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Telecomunicazioni: “Un’enorme opportunità”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

A cura di Roger Wilkinson, Analista azionario senior, azioni britanniche ed europee di Columbia Threadneedle Investments. Il settore europeo delle telecomunicazioni presenta un consistente indebitamento netto, pari in media a più del triplo degli utili al lordo di interessi, imposte, deprezzamenti e ammortamenti (EBITDA). Con una crescita dei ricavi prossima allo zero e significativi progetti d’investimento all’orizzonte, riteniamo improbabile che i livelli di debito delle società europee di telecomunicazioni subiscano un calo, anche modesto.Non stupisce quindi la cautela, del tutto giustificata, esercitata dai nostri analisti di ricerca nei confronti del settore. Negli ultimi tre anni, la performance del settore è stata deludente e lo Stoxx Europe 600 Telecommunications ha ceduto quasi un quarto del suo valore (al 10 maggio 2019).Questo non significa che non sia possibile realizzare guadagni in quest’area; al contrario.La domanda di dati wireless, alimentata in particolare dai social media e dallo streaming di video, è innegabilmente vigorosa e in rapida crescita. Prevediamo che la crescita continui con il lancio delle reti 5G, che accorceranno ulteriormente i tempi di download e di latenza (ritardi di minore entità), uno sviluppo questo particolarmente interessante per il crescente numero di giocatori online.Un problema arduo da risolvere per gli operatori mobili è come monetizzare questa forte domanda. In Europa, l’eccessiva competizione tra le reti wireless ha posto un freno al potere di prezzo degli operatori.
Per contro, le società che possiedono e gestiscono le antenne/torri dotate delle attrezzature necessarie per trasmettere il traffico dati si sono contraddistinte mostrando una crescita dei ricavi e degli utili decisamente superiore a quella degli operatori mobili. Il gestore spagnolo di infrastrutture Cellnex (18,6x) e Inwit, tower operator di Telecom Italia quotato in borsa (21,99x), sono attualmente scambiati a più del triplo delle valutazioni di importanti operatori di reti mobili europei come Vodafone.
Negli Stati Uniti, gli operatori mobili hanno cominciato a cedere le divisioni torri una ventina di anni fa, ma in Europa molti operatori continuano a possedere molte delle antenne telefoniche usate per il loro traffico dati.
Vodafone sta valutando la possibilità di aggregare le sue torri in Italia con quelle di Inwit, menzionando la possibile vendita di CTIL, la joint venture di antenne telefoniche posseduta con la rivale O2 nel Regno Unito. Altri operatori mobili europei sembrano intenzionati a seguire tale esempio: in Francia, il gruppo di telecomunicazioni Iliad ha di recente acconsentito a vendere a Cellnex quasi 6000 torri in Francia e 2000 torri in Italia.Gli incentivi finanziari per gli operatori mobili possono essere molto appetibili. Vodafone potrebbe condividere 11.000 antenne con Inwit, una mossa che, stando ai nostri calcoli, potrebbe fruttarle EUR 2 miliardi in liquidità e una partecipazione del 30% in una società del valore di EUR 10 miliardi. Analoghe operazioni potrebbero essere perfezionate in Europa, soprattutto in Spagna e in Germania.
Pur essendo più ottimisti del mercato nei confronti della potenziale condivisione di torri di Vodafone, la persistente debolezza delle attività della società nel settore mobile europeo, soprattutto in Spagna e in Italia, mi tengono al momento alla larga da questo titolo. Opportunità come queste in ambito azionario alimentano la grande fiducia che riponiamo nella gestione attiva, che consente ai gestori di selezionare personalmente le azioni nei loro portafogli, avvalendosi di analisi settoriali e dei singoli titoli condotte da esperti.

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Ultime opportunità di lavoro con Jolly Animation

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Un esercito di ragazzi sorridenti ed intraprendenti sta allietando le vacanze in quasi 50 strutture turistiche in tutta Italia, sia al mare che in montagna, tra villaggi, resort ed hotel, con attività sportive, giochi, balli e spettacoli. Parliamo degli staff di animazione di Jolly Animation, una delle società di animazione più longeve e qualificate sul territorio nazionale, che dal mese di aprile sono operativi nelle più importanti destinazioni del Paese, dal Trentino Alto Adige alla Calabria, Sardegna inclusa.
Luglio è tempo per completare gli organici con figure ad hoc. In particolare si selezionano animatori turistici con esperienza, che possano guidare piccoli staff in hotel a 4 e 5 stelle, animatori per bambini e ragazzi, coreografi, ballerini, istruttori di ballo, fitness, addetti al settore nautico (vela e windsurf), dj e tecnici suono e luci.
Si offrono contratti a tempo determinato, con inquadramento secondo normativa vigente e retribuzione in busta paga, vitto ed alloggio ed indennizzo per spese di viaggio, oltre alla possibilità di intraprendere carriera nel campo dell’intrattenimento o in quello dei servizi turistici.I colloqui si tengono tutti i giorni presso la sede centrale di Salerno, o presso gli altri quartier generali sparsi in Italia (Bibione o Cavallino Treporti in Veneto, Giulianova in Abruzzo, Vieste e Monopoli in Puglia, Marina di Pisticci in Basilicata, Marina di Zambrone in Calabria, Stintino in Sardegna), oppure attraverso videoconferenza con Skype o Whatsapp. Per inviare cv e foto è possibile farlo collegandosi alla pagina Lavora con noi del sito jollyanimation.com

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Oltre il genoma: quali opportunità per la filiera del frumento duro?

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 luglio 2019

Dopo il sequenziamento del genoma del grano duro, pubblicato ad aprile scorso su Nature Genetics, grazie ad un consorzio internazionale (60 autori di 7 Paesi) coordinato dal CREA, cui hanno partecipato anche CNR ed Università di Bologna, come tradurre l’innovazione in una applicazione concreta, a vantaggio della filiera? Proprio per illustrare le ricadute pratiche di queste nuove conoscenze e per favorire il dialogo tra ricerca e stakeholders, CNR, CREA e Università di Bologna hanno organizzato l’evento “Oltre il genoma: quali opportunità per la filiera del frumento duro?”, svoltosi oggi a Roma al CNR.Un confronto tra ricerca e mondo del grano duro in un momento in cui è grande l’impegno del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo verso il settore, come ha sottolineato il Ministro Gian Marco Centinaio, intervenendo all’apertura dei lavori: “La filiera del frumento duro rappresenta un’autentica eccellenza del comparto agroalimentare del nostro Paese. Circa 3 piatti di pasta su 4 consumati nel Vecchio Continente provengono da un pastificio italiano. Dobbiamo lavorare per difendere questo settore e affrontare le sfide che si presenteranno in futuro. Il risultato di questo lavoro è un passo importantissimo per il sostegno della filiera nazionale. Si aprono nuovi scenari che consentiranno di far fronte ai cambiamenti climatici e garantire la migliore qualità dei prodotti. Manteniamo alta la bandiera del nostro made in Italy in tutto il mondo”.Indubbiamente, il risultato ottenuto dai ricercatori ossia la sequenza completa dei 14 cromosomi della varietà di frumento duro ‘Svevo’, con i suoi 66.000 geni, apre davvero possibilità fino a ieri impensabili. Lo studio del genoma ha consentito di identificare centinaia di migliaia di marcatori molecolari che potranno essere utilizzati per la selezione di varietà migliorate. Un riferimento fondamentale per tutta la futura attività di miglioramento genetico e per l’identificazione e la tutela delle diverse tipologie di frumento attraverso tecniche di tracciabilità molecolare.Secondo Luigi Cattivelli, direttore del CREA Genomica e Bioinformatica e coordinatore dello studio, sono tre le ricadute del genoma sequenziato sulla filiera che cambieranno il modo di “fare agroalimentare”, non più in modo empirico, ma ancorato ad una reale conoscenza. “La prima è per l’industria sementiera che, da subito, utilizzando questi dati, può lavorare per nuove varietà resistenti a malattie come le ruggini e la fusariosi. La seconda è per l’industria della trasformazione, in quanto, conoscendo ora tutti i geni responsabili della qualità, potrà, a medio termine, avere una materia prima sempre più calibrata e funzionale alle proprie esigenze produttive e ai gusti del consumatore. La terza, che richiede tempi più lunghi, porterà ad una migliore gestione della biodiversità, grazie al riconoscimento su basi genetiche delle diverse tipologie di frumento duro, sia esso farro, grano antico o moderno.”
“Il Consiglio nazionale delle ricerche, con le sue competenze, svolge ricerca sui cambiamenti climatici in tutto lo spettro multidisciplinare – ha dichiarato il presidente CNR Massimo Inguscio – Dall’aspetto del cosiddetto “amplificatore artico” studiato nella nostra base Dirigibile Italia, dalla quale sono appena rientrato, a quello, importantissimo, dell’impatto sulla filiera agroalimentare, di cui oggi stiamo parlando assieme al ministero delle Politiche agricole, al CREA e ad esponenti del mondo produttivo. La genomica – ha sottolineato Inguscio – avrà un ruolo fondamentale nello sviluppo di un’agricoltura sostenibile e di tutta la bioeconomia, settore al quale come Cnr abbiamo voluto dedicare un nuovo Istituto e nel quale l’Italia ha un ruolo trainante. La giornata di oggi, in particolare, è un’occasione per discutere come il traguardo rappresentato dal sequenziamento del genoma possa diventare il punto di partenza per un rilancio della ricerca su una coltura fondamentale per l’economia nazionale”.

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Cina \ Castelli, “Grandi opportunità per imprese ed economia Italiana”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Roma – “Un risultato molto importante che riserverà grandi opportunità alle imprese e all’economia italiana, frutto del grande lavoro che, sotto il coordinamento del Presidente Conte e del Ministro dello Sviluppo Economico, abbiamo fatto come Governo in questi mesi. Sono certa che i risultati non tarderanno ad arrivare”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commenta la firma del Memorandum sulla Via della Seta tra Italia e Cina

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“Indonesia, una buona opportunità nei mercati emergenti”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

Analisi di Alberto Boquin, Research Analyst di Brandywine Global (gruppo Legg Mason). Ad oggi ci sono una manciata di mercati emergenti i cui bond decennali in valuta locale rendono attorno all’8-9%: Messico, Russia, Brasile, Sud Africa, Turchia e Indonesia. Messico e Turchia sono ancora alle prese con le pressioni inflazionistiche che nel 2018 hanno costretto le loro banche centrali a politiche più restrittive. Brasile e Sud Africa hanno appena eletto una nuova leadership che ancora non ha messo mano ai problemi di sostenibilità dei bilanci pubblici. La Russia, dal canto suo, è ancora a rischio di sanzioni.Ma che dire dell’Indonesia? L’inflazione è sotto il livello obiettivo, il profilo di rischio è robustamente investment grade, e a livello geopolitico non si intravedono grandi problemi. Due le possibilità: o c’è un’anomalia di prezzo, o ci sta sfuggendo qualche fattore importante.Di seguito elencheremo tre preoccupazioni dei mercati riguardo questo paese emergente, spiegando perché riteniamo siano – probabilmente – eccessive. È vero, il deficit del conto delle partite correnti si è ampliato da -1.7% a -2.7%, e non è più coperto totalmente dagli investimenti diretti dall’estero. Tuttavia, crediamo ci sia la possibilità che torni a restringersi. Gli sforzi del governo per rallentare gli investimenti infrastrutturali stanno finalmente portando risultati, portando ad una diminuzione delle importazioni di beni strumentali. E la bilancia dei servizi dovrebbe cominciare a reagire all’indebolimento del tasso di cambio. Le esportazioni hanno sofferto per la minor domanda dalla Cina e per il calo dei prezzi delle commodities, ma entrambi questi fattori sono destinati ad un’inversione nel 2019. Un deficit delle partite correnti più ristretto potrebbe facilmente essere finanziato da flussi in entrata nel mercato del debito locale.
Il 2018 è stato un anno in cui il restringimento quantitativo della Fed ha messo sotto i riflettori l’indebitamento estero dei paesi emergenti. Certo, l’Indonesia non ha la stessa vulnerabilità di Turchia o Argentina, ma lo scarso sviluppo dei suoi mercati dei capitali ha portato le aziende locali a cercare credito nei mercati internazionali del dollaro, pur avendo spesso ritorni in rupie. Quando la rupia ha cominciato ad indebolirsi, le aziende si sono affrettate a coprire la loro esposizione al rischio di cambio, creando un effetto valanga sulla valuta.Una reazione proattiva basata su rialzi dei tassi e su un programma di copertura del dollaro dovrebbe aiutare ad alleviare queste pressioni. Vale la pena inoltre notare che gli indicatori di vulnerabilità legati al debito e alle riserve, anche se peggiori rispetto ad altri paesi della regione, sono tutt’altro che elevati a confronto con gli altri paesi emergenti.
L’Indonesia è una democrazia relativamente giovane, e ad aprile – per la prima volta nella storia recente – le elezioni presidenziali e parlamentari si terranno contemporaneamente. Dopo la tornata elettorale di Jakarta del 2017 le questioni religiose hanno avuto un ruolo crescente nella politica domestica. Non mancheranno di certo le tensioni, essendo l’Indonesia uno dei paesi al mondo con maggior diversità etnica e religiosa, ma crediamo che la rielezione di Jokowi sia molto probabile.Il suo aver saputo portare crescita economica e un miglioramento dell’amministrazione si è tradotto in tassi di consenso ancora piuttosto alti. Visto il suo impegno riformista, gli investitori accoglieranno con favore un secondo mandato per Jokowi. Basta guardare come il paese sia passato rapidamente dal 120esimo posto al 73esimo nella classifica annuale “Doing Business” della Banca Mondiale, che analizza la “facilità di fare impresa” in ogni paese.
Insomma: come per ogni mercato emergente, investire in Indonesia comporta dei rischi, ma sotto molti aspetti il peggio dovrebbe essere passato. Un miglioramento delle partite correnti, una miglior copertura delle passività esterne delle aziende e una conferma dell’attuale leadership politica dovrebbero portare a un miglioramento dei rendimenti nel 2019.

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Raggi: “Costruire una comunità solidale, inclusiva e che offre opportunità a tutti”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 febbraio 2019

Roma. Assumere ex detenuti, ex tossicodipendenti, persone disabili o con disagio mentale, persone che per avanzata età anagrafica sono tagliate fuori dal mondo del lavoro, donne vittime di violenza o tratta, rifugiati politici. Sono alcune categorie di persone fragili la cui assunzione, all’interno di una impresa, potrà essere considerata una “miglioria”, da valutare in caso di parità di punteggio, nelle gare o appalti di Roma Capitale. È quanto prevede una Memoria approvata dalla Giunta Capitolina.“Nessuno deve rimanere indietro. È nostro impegno e responsabilità costruire una comunità inclusiva, in cui tutti possono avere un’opportunità o una nuova occasione lavorativa. L’idea è nata dalla necessità di ‘chiudere il cerchio’ avviato con il progetto ‘Mi riscatto per Roma’ sviluppato con il Ministero della Giustizia per favorire il lavoro dei detenuti nella cura del verde pubblico e delle strade di Roma. Abbiamo voluto prevedere una possibilità concreta per chi, durante la pena, si è davvero impegnato in favore della nostra città e, alla fine della pena, si reinserisce nella società. Da qui ad estendere questa misura in favore delle altre categorie di persone fragili e vulnerabili, il passo è stato breve”, dichiara la Sindaca Virginia Raggi.

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“Alla ricerca di opportunità nella volatilità europea”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

A cura di Philip Dicken, Responsabile azionario Europa di Columbia Threadneedle Investments
Guardando indietro al 2018, quello che sta per volgere al termine è stato un anno di continua crescita per gli utili delle società europee, eppure la volatilità dei mercati ha raggiunto livelli straordinariamente elevati. Tale volatilità è stata il risultato delle tensioni politiche e del timore di un rallentamento della crescita globale.La volatilità ha subito una prima impennata a febbraio e una seconda ad ottobre 2018, quando gli investitori hanno reagito ai timori circa gli eventi macroeconomici. Le preoccupazioni più radicate e significative ruotavano intorno al tasso di crescita cinese, agli interminabili negoziati per la Brexit e alla controversa legge di bilancio italiana: tutte questioni che difficilmente scompariranno nel breve termine.Ma, piuttosto che farci distrarre dall’instabilità politica, preferiamo concentrarci sulle prospettive societarie. Volgendo lo sguardo al 2019, questa volatilità ha lasciato le valutazioni azionarie su livelli più convenienti, e anticipiamo una crescita degli utili pari in media al 5-10%. Allo stesso tempo, possiamo investire a prezzi inferiori in alcune società destinate a beneficiare delle dinamiche positive di lungo termine.C’è un notevole rumore di sottofondo nel mercato in questo momento ed è molto facile formulare scenari negativi, ma noi continuiamo a prevedere tassi di crescita positivi per l’economia e gli utili. Vi sono dunque buone opportunità per gli stock picker.
Prevediamo che nel 2019 continuerà la ripresa delle economie europee, benché a un ritmo inferiore. Permangono dei rischi di breve termine, passibili di tradursi in un rallentamento della crescita. La Germania, ad esempio, ha annunciato inaspettatamente un PIL negativo per il terzo trimestre 2018.Il rischio politico sembra destinato a perdurare per tutto l’anno, ma restiamo calmi e non ci lasciamo distogliere dai nostri intenti. Per quanto riguarda la Brexit, abbiamo formulato alcuni scenari possibili. L’incertezza, chiaramente, rimane. Il processo di uscita del Regno Unito dall’Unione europea è imprevedibile e in rapida evoluzione. Tuttavia, svolgendo un’approfondita analisi dei rischi, stiamo posizionando i nostri portafogli in maniera tale da riuscire a fronteggiare una serie di possibili scenari.L’UE è sotto attacco su più fronti da istanze populiste e fa fatica ad articolare con chiarezza i suoi valori. Tuttavia, il processo lungo e complicato in cui si è trasformata la Brexit potrebbe distogliere altre nazioni dall’incamminarsi lungo un simile sentiero e ha dimostrato che l’UE è in grado di mostrare i muscoli all’occorrenza.Il populismo non nasce dal nulla. La globalizzazione è stata generalmente positiva per tutto il mondo, strappando alla povertà milioni di persone, ma non ha funzionato per tutti. Alcuni elettori occidentali hanno visto le loro città industriali svuotarsi man mano che le acciaierie e le industrie pesanti venivano spostate in mercati emergenti a più basso costo. Questi elettori sono sempre più frustrati dall’incapacità dei loro governi di rispondere alle loro richieste e vanno in cerca di soluzioni più radicali. Sono cambi strutturali di paradigma che non possono svanire di qui a breve.Pur avendo messo in difficoltà alcune economie, la globalizzazione ha anche creato delle straordinarie opportunità, sia per la società sia per noi investitori. L’avvento delle nuove tecnologie condivisibili sta cambiando il modo in cui le persone fanno acquisti, lavorano e vivono. Non è mai stato così economico comprare vestiti o tecnologie, e non è mai stato così facile viaggiare per il mondo. Analogamente, i processi industriali vengono trasformati dai nuovi materiali o dalle nuove normative sul controllo delle emissioni.Nel settore finanziario, le banche tradizionali vengono minacciate dal potere rivoluzionario della tecnologia finanziaria. Ad esempio, grazie alla liberalizzazione delle norme pensionistiche britanniche, il mercato delle pensioni fai da te, che fino a pochi anni fa non esisteva neppure, registra una rapida espansione. Ciò crea diverse opportunità interessanti per gli investitori. La disponibilità di piattaforme pensionistiche sempre più flessibili e facili da usare aiuta a soddisfare la nuova domanda proveniente da risparmiatori e pensionati.Uno dei temi correlati all’interno del nostro portafoglio è quello dello “Stato minore”. Dinanzi all’invecchiamento demografico di tutte le popolazioni occidentali, i governi faticano a onorare i propri impegni sanitari e pensionistici. Le nuove tecnologie e i nuovi fornitori di servizi stanno creando efficienze, e le società in grado di colmare il divario lasciato da sistemi sanitari pubblici sempre più stremati rappresentano spesso delle opzioni d’investimento molto allettanti. Parimenti, cerchiamo di evitare le società i cui modelli di business sono interessati da problematiche di lungo termine create dall’evoluzione della società. Alcune delle vecchie regole semplicemente non si applicano più.Volgendo lo sguardo al 2019, ci sarà indubbiamente ulteriore volatilità nel breve termine, ma noi vogliamo concentrarci sui temi di lungo termine che vanno sviluppandosi. Il mercato tende ad essere alquanto efficiente, ma nelle fasi di instabilità e di volatilità spesso affiorano le inefficienze: noi vogliamo sfruttare questi episodi e impedire al rumore di breve termine di prevalere.

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Italia: Le opportunità del digitale

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

“In Italia abbiamo ancora molto lavoro da fare per cogliere appieno le opportunità del digitale, ma il 5G rappresenterà una vera e propria piattaforma in grado di accelerare l’adozione di nuovi servizi a supporto degli ecosistemi industriali che nasceranno nei prossimi anni. Le nuove tecnologie sono già una componente fondamentale del business di diverse imprese – secondo nostre stime le aziende italiane hanno speso nel digitale 14 miliardi di euro nello scorso anno– e lo saranno sempre di più nel prossimo futuro: quasi la metà dei manager (48%) pensa che gli investimenti in tecnologia cresceranno fino al 10%, con un ritorno stimato del capitale investito superiore all’80%.” ha commentato Paolo Baile, Communications, Media & Technology Lead, Accenture Strategy Italia intervenuto all’evento “5G: L’Italia sarà leader”, dove Telco, esponenti della politica e fornitori di tecnologia, servizi e soluzioni digitali si sono confrontati su prospettive, potenzialità e ostacoli da superare per l’affermazione del 5G “Implementare il 5G sarà il tassello ancora mancante per trasformare il modello di business delle aziende e farle diventare imprese Intelligenti: organizzazioni che basano le proprie strategie su dati rilevanti raccolti in tempo reale, possono sfruttare appieno tecnologie complesse come l’Intelligenza Artificiale e sono in grado di aprirsi a collaborazioni in grado di generare valore incrementale.”

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Opportunità e sfide della digital health

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Origgio Tra app di nuova generazione, risorse offerte da big data e soluzioni avveniristiche rese possibili dall’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione digitale in corso sta cambiando radicalmente i paradigmi di trattamento per milioni di pazienti e pone le associazioni che li rappresentano di fronte a scenari inediti e compiti nuovi.Di questo si discute oggi all’European Patient Innovation Summit (EPIS) l’annuale appuntamento co-creato da Novartis con le più importanti realtà della patient advocacy europea: 360 i rappresentanti delle associazioni di pazienti che saranno presenti, di cui 20 quelle italiane, per mettere a confronto opinioni ed esperienze sui temi di maggiore attualità. Al centro dell’attenzione, quest’anno, le potenzialità offerte dalle tecnologie digitali per migliorare la qualità della vita dei pazienti con patologie croniche. Su questo tema si svilupperà l’incontro, durante il quale esperti e rappresentanti delle associazioni porteranno il loro contributo in diretta da diverse sedi europee.Per facilitare uno scambio di opinioni il più ampio e rappresentativo possibile, infatti, questa terza edizione di EPIS fa ricorso all’innovativa formula multi-sede: sono così collegati 8 hub internazionali in altrettanti paesi, Italia, Svizzera, Irlanda, Portogallo, Spagna, Germania, Francia e Est Europa, tra i quali sarà possibile un’interazione costante. “EPIS 2018 offre l’occasione di un confronto ad ampio respiro su un tema fondamentale per le prospettive di trattamento e cura dei pazienti” sottolinea Pasquale Frega, Country President Novartis Italia e Amministratore Delegato Novartis Farma. “L’incontro tra innovazione scientifica e tecnologie digitali è destinato a rivoluzionare i tradizionali approcci diagnostico terapeutici. In Novartis siamo convinti che i pazienti debbano svolgere un ruolo da protagonisti in questa rivoluzione: il loro contributo è determinante per orientare la digital health verso soluzioni che rispondano ai loro reali bisogni”.Dall’Italia interverrà Pasquale Fedele, ideatore di Braincontrol, piattaforma per l’interazione uomo-macchina basata sull’Intelligenza Artificiale. Una prima applicazione ha portato allo sviluppo di un dispositivo medico definito come ‘joystick mentale’, che permette ai pazienti di superare gli ostacoli dovuti a disabilità motorie e di comunicazione anche molto gravi (circa 5 milioni al mondo).Come Braincontrol, già numerosi device e applicazioni sono in grado di assicurare benefici importanti a chi soffre di una patologia cronica o vive una disabilità permanente. È il caso della app ViaOptaHello, già disponibile, che consente a persone cieche o ipovedenti di identificare facilmente oggetti e ambienti, recuperando così importanti margini di autonomia nella vita quotidiana.Questi sviluppi offrono opportunità reali ai pazienti e allo stesso tempo pongono i gruppi della patient advocacy di fronte a compiti e sfide nuove, prima fra tutte quella di saper interagire con medici, strutture e autorità sanitarie per rendere accessibili tecnologie digitali di comprovata efficacia a pazienti che potrebbero trarne beneficio.Dal confronto dei rappresentanti delle 360 associazioni presenti all’European Patient Innovation Summit 2018, prenderà forma al termine dei lavori un documento condiviso che conterrà, accanto alle valutazioni emerse, le raccomandazioni e priorità per il lavoro futuro.

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UNIlancer: il portale dei talenti universitari, una nuova opportunità per le imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Offrire agli studenti la possibilità di mettere in mostra il proprio talento, ma con un’altra strategia: costruire esperienze professionali senza dover abbandonare le lezioni. E’ questa la missione di UNIlancer, una piattaforma online appena avviata da alcuni studenti dell’Università IULM di Milano. E che, in poco meno di un mese, ha raccolto l’adesione di
oltre cento iscrizioni da studenti provenienti da atenei di ogni parte d’Italia. La piattaforma è pensata per fornire riscontro e funzioni immediati.
Gli studenti si registrano sul sito http://www.unilancer.it e completano il proprio profilo. Lo stesso vale per le aziende, che pubblicano offerte di collaborazioni specificando di cosa hanno bisogno e quantificando il budget. Gli unilancer con le competenze richieste ricevono una notifica e si candidano, con l’invio di una propria proposta di collaborazione. Le aziende visionano quindi i profili compilati da chi risponde all’offerta e selezionano chi ingaggiare per quello, specifico annuncio pubblicato. A progetto concluso l’azienda conferma le competenze dello studente, rilasciando sul suo profilo una recensione per il lavoro svolto e disponibile per altri inserzionisti che hanno voglia di scovare i talenti universitari, con una call to action specifica che non li metta in conflitto con lo studio. Su UNIlancer le aziende potranno infatti valutare gli studenti anche in funzione dei lavori precedentemente svolti e così trovare rapidamente il candidato ideale per il progetto rimasto scoperto in azienda. Si accorcia insomma la catena del valore che tiene insieme imprese e studenti a cavallo tra università e lavoro. Spesso messi a dura prova, questi, da un complesso sistema di tirocini curriculari, gravati da burocrazia e contratti che sono giocoforza a scatola chiusa. UNIlancer ribalta l’approccio, invitando le aziende a cogliere la sfida di un innovativo outsorcing che valorizzi i giovani, stimoli in loro l’interesse a focalizzarsi su competenze specifiche. “Spesso”, sostiene appunto il fondatore di UNIlancer, Alec Conti “attraverso una piccola collaborazione le aziende possono trovare talenti che, dopo la laurea, entrino a fare parte del loro team e apportino competenze nuove al loro business. Con la nostra piattaforma proviamo a fare, di questo caso, una leva strategica per entrambe le parti in causa”. Ed è speranza che numerosi studenti, intervistati, confermano a sostegno della loro adesione all’iniziativa. In UNIlancer rispondono di vedere un approccio più dinamico e intuitivo all’ingresso nel mondo del lavoro. Perché adesso, i talenti universitari, la corsia preferenziale possono cercarla digitando un indirizzo web. Per visionare il sito web cliccare qui: http://www.unilancer.it

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Dalla finanza alternativa grandi opportunità per le PMI

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

Nell’ultimo biennio il mercato della finanza alternativa per le PMI è cresciuto rapidamente, sia in termini di flussi di finanziamenti sia di piccole e medie imprese che guardano con interesse a questi strumenti alternativi al credito bancario. Gli ultimi 18 mesi sono stati anche un periodo di grandi cambiamenti, con alcuni segmenti prima dominanti che hanno perso terreno e altri che hanno registrato un incremento a due cifre. Ma nonostante la forte crescita, il mercato italiano appare ancora in ritardo rispetto ai principali Paesi europei e sono poche le PMI che si affidano alla finanza alternativa per reperire capitali: appena 1.800, tralasciando le aziende individuali, l’1% delle piccole e medie imprese che potrebbero utilizzarli.
I mini-bond si sono imposti come il primo canale di finanziamento alternativo, col 51% del mercato e 1,840 miliardi di finanziamenti generati, al secondo posto il private equity e venture capital, che ha perso la prima posizione, passando al 22% del mercato. Netta anche la crescita dell’Invoice Trading, lo strumento più utilizzato in assoluto (adottato da 900 PMI), capace di guadagnare undici punti percentuali (dal 5% al 16%) e di produrre un flusso di finanziamenti quasi pari a quello dell’ultimo decennio (580,8 milioni di euro su 612,2). Ancora minoritari ma in crescita il Crowdfunding (dall’1% al 3%) e le ICO (dall’1% al 2%), marginale il Direct Lending (da 0,2% a 0,6%).
I mini-bond nell’ultimo anno e mezzo si sono imposti come il primo canale alternativo col 51% del mercato (contro il 28% del periodo 2008-2018), generando 1,840 miliardi di finanziamenti, oltre la metà dei flussi generati dal 2008 in poi. Le PMI italiane che hanno emesso mini-bond fino al 30 giugno 2018 sono state 221 (36 delle quali si sono affacciate sul mercato per la prima volta quest’anno), per un valore di 3,545 miliardi di euro suddivisi in 335 emissioni. Più di metà dei finanziamenti è stata raccolta negli ultimi 18 mesi: 1,527 miliardi nel 2017 e 313 milioni nel primo semestre del 2018.Crowdfunding – Negli ultimi mesi ha registrato un buon tasso di crescita (dall’1 al 3%) anche l’equity crowdfunding, trainato dall’estensione a tutte le PMI di questa opportunità, inizialmente riservata a startup e PMI innovative. Fino al 30 giugno 2018 erano 214 le aziende italiane che hanno provato a raccogliere capitale di rischio sulle piattaforme Internet autorizzate, assicurandosi attraverso 134 campagne chiuse con successo investimenti pari a 33,3 milioni di euro (11,6 milioni nel 2017 e 14,2 nel primo semestre del 2018).
L’ultimo biennio ha visto una crescita decisa anche dei prestiti erogati alle PMI dalle piattaforme di lending: su un totale di 60,3 milioni di euro prestati a circa 250 PMI italiane (escludendo le ditte individuali), 53,9 sono stati concessi nel periodo compreso fra il 1 gennaio 2017 e il 30 giugno 2018. Anche questo mercato è destinato a crescere, grazie all’afflusso annunciato di capitali da investitori professionali che si affiancheranno ai piccoli risparmiatori di Internet.Completa il quadro il reward-based crowdfunding. Si tratta di campagne di piccolo importo (condotte soprattutto su portali USA come Kickstarter e Indiegogo) che imprese italiane in fase di avvio hanno condotto per raccogliere denaro offrendo in cambio prodotti e ricompense non monetarie. La ricerca ha stimato in 7 milioni di euro i finanziamenti raccolti in questo modo, senza prospettive di crescita rilevante.
Invoice Trading – Netto anche l’aumento dell’Invoice Trading (cessione di una fattura commerciale in cambio di un anticipo in denaro attraverso una piattaforma online), lo strumento più utilizzato in assoluto: è stato adottato da 900 PMI e ha guadagnato negli ultimi 18 mesi undici punti percentuali (dal 5% al 16%), divenendo il terzo segmento del mercato e producendo un flusso di finanziamenti quasi pari a quello dell’ultimo decennio (580,8 milioni di euro su 612,2).
Il grande interesse cresciuto nel 2017 e nel 2018 attorno alle criptovalute e alla tecnologia blockchain ha spinto diversi imprenditori a lanciarsi nel mercato delle Initial Coin Offerings (ICOs, passate dall’1 al 2% del mercato), che raccolgono capitali su Internet offrendo in sottoscrizione token digitali e disintermediando completamente piattaforme terze e circuiti di pagamento tradizionali. La ricerca ha censito 16 ICO promosse entro giugno da team costituiti per più del 50% da italiani, per un totale di 150 milioni di euro, di cui circa 80 riconducibili a PMI italiane già esistenti o di nuova costituzione.
Private Equity e Venture Capital – L’ultimo comparto analizzato sono gli investimenti effettuati da soggetti professionali nel campo del private equity e del venture capital, che sottoscrivono capitale di rischio di imprese non quotate con l’obiettivo di contribuire alla loro crescita per poi ottenere una plusvalenza al momento dell’exit. Questo segmento ha perso la prima posizione, passando dal 59% del mercato nel periodo 2008-2018 all’attuale 22%.Benchè attivo da tempo, il mercato italiano del private equity e del venture capital è ancora sotto-dimensionato rispetto alla situazione di Regno Unito, Germania, Francia. Considerando soltanto le operazioni di early stage e di expansion, dal 2008 al giugno 2018 sono state mobilizzate risorse in Italia per 970 milioni di euro nell’early stage e 6,5 miliardi nell’expansion. Negli ultimi 18 mesi, invece, i flussi sono stati pari a 229 milioni per la prima voce (su 213 progetti) e di 568 per la seconda (per 69 aziende).
By Giancarlo Giudici, Direttore scientifico degli Osservatori Entrepreneurship & Finance della School of Management del Politecnico di Milano (testo in sintesi)

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Opportunità di investimento nel debito dei mercati emergenti

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

A cura di Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt, e Alper Gocer, Head of EM Local Currency Debt di Pictet Asset Management. I fondamentali del debito dei mercati emergenti continuano a essere interessanti, dopo il calo subito dalla classe di attivi quest’anno.Nonostante tutte le turbolenze di mercato che hanno subito quest’anno, i Paesi emergenti sono in condizioni molto migliori rispetto alle crisi passate. In molti casi, i fondamentali economici rimangono positivi, nonostante la vendita massiccia generalizzata. Di conseguenza, si sono create opportunità per gli investitori ben informati.Diversamente dai precedenti periodi di turbolenza, il crollo di quest’anno del debito dei mercati emergenti non è stato causato da un brusco rallentamento dell’economia globale o da uno schianto generalizzato del mercato azionario, o addirittura dal collasso dei prezzi delle materie prime. È stata invece una combinazione di minacce lente: i rischi posti da un accumulo di debito corporate dei mercati emergenti; l’impatto di un dollaro forte su Paesi con debito in dollari; il costante ritiro dello stimolo monetario in tutto il mondo e l’aumento dei tassi statunitensi; le ripercussioni delle guerre commerciali. Un quadro che ha incoraggiato gli investitori a prendere profitti nella corsa incredibilmente favorevole del 2017.
Lo stratosferico rally di mercato dello scorso anno, a sua volta, è avvenuto sulla scia di solide basi economiche. Nel complesso, le economie emergenti sono meno indebitate, meno dipendenti dalle materie prime o dai flussi di capitali esteri, più orientate verso la domanda interna, e con popolazioni più ricche e produttive che mai. Ma le valutazioni per alcune classi di attivi dei mercati emergenti, come le obbligazioni denominate in dollari e in valuta locale dei mercati emergenti, si sono impennate troppo e troppo velocemente. Quindi, quando il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha iniziato a fomentare le tensioni commerciali globali, gli investitori si sono preoccupati non solo di come i dazi statunitensi potessero incidere sulle economie dei mercati emergenti, ma anche su alcune delle minacce più interne alla crescita economica.
Tutto sommato, i fondamentali economici dei mercati emergenti rimangono solidi: i livelli del debito governativo sono generalmente contenuti, i saldi della bilancia commerciale sono robusti, così come le riserve in valuta estera, mentre la domanda interna rimane solida.
Una preoccupazione importante è stata la Cina. Ma le misure di Trump contro il Paese difficilmente scateneranno un crollo del commercio globale, se non altro perché la sua decisione di aumentare la spesa pubblica è destinata a causare un ulteriore ampliamento del deficit delle partite correnti statunitensi. Una buona parte degli scambi statunitensi con la Cina sarà probabilmente dirottata verso altre economie emergenti competitive.Contemporaneamente, la svalutazione dell’8% da inizio anno del renminbi rispetto al dollaro compensa ampiamente i dazi del 10% imposti dall’amministrazione Trump, riducendo le difficoltà per gli esportatori cinesi. I nostri economisti ritengono che anche una piena attuazione di ulteriori dazi su 500 miliardi di dollari USA di esportazioni cinesi negli Stati Uniti ridurrebbe il PIL cinese di poco più di un punto percentuale. Allo stato attuale, le misure commerciali già adottate valgono circa un quarto di punto di crescita.
I responsabili della politica dei mercati emergenti hanno ampiamente risposto alla turbolenza con manovre ben calibrate. I tassi d’interesse sono stati aumentati e rafforzati con aggiustamenti fiscali. Nel frattempo, tassi di cambio flessibili hanno contribuito ad ammortizzare i colpi. Di conseguenza, molte economie dei mercati emergenti sono uscite dalla tempesta dei mercati sostanzialmente illese. Infatti, gli ultimi dati indicatori anticipatori dei mercati emergenti sono migliorati su base trimestrale, e attualmente sono ben al di sopra della media mobile su tre anni. Le eccezioni sono costituite dai Paesi con un debito in dollari importante e saldi della bilancia dei pagamenti deboli. La Turchia e l’Argentina sono state particolarmente colpite. Entrambe hanno significativi deficit delle partite correnti e dipendono dagli afflussi di capitale estero. Quando gli investitori si preoccupano per questi squilibri, ritirano i capitali investiti. Le conseguenti crisi valutarie hanno quindi causato l’aumento dell’inflazione, che ha costretto le banche centrali di Argentina e Turchia ad aumentare i tassi d’interesse. Sebbene gli aumenti dei tassi non siano stati sufficienti per contenere il panico, tuttavia hanno attenuato la crescita economica, il che, a sua volta, ha alimentato al ribasso la spirale delle economie.
Altrove nell’universo dei mercati emergenti, le condizioni sono state ulteriormente complicate da un ciclo di elezioni politiche impegnativo, non ultimo in Brasile.Ma nulla di ciò giustifica la portata delle vendite massicce in tutti gli attivi dei mercati emergenti. La conseguente ridefinizione dei prezzi ha spalancato interessanti opportunità per la gestione attiva. Le valute e le obbligazioni delle economie robuste con buone prospettive di crescita paiono nuovamente convenienti, come quelle di Sudafrica e Messico.Più in generale, il premio offerto dal debito dei mercati emergenti pare adesso interessante.
Le valute dei mercati emergenti sono più che mai convenienti rispetto al dollaro da almeno due decenni a questa parte, secondo i parametri di valutazione dei nostri economisti: sono, infatti, sottovalutate di circa il 20% rispetto al dollaro, con il renminbi più conveniente che mai sulla base della parità di potere di acquisto. Nel frattempo, il rendimento delle obbligazioni in dollari dei mercati emergenti è del 6,4%, più del doppio delle omologhe statunitensi.In momenti come questo, per investire è necessario un po’ di coraggio e un’analisi molto attenta. Ma le possibili ricompense sono commisurate.

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Fare disinformazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 settembre 2018

Oggi è un tema ricorrente come se la nostra generazione, e non altre, sia la genitrice di questa “devianza sulla strada della verità”. Niente di più errato.
Posso dire, invece, che la disinformazione sia stata un’arte coltivata a dovere in ogni gene-razione di umani e oggi ne possiamo riscontrare talune storture nella storia che ci è stata tramandata e, nonostante ciò, pretendiamo a un popolo di discenti di prenderla per buona.. Così sono stati creati i mostri e gli adoni nei millenni passati e così facciamo passare per buoni i cattivi e i cattivi per onesti, per buona pace di tutti.
Oggi, tuttavia, c’è una grossa differenza. Per la prima volta abbiamo l’opportunità di vederci meglio nelle pieghe delle segrete cose ma a condizione che sappiamo ben sfruttare quell’arma a doppio taglio che si chiama informazione.
Oggi le notizie si sono centuplicare, rispetto ad alcuni anni fa, e i mezzi per diramarle si sono espansi. Ha incominciato la carta stampata per poi aggiungersi, via via, la cinematografia, la radio, la televisione, la multimedialità e internet.
Oggi i giornali e i settimanali li troviamo sia in edicola sia sul piccolo schermo televisivo e su internet. Sfornano tante notizie che tra queste, quasi per caso, ritroviamo quella verità che altri hanno accuratamente camuffato in qualcosa di diverso. E’ un trucco antico da prestigiatore che sa essere ancora credibile per chi scompone la verità in tanti quarti per poi ricomporla con un venticinque o un 50% di altro.
Così quel quarto o mezza verità fanno da spalla al resto che ne è estraneo per dare l’impres-sione, a chi legge o ascolta, che, dopo di tutto, il fatto è credibile al 100%.
Questo trucchetto riesce spesso perché la gente ha un grande bisogno di credere, di avere fiducia in qualcuno o in qualcosa e basta poco per accontentarla. Poi vi è un aspetto non trascurabile: quello legato alla memoria. Il passato spesso lo immergiamo nella nebbia più fitta accontentandoci di navigare a vista con ricordi ed esperienze sfumati. Un’altra tecnica è quella del meno peggio: si dice tutti i politici sono ladroni e allora perché non affidare al capo dei ladroni le casse dello Stato? Ruba lui ma si spera che almeno non faccia rubare agli altri. C’è solo un rischio: a forza di disinformare si possono dichiarare proprio quelle verità che vorremmo tenere celate. E noi le aspettiamo al varco. (Servizio Fidest)

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Vantaggi e opportunità del crowdfunding civico

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 giugno 2018

Bologna il 28 e 29 giugno (ore 9.30-18, Biblioteca del CNR, via Gobetti 101) 3° edizione del CrowdCamp, seminario sul crowdfunding civico organizzato dall’European Crowdfunding Network, rete europea di promozione del crowdfunding, in collaborazione con Aster, società della regione Emilia-Romagna per l’innovazione e la ricerca industriale.Durante la due giorni saranno presentati casi di successo di iniziative pubbliche e private finanziate col crowdfunding civico e si discuterà di come combinare al meglio questo strumento (promosso da istituzioni ed enti pubblici), con altre fonti di finanziamento (es° fondi strutturali europei).Ad approfondire queste tematiche saranno decisori pubblici, imprenditori ed esperti del settore, tra cui Christin Friedrich (presidente della sede belga dell’European Crowdfunding Network), Jader Canè (Senior Expert per la DG Occupazione, gli affari sociali e l’ inclusione) James Parkinson (Greater London Authority), Bruno Robino (Banca Europea degli Investimenti), Francesco Raphael Frieri, (direttore generale alle Risorse, Europa, Innovazione e Istituzioni della Regione Emilia-Romagna), Matteo Lepore, (vice sindaco di Bologna), Martina Lodi (Aster), Giulia Gallerani (ricercatrice presso IRST).Maggiori informazioni sul programma e sui costi di partecipazione al seminario sono disponibili sul sito dedicato (https://eurocrowd.org/3rd-ecn-crowdcamp-european-dimension-civic-crowdfunding/)

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Cultura e creatività, le opportunità dall’Europa

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 febbraio 2018

europe networkChi visita il Friuli Venezia Giulia, ha una vasta offerta di prodotti culturali e creativi, tanto che secondo il rapporto Unioncamere-Fondazione Symbola “Io sono cultura 2017” la nostra regione è prima in Italia per incidenza della spesa attivata dal sistema produttivo creativo-culturale sul totale della spesa turistica, con il 51,6%, ed è nona per incidenza del valore aggiunto delle imprese creative e culturali (5,3%) e ottava in termini di occupazione (con il 6,5% del totale). In Fvg ci sono circa 5.200 imprese culturali e creative, di cui 2.259 considerate imprese creative (tra architettura, comunicazione e design) e 2.691 culturali (film, video, radio-tv, produzione di videogiochi e software, musica, libri e stampa, oltre a qualche centinaio di aziende che si occupano di performing art e arti visive e una quindicina di patrimonio storico-artistico. A queste realtà e non solo, a tutte le attività si basano su valori culturali o espressioni artistiche e altre espressioni creative, siano o meno orientate al mercato, l’Europa riserva una variegata serie di programmi, progettualità e finanziamenti – in particolare “Europa creativa 2014-2020” –, riconoscendone il ruolo fondamentale nel panorama economico degli Stati membri. Proprio alle imprese culturali e creative del Fvg si è rivolto il seminario organizzato oggi in Sala Valduga dalla Camera di Commercio di Udine, con la sua Azienda speciale I.Ter, partner sul territorio di Een-Enterprise Europe Network, e Confcooperative Udine-Associazione Cooperative friulane, inserito nelle iniziative realizzate in occasione dell’Anno europeo del patrimonio culturale. Il seminario, a cui ha preso parte un nutrito gruppo di realtà culturali friulane oltre a una rappresentanza di sodalizi croati, si è aperto con l’introduzione della componente di giunta camerale Lucia Piu e di Flavio Sialino Presidente di Confcooperative Udine, ed è stato concluso dall’assessore regionale alla cultura Gianni Torrenti. A illustrare nel dettaglio caratteristiche e modalità di accesso ai progetti europei dedicati allo sviluppo delle iniziative del sistema produttivo culturale è stato poi l’esperto Marco Marinuzzi, che si è soffermato sul programma Europa Creativa 2014-2020. Focus particolare è stato dedicato alla linea di finanziamento dei progetti di cooperazione (piccola scala e larga scala), mettendo in evidenza l’opportunità e le modalità di partecipazione agli inviti a presentare proposte che saranno lanciati sino al termine dell’attuale programmazione. Lo sviluppo delle imprese culturali, creative e turistiche nell’ambito del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale FESR è stato poi trattato da Simone Faillace del servizio attività culturali della Direzione centrale cultura. (foto: europe network)

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Tecnologie autonome, connesse e di elettrificazione: Svelate le nuove opportunità di crescita

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 ottobre 2017

17305205-a05c-42d3-98d3-1c084fdd9e13Ora che il settore automobilistico si trova ad affrontare margini sempre più ristretti, la necessità di guardare ad altri flussi di entrate e mantenere il cliente legato al marchio per il suo prossimo acquisto è fondamentale. Pertanto, i produttori di automobili si stanno concentrando sulla ricerca e lo sviluppo (R&D) sulle tecnologie autonome, connesse e di elettrificazione (ACE) per costruire veicoli completamente connessi e completamente autonomi. Per prosperare in questo mercato altamente competitivo e in continua evoluzione, i produttori devono guardare oltre il considerarsi come fornitori di prodotti e concentrarsi sul diventare fornitori di servizi per la mobilità. Ciò aprirà la porta a nuovi flussi di reddito digitali redditizi. L’analisi di Frost & Sullivan, intitolata “Global Key Automakers’ Autonomous, Connected, and Electrification Strategies, Forecast to 2025”, prevede che, tra il 2015 e il 2025, dieci case automobilistiche chiave spenderanno circa 345 miliardi di dollari sulla ricerca e sviluppo nell’ambito delle tecnologie ACE. Lo studio fornisce una panoramica strategica delle attività R&D dei principali produttori, tra cui sviluppo di tecnologie chiave, piani d’investimento, tendenze di spesa, competenze attuali e impatto sulle prestazioni aziendali. Sono trattati importanti operatori come Volkswagen (VW), Toyota, BMW, General Motors, Ford, Mercedes (Daimler), Nissan-Renault e Tesla, insieme alle loro strategie per le tecnologie ACE. “Per soddisfare le aspettative del mercato, l’attuale obiettivo delle case automobilistiche è di costruire automobili che possano cambiare forma e funzione rispetto a quelle attualmente disponibili”, afferma Jagadeesh Chandran, analista del gruppo Future of Mobility di Frost & Sullivan. “I produttori di automobili dovrebbero focalizzarsi sulla collaborazione con diversi operatori come Utility, proprietari delle infrastrutture di carica, fornitori di mobilità, fornitori di servizi e società di leasing per creare un potenziale mercato della mobilità elettrica (eMobility).” Le attuali attività di R&D delle case automobilistiche includono:
Le tecnologie autonome sono il maggiore segmento di investimento, con una media di 1,43 miliardi di dollari di investimenti stimati dal 2015 al 2025.
Le attività di ricerca e sviluppo decentralizzate hanno un ruolo cruciale per il raggiungimento di una sostenibilità elevata.
I produttori di automobili premium e di massa vedono le tecnologie per le automobili connesse come essenziali per competere nel mercato.
I produttori giapponesi si focalizzano sullo sviluppo in-house delle capacità richieste, mentre i produttori europei e americani si focalizzano sullo sviluppo collaborativo attraverso partenariati e acquisizioni.
I produttori americani spendono meno sulla ricerca di base, mentre i produttori europei e asiatici allocano la medesima spesa per la ricerca di base e la ricerca avanzata.
La tecnologia connessa gioca un ruolo fondamentale per i guadagni a breve termine; è atteso che le tecnologie autonome e di elettrificazione porteranno entrate entro il 2018-2019.
Intelligenza artificiale e apprendimento automatico totalizzano più dell’80 per cento di tutte le nuove entrate e opportunità di business previste per il futuro. https://goo.gl/dnnkp1 (foto: ACE tech)

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… e la vita continua: Una storia come tante altre

Posted by fidest press agency su martedì, 26 settembre 2017

melbourneSe qualcuno mi chiedesse di parlare della mia vita lo guarderei con stupore perché non di me dovrei parlare ma degli eventi che mi hanno attraversato, si sono impressi nella mia mente, mi hanno fatto soffrire, emozionato, esaltato, depresso. Sono state e restano tutte storie di altri mentre a me è toccata la parte dello spettatore, di chi, affacciato alla finestra, li ha visti passare, ma solo di sfuggita.
Mi chiedo oggi perché tanti anni fa ho scelto di lasciare la mia terra per andare altrove così come hanno fatto molti miei coetanei e altri, prima e dopo di me, costituiscono un modo per comprendere il contesto nel quale sono vissuto, i desideri che mi motivavano e le aspettative che nutrivo. E scegliere di vivere altrove è stato, probabilmente, il desiderio d’evasione da una cittadina dell’entroterra, come lo è Campobasso, fuori dai grandi itinerari turistici, che viveva di terziario e di agricoltura, chiusa nella sua tradizione piccolo-borghese e contadina. E i giovani, si sa, amano sentirsi trasgressivi, novatori, desiderosi di nuove esperienze, di visitare luoghi lontani.
Così divenni un emigrante quando ebbi l’opportunità di recarmi in Australia e di restarvi per qualche anno. Al ritorno non seppi del tutto disfare la mia valigia e continuai a vagare altrove: Londra, Bruxelles, Berlino, Amsterdam, Monaco di Baviera, Parigi, ecc. E a un certo punto mi fermai in Italia, ma non a Campobasso. Anche in questo caso non posso dire d’essere stata una libera scelta, ma imposta dal lavoro. Ora sono già molti anni che vivo a Roma e ancora una volta sono stati gli “eventi” generati da altri ad orientarmi. Ho conosciuto molisani sfortunati come Mino Pecorelli ucciso dalla mala e i cui mandanti sono tuttora ignoti, Mario Tanassi di Ururi, prima che fosse coinvolto nello scandalo Lockheed, Fred Bongusto e molti altri noti e meno noti. In qualche modo costoro hanno avuto l’opportunità di restare attaccati alla loro terra d’origine e in questo modo hanno saputo, meglio di me, conservare amicizie e parentele. D’altra parte la mia generazione ha, a mio avviso, una particolarità. E’ stata quella che ha vissuto più delle altre le grandi accelerazioni che vi sono state nel nostro modo di vivere. E tutto questo ha influito notevolmente sugli stessi rapporti generazionali, ambientali e di costume. Noi venivamo da una cultura fondamentalmente contadina costituita da grandi famiglie patriarcali dove i valori della famiglia, le parentele erano alla base del nostro modulo di Bongustovita. E uscire da questa logica era già un aspetto traumatico nell’affrontare la vita. Ci portavamo dietro, probabilmente con una certa superficialità apparente, con le nostre intemperanze, dolorose ferite affettive per i nostri genitori e parenti e che solo ora, che giovane non sono più, ne ho la piena consapevolezza. Da qui la rottura della prima arcata del ponte con la generazione che ci ha preceduto e seguita, subito dopo, dall’altra per la nostra indecisione nel fare le scelte giuste affrontando al meglio i grandi mutamenti in atto con le sue logiche consumistiche, con la dissacrazione di alcuni valori come quelli della famiglia, della cultura tradizionale, fondamentalmente piccolo-borghese e contadina, e di porvi quegli opportuni correttivi che avrebbero potuto se non proprio conciliare posizioni tanto antitetiche tra di loro almeno lasciandole convivere senza suscitare grossi traumi. E lo stesso problema si è posto sul lavoro. L’ansia maggiore che si percepiva tra i giovani del mio tempo era la necessità di assicurarsi un lavoro fisso e quello statale costituiva l’ideale perché era, al tempo stesso, una garanzia di stabilità e di affermazione per un dignitoso stato sociale. Con il passare degli anni in taluni di noi crebbe l’insoddisfazione per un’attività lavorativa scelta a suo tempo più per necessità che per vocazione e si cercarono altre soluzioni coltivando, contestualmente, piccole ma appaganti attività. Non fui da meno. La mia passione era lo scrivere. Gli amici mi consideravano un grafomane, una vera e propria malattia che si manifestava nella mia ansia di raccontare ciò che avveniva intorno a me.
Gli umili figli della terra.jpg1Il giornalismo diventò il percorso naturale. Incominciai a scrivere lettere al direttore poi nei periodici locali a scrivere la cronaca bianca, a parlare alla gente, a vivere le loro emozioni, a battermi contro le ingiustizie sociali, le prevenzioni e il razzismo. Ero passato dagli australiani che chiamavano noi italiani “bloody bastards”, ai piemontesi che ci trattavano con aria di sufficienza.
Incominciai con il narrare la storia dei braccianti agricoli: “Gli umili figli della terra”. Era la storia delle mondine, quella che molti italiani ricordano nel film “riso amaro” con Silvana Mangano e Vittorio Gassman. Seguì “L’ultima frontiera”. Un saggio scritto intorno ad un evento drammatico: la storia del pensiero scientifico che ci portò agli armamenti nucleari e alle due bombe atomiche esplose sul cielo di Nagasaki e Hiroshima. Una circostanza che la nostra istruzione scolastica non ci aveva permesso d’intuire per tempo e che io vidi, sia pure con adeguate protezioni, da vicino riproporsi nel deserto australiano, sul finire degli anni cinquanta. Ben presto mi accorsi, da scrittore in erba, che stavo remando contro corrente.
L’Italia, come ben sapeva uno scrittore e poeta di Morrone nel Sannio, Gino Parente, e che mi onorò della sua amicizia, era, e sicuramente continua a esserlo, il paese dei poeti e degli scrittori. In un libro bomba atomicane catalogò ben 120.000 ma mi confessò che si trattava di una sottostima perché per lui dovevano essere per lo meno il doppio. Da qui intuii la necessità di cercare un nuovo mezzo per comunicare. La gente voleva essere informata, ma aveva sempre meno tempo per un lungo scritto. A questo punto un’agenzia stampa poteva funzionare al caso mio. Oggi ho un filo diretto con quanti travasano i loro pensieri, opinioni, fatti e li commentano via e-mail. Io li leggo, sfrondo i lunghi fraseggi soprattutto per motivi di spazio, e consento, a quest’anonimo popolo, di far conoscere non solo la propria sofferenza personale ma anche quella degli altri.
Ritengo, in questo modo, di aver dato un certo spazio a chi si sente un “uomo periferico” lontano dai giochi di potere, ma con tanta voglia di far sentire la propria testimonianza con le sue esperienze, amarezze e soddisfazioni. E per quello che è “il nostro, – come disse Sciascia, – un paese senza memoria e verità, ed io per questo cerco” mi trovo a combattere sempre più battaglie di “confine” ora nel tentare di costruire una seconda rete informativa e ora appoggiando, con altrettanto entusiasmo e convinzione, il popolo di emarginati dai pensionati ai diversamente abili. E ora cosa posso aggiungere di più? Solo un invito: ai pensionati: siate gli artefici del futuro dei vostri nipoti. (Riccardo Alfonso)

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Formula E: Frongia, grande opportunità per Roma, porterà investimenti in tutta la città

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 giugno 2017

roma eurRoma. Il 14 aprile 2018 farà tappa a Roma la Formula E, il campionato mondiale di velocità per monoposto elettriche. La Formula E rappresenta un’occasione per consolidare l’immagine della Capitale nel contesto sportivo internazionale e testimoniare l’attenzione di questa amministrazione alla promozione della mobilità sostenibile e della tutela dell’ambiente. Un’opportunità che porterà un indotto economico importante.Gli organizzatori effettueranno a Roma investimenti significativi in termini di infrastrutture, come nuove colonnine di ricarica elettrica, postazioni di bike-sharing e car-sharing, wi-fi libero, nonché sarà migliorato il manto stradale nel Municipio IX. Il percorso sarà sotto i 3 km e sarà possibile godere della manifestazione e attraversare la strada grazie ai ponti mobili che saranno disposti lungo il tracciato. Gli allestimenti dureranno qualche giorno. L’approvazione della delibera che riguarda la Formula E rappresenta un grande risultato raggiunto insieme dalla Giunta e dall’Assemblea Capitolina.
A sua volta l’Aci comunica: “Sabato 14 aprile 2018 – su un circuito cittadino disegnato sulle strade del quartiere EUR – si correrà l’ePrix di Roma, settima prova del Campionato Mondiale di Formula E 2017-2018. Lo ha stabilito il Consiglio Automobilistico Mondiale della FIA, approvando il calendario del mondiale delle monoposto elettriche.“È un grande sogno che, finalmente, diventa realtà”, ha commentato Angelo Sticchi Damiani, Presidente dell’ACI e membro Consiglio Mondiale dello Sport, del Senato e dell’Euroboard FIA.“Un sogno, iniziato quattro anni fa, che proietta Roma nel ristretto gruppo delle grandi capitali mondiali che ospitano – all’interno dei loro magnifici centri cittadini – gran premi di Formula Elettrica. Parliamo di città come New York, Parigi, Londra, Berlino, Pechino, Santiago del Cile e Città del Messico”.“Si tratta – ha sottolineato Sticchi Damiani – di un segnale importante per educare anche il mondo del motorsport alla cultura del rispetto dell’ambiente, dimostrando a tutti che è possibile correre ad emissioni zero”. “ACI – ha concluso il Presidente – naturalmente, sosterrà dal punto di vista organizzativo questo importantissimo evento che porterà sulle strade e nelle case dei romani uno spettacolo mai visto, emozionante, innovativo e unico al mondo”.L’e-Prix di Roma seguirà quelli di Hong Kong (2-3 dicembre), Marrakech (13 gennaio), Santiago del Cile (3 febbraio), Città del Messico (3 marzo) e San Paolo (17 marzo) e anticiperà quelli di Parigi (28 aprile), Germania (due gran premi in città ancora da annunciare, che si terranno il 19 maggio e 9 giugno), New York (7-8 luglio) e Montreal (28-29 luglio)

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Europa digitale: opportunità per l’industria, per la società dei gigabit

Posted by fidest press agency su sabato, 3 giugno 2017

mercato digitaleLa digitalizzazione dell’industria europea richiede misure di salvaguardia per evitare una società a due velocità e garantire maggiore certezza legale, mentre la strategia UE sullo spettro di banda dovrebbe incentivare la tecnologia 5G.In una risoluzione messa ai voti giovedì, i deputati dichiarano che l’accesso alle telecomunicazioni dovrebbe essere uguale in tutta l’UE, evitando uno sviluppo digitale diseguale in settori come quello dei trasporti e del turismo. L’intelligenza artificiale e la robotica, inoltre, richiedono norme chiare sulla sicurezza e sulle responsabilità.
Le scuole dovrebbero trasmettere le necessarie competenze al fine di colmare il “divario digitale” e garantire una facile transazione verso un’economia intelligente. Le autorità dovrebbero infine includere requisiti di sicurezza informatica nelle gare per gli appalti pubblici.In un’altra risoluzione non legislativa, votata sempre giovedì, i deputati hanno dichiarato che per evitare i ritardi riscontrati durante l’installazione del 4G, gli Stati membri devono lavorare meglio congiuntamente sulla strategia dello spettro di banda e garantire una rapida diffusione del 5G.

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Osteoporosi, dai farmaci biologici possibili opportunità per le terapie sequenziali

Posted by fidest press agency su martedì, 18 aprile 2017

osteoporosiDi recente è stato pubblicato uno studio di fase 3, condotto su 7180 donne in menopausa, con T-score femorale compreso fra – 2.5 e – 3.5, randomizzate a ricevere per 12 mesi 210 mg/mese di romosozumab sc o placebo. Al termine di questo periodo tutte le donne sono state messe in trattamento, per un altro anno, con denosumab, alla dose standard di 60 mg sc ogni 6 mesi. L’endpoint primario dello studio era l’incidenza di nuove fratture vertebrali a 12 e 24 mesi. Nel gruppo romosozumab/denosumab sono stati osservati un caso di frattura atipica del femore (AFF) e due casi di osteonecrosi della mandibola (ONJ).
«Romosozumab» ricorda Fabio Vescini, SOC Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, AOU S. Maria della Misericordia, Udine «è un anticorpo monoclonale umanizzato diretto contro sclerostina, una glicoproteina secreta dagli osteociti, che ha un ruolo fondamentale come inibitore dell’attività osteoblastica.» Negli studi di fase 1 e 2 (Padhi D, et al. J Bone Miner Res, 2011; McClung MR, e al. N Engl J Med, 2014) ha aumentato la BMD in misura maggiore rispetto a tutti gli altri farmaci per la cura dell’osteoporosi, ha ridotto il riassorbimento osseo e stimolato potentemente l’osteoformazione.
I risultati dello studio citato di fase 3 sono commentati in un editoriale , in cui gli autori evidenziano come i bifosfonati, asse terapeutico portante di questa malattia, sono sempre meno utilizzati sia per il problema dell’aderenza dei pazienti alla terapia per os sia per la diffusa preoccupazione per le complicanze associate al loro uso. Le AFF e l’ONJ sono eventi molto rari e, specie per le prime, non vi è ancora certezza sulla reale incidenza e la patogenesi. I due casi di ONJ, descritti nello studio di Cosman et al. si sono verificati in due pazienti del gruppo romosozumab/denosumab con problemi particolari: il primo, portatore di una protesi mobile non adeguatamente dimensionata alle arcate dentarie, ha presentato l’ONJ a distanza di 12 mesi dall’inizio del romosozumab e il secondo, dopo la prima dose di denosumab, è stato sottoposto a un’estrazione dentaria, che ha provocato osteomielite e la conseguente ONJ. Il caso di AFF, sempre nel gruppo romosozumab/denosumab, è avvenuto 3.5 mesi dopo la prima iniezione di denosumab in un paziente che riferiva sintomi dolorosi prodromici già prima dell’arruolamento. «Per tutti e tre gli eventi avversi, l’unica spiegazione fornita è stata la presenza di fattori predisponenti che hanno agito da “confondenti”» osserva Vescini.
Al contrario Rosen e Ingelfinger offrono una spiegazione più articolata. Se un caso di ONJ, infatti, può essere attribuito alla somministrazione di denosumab (complicanza già descritta con questo farmaco), l’altra ONJ e la AFF sono da correlare con l’assunzione di romosozumab.
«Riguardo l’incidenza delle fratture, c’era una grande aspettativa sui risultati di uno studio che, per la prima volta, prevedeva una terapia sequenziale con due farmaci dall’azione opposta: il primo (romosozumab) bloccante la sclerostina e la sua azione inibitoria sull’osteoformazione e il secondo (denosumab) in grado di ridurre l’osteoclastogenesi e, di conseguenza, il riassorbimento osseo» sottolinea Vescini. Da un lato, l’incremento della BMD lombare, ottenuto in un solo anno di terapia con romosozumab (+ 13%), insieme alla significativa riduzione delle fratture vertebrali (-73%) è senza dubbio un ottimo risultato; invece, l’assenza di un effetto significativo sull’incidenza delle fratture non-vertebrali rappresenta un dato inatteso e deludente. Per gli autori, esistono almeno tre possibili interpretazioni: un solo anno di terapia con romosozumab è un tempo troppo breve per ottenere un risultato significativo; il rischio di frattura della popolazione arruolata da Cosman et al. potrebbe essere inferiore a quello delle coorti degli altri studi; potrebbero esserci importanti variazioni geografiche. Rosen e Ingelfinger, più cauti rispetto a Cosman et al. sottolineano che «le terapie sequenziali per l’osteoporosi sono una realtà importante del futuro ma che, allo stato attuale, sono necessari ulteriori studi per approfondire tutti gli aspetti di questa nuova tipologia di trattamento» conclude Vescini. (fonte: doctor33) (foto: osteoporosi)

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