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Posts Tagged ‘ormoni’

Acromegalia: migliora la gestione della terapia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 luglio 2019

La acromegalia è il risultato di una tempesta perfetta di ormoni che si riversano in circolo E influiscono su tessuti molli E estremità come mani, avambracci, piedi e cranio che rendono l’aspetto estetico caratteristico: viso allungato, prognatismo della mascella, mani e piedi grandi.
E’ caratterizzata da numerose comorbidità come ipertensione, disturbi respiratori di tipo ostruttivo, alterazioni della vista, disturbi muscolo-scheletrici (fratture vertebrali sono state osservate in più del 60% dei soggetti) sino alla paralisi del nervo cranico a causa della pressione esercitata dalla massa tumorale. E non va meglio sul fronte metabolico caratterizzato da insulina-resistenza preludio a quadri di diabete, ed elevati valori di emoglobina glicata (quella che indica la quantità di glucosio legato all’emoglobina), marker predittivo di disturbi cardiovascolari. I trattamenti sono quindi orientati a normalizzare i livelli di GH e IGF-1, migliorare i sintomi e la qualità di vita e ridurre la mortalità. Purtroppo il controllo ormonale dopo l’asportazione del tumore è un obiettivo raggiunto in meno del 65% dei pazienti e solo il 50% di quelli sottoposti a terapia medica possono vantare il controllo dei valori di IGF-1. Valori <1 microgrammi/litro sono stati correlati a miglioramenti a lungo termine e mortalità ridotta dopo la chirurgia. E proprio questo valore è riconosciuto come il miglior indicatore di controllo della malattia. Obiettivo fondamentale anche la riduzione del volume del tumore, la cui dimensione, quando supera i 10 mm, è associata ad un peggiore outcome.
Gli ‘analoghi della somatostatina’ (SRLs) ocreotide, lanreotide e pasireotide così come la cabergolina (un agonista della dopamina) si legano ai recettori dell’adenoma e interrompono così la secrezione di ormone della crescita. Mentre l’antagonista diretto del GH, il pegvisomant, mette un alt alla produzione di IGF-1. “Con gli analoghi di prima generazione si otteneva un controllo dei parametri biochimici dal 25 al 45% con le versioni a lento rilascio (che prevedono una somministrazione mensile) sino al 55%, mentre con il pasireotide LAR abbiamo constatato un controllo che arriva al 70%. Ecco allora che la gestione della malattia deve prevedere la messa in campo di un team di specialisti adeguatamente preparati. La Consensus del 2017 sulla patologia si è focalizzata proprio sugli aspetti di gestione clinica: dal trattamento in centri in cui l’esperienza nei tumori pituitari sia consolidata, alla normalizzazione dei livelli ormonali come primo obiettivo a cui tendere.
Tra le molecole disponibili il pasireotide a rilascio prolungato (PAS-LAR) é un farmaco ‘ligando multi recettore della somatostatina’ di seconda generazione, approvato per il trattamento dell’acromegalia.Precedenti ricerche hanno evidenziato che la molecola permette un efficace controllo dell’ormone della crescita E dei livelli di IGF-1 (Insuline Like Growth Factor) oltre a ridurre le dimensioni del tumore pituitario in pazienti che non rispondono agli agonisti della somatostatina di prima generazione. Un recentissimo articolo pubblicato nella corrispondenza su The Lancet del 4 aprile scorso, ha confermato i risultati del PAPE Study che ha indagato l’efficacia e la sicurezza del passaggio (switch) alla molecola di nuova generazione nei pazienti già in trattamento con gli antagonisti del GH (pegvisomant).
Lo studio ha sorpreso i ricercatori quando hanno osservato che il nuovo trattamento determinava un aumento dell’intensità del segnale T2 alla risonanza magnetica (un indicatore di necrosi tumorale, degenerazione della massa O entrambe). Miglioramento avvenuto nel 30% (14) dei 47 pazienti esaminati, con un incremento sostanziale (Superiore al 50%) in otto di essi, che sostiene un effetto antitumorale del trattamento. Effetto che è stato riscontrato anche in 10 su 47 soggetti a nove mesi dal trattamento E in quattro dopo la fine della ricerca. Ma anche a studio concluso il segnale tipo due rimaneva elevato (1,42) di base calcolato all’inizio del trailer (1,26).
Inoltre, 14 pazienti che mostravano un miglioramento dell’adenoma hanno apprezzato una rilevante diminuzione dei livelli di IGF-1, uno dei fattori di rischio delle numerose patologie concomitanti (coMORBIDITà) che contribuiscono a rendere la vita di questi soggetti complessa.Quali sono le principali implicazioni di queste nuove evidenze? “questi risultati possono cambiare la gestione clinica della malattia in due direzioni” precisa il professor Andrea Giustina “l’Uso della molecola nella fase preoperatoria, allo scopo di diminuire la massa tumorale operabile. In alternativa però potrebbe ridurre l’attività della malattia alleviarne i sintomi. Di certo queste osservazioni dovranno essere confermate e consolidate da adeguate indagini istologiche”.

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Medicina: ormoni, metabolismo e sport

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 ottobre 2018

L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica nell’inattività fisica il quarto più importante fattore di rischio di mortalità nel mondo e il maggiore fattore di rischio per le malattie non trasmissibili, quali le patologie cardiovascolari, i tumori e il diabete.Ma, d’altra parte, anche il concetto “sport e salute” è un azzardo e un po’ più complicato di quando possa apparire.Dall’ultimo report del Ministero della Salute dei controlli effettuati nel 2017 su giovani e sport amatoriali emerge che non c’è sport che sfugga al doping inteso come uso di un farmaco o di una pratica medica non a scopo terapeutico ma per migliorare il rendimento psicofisico. Sempre il Ministero rileva che le sostanze più utilizzate sono gli agenti anabolizzanti (48,3%), stimolanti (17,2%), corticosteroidi (8,6%) e diuretici e agenti mascheranti (8,6%).Quali conseguenze sulla salute quando lo sport diventa un’ossessione? Di questi temi si parla il 26 ottobre a Verona in occasione di un convegno “Ormoni, metabolismo e sport”, promosso da AME, Associazione Medici Endocrinologi, dal CONI e la Federazione Medico Sportiva sotto la guida scientifica di Roberto Castello, direttore di Medicina Generale ed Endocrinologia AOUI, Verona e di Paolo Cannas, medico ospedaliero e medico sportivo della squadra di Basket A2 di Verona.
Ma cosa succede all’organismo umano quando fa sport? “L’impatto dell’esercizio fisico sull’attività del sistema endocrino”, prosegue Roberto Castello, “è ancora non del tutto conosciuto, in parte a causa dei numerosi fattori e variabili che possono interferire, sia dipendenti dall’esercizio fisico stesso (tipo, intensità, durata), che dal soggetto che lo svolge (età, sesso, composizione corporea, stato nutrizionale, patologie, farmaci e fattori psicologici). Le risposte ormonali dell’organismo possono essere acute e croniche. Le risposte del sistema endocrino sono proporzionali all’intensità dell’esercizio svolto, anche se non sempre in maniera lineare. Inizialmente, nel giro di pochi secondi dall’inizio dell’esercizio fisico, viene attivato il sistema nervoso simpatico con produzione di catecolamine anche da parte della ghiandola surrenalica; allo stesso tempo viene inibita la produzione pancreatica di insulina e viene stimolata la secrezione di glucagone. Proseguendo si passa alla seconda fase, che inizia sempre nel giro di un minuto dall’inizio dell’attività fisica, nella quale l’ipofisi inizia a secernere altri ormoni.
Le malattie endocrine possono influenzare diverse attività metaboliche che presiedono lo stato della massa muscolare, del metabolismo energetico e dell’integrità psicofisica. Per questo è importante per chi volesse fare attività sportiva escludere un’alterazione ormonale. Ci sono alcune patologie endocrine (ipogonadismo, ipotiroidismo, iposurrenalismo e deficit dell’ormone della crescita) per le quali sono necessarie terapia sostitutive con farmaci che rientrano tra quelli vietati dal Comitato Olimpico Internazionale.

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Ortaggi agli ormoni

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 agosto 2018

Gli ortaggi sono trattati con fitoregolatori cioè con ormoni vegetali: auxine, gibberelline e citochinine. Peperoni, melanzane e carciofi che paiono un trionfo dell’abbondanza: belli, colorati, enormi. Il consumatore non sa che questi prodotti sono trattati con ormoni, che possono esplicare la loro azione anche dopo l’acquisto. Non c’è da meravigliarsi dunque che un bel peperone, acquistato al mercato e portato a casa, continui a crescere.
Non è un miracolo ma l’attività dei fitormoni che, irrorati sugli ortaggi, ne stimolano l’accrescimento anche dopo la raccolta. Il consumatore che non vuole “gustare” verdure gonfiate agli ormoni, può adottare alcune semplici precauzioni che vogliamo suggerire.
Innanzi tutto consumare i prodotti di stagione. Che senso ha, infatti, mangiare i peperoni o le melanzane nella stagione invernale quando madre natura li fa maturare in estate? Consigliamo anche di acquistare frutta e verdura che abbiano il marchio “da agricoltura biologica”: la natura ringrazierà perché sarà liberata dalle sostanze chimiche di sintesi. Vi sono in commercio anche prodotti definiti “organici”, “biodinamici” e “da lotta integrata”, che non hanno una regolamentazione legislativa, come quelli da agricoltura, ma si rifanno a disciplinari che riguardano le tecniche di coltivazione, l’uso di concimi naturali e la riduzione dei trattamenti parassitari, integrati dall’uso di insetti predatori dei parassiti. Attenzione al termine “verde”, che si trova in molte confezioni: non ha alcun significato, è solo pubblicità. (fonte aduc)

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La maggior parte delle più diffuse patologie non trasmissibili ruotano intorno al complesso equilibrio degli ormoni

Posted by fidest press agency su domenica, 11 marzo 2018

Bruxelles. Basti pensare ad obesità, malattie metaboliche, diabete, osteoporosi, tumori ormono-sensibili, fertilità e malattie rare. La centralità dell’endocrinologia è frutto di una migliore ricerca e di una eccellenza clinica che ha caratterizzato gli ultimi anni. Nell’era che vede la centralità del paziente nel processo di cura si affianca una specialità dal raggio di azione sempre più ampio e nevralgico. Dimostrato anche da uno sviluppo delle scuole di specializzazione che pone l’endocrinologia europea tra le migliori al mondo.Per la prima volta nella sua storia, e in occasione del decennale della sua fondazione la Società Europea di Endocrinologia si presenta al Parlamento Europeo per un incontro unico nel suo genere. “Abbiamo l’onore e l’onere di rappresentare i 16˙000 endocrinologi europei e i milioni di pazienti endocrinopatici solo nel nostro Paese presso le Istituzioni Europee. Il nostro compito sarà quello di far comprendere appieno all’Europa il ruolo degli ormoni nella salute delle persone e l’importanza delle malattie endocrine non solo per quello che riguarda l’assistenza ai malati con patologie tiroidee, ipofisarie, surrenaliche, testicolari, ovariche, diabete mellito, osteoporosi, ipercolesterolemie, ma anche per l’enorme rilevanza che la ricerca può avere in questi ambiti. In qualità di presidente eletto della Società starà poi a me delineare le aree specifiche nelle quali la Società Europea di Endocrinologia, nel suo biennio di gestione italiano, potrà portare i maggiori contributi alle agende delle istituzioni Europee. Ci proponiamo che questo sia solo il primo di una serie di incontri di un tavolo congiunto in cui tutti gli aspetti del mondo clinico, assistenziale e di ricerca che ruotano attorno agli equilibri ormonali, vengano affrontati a livello europeo con il coinvolgimento e il supporto degli esperti che la nostra Società scientifica annovera al suo interno” ha dichiarato il Professor Andrea Giustina, Presidente Eletto della Società Europea di Endocrinologia.
Tra i principali obiettivi del suo incarico, il Prof. Giustina pone il rafforzamento della presenza italiana nell’ambito dei programmi di ricerca europei lavorando a sempre più stretto contatto con le Istituzioni nazionali e continentali, lo sviluppo di iniziative dedicate ai giovani endocrinologi per facilitarne la mobilità in Europa aumentando anche l’attrattività italiana per ricercatori che dall’estero vogliano crescere presso le Istituzioni di eccellenza del Paese ed infine la promozione di un vero core curriculum pan-europeo che superi le storiche disparità tra le differenti nazioni.La Società Europea di Endocrinologia è stata creata per promuovere la ricerca di pubblica utilità, l’educazione e la pratica clinica in endocrinologia, per l’organizzazione di conferenze, corsi di formazione e pubblicazioni, e sensibilizzare l’opinione pubblica, di concerto con i legislatori nazionali e internazionali su tutte le tematiche in campo endocrino e metabolico.
Le principali attività includono l’organizzazione dell’annuale Congresso Europeo di Endocrinologia oramai punto di riferimento e di incontro imprescindibile per gli endocrinologi europei. ESE organizza anche una serie di laurea. ESE ha cinque riviste ufficiali: European Journal of Endocrinology, Journal of Endocrinology, Journal of Molecular Endocrinology, Cancer endocrino-correlati e un interdisciplinare Open Access Journal, Endocrine Connections, lanciato nel 2012. Tra di loro, le riviste coprono l’intero spettro di endocrinologia e aiuto per aumentare il profilo di europei endocrinologia.La Società Europea di Endocrinologia è stata registrata presso la Charity Commission il 7 aprile 2008.Il Prof.Andrea Giustina sarà in carica per il prossimo biennio dal 2019 al 2021.

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Osteoporosi e ormoni

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 agosto 2010

Quadro clinico dell’osteoporosi: le ossa divengono porose ed i rischi di fratture ossee aumentano. Si presentano dolori alle ossa in ambito dorsale. Nell’ulteriore sviluppo della malattia può addirittura diminuire l’altezza corporea ed in casi estremi si forma una gobba. Fu solo nel 1994 che si riconobbe l’osteoporosi in tutto il mondo come malattia. Le donne soffrono con particolare frequenza di osteoporosi. Per quale motivo? Perchè in esse la riduzione della massa ossea risulta maggiore a seguito della mancanza di estrogeni negli anni della menopausa. Con l’avanzare dell’età una terapia ormonale sostitutiva offre sicuramente protezione dall’osteoporosi. Ma potete prevenire la malattia anche in giovane eta’ con il genere alimentare gelatina. Prevenzione con la gelatina – per non divenire fragili in eta’ avanzata. Chi desidera prevenire l’osteoporosi in modo naturale, puo’ tirare un respiro di sollievo. La proteina naturale collagena gelatina contribuisce, oltre ad altri principi nutritivi, in misura essenziale alla salute delle ossa. Nella gelatina gli aminoacidi glicina e prolina sono contenuti in concentrazione particolarmente elevata, nettamente superiore a quella riscontrata in altre proteine. E questo va bene! Perche’ tali aminoacidi sono particolarmente importanti per la strutturazione delle ossa. Gli aminoacidi ed i peptidi della gelatina penetrano nella circolazione sanguigna attraverso la parete intestinale e raggiungono di qui il loro luogo d’impiego, l’osso. Qui si accumulano preferenzialmente e costruiscono una matrice collagena nell’osso stesso. Nella matrice, che ci possiamo immaginare come un rotolo di rete metallica di recinzione, si depositano calcio ed altre sostanze minerali che assicurano la necessaria solidita’ dell’osso

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Ormoni che bruciano

Posted by fidest press agency su domenica, 22 agosto 2010

Il reflusso gastroesofageo affligge fino al 60% delle persone nel corso di un anno e il 20-30% almeno settimanalmente ed esistono studi che avvertono che elevati livelli di estrogeni e di progesterone contribuiscono al disturbo o a peggiorarlo. A supporto di questa ipotesi il fatto che le pressioni dello sfintere esofageo inferiore diminuiscano durante la gravidanza e con l’uso di contraccettivi orali. In più l’utilizzo della terapia ormonale postmenopausale aumenta il rischio di sintomi di reflusso nelle donne in sovrappeso e obese. Uno studio pubblicato sugli Archives of Internal Medicine ha cercato di chiarire ulteriormente la relazione tra l’utilizzo di ormoni esogeni e i sintomi di reflusso gastroesofageo. Lo studio ha valutato la relazione tra il reflusso gastroesofageo e la terapia ormonale postmenopausale, includendo il ricorso a modulatori selettivi dei recettori estrogenici (SERMs) e preparazioni ormonali OTC.

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Calo del Desiderio Sessuale (HSDD)

Posted by fidest press agency su domenica, 23 Mag 2010

Un nuovo studio dal quale emerge che il numero di donne in età fertile affette dal Disturbo da Calo del Desiderio Sessuale (HSDD) che hanno riferito miglioramenti clinicamente significativi della loro condizione, è stato statisticamente superiore fra coloro che hanno assunto flibanserin 100mg rispetto al gruppo placebo. Flibanserin è una molecola, non a base di ormoni, sviluppata da Boehringer Ingelheim ed attualmente in fase sperimentale, rivolta alle donne in età fertile affette da Disturbo da Calo del Desiderio Sessuale (HSDD).  L’analisi combinata dei dati derivanti dagli studi di Fase III, i cui risultati sono stati presentati all’American Congress of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), ha riguardato più di 1.300 donne, tutte affette da Disturbo da Calo del Desiderio Sessuale (HSDD), una disfunzione caratterizzata da calo di desiderio sessuale associato a disagio e/o difficoltà di relazione interpersonale.  L’analisi dal punto di vista delle pazienti si è basata sui risultati degli Studi Clinici di Fase III esistenti, che dimostrano come flibanserin 100 mg, assunto una volta al giorno, la sera prima di andare a letto, abbia aumentato in modo rilevante il desiderio sessuale oltre ad aver ridotto notevolmente il disagio associato a HSDD. Il miglioramento è messo in evidenza dall’aumento significativo del numero di attività sessuali soddisfacenti. “Benché il Disturbo da Calo del Desiderio Sessuale colpisca migliaia di donne, spesso non viene riconosciuto o viene sottovalutato”, sostiene Paula Hall, psicoterapeuta del Regno Unito che opera nel campo dei disturbi sessuali e di relazione. “In entrambe le analisi di questi studi si riscontrano esiti positivi con flibanserin, e questo è veramente interessante in quanto può accendere la speranza in quelle donne che soffrono di questa disfunzione che comporta notevoli disagi”.

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