Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘opinione’

Il vaccino non è un’opinione

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 novembre 2016

roberto-burioneComo Giovedì 24 novembre, ore 18.00 Foyer del Teatro Sociale. Parolario, La Feltrinelli di Como e Teatro Sociale di Como presentano “Le metamorfosi”, ciclo di incontri con autori capaci di raccontare le trasformazioni del mondo. Il primo incontro sarà tenuto dal medico, specialista in immunologia clinica e docente di virologia e microbiologia all’università Vita-Salute San Raffaele di Milano dove presenterà il suo libro “Il vaccino non è un’opinione” (Mondadori, 2016).
“La terra è tonda, la benzina è infiammabile, i vaccini non provocano l’autismo. La scienza ci dice che i vaccini sono sicuri e affidabili e che proteggono i bambini e l’intera società da pericolosissime malattie. Però se vi collegate a Internet trovate un gran numero di medici e personaggi vari che vi dicono l’esatto contrario e che vi vogliono fregare. I praticoni che affollano la rete non solo mettono in pericolo il vostro conto corrente, ma anche la salute vostra, dei vostri figli e dei figli degli altri.” Roberto Burioni, nel suo libro “Il vaccino non è un’opinione”, spiega le inoppugnabili ragioni scientifiche che rendono vitale vaccinare i bambini. Lo fa con l’autorevolezza di un professore in camice bianco e con quella forza comunicativa che lo ha fatto conoscere sui social network, in televisione e sui giornali come il medico che “cura” le paure dei genitori di oggi sui presunti effetti collaterali dei vaccini. Alcuni di questi genitori, disorientati, tendono a non vaccinare i propri figli con la conseguenza che la popolazione infantile non coperta dalle vaccinazioni è in repentina crescita e sta raggiungendo il livello di guardia oltre il quale si rischiano concretamente focolai di epidemie. Il professor Burioni riporta la discussione sui vaccini su un piano oggettivo: la sua esperienza clinica e scientifica. Racconta chi ha compiuto questa scoperta medica, cosa accade al “lupo virus” quando sbatte contro un “gregge immune” alle sue zanne, quali sono i rischi reali delle vaccinazioni sulla base dei dati epidemiologici e contesta una serie di leggende metropolitane. Il libro per capire che sui vaccini infantili non c’è da discutere, ma solo da somministrare. Roberto Burioni dialoga con Gianluigi Spata, presidente dell’Ordine dei Medici di Como. Introduce e modera la giornalista Anna Campaniello. (foto: roberto burione)

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Posted by fidest press agency su giovedì, 30 Mag 2013

La mia convinzione è stata quella che il fallimento dell’Uomo qualunque, nato nel lontano 1945, fosse derivato dal camaleontico atteggiamento del suo autore nello sposare la causa dei partiti e dimentico del fatto che era nato e votato per l’antipolitica che esprimeva. Sulla stessa lunghezza d’onda ho associato il Movimento cinque stelle di Grillo e la sua idea dell’antipolitica che, questa volta, a differenza dell’Uomo qualunque, non intende confondersi con i partiti per cavalcare una protesta che è trasversale e antagonista all’attuale sistema dei partiti. Non mi sono reso conto che esiste una variabile molto importante che fa la differenza tra i due movimenti. Allora sapevamo attendere ora non più. Il nostro malessere per la politica è anche, se non soprattutto, temporale. In altre parole il parlamento discute, approva e riapprova e nel frattempo trascorrono dei mesi mentre i problemi che si dibattono sono percepiti dall’opinione pubblica come un tentativo per rinviare sine die una decisione pur importante e soprattutto urgente. Quanti anni sono passati da quando abbiamo parlato di riforma della giustizia, della scuola, del welfare ecc.? Tanti, troppi e chi ha votato per il Movimento cinque stelle lo ha fatto sperando in una accelerazione dei tempi d’attesa diventati oramai intollerabili. Non è stato così e la ricaduta in termini di consensi è stata inevitabile. Ora occorre spiegare il perché nella logica del fare, saper fare e far sapere e di farlo a tutto campo. Ho un’idea in proposito e penso possa funzionare ma è diventata una sorta di vox clamans in deserto. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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La sovranità compromessa del popolo italiano

Posted by fidest press agency su sabato, 31 dicembre 2011

Quirinale 1

Image via Wikipedia

«È forte l’indignazione per la ricostruzione giornalistica del Wall Street Journal, che affonda le sue radici in un clima ostile, simile a quello che si respira a Bruxelles, verso la sovranità del popolo italiano. Dopo la smentita del Quirinale, che sinceramente mi fa sentire sollevata, mi aspetto ora un pronunciamento del presidente del Consiglio, Mario Monti, che possa chiarire la curiosa affermazione rilasciata ieri, secondo la quale la sua nomina sarebbe stata fatta per tranquillizzare l’opinione pubblica tedesca e che oggi rischia di dare credito alle notizie riportate dal quotidiano statunitense». È quanto dichiara il deputato del Pdl, Giorgia Meloni.

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Soffocare la “parola”

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 giugno 2011

Non è solo il primato delle dittature quello di perseguire la libertà di parola con il reato d’opinione. Lo fanno anche le democrazie cosiddette compiute anche se al posto delle carceri e delle torture si adottano metodi più “raffinati e subdoli” come la calunnia, la disinformazione, il bavaglio all’informazione tramite il controllo dei mass-media e via di questo passo. Tutto ciò parte da un atto di presunzione: io solo sono il portatore della verità. Ma è anche dovuto a calcoli di più basso profilo come la possibilità di accedere a lauti profitti con il celare notizie che possono svelare manovre truffaldine. Alla fine la “parola” come testimone di verità diventa un’arma a doppio taglio: veritas odium parit. Da una parte ci apre gli occhi alla conoscenza senza veli o per lo meno ci fa meditare sulla faccia meno nota del fatto oggetto della nostra attenzione e, dall’altra, squarcia un velo, sottile ma tenace, intorno al quale si avviluppa la ricerca di soluzioni appaganti legate ad interessi partigiani.
Questa “parola” legata al bene comune è la più odiata e al tempo stesso la più amata dal genere umano. Sembra una contraddizione nei termini, ma non lo è. Quanto ad esempio affermiamo che il diritto alla vita vada assicurato, diciamo una cosa giusta ma non è tutta la verità. Che senso, infatti, ha difendere una nascita se la stessa nel corso della sua esistenza è esposta a vessazioni di tutti i generi impedendole il diritto all’istruzione, ad alimentarsi, ad avere un tetto sotto cui ripararsi, ad un lavoro. Vi pare logico che oltre tre milioni di italiani siano senza lavoro? Che lo siano centinaia di milioni in tutto il mondo? Che la povertà estrema colpisca altrettanti milioni di esseri umani? Che le malattie ogni anno falcidiano milioni di bambini e di mamme per il solo peccato di essere nati poveri e non avere i mezzi per comprare le medicine mentre i loro governanti si arricchiscono con sordidi traffici e preferiscono comprare armi e armare eserciti mercenari? Tutto questo che senso ha se a monte pretendiamo che il diritto alla vita vada garantito? Ebbene la parola ci insegna a ragionare, a confrontarci, a misurarci con la realtà e tutto questo diventa il nemico dichiarato della verità che è il bene mentre si privilegia la menzogna e l’inganno che non è la parola ma il sibilo di un serpente velenoso. Se non impariamo a rispettare la parola e a richiamarla con contenuti nobili e fonti di saggezza, non ci sarà futuro per il genere umano, perché avremo perso il senso della conoscenza e della ragione. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Beatificazione Carol Wojtyla

Posted by fidest press agency su martedì, 12 aprile 2011

Roma. I cittadini romani non sembrano avere dubbi sulla bontà di celebrare la beatificazione di Carol Wojtyla lo stesso giorno del concerto del primo maggio, il 72% si professa infatti favorevole, rimangono riserve invece sulla capacità dell’amministrazione romana nella gestione del flusso di visitatori, è infattiil 48% ad avere dei dubbi. Nessun dubbio invece sullabeatificazione di Papa Wojtyla sulla quale è favorevole il 93%. Sono questi i risultati di un sondaggio effettuato tramite mail e controllo dati nei primi giorni di aprile dall’Osservatorio Giornalistico Mediawatch su un campione di 515 cittadini romani di età compresa fra i 18 e i 70 anni. Questi ultimi hanno così risposto alle seguenti domande:
• E’ favorevole alla beatificazione di Carol Wojtyla lo stesso giorno del concerto del primo maggio? Sì 72%  No 28%
• Pensa che l’amministrazione romana sia in grado di organizzare l’accoglienza e gestire il flusso dei visitatori per il primo maggio? Sì 52%  No 48%
• Parteciperà alla cerimonia di beatificazione? Sì 64%  No 36%
• Parteciperà al concerto del primo maggio? Sì 39%  No 61%
• E’ favorevole alla beatificazione di Carol Wojtyla? Sì 93%  No 7%
• Userà la macchina quel giorno? Sì 23%  No 77%“Avere lo stesso giorno e nella stessa città due grandi eventi quali sono la beatificazione di Papa Wojtyla e il concerto del primo maggio, – spiega CarloVittorio Giovannelli, giornalista ed esperto di comunicazione media – è una grande occasione per la città di Roma che potrà così celebrare con il giusto clima di festa la beatificazione di un grande uomo. Nessuna beatificazione è più giusta, meritata e acclamata, per quanto ha fatto da sacerdote e successivamente da papa. Sarà sicuramente un evento che entrerà nella storia. Rimane da scoprire se l’amministrazione sarà in grado di gestire la giornata.”

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A giugno 3 referendum

Posted by fidest press agency su sabato, 26 marzo 2011

La Corte Costituzionale ha ammesso i tre referendum su: acqua, nucleare e legittimo impedimento. È l’occasione per dire la propria opinione se si desidera la privatizzazione dell’acqua, la monopolizzazione dell’energia e la disuguaglianza di fronte alla legge di chi è “nominato” ministro. Oltre duecento anni fa la Rivoluzione francese con un vento di democrazia spazzò via i privilegi dei “nobili”. Oggi “qualcuno” vuole ripristinarli. Per i referendum probabilmente si voterà il 12 giugno, ultima data disponibile, ma così facendo il governo ha anche deciso di sprecare 300 milioni di euro che in periodo di crisi potevano essere utilizzati per ben altro. Anche se, il Ministro dell’ interno, corre rischio di essere denunciato per spreco di denaro pubblico e per mancata rimozione di ostacoli che impediscono la partecipazione dei cittadini all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (come stabilisce il comma 2 dell’art. 3 della nostra costituzione). Resta poco tempo per convincere il 50% +1 (25 milioni di elettori) a votare per i referendum! Noi non abbiamo televisioni o altri potenti mezzi. Ma la rete sì. Usiamola. In Nord Africa con il tam tam della rete hanno travolto i regimi dell’Egitto e della Tunisia. Noi usiamola per informare e invitare parenti, amici e conoscenti a partecipare ai referendum. C’è gente che non lo sa. Bisogna raggiungere il quorum. Passa parola. Il futuro, nostro e dei nostri figli, è nelle scelte che facciamo oggi. È il momento delle decisioni. Dobbiamo avere la volontà di farle. Fa’ la tua scelta    www.ildialogo.org

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Nomi e numeri contro la mafia

Posted by fidest press agency su sabato, 4 dicembre 2010

Locri 7 dicembre 2010 – ore 11.00 presso l’Agenzia di Inclusione Sociale “Vincenzo Grasso” conferenza stampa. L’associazione LIBERA – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, in occasione della giornata del 9 dicembre, Giornata Mondiale contro la Corruzione, ha pensato di lanciare una grande ed importante mobilitazione (in collaborazione con Avviso Pubblico) per sensibilizzare l’opinione pubblica e richiedere urgentemente azioni concrete da parte dello Stato. La campagna prevede la distribuzione di almeno 1 milione di cartoline da far sottoscrivere ai cittadini e da inviare al Capo dello Stato con la proposta di ratifica ed applicazione immediata dei trattati internazionali sulla corruzione. La distribuzione delle cartoline, accompagnata da un depliant illustrativo, avrà luogo in decine di piazze italiane, con appositi gazebo o banchetti allestiti dai nostri volontari.Il Coordinamento di Libera Locride intende promuovere tale iniziativa anche nel nostro territorio contribuendo attivamente al raggiungimento dell’importante obiettivo descritto sopra. Al fine di presentare adeguatamente l’iniziativa in questione, il coordinamento ha pensato di convocare una conferenza stampa, in concomitanza con la conferenza stampa nazionale.

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Libertà di stampa e di opinione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 novembre 2010

Durante l’inaugurazione del salone del ciclo e motociclo di Milano, il nostro capo del Governo, Silvio Berlusconi, tra le altre cose, ha anche detto: “Non leggete piu’ i giornali: vi imbrogliano”.
A parte l’inusuale affermazione del massimo esponente dell’Esecutivo, pur capendo i motivi per cui il presidente Berlusconi abbia rivolto questo invito agli italiani, la cosa ci lascia perplessi per diversi motivi che esulano dal commento politico e dalla lotta fra gli schieramenti di governo e opposizione: – da associazione di comuni cittadini che si impegnano per affermare e far valer diritti diffusi che riguardano tutti, non comprendiamo la genericità dell’affermazione: riguarda anche i giornali favorevoli al premier? E con la parola “giornali”, si intendono tutti i media inclusi quelli di proprieta’ del nostro presidente del Consiglio? Se cosi’ fosse, non crediamo che un imprenditore possa consigliare i consumatori a non consumare i propri prodotti… e quindi e’ una frase buttata li’, probabilmente per farci scrivere sopra anche quelli come noi… – se Berlusconi e’ intenzionato a dare un segnale concreto contro quelli che lui reputa imbroglioni, c’e’ un sistema pratico per passare dalle parole ai fatti: tutti i giornali godono dei contributi della presidenza del consiglio dei ministri, quindi basterebbe una semplice decisione per cancellare questi contributi a quelli che lo stesso Governo reputa imbroglioni. Non solo -ma almeno dal nostro punto di vista- si darebbe un grosso contributo alla liberta’ di stampa e di opinione, cioe’ quella che si confronta e si alimenta solo grazie a coloro che acquistano il prodotto e non per il fatto di essere piu’ o meno “ammanicati” per avere questi contributi. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Il ministro Bossi e i reati d’opinione

Posted by fidest press agency su martedì, 28 settembre 2010

“S.P.Q.R. – sono porci questi romani”… chissà quante volte lo abbiamo detto da ragazzini e tutti ridevano. Certo, pronunciato da un ministro della Repubblica durante un’iniziativa pubblica con l’intento di stimolare disprezzo verso la capitale politica e i suoi abitanti, da’ fastidio e fa riflettere -anche se si tratta di Umberto Bossi, non certo nuovo a queste espressioni, specialmente quando sente odore di elezioni. Tutti siamo stati costretti al modesto spessore dei nostri amministratori, soprattutto da quando la dialettica politica ha trovato il suo canale privilegiato di espressione nell’insulto e nella delegittimazione dell’altro. Ne prendiamo atto e cerchiamo di impegnarci perche’ quanto di concreto cerchiamo di proporre e attuare venga ostacolato il meno possibile da questo contesto deprimente. Ma se sono comprensibili le diverse reazioni politiche, ci preoccupano -e molto- tutti coloro che hanno dichiarato di voler intraprendere azioni giudiziarie contro il ministro Bossi, querelandolo per diffamazione o altro reato d’opinione. Si va da associazioni forensi ai Radicali eletti in Regione Lazio che hanno dato vita ad una raccolta di sottoscrizioni pubbliche da portare poi in Procura. Eppure, se l’obiettivo e’  vivere in un Paese libero, dovrebbe accadere proprio il contrario: cioe’ difendere il diritto di ognuno di dire cio’ che vuole senza il timore di sanzioni penali. Ci rendiamo conto che quanto ha detto il nostro ministro puo’ costituire reato, ma e’ proprio qui il problema: vogliamo che nel nostro Paese si continuino a perseguire penalmente le opinioni? Può ritenersi civile un Paese che mette il bavaglio giudiziario alle parole, per quanto dure e offensive? A nostro avviso i reati che puniscono libertà di opinione e espressione: – presuppongono che esistano una morale e un pensiero pubblico e collettivo da difendere; morale ‘comune’ che avvalora le diverse e pericolose varianti note come “etica di Stato”, “pudore di Stato”, etc.; – sono uno dei peggiori retaggi che ci portiamo dietro dal ventennio fascista, ovvero il codice Rocco; – sono uno dei meccanismi piu’ perversi che impedisce di avere cittadini e mezzi di informazione liberi, sottoposti alla minaccia continua di querele; – uno dei tanti motivi per cui si intasano le aule di tribunale fino alla Cassazione. Per questo mettiamo a disposizione di Umberto Bossi la nostra esperienza e i nostri avvocati nel caso in cui da querele annunciate si dovesse passare a quelle depositate. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Lettere immorali

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 settembre 2010

Lettera al direttore. La maggior parte dei quotidiani non pubblica lettere contrarie alla propria linea politica, salvo che il direttore non se ne voglia servire per dire la sua. Vana è la speranza, in tal caso, della pubblicazione di una replica da parte del lettore. Diversi quotidiani, però, pubblicano con facilità lettere il cui contenuto è  contrario alla morale. E se qualcuno protesta,  la risposta (magari privata) da parte del giornale è che la rubrica è uno specchio della società,  che c’è libertà d’opinione, e via di seguito. Ma è lecito pubblicare cose indegne senza neppure un rigo di disapprovazione? Non c’è il rischio che i lettori pensino che quella sia “la linea morale” del quotidiano, così come avviene per le lettere di contenuto politico? Un esempio recentissimo (13 settembre). Un noto quotidiano pubblica una lettera riguardo alla donna iraniana che rischia la lapidazione, con la seguente conclusione: “Giornali e telegiornali per settimane sono stati impegnati a crocifiggere la pur biblica lapidazione, dimenticando che ogni civiltà ha diritto a sanzionare i reati come più gli aggrada”. Come dire: “Ogni popolo ha diritto di torturare e uccidere chi ritiene colpevoli, come più gli aggrada”; o peggio: “Ogni dittatore ha diritto di compiere le nefandezze che vuole”. E poi: quel “pur biblica”, che cosa c’entra mai? Si ha maggiore diritto a praticare la tortura qualora sia biblica? (Attlio Doni Genova)

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Editoriale: Elettori ed eletti

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 agosto 2010

Editoriale Fidest. Un popolo di elettori che le democrazie occidentali hanno sempre considerato “sovrano” nella sua volontà d’esprimere un consenso o un dissenso o anche di astenersi per una forma di governo o un’altra. Ma questa è una premessa viziata alla fonte poiché sussistono dei mediatori istituzionali che tendono ad alterare il libero arbitrio. Vi sono, in pratica, strumenti capaci di snaturare in maniera subdola l’opinione degli elettori incominciando a gettare discredito sugli avversari, a calunniarli, a controllare i media per divulgare notizie ad usum delphini e a fare un utilizzo spregiudicato delle stesse fonti ufficiali. Tutto questo implica, necessariamente, che l’opinione pubblica presti maggiore attenzione agli eventi che sono sottoposti alla propria conoscenza per scremarli dalla propaganda fuorviante e per riportarli alla loro corretta dimensione. Questo significa avere persone preparate, informate, dotate di buona memoria e consapevoli che la politica non è un affare personale ma rappresenta interessi che, esulano dal ristretto ambito della propria famiglia o dalla cerchia degli amici e potrebbero influenzare l’avvenire di un popolo e gli stessi delicati equilibri mondiali. E’ qui si colloca il punto debole delle democrazie cosiddette compiute. In nome del garantismo si alza un polverone su tutto e si creano dei luoghi comuni: governo ladro, politici bugiardi e falsi, stampa al servizio delle lobby e dei comitati d’affari e dei poteri occulti, giustizia mercenaria e via di questo passo. Alla fine chi ascolta la radio, segue una trasmissione televisiva, va sul web, legge i giornali come fa a rendersi conto che costoro sostengono la verità o il falso? E’ garantita l’informazione da qualunque parte provenga e senza censure preventive anche a costo d’intaccare un altro diritto, quello della privacy e su questo simulacro si compie il rituale della mistificazione del baro di turno. Proprio per questo motivo è necessario che la politica e l’informazione diventi scienza e come tale materia di studio e di approfondimento. Ma vi è anche un altro aspetto da non sottovalutare. Gli elettori oggi non sono nelle condizioni di fare delle scelte ad ampio spettro poiché i candidati per farsi conoscere devono avere considerevoli risorse economiche e questo tende ad escludere gran parte della popolazione. Ecco perché agli inizi del XX secolo si cercò, sia pure timidamente, d’introdurre il criterio di una giusta compensazione economica, a spese dello Stato, per chi assumesse cariche elettive. Il tutto incontrò un consenso collettivo sino al punto di istituzionalizzare il procedimento dalla seconda metà del novecento. Ora sembra che la tendenza si stia invertendo ed è un errore sebbene alcuni correttivi siano necessari. La contrarietà deriva dal fatto che la politica non è un affare privato, non è una questione di casta, né dei ceti elevati e dell’alta borghesia, ma è deve restare con il suo spirito di servizio nell’interesse generale del Paese, e per tutti e con tutti. E tutti devono avere identica opportunità di rappresentare gli elettori purché capaci di essere portatori di un messaggio ed avere le idee chiare come realizzarlo. A questo punto dovremmo far pagare qualcosa a chi già ha di suo per darlo ai meno avvantaggiati per compensare il divario economico tra le parti. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Giornalista arrestato per diffamazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 luglio 2010

Non solo in Iran o in Cina. Anche in Italia è possibile finire in carcere per reati d’opinione. E’ successo di recente al direttore responsabile del Giornale di Caserta, Gianluigi Guarino, arrestato per diffamazione a mezzo stampa. I reati d’opinione sono una categoria obsoleta, di origine fascista, che colpisce e comprime la libertà di espressione. Dall’ingiuria alla diffamazione, dall’istigazione al vilipendio, questi reati non dovrebbero esistere in una democrazia liberale moderna. Dovrebbe bastare la giustizia civile, dove è l’offeso (e non il pubblico ministero) che ha l’onere di dimostrare il fatto e il danno subito. E soprattutto, non si dovrebbe mai finire in carcere per aver espresso un’opinione, per quanto ripugnante possa apparire ai piu’.
Eppure non solo cittadini comuni e giornalisti sono condannati dalla giustizia penale per aver detto qualcosa, ma si moltiplicano le iniziative legislative per rendere ancora piu’ facile la condanna, specialmente se l’opinione e’ espressa su Internet. Corollario di queste proposte liberticide è la dilagante cultura della ‘querela’: i politici querelano i politici invece di confrontarsi, le aziende querelano i consumatori che esprimono la loro insoddisfazione, i magistrati querelano i giornalisti che criticano il loro operato, e cosi’ via. Le redazioni giornalistiche, prima di dare una notizia, la depurano e spesso la nascondono per evitare querele. E un giorno si’ un giorno no, la Cassazione è chiamata ad esprimersi su un vaffanculo piuttosto che su un dito medio alzato. In un Paese democratico e maturo i reati d’opinione non hanno ragion d’essere. E’ piu’ che sufficiente la giustizia civile per chi dimostra di essere stato danneggiato ingiustamente dal pensiero altrui. (fonte aduc)

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Caso eolico e le intercettazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 luglio 2010

«La vicenda sull’eolico e il presunto coinvolgimento di Forlì nell’inchiesta dimostra quando sia giusta, doverosa, moralmente necessaria la battaglia che il Partito Democratico, assieme ad un vastissimo movimento di opinione, sta compiendo nel nostro paese e anche a livello locale per contrastare la scellerata ‘Legge Bavaglio’. E ci auguriamo che anche qualche autorevole esponente del PdL, che senza intercettazioni non avrebbe mai saputo quanto stava avvenendo nel suo partito, si unisca coerentemente a noi in questa battaglia di libertà e legalità».
Lo afferma Marco Di Maio, segretario territoriale del Partito Democratico forlivese.  «Senza le intercettazioni pubblicate – fa notare Di Maio – questo territorio oggi non conoscerebbe nulla circa le relazioni forlivesi del faccendiere Flavio Carboni, e delle relazioni che egli avrebbe avuto (secondo quanto risulta dagli stralci pubblicati) con alcuni dei massimi esponenti locali del PdL locale, che siedono anche in consiglio comunale a Forlì».  «Avere amicizie non costituisce di per sé un reato, tutt’altro – precisa Di Maio -. Resta però il fatto che quando si parla di trasparenza, quando si tenta di dare l’idea di un territorio su cui incombe una presunta ‘cappa di potere’ costituita da un presunto ‘sistema di potere di sinistra’ (come puntualmente cerca di fare in modo irresponsabile la destra) è chiaro che si sbaglia bersaglio. Ed è altrettanto chiaro che chi muove queste accuse farebbe bene, anche a Forlì, guardare prima di tutto in casa propria».

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Alemanno e l’omofobia

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 giugno 2010

“Ritengo che la dichiarazione rilasciata da Alemanno sia incomprensibile. La legge sull’omofobia nasce per contrastare duramente episodi di intolleranza contro la comunità gay. Queste aggressioni sono sinonimo del mancato rispetto del diritto alla vita, presupposto imprescindibile per tutti i cittadini, indipendentemente dalle proprie preferenze sessuali”. Con queste parole Oscar Tortosa, vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori, esprime il suo sconcerto di fronte a quanto dichiarato dal sindaco di Roma relativamente all’ennesima vicenda di cronaca che ha coinvolto un ragazzo gay vittima di pestaggio in un quartiere della Capitale. Il primo cittadino si dice infatti contrario alla legge in questione, in quanto non solo introdurrebbe il reato di opinione di per sé problematico e quindi inaccettabile, ma potrebbe avere inevitabili contorni ideologici. L’esponente del partito guidato da Antonio Di Pietro ribatte e avanza con il piede di guerra: “Il sindaco ha forse paura che questo provvedimento possa contrapporsi ai sentimenti politici della destra? Il rispetto del prossimo non è forse il fondamento per una civile convivenza umana, a prescindere dal colore politico? Davanti a questioni così sentite e delicate, forse – conclude Tortosa – Alemanno avrebbe fatto meglio a tacere”.

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Cassazione: dire gay a qualcuno è reato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 marzo 2010

Dire ‘gay’ a qualcuno e’ reato: lo ha stabilito la Corte di Cassazione che ha confermato la multa di 400 euro per ingiuria inflitta a un vigile che aveva scritto a un collega, con il quale vi era rivalita’ per diventare comandante dei vigili urbani, denunciando il suo essere gay. La Cassazione ha stabilito che l’espressione e’ da censurare perche’ ha un intento denigratorio ed esprime riprovazione per le tendenze omosessuali. Un reato d’opinione che e’ stato sancito tale grazie all’esistenza nei nostri codici di leggi che i giudici applicano. E’ questo uno dei grandi scogli del nostro sistema politico, sociale e civico. Fintanto che non si capirà che la libera espressione di un’opinione non può essere sancita con la legge, il nostro non potrà dirsi un Paese libero. Anche per le affermazioni più imbarazzanti, come potrebbe essere con questa sentenza: la libertà o è tale o non è..
La Costituzione recita al primo comma dell’articolo 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Questo principio e’ pero’ disatteso con procedimenti penali come quello di cui parliamo. Se questo accade nelle aule di giustizia, non ci si puo’ lamentare se poi accade in tanti altri luoghi, come il web. L’oscuramento di forum e blog, o di interi siti per la presenza anche di un solo commento ritenuto offensivo, e’ abituale. Con la sentenza  si e’ scatenata la reazione delle organizzazione per i diritti dei gay che, con l’eccezione del presidente dell’Arcigay, si sono schierate nell’esaltazione della pronuncia della Cassazione. Ci domandiamo se il ‘political correct’ debba essere liberticida. Secondo noi questa voglia di reprimere e punire il ‘diverso’ (cioe’ colui che la pensa in modo opposto al proprio) non e’ molto diversa da quella di chi usa la parola ‘gay’ come un’offesa.

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Di Pietro: il tribuno del popolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 febbraio 2010

Editoriale Fidest. Il 6 febbraio si celebrerà a Roma il congresso nazionale dell’Idv. E’ un momento importante non solo per la vita di un partito, che è nato e si è identificato con il suo leader, ma per una chiara presa di coscienza della nostra identità nazionale rivolta alla presa d’atto di un netto stacco tra un modo di fare politica e nel rispecchiare i desiderati popolari. Di Pietro si è assunto il merito, forse eccessivo per la sua persona, ma proprio per questo più apprezzabile, di rappresentare quella parte del paese, forse minoritaria, ma questo non è il punto se guardiamo il nostro passato. Chi governa, si sa, può commettere sbagli, può persino avere un passato poco limpido e l’opinione pubblica può perdonargli tutto se si rende conto che il suo agire ora è improntato alla ricerca del bene comune. Oggi questo metro di valutazione è oscurato dalle suggestioni. Vi è quella della mistificazione della verità. Vi è la disinformazione abilitata ad agire diffondendo notizie tendenziose o semplici pettegolezzi o alterando i fatti per lasciarvi intravedere maliziosamente il lato più oscuro. Oggi l’uomo della strada è bombardato da questi messaggi, è distratto dalle proprie incombenze, dall’assillo del lavoro o ancor più da quello della disoccupazione e della precarietà. E quando si ha fame e sete, si sa, non si guarda tanto per il sottile. E l’Italia oltre al lavoro, alla dignità offesa, alla mancanza di buon governo, ha sete e fame di giustizia, di libertà, di uguaglianza. Di Pietro si è assunto l’oneroso compito di caricarsi di tali aspettative ma non potrà farcela se gli mancherà il largo consenso che in una società di numeri ha il suo peso e la sua interfaccia per essere credibile e propositivo. Oggi il paese è di fronte a scelte difficili come la possibilità di avere una politica estera autonoma e non dipendente da interessi che esulano dalla ricerca di un equilibrio geopolitico ma propendono sugli interessi di bottega; oggi il paese ha di fronte la più seria minaccia di una perdita cospicua di posti di lavoro; oggi il paese ha bisogno di essere governato dalla saggezza di uno statista ma non da un comitato d’affari. E se ci troviamo in questa situazione lo dobbiamo a due aspetti altrettanto negativi: la mancanza di un leader carismatico e un programma politico che sia meno invasato di promesse e più retto da certezze e risultati concreti. Non dimentichiamo che la più grande colpa l’hanno proprio quei partiti che si dicono democratici e liberali. Già una volta per i loro dissidi interni, hanno aperto la strada alla dittatura e oggi non sono cresciuti abbastanza per comprendere che continuano a sbagliare e a favorire proprio quegli interessi che dicono di voler combattere. Il popolo, si dice, comprende e se comprende deve saper scegliere e per scegliere deve avere in mano delle certezze. Datele e il tribuno Di Pietro, a questo punto, come la storia insegna, scomparirà ma al suo posto vi sarà la convinzione di un pericolo scampato anche per suo merito. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Tre papi calunniati: Pecci, Ratti e Pacelli

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 febbraio 2010

Stavo leggendo un interessante articolo su “Il Sillabo” di Pio IX e mi sono imbattuto in… Leone XIII. Che strano! il Sillabo, che “racchiude i principali errori del nostro tempo” (DB, 1700-1780) è la “magna carta” dell’antiliberalismo, mentre da alcuni Leone XIII è considerato un “Papa liberale”. Eppure «La prima idea del Sillabo risale [proprio] al card. Gioacchino Pecci, il futuro Leone XIII, che nel novembre 1849, come arcivescovo di Perugia, durante il Concilio provinciale di Spoleto, propose di chiedere al Papa la condanna in globo degli errori moderni concernenti la Chiesa, l’autorità, la proprietà. Nel 1852 La Civiltà Cattolica ventilò l’idea di una condanna del razionalismo […]. L’idea piacque a Pio IX, che incaricò il card. Fornari, il 20 maggio del 1852, di sondare l’opinione di cospicui, membri dell’episcopato (mons. Pie), di teologi (dom Guéranger) e di alcuni distinti laici cattolici, Veuillot, Avogadro della Motta [e Donoso Cortès][1]. Tale notizia, attinta da una fonte così autorevole, mons. Antonio Piolanti, ex rettore della Lateranense e postulatore della causa di beatificazione di Pio IX, sfata, ancora una volta, la leggenda di Leone XIII liberale in contrapposizione a un Pio IX antiliberale: il “Manifesto dell’antiliberalismo”, o Sillabo, è stato ideato per primo dal futuro Leone XIII nel 1849, un anno dopo i moti liberali in Italia e circa quindici anni prima della sua promulgazione avvenuta l’8 dicembre 1864 da parte di Pio IX. La gestazione fu lunga e ben ponderata: il 23 luglio del 1860 mons. Gerbet vescovo di Perpignan, elencò nella sua “Instruction pastorale” 45 proposizioni da condannare; il 20 giugno 1861 il card. Caterini assieme al p. Giovanni Perrone arrivarono a catalogare 70 proposizioni erronee; il 15 febbraio 1862 si giunse a un testo di 61 proposizioni con le rispettive ‘censure’ o ‘note teologiche’ di condanna, che furono consegnate nel medesimo anno ai trecento vescovi giunti a Roma per la canonizzazione dei martiri giapponesi. Quasi tutti, dopo aver studiato il documento, lo approvarono, proponendo qualche lieve modifica quanto alle ‘note teologiche’. Purtroppo il giornale “Il Mediatore” di Torino venne a conoscenza del documento, che avrebbe dovuto restare riservato, e nell’ottobre del 1862 lo pubblicò. Pio IX decise di soprassedere e giunse alla decisione di usare un’altra forma di condanna: estrarre dagli atti del suo precedente magistero le proposizioni dei principali errori moderni, che erano stati da lui già condannati, riunite, però, in un solo documento o Sillabo. La nuova commissione istituita dal Papa nel 1862 si mise al lavoro e giunse alle definitive 80 proposizioni nel 1863. L’anno successivo, l’8 dicembre del 1864, nel 10° anniversario della proclamazione del dogma della Immacolata Concezione di Maria SS., Pio IX promulgava il Sillabo, dopo 12 anni di lavoro e 15 dall’idea lanciata per primo da mons. Pecci. Gli errori condannati riguardavano soprattutto il panteismo, il naturalismo, l’indifferentismo e il razionalismo, che sono il principio e fondamento teoretico del liberalismo. Inoltre il Papa condannava il social-comunismo, la massoneria e le sètte segrete, il cattolicesimo-liberale, la separazione tra Stato e Chiesa, che è l’anima del catto-liberalismo. Leone XIII, infine, riprese il Sillabo e lo citò ampiamente nella sua enciclica Immortale Dei, che espone i principi cattolici sui rapporti tra Stato e Chiesa e condanna gli errori del separatismo liberale e catto-liberale (“libero Stato, in libera Chiesa, ma separatamente”), il quale vuole la separazione tra le due Società perfette nell’ordine naturale e soprannaturale. Onde l’accusa di liberalismo nei confronti di Leone XIII cade totalmente. (Don Curzio Nitoglia)http://www.doncurzionitoglia.com/tre_papi_calunniati.htm

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Accuse del Times ai Servizi italiani

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2009

“Auspico che la vicenda sia una montatura, anche se il Times è una testata riconosciuta per autorevolezza e serietà professionale e quindi dubito che possa muovere in modo completamente gratuito accuse così gravi”. Con questa frase Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, si è espresso sull’ipotesi formulata dal quotidiano della City che i Servizi Segreti italiani abbiano versato dei soldi alle milizie talebane per scongiurare attacchi ai nostri soldati e pacificare così le aree presidiate dal contingente. ” La gravità del fatto ipotizzato – ha chiosato De Pierro –  è tale che il Governo dovrebbe rispondere immediatamente al Parlamento e cercare di produrre davanti al’opinione pubblica una corposa piattaforma probatoria con cui fugare anche il minimo dubbio di veridicità delle accuse rivolte. Qualora l’esecutivo non riuscisse a garantire la da noi sinceramente sperata dimostrazione di infondatezza di quanto affermato dal quotidiano, ci troveremmo di fronte ad un crisi gravissima tanto più perché parrebbe che se fosse confermata la versione, ciò sarebbe all’origine del decesso di dieci soldati francesi. In tal caso un governo responsabile  e con il minimo senso istituzionale avrebbe l’obbligo morale di dimettersi solo per il fatto di non riuscire a dimostrare il contrario. Chiaramente se ci fossero delle responsabilità accertate, dovrà essere l’autorità giudiziaria a fare piena luce senza sconti agli eventuali colpevoli che dovrebbero essere allontanati definitivamente da ogni attività istituzionale”.

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Lodo Alfano: una sentenza giusta ma non è tutto qui

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2009

Dichiarazione di Rita Bernardini, membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati “Non è che se la Corte Costituzionale fa una sentenza Giusta come quella di oggi – e come altre nel settore dei diritti civili – ciò le consente di ricostruirsi una integrità che non ha. La Corte continua da decenni a giocare la partita della politica in modoche a volte lascia il sospetto di essere volutamente provocatorio, schierandosi con una o l’altra parte. Con sentenze che poco hanno a che fare con le norme e i dettati costituzionali – ha impedito al popolo italiano di votare SI o NO sul Concordato, sui reati d’opinione, sui tribunali militari, sulla smilitarizzazione della Guardia di Finanza (1977); sui reati d’opinione e associazione, sulla caccia, sulla legalizzazione delle non droghe, smilitarizzazione Guardia Finanza, localizzazione centrali nucleari (1980); di nuovo sulla caccia e sul sistema d’elezione del CSM (1986); sulla legge elettorale del Senato e su quella dei Comuni (1990); sulla pubblicità RAI – TV, sulla Tesoreria Unica, sul sostituto d’imposta, sul Servizio Sanitario Nazionale, sulla cassa integrazione straordinaria, si nuovo sulla legge Elettorale Camera e su quella del Senato (1994); ancora sulla Legge elettorale di Camera e Senato, sulla Legalizzazione delle droghe leggere, sul sistema elettorale del CSM, sulla smilitarizzazione della Guardia Finanza, sulla Responsabilità civile dei Magistrati (riproposto dopo il tradimento del referendum Tortora vinto nel 1987), sull’aborto di Stato, sulla limitazione della pubblicità nella RAI – TV, sulla ritenuta d’acconto, sul Servizio Sanitario Nazionale, sulla scuola elementare, sul Pubblico Registro Automobilistico (1995); sul Collocamento al lavoro, sul lavoro a Tempo determinato, sul Part time, sul Lavoro a domicilio, sul Sostituto d’imposta, sulla Smilitarizzazione della guardia di Finanza, sulle Pensioni di anzianità, sul Servizio sanitario nazionale, sul Monopolio Inail, sulla Responsabilità civile dei magistrati, sulla Carcerazione preventiva, sui Termini ordinatori e perentori, sui Patronati sindacali (1999); sulla fecondazione assistita (referendum totalmente abrogativo) (2004). Insomma, la Corte Costituzionale ha impedito all’Italia e agli italiani di percorrere fino in fondo, come stava per accadere, il cammino della sua modernizzazione e del suo allineamento con i Paesi che quel percorso avevano da tempo intrapreso con grandi vantaggi civili, sociali e democratici.

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10 domande al Gen. C.A. Domenico Rossi

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

Il generale è il Presidente del Co.Ce.R Interforze.  Abbiamo realizzato dieci precise domande messe a punto  da un pool di persone che hanno in comune con il Generale l’amore per l’Esercito e la voglia di farlo crescere sempre più nella stima e nella considerazione dell’opinione pubblica. Essi sono Girolamo Foti, Giovanni Menni, Rosi Gambino, Marco Federici e le 600 opinioni raccolte su facebook e in collaborazione con -MoviMiles – Redazione di Rotocalco MilitareTeleregina la tv dei valori. Partiamo da una premessa. Tre anni sono trascorsi dell’elezione dell’attuale rappresentanza militare; ci siamo dunque chiesti quali siano state le posizioni e i risultati ottenuti a favore del personale, e da qui sono sortite le dieci domande che rigiriamo al Presidente del Co.Ce.R Gen.C.A. Domenico Rossi. Le sue risposte ci consentono di garantire un’informazione chiara e corretta a tutti gli appartenenti del comparto difesa e sicurezza. Ne hanno bisogno, egregio generale, e non solo loro, se ci permette. Spesso i media sono accusati di diffondere notizie non esatte o poco chiare. Ora è il momento di stabilire un contatto che consenta loro di sgomberare il terreno da qualsiasi equivoco. Lo può fare solo lei con l’autorità e la competenza di un generale la cui posizione forse è considerata per taluni scomoda ma per noi si trova sulla cima più alta di una montagna rispetto a chi vive a valle per guardare più in profondità. Non ci tolga, egregio generale, questa sua preziosa visione d’insieme. Ecco le dieci domande:
1.    Gentile signor Presidente Ci faccia un analisi chiara e dettagliata o meglio un confronto tra il governo Prodi e il governo Berlusconi, quali sono stati i risultati ottenuti e le promesse non mantenute di entrambi i governi?
2.    E’ soddisfatto dei risultati ottenuti?
3.    Avete introdotto la terza fascia sugli assegni di funzione, riducendo il gap che c’era tra il ruolo sergenti e il ruolo vsp, ma non quello esistente per i 17 anni di servizio tra il ruolo sergenti e vsp. A molti sembra che ciò abbia favorito i ruoli più alti e l’anzianità di servizio. Ci faccia un analisi sugli assegni di funzione e ci dica se questo Cocer si sta adoperando per ridurre  il gap tra i vsp e i sergenti nella prima fascia  .
4.    Il contratto é ricco di contenuti ma povero di fondi: togliendo dalla busta paga la vacanza contrattuale di circa 11 euro netti al mese e sostituita con l’aumento del contratto di circa 16 euro netti alla fine in più i militari si ritroveranno 5 euro al mese. Smentisce, oppure è d’accordo con la nostra analisi? Le ricordo che questo contratto è stato aspramente criticato anche da diversi forum, siti internet, delegati coir, ma anche delegati cocer perché ha favorito i ruoli più alti e l’anzianità di servizio a spese del ruolo sergenti e del ruolo vsp. Sono tutti in malafede?
5.    Questo Cocer ci sembra abbastanza morbido nei confronti dell’attuale governo: il ministro Brunetta che annuncia la mobilitazione di 30 mila marescialli da spostare ai tribunali, i grossi tagli alla difesa, il futuro incerto dei volontari. Si trova d’accordo con questa affermazione?
6.    Ci faccia un analisi sui fattori negativi che determinano i tagli alla difesa e quali sono le possibli soluzioni a suo parere da adottare per salvare quanto meno i 23 mila volontari dalla disoccupazione e che cosa sta facendo in merito il Cocer. Si rischia, oltretutto, una diminuzione dello standard di sicurezza e addestramento, nonché lo svilimento della professionalità della nostra forza armata.
7.    Perché questo Co.Ce.R ha votato a favore della distribuzione del fesi privilegiando le aree centrali, creando differenze all’interno del personale? In alcuni siti abbiamo letto che l’addetto alle fotocopie del palazzo romano prenderebbe di più rispetto al soldato operativo che si prepara per l’Afghanisthan
8.    Il tormentato riordino delle carriere arriva oppure no ? Quali sono le posizioni del Co.Ce.R ?
9.    Secondo lei la rappresentanza militare é ancora utile? cosa risponde alle richieste che pervengono dalla maggior parte dei militari che vogliono il sindacato militare allo stesso livello dei colleghi tedeschi , in quanto, leggendo sui blog e sui forum, molti sono convinti che questa rappresentanza favorisca esclusivamente i ruoli dirigenti .
10.  Ancora oggi la base vive con stipendi alle soglie della povertà. Non sarebbe un gesto nobile se tutti i dirigenti che percepiscono automatismi e indennità e anche il fesi, congelassero i propri aumenti per un anno, adottando una procedura nuova come quella di fare aumenti inversamente proporzionali?    Ma a questo punto mi consenta un’ultima domanda: perché, mi chiedo, un volontario in servizio permanente, un sergente con uno stipendio allo soglie della povertà ha difficoltà ad ottenere una casa demaniale rispetto ad altri ruoli che percepiscono uno stipendio superiore? E soprattutto: é vero che a Roma ci sono alloggi militari occupati abusivamente? Perché non si adottato il pugno duro per liberarli? Cordiali saluti Riccardo Alfonso  (Direttore dell’agenzia giornalistica Fidest)

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