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Posts Tagged ‘orologio biologico’

L’orologio biologico e il sonno nelle patologie neurologiche

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione del Prof. Raffaele Ferri, Direttore Scientifico IRCCS Associazione Oasi Maria SS Onlus di Troina (EN): “L’orologio circadiano è quel meccanismo evolutivo che fa adattare la fisiologia corporea ai cicli diurni di 24 ore, influenzando un’ampia varietà di processi come le transizioni sonno/veglia, le ore dei pasti, la temperatura corporea e la secrezione ormonale. Il cervello agisce da grande direttore d’orchestra in questo complesso meccanismo di sincronizzazione. Tuttavia, a sua volta, il cervello viene influenzato dagli stimoli ambientali (luce/buio, pasti, livello del rumore, ritmi lavorativi, ecc.) per allineare il tutto alla durata del ciclo circadiano di 24 ore. I disordini del ritmo circadiano sonno/veglia comprendono il disordine da fase di sonno ritardata, avanzata oppure irregolare, il disordine del ritmo sonno/veglia non 24 ore, il disordine da lavoro a turno e il jet lag.I disturbi del sonno colpiscono circa 13 milioni di italiani. I principali sono: l’insonnia che, in forma più o meno grave, colpisce circa il 30% della popolazione; la sindrome delle gambe senza riposo che colpisce circa il 7%; il Disturbo Comportamentale del Sonno REM (RBD) che interessa circa il 2% della popolazione e che molto spesso anticipa di anni, a volte più di un decennio, l’insorgenza di una malattia neurodegenerativa come la Malattia di Parkinson. Molti disordini del sonno sono caratterizzati da manifestazioni motorie particolari ed importanti come la sindrome delle gambe senza riposo in cui la necessità di muovere le gambe la sera e a letto provoca un disturbo importante dell’inizio del sonno; nel disordine comportamentale in sonno REM il paziente presenta comportamenti complessi durante i quali “agisce” il contenuto del sogno concomitante, con conseguenze anche gravi per se stesso ed il partner; nella narcolessia, infine, il paziente esperimenta episodi generalmente brevi di completa perdita del tono muscolare con transitoria impossibilità a muoversi durante il giorno (cataplessia) o al risveglio (paralisi da sonno).

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L’orologio biologico esiste e si chiama riserva ovarica

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 marzo 2017

In Italia assistiamo ogni anno alla costante e progressiva diminuzione delle nascite, le culle sono sempre più vuote e l’età media del primo (e spesso unico) parto ha ormai valicato la soglia dei 30 anni. Molti fattori contribuiscono a spiegare questo fenomeno. Tra questi, il potenziale riproduttivo che la donna porta con sé dal momento in cui è concepita, che diminuisce con l’avanzare dell’età: alla nascita, una donna possiede circa 1-2 milioni di follicoli ma, attorno ai 35 anni il numero è già sceso a 25.000, riducendosi progressivamente fino al momento della menopausa. Ma come si determina lo stato di fertilità di una donna?“Conoscere bene il proprio corpo e reagire prontamente ai segnali è importante; una donna che desidera diventare mamma dopo circa un anno di tentativi infruttuosi, specialmente se ha un’età superiore ai 30, dovrebbe considerare la possibilità di rivolgersi ad uno specialista. In caso di difficoltà nel concepimento è sicuramente indicato sottoporsi quanto prima ad indagini più approfondite, per entrambi i futuri genitori” spiega il Dott. Andrea Borini, responsabile medico-scientifico di 9.baby, il network specializzato in medicina della riproduzione che accompagna le coppie a diventare mamme e papà. “In alcune particolari situazioni la riserva ovarica, ovvero il patrimonio follicolare e ovocitario presente in un determinato momento della vita di una donna, potrebbe essere notevolmente ridotta anche in donne più giovani e ci sono alcuni campanelli d’allarme da non sottovalutare, ad esempio familiarità di menopausa precoce. Indagini ecografiche e di laboratorio permettono oggi di ottenere informazioni sul probabile stato di fertilità e sulla previsione di risposta ai trattamenti”.Diversi esami possono tracciare un primo quadro e offrire una ‘fotografia’ dello stato della riserva ovarica di una donna: tramite un semplice esame del sangue dosando l’FSH, ormone follicolo stimolante, e l’ormone antimulleriano, AMH, o con semplici esami di diagnostica per immagini, un esame ecografico della conta dei follicoli antrali e del calcolo del volume ovarico.“Sono tante le domande e i dubbi che le coppie si pongono quando iniziano il percorso di ricerca di un bimbo tramite la fecondazione assistita, o come si direbbe tecnicamente la PMA, procreazione medicalmente assistita”, continua il dottor Borini. “Per questo motivo siamo impegnati nell’organizzazione di iniziative di informazione per tutte le necessità: dagli open day, ai colloqui personalizzati, al nostro numero verde che consente di ricevere informazioni da personale esperto. Tutti i giorni ci confrontiamo con le coppie e conosciamo quanto grande sia il bisogno di informazione e condivisione delle future mamme e papà”.

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L’orologio biologico esiste anche per gli uomini

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 febbraio 2011

Quando si parla di fertilità, non sono solamente le donne ad avere maggiori problemi con gli anni: anche la capacità riproduttiva degli uomini diminuisce con il passare del tempo. «Esiste un “fattore età” maschile», afferma Cesare Taccani, medico specialista in Medicina della riproduzione del centro di procreazione assistita ProCrea di Lugano (Svizzera). «La fertilità di un venticinquenne non è uguale a quella di un uomo di 50 anni. E questo influisce molto quando la coppia cerca un figlio in età adulta; soprattutto oggi, quando anche gli uomini tendono a rinviare la data della paternità anteponendo studio e lavoro». Una tendenza confermata dall’esperienza di ProCrea, dove l’età media dei pazienti è di quasi 40 anni. La fertilità maschile, pur essendo più longeva rispetto a quella femminile, è però influenzata negativamente da fattori esterni e interni: infezioni trascurate, l’iperstrogenismo alimentare e ambientale e lo stress diminuiscono le capacità riproduttive dell’uomo. «Fino a una ventina di anni fa, in caso di infertilità di coppia ci si concentrava prettamente sullo stato di salute riproduttiva della donna, mentre oggi a finire subito sotto esame è anche l’uomo -prosegue Taccani-. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità le cause sono distribuite equamente tra uomo e donna: mentre esiste ancora un 10 per cento che si definisce idiopatico, ossia senza nessuna causa apparente. Nelle nostre statistiche, questa suddivisione è leggermente diversa: in Procrea registriamo infatti maggiori problematiche maschili».  Di fatto, davanti ad un problema di infertilità di coppia, è cambiato l’approccio dei ginecologi e dei medici di base: sono loro per primi a consigliare analisi anche all’uomo; di solito lo spermiogramma, che consente di avere un quadro di base con la concentrazione e la forma degli spermatozoi, e la spermiocoltura, che permette di verificare la presenza di germi. «Si tratta solitamente di infezioni trascurate, delle quali non sempre l’uomo si accorge. Così il tempo influisce negativamente perché un’infezione non curata può portare anche alla sterilità», prosegue lo specialista di ProCrea. «Sono patologie dovute alla maggior libertà sessuale, ma anche al fatto che oggi esiste una maggiore diffusione e interscambio di virus e batteri. Queste infezioni “croniche” contribuiscono inoltre ad una maggiore frammentazione del DNA negli spermatozoi. Spiega Taccani: «La frammentazione del DNA non solamente è una conseguenza della presenza di radicali liberi nella cellula e di una “sofferenza cellulare”, ma è anche correlata all’infertilità in maniera direttamente proporzionale. Infatti una percentuale marcata di DNA frammentato dello sperma può causare un aborto spontaneo durante le prime settimane di gestazione. Si parla di “late paternal effect”». Non da sottovalutare sono altri fattori esterni che dipendono da abitudini e stili di vita. «L’inquinamento atmosferico, un’alimentazione ricca di proteine animali, additivi e conservanti, sono solo alcuni degli elementi che influiscono in modo negativo sulla capacità riproduttiva dell’uomo. Oltre questo, il tempo gioca un ruolo negativo sulla fertilità maschile». ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un’équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare (www.procrealab.ch), ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell’infertilità con tecniche d’avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. http://www.procrea.ch.

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