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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘opportunismo’

Dirsi comunista ha un senso?

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2016

leninUn lettore scrive al nuovo Pci: Scusate ma con tutto sto popò di partiti comunisti che nascono tutti i giorni in Italia i comunisti (quelli veri), non ci stanno capendo più niente, chi non è in un gruppo ma in un altro viene accusato di oppurtunismo o tradimento, è la strada buona per far continuare a comandare questo paese a tristi figuri? E’ un interrogativo frequente tra coloro che guardano a sinistra e la risposta non si è fatta attendere: “Ottima domanda. Che nascano tanti partiti comunisti vuol dire due cose:
1. che tanti pensano, sentono o ricordano che da quando non c’è più un forte movimento comunista le cose per le masse popolari vanno peggio (ed è anche coerente con lo stato generale delle cose che alcuni speculatori cercano di fare carriera elettorale o d’altro genere su questo sentimento diffuso),
2. che c’è confusione su cosa fare, su come ricostruire un forte partito comunista.
La prima cosa è importante e positiva. Alla seconda c’è un solo rimedio: usare la propria testa e la propria esperienza per trovare la strada giusta e unirsi con quelli che seguono quella strada.
Nel Comunicato noi diciamo alcune poche cose ma precise. Qui ne riassumo solo tre.
– La storia la fanno le masse popolari. Sbagliano quelli che cercano di capire come sarà il futuro guardando solo o principalmente a quello che fa la borghesia e a quello che si propongono i suoi caporioni. Il nostro futuro dipende principalmente da quello che facciamo noi. La Rivoluzione d’Ottobre, la prima ondata della rivoluzione proletaria che ha sconvolto il mondo nella prima parte del secolo scorso, la fondazione della RPC e degli altri paesi socialisti le hanno fatte i comunisti, non la borghesia: fino agli anni ’70 la borghesia (compreso il Vaticano di Giovanni XXII e Paolo VI) non ha fatto che affannosamente rincorrere il movimento comunista per soffocarlo, contenerlo, corromperlo, disgregarlo.
– Il movimento comunista si è indebolito e la prima ondata della rivoluzione proletaria si è esaurita per limiti propri del movimento comunista: i comunisti non avevano ancora una comprensione abbastanza avanzata delle condizioni e delle forme della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti, della natura della crisi del capitalismo, del sistema di controrivoluzione preventiva creato dalla borghesia nei paesi imperialisti, della lotta da condurre nei partiti comunisti contro l’influenza della borghesia e del clero nelle file del partito.
– L’Unione Sovietica ha dimostrato per quaranta anni (1917-1956) che il socialismo (gestione pubblica della produzione secondo un piano, dittatura del proletariato, promozione dell’accesso universale delle masse popolari alla cultura, alla politica e alle attività sociali) è possibile e fruttuoso. Ci sono voluti più di trenta anni, dalla svolta del 1956 al 1991, per demolire quello che i sovietici avevano costruito sotto la direzione di Lenin prima e di Stalin dopo: trenta anni durante i quali il partito comunista finito nelle mani dei revisionisti moderni alla Kruscev e Breznev ha promosso alla direzione dello Stato, dell’economia, della cultura e delle altre istituzioni sociali individui che si dicevano comunisti ma avevano i paesi imperialisti come modello e la competizione e collaborazione con essi come misura della propria opera.
Per passare da tanti partiti comunisti più o meno farlocchi a un partito comunista capace e forte, bisogna che tutti, compreso anche tu, usino la loro testa, riflettano su queste cose e si schierino. Chi non lo fa, continuerà a dire che non ci capisce niente. È quello che succede in ogni campo d’attività, di fronte a problemi nuovi. ( n.r.: E Allora che si fa? La risposta, ovviamente, corre lungo il filo delle nostre intelligenze.)

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Rischio crack per la Regione Lazio

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 novembre 2009

“Questa situazione mi offre lo spunto per due opposte riflessioni: o il governo ha inspiegabilmente deciso di bloccare tutti i finanziamenti alle regioni, causando notevoli problemi ai loro bilanci, oppure, considerato che si avvicinano le elezioni regionali, si crea un fattore di opportunismo politico per l’attuale maggioranza. Non vorrei, infatti, che l’intento fosse quello di generare il caos nella sanità laziale e nelle sue istituzioni, già scosse dal caso Marrazzo, con l’unico fine di avere un vantaggio politico. Se fosse così sarebbe davvero drammatico”. Lo afferma Oscar Tortosa, vicesegretario per il Lazio dell’Italia dei Valori, commentando il rifiuto del governo di elargire i 4 miliardi di euro dovuti alla sanità della Regione, dei quali 1,2  riguardano le imposte dei contribuenti laziali per il 2007 e il 2008. Si tratta di finanziamenti indispensabili che devono tornare nel Lazio, altrimenti la sanità locale, già oberata di debiti verso i fornitori di beni e servizi sanitari, rischia il collasso finanziario. I dirigenti dei ministeri di Economia e Salute criticano la giunta della Pisana accusandola di “mancati obiettivi nel contenimento del disavanzo”. Sulla questione della sanità pubblica l’esponente del partito che ha in Antonio Di Pietro il suo presidente non mostra alcun dubbio: “Le politiche governative – dice – tendono in tal modo a criminalizzare la Regione Lazio , che già di suo ha dovuto operare molti tagli alla spesa, riducendo beni e servizi in settori importanti. Mi auguro – conclude Tortosa – che il governo torni sui suoi passi e si attivi al più presto per sanare questa complessa situazione, che rischia di provocare il fallimento economico dell’intera regione”

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Libertà e libertà di stampa

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2009

Di Nunziante Minichiello. Argomento sempre attuale, la libertà a volte fa sorgere il dubbio  che non si sappia che cosa sia, donde inizi e dove finisca: in un paese democratico a sovranità popolare il sentimento ed il godimento della libertà dovrebbero essere scontati, perché   insegnati più con l’esempio che con la teoria fin dalla tenera età. Libertà di opinione, di parola, forse battuta da libertà di parolaccia, di stampa e di esistere sono tipiche, quindi, almeno sulla carta, di popolo sovrano  costituito da pari: concezione e  pratica di vita, la libertà e la libertà di stampa, in particolare in Italia, come si sa anche all’estero, non sempre sono conosciute o ben conosciute.  Evidentemente le conquiste non hanno raggiunto la libertà pura e semplice, la libertà di pensiero, la libertà di parola ed infine la libertà di stampa, la quale ultima, oltre che da prudenza ed opportunismo, è limitata da una legislazione da rivedere per evitare di finire di fare l’informazione che piace a qualcuno o che non dispiace a qualche altro e per dare al cittadino lettore la giusta conoscenza per orientarsi: la stampa tenga nel dovuto conto  i lettori e questi valutano l’importanza della stampa, con chiarezza per capire e per capirsi. Libertà e libertà di stampa non sopravvivono a leggerezza od a necessità contingente con le quali si accetta o si chiede: offerta rimanga sempre offerta, da accettare   o non, senza forzature, come l’invito d’altronde.Professionalità ed affidabilità siano per sé garanzie di autonomia e di indipendenza e per altri certezza di buon lavoro, non dimenticando che, se una volta, quando  raccomandazione e mediazione erano reati, qualche eccezione pure si faceva, oggi le cose sono cambiate e non sempre a favore del prestatore professionale ed affidabile: quando si altera il diritto e si manipola la verità,  la libertà abbandona questo mondo. La conoscenza, la cultura, la preparazione, l’impegno, la volontà danno possibilità di lavorare per conto terzi e per conto proprio;   impediscono formazioni di colossi nei quali i lavoratori potrebbero diventare oggetto di manovra economica; vietano la concentrazione della ricchezza; danno responsabilità, decoro ed autonomia e, risolvendo la questione sociale, consentono pacificazione.  E’ sempre la Costituzione, la grande sconosciuta e disattesa, che, non escludendo nel privato disciplina ed onore  prescritti nel pubblico, garantisce perciò istruzione di base adeguata e favorisce  associazionismo cosciente e spontaneo, che non viene meno se poggia sulla frequente rotazione delle cariche e delle funzioni, affidate a competenti e responsabili. La libertà non si regala, non si compra e non si attende: si conquista e si perde una sola volta come dignità e verginità.  La stampa è servizio ai lettori e non ad altri: quando se ne va il lettore, che deve essere al centro del fenomeno informativo, come il cittadino è al centro della comunità civile e l’uomo è al centro dell’umanità, se ne va la stampa e pure la libertà di stampa,  con grave danno per tutti. (Nunziante Minichiello)

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