ricchi. Ed è la strana storia del nostro paese, scosso dai sussulti dello scandalo Tangentopoli, che fece emergere un mondo fatto di corruzione e di mafiosità impossibile, un sussulto popolare che apriva prospettive per un futuro diverso e migliore di quello. L’indignazione popolare che sollevò il sapere che un mondo profondamente corrotto e mafioso aveva governato nel silenzio generalizzato dell’informazione ufficiale, un mondo che lasciava aperte le porte solo a qualche film di denuncia e a null’altro. Ed è ancora l’informazione che oggi, ci narra di una corruzione tutt’altro che sconfitta, a tutti i livelli. Ed è ancora una indignazione popolare che emerge potente e urlante dal mondo del web, poichè ogni altra via è negata. Ed è ancora questa informazione libera a tratti ed a comando che impedisce ogni riforma ed ogni controllo sul governo della politica. Ed è questa “corte suprema” soppressa ed in gran parte pilotata ad impedire che l’opinione pubblica affermi il suo primato sul primato della politica, il suo primato sulla redistribuzione della ricchezza, il suo primato nel controllo sulla corruzione dilagante. La politica italiana ha costruito un incredibile postribolo di poltrone del potere, di condizionamento pesante nelle selezioni nel mondo del lavoro, compreso quello del giornalismo, al solo fine di “corrompere” il più gran numero possibile di soggetti che oltraggino l’indignazione popolare relegandola al ruolo di “sfogatoio pubblico” invece di moto popolare propositivo. La condivisione della corruzione parte dal basso, dalla selezione di ogni singolo posto di lavoro, di ogni singola poltrona o sediolina del potere. E se Tangentopoli esiste ancora, indiscussa ed imbattuta, lo dobbiamo proprio all’assenza di una corte suprema che esprima l’inesprimibile malessere popolare, che controlli l’incontrollabile potere pubblico deviato od abusato. Chiamatela come volete, chiamatelo Quarto Potere, chiamatela Corte Suprema, chiamatela mondo dell’informazione. Io so come chiamarla: il suo nome è libertà. (Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino X)

Posted in Spazio aperto/open space | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Richiesta di aiuto dall’estremo oriente della Russia

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2009

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è estremamente preoccupata per la richiesta di aiuto ricevuta dalle popolazioni indigene dell’estremo oriente della Russia. Gli Itelmeni della penisola di Kamchatka, che vivono principalmente della pesca, sono oltremodo preoccupati per le conseguenze delle nuove disposizioni del governo russo sulla pesca commerciale e per la vendita delle licenze di pesca nella regione e che rischiano di distruggere la base vitale delle popolazioni indigene. Minacciati dalla fame, Itelmeni, Koriachi, Eveni e Aleutini della Kamchatka hanno organizzato un presidio pacifico e una raccolta di firme per portare la loro situazione all’attenzione dell’opinione pubblica e del governo russo. L’APM sostiene la causa e le richieste delle popolazioni indigene e si è rivolta alle autorità competenti russe. Senza alcuna consultazione con le popolazioni indigene residenti, le autorità russe hanno compilato un registro delle zone di pesca e i luoghi tradizionali di pesca delle popolazioni indigene sono stati messi a disposizione della pesca commerciale. I diritti di pesca sono poi stati messi all’asta. Impossibile per le popolazioni indigene competere con le offerte degli acquirenti commerciali. I rappresentanti degli Indigeni chiedono che vengano revocate le decisioni delle autorità e le assegnazioni delle licenze. Inoltre chiedono che vengano annullate le disposizioni del Ministero per la Pesca che permetterebbe la pesca con metodi industriali di 500 tonnellate di sperlano nel fiume Kovran. Le popolazioni indigene mettono in guardia da questa quota eccessiva di pesca che rischia di privare l’intera comunità di Kovran della propria alimentazione base e di mettere in ginocchio l’equilibrio dell’ecosistema. Secondo gli Itelmeni la quota massima sostenibile di pesca non dovrebbe superare le 100 tonnellate. Per le popolazioni indigene la pesca costituisce l’unica fonte di reddito. Essi si sono quindi rivolti al presidente Dimitri Medvedev e al premier Vladimir Putin per ricordare loro gli impegni internazionali presi dal paese, senza però ricevere finora alcuna risposta. “Mi sembra quasi di vivere sul vulcano Korjakskij”, commenta la rappresentante itelmena Tjan Zaotschnaja, “per 300 anni è rimasto inattivo, ora improvvisamente è tornato a fumare. Le minacce derivanti dalle decisioni politiche mi fanno paura”. Nonostante la crisi finanziaria, Andrej Krainij, direttore dell’agenzia russa per la pesca Rosrybolowstwo prevede di riuscire ad alzare la quota nazionale di pesca dalle 3,3 milioni di tonnellate di pesce dell’anno scorso a circa 4 milioni di tonnellate per il 2009.

Posted in Cronaca/News, Diritti/Human rights | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »

Conoscere la storia

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 aprile 2009

Editoriale Fidest Spesso il dibattito culturale italiano si è imbattuto sul come e cosa leggere della storia dell’umanità recente e remota che sia. Al riguardo mi viene in mente quanto osservava Giulio Andreotti allorché sottolineava come “nel libro di storia con cui studiavamo al liceo, sembrava che il genere umano avesse fatto solo guerre. Si parlava di solo guerre. Quella dei 30 anni, la guerra di successione, dei cento anni e via gi questo passo. Si riservava solo mezza pagina alla creazione della stampa ed altrettanto si scriveva per la macchina a vapore, mentre la storia dell’arte era considerata come un accessorio, come la ginnastica insomma, cinquanta minuti alla settimana e così via.” Lo stesso discorso vale per la politica vissuta: è qualcosa che riguarda solo i professionisti della politica, secondo una vulgata ricorrente nell’opinione pubblica. In effetti è proprio l’assenza di una diffusa pratica politica l’aspetto più deteriore della nostra cultura popolare. Noi oggi, più che mai, dovremmo creare in modo particolare nei giovani, ma anche i non giovani, un minimo di base di orientamento politico. Non va dimenticato come siamo nati e come siamo stati formati. Siamo stati formati su due grandi indirizzi: uno è l’importanza del metodo democratico che non vuol dire soltanto il rispetto delle forme istituzionali, ma vuol dire una coscienza effettiva anche di una democrazia che se è tale non può che essere socialmente evolutiva. E sta proprio ai giovani, considerato che chi è più avanti negli anni non l’ha fatto, cercare di porre riparo ai guasti provocati dallo sdoppiamento del concetto di democrazia che è stata praticata in modo virtuoso in patria e negata, ipocritamente, nei paesi del terzo mondo. A questo riguardo vi è, persino, un certo ritorno di fiamma facendo regredire la democrazia nei paesi più sviluppati avallando un interesse politico partigiano e di convenienze lobbistiche. Se dobbiamo fare dei giovani i nostri convinti continuatori è necessario che proprio ai giovani sia offerta sufficiente materia per la costruzione di un mondo più egualitario, più giusto nel rispetto dei diritti fondamentali di vita e di riguardo per il nostro simile ovunque alberghi, e che essi acquistino la consapevolezza che questo cammino vada intrapreso con quelle che sono le doti più caratteristiche e significative della politica.(Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

Posted in Editoriali/Editorials | Contrassegnato da tag: , , , | Leave a Comment »