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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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Scoperto ormone che attenua l’ipertrofia miocardica

Posted by fidest press agency su martedì, 31 ottobre 2017

cuoreParma. Il Prof. Michele Miragoli, docente del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma e ricercatore dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano, insieme a Iacopo Gesmundo dell’Università di Torino è tra i primi autori di un lavoro focalizzato sulla scoperta di un ormone che migliora il funzionamento del cuore ipertrofico. Lo studio è stato pubblicato dalla prestigiosa rivista PNAS e dalla banca dati biomedica PubMed. Il lavoro dimostra per la prima volta come l’ormone della crescita (Growth Hormone-Releasing Hormone – GHRH) e il suo analogo sintetico di ultima generazione, MR-409, siano capaci di attenuare l’ipertrofia e di migliorare la funzione cardiaca e la contrattilità delle cellule cardiache in corso di scompenso cardiaco, attraverso la regolazione di meccanismi molecolari caratteristici delle vie ipertrofiche. L’ormone GHRH e il suo analogo MR-409 fanno parte di una ricerca coordinata dalla Prof.ssa Riccarda Granata, della Divisione di Endocrinologia e Metabolismo diretta dal Prof. Ezio Ghigo del Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino. Il lavoro è il risultato di una collaborazione con altri ricercatori, tra i quali il gruppo del Dipartimento Cardiovascolare, IRCCS Humanitas University di Milano, il professor Joshua M. Hare della Divisione di Cardiologia dell’Università di Miami e il professor Andrew V. Schally della Miller School of Medicine di Miami, vincitore nel 1977 del Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina.

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Esiste un ormone che fabbrica le ossa e il corpo lo produce praticando sport

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

corpo umanoE’ questa la scoperta tutta italiana, risultato di una ricerca svolta dall’Università di Bari in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche di Ancona e supportata dalla SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro). Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista americana PNAS-Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, organo ufficiale della United States National Academy of Sciences, una delle pubblicazioni scientifiche più prestigiose a livello accademico internazionale. L’esito della ricerca, durata 3 anni, cambia l’approccio della terapia sulle malattie dello scheletro, definendo il meccanismo con cui l’irisina (il cosiddetto “ormone dello sport”), prodotta dall’attività fisica, crea tessuto osseo. Inoltre, la svolta apre nuove prospettive per la nascita di farmaci simulanti un vero e proprio esercizio fisico: uno sviluppo importante soprattutto per le persone esposte all’osteoporosi, che non possono praticare sport, ad esempio anziani o malati di altre patologie. L’ormone in questione, scoperto nel 2012 dal ricercatore statunitense Bruce Spiegelman, è ancora poco conosciuto e la scoperta italiana porta un contributo importante per conoscerne il ruolo. La ricerca americana ha infatti dimostrato come l’irisina sia ‘brucia grassi’; lo studio italiano rivela che l’irisina è in grado di agire efficacemente anche sull’osso: l’effetto “dimagrante” si verifica solo in presenza di grandi quantità dell’ormone, mentre per l’effetto “fabbrica osso” ne bastano anche piccole concentrazioni.“Il risultato della nostra ricerca ha una marcata rilevanza applicativa per i pazienti anziani in condizioni difficili – spiega la professoressa Grano -: sono loro i più espositi perché non possono svolgere attività fisica, sono destinati alla riduzione patologica del tessuto muscolare, che a sua volta risente negativamente delle condizioni di ipomobilità o anche di allettamento favorite dalle fratture indotte dall’osteoporosi: si genera in tal modo una sorta di implacabile circolo vizioso, con importanti conseguenze sanitarie ed elevatissimi costi sociali”.
“La SIOMMMS è orgogliosa che la ricerca italiana abbia raggiunto livelli così eccellenti – aggiunge il Presidente della SIOMMMS Giancarlo Isaia, Direttore del Dipartimento di Geriatria e Malattie Metaboliche dell’Osso all’Ospedale Molinette di Torino -. Riteniamo che la svolta presentata dalla scoperta costituisca la prospettiva concreta non solo per la prevenzione con l’attività fisica, ma soprattutto per la cura delle malattie dell’osso in pazienti particolarmente difficili. Ora si giungerà a dare supporto osseo anche a chi non può prodursi da solo l’irisina con un cambiamento epocale in particolare per i pazienti geriatrici”. Per salvaguardare i risultati della ricerca tutta italiana Maria Grano dell’Università di Bari e Saverio Cinti dell’Università Politecnica delle Marche hanno depositato un brevetto sulla possibilità di utilizzare la molecola per la cura dell’osteoporosi.La ricerca è stata possibile grazie a un premio per giovani ricercatori attribuito nel 2014 alla dottoressa Graziana Colaianni, dell’Università di Bari, primo autore del lavoro.Una curiosità: l’irisina trae il suo nome da Iris, la dea greca che aveva il compito di far comunicare gli umani con gli dei. L’ormone dello sport, proprio come la dea, mette in comunicazione diversi tessuti dell’organismo umano: osso e muscolo.
SIOMMMS-Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro è la più importante Società Scientifica che in Italia si occupa di promuovere la diffusione di conoscenze nel settore, il progresso scientifico e la prevenzione e agli aspetti sociali di queste malattie. Attualmente riunisce oltre 500 soci in tutta Italia. Tra le sue attività: aggiornamento e formazione permanente dei soci, bandi a sostegno di giovani ricercatori e iniziative di sensibilizzazione sugli aspetti sociali di queste malattie. A livello internazionale è membro di IOF (International Osteoporosis Foundation) e di ECTS (European Calcified Tissue Society)

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Ormone della sazietà somministrato con un chewing gum

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2011

Apéritifs served with appetizers.

Image via Wikipedia

Sono state pubblicate dal Journal of medicinal chemistry le prime prove di validità della somministrazione orale, ipotizzandola, per esempio, mediante una gomma da masticare, dell’ormone Pyy in grado di bloccare la fame inducendo senso di sazietà. La molecola viene fisiologicamente rilasciata dall’organismo dopo un pasto, in quantità proporzionale alle calorie ingerite e anche dopo l’esercizio fisico. Tuttavia in molti soggetti obesi è stato notato che questo ormone non rispetta questa regola e anche dopo un pasto abbondante non viene prodotto a sufficienza. I ricercatori, guidati da Robert Doyle della Syracuse university, hanno somministrato Pyy endovena e hanno osservato la sua capacità di ridurre l’appetito, poi lo hanno legato alla vitamina B12, che funziona da carrier e somministrato per bocca. La vitamina trasporta l’ormone nell’intestino per essere poi assimilato ed entrare nel circolo sanguigno, superando così il processo digestivo che lo inattiva a livello dello stomaco. L’ipotesi è quindi quella di inserire una dose di Pyy-B12 in un chewing gum per creare un farmaco antifame da prendere subito dopo un pasto, che induca a mangiare meno al pasto successivo.J Med Chem. 2011 Nov 16.

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Effetti vitamina D

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 febbraio 2010

Veldhoven.  Una produzione sufficientemente elevata di vitamina D da parte del corpo umano maschile ha effetti positivi sui livelli di testosterone. È il risultato di uno studio svolto dall’Università di medicina di Graz. Secondo la ricerca, gli uomini con un livello di vitamina D di almeno 30 nanogrammi per millilitro di sangue possono contare su valori di testosterone superiori rispetto a uomini il cui livello di vitamina D è inferiore.  Lo studio dimostra inoltre che il valore medio dell’ormone sessuale maschile più importante è soggetto nel corso dell’anno alle stesse oscillazioni del livello di vitamina D. Entrambi i valori iniziano a diminuire da ottobre, con l’inizio del periodo invernale, e raggiungono il livello più basso a marzo. Ad Brand, il portavoce del Sunlight Research Forum (SRF), spiega che “gli uomini che fanno in modo che la produzione di vitamina D del loro corpo sia quantomeno sufficiente favoriscono la produzione di testosterone, e questo va a vantaggio, tra le altre cose, anche della loro libido”. Brand prosegue affermando che la diminuzione dei valori di vitamina D in inverno dipende dall’irradiazione solare più debole tipica di questa stagione. Il testosterone è l’ormone sessuale maschile principale: negli uomini è responsabile in primo luogo dello sviluppo degli organi sessuali, della formazione e della conservazione dei tipici caratteri sessuali maschili, della produzione del seme e della regolazione del desiderio. La vitamina D, stimolata dall’esposizione ai raggi UV, viene prodotta per più del 90 percento nella cute. A parere degli esperti, un livello medio di vitamina D di 30 nanogrammi per millilitro di sangue (30 ng/ml) è il valore a partire dal quale la vitamina D riesce a sviluppare in modo sufficiente i suoi effetti positivi, mentre ottimale è considerato un valore da 40 a 60 ng/ml.
Il Sunlight Research Forum (SRF) è un’organizzazione no profit con sede nei Paesi Bassi, il cui obiettivo consiste nel rendere accessibili a un ampio pubblico le conoscenze più recenti in ambito medico e scientifico relative agli effetti di una moderata esposizione ai raggi UV sul corpo umano. http://www.sunlightresearchforum.eu.

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Tiroide, nuove frontiere per la cura

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 settembre 2009

dott RipaSono sempre più frequenti i casi, anche in Italia, di Iper e Ipo tiroidismo: sono le malattie derivanti da disfunzioni della ghiandola tiroide, posta alla base del collo e che produce l’ormone tiroideo, (il T4 e il T3). Una sua alterazione comporta conseguenze negative per tutto l’organismo, disagi e conseguenti rilevanti problemi di relazione, dovuti tra l’altro a una incontrollabile irritabilità.  L’omotossicologia (elaborata negli Anni Trenta dal medico tedesco Hans Heinrich Reckeweg) impiega farmaci in diluizioni omeopatiche che, se usati correttamente, sono privi di effetti collaterali.  È pur vero che maggiore è il tempo durante cui la ghiandola è stata messa forzatamente a riposo, minori saranno le possibilità che riprenda poi a funzionare correttamente. Se dunque esiste ancora un minimo di attività ghiandolare si può intervenire con l’Omotossicologia. Gli ormoni omeopatizzati come Tiroxina D6 o Triiodotironina D6 servono a stimolare la tiroide a produrre la quantità di ormoni necessaria all’organismo. La Glandula thyreoidea suis è un potente stimolo alla normalizzazione funzionale della tiroide, mentre alcune interleuchine omeopatizzate hanno una funzione antinfiammatoria specifica. Nell’iperfunzionalità tiroidea, invece, sono altri i farmaci omotossicologici in grado di regolarizzare la situazione complessiva, curando i sintomi più fastidiosi per il Paziente, come la tachicardia e l’eccessiva magrezza.  I risultati delle terapie effettuate vengono valutati attraverso le analisi di laboratorio e l’ecografia utilizzate per effettuare la diagnosi. Quello che io cerco di fare è una sintesi tra la medicina tradizionale e le possibilità che possono offrire le così dette discipline complementari. Quindi, insieme a quello che viene comunemente usato in uno studio medico, nel mio studio, vengono usate delle attrezzature, sia per quanto riguarda la diagnosi che per quanto riguarda la terapia, che si possono integrare efficacemente alla medicina tradizionale.
Dr. Salvatore Ripa Medico chirurgo, endocrinologo, medico estetico, omotossicologo. È nato il 2 Luglio 1952 a Modena.  Laurea in Medicina e Chirurgia a Perugia, nel 1983. Esercita a Roma, occupandosi di Endocrinologia, Nutrizione e Medicina Estetica reinterpretate secondo l’ottica della Medicina Biologica e comunque integrate con la Medicina Accademica.  In questi ultimi anni ha approfondito lo studio della terapia omotossicologica delle malattie della tiroide, in modo particolare delle tiroiditi autoimmuni. http://www.studiomedicoripa.com (dott. ripa)

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Trattamento dell’iponatremia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2009

Otsuka Pharmaceutical Co., Ltd. e Otsuka Pharmaceutical Europe Ltd. (OPEL) hanno annunciato che la Commissione Europea ha approvato la domanda di autorizzazione alla commercializzazione del farmaco Samsca (TM)(tolvaptan), un antagonista selettivo del recettore V2 della vasopressina in formulazione orale e in monosomministrazione giornaliera, per il trattamento dell’iponatremia secondaria nella Sindrome da inadeguata secrezione dell’ormone diuretico (SIADH) negli adulti. Samsca è il primo antagonista orale del recettore della vasopressina a essere reso disponibile in Europa. I risultati dei programmi sperimentali SALT-1 e SALT-2 (Study of Ascending Levels of Tolvaptan in Hyponatraemia-1 e -2) hanno dimostrato che una monosomministrazione per via orale di tolvaptan è efficace nell’aumentare le concentrazioni di sodio nel siero dei pazienti affetti da SIADH.
L’iponatremia è il più comune disturbo elettrolitico riscontrato nei pazienti ospedalizzati e viene definito come una concentrazione di sodio nel siero < 135 mmol/L. La Sindrome da inadeguata secrezione dell’ormone antidiuretico (SIADH) è una frequente causa di iponatremia. La vasopressina e il recettore V2 svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’osmolalità plasmatica. Nei pazienti affetti da SIADH, il corpo trattiene quantità eccessive d’acqua, riducendo così l’osmolalità plasmatica a causa di una diluzione del sodio e causando iponatremia. La SIADH è legata a una varietà di cause, ma le cause scatenanti più comuni sono cancro, disturbi del sistema nervoso centrale e determinati farmaci. Le attuali opzioni di trattamento sono limitate e spesso di difficile impiego. Samsca è una nuova molecola, ideata per essere disponibile in formulazione orale quale antagonista del recettore V2 della vasopressina, che svolge un ruolo nel regolare l’escrezione di liquidi dai reni. Samsca è formulata in modo da promuovere l’acquaresi, l’escrezione di acqua priva di elettroliti. L’iponatremia, caratterizzata da basse concentrazioni di sodio nel sangue, è un noto fattore prognostico negativo nei pazienti con gravi patologie. L’iponatremia è da tempo collegata a sintomi neurologici, tra cui, nelle sue forme peggiori, convulsioni e coma, e nelle sue forme più moderate una riduzione della concentrazione e della memoria. Il livello normale di sodio nel siero è compreso tra 135 e 145 mmol/L, mentre i pazienti ai quali è stata diagnosticata iponatremia hanno livelli di sodio inferiori a 135 mmol/L.
La SIADH è caratterizzata da un’antidiuresi inadeguata La vasopressina contribuisce a regolare la quantità d’acqua nel corpo controllando la quantità d’acqua escreta dai reni. La vasopressina attiva i recettori V2 delle cellule dei dotti collettori dei reni, stimolando l’inserimento di canali di acquaporina-2 e il riassorbimento dell’acqua. Nei pazienti affetti da SIADH, il corpo trattiene quantità eccessive d’acqua, riducendo così l’osmolalità plasmatica a causa di una diluzione del sodio e causando iponatremia.(2,6) Tra i trattamenti attualmente disponibili figurano limitazione dei liquidi, demeclociclina e somministrazione endovenosa di soluzione salina.
Otsuka Pharmaceutical Co., Ltd. Fondata nel 1964, Otsuka Pharmaceutical Co., Ltd. è una società che opera nel settore della salute a livello globale, all’insegna della filosofia: “Otsuka, persone che creano nuovi prodotti per una salute migliore in tutto il mondo”.  Otsuka Pharmaceutical Co., Ltd. è una controllata completamente di proprietà di Otsuka Holdings Co., Ltd., la società finanziaria del Gruppo Otsuka. Il Gruppo Otsuka comprende 153 aziende e dà lavoro a circa 36.000 persone in 23 paesi e regioni del mondo. Otsuka e le sue società consolidate hanno registrato ricavi annuali di 955.9 miliardi di Yen (ca. 9,7 miliardi di dollari USA*) nell’esercizio finanziario 2008.

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