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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

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La pandemia e la mancata opportunità di Trump per unificare il paese

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

In una delle recentissime conferenze stampa sul coronavirus Donald Trump ha ammesso che i decessi del covid-19 raggiungeranno 60 o 70mila, ma si è subito congratulato dicendo di avere “preso molte decisioni importanti” che avrebbero ridotto il numero delle vittime. Il 45esimo presidente non riesce proprio a non parlare di se stesso nemmeno quando si tratta di una tragedia come la pandemia in corso. Per un altro presidente sarebbe stato facile unificare il Paese davanti a una tale tragica situazione ma l’attuale inquilino della Casa Bianca continua a dividere per le sue ragioni politiche.Subito dopo l’11 settembre George W. Bush si comportò in tutt’altro modo riuscendo a unificare la nazione la quale lo ricompensò con un indice di gradimento del 90 percento durato parecchi mesi. L’attacco al Paese riuscì a unificare tutti gli americani per lottare contro il terrorismo, il comune nemico di allora. Bush unificò il paese mostrando empatia per le vittime, rassicurando tutti gli americani, creando unità senza riguardo di allineamenti di parte. Dopotutto le vittime degli attacchi non avevano discriminato fra repubblicani o democratici. I governatori di Stati liberal come Andrew Cuomo (New York), Gavin Newsome (California) ma anche repubblicani come Mike De Wine (Ohio) e Larry Hogan (Maryland) hanno seguito l’esempio di Bush, ottenendo la gratitudine dei loro cittadini. Il 77 per cento degli americani giudica favorevolmente l’operato dei loro governatori per il loro modo di affrontare la pandemia.Il covid-19 avrebbe potuto servire a Trump di una simile occasione usando l’insicurezza degli americani, sfruttando l’effetto del “rally around the flag” (fare quadrato attorno alla bandiera) contro il nemico di tutti, senza riguardo di allineamenti politici di parte. L’attuale presidente ha deciso invece di usare la crisi per i suoi vantaggi politici personali.Le conferenze stampa della sua task force sul covid-19 miravano a presentare alla nazione le informazioni necessarie per affrontare la pandemia ma quasi dall’inizio divennero un sostituto per i comizi politici di Trump. Avrebbero dovuto parlare di più gli specialisti per dare informazioni precise ma Trump si impose come protagonista senza assumersi però nessuna responsabilità, attaccando a destra e sinistra gli altri, dai cinesi per il virus, ai media di essere fake, ai governatori per esser irresponsabili e chiunque lui vede come ostacolo ai suoi scopi.I sondaggi gli andarono bene per poco tempo ma tutti si sono presto accorti della sua condotta e adesso solo il 22 percento degli americani ha fiducia sulle informazioni che il presidente dà sul covid-19. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la sua asserzione che il virus si potrebbe curare con il disinfettante. Persino la Fox News, rete molto amica al presidente, ha preso le distanze da quell’affermazione. Il volto silenzioso pieno di stupore della dottoressa Deborah Birx, uno dei membri chiave della task force, ha colto tutto il dolore degli scienziati costretti ad ascoltare la scioccante ricetta di Trump che si era improvvisato medico senza licenza.Se Trump non è riuscito ad entrare nel ruolo ortodosso di presidente con l’opportunità della pandemia unificando il Paese lo si deve principalmente alla sua mancanza totale di empatia. Nessuna ammissione di avere sbagliato nulla, continuando ad agire con la sua filosofia che il mondo è formato di nemici da sconfiggere, usando tutte le sue armi a disposizione per cogliere i suoi obiettivi personali e politici.Trump si è preoccupato dall’inizio della pandemia di additare al positivo stato dell’economia, vedendola come la sua carta vincente alle elezioni di novembre. Adesso però con la pandemia dovrà affrontare Joe Biden a mani vuote perché i più recenti dati economici ci dicono che nel primo trimestre l’economia ha subito un calo del 4,8 percento, il livello più basso dalla Grande Recessione del 2007-2009. Gli analisti ci dicono che il secondo trimestre sarà ancora peggio con un ulteriore probabile calo del 30 percento. L’economia comincerà a respirare in parte per i 3mila miliardi di dollari di stimolo approvati dal governo ma la ripresa economica prenderà tempo. Nel 2009 ci vollero più di due anni per ritornare ai livelli della pre-recessione.
Trump continua ad insistere che gli Stati dovrebbero porre fine al lockdown (la chiusura) ma le incertezze della gente continuano specialmente in alcune parti severamente colpite come il nordest del Paese. I governatori degli Stati conservatori, che poco avevano fatto per ridurre i contagi, sono i primi a seguire i desideri di Trump e riaprire gradualmente i negozi, ristoranti ed altri luoghi pubblici ma l’insicurezza degli americani continua. Vale la pena rischiare il contagio del coronavirus per un taglio di capelli o una cena al ristorante? I sondaggi nazionali vedono Trump indietro a Biden di parecchi punti. I sondaggi che contano però sono quelli degli Stati in bilico che in fin dei conti determineranno l’esito finale. Anche qui Trump appare inguaiato. Il Washington Post ci informa che i sondaggi interni della campagna di Trump lo vedono perdere a novembre. Sempre secondo il Washington Post, il presidente sarebbe andato su tutte le furie una volta confrontato con questa realtà ed avrebbe minacciato di licenziare o denunciare Brad Parscale, il manager della sua campagna elettorale. By Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Governo. Coronavirus, la memoria, la solidarietà e le opportunità

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 aprile 2020

“In questo momento in cui i Paesi più facoltosi hanno voltato le spalle all’Italia, noi, che non siamo ricchi, ma neanche privi di memoria, non ci possiamo permettere di non dimostrare all’Italia che gli albanesi e l’Albania non abbandonano mai l’amico in difficoltà”.Sono le parole del primo ministro albanese Edi Rama, nel comunicare che una equipe di medici e infermieri albanesi è in procinto di partire per l’Italia. Ringraziamo l’Albania.E’ la memoria che ha superato fatti tragici, come quello dello speronamento italiano di una nave albanese che provocò 81 morti, o dell’ostracismo nei confronti degli albanesi, classificati prevalentemente come criminali. Alla memoria, breve, ci ricorda quel che è successo negli ultimi anni nei confronti dei nuovi migranti.Ora, il nostro Paese è in emergenza sanitaria ed economica e che ha fatto finora l’Europa lo abbiamo già scritto e ci evitiamo di ripeterlo.Serve immettere liquidità nel sistema, suggerisce l’ex presidente della BCE, Mario Draghi.Vediamo gli strumenti a disposizione.
1. Banca Europea Investimenti (Bei). Ha emesso obbligazioni per 450 miliardi. Le decisioni per gli investimenti sono prese a maggioranza, che ora è detenuta da Germania, Francia e Italia.
2. Fondo Europeo per gli Investimenti (Fei). Controllato dalla Bei, supporta l’accesso al reddito delle piccole e medie aziende europee.
3. Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (Feis). Moltiplica, con l’effetto leva, gli investimenti pubblici e privati, attraverso prestiti della Bei.
C’è, inoltre la BCE, che si è impegnata a comprare 220 miliardi di titoli di Stato italiani. Una cifra enorme che l’Italia può utilizzare per pagare le spese.
Si è parlato del Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Il fondo emette prestiti per assicurare assistenza finanziaria ai Paesi in difficoltà. Ricordiamo, per memoria, che il Mes è stato approvato dal governo Conte1, con Di Maio e Salvini vicepremier, e dal Parlamento, in auge il governo Conte2, sostenuto da M5S e PD. Ora, il governo Conte2 e l’opposizione sono contrari all’utilizzo del Mes per le condizioni onerose previste da tale meccanismo.Si discute di Eurobond (definiti Coronabond in questo momento) che sono titoli di Stato emessi dai Paesi dell’Eurozona. In sintesi, è una emissione di debito congiunto, il cui onere di restituzione è a carico collettivo.La Germania, e altri Paesi del NordEuropa, osteggiano tale soluzione perché temono che se i governi nazionali saranno autorizzati ad emettere Eurobond, si aprirebbe il varco a spese “libere” che verrebbero successivamente addossate a tutti i Paesi partecipanti.E’ stata richiamata la solidarietà, ricordando quella dei Paesi che tagliarono i debiti di guerra alla Germania e sottolineando che l’Olanda (il paese più contrario) gode di privilegi fiscali e che, quindi, non è nelle condizioni di alzare il ditino ammonitore.Nei prossimi giorni si discuterà.Certo è che se i meccanismi di solidarietà non saranno attuati si darà un duro colpo alla Ue e al suo futuro.Riteniamo che la cancelliere Angela Merkel non vorrà concludere la sua carriera politica come la responsabile dell’affossamento dell’istituzione europea. Margini di manovra ci sono. Il ministro degli Esteri tedeschi, Heiko Maas, ha dichiarato: “Quello che conta è essere solidali, anche sul piano finanziario, aiutando dove c’è maggiore urgenza”. Il ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, afferma che ci vuole più Europa.I prossimi giorni saranno determinanti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Brasile: Quali opportunità per le imprese italiane

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 febbraio 2020

San Paolo, Brasile, 208 milioni di persone la cui metà si colloca nella cosiddetta classe media con accesso a buoni livelli di benessere e consumo, un PIL stimato in € 1.865 miliardi, il 12% delle risorse mondiali di acqua fresca, bandi di gara per € 36 miliardi nel settore energia, fino al 2023 investimenti minimi all’anno da € 70 mld per dotare il Paese di infrastrutture e un notevole fabbisogno tecnologico (fonte: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale): questo il quadro in sintesi delle opportunità in Brasile, alla luce anche del pacchetto di riforme amministrative e fiscali che verrà presentato a marzo 2020 e che avrà un forte impatto sulle aziende presenti sul territorio o che lì vogliono andare.
Sono 1.200 le imprese italiane presenti con più di 200.000 dipendenti. Il Bel Paese è il quinto “fornitore” e il nono “cliente” del Brasile. I prodotti più esportati sono quelli ad alto contenuto tecnologico, in particolare automotive, macchinari e attrezzature, meccanica di trasmissione, apparecchiature d’imballaggio e medicinali.Il Gruppo Guarnera, con la Guarnera Advogados e con GSA Advice, in 30 anni di attività ha accompagnato più di 300 iniziative imprenditoriali italiane in Brasile.Dal punto di vista della fiscalità internazionale, il Brasile ha siglato accordi per evitare la doppia imposizione con diversi paesi, tra cui l’Italia; gli accordi prevedono possibilità di accredito/compensazione dell’imposta pagata a uno Stato e le relative percentuali da considerare; l’accordo tra Brasile e Italia (datato 08.05.81) prevede, all’art. 23, comma 3, l’esenzione, da parte del governo italiano, dell’imposta sul reddito incidente sui dividendi provenienti da una società brasiliana e ricevuti da una società italiana, purché quest’ultima detenga almeno il 25% del capitale della società brasiliana.10 “regole d’oro” da seguire in BrasileUn’impresa italiana che punti ad avere successo sul mercato brasiliano, dovrebbe rispettare 10 regole d’oro, in particolare:
1. Comprendere al meglio il continente Brasile e la cultura brasiliana
2. Non sottovalutare la competitività brasiliana
3. Attenzione alle regole: conoscere le barriere d’entrata
4. Eseguire un’ottima analisi di mercato e valutare attentamente l’eventuale partner locale
5. Definire un Business Plan realistico con i piedi per terra e che contenga le peculiarità tributarie brasiliane
6. Capire l’importanza della logistica
7. Preparare, con l’aiuto di un consulente locale, il Tax Engineering per il progetto Brasile (27 normative statali per l’imposta sulle vendite)
8. Preparare un piano B e C per la parte finanziaria e di cash flow
9. Comprendere le norme specifiche in materia societaria, valutaria e fiscale per gli operatori stranieri in Brasile
10. Preparare un modello di Governance e Controllo di Gestione nella società locale

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Il mondo nel 2020: opportunità e rischi per le imprese italiane

Posted by fidest press agency su domenica, 19 gennaio 2020

Milano Giovedì 23 Gennaio alle ore 10.00 a Milano presso l’Auditorium di Assolombarda (via Pantano 9) si terrà la Conferenza ‘Il Mondo nel 2020: opportunità e rischi per le imprese italiane’ promossa da ISPI e Assolombarda (cfr. Programma allegato).
Per l’occasione, ISPI distribuirà ai presenti una pubblicazione speciale dedicata ai Top risks 2020 per le imprese. Il 2020 rappresenta un turning point degli attuali assetti politici ed economici internazionali: inizierà con l’entrata in carica della nuova Commissione europea e terminerà con le elezioni americane di novembre. Quali saranno, in questo contesto, i principali driver politici ed economici? L’Europa può ritrovare sé stessa o rimarrà schiacciata nelle logiche del confronto bipolare? Come rilanciare il multilateralismo? Di questo si discuterà con i vertici di aziende, istituzioni e autorevoli esperti tra cui Manlio di Stefano, Sottosegretario di Stato, Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Silvia Candiani, Amministratore Delegato, Microsoft Italia; Fabrizio Di Amato, Presidente, Maire Tecnimont; Roberto Gavazzi, Amministratore Delegato, Boffi; Paolo Magri, Vicepresidente Esecutivo e Direttore, ISPI; Giampiero Massolo, Presidente, ISPI e Fincantieri; Alessandro Scarabelli, Direttore Generale, Assolombarda; Marco Sesana, Amministratore Delegato, Generali Italia e Alessandro Terzulli, Chief Economist, Sace.La conferenza è organizzata nell’ambito delle attività di ISPI per le imprese e in particolare dell’Osservatorio Geoeconomia promosso da ISPI e Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Sace.

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Essere autonomi in Italia: un’opportunità e un’impresa più che altrove

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 novembre 2019

Con oltre 5 milioni di lavoratori autonomi, l’Italia è il Paese europeo con il più alto numero di occupati in proprio. L’incidenza sul totale degli occupati è la più alta anche fra i giovani: su poco più di 4 milioni di occupati tra i 25 e i 34 anni, il 16,3% svolge un lavoro autonomo contro una media UE del 9,4%. È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro “Il lavoro autonomo in Italia, un confronto con l’Europa”, presentata in occasione della Giornata delle Professioni Liberali. Una platea di lavoratori che è mediamente più istruita dei dipendenti, specie tra i più giovani (il 37,2% degli autonomi è laureato rispetto al 27,9% dei dipendenti), e molto presente nel settore terziario, da sempre motore dell’economia del Paese. Ma non solo. Dallo studio emerge inoltre che circa la metà degli occupati indipendenti in Italia sono collocati al vertice della piramide professionale: il 12,3% sono manager o titolari di aziende, il 20,4% professionisti ad alta qualificazione e il 17,1% figure tecniche. Eppure la propensione a mettersi in proprio si riduce sempre di più. Fra il 2009 e il 2018, complici il calo demografico e le maggiori difficoltà di accesso al mercato del lavoro, gli autonomi sono diminuiti del 5,14%. Le conseguenze sulla tenuta del sistema economico sono facilmente prevedibili se si considera che ad oggi professionisti, imprenditori, artigiani, ma anche consulenti e freelance, riders e lavoratori della gig economy costituiscono un universo ampio e estremamente articolato che contribuisce al 21,7% dell’occupazione del nostro Paese (a fronte di una media europea del 14,3%). Eppure continuano a mancare interventi sufficienti a sostegno dei tanti lavoratori autonomi italiani. Da ultimo il disegno di legge di Bilancio 2020 che sembra dimenticare l’apporto che il lavoro autonomo fornisce allo sviluppo del Paese. Nonostante ciò in tanti decidono di “mettersi in proprio”. Alla base di questa decisione, nel 39% dei casi, c’è l’“opportunità di fare business”, mentre nel 24,2% c’è la volontà di mantenere “in vita” l’attività di famiglia. Ma essere lavoratori autonomi è un’impresa non priva di ostacoli, nel Bel Paese più che altrove: 9 autonomi su 10 (89,9%) lamentano la presenza di notevoli difficoltà nello svolgimento del proprio lavoro: una condizione che in Europa interessa il 71,7% della platea. In testa alle criticità degli italiani spicca il carico burocratico (il 25,8% degli autonomi contro il 13,1% della media europea), seguito dall’instabilità degli incarichi e dei committenti (il 21,6% contro il 12,3% della media europea dichiara di dover affrontare periodi di non lavoro, perché senza progetti o clienti) e dal ritardo dei pagamenti (il 20,2% contro l’11,7%). Pesano, infine, anche la difficoltà di accesso ai finanziamenti, l’impossibilità di incidere sui prezzi di servizi e prodotti e la mancanza di coperture in caso di malattia o infortunio.
“A differenza dei luoghi comuni, lo studio sul lavoro autonomo dimostra che gli italiani hanno una grande voglia di mettersi in gioco e di contribuire a costruire la ricchezza del Paese avviando un’attività autonoma”. A dichiararlo il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca. “Nella maggior parte dei casi, però – sottolinea – chi vuole mettersi in proprio è frenato da difficoltà oggettive tipiche del mercato del lavoro italiano, fra cui spiccano i costi burocratici per avviare un’attività produttiva e il mancato sostegno da parte dello Stato. Eppure sono tanti i giovani pronti a darsi da fare per costruirsi un futuro considerando l’importante incidenza del lavoro autonomo sull’occupazione italiana, un’inversione di tendenza è quanto mai urgente. La manovra 2020 dovrebbe essere l’occasione per incrementare il sostegno ai liberi professionisti – evidenzia De Luca –, attraverso la riduzione dei carichi fiscali, degli oneri burocratici, la promozione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e l’introduzione dell’equo compenso per garantire una retribuzione dignitosa anche a questa categoria professionale”.

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Il trasferimento tecnologico dall’università all’impresa: opportunità, modelli di business e tutela legale

Posted by fidest press agency su martedì, 12 novembre 2019

Milano Mercoledì 27 novembre 2019 – Piazza Borromeo, 12 17:30 – 19:00 Seminario.Il seminario si propone di discutere le caratteristiche e lo stato del trasferimento tecnologico in Italia, con particolare riguardo alle problematiche giuridiche, al modello organizzativo adottato dagli enti universitari e alle sfide da affrontare affinché esso possa divenire un asset strategico per i nostri enti di studio, insegnamento e ricerca. La discussione sarà arricchita dalla partecipazione e dall’intervento di esponenti del mondo universitario e imprenditoriale: dr. ing. Roberto Tiezzi, già responsabile dell’Ufficio Trasferimento Tecnologico del Politecnico di Milano e ora dell’Università degli Studi di Milano; dr. ing. Rolando Brondolin, dottorando di ricerca presso il NECSTLab del Politecnico di Milano; dr.ssa Sara Notargiacomo, co-founder & business development lead di Huxelerate S.r.l.

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Incontro “Investire nella locazione – Limiti e opportunità”

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 ottobre 2019

Roma l’11 novembre presso il Centro Carlo Azeglio Ciampi per l’educazione monetaria e finanziaria (via Nazionale, 190), dalle 9.30 alle 13.00 organizzato da Sidief e Banca d’Italia. Parteciperanno, tra gli altri, Daniele Franco, Vice Direttore Generale BANCA D’ITALIA, Mario Breglia, Presidente SIDIEF, Fabrizio Di Lazzaro, Professore Ordinario di Economia Aziendale LUISS GUIDO CARLI, Luigi Donato, Capo Dipartimento Immobili e Appalti BANCA D’ITALIA, Luigi Cannari, Vice Capo Dipartimento Economia e statistica BANCA D’ITALIA, Gabriele Buia, Presidente ANCE, Silvia Rovere, Presidente ASSOIMMOBILIARE, Giorgio Spaziani Testa, Presidente CONFEDILIZIA.

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Opportunità di Business in Somalia

Posted by fidest press agency su martedì, 15 ottobre 2019

«La Somalia è un Paese in crescita con opportunità inesplorate e grandi potenzialità di business per lo sviluppo economico e sociale del Paese»: così si è aperta la Tavola Rotonda sulla Somalia, organizzata da UNIDO ITPO Italy in collaborazione con UNIDO Somalia presso l’Hotel Le Méridien a Roma. L’evento si inserisce nel quadro del progetto “Agro-technology development for economic growth In South and Central Somalia”, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e implementato da UNIDO.La conferenza è stata arricchita dai saluti istituzionali dell’Ambasciatore somalo in Italia, S.E. Abdirahman Sheik Issa e dagli interventi del Direttore Generale del Ministero del Commercio e dell’Industria del Governo Federale Somalo, Abdiaziz Ibrahim Adan e del Consigliere per il Ministero del Commercio e dell’Industria del Governo Federale Somalo, Ahmed Elmi.La tavola rotonda è stata l’occasione per presentare il prossimo Italy-Somalia Business Forum, organizzato da UNIDO ITPO Italy e UNIDO Somalia per favorire nuove sinergie tra le aziende italiane e somale, attraverso una serie di incontri BtoB e BtoG. “La Somalia ha sempre avuto ottimi rapporti commerciali con l’Italia per ragioni storico-culturali” – ha affermato Abdiaziz Adan – “Siamo pertanto lieti di presentare l’Italy-Somalia Business Forum che avrà luogo a Mogadisho, il 10-11 Dicembre 2019”.
Oltre 50 aziende italiane hanno preso parte alla tavola rotonda, per approfondire in dettaglio le opportunità di business in Somalia con riferimento ai settori agroindustriale, pesca, social housing e energie rinnovabili. “Si sta affermando uno sviluppo economico orientato al settore privato che appare molto più dinamico” – affermano gli esperti di UNIDO. “Il settore bancario è in forte crescita insieme al settore finanziario “– ha continuato Ahmed Elmi – “che oggi risulta essere molto aperto agli investitori stranieri”.
Il progetto “Agro-technology development for economic growth In South and Central Somalia” nasce con l’obiettivo di stimolare l’occupazione e le opportunità economiche per lo sviluppo imprenditoriale del Paese, oltre che fornire assistenza tecnica al Governo Federale della Somalia e in particolare al Ministero dell’Industria e del Commercio.

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Telecomunicazioni: “Un’enorme opportunità”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

A cura di Roger Wilkinson, Analista azionario senior, azioni britanniche ed europee di Columbia Threadneedle Investments. Il settore europeo delle telecomunicazioni presenta un consistente indebitamento netto, pari in media a più del triplo degli utili al lordo di interessi, imposte, deprezzamenti e ammortamenti (EBITDA). Con una crescita dei ricavi prossima allo zero e significativi progetti d’investimento all’orizzonte, riteniamo improbabile che i livelli di debito delle società europee di telecomunicazioni subiscano un calo, anche modesto.Non stupisce quindi la cautela, del tutto giustificata, esercitata dai nostri analisti di ricerca nei confronti del settore. Negli ultimi tre anni, la performance del settore è stata deludente e lo Stoxx Europe 600 Telecommunications ha ceduto quasi un quarto del suo valore (al 10 maggio 2019).Questo non significa che non sia possibile realizzare guadagni in quest’area; al contrario.La domanda di dati wireless, alimentata in particolare dai social media e dallo streaming di video, è innegabilmente vigorosa e in rapida crescita. Prevediamo che la crescita continui con il lancio delle reti 5G, che accorceranno ulteriormente i tempi di download e di latenza (ritardi di minore entità), uno sviluppo questo particolarmente interessante per il crescente numero di giocatori online.Un problema arduo da risolvere per gli operatori mobili è come monetizzare questa forte domanda. In Europa, l’eccessiva competizione tra le reti wireless ha posto un freno al potere di prezzo degli operatori.
Per contro, le società che possiedono e gestiscono le antenne/torri dotate delle attrezzature necessarie per trasmettere il traffico dati si sono contraddistinte mostrando una crescita dei ricavi e degli utili decisamente superiore a quella degli operatori mobili. Il gestore spagnolo di infrastrutture Cellnex (18,6x) e Inwit, tower operator di Telecom Italia quotato in borsa (21,99x), sono attualmente scambiati a più del triplo delle valutazioni di importanti operatori di reti mobili europei come Vodafone.
Negli Stati Uniti, gli operatori mobili hanno cominciato a cedere le divisioni torri una ventina di anni fa, ma in Europa molti operatori continuano a possedere molte delle antenne telefoniche usate per il loro traffico dati.
Vodafone sta valutando la possibilità di aggregare le sue torri in Italia con quelle di Inwit, menzionando la possibile vendita di CTIL, la joint venture di antenne telefoniche posseduta con la rivale O2 nel Regno Unito. Altri operatori mobili europei sembrano intenzionati a seguire tale esempio: in Francia, il gruppo di telecomunicazioni Iliad ha di recente acconsentito a vendere a Cellnex quasi 6000 torri in Francia e 2000 torri in Italia.Gli incentivi finanziari per gli operatori mobili possono essere molto appetibili. Vodafone potrebbe condividere 11.000 antenne con Inwit, una mossa che, stando ai nostri calcoli, potrebbe fruttarle EUR 2 miliardi in liquidità e una partecipazione del 30% in una società del valore di EUR 10 miliardi. Analoghe operazioni potrebbero essere perfezionate in Europa, soprattutto in Spagna e in Germania.
Pur essendo più ottimisti del mercato nei confronti della potenziale condivisione di torri di Vodafone, la persistente debolezza delle attività della società nel settore mobile europeo, soprattutto in Spagna e in Italia, mi tengono al momento alla larga da questo titolo. Opportunità come queste in ambito azionario alimentano la grande fiducia che riponiamo nella gestione attiva, che consente ai gestori di selezionare personalmente le azioni nei loro portafogli, avvalendosi di analisi settoriali e dei singoli titoli condotte da esperti.

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Ultime opportunità di lavoro con Jolly Animation

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 luglio 2019

Un esercito di ragazzi sorridenti ed intraprendenti sta allietando le vacanze in quasi 50 strutture turistiche in tutta Italia, sia al mare che in montagna, tra villaggi, resort ed hotel, con attività sportive, giochi, balli e spettacoli. Parliamo degli staff di animazione di Jolly Animation, una delle società di animazione più longeve e qualificate sul territorio nazionale, che dal mese di aprile sono operativi nelle più importanti destinazioni del Paese, dal Trentino Alto Adige alla Calabria, Sardegna inclusa.
Luglio è tempo per completare gli organici con figure ad hoc. In particolare si selezionano animatori turistici con esperienza, che possano guidare piccoli staff in hotel a 4 e 5 stelle, animatori per bambini e ragazzi, coreografi, ballerini, istruttori di ballo, fitness, addetti al settore nautico (vela e windsurf), dj e tecnici suono e luci.
Si offrono contratti a tempo determinato, con inquadramento secondo normativa vigente e retribuzione in busta paga, vitto ed alloggio ed indennizzo per spese di viaggio, oltre alla possibilità di intraprendere carriera nel campo dell’intrattenimento o in quello dei servizi turistici.I colloqui si tengono tutti i giorni presso la sede centrale di Salerno, o presso gli altri quartier generali sparsi in Italia (Bibione o Cavallino Treporti in Veneto, Giulianova in Abruzzo, Vieste e Monopoli in Puglia, Marina di Pisticci in Basilicata, Marina di Zambrone in Calabria, Stintino in Sardegna), oppure attraverso videoconferenza con Skype o Whatsapp. Per inviare cv e foto è possibile farlo collegandosi alla pagina Lavora con noi del sito jollyanimation.com

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Oltre il genoma: quali opportunità per la filiera del frumento duro?

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 luglio 2019

Dopo il sequenziamento del genoma del grano duro, pubblicato ad aprile scorso su Nature Genetics, grazie ad un consorzio internazionale (60 autori di 7 Paesi) coordinato dal CREA, cui hanno partecipato anche CNR ed Università di Bologna, come tradurre l’innovazione in una applicazione concreta, a vantaggio della filiera? Proprio per illustrare le ricadute pratiche di queste nuove conoscenze e per favorire il dialogo tra ricerca e stakeholders, CNR, CREA e Università di Bologna hanno organizzato l’evento “Oltre il genoma: quali opportunità per la filiera del frumento duro?”, svoltosi oggi a Roma al CNR.Un confronto tra ricerca e mondo del grano duro in un momento in cui è grande l’impegno del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo verso il settore, come ha sottolineato il Ministro Gian Marco Centinaio, intervenendo all’apertura dei lavori: “La filiera del frumento duro rappresenta un’autentica eccellenza del comparto agroalimentare del nostro Paese. Circa 3 piatti di pasta su 4 consumati nel Vecchio Continente provengono da un pastificio italiano. Dobbiamo lavorare per difendere questo settore e affrontare le sfide che si presenteranno in futuro. Il risultato di questo lavoro è un passo importantissimo per il sostegno della filiera nazionale. Si aprono nuovi scenari che consentiranno di far fronte ai cambiamenti climatici e garantire la migliore qualità dei prodotti. Manteniamo alta la bandiera del nostro made in Italy in tutto il mondo”.Indubbiamente, il risultato ottenuto dai ricercatori ossia la sequenza completa dei 14 cromosomi della varietà di frumento duro ‘Svevo’, con i suoi 66.000 geni, apre davvero possibilità fino a ieri impensabili. Lo studio del genoma ha consentito di identificare centinaia di migliaia di marcatori molecolari che potranno essere utilizzati per la selezione di varietà migliorate. Un riferimento fondamentale per tutta la futura attività di miglioramento genetico e per l’identificazione e la tutela delle diverse tipologie di frumento attraverso tecniche di tracciabilità molecolare.Secondo Luigi Cattivelli, direttore del CREA Genomica e Bioinformatica e coordinatore dello studio, sono tre le ricadute del genoma sequenziato sulla filiera che cambieranno il modo di “fare agroalimentare”, non più in modo empirico, ma ancorato ad una reale conoscenza. “La prima è per l’industria sementiera che, da subito, utilizzando questi dati, può lavorare per nuove varietà resistenti a malattie come le ruggini e la fusariosi. La seconda è per l’industria della trasformazione, in quanto, conoscendo ora tutti i geni responsabili della qualità, potrà, a medio termine, avere una materia prima sempre più calibrata e funzionale alle proprie esigenze produttive e ai gusti del consumatore. La terza, che richiede tempi più lunghi, porterà ad una migliore gestione della biodiversità, grazie al riconoscimento su basi genetiche delle diverse tipologie di frumento duro, sia esso farro, grano antico o moderno.”
“Il Consiglio nazionale delle ricerche, con le sue competenze, svolge ricerca sui cambiamenti climatici in tutto lo spettro multidisciplinare – ha dichiarato il presidente CNR Massimo Inguscio – Dall’aspetto del cosiddetto “amplificatore artico” studiato nella nostra base Dirigibile Italia, dalla quale sono appena rientrato, a quello, importantissimo, dell’impatto sulla filiera agroalimentare, di cui oggi stiamo parlando assieme al ministero delle Politiche agricole, al CREA e ad esponenti del mondo produttivo. La genomica – ha sottolineato Inguscio – avrà un ruolo fondamentale nello sviluppo di un’agricoltura sostenibile e di tutta la bioeconomia, settore al quale come Cnr abbiamo voluto dedicare un nuovo Istituto e nel quale l’Italia ha un ruolo trainante. La giornata di oggi, in particolare, è un’occasione per discutere come il traguardo rappresentato dal sequenziamento del genoma possa diventare il punto di partenza per un rilancio della ricerca su una coltura fondamentale per l’economia nazionale”.

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Cina \ Castelli, “Grandi opportunità per imprese ed economia Italiana”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Roma – “Un risultato molto importante che riserverà grandi opportunità alle imprese e all’economia italiana, frutto del grande lavoro che, sotto il coordinamento del Presidente Conte e del Ministro dello Sviluppo Economico, abbiamo fatto come Governo in questi mesi. Sono certa che i risultati non tarderanno ad arrivare”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, commenta la firma del Memorandum sulla Via della Seta tra Italia e Cina

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“Indonesia, una buona opportunità nei mercati emergenti”

Posted by fidest press agency su sabato, 16 febbraio 2019

Analisi di Alberto Boquin, Research Analyst di Brandywine Global (gruppo Legg Mason). Ad oggi ci sono una manciata di mercati emergenti i cui bond decennali in valuta locale rendono attorno all’8-9%: Messico, Russia, Brasile, Sud Africa, Turchia e Indonesia. Messico e Turchia sono ancora alle prese con le pressioni inflazionistiche che nel 2018 hanno costretto le loro banche centrali a politiche più restrittive. Brasile e Sud Africa hanno appena eletto una nuova leadership che ancora non ha messo mano ai problemi di sostenibilità dei bilanci pubblici. La Russia, dal canto suo, è ancora a rischio di sanzioni.Ma che dire dell’Indonesia? L’inflazione è sotto il livello obiettivo, il profilo di rischio è robustamente investment grade, e a livello geopolitico non si intravedono grandi problemi. Due le possibilità: o c’è un’anomalia di prezzo, o ci sta sfuggendo qualche fattore importante.Di seguito elencheremo tre preoccupazioni dei mercati riguardo questo paese emergente, spiegando perché riteniamo siano – probabilmente – eccessive. È vero, il deficit del conto delle partite correnti si è ampliato da -1.7% a -2.7%, e non è più coperto totalmente dagli investimenti diretti dall’estero. Tuttavia, crediamo ci sia la possibilità che torni a restringersi. Gli sforzi del governo per rallentare gli investimenti infrastrutturali stanno finalmente portando risultati, portando ad una diminuzione delle importazioni di beni strumentali. E la bilancia dei servizi dovrebbe cominciare a reagire all’indebolimento del tasso di cambio. Le esportazioni hanno sofferto per la minor domanda dalla Cina e per il calo dei prezzi delle commodities, ma entrambi questi fattori sono destinati ad un’inversione nel 2019. Un deficit delle partite correnti più ristretto potrebbe facilmente essere finanziato da flussi in entrata nel mercato del debito locale.
Il 2018 è stato un anno in cui il restringimento quantitativo della Fed ha messo sotto i riflettori l’indebitamento estero dei paesi emergenti. Certo, l’Indonesia non ha la stessa vulnerabilità di Turchia o Argentina, ma lo scarso sviluppo dei suoi mercati dei capitali ha portato le aziende locali a cercare credito nei mercati internazionali del dollaro, pur avendo spesso ritorni in rupie. Quando la rupia ha cominciato ad indebolirsi, le aziende si sono affrettate a coprire la loro esposizione al rischio di cambio, creando un effetto valanga sulla valuta.Una reazione proattiva basata su rialzi dei tassi e su un programma di copertura del dollaro dovrebbe aiutare ad alleviare queste pressioni. Vale la pena inoltre notare che gli indicatori di vulnerabilità legati al debito e alle riserve, anche se peggiori rispetto ad altri paesi della regione, sono tutt’altro che elevati a confronto con gli altri paesi emergenti.
L’Indonesia è una democrazia relativamente giovane, e ad aprile – per la prima volta nella storia recente – le elezioni presidenziali e parlamentari si terranno contemporaneamente. Dopo la tornata elettorale di Jakarta del 2017 le questioni religiose hanno avuto un ruolo crescente nella politica domestica. Non mancheranno di certo le tensioni, essendo l’Indonesia uno dei paesi al mondo con maggior diversità etnica e religiosa, ma crediamo che la rielezione di Jokowi sia molto probabile.Il suo aver saputo portare crescita economica e un miglioramento dell’amministrazione si è tradotto in tassi di consenso ancora piuttosto alti. Visto il suo impegno riformista, gli investitori accoglieranno con favore un secondo mandato per Jokowi. Basta guardare come il paese sia passato rapidamente dal 120esimo posto al 73esimo nella classifica annuale “Doing Business” della Banca Mondiale, che analizza la “facilità di fare impresa” in ogni paese.
Insomma: come per ogni mercato emergente, investire in Indonesia comporta dei rischi, ma sotto molti aspetti il peggio dovrebbe essere passato. Un miglioramento delle partite correnti, una miglior copertura delle passività esterne delle aziende e una conferma dell’attuale leadership politica dovrebbero portare a un miglioramento dei rendimenti nel 2019.

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Raggi: “Costruire una comunità solidale, inclusiva e che offre opportunità a tutti”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 febbraio 2019

Roma. Assumere ex detenuti, ex tossicodipendenti, persone disabili o con disagio mentale, persone che per avanzata età anagrafica sono tagliate fuori dal mondo del lavoro, donne vittime di violenza o tratta, rifugiati politici. Sono alcune categorie di persone fragili la cui assunzione, all’interno di una impresa, potrà essere considerata una “miglioria”, da valutare in caso di parità di punteggio, nelle gare o appalti di Roma Capitale. È quanto prevede una Memoria approvata dalla Giunta Capitolina.“Nessuno deve rimanere indietro. È nostro impegno e responsabilità costruire una comunità inclusiva, in cui tutti possono avere un’opportunità o una nuova occasione lavorativa. L’idea è nata dalla necessità di ‘chiudere il cerchio’ avviato con il progetto ‘Mi riscatto per Roma’ sviluppato con il Ministero della Giustizia per favorire il lavoro dei detenuti nella cura del verde pubblico e delle strade di Roma. Abbiamo voluto prevedere una possibilità concreta per chi, durante la pena, si è davvero impegnato in favore della nostra città e, alla fine della pena, si reinserisce nella società. Da qui ad estendere questa misura in favore delle altre categorie di persone fragili e vulnerabili, il passo è stato breve”, dichiara la Sindaca Virginia Raggi.

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“Alla ricerca di opportunità nella volatilità europea”

Posted by fidest press agency su sabato, 22 dicembre 2018

A cura di Philip Dicken, Responsabile azionario Europa di Columbia Threadneedle Investments
Guardando indietro al 2018, quello che sta per volgere al termine è stato un anno di continua crescita per gli utili delle società europee, eppure la volatilità dei mercati ha raggiunto livelli straordinariamente elevati. Tale volatilità è stata il risultato delle tensioni politiche e del timore di un rallentamento della crescita globale.La volatilità ha subito una prima impennata a febbraio e una seconda ad ottobre 2018, quando gli investitori hanno reagito ai timori circa gli eventi macroeconomici. Le preoccupazioni più radicate e significative ruotavano intorno al tasso di crescita cinese, agli interminabili negoziati per la Brexit e alla controversa legge di bilancio italiana: tutte questioni che difficilmente scompariranno nel breve termine.Ma, piuttosto che farci distrarre dall’instabilità politica, preferiamo concentrarci sulle prospettive societarie. Volgendo lo sguardo al 2019, questa volatilità ha lasciato le valutazioni azionarie su livelli più convenienti, e anticipiamo una crescita degli utili pari in media al 5-10%. Allo stesso tempo, possiamo investire a prezzi inferiori in alcune società destinate a beneficiare delle dinamiche positive di lungo termine.C’è un notevole rumore di sottofondo nel mercato in questo momento ed è molto facile formulare scenari negativi, ma noi continuiamo a prevedere tassi di crescita positivi per l’economia e gli utili. Vi sono dunque buone opportunità per gli stock picker.
Prevediamo che nel 2019 continuerà la ripresa delle economie europee, benché a un ritmo inferiore. Permangono dei rischi di breve termine, passibili di tradursi in un rallentamento della crescita. La Germania, ad esempio, ha annunciato inaspettatamente un PIL negativo per il terzo trimestre 2018.Il rischio politico sembra destinato a perdurare per tutto l’anno, ma restiamo calmi e non ci lasciamo distogliere dai nostri intenti. Per quanto riguarda la Brexit, abbiamo formulato alcuni scenari possibili. L’incertezza, chiaramente, rimane. Il processo di uscita del Regno Unito dall’Unione europea è imprevedibile e in rapida evoluzione. Tuttavia, svolgendo un’approfondita analisi dei rischi, stiamo posizionando i nostri portafogli in maniera tale da riuscire a fronteggiare una serie di possibili scenari.L’UE è sotto attacco su più fronti da istanze populiste e fa fatica ad articolare con chiarezza i suoi valori. Tuttavia, il processo lungo e complicato in cui si è trasformata la Brexit potrebbe distogliere altre nazioni dall’incamminarsi lungo un simile sentiero e ha dimostrato che l’UE è in grado di mostrare i muscoli all’occorrenza.Il populismo non nasce dal nulla. La globalizzazione è stata generalmente positiva per tutto il mondo, strappando alla povertà milioni di persone, ma non ha funzionato per tutti. Alcuni elettori occidentali hanno visto le loro città industriali svuotarsi man mano che le acciaierie e le industrie pesanti venivano spostate in mercati emergenti a più basso costo. Questi elettori sono sempre più frustrati dall’incapacità dei loro governi di rispondere alle loro richieste e vanno in cerca di soluzioni più radicali. Sono cambi strutturali di paradigma che non possono svanire di qui a breve.Pur avendo messo in difficoltà alcune economie, la globalizzazione ha anche creato delle straordinarie opportunità, sia per la società sia per noi investitori. L’avvento delle nuove tecnologie condivisibili sta cambiando il modo in cui le persone fanno acquisti, lavorano e vivono. Non è mai stato così economico comprare vestiti o tecnologie, e non è mai stato così facile viaggiare per il mondo. Analogamente, i processi industriali vengono trasformati dai nuovi materiali o dalle nuove normative sul controllo delle emissioni.Nel settore finanziario, le banche tradizionali vengono minacciate dal potere rivoluzionario della tecnologia finanziaria. Ad esempio, grazie alla liberalizzazione delle norme pensionistiche britanniche, il mercato delle pensioni fai da te, che fino a pochi anni fa non esisteva neppure, registra una rapida espansione. Ciò crea diverse opportunità interessanti per gli investitori. La disponibilità di piattaforme pensionistiche sempre più flessibili e facili da usare aiuta a soddisfare la nuova domanda proveniente da risparmiatori e pensionati.Uno dei temi correlati all’interno del nostro portafoglio è quello dello “Stato minore”. Dinanzi all’invecchiamento demografico di tutte le popolazioni occidentali, i governi faticano a onorare i propri impegni sanitari e pensionistici. Le nuove tecnologie e i nuovi fornitori di servizi stanno creando efficienze, e le società in grado di colmare il divario lasciato da sistemi sanitari pubblici sempre più stremati rappresentano spesso delle opzioni d’investimento molto allettanti. Parimenti, cerchiamo di evitare le società i cui modelli di business sono interessati da problematiche di lungo termine create dall’evoluzione della società. Alcune delle vecchie regole semplicemente non si applicano più.Volgendo lo sguardo al 2019, ci sarà indubbiamente ulteriore volatilità nel breve termine, ma noi vogliamo concentrarci sui temi di lungo termine che vanno sviluppandosi. Il mercato tende ad essere alquanto efficiente, ma nelle fasi di instabilità e di volatilità spesso affiorano le inefficienze: noi vogliamo sfruttare questi episodi e impedire al rumore di breve termine di prevalere.

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Italia: Le opportunità del digitale

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

“In Italia abbiamo ancora molto lavoro da fare per cogliere appieno le opportunità del digitale, ma il 5G rappresenterà una vera e propria piattaforma in grado di accelerare l’adozione di nuovi servizi a supporto degli ecosistemi industriali che nasceranno nei prossimi anni. Le nuove tecnologie sono già una componente fondamentale del business di diverse imprese – secondo nostre stime le aziende italiane hanno speso nel digitale 14 miliardi di euro nello scorso anno– e lo saranno sempre di più nel prossimo futuro: quasi la metà dei manager (48%) pensa che gli investimenti in tecnologia cresceranno fino al 10%, con un ritorno stimato del capitale investito superiore all’80%.” ha commentato Paolo Baile, Communications, Media & Technology Lead, Accenture Strategy Italia intervenuto all’evento “5G: L’Italia sarà leader”, dove Telco, esponenti della politica e fornitori di tecnologia, servizi e soluzioni digitali si sono confrontati su prospettive, potenzialità e ostacoli da superare per l’affermazione del 5G “Implementare il 5G sarà il tassello ancora mancante per trasformare il modello di business delle aziende e farle diventare imprese Intelligenti: organizzazioni che basano le proprie strategie su dati rilevanti raccolti in tempo reale, possono sfruttare appieno tecnologie complesse come l’Intelligenza Artificiale e sono in grado di aprirsi a collaborazioni in grado di generare valore incrementale.”

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Opportunità e sfide della digital health

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Origgio Tra app di nuova generazione, risorse offerte da big data e soluzioni avveniristiche rese possibili dall’Intelligenza Artificiale, la rivoluzione digitale in corso sta cambiando radicalmente i paradigmi di trattamento per milioni di pazienti e pone le associazioni che li rappresentano di fronte a scenari inediti e compiti nuovi.Di questo si discute oggi all’European Patient Innovation Summit (EPIS) l’annuale appuntamento co-creato da Novartis con le più importanti realtà della patient advocacy europea: 360 i rappresentanti delle associazioni di pazienti che saranno presenti, di cui 20 quelle italiane, per mettere a confronto opinioni ed esperienze sui temi di maggiore attualità. Al centro dell’attenzione, quest’anno, le potenzialità offerte dalle tecnologie digitali per migliorare la qualità della vita dei pazienti con patologie croniche. Su questo tema si svilupperà l’incontro, durante il quale esperti e rappresentanti delle associazioni porteranno il loro contributo in diretta da diverse sedi europee.Per facilitare uno scambio di opinioni il più ampio e rappresentativo possibile, infatti, questa terza edizione di EPIS fa ricorso all’innovativa formula multi-sede: sono così collegati 8 hub internazionali in altrettanti paesi, Italia, Svizzera, Irlanda, Portogallo, Spagna, Germania, Francia e Est Europa, tra i quali sarà possibile un’interazione costante. “EPIS 2018 offre l’occasione di un confronto ad ampio respiro su un tema fondamentale per le prospettive di trattamento e cura dei pazienti” sottolinea Pasquale Frega, Country President Novartis Italia e Amministratore Delegato Novartis Farma. “L’incontro tra innovazione scientifica e tecnologie digitali è destinato a rivoluzionare i tradizionali approcci diagnostico terapeutici. In Novartis siamo convinti che i pazienti debbano svolgere un ruolo da protagonisti in questa rivoluzione: il loro contributo è determinante per orientare la digital health verso soluzioni che rispondano ai loro reali bisogni”.Dall’Italia interverrà Pasquale Fedele, ideatore di Braincontrol, piattaforma per l’interazione uomo-macchina basata sull’Intelligenza Artificiale. Una prima applicazione ha portato allo sviluppo di un dispositivo medico definito come ‘joystick mentale’, che permette ai pazienti di superare gli ostacoli dovuti a disabilità motorie e di comunicazione anche molto gravi (circa 5 milioni al mondo).Come Braincontrol, già numerosi device e applicazioni sono in grado di assicurare benefici importanti a chi soffre di una patologia cronica o vive una disabilità permanente. È il caso della app ViaOptaHello, già disponibile, che consente a persone cieche o ipovedenti di identificare facilmente oggetti e ambienti, recuperando così importanti margini di autonomia nella vita quotidiana.Questi sviluppi offrono opportunità reali ai pazienti e allo stesso tempo pongono i gruppi della patient advocacy di fronte a compiti e sfide nuove, prima fra tutte quella di saper interagire con medici, strutture e autorità sanitarie per rendere accessibili tecnologie digitali di comprovata efficacia a pazienti che potrebbero trarne beneficio.Dal confronto dei rappresentanti delle 360 associazioni presenti all’European Patient Innovation Summit 2018, prenderà forma al termine dei lavori un documento condiviso che conterrà, accanto alle valutazioni emerse, le raccomandazioni e priorità per il lavoro futuro.

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UNIlancer: il portale dei talenti universitari, una nuova opportunità per le imprese

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 novembre 2018

Offrire agli studenti la possibilità di mettere in mostra il proprio talento, ma con un’altra strategia: costruire esperienze professionali senza dover abbandonare le lezioni. E’ questa la missione di UNIlancer, una piattaforma online appena avviata da alcuni studenti dell’Università IULM di Milano. E che, in poco meno di un mese, ha raccolto l’adesione di
oltre cento iscrizioni da studenti provenienti da atenei di ogni parte d’Italia. La piattaforma è pensata per fornire riscontro e funzioni immediati.
Gli studenti si registrano sul sito http://www.unilancer.it e completano il proprio profilo. Lo stesso vale per le aziende, che pubblicano offerte di collaborazioni specificando di cosa hanno bisogno e quantificando il budget. Gli unilancer con le competenze richieste ricevono una notifica e si candidano, con l’invio di una propria proposta di collaborazione. Le aziende visionano quindi i profili compilati da chi risponde all’offerta e selezionano chi ingaggiare per quello, specifico annuncio pubblicato. A progetto concluso l’azienda conferma le competenze dello studente, rilasciando sul suo profilo una recensione per il lavoro svolto e disponibile per altri inserzionisti che hanno voglia di scovare i talenti universitari, con una call to action specifica che non li metta in conflitto con lo studio. Su UNIlancer le aziende potranno infatti valutare gli studenti anche in funzione dei lavori precedentemente svolti e così trovare rapidamente il candidato ideale per il progetto rimasto scoperto in azienda. Si accorcia insomma la catena del valore che tiene insieme imprese e studenti a cavallo tra università e lavoro. Spesso messi a dura prova, questi, da un complesso sistema di tirocini curriculari, gravati da burocrazia e contratti che sono giocoforza a scatola chiusa. UNIlancer ribalta l’approccio, invitando le aziende a cogliere la sfida di un innovativo outsorcing che valorizzi i giovani, stimoli in loro l’interesse a focalizzarsi su competenze specifiche. “Spesso”, sostiene appunto il fondatore di UNIlancer, Alec Conti “attraverso una piccola collaborazione le aziende possono trovare talenti che, dopo la laurea, entrino a fare parte del loro team e apportino competenze nuove al loro business. Con la nostra piattaforma proviamo a fare, di questo caso, una leva strategica per entrambe le parti in causa”. Ed è speranza che numerosi studenti, intervistati, confermano a sostegno della loro adesione all’iniziativa. In UNIlancer rispondono di vedere un approccio più dinamico e intuitivo all’ingresso nel mondo del lavoro. Perché adesso, i talenti universitari, la corsia preferenziale possono cercarla digitando un indirizzo web. Per visionare il sito web cliccare qui: http://www.unilancer.it

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Dalla finanza alternativa grandi opportunità per le PMI

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

Nell’ultimo biennio il mercato della finanza alternativa per le PMI è cresciuto rapidamente, sia in termini di flussi di finanziamenti sia di piccole e medie imprese che guardano con interesse a questi strumenti alternativi al credito bancario. Gli ultimi 18 mesi sono stati anche un periodo di grandi cambiamenti, con alcuni segmenti prima dominanti che hanno perso terreno e altri che hanno registrato un incremento a due cifre. Ma nonostante la forte crescita, il mercato italiano appare ancora in ritardo rispetto ai principali Paesi europei e sono poche le PMI che si affidano alla finanza alternativa per reperire capitali: appena 1.800, tralasciando le aziende individuali, l’1% delle piccole e medie imprese che potrebbero utilizzarli.
I mini-bond si sono imposti come il primo canale di finanziamento alternativo, col 51% del mercato e 1,840 miliardi di finanziamenti generati, al secondo posto il private equity e venture capital, che ha perso la prima posizione, passando al 22% del mercato. Netta anche la crescita dell’Invoice Trading, lo strumento più utilizzato in assoluto (adottato da 900 PMI), capace di guadagnare undici punti percentuali (dal 5% al 16%) e di produrre un flusso di finanziamenti quasi pari a quello dell’ultimo decennio (580,8 milioni di euro su 612,2). Ancora minoritari ma in crescita il Crowdfunding (dall’1% al 3%) e le ICO (dall’1% al 2%), marginale il Direct Lending (da 0,2% a 0,6%).
I mini-bond nell’ultimo anno e mezzo si sono imposti come il primo canale alternativo col 51% del mercato (contro il 28% del periodo 2008-2018), generando 1,840 miliardi di finanziamenti, oltre la metà dei flussi generati dal 2008 in poi. Le PMI italiane che hanno emesso mini-bond fino al 30 giugno 2018 sono state 221 (36 delle quali si sono affacciate sul mercato per la prima volta quest’anno), per un valore di 3,545 miliardi di euro suddivisi in 335 emissioni. Più di metà dei finanziamenti è stata raccolta negli ultimi 18 mesi: 1,527 miliardi nel 2017 e 313 milioni nel primo semestre del 2018.Crowdfunding – Negli ultimi mesi ha registrato un buon tasso di crescita (dall’1 al 3%) anche l’equity crowdfunding, trainato dall’estensione a tutte le PMI di questa opportunità, inizialmente riservata a startup e PMI innovative. Fino al 30 giugno 2018 erano 214 le aziende italiane che hanno provato a raccogliere capitale di rischio sulle piattaforme Internet autorizzate, assicurandosi attraverso 134 campagne chiuse con successo investimenti pari a 33,3 milioni di euro (11,6 milioni nel 2017 e 14,2 nel primo semestre del 2018).
L’ultimo biennio ha visto una crescita decisa anche dei prestiti erogati alle PMI dalle piattaforme di lending: su un totale di 60,3 milioni di euro prestati a circa 250 PMI italiane (escludendo le ditte individuali), 53,9 sono stati concessi nel periodo compreso fra il 1 gennaio 2017 e il 30 giugno 2018. Anche questo mercato è destinato a crescere, grazie all’afflusso annunciato di capitali da investitori professionali che si affiancheranno ai piccoli risparmiatori di Internet.Completa il quadro il reward-based crowdfunding. Si tratta di campagne di piccolo importo (condotte soprattutto su portali USA come Kickstarter e Indiegogo) che imprese italiane in fase di avvio hanno condotto per raccogliere denaro offrendo in cambio prodotti e ricompense non monetarie. La ricerca ha stimato in 7 milioni di euro i finanziamenti raccolti in questo modo, senza prospettive di crescita rilevante.
Invoice Trading – Netto anche l’aumento dell’Invoice Trading (cessione di una fattura commerciale in cambio di un anticipo in denaro attraverso una piattaforma online), lo strumento più utilizzato in assoluto: è stato adottato da 900 PMI e ha guadagnato negli ultimi 18 mesi undici punti percentuali (dal 5% al 16%), divenendo il terzo segmento del mercato e producendo un flusso di finanziamenti quasi pari a quello dell’ultimo decennio (580,8 milioni di euro su 612,2).
Il grande interesse cresciuto nel 2017 e nel 2018 attorno alle criptovalute e alla tecnologia blockchain ha spinto diversi imprenditori a lanciarsi nel mercato delle Initial Coin Offerings (ICOs, passate dall’1 al 2% del mercato), che raccolgono capitali su Internet offrendo in sottoscrizione token digitali e disintermediando completamente piattaforme terze e circuiti di pagamento tradizionali. La ricerca ha censito 16 ICO promosse entro giugno da team costituiti per più del 50% da italiani, per un totale di 150 milioni di euro, di cui circa 80 riconducibili a PMI italiane già esistenti o di nuova costituzione.
Private Equity e Venture Capital – L’ultimo comparto analizzato sono gli investimenti effettuati da soggetti professionali nel campo del private equity e del venture capital, che sottoscrivono capitale di rischio di imprese non quotate con l’obiettivo di contribuire alla loro crescita per poi ottenere una plusvalenza al momento dell’exit. Questo segmento ha perso la prima posizione, passando dal 59% del mercato nel periodo 2008-2018 all’attuale 22%.Benchè attivo da tempo, il mercato italiano del private equity e del venture capital è ancora sotto-dimensionato rispetto alla situazione di Regno Unito, Germania, Francia. Considerando soltanto le operazioni di early stage e di expansion, dal 2008 al giugno 2018 sono state mobilizzate risorse in Italia per 970 milioni di euro nell’early stage e 6,5 miliardi nell’expansion. Negli ultimi 18 mesi, invece, i flussi sono stati pari a 229 milioni per la prima voce (su 213 progetti) e di 568 per la seconda (per 69 aziende).
By Giancarlo Giudici, Direttore scientifico degli Osservatori Entrepreneurship & Finance della School of Management del Politecnico di Milano (testo in sintesi)

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Opportunità di investimento nel debito dei mercati emergenti

Posted by fidest press agency su martedì, 30 ottobre 2018

A cura di Mary-Therese Barton, Head of Emerging Market Debt, e Alper Gocer, Head of EM Local Currency Debt di Pictet Asset Management. I fondamentali del debito dei mercati emergenti continuano a essere interessanti, dopo il calo subito dalla classe di attivi quest’anno.Nonostante tutte le turbolenze di mercato che hanno subito quest’anno, i Paesi emergenti sono in condizioni molto migliori rispetto alle crisi passate. In molti casi, i fondamentali economici rimangono positivi, nonostante la vendita massiccia generalizzata. Di conseguenza, si sono create opportunità per gli investitori ben informati.Diversamente dai precedenti periodi di turbolenza, il crollo di quest’anno del debito dei mercati emergenti non è stato causato da un brusco rallentamento dell’economia globale o da uno schianto generalizzato del mercato azionario, o addirittura dal collasso dei prezzi delle materie prime. È stata invece una combinazione di minacce lente: i rischi posti da un accumulo di debito corporate dei mercati emergenti; l’impatto di un dollaro forte su Paesi con debito in dollari; il costante ritiro dello stimolo monetario in tutto il mondo e l’aumento dei tassi statunitensi; le ripercussioni delle guerre commerciali. Un quadro che ha incoraggiato gli investitori a prendere profitti nella corsa incredibilmente favorevole del 2017.
Lo stratosferico rally di mercato dello scorso anno, a sua volta, è avvenuto sulla scia di solide basi economiche. Nel complesso, le economie emergenti sono meno indebitate, meno dipendenti dalle materie prime o dai flussi di capitali esteri, più orientate verso la domanda interna, e con popolazioni più ricche e produttive che mai. Ma le valutazioni per alcune classi di attivi dei mercati emergenti, come le obbligazioni denominate in dollari e in valuta locale dei mercati emergenti, si sono impennate troppo e troppo velocemente. Quindi, quando il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha iniziato a fomentare le tensioni commerciali globali, gli investitori si sono preoccupati non solo di come i dazi statunitensi potessero incidere sulle economie dei mercati emergenti, ma anche su alcune delle minacce più interne alla crescita economica.
Tutto sommato, i fondamentali economici dei mercati emergenti rimangono solidi: i livelli del debito governativo sono generalmente contenuti, i saldi della bilancia commerciale sono robusti, così come le riserve in valuta estera, mentre la domanda interna rimane solida.
Una preoccupazione importante è stata la Cina. Ma le misure di Trump contro il Paese difficilmente scateneranno un crollo del commercio globale, se non altro perché la sua decisione di aumentare la spesa pubblica è destinata a causare un ulteriore ampliamento del deficit delle partite correnti statunitensi. Una buona parte degli scambi statunitensi con la Cina sarà probabilmente dirottata verso altre economie emergenti competitive.Contemporaneamente, la svalutazione dell’8% da inizio anno del renminbi rispetto al dollaro compensa ampiamente i dazi del 10% imposti dall’amministrazione Trump, riducendo le difficoltà per gli esportatori cinesi. I nostri economisti ritengono che anche una piena attuazione di ulteriori dazi su 500 miliardi di dollari USA di esportazioni cinesi negli Stati Uniti ridurrebbe il PIL cinese di poco più di un punto percentuale. Allo stato attuale, le misure commerciali già adottate valgono circa un quarto di punto di crescita.
I responsabili della politica dei mercati emergenti hanno ampiamente risposto alla turbolenza con manovre ben calibrate. I tassi d’interesse sono stati aumentati e rafforzati con aggiustamenti fiscali. Nel frattempo, tassi di cambio flessibili hanno contribuito ad ammortizzare i colpi. Di conseguenza, molte economie dei mercati emergenti sono uscite dalla tempesta dei mercati sostanzialmente illese. Infatti, gli ultimi dati indicatori anticipatori dei mercati emergenti sono migliorati su base trimestrale, e attualmente sono ben al di sopra della media mobile su tre anni. Le eccezioni sono costituite dai Paesi con un debito in dollari importante e saldi della bilancia dei pagamenti deboli. La Turchia e l’Argentina sono state particolarmente colpite. Entrambe hanno significativi deficit delle partite correnti e dipendono dagli afflussi di capitale estero. Quando gli investitori si preoccupano per questi squilibri, ritirano i capitali investiti. Le conseguenti crisi valutarie hanno quindi causato l’aumento dell’inflazione, che ha costretto le banche centrali di Argentina e Turchia ad aumentare i tassi d’interesse. Sebbene gli aumenti dei tassi non siano stati sufficienti per contenere il panico, tuttavia hanno attenuato la crescita economica, il che, a sua volta, ha alimentato al ribasso la spirale delle economie.
Altrove nell’universo dei mercati emergenti, le condizioni sono state ulteriormente complicate da un ciclo di elezioni politiche impegnativo, non ultimo in Brasile.Ma nulla di ciò giustifica la portata delle vendite massicce in tutti gli attivi dei mercati emergenti. La conseguente ridefinizione dei prezzi ha spalancato interessanti opportunità per la gestione attiva. Le valute e le obbligazioni delle economie robuste con buone prospettive di crescita paiono nuovamente convenienti, come quelle di Sudafrica e Messico.Più in generale, il premio offerto dal debito dei mercati emergenti pare adesso interessante.
Le valute dei mercati emergenti sono più che mai convenienti rispetto al dollaro da almeno due decenni a questa parte, secondo i parametri di valutazione dei nostri economisti: sono, infatti, sottovalutate di circa il 20% rispetto al dollaro, con il renminbi più conveniente che mai sulla base della parità di potere di acquisto. Nel frattempo, il rendimento delle obbligazioni in dollari dei mercati emergenti è del 6,4%, più del doppio delle omologhe statunitensi.In momenti come questo, per investire è necessario un po’ di coraggio e un’analisi molto attenta. Ma le possibili ricompense sono commisurate.

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