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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Gli opposti non si attraggono

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 maggio 2011

Roma 26 maggio 2011 ore 11.00 aula Ponzo – dipartimento di Psicologia dei processi di sviluppo e di socializzazione via dei Marsi 78, Lo psicologo Glenn Wilson alla Sapienza spiega perché essere simili fa bene alla coppia La Sapienza ospita lo psicologo britannico Glenn Wilson per il seminario La scelta del partner e il successo di una relazione, organizzato da Antonio Chirumbolo, docente di Psicometria e Teoria e tecniche dei test. Glenn Wilson, che è stato allievo di Eysenck, ha elaborato il cosiddetto Quoziente di Compatibilità (QC) giungendo alla conclusione che, in barba al vecchio adagio secondo il quale gli opposti si attraggono, sono invece le somiglianze a garantire la longevità di una coppia. Wilson ha standardizzato il suo strumento attraverso un’indagine su un campione di oltre 2.000 individui, validandolo successivamente su campioni composti da coppie. Il questionario considera un’ampia gamma di caratteristiche fisiche e psicologiche, come aspetto fisico, percezione della propria bellezza e intelligenza, preferenze musicali, opinioni politiche, personalità, atteggiamenti e stili di vita, arrivando a isolare 25 elementi che effettivamente sono discriminanti della soddisfazione e della felicità di una relazione. Coppie stabili e consolidate risultano avere livelli più elevati di QC, che si rivela anche predittivo di maggiore attrazione fisica reciproca tra persone che non si conoscono e devono decidere un appuntamento al buio.
In che modo scegliamo il nostro partner e possiamo essere aiutati nel fare la scelta migliore? Uomini e donne hanno sviluppato evolutivamente diverse strategie indirette allo scopo di selezionare, attrarre, cacciare, mantenere i propri compagni/e. Tutte orientate nel massimizzare le probabilità di perpetuare i propri geni nelle generazioni successive. Sono stati ideati molti sistemi per indagare le affinità tra partner ma l’unico che ha ottenuto il supporto dell’evidenza scientifica è basato sul principio della similarità: l’appaiamento di partner che si somigliano in aspetti chiave che riguardano tratti di personalità, atteggiamenti e preferenze. Il Quoziente di Compatibilità (Compatibility Quotient) è stato per l’appunto sviluppato come predittore del successo della relazione fra partner, con applicazioni che vanno dagli incontri e frequentazioni scaturite da internet (internet dating) alla consulenza prematrimoniale.

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Gli uomini ombra: L’ergastolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 maggio 2011

Verona 27 maggio alle 18 nel convento di San Bernardino, in sala Morone il tema conduttore del meeting è: L’ergastolo è paragonabile ad una morte? Interverranno il sostituto procuratore della Repubblica del tribunale di Verona Marco Zenatelli, Alberto Laggia, giornalista inviato speciale di “Famiglia Cristiana”, Giuseppe Angelini e Giuseppe Longo della comunità Papa Giovanni XXIII (il primo è impegnato a Spoleto, il secondo a Vicenza), Fra’ Beppe Prioli dell’associazione La Fraternità. E Roberto Puliero, attore. Il quesito nasce dopo avere letto il libro dell’ergastolano Carmelo Musumeci “Gli uomini ombra” edito dalla Gabrielli editori (la casa editrice che con le associazioni da sempre impegnate nel portare valore e sollievo nelle carceri, ossia la fraternità e la comunità Papa Giovanni XXIII, hanno organizzato l’incontro). Ma chi è Musumeci e perchè ha scritto un libro che ha fatto risvegliare tante coscienze? Musumeci è un ergastolano, attualmente detenuto a Spoleto. E’ siciliano. Nato a Aci Sant’Antonio in provincia di Catania è stato arrestato con l’accusa di appartenere ad un’organizzazione malavitosa, come “cosa nostra”, e detenuto all’Asinara in regime di 41 bis. Questo è da sempre il carcere di massima sicurezza, e qui Musumeci ha ripreso a studiare fino a laurearsi in giurisprudenza con una tesi in sociologia del diritto dal titolo eloquente “Vivere l’ergastolo”. A differenza dei veri uomini mafiosi lui, nonostante un cognome così pesante che evoca cosche mafiose, si è sempre comportato diversamente: ha da subito rivendicato i propri diritti, ha presentato esposti e reclami alle autorità giudiziarie, ha scritto a giudici, parlamentari, associazioni. Ha denunciato vessazioni. Si è fatto portavoce dei malesseri dei carcerati. Tutto questo nel massimo rispetto della legge, e senza mai calunniare. Per dirla con le parole di Laggia, di cui è anche la prefazione del libro, Musumeci è “uno scrittore detenuto che sconta la pena dell’ergastolo ostativo, ossia dell’ergastolo senza benefici, senza mai un giorno di permesso, senza alcuna speranza”. “Gli uomini ombra”, è un libro che si legge d’un fiato che offre una visione del mondo chiusa, soffocante e nel contempo così reale che sembra parte di un altro mondo. I suoi sono racconti “social noir” che fanno riflettere e portano a chiedersi quanti sono gli italiani che sanno che esiste una morte che ti tiene in vita ma non ti permette di vedere il sole. L’ergastolo ostativo è quanto di più crudele ci possa essere. Ma non spetterà ai relatori del convegno giudicare se questa pena sia giusta. Sarà chi ascolta, chi sentirà con le proprie orecchie i brani letti dall’attore Puliero. E le testimonianze di chi vive il mondo “di chi sta dentro”. Ogni cinque giorni muore un detenuto. Non solo, dal 1997 ad oggi sono morti 64 agenti di polizia penitenziaria, più dei militari inviati nelle cosiddette missioni di pace. A subire il carcere sono anche 50 bambini sotto i tre anni che vivono con le loro madri detenute. “Gli uomini ombra” apre uno scenario che non si vorrebbe conoscere ma che esiste. “Nella mia giovane vita avevo sopportato con forza ogni traversia, ma la prigionia non riuscivo a sopportarla. Eppure a cinquantacinque anni suonati, sono tutt’ora in prigione”, scrive Musumeci che per la prima volta, l’11 maggio ha goduto di un permesso speciale per discutere la tesi della sua seconda laurea. (sul cui evento seguiranno news dettagliate) Sul numero in uscita giovedì 19 maggio, a pag. 70, Famiglia Cristiana dedica una lunga intervista a Carmelo Musumeci e dell’ergastolano laureato in legge ne parla anche Tg3 Rai delle ore 19.00, sempre di giovedì 19 maggio (ANNA ZAGARELLI Ufficio stampa Gabrielli Editori)

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La logica della «conflittualità permanente»

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2009

Editoriale fidest In questi ultimi 20 anni abbiamo imparato che non è sufficiente assistere al crollo di un sistema bipolare per ritrovare motivi di sollievo e di serenità collettiva e generalizzata. Abbiamo, semmai, pagato il prezzo nell’aver creduto ad una società individualizzata di mercato per poi accorgerci di quanto ingenua fosse questa visione del mondo essendo priva di spessore culturale e sociale. Ha significato costruire un qualcosa a prescindere dalle persone, dalle culture, dai luoghi, dalle terre e dalle storie. Abbiamo, inoltre, subito, a tratti, il fascino di quelle manifestazioni, come il fondamentalismo islamico, le quali ci hanno sospinto verso dei mondi chiusi dove, da una parte, si tende ad esaltare la disgregazione, la frammentazione e l’individualizzazione e, dall’altra, a suscitare, negli opposti, risposte faziose e negative. Eppure noi sappiamo, e la nostra storia lo insegna, che queste strade sono assai pericolose e frequentarle significa pagare costi molti alti. L’unica risposta logica, che invece potremmo dare, è quella di accettare le trasformazioni in corso, ovvero di non pensare che tutto resti  sempre uguale, perché la storia cambia, ma al tempo stesso lavorare nella direzione di rafforzare la democrazia, ma non nel senso esclusivamente formale delle istituzioni democratiche. Qui si tratta di acquisire una consapevolezza. Occorre capire che è entrato in crisi il rapporto tra l’individuo, l’istituzione e le istituzioni. Occorre quindi ripensare questo rapporto per dargli spessore rispetto al tempo presente. Le istituzioni non sono solo importanti perché ci sollevano dal rischio del caos oppure vanno necessariamente distinte dalla propria vita concreta con le sue passioni, speranze ed affetti. Esse devono, invece, far parte della nostra stessa vita ed essere in grado di regolare i processi sociali, economici, umani e culturali della contemporaneità. Se ne acquistiamo consapevolezza saremo in grado di assicurare ai nostri nipoti una società genuinamente improntata ai valori della democrazia e della giustizia sociale e civile. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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