Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Posts Tagged ‘opposizione’

La politica delle parole

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 agosto 2017

cassa del mezzogiornoMolte volte siamo costretti, in presenza di fax e e-mail di protesta per taluni atteggiamenti assunti dai partiti sia della maggioranza sia della minoranza che oggi ci governa o è stata all’opposizione, a difendere il ruolo centrale della politica. Lo facciamo, e non lo nascondiamo, con crescente difficoltà. Non è necessario, d’altra parte, avere una memoria da “elefanti” per ricordarci anche e solo una piccola parte di quelle tante promesse che ci hanno rifilato da decenni. Sono tante come quella “storica” del nostro Mezzogiorno la cui soluzione era auspicata sin dall’inizio del XX secolo e lo sta a dimostrare l’archivio storico dei dibattiti parlamentari sulla questione meridionale, che oggi si possono leggere, e che ha tanto appassionato i parlamentari di quel periodo. Parole, sempre parole e nulla di più. Persino quando si è passati ai “fatti” con l’istituzione della Cassa del Mezzogiorno, la delusione è diventata più cocente per i modesti risultati conseguiti che alla fine si sono vanificati dopo aver affrontato spese ingenti per un progetto di industrializzazione del meridione così ben orchestrato a livello politico e propagandistico. Con questo bagaglio di delusioni come possiamo pensare che la politica si possa riscattare o anche presentare in modo credibile con un suo pur qualificato progetto? Ed oggi dobbiamo aggiungere anche la circostanza che se gli italiani non sono diventati tutti comunisti o democratici di sinistra è perché da quel pulpito si predicavano e si predicano ancora più sacrifici mentre si lasciano insolute le riforme strutturali che ci avrebbero consentito di tagliare decisamente i rami secchi e dirottare le risorse, pur scarse, verso gli investimenti produttivi ed un più ordinato riequilibrio dei nostri conti pubblici. Oggi, se vogliamo dirla proprio tutta, la sinistra per raccogliere voti sta diventanto “populista” rincorrendo a perdifiato i loro naturali detentori di tali attributi, ma solo per spiazzarli. E questo doppio inganno dovrebbe farci riflettere, per via che l’opinione pubblica riesca a percepirlo nella giusta misura. (Riccardo Alfonso)

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Governo: la maggioranza non c’è più

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 luglio 2017

Palazzo chigi1“Ormai i numeri parlano chiaro: la maggioranza in Consiglio Regionale non c’è più. Lo si è visto plasticamente venerdì sera in Aula, con il centrosinistra incapace di far passare la sua legge elettorale”. Lo dichiara Sandra Savino, parlamentare e coordinatrice regionale di Forza Italia FVG. “E non vengano ora – prosegue la Savino – i vari assessori e la stessa Presidente Serracchiani a farci la morale a proposito di una collaborazione che loro nei confronti nell’opposizione non hanno mai avuto, dimostrando anzi arroganza e prepotenza, come nel caso dei sindaci rimasti fuori dalle Unioni portati in tribunale. Con quale faccia tosta pretendono che diventiamo la loro stampella?” “La nostra posizione – aggiunge l’esponente forzista – sulle questioni riguardanti le regole del gioco sono chiare e sono emerse in fase di discussione degli emendamenti. Se poi mancano i numeri per l’approvazione finale del testo, non vengano a lamentarsi con noi. Pretendere un nostro soccorso è offensivo nei confronti dei nostri consiglieri e dei nostri elettori”. “Se fino a qualche mese fa la maggioranza sembrava addormentata, oggi è letteralmente in preda alle convulsioni, con scatti d’ira, patetici psicodrammi e fughe senza logica alla ricerca inutile di una via d’uscita dai vicoli ciechi in cui di volta in volta di infila”, conclude Sandra Savino.

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Stati Uniti d’Europa. Ceta e Ue. C’è più di qualcosa che non funziona

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 ottobre 2016

europa comunitaria2E’ saltato il vertice Ue-Canada del prossimo 27 ottobre, per cui il trattato Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) al momento rimane in aria. E’ notorio che l’opposizione della regione belga della Vallonia ne ha impedito la ratifica. Vari i motivi e le interpretazioni, politiche ed economiche: alla Vallonia non tornano i numeri a saldo della liberalizzazione del mercato di alcuni prodotti tra lei e il Canada e -perche’ no-, visto che la Vallonia e’ a conduzione socialista e il governo centrale belga non lo e’, non e’ da escludere una ripicca politica o un metodo per alzare il prezzo in merito ad alcune rivendicazioni che abitualmente non vengono prese in considerazione se non si fa parte della medesima parte politica.
A leggere i resoconti semplici del trattato (per chi vuole ci sono da leggere 2344 pagine di un arido testo di interpretazione non semplice: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/FR/TXT/?uri=COM:2016:444:FIN), dalla parte dei consumatori, non ci e’ sembrato un ostacolo alla crescita quantitativa e qualitativa degli scambi commerciali, anzi: un elenco di opportunita’ nel rispetto degli specifici standard senza, soprattutto, far venire meno alcune conquiste che caratterizzano il mercato europeo rispetto a quello canadese (sanitari essenzialmente). Dalla parte delle imprese, invece, quando si produce e si vuole esportare (e anche prodotti di una certa qualita’ e notorieta’, come e’ per quelli italiani ed europei in generale) e si hanno mercati col quasi totale abbattimento dei dazi, l’opposizione ci sembra incomprensibile, se non per coloro che -solo per prendere voti facendo riferimento all’irrazionale basso ventre- ragionano coi muri, col finto chilometro zero, con la lotta al diverso per il solo fatto che e’ oltre il proprio giardino (tutta roba finta, tra l’altro, su cui i sostenitori non fanno altro che far credere di non vedere: dalla cultura al cibo, dai servizi ai prodotti in generale). E qui entriamo nell’eterna diatriba/lotta tra coloro che sono convinti di fare gli interessi della collettiva a patire dal proprio potere (che spesso si appaga finendo per esaurirsi con la conquista in se’ dello stesso), e quelli che mettono la propria esperienza e disponibilita’ per la collettivita’ in se’: elementi che si confondo anche in questi contesti, da un parte e dall’altra, nonostante le frequenti e roboanti dichiarazioni e prese di posizione per il bene comune. Entriamo anche nella psicologia della comunicazione di massa? Lo lasciamo ad altri momenti. Qui ci “fermiamo” ad alcune considerazioni sul libero mercato e sulle istituzioni che dovrebbero favorirlo… con un paletto (altrimenti si sa dove si comincia, ma non si finisce mai): la democrazia.
Domanda: e’ democratico un sistema che per approvare una qualche norma ha bisogno del consenso totale di tutti gli attori, proprio come nel nostro caso del Ceta? La risposta e’ ovvia. Come e’ ovvia quando, per esempio, per l’ingresso di un nuovo membro nell’Ue (c’e’ la lista d’attesa abbastanza lunga da quando non c’e’ piu’ il “muro” di Berlino e di Srebrenica), vengono fatte le pulci alla democrazia dei pretendenti… per farlo entrare in un sistema che e’ la negazione della democrazia.
Siamo per questo spietati perche’ non vogliamo considerare -nella fattispecie- le ragioni della Vallonia (quindi di una minoranza 1-), oppure giochiamo all’ingrosso come fa qualunque Parlamento o consiglio democratico per approvare o meno una disposizione?
C’e’ qualcosa che non funziona nella nostra Unione. E questo e’ solo l’aspetto del giorno. Se pensiamo alle politiche di accoglienza dei migranti, inoltre, ci vengono anche i brividi… ma non facciamo il minestrone di cui sopra… C’e’ qualcuno che ha voglia di metterci mano o dobbiamo assistere alle Brexit di turno come se nulla fosse? che poi, tra gli attuali oppositori al Ceta ci sarebbero anche Romania e Bulgaria ma che, piuttosto che per i loro formaggi e i loro beni da importate ed esportare, sembra che facciano bizze per come vengono oggi trattati i loro cittadini per i visti col Canada: i minestroni non sono il forte dell’economia e della politica internazionale… ma questa e’ una nostra valutazione di realismo politico. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Informativa Padoan non gradita alle opposizioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2015

europa-261011-c“Un ineffabile Padoan è venuto a parlarci della crisi greca a un mese dalla conclusione delle trattative. In altri paesi più seri, come la Germania, negli stessi giorni in cui drammaticamente si stava decidendo è andata la cancelliera Merkel a parlare al Parlamento. Qui ci mandano un ministro tecnico, dopo un mese. È questo il segno che l’Italia non conta, non ha contato nulla, che Padoan e Renzi non hanno toccato palla in tutta la trattativa”. Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, parlando con i giornalisti in sala stampa a Montecitorio.
“L’Italia è chiamata solo a pagare in Europa, mai a decidere: né con le sanzioni alla Federazione russa, né con la Grecia. Solo a pagare, mai a decidere. Questo è inaccettabile, questo è il portato del governo (si fa per dire) di Renzi”. “Oggi Padoan ci ha raccontato quello che si poteva leggere sul ‘Sole 24 Ore’ un mese fa. Questo non è degno di un Parlamento, non è degno di un ministro dell’Economia e delle finanze, non è degno di un governo. Questo è solamente un fatto aberrante”, ha sottolineato Brunetta.

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La lanterna di Diogene

Posted by fidest press agency su martedì, 12 febbraio 2013

La storia ci riporta la figura di un filosofo greco che, tra le altre cose, fu ricordato soprattutto nell’atto di individuare con una lanterna in mano l’uomo che avesse conservato la virtù più difficile da trovare sulla terra. In altre parole era la ricerca della perfezione, nella quintessenza del bene, in opposizione al male di cui avvertiva il dilagare e la corruttela nello spirito e nella materia.
E il suo vagolare tra le tenebre appena sfiorate dal tremulo chiarore di un lumicino voleva anche dimostrare, ai suoi contemporanei, che la saggezza e la felicità possono appartenere all’uomo che è indipendente dalla società come se questa fosse la fonte primaria di tutti i mali che ci attanagliano da millenni. Una società che spesso si appaga delle forme e disdegna la sostanza. Si crogiola dell’apparenza e tralascia i contenuti. Questo rapporto incompreso tra l’essere e il divenire rende emblematica la nostra esistenza. E’ e resta ancora forte la nostra domanda tra una società che forgia un modello di appartenenza che si realizza nel lavoro e nella prosperità e tende a estromettere chi vive ai suoi margini, e quella del rifiuto tra coloro che per ragioni indipendenti dalla propria volontà: mancanza di lavoro, ambienti malsani, impossibilità di accedere ad una istruzione adeguata o per un deficit fisico e intellettivo, non si dimostrano integrabili. Questo distinguo è il segno della nostra xeno-fobia che va oltre il colore della pelle e la provenienza e il credo religioso. Ora questo veleno che si accompagna alla nostra società tecnologica sta diventando globale e tende ad acuire il rapporto tra nazioni e al loro interno. E’ un nervo sensibile che è messo a nudo proprio nei momenti di crisi del sistema con le economie e le finanze che vanno in tilt. A questo punto l’essere umano si ritrova solo con i suoi problemi e le sue lacune, con le sue incertezze e i suoi dubbi. Solo nel gridare le sue miserie al cospetto di una società che tende a rifugiarsi nella cittadella del benessere, a isolarlo, a negarlo. E’ una solitudine rappresentata da miliardi di esseri umani, ovvero da almeno tre quarti dell’umanità. E’ una solitudine intollerabile che finirà un giorno per ritrovare il suo punto d’incontro e per gridare la sua esistenza e il suo diritto a vivere e a essere rispettati. Se vogliamo, a questo punto, salvare l’idea di società che abbiamo costruito nei millenni dobbiamo oggi più che mai sciogliere il nodo gordiano delle difformità e aprirci al diverso, all’idea e alla cultura della condivisione e della solidarietà per dare al fratello che ha meno quel più che in casa d’altri avanza. E si badi bene: non possiamo permetterci altri rinvii. (Riccardo Alfonso)

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Economia: La ricetta è la stessa

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2012

Mario Monti va negli Stati Uniti. Incontra Obama e i vertici della finanza e dell’economia americana. Li rassicura per ciò che il capitalismo si attende. Indica la misura degli interventi che lo tutelino nei suoi interressi primari, nei suoi profitti, e se ne fa garante. Ma ci siamo chiesti qual è il prezzo di tutto ciò? Un prezzo per essere chiari e franchi che nella sua tradizione il capitalismo ha fatto e continua a far pagare solo ai ceti più deboli. Ma sia chiaro. Non è una preconcetta opposizione, fine a se stessa, verso l’accrescimento della competitività dei sistemi paese, verso la sua piena apertura e una maggiore concorrenza. E’ che tutto questo lo si debba fare a spese delle aree economicamente e socialmente più esposte al rischio povertà. Significa che se emergenza è, se si riconosce una necessità che è quella di riformare per rendere i mercati più flessibili e in pari tempo più competitivi, occorre fare della crescita un’occasione per creare nuove risorse o opportunità lavorative e partire dal presupposto che è necessario in pari tempo un’equa ridistribuzione delle ricchezze che sviluppiamo. In altri termini se un paese cresce, se le macchine della produzione industriale vanno a pieno regime il fattore lavoro non va umiliato, rendendolo ai margini del profitto, ma esaltandolo. E occorre anche avere la capacità di saper crescere nel rispetto di regole condivise che attraversano il mondo del lavoro e del capitale e si fissano nella società civile poiché la perdita di potere non sta tanto nella debolezza di una economia quanto negli sprechi che essa produce nel corso d’opera. Ma la forza di un sistema dipende anche dal riconoscimento o meno dei valori che intendiamo fondanti quali il lavoro, la salute e, nel suo insieme il diritto alla vita e a vivere. Progresso significa sconfiggere la povertà, le malattie, le carestie,l’incapacità di disporre un’equa ridistribuzione delle risorse. L’essere umano va riabilitato per ciò che è e non per ciò che ha, e la natura che lo ospita con esso. Se questi principi acquistano valore noi possiamo dire di aver raggiunto un livello di maturità culturale, civile e sociale adeguato ai nuovi tempi. In caso contrario ritorneremo al lato oscuro delle nostre coscienza, al risveglio della barbarie. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Riformisti, progressisti e moderati

Posted by fidest press agency su domenica, 6 novembre 2011

Entrega de viveres en Puerto San Jose

Image by Ministerios Cash Luna via Flickr

Editoriale Fidest. In questi giorni si infittisce il dibattito sull’alternativa possibile all’attuale governo. Un tema che si vuol far passare ad attuale ed invece è vecchio per lo meno di 20 anni per non parlare degli anni quaranta allorché la vittoria della Democrazia Cristiana pose il problema di un ricambio per quanto vi fosse una opposizione, pur forte e capace di affrontare l’alternanza, congelata per motivi di politica estera. Era, infatti, impensabile che i comunisti andassero al potere in un’Italia impegnata sul fronte occidentale da alleanze di segno opposto. Ora siamo davanti ad una visione Kafkiana della vita politica dove il reale si confonde con l’irreale. Cerchiamo, in altre parole, di sfuggire ai segni che provengono dalla nostra quotidianità per fare dissertazioni dal vago sapore accademico simulando scenari suggestivi ma privi di un logico supporto pragmatico. E’ quanto ci è dato d’osservare in queste ore. A mio avviso non si tratta di ripetere pedissequamente, un rituale nel quale si profilano schieramenti che nulla hanno a vedere con la nostra quotidianità: ha forse un senso dire sono di destra, di centro o di sinistra? Ha forse un senso affermare d’essere riformisti o progressisti o moderati? La nostra società si divide, invece, tragicamente tra l’essere e l’avere, tra il benessere e la povertà e i partiti sono solo due come ai tempi della Roma antica tra plebei e patrizi. Tutta la storia politica, sociale, economica e religiosa, che ci ha attraversato da millenni e ci separa dal cavernicolo, ha accentuato questo distinguo e forse solo stemperato da situazioni mediane: una povertà meno povera, una ricchezza meno ricca. Ma il divario resta e può ridursi solo alla cortigianeria, perché i ricchi abbiano dei servitori acquiescenti e i poveri si sentano più vicini alla casa del padrone. Ma se ci caliamo ai fatti di oggi e agli accadimenti italiani ragione vorrebbe che i programmi elettorali indicassero solo due posizioni: quella di chi al diritto alla vita e vi aggiunga l’irrinunciabilità del diritto a vivere dignitosamente per tutti e chi vi si oppone palesemente o lo ammanta con molteplici ambiguità. Il resto sono solo chiacchiere da comari. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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I ricchi non pagano la crisi economica

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2011

ll potere mediatico, attraverso gran parte delle tv e dei giornali, manipola l’informazione; nel mondo economico si affermano sempre i gruppi di potere, menti raffinate che ci fanno il lavaggio del cervello. Ebbene, questo crea il terreno per percepire la manovra economica del governo come un atto dovuto, facendo scolorire gli aspetti del massacro sociale rivolto esclusivamente al ceto medio- basso,”compreso gli operatori della difesa e della sicurezza” sempre più indebolito perché lo si vuole indebolire. Mi dispiace che l’opposizione non abbia mosso un dito, giacché nonostante le tante chiacchiere su sprechi e costi, nei fatti non s è concluso niente. Se da un lato abbiamo un governo insensibile e vicino alle classi medio-alte, dall’altra parte abbiamo un’opposizione insignificante e improduttiva. Non sarebbe strano se, dopo il congelamento degli stipendi, il blocco del tourn over (che condanna i giovani al precariato a vita) e la reintroduzione dei ticket, non tentino anche un’ultima mossa:i licenziamenti facili verso gli statali. Troveranno la scusa per spingersi oltre. Vergognoso è invece il silenzio non solo di buona parte della stampa , ma anche di buona parte dei sindacati e delle rappresentanze , che si limitano a spicciole dichiarazioni e comunicati stampa senza essere né pungenti e né convincenti. Il paese è piegato, noi cittadini siamo in uno stato di totale confusione: ci aspettavamo un gesto da parte dei presidenti delle due Camere e della Repubblica nel chiedere un sacrificio alla politica e ai suoi costi, ma non è successo niente. Ho scritto una lettera aperta al Presidente Napolitano ma sembra sia passata inosservata. Allora mi rivolgo a voi tutti, amiche e amici, colleghi e popolo di internet, associazioni e movimenti: stiamo uniti e sostenetemi. Per protesta a questo massacro sociale, nei confronti di certa stampa, in onore dei padri fondatori della nostra costituzione italiana, dei diritti degli operatori della difesa e della sicurezza, contro ogni forma di ingiustizia, contro il precariato, il congelamento degli stipendi, il sottoimpiego, deprofessionalizzazione del personale e discriminazione , io farò la mia parte. Non importa che risultato raggiungerò, ma se non verranno chiari messaggi dalle istituzioni e dalla politica, entro il 31 luglio 2011 procederò allo scioperò della fame.Almeno avrò più dignità da delegato rappresentante de diritti dei cittadini con le stellette, rispetto ad altri personaggi che ricoprono ruoli di rappresentanza politica dei cittadini e continuano, invece, non a mangiare, ma ad essere ingordi sulle spalle dei cittadini. Ricordatevi alle prossime competizioni elettorali dei partiti che governano, e dell’opposizione insignificante e parolaia. Faccio questo secondo coscienza in onore dei miei colleghi che rischiano la vita nei teatri operativi, per i colleghi feriti , per i colleghi ammallati, per i colleghi che purtroppo sono andati via per sempre , per i loro familiari. (Girolamo Foti)

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Risoluzione Onu contro la Siria

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2011

Colpiti dalla “crescente brutalità” della repressione che Al-Assad esercita in Siria, i deputati hanno sollecitato una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per unirsi alla condanna dell’UE contro la violenza e l’impunità del regime e per chiedere la creazione di un corridoio umanitario per i rifugiati. Gli Stati membri dovrebbero inoltre mettere a disposizione dei leader dell’opposizione parte dei beni libici congelati per gli aiuti urgenti. In una risoluzione comune adottata giovedì scorso, i gruppi politici del Parlamento hanno analizzato gli ultimi sviluppi nel mondo arabo, con particolare attenzione ai conflitti in Siria, Libia, Yemen e Bahrain. Durante il dibattito con l’Alto Rappresentante Ashton di mercoledì, tutti i gruppi hanno condannato la violenza del regime siriano. I gruppi ALDE e Verdi/ALE hanno inoltre criticato il Brasile, la Russia e la Cina per aver bloccato una risoluzione dell’ONU di condanna contro la Siria. Il gruppo GUE/NGL ha annunciato che non avrebbe sostenuto la risoluzione in quanto i propri membri sono convinti che il mandato delle Nazioni Unite per proteggere i libici sia stato superato da un eccesso di intervento militare.
Oltre alla richiesta per una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU volta a condannare la situazione in Siria, i deputati sollecitano le altre istituzioni dell’UE a fornire aiuto per la creazione di un corridoio umanitario a livello di Nazioni Unite alle frontiere turche e libanesi con la Siria. Secondo stime della Mezzaluna Rossa, infatti, circa 12.000 siriani hanno attraversato il confine turco-siriano e altri 17.000 sono in procinto di farlo.

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Opposizione sociale e alternativa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 giugno 2011

Torino. Il Segretario regionale del PD Gianfranco MORGANDO ha partecipato ieri mattina al presidio organizzato da “Benvenuti in Italia” davanti alla sede del Consiglio regionale del Piemonte. “L’esito delle elezioni amministrative e dei referendum ha evidenziato la crisi politica del centrodestra a livello nazionale e regionale. Netto è stato il giudizio negativo dei cittadini nei confronti delle politiche del Governo Berlusconi e della Giunta Cota. C’è, infatti, una responsabilità politica del Presidente Cota non solo rispetto agli scandali nella sanità ma più in generale per l’incapacità di affrontare le problematiche più rilevanti per la nostra Regione. La manifestazione di oggi dimostra che sta nascendo una opposizione sociale al governo regionale. Il PD vuole mantenere un rapporto con i movimenti e le realtà sociali che possono contribuire alla costruzione di questa opposizione. Tuttavia sappiamo che non basta. E’ indispensabile un’alternativa programmatica e di governo che sia in grado di dare risposte concrete alle questioni che interessano e preoccupano realmente i piemontesi. Questo è il compito principale delle forze che intendono costruire l’alternativa politica al centrodestra. A questo lavora il PD, in particolare con l’azione del suo gruppo in Consiglio regionale, richiamando quotidianamente la maggioranza alla responsabilità dei suoi limiti e della sua inadeguatezza. Quando saranno mature le condizioni il PD per primo chiederà a Cota di lasciare il campo libero”

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Riforma del fisco e priorità

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 giugno 2011

«Finalmente il dibattito politico, sia interno alla maggioranza che tra maggioranza ed opposizione, si sposta sui temi concreti ed in particolare su quello della riforma fiscale che è la madre di tutte le riforme» afferma Francesco Belletti, presidente del Forum che riunisce 50 associazioni nazioni ed oltre 400 locali. «Non vorremmo però che la promessa del ministro Tremonti e del presidente Berlusconi di arrivare ad una riforma nel giro di pochi mesi si tramutasse nell’ennesima occasione perduta. Nell’ennesimo tradimento di promesse fatte agli italiani in anni di campagne elettorali.
«E’ evidente che “non si può aumentare il deficit” e che “occorre diminuire il debito pubblico”; su questa priorità il governo troverà sempre disponibilità da parte del Forum e da parte delle famiglie italiane. Ma quello che ci preoccupa è che la progettata riduzione del carico fiscale – necessità condivisa da tutti, ministro Tremonti compreso – sembra oggi presentare criteri e modalità di applicazione che trascurano il sostegno alle famiglie. «La famiglia deve invece essere in testa a queste priorità perché:
è il vero elemento trainante dell’intero sistema economico nazionale,
la crisi ha messo a dura prova la tenuta di tantissime famiglie, erodendo spesso i risparmi di una vita,
la famiglia è l’unico attore sociale in grado di rimettere in moto i consumi,
Un’elementare logica di equità, che fuori dall’Italia prevale quasi dappertutto, richiede che i carichi familiari non siano più considerati un reddito tassabile.
«Il Forum» conclude Belletti «ha presentato la proposta del FattoreFamiglia, con una no tax area a misura di famiglia che, superando i limiti del quoziente familiare, costituisce la risposta ideale a tutte queste esigenze. Una proposta che ha raccolto consensi trasversali ed unanimi sia dentro che fuori i palazzi della politica. Ovviamente siamo pronti a proseguire col ministro Tremonti l’approfondimento di questa proposta che abbiamo avviato con i tavoli di semplificazione fiscale. Con le parole del ministro Maroni, questo è il momento del coraggio!».

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Ministeri al Nord

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 giugno 2011

“La proposta del leader leghista Umberto Bossi, di portare alcuni dicasteri al Nord, scuote maggioranza ed opposizione. L’idea paventata dal Senatore non sembra trovare molti riscontri positivi, e non è stata ancora argomento di discussione dell’attuale nuova maggioranza PDL-LEGA-IR”. Così l’On. Scilipoti, leader dei Responsabili, che però si dichiara possibilista sulla discussione riguardante il decentramento di ministeri, anche se con alcune riserve importanti. “Se il decentramento deve essere attuato – continua il deputato MRN – va da sé che alcuni ministeri
debbano essere trasferiti a Sud e nelle isole. Ciò, però, oltre a creare evidenti disagi, comporterebbe ulteriori enormi spese e l’aumento probabile delle tasse, non adatte all’attuale situazione di crisi”. Il parlamentare responsabile prosegue oltre. “Sono tutte proposte di cui si può discutere. Ma dobbiamo chiederci cosa voglia la gente! Ebbene, il popolo chiede meno tasse e meno burocrazia. Poco interessa dello spostamento dei Ministeri al Nord o al Sud. Dobbiamo impegnarci per tutelare chi non arriva alla fine del mese e rilanciare urgentemente il mercato e l’economia italiana.” (n.r.L’on.le Scilipoti il Leader dei responsabili che con il suo voto e quello di altri ha salvato il governo Berlusconi sembra avvedersi, sia pure con il contagocce, di cosa e chi ha votato e confidiamo che si renda conto del suo macroscopico abbaglio, anche se siamo certi che in cuor suo ne è convinto anche se ora si sente intrappolato nel suo stesso errore e stenta ad esternarlo.)

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Dopo Berlusconi? Il diluvio

Posted by fidest press agency su domenica, 24 aprile 2011

Da tempo, oramai, e con una cadenza periodica, ritorna ad affacciarsi l’idea che nell’Italia politica non ci sia futuro senza Berlusconi. Lo ha detto di recente Ferrara direttore de Il Foglio”  e passi, considerato che è ben nota la sua vicinanza ideologica al noto personaggio. Ma lo hanno detto anche eminenti figure dell’opposizione anche se in maniera meno esplicita come Amato e D’Alema. La verità è che non sono lontani dal vero stante l’attuale situazione che governa le opposizioni. Con l’Udc e Fli di Fini  abbiamo avuto, infatti, un’altra opposizione, ma non certo un fronte unitario che fosse in grado di sommare tutte le forze di opposizione. Tutt’altro. Con un certo cinismo dovremmo osservare che Berlusconi è riuscito all’interno delle sue forze di costruirsi sia una maggioranza sia un’opposizione e così facendo ha spezzato il fronte degli avversari riducendone l’efficacia e consolidando di fatto il suo status. Non solo. Si è identificato nel suo partito come un leader carismatico e un solido e insostituibile punto di riferimento. Senza di lui tutto crolla e persino i suoi potenziali eredi ne escono scornati prima del tempo. Tremonti, ad esempio, era ben visto alla successione ma alla prova dei fatti è stato indicato come colui che farebbe perdere voti al partito. Poi si aggiungono i voti dispersi come quelli della sinistra sempre più litigiosa e in odore scismatico, ad ogni congresso o consiglio nazionale. Possibile che non si rendano conto del danno che stanno provocando a se stessi e di riflesso al paese? Nelle ultime europee tutte le varie frange della sinistra raccolsero il 7% del voto elettorale ma non ebbero un seggio per il semplice fatto che erano divise. Che bella soddisfazione! C’è da trarne vanto!  E non si creda che nel segreto dell’urna questa riflessione non la faccia l’elettore e turandosi il naso di certo vota ma lo fa per il certo, per quanto triste, e non per l’incerto dal quale non potrà trarne sicuramente un beneficio se non una instabilità della politica dai risvolti tempestosi. E così sia. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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In nome di tutte le minoranze

Posted by fidest press agency su sabato, 16 aprile 2011

La storia dell’umanità è piena di esempi dai quali trarre l’amara constatazione che non sono state sempre e comunque le maggioranze dei consensi e del potere, che ne è derivato, a militare dalla parte della ragione, della giustizia, della libertà. Sovente questa prerogativa è appartenuta solo alle minoranze e che per loro stessa natura sono diventate opposizione ad un sistema di governo, ad una rappresentanza parlamentare, ad una volontà popolare conquistata con i numeri. Ma va anche detto che le stesse minoranze non hanno saputo, spesso, nel momento in cui sono diventate maggioranza restare tenutarie dei precetti assunti e dei valori espressi in precedenza. A questo riguardo, se partiamo dalla storia del XX secolo, possiamo dire che lo spirito guida di una minoranza che ha assunto un potere, negli stati in cui si è espressa, ci ha mostrato il rovesciamento dei valori di cui si pensava portatrice, sia pure accettati in premessa da un supporto popolare dotato di una buona dose di pressapochismo, Lo dobbiamo alla conquista del potere dei leninisti in Russia, dei nazisti in Germania, dei franchisti in Spagna, dei fascisti in Italia. Tutte situazioni diverse che hanno un loro comune denominatore essendo partite da una consenso popolare minoritario. Tutti questi movimenti hanno dimostrato di non saper reggere il confronto popolare se non con una spirale di violenze, di disinformazione, di prevaricazioni. Tutti si sono proclamati maggioranza con la presunzione che il destino loro assegnato non prevedesse l’esistenza di oppositori poiché al loro stesso interno potevano soddisfare anche le aspettative delle minoranze. Alla fine ci siamo resi conto come il capitalismo fosse in grado di esprimersi anche con una dittatura così come il marxisimo trovare una sua devianza con lo stalinismo e l’imperialismo di marca comunista. Se è stata questa l’eredità che abbiamo ricevuto dalle minoranze del XX secolo, l’antitodo che siamo riusciti in qualche modo ad utilizzare per evitare ricadute del genere, nel secolo che stiamo vivendo, è stato quello di dotarci di adeguati contrappesi e, soprattutto, fondando i nostri rapporti in alleanze politiche coinvolgenti più stati e dotandoli di rappresentanze comuni come lo è oggi l’Unione Europea. Ciò non di meno i rischi involutivi non mancano sorretti da strumenti di disinformazione di massa che lasciano apparire ciò che non è e che ci lasciano persino indifferenti al cospetto di situazioni che dovremmo considerare inaccettabili in condizioni normali. E il trasformare l’anormalità in normalità, l’immoralità in moralità, l’ingiustizia in giustizia è una mistificazione nei termini che le minoranze dovrebbero denunciare con forza ma che alla prova dei fatti si rendono meno credibili di chi accusano per il semplice motivo che riescono solo a contrapporre una gestione del potere non sui valori ma sui compromessi, non sulle certezze ma sulle ambiguità. E il timore di finire dalla padella nella brace rende esitante, per non dire diffidente il “popolo sovrano”. Questo fa delle minoranze, alias opposizioni, il ventre molle delle democrazie, di tutte le democrazie che si considerano compiute in quanto l’alternanza non segna il diverso ma la continuità di un regime dal quale il popolo non può che subirne il danno e non certo il vantaggio. Se a questo punto ci limitiamo al caso italiano ci appare evidente che Berlusconi e i suoi compagni di cordata sono così convinti della inconsistenza di una opposizione che non hanno trovato di meglio, per darla in pasto agli illusi, di costruirne una di propria iniziativa. Così abbiamo un Pdl, lega e frattaglie varie maggioranza ed una opposizione fatta dal Fli, Udc e altri. E il gioco è fatto. Il regime ha trovato il suo antidoto per l’eternità. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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L’imbattibile Presidente

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 marzo 2011

Da diciassette anni a questa parte dobbiamo prendere, alla fine, atto che ci troviamo al cospetto di un invincibile. Non ci hanno potuto le procure e i tribunali, non ci hanno potuto i partiti delle opposizioni e persino l’opposizione interna, non ci hanno potuto gli scandali supposti o reali delle escort, delle minorenni, del bunga bunga tanto che i bookmaker internazionali  con  Victor Chandler in testa danno per scontato che il presidente verrà assolto con formula piena al processo che lo attende, se pure si celebrerà. Persino il ripudiato amico libico al quale per riverenza gli ha fatto il baciamano, gli procura un inaspettato interesse internazionale e non lo mette nell’imbarazzo nemmeno il fatto che dopo il tanto dire che il trattato di amicizia con Gheddafi è sospeso per mancanza di un interlocutore ora si ritrova con un Gheddafi pimpante e che reclama il rispetto dell’Italia al trattato firmato con tanto clamore mediatico. Insomma tutto gli si può dire anche quando i pronostici, per sua ammissione, segnalano che il 49% degli italiani lo odia: tanti nemici tanto onore. Da qualche parte lo abbiamo sentito e ora questa memoria ripescata vale pure qualcosa per il nostro personaggio. Non c’è cronaca che riesce a fare a meno del suo nome: è rosa, gialla, nera, tricolore e quanto altro. In tutte le salse ritroviamo il suo nome. I politici si stracciano le vesti pur di parlare di lui. Nel bene e nel male, ma ne parlano. Tutto il mondo lo conosce e ci sorride. Cosa vogliamo di più? Persino chi lo odia al 49% sa bene che l’odio è l’opposto dell’amore e a volte si odia per troppo amore. Deve essere così se nel segreto delle urne l’odio, non tutto, ma buona parte di esso si trasforma in amore, quasi sviscerato. Si dice che la sua politica è quella di dividere gli italiani quando parla bene della scuola privata e dileggia quella pubblica, ma alla fine sono i giornalisti duri d’orecchio: lui voleva dire qualcosa d’altro ed è stato frainteso. Romiti interpellato in una trasmissione di Otto e mezzo da Lilly Gruber su quali possono essere i meriti di Berlusconi. E lui di rimando: è quello di essere riuscito quasi dal nulla a creare un grosso impero ora da palazzinaro ed ora da patron di televisioni ed è stata tanta la sua abilità, aggiungiamo noi, che è partito con tre televisioni ed ora se ne ritrova sei con le tre del servizio pubblico praticamente alle sue dipendenze e per queste ultime senza tirar fuori nemmeno un centesimo di euro. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Afghanistan: “Questo sacrificio vale a qualcosa?”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2011

E’ la domanda che, pubblicamente, si è posta  il presidente del consiglio qualche giorno fa nell’apprendere dell’ennesimo morto italiano. In proposito Marco Comellini Segretario del partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) dichiara: “Cinque feriti e un morto in soli due giorni tra i nostri militari impegnati in Afghanistan. 37 morti dall’inizio di questa operazione che solo gli ipocriti continuano a definire di pace. Mentre il Governo e l’opposizione si perdono in inutili e sterili polemiche sulle presunte aggressioni alle libertà del Premier e sulle mancate dichiarazioni di condanna del dittatore libico, i nostri soldati continuano a morire per una guerra non nostra, per portare una democrazia che in quei paesi non può essere esportata. La missione in Afghanistan non ha più nessuno scopo: è fallita come del resto è fallita tutta la politica estera di un paese che, come il nostro, ha privilegiato l’interesse economico mascherandolo dietro le operazioni di pace condotte con le armi. I tentativi dell’Europa e delle coalizioni militari per imporre ai paesi di quelle aree una stabilità costruita sul fragile equilibrio delle armi si sta rivelando un completo fallimento. Finalmente anche il Presidente del consiglio ha espresso i suoi dubbi sulla prosecuzione della missione, dubbi che gli Italiani hanno da molto tempo. L’unico che non sembra essersi reso conto della situazione e che continua a dire che bisogna restare in Afghanistan è il Ministro della difesa a cui evidentemente il crescente numero di militari morti o feriti non fa più alcuna impressione. È legittimo quindi pensare che difronte all’acclarato fallimento della missione militare che ha registrato la 37esima vittima, vi siano altri interessi da curare, come quelli che hanno portato a livelli insostenibili per la nostra economia le spese per gli armamenti. La Russa abbia il coraggio di dire la verità sul conflitto in atto quando oggi si presenta al Senato per riferire sull’ennesima e speriamo ultima tragedia alla quale siamo costretti ad assistere.”

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Santachè voltagabbana

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 febbraio 2011

“Mettersi la casacca della Nazionale vuol dire onorare la Nazione che si rappresenta, in primis dovrebbe valere per il Presidente del Consiglio. A proposito del sovvertimento del voto popolare, è opportuno ricordare che il popolo sovrano aveva mandato sonoramente la Santanchè all’opposizione e ora, invece, gli italiani se la ritrovano nel Governo Berlusconi contro cui si era candidata”. Lo dichiara l’on Giorgio Conte, Vicepresidente del Gruppo FLI Camera dei Deputati, a proposito delle dichiarazioni di Daniela Santanchè sul Ruby-gate.

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Premier si dimetta

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2011

“Le donne che, ieri, sono scese in piazza hanno scritto una pagina straordinaria di resistenza ed opposizione alla deriva etica e politica di questo governo” lo afferma in una nota Massimo Donadi, presidente dei deputati di Italia dei Valori. “Ora, i partiti ed in particolare le forze di opposizione, devono evitare tatticismi inutili e sterili e cogliere i segnali evidenti di questa riscossa civile per mandare a casa Berlusconi, il quale, ancora oggi, conferma la sua visione delle donne da utilizzatore finale. Il presidente del Consiglio si dimetta, se ancora ha una dignità e si vada al voto per restituire a questo paese quel decoro che il premier ha infangato” conclude Donadi.

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La trappola del cavaliere

Posted by fidest press agency su martedì, 1 febbraio 2011

L’offerta, la richiesta di aiuto, la supplica di una boccata di ossigeno,  la proposta di collaborazione/complicità, avanzata dal cavaliere a Bersani  non è arrivata fuori tempo massimo, perché non  c’è limite cronologico per tentare di salvare la nazione da un fallimento annunciato; il problema non è cronologico ma politico. Un liberista che ha sfacciatamente favorito le classi più ricche volendo convincere la nazione che in questo modo l’arricchimento ulteriore dei già ricchi, avrebbe provocato un benessere a cascata anche per le fasce più povere, offre all’opposizione, che ha da sempre posto l’accento sulla gravità della crisi, l’onere di collaborare per tirar fuori la nazione dai pasticci in cui l’ha cacciata. Non si tratta più di ipotesi collaborativa, ma di una trappola per condividere  le responsabilità e, magari, attribuire ad altri responsabilità proprie.Il GAP , tra la fascia minoritaria privilegiata della nazione, quella che evade senza controlli, che  gode di sanatorie, condoni, scudi fiscali, e la fascia maggioritaria penalizzata dalla disoccupazione, dalla precarietà, dai tagli indiscriminati, non è economico, ma politico: da una parte il liberismo berlusconiano a difesa dei privilegi di casta o di banda, dall’altra la richiesta di democrazia sociale e solidale; valori e dis-valori che non possono trovare un terreno di incontro, trovandosi di fatto su un terreno di scontro che può essere evitato solo con una precipitosa fuga del cavaliere. (Rosario Amico Roxas)

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Confronto Premier-Bersani

Posted by fidest press agency su domenica, 30 gennaio 2011

“Al posto del rito dei monologhi e dei videomessaggi vagamente mubarakiani (intendendo lo zio in questo caso), il Presidente del Consiglio accetti, come in ogni democrazia occidentale, di confrontarsi nel faccia a faccia televisivo con il capo del maggior partito di opposizione, come gli ha proposto oggi Enrico Letta. Sarebbe il modo migliore per far capire agli italiani la verità. Se non accetta vuol dire che della verità, appunto, ha paura”. Lo dichiara Alessia Mosca, deputato PD e vicepresidente di TrecentoSessanta, l’Associazione di Enrico Letta.

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