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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘organizzazione’

«Al-Shabaab. Anatomia dell’organizzazione terroristica che ha rapito Silvia Romano»

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2020

È online su tutte le piattaforma al prezzo di 1,99 euro. E’ un instant ebook di due studiosi internazionali che da tempo si occupano di questa organizzazione terroristica: Brendon Cannon, Professore associato di International Security presso la Khalifa University di Abu Dhabi e Dominic Ruto Pkalya peacekeeper con oltre vent’anni di esperienza sul campo.Il libro spiega nel dettaglio come sia nata, chi si nasconda dietro Al-Shabaab e, soprattutto, perché sia diventata tra le organizzazioni più forti, meglio radicate e pericolose al mondo.Ubicata in Somalia, i suoi attacchi nel corso degli anni si sono concentrati in prevalenza contro il Kenya. In questo ebook, Cannon e Ruto Pkalya spiegano le ragioni di tale scelta.Gli autori si soffermano in particolare sulla crescente centralità degli attori armati non statali nelle dinamiche di sicurezza globale nella convinzione che, proprio alla luce del caso di al-Shabaab, solo studiando in maniera analitica i percorsi sociali che spiegano l’ascesa di questi gruppi, si possano mettere a punto strategie politico-militari in grado di contrastarli con successo. L’ebook nasce come fascicolo extra della «Rivista di Politica» diretta da Alessandro Campi, edita da Rubbettino.

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Coronavirus e appropriatezza organizzativa

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

“È dal 25 febbraio, nelle prime fasi dell’epidemia di Covid-19, che la SIPPS chiede di fare chiarezza per proporre strategie operative funzionali. La raccomandazione è sempre la stessa: salvaguardare il sistema sanitario e proteggere il personale medico e paramedico esposto in prima linea. Per seguirla basta, soddisfare tre richieste”. A dirlo è Giuseppe Di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), che precisa quali sono: “E’ necessario evitare in tutti i modi l’assalto agli ospedali e soprattutto ai servizi di pronto soccorso che potrebbe renderli i luoghi più pericolosi; adottare corridoi preferenziali in cui poter canalizzare l’eventuale afflusso di migliaia di casi o supposti tali nei prossimi giorni o mesi; mettere a disposizione ospedali militari delle grandi città (attualmente quasi inutilizzati), in modo tale da trasformarli in breve tempo in centri di diagnosi, isolamento e smistamento per i casi necessitanti di terapia intensiva”.
L’adozione di corridoi preferenziali e/o dedicati è “una misura necessaria, anche se non sufficiente, per evitare il diffondersi del contagio. A distanza di un mese molto è stato fatto- continua Di Mauro- si sono identificati i centri Covid per la gestione dei casi documentati (confermati dalla positività del tampone) che necessitano di ricovero, si è definita l’assistenza domiciliare per i casi sospetti o accertati non gravi, si stanno sperimentando nuove terapie, si sono creati nuovi posti letto in rianimazione grazie alle generose donazioni di enti e privati cittadini. La popolazione rispetta le restrizioni decretate dal governo, sono previste sanzioni e pene per i trasgressori, si effettuano controlli. Nella gestione dell’epidemia persistono, però- puntualizza Di Mauro- alcuni punti deboli: la carenza del personale sanitario e dei presidi, in primis, e la gestione dei casi sospetti (quindi potenzialmente contagiosi) che necessitano di ricovero, ma che non hanno ancora ricevuto una diagnosi perché non hanno fatto il tampone o non hanno ancora ricevuto il risultato”.
In molti ospedali i pazienti in età pediatrica sono gestiti in spazi dedicati, fa sapere Maria Carmen Verga, segretario nazionale SIPPS, “spesso vicini alle aree di pronto soccorso, anch’esse dedicate ai casi sospetti, non circolano per l’ospedale, non accedono al reparto dove sono ricoverati pazienti con altre patologie e dove il personale non indossa i presidi di protezione. L’inosservanza di queste basilari misure- aggiunge- può infatti comportare un grave rischio per il personale e per tutti gli eventuali contatti”.
E’ ampiamente documentato, infatti, che tra “le principali cause di contagio ci sono proprio le procedure non corrette in ambiente ospedaliero- – precisa Ernesto Burgio, componente del comitato scientifico SIPPS sulla Newsletter Covid-19- e che in condizioni di estrema necessità si tende ad abbassare la soglia di sicurezza. Sono di questi giorni le proteste per il reclutamento di specializzandi e neolaureati e per l’utilizzo delle mascherine chirurgiche nell’assistenza dei pazienti positivi al Covid-19 al posto di quelle omologate FFP3. E’ pertanto necessario verificare urgentemente se ci sono e quali sono gli ospedali in cui non sono stati approntati spazi e percorsi dedicati ai casi sospetti, la cui gestione rimane perciò indefinita ed improvvisata”.
La SIPPS conclude ribadendo che “la sicurezza è una priorità assoluta e vuole portare all’attenzione un’altra criticità auspicando che tutti gli ospedali che non hanno ancora provveduto organizzino immediatamente i percorsi e le aree dedicate ai casi sospetti- termina Di Mauro- in corso di definizione diagnostica”.

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Marocco: Itinerari storico-turistici e la sua organizzazione industriale ed economica

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 luglio 2018

Il Marocco, geograficamente parlando, è il territorio che partendo dalla parte africana del Mediterraneo si trova più a ovest. Il Paese, infatti, si stende in gran parte lungo le acque dell’oceano Atlantico da Tangeri fin giù verso il Sahara occidentale.
E’ una regione che conserva inalterata il suo fascino e la sua potenza di attrazione immersa com’è nella dolcezza del suo clima, dalle sfumature da arcobaleno dei suoi tramonti alla luminosità perfetta degli azzurri cieli tersi. Anche il Marocco, come la Tunisia e la Libia, non si dissocia dai segni del suo passato dalla sua capitale Rabat con le mura degli andalusi, la Moschea dell’artigianato, il Museo e la porta degli Andaiai, i giardini e la torre di Hassam, il palazzo reale, le vie e i souks della kasbah. Ma la storia degli antichi fulgori se da una parte ci affascina e ci inebria, dall’altra non deve distrarci da altri aspetti che ci devono far riflettere. Il Marocco e gli altri Paesi della costa occidentale africana come l’Algeria, la Tunisia, la Libia e l’Egitto, hanno in se grandi potenzialità nel turismo, nei commerci e nell’artigianato che vanno utilizzati al meglio ma non “sfruttati”.
Ecco perché s’impone un rapporto diverso tra i paesi dell’Europa meridionale e del Nord essendo dotati di un’organizzazione industriale ed economica più articolata e complessa rispetto a quelli che si presentano oggi sull’opposta sponda dello stesso mare. Prima di tutto per evitare che gli errori degli uni si riversino sugli altri e poi perché s’impari a gestire le proprie ricchezze senza lasciarsi suggestionare o influenzare da quelle “altrui”. Il discorso, ovviamente, riguarda le scelte possibili di strategia imprenditoriale, viste nella loro globalità, e non i modelli messi a punto da un singolo o da gruppi d’imprenditori. Lo stesso vale per quelle logiche che potrebbero portarci a una forma di sviluppo industriale intensivo capace solo di deturpare l’ambiente e di struggere l’artigianato locale senza esaltarlo.
Il primo aspetto è proprio quello di capire che solo dalla “divisione dei compiti”, con l’introduzione di un sistema articolato di relazioni industriali e commerciali e alla diffusione di rapporti culturali e di buon vicinato, è possibile portare a compimento un disegno unitario nell’interesse delle popolazioni amministrate e dell’ambiente.

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In libreria «Il Partito. Organizzazione, mutamenti e scissioni della sinistra maggioritaria italiana»

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 luglio 2017

il partitoEsce il 6 luglio in libreria per Rubbettino «Il Partito», il nuovo libro del politologo Valerio Marinelli, ricercatore presso l’Istituto per la Storia dell’Umbria contemporanea, dedicato all’analisi e alle mutazioni del partito di Renzi. Abbiamo chiesto a Marinelli, in occasione dell’uscita del suo volume, un’analisi dell’attuale situazione del partito e di provare, partendo da quanto scritto nel libro, a spiegare le ragioni dell’attuale crisi del maggiore partito del centrosinistra italiano. Marinelli pone particolare attenzione al problema della leadership personalizzata. « I candidati sindaci – scrive – non possono essere Renzi in sedicesimo, e se tentano di riprodurre il suo stile lo pagano caramente».
Per Valerio Marinelli la sconfitta del PD in queste amministrative è bruciante, ma valutando i dati assoluti e non percentuali delle tornate elettorali locali degli ultimi anni si comprende che il calo dei consensi per il principale partito del centro sinistra non è un fenomeno nuovo. Politici e commentatori avanzano analisi interessanti che si concentrano per la maggior parte in fattori contestuali, su contingenze e congiunture in grado di fotografare la complessa realtà corrente. Vale perciò la pena di approfondire il tema individuando alcuni elementi di riflessione critica capaci di contribuire a spiegare i motivi più strutturali e di lungo periodo che fanno da presupposto a tale sofferenza elettorale. Si tratta di elementi da ricondurre ai mutamenti e alle innovazioni politico-organizzative introdotte dal corso renziano il quale porta invero a definitivo compimento linee di tendenza già in precedenza apprezzabili.
Finché ha resistito il modello di partito di massa o un modello basato su un ampio coinvolgimento degli iscritti nei livelli di base, le discussioni politiche della sinistra vantavano una certa attenzione nei diversi spaccati cittadini o all’interno delle comunità dei centri minori. I congressi, ad esempio, erano veri e propri eventi, producevano idee e progetti di cui spesso anche il cittadino non impegnato politicamente veniva a conoscenza. Le primarie non sono congressi. Un conto poi sono le primarie agite in una cornice nazionale e un altro sono quelle allestite nei territori. Sul piano nazionale, le primarie mobilitano una quota di opinione pubblica, ma sul piano locale ad attivarsi sono per lo più i circuiti corti delle relazioni personali. Gli iscritti hanno pressoché le medesime funzioni degli elettori, e ciò non aiuta a responsabilizzare i militanti dopo il voto. La militanza, che per la sinistra tradizionale ha sempre avuto un riconoscimento culturale prima che politico è ormai divenuta scarsa nei numeri e povera di passioni ideali.
Da un soggetto che si definisce post-ideologico non si può pretendere la capacità di esprimere un veicolo emotivo pregnante e coinvolgente. Il PD è un partito che dice di volere un mondo migliore (quale?) non un mondo diverso. E questo, rispetto alle caratteristiche storiche della sinistra, pesa in negativo sulle possibilità di aggregazione socio culturali del consenso e dell’impegno politico nel territorio. La velocità decisionale, la vittoria come fine anziché come mezzo, il nuovo per il nuovo sintetizzato in un’effimera e speciosa istanza di “rottamazione” non sostituiscono quei valori dai quali si sviluppa una “visione del mondo” e attraverso i quali si riesce a definire implicitamente gli avversari. Nell’elettorato passa così l’idea che “tanto sono tutti uguali. Una formula che gli elettori di sinistra e centrosinistra declinano con l’astensione.

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Innovazione organizzativa ed innovazione sociale

Posted by fidest press agency su sabato, 13 maggio 2017

Gabriele GiorgiAll’Università Europea di Roma si è tenuto il seminario dal taglio internazionale “Innovazione organizzativa ed innovazione sociale. Due facce della stessa medaglia”.
Durante l’incontro sono state presentate ricerche condotte in partnership con la Montpellier Business School e l’università Andalucia Loyola.
In particolare è ospite, per circa 2 mesi, nel laboratorio Business@Health dell’Università Europea di Roma (www.uerbusinesshealth.com) il Prof. Francesco Montani della prestigiosa business school francese.
“Recenti sondaggi stimano che nei Paesi OECD il 13%-18% dei lavoratori fa ormai parte dell’economia della conoscenza”, ha spiegato il Prof. Francesco Montani.
“In questo contesto, le politiche organizzative attuali prevedono necessariamente un’intensificazione delle richieste di comportamenti innovativi, essendo i lavoratori i primi responsabili della creazione di nuove idee che hanno il potenziale di accrescere la competitività delle imprese nel mercato globale.
Tuttavia, l’aumento delle richieste di innovazione non è necessariamente accompagnato da un corrispettivo miglioramento del benessere dei lavoratori. Al contrario, ricerche recenti evidenziano come problemi di salute mentale nei luoghi di lavoro siano in crescente aumento. Queste constatazioni illustrano la necessità di conciliare efficacemente le richieste di innovazione con il bisogno di benessere nel luogo di lavoro attraverso la messa in atto di politiche e strategie manageriali che consentano al contempo di mobilitare il potenziale creativo e innovativo dei lavoratori e salvaguardare la loro salute mentale. Al fine di fornire evidenze scientifiche in grado di aiutare le organizzazioni a rispondere efficacemente a tale necessità, il presente intervento illustra i risultati preliminari di un progetto di ricerca cross-culturale volto a esaminare il ruolo della compassione nella promozione dell’equilibrio innovazione-benessere nelle organizzazioni”. Gli psicologi Gabriele Giorgi e Javier Fiz Perez, fondatori del Laboratorio Business@Health dell’Università Europea di Roma hanno spiegato che l’analisi della letteratura scientifica evidenzia ormai come l’innovazione sia cruciale per il successo organizzativo. Un parallelismo interessante è quello tra innovazione organizzativa ed innovazione sociale. Troppo spesso infatti l’innovazione viene ridotta a stringenti logiche di business, oppure alle nuove tecnologie o alla rigorosa analisi dei processi aziendali. Una visione più ampia considera l’innovazione sociale fondamentale per costruire un approccio vincente al cambiamento organizzativo. Infatti, oggi più che mai, qualsiasi nuova soluzione si valuta e parametrizza in termini multipli (efficacia, efficienza, sostenibilità, etica), per la quale il valore creato (in termini di benefici) si matura a favore della società nel suo insieme piuttosto che a favore solo dei singoli individui o della singola organizzazione.
I relatori del seminario sono pertanto della convinzione che i costrutti psicologici di autenticità, compassione, intelligenza emotiva, soft skills, benessere ed accountability, opportunatamente integrati con i processi di innovazione, rappresentino dei mattoni su cui ogni azienda possa costruire un cambiamento strategico che al contempo crei nuove relazioni, nuove collaborazioni e maggiore benessere. (foto:Gabriele Giorgi)

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Modello di organizzazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 novembre 2016

udineUdine Il 16 novembre, dalle 14 alle 18, in Camera di Commercio di Udine (via Morpurgo 4) ci sarà una lezione di approfondimento sul Modello di organizzazione (ultimi posti disponibili), che ha importanti conseguenze in tema di responsabilità dell’impresa, consentendole nel contempo maggior competitività. Il corso, organizzato dall’Azienda Speciale I.Ter-Formazione della Ccciaa, sarà tenuto dall’avvocato Giacinto Tommasini e da Gabriele Copetti di Ic&Partners.
Di che cosa si tratta? Il decreto legislativo 231/01 ha introdotto nell’ordinamento un sistema di responsabilità (definita “amministrativa”) delle società. La responsabilità, accertata nell’ambito di un procedimento penale, sorge in relazione al fatto che un dipendente, collaboratore, amministratore, chi è legato quindi da un rapporto funzionale con la società, commetta uno dei reati o degli illeciti amministrativi indicati nella norma, se commessi nell’interesse o a vantaggio della società. Le sanzioni sono anche molto pesanti. Per prevenire queste conseguenze, la società può adottare efficacemente “modelli di organizzazione, di gestione e di controllo” idonei a prevenire i reati, affidando a un organismo autonomo il compito di vigilare sul funzionamento e sull’osservanza dei modelli nonché di curarne l’aggiornamento. Al corso si approfondiranno in particolare i reati presupposti e la modalità di valutazione del rischio siano commessi nella propria società: contro l’industria e il commercio, in materia di violazione del diritto d’autore, di riciclaggio, ricettazione e impiego di denaro e beni o altre utilità di provenienza illecita, i reati ambientali e gli “ecoreati”, i delitti informatici, i reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro e quelli contro la Pa.
Adottare il Modello di organizzazione esonera la società da responsabilità, migliora le procedure interne, tutela gli azionisti e gli amministratori per quanto accade nella società o nelle controllate estere, facilità l’accesso al credito o ai finanziamenti privati e pubblici, e assolve il datore dall’obbligo di vigilanza nella delega di funzioni, costituendo un vantaggio competitivo commerciale sui concorrenti.

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La tua organizzazione è resiliente?

Posted by fidest press agency su domenica, 6 marzo 2016

impreseSolo un terzo dei top manager risponde: “sì” Uno studio internazionale dell’Economist Intelligence Unit commissionato da BSI rileva però che l’88% delle organizzazioni considera la resilienza un investimento prioritario per il proprio successo. Il report commissionato da BSI recentemente rilasciato dall’EIU (Economist Intelligence Unit) rivela che solo un terzo degli intervistati (29%) è certo che la propria organizzazione abbia pratiche di resilienza completamente integrate nel proprio business e meno di metà (44%) prevede di metterle in atto nell’arco di tre anni. Questi sono i numeri, nonostante l’88% dei manager intervistati veda la capacità di resilienza come una priorità per la propria organizzazione e la ritenga indispensabile per una crescita nel lungo periodo (80%).Lo studio “Organizational resilience: Building an enduring enterprise” evidenzia come le maggiori difficoltà nel raggiungere un’adeguata capacità di resilienza siano legate alla mancanza di consapevolezza e di conoscenza, allo scarso coinvolgimento della leadership e alla tendenza delle aziende a considerare gli eventi solo nel breve periodo. Resistenza culturale e visione “a silos” sono altri due fattori che creano punti di debolezza e colli di bottiglia all’interno dell’organizzazione. Il 39% dei dirigenti d’azienda sostiene di fare il possibile per assicurare le misure essenziali di resilienza: sicurezza delle informazioni, efficienza della supply chain e corporate governance.Solo un’organizzazione europea su cinque (19%) è riuscita ad integrare pienamente processi di resilienza, mentre in Nord America la percentuale è del 37% e nella regione Asia Pacific del 34%. A livello mondiale un terzo (33%) delle organizzazioni ha processi di resilienza integrati nelle attività di business, di cui un quarto (26%) con ricavi inferiori a 500 milioni di dollari. Sono infatti le aziende più piccole quelle che fanno più fatica ad implementare processi di resilienza, a causa della mancanza di tale cultura, mentre le aziende di vaste dimensioni denunciano problemi di ordine economico e difficoltà ad investire in attività di disaster recovering.Significativo è il fatto che organizzazioni “storiche”, sul mercato da diverse decine di anni, vedono una stretta connessione tra resilienza e crescita a lungo termine.Il report definisce la resilienza come il motore del successo aziendale, perché evitare guasti operativi rappresenta un importante fattore strategico. Il 61% degli intervistati ritiene che la capacità di resilienza sia un vantaggio competitivo e vede un legame molto forte tra gli investimenti in questo campo e le performance finanziarie a lungo termine.Le imprese intervistate, tra cui Fiskars, la storica società (366 anni) di beni di consumo finlandese, ha spiegato che il raggiungimento di resilienza organizzativa è di vitale importanza per il successo finanziario a lungo termine.La vera resilienza viene dalla capacità di adattamento della strategia aziendale in tutti gli aspetti del business. (fonte: British Standard Institution) (foto: British Standard Institution da Wikipedia)

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Nasce la prima Digital Cultural Heritage School

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

paolo verriLa Scuola, che aggrega oltre cinquanta organizzazioni tra università, enti di ricerca, scuole, istituti tecnici superiori, istituti di cultura, associazioni e imprese pubbliche e private, attorno ad un Accordo di Rete, siglato il 16 febbraio scorso, a Roma, presso l’Istituto Sturzo, nasce per favorire e consolidare una cultura dell’innovazione tecnologica digitale sulle problematiche legate alla conservazione, la valorizzazione e promozione del Cultural Heritage attraverso una ampia pianificazione di attività formative ed educative condivise sul piano regionale, nazionale ed internazionale.Presenti molte personalità del mondo della cultura e della politica, tra queste: on.Flavia Nardelli, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati; Paolo Verri, Direttore Generale Fondazione Matera Basilicata 2019; Gianmaria Ajani, Rettore Università di Torino; Antonio Felice Uricchio, Rettore Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; Carmine Marinucci, Segretario generale della Scuola DiCultHer; Irene Pivetti, presidente LTBF Onlus; Roberto Rizzo, direttore del TG DiCultHer. Nella sua articolazione e organizzazione, DiCultHer si propone come un modello reticolare, caratterizzato da un’ampia distribuzione sul territorio nazionale ed internazionale di Poli Formativi baricentrati sulle Università a essa aggregate, che condividono tra loro funzioni, compiti e competenze tali da assicurare elevati standard di qualità, innovazione e flessibilità formativa, in risposta alle richieste di competenze digitali per la conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale tanto nel sistema pubblico che produttivo. “La Digital Cultural Heritage School sta eleborando una offerta formativa originale, non riproporrà schemi formativi già proposti”, ha affermato Gianmaria Ajani, presidente della Scuola, dando l’avvio ai lavori dei primi Poli Formativi, tra i quali figurano il Polo Abruzzo (Univ.degli Studi de L’Aquila), Polo Apulian (Università degli Studi di Bari Aldo Moro), Polo Basilicata (Università degli Studi della Basilicata), Polo Campania (Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali), Polo Lazio I (Univ. Degli Studi di Tor Vergata), Polo Lazio II (Istituto Superiore Industrie Artistiche), Polo Marche (Università degli Studi di Camerino), Polo Piemonte (Università degli Studi di Torino), Polo Toscana (Università degli Studi di Siena).
Digital Cultural Heritage School è articolata nei seguenti cinque principali indirizzi: 1)Scienze umane digitali, 2)Beni culturali digitali, 3) Arte e comunicazione digitale, 4) Economia e management dell’arte e della cultura digitale, 5) Design di sistema del Cultural Heritage.
I primi Poli Formativi e le prime attività sono costituiti in base al fare e al saper fare dei soggetti che li comporranno, definiti, con riferimento alle macro aree individuate dalla Scuola secondo criteri di innovatività e in linea con gli obiettivi delineati nel Position Paper “Un pensiero italiano per la formazione delle competenze nel Digital Cultural Heritage” presentato a Torino, il 29 giugno 2015.Position Paper che interpreta, per quanto riguarda la dimensione digitale, le indicazioni di scenario di Europa Creativa per il 2014-2020 e, a livello nazionale, gli orientamenti sulla riforma del sistema di istruzione che individua nel digitale, e nell’acquisizione delle relative competenze, uno degli assi portanti di ripresa economica ed una premessa abilitante per una politica attiva del patrimonio e della produzione culturale del Paese. In linea con tali finalità di indirizzo la Scuola è orientata a promuovere la conoscenza e la funzione civile del Cultural Heritage. Il digitale quindi come un nuovo paradigma di approccio globale all’eredità culturale e un nuovo orientamento di pensiero. Un insieme di opportunità quindi per collegare temi diversi integrando vecchi e nuovi media, linguaggi, geografie e storia ed innovando contenuti, metodologie e logiche di accesso, ‘titolarità’ e responsabilità da parte dei cittadini. La Scuola DiCulther, si colloca in tale contesto, per sostenere un nuovo design di sistema del Cultural Heritage, sostenendo la ricerca e modelli di aggregazione di istituzioni in una prospettiva di condivisione delle risorse intellettuali e delle relative competenze per favorisce processi di diffusione, distribuzione e di interdisciplinarità del sapere, ma che pone la ‘creatività’ come chiave e strumento di governance per affrontare approcci innovativi di promozione delCultural Heritage. In questa direzione si collocano le iniziative già assunte dalla Scuola a “Rete” in Digital Cultural Heritage che sono state presentate nel corso della giornata, i cui obiettivi sono riassumibili nella dimensione:
conferenza· Formativa/Educativa: per dotare gli studenti di strumenti culturali e scientifici atti a stimolare l’interdisciplinarità, l’inserimento in comunità di pratiche nazionali ed internazionali, la partecipazione a progetti orientati al digitale nella conservazione e valorizzazione dell’eredità culturale;
· Scientifica e sociale: per sviluppare una ‘cultura del digitale’ ad ampio spettro dell’eredità culturale, sia per aggiornare coloro che già operano nelle organizzazioni culturali, sia per preparare le future generazioni. Fra questi, si sottolineano i progetti di intervento dedicati all’engagement dei giovani verso il Patrimonio Culturale promossi dalla Scuola ed in particolare:
– A) 1 ST Italian Week for Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities – Settimana delle culture digitali (4-10 aprile 2016);
– B) Concorso “Crowd-dreaming: i giovani co-creano culture digitali”: indetto nell’ambito delle iniziative per la 1st Italian Week for Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities School. L’organizzazione è a cura dell’associazione Stati Generali dell’Innovazione. Il concorso #igiovanicocreano è esteso ai giovani delle scuole elementari, medie e medie superiori italiane ed estere, che presentino le loro opere in lingua italiana. La registrazione deve essere effettuata entro la mezzanotte del 31 Dicembre 2015. I partecipanti dovranno consegnare i loro elaborati entro la mezzanotte di venerdì 4 Marzo 2016. La premiazione dei migliori lavori e la selezione delle scuole ammesse alla fase successiva di costruzione del monumento digitale avverranno durante la 1st Italian Week for Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities – Settimana delle Culture Digitali dal 4 al 10 Aprile 2016. L’inaugurazione del monumento digitale avverrà a Ottobre 2016. Il concorso #igiovanicocreano condivide gli obiettivi della 1st Italian Week for Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities – Settimana delle Culture Digitali e mira a: incrementare la consapevolezza diffusa dell’esistenza e del valore delle culture digitali; aiutare i ragazzi a orientarsi nell’oceano di opportunità delle nuove culture digitali; lanciare una comunità on-line, che funzioni come laboratorio permanente per la trasmissione generazionale di conoscenze e pratiche digitali verso i giovani, in particolare i ragazzi in età scolare. (foto: paolo verri, conferenza)

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Nono Congresso delle imprese femminili dell’Adriatico e dello Ionio

Posted by fidest press agency su sabato, 17 ottobre 2015

udine loggia del lionelloLignano Sabbiadoro, Centro congressi Kursaal lunedì 19 e martedì 20 ottobre. L’evento è ospitato e co-organizzato dalla Camera di Commercio di Udine, con il patrocinio della Città di Lignano Sabbiadoro, ed è il risultato del Gruppo di Lavoro per l’Imprenditoria Femminile attivo nell’ambito del Forum delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio (Forum Aic) e coordinato dalla Camera dell’Economia della Contea di Spalato. Cluster e aggregazioni nell’imprenditoria femminile saranno al centro del dibattito e si andrà a scattare una fotografia attuale delle politiche di sviluppo a favore delle imprese al femminile, mettendo in luce i vantaggi delle attività di cluster e networking per la creazione di proposte progettuali concrete nell’area adriatico-ionica. Con esperti e relatori internazionali, in plenaria, si darà avvio a uno spazio di condivisione di idee e iniziative, che vedrà protagonisti anche i Comitati italiani dell’imprenditoria femminile insieme alle altre organizzazioni femminili dell’area. Il via ufficiale sarà lunedì 19 alle 14, con gli interventi di apertura del sindaco Luca Fanotto, del presidente del Forum delle Cciaa dell’Adriatico e dello Ionio Rodolfo Giampieri, nonché di Katija Buličić, presidente della Camera dell’Economia di Spalato e Coordinatrice del gruppo di lavoro “imprenditoria femminile” del Forum Aic, della vicepresidente della Cciaa di Udine Clara Maddalena e del vicepresidente della Regione Sergio Bolzonello.Il programma proseguirà con dibattiti e due Tavoli di lavoro su specifici settori: quello turistico, agro-alimentare e vinicolo e quello su innovazione e nuove tecnologie. Sono previsti anche un momento di confronti diretti tra le imprese partecipanti, alcune visite a realtà imprenditoriali del territorio e a Techno Seed del Centro di Ricerca e Trasferimento Tecnologico Friuli Innovazione a Udine. (foto: udine loggia del lionello)

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L’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO)

Posted by fidest press agency su sabato, 10 ottobre 2015

Onu palaceMilano il 15 ottobre 2015 nell’ambito del progetto We-Women for EXPO, si terrà la presentazione “Rafforzare il ruolo delle donne nel settore della sicurezza agroalimentare in Etiopia” presso lo spazio dedicato a “ME and WE-Women for Expo” (Cardo nord-ovest, primo piano) di Expo Milano. In Africa le donne rappresentano la spina dorsale della produzione alimentare, fornendo fino all’80% del lavoro agricolo. In particolare in Etiopia il 60% delle micro e piccole imprese di trasformazione alimentare sono gestite da donne, questi dati dimostrano che riducendo le disuguaglianze di genere il Prodotto Interno Lordo (PIL) annuo Etiope potrebbe aumentare di 1,9 punti percentuali. Pertanto UNIDO riconosce che l’empowerment femminile e l’uguaglianza di genere ricoprono un significativo impatto sulla crescita economica inclusiva e sostenibile attraverso uno sviluppo industriale del Paese. In questo contesto, UNIDO ha investigato su quelli che sono gli ostacoli che impediscono alle donne etiopi di diventare imprenditrici di successo, pertanto i temi che verranno affrontati durante la presentazione sono l’accesso al credito, la tecnologia nella sicurezza alimentare, l’assenza di provvedimenti politici per ridurre le disparità di genere nel settore privato, la scarsa disponibilità di dati delle imprese locali e la mancanza di personale qualificato. Questi temi sono fondamentali al fine di favorire lo sviluppo socio-economico dell’Etiopia, creare nuovi posti di lavoro e contribuire alla diversificazione dell’economia.Inoltre durante la conferenza si avrà modo di assistere alla testimonianza di alcune donne di successo che, attraverso la loro esperienza, sono riuscite a superare i principali ostacoli che frequentemente impediscono loro di intraprendere una carriera imprenditoriale. Programma dell’evento:
Moderatore della conferenza il dott. Matteo Landi, UNIDO Development Industrial and Youth Employment Expert
11:00 Discorso di benvenuto della dott.ssa Monica Carco’, Chief, Investment and Technology Unit, UNIDO;
11:10 Proiezione video: “Il ruolo delle donne nel settore della sicurezza alimentare in Etiopia”;
11.20 Presentazione del Report “WOMEN: adding value to value chains” della dott.ssa Rossella Belli, esperta di genere, Cooperazione Italiana allo Sviluppo;
11:30 – 12:00 Testimonianza diretta delle imprenditrici etiopi di successo: Ms. Almaz Ayele – settore pollame, Ms. Muluemebet Gebeyehu Fentie – settore miele, Ms. Emebet Mekonnen – settore industria casearia, Ms. Yordanos Goushe Girmay – settore cosmetici da colture oleaginose, Ms. Sara Yirga Woldegerima – settore caffè.

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Farmaci salvavita

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 febbraio 2014

farmaciI farmaci anticancro salvavita devono essere subito disponibili su tutto il territorio. Oggi non è così. In alcune Regioni si registrano ancora ritardi di 50 mesi prima dell’inserimento nei prontuari locali delle terapie innovative che hanno già ottenuto il giudizio positivo dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). La grave situazione, già denunciata due anni fa, non è migliorata. Inoltre l’esame da parte dell’agenzia regolatoria per la registrazione dei nuovi farmaci deve avvenire in tempi certi, senza dilazioni: la legge che stabilisce il termine dei 100 giorni non è applicata. Per questo l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), la Società Italiana di Ematologia (SIE) e la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (FAVO) hanno presentato alla Commissione Igiene e Sanità del Senato e alla Commissione Affari Sociali della Camera un documento programmatico con due proposte da attuare in tempi brevi, illustrate oggi al convegno nazionale “Farmaco e sostenibilità nella cura del paziente oncologico”, che si svolge alla Camera dei Deputati (Palazzo Marini). Da un lato, clinici e pazienti chiedono che possa essere considerata la rimodulazione del “Decreto Balduzzi”, per consentire l’accesso immediato a tutti i farmaci salvavita e non solo a quelli considerati innovativi. Dall’altro, è necessario attivare uno stretto monitoraggio sul rispetto del termine dei 100 giorni per l’esame delle terapie innovative da parte dell’AIFA. Nel nostro Paese 2 milioni e 800mila persone vivono con una diagnosi di tumore (erano quasi 1.500.000 nel 1993 e 2.250.000 nel 2006). I nuovi casi registrati nel 2013 sono stati 366mila. “Siamo consapevoli – afferma il prof. Stefano Cascinu, presidente AIOM – che il contenimento dei costi rappresenti una priorità e noi siamo pronti a fare la nostra parte. Per garantire la sostenibilità del sistema sanitario, messo a dura prova dai tagli determinati dalla spending review, la parola d’ordine è appropriatezza: vi sono cure di non comprovata efficacia che costano ogni anno circa 350 milioni di euro. Anche nel settore oncologico si deve procedere all’eliminazione di spese improprie, per rendere più efficiente l’organizzazione dei servizi e più efficace l’utilizzo delle risorse. Non possiamo però accettare l’idea di porre la spesa farmaceutica oncologica come l’origine di tutti i problemi. L’impatto economico per le terapie antitumorali è rimasto sostanzialmente stabile negli ultimi anni. Le varie commissioni regionali spesso non sono altro che inutili duplicati dell’agenzia regolatoria europea (EMA) e di quella italiana (AIFA). Il terzo livello di approvazione deve essere eliminato”. L’ostacolo pareva risolto con il cosiddetto “Decreto Balduzzi” (D.L. 13 settembre 2012, n. 158, convertito con modificazione dalla Legge 8 novembre 2012, n. 189). “Questo provvedimento – spiega il prof. Francesco De Lorenzo, presidente FAVO – avrebbe dovuto eliminare le precedenti, inaccettabili disparità di trattamento nelle varie Regioni e assicurare ovunque la disponibilità dei farmaci innovativi, riducendo la mobilità interregionale. Ma, a oggi, tutte le diseguaglianze denunciate negli anni precedenti non sono state risolte. La battaglia è stata vinta solo sulla carta, con la conseguenza che le Regioni continuano a limitare l’accesso alle terapie salvavita, indipendentemente dall’approvazione dell’AIFA. La mancata applicazione del ‘Decreto Balduzzi’ dipende da un’interpretazione limitativa del concetto di innovatività. Di fatto l’agenzia regolatoria non attribuisce questo requisito ai farmaci salvavita già in commercio. Ma va sottolineato che si tratta di cure erogate sotto stretto monitoraggio dell’AIFA ed è quindi esclusa ogni forma di inappropriatezza”. Oggi anche i cosiddetti big killer (tumore del polmone, colon retto, seno, prostata e stomaco) fanno meno paura grazie alla diagnosi precoce e a terapie sempre più efficaci: basti pensare che il 63% delle donne e il 57% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi. “La non disponibilità di cure adeguate – sottolinea il prof. Fabrizio Pane, presidente SIE – implica costi ingenti, che per i pazienti oncologici sono stati stimati in decine di miliardi di euro. Va ricordato che proprio l’ematologia ha aperto più di 10 anni fa la strada ai cosiddetti farmaci intelligenti, che sono stati applicati con successo anche nel trattamento di altre neoplasie. Le terapie mirate hanno rivoluzionato la cura delle leucemie, colpendo in modo selettivo il difetto molecolare”. Un altro punto critico è rappresentato dai tempi di approvazione dell’AIFA, ancora troppo lunghi. Dopo il giudizio positivo da parte dell’EMA (European Medicines Agency), trascorrono in media 12-15 mesi perché un nuovo farmaco riceva l’ok dall’agenzia regolatoria italiana. “Per superare questi ritardi – continua il prof. Francesco Cognetti, presidente della Fondazione Insieme contro il cancro -, a seguito delle sollecitazioni avanzate da FAVO e AIOM e fatte proprie dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il Governo Letta lo scorso luglio ha approvato un emendamento al ‘Decreto del Fare’. È stato stabilito l’obbligo per l’AIFA di valutare, ai fini della classificazione e della rimborsabilità da parte del servizio sanitario, le domande dei farmaci innovativi entro un periodo massimo di 100 giorni. Ma questa legge, allo stato attuale, non sembra sia applicata né applicabile. Chiediamo che il Parlamento si attivi per monitorare, anche attraverso un Sindacato Ispettivo, il rispetto di questa legge. Altrimenti vanno fissati termini diversi, ma certi”. La spesa farmaceutica ospedaliera dovrebbe rispettare il tetto del 2,4% del finanziamento al sistema sanitario cui concorre lo Stato. Ogni anno, invece, si registrano sforamenti che comportano il superamento del 5% del finanziamento a programma, con importi vicini ai 3 miliardi di euro che poi devono essere ripianati. Va ricordato che le terapie oncologiche rappresentano il 25% della spesa ospedaliera per i medicinali, ma incidono solo sul 4% del totale di quella ospedaliera. “I vincoli sempre più stringenti dettati dalla spending review impongono nuove forme organizzative – sottolinea il prof. Cascinu -. A differenza dei decenni precedenti, in cui la maggioranza degli antitumorali erano chemioterapici da somministrare periodicamente per via endovenosa, molti trattamenti recentemente approvati sono a bersaglio molecolare, spesso caratterizzati dall’assunzione quotidiana e dalla via di somministrazione orale. Queste terapie rappresentano un’importante sfida per gli oncologi, anche a livello organizzativo”. “Come azienda farmaceutica il nostro impegno non si esaurisce nell’investire in ricerca e sviluppo per rendere disponibili i nuovi farmaci – conclude il dott. Luigi Boano, General Manager Novartis Oncology Italia -. Concentriamo i nostri sforzi nell’individuazione di marcatori biologici che permettano di sapere in anticipo quali pazienti trarranno giovamento dai nuovi trattamenti. Lavoriamo a fianco della comunità oncologica ed ematologica per assicurare insieme l’impiego appropriato dei nostri farmaci, coscienti che la sostenibilità del sistema sia anche nostra responsabilità”.

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Creazione federazione arti marziali

Posted by fidest press agency su sabato, 21 aprile 2012

Mixed Martial Arts Takedown Attempt

Mixed Martial Arts Takedown Attempt (Photo credit: fightlaunch)

Las Vegas, NV – The Ultimate Fighting Championship®, organizzazione leader delle arti marziali (MMA), celebra con grande entusiasmo la creazione della nuova Federazione Internazionale delle Arti Marziali Miste (IMMAF).La UFC® supporta con tutto il cuore questa nuova iniziativa ed il suo leader e presidente August Wallén, che darà inizio alla prima fase di crescita concreta della Federazione. Lorenzo Fertitta, Presidente e Amministratore Delegato della UFC, nonché promotore in prima persona della crescita della UFC, afferma che questo è il momento giusto per la nascita della federazione “In questo momento lo sport sta avendo una crescita esponenziale e la creazione di una federazione globale è la scelta migliore per ottimizzare le opportunità del momento in risorse e sviluppando la parte amatoriale dello sport. Avere un’organizzazione che supervisiona ed aiuta a costruire le basi di questo sport a livello globale aiuterà a migliorare le regole sulla sicurezza e aiuterà a creare un modello globale da usare per entrare in nuovi mercati. È uno dei primi passi pieni di speranza verso il tanto atteso desiderio di vedere le MMA diventare uno sport olimpico.”“Aspettavamo da tempo la creazione di questa organizzazione” afferma Marc Ratner, Senior Vice President of Government and Regulatory Affairs. “Le arti marziali miste sono cresciute in tutto il mondo in maniera esponenziale e vogliamo dare il massimo supporto alla federazione focalizzata nel creare una serie di regole per la sicurezza dei fighter. Sono molte le difficoltà che si affrontano nella creazione di un’organizzazione internazionale ma sono sicuro che le soddisfazioni compenseranno le difficoltà di questo lungo percorso.”Da molto tempo la UFC segue con impegno la crescita e lo sviluppo della arti marziali miste. Gli eventi della UFC sono visti da un miliardo di famiglie grazie alla capillare distribuzione televisiva tradotta in 20 lingue in più di 150 nazioni in tutto il mondo e 30 sono gli eventi live trasmessi ogni anno in tv che aiutano nello sviluppo e nella crescita dello sport in nuove culture.La creazione della IMMAF favorirà inoltre lo sviluppo della sport a livello amatoriale rafforzando il lavoro svolto già in passato dalla UFC e dalla altre organizzazioni internazionali MMA, concretizzando ancora di più la legittimità e l’integrità dello sport. Per saperne di più sulla nuova federazione IMMAF visita http://www.immaf.org.

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Opportunità internazionali e valorizzazione dell’area di Coccau all’esame del CdA di Autovie Venete

Posted by fidest press agency su martedì, 27 marzo 2012

Consiglio di Amministrazione di Autovie Venete prettamente tecnico, quello che si è svolto a Trieste, in via Locchi, con all’ordine del giorno le linee guida per la predisposizione del nuovo budget della Concessionaria (luglio 2012-giugno 2013), un documento sulla base del quale vengono individuati gli obbiettivi da perseguire, nonchè le modalità per razionalizzare e contenere i costi. “La società – precisa Terpin – sta facendo tutto il possibile sul versante del contenimento dei costi. Sprechi non ce ne sono, si tratta di comprimere ulteriormente le spese, mantenendo sempre molto elevati gli standard di qualità e sicurezza della rete”. Altro punto all’ordine del giorno del Consiglio, l’affidamento – di durata triennale – dei lavori di manutenzione delle pavimentazioni autostradali relativamente all’area della sinistra Tagliamento per un importo complessivo dell’appalto di 4 milioni 397 mila 513 euro. Il presidente Terpin, inoltre, ha fissato la convocazione per il prossimo Consiglio di Amministrazione interamente dedicato al tema del percorso intrapreso per il reperimento delle risorse economico-finanziarie indispensabili alla realizzazione della terza corsia della A4. La data stabilita è mercoledì 4 aprile, o – in via subordinata, solo nel caso fosse impossibile predisporre per tempo la corposissima documentazione – il mercoledì successivo 11 aprile. Durante i lavori del Consiglio, il vice Presidente Enzo Bortolotti ha illustrato le recenti attività per valorizzare l’area di Coccau-Pontebba e i risultati della missione in Albania, alla quale ha partecipato con l’assessore regionale Ennio De Anna. Per l’area di Coccau, è in fase di approfondimento uno studio di fattibilità per la realizzazione di un parco fotovoltaico. Il parco sarebbe ospitato a margine del bosco che lo “maschererebbe” in una zona estremamente soleggiata e quindi con un doppio beneficio: nessun impatto ambientale e ottimizzazione dell’energia naturale. Nel resto dell’area potrebbero trovare posto, in nuovi capannoni, le attività artigianali attualmente insediati in edifici poco moderni e funzionali. Con il Comune di Pontebba, invece, è stata esaminata la possibilità di utilizzare una porzione dell’area per la realizzazione di un parcheggio a servizio dell’ovovia, se il progetto andrà a buon fine. Estremamente interessanti le opportunità emerse durante la missione in Albania, dove è in programma, prossimamente, una conferenza tematica sulla gestione delle autostrade. Nel Paese, inoltre, sono numerosi i bandi di gara per la realizzazione di infrastrutture bandi che prevedono la presenza, nelle Ati che concorreranno, di una società che gestisce autostrade. “Si tratta di opere – ha detto Bortolotti – che godono di vari fondi, anche italiani. E’ giusto, quindi, che anche le imprese italiane ne beneficino, e non solo quelle tedesche, inglesi e perfino americane”. Altrettanto importanti le prospettive aperte dalla recente missione in Serbia effettuata dal presidente della Regione Renzo Tondo e alla quale ha partecipato, in rappresentanza di Autovie Venete, il consigliere Albino Faccin. In quell’occasione il presidente Tondo ha firmato un’ intesa finalizzata a sviluppare ulteriormente le collaborazioni già in essere per consolidare il partenariato nei settori industriale e commerciale, delle infrastrutture e dello sviluppo territoriale, nonché del turismo, della cultura, della ricerca scientifica e dell’innovazione, dell’ambiente e della formazione, assegnando particolare importanza allo sviluppo delle Piccole e Medie Imprese. ”Si aprono nuove opportunità – ha spiegato il consigliere Faccin – nuovi orizzonti collaborativi in diversi campi, anche per quanto riguarda le infrastrutture e proprio in questo ambito il know how di Autovie Venete risulterà prezioso”.

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Annuario filosofico

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 dicembre 2011

AA.VV.Nuova edizione della raccolta di scritti curata dal Centro studi filosofico-religiosi Luigi Pereyson di Torino alla quale collabora una cerchia di studiosi particolarmente affiatati, dediti alla ricerca filosofica tanto nel campo storico quanto nel campo teorico. In occasione dei cinquant’anni dalla pubblicazione di Wahrheit und Methode (1960) di Hans Georg Gadamer, questo numero è dedicato all’ermeneutica. Pagine 484 Euro 52,00 Codice 12245P EAN 978-88-425-4897-3

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Paolo Ghelfi Metodi ed esperienze per l’organizzazione

Posted by fidest press agency su sabato, 16 luglio 2011

Come ottenere il massimo con minor fatica Geva Edizioni pp. 302, € 18,00 Organizzare. È questo l’argomento trattato nelle pagine di Metodi ed esperienze per l’organizzazione. Come ottenere il massimo con minor fatica, un saggio, edito da Geva edizioni, che tratta temi “ever green”particolarmente utili in tempi di ristrettezze economiche, stress e “vita di corsa” e propone ai lettori l’abitudine di interpretare il cambiamento, colto o ricercato, come una opportunità; con gli strumenti più idonei dell’organizzazione. Una sorta di manuale in cui vengono indicati metodi per ottenere il massimo dei risultati ottimizzando le risorse disponibili; nella vita lavorativa, di studio, sociale e nei piccoli grandi fatti che caratterizzano la vita di ognuno.
Paolo Ghelfi,nato a Genova, è consulente di direzione e organizzazione e docente in seminari di organizzazione e metodi di analisi, problem solving e project management. Autore di diversi saggi, già direttore di una rivista specializzata in software (Note di Software, realizzata da Honeywell Information Systems Italia e Università di Milano – Dipartimento di Scienze dell’informazione).
Nella Prefazione del saggio, Sandra Migliaccio evidenzia la volontà dell’autore di“insegnare” alle persone a prepararsi al cambiamento, anziché rifiutarlo; capire e affrontare e proporre l’innovazione con il giusto atteggiamento senza rifugiarsi dietro preconcetti negativi. Per non rimanere spiazzati, per non restare intrappolati nell’ormai comune concetto, come scrive l’autore, secondo cui «ciò che è nuovo non ci appartiene perché non idoneo alla nostra realtà».
Strumenti essenziali dell’organizzazione sono le informazioni e il loro trattamento ed utilizzo, le idee e gli spunti che nascono dal confronto, dallo scambio di opinioni, nell’ambito lavorativo, formativo, familiare, ludico e sociale:un concetto che va a rimarcare la veridicità dell’importanza della conoscenza e del sapere, che consente di guidare e “governare”. Con una prima parte dedicata alle decennali esperienze lavorative nel campo del management e dell’organizzazione imprenditoriale dell’autore, ricca di aneddoti storici e di attualità, il saggio prosegue documentando metodi organizzativi particolarmente efficaci e termina con la presentazione dei risultati di un’inchiesta incentrata sulla percezione che le persone hanno dell’organizzazione.
Il libro può essere acquistato nella propria libreria di fiducia, sul sito dell′editore http://www.gevasrl.com oppure sulle principali librerie on line.

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Mercati Est aperti alle Pmi

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2011

Una grande opportunità si apre per l’economia italiana: le porte dei mercati dell’Est ora sono aperte anche per la piccola e media impresa. Un gruppo di imprenditori italiani hanno avviato a Chisinau, in Moldavia, il Programma ‘Business Gate’ che, già da alcuni mesi, fa incontrare aziende italiane con operatori dei Paesi ex Unione Sovietica. Il Programma gode del sostegno dell’Ambasciata Italiana in Moldavia, ma l’iniziativa resta interamente privata, pertanto è agile nella sua organizzazione e punta al massimo della concretezza. Infatti, sono già decine le aziende italiane che hanno potuto avviare affari con partner dell’Est. Al Programma Business Gate aderiscono 41 province italiane, e un centinaio di Associazioni di categoria rappresentative di circa 2milioni di aziende. Sul fronte dei Paesi dell’Est c’è l’adesione di buona parte delle Regioni della Russia, nonché di stati sovrani come il Kazakistan, l’Uzbekistan, la Georgia, l’Armenia, ecc. e ancora più ad est, la Mongolia; questi Paesi sono presenti nel Programma a livello istituzionale e attraverso associazioni imprenditoriali rappresentative di oltre 350mila aziende. L’organizzazione del Programma Business Gate è semplice ed efficace: gli imprenditori si incontrano in Moldavia, nella sede del Programma, qui, assistiti da traduttori e consulenti, trattano i loro affari in una sorta di zona franca, a due ore di aereo dalla loro sede, in un Paese che non prevede visto di ingresso, e ciò rende i contratti validi sotto ogni punto di vista. Il Programma Business Gate non richiede alcuna quota associativa o di mediazione sugli affari, i rapporti sono diretti fra imprenditori ma tutelati dalla costante presenza delle istituzioni. Business Gate si rivolge alle piccole e medie imprese e tende a scoraggiare le delocalizzazioni che impoveriscono il tessuto produttivo del nostro Paese; riesce, invece, ad agevolare l’esportazione di merci e teconologie verso ricchi mercati, per certi versi ancora ‘vergini’, puntando sull’alto gradimento che la qualità italiana riscuote in quei Paesi. Il rapporto diretto fra imprenditori, inoltre, abbatte il prezzo delle nostre merci su quei mercati, eliminando di fatto la filiera di innumerevoli passaggi di mano. Business Gate ha spalancato le porte della ex Unione Sovietica (oggi C.S.I.) alle piccole e medie aziende italiane, contiamo su di voi affinché questa bella notizia abbia il giusto risalto. Per ogni dettaglio sull’operazione Business Gate potete consultare il sito http://www.prog-businessgate.com. (Franco Caminiti)

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Cure palliative a casa

Posted by fidest press agency su domenica, 28 novembre 2010

L’adeguata assistenza domiciliare per seguire un paziente in fase terminale di malattia è oggi un miraggio per il 60% degli italiani, circa 36 milioni di persone. E per ben 6 milioni, l’unica figura di riferimento è il medico di famiglia. Figli, mogli, mariti costretti a provvedere a proprie spese a infermieri e altre figure necessarie. Un costo che può raggiungere i 3.000 euro mensili in assenza di organizzazione e supporti. Con una programmazione centralizzata, sarebbero invece sufficienti soli 8 euro all’anno della quota capitaria che lo Stato destina ad ogni cittadino (1.700 euro ogni 12 mesi) per assicurare figure professionali specializzate per assistere il malato a casa fino agli ultimi giorni. Esiste un gradiente nord sud, che vede il meridione in situazione più critica, ma anche in alcune zone settentrionali il servizio è carente. “Per costruire una rete nazionale delle cure palliative, come vuole la recente legge 38 del 2010, occorre integrare la presenza degli hospice, con quella di cure domiciliari adeguate – afferma il dr. Giovanni Zaninetta, presidente della Società Italiana di Cure Palliative (SICP) -. E queste ultime devono possedere gli stessi standard di qualità su tutto il territorio nazionale”. Dall’altro, analizza la percezione che di queste cure hanno gli operatori sanitari, esplorando le opinioni, il livello di conoscenza del problema, le attitudini e i comportamenti dei principali professionisti dell’assistenza domiciliare in ogni Regione”. Su questo fronte i risultati sono incoraggianti: la cultura media è buona e il servizio, dove esiste, raggiunge livelli di eccellenza. Il 53% garantisce una continuità assistenziale sulle 24 ore ed il 45% una pronta disponibilità medico-infermieristica.
Le cure palliative rappresentano da tempo una priorità per i medici di medicina generale che già nel 2008 avevano condotto al proprio interno un’indagine per verificare il livello di sensibilità e competenze: “Il 93% di noi è pronto a gestire il paziente terminale a casa, ma chiede di poter essere aiutato da un’equipe formata – afferma il dr. Claudio Cricelli, presidente nazionale SIMG – buone le conoscenze anche sul fronte farmaci: il 92% sa che non vi sono limiti alla dose massima di morfina, un importante indicatore di appropriatezza. Esistono però ambiti di miglioramento, ad esempio sul livello di prescrizione degli oppiacei, che in Italia è ancora troppo basso. Per questo, anche in questo nostro congresso nazionale dedichiamo così ampio spazio a questo tema”.

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“Straniamenti 2010: 106 Metamorfosi”

Posted by fidest press agency su martedì, 3 agosto 2010

Roccella Jonica dal 3 al 6 agosto 2010 – 7 agosto Gioiosa Jonica (provincia di Reggio Calabria)  IV edizione della rassegna “Straniamenti 2010: 106 Metamorfosi”, diretta da Gabriella Maiolo e Adelaide Di Nunzio, con l’organizzazione di Fabio Macagnino e la produzione dell’associazione culturale “Straniamenti”. E il patrocinio della Provincia di Reggio Calabria (Assessorato alla Formazione professionale-Sport-Politiche sociali e Consigliera di Parità) e dei Comuni di Roccella Jonica e Gioiosa Jonica.  Attori, registi e artisti dall’Italia e dall’Europa si incontreranno nello spazio dell’ex-Convento dei Minimi in via Roma Nuova a Roccella Jonica (RC) con i loro diversi linguaggi.  La rassegna si articola nelle sezioni teatro e arti visive con uno sguardo alla musica. Con spettacoli, mostre fotografiche, installazioni, performance.  Per la sezione teatro e musica, curata da Gabriella Maiolo: Rachele Amendola, compagnia Deidemoni, Residui Teatro, il gruppo Scialaruga.  All’interno anche una co-produzione “Straniamenti 2010”: lo spettacolo “Lou, studio sulla mala vita”, regia Simone Luglio, con Lucia Cammalleri e Simone Luglio, chitarra elettrica Salvo Seminatore. E la partecipazione della compagnia Residui Teatro in arrivo dalla Spagna con lo spettacolo “Laura C”, regia di Gregorio Amicuzi, con Gregorio Amicuzi, Pasquale Marino, Ignazio Abbatepaolo.  Nella sezione arti visive, diretta da Adelaide Di Nunzio, sono coinvolti artisti come Walter Carnì, Pietro Naso, Salvatore Manzi, Filippo Romano, Francesco Misuraca, Martina Coppeto, Graziano Russo, Rosaria Iazzatta, Cyop&Kaf, Vincenzo Pagliuca, Maurizio Esposito, Pietro Motisi e la stessa Adelaide Di Nunzio.  La rassegna “Straniamenti il 7 agosto alle 19 nel carcere di Gioiosa Jonica vede anche il primo ciak del Corto “Fuori tempo massimo” (regia di Alberto Gatto, soggetto di Michele Geria). La serata è presentata dall’associazione Bird Production produzioni  cinematografiche in collaborazione con Straniamenti. Sarà presente Elio Napoli, assessore alla cultura di Gioiosa Jonica.

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Tassa sulle transazioni finanziarie

Posted by fidest press agency su sabato, 19 giugno 2010

La campagna “zero zero cinque”, accoglie con favore la decisione del Consiglio UE di promuovere una tassa sulle transazioni finanziarie al prossimo G20 di Toronto, in Canada.  Un segnale importante e atteso da lungo tempo dalle organizzazione della società civile che da tempo chiedono l’introduzione di questa misura, considerata tra le più efficaci per contrastare la speculazione che è tra le principali cause della crisi e dell’instabilità dei mercati finanziari, e contemporaneamente in grado di generare un gettito stimato in 655 miliardi di dollari l’anno su scala mondiale. Risorse fondamentali per ridare fiato ai conti pubblici segnati dai piani di salvataggio di banche e finanza, per la cooperazione e la solidarietà internazionali, per la lotta ai cambiamenti climatici. Ora anche il governo italiano è chiamato a svolgere un ruolo di primo piano, impegnandosi concretamente per vincere le resistenze delle lobby finanziarie e per fare si che, già dal prossimo G20 del 26 e 27 giugno, si giunga a un accordo internazionale per una tassa sulle transazioni finanziarie. In questo senso, proprio in questi giorni sono state approvate tre diverse risoluzioni presentate in Parlamento  dagli Onorevoli Zacchera (PdL), Barbi (PD), Evangelisti (IdV) che hanno fatto proprie le istanze della società civile. http://www.zerozerocinque.it

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Giorgio de Chirico

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 giugno 2010

Lacco Ameno (NA) fino al 18/7/2010 Corso Angelo Rizzoli Villa Arbusto a cura della Fondazione Giorgio e Isa De Chirico  Nell’ambito dell’evento -Arte e musica a Villa Arbusto: dal Barocco storico alla Metafisica barocca di Giorgio de Chirico-, promosso e organizzato dal Comune di Lacco Ameno con il fondamentale contributo della Regione Campania, dal 5 giugno al 18 luglio, il Complesso Museale di Villa Arbusto, già sede dal 1999 del Museo Civico Archeologico di Pithecusae, ospiterà un’importante mostra di dipinti e sculture del celebre e geniale artista Giorgio de Chirico (Volos – Grecia 1888 – Roma 1978). La Villetta detta Gingero’ metterà in luce ben 33 opere di cui 5 sculture e 28 quadri della collezione Fondazione Giorgio ed Isa de Chirico nelle tre sale espositive.  L’organizzazione generale dell’evento e’ coordinata, per conto dell’ente comunale, dal dott. Gennaro De Siano e della dott.ssa Stefania Iapino, mentre l’allestimento e la realizzazione della mostra sono curati dalla Fondazione Giorgio ed Isa de Chirico e dal prof. Paolo Picozza, Presidente della Fondazione, e dalla dott.ssa Katherine Robinson, responsabile della curatela scientifica. Il titolo dell’esposizione, -De Chirico all’orizzonte. Un’odissea di luce e idee-, focalizza il rapporto di de Chirico con la cultura omerica e greca, e l’ambito fisico del Mediterraneo, costellato di isole e di rive rocciose, di viaggi e di scoperte, grande bacino di storia e cultura che ha esercitato un ruolo decisivo nella formazione e nell’evoluzione spirituale e materiale dell’artista. L’espressione -all’orizzonte- richiama l’identità insulare di Ischia e annuncia la mostra come fosse l’arrivo dello stesso de Chirico sull’isola per soggiornarci e raccontare -l’odissea- della sua arte attraverso le opere in mostra. Una sorprendente memoria del mondo antico, i luoghi luminosi della natura e la geniale intuizione del Pictor Optimus danno vita ai Cavalli in riva al mare, Le bagnanti, Le vite silenti e i quadri della stagione Neometafisica degli anni 1960-70, che identificano non solo il forte legame con il mondo mediterraneo, ma anche il punto di osservazione dell’artista sul mare come simbolo dell’ignoto e del viaggio. (de chirico)

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